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campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

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martedì 1 settembre 2015

No allo smantellamento della sanità pubblica!

Dalla sanità pubblica alla sanità privatizzata Sette facciate del maxi emendamento al decreto Enti Locali, modificano per l’ennesima volta l’assetto del servizio Sanitario Nazionale, declinato nelle già disomogenee organizzazioni regionali. Nei 37 anni dall’entrata in vigore della riforma sanitaria legge 833/78 che istituiva il SSN, pubblico, unico, universale, si sono succedute una miriade di controriforme (L. delega 421/92, D.L. 502/92, Dlg 517/93, L. 189/2012) per ridurre un sistema previsto dalla Costituzione, equo e di qualità, a ciò che la scelta neoliberista (feb/1992 Trattato di Maastricht) ha imposto: una sanità in cui chi ha i soldi si cura (sia nel pubblico che nel privato) e chi non li ha, resterà impaurito, frustrato, rassegnato, oltre che malato. Il morbo della spending review Quello che non è riuscito a fare il governo Amato (sistema duale con la spinta verso le assicurazioni private per la specialistica ambulatoriale) lo completa il governo Renzi, in un momento in cui anche la tutela sociale è ridotta dalla crisi economica e dalle scelte governative, e appare incerta la possibilità di una mobilitazione generale capace di bloccare questo processo. Il cavallo di Troia si chiama “appropriatezza delle prestazioni” (art 9 quater): cioè il servizio pubblico non offrirà più quelle prestazioni che non sono ritenute necessarie e che verranno indicate entro un mese da un decreto. La salute come consumo Negli anni passati si è preferito incoraggiare l’affermarsi della medicina prescrittiva, rafforzata da quella difensiva e dalla “redditizia” sovra-diagnosi, che mercificano le attività sanitarie, per distogliere l’attenzione dai fattori di nocività dell’ambiente, di vita e lavoro, evitando di investire adeguatamente in prevenzione, promozione della salute e combattere i determinanti delle malattie. Ora, che il paziente/consumatore è sufficientemente indotto al consumismo sanitario, si possono togliere le prestazioni garantite dal sistema pubblico (abbassando di fatto i Livelli Essenziali di Assistenza) e spingere ancor più verso l’acquisto privato (secondo il Censis nel 2014 i cittadini hanno già speso 33 mld di tasca propria per garantirsi assistenza e cure e, secondo l’ISTAT, sono circa l’11% i cittadini che rinunciano a curarsi per ragioni economiche o per mancanza di offerta). Educare e coinvolgere Se le prestazioni sono davvero “inappropriate” è urgente fornire un’adeguata educazione sanitaria ed un coinvolgimento dei cittadini per la loro difesa da ciò che è inappropriato (e a volte dannoso), sia esso gratis o a pagamento, erogato dal pubblico o dal privato, gravante sul bilancio pubblico o su quello familiare. I medici (Simg) propongono di essere incentivati in base a evidenti risultati di un bilancio spesa/salute degli assistiti, piuttosto che essere premiati o puniti in base ad un bilancio amministrativo: per i cittadini sarebbe sicuramente un vantaggio e a medio-lungo termine lo sarebbe anche per il bilancio della sanità. Chi deciderà l’appropriatezza? Un altro decreto!! Chissà se ci vorrà un’altra fiducia. L'art.9 del decreto fa male alla salute L’art 9 fa anche molto altro: - ridefinisce il livello di finanziamento del SSN, tagliando 2,352 mld al fondo sanitario per il 2°15 arrivando complessivamente a -5 mld in un anno e mezzo. Nel 2014 abbiamo speso meno che nel 2010 e due punti di PIL in meno di Francia e Germania; - prevede una rinegoziazione dei contratti di acquisto di beni e servizi, dispositivi medici e farmaci, ripetendo ciò che è stato imposto con le precedenti spending review, mettendo a rischio le forniture necessarie al funzionamento del servizio e posti di lavoro nel terzo settore e industria; - riduce il numero dei ricoveri e/o delle giornate in regime di riabilitazione ospedaliera potenzialmente inappropriati sotto il profilo clinico, senza che ci sia stato un investimento che consenta un’adeguamento “appropriato” della riabilitazione territoriale; - risparmia ancora sul personale con l’applicazione degli standard ospedalieri (riduzione tasso di ospedalizzazione e posti letto, incremento del loro tasso di occupazione) ridetermina la consistenza dei fondi per la contrattazione decentrata (mentre continua ad essere bloccata da 6 anni quella nazionale) e taglia gli incarichi dei primari; - potenzia con 3,5 mln di euro le misure di sorveglianza dei livelli dei controlli di profilassi internazionale del ministero della salute, ma ne investe 33,5 mln per rinforzare gli ospedali romani (compresi quelli del Vaticano) durante il giubileo. Meno tasse ma senza salute Renzi ha già dichiarato (campagna amministrative 2016?) che con i soldi risparmiati si possono ridurre le tasse ai cittadini: ma quali tasse? Quelle sulla prima casa che non tutti hanno? O regalando un’altra riduzione dell’IRPEF del tipo 80 € a chi un IRPEF la paga e quindi ha anche un reddito, e continuando a lasciare nell’indigenza i cittadini non più in grado né di avere una vita dignitosa né di curarsi? Mobilitazione Proponiamo di ridurre le spese sanitarie: - riducendo i determinanti le malattie aumentando gli investimenti e le politiche di protezione degli ambienti di vita e lavoro - togliendo il profitto dalla gestione di un bene non disponibile come la salute e del diritto alla cura, riabilitazione e assistenza - lottando contro la corruzione, attività che in sanità fa ancora buoni affari (circa 6 mld/anno) - riducendo l’uso incongruo di psicofarmaci che aumentano la cronicità e l’invalidità dei pazienti che li assumono e i costi per la loro assistenza - applicando la tecnologia a disposizione non per ridurre la spesa, ma per consentire ai professionisti e operatori della sanità di occuparsi in modo più adeguato ai pazienti - ridare risorse ai Consultori familiari per consentire di riprendere la funzione per cui erano stati istituiti 40 anni fa, tra cui la prevenzione - costituire comitati e coordinamenti misti di cittadini ed operatori per monitorare, denunciare e contrastare disservizi, incuria, riduzioni del servizio e sprechi causati dai tagli e da atti e delibere lesivi del diritto alla salute. Per salvaguardare il bene SALUTE e il diritto ad una SANITA’ UNIVERSALE sarà necessario che cittadini e professionisti, pazienti e operatori si uniscano nel contrastare lo smantellamento del SSR così come era stato conquistato con le lotte di uomini e donne per un diritto ad una vita dignitosa. Alternativa Libertaria/fdca - agosto 2015

martedì 26 novembre 2013

Genova: lotte nei trasporti

Siglato l’accordo Spetterà ai lavoratori dell’azienda trasporti trarre le conclusioni da un accordo con luci e ombre. Per quel che ci riguarda abbiamo sostenuto la loro battaglia, ci interessa qui fare una riflessione e fissare alcuni punti. La lotta è stata contro i licenziamenti, contro il peggioramento delle condizioni di lavoro, contro la riduzione del salario attraverso l’eliminazione dei contratti sia aziendali che nazionali, contro la perdita delle parti normative,delle tutele e dei diritti. Questo significa per la classe l’azione del capitale di privatizzare, esternalizzare le aziende in capo al “pubblico”, poi le ovvie ricadute sul servizio e i cittadini. Una lotta difensiva sottolineiamo, ma su questo punto occorre chiarire: non esiste una separazione per cui le lotte si dividono in difensive e d’attacco. Oggi occorrerebbero queste ultime, ma il legame risulta connesso in quanto non esiste lo spartiacque; battaglie e lotte di natura differente si intersecano. Per primo i lavoratori hanno preteso che l’azienda rimanga pubblica; secondo che debba essere ricapitalizzata con soldi pubblici che si devono trovare, l’esatto contrario di quello che il capitale sta imponendo. L'esatto contrario di quanto sindaci, governatori, ministri e compagnia cantante vanno a garantire con gli accordi di svendita e distruzione del pubblico a favore dei profitti privati. Non a caso la lotta ha impedito al consiglio comunale di funzionare. Il comportamento del sindaco e compagnia è solo cronaca e non ci interessa. Non è certo la scala locale, un sindaco più o meno amico, che con il patto di stabilità può spostare l'ago della bilancia. Ma perché Genova? Perché la realtà genovese, sul terreno sociale generale e nello specifico di quei lavoratori, è comune alla quasi totalità dell’area economica di riferimento. Genova è una di quelle realtà - ormai sono pochissime nel centro-nord - dove la rappresentanza dei lavoratori non è stata distrutta; sconta, sì, diverse riduzioni e problemi, ma nonostante questo ha comunque una continuità. Quando “partono” lotte con questi contenuti e questa intensità occorre aver chiaro che esiste una rappresentanza che in barba a dirigenti locali e nazionali “farlocchi” si impone: la limitazione del diritto di sciopero nei servizi scompare e si regge per giorni creando attorno alla lotta una forte rete di solidarietà che non è mancata. Un momento di lotta di classe capace di dialogare e costruire movimento, nella speranza che questo passaggio si sedimenti sul terreno della rappresentanza sindacale e sociale. Genova dimostra che si può contrastare l’indirizzo e l’azione del capitale dal basso. Con i lavoratori di Genova oggi possiamo dire che siamo meno deboli sul terreno dello scontro capitale-lavoro. Commissione Sindacale Federazione dei Comunisti Anarchici 23 novembre 2013

I sacrifici dei lavoratori non bastano mai

Sciopero ad oltranza dei lavoratori ATM Genova Questo, in sintesi, il risultato dell'accordo tra AMT e sindacati del 7 maggio scorso: "Un accordo che serve a tappare il buco di bilancio solo per un anno. Toglie ai lavoratori 5 giorni di ferie, integrativi per almeno 1.500 euro ed introduce i contratti di solidarietà. Conferma 230 esuberi fra il personale AMT. Non assicura nulla per il personale degli appalti creando altri esuberi in questo settore. Aumento delle proprietà immobiliari di AMT con conferimento di proprietà da parte del Comune. Il tutto finalizzato alla seconda privatizzazione di AMT." (fonte CUB Trasporti) Per capire la preoccupazione e la rabbia dei lavoratori dell'AMT - in sciopero ormai da 3 giorni - e le dure forme di lotta che hanno scelto, bisogna mettersi nei loro panni. I lavoratori dell'AMT di Genova sono stati traditi. Non sono bastati i sacrifici che hanno sostenuto per salvare l'azienda dal fallimento. Di nuovo, com'era prevedibile, si parla di privatizzazione. Non è una novità. In questo Paese, alla riduzione dei flussi di investimenti dal "centro" alle "periferie" per i servizi pubblici e sociali si risponde tradizionalmente con tagli, esternalizzazioni e privatizzazioni. Alle crisi delle aziende pubbliche si fa fronte solo con i sacrifici imposti ai lavoratori. Si arriva addirittura ad abbandonare a se stessi malati e disabili. Ma ora, a Genova, i lavoratori hanno detto basta. Sfidando le precettazioni, stanno facendo l'unica cosa che abbia senso fare in questa situazione: SCIOPERO AD OLTRANZA. I lavoratori AMT - a cui si sono aggiunti quelli delle altre compartecipate ASTER ed AMIU - vanno sostenuti dalla collettività, che pure sta pagando un prezzo molto alto in questa vertenza. La lotta dei lavoratori di AMT contro la privatizzazione dell'azienda di trasporto urbano deve essere la lotta di tutti. Dovrebbe essere anche la lotta di un sindaco e di una giunta comunale che avevano basato la loro campagna elettorale proprio contro le politiche di privatizzazione. Dovrebbero essere i primi ad alzare la voce contro il Patto di Stabilità, recarsi in Regione ed a Roma per ottenere finanziamenti urgenti ed anche dimettersi, se del caso. Invece, ancora una volta, preferiscono prendere in giro i lavoratori ed i loro elettori, adeguandosi alla ragion di Stato e rimanendo incollati ai loro posti. Noi sosteniamo incondizionatamente la lotta dei lavoratori AMT di Genova. Siamo stati e saremo sempre al loro fianco in piazza per la difesa dei loro salari, dei loro diritti e per la salvaguardia ed il rilancio della mobilità pubblica. AZZERARE CDA ED ENTI BILATERALI INUTILI, ABBATTERE I COSTI DELLA POLITICA E LE SPESE MILITARI, RINUNCIARE ALLE GRANDI OPERE NOCIVE PER L'AMBIENTE. REINVESTIRE NEI SERVIZI PUBBLICI E SOCIALI E NELLA TUTELA DEL TERRITORIO. Sezione N. Malara - Genova Federazione dei Comunisti Anarchici 21 novembre 2013

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)