„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
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martedì 15 settembre 2015
La farsa dell’assemblea nazionale Rsu: una tragedia per la scuola pubblica?
Articolo di Francesco Locantore (direttivo nazionale Flc - Cgil)
L’annunciata assemblea nazionale delle Rsu, convocata dai cinque sindacati che indirono lo sciopero contro la “buona scuola” lo scorso 5 maggio si è rivelata una farsa. In realtà l’11 settembre scorso al Teatro Quirino di Roma si sono alternati gli interventi dei segretari generali di Flc Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda con quelli di appena dieci Rsu, due per ciascun sindacato, accuratamente selezionati dalle segreterie nazionali per confermare la linea di sostanziale dismissione della lotta contro la legge 107/2015. La stessa platea era stata selezionata a monte dalle segreterie territoriali dei cinque, impedendo una partecipazione di massa (c’erano forse 350 persone, d’altronde era evidente che si sarebbe limitata la partecipazione già dalla scelta del luogo).
L’assemblea è stata introdotta da Domenico Pantaleo, segretario Flc Cgil, sulla linea concordata a monte con gli altri segretari e riportata in un documento del 10 settembre scaricabile dai siti sindacali (http://www.flcgil.it/sindacato/documenti/lettere-comunicati-e-documenti/documento-unitario-ripartire-dai-contratti-per-fare-vera-innovazione-10-settembre-2015.flc). L’attenzione si sposta dalla necessaria abrogazione della legge alla lotta per il rinnovo contrattuale, senza che venga detto alcunché sul contenuto di una piattaforma contrattuale che restituisca dignità sotto il profilo normativo e salariale ai lavoratori e alle lavoratrici della scuola. Su questo è previsto uno sciopero nel mese di ottobre, di cui tuttavia non è stata neanche annunciata la data. Ricordiamo che il rinnovo della parte economica del CCNL scuola del 2009 non è stato firmato dalla Flc Cgil, che indisse a suo tempo un referendum tra i lavoratori per sbugiardare il comportamento complice e antidemocratico degli altri sindacati che firmarono un accordo al ribasso senza consultare i lavoratori stessi. Su quali basi oggi poggerebbe l’accordo tra i sindacati per una piattaforma comune di rinnovo contrattuale non è dato saperlo. Nel direttivo nazionale fu approvata l’anno scorso una bozza di piattaforma che doveva servire da base alla discussione nel sindacato, discussione che non si è mai aperta (non ne ha discusso neanche la struttura di comparto nazionale della scuola) anche per le urgenze sopravvenute di contrasto alle ipotesi di riforma avanzate dal governo. Su quella bozza le compagne e i compagni de “Il sindacato è un’altra cosa” hanno dato parere contrario, dato che aprirebbe all’aumento dell’orario di lavoro degli insegnanti a parità di retribuzione. Ci aspettiamo su questo punto non solo una discussione democratica nel sindacato, ma anche la partecipazione delle assemblee dei lavoratori (quelle vere) alla definizione della piattaforma.
Sulla legge 107, la posizione dei sindacati continua ad essere critica, ma non sono previste iniziative di mobilitazione e di contrasto alla sua applicazione nelle scuole. L’unica iniziativa che i sindacati promettono di perseguire è quella del ricorso alla Corte costituzionale. Peraltro la Consulta non può esprimersi su richiesta diretta dei cittadini e neanche dei sindacati, ma può essere interpellata solo in via incidentale da un giudice ordinario o per conflitto di attribuzione di poteri tra lo Stato e le Regioni (in questo senso si stanno già muovendo alcuni consigli regionali). La strada è lunga e il rischio è che la legge faccia i suoi danni, introducendo la competizione nelle scuole e tra le scuole, per non parlare dei precari sbattuti in giro per l’Italia o messi negli albi a disposizione dei dirigenti scolastici. Il ruolo del sindacato dovrebbe essere quello di dare da subito indicazioni e mobilitare i lavoratori e le lavoratrici della scuola, intanto impedendo di applicare la legge, ad esempio rifiutandosi nei collegi e nei consigli d’istituto di eleggere i comitati di valutazione, cioè gli organismi che dovranno predisporre i criteri secondo i quali i dirigenti scolastici assegneranno i bonus agli insegnanti giudicati “meritevoli”, ma anche rifiutando ogni attività non prevista come obbligatoria dal contratto di lavoro vigente (gite, progetti, attività di coordinamento ecc.). Tutto questo nella proposta dei cinque sindacati non c’è, invece sono usciti all’inizio dell’anno scolastico con un documento unitario (http://www.flcgil.it/sindacato/documenti/lettere-comunicati-e-documenti/documento-unitario-risparmiamo-alla-scuola-gli-effetti-piu-deleteri-della-legge-107-15.flc) “per risparmiare alla scuola gli effetti più deleteri della legge 107/2015”, in cui si invitano gli organi collegiali a far valere le loro prerogative applicando comunque la legge 107.
Nelle conclusioni dell’assemblea Francesco Scrima (Cisl Scuola) ha rivendicato il fatto che i sindacati avrebbero già evitato provvedimenti ancora peggiori sulla scuola (in particolare sul personale ATA), che il governo ha perso ed oggi ha bisogno dei sindacati per affrontare i disastri provocati dalla legge 107, convocati il 23 settembre al Miur. Secondo Scrima bisogna andare al confronto per chiedere le modifiche alla legge sugli aspetti più odiosi: la valutazione, che secondo la Cisl dovrebbe passare per la contrattazione, e la chiamata diretta. Nessun riferimento ai finanziamenti alle scuole private, all’alternanza scuola lavoro, all’aziendalizzazione degli istituti che dovranno cercare finanziamenti privati per funzionare e a tutti gli altri aspetti della legge che sono stati contrastati dal movimento della primavera.
La ritirata dei cinque sindacati (è significativa l’esclusione dei Cobas, che pure avevano partecipato a tutte le scadenze unitarie dopo il 5 maggio scorso), se dovesse prevalere tra gli insegnanti e il personale della scuola, sarebbe una vera tragedia per la scuola pubblica italiana, lasciando passare una riforma che ne ha cambiato la fisionomia fin dalle fondamenta. L’unità sindacale, che è stata la forza di questo movimento essendo stata costruita dal basso attraverso le mobilitazioni e infine imposta ai gruppi dirigenti nazionali dei principali sindacati, rischia di diventare la scusa con cui anche la Flc rinuncia alla mobilitazione per l’abrogazione della legge 107.
Tuttavia ci sono segnali incoraggianti, a cominciare dalla grande partecipazione e combattività espresse all’inizio di questo anno scolastico dai coordinamenti autoconvocati, dalle associazioni e comitati che sono stati protagonisti nella scorsa primavera del movimento contro la “buona scuola” di Renzi. Abbiamo già pubblicato su questo sito il documento conclusivo adottato dall’assemblea nazionale dei movimenti tenutasi a Bologna lo scorso 6 settembre (http://sindacatounaltracosa.org/2015/09/10/difesa-rilancio-e-rafforzamento-della-scuola-della-costituzione/), in cui si rilancia la lotta contro la legge 107 e si chiede da subito la convocazione di uno sciopero e una manifestazione nazionale della scuola, si decide l’apertura di una campagna referendaria per l’abrogazione della legge, si sostengono le iniziative già convocate dagli studenti, a partire dalla giornata di mobilitazione nazionale del 9 ottobre. La presidenza dell’assemblea Rsu non ha dato seguito alla richiesta di esporre le conclusioni di quella assemblea al teatro Quirino, che evidentemente sarebbero state dissonanti con la conduzione che era stata concordata tra i cinque sindacati. Il movimento oggi deve ricominciare da capo e ricostruire dal basso la mobilitazione e la pressione che ha saputo esercitare durante lo scorso anno scolastico sulle burocrazie sindacali.
Un saluto a pugno chiuso
Apprendiamo che questo fine settimana è scomparso dopo lunga malattia il compagno Gianfranco Coccoli , esponente di punta della sinistra sindacale e di classe in CGIL e Fiom del Veneto . Lo ricordiamo per la massima disponibilità al confronto dialettico , per la capacità ad rimanere con i piedi nella base e non rimanere indifferente alla mutazione del sindacato in questi anni .
I funerali si terranno mercoledì 16 settembre. Alle ore 9:00 apertura della camera ardente obitorio di Padova dietro ospedale civile via Alvise Cornaro 2. Commiato finale ore 10:30 Cimitero Maggiore di Padova, via del Cimitero sul cavalcavia di Chiesanuova. Sono gradite secondo le volontà del compagno Coccoli bandiere rosse e striscioni di fabbrica.
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martedì 27 gennaio 2015
I bancari sono un’altra cosa
Il 30 gennaio le lavoratrici e i lavoratori bancari scioperano per il rinnovo del contratto nazionale: la voglia di lottare contro gli scredidati banchieri è alta, le organizzazioni sindacali non devono deludere le aspettative ripetendo le conclusioni in perdita dei contratti precedenti!
I banchieri hanno presentato la loro piattaforma in risposta alla piattaforma rivendicativa approvata nelle assemblee e hanno disdettato in contatto nazionale da rinnovare, i banchieri vogliono:
- maggior orario di lavoro
- minor stipendio
- divisione contrattuale tra gli addetti al settore (metalmeccanici, commercio, contratti per centri servizi diversi dalla rete degli sportelli, tutti comunque con stipendi inferiori)
- retribuzione individuale variabile rapportata a quanto si vende (alla faccia della tutela del risparmio della clientela…)
- abolizione degli inquadramenti per mansioni a favore di inquadramenti legati al mero giudizio aziendale
- trasformazione del sindacato in una appendice aziendale delle decisioni padronali assegnandogli il ruolo di derogare in peggio sia delle leggi sia dei contratti collettivi in vigore.
A tutto ciò occorre rispondere con mobilitazioni adeguate e con obiettivi chiari e condivisi da tutta la categoria:
➢ la vertenza dovrà durare tutto il tempo necessario a una conclusione positiva, i banchieri non cambieranno posizione tanto facilmente
➢ gli aumenti di stipendio base dovranno essere veri e non compensati da tagli ad altre voci economiche (scatti, tfr, indennità etc.) come invece accaduto in passato
➢ basta dividere tra lavoratori in servizio e nuovi assunti: è già stata una scelta fallimentare che ha allontanato i giovani dal sindacato
➢ ridurre l’orario di lavoro per contrastare i tagli al personale annunciati (48.000 nel triennio?)
➢ tenere tutte le attività svolte dalla banche in un unico contratto di lavoro (area contrattuale)
➢ dare ai lavoratori del settore la possibilità di eleggere i propri rappresentanti sindacali e di votare gli accordi per evitare che il sindacato diventi una casta separata sottoposta al ricatto delle agibilità sindacali erogate dai banchieri
➢ nessun cedimento alle pretese padronali, unire tutti i lavoratori in una unica vertenza per i contratti, banche, finanza, credito cooperativo, assicurazioni, etc. il piano del padrone è ovunque sempre lo stesso: le persone sono una merce, si compra, si usa, si vende e si butta… unire tutte le vertenze e lottare uniti.
Area “Il sindacato è un’altra cosa – opposizione Cgil” della Fisac
www.sindacatounaltracosa.org
venerdì 23 gennaio 2015
Il sindacato è un'altra cosa
Apre oggi il nuovo sito dell’area sindacatoaltracosa – opposizione cgil. Il nuovo sito conserva l’indirizzo del precedente blog aperto in occasione del congresso (www.sindacatounaltracosa.org) e su di esso confluisce interamente l’esperienza del sito della Rete28Aprile (www.rete28aprile.it), intorno al quale dal 2005 tanti di noi si sono riconosciuti e al quale in tanti ci siamo affezionati.
Il vecchio sito rete28aprile.it resterà online ancora un po’ come archivio e per permettere a tutti di abituarsi al nuovo. Andando sul vecchio indirizzo si potrà facilmente essere reindirizzati sul nuovo.
L’obiettivo principale del sito resta quello di sempre: costruire la nostra opposizione sindacale, fornire materiali, informazioni e notizie ma soprattutto dare voce e spazio alle esperienze dei compagni e delle compagne nei luoghi di lavoro e nei territori, per costruire una rete e mettere in relazione le lotte, le vertenze, le esperienze. Per questo, come sempre, abbiamo bisogno del contributo di tutte e tutti. Inviate le notizie a eliana.como@alice.it e carlo.carelli@cgil.lombardia.it.
Con questo, salutiamo il sito della rete28aprile e il blog del congresso! Da oggi, si riparte da qui!
vai al nuovo sito
www.sindacatounaltracosa.org
Un saluto !!!
Il sindacato è un'altra cosa
martedì 26 agosto 2014
26.08.14 - Renzi: nemico pubblico numero uno. Sergio Bellavita
Il quotidiano “La Repubblica” di oggi pone grande enfasi alle anticipazioni della ministra Stefania Giannini sul merito della tanta sbandierata “rivoluzione” Renziana della scuola. Non è ovviamente un caso che la ministra abbia scelto la platea di CL a Rimini per rivelare la logica di fondo del provvedimento di legge. Abbattere ogni steccato ideologico nel rapporto tra privato e pubblico e nel trattamento degli insegnanti. Non sono ancora noti i dettagli ma queste anticipazioni danno pienamente il senso dell'operazione. (...)
Siamo di fronte al tentativo, in totale continuità con le politiche dei governi precedenti, di smantellare la scuola pubblica a favore di quella privata, arrivando anche qui alla riscrittura della Costituzione per detassare le rette versate alle scuole private e all'ingresso degli sponsor privati. A ciò si aggiunge il tentativo di sottrarre il corpo docente alla contrattazione collettiva stabilendo una differenziazione economica legata al presunto merito e capacità del singolo o della singola, sarebbe a questo proposito molto interessante capire chi dovrà valutare, i presidi? Ne più ne meno di quello che le imprese private esercitano attraverso la pratica dei superminimi ad personam, e tutti sanno quanto la fedeltà al padrone e all'impresa sia il requisito principale per ottenerli. Se si considera che i minimi salariali sono bloccati da anni, diviene subito chiaro che si vuole stabilire il principio, tanto caro al padronato nostrano più retrivo e totalmente in linea con il documento di Confindustria di giugno, che è finita la stagione del salario a tutti, elargito collettivamente. Anche quando, come nel caso della scuola, si parla di recupero del potere d'acquisto. Così il buon Renzi, userà le risorse risparmiate sulla pelle dei lavoratori per una politica salariale discriminatoria e antisindacale. Il dato più inquietante, e su cui si misura davvero la furia questa si ideologica del governo, è la cancellazione delle supplenze. Che fine faranno gli oltre 400 mila precari della scuola? Una parte, dice la ministra (bontà sua!!), verrà stabilizzata forse, e gli altri?
Non c'è più nessun alibi per coloro che continuano a dare credito a Renzi. Il suo verso è autoritario e profondamente reazionario. La riforma della costituzione con la cancellazione del senato è ,insieme alla nuova legge elettorale, la liquidazione della fragile e democrazia formale su cui si è poggiato il paese dal dopoguerra ad oggi. Il Jobs act, il nuovo attacco a ciò che resta dell'art.18,la riforma della pubblica amministrazione che entra in vigore dal primo di settembre e quella della annunciata scuola sono parte integrante di un disegno di restaurazione che sta riscrivendo l'assetto politico, costituzionale e sociale del paese. Questo disegno va combattuto, questo governo va combattuto. Renzi è il nemico pubblico numero uno. La mobilitazione che dobbiamo costruire quest'autunno su questo punto non può fare sconti. Siamo in totale dissenso con le dichiarazioni di Landini rispetto al governo Renzi. Per due ragioni. La prima è che la strada dell'opposizione sociale è l'unica possibile per impedire che quel disegno si compia. Non c'è operazione di palazzo, del parlamento o tanto meno possiamo affidarci all'austerità espansiva dei banchieri riuniti a Jackson Hole, sulla terra rubata ai Sioux. Il bilancio del governo Renzi è negativo come è clamorosamente emerso quest'estate dagli indicatori economici. Siamo nuovamente in recessione con tutto quello che ciò comporta per la condizione delle classi popolari. C'è quindi un'esigenza straordinaria di ripresa della mobilitazione generale del mondo del lavoro, su salario, occupazione e contro le politiche d'austerità. E per ricostruire l'opposizione non si può certo chiedere di manifestare a sostegno del governo. In secondo luogo Renzi, come è evidente a tutti, considera il sindacato non molto di più di un cimelio del novecento, aiutato parecchio dalla totale assenza e inutilità di questo modo di fare sindacato nella condizione delle persone. I toni sprezzanti con cui il presidente del consiglio ha liquidato le dichiarazioni di dirigenti sindacali della Cgil che minacciavano un autunno caldo, rispetto all'ipotesi di prelievo forzoso sulle pensioni, sono inquietanti e sconcertanti. Non era mai accaduto nella storia della repubblica che un presidente del consiglio arrivasse a tanto. Renzi non vuole liquidare la gerontocrazia sindacale, le burocrazie, le rendite di posizione, vuole liquidare il sindacato punto, Fiom compresa. Non ci può essere alcuna ambiguità nei confronti di Renzi e della sua svolta autoritaria. Quanto basta per lo sciopero generale della Cgil che dobbiamo chiedere con forza.
Crediamo che si debba costruire un fronte ampio e plurale che va dal sindacalismo conflittuale ai movimenti sociali per uno sciopero generale questo si “ non convenzionale”, non di testimonianza, ne sporadico ne canonico. Costruito nelle sua rivendicazioni dai luoghi di lavoro e non lavoro, capace di unificare e dare obbiettivi concreti. Questa è la vera sfida che abbiamo davanti a noi. Questo è il terreno su cui vogliamo misurarci.
Sergio Bellavita
portavoce nazionale Il sindacato è un'altra cosa
mercoledì 4 giugno 2014
verso l' 11 luglio
Da radio onda d’urto
L’undici luglio i capi dell’Europa vogliono incontrarsi per decidere del nostro futuro. Saremo presenti anche noi, perché quel giorno sotto i riflettori dell’Europa si imponga la voce di quanti non trovano rappresentanza dentro queste istuzioni; di quanti, anzi, abitualmente ne pagano i costi, col proprio impoverimento, con la propria precarizzazione, con la perdita di autonomia e di controllo sulle proprie vite.
Di fronte a processi di impoverimento drastici di fasce crescenti della popolazione, la governance europea risponde con vertici come questo, col ricatto che lega il reddito e l’inclusione sociale alla disciplina del lavoro e di una produttività sempre maggiore.
Noi riteniamo, invece, che la ricchezza non sia sottoprodotta, ma mal distribuita; che il problema non sia lavorare di più, ma sganciare le nostre vite e il nostro diritto a vivere degnamente dalle strategie con cui governanti ed imprenditori ristrutturano il mercato del lavoro.
A chi ci vuole imporre dall’alto un discorso sulla nostra “occupazione”, contrapponiamo un discorso allargato, che ponga la questione del reddito, della precarietà, dei beni comuni, di una battaglia radicale contro lo status cui sono costretti i migranti e i profughi.
Questo vertice coinciderà anche con l’apertura di un semestre europeo governato da quel Renzi che ha messo d’accordo in Italia tutte le frazioni del padronato, il media maistream nella sua totalità, presentandosi come il miglior allievo e collaboratore della dottrina di austerity imposta dalla Trojka.
Diventa ancora più urgente, dunque, allargare ad un orizzonte europeo il fronte dell’opposizione alle politiche del nostro impoverimento. Costruendo una mobilitazione vasta e che vorremmo transnazionale.
Immaginando un’opposizione alla Trojka che si sottragga all’alternativa impotente Europa sì/Europa no. Che guardi ad un continente della conflittualità in divenire da produrre con le pratiche dei movimenti sociali perchè l’unica progettualità davvero comunitaria è quella che passa per l’abbattimento delle gerarchie che ci opprimono e la redistribuzione delle ricchezze che ci sono sottratte.
Costruire un percorso comune vuol dire gettare le basi che lo rendono possibile. Per questo l’assemblea ha chiesto, fin dai primi interventi, trovando conferma, la convocazione di uno sciopero generale per la giornata dell’11 luglio, per permettere la partecipazione di tutti i lavoratori.
Vuole anche dire sedimentare una forza che venga dai percorsi che possiamo costruire sui territori e che apra alla possibilità di una stagione da rilanciare. Non ci interessa costruire eventi quanto attivare processi, con un passato ed un futuro di possibilità.
Per questo ci impegneremo a costruire assemblee nei nostri territori, che allarghino la partecipazione e il fronte di un’inimicizia sempre più necessaria. Per questo abbiamo individuato nell’ultima settimana di Giugno lo spazio di una mobilitazione che confluisca in una giornata comune (26 giugno) su obiettivi di lotta condivisibili e concreti: banche, agenzie di riscossione dei crediti, centri impiego e media, intesi come un apparato ormai direttamente politico.
Molte altre iniziative che si svilupperanno sul territorio nazionale costituirnanno altrettanti momenti di rilancio di questo percorso comune.
Nella prospettiva di una processualità politica e sociale in continuità con un anno di movimenti, #civediamolundici Luglio perchè sia punto di partenza di processi larghi di conflittualità a venire.
Movimenti sociali e sindacati conflittuali contro la precarietà e l’austerity
Breve sintesi degli interventi in
http://www.infoaut.org/index.php/blog/prima-pagina/item/11928-report-dellassemblea-nazionale-di-torino-#civediamolundici
lunedì 24 marzo 2014
Sul XVII Congresso CGIL
Fano, 16 marzo 2014
presso il Centro di Documentazione Franco Salomone
Il 17° congresso CGIL ha subito - con la firma dell'accordo del 10 gennaio 2014, a congresso avviato - una radicale modifica.
La firma posta dalla segreteria a quell'accordo, la sua ratifica da parte del CDN del 17 gennaio si possono definire un colpo di mano (ovvio che come tutti i colpi di mano c'è un elemento di fondo: la slealtà politica) che scombina e supera le pur diverse posizioni congressuali di partenza.
La CGIL entra così a pieno titolo nella dimensione sindacale che accompagna la ristrutturazione in atto del capitale assieme alle altre confederazioni che già anche in modo formale avevano tagliato questo traguardo. La trasformazione quindi da sindacato confederale-generale a sindacato aziendalista-corporativo di mercato.
Il metodo utilizzato mette in evidenza e fa entrare nel congresso 3 punti:
la democrazia nel rapporto con i lavoratori
la democrazia di organizzazione e ruolo dei lavoratori nell'organizzazione
la confederalità.
La lotta politica che si concentra sui contenuti dell'accordo e sulla democrazia, assume livelli di scontro elevati tra chi (FIOM e alcuni territori nonché delegati di altre categorie) resiste a questo passaggio - tra l'altro mai discusso a nessun livello - e la segreteria confederale.
Ne risulta la fine del ruolo della rappresentanza nei luoghi di lavoro come espressione diretta dei lavoratori e quindi il loro diritto ad averla come espressione di autonomia/coalizione.
Per costruire un sindacato aziendalista il referente-controllore degli accordi deve essere esterno: si costruisce quindi una forma organizzata elitaria.
Questo rimanda o meglio ha punti di contatto con la modifica in atto della democrazia liberale.
Tutto questo riporta alla confederalità. La struttura organizzativa della CGIL è sì una piramide, ma molto allargata alla base: infatti combina assieme il livello territoriale, le camere del lavoro, il livello regionale e nazionale. Ne discendono 2 riferimenti: i centri decisionali sono estesi anche a livello territoriale, Comitati Direttivi delle categorie e i Comitati Direttivi delle camere del lavoro, questi ultimi come momento di sintesi e di discussione e quindi di generalizzazione dei contenuti approvati a livello territoriale. In tutte e tre le istanze è presente una alta percentuale di delegati. Senza quindi una partecipazione diretta della rappresentanza dai luoghi di lavoro, il tutto implode, o meglio, viene sostituito da qualcos'altro che cambia la natura dell'organizzazione CGIL.
Lo schema si ripete a livello categoriali, regionale e nazionale.
Il ruolo nazionale del CDN confederale risulta: di sintesi, di generalizzazione dei contenuti e di unificazione/estensione delle lotte. Ovviamente il livello nazionale ha già assunto un ruolo sempre più decisionista e accentratore negli ultimi anni, in netto contrasto con la sua funzione: per questo si parla di crisi della confederalità, sempre negata dalle varie segreterie nazionali che si sono avvicendate negli ultimi 12 anni.
Questo ha trascinato con sé il resto, riducendo il ruolo e la funzione delle categorie stesse: nel caso FIOM tutti i tentativi di normalizzazione hanno questo scopo.
A differenza di confederazioni di sindacati anche esteri, oltre alla CISL, ad esempio AFL-CIO, DGB, TU, ecc., la CGIL risulta una confederazione con varie istanze che non esistono se non hanno la partecipazione a livello territoriale dei lavoratori. L'operazione in atto taglia questo punto, verticalizza e chiude, mentre -data la scomposizione della classe- occorrerebbe il contrario: aprirsi sul territorio e diventare punto di riferimento avviando un processo di riunificazione della classe.
Due elementi emergono: la necessità di assumere anche come sfida l'analisi sulla composizione di classe: l'azione del capitale "riplasma" il corpo di classe. Ci troviamo di fronte ad una complessa articolazione difficile da ridurre a soggetto unitario, né esistono scorciatoie per farlo, siano esse le moltitudini, ideologismi identitari, gerarchie di spezzoni di classe, ecc.
E' per non cadere in questo che parliamo di ricostruzione di una "rappresentanza sociale" che ci permetta di cogliere in contesti sempre variabili le lotte o meglio le pratiche delle lotte.
Il congresso CGIL in corso delinea una risposta del gruppo dirigente alla crisi/declino del sindacato che rinuncia all'autonomia dei lavoratori nel conflitto capitale lavoro. Non crediamo vi siano soluzioni sostitutive: i congressi CGIL sono complessi, per la composizione, l'estensione e i numeri (iscritti) dell'organizzazione. Rimaniamo convinti che una parte della riflessione e della pratica sul futuro del sindacato esca anche da "pezzi" di CGIL, dove siamo presenti.
Consiglio dei Delegati
Federazione dei Comunisti Anarchici
16 marzo 2014
martedì 18 febbraio 2014
COMUNICATO DE IL SINDACATO È UN'ALTRA COSA: INAUDITA AGGRESSIONE A MILANO. CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DI SUSANNA CAMUSSO
Condanniamo la gravissima aggressione subita dal compagno Giorgio Cremaschi e da altre compagne e compagni aderenti al documento congressuale "Il sindacato è un'altra cosa" a Milano, nel corso di un'assemblea CGIL con la presenza di Susanna Camusso.
L'assemblea era già di per sé un fatto inusuale, in quanto erano convocate solo categorie con i gruppi dirigenti favorevoli all'accordo del 10 gennaio ed esclusa la FIOM, che aveva protestato pubblicamente.
Un gruppo di compagne e compagni aderenti al documento alternativo, tra cui delegati delle categorie formalmente presenti in assemblea e Giorgio Cremaschi, primo firmatario del documento, si è quindi presentato all'incontro. Lo scopo era distribuire un volantino contro l'intesa sulla rappresentanza, che ricordava la singolare coincidenza tra l'assemblea per il si al testo unico sulla rappresentanza ed il 14 febbraio 1984, giorno del Decreto Craxi per il taglio alla Scala Mobile dei salari. Inoltre si volevano esercitare i diritti della minoranza con un intervento nel l'assemblea.
I compagni indossavano anche cartelli con il no all'accordo.
Il primo problema con il servizio d'ordine è sorto in quanto si voleva impedire ai compagni, che ne avevano pieno diritto, di accedere all'assemblea. Già lì il servizio d'ordine ha esercitato pesanti pressioni. Alla fine ai delegati è stato concesso di entrare purché lasciassero i cartelli. Solo Cremaschi ha potuto conservare il cartello che diceva no all'accordo.
Una volta in sala i nostri compagni hanno seguito in assoluto silenzio la relazione e all'apertura del dibattito Nico Vox,delegato della funzione pubblica, ha chiesto di poter intervenire come unico intervento di dissenso tra i tanti già programmati.
Subito tutto il gruppo di delegati dissenzienti è stato circondato dal servizio d'ordine che impediva a Nico Vox di avvicinarsi alla presidenza. Susanna Camusso si avvicinava al gruppo e anche a lei veniva rivolta la richiesta che Nico potesse parlare, senza ricevere risposta. Si rispondeva invece dal palco dicendo che si poteva parlare in altre sedi. Alle proteste del gruppo di delegati seguiva una violentissima aggressione da parte del servizio d'ordine. I compagni venivano brutalmente spintonati, insultati minacciati. Giorgio Cremaschi veniva gettato nelle scale e solo per fortuna non ha riportato danni mentre Nico Vox doveva ricorrere all'ospedale.
Quello avvenuto è un atto senza precedenti nella vita della CGIL, dove i più aspri dissensi non sono mai stati affrontati con la violenza fisica e le minacce personali. Il senso profondamente antidemocratico dell'accordo sulla rappresentanza inquina già tutta la vita interna della CGIL, ma è evidente che qui si è passato il segno.
L'esecutivo nazionale de "Il sindacato è un'altra cosa" esprime piena condivisione e solidarietà verso i compagni Giorgio Cremaschi, Nico Vox e verso tutti gli aggrediti. I compagni colpiti verranno tutelati in tutte le sedi, ma è chiaro che la responsabilità politica della segretaria generale della CGIL è enorme.
Al direttivo della CGIL convocato per il 26 febbraio verrà presentata una mozione di sfiducia verso Susanna Camusso che si è rivelata incapace di tutelare i diritti e le libertà degli iscritti alla CGIL e per questo deve dimettersi.
martedì 3 dicembre 2013
Il sindacato è un’altra cosa – INTERVENTO AL DIRETTIVO DI GIORGIO CREMASCHI
Il sindacato è un’altra cosa – INTERVENTO AL DIRETTIVO DI GIORGIO CREMASCHI
Non voglio qui illustrarvi come da copione il documento alternativo. Credo sia molto chiaro, ha un bel titolo che riassume bene il nostro giudizio sullo stato della CGIL e devo dire che la giornata di oggi l'ha confermato e rafforzato.
Mi interessa invece sottolineare due questioni.
La prima riguarda le modalità del congresso. Ho visto che tra gli emendamenti accettati c'è ne è uno che propone la trasparenza nei congressi e la pari dignità tra le diverse mozioni. È singolare che in questo congresso si chieda che quello prossimo sia pienamente democratico. Perché non cominciare ora?
In particolare cerchiamo di fare un congresso verità, senza quei verbali chiaramente falsi nei quali vige la regola del 100%. Tutti presenti, tutti votanti, tutti per una mozione. E dico subito che quei verbali restano falsi anche se, come qualche battuta di corridoio sussurrava, questa volta si assegna un piccola percentuale alla minoranza.
Non nascondiamo la crisi di partecipazione che è evidente, facciamo un congresso che sia una fotografia reale della organizzazione. Se su mille iscritti partecipano in cento è bene che si sappia, del resto è una realtà che emerge in tanti altri momenti. Non diamo obiettivi di partecipazione che gli apparati interpretano come risultati obbligati da far venire fuori. È un danno e vi dico subito che noi lo impediremo.
La seconda considerazione riguarda il dato politico del congresso. Il documento che voi avete chiamato unitario e che vede contraria solo la nostra qui piccola minoranza, è lo specchio della crisi della CGIL.
La giornata di trattative sugli emendamenti, perché fossero accettati, ma al tempo stesso restassero a segnare una distinzione, ha mostrato a cosa servono. Servono, come fanno i gatti, a segnare il territorio, ogni gruppo dirigente fa vedere che c'è.
In questo documento di unitaria c'è solo la decisione di andare avanti così.
Perché gruppi dirigenti che nel passato si son divisi pubblicamente improvvisamente condividono le stesse idee di fondo? Non è spiegato. Susanna Camusso ha detto che la sua proposta di partire dalla constatazione della sconfitta non è stata accettata. In effetti la consapevolezza della sconfitta giustificherebbe un documento comune di diversi. Ma di sconfitta non si parla; anzi la premessa politica del documento di maggioranza, che non ha emendamenti, dopo le solite frasi di circostanza sui limiti etc, approva tutto.
Quindi, il conflitto tra gruppi dirigenti che avevano rappresentato anche nei sentimenti delle e dei militanti della CGIL e anche nell'opinione pubblica modelli sindacali diversi, le denunce pubbliche sulla crisi drammatica dell'organizzazione, i diversi giudizi, le diverse campagne, via, PUF, tutto sparito senza una spiegazione c'è il documento unitario. E non è un nuovo segno di crisi questo?
Nel Partito Democratico, a cui la CGIL è malauguratamente troppo vicina e per noi anche questo danno deve affrontare il congresso, è stata denunciata la stessa crisi. Per anni i gruppi dirigenti hanno rifiutato di discutere sui temi di fondo, su cui si mostravano tutti d'accordo, salvo poi scontrarsi duramente sulle questioni di potere.
È quello che si verifica ora in CGIL . Cancellato il confronto sulle grandi differenze restano lo scontro di potere tra sottocorrenti, cordate, gruppi di potere, la personalizzazione senza contenuti.
Per questo son francamente contento di aver potuto presentare una alternativa a tutto questo. Perché il sindacato è un'altra cosa.
(www.rete28aprile.it)
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