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mercoledì 27 luglio 2016

80 anni fa la rivoluzione comunista libertaria in Spagna

 19 luglio 1936. Ottant’anni da quella data.
Ottant’anni che non hanno offuscato nel mondo il ricordo e la commozione per la vittoria dei lavoratori spagnoli nel 1936, nella maggior parte del paese, sul golpe dei militari e dei fascisti, e per il contemporaneo inizio della più grande rivoluzione sociale di massa dell’Europa occidentale.
Di straordinario vi fu – determinato dalla propaganda e dall’esempio di alcune generazioni di rivoluzionari comunisti anarchici radicatisi tra le masse lavoratrici spagnole fin dalla fine dell’800- uno sforzo corale per costruire un mondo nuovo, una libera società senza Stato che abolisse lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo dato dal lavoro salariato, che organizzasse la società dal basso, mediante un’effettiva democrazia diretta, e socializzasse tanto la produzione quanto i consumi, attraverso le collettività.
Nel segno del comunismo libertario
La rivoluzione spagnola fu di segno comunista anarchico perché ad opera del popolo spagnolo e delle sue radicate organizzazioni di massa, e non già calata dall’alto.
Ad animare quell’esplosione di energia popolare fu il sogno di arrivare a costruire una realtà incentrata sul rispetto dell’individuo, dei suoi diritti e delle sue esigenze come valore massimo. Questo sogno i lavoratori e lavoratrici spagnoli lo hanno costruito autogestendo e collettivizzando trasporti, fabbriche, milizie, fattorie, scuole, che hanno funzionato, unica esperienza finora nella storia, al servizio del popolo e non a sue spese.
Straordinaria, in quei momenti difficili, fu la liberazione delle coscienze e dell’intelligenza popolare, che si espresse contro tutti i pregiudizi e le catene autoritarie inculcate da preti, nobili e padroni. E questo sogno lo hanno difeso fino allo stremo i tanti compagni e tante compagne che, da tutto il mondo, accorsero generosamente e donarono la loro giovinezza e la loro vita lottando contro quanto di più retrogrado e liberticida costituiva la España negra e ne fondava l’oppressione politica, sociale ed economica, non riuscendo a vincere questo cancro che già si stava espandendo in tutta Europa e avrebbe contagiato il mondo.
Il progetto comunista libertario propugnato dall’anarchismo spagnolo si inverò soprattutto nello sforzo corale dei proletari spagnoli ed internazionali che realizzarono la più grande rivoluzione sociale e libertaria, del XX secolo.
Le ragioni della sconfitta
E se alcune delle cause della sconfitta sono fisiologicamente presenti in qualsiasi rivoluzione sociale, e quindi vanno date per scontate in anticipo, come per esempio l’intervento controrivoluzionario di forze straniere (l’Italia fascista e la Germania nazista), o il crearsi, all’interno di un composito fronte antifascista, di alleanze controrivoluzionarie, al fine di ottenere con la fine della guerra civile il ristabilimento dello “status quo” precedente, occorre anche ricordare come le organizzazioni rivoluzionarie si siano poste nei confronti di questi fattori.
Nella CNT (la Confederación Nacional del Trabajo) e nella FAI (Federación Anarquista Iberica) emerse drammaticamente una difficoltà: la carenza di una strategia e tattica e della consapevolezza del compito politico dei libertari in una situazione – obiettivamente proficua – di collasso totale delle strutture statali e di ampia mobilitazione proletaria, seppur in un contesto internazionale di dolorose sconfitte del movimento operaio. Nel momento cruciale i dirigenti di CNT e FAI si ritrovarono ad essere titubanti sulle decisioni da prendere per l’avvento del comunismo libertario, compiendo scelte che andavano in una direzione non coerente con la sperimentazione rivoluzionaria popolare in atto.
Ma è anche doveroso ricordare la Agrupación Los Amigos di Durruti che cercarono di opporsi all’insipienza di FAI e CNT e di contrastare quella violenza stalinista che preferì combattere gli anarchici, i marxisti del POUM  e la rivoluzione popolare prima ancora che combattere i fascisti e la borghesia.
Occorre ricordare le donne militanti e combattenti di Mujeres Libres che stavano facendo nascere, con le loro intelligenze e i loro corpi, la nuova Spagna che non arrivò a vedere la luce che molto dopo, dimostrando che la libertà si costruisce giorno per giorno, tutte e tutti insieme.
Gli insegnamenti
E da quella grande rivoluzione tanto c’è da imparare: per esempio la necessità che nelle organizzazioni vi siano militanti che (come avvenne in Spagna) acquisiscano un’adeguata preparazione economica (soprattutto in rapporto a un contesto globalizzato) e studino i meccanismi di funzionamento della produzione e distribuzione capitalista al duplice scopo sia di saper fornire le opportune risposte ai problemi che esse creano, sia di mettere a disposizione, in un auspicabile domani, le conoscenze per far sì che il passaggio dalla gestione capitalista dell’economia a quella rivoluzionaria avvenga senza interruzioni eccessive.
E nel frattempo misurarsi con gli orizzonti e le pratiche della proprietà collettiva, della sperimentazione di reti autogestite e solidali in agricoltura, artigianato, servizi, piccola industria, con le collettivizzazioni spagnole nel cuore.
La rivoluzione non è affatto dietro l’angolo, ma non per questo si deve ragionare come se non venisse mai più.
Perché ogni rivoluzione cresce sugli errori e le conquiste della precedente. Anche la prossima.
 
Alternativa Libertaria/fdca
19 luglio 2016

 

giovedì 26 giugno 2014

Anarchismo e lotta all'alcolismo nella Guerra Civile Spagnola (1936-1939)

Anarquismo y lucha antialcohólica en la Guerra Civil Española (1936-1939), scritto dallo storico Mariano Lázaro e dal dottor Manuel Cortés, è il terzo libro che viene pubblicato nella Serie Transhistorias, una collana di storia sociale e politica delle edizioni Piedra Papel Libros. Gli autori hanno curato un'interessante ricerca su un tema che, in genere, è stato poco affrontato dagli studi sull'anarchismo iberico. Nel saggio che viene pubblicato come libro per la prima volta, si parte dalle origini della lotta all'alcolismo portata avanti dal movimento libertario. Una lotta che almeno durante la Guerra Civile, andò in qualche modo radicalizzandosi, a causa soprattutto della necessità di una moralità inattaccabile che doveva servire da punto di forza per conseguire la vittoria militare e per consolidare il processo rivoluzionario che aveva posto la gestione dell'economia nelle mani dei lavoratori e delle lavoratrici. Tuttavia, un aspetto che riteniamo molto interessante che viene affrontato in questo breve lavoro, è quello che rivela la contraddizione ―vissuta con passione sulla stampa libertaria― tra lotta radicale all'alcolismo a cui si faceva riferimento prima e sostegno da parte dei sindacati anarchici ad un buon numero di aziende produttrici di vino e liquori che erano state collettivizzate in precedenza. Sarà proprio questa contraddizione, unitamente ad altri fattori citati nel saggio, la ragione per cui , nella prassi, la politica antialcolismo del movimento libertario non avrà un'ampia accoglienza, rimanendo circoscritta nei circoli dei militanti ideologicamente più intransigenti. Per concludere, ci piace segnalare lo stile, rigoroso eppur divulgativo, con cui è stato scritto il saggio. Un'opera breve che, almeno dal nostro punto di vista, invita i lettori ad interessarsi ad un aspetto del movimento libertario, ormai sempre più invisibile per la predominanza in ambito universitario di storici di scuola liberale o neomarxista. Speriamo che vi piaccia. Link esterno: http://piedrapapellibros.com/2014/02/11/anarquismo-y-lu...lica/ (traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

martedì 14 gennaio 2014

presentazione al tittinpiedi de : Agustín Guillamón, I Comitati di Difesa della Cnt a Barcellona (1933-1938

Sabato18 gennaio, ore 18, Mestre, Circolo Tuttinpiedi, piazzetta Canova 1, presentazione del libro: Agustín Guillamón, I Comitati di Difesa della Cnt a Barcellona (1933-1938). Dai Quadri di difesa ai Comitati rivoluzionari di quartiere le Pattuglie di Controllo e le Milizie Popolari, In Appendice: Gilles Dauvé, Quando muoiono le insurrezioni, All’Insegna del Gatto Rosso, Milano, 2013

mercoledì 16 ottobre 2013

La CGT celebra il suo XVII congresso confederale a La Coruña

La Confederación General del Trabajo (CGT) celebrerà il suo previsto XVII Congresso nazionale dal 17 al 20 ottobre nell'Auditorium del Rettorato della Università di La Coruña. “Non basta resistere, costruiamo la autogestione” è il motto che la CGT ha scelto per la riunione del suo massimo organo decisionale, a cui si prevede la affluenza di 400 delegati, provenienti da tutto lo Stato spagnolo e da tutte le categorie, in rappresentanza di più di 80.000 iscritti al sindacato. Il Congresso, oltre all'elezione ed alla nomina della nuova segreteria permanente, si occuperà della azione sindacale e sociale della CGT nell'attuale fase di crisi fraudolenta, così come della strategia di lotta. Delle relazioni nazionali ed internazionali. Dell'azione nella formazione, nella cultura e nella comunicazione e degli statuti. La CGT è presente in tutte le Comunità Autonome ed in tutti i settori della produzione industriale e dei servizi. La sua maggiore presenza si registra nei settori del Telemarketing, Marittimi e Portuali, Banca, Informatica, Ferrovie, Comunicazione, Pulizie, Poste, Trasporti. In questi settori la CGT si colloca fra le prime tre forze sindacali. Centro stampa: Juana Vázquez - 610 268 822 UFFICIO STAMPA CONFEDERALE DELLA CGT Link esterno: http://www.cgt.org.es/acuerdos-de-la-cgt/congresos/cgt-...oruna (traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)