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domenica 1 novembre 2020

Il Cantiere - ottobre 2020


 












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Uscire dalla gabbia dei sacrifici


Questo numero de “il Cantiere” esce in concomitanza dell'inasprimento della epidemia del Covid-19. Abbiamo già scritto sulle responsabilità e delle condizioni in cui le lavoratrici e i lavoratori si sono trovati nell'affrontare il virus. 

Non abbiamo competenze specifiche per dare risposte epidemiologiche, né pensiamo, in questa fase di aggiungere opinioni che vadano a sommarsi alla già confusa letteratura sull'argomento. 

Ci limitiamo a registrare i fatti. Il sistema sanitario è nuovamente in affanno, le terapie intensive rischiano di non essere sufficienti per tutti quanti ne necessitano, il rischio è quello di trovarsi nella condizione di scegliere chi curare e chi no. 

In questa situazione, dove la salute diventa la preoccupazione principale e le incognite della tenuta economica incombono su interi settori produttivi, ogni altro argomento sembra perdere di importanza.  

I richiami per una collaborazione partecipe che dalle istituzioni alla chiesa vengono per battere la pandemia sono pressanti ed evocano ancora una volta l'immagine della barca su cui tutti saremmo imbarcati. 

Una storia che periodicamente si ripete. 

Coloro, lavoratori e ceti popolari, che subiscono le contraddizioni dei sistemi economici- sociali, sono gli stessi che si fanno carico delle conseguenze in termini di fatica, sofferenze e miseria. 

Al riguardo ricordare l'apologo di Menenio Agrippa non è un vezzo storico, quel 494 a.c. segna una data emblematica nella subalternità dei ceti meno abbienti nei confronti dei ceti possidenti. Argutamente Marx commentò che Agrippa non aveva spiegato come, riempiendo la pancia dei patrizi, si potessero nutrire le braccia dei plebei. 

La crisi pandemica non ha intaccato la pervasiva attualità dell'apologo di Agrippa. Non solo braccia che nutrono pance altrui, ma anche una barca che ammesso che vada a fondo vede “schiavi” salariati a svuotare le sentine, mentre sulla tolda i “signori” continuano a gozzovigliare. 

Oggi con linguaggio diverso che cerca di irretire i lavoratori con la prospettiva di un lavoro auto-diretto la Confindustria ripropone lo schema dell'apologo. 

“ Questo moderno “Homo faber” deve sentirsi ed essere partecipe, artefice orgoglioso del processo di creazione del valore.” Confindustria "Il coraggio del futuro. Italia 2030-2050" 29 settembre 2020

Non appare casuale l'utilizzo del latino homo faber che è parte della locuzione latina ”homo faber fortunae suae”, che significa letteralmente «l'uomo è l'artefice della propria sorte». Nella sua espressione originaria la locuzione si riferiva all'essere umano nella sua generalità e sottolineava la capacità dell'uomo di essere artefice del proprio destino, capace di creare, costruire, trasformare l'ambiente e la realtà in cui vive, adattandoli ai suoi bisogni . 

Nello schema di confindustria l'homo faber è quello che fa riferimento al nuovo lavoratore iper flessibilizzato, agile, somministrato, legato all'impresa solo per essere sfruttato e abbandonato alle politiche di sostegno al reddito e quindi alla fiscalità generale quando i profitti calano. L'artefice orgoglioso del processo di creazione del valore è il lavoratore agile prodotto dalla pandemia. “ lo smart working, infatti, può essere un terreno ideale per portare avanti questa maturazione culturale che chiede di “essere” partecipativi: non è certamente foriero di risultati stabili pensare la partecipazione in termini di “avere” – cioè ottenere attraverso la contrattazione –se poi la mentalità di fondo è e rimane quella “antagonista”. “ 

Ancora una volta come nel 494 a.c. si pretende di socializzare la creazione del valore e non si pone la necessità di socializzare la distribuzione della ricchezza. 

La presunta sinistra istituzionale e le stesse confederazioni sindacali hanno accreditato il paradigma “fate sacrifici, accettate riduzioni di salario, precarietà del lavoro, il jobs act e l’economia ripartirà; e se riparte l’economia ci saranno più benefici per tutti.” 

Non farsi ingabbiare in questo schema è il presupposto per lasciare aperta una prospettiva di cambiamento.

 I rapporti di forza non consentono oggi di pensare a grandi battaglie, ma come proviamo ad argomentare negli articoli di questo numero vi sono le potenzialità per avviare una stagione di lotte capace di unificare la classe partendo dalla difesa del contratto collettivo nazionale, dalla richiesta di significativi aumenti salariali e dall'avvio di una vertenza generale sulla riduzione dell'orario di lavoro.

Obiettivo questo ultimo che coniugato a livello europeo può gettare le basi per un nuovo e forte processo di solidarietà internazionale dei lavoratori.

martedì 24 febbraio 2015

Alla conquista dell'organizzazione, verso il Social Strike europeo - documento conclusivo del secondo strike meeting di Roma

Strike Meeting, II atto Alla conquista dell'organizzazione, verso il Social Strike europeo Obiettivi principali del II atto dello Strike Meeting – li abbiamo chiariti fin dall'inizio – sono stati: il consolidamento e l'articolazione della coalizione sociale e l'estensione europea del processo dello Sciopero sociale. Dopo tre giornate assai ricche di confronto, non possiamo che ritenerci molto soddisfatti, la strada intrapresa è quella corretta. Tre giornate, occorre ricordarlo, segnate da una partecipazione quantitativamente maggiore del primo episodio del Meeting, ancora più eterogenea, con riferimento alle soggettività coinvolte, qualitativamente molto avanzata. Tra le plenarie e i workshop l'insistenza programmatica della discussione, già decisiva nel Meeting dello scorso settembre, è stata approfondita e, nello stesso tempo, estesa. Basta citare nel dettaglio la giornata di sabato, quella dei workshop sulle vertenze e la campagne comuni, per cogliere le novità più rilevanti. • L'apertura, a partire dal decisivo confronto tra i freelance e i professionisti atipici e degli ordini, della riflessione e della mobilitazione sulla fiscalità e la previdenza. Equità fiscale e previdenziale saranno i temi al centro del Tweet-storm del 20 febbraio (in coincidenza con il Cdm che riprenderà la delega fiscale), della mobilitazione del 27 febbraio sotto la Cassa forense (promossa dagli avvocati di MGA), della mobilitazione di marzo contro l'aumento dell'aliquota della Gestione separata INPS. • L'insistenza, ricorrente in più workshop, sui nodi del lavoro gratuito e della disoccupazione giovanile, da articolare su diversi territori sociali. In primo luogo, quello segnato dalle mobilitazioni sulla Youth Guarantee, che hanno indicato nel 28 di marzo una data di agitazione e conflitto contro le agenzie per il lavoro e il business della disoccupazione giovanile, nel tentativo di organizzare su base regionale gli oltre 400 mila iscritti al programma, favorendo la costituzione e federazione di “Youth Corner”, dispositivi di informazione e aggregazione dei giovani precari/NEET. In secondo luogo, quello individuato dalle mobilitazioni contro il modello proposto da EXPO, che hanno trovato una ampia convergenza sulla necessità di animare una campagna di rifiuto e opposizione radicale al freejob. In terzo luogo, il mondo dell'università e della ricerca, nel quale studenti e ricercatori universitari – che dopo anni di difficoltà sono tornati a elaborare analisi e percorsi di mobilitazione comuni – avvieranno percorsi di mobilitazione centrati, in particolare, sul tema della dismissione della ricerca pubblica e sul dispositivo degli stage e dei tirocini curriculari, a partire dalla necessità di ribaltare i principi di governo degli atenei, che passano per i meccanismi di valutazione, e di lottare contro definanziamento e privatizzazione. • L'avvio di un confronto proficuo attorno al nodo del governo europeo della mobilità, dello sfruttamento del lavoro migrante e del business umanitario. Il “permesso di soggiorno minimo di due anni” su scala europea svincolato dal reddito, dai “punti” e dal contratto di lavoro è stato indicato come rivendicazione centrale per una campagna contro il ricatto permanente che segna le vite delle lavoratrici e dei lavoratori migranti e che in questi anni è stato una leva fondamentale su cui hanno poggiato processi più generali di frammentazione del lavoro e precarizzazione. • In attesa del decreto renziano sulla “Buona scuola” (si dice il 28 febbraio), e dunque del rilancio delle mobilitazioni di studenti e docenti, il mondo degli insegnati precari ha elaborato una vertenza comune a partire dalla sentenza della Corte di giustizia europea contro la precarietà nella scuola italiana, a partire dalla quale è possibile offrire un terreno comune di mobilitazione contro la definitiva istituzionalizzazione della precarietà nella pubblica amministrazione. • Una convergenza importante è stata stabilita tra le mobilitazioni contro lo Sblocca Italia, le devastazioni ambientali e le privatizzazioni, e quelle che, a partire da Milano e dalle giornate del 30 aprile, 1 e 2 maggio, si opporranno al dispositivo “EXPO”. Le mobilitazioni di Milano sono un passaggio centrale nella contrapposizione alle trasformazioni sociali e culturali che il neoliberismo impone. Un passaggio fondamentale da costruire e attraversare. In più, la questione della Sanità e della salute è stata al centro, tanto del confronto sulle privatizzazioni quanto della proposta, emersa dal Gender Strike, di federare esperienze di mutualismo, in particolare quelle in grado di scardinare l'impostazione familistica del welfare italiano. • Dal workshop dedicato al lavoro culturale, creativo e dello spettacolo, è emersa l'esigenza di focalizzare il modo in cui il Jobs Act e i decreti attuativi, insieme al Decreto Valore/Cultura, interagiscono e degradano ulteriormente il multiforme panorama, già privo di tutele, del lavoro culturale. La campagna dedicata al lavoro culturale, quindi, centrerà l'azione su proposte di organizzazione cooperativa e mutualistica della produzione culturale. Per dare forza alle campagne che già da domani, con tanti altri oltre i soggetti che compongono la coalizione del Meeting, metteremo in campo, e per riprendere con altrettanta forza la mobilitazione contro il Jobs Act, di cui al momento sono stati approvati soltanto due decreti attuativi, proponiamo una giornata di convergenza nazionale per aprile, con forme da definire. Una giornata di lotta che abbia al centro gli elementi programmatici trasversali alle diverse campagne: salario minimo europeo (di 15 euro), reddito di base e welfare europei, permesso di soggiorno minimo. Come già detto, il Meeting ha deciso di avviare una nuova sperimentazione organizzativa: uno spazio di coordinamento e di consultazione permanente della coalizione per connettere e mettere a verifica le campagne, per elaborare le priorità politiche comuni, per disporre l'agenda condivisa contro sfruttamento e precarietà. Si tratterà di incontri itineranti che scandiranno il processo organizzativo tra un Meeting e l'altro, nel tentativo di consolidare, per quanto possibile, esperimenti di sindacalismo sociale, di mutualismo nei diversi territori ma soprattutto di organizzazione e comunicazione politica tra chi ogni giorno fa esperienza, nei modi più diversi, della precarietà. La tre giorni si è conclusa con una partecipata assemblea che ha coinvolto collettivi e attivisti provenienti da Grecia, Germania, Francia, Regno Unito, Portogallo, Svezia, Irlanda, Spagna e Francia. Non è la prima volta che si discute di Sciopero sociale sul piano transnazionale: già durante il Blockupy festival a Francoforte e il forum sulla precarietà di Lisbona è stata avviata la discussione sulla possibilità di organizzare uno sciopero continentale capace di unire le diverse condizioni sociali esistenti in Europa, a partire da pretese e prospettive comuni. É però la prima volta che questo accade all'interno dello Strike Meeting. Si tratta di un passaggio importante per il riconoscimento pieno, anche sul piano organizzativo, dell'Europa come orizzonte minimo della nostra azione politica. L'assemblea transnazionale è stata importante anche per i temi discussi, le proposte fatte, le decisioni prese. La fase politica che stiamo vivendo è caratterizzata dalla produttiva incertezza delineata dal risultato delle elezioni in Grecia. Incertezza che apre la possibilità – e al tempo stesso rende urgente – di fare un passo avanti nella costruzione di un'iniziativa politica che sappia avanzare punti di programma comuni. Costruire intorno a questi punti la prospettiva di uno Sciopero transnazionale è la scommessa assunta dall'assemblea. Le questioni in campo sono tante e i modi di intervento diversi. Tuttavia intendiamo continuare ad allargare la discussione intorno alle quattro pretese/campagne discusse durante tutto lo Strike Meeting. Nel corso dell'assemblea è emersa inoltre la necessità di trovare momenti di coordinamento e azione per far crescere l'organizzazione sul piano europeo, in vista della realizzazione di uno Strike Meeting transnazionale entro l'estate. In questo senso, è stata avanzata la proposta di una giornata di azione (a giugno) sul tema della disoccupazione. È con questo spirito che parteciperemo alla giornata di mobilitazione convocata a Francoforte il 18 marzo dalla rete Blockupy, coordinando il processo di mobilitazione all'interno di una cornice comunicazione, 19 marzo all'assemblea sullo sciopero sociale transnazionale proposta dagli attivisti di Blockupy meets Amazon, alla quale è prevista la partecipazione di attivisti e realtà lavorative provenienti da divesi paesi europei. Per coordinare la discussione su questi temi e rafforzare il percorso sarà implementata la mailing list internazionale sul Transnational Strike creata in seguito al workshop organizzato a Francoforte. Siamo consapevoli che la sfida lanciata da questo II atto del Meeting è molto ambiziosa. Un conto è organizzare al meglio una scadenza autunnale, altro conto è dare continuità organizzativa a una sperimentazione innovativa come quella dello Sciopero sociale. Si tratta di mettere in gioco, con coraggio e generosità, il meglio di noi stessi, in un panorama, quello italico, tutt'altro che semplice. Si sa, non siamo abituati ad abbassare la testa, e non lo faremo certo adesso. Let's unite for the European Social Strike! Roma 13-14-15 febbraio 2015 Coalizione dei Laboratori dello Sciopero sociale

giovedì 27 novembre 2014

Oklahoma (USA): l'IWW solidarizza con la campagna #YesAllDaughters contro gli stupri nelle scuole

Oklahoma (USA): l'IWW solidarizza con la campagna #YesAllDaughters contro gli stupri nelle scuole Documento di solidarietà dell'Oklahoma IWW con #YesAllDaughters Studenti e studentesse della Norman High School a Norman, in Oklahoma, usciranno dalle loro classi alle 9.20 di lunedì 24 novembre per essere salutat* da centinaia di attivist* e sostenitori/trici solidali con loro con grande coraggio. Perchè? Per tutto lo scorso semestre, uno studente di 18 anni della Norman High School ha violentato tre studentesse, ha reso pubblico lo stupro ed umiliato le vittime. Queste ragazze hanno subito atti di bullismo e maltrattamenti: una è stata costretta a lasciare la scuola a causa delle continue minacce; un'altra non riusciva più ad entrare a scuola perchè aggredita dagli amici dello stupratore. Ad un'altra che aveva reagito alle molestie è stato chiesto di lasciare la scuola per il resto dell'anno finchè le cose non "andavano a posto". L'amministrazione scolastica ha punito le vittime per auto-difesa e non ha fatto nulla per colpire gli stupri, le aggressioni sessuali e le molestie all'interno della comunità scolastica. Un coraggioso gruppo di studenti/esse, sostenitori/trici ed amici/che delle vittime hanno deciso di prendere l'iniziativa contro questa ingiustizia. Tre settimane fa, dopo riunioni in un caffè ed in casa, un ristretto gruppo organizzativo ha pensato come costringere l'amministrazione ad affrontare la questione. Tramite la cooperazione con attivist* e media locali, è nata la campagna #YesAllDaughters che ha ottenuto quasi 5000 likes in due settimane, portando i media ad interessarsi alla questione (tra cui un gruppo editoriale di Jezebel) e centinaia di studenti/esse e sostenitori/trici a manifestare fuori della scuola il lunedì successivo. In quanto sindacato impegnato nella abolizione del patriarcato e di tutte le forme di sfruttamento, l'Industrial Workers of the World (IWW) si schiera solidale con quest* studenti/esse ed era presente alla manifestazione. Christophe Parsons, delegato per l'IWW dell'Oklahoma IWW, ha fatto parte del gruppo degli organizzatori. Parsons ha dichiarato che: "In quanto amico delle vittime ed in quanto sindacalista rivoluzionario impegnato nella costruzione di un nuovo mondo, l'inazione non era possibile. Sono orgoglioso de* mie* compagn* di scuola e dei/lle sostenitori/trici nel quartiere che si sono strett* intorno a queste ragazze, e sono orgoglioso del mio sindacato che ha dimostrato un'incredibile solidarietà e sostegno per questo evento." "Chiunque nega il ruolo del patriarcato all'interno dell'oppressione, chiunque fa propri l'uguaglianza di genere ed il femminismo non può dirsi rivoluzionario. L'IWW dell'Oklahoma non resterà silente di fronte ad una simile ingiustizia commessa contro le nostre ragazze e che ha colpito la nostra comunità" ha dichiarato Parsons. L'IWW-Oklahoma fa propria la rabbia degli/lle studenti/esse-attivist* e si schiera a fianco della loro lotta e per la lotta di tutte le vittime del patriarcato. #YesAllDaughters ______________________________________________________________________________ Oklahoma Industrial Workers of the World (traduzione a cura di ALternativa Libertaria/fdca-Ufficio relazioni internazionali)

martedì 11 novembre 2014

CONVEGNO: LA REPRESSIONE AZIENDALE NEI POSTI DI LAVORO

CONFEDERAZIONE UNITARIA DI BASE, CONFEDERAZIONE COBAS, SLAI COBAS TOSCANA, USI-AIT TOSCANA, IL SINDACATO E' UN ALTRA COSA OPPOSIZIONE CGIL TOSCANA organizzano il CONVEGNO: LA REPRESSIONE AZIENDALE NEI POSTI DI LAVORO Sabato 29 Novembre 2014 dalle ore 9.30 alle ore 17.00 Firenze presso il Saloncino del Dopo Lavoro Ferroviario in via Alamanni 1. Oggi in Italia il livello di repressione perpetrato dalle aziende sui posti di lavoro è intollerabile in tutti i settori: trasporti, poste, sanità, logistica ecc... sono solo alcuni degli esempi più evidenti. Se Poi vogliamo considerare il settore appalti, un inferno senza diritti e prospettive, la situazione è disastrosa. Un'azione punitiva sistematica, che colpisce da un lato gli attivisti sindacali come mezzo di repressione della loro libertà di iniziativa e dall'altro tutti i lavoratori, vincolandoli all'obbligo di fedeltà aziendale tramite provvedimenti disciplinari ed il ricatto del posto di lavoro. Discutiamone insieme attraverso testimonianze dirette, condividiamo le situazioni di lotta e sviluppiamo la solidarietà in favore dei lavoratori colpiti. Insieme troviamo la via unitaria e le strategie comuni per difenderci e tutelare i nostri diritti, il nostro futuro e la dignità di questo paese. Interverranno molti dei lavoratori colpiti tra cui Riccardo Antonini, Edoardo Todaro e saranno rappresentate diverse tra le realtà di repressione più emblematiche come: le multe nel Trasporto Pubblico Locale, la repressione sistematica in Ferrovia, il clima di terrore negli appalti, le sanzioni della Sanità e del Pubblico Impiego, la svendita dei diritti in Alitalia, la Trafiliera Gilardi e tanti altri. PARTECIPA E PORTA IL TUO CONTRIBUTO! INSIEME, RIPRENDIAMOCI IL NOSTRO FUTURO! 25 ottobre 2014 Senzapatria www.senzapatria.bloog.it

venerdì 24 ottobre 2014

Verso lo sciopero generale e sociale nel mondo del lavoro, nei territori, nelle piazze.

Unità nella lotta, unità nell'opposizione, unità nella ricostruzione sociale delle libertà e dei diritti. Come era facilmente prevedibile le rassicurazioni diffuse e propagandate a piene mani da politici, affaristi, finanzieri e confindustriali sulla possibilità di riprendersi da quella che veniva chiamata crisi si sono dimostrate una colossale bugia. Con una ingombrante operazione di depistaggio mediatico all’insegna di “dobbiamo abbattere il debito pubblico” o “ dobbiamo abbattere le Tasse”, “l’Europa ce lo chiede”, “ dobbiamo rispettare i vincoli del deficit imposto” , si è proceduto alla cancellazione quasi totale dei diritti dei lavoratori. Sacrificati sull’altare del profitto dei pochi ed ipotecato ogni futuro, ciò che ci aspetta sarà una miseria sempre più diffusa nei prossimi decenni; non si potrà mai più tornare ai livelli di vita precedenti, la ristrutturazione del capitale in atto non prevede nessuno scambio, fissa il livello di mercificazione dei lavoratori al massimo ribasso, vicini alla schiavitù, piegati al ricatto della più violenta concorrenza tra poveri. Il Jobs Act non è altro che il tentativo finale di rompere quelle sacche di resistenza solidale che ancora resistono nel mondo sindacale, spezzare il legame sociale dei lavoratori e metterli in condizione di non poter contrattare collettivamente le proprie condizioni sociali, mettendo a rischio il rapporto sindacato- lavoratore, togliendo ruolo a quest’ultimo e salvaguardando una burocrazia sindacale complice delle scelte del capitale. Oggi le piazze si riempiono di lavoratori che non hanno mai abdicato! Lo confermano le mobilitazioni e gli scioperi nazionali nel settore scuola e contro il Jobs Act (17 settembre, 10 ottobre, 24 ottobre e 25 ottobre, 14 novembre,....) nella logistica (16 ottobre), quelle locali (metalmeccanici a Torino il 17 ottobre, Bologna il 16 ottobre....) Con le difficoltà che l’attacco padronale crea alla organizzazione sindacale rispondiamo dunque con la nostra capacità di mobilitazione, ben sapendo che la costruzione di un rapporto di forza favorevole alla nostra classe passa per un lavoro lungo e meticoloso, dal basso, per riconnettere lotte ed esperienze, che metta al lavoro l’intelligenza e la volontà di tutti al fine di ricostruire la partecipazione dei lavoratori scomposta in troppe filiere. Sappiamo però che non potrà essere il Governo a risolvere il problemi dei lavoratori. Chi oggi siede sui banchi del parlamento non può essere la soluzione ai problemi sociali che hanno contribuito a scatenare; la classe politica europea, mediocre ed arraffona, è l’espressione del grande capitale, in piena fase di ristrutturazione e consapevole che i livelli di accumulazione si garantiscono con la forza contro i lavoratori Milioni di disoccupati, sottoccupati, ricattati, poveri sono la fotografia di questa Europa travolta dalla violenza della crisi capitalistica, non si intravedono salvatori all’orizzonte e nemmeno ne auspichiamo la stregonesca necessità. Ancora una volta tocca agli uomini ed alle donne che questa crisi la subiscono costruire gli strumenti politici e sindacali a difesa della classe dei lavoratori. L’arroganza del potere non riesce più a nascondersi dietro le elemosine caritatevoli che si vogliono sostituire a diritti universali: è sotto gli occhi di tutti ormai, nei fatti, questa classe di politicanti e di affaristi ormai messi a nudo, e chi ancora coltiva riserve, a su coloro i quali pensavano di trovare nel governo amico la possibilità di salvare l’apparenza della funzione burocratica del sindacato pesano i fatti a loro smentita. Oggi, dopo la tragedia scaturita dalla legge Fornero del governo Monti sulla condanna al lavoro a vita per gli occupati e per l’esclusione a vita dal mondo del lavoro di milioni di giovani (legge votata dallo stesso ceto politico che oggi siede sugli scranni dorati del parlamento), dopo che un ceto burocratico sindacale non adatto a questo livello di conflitto ha abdicato alla lotta, sono ancora i lavoratori, i giovani, i disoccupati, i ceti subalterni che riprendono il cammino per le strade e per le piazze di tutta Europa a creare conflitto e dare speranze in una risposta solidale ed egualitaria, democratica e libertaria, come sempre è l’impegno di tutti in prima persona che può mutare lo stato di cose esistente. E non sicuramente un ceto burocratico e politico ormai screditato ed inutilizzabile alle sfide di oggi dei lavoratori europei. Il Jobs Act, il patto di stabilità, la “buona scuola renziana” e le politiche sociali di questo governo non si possono cambiare; non si possono creare illusioni e spacciare per buone mediazioni sociali inaccettabili. La ripresa della lotta di classe passa anche attraverso la lotta contro i governi dell’oligarchia finanziaria, e quindi anche contro il governo Renzi. Nei luoghi di lavoro e nei territori, saldando le diverse soggettività e le generazioni in una mobilitazione globale, valorizzando le diversità sindacali nel sindacalismo conflittuale, accumulando capacità di lotta e di progettualità dal basso, per costruire l'alternativa libertaria. Verso lo sciopero generale e sociale nel mondo del lavoro, nei territori, nelle piazze. Unità nella lotta, unità nell'opposizione, unità nella ricostruzione sociale delle libertà e dei diritti. Federazione dei Comunisti Anarchici www.fdca.it

mercoledì 4 giugno 2014

verso l' 11 luglio

Da radio onda d’urto L’undici luglio i capi dell’Europa vogliono incontrarsi per decidere del nostro futuro. Saremo presenti anche noi, perché quel giorno sotto i riflettori dell’Europa si imponga la voce di quanti non trovano rappresentanza dentro queste istuzioni; di quanti, anzi, abitualmente ne pagano i costi, col proprio impoverimento, con la propria precarizzazione, con la perdita di autonomia e di controllo sulle proprie vite. Di fronte a processi di impoverimento drastici di fasce crescenti della popolazione, la governance europea risponde con vertici come questo, col ricatto che lega il reddito e l’inclusione sociale alla disciplina del lavoro e di una produttività sempre maggiore. Noi riteniamo, invece, che la ricchezza non sia sottoprodotta, ma mal distribuita; che il problema non sia lavorare di più, ma sganciare le nostre vite e il nostro diritto a vivere degnamente dalle strategie con cui governanti ed imprenditori ristrutturano il mercato del lavoro. A chi ci vuole imporre dall’alto un discorso sulla nostra “occupazione”, contrapponiamo un discorso allargato, che ponga la questione del reddito, della precarietà, dei beni comuni, di una battaglia radicale contro lo status cui sono costretti i migranti e i profughi. Questo vertice coinciderà anche con l’apertura di un semestre europeo governato da quel Renzi che ha messo d’accordo in Italia tutte le frazioni del padronato, il media maistream nella sua totalità, presentandosi come il miglior allievo e collaboratore della dottrina di austerity imposta dalla Trojka. Diventa ancora più urgente, dunque, allargare ad un orizzonte europeo il fronte dell’opposizione alle politiche del nostro impoverimento. Costruendo una mobilitazione vasta e che vorremmo transnazionale. Immaginando un’opposizione alla Trojka che si sottragga all’alternativa impotente Europa sì/Europa no. Che guardi ad un continente della conflittualità in divenire da produrre con le pratiche dei movimenti sociali perchè l’unica progettualità davvero comunitaria è quella che passa per l’abbattimento delle gerarchie che ci opprimono e la redistribuzione delle ricchezze che ci sono sottratte. Costruire un percorso comune vuol dire gettare le basi che lo rendono possibile. Per questo l’assemblea ha chiesto, fin dai primi interventi, trovando conferma, la convocazione di uno sciopero generale per la giornata dell’11 luglio, per permettere la partecipazione di tutti i lavoratori. Vuole anche dire sedimentare una forza che venga dai percorsi che possiamo costruire sui territori e che apra alla possibilità di una stagione da rilanciare. Non ci interessa costruire eventi quanto attivare processi, con un passato ed un futuro di possibilità. Per questo ci impegneremo a costruire assemblee nei nostri territori, che allarghino la partecipazione e il fronte di un’inimicizia sempre più necessaria. Per questo abbiamo individuato nell’ultima settimana di Giugno lo spazio di una mobilitazione che confluisca in una giornata comune (26 giugno) su obiettivi di lotta condivisibili e concreti: banche, agenzie di riscossione dei crediti, centri impiego e media, intesi come un apparato ormai direttamente politico. Molte altre iniziative che si svilupperanno sul territorio nazionale costituirnanno altrettanti momenti di rilancio di questo percorso comune. Nella prospettiva di una processualità politica e sociale in continuità con un anno di movimenti, #civediamolundici Luglio perchè sia punto di partenza di processi larghi di conflittualità a venire. Movimenti sociali e sindacati conflittuali contro la precarietà e l’austerity Breve sintesi degli interventi in http://www.infoaut.org/index.php/blog/prima-pagina/item/11928-report-dellassemblea-nazionale-di-torino-#civediamolundici

lunedì 19 maggio 2014

Dall'unionismo industriale degli IWW al sindacalismo di base

CONVEGNO Dall'unionismo industriale degli IWW al sindacalismo di base Agli inizi del ventesimo secolo il sindacato rivoluzionario statunitense IWW affermava apertamente nel proprio programma “La classe dei lavoratori e quella dei capitalisti non hanno nulla in comune. Non vi può essere pace finché la fame e l’indigenza sono il retaggio di milioni di lavoratori, finché lo scarso numero di persone che compongono la classe capitalistica gode di tutte le buone cose che valgono ad allietare l’esistenza. Fra queste due classi la lotta deve continuare finché i lavoratori di tutto il mondo non si organizzino e non diventino una unità che pigli possesso della terra e delle macchine produttrici, finché non venga abolito il lavoro salariato“ Gli IWW animarono contro il governo, i padroni, il sindacalismo corporativa una straordinaria stagione di lotte nel cuore della più “avanzata” economia capitalistica del pianeta. Riflettere sulla loro esperienza ci aiuta nella quotidiana azione del sindacati indipendente e di base che, ora come allora, si scontra con la repressione, la corruzione, leggi liberticide che padronato, sindacati istituzionali e governi impongono. Ora come allora alla nostra classe serve un'organizzazione indipendente che sappia organizzare i lavoratori a prescindere dalla nazionalità, dal genere, dalla situazione contrattuale. Sabato 7 giugno dalle 11 Via San Giacomo 7 Aula Ex Industrie Agricole Bologna Interverranno Valerio Evangelisti Autore di diversi testi sul sindacalismo radicale negli USA Stefano Capello Coordinatore Regionale CUB Piemonte Cosimo Scarinzi Coordinatore Nazionale CUB Scuola Università Ricerca

venerdì 20 dicembre 2013

Organizzare l’assalto al cielo - recensione tratta da Micromega rivista

Un libro ricostruisce la storia della Prima Internazionale, ovvero del pionieristico tentativo di stabilire legami di solidarietà e di azione fra i lavoratori di tutto il mondo. Una ricognizione storica approfondita e puntuale, utilissima a fare anche il punto sulla genealogia di idee e parole d'ordine oggi molto in voga a sinistra. di Marco Zerbino Capita spesso, nei rari dibattiti teorici che ancora si fanno a sinistra, di sentir propagandare come innovative e più adatte alla comprensione e alla trasformazione del tempo presente categorie che non mancano di rivelarsi, ad un'analisi attenta, piuttosto antiche. È questo ad esempio il caso, a nostro avviso, dell'idea di una possibile “terza via” fra Stato e mercato, pubblico e privato, incarnata dal cosiddetto “comune”, che permetterebbe più o meno magicamente di eludere il nodo del potere politico a chi auspica una trasformazione radicale all'insegna dell'eguaglianza e della libertà dell'attuale società divisa in classi. Un approccio, quello del “né Stato, né mercato”, che è in realtà andato incontro a ripetute “metemsomatosi” (mutamenti di corpo, non certo di anima) nel corso degli ultimi duecento anni, e che pure viene spesso presentato come innovativo e conseguente agli “errori ed orrori” novecenteschi del socialismo reale e dello stalinismo. Senza voler negare il problematico lascito di questi ultimi, non si può tuttavia non riflettere sul fatto che, in questo caso specifico, le soluzioni ai problemi posti da tale pesante eredità rischiano di riportarci a fasi ancora precedenti della storia del movimento operaio e della sinistra, non necessariamente meno cariche di abbagli, delusioni e sconfitte. Bisogna pertanto essere grati a uno storico come Mathieu Léonard – che pure, sospettiamo, sarebbe intelligentemente in disaccordo con quanto abbiamo appena sostenuto a proposito dell'inconsistenza di presunte “terze vie” – per averci consentito di ripercorrere, in un suo recente volume sulla Prima Internazionale da poco pubblicato anche in Italia (La Prima Internazionale. L'emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi, Edizioni Alegre, 2013, pp. 352, € 22,00), quella storia originaria e fondamentale, nella quale un ruolo di primo piano venne giocato proprio dal contrasto fra gli “autoritari” (Marx, Engels e i socialisti tedeschi) che assegnavano un ruolo prioritario alla lotta per la conquista del potere statale, e gli “antiautoritari” (Proudhon prima, Bakunin e i suoi dopo), che insistevano invece sulla necessità di abbattere il sistema capitalista dando vita ad una libera associazione di produttori in grado di rendere lo Stato stesso un'entità superflua. Contrasto talmente acceso da portare, nel giro di pochi anni, alla fine poco gloriosa di un laboratorio teorico e organizzativo che conserverà comunque un valore seminale per la successiva storia del movimento operaio. Come recita infatti la quarta di copertina di questa lunga e dettagliata ricerca, “... è all'interno di questa dimensione plurale”, quella cioè caratterizzante il primo sviluppo dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori (Ait, dalla sigla francese), “che si formano le correnti di sinistra che hanno segnato il Novecento: marxiste, anarchiche e socialdemocratiche”. Il tutto, però, si compie in mezzo a conflitti fortissimi (a riprova del fatto che la storia del movimento operaio è sempre stata ed è tuttora lotta per l'egemonia fra tendenze politico-culturali eterogenee) e in un clima caratterizzato, oltre che da nobili finalità e da generosissimi sforzi e sacrifici personali, anche da odi e diffidenze più o meno motivati, aspri scontri congressuali e, talvolta, veri e propri pregiudizi e calunnie (dalle invettive di Bakunin contro “gli ebrei tedeschi” capeggiati da Marx ed Engels fino all'atteggiamento assunto da questi ultimi col dare strumentalmente credito alle calunnie di Utin contro il “gigante russo”). Ed è forse anche questo il pregio di un libro che rifugge da qualsiasi intento propagandistico e agiografico: quello di riuscire a dare al lettore l'idea, da un lato, della magmaticità, del carattere aperto, sofferto e contrastato dello sviluppo storico e della lotta per l'egemonia di cui sopra (importante, ad esempio, la maniera in cui Léonard illustra la faticosa e per nulla scontata ascesa del marxismo al rango di dottrina “ufficiale” dell'Ait, che si compie veramente solo quando l'Internazionale stessa è ormai sulla via dell'implosione) e, dall'altro, di come sempre di storia di uomini si tratti, di come le idee, anche le più avanzate, si trovino necessariamente ad essere incarnate in individui che, per quanto grandi e geniali, rimangono esseri umani pieni di limiti personali e costantemente esposti al condizionamento del tempo e del luogo in cui vivono (non è forse questa, del resto, una delle lezioni fondamentali del marxismo?). È quindi importante, e lo è da un punto di vista genuinamente storiografico, documentare come lo sviluppo e la progressiva espansione dell'Ait attraverso quelle che l'autore chiama fase cooperativa (1864-1866), fase collettivista (1866-1869) e fase della lotta di classe (1869-1870) si siano verificati non all'interno di un vuoto, ma a stretto contatto con gli eventi storici che caratterizzarono anni drammatici, segnati, oltre che da aspri conflitti fra capitale e lavoro e dall'esplosione rivoluzionaria che porterà alla nascita della Comune, da ben due guerre, quella austro-prussiana del 1866 e quella franco-tedesca del 1870. Senza il movimento autonomo della classe operaia a quel tempo in ascesa in buona parte dell'Europa, vale a dire senza gli scioperi del 1867-68 e quelli del 1869, l'Ait non sarebbe mai diventata una “forza reale”, secondo l'espressione usata da Léonard, che richiama a questo proposito anche le parole di Franz Mehring (“Tutto quel sangue sparso venne a nutrire l'Internazionale”). D'altro lato, l'autore da anche opportunamente conto di come gli anni della guerra franco-tedesca, del crollo del Secondo Impero e della Comune, siano segnati da una tensione costante, tanto in seno all'Ait quanto, più in generale, all'interno della classe lavoratrice francese e addirittura nello stesso Consiglio della Comune, fra le spinte più avanzate, genuinamente internazionaliste, e la zavorra dello sciovinismo e dei pregiudizi antitedeschi (la cui persistenza fra i lavoratori transalpini è del resto comprensibile, dato il contesto). Sullo sfondo, ma neanche troppo, rimangono inoltre altri fantasmi: quello dell'antisemitismo (profondamente diffuso fra le classi popolari e le élite intellettuali, anche socialiste, dell'epoca, tanto da fare ripetutamente capolino, come già ricordato, nella polemica di Bakunin e dei suoi contro Marx), le accuse incrociate di panrussismo e di pangermanesimo e, certo non ultimo, il pervicace sessismo che impregna il movimento operaio ottocentesco (significativi, da questo punto di vista, i ripetuti riferimenti dell'autore alla misoginia dei proudhoniani e la menzione dell'episodio dello sciopero delle setaiole di Lione, “appuntamento mancato tra il movimento operaio e il movimento femminista”). Tornando quindi alla nostra osservazione iniziale, se è vero che la storia del passato serve (anche) ad avere delle coordinate di massima per orientarsi nel presente, bisogna ammettere che il lavoro di Léonard si presta molto bene allo scopo, e proprio per ciò che si diceva poc'anzi. Cominciata sotto l'egemonia ideologica del proudhonismo, dunque all'insegna del rifiuto della lotta politica e di una preminenza assegnata alle questioni economico-sociali e in particolare al tentativo/possibilità di edificare una società libera dallo sfruttamento tramite l'associazione dei lavoratori in cooperative, la storia della Prima Internazionale prosegue con la vittoria del principio collettivista, che coincide grosso modo con il congresso di Bruxelles (settembre 1868): fu allora che sembrò ormai “largamente condiviso”, scrive l''autore “il principio secondo cui le miniere, le ferrovie, i canali, le strade, le linee telegrafiche e i boschi debbano essere collettivizzati. Resta da mettersi d'accordo su chi li debba gestire”. Messe da parte le utopie proudhoniane miranti ad instaurare una società di piccoli proprietari beneficianti del credito gratuito (“una fantasia degna di un bottegaio”, aveva sibilato Marx in Miseria della filosofia), il fronte collettivista ormai vittorioso si spacca e due diverse concezioni del “collettivo” si confrontano in quel congresso: “secondo una di queste, è l'associazione dei lavoratori a incarnare la volontà dell'intera società sostituendosi allo Stato; secondo l'altra, è lo Stato, entità astratta e proteiforme, a rappresentare la volontà dei lavoratori”. Come si vede, siamo qui in presenza di una questione ancora oggi dibattuta, come testimonia la fortuna della già richiamata categoria di “comune” e di “bene comune”, che si sforza (alla maniera di un De Paepe durante l'assise di Bruxelles) di tirare fuori dal cilindro hic et nunc un “collettivo”, un “partecipato”, allo stesso tempo “non statale”. Fin qui, tuttavia, (e tuttora, temiamo) la questione viene posta nel dibattito interno all'Ait in maniera piuttosto astratta, e sarà solo tramite le traumatiche e sanguinose vicende della guerra franco-tedesca e della Comune di Parigi che si aprirà la terza fase, che Léonard definisce “della lotta di classe” e che sfocerà nel progressivo predominio delle teorie marxiane (compiutosi tuttavia a prezzo di una scissione della componente anarchica che nel volgere di pochi anni porterà l'Ait “ufficiale” all'autoestinzione). Segnaliamo incidentalmente l'estremo interesse, come documento comprovante la crescente influenza e notorietà di Marx tanto in seno all'Ait quanto a livello di opinione pubblica mondiale, dell'intervista rilasciata dal pensatore di Treviri al giornale statunitense The World nel luglio del 1871, che Léonard ha opportunamente inserito nell'appendice del volume (contenente anche l'indirizzo inaugurale dell'Ait, scritto sempre da Marx nel 1864, e gli statuti provvisori di quest'ultima redatti poco dopo l'assemblea di fondazione tenutasi al Saint-Martin's Hall di Londra nello stesso anno). A partire dall'esperienza parigina matura in molti aderenti all'associazione la consapevolezza della centralità della questione politica. Nella Comune Marx individua, secondo le celebri parole de La guerra civile in Francia (testo che nasce come documento di indirizzo del Consiglio generale dell'Ait e che l'autore del Capitale comincia a scrivere l'ultimo giorno della settimana di sangue), “la forma politica, finalmente scoperta, nella quale si poteva compiere l'emancipazione economica del lavoro”. Il “vero segreto” della Comune veniva quindi identificato da Marx con il suo essere “essenzialmente un governo della classe operaia”. Poiché è precisamente in questa fase, come scrive Léonard, “che il nome di Marx esce dalle cerchie iniziatiche”, è facile capire come l'ultimo stadio di sviluppo della storia della Prima Internazionale sia caratterizzato dalla crescente tematizzazione della questione del potere politico e della sua necessaria conquista da parte della classe lavoratrice. Un potere egualitario, all'insegna della democrazia più radicale, “partecipato” e “comune” (lo dice il nome!), se vogliamo, ma non di meno statale (sia pure di uno Stato che pone le premesse per la propria stessa estinzione e che prende le mosse dalla distruzione della macchina burocratico-poliziesca ereditata dal regime precedente, come avrà modo di argomentare diffusamente Lenin in Stato e rivoluzione). Su questo tema, e su quello correlato della necessità del centralismo organizzativo in vista dell'“assalto al cielo”, si consumerà la rottura con la componente anarchica al congresso dell'Aja (settembre 1872), che vede l'espulsione di Bakunin, e sarà questa impostazione ormai apertamente politica e “statalista” (ma quest'ultima è evidentemente un'etichetta impropria e fuorviante) a dare l'impronta alla fase successiva della storia del movimento operaio, caratterizzata dalla nascita dei partiti di ispirazione socialista su base nazionale. A questo proposito, e per concludere, ci sembrano opportune alcune osservazioni critiche riguardanti le valutazioni che Léonard propone nelle pagine conclusive del volume. L'autore, di tendenza libertaria, sembra stabilire in effetti una linea di continuità fra il nuovo corso sopraccennato, che emerge più o meno verso la fine degli anni Settanta dell'Ottocento, e la tendenza al riformismo. Come se la scelta del partito come forma organizzativa, la ripulsa dell'astensionismo e la partecipazione, in quanto partito, al gioco politico nazionale comportassero automaticamente il passaggio ad un'ottica gradualista, di collaborazione di classe e nazionalista. Ora, se è senz'altro vero, sul piano degli eventi storici, che gli anni Settanta e Ottanta del XIX secolo vedranno l'emergere dei grandi partiti socialdemocratici, Spd in primis, e di quella Seconda Internazionale che morirà di scarso internazionalismo il 4 agosto del 1914, la correlazione fra la forma organizzativa del partito e il riformismo appare quanto meno discutibile. Così come appare dubbia anche un'altra idea dell'autore, quella per cui il tentativo di tenere insieme la forma partito, la rivoluzione e la marxiana dittatura del proletariato avrebbe come necessarie conseguenze lo stalinismo e la tirannide più pura. Questa seconda convinzione di Léonard è a nostro avviso leggibile fra le righe del giudizio liquidatorio che lo storico francese da del bolscevismo, assimilato al blanquismo e messo in una relazione diretta e molto poco problematica con il “modello unico del Partito-Stato”. Stupisce che l'autore di questa rigorosa ricerca, che riconosce senz'altro il valore del marxismo come strumento analitico, citi, a proposito del problema della “burocrazia rossa”, Bakunin (che pure ebbe senz'altro delle importanti intuizioni in proposito) e non la figura e il pensiero di Lev Trotskij, anche solo per criticarli o distanziarsene. Di fatto, quella dell'organizzatore dell'armata rossa fu una critica della burocrazia svolta su basi marxiste, e qualche riferimento ad essa nel contesto di cui si è detto sarebbe stato quanto mai opportuno. Quanto alla questione del rapporto fra stalinismo e bolscevismo, notiamo en passant che Trotskij dedicò uno dei suoi scritti al tema, scagliandosi contro l'idea dello “sviluppo del bolscevismo nel vuoto” e volendo con questo significare che le cause del Termidoro burocratico non dovevano essere ricercate in una sorta di autogenerazione del concetto “bolscevismo”, che conterrebbe in se lo “stalinismo”, ma nelle concrete condizioni storiche, materiali, che caratterizzarono la vita del giovane Stato sovietico rimasto isolato, ancorché in piedi e vittorioso, dopo la conclusione della guerra civile. Piccole omissioni, forse dovute ad esigenze di spazio, in un libro che conserva intatto il suo valore e che si occupa in realtà di una fase ancora precedente, caotica, creativa, e proprio per questo molto interessante, dello sforzo storico di organizzare e dare l'assalto al cielo. (16 dicembre 2013)

La polizia reprime l’azione degli anarchici cubani

A Cuba , la repressione di stato contro gli oppositori sta aumentando . A Cuba gli anarchici stanno lottando per disvelare la funzione della nuova riforma del mondo del lavoro imposta dal governo, progettata per spianare la strada ad un nuovo modello statale, da stato comunista-capitalista a stato capitalista-liberale. I nostri compagni anarchici sono stati arrestati , detenuti e licenziati a causa delle loro prese di posizione. Nel l'ultimo periodo , i membri anarchici di Observatorio Critico sono stati minacciati perché continuano a discutere pubblicamente e a denunciare le conseguenze di queste riforme . Domenica 29 settembre 2013 per esempio , 13 compagni hanno lottato per esprimere queste posizioni nel parco di El Curita . La polizia è intervenuta impedendo la discussione. Il Partito Comunista e l'Unione dei Lavoratori di Cuba hanno sollecitato pubblici dibattiti , ma solo nei luoghi di lavoro controllati delle istituzioni statali e delle sezioni sindacali. Un compagno, Isbel Díaz Torres, è stato arrestato. I poliziotti gli hanno riferito che non permetteranno alcuna attività controrivoluzionaria. E’ chiaro quanto siano differenti i due concetti di rivoluzione : quella della polizia e dello stato che mira a dare continuità all’esercizio del potere , e quella dei compagni che cerca di liberare e socializzare la capacità di autogestione popolare . Un altro compagno , Jimmy Roque , è stato recentemente licenziato. Queste intimidazioni e l'uso di metodi repressivi devono essere denunciati . Faremo del nostro meglio per aiutare i nostri compagni cubani che stanno affrontando la lotta, sostenendo la loro ricerca della “rivoluzione nella rivoluzione” . INTERNAZIONALE DELLE FEDERAZIONE ANARCHICHE (IFA) 2 dicembre 2013

mercoledì 16 ottobre 2013

La CGT celebra il suo XVII congresso confederale a La Coruña

La Confederación General del Trabajo (CGT) celebrerà il suo previsto XVII Congresso nazionale dal 17 al 20 ottobre nell'Auditorium del Rettorato della Università di La Coruña. “Non basta resistere, costruiamo la autogestione” è il motto che la CGT ha scelto per la riunione del suo massimo organo decisionale, a cui si prevede la affluenza di 400 delegati, provenienti da tutto lo Stato spagnolo e da tutte le categorie, in rappresentanza di più di 80.000 iscritti al sindacato. Il Congresso, oltre all'elezione ed alla nomina della nuova segreteria permanente, si occuperà della azione sindacale e sociale della CGT nell'attuale fase di crisi fraudolenta, così come della strategia di lotta. Delle relazioni nazionali ed internazionali. Dell'azione nella formazione, nella cultura e nella comunicazione e degli statuti. La CGT è presente in tutte le Comunità Autonome ed in tutti i settori della produzione industriale e dei servizi. La sua maggiore presenza si registra nei settori del Telemarketing, Marittimi e Portuali, Banca, Informatica, Ferrovie, Comunicazione, Pulizie, Poste, Trasporti. In questi settori la CGT si colloca fra le prime tre forze sindacali. Centro stampa: Juana Vázquez - 610 268 822 UFFICIO STAMPA CONFEDERALE DELLA CGT Link esterno: http://www.cgt.org.es/acuerdos-de-la-cgt/congresos/cgt-...oruna (traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)