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per giulio

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martedì 16 marzo 2021

Agroecologia e anarchismo organizzato: Un’intervista con la Federazione Anarchica di Rio de Janeiro (FARJ)

 In risposta al modello industriale e capitalista di produzione alimentare che ha decimato i modi di vita rurali e la nostra madre terra, i movimenti sociali di tutto il mondo hanno identificato l’agroecologia come la loro proposta alternativa per lo sviluppo rurale. Fondata sulle conoscenze contadine e indigene, sulle lotte per la sovranità alimentare e sulla riforma agraria, l’agroecologia è intesa dai movimenti sociali come “uno strumento per la trasformazione sociale, economica, culturale, politica ed ecologica delle comunità e dei territori”. Questa intervista che Black Rose ha condotto nell’estate del 2020 con un militante del Fronte di Lotta Contadina della Federazione Anarchica di Rio de Janeiro (FARJ), esamina il loro lavoro con alcuni dei movimenti sociali del Brasile che lottano per l’agroecologia e la sovranità alimentare. Provenendo da un contesto con movimenti sociali contadini molto sviluppati, FARJ condivide importanti intuizioni da cui i militanti anarchici possono imparare.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

QUI L'INTERVISTA  <CLICCA>

giovedì 26 giugno 2014

Contro la Coppa e contro la repressione: seminare lotta e organizzazione!

L'insieme di lotte e conflitti sindacali e sociali in corso nel paese prima e durante la Copa do Mundo, tiene sotto pressione il governo federale, alcuni governi statali, municipi e padroni, generando una guerra dei nervi nei principali centri urbani del paese. Se l'anno scorso i protagonisti delle grandi manifestazioni furono i settori precarizzati dei giovani e non i movimenti popolari organizzati, nelle manifestazioni del 2014 si sono aggiunti i lavoratori di diverse categorie insieme a settori vicini ed espressione delle classi oppresse. Ne è un esempio la lotta dei lavoratori della metropolitana di São Paulo – i quali nei giorni scorsi hanno dovuto fare i conti con l'intransigenza di una delle più forti espressioni della destra brasiliana [cioè l'organizzazione di estrema destra cattolica Opus Dei Geraldo Alckmin/PSDB (Partido da Social Democracia Brasileira, ndt)]- vittime di una pesante repressione, delle strumentalizzazioni dei grandi mezzi di comunicazione e del licenziamento di più di 40 lavoratori. I sindacati della metropolitana proseguono nella campagna per il reintegro dei 42 licenziati. La partita più dura si sta giocando sulla pelle di questi valorosi compagni e di altre categorie attualmente in sciopero ed è per questo che ci teniamo a precisare di stare molto attenti a tutti i tentativi di criminalizzazione delle lotte. Stato di emergenza? No, Stato di lotta e di solidarietaà pemanente! A fronte della Legge Generale sulla Coppa e della Portaria de Garantia della Legge e dell'Ordine che configurano un vero e proprio stato d'emergenza in tutto il paese, si rende estremamente necessaria una solidarietà incondizionata all'interno della sinistra e dei movimenti sociali in tutte le lotte in corso e, soprattutto, per i lavoratori della metropolitana di São Paulo. Da mesi si assiste ad un aumento della presenza militare e di polizia nei centri urbani, così come nelle periferie e nelle favelas. Dopo le giornate del giugno 2013, abbiamo visto una crescente preoccupazione da parte dello Stato nel garantire la “tranquillità” durante lo svolgimento della Coppa, che in pratica si è tradotta in provvedimenti giuridici limitativi dei diritti civili e delle libertà democratiche, nell'intensificazione della repressione e della criminalizzazione della protesta e della povertà, nell'aumento della presenza militare e di polizia nei centri urbani, così come nelle periferie e nelle favelas, insieme ai costi delle tecnologie della repressione. La continuità delle lotte sindacali e popolari in questo periodo ci indica che non saranno evitati gli sforzi nella direzione di contenere, spaventare ed impedire che i lavoratori facciano uso degli strumenti legittimi e storici per difendere i propri diritti e le proprie conquiste, come il diritto di scioperare, di fare picchetti, occupazioni e manifestazioni. A Rio de Janeiro, São Paulo e Ceará, per esempio, sono stati emessi mandati di cattura e di arresto alla vigilia della COPA, con la detenzione di alcuni compagni al fine di diffondere la paura tra gli attivisti sociali. Nel Distrito Federal, i militanti del Comitato Popolare della Coppa hanno ricevuto intimidazioni da presunti rappresentanti della Justiça Eleitoral non-identificatisi, un giorno prima della protesta contro i costi della coppa. A Porto Alegre, diversi attivisti sociali del Bloco de Lutas sono stati denunciati ed intimiditi. Proprio i lavoratori della metropolitana in sciopero hanno subito forti repressioni da parte della Truppe antisommossa della Polizia Militare, che hanno usato lacrimogeni, bombe assordanti e pallottole di gomma. A Goiânia, studenti del Frente de Luta per il Trasporto Pubblico sono stati arbitrariamente arrestati e si vanno ad aggiungere agli innumerevoli fermati ed arrestati nelle lotte per i trasporti in tutto il paese. La lista è lunghissima e potremmo stilare più di una pagina con i casi di intimidazione e di repressione da nord a sud di tutto il Brasile. Il problema della carenza degli alloggi che qui è gravissimo, porta al moltiplicarsi del numero delle occupazioni urbane nelle grandi città. La risposta dello Stato è stata quella di difendere gli speculatori immobiliari, procedendo a sgomberi forzati. Tranne quando i movimenti per la casa sono scesi in strada denunciando ed esigendo soluzioni come recentemente successo a São Paulo. Nella nostra analisi siamo consapevoli che stiamo vivendo un momento emblematico nel nostro paese, con l'aumento della repressione politica nei confronti degli attivisti sociali e delle organizzazioni politiche, denunciate con accuse assurde e pesanti che possono preseguire ben oltre la fine della Coppa del Mondo. Tutto questo si interseca con una costante guerra psicologica contro le lotte sociali portata avanti dai grandi mezzi di comunicazione, che distillano odio di classe e menzogne nell'intenzione di costruire un consenso conservatore che rafforzi l'idea che la questione sociale è una questione di ordine pubblico e di polizia. Il periodo di svolgimento della Coppa conferma questo scenario. Con il messaggio al paese del 10 giugno, la presidente Dilma Rousseff ha detto che questa sarà una “coppa di tolleranza, di diversità, di dialogo e di comprensione”. Una chiara riaffermazione dell'attuale patto sociale stipulato dall'attuale governo con la borghesia e con la sua base sociale, sia in termini di partiti che di movimenti sociali che essa controlla, come nel caso della centrale sindacale CUT (Central Única dos Trabalhadores, ndt) per esempio. Affrontare la repressione: organizzandosi e lottando! Il periodo che stiamo attraversando sta mostrando il vero volto del sistema di dominazione capitalistico, che non verrà trasformato con un cambio del governo di turno. Quando noi ci muoviamo dal basso, ecco che dall'alto si mettono in atto misure coercitive, repressive e di intimidazione per frenare le lotte. La repressione è sempre stata e sempre sarà l'asso nella manica delle classi dominanti e dello Stato, una carta che distrugge tutto ed impone la “pace sociale”. La violenza che viene dall'alto è costitutiva delle strutture di dominio del capitalismo e, pertanto, non ci sarà mai un'eccezione nel sistema attuale. Questa è la regola che contribuisce a mantenere in funzione le relazioni di potere e di dominazione funzionali ai privilegi delle classe dominanti. É certo che il carattere delle mobilitazioni, in molte delle quali pesano le direzioni sindacali e le strutture ufficiali del sindacalismo "tradizionale", ci chiede di fare dei passi avanti per costituire forme di organizzazione dal basso che facciano dell'esperienza di lotta di migliaia di lavoratori, degli inquilini delle periferie urbale, dei poveri della campagna e degli studenti un criterio per imparare ciò che serve e ciò che non serve al protagonismo ed all'azione diretta di chi lotta. Questo implica raffrozare e costruire movimenti popolari ed organismi sindacali di base conflittuali ed indipendenti per dare forza sociali agli oppressi, una linea politica che la CAB si è modestamente dedicata a costruire in diversi settori di lotta. Le esperienze di lotta del 2013 e le lotte recenti hanno prodotto un'ideologia conflittuale, di lotta e di scontro. Non è ora di arretrare, è ora di qualità organizzativa! Ancora una volta è ora di solidarietà permanente, perchè la lotta si è fatta permanente e dove c'è dominazione c'è resistenza! Dove c'è resistenza, lotta ed organizazione di base, si piantano i semi per costruire il Poder Popular. E' il momento di affrontare la repressione lottando perchè questo nuovo periodo di lotte contro le forze di stato approfondisca i livelli di organizzazione e di coscienza dal basso per superare la paura che la classe dominante ed il suo governo di turno cercano di imporci. Piena Solidarietà allo sciopero dei lavoratori della metropolitana di São Paulo! Per il diritto di sciopero! Per il reintegro dei 42 lavoratori della metropolitana in sciopero e licenziati! Per la fine delle detenzioni e delle intimidazioni verso chi lotta! Contro la repressione che viene dall'alto, lotta, sciopero ed organizzazione dal basso! Rafforzare il movimento sindacale e popolare con la democrazia diretta, con l'indipendenza di classe dai governi! Protestare non è un crimine! Coordenação Anarquista Brasileira (CAB) (traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali) Link esterno: http://anarquismo.noblogs.org/?p=82

mercoledì 29 gennaio 2014

Lotte sociali e poder popular in Brasile - dibattito a Pordenone 31 gennaio

Venerdì 31 gennaio ore 20:00 presso il prefabbrikato - via Pirandello, 22 (quartiere Villanova) - Pordenone Incontro/dibattito su "Lotte sociali e poder popular in Brasile" con Livio della FARJ - Federaçao Anarquista de Rio de Janeiro, per parlare di lotte popolari, tariffa zero, comitati di quartiere, lotta di classe, mundial e quello che verrà... Prima del dibattito aperitivo e buffet per prenotazioni: info@zapatapn.org ------------------------------------------------------------------------------

martedì 2 luglio 2013

Breve analisi sugli ultimi eventi e sulle mobilitazioni sociali in Brasile e proposte socialiste libertarie per la lotta

Una rapida contestualizzazione


Le manifestazioni contro gli aumenti nei trasporti hanno scosso il paese ed hanno riportato nuovamente l'azione diretta nelle strade come paradigma di lotta. Hanno anche messo allo scoperto i limiti del governo e del neo-sviluppismo nel saper andare incontro alle aspirazioni dei giovani, dei settori precarizzati della classe lavoratrice e di altri gruppi sociali sfruttati. Le proteste generalizzate hanno ridato vita ad organismi, organizzazioni politiche, movimenti sociali e di lavoratori che hanno conseguito una vittoria significativa con la riduzione del costo dei biglietti in varie città. Anche se la vittoria è parziale ed i suoi frutti vengono manipolati dalle amministrazioni locali (nella maggioranza delle città, i Comuni sovvenzionano le imprese dei trasporti), le proteste in strada, le occupazioni dei viali e la paralisi delle città sono tornati ad essere strumenti di lotta di massa.

Aumentano le infiltrazioni da destra

Anche se le manifestazioni si esprimono in formule storiche delle lotte combattive della classe lavoratrice, la destra ha iniziato ad infiltrarsi nel movimento. I primi sono stati i media borghesi sollevando rivendicazioni generiche e temi cari ai settori conservatori (contro la corruzione, ecc.) per appropriarsi del movimento. Poi c'è stato il tentativo di buttarla in “caricatura” ( i “vandali”, i “facinorosi”) per creare capri espiatori all'interno delle proteste al fine di dividere la sinistra, già frammentata di suo. La destra rappresenta e sintetizza gli interessi di una classe sociale dominante (la borghesia industriale, l'agroalimentare, ecc.) ed un movimento di massa, qualunque esso sia, è destinato a subire le interferenreze politiche di questi settori nella misura in cui va a confliggere con gli interessi della borghesia. Ribadiamo che la crescita della presenza dei temi conservatori all'interno delle manifestazioni va spiegata, principalmente, con la attuale struttura di classe della società brasiliana e con i rapporti di forza presenti nel paese.

La destra e l'antipartitismo

Nel corso delle mobilitazioni, settori della destra ed anche dell'ultra-destra, per quanto minoritari, hanno iniziato ad infiltrarsi nelle manifestazioni ed a cavalcare l'onda patriottica difesa dai media monopolisti (Rede Globo, ecc.) aggredendo i compagni e causando confusione tra le nostre fila. Si tratta di settori reazionari composti dai partiti istituzionali legali (PSDB, DEM, PP), da raggruppamenti nazionalisti autoritari (Frente Integralista Brasileira, Pátria Minha, MV-BRASIL) e da bande (skinheads nazionalisti, teste rapate del Brasile). Il violento attacco fascista ai movimenti sociali, ai partiti politici ed ai sindacati tende a ridurre la forza della sinistra di classe nelle mobilitazioni, per canalizzare il malcontento popolare verso posizioni reazionarie. E' il caso di sottolinealre che non tolleriamo assolutamente qualsiasi atteggiamento fascistoide all'interno delle manifestazioni! Rigettiamo il fascismo degli ultras e non tolleriamo le aggressioni ai militanti di sinistra, dei partiti politici e dei movimenti popolari! Diamo la nostra solidarietà a tutt* i/le compagn* aggredit*!

Se non tutti i manifestanti che portano la bandiera del Brasile nelle manifestazioni sono di destra o nazionalisti, va da sè che la reazione sta cercando di far presa sulle proteste popolari e sui settori giovanili che partecipano alle manifestazioni. É una lotta ideologica. Non possiamo, comunque, sovrastimare la presenza della destra, la cui forza e consistenza si vedranno nelle prossime manifestazioni. Ci porterebbe a distoglierci dal punto cruciale del momento, quello di avere una linea politica chiara di cui siano protagonisti i movimenti sociali e le realtà di classe, con rivendicazioni effettivamente di classe per “cambiare le sorti in gioco”.

Le mancate responsabiltà della sinistra

L'autocritica può essere uno strumento di diagnosi accurato per un movimento come questo, con i suoi punti deboli ed i punti di forza, evidenziati dai limiti di alcune pratiche storiche della sinistra che meritano di essere riconsiderate. Limiti come quello della priorità della sinistra istituzionale nel disputarsi gli apparati sindacali e studenteschi a detrimento del rafforzamento della base. Limiti nella pratica cooptatrice e strumentale verso i movimenti sociali (che servono nella maggioranza dei casi a dare man forte alla voce del partito). Il movimento ha messo in evidenza molto bene la mancaza di inserimento sociale di gran parte della sinistra tra i disoccupati, nelle favelas, tra i giovani poveri e precari (che potrebbero essere fondamentali in un processo di approfondimento delle rivendicazioni popolari). Ha messo in evidenza le politiche equivoche della sinistra centrate sugli sforzi nella conquista dell'apparato statale, nelle elezioni borghesi o nella conquista di seggi "di lotta" in parlamento per alcuni settori, segnati da personalismo o da legalismo borghese nel rito del voto. Ha messo in evidenza i limiti nella difesa della polizia "dei cittadini" (quando la stessa ONU aveva raccomandato al Brasile di sciogliere la Polizia Militare) e di appoggio a certe proposte politiche nel recente passato verso gli scioperi corporativi nella polizia, la quale, al contrario dell'idealismo di queste posizioni, mostrava la sua “coscienza di classe” massacrando i manifestanti nelle strade (ed in modo ancora più violento nelle favelas, con l'uso di proiettili "veri").

Anche se tutto questo non è sufficiente per spiegare l'ascesa della destra che oggi cavalca l'onda delle proteste popolari, queste pratiche egemoniche all'interno della sinistra perpetuate pe decenni (escluso il minoritario settore libertario con la sua difesa dell'autonomia e dell'indipendenza popolare), hanno contribuito in parte alla diffusione di un “apoliticismo” e antipartitismo che oggi sono un reale effetto collaterale di cui beneficia la destra reazionaria.

L'anarchismo conflittuale e la lotta contro gli aumenti: unità contro la destra e potere popolare contro il governo

La soluzione a questa situazione non può essere che l'organizzazione popolare di base e gli organismi di lotta nei quartieri, nelle periferie, nei territori di resistenza e di lotta contadina, negli spazi studenteschi e sindacali, che sappiano dialogare ed incanalare le aspirazioni dei giovani che oggi scendono in strada. E' necessario riscattare la credibilità di un progetto rivoluzionario in questo scenario, e noi anarchici, tra gli altri militanti, abbiamo un compito fondamentale, in quanto ala libertaria del socialismo. In primo luogo, dobbiamo aver chiaro che sconfiggere la destra è un lavoro che si può realizzare solo con un'alleanza di classe. Ma il governo non può usare l'ascesa della destra reazionaria per scaricarsi delle sue responsabilità. Poi denunciare i temi della destra e del capitale che sono contemplati nelle politiche del PT.

Per questo il compito è quello di rafforzare la resistenza popolare. Occorre basarsi su linee-guida concrete che puntino al miglioramento delle condizioni di vita delle classi popolari. Per costruire il potere popolare a partire dalla base, occorre lottare per questi miglioramenti senza farci sviare da questioni elettorali. Il potere popolare si costruisce sul lungo periodo e non sono le elezioni a scandirne il processo. La cooptazione dei movimenti sociali li rende dipendenti dal governo eletto ed in questa situazione li porta a difendere il “male minore”. Invece di andare su e giù per le strade, vediamo in questo momento storico la possibilità di avanzare, o nel caso, di conquistare autonomia per rafforzare ed ampliare le basi dei movimenti sociali per fare un salto di qualità.

I reazionari devono essere sconfitti ed in questo è fondamentale ora l'unità della sinistra, ma ci devono essere criteri di classe perchè non diventi un alibi. Il movimento si muove verso il conservatorismo quando accoglie tra le sue fila gruppi sociali legati strettamente agli interessi della borghesia, i quali hanno come funzione quella di reprimere il popolo. Allo stesso tempo, l'azione diretta e popolare nelle strade ha bisogno di essere sostenuta da un lavoro di base nei posti di lavoro, di vita e di studio. Un lavoro che dia protagonismo ai movimenti popolari e sappia includere nelle organizzazioni di classe degli sfruttati e degli oppressi anche coloro i quali oggi vanno in strada!

Con queste posizioni, noi della FARJ che ha quasi 10 anni di vita ed in misura maggiore la Coordenação Anarquista Brasileira (composta da 9 organizzazioni di diversi stati del Brasile), umilmente continuiamo a costruire una alternativa di lotta insieme agli altri compagni e compagne, ai movimenti popolari nelle campagne e nelle città. Tra le strade ed organizzando il lavoro di base sempre con la coscienza delle sfide che abbiamo davanti. Lavorare per battere la destra nei quartieri, nei campi, nei sindacati e nelle strade! Imporre al governo le rivendicazioni popolari soffocate dai limiti della democrazia borghese.



•Per la tariffa zero nei trasporti! Trasporto pubblico al 100% senza sovvenzioni alle imprese!

•Contro la rimozione delle occupazioni!

•Per lo scioglimento della polizia militare!

•Per una riforma agraria con controllo della terra da parte di chi la lavora!



Vincere con la forza popolare di classe!

Costruire il potere popolare!

L'anarchismo conflittuale ed il poder popular camminano insieme!


Federação Anarquista do Rio de Janeiro (FARJ)


Link esterno: http://farj.org/

(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni INternazionali)











martedì 25 giugno 2013

Una lettura socialista libertaria delle lotte che si schiudono in Brasile

Noi portiano nei nostri cuori
un mondo nuovo, che cresce in ogni momento.
E sta crescendo in questo istante [...].

Buenaventura Durruti
Anche Belo Horizonte è tra le città protagoniste delle manifestazioni che si susseguono in Brasile in seguito alla decisione abusiva di aumentare le tariffe del trasporto pubblico, ed in solidarietà con la lotta che ha avuto inizio a San Paolo contro i mega-eventi della FIFA (Coppa delle Confederazioni e Coppa del Mondo). Tra il 13 e 17 giugno, vi si è svolto il convegno del COPAC (Comitato Popolare delle persone colpite dalla Coppa) e più di 60mila persone sono scese in strada nelle 2 grandi manifestazioni di sabato e lunedì, in una mobilitazione che non si vedeva da più di 20 anni. Le azioni sono durate più di 6 ore, occupando le corsie delle grandi arterie della città, occupando le strade in modo fermo, affrontando la violenta repressione da parte della polizia, formando giganteschi spazi occupati per folle di persone che non discutevano di altro se non della attuale situazione nello Stato e nel paese. Nel bel mezzo della grande rivolta popolare che attraversa il paese, dovremmo tutti noi discutere in modo approfondito alcuni punti che sono a diretto contatto con le mobilitazioni in corso. Crediamo che se non ci sarà un grande sforzo da parte dei movimenti popolari, delle organizzazioni politiche della sinistra e delle forze in seno al popolo, le nostre mobilitazioni corrano il rischio di smarrirsi, di essere frenate e cooptate da elementi esterni alla lotta popolare che vi si stanno infiltrando.

VIOLENZA: STATO + FIFA per IL POPOLO

É importante misurare e soppesare i mezzi fisici, ideologici ed economici a disposizione delle due parti in campo: lo Stato ha l'esercito; ha la sua polizia, una investigativa ed una militare; ha i militari con decine di battaglioni (da blitz, da azioni tattiche/speciali, la cavalleria, i cani, etc.); con le auto, gli elicotteri, i blindati; ha le bombe (dissuasive, lacrimogeni, spray al peperoncino) e le munizioni (letali, di gomma, d'effetto, etc.). Questa struttura dello Stato è gestita dalle grandi elites brasiliane per finanziare le campagne dei politici, e gli orientamenti di tali grandi elite sono veicolati in tutto il complesso ben strutturato del potere dei media. La Fifa, un'impresa privata nord-americana, per tenere le mani nel potere politico ed economico internazionale che ruota intorno al calcio, sottomette qualsiasi Stato alle sue direttive tramite la realizzazione di mega-eventi, riducendo in polvere le storiche conquiste popolari, legittimando massacri e perseguitando i poveri. Il popolo, da parte sue, non ha che la sua coscienza, la sua solidarietà, i suoi sogni ed al massimo qualche pietra e qualche molotov. É drammatica e surreale la discrepanza di questo confronto. Un popolo sottomesso dalla barbarie dello Stato a causa di profitti esorbitanti e di politiche antipopolari, quando si ribella, mette in atto una naturale condizione di autodifesa. Le vetrine delle banche - sanguisughe della ricchezza nazionale -, le auto distrutte, i graffiti di protesta, alcune pietre lanciate e le stesse barriere di fuoco per le strade non hanno confronto con la violenza economica, politica e fisica che il popolo deve subire quotidianamente - e oggi ancor più a causa della Coppa.
Si percepisce chiaramente tra la maggioranza dei manifestanti una riproduzione del discorso che predica "anti-violenza" e "manifestazione pacifica". Quando qualche compagno osa attaccare i simboli della Fifa o delle grandi imprese che finanziano la Coppa, parecchi manifestanti non approvano e reprimono. A nostro avviso si tratta di atteggiamenti che si prestano ad equivoci e che sono apprezzati dai nostri nemici.

LA PREOCCUPAZIONE DEI MEDIA: AMICHEVOLI CON I PACIFICI, DIFFAMATORI VERSO I "VIOLENTI"

É la paura che ha spinto i grandi media a trovare un accordo di manipolazione dell'informazione che dà una connotazione positiva alle "manifestazioni pacifiche" mentre si continua con la linea tradizionale di diffamare i cosiddetti "violenti". Nessuno di aspettava che le manifestazioni assumessero queste dimensioni ed ora mettono seriamente in allarme i nostri nemici. Le oltre 500mila persone che sono scese in strada in tutto il paese, e ben 100mila a San Paolo (la città più esposta a livello internazionale, per essere il centro economico del Brasile) sono una realtà che spaventa le elites. Ma tutta questa mobilitazione che si agita pacificamente - criminalizzando quelli che sono etichettati come violenti – con persone che urlano "abbasso la corruzione", "il gigante si è svegliato", "fuori Renan" e "fuori Dilma", mentre si sventolano le bandiere del Brasile, di fatto non causa poi tanto timore. La grande paura dei nostri nemici sta nella situazione di conflittualità che è iniziata a San Paolo ed è nata in altre città. La questione della riduzione delle tariffe, il rifiuto verso la Fifa per la catastrofe sociale ed economica che ha portato e il rifiuto della violenza della polizia, insieme a manifestazioni combattive e con carattere di scontro, sono molto più pericolose degli slogan contro la corruzione, contro Dilma e contro Renan, dei cortei patriottici e pacifici. Sono più pericolose, in primo luogo, perchè attaccano direttamente una delle radici dei problemi sociali - che sta nelle scelte operate dai ricchi -, e, in secondo luogo, perchè osano smantellare la disciplina ed il controllo sui ribelli imposti dallo Stato e dai nostri nemici, fattori fondamentali per il mantenimento del capitale, dello sfruttamento e dell'oppressione.

LA PREOCCUPAZIONE DELLA POLIZIA: L'AMICA CHE TI DA' UNO SCHIOCCO

In questo senso abbiamo visto la Polizia Militare di Minas Gerais (PMMG) muoversi strategicamente per conquistarsi i manifestanti: con un colonnello che emette comunicati gentili, che si mostra affidabile e cordiale con i ribelli, al comando di una truppa che attraversa il centro della manifestazione facendo foto con i manifestanti e sventolando le bandiere del Brasile. É una dichiarata strategia di pacificazione d'immagine (ma già bruciata) da parte della Polizia Militare, che, in pratica, con 50mila persone in marcia verso la miniera, mostra poi il suo vero volto vomitando piombo sulla popolazione, senza preoccuparsi di colpire donne, anziani e bambini. Inoltre, emerge uno schema articolato tra la PMMG ed i media, quando vediamo gruppi isolati che attaccano la prefettura o saccheggiano i negozi senza nessuna rappresaglia da parte della polizia che assiste da lontano, mentre le telecamere dei media riprendono tutto col chiaro intento di criminalizzare il movimento.

INFILTRAZIONI DI DISCORSI E PRATICHE DI DESTRA

É anche molto evidente una infiltrazione strategica della destra organizzata all'interno delle mobilitazioni. Ne è prova il discorso accalorato ed a senso unico che si sente e che attacca il PT e la corruzione (che già si fondono): ma la ragione è quella di screditare il governo federale in vista delle prossime elezioni, o addirittura di possibile rivolte contro il "PT", che alla fine dei conti diventano rivolte contro la "sinistra" in generale, per far cambiare idea alla popolazione sullo spettro della destra. Quei militanti non caratterizzati dei partiti storicamente di destra (PSDB, DEM etc) o quelle stesse persone deliberatamente di destra ma che non sono iscritte a nessun partito, lanciano slogan ed incentivano pratiche che dovrebbero essere respinte dai ribelli in generale (come fare foto per la polizia, linciare manifestanti radicali, etc.). Daltra parte deve essere ripudiato l'uso e riproduzione dei simboli nazionali. Un inno ed una bandiera nazionale sono simboli che rappresentano più di 500 anni di tragedie e di sfruttamento del popolo, perpetrati da parte delle elites. Il motto che sta sulla bandiera nazionale, "Ordine e Progresso", é molto chiaro quando si pensa alla necessità delle elites di mantere l' "Ordine" sulle persone affinchè vi sia il vostro "Progesso". É questo stesso sentimento nazionalista e patriottico che è stato utlizzato per ingannare il nostro popolo durante gli innumerevoli contesti di conflitto sociale, dalla dittatura di Vargas e dei militari fino ai giorni nostri. Il nostro popolo ha diverse parole d'ordine, bandiere e simboli di resistenza e di lotta che sono molto più compatibili con il momento rispetto a simboli che rappresentano una storia di manipolazione e di sfruttamento. Detestano le nostre bandiere che hanno un contenuto "socialista", "comunista", “anarchico” o "rivoluzionário", ma intanto, cantano la bandiera di "Ordine e Progresso". In questo modo, silenziosa e pericolosa, la destra tenta di avanzare con la diffusione dei suoi temi e con la deposizione delle nostre bandiere di lotta.
Ci sono altre questioni che vengono discusse e presentate all'interno delle manifestazioni, ma sono meno complicate e non hanno l'urgenza di essere appofondite come quelle suddette. E' chiaro che ad ogni nuova giornata di mobilitazione, nella attuale situazione, alcuni scenari mutano, risolvendosi taluni problemi politici e presentandosene altri. É in questo senso che i militanti del COMPA cercano di agire nel movimento a Belo Horizonte, sia nelle riunioni, sia nelle assemblee, nelle manifestazioni, nei movimenti sociali o in qualunque spazio dove esistono o stanno per emergere connessioni per le mobilitazioni della rivolta.
Costruire il Poder Popular nella pratica e nelle Assemblee Popolari ed orizzontali per far sì che i nostri nemici si ritirino, per riconquistare le nostre bandiere!
Creare un popolo forte per costruire il Poder Popular!
Da sinistra e dal basso, Avanti nella lotta!


Coletivo Mineiro Popular Anarquista

Belo Horizonte, 20 giugno 2013 Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni INternazionali


Link esterno: http://www.socialismolibertario.com.br

Lottare contro l'aumento delle tariffe con la forza e la volontà delle strade!

Chi trae profitto dall'aumento delle tarffe dei bus? Certamente i padroni delle compagnie dei bus chem oltre ad offrire uno scadente servizio di trasporto pubblico, sono totalmente esenti dalle tasse (PIS/PASEP e COFINS) grazie al governo federale. In altre parole, la compagnie dei bus godono di privilegi e possono aumentare le tariffe allo scopo di fare maggiori profitti... Ma i lavoratori, i disoccupati e gli studenti devono fare quotidianamente i conti con le terribili condizioni del trasporto pubblico a Rio de Janeiro e pure pagare di più! Autobus, traghetti, treni, metropolitane... siamo brutalizzati tutti i giorni da uno scadente sistema di trasporti pubblici. Aspettiamo in file infinite, viaggiamo per ore in mezzi affollati ed in pessime condizioni di manutenzione a rischio delle nostre vite. Subiamo la violenza della cupidigia, della negligenza e del furto, delle mafie delle compagnie del trasporto pubblico, sostenute dai governi ed alla ricerca di maggiori profitti.
Nell'area metropolitana e nelle periferie, c'è un taglio degli autobus che servono i residenti di alcune zone lontane, i quali devono attendere per ore e spesso cambiare 2, 3 volte autobus. I treni spesso si fermano per guasto tra le stazioni; sono affollati, caldi ed insicuri; la gente viene umiliata ed aggredita tutti i giorni.
Ma cosa accade quando le persone scendono in strada per protestare contro queste ingiustizie? Vengono aggredite! Polizia anti-sommossa, lacrimogeni, spray al peperoncino, granate e proiettili di gomma sparati da breve distanza che possono accecare ed anche uccidere. L'intero apparato di guerra viene usato contro la gente, e dozzine di manifestanti sono stati arrestati e feriti dalla polizia. Non possiamo scendere in strada a manifestare la nostra indignazione ed a lottare per la giustizia? Stiamo tornando alla dittatura militare?
Messo di fronte ai problemi sociali di Rio, il governo ha risposto tramite una sinistra politica del terrore contro i poveri. Tutti i giorni si registrano abusi da parte dei governi e dei padroni. I venditori ambulanti vogliono lavorare ma subiscono la violenza della legge e dell'ordine. Nel quartiere di Aldeia Maracanã, gli indigeni stanno lottando per i loro diritti e per la loro terra, che vengono violati dalla Prefettura e dal business dei Mondiali di calcio. Centinaia di residenti dei quartieri operai vengono sfrattati, senza discussione e senza adeguato indennizzo, subendo la violenza della speculazione fondiaria. Mediatori ed imprenditori trarranno profitto dai lavori di urbanizzazione e del sistema di transito BRT. I malati subiscono la violenza dell'abbandono nelle corsie degli ospedali, gli studenti stanno in scuole pubbliche in terribili condizioni, senza fondi statali.
Sia la brutalità della polizia che l'indifferenza dell'amministrazione per i problemi sociali, come pure la scarsa considerazione verso i cittadini da parte delle compagnie del trasporto pubblico con cui dobbiamo fare i conti, sono tutte forme di violenza contro le persone. E tutti i vari modi che le persone usano per difendersi contro la violenza sono legittimi. Le persone, organizzate in movimenti sociali, stanno manifestando per la giustizia e non possono essere criminalizzate, picchiate o arrestate.
Dobbiamo fare molta attenzione alla strategia di chi sta al potere che tende a criminalizzare a livello "individuale" i militanti e gli attivisti che lottano contro l'aumento delle tariffe. Molti sono già finiti sotto processo per aver lottato. La lotta non è un crimine! Non possiamo lasciare che i nostri compagni vengano criminalizzati! Questa criminalizzazione deve essere denunciata! Questo è il vero volto della democrazia borghese, nascosta ogni due anni nelle urne e nelle propaganda elettorale, ma che mostra gli artigli quando sbocciano i fiori della resistenza!
Per quanto tempo dobbiamo sopportare tutto ciò? I trasporti pubblici dovrebbero servire i bisogni della gente e non degli imprenditori!

L'aumento delle tariffe è solo la "punta dell'iceberg"

I recenti aumenti delle tariffe mostrano i futuri piani delle elites per la città delle "meraviglie": la precarizzazione dei servizi pubblici e dei trasporti pubblico, una veloce operazione di facciata e la trasformazione di Rio de Janeiro in una città turistica con una vita costosa per i lavoratori. Per assicurarsi che non ci sia nessuna resistenza, i governi a livello federale, statale e municipale stanno agendo di concerto. Stanno annichilendo la resistenza degli indigeni, controllando gli spazi popolari con le "Unità di pacificazione della Polizia" o semplicemente reprimendo chiunque osi alzare la voce contro le regole del capitale! In altre parole, tutto per i ricchi e per gli imprenditori, invece per il popolo solo repressione e violenza.

Costruire l'unità nella lotta

A Rio viviamo in un tempo difficile; viviamo e lottiamo in una città controllata dalle più voraci forze del capitalismo nazionale ed internazionale, dalla speculazione fondiaria, dalla mafia dei trasporti e da politiche pubbliche che reprimono e girano le spalle ai poveri. Ciò nonostante, parecchi segmenti della sinistra (organizzazioni politiche, collettivi, sindacati, ecc) dei movimenti sociali e studentesco sono coraggiosamente scesi in strada per contestare questo criminale periodo di riaggiustamento. Ispirati dal successo avuto dalle mobilitazioni popolari in altre città, i manifestanti hanno dato vita a forti iniziative di resistenza contro gli abusi della mafia dei trasporti. Come nell'ultima manifestazione, che è stata repressa con eccessiva violenza da parte della polizia. Riteniamo che l'unità nella lotta e nell'organizzazione dal basso siano le modalità migliori per sconfiggere la mafia dei trasporti, grazie all'azione di vari settori della sinistra sotto una comune bandiera: la sconfitta della mafia dei trasporti e la lotta contro questi mutamenti con l'azione di strada!

Lavoro di base

Ne discende la necessità di organizzarsi sempre di più, sapendo che anche se perdiamo una battaglia, abbiamo una lunga guerra davanti. Sappiamo che i politici lavorano per gli interessi degli imprenditori, ed ecco perché ci saranno degli aumenti ogni anno. Per cui dobbiamo essere pazienti e costruire questa lotta in modo che sia permanente nei luoghi di vita, di studio e di lavoro! Questo è il lavoro che costruisce forza sociale e che, con difficoltà, creerà sfide e progressi, quello che noi chiamiamo il poder popular! Se la classe lavoratrice attraversa un periodo difficile ed arretra, allora l'importanza del lavoro di base diventa sempre più grande. Scendere in strada è sempre il risultato di una mobilitazione primaria di lotta che inizia nei quartieri, nelle favelas, nelle università, sul posto di lavoro, negli spazi dell'organizzazione di base. L'azione diretta è il risultato di una quotidiana mobilitazione di base!

L'indipendenza del popolo: senza settarismi o divisioni

Un altro importante compito è quello di assicurare che l'unità si realizzi attraverso l'indipendenza del popolo. Come socialisti-libertari di classe, sappiamo che non saremo noi a guidare lotta, anche se ne faremo parte. Questo significa che la lotta appartiene al popolo, al popolo che si auto-organizza e scende in strada per mostrare la sua indignazione. La lotta non può essere appannaggio di nessun partito, non può essere marcata da nessuna etichetta, perché la lotta è compito della classe nella sua interezza. La lotta non è "apolitica" o disorganizzata. Perché è nella lotta che ci formiamo, che impariamo dai nostri errori, che cresciamo, che costruiamo la forza per andare avanti. Noi siamo per l'unità costruita senza settarismo e col rispetto per le diverse forze della sinistra. Fare una lotta non-partitica è cosa ben diversa dal fare una lotta anti-partitica. Significa rispettare i diversi punti di vista che sono attivi all'interno della mobilitazione popolare, unendo le diverse forze politiche in una piattaforma comune. Né noi pretendiamo come organizzazione politica anarchica e di classe di "rappresentare" la totalità di ciò che viene solitamente chiamato movimento anarchico, così come non pretendiamo che un determinato partito marxista risponda per la totalità dei marxisti. Siamo parte di una organizzazione politica anarchica di classe che lavora con principi comuni, con criteri di adesione, strategia militante ed unità teorico/ideologica. Pertanto, respingiamo il pregiudizio di coloro i quali associano -in malafede- l'anarchismo alla disorganizzazione. Rispettiamo, anche se con qualche differenza, le diverse forme di associazione o di partito, di bandiera o indipendenti, che si aggiungeranno alla lotta. Ma respingiamo ogni tentativo di dividere il movimento al suo interno. Il settarismo da qualunque parte provenga è dannoso e divide la classe.
Ciò che garantisce la forza della protesta sociale sono gli sforzi delle varie organizzazioni politiche, dei collettivi, dei militanti e degli attivisti. L'azione popolare organizzata, senza essere un trampolino di lancio per carrieristi della politica, deve segnare la forza nei nostri cuori rivoluzionari.
La protesta non è un crimine!
Contro la criminalizzaione dei movimenti sociali!
Creare un popolo forte! Lottare, creare il poder popular!


Federação Anarquista do Rio de Janeiro (FARJ)

Membro della Coordenação Anarquista Brasileira (CAB) Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali.


Link esterno: http://www.farj.org

IX Congresso Nazionale della FdCA

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1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)