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giovedì 24 marzo 2016

Si salvi chi può! Prima le banche e le imprese.A spese di lavoratori, migranti, profughi.


Si salvi chi può! Prima le banche e le imprese.

 

Il bazooka per salvare l'Europa dei profitti

Da tempo la BCE si sforza nel tentativo di stimolare la declinante economia dell'area-euro e di impedire l'affermarsi della deflazione. Già  un anno fa  dava inizio al suo cospicuo programma di alleggerimento finanziario dei rischi delle banche,  tramite quantitative easing, (QE), acquistando 60 miliardi di euro di titoli  al mese,  programma  che aveva avuto una proroga di 6 mesi, fino al marzo 2017, ed ha aumentato la quota di QE  a80 miliardi al mese da aprile.

E' questa la misura più vistosa, certo non risolutiva, presa dalla BCE il 10 marzo. Inoltre i tassi dei depositi bancari presso la BCE, già divenuti negativi (da -0,2% a -0,3% in dicembre 2015) sono stati ulteriormente abbassati al -0.4%, mentre i tassi sui finanziamenti sono scesi dal già ridicolo 0,05% a zero. Fino ad ora, gli acquisti di assets riguardavano i titoli di Stato, insieme a titoli assicurativi emessi dalle banche. Ora entrano nel carrello di spesa della BCE anche le obbligazioni societarie. La BCE condurrà anche quattro nuove operazioni di finanziamento, tra giugno e marzo 2017, ciascuno con una durata di quattro anni, volte a rafforzare il credito al settore privato, fornendo finanziamenti a condizioni estremamente favorevoli.

Sono misure che cercano di rispondere alle mancate attese. Tutte le previsioni vengono riviste al ribasso.  Le previsioni per il 2016 sono dell'1,4% (invece dell'1,7% atteso), mentre i prezzi al consumo nel 2016 aumenteranno solo dello 0,1% (invece dell'1,0%).

Sebbene i tassi negativi sui depositi non entusiasmino le banche, le 4 operazioni di finanziamento di prestiti della BCE ridaranno ossigeno alle stesse banche, mentre l'acquisto di obbligazioni emesse dalle imprese, by-passando le banche, inietta liquidità direttamente nei bilanci del capitale industriale europeo.

E come  accaduto per tutte le precedenti misure “di stimolo” prese dalla BCE (LTRO, QE), finiranno per salvare profitti finanziari delle banche (ed ora anche delle imprese) senza “stimolare” in nessun modo il lavoro, l'occupazione, il reddito, i salari, la domanda.

Ma se le condizioni di milioni di persone della classe lavoratrice europea sono agli ultimi posti delle priorità dei governi della UE, c'è almeno un altro milione di persone che si trova proprio in fondo alle preoccupazioni dei governi europei e della UE. Sono i profughi.

 Le cui sorti vengono ben dopo gli effetti speciali di Draghi, ben dopo le preoccupazioni per gli 86 miliardi di euro che la Grecia deve garantire, ben dopo il conflitto in Ucraina orientale, ben dopo  le ansie per il referendum britannico sulla permanenza nella UE. E comunque in attesa delle elezioni del 2017 in Germania.

Per profughi di guerra e migranti nessuna salvezza

La primavera è vicina e propizia per ulteriori arrivi di migliaia di profughi, ma l'Europa si chiude a fortezza con un effetto domino di confini sigillati per impedirne il passaggio. Se le rotte balcaniche dovessero risultare interdette, i flussi migratori potrebbero spostarsi in paesi come la Bosnia e la Romania, tornare ad attraversare l'Adriatico verso l'Italia, concentrarsi in Grecia.

Lo sgombero delle “giungle” di Ventimiglia e di Calais, le carovane di prifughi trasbordati da autobus in autobus lungo frontiere mai attraversabili dimostrano una volontà politica repressiva e respingente, ma senza alcun futuro se non la violenza ed il terrore come soluzione. Si aprono concrete possibilità per una recrudescenza dei nazionalismi e del razzismo, per la costruzione di lager di contenimento e di detenzione in tutto il continente.

Ma non servirà.

Dieci anni fa l'agenzia ONU contava 38 milioni di profughi. Oggi siamo a 60 milioni. Tra questi, fiumi di umanità che si spostano verso l'Europa dal Medio Oriente, dall'Africa e da ancora più lontano.

Cosa li spinge? La guerra. La disoccupazione. La miseria. La fame.

Arriveranno i Siriani. Sono già 5 milioni i Siriani rifugiati nei paesi circostanti, dove non hanno il permesso di lavorare, dove aiuti alimentari e fondi dell'ONU non arrivano più.

Arriveranno i Curdi, perseguitati dalla guerra scatenatagli contro dalla Turchia di Erdogan, pronto a incassare 6 miliardi di euro per mettere i profughi -che l'Europa non vuole-  in enormi campi di concentramento.

Arriveranno gli Afghani da un paese dove la guerra non è mai finita dal lontano 2001. Come dall'Iraq dove la guerra non è mai finita dal 2003.

Arriveranno dallo Yemen, il più povero paese arabo, da cui sono fuggiti già 1 milione di Yemeniti.

E poi arriveranno dall'Africa, in fuga dai conflitti nel Sahel, in Somalia, nell'area de Grandi Laghi, dalla Libia.

A tentare la fortuna attraverso il Mediterraneo.

A passare per i Balcani prima che la Turchia chiuda i cancelli.

No border!

L'Europa deve aprire le sue frontiere accogliendo profughi direttamente dalla Turchia, dalla Giordania, dal Libano,  ridistribuendo lavoratori e famiglie profughe su tutto il suo territorio, provvedendo ad alloggi, assistenza sanitaria, accesso al mercato del lavoro, diritto all'istruzione per tutti, chiudendo tutti i centri di detenzione e respingimento.

Questo il programma per un grande movimento europeo solidale, internazionalista, di classe, attraverso i confini perchè non ci sia più nessun confine.

Alternativa Libertaria/fdca

93° Consiglio dei Delegati

Fano, 19 marzo 2016

giovedì 5 febbraio 2015

Realizzare le speranze nate dalle lotte, disfarsi delle illusioni

In pochi giorni l'Unione Europea è stata scossa da due fatti senza precedenti. Il primo: l'emissione di 1140 mld di euro di Quantitative Easing (QE) da parte della Banca Centrale Europea (BCE). Il secondo: la vittoria della coalizione di sinistra Syriza nelle elezioni greche. Nel mirino del “bazooka” di Draghi La BCE non è un istituto di beneficenza ed è affatto interessata alle sorti delle classi lavoratrici europee. Infatti, questa imponente emissione di liquidità verso i mercati finanziari, tramite le banche centrali degli Stati, punta a far risalire il tasso d'inflazione verso quella soglia del 2% ritenuta virtuosa per l'eurozona. Riducendo gli oneri per i debiti sovrani, dovrebbero liberarsi risorse a favore della crescita; nella speranza che le banche immettano, in prestiti e mutui a imprese e famiglie, i ricavi dalla vendita dei titoli di stato, dovrebbe beneficiarne la domanda aggregata e quindi le vendite, la produzione, le assunzioni. Il tutto in un contesto di generalizzata depressione salariale, di contrazione dei diritti dei lavoratori (vedi la Reforma Laboral in Spagna o il Jobs Act in Italia), di indebolimento indotto della capacità di rappresentanza delle organizzazioni dei lavoratori nelle politiche nazionali e nei posti di lavoro. Ma, siccome la BCE non fa regali, il “bazooka” non sembra tanto puntato sui mercati, quanto nei confronti dei paesi con debiti sovrani più esposti, come tutta l'area mediterranea della UE. Il QE, infatti, fluisce solo verso quegli Stati con “investment grade”, cioè con una valutazione dei loro bond superiore a “titoli spazzatura”, così come stabilito dalle criminogene agenzie di rating internazionali. Da questo punto di vista, la Grecia non dovrebbe usufruirne per i prossimi 6 mesi e l'Italia è appena sopra la soglia di “bond spazzatura”. Inoltre, in caso di bancarotta/default di uno Stato, i costi sarebbero ripartiti solo per il 20% tra gli Stati membri dell'UE, mentre il restante 80% darebbe luogo ad un intervento di salvataggio da parte della BCE col programma OMT (Outright Monetary Transactions). Il che spingerebbe indirettamente su politiche di spesa sociale e del lavoro sempre più antiproletarie. Germania & sodali strepitano, ma non ignorano gli effetti benefici che avrebbe un euro debole ed una ripresa della domanda europea sulle loro esportazioni. Non è un caso che da Davos, i premier di Finlandia (falco) ed Irlanda (uscita a costo di lacrime&sangue dal programma di aiuti europei) avevano lanciato messaggi di disponibilità su modifiche alle condizioni del famigerato “memorandum” imposto alla Grecia, alla luce dell'intento di Syriza di alleggerire il fardello del debito greco (175% del PIL). Bella Ciao Syriza!! La resistenza del proletariato greco ha per ora portato alla vittoria di Syriza nelle elezioni per il parlamento. Dopo il calo delle mobilitazioni contro la troika nel corso degli ultimi anni, Syriza rappresenta al tempo stesso sia una speranza per la Grecia (e non solo) sia una pericolosa illusione. Inevitabilmente, l'ottuso perseguimento di una stabilità finanziaria e di bilancio sulla base delle politiche di austerità ha prodotto un fattore di instabilità all'interno del sistema UE, proprio in quel paese che è stato per anni criminalizzato e punito ed infine intimidito dalle istituzioni europee fino a pochi giorni dal voto. Sarebbe illusorio pensare che la coalizione Syriza possa compiere miracoli anticapitalistici andando allo scontro frontale con l'UE, ma intanto è riuscita a dare rappresentanza a parte della disperazione e della resistenza greca ed a tenere a bada la temibile destra nazista di Alba Dorata, peraltro già sparita dalle strade grazie soprattutto all'azione di vigilanza e di prevenzione della comunità anarchica greca. Conosciamo bene i limiti e la sterilità delle politiche elettorali e parlamentari nel rappresentare e garantire gli interessi delle classi lavoratrici, tuttavia assumiamo materialisticamente questo passaggio elettorale greco come una seria contraddizione che si apre nel fianco orientale dell'UE nonché un punto di riferimento per aggregazioni della sinistra anticapitalista in altri paesi, non necessariamente solo a scopi elettorali, come nel caso di Podemos in Spagna. Costruire reti e fronti sociali anticapitalisti e libertari In Italia, non si sono mai avute in questi 7 anni di ristrutturazione capitalistica né le condizioni per la nascita di movimenti come quello degli indignados spagnoli o di “occupy”, né le condizioni per il costituirsi di coalizioni elettorali paragonabili per nascita e sviluppi a Syriza e Podemos. E sarebbe meglio evitare imitazioni, dato negli ultimi anni la scelta elettoralista si è dimostrata disastrosa per chi oggi guarda alla Grecia come qualcosa da emulare. Le realtà sociali e politiche che oggi in Italia lottano per il diritto alla casa, per i diritti dei profughi e degli immigrati, per contrastare le punitive politiche del lavoro previste dal Jobs Act, per contrastare il razzismo ed il neofascismo nei nostri territori, per fermare il sacco del paese attraverso le grandi opere e gli EXPO a lavoro gratuito, sono le uniche in grado di costruire un progetto alternativo a carattere solidale ed anticapitalista. Perciò solo un conflitto sociale diffuso e reticolare, sistematico e costante, in grado di esprimere crescente radicalità dal basso, indirizzata verso la riappropriazione e l'autogestione di risorse comuni, patrimoniali e ambientali, culturali ed economiche, può proporsi come elemento esogeno di rottura democratica e libertaria di netto segno anticapitalista, nei territori e nel paese. A noi comunisti anarchici e libertari il compito storico e sempre attuale di saper federare queste realtà in reti di mutuo appoggio, in fronti di lotta che perseguono un progetto di sinistra comunista e libertaria. Alternativa Libertaria/FdCA 89° Consiglio dei Delegati Fano, 1 febbraio 2015

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)