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martedì 16 marzo 2021

CONTRO L’OPPRESSIONE PATRIARCALE E LO SFRUTTAMENTO CAPITALISTA: NESSUNA E’ SOLA

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi, 8 marzo, commemoriamo la Giornata Internazionale delle Donne Lavoratrici, una data storica in cui si rilancia la lotta per i diritti politici, sociali, economici e sessuali di donne, lesbiche e transessuali delle classi oppresse, per porre fine alla violenza sistematica del patriarcato e per la lotta rivoluzionaria operaia, popolare e anticoloniale. Proposta per la prima volta da un gruppo di donne socialiste alla seconda conferenza internazionale delle donne socialiste nel 1910 a Copenaghen, la giornata era inizialmente destinata a promuovere i diritti civili delle donne. Più tardi divenne una giornata di agitazione, mobilitazione, protesta e sciopero per la vita e la libertà delle donne e dei dissidenti del sistema di genere in tutto il mondo. Dalla protesta per i diritti lavorativi e politici delle donne negli stati industriali all’inizio del XX secolo, alla rivolta per il pane e la pace delle donne lavoratrici che diede inizio, insieme ad altri scioperi e manifestazioni, alla rivoluzione russa del febbraio 1917, l’8 marzo come Giornata Internazionale della Donna si è lentamente consolidato attraverso la lotta attiva delle donne della classe lavoratrice. Per questo commemoriamo una così grande conquista che ci permette non solo di ricordare le conquiste del movimento femminista contro l’oppressione patriarcale, ma anche di appropriarci dei dibattiti e delle proposte delle nostre antesignane e di costruire spazi che ci permettono di alzare la voce contro le ingiustizie e la violenza di questo sistema patriarcale-coloniale-capitalista.

La giornata commemorativa internazionale ha avuto molteplici messaggi di lotta che variano in ogni territorio e tempo. Evidenziando tra questi la lotta per il suffragio e la parità salariale, il riconoscimento del lavoro di cura e di altri compiti relegati alla sfera privata svolti soprattutto dalle donne, la lotta per la depenalizzazione e legalizzazione dell’aborto e l’accesso ai contraccettivi, e l’abolizione della violenza di genere concretizzata in alti numeri di abusi sessuali, femminicidi e travesticidi, tra gli altri. Evidenziamo anche come questo appuntamento sia uno spazio per donne e dissidenti della classe lavoratrice che ha storicamente permesso l’articolazione organizzativa del movimento femminista, ed è stato caratterizzato da mobilitazioni di massa, più recentemente dallo Sciopero Internazionale delle Donne lanciato in Spagna per la prima volta, dal movimento #NiUnaMenos in Argentina e America Latina e dalla lotta per l’aborto legale, sicuro e libero nei paesi di tutto il mondo. Oggi noi, donne lavoratrici, viviamo in prima linea la crisi sociale ed economica derivante dalla pandemia COVID-19, che ha portato alla luce tipi di violenza e dominazione patriarcale spesso non visibili come lo sfruttamento del lavoro femminile nella sfera privata e la subordinazione alla figura maschile al suo interno, e ha facilitato la recrudescenza della violenza domestica, le molestie e l’aumento dei casi di femminicidi, travesticidi e abusi sessuali dovuti al confinamento, motivo per cui ci mobilitiamo l’8 marzo con determinazione e impegno.
Riconosciamo l’importanza della lotta femminista nel nostro tempo, consapevoli che esistono varie forme di “femminismi” fra le quali quello esclusivamente bianco /borghese basato sulla differenza di genere che tende a diventare egemonico a scapito delle lotte degli oppressi e delle oppresse. Rifiutiamo questa logica dominante e continueremo a sollevarci nelle nostre organizzazioni sociali e di base, dal basso: attraverso l’azione diretta contro l’oppressione patriarcale.
Siamo anche attente all’influenza dello Stato su questa pluralità di correnti presenti all’interno del femminismo, che cerca di imbrigliare le lotte e le rivendicazioni delle donne lavoratrici all’interno delle sue istituzioni e nei suoi meccanismi.
In questa giornata di commemorazione sottolineiamo anche l’importanza delle donne e delle dissidenti nella lotta per i diritti della classe operaia e degli oppressi e delle oppresse dal sistema di dominazione capitalista, sottolineando l’attivismo di militanti come Teresa Claramunt, Lucía Sánchez Saornil, Luisa Capetillo, e Virginia Bolten, per i diritti delle minoranze sessuali e di genere, per porre un freno allo sfruttamento ambientale, per l’abolizione dello Stato e per la fine di tutte le oppressioni, guardando alla trasformazione rivoluzionaria della realtà. Così, attraverso il mutuo appoggio, la solidarietà di classe e la cura collettiva, e attraverso la critica della costruzione di una teoria politica basata sulle tradizionali concezioni di genere gerarchiche, binarie ed escludenti, lottiamo per il socialismo e la libertà per tutte e tutti. Pertanto, commemoriamo l’8 marzo come un giorno di lotta rivoluzionaria, per la nostra emancipazione che, come scrisse Emma Goldman in The Tragedy of Woman’s Emancipation (1906) “dovrebbe rendere possibile alla donna di essere umana nel senso più vero(…) [e] tendendo alla più completa libertà, cancellerà allora i resti di centinaia di anni di sottomissione e schiavitù“.

Per la liberazione delle oppresse,
Per chi lotta!

☆ Alternativa Libertaria/ Federazione dei Comunisti Anarchici (AL/FdCA) – Italia

☆ Anarchist Communist Group (ACG) – Gran Bretagna

☆ Αναρχική Ομοσπονδία – Anarchist Federation – Grecia

☆ Aotearoa Workers Solidarity Movement (AWSM) – Aotearoa/ Nuova Zelanda

☆ Coordenação Anarquista Brasileira (CAB) – Brasile

☆ Die Plattform – Anarchakommunistische Organisation – Germania

☆ Embat, Organització Llibertària de Catalunya – Catalogna

☆ Federación Anarquista de Rosario (FAR) – Argentina

☆ Federación Anarquista de Santiago (FAS) – Cile

☆ Federación Anarquista Uruguaya (FAU) – Uruguay

☆ Grupo Libertario Vía Libre – Colombia

☆ Libertaere Aktion – Svizzera

☆ Melbourne Anarchist Communist Group (MACG) – Australia

☆ Organización Anarquista de Córdoba (OAC) – Argentina

☆ Organización Anarquista de Tucumán (OAT) – Argentina

☆ Organisation Socialiste Libertaire (OSL) – Svizzera

☆ Union Communiste Libertaire (UCL) – Francia e Belgio

☆ Workers Solidarity Movement (WSM) – Irlanda

☆ Zabalaza Anarchist Communist Front (ZACF) – Sudafrica

domenica 12 luglio 2020

Donne in isolamento in tutto il mondo, siamo in prima linea contro il capitalismo

























La violenza sessista è aumentata con il mondo in isolamento. Lontane dalle nostre famiglie e dai nostri amici, noi donne obbligate a convivere con un aggressore, spesso il nostro partner, siamo state intrappolate in una situazione infernale. Le iniziative imposte da più governi in tutto il mondo per fermare la violenza domestica sono state inefficaci, e il problema, lungi dal diminuire, è aumentato! L’isolamento impedisce alle donne vittime di abusi domestici di abbandonare le loro case e di ottenere aiuto dall’esterno, soprattutto perché non possono fare chiamate condividendo lo stesso spazio dei loro aggressori. L’aumento dei femminicidi è stato una realtà sia in America Latina che altrove. Le molestie in strada, invece, non sono state messe sotto chiave! Anche se le strade sono vuote, il confinamento obbligatorio non ha limitato o posto fine alle aggressioni sessuali e sessiste in luoghi pubblici e aperti, al contrario. Con o senza maschera protettiva addosso, fare la spesa, visitare il medico o andare al lavoro, sono diventate attività ideali per i predatori sessuali al fine di avvicinare, infastidire e molestare le donne.
Il lavoro domestico non retribuito svolto quotidianamente da noi donne è aumentato anche durante l’isolamento obbligatorio. Oltre ad assicurarci che i nostri figli siano ben nutriti e facciano i compiti, abbiamo dovuto lavorare da casa, aumentando il lavoro emotivo che dovremmo svolgere. Nei Paesi in cui sono state adottate misure sociali per permettere alle persone di rimanere in casa, sono le donne che guadagnano meno degli uomini che lavorano da casa. Pertanto, poiché gli uomini diventano quasi gli unici a guadagnare, la distribuzione delle responsabilità domestiche è completamente venuta meno.
Alcune donne sono più colpite di altre a causa della crisi in corso. La situazione attuale delle donne rifugiate (che sono stipate nei loro alloggi o centri per rifugiati), donne di colore e dei quartieri popolari, che sono le più esposte al virus, è preoccupante. Avendo un lavoro per lo più informale, non possono rimanere confinate e mantenere un reddito stabile. Allo stesso modo, non possono avere un reddito se si assumono tutte le responsabilità domestiche. Oltre a questo, la militarizzazione della vita quotidiana ha esposto sia i nostri figli che noi alla brutalità della polizia.
Il patriarcato e il capitalismo approfittano del lavoro non retribuito o sottopagato delle donne sotto la bandiera dell’unità nazionale. Siamo particolarmente vulnerabili a questa crisi perché abbiamo più posti di lavoro precari degli uomini e lavoriamo nel settore “essenziale” dell’economia. Quindi molte di noi lavoratrici, che lavorano nei negozi di alimentari, come infermiere, o come insegnanti, sono in prima linea, affrontando direttamente l’epidemia. Questi settori economici, in cui siamo la maggioranza dei lavoratori, hanno tipicamente lavori sottopagati. Tuttavia, le donne che lavorano in questi settori hanno storicamente lottato per avere salari più alti, contro i licenziamenti e la precarietà. Siamo state anche noi, donne, a mettere in pratica la solidarietà e l’aiuto reciproco attraverso le organizzazioni di base. Le istituzioni statali non hanno risposto adeguatamente alla crisi, così le organizzazioni di base, composte principalmente da donne, hanno creato diverse strategie per far fronte alla crisi. Tra queste strategie, vi è la creazione di reti di approvvigionamento, l’apertura di mense per i poveri e la fabbricazione di maschere protettive, tra le altre.
Allo Stato, ai nostri capi, alla polizia, alla violenza sessista, ai razzisti, a coloro che odiano la comunità LGBT diciamo: non ci arrenderemo e lotteremo sempre per rendere visibili le nostre parole e la nostra lotta, contro ogni forma di oppressione.  
Noi siamo in prima linea contro il capitalismo!
☆ Federación Anarquista Uruguaya – FAU (Uruguay)
☆ Federación Anarquista de Rosario – FAR (Argentina)
☆ Grupo Libertario Vía Libre (Colombia)
☆ Union Communiste Libertaire (Francia)
☆ Organisation Socialiste Libertaire – OSL (Svizzera)
☆ Libertaere Aktion (Svizzera)
☆ Aotearoa Workers Solidarity Movement – AWSM (Aotearoa / Nuova Zelanda)
☆ Anarchist Unión of Afghanistan and Iran – AUAI
☆ Die Plattform – Anarchakommunistische Organisation (Germania)
☆ Organización Anarquista de Córdoba – OAC (Argentina)
☆ Alternativa Libertaria – AL/fdca (Italia)
☆ Melbourne Anarchist Communist Group – MACG (Australia)
☆ Workers Solidarity Movement – WSM (Irlanda)
☆ Coordenação Anarquista Brasileira – CAB (Brasile)

 ARTICOLO ORIGINALEqui

lunedì 27 aprile 2020

Fare Pulizia


















La piramide va rovesciata, prima di tutto nella considerazione delle persone: prima viene il lavoro di pulizia, con lo scopo di lavorare in luoghi di cura puliti, sanificati, poi viene la cura sanitaria. E’ vero, più che mai che il lavoro in sanità è un lavoro di squadra. Invece, è tutto rovesciato: il lavoro di pulizia è appaltato a cooperative in cui le condizioni di lavoro e di vita sono difficili e incerte. Manca il rispetto per le persone e per il loro lavoro, mentre tutti sono importanti. C’è una carica di violenza verbale, psicologica spaventosa. Tralascio quella fisica, ma non tralascio che è proprio questo clima di paura che rende impossibile organizzarsi in un sindacato vero, si rischierebbe il posto di lavoro probabilmente o di avere guai in aggiunta. I fatti di quotidiana violenza da raccontare sarebbero tanti, ma mi concentro su un episodio (piccolo?) che dice molto, secondo me. Un collega, uno dei rari uomini in cooperativa, sta pulendo e lavando un corridoio di ospedale. C’è su il cartello “Attenzione pavimento bagnato”. Passa il tipico “sbadatone” e lascia pedate nere dove c’era pulito. Il collega cortesemente gli fa notare che non va bene. Segue un breve dialogo in cui lo “sbadatone” rincara la dose, arriva a dire “sono io a comandare qui, meglio che te ne stai zitto”. Chi era? Un pezzo grosso. Dalla cooperativa consigliano di lasciar perdere, tanto così va il mondo. Un pezzo grosso che non tiene alla pulizia dell’ospedale in cui fa il medico, però; che non ha rispetto del lavoro degli altri; che fa saltare una regola elementare come quella di lasciar asciugare i pavimenti bagnati durante la fase della pulizia. Se il pezzo grosso passa e lascia le sue pedate nere, come si fa a chiedere alle altre persone di non passare sul pavimento mentre asciuga? E tra tanti episodi quotidiani metto “amichevoli” pacche sul sedere, palpate di seno, inviti poco piacevoli, stare zitti quando parlano i superiori, che hanno sempre ragione. Così capita a chi sta sotto nella scala gerarchica. Non tutti sono così duri, ci sono anche persone gentili, ogni tanto. Gentili davvero, non ipocrite come per la festa della donna: girano mazzetti di mimosa, ma il rispetto della donna, della persona, del suo lavoro dov’è durante l’anno? Ci dovrà pur esser qualche modo di reagire. Attivare i controlli su igiene e sicurezza, è uno; preparare dei questionari anonimi tra chi lavora nelle ditte di pulizie, o comunque sentire la loro voce. Grazie dell’attenzione. Non mi firmo perché temo per il mio posto di lavoro.

Testimonianza raccolta da UsiCit Lucca
qui


domenica 8 marzo 2020

un otto marzo senza piazze ma non senza lotta

Ancora un 8 marzo di sciopero globale femminista che, se non vedrà le piazze riempirsi a causa dell’emergenza sanitaria, non per questo sarà silenzioso e inosservato.
Se lo sciopero delle donne sarebbe rimasto anche quest’anno comunque limitato nella copertura sindacale a pochi sindacati di base, comunque benemeriti, è ormai ripartita la lunga lotta delle donne per rivendicare e allargare diritti, autonomia e giustizia per tutte.
La consapevolezza dell’aggressività, mai sopita, qualche volta più subdola, del patriarcato è condivisa: siamo ancora immersi in una società patriarcale che vede le donne continuamente penalizzate nei luoghi di lavoro come nella vita familiare e in ogni ambito della vita sociale. Dove i femminicidi in aumento servono a vendere copie di giornale e narrazioni tossiche, e sono ostacolati tutti i tentativi di promuovere politiche di genere, che sarebbero necessari dalla scuola materna all’ospizio, sono colpiti e sfrattati tutti i luoghi di autorganizzazione o anche solo di tutela delle donne, sono rese invisibili e senza diritti le donne migranti.
Come se non bastasse l’emergenza COVID 19 si inserisce su una situazione di crisi economica e di impoverimento dei ceti mediobassi, crisi che vedrà, come sempre, le donne pagare il prezzo più alto. Donne che hanno perso il salario, costrette a casa ad accudire i bambini e/o gli anziani quali soggetti più fragili sottoposti al rischio del contagio, donne che come sempre sono titolari del dovere di cura, dovere che non dà alibi a chi non appartiene al genere maschile. Secoli di politiche scioviniste e sessiste ce lo impongono.
Ma la costruzione delle lotte, anche grazie al livello internazionale, sta facendo crescere la consapevolezza, la forza e la determinazione.
La lotta antipatriarcale contro un modello di dominio che usa genere, classe, razza, viene via via assunta da parti importanti di movimento e di opposizione. Si sta passando da una semplice enunciazione di principio alla costruzione, sempre difficile, di percorsi di trasformazione che da personali diventano politici, che promuovano modelli maschili in grado di contrastare dal di dentro secoli di mascolinità egemone e tossica con rapporti paritari di collaborazione, diserzione da ruoli stereotipati e una buona dose di ironia.
Il 9 marzo, e tutto l’anno, continueremo a contrastare la violenza patriarcale e la disparità di genere, unite in una sorellanza che è ancora più urgente respirare, sentire, palpare, perché laddove altri si girano altrove, noi dobbiamo esserci, strette in un abbraccio di solidarietà, forti del non essere sole, mani nelle mani, occhi negli occhi e cuori che battono all’unisono.
Solo così potremo vincere , quale che sia il giorno ancora non lo sappiamo ma sappiamo che è importante per noi, per le nostre figlie, per le donne di ogni terra nel globo, per coloro che nemmeno troppo distante subiscono violenze inaudite, lapidazioni, infabulazioni, stupri come arma di guerra, umiliazioni, abusi….
Continueremo a chiedere finanziamenti maggiori per i centri antiviolenza e le case delle donne, una sanità pubblica senza obiettori, tutela e permessi di soggiorno per le nostre sorelle immigrate e i loro figli, cittadinanza immediata per i loro bambini nati in italia, un welfare che sia davvero inclusivo, parità di salario, politiche di conciliazione che non siano solo il sancire il dovere di cura ma promuovano una condivisione di carichi. Nessuna donna dovra’ mai piu’ essere sfruttata, penalizzata e uccisa: faremo rete attorno a noi, faremo muro per respingere chi ci vuole sottomesse e mute.
Perché la libertà delle donne è il miglior antidoto al fascismo e al razzismo, e attraverso la libertà delle donne passa necessariamente la costruzione del mondo nuovo che vogliamo e che è sempre più necessario.
Alternativa libertaria/fdca
 8 marzo 2020

giovedì 9 marzo 2017

NON UNA DI MENO - UNA MINACCIA CONSERVATRICE CREA NUOVE OPPORTUNITÀ PER UN FEMMINISMO DI CLASSE

UNA MINACCIA CONSERVATRICE CREA NUOVE OPPORTUNITÀ PER UN FEMMINISMO DI CLASSE
Nota delle autrici: questo articolo è stato redatto da Romina Akemi e Bree Busk per Solidaridad, il giornale della organizzazione cilena Solidaridad-Federación Comunista Libertaria. Per questo motivo, alcuni concetti e fatti storici che risultano familiari ai lettori statunitensi vengono spiegati più dettagliatamente.

Nella prima settimana di presidenza di Donald Trump hanno avuto luogo due importanti mobilitazioni, espressione di due visioni radicalmente distinte sui diritti riproduttivi.
La marcia delle donne a Washington nel giorno seguente all'insediamento di Trump è stata una delle manifestazioni più partecipate nella storia degli Stati Uniti. Quello che è cominciato come una chiamata spontanea è cresciuta rapidamente fino a diventare un movimento rappresentativo della crescente preoccupazione nei confronti del programma del nuovo governo. La marcia ha riunito circa 500.000 persone a Washington D.C, con manifestazioni parallele in tutto il paese e nel resto del mondo. Una settimana dopo, ha avuto luogo una mobilitazione molto diversa: la marcia annuale per la vita.
Nonostante questa sia stata considerabilmente minore, ha riunito comunque un buon numero di persone, inclusi personaggi noti del governo Trump. Rompendo il protocollo politico tradizionale, il vicepresidente Mike Pence, un ex-cattolico convertito al cristianesimo evangelico, ha parlato durante la manifestazione dichiarando: "La vita sta vincendo di nuovo negli Stati Uniti".
Negli Stati Uniti, la legalità dell'aborto è affidata alla Roe. v. Wade, una sentenza del 1973 che può essere riconosciuta solo da una nuova decisione della Corte Suprema. Attualmente vi è un vuoto legislativo che il presidente Obama non è stato in grado di riempire nel suo mandato. Durante la sua campagna elettorale il candidato successore Donald Trump aveva espresso l'intenzione di nominare un giudice antiabortista, promessa che è stata ripetuta da Pence e finalmente realizzata il 30 di gennaio con la nomina di Neil Gorsuch. Se verrà confermato il rapporto pubblicato recentemente sulle vicende che hanno portato all'elezione del giudice Gorsuch, la direzione sarà quella di una svolta conservatrice, "votando per limitare i diritti degli omosessuali, mantenere restrizioni sull'aborto e invalidare i programmi di azione positiva (affirmative action)".
Nonostante sia legale, l'accesso all'aborto continua ad esser precario e discontinuo negli Stati Uniti, specialmente per gli abitanti delle comunità rurali. Questo è dovuto in parte al successo del movimento antiabortista, che si è servito di metodi legali o dal basso per ridurre l'accesso all'aborto. Questa tendenza è divenuta particolarmente evidente negli anni '90, quando organizzazioni evangeliche di destra come Operation Rescue, Moral Majority, and the Family Research Council hanno acquisito maggiore importanza. Queste organizzazioni hanno cavalcato la reazione conservatrice di fronte alla rivoluzione culturale degli anni '60, esigendo che si pregasse nelle scuole pubbliche, opponendosi all'educazione sessuale e chiudendo le cliniche per donne. Questo periodo di opposizione tra il conservatorismo religioso e i valori progressisti secolari è chiamato la "Guerra culturale" ("The cultural wars"). In quell'epoca il movimento femminista nordamericano della terza onda era già completamente istituzionalizzato dentro al Partito democratico, e non è stato possibile difendere le conquiste già fatte di fronte ad una tale opposizione.
La marcia delle donne è stata la dimostrazione pubblica in difesa dei diritti riproduttivi più importante nella storia recente. Essa rappresenta la prima chiamata ad un'azione capace di unire trasversalmente donne di ogni razza, classe e tendenza politica dalla sconfitta dell'emendamento sulla legge paritaria (Equal Rights Amendment) della fine degli anni '70. Durante l'ultima decade, le politiche di sinistra negli Stati Uniti sono state dominate dalla politica dell'identità: una teoria politica che enfatizza l'identità razziale, sessuale e di genere a discapito della classe sociale. Le politiche dell'identità inizialmente contribuirono all'analisi e alla decontrazione delle manifestazioni di supremazia bianca e di patriarcato all'interno di organizzazioni e movimenti di sinistra, ma furono adottate presto dai giovani progressisti in ambito accademico. All'interno di questa analisi, il concetto di classe s'intende come un'identità in più, soggetta ad essere discriminata però non sulla base della sua relazione con i mezzi di produzione.
Ciò che era inizialmente uno strumento utile per l'analisi dei disequilibri del potere finì per trasformarsi in una posizione ideologica caratterizzata dalla disunione, dal separatismo e da un localismo estremo. Questi comportamenti politici hanno influenzato fortemente le sinistre istituzionali e rivoluzionarie negli Stati Uniti, bloccando la crescita di movimenti sociali ad ampia base.
Il problema della natura frammentaria della politica dell'identità è stato affrontato mediante l'applicazione del concetto di intersezionalità, una pratica teorica che contiene l'analisi delle identità sociali sovrapposte e dei loro corrispondenti sistemi di oppressione, dominio o di discriminazione. L'intersezionalità è stata pensata per preparare un modello che promuovesse una cooperazione orizzontale e inclusiva all'interno dei movimenti e delle organizzazioni tra le diverse identità. Senza dubbio nella pratica gli attivisti finirono per seguire l'interpretazione secondo la quale tutte le identità e tutte le oppressioni sono collocabili sullo stesso piano, e non si richiede nessun giudizio particolare al capitalismo o allo Stato per completare l'analisi. Come dimostrato nella recenti elezioni negli Stati Uniti, la maggior parte delle persone reagisce alle minacce contro la sua realtà materiale e non in base a considerazioni puramente ideologiche sulla propria collocazione nella complessa gerarchia delle identità oppresse…risulta ironico che la politica "dall'alto" condotta da Trump abbia finito per costringere la sinistra statunitense ad incontrare un'unità che, appena un mese fa, brillava per la sua assenza.
In questo momento non esiste alcuna certezza che la marcia delle donne si possa trasformare in un movimento sociale legittimo. In tutto il paese, i microfoni sono stati monopolizzati dai politici democratici e da celebrità liberali, mettendo l'accento sulla resistenza istituzionale. Questo contrasta con la diversità politica dei partecipanti alla marcia: alcuni esigono riforme, mentre altri chiamano alla rivoluzione. Il fattore unificante è il desiderio collettivo di iniziare una resistenza nelle strade di fronte alla regressione sociale che si sta annunciando. Le femministe rivoluzionarie hanno appena iniziato ad inserirsi in questi spazi politici e il ruolo che ricopriranno non è ancora chiaro. Ciò che risulta chiaro è che la marcia delle donne rappresenta un'opportunità politica per ricostruire un movimento femminista libertario (insieme ad altre lotte che si stanno sviluppando) che ponga domande finalizzate a migliorare la vita dei lavoratori e che si opponga al carattere liberale e capitalista del movimento femminista attuale. Esiste una chiara opportunità per riportare l'attenzione sulle domande classiche di giustizia riproduttiva, uguaglianza economica e fine della violenza patriarcale, e per porre nuove domande con una forza maggiore rispetto ai decenni passati. I nostri sforzi necessiteranno degli elementi migliori dell'analisi intersezionale per impedire che si sviluppino di nuovo le gerarchie che cerchiamo di abolire, però questo è solo il principio. Dobbiamo riconoscere la realtà materiale di coloro che vengono direttamente impattati dal capitalismo patriarcale, e lasciare che questa prospettiva ci guidi nel movimento rivoluzionario che vogliamo costruire.

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

venerdì 3 marzo 2017

8 marzo internazionale

 OTTO MARZO SCIOPERO INTERNAZIONALE DELLE DONNE


La storia dell’8 marzo nel Novecento è quella di manifestazioni e scioperi. Anche dopo la sua consacrazione istituzionale questo giorno rimane quello della lotta femminista internazionale per una società in cui vivere libere da oppressioni patriarcali e capitaliste.

Dallo sciopero femminista USA 1961 contro la guerra, a quello del 1970 “per la pace e l’Uguaglianza”, sino a quello generale del 1975 in Islanda per il riconoscimento del lavoro delle donne, e poi la grande manifestazione in Usa del 1986 “pro Choice”, …
dalle vaste e trasversali manifestazioni italiane per il divorzio e la libertà femminile nel 1972 e nel 1974, a quelle  spontanee per la difesa della Legge 194 nel 1981 (vittoria dei No ai referendum abrogativi) e nel 2008, alla manifestazione contro le disparità sul lavoro, e per inciso contro il governo Berlusconi, indetta da ‘Se non ora Quando’ nel febbraio 2011...
…sino alla grande manifestazione delle donne in Polonia per l’aborto legale, il “Black Monday” di Varsavia del 3 ottobre 2016 ed al “Mercoledì Nero” di Buenos Aires del 19 ottobre 2016 che le donne sudamericane, riunite in “Ni una menos”, hanno lanciato con un grido di rabbia per dire basta alla violenza machista riproponendo il “paro”, lo sciopero, per l’otto marzo,
…alla manifestazione “Non una di meno” a Roma dello scorso 26 novembre che ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di donne…
...La manifestazione contro l’elezione di D. Trump, sabato 21 gennaio 2017, ha espresso la protesta contro il sessismo del nuovo presidente, e fatto scendere in strada tante altre voci per un totale di oltre 500mila persone nella sola Washington e oltre tre milioni nell’intero Paese....
Le donne in questi decenni sono scese nelle piazze per reclamare ed esigere la fine dei sistemi di violenza, sia contro il militarismo che contro la violenza domestica e il sessismo…
e la protesta è arrivata con la sua ondata anche in Italia proprio nel momento in cui cresceva il dissenso verso il nuovo “Piano strategico contro la violenza” sulle donne, contestato per i suoi contenuti politici e per gli stanziamenti inadeguati, oltre che per la metodica di approvazione, in primo luogo dalle donne che da decenni lavorano nelle Case rifugio e nei Centri antiviolenza (77 centri riuniti nella associazione DiRE).

Un movimento trasversale di donne formato dalla manifestazione “Non una di meno” dello scorso 26 novembre 2016 a Roma per rivendicare la centralità dell’autonoma voce delle donne nei confronti dei piani governativi promossi al fine di contrastare la violenza maschile contro le donne e la violenza di genere. Questo movimento si è riunito nuovamente in assemblea a Bologna a febbraio: la piattaforma che è scaturita indica i punti da cui partire per un programma politico femminista ad ampio spettro, inclusivo e radicale, sfociato nella richiesta, plaudita o controversa, alle forze di sindacali di indire per l’otto marzo 2017 uno sciopero di 24 ore.

I punti della piattaforma di NON UNA DI MENO sono:

La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne

Senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne

Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi

Vogliamo rivendicare un reddito di autodeterminazione, per uscire da relazioni violente, per resistere al ricatto della precarietà

Contro ogni frontiera: permesso, asilo, diritti, cittadinanza e ius soli

Scioperiamo affinché l’educazione alle differenze sia praticata dall’asilo nido all’università, per rendere la scuola pubblica un nodo cruciale per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e tutte le forme di violenza di genere

La violenza ed il sessismo sono elementi strutturali della società che non risparmiano neanche i nostri spazi e collettività

Contro l’immaginario mediatico misogino, sessista, razzista, che discrimina lesbiche, gay e trans

Alternativa Libertaria/FdCA condivide la piattaforma di Non una di meno, partecipa alle mobilitazioni per la sua piena attuazione e con le sue e i suoi militanti contribuisce a costruire momenti di crescita e di affermazione di libertà, giustizia e laicità per tutt*.
8 marzo 2017
Alternativa Libertaria/fdca

giovedì 2 marzo 2017

Ferroviere e Ferrovieri

8 Marzo 2017 Sciopero Nazionale
ANCHE PER LE FERROVIERE E I FERROVIERI ITALIANI
Se non valgo non produco!
L’Italia è il fanalino di coda dell’uguaglianza di genere sul lavoro, inoltre nel nostro paese 6,8 milioni di donne hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza.
Peraltro le politiche istituzionali sui diritti delle donne, mirano cinicamente a parificare al ribasso i generi in nome della disponibilità totale, della flessibilità, dello sfruttamento.
Il lavoro precario, esploso con il job act (art.18, contratti a “tutele crescenti”, voucher, stages gratuiti, apprendistato dequalificato, contratto a tempo determinato senza causale) rende ancora più drammatica l’assenza di servizi ed altre forme di reddito di conciliazione tra lavoro produttivo e lavoro di cura della famiglia.
La situazione lavorativa delle donne in FS è emblematica di una condizione di sfruttamento che colpisce tutti; le mansioni, gli orari, le vessazioni, i pericoli a cui tutto il personale è esposto, rende infatti particolarmente vulnerabile il genere femminile.
Particolarmente gravosa è oggi la possibilità di curare la propria famiglia con ritmi e turni che impongono violentemente il lavoro come occupazione primaria, estraniando lavoratrici e lavoratori dalla propria vita familiare e personale.
L'8 Marzo 2017, raccogliendo l'appello internazionale di “Non Una di Menos”, il sindacalismo di base ha proclamato sciopero contro le discriminazioni sistemiche e le violenze sulle donne e contro lo sfruttamento di lavoratrici e lavoratori.
NEL SETTORE FERROVIARIO SCIOPERIAMO PER:
·         La lotta contro discriminazioni, vessazioni e violenze.
·         La sicurezza di lavoratrici e lavoratori.
·         Il superamento della precarietà nel lavoro.
·         Il diritto alla equa distribuzione\conciliazione tra lavoro e tempo libero e familiare.
·         Adeguati servizi e diritti di cura della famiglia per le lavoratrici e i lavoratori.
·         Riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario.
·         Cancellazione della riforma pensionistica Fornero, per un equo sistema pensionistico che riconosca le lavorazioni ferroviarie usuranti e agevoli in uscita le donne in tutti i comparti.
·         Contro privatizzazioni, svendite e smantellamenti, per un contratto unico del ferro.
·         Per la difesa e l'estensione del welfare universale, contro i pacchetti di welfare aziendale che sottraggono soldi e servizi a lavoratrici\ori e alla collettività a solo beneficio delle casse dei sindacati di comodo.
8 Marzo 2017 Sciopero Nazionale
Per tutte le Ferroviere e i Ferrovieri
Delle aziende: Gruppo FSI, Trenitalia, RFI, Mercitalia, Serfer, Trenord, NTV, Rail Traction Company, Captrain Italia , SBB Cargo Italy, DB Cargo Italia, Rail Cargo Italia, InRail, Crossrail Italia, General Transport Service, Compagnia Ferroviaria Italiana, OceanogateItalia, Interporto Servizi Cargo, Fuori Muro Servizi portuali e ferroviari.
Dalle 00.00 alle 21.00 del 8 Marzo 2017
(salvo servizi minimi essenziali previsti dalla legge 146)


Cub Trasporti cub-trasporti@libero.it         SGB ferrovierisgb@gmail.com 

martedì 8 marzo 2016

8 Marzo, Giornata Internazionale delle Donne


Sono questi  tempi di riorganizzazione e di emancipazione per le donne e per la classe lavoratrice.
Nella Giornata Internazionale delle Donne, il movimento delle donne di tutto il mondo celebra le conquiste sociali, politiche ed economiche ottenute in oltre un secolo. Una giornata in cui denunciare l'oppressione che grava sulle donne nella morsa tra capitalismo e patriarcato, una realtà tuttora innegabile per la maggioranza della donne di oggi. 
L'oppressione sulle donne assume varie forme: un padrone sessista, il partner, un compagno. Per noi anarchici c'è un grande lavoro da fare prima che ci sia uguaglianza di genere e nelle relazioni sessuali, nella società, nelle nostre vite e nella più ampia comunità in cui viviamo.
La lotta per l'emancipazione femminile è tutt'una con la lotta militante delle donne per l'auto-organizzazione. La lotta delle donne contro il patriarcato si muove sia contro il patriarcato che contro lo stato. Lo Stato, il capitale ed il patriarcato si alleano reciprocamente per sostenere i padroni che sfruttano le donne e cercano di frammentare la loro resistenza.
Le mobilitazioni per l'8 marzo, come quelle di tuti gli altri giorni, devono sfidare la vacua nozione neoliberista di uguaglianza di genere all'interno di un sistema di generalizzata disuguaglianza. Questa è una giornata di resistenza contro tutte le forme di oppressione.
Nelle regioni della Turchia e del Kurdistan le donne partecipano ad una lunga lotta contro il fascista regime turco, contro il totalitarismo teocratico del cosiddetto "Stato Islamico" e contro il patriarcato. La rivoluzione nelle autonome regioni del Kurdistan è un esempio militante vivente della auto-organizzazione delle donne per l'autonomia sociale, nonostante le perplessità sulle implicazioni di un'alleanza delle YPG-YPJ con l'imperialismo USA.
Che tutte le lavoratrici del mondo si uniscano in questa lotta, per fare di questo giorno una giornata di resistenza. Si onorino le donne assassinate i cui corpi sono gettati nelle strade quale trofei di caccia.
Le donne del Kurdistan siano un punto di riferimento qui ed ovunque per l'emancipazione e la libertà.
Melbourne Anarchist Communist Group
(traduzion a cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

martedì 10 marzo 2015

Flora Tristan: precorritrice del femminismo e dell'emancipazione proletaria

Flora Tristan: precorritrice del femminismo e dell'emancipazione proletaria "I fatti e l'esperienza dimostrano abbondantemente come nessun governo potrà e vorrà occuparsi del miglioramento della nostra condizione. Dipende solo da noi, se lo volessimo fortemente, uscire da questo labirinto di miseria, dolore e sottomissione in cui siamo costretti a languire". Flora Tristan, 1843 Flora Célestine Thérèse Henriette Tristán y Moscoso Lesnais (1803-1844) era una scrittrice francese di origini peruviane. Poco nota nella storiografia ufficiale e probabilmente intenzionalmente dimenticata in ragione della spinta alla ribellione e del desiderio di libertà che animavano i suoi scritti. Tra i quali ricordiamo Peregrinazioni di un Paria (1839), Promenade a Londra (1840) e l'opuscolo L'unione dei lavoratori (1843). Dopo l'improvvisa morte del padre, un esule colonnello peruviano, Flora rimase con sua madre vivendo in una povertà estrema, sperimentando gli stenti quotidiani della classe lavoratrice. Questa esperienza la portò ad impegnarsi sempre di più per il progresso sociale di coloro che la modernità capitalista aveva abbandonato al loro destino. Ai suoi tempi, sebbene ci fosse già una tradizione teorica che rivendicava l'uguaglianza per le donne, grazie alla filosofia dell'Illuminismo ed ai movimenti sviluppatisi durante la Rivoluzione Francese, non c'era ancora nessuna adeguata sistematizzazione delle idee che avrebbero in seguito dato corpo al pensiero femminista. Tuttavia, già nel corso della prima metà del XIX secolo, aveva fatto la sua apparizione la domanda di uguaglianza per le donne mentre la nozione di patriarcato iniziava ad essere sfidata con forza maggiore, con ciò contribuendo alla formulazione della teoria femminista che all'epoca si trovava ancora in uno stato embrionale non avendo chiarito e definito i suoi ambiti di riflessione. Flora Tristan fu un'anticipatrice che si inserì in questa corrente, rifiutando veementemente il falso principio dell'inferiorità della natura femminile, criticando l'istituto del matrimonio nonchè la mancanza di diritti civili, economici ed all'istruzione per tutte le donne. Una costante nella vita di Flora Tristan è stata la ricerca di ponti tra la preoccupazione per la crescente disuguaglianza sociale e la stuazione di oppressione che le donne vivevano a causa del patriarcato. Fu la prima donna che cercò di fondere in una sintesi critica il proto-femminismo col discorso sociale, aprendo la strada alla forma futura del femminismo come caratteristica della classe proletaria, per cui è inconcepibile che possano esserci donne oppresse capaci di opprimere altre donne. Durante gli anni dell'attività di Flora Tristan, ci furono in Europa cambiamenti radicali causati dall'implementazione del ciclo capitalistico di produzione, con la modernizzazione e l'industrializzazione della società insieme alla diffusione del pensiero ugualitario-democratico dell'Illuminismo e della Rivoluzione Francese. Tuttavia, le aspettative di benessere entrarono ben presto in collisione con la realtà dei fatti. Non ci fu quell'imminente progresso materiale che avrebbe portato a tutti la fine dell'indigenza e della povertà, così come sostenuto dalla modernità, anzi si andavano creando maggiori disuguaglianze e sfruttamento per masse sempre più grandi di persone. Le donne erano escluse dalla maggior parte dei diritti fondamentali ed il proletariato, sempre più numeroso, era escluso dalla ricchezza prodotta nelle fabbriche e nelle officine. In questo contesto, diversi riformatori sociali iniziarono a creare dei sistemi ideali per correggere i mali della società; Cabet, Owen, Saint Simon e Fourier furono tra i primi teorici ad auto-definirsi "socialisti". Marx vi avrebbe più tardi aggiunto l'aggettivo "utopistici", a causa della loro fiducia cieca nel potere rigenerativo dell'istruzione, o del loro pacifismo estremista fino alla loro ingenua fiducia in un redenzione della borghesia. Flora Tristan, in quanto figlia del suo tempo, venne fortemente influenzata da questa corrente di pensiero. Eppure, ella riuscì ad andare oltre poichè fu la prima a dire che il proletariato doveva unirsi in quanto classe per liberare se stesso, cioè contando sulle proprie forze. Era l'idea che poi Marx avrebbe incorporato nel famoso slogan della Prima Internazionale: "l'emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi" e che il movimento anarchico internazionale ripropone tutt'oggi. Senza dubbio, Flora Tristan costituisce un collegamento vitale con l'attuale lotta contro la dominazione del patriarcato e del capitalismo. Ecco perchè vogliamo ricordarla. Il suo pensiero è alle origini del femminismo rivoluzionario che emerse con forza in modo organizzato tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo. Oggi, nel XXI secolo, le donne lottano ancora per il diritto all'autonomia ed alla riproduzione e, insieme ad altre forze sociali, continuano a perseguire il titanico compito di costruire una nuova società. Nahuel Valenzuela Articolo pubblicato da Periódico Solidaridad, Marzo-Aprile 2015, No. 27. Solidaridad è un giornale comunista libertario che si pubblica in Cile. Traduzione in italiano a cura di Alternativa Libertaria/FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali. Link esterno: http://www.periodico-solidaridad.cl/

venerdì 7 marzo 2014

Luce Irigaray: amare la propria differenza sessuale per amare l’altro/a

Amare la propria differenza sessuale per amare l’altro/a: questo è il presupposto per la creazione di un mondo migliore, felice, mai neutro; perché solo il rispetto dei “primi altri”, gli altri “di genere", rappresenta la chiave per il rispetto di tutte le differenze (culturali, religiose, linguistiche, ecc.). ne discutiamo con: Grace Spinazzi, insegnante presso la Freie Waldorf SchuleMeran e Laura Candiotto, dottore di ricerca in filosofia Due studiose condivideranno parole, pensieri e punti salienti della filosofa francese Luce Irigaray, una delle più grandi figure femminili del ventesimo secolo. Sabato 8 marzo ore 17.30 all'Ateneo degli Imperfetti via Bottenigo, 209 - Marghera Venezia info@ateneoimperfetti

giovedì 7 marzo 2013

Dopo gli anni delle veline, gli anni della vittima, vogliamo che i prossimi siano gli anni delle donne.Comunicato Commisione di genere FDCA 8 marzo 2013

Dopo gli anni delle veline, gli anni della vittima, vogliamo che i prossimi siano gli anni delle donne. 8 marzo, nulla da festeggiare in questa data che segna al suo attivo, in italia, già ben 10 donne uccise per mano di ex, compagni, mariti, fidanzati. Dopo secoli di silenzio, anche l'Italia scopre finalmente il femminicidio. E la donna velina (oggetto in vendita) cede il posto alla donna vittima (oggetto di violenza). Sacrosanto rendere conto dell'aumento della violenza di genere, scardinare l'omertà del sistema e denunciare l'assenza di reti di sostegno. Ma l'attenzione mediatica alla vittimizzazione estrema rimane nella migliore delle ipotesi denuncia , privilegia le brave donne, spesso oscurando le irregolari e le donne più fragili (prostitute, straniere, trans) , nega diritto di parola alle vittima, di solito morta, per lasciarlo a tutti coloro che sono intorno. Sempre, ancora, le donne sono rese deboli. E’ la profonda crisi economica, i tagli al sociale, l’esclusione dal mondo del lavoro il ridurle nuovamente ad angeli del focolare relegate al ruolo di badanti o di mamme ‘amorevoli per forza’ a causa dei costi inaccessibili degli asili nido, delle scuole materne e dalla scomparsa del tempo pieno nelle scuole, situazioni economiche disastrose, famiglie, nella migliore delle ipotesi, monoreddito, condite di malcontento, disagio e rinunce, che porta le donne ad essere sempre più esposte alla violenza di genere, violenza che si manifesta via via sotto forme differenti che possono condurre all’atto estremo. La dipendenza economica dal partner dà spesso adito a violenza psicologica determinata dal dover chiedere denaro in casa per poter gestire il bisogno ‘primario’ del nucleo familiare in faticosi slalom alla ricerca del discount più conveniente. Ma per renderci forti occorre che ricominciamo a parlare del lavoro, dei diritti, a rivendicare uno spazio proprio delle donne. Dalle condizioni materiali di vita delle donne dipende la loro capacità di liberarsi da vincoli oppressivi, più o meno consapevoli, e di aprire spazi di libertà e di trasformazione. Se il capitalismo ci ha sempre considerate un esercito di riserva per il mercato del lavoro, per secoli le lavoratrici hanno combattuto contro la subordinazione alle logiche di un’economia femminile utile solo come sostegno alla famiglia, che si poteva accontentare quindi, di un valore economico inferiore. Se negli anni novanta, a fronte di un tasso di occupazione maschile rimasto stabile, si è assistito ad una crescita della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, questo ha coinciso con un progressiva “femminilizzazione” del mercato del lavoro che ha aperto la strada alla “flessibilità”ovvero allo smantellamento progressivo dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. E se la femminilizzazione del mercato ha anche comportato fenomeni di de-segregazione a favore delle donne, a spese però di un diffuso fenomeno di sub-appalto dei lavori di cura ad altre donne, allo stesso tempo ha significato l’aumento di una domanda di lavoro “povera” e ha favorito il processo di flessibilizzazione - precarizzazione. Così l’ideologia del destino naturale delle donne nel ruolo di cura dei bambini, anziani, malati, il contrattacco ideologico, il cosidetto backlash patriarcale e capitalista, contro il femminismo radicale e la libertà delle donne nelle scelte pubbliche e private, ha lavorato al disconoscimento delle donne nella loro pretesa di partecipare allo spazio pubblico a 360 gradi come attrici collettivamente riconosciute nello spazio sociale, nella vita dei paesi cd democratici. Il cortocircuito si è verificato nella (scarsa, più vantata che reale) implementazione delle politiche di “conciliazione” dei tempi di vita e di lavoro delle donne, portata avanti in modo sciagurato e contraddittorio insieme allo smantellamento progressivo del welfare pubblico. Alle donne veniva proposto, e ora imposto dalla crisi economica, di conciliare i loro molti impegni obbligati nel posto di lavoro e nel tenere in piedi i destini delle loro famiglie, invece di puntare a una condivisione e una corresponsabilità nei compiti di cura. La progressiva privatizzazione del welfare ha fatto il resto: costi dei servizi molto alti a fronte di salari molto bassi delle donne, o di progressiva incentivazione del part-time, stanno portando all’ulteriore precarizzazione e alla successiva uscita in massa dal mondo del lavoro, proprio in concomitanza con la crisi che è stata a lungo preparata e si è abbattuta alla fine del decennio scorso. Il risultato è sotto gli occhi di tutte e tutti noi, le donne che sono state costrette culturalmente ed economicamente a subire massicciamente la flessibilità e la precarizzazione fino ad arrivare a livelli di nuova povertà che arrivano a livelli tragici nella vita delle donne separate o divorziate con figli. La violenza di genere, fenomeno che è sempre stato presente e forte nella società patriarcale contro le donne che hanno espresso volontà di indipendenza e autonomia di fronte le regole date come naturali e ovvie dentro i legami familiari, si è così accresciuta perché il valore delle donne nel capitalismo è diminuito in modo esponenziale e così la capacità di agire effettivamente istanze di libertà che le donne oggi vivono come necessarie per la loro sopravvivenza in un mondo che si sta facendo sempre più oppressivo. Per questo come femministe comuniste anarchiche proponiamo per questo 8 marzo di rimettere al centro l’attenzione per le condizioni di vita e di lavoro delle donne, giovani e meno giovani, cittadine della terra e non di una sola nazione, in una prospettiva internazionale ed europea, favorendo spazi di consapevolezza culturale ed economico-sociale che portino ad una nuova conflittualità delle donne contro il capitalismo che ci ha preso a bersaglio della sua volontà di distruzione di ogni riconoscimento di dignità del lavoro e del lavoratore, di sfruttamento senza alcuna regola. Dobbiamo chiedere con forza che in questa fase storica non vi siano discriminazioni ulteriori a scapito delle donne, colpite già, da sempre, nelle loro fasi più delicate della vita, a partire dal diritto all'autodeterminazione. Desideriamo con forza un ritrovarci e un ritrovare solidarietà, sorellanza, rabbia, una rabbia costruttiva per il nostro presente e per un futuro che non vogliamo e non dobbiamo consegnare alle nostre giovani e ai nostri giovani con lo sfruttamento, la violenza, la discriminazione dell’oggi. Vogliamo riprenderci le nostre vite, la consapevolezza del nostro valore, delle nostre capacità, vogliamo poter vivere una vita degna, libera e consapevole. Che siano le donne oggi a dire basta e a proporsi come soggetto rivoluzionario, in un percorso comune che vada oltre ogni confine, perché, in fondo è questo l’8 marzo ed è l’unico 8 marzo possibile. Con l’augurio, e il desiderio, di continuare a costruirlo tutto l’anno. FdCA - Commissione di etiche di genere 8 marzo 2013

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)