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per giulio

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lunedì 10 maggio 2021

Aperitivo Italia! Capitalismo, crisi e pandemia

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 A più di un anno di distanza dal suo inizio, la sindemia (l’impatto globale della pandemia di Covid-19  e  i suoi effetti economici  sociali e ambientali) continua a imperversare in tutto il pianeta e a impattare profondamente sulle nostre vite.

Le speranze di un rapido superamento della pandemia, unitamente alle aspettative di una società che in qualche modo potesse uscirne migliorata, sono ormai naufragate miseramente per lasciare invece un panorama assolutamente desolante per chi auspica un mondo migliore: nessun cambio di rotta sulla questione climatica e ambientale, concausa ormai acclarata della sindemia, un radicamento dell’ingiustizia a livello planetario, un corpo sociale sempre più diviso, incattivito, ancora più chiuso nel proprio individualismo.

Si tratta di una fase estremamente difficile in cui operare, in cui nelle pur contrapposte narrazioni dominanti tra aperturisti e chiusuristi, no vax e si vax, catastrofisti e negazionisti non trova spazio alcuna critica all’attuale modello imperante del capitalismo globale, il quale si concede indisturbato il lusso di speculare finanche sui vaccini.

Con la complicità dei governi occidentali di qualsiasi colore politico infatti, qualche settimana fa è stata bocciata la proposta di sospensione dei brevetti sui vaccini; senza alcuna discussione politica o o risonanza  mediatica, nonostante da oltre un anno le notizie relative al Covid-19 monopolizzino la scena mediatica. Una scelta suicida, oltre che profondamente ingiusta, in quanto è in grado di favorire lo sviluppo di varianti sempre più aggressive, per salvaguardare i profitti di Big Pharma.

E l’enfasi posta sul piano vaccinale torna a nascondere l’assenza di risposte sul potenziamento della sanità territoriale e della medicina preventiva.

Il sistema capitalista, grazie all’aiuto dei parlamenti e del circuito massmediatico, è riuscito a sfuggire alle proprie responsabilità, instillando scientemente dosi di paura, rancore, rabbia cieca, dubbio, sfiducia nella scienza. Il risultato è sotto ai nostri occhi: una guerra di tutti contro tutti, in cui è vero tutto e il contrario di tutto. Un caos nel quale  il grande capitale riesce indisturbato a continuare il suo percorso di accumulazione e arricchimento, con una quota sempre più indecentemente alta della ricchezza globali concentrata in poche mani. Se già prima della sindemia le condizioni di vita delle fasce più povere della società erano molto difficili, oggi alcuni dei soggetti più fragili sembrano totalmente esser spariti dai radar della politica e delle istituzioni,  i migranti primi tra tutti.

È di pochi giorni fa purtroppo la notizia della morte di 130 migranti nel Canale di Sicilia: da due giorni le autorità europee sapevano della presenza di 3 barconi in balia di cattive condizioni meteo, nessuno Stato ha mosso un dito per aiutarli, tanto da suscitare la deplorazione delle Nazioni Unite.

L’apprezzamento di Draghi nei confronti del nuovo governo di unità nazionale libico anche in tema di gestione dei salvataggi, di fatto rimpatri forzati o naufragi assistiti, si svolge in contemporanea alla visita al dittatore Erdogan di Ursula Von der Leyen per rilanciare i rapporti UE- Turchia, basato sul rinnovo dello sciagurato accordo  sull’immigrazione del 2018, in cui il contenimento dei migranti al confine turco è merce di scambio per l’impunità e il controllo dei corridori energetici e della ridefinizione dei confini marittimi tra Libia e Turchia in funzione dello sfruttamento dei giacimenti marittimi di gas.

Così nel mediterraneo continuano a sparire migliaia  di corpi   senza nome né storia, così come nessuno si preoccupa degli sgomberi forzati, nonostante il blocco  formale degli sfratti, dell’invisibilità sociale  di centinaia  di migliaia di persone, regolari e irregolari, affidati alla carità delle istituzioni e delle reti clericali, di fatto prive di assistenza sanitaria da parte di una sanità pubblica  allo stremo e che si regge, nel migliore dei casi, sul volontarismo e sull’improvvisazione creativa.

Intanto è tutto quasi pronto per la spartizione della maxi-torta da oltre 200 miliardi di euro prevista dal Next Generation UE, declinato in Italia come Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Soldi a pioggia per grandi opere e  digitalizzazioni, briciole  per la sanità e, sotto la voce mobilità,  l’ennesimo rilancio dell’auto individuale. Un modello che va sempre più verso l’atomizzazione e il controllo  sociale, e nessuna risposta ai bisogni e beni collettivi, dal trasporto pubblico, alla scuola, al diritto alla casa.

Nel frattempo con la scusa del contenimento dell’epidemia si ingessa ogni forma di socialità non commerciale, di organizzazione, di dissenso. L’orario del  coprifuoco, la cui valenza simbolica è pesantissima rispetto allo scarso senso sanitario, viene contrattato pensando alle esigenze dei baristi e nessun’altra a remora e considerazione. In questa apparente calma sociale piatta  la sinistra istituzionale e i suoi quadri intermedi si adagiano, come sempre autoassolvendosi  nel  ruolo di responsabilità che si autoassegnano. Un esempio lampante, l’ultimo, è il patto sul pubblico impiego, e il prossimo rinnovo del contratto, che dopo tanta retorica a fasi alterne, comporterà un’ennesima spinta alla privatizzazione della pubblica amministrazione, senza alcuna possibilità di coinvolgimento dei lavoratori e delle lavoratrici.  Per chi si ostina a considerare piazze e strade  destinate a un uso diverso dall’aperitivo, la repressione è sempre in agguato, nell’ormai solito silenzio  assordante

A fronte di quanto sopra detto, appare chiaro che la speranza di uscire dalla sindemia di Covid-19, ed evitare ulteriori effetti devastanti sulle fasce più deboli, passa per la messa in discussione del sistema capitalista da parte dei soggetti che in prima persona stanno già pagando il prezzo di questa crisi,  e come militanti anarchic*  e attivist*  di classe vogliamo

  • sostenere tutte le iniziative per la sospensione degli obblighi previsti dall’accordo TRIPS sulla proprietà intellettuale dei brevetti sui vaccini, che permettono di fare profitti sulla nostra salute;
  • smascherare ed opporsi alle strategie di ristrutturazione capitalistica nascoste nei provvedimenti emergenziali
  • rilanciare il protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici a tutti i livelli,  per la difesa del reddito e dei diritti, nell’ottica una battaglia per la riduzione d’orario a parità di paga e l’abolizione del precariato, la lotta per un permesso di soggiorno incondizionato europeo.
  • recuperare l’agibilità politica nelle strade e nelle piazze, contestando l’innalzamento del livello di repressione che si sta registrando negli ultimi tempi, non ultimo il movimento No Tav durante le azioni di protesta contro il cantiere del nuovo autoporto di San Didero e le forme di autorganizzazione sindacale,
  • la centralità e il diritto all’istruzione come strumento di emancipazione e non come prodotto
  • rilanciare l’offensiva ambientale e climatica con il rafforzamento di alleanze e comitati trasversali e unitari
  • creare e partecipare ai comitati locali per controllare i piani di resilienza
  • continuare l’intervento antifascista e antirazzista, anche con il sostegno a reti di solidarietà e mutuo appoggio, inclusive e dal basso

lunedì 16 novembre 2020

APPELLO AL MUTUALISMO ! Brigata di Solidarietà per l'Emergenza - Mario "Spartaco" Betto - Pordenone

 Appello al mutualismo!


Fai la tua parte, unisciti alla Brigata di Solidarietà
per l’Emergenza Mario “Spartaco” Betto!
Ci rivolgiamo a tutte e tutti i pordenonesi.
Siamo nuovamente in emergenza e a rischio lockdown anche in FVG.
Migliaia di persone non possono più lavorare e avranno difficoltà economiche, altre
migliaia un lavoro già l’avevano perso, o non l'hanno mai avuto, e non potranno
trovarne un altro.
Gran parte di noi fatica a reggere l'urto di questa seconda ondata ma chi ha già pagato e
pagherà il costo più alto sono le fasce più vulnerabili, tantissimi anziani che avranno
difficoltà a fare la spesa, ad avere relazioni e contatti, a procurarsi medicinali, spesso
salvavita, e a curarsi; e ancora famiglie e persone fragili, con disabilità e altre difficoltà
materiali, umane e psicologiche.
L'emergenza sanitaria e socio-economica ci impone l'urgenza della solidarietà
attiva.
Per questo motivo abbiamo deciso di trovarci e di costituire una brigata di mutuo soccorso,
l'abbiamo voluta intitolare a un partigiano di Visinale di Pasiano di Pordenone che ai tempi
della terribile lotta la nazifascismo si sacrificò per una causa di libertà e giustizia.
Nasce la Brigata di Solidarietà per l'Emergenza “Mario “Spartaco” Betto.
Si tratta di un'unità operativa che in modo dinamico opererà su tutto il territorio

pordenonese cercando di coprire richieste dirette e indirette che altri enti e istituzio-
ni già attive negli aiuti non riescono a coprire.

Ci occuperemo di consegnare spese alimentari di prima necessità e medicinali alle
persone in quarantena e che si trovano in uno stato di forte difficoltà.
Porteremo la spesa a domicilio a persone anziane, immunodepresse, con disabilità
motorie, in quarantena - o chiunque ne abbia bisogno.
Prossimamente cercheremo di organizzare collette alimentari e “spese sospese” in tutta la
città per incrementare la capacità di rispondere ai bisogni primari della popolazione.

Ogni nuovo volontario e volontaria riceverà una formazione sanitaria in linea con l'espe-
rienza rodata e grandemente partecipata a Milano, dove nascono le Brigate per l'emer-
genza sanitaria, per operare in completa sicurezza per sé e per gli altri.

Saranno inoltre forniti Dispositivi di Protezione Individuali, un gilet con badge di riconosci-
mento e quanto necessario per la circolazione sul suolo comunale.

Contattaci al 339.6812954 (Lino) o 333.4866588 (Stefano)
oppure invia una mail a brigataspartacopn@gmail.com


Pordenone ha bisogno anche del tuo aiuto: “Ognuno di noi deve dare qualcosa in modo
che alcuni di noi non siano costretti a dare tutto."


Brigata Solidarietà per l'Emergenza Mario "Spartaco" Betto - Pordenone

 


 

domenica 12 luglio 2020

Donne in isolamento in tutto il mondo, siamo in prima linea contro il capitalismo

























La violenza sessista è aumentata con il mondo in isolamento. Lontane dalle nostre famiglie e dai nostri amici, noi donne obbligate a convivere con un aggressore, spesso il nostro partner, siamo state intrappolate in una situazione infernale. Le iniziative imposte da più governi in tutto il mondo per fermare la violenza domestica sono state inefficaci, e il problema, lungi dal diminuire, è aumentato! L’isolamento impedisce alle donne vittime di abusi domestici di abbandonare le loro case e di ottenere aiuto dall’esterno, soprattutto perché non possono fare chiamate condividendo lo stesso spazio dei loro aggressori. L’aumento dei femminicidi è stato una realtà sia in America Latina che altrove. Le molestie in strada, invece, non sono state messe sotto chiave! Anche se le strade sono vuote, il confinamento obbligatorio non ha limitato o posto fine alle aggressioni sessuali e sessiste in luoghi pubblici e aperti, al contrario. Con o senza maschera protettiva addosso, fare la spesa, visitare il medico o andare al lavoro, sono diventate attività ideali per i predatori sessuali al fine di avvicinare, infastidire e molestare le donne.
Il lavoro domestico non retribuito svolto quotidianamente da noi donne è aumentato anche durante l’isolamento obbligatorio. Oltre ad assicurarci che i nostri figli siano ben nutriti e facciano i compiti, abbiamo dovuto lavorare da casa, aumentando il lavoro emotivo che dovremmo svolgere. Nei Paesi in cui sono state adottate misure sociali per permettere alle persone di rimanere in casa, sono le donne che guadagnano meno degli uomini che lavorano da casa. Pertanto, poiché gli uomini diventano quasi gli unici a guadagnare, la distribuzione delle responsabilità domestiche è completamente venuta meno.
Alcune donne sono più colpite di altre a causa della crisi in corso. La situazione attuale delle donne rifugiate (che sono stipate nei loro alloggi o centri per rifugiati), donne di colore e dei quartieri popolari, che sono le più esposte al virus, è preoccupante. Avendo un lavoro per lo più informale, non possono rimanere confinate e mantenere un reddito stabile. Allo stesso modo, non possono avere un reddito se si assumono tutte le responsabilità domestiche. Oltre a questo, la militarizzazione della vita quotidiana ha esposto sia i nostri figli che noi alla brutalità della polizia.
Il patriarcato e il capitalismo approfittano del lavoro non retribuito o sottopagato delle donne sotto la bandiera dell’unità nazionale. Siamo particolarmente vulnerabili a questa crisi perché abbiamo più posti di lavoro precari degli uomini e lavoriamo nel settore “essenziale” dell’economia. Quindi molte di noi lavoratrici, che lavorano nei negozi di alimentari, come infermiere, o come insegnanti, sono in prima linea, affrontando direttamente l’epidemia. Questi settori economici, in cui siamo la maggioranza dei lavoratori, hanno tipicamente lavori sottopagati. Tuttavia, le donne che lavorano in questi settori hanno storicamente lottato per avere salari più alti, contro i licenziamenti e la precarietà. Siamo state anche noi, donne, a mettere in pratica la solidarietà e l’aiuto reciproco attraverso le organizzazioni di base. Le istituzioni statali non hanno risposto adeguatamente alla crisi, così le organizzazioni di base, composte principalmente da donne, hanno creato diverse strategie per far fronte alla crisi. Tra queste strategie, vi è la creazione di reti di approvvigionamento, l’apertura di mense per i poveri e la fabbricazione di maschere protettive, tra le altre.
Allo Stato, ai nostri capi, alla polizia, alla violenza sessista, ai razzisti, a coloro che odiano la comunità LGBT diciamo: non ci arrenderemo e lotteremo sempre per rendere visibili le nostre parole e la nostra lotta, contro ogni forma di oppressione.  
Noi siamo in prima linea contro il capitalismo!
☆ Federación Anarquista Uruguaya – FAU (Uruguay)
☆ Federación Anarquista de Rosario – FAR (Argentina)
☆ Grupo Libertario Vía Libre (Colombia)
☆ Union Communiste Libertaire (Francia)
☆ Organisation Socialiste Libertaire – OSL (Svizzera)
☆ Libertaere Aktion (Svizzera)
☆ Aotearoa Workers Solidarity Movement – AWSM (Aotearoa / Nuova Zelanda)
☆ Anarchist Unión of Afghanistan and Iran – AUAI
☆ Die Plattform – Anarchakommunistische Organisation (Germania)
☆ Organización Anarquista de Córdoba – OAC (Argentina)
☆ Alternativa Libertaria – AL/fdca (Italia)
☆ Melbourne Anarchist Communist Group – MACG (Australia)
☆ Workers Solidarity Movement – WSM (Irlanda)
☆ Coordenação Anarquista Brasileira – CAB (Brasile)

 ARTICOLO ORIGINALEqui

mercoledì 27 maggio 2020

#8 #andavatuttomale, riflessioni sulla socialità ai tempi del Covid

Questa epidemia ha origine naturale, non è stata la prima della storia e probabilmente non sarà nemmeno l’ultima, ciò che la rende straordinaria è che si è manifestata nel pieno della globalizzazione neoliberista, nel quale l’essere umano ritiene “giusto” lo sfruttamento ambientale e tra le persone, aspettando dalla scienza soluzioni immediate e salvifiche di fronte a qualsiasi problematica, senza una partecipazione autogestita.
Da anni le organizzazioni mondiali che si occupano di sanità avevano avvertito sul pericolo di possibili contagi epidemici, gli esempi di Sars e Ebola alcuni dei più noti, ma i governi interessati ad una temporalità connessa alle elezioni e alla logica effimera e disumanizzante della produttività, non avevano programmato alcun piano emergenziale, ben consci di quanta oppressione autoritaria e speculatrice si può mettere in atto in tali momenti.
Siamo altresì consapevoli che a causa del nostro modello economico l’essere umano stia perdendo la sua connotazione di animale sociale, per divenire meramente egoistico ma in questo periodo ha dovuto riscoprire ne* altr* la sua unica possibilità di salvezza, ipocritamente questa solidarietà che spesso i media ci propinano è stata innescata dalla paura ansiogena e dall’incertezza al limite del paranoico.
Interessante è analizzare la tipologia e i contenuti che la comunicazione istituzionale ha manifestato, fin da subito (probabilmente consapevolmente), ha ritardato nel dare risposte il più possibili veritiere e coerenti, poco attenta dunque a non diffondere un’“infezione psichica” allarmistica visto che sappiamo bene quanto una massa presa dal panico sia più facilmente manovrabile.
Il destinatario dei messaggi, degli slogan, delle restrizioni liberticide e degli aiuti economici si riferisce pericolosamente ad un impersonale “cittadino medio”, specificatamente più al suo corpo che alla sua mente in una dimensione di biopotere, con lo scopo di azzerare le diversità, far accrescere o creare disuguaglianze in tutte le sue dimensioni senza considerare alcuna giustizia sociale, non permettere alcuna partecipazione attiva.
Il linguaggio dei mass media ha cercato di interpretare propagandisticamente la situazione, facendo abuso di riferimenti al mondo bellico, riuscendo come nessun altro a creare suggestioni emotive di odio, morte e a far vedere l’“altro” come nemico; in questo caso l’untore dapprima decodificato in colui che aveva tratti fisiognomici asiatici poi in quanti non solo si azzardavano ad uscire di casa, ma lo facevano senza indossare la tanto agognata mascherina, con tutta la sua caratura simbolica che ormai possiede; così facendo però ha fatto accrescere nella popolazione un profondo senso di smarrimento e paura, soprattutto per coloro che stanno passando un periodo di debolezza sia psichica che materiale.
I primi riferimenti valoriali messi in luce nella comunicazione propagandistica stanno riguardando la trilogia tipicamente fascista di dio, patria e famiglia, mutandoli ovviamente in una chiave post modernista e digitale, dimostrata dalle dirette via streaming delle messe e dei discorsi di Papa Francesco, dal patriottismo più becero del tricolore sui balconi, che fa perdere il senso globale dell’evento e per concludere dal rassicurante e ossessivo invito a “restare in casa”.
Facilmente riscontrabili poi altri orientamenti narrativi declinati in tutte le manifestazioni televisive o digitali: nella dicotomica percezione di senso di colpa e ammirazione eroica nei confronti di quant* perdono la vita operando all’interno delle strutture sanitarie; nell’ipocrisia della perdita di intere generazioni di “nonni”, prima troppo spesso dimenticati nelle case di riposo, o comunque attanagliati dalla solitudine; nell'immancabile miopia nel vedere nemica assoluta l’Europa e non il sistema neoliberista che ci domina; nella ritualità quotidiana sull’aggiornamento statistico dei contagi, e su quante denunce sono state redatte; nella diffusione di migliaia di raccolte fondi per l’acquisto di supporti sanitari, al fine di rendere le persone protagoniste senza criticare il sistema sanitario aziendalistico e privatizzato; nell’instillare collettivamente e ciecamente il mantra della riapertura delle aziende, permettendo alle persone di ritornare all’unica dimensione esistenziale del sistema a cui è interessata, cioè quella produttiva; nell’ottimistico giudizio dello strumento de l’e-learning che in realtà accresce disparità materiali e di apprendimento negli studenti.
Questa breve e approssimativa analisi non ha lo scopo di far emergere nuove considerazioni socio politiche, ma forse più di confermare quanto già sapevamo, ma che troppe volte abbiamo accettato con rassegnazione.
E’ arrivato il momento di una profonda rivoluzione culturale, che riesca a cambiare il nostro immaginario riguardo il futuro, accogliendo nuove alternative possibili; in un’ottica in cui la persona è posta nelle condizioni di sviluppare la propria individualità e di vivere una socialità vera, orizzontale e mutualistica; all’interno di una dimensione ecologica come parte della natura, dove il nostro unico possibile vaccino deve essere una dimensione anticapitalistica.

Iniziativa Libertaria - Pordenone
iniziativa libertaria Pordenone



IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)