„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
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lunedì 13 aprile 2020
Solidarietà internazionale contro guerra e razzismo
Cinque anni dopo la cosiddetta “crisi dei rifugiati” e quasi quattro anni dopo l’accordo tra Unione Europea e Turchia, siamo ancora testimoni della violenza prodotta dalle politiche migratorie centrate sulla sicurezza. Dallo scorso giovedì (27.02.2020), migliaia di persone si sono mosse verso il confine tra Turchia e Grecia seguendo l’annuncio secondo il quale dalla Turchia non si sarebbe più messo un freno alla volontà di migranti di raggiungere l’Europa. L’annuncio da parte del governo turco è arrivato dopo la morte di 33 soldati nell’area di Idlib, dove l’acutizzarsi del conflitto ha fatto salire il numero delle vittime giorno dopo giorno, anche a causa della mirata distruzione di infrastrutture di base e strutture sanitarie. Il governo turco chiude i suoi confini con la Siria e non si fa scrupoli a spingere migliaia di migranti verso le porte d’Europa, all’interno di un limbo.
Migranti e richiedenti asilo dalla Siria, Afganistan, Pakistan e da diversi paesi africani hanno raggiunto l’area di confine di Edirne, Cannakkal e Izmir; alcuni sono stati condotti là da mezzi messi a disposizioni dalle municipalità, altri sono arrivati con taxi privati o camminando. Nell’area di Edirne, sono stati autorizzati dalle autorità turche a procedere verso la zona di confine, ma le forze di polizia greche hanno impedito loro di passare usando gas lacrimogeni e granate stordenti. Contemporaneamente, le autorità turche hanno impedito l’accesso ai giornalisti e ai reporter. Le persone bloccate nella zona grigia tra i due stati, sotto una forte pioggia e con scarse scorte di cibo, hanno gridato per l’apertura della frontiera. Ad alcuni di loro, raggiunto il confine terrestre, è stato detto dalle autorità di prendere la via del mare, nonostante le pericolose condizioni meteo.
In Grecia lo scenario va peggiorando. Il governo ha recentemente emanato una più stretta e inumana legge sui richiedenti asilo che prevede la detenzione all’arrivo sul territorio greco. Nei giorni scorsi, le comunità locali sulle isole di Chios e Lesbo si sono scontrate con la polizia, per opporsi all’istallazione di nuove strutture detentive. Pressati dalla cosiddetta “crisi dei rifugiati”, dopo l’accordo tra Europa e Turchia, hanno protestato contro il deterioramento delle loro condizioni di vita e di quelle dei richiedenti asilo. Ciò nonostante, la xenofobia e il razzismo non hanno smesso di infestare il discorso pubblico. In risposta agli ultimi eventi, i rappresentanti del governo greco hanno diffuso odio e paura, alimentando il mito di un’invasione di “illegali”, al comando del paese vicino.
Xenofobia, razzismo e la loro normalizzazione devono essere fronteggiate ovunque emergano, in Turchia, in Grecia o altrove. La strumentalizzazione delle vite dei migranti e dei richiedenti asilo e dei rifugiati ridotti a minaccia o a oggetti di scambio deve finire, sia nelle campagne elettorali interne ai singoli paesi che nelle relazioni fra il governo turco e l’Unione Europea. Le politiche securitarie che spingono migliaia di persone già sfollate all’interno di un limbo e i regimi di frontiera che provocano un infinito ciclo di violenze contro di loro devono finire.
Quello che chiediamo sono pace, diritti fondamentali e libertà di movimento per tutti.
I confine stanno uccidendo, aprite i confine!
Stop alla Guerra contro migranti e rifugiati!
Solidarietà transnazionale contro razzismo e guerra!
Per un mondo libero, senza confini, sfruttamento ed esilio.
Alternativa Libertaria/fdca aderisce all’appello internazionale di Crossborder
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venerdì 20 gennaio 2017
sabato 6 agosto 2016
Grecia , Syriza , i profughi sono cosa nostra
All'alba del 27 luglio, a Tessalonica, sono stati sgomberati tre edifici occupati, usati come rifugio per i profughi.
(traduzione ed adattamento a cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)
L'operazione decisa dal governo greco si è compiuta a due giorni di distanza dal No Border Camp svoltosi a Tessalonica con la partecipazione di migliaia di attivisti da tutto il continente.
Uno degli edifici sgomberati è Nikis, occupato da diverso tempo ed utilizzato per ospitare i rifugiati nel momento culminante della crisi. Un altro edificio ri-occupato lo scorso anno allo scopo di dare ospitalità ai profughi è Orfanotrofeio che è stato sgomberato e subito demolito. Sotto le macerie sono finite tonnellate d medicine, alimenti, indumenti e beni di prima di necessità delle famiglie dei profughi e degli occupanti. Il terzo edificio era stato occupato pochi giorni fa nel centro di Tessalonica, sempre allo stesso scopo.
Centinaia gli arrestati (greci ed internazionali) nel corso delle tre operazioni. Tra gli arrestati anche molti rifugiati che sono stati portati nei centri di detenzione. Una moltitudine di persone sta manifestando davanti da sede di Syriza a Tessalonica, circondata da forze di polizia. Ce ne sono altre in molte città greche.
Il messaggio del governo greco appare chiaro: nessuno può occuparsi dei rifugiati tranne lo Stato, con le sue politiche di carità, di confino, di marginalizzazione e di deportazione selettiva.
cfr. http://www.anarkismo.net/article/29490(traduzione ed adattamento a cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)
giovedì 24 marzo 2016
Si salvi chi può! Prima le banche e le imprese.A spese di lavoratori, migranti, profughi.
Il bazooka per
salvare l'Europa dei profitti
Da tempo la BCE si sforza nel tentativo di stimolare la
declinante economia dell'area-euro e di impedire l'affermarsi della deflazione.
Già un anno fa
dava inizio al suo cospicuo programma di alleggerimento finanziario dei
rischi delle banche, tramite quantitative easing, (QE), acquistando 60
miliardi di euro di titoli al mese, programma
che aveva avuto una proroga di 6 mesi, fino al marzo 2017, ed ha aumentato
la quota di QE a€80 miliardi al mese da aprile.
E' questa la misura più
vistosa, certo non risolutiva, presa dalla BCE il 10 marzo. Inoltre i tassi dei
depositi bancari presso la BCE, già
divenuti negativi (da -0,2% a -0,3% in dicembre 2015) sono stati ulteriormente
abbassati al -0.4%, mentre i tassi sui finanziamenti sono scesi dal già ridicolo 0,05% a zero. Fino ad ora, gli acquisti di assets riguardavano i titoli
di Stato, insieme a titoli assicurativi emessi dalle banche. Ora entrano nel
carrello di spesa della BCE anche le obbligazioni societarie. La BCE condurrà anche quattro nuove operazioni
di finanziamento, tra giugno e marzo 2017, ciascuno con una durata di quattro
anni, volte a rafforzare il credito al settore privato, fornendo finanziamenti
a condizioni estremamente favorevoli.
Sono
misure che cercano di rispondere alle mancate attese. Tutte le previsioni
vengono riviste al ribasso. Le
previsioni per il 2016 sono dell'1,4% (invece dell'1,7% atteso), mentre i
prezzi al consumo nel 2016 aumenteranno solo dello 0,1% (invece dell'1,0%).
Sebbene
i tassi negativi sui depositi non entusiasmino le banche, le 4 operazioni di
finanziamento di prestiti della BCE ridaranno ossigeno alle stesse banche,
mentre l'acquisto di obbligazioni emesse dalle imprese, by-passando le banche,
inietta liquidità direttamente nei bilanci del capitale industriale europeo.
E
come accaduto per tutte le precedenti
misure “di stimolo” prese dalla BCE (LTRO, QE), finiranno per salvare profitti
finanziari delle banche (ed ora anche delle imprese) senza “stimolare” in
nessun modo il lavoro, l'occupazione, il reddito, i salari, la domanda.
Ma se le
condizioni di milioni di persone della classe lavoratrice europea sono agli
ultimi posti delle priorità dei governi della UE, c'è almeno un altro milione di persone
che si trova proprio in fondo alle preoccupazioni dei governi europei e della
UE. Sono i profughi.
Le cui sorti vengono ben dopo gli effetti
speciali di Draghi, ben dopo le preoccupazioni per gli 86 miliardi di euro che
la Grecia deve garantire, ben dopo il conflitto in Ucraina orientale, ben
dopo le ansie per il referendum
britannico sulla permanenza nella UE. E comunque in attesa delle elezioni del
2017 in Germania.
Per profughi di guerra e migranti
nessuna salvezza
La
primavera è vicina e propizia per ulteriori arrivi di migliaia di profughi, ma
l'Europa si chiude a fortezza con un effetto domino di confini sigillati per
impedirne il passaggio. Se le rotte balcaniche dovessero risultare interdette,
i flussi migratori potrebbero spostarsi in paesi come la Bosnia e la Romania,
tornare ad attraversare l'Adriatico verso l'Italia, concentrarsi in Grecia.
Lo
sgombero delle “giungle” di Ventimiglia e di Calais, le carovane di prifughi
trasbordati da autobus in autobus lungo frontiere mai attraversabili dimostrano
una volontà politica repressiva e respingente, ma senza alcun futuro se non la
violenza ed il terrore come soluzione. Si aprono concrete possibilità per una recrudescenza dei
nazionalismi e del razzismo, per la costruzione di lager di contenimento e di
detenzione in tutto il continente.
Ma non
servirà.
Dieci
anni fa l'agenzia ONU contava 38 milioni di profughi. Oggi siamo a 60 milioni.
Tra questi, fiumi di umanità che si spostano verso l'Europa dal Medio Oriente,
dall'Africa e da ancora più lontano.
Cosa li
spinge? La guerra. La disoccupazione. La miseria. La fame.
Arriveranno
i Siriani. Sono già 5 milioni i Siriani rifugiati nei paesi circostanti, dove non hanno il
permesso di lavorare, dove aiuti alimentari e fondi dell'ONU non arrivano più.
Arriveranno
i Curdi, perseguitati dalla guerra scatenatagli contro dalla Turchia di
Erdogan, pronto a incassare 6 miliardi di euro per mettere i profughi -che
l'Europa non vuole- in enormi campi di
concentramento.
Arriveranno
gli Afghani da un paese dove la guerra non è mai finita dal lontano 2001. Come
dall'Iraq dove la guerra non è mai finita dal 2003.
Arriveranno
dallo Yemen, il più povero paese arabo, da cui sono fuggiti già 1 milione di Yemeniti.
E poi
arriveranno dall'Africa, in fuga dai conflitti nel Sahel, in Somalia, nell'area
de Grandi Laghi, dalla Libia.
A
tentare la fortuna attraverso il Mediterraneo.
A
passare per i Balcani prima che la Turchia chiuda i cancelli.
No border!
L'Europa
deve aprire le sue frontiere accogliendo profughi direttamente dalla Turchia,
dalla Giordania, dal Libano,
ridistribuendo lavoratori e famiglie profughe su tutto il suo
territorio, provvedendo ad alloggi, assistenza sanitaria, accesso al mercato
del lavoro, diritto all'istruzione per tutti, chiudendo tutti i centri di
detenzione e respingimento.
Questo
il programma per un grande movimento europeo solidale, internazionalista, di
classe, attraverso i confini perchè non ci sia più nessun confine.
Alternativa Libertaria/fdca
93° Consiglio dei Delegati
Fano, 19
marzo 2016
Sepolcri imbiancati. Accordo UE/Turchia
Sepolcri imbiancati. Accordo
UE/Turchia
All’ultimo
momento l’Europa ha costruito un accordo che, almeno nelle parole utilizzate,
rispetta alcune garanzie fondamentali dei Diritti Umani, e cerca di mettere
a posto sia le coscienze che le pance
di un'Europa divisa trasversalente
da muri reali e metaforici. Evidenti le
contraddizioni. Da un lato viene riconosciuto il rispetto del principio
di non respingimento (no-refoulement) secondo i principi della Convenzione di
Ginevra (1950 e del suo protocollo del 1967), dall’altro la dichiarazione che
verranno rimpatriati (ovvero portati in
Turchia che non è la loro patria) tutti i migranti arrivati in modo irregolare
in Grecia e non bisognosi di protezione internazionale. Considerando che fuggono tutti da guerra e da devastazione, quanti e quali saranno i migranti non bisognosi di
protezione? Su che base e con che garanzie ogni caso verrà giudicato? Chi sarà
rimpatriato e come? Di sicuro non saranno rimpatri su base volontaria.
Di fatto però la Turchia accederà
ad un finanziamento di 3 miliardi di euro per impedire ai migranti di compiere
la traversata fino alla Grecia. Si
scrive che la Turchia adotterà “qualsiasi misura per evitare le rotte di
migrazione in collaborazione con l’UE”. Questo significa che la Turchia, paese
in cui il Governo agisce in modo autoritario nei confronti di gruppi politici
di opposizione e di minoranze, che compie continue violazioni dei diritti
umani, che massacra i curdi unica opposizione sociale e popolare contro l’ISIS,
verrà lasciata a gestire da sola il blocco di ogni tipo di migrazioni. In che modo, possiamo sfortunatamente
prevederlo.
L’accordo
prevede inoltre che per ogni siriano rimpatriato in Turchia dalle
isole greche un altro siriano sarà reinsediato dalla Turchia all'UE,
assicurando la priorità ai migranti che
precedentemente non fossero entrati o non avessero tentato di entrare nell'UE
in modo irregolare. Questo significa che si faranno classifiche e selezioni
considerando illecito l’aver cercato di avere un futuro migliore per sé e per i
propri cari, anche a rischio di perire in mare, dopo essere stati sfruttati
dalla criminalità internazionale dei commercianti di persone. A totale dispregio di ogni pretesa garanzia dei
Diritti Umani. Il rischio è che,
dietro le parole di facciata, la questione sia gestita con la finalità che in Europa arrivino il minimo di profughi, e
solo quelli decisi da e con la Turchia.
Noi siamo per la creazione di corridoi umanitari, il diritto d'asilo, la
solidarietà dal basso, il diritto al lavoro e a una vita degna. Per tutte e per tutti.
Alternativa
Libertaria/fdca
93° Consiglio dei Delegati
Fano, 19 marzo 2016
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martedì 1 marzo 2016
Venerdì 4/03 a Valle di Cadore "Human 3 - Accoglienza, diritti, futuro"
Prosegue, facendo tappa in Cadore, la serie di incontri dal titolo Human organizzata da Samarcanda in collaborazione con Radio Cooperativa di Padova.
Venerdì 4 marzo presso "La Tappa" Centro Polivalente a Valle di Cadore (Via Olivo 24), ore 20.30
incontro con Gianfranco Schiavone, vice-presidente ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), e Monica Argenta, operatrice della Cooperativa Cadore per parlare di tutela dei diritti dei migranti, diritto d'asilo, protezione internazionale e per conoscere i numeri del fenomeno migratorio e le pratiche di accoglienza, assistenza e integrazione dei richiedenti asilo.
La serata, che vede il patrocinio di Libera Cadore e del Consorzio Altromercato con la campagna "Insieme creiamo un altro vivere", vuole essere un momento di approfondimento e riflessione su un tema dove disinformazione e luoghi comuni limitano la capacità di messa in atto di politiche efficaci e concrete di intervento e alimentano paure, stereotipi e strumentalizzazioni politiche. I relatori:
Gianfranco Schiavone è uno dei maggiori esperti nazionali sui temi del diritto d'asilo, è anche fondatore e presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà e coordinatore nazionale della rete Europasilo.
Monica Argenta, bellunese, lavora da due anni per la Cooperativa Cadore e si occupa dell'organizzazione dei servizi di accoglienza e integrazione dei migranti richiedenti protezione internazionale.
Vi preghiamo di diffondere il più possibile l'iniziativa tra i vostri contatti.
Venerdì 4 marzo presso "La Tappa" Centro Polivalente a Valle di Cadore (Via Olivo 24), ore 20.30
incontro con Gianfranco Schiavone, vice-presidente ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), e Monica Argenta, operatrice della Cooperativa Cadore per parlare di tutela dei diritti dei migranti, diritto d'asilo, protezione internazionale e per conoscere i numeri del fenomeno migratorio e le pratiche di accoglienza, assistenza e integrazione dei richiedenti asilo.
La serata, che vede il patrocinio di Libera Cadore e del Consorzio Altromercato con la campagna "Insieme creiamo un altro vivere", vuole essere un momento di approfondimento e riflessione su un tema dove disinformazione e luoghi comuni limitano la capacità di messa in atto di politiche efficaci e concrete di intervento e alimentano paure, stereotipi e strumentalizzazioni politiche. I relatori:
Gianfranco Schiavone è uno dei maggiori esperti nazionali sui temi del diritto d'asilo, è anche fondatore e presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà e coordinatore nazionale della rete Europasilo.
Monica Argenta, bellunese, lavora da due anni per la Cooperativa Cadore e si occupa dell'organizzazione dei servizi di accoglienza e integrazione dei migranti richiedenti protezione internazionale.
Vi preghiamo di diffondere il più possibile l'iniziativa tra i vostri contatti.
giovedì 5 novembre 2015
iniziativa percapire e costruire accoglienza: lunedì 9 nov. a Pordenone - Vieni e diffondondi !
Invito
A Pordenone, come in tutta la nostra regione, sono aumentati da circa un anno gli arrivi di persone che fuggono da guerre, persecuzioni, discriminazioni, situazioni di grave pericolo.
I progetti attivati, come prescrive la legge seguendo direttive europee, dallo Stato/Prefettura dovrebbero assicurare accoglienza al momento della presentazione della domanda di asilo ma questo avviene oggi con parecchio ritardo: Diversi Comuni specie quelli dell'Ambito sociale pordenonese non attivano iniziative proprie o la costituzione di coordinamenti con associazioni e singoli per una ospitalità diffusa.
- Noi crediamo che ACCOGLIERE questi richiedenti asilo (così come dare risposte concrete a chiunque si trovino in condizione di grave difficoltà) significhi gettare le basi di una nuova e vera cittadinanza.
- COSTRUIRE non muri di divisione ma una grande RETE di SOLIDARIETA' che contrasti indifferenza, pregiudizi e sordità di amministratori e forze politiche.
- Un INVITO a PARTECIPARELUNEDI' 9/11 ore 20,30Casa . Popolo di Torre-Pordenone (v. Carnaro 10)ad un incontro pubblico per valutare la situazione e confrontarci su propostecon Gianfranco SCHIAVONEpresidente ICS, associazione di accoglienza a Trieste, esperto nazionale ASGIpromuoveRete Solidale Pordenone
giovedì 25 giugno 2015
A fianco dei profughi . Pordenone
«Abbiamo riempito Pordenone di sagome nere, che simbolicamente vogliono rappresentare la tragedia di tutti quei migranti morti in mare mentre inseguivano la speranza di una vita migliore. Ultimamente si parla dei profughi e dei richiedenti asilo, come di invasori che vogliono saccheggiare il nostro Paese, senza analizzare le cause di questo flusso. I paesi dai quali scappano sono spesso e volentieri gli stessi nei quali il cosiddetto “Occidente civilizzato” ha dettato legge e saccheggiato risorse, spesso finanziando guerre, creando così morte, povertà e naturalmente la fuga di milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie terre nella speranza di salvarsi la vita.»
da www.info-action.net
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La poesia del mare
(ai maiali ingordidi
“orwelliana” memoriache
governano il mondo)
I bambini sono diventati
pesci colorati,
le mamme stelle marine,...
i papà delfini.
Per loro non c’era posto sulla terra,
così hanno preferito
la via delle acque...
“siate marinai”-cantava Cohen-”
finché il mare non vi libererà”...
Per loro non c’era posto sulla terra,
Sulla sponda sbagliata
di quel mare
si fa la fame,
si muore di fame,
sulla sponda sbagliata di quel mare,
si vive l’inferno,
si muore d’inferno.
Sulla sponda giusta
di quello stesso mare,
padre nostro che non sei nei cieli,
si producono rifiuti
che chiamano clandestini,
negri, straccioni, pezzenti,
ma che noi, pesci come loro
(forse ancora vivi),
chiamiamo fratelli e sorelle.
Nel dolore cupo
che in quest’ora si leva
le Sirene hanno giurato vendetta...
come un’onda che risvegli l’aria:
“trionfi la giustizia proletaria”.
La comunità autonoma spartachista
riunitasi
nell’isola di Lampedusa,
il 23 aprile 2015.
domenica 1 febbraio 2015
Analisi logica delle illogicità di Lega nord.
FALSO: i rifugiati non sono clandestini ma hanno fatto richiesta di asilo. Le spese non le paga lo Stato ma la UE che ha destinato all’Italia decine di milioni di euro (solo 10,8 milioni per il 2011-2013) per le Politiche e sistemi di asilo (Decisione 573/2007). Descrivere queste persone come “clandestine” (ricordiamoci che in questo paese l'immigrazione clandestina è un crimine, anche se secondo noi la libera circolazione di ogni individuo è un diritto inalienabile), significa diffamarle, soprattutto se, come fa Lega nord, si fa cenno poi ai “furti” compiuti da stranieri, fenomeno che non c’entra nulla coi rifugiati!
UNA FALSITA’: tanto è vero che la stessa Lega poi, accennando al trattato di Schengen, rende implicito il fatto che la maggior parte delle persone che compiono furti negli appartamenti hanno un regolare documento di identità EUROPEO. Il problema è quindi territoriale e non c’entra l’immigrazione da paesi extra europei. Immigrazione che non è “senza regole e senza limiti”, ma regolato proprio dalla loro Bossi-Fini, e con un flusso in discesa del 12,3%. Negli stessi testi inerenti i “clandestini” inesistenti contro cui la Lega protesta a Fano si accenna poi alla solidarietà con i vignettisti uccisi a Parigi, si cerca quindi di usare il tragico fatto per addossare ai profughi una presunta appartenenza al radicalismo islamico.
FALSO: guardiamo allora i paesi di origine di questi ospiti, Bangladesh, Etiopia, Gambia, Nigeria, paesi dei quali solo uno è a maggioranza islamica, e dai quali si fugge proprio perché avversi al regime politico, l’Etiopia è a maggioranza cristiana, in Nigeria si fugge da Boko Haram. Cosa c’entra l’Isis? Assolutamente niente. L’uso della solidarietà a Charlie hebdo è quindi strumentale. Quelle persone hanno perso la vita, ricordiamolo, per mano di due cittadini francesi, nati in Francia, non per mano di clandestini. Sempre che per la Lega nord Fano le persone con lontane origini razziali differenti dalla loro debbano per sempre portarsi addosso un marchio: e questo è razzismo e basta. Non lo diciamo solamente noi, lo dicono le tante associazioni e persone che si occupano di povertà e solidarietà sociale che in questi giorni hanno criticato duramente le illazioni di Lega nord.
E poi arriva Oriana Fallaci, fatta resuscitare da Lega nord Fano in questo sit-in con letture dei suoi ultimi testi, quelli scritti dopo il suo ritiro a New York, tra il 1990 e il 2006, anno della sua morte. Fallaci vagheggiava di un complotto islamico per conquistare il mondo dal suo appartamento, nel quale viveva reclusa. Dopo l’attentato di Bin Laden del 2001 poi scrisse testi durissimi contro l’Islam, confondendo l’uso politico dell’islamismo radicale con l’islam in generale. Un bell’esempio di lucidità riproporla oggi, nel momento in cui tutte le associazioni di musulmani in Europa si schierano contro la violenza.
ULTIMA FALSITA’, la guerra tra poveri… le colpe dei tagli alla sanità sarebbero non di Spacca ma dei profughi, il fatto che non ci siano aiuti ai disoccupati sarebbe colpa non di Renzi ma degli immigrati. Eppure sappiamo anche che a lucrare nella maniera più spudorata coi fondi europei sull’accoglienza è stata una lobby condotta dal fasci-mafioso Carminati, è stato un gruppo di persone che proprio coi suoi amici in Parlamento poi tuonava contro gli immigrati. Che differenza c’è quindi tra noi nati in Italia e i profughi che fuggono dai loro Paesi o gli immigrati che cercano lavoro qua? Nessuna, siamo comunque usati da chi vuole lucrare sulla nostra pelle e sul nostro lavoro, e proprio per questo che non dobbiamo dividerci, ma unirci.
Alternativa libertaria- FdCA Fano, Pesaro
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