ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA
O SCEGLI NOI O SCEGLI LORO

campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

per giulio
Visualizzazione post con etichetta Anarchia è donna 1. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Anarchia è donna 1. Mostra tutti i post

martedì 8 marzo 2016

8 Marzo, Giornata Internazionale delle Donne


Sono questi  tempi di riorganizzazione e di emancipazione per le donne e per la classe lavoratrice.
Nella Giornata Internazionale delle Donne, il movimento delle donne di tutto il mondo celebra le conquiste sociali, politiche ed economiche ottenute in oltre un secolo. Una giornata in cui denunciare l'oppressione che grava sulle donne nella morsa tra capitalismo e patriarcato, una realtà tuttora innegabile per la maggioranza della donne di oggi. 
L'oppressione sulle donne assume varie forme: un padrone sessista, il partner, un compagno. Per noi anarchici c'è un grande lavoro da fare prima che ci sia uguaglianza di genere e nelle relazioni sessuali, nella società, nelle nostre vite e nella più ampia comunità in cui viviamo.
La lotta per l'emancipazione femminile è tutt'una con la lotta militante delle donne per l'auto-organizzazione. La lotta delle donne contro il patriarcato si muove sia contro il patriarcato che contro lo stato. Lo Stato, il capitale ed il patriarcato si alleano reciprocamente per sostenere i padroni che sfruttano le donne e cercano di frammentare la loro resistenza.
Le mobilitazioni per l'8 marzo, come quelle di tuti gli altri giorni, devono sfidare la vacua nozione neoliberista di uguaglianza di genere all'interno di un sistema di generalizzata disuguaglianza. Questa è una giornata di resistenza contro tutte le forme di oppressione.
Nelle regioni della Turchia e del Kurdistan le donne partecipano ad una lunga lotta contro il fascista regime turco, contro il totalitarismo teocratico del cosiddetto "Stato Islamico" e contro il patriarcato. La rivoluzione nelle autonome regioni del Kurdistan è un esempio militante vivente della auto-organizzazione delle donne per l'autonomia sociale, nonostante le perplessità sulle implicazioni di un'alleanza delle YPG-YPJ con l'imperialismo USA.
Che tutte le lavoratrici del mondo si uniscano in questa lotta, per fare di questo giorno una giornata di resistenza. Si onorino le donne assassinate i cui corpi sono gettati nelle strade quale trofei di caccia.
Le donne del Kurdistan siano un punto di riferimento qui ed ovunque per l'emancipazione e la libertà.
Melbourne Anarchist Communist Group
(traduzion a cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

venerdì 7 marzo 2014

Luce Irigaray: amare la propria differenza sessuale per amare l’altro/a

Amare la propria differenza sessuale per amare l’altro/a: questo è il presupposto per la creazione di un mondo migliore, felice, mai neutro; perché solo il rispetto dei “primi altri”, gli altri “di genere", rappresenta la chiave per il rispetto di tutte le differenze (culturali, religiose, linguistiche, ecc.). ne discutiamo con: Grace Spinazzi, insegnante presso la Freie Waldorf SchuleMeran e Laura Candiotto, dottore di ricerca in filosofia Due studiose condivideranno parole, pensieri e punti salienti della filosofa francese Luce Irigaray, una delle più grandi figure femminili del ventesimo secolo. Sabato 8 marzo ore 17.30 all'Ateneo degli Imperfetti via Bottenigo, 209 - Marghera Venezia info@ateneoimperfetti

giovedì 7 marzo 2013

Dopo gli anni delle veline, gli anni della vittima, vogliamo che i prossimi siano gli anni delle donne.Comunicato Commisione di genere FDCA 8 marzo 2013

Dopo gli anni delle veline, gli anni della vittima, vogliamo che i prossimi siano gli anni delle donne. 8 marzo, nulla da festeggiare in questa data che segna al suo attivo, in italia, già ben 10 donne uccise per mano di ex, compagni, mariti, fidanzati. Dopo secoli di silenzio, anche l'Italia scopre finalmente il femminicidio. E la donna velina (oggetto in vendita) cede il posto alla donna vittima (oggetto di violenza). Sacrosanto rendere conto dell'aumento della violenza di genere, scardinare l'omertà del sistema e denunciare l'assenza di reti di sostegno. Ma l'attenzione mediatica alla vittimizzazione estrema rimane nella migliore delle ipotesi denuncia , privilegia le brave donne, spesso oscurando le irregolari e le donne più fragili (prostitute, straniere, trans) , nega diritto di parola alle vittima, di solito morta, per lasciarlo a tutti coloro che sono intorno. Sempre, ancora, le donne sono rese deboli. E’ la profonda crisi economica, i tagli al sociale, l’esclusione dal mondo del lavoro il ridurle nuovamente ad angeli del focolare relegate al ruolo di badanti o di mamme ‘amorevoli per forza’ a causa dei costi inaccessibili degli asili nido, delle scuole materne e dalla scomparsa del tempo pieno nelle scuole, situazioni economiche disastrose, famiglie, nella migliore delle ipotesi, monoreddito, condite di malcontento, disagio e rinunce, che porta le donne ad essere sempre più esposte alla violenza di genere, violenza che si manifesta via via sotto forme differenti che possono condurre all’atto estremo. La dipendenza economica dal partner dà spesso adito a violenza psicologica determinata dal dover chiedere denaro in casa per poter gestire il bisogno ‘primario’ del nucleo familiare in faticosi slalom alla ricerca del discount più conveniente. Ma per renderci forti occorre che ricominciamo a parlare del lavoro, dei diritti, a rivendicare uno spazio proprio delle donne. Dalle condizioni materiali di vita delle donne dipende la loro capacità di liberarsi da vincoli oppressivi, più o meno consapevoli, e di aprire spazi di libertà e di trasformazione. Se il capitalismo ci ha sempre considerate un esercito di riserva per il mercato del lavoro, per secoli le lavoratrici hanno combattuto contro la subordinazione alle logiche di un’economia femminile utile solo come sostegno alla famiglia, che si poteva accontentare quindi, di un valore economico inferiore. Se negli anni novanta, a fronte di un tasso di occupazione maschile rimasto stabile, si è assistito ad una crescita della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, questo ha coinciso con un progressiva “femminilizzazione” del mercato del lavoro che ha aperto la strada alla “flessibilità”ovvero allo smantellamento progressivo dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. E se la femminilizzazione del mercato ha anche comportato fenomeni di de-segregazione a favore delle donne, a spese però di un diffuso fenomeno di sub-appalto dei lavori di cura ad altre donne, allo stesso tempo ha significato l’aumento di una domanda di lavoro “povera” e ha favorito il processo di flessibilizzazione - precarizzazione. Così l’ideologia del destino naturale delle donne nel ruolo di cura dei bambini, anziani, malati, il contrattacco ideologico, il cosidetto backlash patriarcale e capitalista, contro il femminismo radicale e la libertà delle donne nelle scelte pubbliche e private, ha lavorato al disconoscimento delle donne nella loro pretesa di partecipare allo spazio pubblico a 360 gradi come attrici collettivamente riconosciute nello spazio sociale, nella vita dei paesi cd democratici. Il cortocircuito si è verificato nella (scarsa, più vantata che reale) implementazione delle politiche di “conciliazione” dei tempi di vita e di lavoro delle donne, portata avanti in modo sciagurato e contraddittorio insieme allo smantellamento progressivo del welfare pubblico. Alle donne veniva proposto, e ora imposto dalla crisi economica, di conciliare i loro molti impegni obbligati nel posto di lavoro e nel tenere in piedi i destini delle loro famiglie, invece di puntare a una condivisione e una corresponsabilità nei compiti di cura. La progressiva privatizzazione del welfare ha fatto il resto: costi dei servizi molto alti a fronte di salari molto bassi delle donne, o di progressiva incentivazione del part-time, stanno portando all’ulteriore precarizzazione e alla successiva uscita in massa dal mondo del lavoro, proprio in concomitanza con la crisi che è stata a lungo preparata e si è abbattuta alla fine del decennio scorso. Il risultato è sotto gli occhi di tutte e tutti noi, le donne che sono state costrette culturalmente ed economicamente a subire massicciamente la flessibilità e la precarizzazione fino ad arrivare a livelli di nuova povertà che arrivano a livelli tragici nella vita delle donne separate o divorziate con figli. La violenza di genere, fenomeno che è sempre stato presente e forte nella società patriarcale contro le donne che hanno espresso volontà di indipendenza e autonomia di fronte le regole date come naturali e ovvie dentro i legami familiari, si è così accresciuta perché il valore delle donne nel capitalismo è diminuito in modo esponenziale e così la capacità di agire effettivamente istanze di libertà che le donne oggi vivono come necessarie per la loro sopravvivenza in un mondo che si sta facendo sempre più oppressivo. Per questo come femministe comuniste anarchiche proponiamo per questo 8 marzo di rimettere al centro l’attenzione per le condizioni di vita e di lavoro delle donne, giovani e meno giovani, cittadine della terra e non di una sola nazione, in una prospettiva internazionale ed europea, favorendo spazi di consapevolezza culturale ed economico-sociale che portino ad una nuova conflittualità delle donne contro il capitalismo che ci ha preso a bersaglio della sua volontà di distruzione di ogni riconoscimento di dignità del lavoro e del lavoratore, di sfruttamento senza alcuna regola. Dobbiamo chiedere con forza che in questa fase storica non vi siano discriminazioni ulteriori a scapito delle donne, colpite già, da sempre, nelle loro fasi più delicate della vita, a partire dal diritto all'autodeterminazione. Desideriamo con forza un ritrovarci e un ritrovare solidarietà, sorellanza, rabbia, una rabbia costruttiva per il nostro presente e per un futuro che non vogliamo e non dobbiamo consegnare alle nostre giovani e ai nostri giovani con lo sfruttamento, la violenza, la discriminazione dell’oggi. Vogliamo riprenderci le nostre vite, la consapevolezza del nostro valore, delle nostre capacità, vogliamo poter vivere una vita degna, libera e consapevole. Che siano le donne oggi a dire basta e a proporsi come soggetto rivoluzionario, in un percorso comune che vada oltre ogni confine, perché, in fondo è questo l’8 marzo ed è l’unico 8 marzo possibile. Con l’augurio, e il desiderio, di continuare a costruirlo tutto l’anno. FdCA - Commissione di etiche di genere 8 marzo 2013

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)