ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA
O SCEGLI NOI O SCEGLI LORO

campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

per giulio
Visualizzazione post con etichetta CILE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CILE. Mostra tutti i post

mercoledì 16 dicembre 2020

Dichiarazione internazionale di solidarietà alle vittime della repressione in Cile per la rivolta del 2019

Dichiarazione internazionale di solidarietà alle vittime della repressione in Cile per la rivolta del 2019 

 "Il carcere non impedisce che si verifichino atti antisociali. Aumenta il loro numero. Non migliora coloro che entrano nelle sue mura. Anche se riformato, rimarrà sempre un luogo di contenzione, un ambiente artificiale, come un monastero, che renderà il prigioniero sempre meno adatto alla vita della comunità. Non raggiunge il suo fine. Degrada la società. Deve scomparire" (Prisons and Their Moral Influence on Prisoners, Peter Kropotkin, Kropotkin's Revolutionary Pamphlets. Roger N. Baldwin, editor. Vanguard Press, Inc. 1927)

"I nostri compagni non si sentiranno soli. Le persone con cui hanno condiviso gioie e dolori, fallimenti e vittorie, rimangono con loro più che mai, resistendo con una forte passione. Sentendo ogni giorno più amore e odio. L'amore e l'odio attraverso i quali, insieme, cambieremo il mondo dalle sue radici". (Juan C. Mechoso, Acción Directa Anarquista: Una Historia de FAU, 2002)


 

 

 

 

 

 

 

 

 

1. È passato più di un anno da quando le proteste sono esplose nelle strade di numerose città del territorio dominato dallo Stato del Cile. Dall'ottobre dell'anno scorso, la gente ha combattuto senza sosta. Nonostante la repressione dello Stato, la pandemia COVID-19 e la fame, la volontà del popolo cileno di organizzarsi e di combattere è continuamente fiorita. Siamo ora in tempi di lotta e di resistenza in diversi territori del mondo, dall'Ecuador che testimonia la lotta e la resistenza degli indigeni, alla Francia, osservando quella dei proletari indigeni. La gente si è rivolta contro il sistema globale di dominazione.
Ecco perché l'internazionalismo, quella vecchia pratica tradizionale delle classi oppresse, diventa imperativo. La parola solidarietà e la sua prassi di vita reale è sempre stata un principio costitutivo di queste lotte. E questo ci porta a proiettarla nell'orizzonte dell'emancipazione.

2. Nonostante le difficoltà intrinseche della vita, le comunità in lotta, usando barricate, sbattendo pentole e padelle, e ricorrendo all'autodifesa, hanno resistito nel territorio dominato dallo Stato del Cile. Esso, in cambio, ha risposto con una repressione sanguinosa, con migliaia di feriti, centinaia di mutilati, decine di morti e diversi imprigionati. Repressione condotta dai suoi scagnozzi per difendere i loro interessi di classe, attaccando le nostre già precarie vite, i nostri corpi e i nostri territori.
I proiettili e i gas lacrimogeni non sono stati l'unica arma usata contro la nostra classe, ma anche severe leggi repressive. Con il sostegno della socialdemocrazia, queste leggi sono state approvate, e sono incarnate nella "Legge Anti-Barricate", nella "modernizzazione" di apparati statali repressivi come l'Agenzia Nazionale per l'Intelligence (ANI), e nel dare alle Forze Speciali nuove infrastrutture per migliorare il loro terrorismo di Stato.
Come è noto, la repressione dello Stato cileno si esercita esclusivamente sulla nostra classe, perché quando si scopre che le armi da guerra e gli equipaggiamenti da combattimento dello Stato sono utilizzati da gruppi armati della classe dirigente, sono considerati solo equipaggiamenti. Tuttavia, rompere la vetrina di una banca è considerato terrorismo per lo Stato e potrebbe tenervi prigionieri per anni per tale azione. Oggi, per la nostra classe, camminare per le strade con un cucchiaio e una padella, o con un cartello di cartone mentre si grida per i diritti sociali è estremamente rischioso. Potremmo finire in prigione solo per questo. In definitiva, la prigione è un problema di classe.

3. Attualmente, ci sono quasi 2.500 compagni sottoposti a brutali processi giudiziari che si sono trascinati per più di un anno, tenendone migliaia dietro le sbarre. Senza condannare i nostri compagni, ma usando la "detenzione preventiva", lo Stato ridicolizza coloro che hanno combattuto a fianco della loro classe in questo anno di epidemia sociale, anche se sono minorenni. D'altra parte, i pochi condannati devono affrontare ingiuste pene detentive, alcune tra gli 11 e i 20 anni, a causa delle speculazioni dell'accusa. La condanna vendicativa dell'accusa ha punito coloro che hanno sfidato il sistema del dominio, e coloro che hanno osato mettere in discussione la crescente mercificazione e precarietà della nostra vita.
Come se non bastasse, i prigionieri politici della rivolta sociale dell'anno scorso sono stati tenuti in isolamento, sono stati torturati ogni giorno e non hanno potuto ricevere visite o qualsiasi altro beneficio carcerario.

4. Facciamo un appello alla solidarietà attiva, un appello a mettere le nostre menti e i nostri corpi nella lotta per il rilascio di tutti i prigionieri politici e a coordinare le manifestazioni in tutti i territori del cosiddetto Stato cileno chiedendo un'amnistia generale e non condizionata. Chi dimentica i prigionieri dimentica la lotta. Pertanto, il raggiungimento della loro libertà è un imperativo per le comunità in lotta. Facciamo un appello a rafforzare le organizzazioni popolari, a sostenere la lotta per la libertà dei nostri compagni, e a partecipare pienamente alle varie attività e ai raduni che vengono convocati.

5. Infine, chiariamo che la realtà dei prigionieri politici non è nata il 18 ottobre 2019, ma è un problema che esiste da decenni. Storicamente, lo Stato ha cercato di punire coloro che hanno lottato per il crollo della società di classe. Così, solidarizziamo con i prigionieri politici Mapuche e con i rivoluzionari, che resistono ogni giorno nelle carceri-impresa dello Stato del Cile.

LIBERTÀ AI E ALLE PRIGIONIERE POLITICHE DELLA RIVOLTA SOCIALE DEL 2019!
NIENTE PIÙ CARCERE PER CHI LOTTA!
AMNISTIA GENERALE INCONDIZIONATA!
FINE DELLA LEGGE ANTITERRORISMO!
ABROGAZIONE DI TUTTE LE LEGGI REPRESSIVE!


☆ Coordenação Anarquista Brasileira – CAB
☆ Federación Anarquista Uruguaya – FAU
☆ Federación Anarquista de Rosario – FAR (Argentina)
☆ Organización Anarquista de Córdoba – OAC (Argentina)
☆ Federación Anarquista Santiago – FAS (Cile)
☆ Grupo Libertario Vía Libre (Colombia)
☆ Union Communiste Libertaire (Francia)
☆ Embat - Organització Libertària de Catalunya
☆ Alternativa Libertaria – AL/fdca (Italia)
☆ Die Plattform - Anarchakommunistische Organisation (Germania)
☆ Devrimci Anarşist Faaliyet – DAF (Turchia)
☆ Organisation Socialiste Libertaire – OSL (Svizzera)
☆ Libertaere Aktion (Svizzera)
☆ Melbourne Anarchist Communist Group - MACG (Australia)
☆ Aotearoa Workers Solidarity Movement - AWSM (Aotearoa / Nuova Zelanda)
☆ Zabalaza Anarchist Communist Front - ZACF (Sudafrica)
☆ Federation of Anarchism Era (Afghanistan and Iran)
☆ Workers Solidarity Movement - WSM (Irlanda)
☆ Anarchist Communist Group - ACG (Gran Bretagna)
☆ Αναρχική Ομοσπονδία - Anarchist Federation (Grecia)
☆ Tekoşina Anarşist - TA, (Rojava - north east Syria)
☆ Organizacion Anarquista de Tucuman (Argentina)

venerdì 27 gennaio 2017

Primo incontro femminista di Solidaridad – Federación Comunista Libertaria

Dal 14 al 15 gennaio 2017, a Valparaíso, si è tenuto l'Incontro femminista nazionale di Solidaridad – Federación Comunista Libertaria.
In queste giornate si sono tenuti ateliers di dibattito sulla relazione tra patriarcato e capitalismo, su cosa intendiamo per femminismo libertario, e delle strategie di lotta femminista, nelle quali ravvisare i concetti di sorellanza, autodifesa e separatismo. Inoltre si è costruita collettivamente una proposta di protocollo contro la violenza patriarcale all'interno  della nostra organizzazione, ben sapendo che come organizzazione mista non ne siamo esenti, e valorizzando la necessità di azioni chiare nel mentre lavoriamo collettivamente e, con una prospettiva autocritica, l'etica e la prassi femminista che deve attraversare tutti gli spazi in cui  viviamo, nel privato come nel pubblico.

Senza dubbio, le approfondite e intense discussioni che siamo riuscite a fare ci consegnano una grande sfida da affrontare, perché ci rendiamo conto che  come forma organizzata, collettiva, ma anche coerente con il femminismo che ci pervade e ci sfida, dobbiamo chiederci come possiamo essere di contributo al superamento del patriarcato, del capitalismo e del colonialismo. Come possiamo comprendere e mettere in pratica l'autodifesa femminista? Come possiamo assumere il separatismo come strategia politica necessaria? Quali sono le sfide che assumiamo da queste riflessioni a livello politico e organizzativo?


A partire da questo incontro, abbiamo rafforzato la nostra convinzione politica della necessità di portare il femminismo in una prospettiva trasversale a tutte le lotte, ponendoci nel nostro territorio e contesto storico, con una prassi coerente che sradichi le forme maschiliste e violente che hanno storicamente avuto il sopravvento  nel processo decisionale. Ci assumiamo questa sfida con coraggio, certi che con la stessa sorellanza, autocritica e l'amore che ha caratterizzato questo primo incontro, siamo in grado di prendere misure ferme per sradicare il patriarcato, dai nostri corpi, dalle nostre file e dalla nostra stessa vita.


Contro la violenza machista, sorellanza ed autodifesa femminista!


sabato 8 febbraio 2014

Cile ultime da anrkismo.net

In 14 porti del nord e del sud del Cile sono in corso dal dicembre 2013 degli scioperi dei lavoratori portuali. Il primo sciopero è stato quello di Puerto Angamos nel nord per ottenere la pausa retribuita di mezzora per il pranzo, la possibilità di iscrizione al sindacato per i lavoratori a tempo determinato e la riforma della legislazione del lavoro che risale all'epoca della dittatura. Lo sciopero si è poi esteso ad altre città anche in solidarietà con i portuali di Puerto Angamos, vittime di una brutale repressione poliziesca. I portuali cileni sono un fattore chiave nell'esportazione di rame. Ogni anno passano 9500 tonnellate di rame per i porti cileni. Lo sciopero coincide inoltre con l'arrivo sulle banchine del grano e della frutta destinati all'esportazione, con costi per il fermo intorno ai 70 milioni di dollari alla settimana per i produttori di frutta. I portuali hanno ricevuto una certa solidarietà nella capitale, mentre nelle miniere di rame e nelle foreste i lavoratori hanno messo in atto azioni per ridurre la produzione. Andrés Santa Cruz, il capo della Condederazione per la Produzione ed il Commercio (associazione padronale che rappresenta la "comunità imprenditoriale cilena") ha accusato gli anarchici di organizzare gli scioperi. Gli ha replicato Melissa Sepúlveda, Presidente della Federazione degli Studenti Universitari Cileni (FECh), ella stessa anarchica e militante del Frente de Estudiantes Libertarios e de La Alzada, Acción Feminista Libertaria, con un comunicato stampa in cui sostiene che l'accusa non ha nessun fondamento, rivendicando comunque la libertà di pensiero dei lavoratori in sciopero e denunciando il tentativo di usare il termine "anarchici" per instillare paura -come si è fatto anche per le lotte dei Mapuche- laddove invece i lavoratori lottano per i loro diritti, dimostrando grande coraggio e capacità organizzative in un paese che non consente la sindacalizzazione e rende complicato fare contrattazione. A Santa Cruz, per il quale se i lavoratori ritengono violati i loro diritti dovrebbero adire le vie legali, la Sepulveda ha replicato che se i lavoratori lo ritengono utile, oltre alle manifestazioni ci sono pure i mezzi legali, anche se il caso di Puerto Angamos ne ha dimostrato l'inefficacia a causa della neutralità assunta dal governo. Infatti alla pausa-pranzo di mezzora retribuita è stato sostituito un bonus minimo. Ed ai timori della CPC per la sorte delle esportazioni dei beni agricoli bloccati sulle banchine, la Sepulveda ha replicato che proprio per fugare tali preoccupazioni è necessario un urgente intervento del governo nella direzione del riconoscimento delle rivendicazion dei lavoratori, i quali non fanno altro che usare i mezzi di lotta che gli sono propri: le manifestazioni e gli scioperi. (sintesi da http://www.anarkismo.net/article/26674 e da http://www.anarkismo.net/article/26672 a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

martedì 2 luglio 2013

Cile, 26 giugno: una storica giornata di lotta e di unità operai-studenti

Santiago è stata svegliata ieri dai fuochi delle barricate che sono state erette in distinti punti strategici della fredda capitale, interrompendo così la monotonia delle sue giornate. I blocchi stradali hanno così dato il buongiorno ad una nuova giornata di proteste che sono sorte per avere delle risposte alle rivendicazioni che il popolo da tanto tempo pone con forza in un processo di cambiamento.


Ma non è stata solo la capitale a destarsi coi fuochi; in varie località del paese come Concepción, Valparaíso, Temuco, La Serena, Calama, San Antonio, Osorno, Arica, Puerto Montt, Antofagasta, era stata indetta la mobilitazione intercategoriale convocata dalla CONFECH (Confederación de Estudiantes de Chile,ndt) dalla ACES (Coordinamento degli Studenti delle scuole Superiori,ndt) dalla Unión Portuaria de Chile, dai lavoratori in subappalto del rame (raggruppati nei sindacati SITECO e CTC), a cui si sono uniti tra gli altri anche la CONFUSAN e gli insegnanti. Gli assi di orientamento di questo nuovo sciopero studentesco, interagente con uno sciopero della produzione in settori strategici dell'economia cilena, sono i seguenti: istruzione gratuita e di qualità, mettere fine al sistema delle AFP (Administradoras de Fondos de Pensiones, ndt) e ri-nazionalizzazione delle risorse naturali, specialmente del rame.


La risposta del governo non si è fatta attendere. Il ministro Chadwick ha subito parlato di minacce fascistoidi, criminalizzando ed accusando di essere violenti e delinquenti i lavoratori e gli studenti che si erano mobilitati legittimanente in questa giornata di lotta.

Nella capitale, a partire dalle 13:00 sono partiti i tre cortei da diversi punti del centro, per un totale di più di 100.000 persone che sono scese nelle strade tra slogan di lotta e grida di indignazione. Come al solito la repressione della polizia non si è fatta attendere, sparando proiettili e lacrimogeni con l'intenzione di disperdere le manifestazioni. Nonostante l'azione della polizia, la giornata di mobilitazione è proseguita per tutto il giorno, con manifestazioni, cortei, concentramenti, rumore di pentole e barricate.

A Valparaíso i lavoratori dei trasporti hanno aderito allo sciopero, a nord i minatori hanno bloccato l'accesso alla miniera di El Teniente, a Chuquicamata i lavoratori della CTC (Confederaciòn de Trabajoderes de Cobre, ndt) hanno bloccato l'accesso alla miniera, e lungo le coste cilene si è registrato il blocco del 90% dei porti da parte di lavoratori solidali, combattivi e coscienti che hanno eretto barricate aggungendosi ai cortei in corso nelle diverse regioni di questa lunga e stretta striscia di terra. A Calama la Assemblea Cittadina ha indetto uno sciopero comunale contro le autorità locali che non sono state capaci di dare risposte alle rivendicazioni del territorio sulla quota del 5% sulle vendite del rame, sui 400 millioni di dollari a mo' di indennizzo, sulla ri-nazionalizzazione del rame, dell'acqua e del litio, oltre a considerare la zona come depressa. Altrettanto è successo a Tocopilla, dove c'è stato uno sciopero comunale.

Verso le 19:00 a Santiago, c'è stato un grande concentramento in segnale di protesta contro la repressione del governo e per sostenere le rivendicazioni note a tutti. In Piazza Italia si sono ritrovate circa 800 persone secondo i dati ufficiali. Ma la giornata non è finita qui, dato che era in corso un gran rumore di pentole messo in atto da diverse comunità ed in diversi quartieri del paese, invitando la gente a riprendersi le strade. Appello messo in pratica da numerose persone di molte aree dii Santiago e di altre regioni.

Senza dubbio il 26 giugno 2013 verrà ricordato, come una delle più grandi giornate di protesta dal 2011 e principalmente per la partecipazione dei lavoratori dei settori produttivi strategici del paese e per la grande partecipazione di strada tanto a Santiago quanto nelle altre città di tutto il paese. La giornata del 26 giugno, senza dubbio, segna un precedente per quanto riguarda l'unità di lotta tra studenti e lavoratori.

Infine, all'alba del 27 giugno, il governo si è vendicato sgomberando le scuole sede di seggi per le elezioni primarie presidenziali, che erano state occupate dagli studenti.

Periódico Solidaridad

(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)





Link esterno: http://periodico-solidaridad.blogspot.com/



venerdì 5 aprile 2013

Cile: uno sciopero di solidarietà tiene paralizzato l'85% dei porti a livello nazionale

Attualmente l'85% dei porti a livello nazionale risulta paralizzato, lo sciopero va avanti da 18 giorni nella Segunda Región e da 7 a livello nazionale


La solidarietà sindacale e delle organizzazioni popolari si allarga in tutto il Cile, la borghesia si strappa i capelli e chiede di applicare la Legge di Sicurezza dello Stato.

Comunicato della Unión Portuaria



Con questo comunicato, rendiamo noto che continueremo nel blocco dei lavori portuali in seguito alla risposta negativa dell'impresa Ultraport di reintegrare i 12 lavoratori e dirigenti portuali di Mejillones (Puerto Angamos), licenziamenti che la Direzione del Lavoro di Antofagasta ha sentenziato essere stati realizzati mediante azioni antisindacali.

Non metteremo fine alla nostra azione sindacale fino a che non verrà applicata la legislazione del lavoro in questo porto. Il che implica che vengano comminate le sanzioni all'impresa e che le venga revocato il permesso di carico&scarico per accumulo di sanzioni. In caso contrario sarà chiaro a noi ed a tutto il paese che le grandi impreso in Cile possano stare al di sopra della legge colla protezione del governo.

Tutto questo potrebbe avere una rapida soluzione se il signor Von Appen accogliesse la richiesta di reintegrare i lavoratori licenziati e di mettere fine alle persecuzioni antisindacali, però costui preferisce nascondersi dietro i ministri, ricattando imprenditori e governo in generale per spingere verso l'applicazione della Legge di Sicurezza interna dello Stato, la quale a sua volta si pone come un altro atto illegittimo.

Speriamo che questa situazione si normalizzi, che il governo tramite il suo Presidente assuma l'iniziativa e che l'impresa ed i suoi rappresentanti si presentino davvero al tavolo delle trattative con i lavoratori che sono sempre stati disponibili al confronto a differenza dell'Ultraport.
Link esterno: http://labatalladelostrabajadores.blogspot.com/

(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)







IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)