ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA
O SCEGLI NOI O SCEGLI LORO

campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

per giulio
Visualizzazione post con etichetta proteste. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta proteste. Mostra tutti i post

martedì 2 luglio 2013

Da Taksim a Rio passando per Tahrir, la puzza dei lacrimogeni

Lettera aperta degli attivisti egiziani del collettivo ‘Compagni dal Cairo’.


A tutti voi ed a coloro con cui lottiamo fianco a fianco,

la giornata del 30 giugno segna una nuova tappa per la nostra rivolta, per l'edificazione di ciò che abbiamo iniziato tra il 25 ed il 28 gennaio 2011. Questa volta ci ribelliamo contro il regime del Fratelli Musulmani che non ha fatto altro che perpetuare le stesse forme dello sfruttamento economico, della violenza delle polizia, della tortura e degli omicidi.

Parlare di imminente “democrazia” non ha nessun significato quando non vi è nessuna possibilità di vivere una vita dignitosa. Le pretese di legittimazione elettorale contrastano con la realtà di un Egitto in cui la nostra lotta prosegue perchè siamo di fronte al perpetuarsi di un regime oppressivo che ha cambiato volto ma mantiene le stesse logiche di repressione, austerity e brutalità da parte della polizia. Le autorità non hanno credibilità presso la popolazione, e le posizioni di potere si declinano in opportunità per vantaggi personali in termini di potere e di ricchezza.

Il 30 giugno si rinnova l'urlo rivoluzionario:“Il popolo vuole la caduta del sistema”. Noi perseguiamo un futuro che non sia governato nè dal greve autoritarismo e dal capitalismo amico dei Fratelli Musulmani nè da un apparato militare che mantiene una morsa sulla vita politica ed economica nè per un ritorno alle vecchie strutture dell'era di Mubarak. Sebbene le masse di manifestanti che scenderanno in piazza il 30 giugno non si ritrovino uniti su queste posizioni, deve essere nostro compito evitare che si ritorni ai periodi sanguinari del passato.

Sebbene le nostre reti siano ancora fragili noi traiamo speranza ed insegnamento dalle recenti rivolte sviluppatesi in Turchia ed in Brasile. Ognuna di queste esperienze nasce da realtà politiche ed economiche differenti, ma noi tutti siamo influenzati da circoli ristretti le cui richieste per il tutto subito hanno perpetuato una mancanza di prospettiva per quello che serve al popolo. Siamo stati influenzati dall'organizzazione orizzontale del Movimento per le Tariffe Libere a Bahìa in Brasile nel 2003 e dalle assemblee pubbliche che si sono diffuse in Turchia.

In Egitto, i Fratelli Musulmani mettono un impiallacciatura religiosa sui processi in corso, mente le logiche del neoliberismo egiziano si scontrano con il popolo. In Turchia, una strategia di crescita aggressiva del settore privato si manifesta parimenti in leggi autoritarie, nella stessa logica della brutalità della polizia quale strumento primario per reprimere ogni opposizione ed ogni tentativo di proporre delle alternative. In Brasile un governo nato da una legttimazione rivoluzionaria ha confermato che il suo passato non è che una maschera mentre si allea con lo stesso ordine capitalistico di sempre che sfrutta il popolo e la natura.

Queste ultime lotte unificano le indomite battaglie dei Curdi e delle popolazioni indigene dell'America Latina. Per decenni, i governi della Turchia e del Brasile hanno cercato di spazzar via questi movimenti di lotta. La loro resistenza alla repressione statale ha anticipato l'ondata di proteste che ora attraversa la Turchia ed il Brasile. Ne cogliamo l'urgenza nel riconoscere la profondità di ogni lotta e la ricerca di forme di ribellione da diffondere in nuovi spazi, nei quartieri e nel territorio.

Le nostre lotte hanno il potenziale per opporsi al regime globale degli Stati. In tempi di crisi come di benessere, lo Stato — che in Egitto sia sotto il potere di Mubarak, della Giunta Militare o dei Fratelli Musulmani - continua ad espropriare ed a concentrare allo scopo di preservare ed espandere la ricchezza ed i privilegi di coloro che hanno il potere.

Nessuno di noi lotta isolatamente. Dobbiamo affrontare nemici comuni in Bahrain, in Brasile ed in Bosnia, in Cile, in Palestina, in Siria, in Turchia, in Kurdistan, in Tunisia, in Sudan, nel Sahara Occidentale ed in Egitto. E la lista potrebbe allungarsi. Ovunque ci definiscono teppisti, vandali, sacchegggiatori e terroristi. Noi stiamo lottando per molto di più. Non solo contro lo sfruttamento economico, contro la nuda violenza poliziesca o contro un illegittimo sistema di regole. Non è per i diritti o per una nuova cittadinanza che noi stiamo lottando.

Noi ci opponiamo allo stato-nazione quale strumento centrale di repressione, in cui ad una elite locale viene permesso di appropriarsi della vita di tutti noi e viene permesso ai poteri globali di mantenere il loro dominio sulla vita quotidiana di tutti noi. Questi lavorano insieme con la repressione e con i media e con tutto quello che sta in mezzo. Noi non chiediamo di unificare o di parificare le nostre varie lotte, ma è la stessa struttura di potere che dobbiamo combattere, smantellare, ed abbattere. Insieme, la nostra lotta è più forte.



Vogliamo la caduta del Sistema.



Compagni dal Cairo

source ( http://roarmag.org/2013/06/from-tahrir-and-rio-to-taksi...ne%29 )

(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)


Link esterno: http://www.glykosymoritis.blogspot.com



Breve analisi sugli ultimi eventi e sulle mobilitazioni sociali in Brasile e proposte socialiste libertarie per la lotta

Una rapida contestualizzazione


Le manifestazioni contro gli aumenti nei trasporti hanno scosso il paese ed hanno riportato nuovamente l'azione diretta nelle strade come paradigma di lotta. Hanno anche messo allo scoperto i limiti del governo e del neo-sviluppismo nel saper andare incontro alle aspirazioni dei giovani, dei settori precarizzati della classe lavoratrice e di altri gruppi sociali sfruttati. Le proteste generalizzate hanno ridato vita ad organismi, organizzazioni politiche, movimenti sociali e di lavoratori che hanno conseguito una vittoria significativa con la riduzione del costo dei biglietti in varie città. Anche se la vittoria è parziale ed i suoi frutti vengono manipolati dalle amministrazioni locali (nella maggioranza delle città, i Comuni sovvenzionano le imprese dei trasporti), le proteste in strada, le occupazioni dei viali e la paralisi delle città sono tornati ad essere strumenti di lotta di massa.

Aumentano le infiltrazioni da destra

Anche se le manifestazioni si esprimono in formule storiche delle lotte combattive della classe lavoratrice, la destra ha iniziato ad infiltrarsi nel movimento. I primi sono stati i media borghesi sollevando rivendicazioni generiche e temi cari ai settori conservatori (contro la corruzione, ecc.) per appropriarsi del movimento. Poi c'è stato il tentativo di buttarla in “caricatura” ( i “vandali”, i “facinorosi”) per creare capri espiatori all'interno delle proteste al fine di dividere la sinistra, già frammentata di suo. La destra rappresenta e sintetizza gli interessi di una classe sociale dominante (la borghesia industriale, l'agroalimentare, ecc.) ed un movimento di massa, qualunque esso sia, è destinato a subire le interferenreze politiche di questi settori nella misura in cui va a confliggere con gli interessi della borghesia. Ribadiamo che la crescita della presenza dei temi conservatori all'interno delle manifestazioni va spiegata, principalmente, con la attuale struttura di classe della società brasiliana e con i rapporti di forza presenti nel paese.

La destra e l'antipartitismo

Nel corso delle mobilitazioni, settori della destra ed anche dell'ultra-destra, per quanto minoritari, hanno iniziato ad infiltrarsi nelle manifestazioni ed a cavalcare l'onda patriottica difesa dai media monopolisti (Rede Globo, ecc.) aggredendo i compagni e causando confusione tra le nostre fila. Si tratta di settori reazionari composti dai partiti istituzionali legali (PSDB, DEM, PP), da raggruppamenti nazionalisti autoritari (Frente Integralista Brasileira, Pátria Minha, MV-BRASIL) e da bande (skinheads nazionalisti, teste rapate del Brasile). Il violento attacco fascista ai movimenti sociali, ai partiti politici ed ai sindacati tende a ridurre la forza della sinistra di classe nelle mobilitazioni, per canalizzare il malcontento popolare verso posizioni reazionarie. E' il caso di sottolinealre che non tolleriamo assolutamente qualsiasi atteggiamento fascistoide all'interno delle manifestazioni! Rigettiamo il fascismo degli ultras e non tolleriamo le aggressioni ai militanti di sinistra, dei partiti politici e dei movimenti popolari! Diamo la nostra solidarietà a tutt* i/le compagn* aggredit*!

Se non tutti i manifestanti che portano la bandiera del Brasile nelle manifestazioni sono di destra o nazionalisti, va da sè che la reazione sta cercando di far presa sulle proteste popolari e sui settori giovanili che partecipano alle manifestazioni. É una lotta ideologica. Non possiamo, comunque, sovrastimare la presenza della destra, la cui forza e consistenza si vedranno nelle prossime manifestazioni. Ci porterebbe a distoglierci dal punto cruciale del momento, quello di avere una linea politica chiara di cui siano protagonisti i movimenti sociali e le realtà di classe, con rivendicazioni effettivamente di classe per “cambiare le sorti in gioco”.

Le mancate responsabiltà della sinistra

L'autocritica può essere uno strumento di diagnosi accurato per un movimento come questo, con i suoi punti deboli ed i punti di forza, evidenziati dai limiti di alcune pratiche storiche della sinistra che meritano di essere riconsiderate. Limiti come quello della priorità della sinistra istituzionale nel disputarsi gli apparati sindacali e studenteschi a detrimento del rafforzamento della base. Limiti nella pratica cooptatrice e strumentale verso i movimenti sociali (che servono nella maggioranza dei casi a dare man forte alla voce del partito). Il movimento ha messo in evidenza molto bene la mancaza di inserimento sociale di gran parte della sinistra tra i disoccupati, nelle favelas, tra i giovani poveri e precari (che potrebbero essere fondamentali in un processo di approfondimento delle rivendicazioni popolari). Ha messo in evidenza le politiche equivoche della sinistra centrate sugli sforzi nella conquista dell'apparato statale, nelle elezioni borghesi o nella conquista di seggi "di lotta" in parlamento per alcuni settori, segnati da personalismo o da legalismo borghese nel rito del voto. Ha messo in evidenza i limiti nella difesa della polizia "dei cittadini" (quando la stessa ONU aveva raccomandato al Brasile di sciogliere la Polizia Militare) e di appoggio a certe proposte politiche nel recente passato verso gli scioperi corporativi nella polizia, la quale, al contrario dell'idealismo di queste posizioni, mostrava la sua “coscienza di classe” massacrando i manifestanti nelle strade (ed in modo ancora più violento nelle favelas, con l'uso di proiettili "veri").

Anche se tutto questo non è sufficiente per spiegare l'ascesa della destra che oggi cavalca l'onda delle proteste popolari, queste pratiche egemoniche all'interno della sinistra perpetuate pe decenni (escluso il minoritario settore libertario con la sua difesa dell'autonomia e dell'indipendenza popolare), hanno contribuito in parte alla diffusione di un “apoliticismo” e antipartitismo che oggi sono un reale effetto collaterale di cui beneficia la destra reazionaria.

L'anarchismo conflittuale e la lotta contro gli aumenti: unità contro la destra e potere popolare contro il governo

La soluzione a questa situazione non può essere che l'organizzazione popolare di base e gli organismi di lotta nei quartieri, nelle periferie, nei territori di resistenza e di lotta contadina, negli spazi studenteschi e sindacali, che sappiano dialogare ed incanalare le aspirazioni dei giovani che oggi scendono in strada. E' necessario riscattare la credibilità di un progetto rivoluzionario in questo scenario, e noi anarchici, tra gli altri militanti, abbiamo un compito fondamentale, in quanto ala libertaria del socialismo. In primo luogo, dobbiamo aver chiaro che sconfiggere la destra è un lavoro che si può realizzare solo con un'alleanza di classe. Ma il governo non può usare l'ascesa della destra reazionaria per scaricarsi delle sue responsabilità. Poi denunciare i temi della destra e del capitale che sono contemplati nelle politiche del PT.

Per questo il compito è quello di rafforzare la resistenza popolare. Occorre basarsi su linee-guida concrete che puntino al miglioramento delle condizioni di vita delle classi popolari. Per costruire il potere popolare a partire dalla base, occorre lottare per questi miglioramenti senza farci sviare da questioni elettorali. Il potere popolare si costruisce sul lungo periodo e non sono le elezioni a scandirne il processo. La cooptazione dei movimenti sociali li rende dipendenti dal governo eletto ed in questa situazione li porta a difendere il “male minore”. Invece di andare su e giù per le strade, vediamo in questo momento storico la possibilità di avanzare, o nel caso, di conquistare autonomia per rafforzare ed ampliare le basi dei movimenti sociali per fare un salto di qualità.

I reazionari devono essere sconfitti ed in questo è fondamentale ora l'unità della sinistra, ma ci devono essere criteri di classe perchè non diventi un alibi. Il movimento si muove verso il conservatorismo quando accoglie tra le sue fila gruppi sociali legati strettamente agli interessi della borghesia, i quali hanno come funzione quella di reprimere il popolo. Allo stesso tempo, l'azione diretta e popolare nelle strade ha bisogno di essere sostenuta da un lavoro di base nei posti di lavoro, di vita e di studio. Un lavoro che dia protagonismo ai movimenti popolari e sappia includere nelle organizzazioni di classe degli sfruttati e degli oppressi anche coloro i quali oggi vanno in strada!

Con queste posizioni, noi della FARJ che ha quasi 10 anni di vita ed in misura maggiore la Coordenação Anarquista Brasileira (composta da 9 organizzazioni di diversi stati del Brasile), umilmente continuiamo a costruire una alternativa di lotta insieme agli altri compagni e compagne, ai movimenti popolari nelle campagne e nelle città. Tra le strade ed organizzando il lavoro di base sempre con la coscienza delle sfide che abbiamo davanti. Lavorare per battere la destra nei quartieri, nei campi, nei sindacati e nelle strade! Imporre al governo le rivendicazioni popolari soffocate dai limiti della democrazia borghese.



•Per la tariffa zero nei trasporti! Trasporto pubblico al 100% senza sovvenzioni alle imprese!

•Contro la rimozione delle occupazioni!

•Per lo scioglimento della polizia militare!

•Per una riforma agraria con controllo della terra da parte di chi la lavora!



Vincere con la forza popolare di classe!

Costruire il potere popolare!

L'anarchismo conflittuale ed il poder popular camminano insieme!


Federação Anarquista do Rio de Janeiro (FARJ)


Link esterno: http://farj.org/

(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni INternazionali)











martedì 25 giugno 2013

Una lettura socialista libertaria delle lotte che si schiudono in Brasile

Noi portiano nei nostri cuori
un mondo nuovo, che cresce in ogni momento.
E sta crescendo in questo istante [...].

Buenaventura Durruti
Anche Belo Horizonte è tra le città protagoniste delle manifestazioni che si susseguono in Brasile in seguito alla decisione abusiva di aumentare le tariffe del trasporto pubblico, ed in solidarietà con la lotta che ha avuto inizio a San Paolo contro i mega-eventi della FIFA (Coppa delle Confederazioni e Coppa del Mondo). Tra il 13 e 17 giugno, vi si è svolto il convegno del COPAC (Comitato Popolare delle persone colpite dalla Coppa) e più di 60mila persone sono scese in strada nelle 2 grandi manifestazioni di sabato e lunedì, in una mobilitazione che non si vedeva da più di 20 anni. Le azioni sono durate più di 6 ore, occupando le corsie delle grandi arterie della città, occupando le strade in modo fermo, affrontando la violenta repressione da parte della polizia, formando giganteschi spazi occupati per folle di persone che non discutevano di altro se non della attuale situazione nello Stato e nel paese. Nel bel mezzo della grande rivolta popolare che attraversa il paese, dovremmo tutti noi discutere in modo approfondito alcuni punti che sono a diretto contatto con le mobilitazioni in corso. Crediamo che se non ci sarà un grande sforzo da parte dei movimenti popolari, delle organizzazioni politiche della sinistra e delle forze in seno al popolo, le nostre mobilitazioni corrano il rischio di smarrirsi, di essere frenate e cooptate da elementi esterni alla lotta popolare che vi si stanno infiltrando.

VIOLENZA: STATO + FIFA per IL POPOLO

É importante misurare e soppesare i mezzi fisici, ideologici ed economici a disposizione delle due parti in campo: lo Stato ha l'esercito; ha la sua polizia, una investigativa ed una militare; ha i militari con decine di battaglioni (da blitz, da azioni tattiche/speciali, la cavalleria, i cani, etc.); con le auto, gli elicotteri, i blindati; ha le bombe (dissuasive, lacrimogeni, spray al peperoncino) e le munizioni (letali, di gomma, d'effetto, etc.). Questa struttura dello Stato è gestita dalle grandi elites brasiliane per finanziare le campagne dei politici, e gli orientamenti di tali grandi elite sono veicolati in tutto il complesso ben strutturato del potere dei media. La Fifa, un'impresa privata nord-americana, per tenere le mani nel potere politico ed economico internazionale che ruota intorno al calcio, sottomette qualsiasi Stato alle sue direttive tramite la realizzazione di mega-eventi, riducendo in polvere le storiche conquiste popolari, legittimando massacri e perseguitando i poveri. Il popolo, da parte sue, non ha che la sua coscienza, la sua solidarietà, i suoi sogni ed al massimo qualche pietra e qualche molotov. É drammatica e surreale la discrepanza di questo confronto. Un popolo sottomesso dalla barbarie dello Stato a causa di profitti esorbitanti e di politiche antipopolari, quando si ribella, mette in atto una naturale condizione di autodifesa. Le vetrine delle banche - sanguisughe della ricchezza nazionale -, le auto distrutte, i graffiti di protesta, alcune pietre lanciate e le stesse barriere di fuoco per le strade non hanno confronto con la violenza economica, politica e fisica che il popolo deve subire quotidianamente - e oggi ancor più a causa della Coppa.
Si percepisce chiaramente tra la maggioranza dei manifestanti una riproduzione del discorso che predica "anti-violenza" e "manifestazione pacifica". Quando qualche compagno osa attaccare i simboli della Fifa o delle grandi imprese che finanziano la Coppa, parecchi manifestanti non approvano e reprimono. A nostro avviso si tratta di atteggiamenti che si prestano ad equivoci e che sono apprezzati dai nostri nemici.

LA PREOCCUPAZIONE DEI MEDIA: AMICHEVOLI CON I PACIFICI, DIFFAMATORI VERSO I "VIOLENTI"

É la paura che ha spinto i grandi media a trovare un accordo di manipolazione dell'informazione che dà una connotazione positiva alle "manifestazioni pacifiche" mentre si continua con la linea tradizionale di diffamare i cosiddetti "violenti". Nessuno di aspettava che le manifestazioni assumessero queste dimensioni ed ora mettono seriamente in allarme i nostri nemici. Le oltre 500mila persone che sono scese in strada in tutto il paese, e ben 100mila a San Paolo (la città più esposta a livello internazionale, per essere il centro economico del Brasile) sono una realtà che spaventa le elites. Ma tutta questa mobilitazione che si agita pacificamente - criminalizzando quelli che sono etichettati come violenti – con persone che urlano "abbasso la corruzione", "il gigante si è svegliato", "fuori Renan" e "fuori Dilma", mentre si sventolano le bandiere del Brasile, di fatto non causa poi tanto timore. La grande paura dei nostri nemici sta nella situazione di conflittualità che è iniziata a San Paolo ed è nata in altre città. La questione della riduzione delle tariffe, il rifiuto verso la Fifa per la catastrofe sociale ed economica che ha portato e il rifiuto della violenza della polizia, insieme a manifestazioni combattive e con carattere di scontro, sono molto più pericolose degli slogan contro la corruzione, contro Dilma e contro Renan, dei cortei patriottici e pacifici. Sono più pericolose, in primo luogo, perchè attaccano direttamente una delle radici dei problemi sociali - che sta nelle scelte operate dai ricchi -, e, in secondo luogo, perchè osano smantellare la disciplina ed il controllo sui ribelli imposti dallo Stato e dai nostri nemici, fattori fondamentali per il mantenimento del capitale, dello sfruttamento e dell'oppressione.

LA PREOCCUPAZIONE DELLA POLIZIA: L'AMICA CHE TI DA' UNO SCHIOCCO

In questo senso abbiamo visto la Polizia Militare di Minas Gerais (PMMG) muoversi strategicamente per conquistarsi i manifestanti: con un colonnello che emette comunicati gentili, che si mostra affidabile e cordiale con i ribelli, al comando di una truppa che attraversa il centro della manifestazione facendo foto con i manifestanti e sventolando le bandiere del Brasile. É una dichiarata strategia di pacificazione d'immagine (ma già bruciata) da parte della Polizia Militare, che, in pratica, con 50mila persone in marcia verso la miniera, mostra poi il suo vero volto vomitando piombo sulla popolazione, senza preoccuparsi di colpire donne, anziani e bambini. Inoltre, emerge uno schema articolato tra la PMMG ed i media, quando vediamo gruppi isolati che attaccano la prefettura o saccheggiano i negozi senza nessuna rappresaglia da parte della polizia che assiste da lontano, mentre le telecamere dei media riprendono tutto col chiaro intento di criminalizzare il movimento.

INFILTRAZIONI DI DISCORSI E PRATICHE DI DESTRA

É anche molto evidente una infiltrazione strategica della destra organizzata all'interno delle mobilitazioni. Ne è prova il discorso accalorato ed a senso unico che si sente e che attacca il PT e la corruzione (che già si fondono): ma la ragione è quella di screditare il governo federale in vista delle prossime elezioni, o addirittura di possibile rivolte contro il "PT", che alla fine dei conti diventano rivolte contro la "sinistra" in generale, per far cambiare idea alla popolazione sullo spettro della destra. Quei militanti non caratterizzati dei partiti storicamente di destra (PSDB, DEM etc) o quelle stesse persone deliberatamente di destra ma che non sono iscritte a nessun partito, lanciano slogan ed incentivano pratiche che dovrebbero essere respinte dai ribelli in generale (come fare foto per la polizia, linciare manifestanti radicali, etc.). Daltra parte deve essere ripudiato l'uso e riproduzione dei simboli nazionali. Un inno ed una bandiera nazionale sono simboli che rappresentano più di 500 anni di tragedie e di sfruttamento del popolo, perpetrati da parte delle elites. Il motto che sta sulla bandiera nazionale, "Ordine e Progresso", é molto chiaro quando si pensa alla necessità delle elites di mantere l' "Ordine" sulle persone affinchè vi sia il vostro "Progesso". É questo stesso sentimento nazionalista e patriottico che è stato utlizzato per ingannare il nostro popolo durante gli innumerevoli contesti di conflitto sociale, dalla dittatura di Vargas e dei militari fino ai giorni nostri. Il nostro popolo ha diverse parole d'ordine, bandiere e simboli di resistenza e di lotta che sono molto più compatibili con il momento rispetto a simboli che rappresentano una storia di manipolazione e di sfruttamento. Detestano le nostre bandiere che hanno un contenuto "socialista", "comunista", “anarchico” o "rivoluzionário", ma intanto, cantano la bandiera di "Ordine e Progresso". In questo modo, silenziosa e pericolosa, la destra tenta di avanzare con la diffusione dei suoi temi e con la deposizione delle nostre bandiere di lotta.
Ci sono altre questioni che vengono discusse e presentate all'interno delle manifestazioni, ma sono meno complicate e non hanno l'urgenza di essere appofondite come quelle suddette. E' chiaro che ad ogni nuova giornata di mobilitazione, nella attuale situazione, alcuni scenari mutano, risolvendosi taluni problemi politici e presentandosene altri. É in questo senso che i militanti del COMPA cercano di agire nel movimento a Belo Horizonte, sia nelle riunioni, sia nelle assemblee, nelle manifestazioni, nei movimenti sociali o in qualunque spazio dove esistono o stanno per emergere connessioni per le mobilitazioni della rivolta.
Costruire il Poder Popular nella pratica e nelle Assemblee Popolari ed orizzontali per far sì che i nostri nemici si ritirino, per riconquistare le nostre bandiere!
Creare un popolo forte per costruire il Poder Popular!
Da sinistra e dal basso, Avanti nella lotta!


Coletivo Mineiro Popular Anarquista

Belo Horizonte, 20 giugno 2013 Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni INternazionali


Link esterno: http://www.socialismolibertario.com.br

BRASILE : Scendere in piazza contro la destra ed il governo. Per un programma di proposte popolari!

La lunga notte di scontri del 17 giugno ha cambiato la situazione in Brasile ed ha ridimensionato le proteste sociali. Una simile massiccia mobilitazione di circa 1 milione di manifestanti in decine di grandi e più piccole città del paese non si verificava nella storia politica del Brasile dai tempi del "Fuori Collor" del 1992. C'è un prima e c'è un dopo quando compare sulla scena nazionale un nuovo soggetto storico collettivo che diventa nelle strade catalizzatore di una imponente forza sociale. Nella gestazione di questi nuovi rapporti di forza, la lotta contro l'aumento delle tariffe dei trasporti pubblici si è manifestata come la più articolata espressione di una valanga di sentimenti e di rivendicazioni represse che vanno ben oltre la capacità di controllo e di comando sulla società brasiliana. Siamo di fronte ad una saturazione del modello capitalista che si è ulteriormente approfondita negli ultimi 10 anni di governi del PT votati ad un modello di neo-sviluppo. Questo modello prometteva un Brasile grande e moderno anche a scapito di un brutale deterioramento dell'ambiente, degli spazi pubblici e delle condizioni di vita del popolo lavoratore e dei giovani.
Il modello dominante chiedeva un patto sociale tra le classi che aumentasse il potere del grande capitale sulle città, sui beni comuni e sulle frontiere agricole. L'intero terrirorio è stato ridisegnato in base alle rappresentazioni dell'ideale produttivista emergente all'interno del sistema mondiale del potere e della ricchezza. Mega-eventi, opere pubbliche ed infrastrutture private, aziende agroalimentari stanno scrivendo l'ideologia della crescita in Brasile. Il neo-sviluppismo è dovuto ad un mutamento del ruolo dello Stato come fattore di crescita del grande capitale, di integrazione conseguente dei settori popolari e di normalizzazione sociale. Questa struttura di dominio del potere sembra non temere le crepe prodotte dallo sfruttamento e delle disuguaglianze sociali, anzi al contrario, riformula ed olia i suoi meccanismi attraverso una ideologia fatta di desideri individuali di consumo e di prosperità.
La presunta inclusione sociale tramite l'accesso a determinati beni porta ad associare la felicità al consumo, ma non è in grado di soddisfare le richieste collettive che plasmano la qualità della vita nelle città. La percezione di giorni migliori per il popolo si dissolve di fronte all'insopportabilità di una struttura oppressiva della vita sociale di tutti i giorni. Lo sviluppo urbano accelera l'espropriazione dei settori popolari al diritto alla città, restringe gli spazi pubblici e la mobilità, deteriora la sanità e l'istruzione, diffonde il lavoro precario e flessibile, la negligenza e la distruzione della gioventù marginalizzata nelle periferie. Per coloro che non si integrano nelle norme di condotta, che non si rassegnano ad un mondo di miseria e che sono refrattari alle tecniche del potere, si erge un Stato penale fatto di carceri piene di poveri e di neri. Per gli emarginati è pronto un programma conservatore che prevede l'abbassamento dell'età di carcerazione e l'internamento obbligatorio per i tossicodipendenti.
Nell'interno del paese questo modello viene applicato con forza bruta sui diritti degli indigeni e degli afro-brasiliani e con una riforma agraria ed urbana che rivalorizza i latifondi verso il settore agroalimentare e la speculazione immobliare. Una nuova tappa della guerra di sterminio degli indigeni sopprime i confini delle terre e criminalizza la resistenza, con morti e distruzione di culture.

Il carattere nazionale delle lotte

Questa saturazione del modo di vita ha prodotto una conflittualità di strada in tutto il paese, poichè non ha trovato spazi di rappresentanza nelle istituzioni politiche borghesi e nemmeno nella voce dei grandi media. Tuttavia, se in un primo momento le mobilitazioni sollevavano principalmente questioni relative all'aumento delle tariffe nei trasporti, abbiamo visto nelle ultime mobilitazioni aggiungersi bandiere e rivendicazioni di natura interclassista ed in a alcuni casi, come ad esempio a San Paolo, assumere un carattere conservatore, nazionalista e vanaglorioso. In questo frangente di mobilitazioni di massa, i grandi media rinunciano agli iniziali attacchi che criminalizzavano le manifestazioni e cercano di riposizionarsi sostenendo il diritto legittimo a manifestare per poi isolare gli atti di vandalismo fatti da una minoranza. In questo modo, esce di scena il carattere classista e di sinistra delle rivendicazioni per un trasporto pubblico al 100% ed entra in scena un discorso apolitico, molte volte intriso di nazionalismo estramemente vanaglorioso, che nella rete si impone con “tormentoni” del tipo "sono brasiliano, con molto orgoglio, con molto amor!”.
Se la destra più conservatrice nel paese cerca di cavalcare l'onda, che non solo non ha creato, ma fa di tutto per reprimerla, portando a casa già alcuni risultati seminando una certa confusione tra il popolo e tra la sinistra, noi non possiamo giungere a precipitose conclusioni se non quella che questa destra "ha ribaltato le carte". I giochi restano aperti e spetta alla sinistra di classe di questo paese raddoppiare gli sforzi per capitalizzare al massimo i sentimenti di indignazione che oggi attraversano il paese. Senza settarismi e senza dispute meschine che portano alla calunnia come mezzo di autocostruzione, occorre che la sinistra si assuma la sua responsabilità di stringere i pugni e far fronte al nemico.
Se ci precipitiamo ad affermare che la destra “ha rovesciato il tavolo” e/o allo stesso tempo non siamo capaci di superare i vizi del settarismo e, nell'unità di lotta, non sapremo incidere con una agenda classista in questo scenario, finiremo disgraziatamente per consegnare il controllo delle strade alla destra più reazionaria del paese, che cerca di metter su il “carnevale della reazione”, agitando la sua agenda generica ed opportunista che parla di “lotta contro la corruzione” (come se loro non facessero parte della corruzione strutturale che esiste in questo paese), di abbassamento dell'eta di carcerazione, della lotta contro “le borse della miseria” insieme ad altre rivendicazioni proprie della loro lotta ideologica e dei grandi oligopoli dei media.

I limiti della strada e la necessità di organizzarzi dal basso

La dimensione assunta dalle proteste, insieme al lavoro svolto dai grandi media e dai settori della destra per far passare le loro parole d'ordine all'interno delle manifestazioni, mostra i limiti di questa forma di lotta quando non c'è un'organizzazione di base che dia sostegno alla lotta nei periodi di riflusso. I settori che stanno partecipando alle proteste fanno parte, in maggioranza, di una generazione di più giovani che non ha gli stessi riferimenti organizzativi e di lotta della generazione di fine anni '80 ed inizio anni '90, che lottò per la fine della dittatura civil-militare e successivamente contro il neoliberismo forgiando strumenti di organizzazione come il PT, la CUT e il MST, fino a riorganizzare la UNE. Si tratta di una generazione che ha nuovi referenti, molto vincolata ai social network della rete che finisce per essere il luogo che macina idee, proposte, critiche e processi. In questo contesto, le mobilitazioni di strada, pur quando molto partecipate, dimostrano limiti che riteniamo necessario superare.
Per noi anarchici della FAG, se la forza delle strade e dell'azione diretta é decisiva nell'esprimere il potere degli oppressi, al tempo stesso non è sufficiente se gli stessi oppressi non posseggono strumenti di lotta e di organizzazione in cui le cose chieste nelle strade possano essere discusse, elaborate e coordinate in altri spazi di organizzazione. I sindacati, le entità studentesche e le associazioni di Moradores ne sono un esempio, ma occorrono collettivi di lavoro locale, comitati di discussione su temi che ci riguardano come i trasporti, la salute e l'istruzione nei quartieri, le scuole, ecc, i quali sono altri esempi di organizzazione che dovrebbero essere realizzati affinchè le cose che rivendichiamo quotidianamente possano essere discusse, concordate e lanciate con forza nelle strade con le nostre mobilitazioni.
Senza questi spazi di base, finiamo con il seguire l'andamento delle cose, di quei gruppi organizzati che hanno interessi ben definiti e che in ogni momento cercano di condizionare le mobilitazioni, mentre noi non costruiremo un progetto autonomo, in quanto oppressi capaci di far fronte alle classi dominanti ed ai loro strumenti con cui oggi tentano di cooptare quelle mobilitazioni che con molta forza, organizzazione e dedizione continuiamo ad alimentare.
Aprire la scatola nera dei padroni del trasporto pubblico! Per un modello pubblico al 100%!
Democratizzazione dei media!
Contro le spese per i Mondiali di calcio. In difesa della sanità e dell'istruzione pubblica e formazione pubblica di qualità. La protesta con è un crimine!
Contro il massacro dei giovani poveri ed i giovani neri nelle periferie!


Federação Anarquista Gaúcha

Membro della Coordenação Anarquista Brasileira (CAB) Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali


Link esterno: http://batalhadavarzea.blogspot.com.br

Lottare contro l'aumento delle tariffe con la forza e la volontà delle strade!

Chi trae profitto dall'aumento delle tarffe dei bus? Certamente i padroni delle compagnie dei bus chem oltre ad offrire uno scadente servizio di trasporto pubblico, sono totalmente esenti dalle tasse (PIS/PASEP e COFINS) grazie al governo federale. In altre parole, la compagnie dei bus godono di privilegi e possono aumentare le tariffe allo scopo di fare maggiori profitti... Ma i lavoratori, i disoccupati e gli studenti devono fare quotidianamente i conti con le terribili condizioni del trasporto pubblico a Rio de Janeiro e pure pagare di più! Autobus, traghetti, treni, metropolitane... siamo brutalizzati tutti i giorni da uno scadente sistema di trasporti pubblici. Aspettiamo in file infinite, viaggiamo per ore in mezzi affollati ed in pessime condizioni di manutenzione a rischio delle nostre vite. Subiamo la violenza della cupidigia, della negligenza e del furto, delle mafie delle compagnie del trasporto pubblico, sostenute dai governi ed alla ricerca di maggiori profitti.
Nell'area metropolitana e nelle periferie, c'è un taglio degli autobus che servono i residenti di alcune zone lontane, i quali devono attendere per ore e spesso cambiare 2, 3 volte autobus. I treni spesso si fermano per guasto tra le stazioni; sono affollati, caldi ed insicuri; la gente viene umiliata ed aggredita tutti i giorni.
Ma cosa accade quando le persone scendono in strada per protestare contro queste ingiustizie? Vengono aggredite! Polizia anti-sommossa, lacrimogeni, spray al peperoncino, granate e proiettili di gomma sparati da breve distanza che possono accecare ed anche uccidere. L'intero apparato di guerra viene usato contro la gente, e dozzine di manifestanti sono stati arrestati e feriti dalla polizia. Non possiamo scendere in strada a manifestare la nostra indignazione ed a lottare per la giustizia? Stiamo tornando alla dittatura militare?
Messo di fronte ai problemi sociali di Rio, il governo ha risposto tramite una sinistra politica del terrore contro i poveri. Tutti i giorni si registrano abusi da parte dei governi e dei padroni. I venditori ambulanti vogliono lavorare ma subiscono la violenza della legge e dell'ordine. Nel quartiere di Aldeia Maracanã, gli indigeni stanno lottando per i loro diritti e per la loro terra, che vengono violati dalla Prefettura e dal business dei Mondiali di calcio. Centinaia di residenti dei quartieri operai vengono sfrattati, senza discussione e senza adeguato indennizzo, subendo la violenza della speculazione fondiaria. Mediatori ed imprenditori trarranno profitto dai lavori di urbanizzazione e del sistema di transito BRT. I malati subiscono la violenza dell'abbandono nelle corsie degli ospedali, gli studenti stanno in scuole pubbliche in terribili condizioni, senza fondi statali.
Sia la brutalità della polizia che l'indifferenza dell'amministrazione per i problemi sociali, come pure la scarsa considerazione verso i cittadini da parte delle compagnie del trasporto pubblico con cui dobbiamo fare i conti, sono tutte forme di violenza contro le persone. E tutti i vari modi che le persone usano per difendersi contro la violenza sono legittimi. Le persone, organizzate in movimenti sociali, stanno manifestando per la giustizia e non possono essere criminalizzate, picchiate o arrestate.
Dobbiamo fare molta attenzione alla strategia di chi sta al potere che tende a criminalizzare a livello "individuale" i militanti e gli attivisti che lottano contro l'aumento delle tariffe. Molti sono già finiti sotto processo per aver lottato. La lotta non è un crimine! Non possiamo lasciare che i nostri compagni vengano criminalizzati! Questa criminalizzazione deve essere denunciata! Questo è il vero volto della democrazia borghese, nascosta ogni due anni nelle urne e nelle propaganda elettorale, ma che mostra gli artigli quando sbocciano i fiori della resistenza!
Per quanto tempo dobbiamo sopportare tutto ciò? I trasporti pubblici dovrebbero servire i bisogni della gente e non degli imprenditori!

L'aumento delle tariffe è solo la "punta dell'iceberg"

I recenti aumenti delle tariffe mostrano i futuri piani delle elites per la città delle "meraviglie": la precarizzazione dei servizi pubblici e dei trasporti pubblico, una veloce operazione di facciata e la trasformazione di Rio de Janeiro in una città turistica con una vita costosa per i lavoratori. Per assicurarsi che non ci sia nessuna resistenza, i governi a livello federale, statale e municipale stanno agendo di concerto. Stanno annichilendo la resistenza degli indigeni, controllando gli spazi popolari con le "Unità di pacificazione della Polizia" o semplicemente reprimendo chiunque osi alzare la voce contro le regole del capitale! In altre parole, tutto per i ricchi e per gli imprenditori, invece per il popolo solo repressione e violenza.

Costruire l'unità nella lotta

A Rio viviamo in un tempo difficile; viviamo e lottiamo in una città controllata dalle più voraci forze del capitalismo nazionale ed internazionale, dalla speculazione fondiaria, dalla mafia dei trasporti e da politiche pubbliche che reprimono e girano le spalle ai poveri. Ciò nonostante, parecchi segmenti della sinistra (organizzazioni politiche, collettivi, sindacati, ecc) dei movimenti sociali e studentesco sono coraggiosamente scesi in strada per contestare questo criminale periodo di riaggiustamento. Ispirati dal successo avuto dalle mobilitazioni popolari in altre città, i manifestanti hanno dato vita a forti iniziative di resistenza contro gli abusi della mafia dei trasporti. Come nell'ultima manifestazione, che è stata repressa con eccessiva violenza da parte della polizia. Riteniamo che l'unità nella lotta e nell'organizzazione dal basso siano le modalità migliori per sconfiggere la mafia dei trasporti, grazie all'azione di vari settori della sinistra sotto una comune bandiera: la sconfitta della mafia dei trasporti e la lotta contro questi mutamenti con l'azione di strada!

Lavoro di base

Ne discende la necessità di organizzarsi sempre di più, sapendo che anche se perdiamo una battaglia, abbiamo una lunga guerra davanti. Sappiamo che i politici lavorano per gli interessi degli imprenditori, ed ecco perché ci saranno degli aumenti ogni anno. Per cui dobbiamo essere pazienti e costruire questa lotta in modo che sia permanente nei luoghi di vita, di studio e di lavoro! Questo è il lavoro che costruisce forza sociale e che, con difficoltà, creerà sfide e progressi, quello che noi chiamiamo il poder popular! Se la classe lavoratrice attraversa un periodo difficile ed arretra, allora l'importanza del lavoro di base diventa sempre più grande. Scendere in strada è sempre il risultato di una mobilitazione primaria di lotta che inizia nei quartieri, nelle favelas, nelle università, sul posto di lavoro, negli spazi dell'organizzazione di base. L'azione diretta è il risultato di una quotidiana mobilitazione di base!

L'indipendenza del popolo: senza settarismi o divisioni

Un altro importante compito è quello di assicurare che l'unità si realizzi attraverso l'indipendenza del popolo. Come socialisti-libertari di classe, sappiamo che non saremo noi a guidare lotta, anche se ne faremo parte. Questo significa che la lotta appartiene al popolo, al popolo che si auto-organizza e scende in strada per mostrare la sua indignazione. La lotta non può essere appannaggio di nessun partito, non può essere marcata da nessuna etichetta, perché la lotta è compito della classe nella sua interezza. La lotta non è "apolitica" o disorganizzata. Perché è nella lotta che ci formiamo, che impariamo dai nostri errori, che cresciamo, che costruiamo la forza per andare avanti. Noi siamo per l'unità costruita senza settarismo e col rispetto per le diverse forze della sinistra. Fare una lotta non-partitica è cosa ben diversa dal fare una lotta anti-partitica. Significa rispettare i diversi punti di vista che sono attivi all'interno della mobilitazione popolare, unendo le diverse forze politiche in una piattaforma comune. Né noi pretendiamo come organizzazione politica anarchica e di classe di "rappresentare" la totalità di ciò che viene solitamente chiamato movimento anarchico, così come non pretendiamo che un determinato partito marxista risponda per la totalità dei marxisti. Siamo parte di una organizzazione politica anarchica di classe che lavora con principi comuni, con criteri di adesione, strategia militante ed unità teorico/ideologica. Pertanto, respingiamo il pregiudizio di coloro i quali associano -in malafede- l'anarchismo alla disorganizzazione. Rispettiamo, anche se con qualche differenza, le diverse forme di associazione o di partito, di bandiera o indipendenti, che si aggiungeranno alla lotta. Ma respingiamo ogni tentativo di dividere il movimento al suo interno. Il settarismo da qualunque parte provenga è dannoso e divide la classe.
Ciò che garantisce la forza della protesta sociale sono gli sforzi delle varie organizzazioni politiche, dei collettivi, dei militanti e degli attivisti. L'azione popolare organizzata, senza essere un trampolino di lancio per carrieristi della politica, deve segnare la forza nei nostri cuori rivoluzionari.
La protesta non è un crimine!
Contro la criminalizzaione dei movimenti sociali!
Creare un popolo forte! Lottare, creare il poder popular!


Federação Anarquista do Rio de Janeiro (FARJ)

Membro della Coordenação Anarquista Brasileira (CAB) Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali.


Link esterno: http://www.farj.org

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)