ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

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campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

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lunedì 29 marzo 2021

Unificare le lotte


 

E-commerce e gig-economy: terminologie inglesi, moderne e legate al mondo tecnologico per descrivere modelli d’impresa che in realtà basano il loro successo, e i loro faraonici profitti, su un concetto che di innovativo ha ben poco: lo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori.

Le vendite on-line, agevolate dalla pandemia del coronavirus, sono aumentate vertiginosamente in tutto il mondo, scatenando gli appetiti delle grandi società di consegna espressa e logistica che, attratte dalle prospettive di profitto di un mercato in forte crescita, stanno acquisendo società minori concentrando l’offerta nelle mani di poche aziende che, attuando processi di economia di scala, aumentano i profitti e riducono il costo del lavoro.

Dietro gli algoritmi alla base delle piattaforme di consegna a domicilio, così come dietro quelli in uso in Amazon, non c’è alcuna particolare innovazione se non quella di ottimizzare lo sfruttamento della forza lavoro aggredendo l’occupazione, conquiste e diritti così come è sempre stato e accade in ogni ambito produttivo, privato e pubblico della società capitalistica: ma l’opposizione della nostra classe alle manovre del capitale continua a manifestarsi e allora:

“I PADRONI HANNO PAURA E CHIAMANO LA QUESTURA”

Piacenza, mercoledì 10 marzo.

La multinazionale FedEx, subito dopo l’acquisizione di Tnt, ha annunciato il licenziamento di 6300 dipendenti in tutta Europa, di cui 650 in Italia.

Il progetto di riduzione di personale in Italia ha trovato la ferma opposizione delle maestranze exTnt di Piacenza che, con il Sindacato SiCobas, si sono subito attivate con un picchetto davanti ai magazzini che si è protratto per 13 giorni resistendo anche alle cariche della polizia intervenuta in assetto antisommossa, ottenendo comunque il ritiro dei licenziamenti annunciati e miglioramenti economici.

Ma la repressione poliziesca non si è fatta attendere e, nella notte del 10 marzo, 25 operai della Tnt sono stati portati in questura dopo perquisizioni domiciliari mentre per due coordinatori locali del Si.Cobas, sono stati disposti gli arresti domiciliari con l’accusa di resistenza aggravata.

Prato, mercoledì 10 marzo.

Le maestranze dell’azienda tessile Texprint di Prato, in presidio da due mesi con il Sindacato Si Cobas,  che chiedono di lavorare otto ore al giorno per cinque giorni la settimana contro i turni attuali di dodici ore, sono aggredite dalla polizia in tenuta antisommossa.

Bergamo, giovedì 11 marzo

“La Dda di Brescia nell’ambito delle indagini relative alle buste con proiettili dell’estate scorsa contro Confindustria Lombardia, Bergamo e Brescia, ha effettuato una serie di perquisizioni in particolare nella Bergamasca. Fonti di stampa parlano anche di alcuni indagati, con contestazioni pesantissime, legate all’articolo 270bis (associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico), 612 (minacce) e 339 (aggravante per lesione minacciate)”. (da “Radio Onda d’Urto)

Tra le persone oggetto del provvedimento ci sono anche coloro che in questi mesi hanno effettuato presidi di massa per protestare contro la gestione della sanità lombarda in materia di Covid, che ha visto la Regione cedere alle richieste di Confindustria intesa a garantire in ogni caso la produzione agevolando così la diffusione della pandemia.

            Tutte queste operazioni poliziesche non sono casuali ma rientrano in un piano che intende reprimere e scoraggiare ogni comportamento ostile alla pacificazione sociale, quale conseguenza di quell’unità nazionale che vede convergere le forze politiche parlamentari, i sindacati confederali, governo e Confindustria in una dimensione corporativa per la gestione del Recovery Fund, sotto la guida di Mario Draghi, garante degli interessi del grande capitale multinazionale.

  • La forte protesta dei portuali di Genova contro l’arroganza di Confindustria;
  • lo sciopero di tutta la filiera italiana di Amazon indetto dai sindacati confederali per il 22 marzo, primo sciopero di questo genere in Europa e nel mondo, contro i carichi di lavoro, per la riduzione dell’orario di lavoro, per un migliore inquadramento professionale, per la sicurezza e per la rappresentanza sindacale;
  • lo sciopero nazionale indetto per il prossimo 26 marzo dall’assemblea delle Rider e dei Rider della Rete «RiderXidiritti», per un contratto rappresentativo che riconosca le Rider e i Rider come lavoratrici e lavoratori dipendenti e che ha visto la partecipazione di 32 realtà auto organizzate;

queste mobilitazioni sostengono le precedenti e dimostrano che “non siamo tutti sulla stessa barca” e che l’opposizione intransigente alle manovre di governo e dei padroni non appartiene al passato, ma è una prospettiva concreta e praticabile per la difesa degli interessi delle classi subalterne, sulle quali ricadono i costi della crisi economica accentuati dall’attuale pandemia.

SOLIDARIETA’ ALLE LAVORATRICI E AI LAVORATORI CHE HANNO SUBITO LA REPRESSIONE.

Auspichiamo una massiccia adesione agli scioperi indetti per il 22 marzo e per il 26 marzo;

invitiamo tutte e tutti a riscoprire e praticare la solidarietà tra le lavoratrici e i lavoratori boicottando nelle giornate di tali scioperi le piattaforme Deliveroo, Just Eat, Glovo, Uber Eats e Amazon.

  • Unificare le lotte dei settori privati e pubblici, del precariato e della disoccupazione;
  • costruire una grande vertenza su obiettivi quali il salario, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga e per rilanciare concretamente pensioni e stato sociale.

PRATICHIAMO E RAFFORZIAMO L’ORGANIZZAZIONE DAL BASSO DELLE LOTTE

17 marzo 2021

Alternativa Libertaria/FdCA

lunedì 13 aprile 2020

Per la proclamazione dello sciopero generale nazionale

















A fronte del divieto di mobilità esteso oramai su tutto il territorio nazionale, ed alla chiusura delle attività commerciali ad esclusione delle filiere alimentari, non sono state fermate tutte le fabbriche e gli altri posti di lavoro non essenziali e non sono state organizzate ancora oggi al loro interno forme sufficienti di garanzia e protezione rispetto alla possibile epidemia del virus.
Lo stesso decreto del Presidente del Consiglio del 22/03/2020 che dispone la chiusura delle fabbriche e delle lavorazioni non essenziali è largamente insufficiente a garantire la salute e la incolumità dei lavoratori.
L’elenco delle attività economiche allegato al decreto (codici ATECO), dove si prevede e garantisce la continuità delle lavorazioni, ha subito sotto la pressione di Confindustria un ampliamento fino ad arrivare a settori niente affatto indispensabili e necessari.
Siamo arrivati all’ emanazione di questo ennesimo decreto anche per effetto della spinta dei lavoratori e delle lavoratrici che che in diverse realtà produttive, hanno incrociato le braccia scavalando gli stessi sindacati e lo stesso „protocollo di sicurezza per i lavoratori“, siglato fra Confindustria e Organizzazioni Sindacali, solo 9 giorni fa, il 14 marzo scorso, il quale non rappresentava e non rappresenta una soluzione effettiva.
Di fronte alla tracotanza padronale, che non tollera che le proprie esigenze di profitto possano essere messe momentaneamente in secondo piano, (neppure nei confronti di una emergenza sanitaria così aggressiva come in Covid-19 che al momento che scriviamo ha causato già ben oltre i 5mila morti) e rispetto alla scelta complice del governo Conte, CGIL CISL e UIL hanno risposto con toni formalmente “vibranti” non escludendo la possibilità di scioperi, ma nella sostanza si è ripetuto lo stesso clichè ed atteggiamento pilatesco avuto a seguito del protocollo di intesa.
Nel nostro comunicato nazionale del 15 marzo denunciavamo: ” Si demanda alle strutture aziendali, la possibilità di indire scioperi non tenendo minimamente di conto, in maniera pilatesca, della situazione delle migliaia di picccole o piccolissime fabbriche e posti di lavoro non sindacalizzati o dove il ricatto padronale è forte o laddove queste realtà spesso lavorano dentro la filiera dell’aziende industriali più grandi e se non si ferma la capofila non possono fermarsi nemmeno loro.”
Ciò che oggi occorre è rivedere prontamente la lista ATECO ma soprattutto formalizzare uno sciopero generale nazionale, che ci aspettiamo fortemente unitario tra tutte le realtà sindacali, in tutti quei settori realmente non necessari ed indispensabili rispetto alla emergenza sanitaria e sociale che stiamo vivendo. Rivendicando e esigendo non solo la pronta attivazione di tutte le forme di ammortizzazione sociale già previste ma anche forme di sostegno al reddito per tutti le lavoratrici e i lavoratori precari, atipici e tutti coloro attualmente esclusi dalle coperture contrattuali. Per rilanciare, in prospettiva, le lotte per rivedere la relazione tra lavoro e salute, dei lavoratori e di tutti.
23 marzo 2020
Commisssione Mondo del Lavoro Alternativa Libertaria/FdCA

martedì 7 novembre 2017

Nella battaglia dell’acciaio, Genova protagonista contro i licenziamenti!

Lo scontro sull’acciaio è una contesa mondiale che vede, oggi come in altre fasi passate, in primo piano l’Europa con al centro gli stabilimenti siderurgici dell’ex-ILVA.
La reazione dei lavoratori di Genova-Cornigliano, decisa in assemblea, ha portato all’occupazione dello stabilimento, ponendosi come protagonisti di una trattativa in atto che vede come controparte ACELOR-MITTAL (AM), uno dei gruppi mondiali dell’acciaio tra i più aggressivi sul piano delle ristrutturazioni e dei licenziamenti.
La lotta dei lavoratori di Cornigliano dimostra come con la loro grande capacità di mobilitazione e di organizzazione, sono stati in grado a più riprese nei mesi scorsi di coinvolgere l’intera città di Genova e altre categorie di lavoratori ad iniziare dai portuali.
Inoltre sottolineiamo che questi lavoratori hanno saputo, in una fase drammatica, “tenersi” e sviluppare una organizzazione sindacale partecipata e funzionante che altrove purtroppo non esiste più.
Sulla trattativa in atto con AM, il ministro dello sviluppo economico (CALENDA) ha di fatto centralizzato la trattativa su di sè; questo è il ministro più liberista dell’attuale governo, per cui l’azione dei lavoratori ha come centralità la partecipazione e il controllo della trattativa.
Giustamente non si fidano.
Di fronte al licenziamento di 4.000 lavoratori, (da questi calcoli viene escluso l’indotto), di cui 600 solo a Cornigliano, in una realtà come quella di Genova dove la perdita di posti di lavoro è in costante e drammatico aumento, l’occupazione della fabbrica segna un punto di resistenza fondamentale dei lavoratori, del sindacato, e della stessa CGIL.
Ora la battaglia dei lavoratori a Genova deve essere assunta da tutta l’organizzazione sindacale e da tutti i lavoratori e cittadini di Genova in primo luogo.
Non esiste alcuna politica industriale se non si produce acciaio. C’è da augurarsi che la FIOM riesca a portare tutta la CGIL su questa battaglia, affinchè la vertenza contro i licenziamenti diventi il centro dell’ iniziativa di tutto il sindacato.
I lavoratori e gli attivisti sindacali FIOM di Cornigliano assieme decideranno le iniziative dei prossimi giorni. Non faremo mancare la nostra partecipazione, portando la necessaria solidarietà e promuovendo iniziative di sostegno.
CONTRO I LICENZIAMENTI SOLIDARIETA’ DI CLASSE!

mercoledì 2 agosto 2017

SOLIDARIETà ALLA ERICSON GENOVA – CONTRO I LICENZIAMENTI COSTRUIRE PERCORSI DI UNITA’ E DI LOTTA

“Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili.”
In questa maniera l’economista Federico Caffè fotografava la situazione del mondo del lavoro agli inizi degli anni 80. Situazione che, da allora, è solo peggiorata. Lo vediamo tutti i giorni in questa città, in cui il calvario di tanti lavoratori e lavoratrici passa attraverso un dedalo di precarietà (a salario ribassato ed improbabili turni di lavoro), spacciata sotto forma di “modernissimi” nuovi tipi di contratto. Si addensano nubi fosche anche su quelle categorie che parevano più tutelate, per le quali il machete liberista disbosca da tempo quei diritti ottenuti con decenni di lotte che negli ultimi 10 – 15 anni sono sotto duro attacco. La furia distruttrice, perpetrata attraverso decreti e leggi di tutti i governi (sia di centrodestra che di centrosinistra) che si sono sin qui succeduti , pare non si sia placata. Lo dimostra il fatto che si sta concedendo potere quasi illimitato di licenziamento, facendo assumere ai datori di lavoro quasi le sembianze di semidei con potere di vita e di morte sui lavoratori.
Solo a Genova, nelle ultime settimane, sono 40 alla Ericsson e 31 alla Gitiesse le procedure di licenziamento avviate. Si profila all’orizzonte una nuova Caporetto della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici che ha molte madri e molti padri ancora, purtroppo, presenti ed “attivi” nel panorama politico nostrano, che cercano di riaccreditarsi come leader e dirigenti di sempre nuovi ma sempre vecchi soggetti politici di sinistra, senza ovviamente alcun riferimento di classe. La difesa è a questo punto necessaria e non passa attraverso sigle sulle quali politicanti, più o meno di professione, mettono il cappello. Siamo noi, lavoratrici e lavoratori, insieme con le fasce più deboli ed emarginate della popolazione, non ultimi gli immigrati, che dobbiamo organizzarci su percorsi di classe, di unità e di lotta. Solo con l’unità tra tutti gli sfruttati si può pensare di risalire la china e costruire un argine all’arroganza padronale.
Alternativa Libertaria/FdCA  Sez. N. Malara – Genova
Genova, 1 agosto 2017

sabato 29 luglio 2017

FIAT/FCA Serbia cronaca di una lotta

comunicato del 12 luglio della Confederazione dei Sindacati Autonomi di Serbia
http://sindikat.rs/ENG/news.html#
Kragujevac, il più grande sciopero nella storia recente di FIAT

FIAT Serbia  è definitivamente entrata in una fase di turbolenza con uno dei più grandi scioperi nella recente storia dell'impresa che va avanti da più di 2 settimane. Da sedici giorni di fila 2500 operai della più grande fabbrica di auto della Serbia stanno resistendo all'indifferenza dell'azienda ed ai tentativi del governo di farli tornare al lavoro. L'azione sindacale ha già causato serie perdite per tutti: la produzione si è ridotta di almeno 5000 veicoli, il salario che gli operai percepiranno dopo lo sciopero sarà ben inferiore al minimo necessario a loro ed alle loro famiglie per sopravvivere, l'immagine della Serbia, così cara ad un governo pronto ad attrarre investimenti esteri dipingendo il paese come "un posto con la forza lavoro meno cara e più disciplinata che ci sia", ha perso parte della sua credibilità...Eppure, fatta eccezione per gli operai e per i loro sindacati, nessuno ha fatto uno sforzo visibile per trovare una soluzione al conflitto. Sembra che FIAT sia attaccata al suo principio di non negoziare durante lo sciopero, mentre il governo non ha alcuna forza per convincere FIAT a fare diversamente.
L'origine del conflitto sta nell'abolizione del terzo turno introdotta l'anno scorso. Più di 800 operai vennero licenziati ed il loro lavoro distribuito tra gli altri rimasti. Il carico di lavoro è cresciuto notevolmente, costringendo spesso i lavoratori a correre da una postazione all'altra per realizzare le necessarie operazioni. I carrelli elevatori che secondo le regole FIAT non possono mai superare la velocità di 5 km/h ora stanno già funzionando a 14 km/h! Altri problemi sono il trasporto di coloro che lavorano nel turno serale (che non sono in grado di prendere gli ultimi autobus notturni) e il pagamento di bonus di efficienza. E, naturalmente, salari molto bassi (poco più di 300 euro) che sono inferiori alla media nazionale del settore metalmeccanico (i lavoratori hanno chiesto solo un aumento di 50-60 euro). Qui bisogna tener conto dell'assurdità del fatto che i salari dei lavoratori durante tutto l'anno vengono pagati dal bilancio serbo, che consente a FIAT di ottenere un profitto extra! La colpa di tutto ciò è di uno dei precedenti governi, che - soprattutto per ragioni politiche - era troppo ansioso di firmare un contratto che privava la Serbia di una parte della sua ricchezza e limitava la sua sovranità.
E questo è esattamente il caso, dato che per il suo rigido rigetto della contrattazione collettiva, la gestione aziendale è in netta violazione non solo della Convenzione ILO 144 sulle consultazioni trilaterali, ma anche della legislazione serba (la nostra legge del lavoro vede il dialogo durante il periodo di sciopero non come questione di libera scelta, ma come obbligo di entrambe le parti sociali). Inoltre, FIAT ha rifiutato per due volte di rispettare le decisioni dell'Ispettorato del Lavoro che la obbligava a iniziare i negoziati - un terzo rifiuto potrebbe condurre, almeno in teoria, alla chiusura dell'azienda). Sembra che il governo si stia impegnando a spingere verso una convergenza fra le due parti: c'è un'idea di pubblicare un decreto che permetterebbe il "congelamento" dello sciopero per un giorno (venerdì). I lavoratori andrebbero a lavorare proprio quel giorno, permettendo alla direzione di rispettare il principio di non negoziare durante gli scioperi, cosa che potrebbe aiutare a trovare una soluzione valida. Poi, domenica sera, l'assemblea generale dei lavoratori voterebbe per la cessazione o la continuazione dello sciopero.
Il clima tra gli scioperanti è "caldo" e sono ben pochi quelli pronti ad accettare la sospensione della lotta.  Si teme la lotta possa radicalizzarsi nel corso delle previste manifestazioni di protesta dalla fabbrica alla sede del municipio e ci sono segnali che lo sciopero potrebbe diffondersi ad altre aziende del settore metalmeccanico. Sembra che la Serbia si stia svegliando dal sogno neoliberista e dalle idee dell'armonia naturale tra le parti sociali. Questi sono i Balcani e qui la situazione è diversa da quella in Europa occidentale. Lottando per la democrazia negli anni '90 abbiamo ottenuto il capitalismo e ora siamo costretti ad affrontare una delle sue forme più barbariche e disumane. L'unico modo per cambiarlo è essere fermi e uniti. Il forte sostegno di tutte le fabbriche FIAT in Europa e nel mondo ha dato ai lavoratori serbi una motivazione aggiuntiva per continuare con la loro azione e vincere.
(traduzione a cura di AL-Ufficio Relazioni Internazionali)

18 luglio: lo sciopero alla FIAT continua http://sindikat.rs/ENG/news.html#
In conferenza stampa, Zoran Markovic, Presidente del sindacato CATUS in FCA e Presidente del Comitato di Sciopero ha annunciato che lo sciopero sarebbe continuato. Al tempo stesso ha invitato l'intera forza lavoro serba a venire a Kragujevac il 19 luglio alle ore 11.00 per partecipare alla grande manifestazione davanti al municipio. Nella consultazione del 17 luglio su entrambi i turni gli operai hanno votato per il proseguimento dello sciopero. Nel primo turno la decisione è passata col 97% e nel secondo turno col 98%.
Praticamente, ciò significa che circa 2000 operai su 2500  ha deciso di non fermare la protesta finchè i dirigenti FIAT non si esprimono sulle rivendicazioni operaie. E cioè un aumento del salario lordo dagli attuali 38.500 dinari (circa 320 euro) a 50.000 dinari (416 euro), riorganizzazione del lavoro, pagamento dei bonus di efficienza e rifinanziamento del fondo per le spese di trasporto dei pendolari al di fuori dell'orario di lavoro.


19 luglio: sciopero sospeso http://sindikat.rs/ENG/news.html#

La scorsa notte il primo ministro serbo Ana Brnabić ha raggiunto un accordo con gli operai FIAT di Kragujevac sull'interruzione dello sciopero e l'inizio del negoziato.
All'incontro tenutosi nel municipio di Kragujevac, a cui ha preso parte anche il presidente del CATUS Ljubisav Orbovic, si è convenuto che il negoziato sarebbe iniziato a mezzodì.
In conferenza stampa Ana Brnabić ha ringraziato gli operai per la riuscita della riunione ed ha annunciato che avrebbe presenziato al negoziato perchè era estremamente importante per lei mantenere la promessa data agli operai ed ai loro sindacati.
Non posso dare garanzie sugli esiti perchè il Governo è un partner minore”, ha precisato il Primo Ministro.
Ad ogni modo, quello che può garantire è di stare a fianco degli operai per tutto il tempo e negoziare insieme, con il sostegno del Governo.
Brnabić ha dichiarato che insieme al suo team ed al ministro dell'economia Goran Knezevic, avrebbe insistito perchè venissero accolte gran parte delle richieste sindacali. 
Secondo quanto ella dice, molti problemi hanno a che fare col processo di produzione e si possono risolvere con i quadri intermedi. Dopo essere stata ampiamente informata sui problemi interni allo stabilimento FIAT, lei ha dichiarato che il Governo dovrebbe essere regolarmente informato su quanto succede in FIAT.
Il presidente del comitato di sciopero della FIAT Zoran Marković ha detto che la protesta è stata revocata ed ha invitato gli operai a tornare al lavoro il 19 luglio. Ha aggiunto che dopo l'incontro col primo ministro Ana Brnabic, il sindacato ed il comitato di sciopero hanno deciso di interrompere lo sciopero per continuare le trattative con i rappreentanti della FCA e col governo serbo. 
Vorrei informare tutti i lavoratori che questa non è una sconfitta, anche perchè saranno in molti a presentarvela così. Il fine non è che FIAT se ne vada, bensì il miglioramento delle nostre condizioni di lavoro e salariali, espresse nelle nostre 4 rivendicazioni”, ha dichiarato Marković.
Che si aspetta un negoziato risolutivo, rapido e preciso.
(traduzione a cura di AL-Ufficio Relazioni Internazionali)

comunicato della Confederazione dei Sindacati Autonomi di Serbia del 24 luglio 2017 cfr.http://sindikat.rs/ENG/news.html#429

I dirigenti FIAT hanno preso visione delle richieste operaie ed hanno offerto un aumento salariale del 9.54%, come comunicato dalla Radio Televisione Serba.
L'offerta proposta ai rappresentanti degli operai stabilisce che i salari aumenteranno del 9.54%, il che significa che il salario lordo di base passerà da 38.500 dinari (circa 320 euro) a 42.000 dinari (350 euros). L'aumento sarà corrisposto in due tranche: il 3.15% in agosto ed il 6.39% a febbraio 2018. Anche il bonus di efficienza verrà rifinanziato, come pure il fondo per le spese di trasporto. Sulla richiesta operaia di migliorare le condizioni di lavoro nellaa fabbrica di Kragujevac, verrà istituita una commissione speciale con lo scopo di determinare  le postazioni in cui gli operai prestano operazioni multiple e fissare i problemi. Il Presidente del sindacato, Zoran Markovic, ha dichiarato che l'assemblea dei sindacati ha autorizzato i rappresentanti degli operai a proseguire il negoziato.

(traduzione a cura di AL-Ufficio Relazioni Internazionali)

giovedì 2 marzo 2017

solidarietà alla INNSE di Milano

Il benevolo padrone Camozzi ci ha sommerso di denunce,
lettere di sospensione, multe.
Ci trascina da un’aula all’altra del tribunale del lavoro di Milano.
Per vendicarsi della nostra resistenza allo smantellamento della fabbrica
sta impegnando i giudici di Milano in un lavoro estenuante.
E’ arrivato sino a rifiutare l’arbitrato dell’ispettorato del lavoro e
chiede al giudice di esaminare quasi 40 provvedimenti disciplinari,
dalle multe ai 3 giorni di sospensione.
Come operai della INNSE, oltre alle iniziative sindacali in fabbrica,
ci siamo attrezzati per rispondere legalmente, causa per causa,
udienza per udienza ma tutto ciò ha un costo esagerato.
Il benevolo Camozzi ha tanti soldi da investire in studi legali, guardie,
carte bollate, la sua potenza economica la usa contro di noi.
Noi dovremmo avere il supporto legale della Fiom di Milano,
siamo tutti iscritti paghiamo la tessera in media da 30 anni.
Ma la Fiom ci ha abbandonati da quando abbiamo votato tutti NO
al loro schema di accordo inconsistente.
Non ci rimane nient’altro che la solidarietà degli operai come noi,
dei sostenitori ed anche di chi non è qui,
ma capisce che alla INNSE si sta combattendo
una lotta fra prepotenza e giustizia sociale.
Vi ringraziamo anticipatamente per il vostro contributo.


venerdì 20 gennaio 2017

Solidarietà con Riccardo Antonini

Cassa di solidarietà tra ferrovieri

Comunicato della Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri

MERCOLEDÌ 18 GENNAIO, ALLE ORE 10.00
PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE DI ROMA, PIAZZA CAVOUR 95
UDIENZA CONTRO IL LICENZIAMENTO DEL NOSTRO COLLEGA RICCARDO ANTONINI
Vogliamo iniziare questo nuovo anno augurando a tutti di rafforzare l’arma della solidarietà, elemento fondante della “nostra” Cassa, che oggi vogliamo esprimere e ribadire, in maniera totale e incondizionata, al nostro collega: Riccardo Antonini.
Riccardo è stato addetto alla manutenzione infrastruttura presso Rfi a Viareggio. Ha prestato la sua attività di consulente a titolo gratuito per familiari delle vittime nell’incidente probatorio relativo alla strage di Viareggio del 29 giugno 2009 e per il sindacato.
Nell’estate del 2011 viene prima diffidato dall’Azienda a porre termine alla sua attività di consulenza, poi viene sospeso per 10 giorni e infine, nel novembre dello stesso anno, viene licenziato in tronco “per essersi posto in evidente conflitto d’interesse con la società”.
A luglio del 2012 inizia il processo; l’Azienda propone una conciliazione in cui sostanzialmente richiede ad Antonini di rinnegare tutto quanto fatto fino a quel momento, Riccardo rifiuta e il 4 giugno 2013 il giudice del lavoro Luigi Nannipieri del Tribunale di Lucca conferma il licenziamento.
Riccardo presenta ricorso. Il giudice Bronzini, presidente della Corte di Appello di Firenze, insieme ai giudici Schiavone e Liscio, neanche discute il caso e respinge il ricorso di Riccardo per inammissibilità confermando il licenziamento.
Nelle sentenze di questi giudici è sancito l’obbligo di fedeltà, la violazione del Codice etico, il conflitto di interessi con l’azienda, i suoi Amministratori delegati di allora, Moretti, Elia, Soprano (imputati, con accuse pesantissime, nel processo per la strage di Viareggio). Riccardo è stato licenziato, e il suo licenziamento confermato, per il suo impegno nella mobilitazione per la sicurezza, la verità e la giustizia, a fianco dei familiari delle vittime. Moretti è stato prima rinominato Ad della holding Fs e poi promosso Ad di Finmeccanica, la più grande impresa del paese.
Il prossimo mercoledì 18 gennaio, presso la Corte di Cassazione di Roma, piazza Cavour 95, alle ore 10.00, si terrà l’udienza per il ricorso presentato da Riccardo contro il suo licenziamento.
Il 31 gennaio è il giorno della sentenza, presso il Tribunale di Lucca, nell’aula del Polo fieristico, del processo di Viareggio, iniziato il 13 novembre 2013. Invitiamo chi può ad essere presente, sarà un momento cruciale ai due appuntamenti, a cominciare da quello del 18 gennaio per sostenere Riccardo.
Facciamo nostre le parole di un familiare che nella strage ferroviaria di Viareggio ha perduto la sorella e i due nipotini, all’indomani del suo licenziamento, ha scritto a Riccardo “… hai scelto la strada più difficile per te e per la tua famiglia, ma hai anche scelto l’unica che può cambiare questo sistema. Ti ringrazio a nome mio e della mia famiglia”.
Ecco, in queste righe si riassume la coerenza e l’impegno di Riccardo Antonini: da quel 29 giugno 2009 non ha mai mollato, nonostante la perdita del posto di lavoro.
È un dovere e una necessità, per quanti non vogliono più accettare che questo sia il paese delle stragi impunite e dei licenziamenti politici!
“La solidarietà è il primo passo verso la libertà!
11 gennaio 2017                                                                     Il Direttivo della Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri

mercoledì 2 novembre 2016

1986-2016: 30° anniversario di Alternativa Libertaria/fdca









Trent'anni di vita non sono pochi per una organizzazione politica, che pur essendo assai minoritaria nell'ambito della sinistra rivoluzionaria, si è resa protagonista di iniziative, campagne e lavoro quotidiano, sociale e sindacale, che l'hanno resa comunque un punto di riferimento nei territori in cui essa è presente e nelle mobilitazioni nazionali a cui ha partecipato.
E' nel divenire soggettivo e nella temperie delle lotte di questi tre decenni che questa organizzazione si è storicamente prodotta ed è giunta oggi ad alcuni traguardi importanti:
  • esser riuscita a compiere il ricambio generazionale necessario ad attraversare il tempo, superando e ricomponendo divisioni, a favore di un condiviso progetto collettivo, politico ed organizzativo, capace di aggregare militanti provenienti da diverse esperienze politiche e di lotta;
  • esser riuscita a valorizzare con intelligenza e senza fondamentalismi le tradizioni storico-politiche su cui è nata (quella "piattaformista", quella comunista libertaria di Georges Fontenis, quella de Los Amigos di [Buenaventura] Durruti, quella del comunismo anarchico italiano) per trarne basi teoriche stabili, un progetto strategico ed un'azione politica e programmatica concreta, utile, all'interno della società.
In questi 30 anni AL/fdca ha quindi cercato costantemente di agire e proporsi come organizzazione politica coesa e responsabile i/le cui militanti siano parte naturale degli organismi di massa, del sindacato, dei movimenti, dello sperimentare alternative possibili per essere al loro interno volano ed orientamento delle idee, organizzatori dal basso della forza collettiva di lotta e della solidarietà.
Un'organizzazione con un orizzonte internazionalista, composta da militanti protagonisti politici delle lotte, loro componente riconosciuta e riconoscibile, che vincono la timidezza dell'essere minoranza per proporsi come lievito di organizzazione antiburocratica, antigerarchica, ostile ad ogni opportunismo di matrice post-leninista, ad ogni spontaneismo velleitario e ad ogni ideologismo settario. Un'organizzazione capace di saper leggere nei mutamenti le indicazioni per l'aggiornamento e l'ampliamento dell'orizzonte di lotta e di lavoro politico.
Eppure, tutto questo non sarebbe stato possibile, non sarebbe durato così tanto, non avrebbe portato a nuove generazioni di militanti, se in AL/FdCA non si fossero inverati, tanto nelle relazioni politiche e personali dei suoi militanti quanto nella pratica politica, due aspetti fondamentali: il concetto e la prassi dell'unità, il concetto e la prassi della solidarietà.
Questi concetti si sono talmente radicati nel tessuto organizzativo e transazionale di AL/FdCA, da esserne diventati cuore e sguardo, cervello e azione della nostra vita politica.
Oggi, Alternativa Libertaria/FdCA, quale organizzazione politica dei militanti dell'anarchismo di classe e dei rivoluzionari libertari in Italia, colloca ed orienta il suo agire politico nelle classi sfruttate e nella società, secondo valori e coordinate quali:
  • la dimensione di classe, e cioè la capacità di saper esser soggetto di lotta e di relazione con gli organismi e le lotte di massa alla luce di una analisi materialistica dei rapporti di sfruttamento e di potere;
  • la pratica dell'azione diretta, e cioè la costruzione dei rapporti di forza e del conflitto alla base dei soggetti in lotta, in seno alla coscienza di classe collettiva espressa dai partecipanti alla lotta;
  • la pratica dell'auto-organizzazione, e cioè la rivendicazione dell'autonomia dei soggetti in lotta, impedendo ad interessi esterni alla coscienza collettiva di base di condizionarne l'orientamento o di imporle un ceto dirigente;
  • la prassi del dualismo organizzativo, e cioè la corretta relazione con tutte le espressioni organizzate di massa (sindacati, organismi di base, movimenti, comitati, reti e cooperative autogestionarie,...) al fine di combattere ogni collateralismo, ogni cinghia di trasmissione, ogni ideologismo e spontaneismo, per favorire invece un processo di osmosi e di arricchimento reciproco nell'autonomia dei ruoli e delle finalità politiche e sociali.
 




Il  ruolo di Alternativa Libertaria/FdCA, quale organizzazione politica rivoluzionaria è, quindi, quello
  • di costituirsi come funzione politica necessaria allo sviluppo della coscienza di classe quale speranza e prassi per la trasformazione ugualitaria e libertaria della società;
  • di mediazione fra le soggettività militanti che la compongono, alla ricerca continua dell'unità e dell'omogeneità necessarie a saper fare politica alternativa, elaborare strategia alternativa e vivere il e nel cambiamento;
  • di mediazione fra il progetto anarchico ed i soggetti della lotta di classe, perché propria dei militanti rivoluzionari libertari è la funzione di memoria storica degli interessi storici del proletariato, di riportare l'anarchismo al centro delle lotte di classe ed ai soggetti di queste lotte, di "mostrare" la coerenza delle lotte per l'uguaglianza e la libertà col progetto anarchico;
  • di mediazione tra il gradualismo rivoluzionario anarchico e conquiste graduali:
    1. per aprire sempre maggiori spazi di libertà e di contropotere nella società civile;
    2. su obiettivi programmatici anticapitalistici ed antiautoritari.
L'azione politica di Alternativa Libertaria/FdCA si sviluppa incessantemente per
  • il diritto all'alternativa sociale ed alla sperimentazione;
  • la lotta sul terreno dell'allargamento e conquiste di spazi di partecipazione contro l'esclusione sociale e contro la repressione delle lotte;
  • la lotta sindacale a favore della giustizia sociale (salario, diritti, servizi, ecc.);
  • rivendicazioni sulla qualità della vita, habitat, consumi ed autoproduzioni, solidarietà internazionale;
  • la costruzione di un tessuto di sinistra sociale che prenda forza dalla pratica e dalle proposte con mezzi, per noi, coerenti col fine e che possa eventualmente costituirsi ed agire come fronte anticapitalista rivoluzionario ed antiautoritario;
  • costruire sinergie per la politica libertaria (coordinamenti, reti, alleanze, poli multipli e pluralisti, fronti anticapitalisti rivoluzionari ed antiautoritari).
Nel breve periodo Alternativa Libertaria/FdCA intende
  • contribuire alla difesa, sviluppo ed estensione del movimento di classe dei lavoratori/trici, sostenendo tutte le forme di lotta  in cui l'autonomia dei lavoratori/trici si esprime con rivendicazioni che rompano con le compatibilità della ristrutturazione capitalistica in corso e con la legislazione lesiva delle libertà sindacali, contribuendo a processi di riaggregazione nel territorio e nei luoghi di lavoro;
  • contribuire allo sviluppo e radicamento dei movimenti sociali contro la guerra ed il militarismo, contro il liberismo, contro lo sfruttamento e la mercificazione di persone e risorse, contro il razzismo e la riduzione in schiavitù di donne e uomini, contro le discriminazioni sessiste ed il patriarcato, portandovi prassi e contenuti a carattere anticapitalistico, antiautoritario ed antifascista; 
  • contribuire - nei modi e nei contenuti caratteristici dei rivoluzionari comunisti anarchici - alla ricostruzione di un composito movimento di opposizione ai governi della ristrutturazione capitalistica in Italia ed in Europa, perché la sconfitta delle politiche dell'austerity avvenga nelle piazze, nelle strade e nei luoghi di lavoro senza cadere nelle illusioni elettorali;
  • contribuire allo sviluppo del movimento anarchico internazionale, sostenendo la rete Anarkismo, le sue organizzazioni ed i suoi progetti politici; partecipando alle forme di solidarietà internazionale a favore delle lotte sociali nel mondo;
  • contribuire allo sviluppo in Italia di un fronte libertario per la diffusione del progetto sociale anarchico;
  • contribuire alla costruzione di un fronte sociale delle forze di opposizione e rivendicative per accumulare capacità di lotta, di contropotere e di progettualità edificatrice dell'alternativa libertaria.
Alternativa Libertaria/FdCA
1 novembre 2016

lunedì 19 settembre 2016

per Abdesselem El Danaf


La morte di Abdesselem El Danaf lavoratore della logistica travolto da un tir che ha forzato il  presidio, a Montale (PC), davanti ad un magazzino della ditta GLS è una tragedia umana ed un fatto inaudito dal punto di vista sindacale.
Siamo in presenza dell’omicidio di un lavoratore che lottava e esercitava il diritto di sciopero.
La realtà drammatica vissuta  in molte situazioni dai facchini,  in particolare nel polo logistico di Piacenza (il più esteso d’italia), dopo anni di lotte continua ad essere caratterizzata dalla mancanza di diritti e di ogni  tutela,  da contratti non rispettati, da condizioni e rapporti che sono ai limiti della schiavitù. Il tutto basato su continui   ricatti occupazionali che attraversano tutti i lavoratori della filiera.
Eppure è  una realtà dove in cima a tutto c’è come prioritaria la richiesta di dignità dei lavoratori. A fronte di enormi guadagni dei padroni, basati sullo sfruttamento intensivo di questa parte della classe, composta in stragrande maggioranza da lavoratori migranti, e da presenze di appalti a false cooperative non sottoposte ad alcun controllo. Le lotte importanti e generose di questi anni hanno in molti casi portato a forme di stabilizzazione nel settore, ad esempio in Emilia Romagna,  dove la Regione ha varato un protocollo sugli appalti e la legalità al quale molte realtà (committenti) hanno aderito. Ma rimangono aree estese di padroni che agiscono al di fuori di qualsiasi norma calpestando diritti, tutele e dignità dei lavoratori.
La risposta a questo omicidio  deve essere  porsi l’obbiettivo di fare uscire dall’isolamento le lotte della logistica collegandole a più ampie iniziative di risposta al dominio dei padroni per riaffermare i diritti dei lavoratori.
La nostra  solidarietà attiva ai famigliari e ai compagni di lotta.
Alternativa Libertaria/fdca

giovedì 23 giugno 2016

Siamo tutti/e Oaxaca!

L'infame governo messicano di Henrique Peña Nieto vuole portare avanti
una riforma neo-liberista assurda all'educazione, e contro di essa
gli insegnanti della CNTE assieme agli studenti e alla comunità di
Oaxaca, nel sud del Messico, hanno messo su un'ondata di mobilititazione
e resistenza,
con la lucida ribellione che caratterizza questa zona.

La risposta delle forze armate sotto espressa autorizazione dello Stato
è stata della represione brutale con il macabro saldo, fino ad ora, di 8
morti, 22 scomparsi, 45 feriti e 23 arrestati.

Nell'ultima settimana sono state realizzate grandi marce, blocchi
stradali, barricate... tutto per bloccare la privatizzazione della
scuola.

In un Messico dove il caso dei 43 studenti di Ayotzinapa scomparsi
(acronimo per "uccisi dalla polizia che ha occultato i corpi") non ha
avuto nessuna ritrattazione o condenzaione da parte dei responsabili,
cosa ci possiamo aspettare del conflitto che esplode a Oaxaca?

Per questo ora la solidarietà di classe internazionale è di estrema
importanza.

Il sangue versato in Messico è il nostro sangue, nessun passo indietro,
nessun minuto di silenzio in piu, nessun ditirro in meno, non
riusciranno a farci zitti!

SIAMO TUTTI E TUTTE OAXACA!!

*adattato da un comunicato della Federazione Anarchica Gaucha,
integrante della Coordinazione Anarchica Brasiliana



rassegna media sui fatti


http://www.radiondadurto.org/2016/06/21/messico-sale-a-10-il-bilancio-dei-maestri-uccisi-dalla-polizia-a-nochixtlan/

http://www.globalproject.info/it/mondi/lo-stato-messicano-dichiara-guerra-ai-maestri/20178

http://ilmanifesto.info/messico-la-polizia-spara-ai-maestri-dieci-morti/

http://www.dirittiglobali.it/2016/06/messico-la-polizia-spara-ai-maestri-dieci-morti/

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)