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campagna contro la contenzione meccanica

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giovedì 8 settembre 2016

Comunicato dei promotori referendum sociali. Tetto firme non raggiunto.

RIFLETTIAMO LOTTANDO, COMUNICATO PROMOTORI REFERENDUM SOCIALI- TRIVELLE ZERO
by STOP DEVASTAZIONI
 
RIFLETTIAMO LOTTANDO
COMUNICATO
PROMOTORI REFERENDUM SOCIALI- TRIVELLE ZERO
Il quesito “ Trivelle Zero “, proposto dal net/work Stop Devastazioni e saccheggio ed approvato dopo un percorso assembleare conclusosi a Termoli in gennaio, rispondeva a due esigenze di base. Da una parte continuare, dopo la vittoria popolare su Ombrina e lo stop fino alle 12 miglia, la battaglia contro la petrolizzazione limitando il riflusso alla prevista sconfitta nel raggiungimento del quorum del Referendum del 17 aprile delle Regioni viste le prevalenti dinamiche partitiche più che ambientali che lo avevano mosso. Dall’altro volevamo rilanciare una stagione di lotta insieme ad altre forze sociali sui temi fondamentali riguardanti la “ costituzione materiale” del nostro vivere ( lavoro, scuola, territorio, energia ). Quella costituzione materiale sotto attacco da diversi anni e che il Governo Renzi sta portando a termine con estrema determinazione attraverso il Jobs Act, la Buona scuola, lo Sblocca Italia da un lato e con il cambiamento della Costituzione formale dall’altro. Si voleva agire verso una ricomposizione dal basso di livello nazionale che potesse rilanciare una vera alleanza sociale dopo quelle annunciate e promosse dall’alto da Fiom, Arci, Libera, etc.

A conclusione della raccolta firme confermiamo che per i 4 quesiti riguardanti la scuola sono state raggiunte le 510 mila firme, utili legalmente ma ancora poche per dare per sicura l’approvazione da parte della Cassazione. Per quello che riguarda il requisito “trivelle zero”, dopo un difficile e non esaustivo controllo , possiamo affermare che non si superano le 200 mila firme, numero molto vicino a quello della petizione sull’acqua. (già consegnate alla Presidente della Camera ). Quantità di firme senza della quale nemmeno i quesiti della scuola avrebbero avuto una chance. Lo diciamo a ragion veduta ed oltre lo stesso conto matematico perché chi ha raccolto le firme per il nostro quesito e quelle sull’acqua ha raccolto anche quelle della scuola. Al contrario le organizzazioni della scuola, ad esclusione dei Cobas, Uds, Gilda, etc. hanno raccolto solo quelle proprie nonostante avessero aderito espressamente e pubblicamente al lancio della campana unitaria.
 
Tra l’altro la responsabilità politica della FLC nel fallimento della campagna pregiudica anche la ricomposizione necessaria a superare il quorum richiesto se si voterà nel 2017. Inoltre la campagna è partita in ritardo anche perché molte sedi FLC locali hanno tardato a consegnare i moduli degli altri referendum come pattuito, visto che, con spirito unitario, avevamo inviato i moduli di tutti quesiti presso le loro sedi . La scorrettezza è continuata anche alla fine della conta quando i promotori dei referendum scuola, senza chiedere nulla agli altri, ha emesso un proprio comunicato di vittoria per il deposito in Cassazione delle firme, senza quella ragionevolezza e correttezza unitaria che invece, ingenuamente forse ma lealmente, hanno mantenuto molti altri temendo che le critiche al volta faccia FLC finissero per danneggiare la campagna stessa.
 
Comunque vogliamo sottolineare che, se si fosse mantenuta la parola data e l’unitarietà della campagna, tutti i quesiti avrebbero superato le firme necessarie e una nuova stagione di lotta avrebbe avuto più strumenti e speranze di oggi. Capiamo lo sconcerto di chi pensava che la CGIL aiutasse la FLC-CGIL nella raccolta firme tanto da poter fare a meno delle altre forze sociali e poi si è trovato con un pugno di mosche in mano. Capiamo la delusione verso vari responsabili FLC locali di fede centralista e renziana hanno “disatteso” il referendum scuola, non pensavamo che le beghe “partitiche” al loro interno fossero così profonde. E forse è per questo che le firme da loro raccolte hanno solo superato la metà.
Inoltre l’idea che la raccolta fosse a portata di mano ha spinto i docenti voler iniziare la raccolta dal 9 aprile con l’argomentazione per la quale una volta chiusa la scuola all’inizio di giugno non si potevano più raccogliere le firme. Acuendo così l’ingiustificata acredine con le quali le organizzazioni ambientaliste nazionali (e non solo) hanno accolto la campagna dei referendum sociali ritenendola pregiudizievole per quella del 17 aprile. Cosicché, nonostante avessimo concordato con il comitato nazionale del Referendum sulla durata delle concessioni di poter iniziare il 9 aprile, nonostante avessimo organizzato e partecipato a molte iniziative in tutta Italia per favorire il voto per il 17, dopo il non raggiungimento del quorum le organizzazioni ambientaliste non hanno aderito e/o non si sono impegnate per la raccolta firme continuando ad affidarsi ad una politica appiattita su quella delle Regioni. Comunque sul risultato della nostra raccolta per “trivelle zero” ha influito non poco la delusione post referendaria del 17 soprattutto sulle realtà organizzate, anche di movimento, che ben poco han fatto per continuare la lotta sul tema o che si sono attardate sul solo impegno elettoralistico. Così come non ha aderito ed ha raccolto ben poco la FIOM che, prima ha partecipato agli incontri dove si prepara la campagna sui referendum sociali e poi è sfilata silenziosamente forse perché appagata della decisione della CGIL di raccogliere le firme sul lavoro. CGIL che spesso ha impedito che si raccogliessero le firme nelle stesse piazze. Solo in alcuni territori queste meccaniche non hanno pesato e, nella diversità di modi e contenuti si sono raccolte nelle stesse piazze firme sul lavoro, sulla scuola, sull’acqua, sulle trivelle ed inceneritori. Troppo poco però per invertire la rotta disunitaria e partitista.
Un capitolo a parte meriterebbe il comportamento solipsistico di pezzi di movimento o di gruppi territoriali che, soprattutto per quel che riguarda gli inceneritori, non han raccolto le firme non per la bontà o meno del quesito o per motivazioni generali in merito ai percorsi referendari ma solo per contrasti pregressi con le realtà organizzative che lo aveva proposto. Questa piaga però è una nota caratteristica del nostro Paese ancora lunga a curarsi.
Comunque , al di la tutti questi fattori, dobbiamo ammettere di non essere riusciti a raccogliere più di 500 mila firme sul quesito Trivelle Zero e, insieme agli altri promotori, di non essere riusciti così a contribuire alla riapertura di una stagione di lotte sociali e dal basso. La campagna dei Referendum Sociali deve prendere atto di aver fatto errori di valutazione ( data inizio campagna, contemporaneità con le elezioni comunali in alcune grandi città, etc. ), di ingenuità ( come credere che appunto pezzi sindacali o di movimento importanti mantenessero la parola data o valutassero positivamente una stagione referendaria). Come ci son stati anche grossolani errori di organizzazione (poco coordinamento, sopravalutazione forze, scarsissima comunicazione a livello centrale, etc. ) Errori per i quali non hanno responsabilità altri se non noi. Dobbiamo riflettere per capire ed insieme pensare al domani. Allo stesso tempo valutiamo positivamente l’impegno di vari comitati territoriali , centri sociali, del popolo dell’acqua, delle forze sindacali cosiddette “ minoritarie” tra cui i Cobas, ma anche di alcune realtà territoriali studentesche o delle stesse CGIL e FLC, che hanno lavorato unitariamente e in modo trasparente per gli obbiettivi comuni. Nuove leve, nuove consapevolezze e capacità, nuove connessioni si sono sedimentate insieme alla conferma di esperienze già esistenti . Con tutte queste approfondiremo ragionamenti, elaboreremo proposte e pratiche di cambiamento necessarie a costruire un alternativa sociale e politica al sistema della barbarie sociale e della devastazione e saccheggio dei nostri territori e diritti.
Da settembre vi saranno molti appuntamenti di movimento per il rilancio dell’iniziativa sociale a partire dalla assemblea contro la privatizzazione dei servizi pubblici del 11 a Roma o l’assemblea generale alla Sapienza. E se in merito alla campagna Ombrina, ad avvenuto smantellamento in mare, abbiamo detto” Festeggiamo lottando “ , in merito alla esperienza vissuta con la campagna Referendum Sociali affermiamo “ Riflettiamo lottando”. Buona vita, buona lotta!

mercoledì 13 aprile 2016

Referendum sociali e lotta di classe.

Mentre è in dirittura d'arrivo la campagna per un auspicabile SI' al referendum abrogativo del 17 aprile per fermare le trivellazioni nel Mar Adriatico entro le 12 miglia, è partita il 9 aprile una composita campagna referendaria che durerà tre mesi, promossa da un comitato promotore nazionale plurale che punta a raggiungere l'ambizioso obiettivo di raccogliere oltre 500.000 firme per la richiesta di referendum abrogativi che riguardano norme della legge 107/2015 sulla scuola, della legge 9/1991 sulle attività di prospezione ricerca e coltivazione di idrocarburi in alcune acque territoriali, della legge 133/2014 sui nuovi e vecchi inceneritori. 
Contemporaneamente è partita la raccolta di firme della CGIL per l'abrogazione di norme del Jobs Act e del Coordinamento Democrazia Costituzionale per l'abrogazione di norme della legge 52/2015 nota come Italicum.
Si aggiunge una petizione popolare per legiferare in materia di diritto all'acqua e di gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico integrato.
In tre mesi, dunque, si dispiegherà una capillare ed intensa attività dal basso e dai territori, che coinvolgerà migliaia di attivisti sindacali e politici, ambientalisti, difensori della Costituzione,  finalizzata al raggiungimento del numero di firme necessarie a promuovere i referendum abrogativi richiesto.















La scuola
L'obiettivo è abrogare quattro norme della legge 107/2015. Un poderoso movimento sindacale, tra il 2014 ed il 2015, si era battuto per il ritiro e/o per profonde modifiche alla Legge proposta dal governo Renzi col nome ingannevole di "Buona Scuola". Nonostante alcune modifiche ottenute solo per via parlamentare, l'impianto autoritario e neoliberista della legge 107 è rimasto intatto con grave pregiudizio per la libertà d'insegnamento, per la democrazia  e per l'azione sindacale all'interno delle scuole.  Un ampio fronte di sindacati di categoria (di base e CGIL) e di associazioni di genitori e studenti, è giunto attraverso una serie di assemblee nazionali alla decisione di puntare sulla rischiosa carta di presentare quattro quesiti abrogativi che puntano ad eliminare i superpoteri concessi ai dirigenti scolatici (dalla chiamata nominale dei docenti alla possibilità di distribuire aumenti salariali agli insegnanti, per un presunto “merito”, a propria discrezione), a cancellare l’obbligo alla “alternanza scuola-lavoro” per almeno 400 ore ai tecnici/professionali e 200 ore ai licei, nonché le donazioni private, detratte dalla fiscalità, a singole scuole.
Il mare e le trivellazioni
La recente sensibilità maturata nei confronti dei beni comuni e nella protezione del proprio ambiente di vita di fronte alla rapina mafiosa-capitalistica ha fatto maturare l'iniziativa referendaria contro una legge di 25 anni fa.  Contro l'art.4 della Legge 9/1991, il quesito abrogativo punta ad eliminare la norma che prevede attività di ricerca e trivellazione di idrocarburi nelle acque del Golfo di Napoli, del Golfo di Salerno e delle Isole Egadi, nonchè nelle acque del Golfo di Venezia e nel tratto di mare tra la foce del fiume Tagliamento ed il ramo di Goro della foce del Po. L'obiettivo è estendere l'eventuale effetto abrogativo delle norme che permettono le trivellazioni in Mar Adriatico entro le 12 miglia, qualora il referendum del 17 aprile desse come esito la auspicabile vittoria dei SI', per bloccare tutti i nuovi progetti di perforazione e estrazione, ridurre devastazioni e problemi di salute connessi a progetti petroliferi sempre meno convenienti persino per il capitalismo energetico.
Il territorio ed i rifiuti
Ugualmente, la sensibilità popolare maturata nei confronti dell'inquinamento del proprio territorio, causato da una politica mafioso-capitalistica della gestione dei rifiuti, ha portato all'iniziativa referendaria contro l'art.35 della Legge 133/2014. Il quesito abrogativo punta ad eliminare la norma che prevede che gli inceneritori siano infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale; che sia il governo a decidere localizzazione e capacità specifica di 15 nuovi impianti e possa  commissariare le Regioni inottemperanti; l’obbligatorietà di potenziamento al massimo del carico termico e di riclassificazione a recupero energetico degli inceneritori esistenti; la possibilità di produrre rifiuti in una Regione e incenerirli in un’altra; il dimezzamento dei termini di espropriazione per pubblica utilità e la riduzione dei tempi per la Valutazione di Impatto Ambientale.
L'Italicum
In anticipo sul referendum istituzionale previsto per il prossimo autunno, confermativo della nuova legge elettorale n°52/2015 nota come "Italicum", è partita un'altra campagna referendaria che punta alla abrogazione di due norme di tale legge: quella che dà alle segreterie dei partiti competitori il potere di definire i capi-lista e la loro candidatura plurima e di stabilire i nominativi degli eleggibili; quella che assegna il 54% dei seggi della Camera alla lista che esce vincitrice dal ballottaggio. La lunga e complessa evoluzione delle democrazie post-belliche verso assetti che assegnano un potere sempre maggiore all'esecutivo comporta da un lato il  relegare il Parlamento ad un ruolo di mera certificazione e dall'altro costringere con le buone e le cattive le rappresentanze della società civile ad un ruolo di audizione senza alcun potere di interdizione, di negoziazione e di mobilitazione dal basso. In quest'ultimo caso la risposta prevista è solo una: repressione e criminalizzazione.
Jobs Act (Legge 183/2014)
Dopo una tormentata decisione interna, la CGIL ha lanciato in solitudine la sua campagna referendaria (oltre a quella sulla scuola in alleanza coi sindacati di base) per l'abolizione del Jobs Act per quanto riguarda la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo; per la cancellazione del lavoro accessorio (voucher); per la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti. Anche in questo caso, siamo in presenza del tentativo di utilizzare lo strumento referendario per ottenere tramite consultazione popolare quello che non si era riusciti ad ottenere attraverso la mobilitazione di massa, vuoi per incapacità di gestire lo scontro, vuoi per incapacità di gestire le contraddizioni tra ceto dirigente PD dentro la CGIL e ceto PD al governo.
Sbornia referendaria o partecipazione dal basso?
Le novità che emergono subito dalla composizione dei temi e dei comitati promotori sono essenzialmente due: si tratta di una campagna referendaria che riguarda  un vasto arco di tematiche sociali antiliberiste; si tratta di una campagna  fondata non su partiti o strutture istituzionali ma su una grande alleanza di movimenti, organizzazioni e reti sociali.
La vastità e la peculiarità  dei temi affrontati non ha precedenti. Non è nemmeno paragonabile ad alcune campagne referendarie degli anni scorsi promosse da questo o quel partito o di schieramenti istituzionali.
Il movimento per la scuola pubblica, il movimento per l’acqua e contro gli inceneritori e le trivelle hanno deciso di lanciare insieme, autonomamente dal basso  e del tutto indipendentemente da partiti o coalizioni istituzionali, una mirata campagna di referendum sociali che punta a cancellare alcuni tra i più devastanti provvedimenti della legge 107 per la scuola e a cambiare le politiche ambientali, a partire dallo stop definitivo alle trivellazioni petrolifere e all’eliminazione degli inceneritori.
Si aggiungano gli altri due movimenti referendari: quello sul Jobs Act e quello sull'Italicum.
Questa campagna referendaria potrebbe rafforzare e unificare la mobilitazione sociale ed estendere il coinvolgimento diretto delle persone, al fine di disegnare un modello di partecipazione e di  autodeterminazione sempre più ampio.
I temi sono di rilevante importanza per gli interessi delle classi popolari. La privatizzazione della scuola pubblica e dell'ambiente, la totale precarizzazione del rapporto di lavoro, la svolta autoritaria del sistema elettorale sono tasselli di un medesimo processo di riduzione delle classi lavoratrici e popolari a meri subordinati senza diritti, a clienti del mercato della formazione, ad elettori senza scelta, a residenti di un territorio che gli è stato espropriato.
Nessun potere pare debba essere lasciato all'iniziativa di coalizione, di aggregazione, di lotta delle classi popolari. Nessuna loro rappresentanza deve poter  avere speranza di opposizione sociale, di negoziazione, di alternativa all'interno di un modello e di uno schema che non prevede variabili fuori controllo, che non prevede soggetti popolari dotati di una loro autonomia progettuale di classe e di liberazione.
Opposizione referendaria o docilità istituzionale?
Questa campagna referendaria nasce da movimenti, organizzazioni sindacali, associazioni di base, realtà popolari che hanno tentato in tutti i modi caratteristici della partecipazione popolare contemporanea di ostacolare la recente stagione di serrata istituzional/legislativa messa in atto dal governo Renzi.
Dal 2014 ad oggi abbiamo assistito ad una capacità di riorganizzazione su territorio di realtà di base che nel mondo del lavoro come nella scuola, nei territori per la difesa dei beni comuni come nella progettualità di alternative di convivenza e di produzione, hanno tentato di de-istituzionalizzarsi contestando proprio quelle istituzioni -dallo Stato alle amministrazioni locali, dalle centrali sindacali in cattività a partiti-movimento falsamente innovatori- che hanno agito inevitabilmente come agenzie di cattura del consenso ad un modello neoliberista non contestabile.
Le conseguenze di una crisi economico-finanziaria endemica sono state devastanti sul piano dei redditi e dell'occupazione, sulla ridefinizione del modello produttivo e sul controllo e sul depotenziamento della forza-lavoro organizzata. Era facilmente prevedibile che ci sarebbero state conseguenze anche sulla capacità di ricostruire forme di opposizione sociale e politica dal basso.
Fare uso di uno strumento previsto dallo Stato per abrogare sue proprie leggi (almeno finchè il governo Renzi -o altri- non renderà operative le modifiche anche su questo istituto) forse non è oggi una dimostrazione di docilità istituzionale, come potrebbe apparire ai "benaltristi". 
Bensì della presa di coscienza che, sulla lunga distanza che attende il faticoso percorso di ricostruzione di una  soggettività di classe forte di autonomia e di contro-potere, questo protagonismo dal basso, queste alleanze pragmatiche di oggi possano essere segnali di una tendenza utile e necessaria.
In questa contigenza storica, ALternativa Libertaria impegna le sue sezioni, le/i suoi/e militanti a stare nella dimensione sociale e di classe, popolare e di movimento in cui ci siamo sempre collocati  ed a  agire quale narratori e propulsori di lotte per la libertà, per l'uguaglianza e per la democrazia dal basso, contro gli unici e soli nemici di sempre: il capitalismo e lo Stato.
Alternativa Libertaria/fdca
aprile 2016  





IX Congresso Nazionale della FdCA

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1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)