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giovedì 8 ottobre 2020

Solidarietà ai 51 antifascisti arrestati a Salonicco

 Solidarietà ai 51 antifascisti arrestati a Salonicco

 

 


 

La sera del 16/9/2020 a Salonicco, in Grecia, durante un intervento sociale i compagni antifascisti stavano cancellando collettivamente slogan e graffiti fascisti, scritti qualche giorno prima dai membri del nuovo partito neonazista “Greci per la patria”, fondato da Ilias Kassidiaris, ex rappresentante del partito nazista “Alba Dorata”. I graffiti nazisti sono stati sostituiti con graffiti e slogan antifascisti. Verso le 22:30 i nostri compagni erano circondati da un grande spiegamento di forze di polizia che li attaccavano senza motivo. 51 compagni sono stati portati in custodia presso il Quartier Generale della Polizia di Salonicco e tenuti lì da 2 a 4 giorni nelle condizioni più deplorevoli. In totale, 15 di loro sono rimasti feriti, mentre altri 2 sono stati ricoverati in ospedale a causa delle pesanti ferite provocate dalla polizia. Durante l’arresto e la custodia i poliziotti non hanno mai smesso di provocare e di abusare del potere concesso loro dallo Stato, per fiaccare lo spirito dei nostri compagni.
I 51 arrestati sono stati portati davanti al pubblico ministero e agli inquirenti, dove sono state mosse loro le seguenti accuse oltraggiose e false: i) disobbedienza perché si sono rifiutati di farsi prendere le impronte digitali e le foto; ii) violazione della quiete pubblica (è un’accusa molto comune che viene formulata ogni volta che qualcuno protesti); iii) distruzione di un sito pubblico, per gli slogan antifascisti che hanno scritto per coprire quelli fascisti. A quanto pare, per il tribunale greco della “giustizia” borghese è consentito solo il discorso di odio fascista sui muri; iv) violazione della legge sulla protezione delle antichità; v) possesso illegale di armi, perché gli antifascisti brandivano bandiere ed elmetti anarchici; vi) procedimento penale per “danneggiamento di monumento”. Questa accusa è stata fatta attraverso il soprintendente, che non ha avuto alcun problema a sostenere questa oscena menzogna, anche se il “monumento” che è stato danneggiato sono in realtà le panchine vicino all’attuale monumento storico di Salonicco, la “Torre Bianca”. Quello che è interessante è che la costruzione di quelle panchine nel 2008, che facevano parte del piano di riqualificazione commerciale della zona di Vasilis Papageorgopoulos (ex sindaco della città e membro del partito di destra “Nuova Democrazia”, ora al governo, che è stato liberato dal carcere dopo aver sottratto 30.000.000 di euro dai fondi comunali), è stata quella che ha effettivamente distrutto l’area intorno al monumento storico della città. Inutile dire che gli slogan antifascisti sono stati agevolmente ripuliti nei giorni successivi dagli operatori ecologici della città, lasciando naturalmente intatti quelli fascisti.
Questo attacco provocatorio contro i membri del movimento antifascista dimostra i veri colori dell’oppressione capitalista e la tolleranza dello Stato nei confronti dei fascisti, che essi alimentano costantemente come la loro riserva più reazionaria. Questo attacco oppressivo ai nostri compagni è per noi chiaramente una provocazione aperta da parte dello Stato e della polizia a pochi giorni dalla manifestazione antifascista annuale in occasione dell’anniversario dell’assassinio di Pavlos Fyssas (musicista hip hop antifascista assassinato dai fascisti di Alba dorata) e dal completamento del processo contro quest’ultima criminale organizzazione neonazista (per la quale la richiesta del pubblico ministero prevede un trattamento più favorevole). Eppure il 18/9/2020 massicce manifestazioni in tutto il Paese hanno dato un forte messaggio di resistenza e di lotta contro lo Stato, i capitalisti e lo “Stato profondo” fascista. Nella città di Salonicco 3000 manifestanti hanno riempito le strade della città per la manifestazione antifascista.
Non lasceremo i nostri compagni e le nostre compagne o qualsiasi membro del movimento anticapitalista e antifascista nelle mani dell’oppressione dello Stato. La nostra solidarietà verso gli antifascisti arrestati quel giorno è garantita e infinita. E’ nostro obbligo collettivo creare una rete di sicurezza per difenderli di fronte all’accusa vendicativa dello Stato e dei suoi meccanismi. Il sostegno politico e la solidarietà ai nostri compagni fa parte del nostro dovere di membri del movimento antifascista internazionale. Come anarchici e anarchiche e antifascisti/e li sosterremo in ogni modo, continuando incrollabilmente la nostra lotta collettiva per l’emancipazione di classe e per la giustizia proletaria.

NESSUN PROCEDIMENTO PENALE AI 51 ANTIFASCISTI ARRESTATI A SALONICCO, IN GRECIA, IL 16/9/2020

LOTTA DI CLASSE INTERNAZIONALISTA E INTRANSIGENTE CONTRO CHI OPPRIME LA CLASSE OPERAIA

MORTE AL FASCISMO

LA SOLIDARIETÀ È LA NOSTRA ARMA

☆ Αναρχική Ομοσπονδία (Grecia)
☆ Federación Anarquista de Rosario (Argentina)
☆ Aotearoa Workers Solidarity Movement (Nuova Zelanda/Aotearoa)
☆ Federación Anarquista Santiago (Cile)
☆ Federación Anarquista Uruguaya (Uruguay)
☆ Coordenaçao Anarquista Brasileira (Brasile)
☆ Organización Anarquista de Córdoba (Argentina)
☆ Die Plattform-Anarchakommunistische Organisation (Germania)
☆ Libertaere Aktion (Svizzera)
☆ Workers Solidarity Movement (Irlanda)
☆ Anarchist Communist Group (Gran Bretagna)
☆ Grupo Libertario Vía Libre (Colombia)
☆ Alternativa Libertaria / FdCA (Italia)
☆ Organisation Socialiste Libertaire (Svizzera)
☆ Zabalaza Anarchist Communist Front (Sudafrica)
☆ Union Communiste Libertaire (Francia)
☆ Embat Libertarian Organisation (Catalogna)

giovedì 17 settembre 2020

Contro i venti di guerra


Dichiarazione congiunta delle organizzazioni anarchiche Devrimci Anarşist Faaliyet (turca) e Anarşist Politik Örgütlenme/ Yunanistan (greca) contro i venti di guerra nel Mediterraneo orientale Grecia e Turchia . Solidarietà di classe contro le guerre e il conflitto tra Stati. La solidarietà internazionalista è il potere dei popoli. I poteri economici e politici sono impegnati in un attacco globale senza precedenti contro i popoli alla periferia del capitalismo attraverso guerre, operazioni militari, il rovesciamento di regimi e imponendone di nuovi che mirano a controllare e sfruttare tutti gli esseri viventi e non viventi, tutte le comunità. Questo processo, che condanna milioni di persone alla povertà, all’impoverimento, alle malattie e alla migrazione; è una precondizione per l’accumulo di ricchezza nelle mani dell’élite economica globale e la ridistribuzione dell’equilibrio geopolitico del potere nel mondo tra potenze globali, regionali e locali nel contesto della competizione interstatale. Nel processo finale, la concorrenza tra Stati, tra Grecia e Turchia, e in questo contesto si assiste ad un aumento accelerato dei preparativi per la guerra. Il loro obiettivo è stabilire la Zona Economica Esclusiva per la gestione degli asset energetici nel Mar Egeo e nel Mediterraneo orientale e per il controllo delle rotte commerciali dell’energia. Il conflitto tra Grecia e Turchia è rinato perché sono al servizio degli interessi delle grandi multinazionali estrattive. Le potenze capitaliste globali come Stati Uniti, Francia e NATO partecipano a questo conflitto per mantenere una potenza militare più ampia nella regione geopoliticamente altamente strategica del Mediterraneo orientale con lo scopo di raggiungere un equilibrio di potere più redditizio in questa situazione e nei mercati energetici globali. Per la Grecia, la partecipazione attiva a questo conflitto attraverso lo sviluppo di risorse belliche nel Mar Egeo è una riaffermazione del suo impegno nei confronti dell’UE e della NATO per svolgere il ruolo di polizia per loro conto nella regione. La cooperazione politica, militare ed energetica con Egitto, Cipro e Israele va in questa direzione. Per la Turchia, l’occupazione militare del Rojava, il supporto della Turchia per l’adempimento dell’accordo del governo di riconciliazione nazionale in Libia e il dispiegamento della flotta militare nel Mediterraneo servono a dimostrare che la Turchia è un forte attore regionale nella rivalità tra gli stati capitalisti globali. Il fatto che entrambi gli Stati aumentino il conflitto nel Mediterraneo orientale crea la possibilità di colpire Cipro, che è un altro problema con cui devono confrontarsi. F-16 e navi cacciatorpediniere stanno viaggiando intorno a Cipro e questi conflitti significano che i popoli di Cipro sono esposti all’aggressione creata dagli stati. Sia in Grecia che in Turchia, il nazionalismo, in un contesto sempre più competitivo, spinge verso l’intolleranza e l’incitamento all’odio. Il loro scopo è instillare la paura nella società, convincere la stragrande maggioranza della società saccheggiata e sfruttata senza pietà dallo stato e dai padroni di avere interessi comuni con le élite politiche ed economiche che le governano. Come anarchici su entrambe le sponde del Mar Egeo, siamo consapevoli che lo stato di guerra, la povertà e l’impoverimento, l’ascesa del nazionalismo e il fascismo nella società saranno devastanti per l’umanità. Solidarietà di classe e internazionale tra i popoli, lotta organizzata delle classi sfruttate, rovesciamento degli stati e del capitalismo. Crediamo fermamente che ci saranno le condizioni necessarie per la creazione di una società di libertà, uguaglianza, pace e giustizia senza sfruttamento, guerre e concorrenza corrotta. Facciamo rivivere la lotta per la rivoluzione sociale, l’anarchismo e il comunismo libertario! Devrimci Anarşist Faaliyet Επαναστατική Αναρχική Δράση (DAF) / Τουρκία https://anarsistfaaliyet.org/ Anarşist Politik Örgütlenme/ Yunanistan Αναρχική Πολιτική Οργάνωση – Ομοσπονδία Συλλογικοτήτων (ΑΠΟ) / Ελλάδα http://apo.squathost.com/ Testo originale della dichiarazione https://anarsistfaaliyet.org/bildiriler/devrimci-anarsist-faaliyet-ve-anarsist-politik-orgutlenmeden-dogu-akdenizdeki-gerilimlere-karsi-ortak-bildiri/?fbclid=IwAR2ODU2A47BNSJ0xJl1FmN0Vh6Vc8G_AnADoGcgQFd6VNfmF0LpZrtR6CBI

sabato 6 agosto 2016

Grecia , Syriza , i profughi sono cosa nostra

All'alba del 27 luglio, a Tessalonica, sono stati sgomberati tre edifici occupati, usati come rifugio per i profughi.
L'operazione decisa dal  governo greco si è compiuta a due giorni di distanza dal No Border Camp svoltosi a Tessalonica con la partecipazione di migliaia di attivisti da tutto il continente.
Uno degli edifici sgomberati è Nikis, occupato da diverso tempo ed utilizzato per ospitare i rifugiati nel momento culminante della crisi. Un altro edificio ri-occupato lo scorso anno allo scopo di dare ospitalità ai profughi è Orfanotrofeio che è stato sgomberato e subito demolito. Sotto le macerie sono finite tonnellate d medicine, alimenti, indumenti e beni di prima di necessità delle famiglie dei profughi e degli occupanti. Il terzo edificio era stato occupato pochi giorni fa nel centro di Tessalonica, sempre allo stesso scopo.
Centinaia gli arrestati (greci ed internazionali) nel corso delle tre operazioni. Tra gli arrestati anche molti rifugiati che sono stati portati nei centri di detenzione. Una moltitudine di persone sta manifestando davanti da sede di Syriza a Tessalonica, circondata da forze di polizia. Ce ne sono altre in molte città greche.
Il messaggio del governo greco appare chiaro: nessuno può occuparsi dei rifugiati tranne lo Stato, con le sue politiche di carità, di confino, di marginalizzazione e di deportazione selettiva.
cfr. http://www.anarkismo.net/article/29490
(traduzione ed adattamento a cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

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venerdì 13 marzo 2015

news da Anarkismo.net

Sud Africa Il Zabalaza Anarchist Communist Front analizza l'ultima novità nella politica del paese. La National Union of Metalworkers of South Africa (NUMSA) [sindacato nazionale dei metalmeccanici del Sud Africa, ndt], si stacca dal partito al governo, l'African National Congress (ANC). Come primo passo il NUMSA sta esplorando le possibilità di costituire un partito di massa dei lavoratori, che partecipi alle elezioni. Molte organizzazioni marxiste e di sinistra, ma anche quadri interni al NUMSA, si stanno quindi dando da fare con argomentazioni che dovrebbero suscitare interesse in questo progetto di partito. - cfr. http://www.anarkismo.net/article/27994 (en) Economia collettivista, confederalismo democratico e municipalismo libertario Bruno Lima Rocha esplora le possibilità dello sviluppo di una economia collettivista alla luce della sperimentazione del confederalismo democratico e delle indicazioni del municipalismo libertario - cfr. http://www.anarkismo.net/article/27987 (en) Grecia Sull'ultimo numero di Alternative LIbertaire, intervista ad un anarchico greco su Syriza ed il confronto tra il governo greco e l'UE - cfr.http://www.anarkismo.net/article/27974 (fr) Irlanda Josè Antonio Gutierrez (per chi lo conosce: "Pepe") analizza la repressione scatenata sul movimento contro la tassa sull'acqua, in un paese che aveva accettato con rassegnazione l'intero pacchetto di salvataggio imposto dalla troika, come una tendenza repressiva dell'intera Europa - cfr. http://www.anarkismo.net/article/27910 (ca) Italia materiale postato da Alternativa Libertaria/Fdca: Jobs Act figlio delle linee di ristrutturazione dell'industria in Europa: http://www.anarkismo.net/article/27960 Kobane, dalla resistenza alla ricostruzione: http://www.anarkismo.net/article/27961 Alternativa Libertaria di marzo: http://www.anarkismo.net/article/27962 Libera scuola in libero bonus: http://www.anarkismo.net/article/27966 Oslo, azione diretta contro il Forum dell'Energia: http://www.anarkismo.net/article/27969 Ponti tra anarchismo e confederalismo democratico: http://www.anarkismo.net/article/27970 8 marzo - Flora Tristan: http://www.anarkismo.net/article/27983

lunedì 2 marzo 2015

Dichiarazione della sinistra di Syriza sull'accordo tra il governo Tsipras e i creditori internazionali

Cari compagni, vi segnaliamo che abbiamo appena pubblicato sul blog "pungolorosso" la presa di posizione di Red Network, una delle componenti della sinistra di Syriza, riguardo ai recenti accordi tra il governo Tsipras e i creditori internazionali. Sempre nel blog potete trovare altri documenti e aggiornamenti sulla situazione greca: https://pungolorosso.wordpress.com/2015/02/27/dichiarazione-della-sinistra-di-syriza-sullaccordo-tra-il-governo-tsipras-e-i-creditori-internazionali-25-febbraio/ -------------------------------------------------------------------------------- Un accordo con i creditori che imprigiona Syriza nel social-liberalismo. Dichiarazione di Red Network (DEA e APO) Il programma di “riforme” consegnato da Yanis Varoufakis e dal governo guidato da Syriza [a “complemento” dell’accordo del 23 febbraio] è rivelatore della verità sull’accordo stipulato tra il governo e i prestatori, rappresentati dall’Eurogruppo: è la rinuncia di Syriza, che si colloca ai limiti di una politica social-liberale. Questo accordo annulla la possibilità di mettere in atto gli impegni di Salonicco (14 settembre 2014), e capovolge il senso delle decisioni della Conferenza di Syriza (luglio 2013) che indicava l’annullamento del memorandum e delle leggi che lo accompagnavano come una prima tappa verso il completo capovolgimento delle brutali politiche di “austerità”. In particolare: 1) per ciò che riguarda le privatizzazioni, che sono il centro della strategia neoliberale. Il governo si impegna a non “eliminare le privatizzazioni che sono già state attuate” e a “rispettare il procedimento previsto dalla legge” per quelle lanciate sul mercato, mentre il peggio è quello dei “nuovi casi” che implicano “delle cessioni a lungo termine e dei partenariati pubblici e privati”. Ciò rinvia ad una accettazione generalizzata delle privatizzazioni che è all’opposto della politica fissata da Syriza da lunga data. 2) Per ciò che riguarda il “mercato del lavoro”. Le “riforme” proposte implicano l’annullamento del preciso impegno elettorale di ripristinare il salario minimo (751 euro), indipendentemente dal negoziato con i creditori. Viene adottato un “cambiamento” (?) immerso nella nebbia politica. Per il salario minimo, i cambiamenti riguardano la “quantità e i tempi”, che saranno soggetti a “consultazioni con i partner sociali(!!) e le istituzioni europee e internazionali(!!!)(…) alla luce degli sviluppi della produzione e della competitività (!!!)”. Questo rinvierà sine die il ripristino del salario minimo [al livello del 2009]. E peggio ancora, si adottano un processo inaccettabile di negoziato salariale e dei criteri che si rifanno alla più liberale delle social-democrazie. Per quel che riguarda la questione cruciale di ripristinare il potere dei contratti collettivi: la proposta è compromessa perchè è associata ad alcune delle “migliori pratiche della UE” (?) e alla ricerca di “beneficiare dell’expertise dell’OCDE”. Ricordiamo che il “know-how” di queste organizzazioni internazionali – che sono rimaste immobili e in silenzio negli ultimi 20 anni di aggressione neoliberale del capitale – si è dimostrato estremamente attivo nell’erosione progressiva dei diritti del lavoro, con una serie di nuove idee cosiddette intelligenti. “Nel programma sarà incluso l’impegno ad un nuovo approccio progressivo nei contratti collettivi che preveda un equilibrio (!) tra la flessibilità (!!) e la giustizia”. Nel corso degli ultimi 20 anni, molti hanno cercato l’equilibrio tra la flessibilità e la sicurezza (la flexi-sicurezza), ma nessuno ha trovato altro che la marcia forzata della flessibilità o dell’elasticità… 3) Per ciò che riguarda la politica fiscale, gli impegni di Salonicco abrogavano l’ENFIA (imposta espropriatrice sugli immobili), la xaratsi (termine che si riferisce ad un’imposta iniqua risalente all’occupazione ottomana) sul combustibile da riscaldamento domestico e prevedevano il ripristino del livello di reddito soggetto ad imposizione fiscale a 12.000 euro [oggi è a 5000 euro]. Tutto ciò si è volatilizzato. Se il bersaglio assolutamente corretto della lotta contro l’evasione fiscale e il mancato pagamento dei contributi – che deve chiaramente essere rivolto contro il capitale – non è in stretta relazione con delle misure di alleggerimento fiscale per i lavoratori, i pensionati e gli strati popolari, questo significherà semplicemente proseguire con le politiche di austerità. 4) Sulla questione delle banche, la conferenza di Syriza si era pronunciata per la loro messa sotto esame pubblico, anche se non ne erano state precisate le modalità. Ora sono stati messi sotto sorveglianza dei prestiti “secondo delle modalità che tengano pienamente conto della capitalizzazione (!) delle banche” e anche le vendite all’asta della residenza principale sono messe sotto la spada di Damocle della “cooperazione con la direzione delle banche e degli istituti bancari(!)”. Questo programma di “riforme” costituisce la prova di una brusca svolta che implica il rimborso del debito come una condizione che il governo ha pienamente fatto sua. Segna il passaggio a una posizione per la quale cercheremo di resistere all’austerità, ma obbligatoriamente nel quadro dell’accettazione delle regole della UE e dell’euro. Contro l’accordo con l’Eurogruppo e il programma di “riforme” [proposte dal governo greco], le organizzazioni e i membri di Syriza, la sinistra, il movimento sindacale e i movimenti sociali di resistenza devono trovare la forza di rispondere: NO! E poi mantenere un atteggiamento di indisciplina, cioè un atteggiamento di lotta da parte della classe operaia e dei settori popolari per spezzare questa corazza che viene loro imposta per impedire una politica anti-austerità effettiva. Per i membri e le organizzazioni di Syriza, sono all’ordine del giorno dei precisi compiti. Il ritorno immediato alle politiche basate su tre pilastri fondamentali: a) abolizione dei memorandum e delle misure di austerità che li accompagnano; b) nessun sacrificio per l’euro; c) una politica della sinistra radicale che si basi sulle decisioni della conferenza (del luglio 2013) e sugli impegni di Salonicco (settembre 2014). Sarà una lotta non contro, ma per salvare il progetto politico del “governo della sinistra”. Perchè l’accordo con l’Eurogruppo e gli impegni presi oggi (25 febbraio) porteranno nei prossimi quattro mesi del “ponte” ad un indebolimento dei rapporti di Syriza con la base sociale che l’ha condotta alla vittoria politica del 25 gennaio. E ciò accrescerà l’appetito dei nemici locali (di Grecia) e internazionali per iniziare una battaglia con l’obiettivo di far cadere il governo. Il tempo è poco… 25 febbraio 2015 Per approfondire sul “caso Grecia”, scarica da qui l’analisi del n. 2 del Cuneo rosso: cuneo grecia. Contatti: com.interanzionalista@gmail.com

lunedì 26 gennaio 2015

Quante balle sulla Grecia e il suo debito!

riceviamo e volentieri pubblichiamo un breve approfondimento sulla grecia da parte del centro internazionalista di Mestre (VE) ............................................................................... La prima cosa da chiarire è: come si è formato l'enorme debito pubblico greco? Le ragioni sono tutt'altro che misteriose, anche se poco conosciute. La prima: in Grecia grandi capitalisti e chiesa sono esentasse. Forse non tutti sanno che... gli armatori greci, proprietari della seconda flotta mercantile al mondo, godono di una pressoché totale esenzione fiscale, prevista addirittura dalla costituzione approvata nel 1975. A questo manipolo di poche centinaia di supermiliardari, va aggiunta la chiesa ortodossa, che è il più grande proprietario terriero del paese e possiede hotel, centri turistici, proprietà immobiliari, imprese, e i cui preti sono a carico dello stato. Esentasse sono poi le enormi fortune trasferite all'estero (calcolate in circa 600 miliardi di euro: quasi il doppio del debito stesso), per non parlare delle 6.575 compagnie offshore, di cui solo 34 pagano le tasse, molte delle quali sono state aiutate a frodare il fisco greco proprio dal Lussemburgo di Juncker, il presidente della Commissione europea... La seconda: le spese militari. Lo sapevate che per gli armamenti lo stato greco spende il 3,1% del Pil? In percentuale, più di Gran Bretagna e Francia, i due stati europei che più spendono in armi. Tra il 2005 e il 2009, proprio gli anni in cui è andato maggiormente lievitando il suo debito di stato prima dello scoppio della crisi, la Grecia è stata uno dei cinque maggiori importatori di armi in Europa - parola del Sipri di Stoccolma. Da chi ha acquistato aerei da combattimento (il 38% del volume delle sue importazioni)? Da "noi" comuni "cittadini"? Non esattamente. I 26 F16 li ha comprati dalla statunitense Lockheed Martin e i 25 Mirage 2000 dalla francese Dassault, con un contratto di 1,6 miliardi di euro, che ha fatto della Grecia il terzo cliente dell’industria militare francese nei primi dieci anni del secolo. La terza: le faraoniche spese per le olimpiadi del 2004, in totale si stima oltre i 20 miliardi di euro, triplicate rispetto alle previsioni (è un classico dai "grandi lavori"/grandissimi furti, che abbiamo visto con il Mose e vedremo con l'Expo). Nel 2004 l'indebitamento pubblico balza da 182 a 201 miliardi di euro e il rapporto deficit/Pil dal 3,7% al 7,5%. In questa circostanza la cattiva gestione della cosa pubblica e il sistema di corruzione e tangenti hanno avuto il suo culmine, e i legami con i capitali globali si sono fatti ancora più stretti perché molte grandi imprese europee e statunitensi ci hanno banchettato su alla grande - tra quelle made in Italy IVECO, Impregilo, Finmeccanica, Italcementi, le imprese sportive associate in Assosport, etc. La quarta: la corruzione dilagante dei più alti funzionari dello stato. Attenzione, però! La corruzione degli amministratori, che fa lievitare le spese e il debito dello stato, presuppone che ci siano dei corruttori che traggono dalle tangenti pagate dei vantaggi enormemente superiori al loro costo. Le prime della classe in questa nobile gara sono finora state le grandi imprese tedesche. Per l'affare della vendita di sottomarini Poseidon, ad esempio, la Hdv e la Ferrostaal avrebbero pagato 23,5 milioni di euro. Per assicurarsi una commessa di 170 carri armati Leopard, missili Stinger e caccia F-15, la Krauss-Maffei Wegmann, la Rhienmetall e la Atlas hanno pagato in totale ad Antonis Kantas, il numero uno del settore armamenti del ministero della difesa greco, mazzette per 3,2 milioni di euro. Quindi la Siemens, che ha ammesso il versamento di 1,3 miliardi di euro in tangenti per assicurarsi commesse e appalti alle olimpiadi del 2004, ai danni della società greca Ote. E poi la Daimler, la Deutsche Bahn... La quinta, ma non certo l'ultima per ordine di grandezza, tutt'altro!, è il pagamento degli interessi sul debito di stato, pari - solo negli ultimi anni - a 40,6 miliardi di euro, a favore degli altri stati europei, tra cui l'Italia ("non abbiamo fatto doni alla Grecia, ma prestiti", dichiarò a suo tempo Tremonti), del FMI, delle grandi banche europee. Per coprire le vere cause dell'ingigantimento del debito di stato, accentuato dalla durissima crisi dell'economia greca, sono state confezionate alcune leggende metropolitane da sfatare. Del tipo: il debito pubblico è dovuto ad un eccesso di spese sociali. In realtà la Grecia dal 1998 al 2007 (anni in cui l'economia greca è costantemente cresciuta del 4% all'anno) ha speso in spese sociali 5.400$ pro capite: meno della metà di Francia e Germania... Del tipo: “i greci” non hanno voglia di lavorare, son sempre lì a bere ouzo e ballare il sirtaki... in realtà i lavoratori greci sono al primo posto in Europa come ore lavorate annue: 2.017 ore annue di lavoro pro capite, e al terzo tra i 34 paesi dell’OCSE, dopo i lavoratori sud-coreani (2.193 ore di lavoro l’anno) e quelli cileni (2.068 ore) - dati OCSE, 2012. Anche sulle dimensioni e la portata della punizione inflitta ai lavoratori e alle lavoratrici greche sarebbe il caso di fare un po' di chiarezza, perché c'è troppo silenzio su questo, anche a sinistra e nei movimenti. Ecco solo alcuni degli effetti delle misure imposte con i referendum (i dati sono ufficiali): la disoccupazione è al 27,6%, tra i giovani sotto i 35 anni è sopra il 60%; vengono licenziati 3.800 lavoratori a settimana; tra il 2010 e il 2013 ha chiuso il 30% delle imprese; i disoccupati che ricevono sussidi sono diminuiti del 63,7%; i giovani a rischio di povertà sono il 44%; dal 2010 ad oggi la perdita di salario per chi lavora è del 38%, per i pensionati è del 45%; i redditi delle famiglie sono diminuiti del 39%; la mortalità infantile è cresciuta del 42,8%; il 20% dei bambini non ha potuto essere vaccinato; un milione di greci (su 10) non hanno più assistenza sanitaria; il 44% delle famiglie non può sostenere le spese di riscaldamento; oltre 800.000 persone sono registrate presso le Ong e i servizi caritativi della chiesa per ottenere un aiuto alimentare... dobbiamo continuare? Sacrifici pesanti, è vero, dirà qualcuno, ma la Grecia è stata aiutata con sostanziosi prestiti per far ripartire l'economia: 275 miliardi di euro dal 2010 al 2012, una bella sommetta, che se ben spesa... E invece, dove sono finiti i soldi dei prestiti (concessi "in cambio" delle privatizzazioni, delle ristrutturazioni e dei brutali tagli alla spesa sociale)? In una vera e propria partita di giro, sono finiti per quasi il 90% ai creditori internazionali dello stato greco - banche e stati europei anzitutto, FMI, BCE, proprio i pescecani che accusano i greci di essere dei fannulloni scialacquatori - e alle banche greche per coprire i loro debiti. Lo stato greco ha "visto" solo 27 miliardi di euro (il 10%)... e i lavoratori hanno ricevuto solo bastonate su bastonate. Intanto i generosi creditori internazionali della Grecia hanno ottenuto dai loro amici e sodali di Atene (Samaras&C.) di mettere in (s)vendita le imprese più appetibili: l'aeroporto di Atene, la lotteria nazionale (ambita da una società italiana), alcuni centri commerciali di prima classe, terreni, spiagge e casinò nelle isole di Rodi e Corfù, la compagnia nazionale del gas, il 35% della compagnia nazionale di raffinazione del petrolio, il 49% delle ferrovie, il 39% delle poste, etc. Ad arraffare le compagnie dell’acqua di Atene e Salonicco sono già pronte la francese Suez Environnement e l’israeliana Mekorot, ma intanto, per renderle più appetibili ancora, ecco un drastico taglio del personale e il prezzo dell'acqua che dal 2001 è triplicato, e continua a salire, salire... D'altra parte, se l'economia greca va a rotoli, è inevitabile che tutti debbano perdere qualcosa... Beh, non proprio tutti: negli ultimi due anni le 500 imprese più importanti di Grecia hanno aumentato i loro profitti del 19%, e nel corso dei primi mesi del 2013 le imprese quotate in borsa hanno registrato un aumento medio dei loro profitti del 152,6% (!). Le banche greche, rimesse a galla grazie ai fondi pubblici, in seguito hanno “divorato” una decina di banche minori. Altri monopoli, come la compagnia aerea Aegean (che ha assorbito il principale concorrente, un tempo in mani pubbliche, Olympic Air), registrano importanti profitti. Anche gli speculatori traggono i loro vantaggi dalla crisi: il tasso di interesse sui titoli di stato è passato in un anno dal 5,5% al 7,24%. È questo il punto: è ora di finirla di parlare della Grecia. Esistono in realtà due Grecie tra loro antagoniste: l'una, quella della classe attualmente al comando che (nella sostanza) condivide e mette in atto le politiche della Troika, che ha lucrato e si è arricchita con l'entrata nell'euro, e continua ad arricchirsi nella crisi; l'altra, quella delle classi lavoratrici, che ha pagato e paga un prezzo terribile per mantenere a galla e far ingrassare i responsabili della crisi, grandi capitalisti greci e globali, banchieri, generali, grandi evasori di stato, funzionari corrotti... Con le balle che la "libera" stampa e le "libere" tv raccontano sul debito greco, gli eurocrati di Bruxelles, Renzi, Merkel, Hollande e quant'altri ci vogliono arruolare nella guerra per imporre ai lavoratori greci, e tanto più agli immigrati in Grecia, altri lunghi anni di lacrime e sangue. Usciamo dal silenzio, e rispondiamogli sui denti: la resistenza e la lotta dei lavoratori greci contro le politiche di impoverimento di massa imposte dalla Troika e da Samaras&C., e per il non pagamento del debito di stato, è la nostra lotta! 18 gennaio 2015 La redazione de "il cuneo rosso" com.internazionalista@gmail.com

martedì 20 gennaio 2015

Le elezioni in Grecia fanno paura all'Unione Europea?

Le elezioni ed i parlamenti come è noto non sono -per il loro carattere interclassista- strumenti in grado di rappresentare gli interessi della classe lavoratrice e degli sfruttati. E se mai si dovesse paventare che l'esito delle urne possa spostare un po' gli equilibri politici a sfavore degli interessi capitalistici internazionali o di quel singolo Stato, può persino accadere che le elezioni diventino un pericoloso momento di partecipazione e di democrazia da scongiurare. E' ciò che sembra stia accadendo per la scadenza elettorale in Grecia. Nella vicenda elettorale greca, infatti, con la possibilità che Syriza, formazione eterogenea della sinistra greca guidata da Alexis Tsipras, possa vincere le elezioni per il parlamento di Atene, stanno emergendo e si rendono trasparenti i fattori del dominio capitalistico. Il 25 gennaio, data delle elezioni politiche in Grecia, potrebbe assumere un'importanza emblematica per i popoli europei sottoposti alla dittatura del mercato finanziario. Non è una scoperta recente che il grande capitale sia l’artefice della formazione dei gruppi dirigenti in tutti i paesi di Europa, tuttavia stavolta la piccola forza della sinistra greca sembra aver colpito nel segno con il suo apparentemente pur minimo programma elettorale. Chiedere di rinegoziare il debito all'interno delle rigidità finanziarie della UE assume una radicale prospettiva storica, quella di fermare il saccheggio delle società del debito da parte del grande capitale. Sono proposte che aprono contraddizioni nei fattori di dominio del capitale stesso. Ricontrattare il debito pubblico significa, infatti, rendere palese la grande manovra internazionale della ristrutturazione dei debiti privati, gestiti dal sistema finanziario e industriale e riversati abilmente dalla cricca al potere sui deficit pubblici, impossibili da ridimensionare e per questo strozzati dai calcoli contabili della finanza mondiale. Che il potere reale risieda nei portafogli dei grandi gruppi finanziari non è cosa nuova, è inedito invece l'attacco esplicito e preventivo come quello scatenato contro Syriza dai dittatori del libero mercato. Per l'UE, la pur limitata democrazia parlamentare può diventare addirittura nemica del processo di ristrutturazione in atto ed accusando gli “estremisti” di questa sinistra greca di ribellione alle scelte dei banchieri e della alta finanza, infligge ad un intero popolo il ricatto del rifinanziamento del debito. Così come accadde quando nel 2011 il governo greco dovette annullare il referendum sul piano di salvataggio della Troika. JP Morgan alcuni anni fa aveva avvisato l’Europa: le Costituzioni europee nate dalla Resistenza e dal contratto sociale che si era imposto in tanti paesi dell’Europa non erano più tollerabili, ostacolavano nei fatti l’espansione del capitale. Bisognava dunque cercare di impedire agli sfruttati ed ai ceti meno abbienti -quelli che la cosiddetta crisi la devono pagare- di poter rivendicare le loro scelte politiche. Lo si è fatto e lo si sta facendo con due mosse: con la repressione quotidiana in tutta Europa della capacità autonoma di opposizione e delle lotte per la giustizia sociale da un lato e con la disincentivazione alla partecipazione alle scelte politiche dall'altro. Chi invece va blaterando di uscita dall’euro come se questo fosse un toccasana, si dimostra essere un inquinatore di coscienze, scambia gli effetti con le cause del disastro sociale, non coglie i meccanismi del dominio, fa esattamente il gioco dei poteri forti della UE, le destre europee che, da quella francese in poi stanno infatti utilizzando la battaglia contro il “diabolico Euro” per riaffermare un dominio di classe interno ai propri confini, pensando che tutti si siano dimenticati di come erano le condizioni dei lavoratori e dei ceti popolari rinchiusi nei secolari confini di asfissianti patrie. La vicenda greca mette in evidenza anche il mutamento di rapporto tra democrazia, rappresentanza e costruzione di coalizioni politiche che si è alimentato di una certa partecipazione diretta dei protagonisti. I durissimi anni di lotte e di opposizione sociale alle politiche della BCE e del fondo salva-stati hanno determinato posizioni chiare sulle lotte e sulle risultanti politiche, che ora si esprimono in parte anche con la anomalia Syriza. Noi come comunisti anarchici e libertari che non abbiamo passione alcuna per le elezioni, non possiamo tuttavia ignorare quanto sta accadendo e distinguere tra le elezioni in quanto strumento di consenso e la libertà di associarsi politicamente. L'attacco a Syriza è oggi un attacco alle condizioni di vita di milioni di persone che non necessariamente sono rinchiuse nei confini dello Stato di Atene. L’attacco al diritto di associazione e di coalizione, alla partecipazione attraverso la democrazia, anche quella elettorale, sferrato dalla dittatura del mercato finanziario non ci può lasciare indifferenti. Un tempo si diceva che se con le democrazie parlamentari si fosse cambiato il mondo queste sarebbero state abolite, ebbene oggi il dominio della finanza internazionale non abolirà il simulacro della democrazia parlamentare, ma non permetterà che attraverso di essa si possano organizzare forze della sinistra solidale e di classe. Il ricatto del rifinanziamento del debito oggi si è sostituito allegramente al colpo di Stato militare e fascista di alcuni decenni fa. Alternativa Libertaria/Fdca gennaio 2015

lunedì 30 settembre 2013

Grecia / Siria

da http://www.anarkismo.net/article/26261 apprendiamo che due mesi fa sul quotidiano greco di estrema destra "Democratia" è apparsa un'intervista ad un esponente del gruppo nazional-socialista Mavros Krinos. Si tratta di un gruppo che ricorre all'uso delle armi, all'azione diretta ed ha una struttura di base non gerarchica, orizzontale e democratica, pur perseguendo obiettivi tutt'altro che democratici. Il 15 giugno scorso hanno rivendicato sul loro blog l'aggressione a Parigi al ministro greco Evangelos Venizelos con una lattina di una bevanda frizzante che gli hanno tirato addosso. Si definiscono un esercito dei cittadini della classe operaia, altamente politicizzati, che combattono le corrotte politiche partitiche e sono ben consapevoli dei piani delle potenze internazionali e degli squali globali. Questo gruppo è presente in armi in Siria a fianco delle truppe governative. In Siria, dove combattenti greci sarebbero presenti da 2 anni, si sono distinti a fianco di Hezbollah nella battaglia di Al-Quasar. La Siria, secondo loro Magna Graecia (come l'Italia meridionale del VIII-IV secolo a.c), è etnicamente composta di abitanti di origine greca.

martedì 2 luglio 2013

Antene, grande manifestazione di solidarietà all'anarchico Kostas Sakkas in sciopero della fame

Il Sabato, 29 giugno circa 4.000 anarchici hanno marciato nel centro di Atene per esprimere la loro solidarietà all'anarchico Kostas Sakkas, in sciopero della fame. Sakkas era stato arrestato per possesso di armi ed accusato di coinvolgimento nella organizzazione Cospirazione delle Cellule di Fuoco, accusa da lui non accettata. Tuttavia, rimane per trenta mesi detenuto senza processo, diventando così un altro ostaggio nelle mani dello Stato, per mezzo della violazione della sua stessa legalità borghese. Ha già superato i 25 giorni di sciopero della fame ed il movimento anarchico in solidarietà a Sakkas è veramente molto vasto e vario. Inoltre, il principale partito di opposizione, Syriza (partito di sinistra) ha preso chiaramente posizione contro questa estensione eccessiva della custodia cautelare, diventando in tal modo di nuovo ogetto di un altro attacco da parte del governo essendo accusato di coprire le attività dei "terroristi" e degli "incapucciati".



foto

https://athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1479676

https://athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1479665

http://www.zougla.gr/greece/article/sto-evropaiko-dikastirio-i-paranomi-kratisi-tou-kosta-saka



venerdì 5 aprile 2013

Intervista con anarchici ciprioti sulla crisi

Punti salienti della conversazione tra Radio 98FM (radio alternativa greca) e Syspirosi Atakton (gruppo anarchico cipriota).


98FM: Come vedete il “No” del parlamento?


Syspirosi Atakton: Abbiamo interpretato il NO dei politici come una sorta di riflesso, poichè come si è appreso dopo non c'era nessun “Piano B” nè un percorso per un cambiamento, così hanno continuato a negoziare sperando in qualcosa di meglio.

Quando il presidente neoliberista è stato eletto, si aspettava che il Piano A avrebbe contenuto le stesse misure di austerità che erano state applicate in altri paesi. E' stato colto di sorpresa e questa è la ragione principale del NO. Si volevano tenere i depositi intatti e sostenere il grande capitale. Ma in tutto questo non c'è nulla di rivoluzionario, i politici stavano servendo i loro interessi ed i loro depositi. Tutti questo parlare di un eroico NO dei Ciprioti è una storiella facile da vendere.

98FM: Ci date alcuni dettagli in più sulla società cipriota.

SA: Ci sono dei punti da chiarire per capire come sono state create le condizioni che hanno fatto sì che ci fosse consenso sociale per l'attuale sistema

- A Cipro per un certo numero di anni tutti i partiti politici ed i sindacati hanno lavorato insieme per acquisire il consenso sociale a questo sistema. C'era stabilità occupazionale e c'era crescita salariale. Tuttavia, questo era nulla in confronto ai profitti fatti dal sistema bancario e dall'industria del turismo. Questo ha portato ad una generale consenso sociale su come lavorava il sistema bancario.

- Dal 1974 c'è stato un flusso di capitali esteri verso Cipro che hanno creato la bolla del sistema bancario. All'inizio era denaro che veniva dal Libano, poi dalla Yugoslavia ed infine dalla Russia. Il partito politico della sinistra vedeva tutto questo di buon occhio e perciò non c'è stata nessuna critica verso questo sistema da parte dei partiti politici e nemmeno da parte dei media.

- Il consenso sociale verso il sistema bancario ed i fatti di Mari (una grande esplosione in una base navale con la morte di 13 persone) da cui pare sorse un'alleanza tra il partito neo-nazista (ELAM) ed i neoliberisti (DISI) contro l'allora governo di sinistra, hanno avuto un grande ruolo nella crescita del DISI nelle elezioni presidenziali ma anche nel generare l'opinione che non ci fosse nessun'altra soluzione ai problemi di Cipro se non le misure di austerità e l'aiuto della troika.

98FM: Cosa pensate dell'arcivescovo e della sua offerta di mettere a disposizione i beni della chiesa?

SA: Per prima cosa occorre dire che questa stessa persona aveva detto le stesse cose durante il referendum Annan. In quella occasione disse che avrebbe dato ad ogni rifugiato della guerra del 1974 un pezzo di terra se avessero votato no. Ma non ha mai dato nulla a nessuno!! La verità è che l'arcivescovo è in realtà molto vicino agli ambienti neonazisti e nazionalisti ed è un sostenitore dell'attuale presidente. La chiesa ha 800 milioni in proprietà. Possiede hotels, la banca ellenica di Cipro e la KEO (birrificio locale). Ma al tempo stesso non ha la liquidità necessaria per dare aiuti e dubitiamo che arrivi a vendere le sue proprietà in un'economia senza equilibrio come quella cipriota.

98FM: E sul gas naturale?

SA: Vi è la credenza diffusa che l'estrazione di gas naturale salverà Cipro dal disastro economico. Ma fino ad ora non si hanno delle informazioni concrete sulla quantità di gas e sui tempi di estrazione che vanno da 2 anni e mezzo a 10 anni. Si sta usando il potenziale del gas naturale allo scopo di mantenere la calma tra la popolazone e di evitare che nasca una resistenza organizzata. Un'altra cosa importante da dire su questa storia è che il partito di sinistra AKEL, che ha governato negli ultimi 5 anni (fino alla fine di febbraio), aveva preso accordi e rinnovato un'alleanza con Israele sul gas naturale. Di conseguenza Cipro ha perso in Medio Oriente alleati più naturali per noi come la Siria e l'Egitto. Alla fine Israele ha ristabilito i suoi legami e l'alleanza con la Turchia ed ora resta da vedere se Israele è veramente un alleato di Cipro oppure no.

98FM: I media greci più importanti hanno presentato la situazione di Cipro come disastrosa. Supermercati vuoti, farmacie senza medicinali, ecc. E' vero?

SA: Anche sui media ciprioti sono circolate le stesse cose, ma come si è scoperto dopo si trattava di fotografie prese da altre situazioni e probabilmente da altri paesi. I media stavano cercando di creare un senso di panico ed in un certo senso di terrorizzare la gente, per spingerla ad accettare i tagli come unica soluzione. La verità è che la gente è rimasta abbastanza calma. Non sono mancati nè il cibo nè le medicine ed ogni cosa stava funzionando bene fatta eccezione per i benzinai che richiedevano contanti per erogare il carburante, dato che la gente stava usando solo carte di credito.

98FM: Cosa pensate accadrà adesso? La gente insorgerà di fronte a questa situazione?

SA: Ci aspettiamo che le persone scendano in strada. Due anni fa la disoccupazione era all'1%. Ora è al 14% e ci si attende che raddoppierà nei prossimi 6 mesi. Sarà impossibile tenere calma la gente e riassicurarla mentre i tassi di disoccupazione crescono senza sosta. Facciamo il caso dei bancari, che fino ad ora hanno avuto il posto sicuro e ben pagato. Saranno licenziati e non potranno pagare i mutui per la macchina o per la casa o per l'istruzione dei figli. Non crediamo che l'attuale sistema sarà in grado di controllare la rabbia di queste persone. Già abbiamo visto delle cose succedere in strada. Il cambiamento è imminente.

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La conversazione è durata circa un'ora e 15 minuti. Per altre informazioni contattare

syspirosi_atakton@mail.com

http://syspirosiatakton.org/

http://www.islandanarchy.com/

http://www.radio98fm.org/index/el/98fm.html

https://www.facebook.com/profile.php?id=100004497850837

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fonte OCCUPY BUFFER ZONE
(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)







giovedì 14 febbraio 2013

Grecia: la fabbrica Vio.Me avvia la produzione sotto controllo operaio!

Il comunicato che annuncia l'avvio della produzione alla Vio.Me tradotto dalla redazione di Infoaut: La fabbrica Vio.Me. (Industria Mineraria) avvia la produzione sotto il controllo dei lavoratori "Siamo coloro che impastano, eppure non abbiamo pane, siamo coloro che scavano il carbone, eppure abbiamo freddo. Siamo coloro che non hanno nulla, e stiamo venendo a prendere il mondo " Tassos Livaditis (poeta greco, 1922-1988) NEL CUORE DELLA CRISI, I LAVORATORI DELLA VIO.ME. MIRANO AL CUORE DELLO SFRUTTAMENTO E DELLA PROPRIETA' Con la disoccupazione che sale al 30%, i redditi dei lavoratori prossimi a zero, stanchi e delusi di paroloni, promesse ed ulteriori tasse, non pagati dal Maggio 2011 e attualmente in rifiuto di prestare la propria manodopera, con la fabbrica abbandonata dai datori di lavoro, i lavoratori della Vio.Me. per decisione della loro assemblea generale dichiarano la propria determinazione a non cadere preda di una condizione di disoccupazione perpetua, ma all'opposto di lottare per prendere la fabbrica nelle proprie mani e di gestirla essi stessi. Attraverso una proposta formale risalente all'Ottobre 2011 hanno affermato la costituzione di una cooperativa operaia sotto il pieno controllo dei lavoratori, rivendicando il riconoscimento legale sia per la loro stessa cooperativa operaia che per tutte le altre che seguiranno. Allo stesso tempo hanno continuato a rivendicare il denaro necessario per mettere in moto la fabbrica, denaro che in ogni caso appartiene ad essi, in quanto produttori della ricchezza della società. Il piano che era stato redatto incontrò l'indifferenza delle burocrazie statali e sindacali. Ma fu recepito con grande entusiasmo dal mondo dei movimenti sociali i quali, attraverso la creazione dell'Iniziativa Aperta di Solidarietà a Tessalonica ed in seguito con iniziative simili in molte altre città, hanno lottato per gli ultimi 6 mesi per diffondere il messaggio di Vio.Me. attraverso la società. Ora è il tempo del controllo dei lavoratori della Vio.Me.! I lavoratori non possono più aspettare che lo stato fallito assolva alle sue promesse gratuite di sostegno (anche l'aiuto di emergenza di 1000 euro promesso dal Ministero del Lavoro non è mai stato approvato dal Ministero delle Finanze). E' tempo di vedere la fabbrica Vio.Me. – oltre che ogni altra fabbrica che sta chiudendo, andando in bancarotta o licenziando i propri lavoratori – riaperta dai suoi lavoratori, e non dai suoi vecchi o nuovi padroni. La lotta non dovrebbe essere limitata alla Vio.Me., affinché essa sia vittoriosa dovrebbe essere generalizzata e diffusa a tutte le fabbriche ed attività che stanno chiudendo, perché solo attraverso una rete di fabbriche autogestite la Vio.Me. sarà capace di prosperare ed illuminare la strada verso una diversa organizzazione della produzione e dell'economia, senza sfruttamento, disuguaglianza o gerarchia. Quando le fabbriche stanno chiudendo una dopo l'altra, il numero dei disoccupati in Grecia si avvicina ai 2 milioni e la vasta maggioranza della popolazione è condannata alla povertà ed alla miseria dalla coalizione di governo del PASOK-ND-DIMAR, che continua le politiche dei governi precedenti, la rivendicazione di gestire la fabbrica sotto il controllo dei lavoratori è l'unica risposta ragionevole al disastro che viviamo ogni giorno, l'unica risposta alla disoccupazione; per questa ragione, la lotta di Vio.Me. è la lotta di tutti. Esortiamo tutti i lavoratori, i disoccupati e tutti quelli che sono colpiti dalla crisi ad essere al fianco dei lavoratori della Vio.Me e di sostenere il loro tentativo di mettere in pratica la convinzione che i lavoratori possano farcela senza padroni! Li chiamiamo a partecipare ad una Carovana di Lotta e Solidarietà nazionale che culmini in tre giorni di lotta a Tessalonica. Li esortiamo ad intraprendere la lotta ed organizzare le loro stesse lotte dentro i propri luoghi di lavoro, con procedure di democrazia diretta, senza burocrati. Per partecipare ad uno sciopero politico generale per estromettere coloro che distruggono le nostre vite! Mirando a instaurare il controllo dei lavoratori sulle fabbriche e sull'insieme della produzione ed organizzare l'economia e la società che desideriamo, una società senza padroni! E' il tempo di Vio.Me.. Mettiamoci al lavoro! Spianando la strada per l'autogestione dei lavoratori ovunque! Spianando la strada per una società senza padroni! Iniziativa Aperta di Solidarietà e Supporto alla lotta dei lavoratori Vio.Me. http://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/6845-grecia-la-fabbrica-viome-avvia-la-produzione-sotto-controllo-operaio

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)