ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

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campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

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lunedì 12 febbraio 2018

Marche: Violenza fascista



Macerata è una città della profonda provincia italiana, come tutte le altre città d’Italia, e come anche le periferie di Milano, Roma, Torino, Napoli, etc. La profonda provincia dove facilmente cresce ed esplode l’odio; dove si può chiamare scimmia una donna (a Fermo) ed ammazzare il marito che la difende. Una provincia rabbiosa e viscerale, come quella di Firenze dove sette anni fa vennero uccisi due senegalesi, o Busto Arsizio, dove tornano i roghi in piazza delle donne che la pensano diversamente, anche se, fortunatamente, solo in effige. E tanti altri, troppi, episodi squadristi di questi ultimi anni di cui c’è da perdersi, nell’elencare la violenza conseguente alla campagna d’odio della Lega, Casa Pound e Forza Nova, tollerata da molti altri, negata dai media e, funzionale a far dimenticare i veri problemi di questo paese, affogandoli in una guerra fra poveri.
In questi giorni sta uscendo nelle sale il film “Sono tornato”, scopiazzatura della versione tedesca “Lui è tornato”, con un taglio comico discutibile ed una lettura molto superficiale di cosa sia stato e di cosa è il fascismo, dimenticando che, al di là di ogni valutazione, commento, riscrittura e revisionismo (o negazionismo) il fascismo è in primo luogo violenza. Violenza fisica, sopraffazione, uccisioni, desaparecidos, stragi, guerre, e negazione delle libertà, razzismo, discriminazione. Il fascismo è far morire affogati i profughi in mare o congelati alla frontiera.
Il fascismo non è un momento passeggero della politica che può farsi più o meno autoritaria, una dittatura dolce, un … “prima gli italiani”. Non c’è stata idea politica in questo paese che non abbia concorso alla morte di così tanti italiani come il fascismo.
Di fronte a questo c’è chi pensa che un articolo della costituzione, una disposizione di legge, una mozione parlamentare, un ordine del giorno o un impegno istituzionale possano arginare la violenza montante. In realtà il fascismo si combatte rifuggendo la violenza, riconoscendo le diversità, non accettando nessun tipo di provocazione e garantendo altresì salute, scuola e lavoro a tutti. Il fascismo si combatte allargando i diritti e le libertà, civili, sindacali e sociali, non riducendole. Ma soprattutto il fascismo si combatte assumendo il coraggio di guardare in faccia la violenza politica, la sua banalità del male, la natura intrinsecamente anti-umana di ogni pensiero fascista.
La profonda provincia italiana ha di nuovo prodotto violenza. Qualcuno dirà “è un pazzo isolato”, molti purtroppo già stanno applaudendo lo sparatore del 3 febbraio a Macerata, incensandolo con un “Onore al camerata”. La maggioranza delle persone farà finta di nulla. Fino alla prossima violenza, fino a quando, forse, ci scapperà un linciaggio. O fino a quando si scoprirà che è troppo tardi per dire e fare qualcosa contro il fascismo.

 



 



 






martedì 25 aprile 2017

25 aprile 2017: per sempre in lotta - per sempre in resistenza


25 aprile 2017: per sempre in lotta - per sempre in resistenza
Alternativa Libertaria/fdca aderisce, promuove e partecipa alle manifestazioni nelle città in cui è presente
Antifascisti, perché nel ricordo di coloro che morirono sui monti per combattere il regime nazi-fascista, continuiamo la loro lotta oggi.
Antifascisti perché il fascismo si nasconde dietro il capitalismo più sfrenato, nelle barbarie dei morti sul lavoro, nella repressione sistematica di chi lotta per maggiori diritti e per la libertà, nell'omologazione di massa attraverso il consumo estremo e folle che rende ciechi di fronte ai bisogni e svuota le coscienze.
Il fascismo sono le politiche sulla sicurezza, basate su paure false indotte dai mass-media servi del potere e sulla crisi economica reale, che hanno trovato negli immigrati il capro espiatorio di tutti i mali della società.
Il fascismo oggi ha il viso di un imprenditore senza scrupoli, di giovani esaltati che vorrebbero riaprire i campi di sterminio per immigrati, di una telecamera in piazza che controlla ogni passo sospetto, di una discarica abusiva dietro un asilo nido.
Il fascismo è un governo totalitario schiavo del capitale e della chiesa che considera i morti tutti uguali tra fascisti e anti-fascisti, che fa della storia della gente carta straccia.
Il fascismo è l'incubo nascosto nei movimenti populisti, sovranisti e protezionisti che vorrebbero impadronirsi dell'Europa.

Il fascismo si combatte nelle piazze, con l'azione diretta, con la conquista maggiore di nuove libertà, con l'autogestione e con l'organizzazione dal basso.
Il fascismo non si sconfigge tra le poltrone di un governo o di una sala del consiglio comunale ma con l'assaporare il gusto della libertà in ogni attimo della vita.
Alternativa Libertaria/fdca
aprile 2017

sabato 3 ottobre 2015

CONOSCERLI PER ISOLARLI, ISOLARLI PER ELIMINARLI. La destra, più o meno estrema, in ambito ecologista e animalista in Italia

CONOSCERLI PER ISOLARLI, ISOLARLI PER ELIMINARLI.
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Per scaricare il pdf già versione di stampa in A5 vai QUI
(Per organizzare dibattiti e presentazione del dossier contattaci antispefa@autistici.org)
ANTISPEFA – Antispecisti Antifascisti Milano vuole essere un archivio di controinformazione sui tentativi di infiltrazione nell’ambito ecologista e antispecista della destra. La controinformazione è uno degli strumenti per riconoscerla ed isolarla, per smascherarla e combatterla.
Sulla Mappa online nel nostro blog antispefa.noblogs.org abbiamo iniziato a raccogliere le informazioni essenziali sui luoghi istituzionali, centri culturali, di ritrovo, attività commerciali e luoghi della memoria della destra in Italia per poi focalizzarci su “schede monografiche”. Un lavoro che necessita di continuo aggiornamento e che prende spunto da precedenti dossier, qui con uno sguardo specifico agli entrismi sulle questioni animale e ambientale per individuare questi rigurgiti nazi-fascisti che stanno proliferando in tutta la penisola, spesso mascherandosi sotto spoglie di associazioni, comitati e gruppi informali.
Nell’ecologismo e nell’animalismo, in questi ultimi anni, stanno affiorando sempre di più individui e gruppi che fanno diretto riferimento a ideologie razziste e fasciste o che non si dichiarano apertamente tali, rifacendosi a teorie e pratiche anticapitaliste, antimperialiste, addirittura antidominio. In questo primo lavoro iniziamo ad analizzare alcuni movimenti, gruppi e personalità delle istituzioni direttamente riconducibili al neofascismo o quelli che, pur definendosi apolitici, hanno in comune ambiti, metodi e linguaggio o che ne tollerano la presenza al loro fianco.

Si camuffano utilizzando simboli e frasi che appartengono al comunismo/anarchismo, persino all’animalismo/antispecismo, sventolando la necessità di superare la divisione tra destra e sinistra. Per loro, il fascismo scompare dall’attualità e, di conseguenza, anche l’antifascismo. Inoltre, non si devono sottovalutare, seppur ancora di limitata portata, quelle correnti identitarie che si rifanno a ideologie comunitariste e all’ecologismo sociale, che parlano di antispecismo e che uniscono primitivismo a pratiche federaliste, solidali, ma totalitarie; quelle visioni anarchiche declinate in modo da proteggere la comunità/stato da infiltrazioni esterne che ne possano “contaminare” la purezza.
È IMPENSABILE DARE SPAZIO NON SOLO AI FASCISTI E RAZZISTI DEL III MILLENNIO, MA ANCHE A CHI LI ACCETTA E NE CONDIVIDE ANALISI, PERCORSI E LOTTE.
Le iniziative animaliste, in particolar modo quelle in difesa dei cosidetti “animali di affezione” sono da loro facilmente strumentalizzate. La raccolta di cibo o gli appelli contro l’abbandono permettono a questi gruppi di avere visibilità in piazze, mercati o sui mass media, creando così uno spazio per veicolare le loro idee razziste, fasciste e di dominio. Nascondendo la loro vera faccia e mascherandosi come protettori degli oppressi riescono ad intrecciare relazioni con la cittadinanza e le istituzioni, rendendo poi nel tempo più difficile il loro allontanamento.
L’attenzione verso ogni singola fase di questa infiltrazione/assimilazione è importantissima al fine di evitare ad esempio quello che è successo in questi giorni a Torino, dove un corteo in solidarietà ad un canile oggetto di vandalismo, si è subito trasformato in una fiaccolata razzista contro l’adiacente campo rom e del tutto simile a quella del 2011, dove le stesse fiaccole furono utilizzate per dar fuoco ad un altro campo, insieme a tutta la vita umana e non che li conteneva.
Questo lavoro di monitoraggio è dedicato alla memoria di Clement Meric, attivista antispecista e antifascista, che il 5 giugno 2013 a Parigi è stato strappato ai suoi familiari, compagn* ed amic* da mani di estrema destra. Non è stato un attacco isolato e, subito, il Comitè pour Clement ha sottolineato come non si trattasse di un singolo caso, anzi, parte di una lunga serie contro chi ha orientamenti sessuali non etero, ha origini non francesi, religione od opinione politica diversa da questa feccia. Nonè un caso che il suo killer, Esteban Morillo, appartiene al gruppo Troisieme Vois ed è legato ad altri personaggi animalari neo-nazisti.
Il blog è seguito da attivisti/e che si battono per una liberazione a 360 gradi per tutti gli esseri viventi: liberazione dallo sfruttamento, dallo schiavismo, dal dominio, dalle discriminazioni (di specie, genere, religione e localizzazione geografica) e dalla competizione. Invitiamo tutti/e coloro che sono interessati/e e che hanno informazioni da condividere a partecipare a questo progetto, contattandoci a antispefa@autistici.org
CON IL SANGUE AGLI OCCHI: NON DIMENTICHIAMO! NON PERDONIAMO!
Per Clement, Dax, Abba, Renato, Carlos, Pavlovs, tutti coloro che ci mancano o che sono prigionier* per le loro lotte.
Luglio 2015 – Antispefa

martedì 22 settembre 2015

SORVEGLIANZA SPECIALE - il caso di Massimo Possamai TRENTO

Giovedì 10 settembre, si è svolta a Trento l'udienza sulla sorveglianza speciale contro Massimo. La sentenza ci sarà nei prossimi giorni o settimane. In attesa di un resoconto sul presidio-corteo di stamane, diffondiamo la dichiarazione che Massimo ha fatto in un'aula gremita di solidali. Dichiarazione all'udienza per la sorveglianza speciale I governi passano, ma gli articoli del codice penale restano. Leggendo alcuni libri di storia sulle lotte rivoluzionarie in questo Paese mi sono imbattuto nell'applicazione dell'"ammonizione" - che coincideva di fatto con l'attuale sorveglianza speciale e che si accompagnava spesso con l'imposizione del domicilio coatto - fin dal 1877. A farne le spese nella primavera di quell'anno furono i membri delle sezioni italiane dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori di cui il governo aveva decretato lo scioglimento. A differenza di altri Paesi, l'Internazionale era nata in Italia su posizioni socialiste antiautoritarie e federaliste, in una parola anarchiche. La propaganda di Bakunin e, soprattutto, l'eco gigantesca che aveva avuto la Comune di Parigi, massacrata nel sangue dalla Repubblica di Thiers, avevano portato al pieno sviluppo le idee più radicali presenti nel Risorgimento italiano, quelle di Carlo Pisacane. E per ironia della sorte, ad applicare l'ammonizione contro gli anarchici nella primavera del 1877 era stato il ministro degli Interni Giovanni Nicotera, tra i pochi sopravvissuti alla spedizione pisacaniana di Sapri. Il 25 giugno del 1857 erano partiti in trenta da Genova e, liberati trecento prigionieri dalle carceri di Ponza, erano sbarcati nel Cilento il 28 giugno allo scopo di far insorgere le plebi del Mezzogiorno contro il governo borbonico e contro i proprietari terrieri. Quell'"accozzaglia di inceppati e di galerati" (così li definiva la stampa locale borbonica) fu in buona parte uccisa e i corpi degli insorti, fra cui quello di Pisacane, arsi in un rogo il 1° luglio. Vent'anni dopo, un insorto diventato ministro degli Interni arrestava, ammoniva, mandava al domicilio coatto decine di anarchici colpevoli di voler ancora insorgere, ma questa volta contro la monarchia sabauda e i proprietari terrieri. Nel richiedere la misura della sorveglianza speciale contro di me, i Pubblici Ministeri Amato e Ognibene, per conto della Questura, sostengono che il mio comportamento "offende e mette in pericolo la tranquillità pubblica". Anche questa formula è tutt'altro che recente. Si trova anticipata quasi alla lettera dall'art. 426 di un vecchio codice penale, articolo votato nel 1879 sempre contro l'Associazione Internazionale dei Lavoratori, definita "associazione di malfattori". Si può dire tuttavia che il codice Zanardelli e poi il codice Rocco erano decisamente più "onesti" nel colpire anarchici, socialisti e comunisti, non nascondendo la natura politica della repressione. Il comma usato dalla democrazia, nell'anno 2015, dichiara invece di colpire con la sorveglianza speciale "coloro che per il loro comportamento debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l'integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica". Il legislatore monarchico e fascista tirava in ballo l'incitamento all'odio fra le classi sociali o il proponimento di sovvertire l'ordine costituito, e non affastellava nello stesso elenco i minori, la sanità e la tranquillità pubblica. Visto che, bontà loro, i PM non mi accusano di molestare minorenni, con l'uso tipicamente questurino della congiunzione "o" (che permette di inserire in un elenco tutto e il contrario di tutto) mi si vorrebbe sottoporre per due anni alla sorveglianza speciale e all'obbligo di soggiorno per aver messo in pericolo una alquanto generica "tranquillità pubblica". Si potrebbe facilmente dimostrare che la cosiddetta tranquillità pubblica - a meno che non si voglia restringere la "sfera pubblica" al dominio esclusivo di ricchi, industriali, politici, dirigenti e questori - è messa in pericolo più dalla paura di non riuscire a pagare l'affitto e dalle condizioni di lavoro ogni giorno più precarie che non dall'azione degli anarchici. Ma non si tratta certo di una svista del legislatore. Essendo volutamente fumoso il fine di queste misure, i criteri per la loro applicazione sono a dir poco discrezionali. Nella stessa richiesta di sorveglianza, infatti, si può leggere: "ai fini della legittima applicazione di una misura di prevenzione non sono richieste le prove necessarie per la condanna e neppure gli indizi "gravi" richiesti in materia ... , mentre sono sufficienti semplici indizi (...) in ordine al coinvolgimento del proposto nelle attività illecite che legittimano l'adozione dei provvedimenti di interesse". E infine una perla che avrebbe fatto inorgoglire i dottori dell'Inquisizione: "Anche dalla sentenza di assoluzione possono essere ricavati elementi indiziari certi utilizzabili ai fini della prevenzione". Alla Procura di Trento piace vincere facile. Prima mi fa arrestare all'interno di un'operazione definita "Zecche" (ah! che grottesco usare il latino "Ixodidae" per nascondere un linguaggio così smaccatamente mussoliniano...), poi, utilizzando quel castello di carte già crollato in tribunale, prova a mettermi in freezer per due anni senza bisogno di prove né di "indizi gravi". E infatti nei verbali della Digos usati nel fascicolo per la richiesta della sorveglianza speciale ritorna come se niente fosse il "GAIT (Gruppo Anarchico Insurrezionalista Trentino)", nome inventato dalla polizia politica per sostenere l'accusa di "associazione sovversiva con finalità di terrorismo" caduta nel corso del processo. La Procura sarebbe stata più coerente se avesse fatto un passo ulteriore: chiedere la sorveglianza speciale come risarcimento per l'impiego di mezzi e uomini dispiegato nella fallita operazione "Zecche". Non è forse riuscita a scrivere, nella richiesta di sorveglianza speciale, che "l'occupazione insistita di immobili è condotta che attenta la sicurezza e la tranquillità pubblica, ove si consideri, a tacer d'altro, dell'impegno (uomini e mezzi) impiegato per lo sgombero"? Convengo che bloccare un intero isolato con più di cento agenti, distruggere il tetto di un immobile e caricare occupanti e solidali abbiano scosso, a tacer d'altro, la tranquillità pubblica molto più dell'occupazione di un edificio vuoto da quindici anni. Ma far pagare - penalmente e, come vorrebbe il questore, anche economicamente - agli sgomberati le operazioni di sgombero è logica squisitamente torquemadesca. Giunto a conclusioni anarchiche verso i sedici anni, ho deciso di dedicare la mia vita a cambiare radicalmente questa società ingiusta e insensata. Ho tracciato la mia esistenza in tal senso e le numerose condanne elencate dalla Procura testimoniano che non ho mai cambiato idea. Che sono rimasto, proprio come diceva la polizia politica durante il fascismo per legittimare la misura dell'ammonizione o del confino, "insuscettibile di ravvedimento". E mi inorgoglisce il fatto di meritare, agli occhi di Questura e Procura, lo stesso provvedimento riservato dalla polizia sabauda e dall'Ovra a compagni ben più coraggiosi e combattivi di me. Se cercare di mettere in pratica i princìpi dell'etica più alta che per me l'umanità abbia finora concepito - il sogno di un mondo senza servi né padroni, la fine di ogni privilegio economico e di ogni dominio politico attraverso la rivoluzione sociale - significa essere un "delinquente abituale" (in altra epoca si sarebbe detto "malfattore"), allora, sì, sono un delinquente abituale. I cosiddetti onesti cittadini che mai infrangono le leggi sono gli stessi che stavano a guardare quando in questo Paese si deportavano gli ebrei e si fucilavano i partigiani. Perché anche allora a resistere, a disertare, a insorgere fu una minoranza, per lunghi anni guardata con sospetto, denunciata, confinata in una dolorosa quanto fiera solitudine morale. D'altronde che l'ammonizione fascista coincidesse in tutto e per tutto con la democratica sorveglianza speciale non l'ho imparato dai libri, ma ascoltando il mio amico e compagno Lionello Buffatto, comunista indomito, partigiano, antifascista della prima ora. Quando mi spiegava in cosa consistesse l'ammonizione che lo aveva colpito nel 1938, ho potuto notare che le restrizioni cui era stato sottoposto erano le stesse che il codice prevede anche oggi, con la sola eccezione che lui e gli altri ammoniti non potevano nemmeno, in quanto "cittadini indegni", camminare sul marciapiede. Lionello, morto a novantasei anni in una stanza della casa di riposo in cui al posto della televisione c'era una kefiah palestinese attorcigliata, era stato raggiunto dalla misura dell'ammonizione per aver partecipato alla famosa riunione cospirativa svoltasi al bosco della città di Rovereto. Temendo che l'ammonizione si trasformasse in confino o in carcere prese la via dell'esilio con la moglie Gina e il piccolo Uliano. Dopo essersi unito al maquis francese, rientrò nella città della Quercia nel maggio del 1945. E poiché la Procura, nella richiesta di sorveglianza speciale nei miei confronti, insiste, oltre che sulla mia partecipazione alla lotta contro il TAV in Valsusa, anche sulle recenti occupazioni di case e stabili abbandonati a Trento, vorrei raccontare qualcos'altro di Lionello. Tornato a Rovereto, egli fu nominato "commissario politico agli alloggi". In quanto tale, decise di requisire una casa vuota in via Setaioli di proprietà dei Costa (arricchitisi ben bene durante il Ventennio) per alloggiarvi una famiglia di povera gente. L'allora comandante in capo delle truppe alleate a Rovereto, un certo colonnello Somer, convocò Lionello in commissariato per dirgli che quella casa doveva essere restituita ai legittimi proprietari, nel frattempo alleatisi con la nuova classe dirigente. Alla risposta di Lionello che non era tornato in Italia per accettare ordini fascisti, il colonnello Somer lo fece arrestare. Poiché le carceri di via Prati erano state bombardate nel gennaio del 1945, Buffatto fu rinchiuso in una segreta del palazzo di Piazza Podestà dove oggi c'è la caserma della Finanza. (Tra l'altro in quei luoghi aveva operato la famigerata "banda Carità", detta anche dei toscanini, feroci seviziatori e torturatori al soldo dei nazisti, assolti tutti negli anni Cinquanta per aver agito "in stato di costrizione"...). Lionello fu liberato qualche giorno dopo grazie allo sciopero scoppiato in solidarietà con lui alla Manifattura Tabacchi. Vedete, signori giudici, la vita è una questione di occasioni e di prospettiva. Essendo nato e cresciuto in un'epoca piuttosto grama di slanci generosi e di coerenza, ho cercato i miei maestri fra i tanti morti e i pochi vivi che non hanno mai piegato la testa. Quello che sono riuscito a fare in tutti questi anni non è stato gran che, ma ho imparato una cosa importante. Ho imparato che ogni volta che mi sono battuto per ciò che consideravo giusto ho assaporato la gioia di essere a fianco degli onesti "malfattori" del passato e del presente; mentre ogni volta che ho ceduto mi sono sentito infelice e solo. Per questo vorrei dirvi, con meno retorica possibile, che non ho alcuna intenzione di cambiare condotta e che non esiste misura che possa tenermi lontano dai miei compagni e dalle lotte. Trento, 10 settembre 2015 Massimo Passamani

giovedì 14 maggio 2015

Verso il 23 maggio a Gorizzia - 16 maggio a Pordenone .

16 MAGGIO ORE 20.00 al PREFABBRICATO - Quartiere Villanova (PN) - Via Pirandello, 22 (dietro centro anziani) Si avvicina la data del corteo antifascista e antimilitarista del 23 Maggio a Gorizia. Una manifestazione transnazionale, che vedrà convergere nel centenario dell'entrata nella prima guerra mondiale, persone da tutta Italia, ma anche dall'Austria e dalla Slovenia. Durante la serata infopoint per la manifestazione e per la corriera verso Gorizia. ...Intanto noi andiamo avanti con le Serate Rebel: Sprong Boys - rock'n'roll-noyse from Treviso http://sprongboys.blogspot.it/ Veuve - stoner rock from Spilimbergo (PN) https://veuve.bandcamp.com/releases A seguire Dj-Set e solita bella gente. INGRESSO LIBERO E GRATUITO Banchetti distro, Chiosco ben fornito e tanti gattini per Salvini.

mercoledì 15 aprile 2015

25 aprile a Pordenone

Sabato 25 aprile dalle 9.00 Allerta ANTIFA in P.le Ellero dalle 10.30 Memoria Resistente all'ex caserma Martelli in ricordo dei 10 partigiani fucilati dai nazifascisti A Villanova presso il Prefabbricato di Via Pirandello, 22 dalle 16:30 CONCERTONE Punk-HC-Rock 'n 'roll con: -North East Rebels -Great Escape -Malfas -Ant Abuser -Daltonik Out Cry dalle 21:00 Rap-Militante con: -Cicatrice (PN) -Antony Kong (BL) -Invisibile (PN-VE) -C.U.B.A. Cabbal (Pescara CostaNostra) e Alla Consolle Vita*Dee (BL) CHIOSCO FORNITISSIMO E AUTOGESTITO BANCHETTI CON DISTRO ENTRATA LIBERA E GRATUITA Organizza PnRebel - Pordenone

lunedì 30 marzo 2015

PORDENONE: Fuori Casapound dalle scuole!

BASTA CAZZARI! FUORI CASAPOUND DALLE SCUOLE! Venerdì 27 si è tenuto un corteo di studenti contro il caro autobus. Di per sé, questa sembrerebbe una notizia positiva. Da troppi anni a Pordenone sul versante studentesco c'è il deserto; mentre i diritti degli studenti vengono asfaltati da qualsiasi governo e partito in Parlamento, tra controriforme dell'istruzione come la riforma Gelmini e la “Buona Scuola” renziana, la risposta degli studenti è sempre stata fiacca e apatica. Ogni giorno i presidi, futuri padroni assoluti delle scuole, ci ricordano esclusivamente i nostri doveri e se ne infischiano dei nostri diritti: si vietano le assemblee o le stesse vengono ridotte a farse una tantum, si limita la circolazione all'interno delle scuole di materiale di controinformazione e vengono tagliati sportelli e corsi di recupero. Questo anche grazie a rappresentanti d'istituto sempre pronti a chinare la testa di fronte ai presidi, venendo quindi meno al loro ruolo studentesco. Ben venga quindi la manifestazione di venerdì? ASSOLUTAMENTE NO! Hanno fatto di tutto per nascondersi e mentirci, passando a raccogliere le firme per le classi negando la loro identità, spacciandosi per “apolitici e apartitici” durante i volantinaggi, godendo della complicità dei rappresentanti di istituto, come quelli del Leopardi-Majorana, che li hanno aiutati a dissimulare chi sono. Gli organizzatori di questo corteo sono i fascisti del terzo millennio di Blocco Studentesco, giovanile di CasaPound Italia, partito di picchiatori, razzisti e omofobi. Questo gruppo politico, presente da poco tempo a Pordenone ma attivo in molte regioni italiane a diffondere odio e intolleranza, che ha avuto il merito di organizzare negli ultimi mesi, da quando hanno addirittura una sede in città, un'unica iniziativa a nome Blocco Studentesco, ovvero un italico torneo di beer pong pomeridiano, sta cercando di prendere in giro gli studenti spacciandosi per un gruppo di ribelli e rivoluzionari. Di rivoluzionario, però, non hanno nulla e anche la difesa dei diritti degli studenti sembra interessarli poco, visto che a parole si lamentano dei rincari degli autobus, ma poi non hanno avuto problemi, negli ultimi anni, a rendersi complici delle politiche e a candidarsi dentro le liste elettorali, a livello locale ma anche europeo, di partiti come il PDL di Berlusconi, Fratelli d'Italia (ex Alleanza Nazionale) e Lega Nord, che negli ultimi decenni hanno promosso miliardi di euro di tagli alla scuola pubblica e hanno condotto politiche di continua precarizzazione di migliaia di giovani lavoratori, nostri coetanei. Non vogliamo però far sembrare la questione puramente ideologica, per quanto, come giovani e studenti di Pordenone vogliamo ribadire che il fascismo, il razzismo, l'omofobia e il fatto di andare a pestare o accoltellare delle persone perché la pensano diversamente da noi o semplicemente perché hanno un abbigliamento alternativo, sono valori e azioni intollerabili che non possono trovare spazio all'interno di una qualsiasi società. Di questo corteo vogliamo contestare sia i metodi che gli scarsi contenuti della piattaforma politica di Blocco Studentesco. I metodi sono quelli descritti prima, ovvero il fatto che le poche firme raccolte in questi mesi, sono state recuperate mentendo su chi fossero e su cosa volessero fare con queste firme, mancando quindi completamente di rispetto e prendendo in giro gli studenti pordenonesi. Inoltre chiamando senza alcun preavviso un corteo, si sono appropriati di una problematica che riguarda tutti gli studenti per unico obbiettivo: fare propaganda e pubblicità al loro partito sulle spalle delle difficoltà della nostra comunità studentesca. Critichiamo, inoltre, la totale mancanza di contenuti e di prospettiva di questa manifestazione. Urlare semplicemente che i biglietti sono cari non risolverà la situazione. Grazie alle inchieste di pochi anni fa del CSPN e del Collettivo AUT, collettivi pordenonesi attivi durante il periodo dell'Onda e del No Gelmini, sappiamo che l'ATAP è un'azienda partecipata pubblica, i cui dirigenti sono stati scelti per nomina politica, ed ha un attivo pauroso che nel 2010 ammontava a oltre 5 milioni di euro. Ma l'azienda di trasporti, non utilizza questo denaro per migliorare il servizio. per assumere altri lavoratori o per abbassare le tariffe, ma per pagare i lauti compensi dei dirigenti. Ad esempio il presidente di ATAP Mauro Vagaggini, in quota PDL-Forza Italia, arrivato ormai al quattordicesimo anno di presidenza e fresco di rinnovo fino al 2016, sempre nell'anno 2010 è arrivato a guadagnare in un anno oltre 200.000€(!) tra ATAP e altre aziende sempre pubbliche. Si potrebbe andare avanti a parlare delle ruberie di ATAP e delle storture di un sistema di gestione basato su nomine politiche in cui ci sono le mani di quasi tutti i partiti cittadini. Ci chiediamo se Blocco Studentesco queste cose le sappia oppure le ignori. O peggio ancora se eviti di dirle visto che all'interno del CdA di Atap c'è pure un rappresentante in quota Lega Nord, partito loro alleato anche in vista delle elezioni comunali pordenonesi del 2016. Blocco Studentesco si è rivelato per quello che è: un gruppo di fascisti che prende in giro gli studenti pordenonesi e vuole solo farsi propaganda e pubblicità sulle nostre problematiche. Invitiamo tutte le studentesse e tutti gli studenti a NON partecipare al corteo farsa di Blocco Studentesco e partecipare insieme a noi alla costruzione di un collettivo che si occupi veramente dei diritti di tutti, degli studenti ma anche dei giovani lavoratori precari, dove il sesso, i gusti sessuali, la nazionalità o il colore della pelle e le diversità tutte non siano un discrimine ma una ricchezza e dove si possano creare dei momenti di confronto e di autoformazione sinceri e veramente controinformativi rispetto alle problematiche di Pordenone, della scuola pubblica e delle nostre vite. PN REBEL

martedì 3 marzo 2015

L’antifascismo non “Si Vende”

Volevano farci credere che la sede di Casapound di Cremona fosse chiusa per sempre, per raffreddare la rabbia degli antifascisti, ma il nostro impegno non si arresta con un semplice cartello “vendesi”. Il clima di tensione, creato dalla presenza di questa sede e dalle aggressioni subite dai compagni – come quella di Emilio, tuttora ricoverato in gravi condizioni, non sono bastate a smuovere le coscienze dei benpensanti. Sono ancora in molti a credere che sia solo uno scontro tra bande. La riapertura dell’attività del gruppo neofascista di Casapound, con la presenza di blindati della polizia a protezione, è una provocazione verso tutti coloro che hanno subito le aggressioni di questi mesi e alla coscienza antifascista di questa città. A coloro che anteponevano le vetrine rotte di alcune banche alla testa rotta di Emilio, e per questo chiedono la chiusura dei centri sociali e non la chiusura del covo fascista di Casapound, vada tutto il nostro disprezzo mentre sulle autorità cittadine ricada la responsabilità di un nuovo ed eventuale innalzamento del clima di tensione. Nel corso degli anni Casapound si è macchiata di delitti e di aggressioni continue, generando odio xenofobo e intolleranza verso i diversi ovunque essi siano presenti. A coloro che si sono attivati in solidarietà al compagno Emilio dopo l’aggressione subita, anche se con modalità diverse e non sempre convergenti, chiediamo l’impegno a mobilitarsi affinché l’antifascismo e l’antirazzismo diventino sempre più coscienza collettiva. Obiettivo comune di tutti coloro a cui sta a cuore la difesa dei valori antifascisti deve essere la chiusura di Casapound a Cremona, senza se e senza ma. Alternativa Libertaria /Fdca Fed. cremonese

venerdì 23 gennaio 2015

Giorno della Memoria: MAI PIU' FASCISMO!

Il PNREBEL torna in piazza dopo il presidio contro le derive fasciste e xenofobe in città dello scorso 10 gennaio per ricordare Olocausto e Porrajmos e per ribadire come quella storia non è finita ed oggi ci sono ancora rigurgiti sotto quel segno d'odio e Pordenone e la regione dove abitiamo non può rimanere indifferente. - Interventi a microfono aperto + banchetto distribuzione materiale informativo - Sound System - Open Mic con RAP Live di Cicatrice, Invisibile e altri della scena pordenonese [Piccola anteprima del prossimo Block Party 2.0] Solidarietà al CSA Dordoni e a* compagni* che hanno subito l'ennesima vile azione squadrista da parte di Casapound, saremo in piazza anche per voi e per Emilio in gravissime condizioni #EmilioResisti sabato 24 ore 16 piazzetta Cavour Pordenone Vi aspettiamo numerosi* Ama la musica, odia il razzismo No Nazi in my town!

martedì 20 gennaio 2015

solidarietà da Genova - comunicato della Sezione Nino Malara Genova A lternativa Libertaria/FdC A

Aggressione fascista al CS A Dordoni di Cremona Alternativa Libertaria/FdC A - sezione Nino Malara di Genova esprime tutta la propria solidarietà e vicinanza ai compagni del Centro Sociale Dordoni per la vile aggressione subita da parte dei fascisti di Casa Pound. A l compagno Emilio, ora in coma farmacologico, esprimiamo oltre alla solidarietà la promessa di impedire che quanto capitato a lui possa capitare ad altri. Ti aspettiamo nuovamente in forma e accanto nelle nostre lotte Emilio! E’ con ferma condanna e rammarico che ultimamente assistiamo troppo di frequente ad episodi che pensavamo non potessero riproporsi mai più. E’ evidente come quanto stia avvenendo vada di pari passo con una fase storica che vede la perdita di numerosi diritti in ambito lavorativo, sociale e sanitario e, decisamente preoccupante e significativo, lo smantellamento della scuola pubblica con la conseguente impossibilità di offrire una istruzione laica e il più possibile ampia . Tale situazione è terreno fertile per il fermentare di rigurgiti fascisti che trovano, in determinati contesti, l’ambiente idoneo per il reclutamento e lo sviluppo della loro esistenza. E’ ferma intenzione impedire che tali semi germoglino ulteriormente e ci impegneremo affinché vengano sradicati in profondità . Questo è il nostro impegno e la promessa nei confronti di chiunque, insieme ad Emilio, sia stato vittima di questi infami. Le sedi di Casa Pound sono unicamente dimora per la violenza, l’ignoranza e la paura di chi SI VUOLE CREDERE diverso dallo stereotipo distorto di una presunta normalità! Non solo dovrebbero essere chiusi quelli esistenti ma M A I PIU ’ dovrebbero sorgere ulteriori spazi dove possano germogliare le nere idee. Non ci stupisce che ad ogni evento similare, tali soggetti, trovino protezione da parte di forze dell’ordine asservite ad un regime che non teme nemmeno più d’essere riconosciuto quale tale. A lternativa Libertaria/FdC A Sezione Nino Malara Genova

IX Congresso Nazionale della FdCA

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1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)