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giovedì 7 settembre 2017

Appello di solidarietà dal Sudafrica– I ‘quattro di Boiketlong’ e la criminalizzazione della povertà e della protesta: Libertà per Dinah e Sipho, giustizia per Papi!

Quattro attivisti di Boiketlong in the Vaal, a sud di Johannesburg, sono stati condannati a 16 anni di carcere per quanto avvenuto durante una protesta per il diritto alla casa e lo sviluppo della township, sulla base di una legge dell’apartheid del 1973 nota come “proposito comune”. Anche senza alcuna evidenza che collegasse i quattro agli atti accaduti (l’attacco al consigliere locale dell’ANC e l’incendio della sua abitazione) senza testimoni che potessero collocarli sulla scena al momento dei fatti, tutti e quattro sono stati giudicati colpevoli semplicemente per il loro ruolo di leaders della comunità. Un anno dopo i fatti, nel 2016, è scomparso in circostanze misteriose anche Papi Tobias, un importante testimone che poteva dimostrare che almeno una di loro, Dinah Makhetha, non era neanche presente in quella protesta.
Papi, padre di tre figli, è stato un attivista comunitario della lotta per la casa e per lo sviluppo della township,  spesso alla guida delle proteste per l’ottenimento dei servizi pubblici.
Membro del comitato per la raccolta fondi per le spese legali dei 4 di Boiketlong, sei giorni prima della sua scomparsa, aveva lanciato pesanti accuse contro il comitato stesso, per un cattivo uso dei soldi raccolti per la difesa dei 4 di Boiketlong e accusando il comitato di non essere autonomo ma controllato dall’ANC, ribadendo la sua disponibilità a testimoniare che Dinah non era presente nei pressi dell’abitazione del consigliere quando fu appiccato il fuoco, e che lei e gli altri 3 furono accusati ingiustamente.
Si suppone che uno dei membri del comitato sospettato del cattivo uso dei fondi, un leader locale dell’ANC e membro del Boiketlong Concern Group, dominato dall’ANC, sia dietro la scomparsa di Papi insieme a al brigadiere Scheepers (ultimo ad avere visto vivo Papi) e al sindaco della municipalità locale di Emfuleni, Simon Mofokeng.
Poco prima della sua scomparsa, il cane di Papi fu ucciso e un membro del Boiketlong Concern Group disse che circolavano delle voci sul fatto che la vita di Papi fosse in pericolo.
Papi è ormai scomparso da più di un anno e si crede che sia morto. La sua scomparsa e la sua sospetta morte hanno quasi certamente una motivazione politica e sono collegati al suo ruolo nelle lotte per i servizi pubblici, la casa e lo sviluppo della township, e per la dichiarazione circa la presunta corruzione o un cattivo uso del denaro raccolto per le spese legali dei 4 di Boiketlong, da parte del sindaco e dei membri del comitato per la raccolta fondi.
Gli investigatori che seguono il caso sembrano aver fatto pochi sforzi per stabilire il destino di Papi o la sua ubicazione, e nessuna indagine sembra essere in corso. A tutt’oggi nessuno è stato arrestato o accusato in relazione alla scomparsa di Papi.
Rilasciati su cauzione dopo 9 mesi di carcere, a giugno 2017 due degli accusati, Dinah e Sipho Manganye sono dovuti tornare in cella durante il processo di appello, (Pulane Mahlangu non si è presentato all’udienza ed è attualmente latitante mentre Dan Sekuti Molefe, già sofferente prima dell’arresto, non ha retto alle ingiuste accuse e si è suicidato).
Parliamo quindi di attivisti impegnati nella protesta della comunità per il diritto alla casa, lo sviluppo della township e per quello che il governo dell’ANC ha promesso loro (e alla classe lavoratrice nera del Sud Africa) per oltre 20 anni. L’essere poveri e il combattere per cambiare la loro condizione e risollevare loro stessi e la loro comunità è il loro solo crimine.
Si pensa che essi siano stati oggetto di una manovra politica dello stato, su richiesta della locale sezione dell’ANC, per sopprimere e criminalizzare le loro attività, a causa del loro ruolo di opposizione alle politiche contro i poveri, implementate dal governo neoliberale dell’ANC, e per aver evidenziato e combattuto la corruzione della classe politica locale.
Non sono criminali, sono prigionieri politici della lotta di classe.
Sono stati accusati ingiustamente a causa del loro ruolo nella proteste comunitarie, causate da un trattamento ingiusto, corruzione e malgoverno. La classe lavoratrice nera in Sud Africa ha sofferto abbastanza il peso della povertà e della disuguaglianza, ma quando scendiamo in strada per protestare, soffriamo la potente repressione dello stato e la brutalità della polizia. I politici, che si suppone siano al potere al servizio della comunità, presto se lo dimenticano a causa del fatto che iniziano a vivere nel lusso.
Così come molte townships, aree rurali e comunità povere in tutto il Sud Africa, la classe lavoratrice nera e povera della comunità di Boiketlong ha per molto tempo sofferto per le promesse non mantenute dal governo dell’ANC. Fin dalle prime elezioni multirazziali del 1994, l’ANC è stato ripetutamente rieletto sulla base di vuote promesse di creazione di lavoro, servizi e sviluppo e ristrutturazione delle townships e delle altre aree degradate, che hanno per lungo tempo sofferto dell’assenza di adeguati e accessibili servizi igienici, acqua, elettricità e abitazioni, così come di educazione, salute, ecc., parte dell’eredità del colonialismo e di capitalismo e apartheid.
Dovendo affrontare il crescente malcontento e la protesta in risposta alla mancanza di volontà politica e inadeguatezza, a causa delle politiche neoliberali adottate, senza neanche intraprendere il tentativo di rispettare le proprie promesse e implementare uno sviluppo su larga scala, la ristrutturazione delle townships, la riforma agraria, la creazione di lavoro e servizi, il governo dell’ANC sta costantemente rispondendo con la criminalizzazione della protesta e dei poveri, al fine di sopprimere e contenere le lotte sociali e la resistenza della classe lavoratrice.
Questo a causa dei due processi in cui la classe politica è coinvolta: usare lo Stato per accumulare ricchezza privata, e far rispettare le politiche neoliberali di redistribuzione verso l’alto della ricchezza, dalla classe lavoratrice nera verso la classe dominante, fatta di bianchi, e ora neri, capitalisti privati così come politici e dirigenti pubblici.
In questo modo è possibile recuperare e mantenere i profitti trasferendo i costi della crisi economica sulla classe lavoratrice, in particolare sui neri. Questo viene fatto mediante la commercializzazione e la privatizzazione, la flessibilità del lavoro, le politiche di austerità e i tagli sulla spesa pubblica, l’esternalizzazione e le aggressive misure di recupero dei costi.
A livello locale, l’esternalizzazione ha portato a contratti e gare per l’edilizia, i servizi e lo sviluppo di infrastrutture dispensati a individui e proprietari di società, politicamente connessi in particolare alla nuova BEE (Black Economic Empowerment) élite che ha prodotto nepotismo, corruzione e clientelismo su larga scala. Al fine di fare quanto più profitto possibile attraverso questi contratti, questa nuova élite economica nera abbatte i costi attraverso lo sfruttamento dei lavoratori, usando materiali più a buon mercato e risparmiando su sicurezza e standards. Questo è il motivo del perché tante case presentano lesioni e cadono a pezzi, e i servizi nelle townships sono così terribili.
La classe politica a livello locale, provinciale e nazionale, sia dell’ANC che, in alcune aree, della DA (ndt Alleanza democratica, principale forza di opposizione), usa il controllo e l’accesso alle risorse statali al fine di accumulare ricchezza privata e consolidare il proprio potere e controllo dello stato e delle sue risorse. Questo è il significato di “corruzione”, e viene fatto a spese della classe lavoratrice nera e dei poveri, che non ottengono niente al di là di abitazioni e servizi di qualità scadente e repressione statale, qualora si ribellino.
Questo può finire solo tramite una coerente e indipendente lotta di classe e resistenza ed è ciò che la classe dominante teme, e il motivo per cui lo Stato e l’élite politica che lo controlla stanno costantemente ricorrendo alla criminalizzazione della povertà e della protesta, al fine di sopprimere la resistenza della classe lavoratrice.
Il governo dell’ANC vuole, tramite l’esempio dei quattro di Boiketlong, lanciare un forte messaggio ai poveri, ai disoccupati e alla gioventù emarginata che guida e partecipa alle proteste per la terra e la casa, per il lavoro e i servizi.
Il messaggio è che se osi organizzare o partecipare alle lotte sociali per i tuoi diritti, esporti in prima persona o semplicemente prendere posizione contro la crescente corruzione dell’élite politica, sarai colpito rapidamente e duramente. Le pesanti sentenze comminate ai quattro di Boiketlong, nonchè il rifiuto della scarcerazione su cauzione e del permesso all’appello, sono tutti finalizzati a intimidire e scoraggiare altri dalla resistenza e dalla protesta indipendente della classe lavoratrice.
E’ quindi di estrema importanza che i/le militanti della lotta di classe facciano qualsiasi cosa, compatibilmente con i loro mezzi, per sostenere la compagna per la revoca della condanna e della sentenza, perché se non lo facciamo, lo Stato sudafricano userà questo caso come un precedente al fine di criminalizzare ulteriormente la povertà e la protesta, e altre persone saranno trascinate in prigione sulla base di presunte accuse e colpite con dure sentenze per il fatto di protestare contro la loro povertà e combattere per i loro diritti.
Facciamo appello ai nostri compagni e alle nostre compagne, alleati e alleate, e a tutte le persone che nel mondo amano la libertà e la giustizia affinché si dimostrino solidali con Sipho e Dinah e chiedano giustizia sia per loro che per Papi.
LIBERTÀ PER DINAH AND SIPHO! GIUSTIZIA PER PAPI!
STOP ALLA CRIMINALIZZAZIONE DELLA POVERTÀ E DELLA PROTESTA!
DIFENDIAMO IL NOSTRO DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E PROTESTA!
Cosa si può fare:
  • Diffondere quest’appello di solidarietà sui social media e nelle vostre organizzazioni, reti e movimenti;
  • Scrivere lettere e articoli sul caso e pubblicarli sulla stampa alternativa e, dove possibile, sui principali quotidiani, riviste, ecc.;
  • Discutere del caso e dell’appello di solidarietà su podcasts e radio comunitarie, durante incontri comunitari, studenteschi e di lavoratori e lavoratrici;
  • Fare foto delle attività e delle azioni di solidarietà, o di voi stessi o della vostra organizzazione con manifesti e cartelli, recanti messaggi di supporto o di richiesta di scarcerazione di Sipho e Dinah e di revoca della loro condanna, e pubblicatele sui social media con i sottostanti hashtags e handles;
  • Scrivere lettere di supporto a Dinah, Sipho e/o alla famiglia di Papi, e scrivere mails agli indirizzi zacf@riseup.net e orangefarmadvicecentre@gmail.com, da cui poi verranno loro trasmesse;
  • Fare pressione sul Legal Aid SA affinché venga data priorità al caso, tramite telefonate, inviando loro emails e fax;
  • Far sapere al governo del Sud Africa che il caso è giunto alla ribalta internazionale, telefonando, scrivendo emails e fax alla Presidenza e al Dipartimento di Giustizia e Sviluppo Costituzionale, per chiedere che la loro condanna venga revocata, le accuse ritirate e affinché venga effettuata un’indagine sul destino di Papi Tobias.
Sui social media usa gli hashtags #Boiketlong4Solidarity #Boiketlong4 #FreedomforDinahandSipho #JusticeforPapiTobias
Su Twitter usa gli handles @PresidencyZA @GovernmentZA @EmfuleniLM @DOJCD_ZA @LegalAidSA1 @ZabalazaNews
INDIRIZZI UTILI
Presidenza della Repubblica Sudafricana
Tel: +27 12 300 5200
Fax: +27 12 323 8246
Email: president@presidency.gov.za
Ufficio del Vicepresidente Cyril Ramaphosa
Tel: +27 12 308 5316
E-mail: Deputypresident@presidency.gov.za
Ministro della Giustizia e dei Servizi di correzione
Tel: +27 12 406 4669
Fax: +27 12 406 4680
E-mail: ministry@justice.gov.za
Viceministro per la Giustizia e lo Sviluppo Costituzionale
7Tel: +27 12 406 4854
Fax: +27 12 406 4878
E-mail: deputyminister@justice.gov.za
Sede centrale del Legal Aid South Africa
Tel: +27 11 877 2000
Centro di Giustizia di Pretoria del Legal Aid SA
Tel: +27 12 401 9200
Fax: +27 12 324 1950
Centro di Giustizia di Vereeniging del Legal Aid SA
Tel: +27 16 421 3527
Fax: +27 16 421 4287

domenica 3 aprile 2016

Come l’imperialismo e le classi dirigenti postcoloniali hanno saccheggiato l’Africa

 

Come l’imperialismo e le classi dirigenti postcoloniali hanno saccheggiato l’Africa

la lotta di classe ed il comunismo anarchico come soluzione Più o meno 50 anni fa abbiamo assistito allo smantellamento della maggior parte degli imperi coloniali europei in Africa. Grandi speranze avevano salutato le “nuove nazioni” che si erano formate – e certamente, c’era stato un loro progressivo discostarsi dal dominio coloniale, con il suo razzismo, il controllo esterno e l’economia estrattiva.
Delusioni dell’indipendenza
Tuttavia, molte delle speranze furono presto deluse. Politicamente, gli Stati africani più indipendenti si sono trasformati in dittature o in sistemi a partito unico, di solito guidati dal partito nazionalista che aveva preso il potere al momento dell’indipendenza – e, progressivamente anche l’esercito ha assunto un ruolo sempre più importante. Molti di questi stati erano altamente corrotti, anche predatori, e il divario tra le locali classi dirigenti indigene che si erano affermate e le masse, è cresciuto in misura esponenziale.
Queste piaghe non hanno avuto origine dal periodo coloniale, dato che molte società africane erano già molto divise, ma si sono reiterate e si sono sviluppate nel corso del tempo. Le nuove classi dirigenti erano emerse in gran parte da gruppi di classe media istruita e dalle aristocrazie tradizionali; invece, dall’indipendenza in poi, le masse non hanno mai gestito le “nuove nazioni”.
Sono poi seguite le ristrutturazioni neoliberiste degli anni ’80. La povertà e le disuguaglianze sono molto diffuse, la disoccupazione esiste su larga scala, con un tasso di persone in stato di assoluta povertà e in zone di guerra che qui supera quello di qualsiasi altra regione del mondo. I piani postcoloniali di industrializzazione delle economie con la costruzione di una industria  manifatturiera locale tramite economie chiuse e protette, sono in gran parte falliti. Oggi, l’intero PIL dell’Africa sub-sahariana, compresa la sua potenza economica, il Sud Africa, vale meno della metà di quello di un unico solo paese europeo come la Germania.
Respingere le spiegazioni razziste
Mettendo da parte il Sud Africa, che ha una storia peculiare tutta sua, come spiegare ciò che è successo all’economia africana? Possiamo subito sgombrare il campo da quelle interpretazioni secondo cui gli Africani sarebbero i più corrotti o i meno capaci.
Oltre ad essere basate su idee razziste, queste spiegazioni non tengono conto del fatto che i grandi fallimenti economici, le disuguaglianze, la repressione e bassi livelli di sviluppo industriale si possono riscontrare ovunque – comprese intere aree dell’Europa, specialmente nelle regioni orientali e meridionali.
Il ruolo del colonialismo
Una spiegazione molto più comune e diffusa nella sinistra dà la colpa quasi del tutto al colonialismo.
Questa argomentazione fa giustamente notare che l’inserimento di gran parte dell’Africa nell’economia mondiale capitalista come produttore di materie prime (agricole o estrattive) ha messo il continente in una condizione di svantaggio. Un paese in cui il nucleo dell’economia poggia sulla esportazione di merci come il cacao o il mais è un paese molto vulnerabile. Se le esportazioni  o i prezzi scendono, sorgono subito gravi problemi. Dal momento che queste economie  ‘agro-minerali’ devono importare beni costosi ma essenziali, ecco che sono doppiamente vulnerabili.
Molti piani di industrializzazione postcoloniali sono stati finanziati da entrate derivanti dalle esportazioni di materie prime – tramite le tasse e, dove la proprietà statale era soverchiante, dai profitti – ma questo flusso di capitali si prosciugò negli anni ’70 con la crisi globale del capitalismo. Per provare a salvare la situazione, molti Stati si indebitarono pesantemente, sprofondando sempre più nel vortice del debito. Alcuni paesi, come lo Zambia, ebbe una finestra di solo 9 anni dalla sua indipendenza (1964) alla crisi globale (1973) per cercare di cambiare un modello vecchio di un decennio; ma le loro prospettive non sono mai state granchè.
Le economie africane, pesantemente orientate verso l’esportazione di materie prime prodotte con madopera a basso costo, sono entrate in una grave crisi a partire dagli anni ’70.
Ma c’è molto di più oltre il colonialismo
Il problema che sorge con la spiegazione coloniale, è che essa ci dice molto poco sul perché i paesi che esportano materie prime di grande valore – come la Nigeria, con la sua grande industria petrolifera – si trovano anch’essi in una disastrosa situazione di ristrettezze economiche. Infatti, la Nigeria ha sistematicamente sia l’energia petrolifera che la carenza di benzina, pur essendo il 12° più grande produttore di petrolio al mondo. A questo proposito, va detto che non tutti i paesi con una storia coloniale alle spalle rimangono intrappolati nel destino di produttori di materie prime o di perdenti economici.
A parte esempi alquanto ovvi come gli Stati Uniti, una ex-colonia britannica, potremmo confrontare il Ghana e la Corea del Sud, l’uno colonia britannica e l’altra giapponese, divenuti indipendenti nel giro di pochi anni l’uno dall’altro, con similitudini sia nei problemi economici che nelle dimensioni della popolazione e dei periodi di dominio coloniale. Il Ghana ha sopportato decenni di crisi economica e ha perso da anni gli investimenti ed il business occidentali. La Corea del Sud è diventata, nonostante la guerra civile nel 1950, una grande potenza industriale, con un’economia più grande di quella di molti paesi occidentali.
Una storia coloniale inoltre non spiega, di per sé, perché – nonostante i problemi – la classe dirigente di questi paesi rimane incredibilmente ricca: c’è un problema qui relativo a come le risorse vengono controllate e che non trova spiegazioni guardando solo al colonialismo. Una accentuazione sui problemi esterni porta ad una cecità sulle dinamiche di classe interne.
Accumulazione con la corruzione
Ma quando si guardano più da vicino le strutture di classe interne, le risposte emergono. In gran parte dell’Africa subsahariana, le nuove classi dirigenti che hanno preso il posto delle potenze coloniali hanno utilizzato lo Stato per accumulare ricchezza. Il che ha preso la forma, in molti casi, della corruzione diretta, che a sua volta ha portato ad economie in declino mentre infrastrutture come l’energia e le strade hanno cominciato a crollare. Invece di servire gli interessi imperialisti, questa situazione ha portato alla caduta delle esportazioni di materie prime ed alla instabilità politica.
Dal momento che la chiave interpretativa qui è l’aumento dei governanti corrotti, occore dare una spiegazione anche alla corruzione. Al momento dell’indipendenza, a differenza di molte altre regioni, non c’era una classe capitalista locale. C’erano pochi industriali locali, a confronto ad esempio dell’India, il che significava ben poche pressioni a livello locale sulla capacità distributiva dello Stato.
Ma significava anche che c’era poco spazio per le classi dirigenti che avevano il potere al momento dell’indipendenza, di accumulare ricchezza altrimenti che ricorrendo allo Stato. Con lo Stato come luogo principale di accumulazione, sono scoppiati crudeli scontri tra fazioni delle classi dirigenti, portando ad un ciclo di repressione, di colpi di stato militari, di Stati a partito unico ed alla instabilità. Spesso le divisioni tribali, razziali e religiose si sono dispiegate a ventaglio in questi conflitti, portando alle violenze.
I rapporti di forza tra le classi
I movimenti della classe operaia non erano molto forti (i sindacati erano piuttosto piccoli) e la sinistra era spesso molto debole. Questo ha reso difficile iniziare a mettere i freni alle classi dirigenti corrotte. Col moltiplicarsi delle dittature, i sindacati e gli oppositori dissidenti sono stati repressi o cooptati. Nelle campagne, si è mantenuto il sistema di governo dei capi e dei re, già utilizzato dalle potenze coloniali. I piccoli agricoltori, molti dei quali contadini, sono sempre difficili da organizzare – ed il governo gestito dai capi ha reso la situazione peggiore.
Per cui, anche se la storia coloniale è una componente del problema, non la si dovrebbe usare per giustificare le locali classi di governo, che hanno saccheggiato i loro stessi paesi e represso le classi popolari.
Il disordine del libero mercato
Le misure neoliberiste adottate dagli anni ’80 hanno avuto risultati contrastanti. Dato che si dava  la colpa di tutti i problemi all’intervento statale, ignorando l’economia mondiale, molti dei piani neoliberisti sono stati completamente sbagliati – anche in termini capitalistici. In generale la povertà, la disoccupazione e i prezzi sono aumentati in modo drammatico, anche se questo probabilmente sarebbe accaduto comunque.
Ne sono scaturite rivolte di massa, che hanno portato ad un’ondata di governi dimissionari. Ma dal momento che questi movimenti di “seconda liberazione”, in generale, non avevano granchè in termini di programma politico, a parte alcune riforme democratiche, la maggior parte di loro sono degenerati. I diritti politici sono stati ampliati, ma resta lo Stato corrotto, così come la struttura economica agro-minerale. La recente crescita economica è trainata principalmente dalla maggiore domanda di materie prime dall’Asia, ma i problemi di fondo della povertà e della instabilità rimangono.
La necessità di una rottura radicale
Solo un cambiamento radicale – una nuova Africa, fondata su uno sviluppo socialista e libertario – può mettere fine a questo ciclo di violenza. Il che significa una lotta contro le classi dirigenti africane, come pure contro l’imperialismo. Ed è necessaria anche una rottura con le idee “terzomondiste” che ignorano la questione di classe all’interno dell’Africa, e col nazionalismo, il quale chiama all’unità di tutti gli Africani – cosa che può solo portare ad una sorta di inutile unità tra gli oppressori locali e le loro vittime.
Senza un programma politico promosso dalla sinistra progressista e dagli anarchici, le frustrazioni e la miseria delle masse troveranno risposte in idee vuote (come la  “democrazia”) o in movimenti reazionari (come Boko Haram) ed in sentimenti come il razzismo e l’odio verso gli immigrati.
LUCIEN VAN DER WALT
Pubblicato su ‘Tokologo,’ n° 5/6, pp. 17-19.
Link esterno: http://zabalaza.net
(traduzione a cura di ALternativa Libertaria/fdca – Ufficio Relazioni Internazionali)

venerdì 13 marzo 2015

news da Anarkismo.net

Sud Africa Il Zabalaza Anarchist Communist Front analizza l'ultima novità nella politica del paese. La National Union of Metalworkers of South Africa (NUMSA) [sindacato nazionale dei metalmeccanici del Sud Africa, ndt], si stacca dal partito al governo, l'African National Congress (ANC). Come primo passo il NUMSA sta esplorando le possibilità di costituire un partito di massa dei lavoratori, che partecipi alle elezioni. Molte organizzazioni marxiste e di sinistra, ma anche quadri interni al NUMSA, si stanno quindi dando da fare con argomentazioni che dovrebbero suscitare interesse in questo progetto di partito. - cfr. http://www.anarkismo.net/article/27994 (en) Economia collettivista, confederalismo democratico e municipalismo libertario Bruno Lima Rocha esplora le possibilità dello sviluppo di una economia collettivista alla luce della sperimentazione del confederalismo democratico e delle indicazioni del municipalismo libertario - cfr. http://www.anarkismo.net/article/27987 (en) Grecia Sull'ultimo numero di Alternative LIbertaire, intervista ad un anarchico greco su Syriza ed il confronto tra il governo greco e l'UE - cfr.http://www.anarkismo.net/article/27974 (fr) Irlanda Josè Antonio Gutierrez (per chi lo conosce: "Pepe") analizza la repressione scatenata sul movimento contro la tassa sull'acqua, in un paese che aveva accettato con rassegnazione l'intero pacchetto di salvataggio imposto dalla troika, come una tendenza repressiva dell'intera Europa - cfr. http://www.anarkismo.net/article/27910 (ca) Italia materiale postato da Alternativa Libertaria/Fdca: Jobs Act figlio delle linee di ristrutturazione dell'industria in Europa: http://www.anarkismo.net/article/27960 Kobane, dalla resistenza alla ricostruzione: http://www.anarkismo.net/article/27961 Alternativa Libertaria di marzo: http://www.anarkismo.net/article/27962 Libera scuola in libero bonus: http://www.anarkismo.net/article/27966 Oslo, azione diretta contro il Forum dell'Energia: http://www.anarkismo.net/article/27969 Ponti tra anarchismo e confederalismo democratico: http://www.anarkismo.net/article/27970 8 marzo - Flora Tristan: http://www.anarkismo.net/article/27983

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)