ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA
O SCEGLI NOI O SCEGLI LORO

campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

per giulio
Visualizzazione post con etichetta lega nord. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lega nord. Mostra tutti i post

martedì 28 giugno 2016

Ballottaggi e sballottamenti

Avanti un altro, avanti un’altra, voti alla mano
 
Il passaggio elettorale amministrativo di questa primavera si è finalmente concluso.
In numerose città c’è stato così un ribaltamento dei risultati del primo turno, grazie allo spostamento di decine di migliaia di voti da destra o da M5S a favore del candidato opposto a quello del PD.
In un contesto di città già pesantemente devastate dalla crisi economica e dalle misure di austerità, dalla disoccupazione e dalle politiche di emarginazione, dalla corruzione e dalla criminalità organizzata, le elezioni sono state usate per manifestare indifferenza, per punire il partito di potere ancorchè democratico, per premiare facce nuove e presentabili, per voltare le spalle al centro-destra che fu.
Chi aveva promesso anni fa un milione di posti di lavoro ha finito inesorabilmente per perdere milioni di voti.
Chi da pochi anni è al governo con un programma di austerità e di contro-riforme imposte a forza riesce a perdere contro tutti gli altri coalizzati per caso e per quel detto che dice che il nemico del mio nemico è sempre mio amico.
Chi voleva mandare tutti a casa sta trovando casa nei municipi al grido di onestà, onestà.
M5S
Basterà l’onestà ad aprire una stagione di cambiamento che contrasti e inverta la lunga stagione di voracità capitalistica sui territori e sulle città?
Basteranno l’onestà sbandierata da M5S e la sconfitta del PD ad aprire un varco alla reale democrazia diretta praticata da esperienze di organizzazione dal basso nei quartieri metropolitani?
Esiste e si aprirà davvero questo varco più volte auspicato dai movimenti dal basso che lottano contro il Patto di Stabilità che strangola i bilanci comunali, che impedisce politiche sociali ed abitative alternative a quelle repressive in atto?
Temiamo di no. Non bastano le facce nuove a capo dei municipi. Lo sviluppo del potere popolare non passa per i palazzi di città.
Quel dannato Patto di Stabilità
E’ un vincolo talmente costrittivo che metterà a dura prova le nuove amministrazioni ed eventuali programmi espansivi nella spesa sociale, ma è al tempo stesso il banco di prova per chi ha vinto le elezioni puntando a sconfiggere proprio il partito che lo ha partorito: il PD.
Gestire il bilancio comunale (a saldo non negativo!!), andando oltre le ristrettezze dei trasferimenti statali senza tagliare la spesa sociale e senza mettere sul mercato immobili pubblici e pezzi di città, sarà la vera sfida per i neo-sindaci e le neo-sindache, che vorranno fare politiche sociali, abitative, di accoglienza e di sostegno al reddito. Qui il M5S si gioca moltissimo. E andrà incalzato come si è fatto con qualsiasi altro partito che governa le città compatibilmente con l’ordine capitalistico.
La Destra
Nonostante i suoi voti in libera uscita (non sapremo mai come sarebbe andata a Roma con un centro-destra omogeneo, ma sappiamo dove sono andati a finire nei ballottaggi), la destra estrema e quella berlusconiana riescono ancora a prendersi qualche piccola città.
Conosciamo le loro politiche: chiusura di spazi sociali, razzismo, svendita di quartieri interi. Qui, ancor di più, sarà necessario (ri)costruire alleanze sociali in grado di contrastare il mix di affarismo e fascismo che si annuncia..
Il carro del vincitore
Certa sociologia elettorale vede nel voto delle periferie metropolitane (Roma,Torino, Napoli) l’ennesimo segnale del loro rivoltarsi e del cambiamento, secondo uno schema puntualmente applicato altre volte, come nella Torino della vittoria del centro-destra 23 anni fa o nella Roma della vittoria di Alemanno e così via.
In realtà, il carro del vincitore è già stato prenotato da élite imprenditoriali e commerciali ansiose di aprirsi il proprio varco sulla scia del nuovo auriga, così presentabile, così compatibile.
Se la lotta di classe non si vince per procura, è presumibile che anche laddove l’odiato PD non governa più, occorrerà continuare a sviluppare tanta vertenzialità sociale e contemporaneamente tanta sperimentazione solidale ed autogestionaria, per salvare le città dalla fame di profitti del capitalismo e della criminalità.
Sartre nel 1973
Così scriveva Jean-Paul Sartre in “Les Temps Moderns”: “(…) tornare alla democrazia diretta, quella del popolo in lotta contro il sistema, quella degli uomini concreti contro la serializzazione che li trasforma in cose, perché non cominciare da qui? Votare, non votare è lo stesso. Astenersi, in effetti, è confermare la nuova maggioranza, quale essa sia. Qualunque cosa si faccia a questo proposito, non si sarà fatto niente se non si lotta nello stesso tempo, questo vuol dire fin da oggi, contro il sistema della democrazia indiretta che ci riduce deliberatamente all’impotenza, tentando, ciascuno secondo le sue risorse, di organizzare il vasto movimento antigerarchico che contesta dappertutto le istituzioni.”
Alternativa Libertaria/fdca
giugno 2016

domenica 1 febbraio 2015

Analisi logica delle illogicità di Lega nord.

FALSO: i rifugiati non sono clandestini ma hanno fatto richiesta di asilo. Le spese non le paga lo Stato ma la UE che ha destinato all’Italia decine di milioni di euro (solo 10,8 milioni per il 2011-2013) per le Politiche e sistemi di asilo (Decisione 573/2007). Descrivere queste persone come “clandestine” (ricordiamoci che in questo paese l'immigrazione clandestina è un crimine, anche se secondo noi la libera circolazione di ogni individuo è un diritto inalienabile), significa diffamarle, soprattutto se, come fa Lega nord, si fa cenno poi ai “furti” compiuti da stranieri, fenomeno che non c’entra nulla coi rifugiati! UNA FALSITA’: tanto è vero che la stessa Lega poi, accennando al trattato di Schengen, rende implicito il fatto che la maggior parte delle persone che compiono furti negli appartamenti hanno un regolare documento di identità EUROPEO. Il problema è quindi territoriale e non c’entra l’immigrazione da paesi extra europei. Immigrazione che non è “senza regole e senza limiti”, ma regolato proprio dalla loro Bossi-Fini, e con un flusso in discesa del 12,3%. Negli stessi testi inerenti i “clandestini” inesistenti contro cui la Lega protesta a Fano si accenna poi alla solidarietà con i vignettisti uccisi a Parigi, si cerca quindi di usare il tragico fatto per addossare ai profughi una presunta appartenenza al radicalismo islamico. FALSO: guardiamo allora i paesi di origine di questi ospiti, Bangladesh, Etiopia, Gambia, Nigeria, paesi dei quali solo uno è a maggioranza islamica, e dai quali si fugge proprio perché avversi al regime politico, l’Etiopia è a maggioranza cristiana, in Nigeria si fugge da Boko Haram. Cosa c’entra l’Isis? Assolutamente niente. L’uso della solidarietà a Charlie hebdo è quindi strumentale. Quelle persone hanno perso la vita, ricordiamolo, per mano di due cittadini francesi, nati in Francia, non per mano di clandestini. Sempre che per la Lega nord Fano le persone con lontane origini razziali differenti dalla loro debbano per sempre portarsi addosso un marchio: e questo è razzismo e basta. Non lo diciamo solamente noi, lo dicono le tante associazioni e persone che si occupano di povertà e solidarietà sociale che in questi giorni hanno criticato duramente le illazioni di Lega nord. E poi arriva Oriana Fallaci, fatta resuscitare da Lega nord Fano in questo sit-in con letture dei suoi ultimi testi, quelli scritti dopo il suo ritiro a New York, tra il 1990 e il 2006, anno della sua morte. Fallaci vagheggiava di un complotto islamico per conquistare il mondo dal suo appartamento, nel quale viveva reclusa. Dopo l’attentato di Bin Laden del 2001 poi scrisse testi durissimi contro l’Islam, confondendo l’uso politico dell’islamismo radicale con l’islam in generale. Un bell’esempio di lucidità riproporla oggi, nel momento in cui tutte le associazioni di musulmani in Europa si schierano contro la violenza. ULTIMA FALSITA’, la guerra tra poveri… le colpe dei tagli alla sanità sarebbero non di Spacca ma dei profughi, il fatto che non ci siano aiuti ai disoccupati sarebbe colpa non di Renzi ma degli immigrati. Eppure sappiamo anche che a lucrare nella maniera più spudorata coi fondi europei sull’accoglienza è stata una lobby condotta dal fasci-mafioso Carminati, è stato un gruppo di persone che proprio coi suoi amici in Parlamento poi tuonava contro gli immigrati. Che differenza c’è quindi tra noi nati in Italia e i profughi che fuggono dai loro Paesi o gli immigrati che cercano lavoro qua? Nessuna, siamo comunque usati da chi vuole lucrare sulla nostra pelle e sul nostro lavoro, e proprio per questo che non dobbiamo dividerci, ma unirci. Alternativa libertaria- FdCA Fano, Pesaro

mercoledì 19 novembre 2014

Le 9 balle sull’immigrazione (smentite dai numeri). Articolo apparso su www.esseblog.it

“Un buon capro espiatorio vale quasi quanto una soluzione”. A. Bloch Negli ultimi tempi fra le provocazioni di Salvini, i blitz di Borghezio e Casapound, le aggressioni in autobus o per strada ai danni di africani accusati di portare l’Ebola, gli scontri di Tor Sapienza, le esternazioni di Grillo circa il trattamento da riservare a chi arriva dal mare, il clima attorno agli stranieri si è di nuovo fatto abbietto e a tratti pericoloso. Ho voluto allora confutare punto per punto le argomentazioni più usate dai razzisti a vario titolo, tanto per fare chiarezza e dimostrare che il razzismo rimane un basso istinto che va semplicemente educato e soppresso e non ha alcuna ragione razionale per essere professato. 1) “Vengono tutti in Italia” Gli stranieri in Italia sono poco più di 5 milioni e mezzo, ossia l’8% della popolazione. Solo 300 mila sono gli irregolari. Il Regno Unito è il paese europeo al primo posto per numero di nuovi immigrati con circa 560.000 arrivi ogni anno. Seguono la Germania, la Spagna e poi l’Italia. La Germania è invece il paese Ue con il maggior numero di stranieri residenti con 7,4 milioni di persone. Segue la Spagna e poi l’Italia. Siamo sesti inoltre per numero di richieste d’asilo (27.800). Da notare che il paese col più alto numero di immigrati è anche l’unico che in questo momento sta crescendo economicamente. 2) “Li manteniamo con i nostri soldi” Gli stranieri con il loro lavoro contribuisco al Pil italiano per l’11% , mentre per loro lo stato stanzia meno del 3% dell’intera spesa sociale. Inoltre gli immigrati ci pagano letteralmente le pensioni. L’età media dei lavoratori non italiani è 31 anni, mentre quella degli italiani 44 anni. Bisognerà aspettare il 2025 perché gli stranieri pensionati siano uno ogni 25, mentre gli italiani pensionati sono oggi 1 su 3. Ecco che i contributi versati dagli stranieri (circa 9 miliardi) oggi servono a pagare le pensioni degli italiani. 3) “Ci rubano il lavoro” “La crescita della presenza straniera non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani”, è la Banca d’Italia a parlare. Il lavoro straniero in Italia ha colmato un vuoto provocato da fattori demografici. Prendiamo il Veneto. Fra il 2004 e il 2008 ci sono stati 65.000 nuovi assunti all’anno, 43.000 giovani italiani e 22.000 giovani stranieri. Nel periodo in cui i nuovi assunti sono presumibilmente nati, negli anni dal 1979 al 1983, la natalità è stata di 43.000 unità all’anno. È facile vedere allora che se non ci fossero stati gli immigrati, 22.000 posti di lavoro sarebbero rimasti vacanti. Questo al Centro-Nord. La situazione è un po’ più problematica al Sud, perché in un’economia fragile e meno strutturata spesso gli stranieri accettano paghe più basse e condizioni lavorative massacranti, rubando qualche posto agli italiani. A livello nazionale, ad ogni modo, il fenomeno non è apprezzabile. 4) “Non rispettano le leggi” Negli ultimi 20 anni la presenza di stranieri in Italia è aumentata vertiginosamente, fra il 1998 e 2008 del 246% dice l’Istat. Eppure la delinquenza non è aumentata, ha avuto solo trascurabili variazioni: nel 2007 il numero dei reati è stato simile al 1991. Di solito si ha una percezione distorta del fenomeno perché si considerano fra i reati degli stranieri quelli degli irregolari che all’87% sono accusati di reato di clandestinità il quale consiste semplicemente nell’aver messo piede su territorio italiano. 5) “Portano l’Ebola” L’Africa è un continente enorme, non una nazione. Le zone in cui l’Ebola ha maggiormente colpito sono Liberia e Sierra Leone. Da queste zone non giungono immigrati in Italia dove invece arrivano da Libia, Eritrea, Egitto e Somalia. I sintomi dell’Ebola poi si manifestano in 3 o 4 giorni e un migrante contagiato non potrebbe mai viaggiare per settimane giungendo fino a noi. Infine il caso ebola è scoppiato ad aprile 2014, nei primi 8 mesi del 2014 in Italia sono arrivati circa 100 mila immigrati e neanche uno che ci abbia trasmesso l’Ebola. 6) “Aiutiamoli a casa loro” È la frase con cui i razzisti di solito si autoassolvono, come se aiutarli a casa loro non abbia dei costi e dei rischi, e come se i nostri governi non abbiano già lavorato per affossare questa possibilità. Nel 2011 il governo italiano ha operato un taglio del 45% ai fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo, stanziando effettivamente 179 milioni di euro, la cifra più bassa degli ultimi 20 anni. Destiniamo a questo ambito lo 0,2 del Pil collocandoci agli ultimi posti per stanziamenti fra i paesi occidentali. Nel 2013 il Servizio Civile ha messo a disposizione 16.373 posti di cui solo 502 all’estero, in sostanza il 19% di posti finanziati in meno rispetto al bando del 2011. 7) “Sono avvantaggiati nelle graduatorie per la casa” Ovviamente fra i criteri per l’assegnazione delle case popolari non compare la nazionalità. I parametri di cui si tiene conto sono il reddito, numero di componenti della famiglia se superiore a 5 unità, l’età, eventuali disabilità. Gli immigrati di solito sono svantaggiati perché giovani, in buona salute e con piccoli gruppi famigliari (poiché non ricongiunti). Nel bando del 2009 indetto dal comune di Torino il 45% dei richiedenti era straniero, solo il 10% di essi si è visto assegnare una casa. Nel comune di Genova, su 185 abitazioni messe a disposizione, solo 9 sono andate ad immigrati. A Monza su 100 assegnazioni solo 22 agli stranieri. A Bologna su 12.458 alloggi popolari assegnati, 1.122 agli stranieri. 8) “Prova a costruire una chiesa in un paese islamico” È l’argomento che molti usano perché non si costruiscano moschee in Occidente o perché si lasci il crocifisso nei luoghi pubblici. È un argomento davvero bislacco: per quale motivo se gli altri sono incivili dovremmo esserlo anche noi? E comunque gli altri non sono incivili. In Marocco i cattolici sono meno dello 0,1% della popolazione eppure ci sono 3 cattedrali e 78 chiese. Si contano 32 cattedrali in Indonesia, 1 cattedrale in Tunisia, 7 cattedrali in Senegal, 5 cattedrali in Egitto, 4 cattedrali e 2 basiliche in Turchia, 4 cattedrali in Bosnia, 1 cattedrale negli Emirati Arabi Uniti, 3 monasteri in Siria, 7 cattedrali in Pakistan e così via. 9) “I musulmani ci stanno invadendo” Al primo posto fra gli stranieri presenti in Italia ci sono i rumeni che sono oltre un milione. I rumeni per la maggior parte sono ortodossi. In seconda posizione ci sono gli albanesi, quasi 600 mila, per il 70% non praticanti (lascito della dominazione sovietica) e, fra i rimanenti, al 60% musulmani e al 20% ortodossi. Seguono i marocchini, quasi 500 mila, quasi totalmente musulmani, e ancora i cinesi, circa 200 mila, quasi tutti atei. Dunque in larga parte gli stranieri in Italia sono cristiani, oppure atei, solo in piccola parte professanti l’Islam. tratto da http://www.esseblog.it/tutti-gli-articoli/le-9-balle-sullimmigrazione-smentite-dai-numeri/

venerdì 24 ottobre 2014

Giornata antifascista e antirazzista del 25 ottobre 2014

Sabato 25 ottobre sarà per Verona una Giornata Antifascista e Antirazzista, promossa dall’Assemblea 25 Ottobre. La giornata prevede un momento di confronto pubblico la mattina, con la partecipazione di Saverio Ferrari, ed un corteo il pomeriggio che terminerà con un concerto in Piazza delle Poste. Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa diffuso dagli organizzatori. *** Comunicato Stampa ASSEMBLEA 25 OTTOBRE Giornata antifascista e antirazzista del 25 ottobre 2014 Perché il mancato concerto dei 99 Posse è un esempio piccolo piccolo, ma emblematico, di chi comanda a Verona! Perché l’aggressione squasdrista dello scorso anno in università, invece, ne è una rappresentazione gigantesca passata perlopiù sotto silenzio! Perché i continui attacchi alle persone omossessuali, bissessuali e transessuali hanno fatto di Verona centro del nuovo integralismo omo-bi-transfobico! Perché la morte di Nicola Tommasoli (e le centinaia di aggressioni di stampo razzista perpetrate quotidianamente) non è “un caso su un milione”, ma la diretta conseguenza del clima di intolleranza che regna a Verona! Perché la classe politica che governa questa città, sindaco in testa, ha precise e pesanti responsabilitàin tutto ciò: l’antifascismo non è una bandierina da sventolare, ma un valore da riaffermare ogni giorno! Per tutti questi motivi sabato 25 ottobre sarà una giornata dedicata ai temi dell’antifascismo e dell’antirazzismo, preludio di un percorso che si articolerà in diverse iniziative, alcune delle quali assumeranno carattere permanente, al fine di denunciare e tenere monitorata la situazione politica e sociale di una città da molti anni laboratorio e “simbolo” delle destre vecchie e nuove. La giornata del 25 inizierà alle 10.30 presso la sala conferenze della terza circoscizione in via Brunelleschi (quartiere Stadio), per l’appuntamento con lo storico milanese Saverio Ferrari, fra i fondatori dell’Osservatorio Democratico sulle nuove destre. Nell’occasione verrà presentato il dossier a cura dell’Assemblea 25 ottobreintitolato “A Verona tutta l’erba è uno (s)fascio” (2001-2014), che dovrebbe essere la prima tappa per la costruzione di un Osservatorio antifascista e antirazzista a Verona. Il pomeriggio alle 14.30 concentramento nel piazzale della stazione di Porta Nuova per il corteo che attraverserà le vie del centro fino a piazza Indipendenza (piazza delle Poste). La manifestazione percorrerà via Città di Nimes, via Giberti, via Valverde per sbucare nei pressi dei portoni della Bra, una sosta in piazza Bra, poi stradone San Fermo e un’altra sosta per ricordare Nicola Tommasoli e tutte le vittime dei pestaggi avvenuti in questa città, lungadige Rubele fino a ponte del Popolo con un’ulteriore sosta per un intervento di controinformazione sulla situazione di Veronetta e dei migranti, sottoposti in queste settimane all’operazione “Mos Maiorum”. L’arrivo è previsto per le 19.00 in piazza delle Poste, dove si terrà un concerto di chiusura con la partecipazione di artisti locali. #Verona #Antifa #Corteo #25ottobre

martedì 14 ottobre 2014

Appello per una GIORNATA ANTIRAZZISTA e ANTIFASCISTA a Verona il 25 Ottobre 2014

Appello per una GIORNATA ANTIRAZZISTA e ANTIFASCISTA a Verona il 25 Ottobre 2014 Verona è ormai da troppo tempo una città-laboratorio dell’estrema destra e dei movimenti integralisti cattolici, appoggiati dall’attuale sindaco, il leghista Flavio Tosi. Tra i consiglieri comunali e circoscrizionali eletti nella sua lista, parecchi provengono dalle file della destra radicale e qualcuno ne è tuttora il referente. Vittorio Di Dio, ex Msi-An-PdL, è il referente di CasaPound in consiglio comunale, Marcello Ruffo, coordinatore regionale di CasaPound, è consigliere in Terza circoscrizione, Massimo Piubello, ex Veneto Front Skinhead, ex Fiamma Tricolore, attualmente di Progetto nazionale-Fiamma futura, è consigliere com...unale, Ciro Maschio, ex Fronte della Gioventù, ex An, attualmente di Fratelli d’Italia, è consigliere comunale e via discorrendo. Altri, ex consiglieri in forza al centrodestra, sono stati nominati presidenti delle municipalizzate. Andrea Miglioranzi, ex Veneto Front Skinhead, chitarrista del gruppo nazirock “Gesta Bellica” è presidente dell’Amia (municipalizzata per i Servizi ambientali), Massimo Mariotti, ex MSI-AN, referente della destra sociale, indicato dagli integralisti cattolici sul sito Agere Contra come loro responsabile, ex assessore alle Politiche giovanili nella giunta Sironi (Forza Italia) dal 1998 al 2002, è presidente di Acque Veronesi, la società consortile che gestisce la rete idrica cittadina. L’avvocato difensore di tutti i neonazisti coinvolti in pestaggi o peggio, Roberto Bussinello, ex Fiamma tricolore, ex Forza Nuova, attualmente di Comunità identitaria, fa parte dell’organismo di vigilanza di Agsm (municipalizzata che gestisce la rete di distribuzione di gas ed energia elettrica). L’ultimo, eclatante episodio di discriminazione “istituzionale”, che riguarda “soltanto” un gruppo musicale, i 99 Posse, a cui è stato praticamente impedito di esibirsi in città nell’ambito dell’Vrban Ecofestival, è sintomatico del clima di intimidazione portato avanti dall’estrema destra che gode di appoggi e collateralismo nella giunta comunale. Ma sono però molti altri gli episodi e i fatti, ben più gravi, a scandire la vita quotidiana della città. L’aggressione squadrista all’università in occasione di una conferenza di Alessandra Kersevan sulle foibe, l’approvazione in consiglio comunale di una mozione omo-transfobica a cura del consigliere integralista cattolico Alberto Zelger, che invita le scuole a vigilare sulle iniziative in odor di “teoria del gender” con numero verde comunale per ricevere le “spiate”, le varie ordinanze e divieti del sindaco, tra cui quella che multa chi soccorre i senzatetto, l’aggressione fascista in vari locali del quartiere popolare di Veronetta con protagonista il suddetto consigliere di circoscrizione Marcello Ruffo, l’approvazione con finanziamento pubblico del progetto di quest’ultimo per una commemorazione del neofascista Sergio Ramelli, sono soltanto alcuni degli episodi di un elenco che sarebbe tristemente più lungo. Dal 2008, quando una banda di ragazzotti (tra cui alcuni neofascisti) aggredì Nicola Tommasoli che morì in seguito alle violenze, non è cambiato nulla! Già 14 anni fa gli antifascisti veronesi chiamarono alla mobilitazione le forze democratiche, nel tentativo di fermare quello che anche allora si configurava come un laboratorio avanzato delle destre. Allora la Lega era alleata con Forza Italia per affermare un blocco di consenso che comprendeva nuovi fascisti e integralisti. Oggi la Lega ha il volto del sindaco Tosi che nel frattempo è diventato un fenomeno mediatico ma che in realtà è l’abile tessitore di questo laboratorio, coadiuvato dai suoi amici fascisti vecchi e nuovi. A tutto ciò non è estranea neppure la Chiesa cattolica, che a Verona, oltre ad esprimere la potenza anche economica legata all’Opus Dei, trova nell’attuale vescovo Zenti un forte sostenitore non solo degli integralisti ma anche dello stesso sindaco. Ci sembra dunque arrivato il momento di lanciare un appello per una nuova grande GIORNATA ANTIRAZZISTA E ANTIFASCISTA a Verona per sabato 25 ottobre, che sia non un punto d’arrivo ma la tappa di un percorso di riflessione, di sensibilizzazione e di reale cambiamento. E’ il momento di riappropriarci della città, degli spazi, della facoltà di decidere chi deve suonare o meno, o di fare una festa senza che vengano bruciate bandiere. Abbiamo sete di cultura, di conoscenza e di confronto, insomma vogliamo una città libera, aperta, solidale, inclusiva, vivace e accogliente, Verona, città medaglia d'oro della Resistenza, ora e sempre antifascista! ASSEMBLEA per il 25 OTTOBRE per adesioni: assemblea25ottobre@autoproduzioni.net Sabato 25 Ottobre 2014 h. 10.30 Incontro Pubblico con Saverio Ferrari (responsabile dell'Osservatorio Democratico sulle nuove destre) h. 14.30 Concentramento piazzale Stazione P.ta Nuova h. 15.00 Corteo Al termine CONCERTO GRATUITO

La Lega nord alla prova d’autunno

In attesa di saperne di più pubblichiamo un nuovo articolo sulla Lega nord in uscita sulla rivista l’antifascista, la rivista dell’Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti La Lega nord alla prova d’autunno Tra derive razziste, velleità separatiste, proteste fiscali e sociali La Lega Nord si appresta a promuovere un suo “autunno caldo”. Molti gli annunci. Nell’ultimo consiglio federale di settembre Matteo Salvini è stato chiaro: «Sarà un autunno verde». Due gli appuntamenti principali, il 18 ottobre a Milano per dire «Stop all’invasione», una manifestazione “contro gli immigrati”, in piazza Duomo, con l’intenzione di mobilitare almeno «centomila persone», e il 14 novembre, con l’organizzazione di una giornata di «resistenza fiscale» per mettere in crisi «i cassieri dello Stato». Una sorta di «rivolta» a base di gesti eclatanti, dallo sciopero degli scontrini fiscali al sabotaggio dei pedaggi autostradali. Sarà dunque la Lega, in prima persona, a rilanciare il cosiddetto movimento dei “forconi”. L’ESPERIENZA RIBELLISTICA DI DICEMBRE-GENNAIO Nel dicembre-gennaio scorso l’esperienza che fu definita dei “forconi” si connotò per un ribellismo tanto eterogeneo quanto confuso e primitivo, dal Piemonte alla Sicilia. Inizialmente vi confluirono realtà diverse che si resero protagoniste di blocchi stradali come dell’occupazione di piazze in diverse e importanti città. L’epicentro fu a Torino, non a caso, una metropoli che con il suo rapido processo di deindustrializzazione aveva per molti versi anticipato la crisi economica e sociale che aveva successivamente investito il paese. Ciò che suscitò allarme fu, via via, l’infiltrazione operata dalle principali organizzazioni dell’estrema destra, da Casa Pound a Roma a Forza nuova a Milano. L’improvvisato gruppo dirigente del movimento ne fu sopraffatto. Il tutto, senza un vero programma, si esaurì presto lasciando dietro di sé più di un episodio violento e piccoli leader populisti in cerca di visibilità. Coagulò comunque un disagio reale. Tra le inquietudini suscitate anche una certa benevolenza e comprensione esplicitata dalle forze dell’ordine che in più occasioni (Torino e Milano) solidarizzarono con i manifestanti attuando gesti simbolici come il togliere il casco nei fronteggiamenti di strada. Atti mai riscontrati in precedenza in Italia nella pur lunga storia della conflittualità sociale e sindacale. LA “NUOVA” LEGA La Lega sotto la guida di Matteo Salvini sembrerebbe aver parato i contraccolpi della precedente gestione bossiana travolta da scandali e ruberie. Nelle ultime elezioni europee, con il 6,1%, ha ripreso vigore, riuscendo a riconquistare consensi soprattutto in Veneto e in Lombardia. Tra le forze della destra italiana è stata l’unica a poter cantare vittoria a fronte di una vistosa flessione di Forza Italia, del risicato risultato del Nuovo centro destra (appena sopra il 4%) e dell’insuccesso dei Fratelli d’Italia, incapaci di superare la soglia di sbarramento. Ciò è stato il frutto di un nuovo posizionamento che ha visto la Lega recuperare a pieno titolo un impianto di tipo razzista, attraverso la demonizzazione dell’integrazione e della società multietnica, allineandosi alle peggiori formazioni dell’estrema destra europea, con cui, per altro, ha provveduto a promuovere la cosiddetta Alleanza europea per la libertà (Eaf), spaziando dal Front national francese all’islamofobico Partito per la libertà olandese (Pvv), fino a sigle politiche apertamente xenofobe come il Vlaams belang belga (Interesse fiammingo) e il Partito della libertà austriaco (Fpo). A spiegare questo successo anche una svolta di tipo nazionalista. Per la prima volta nella sua storia la Lega si è infatti rivolta all’insieme dell’elettorato, non limitandosi unicamente ai “padani”. I suoi candidati, a partire dal segretario nazionale, non solo hanno battuto i territori del centro-sud, ma hanno assunto slogan del tipo “Basta euro, basta Unione europea, basta tasse, prima gli italiani!”, facendo il verso a Marine Le Pen. Questa nuova linea ha consentito di portare in dote quasi duecentomila voti dai collegi centro meridionali, di eleggere a sorpresa un parlamentare nel centro Italia, Mario Borghezio, e anche di beneficiare della convergenza di alcune storiche organizzazioni neofasciste, in primis Casa Pound, che, di fronte a questa nuova impostazione “nazionalistica”, non riuscendo a presentare proprie liste, ha potuto riversare i propri voti sulla Lega. Ciò che si sta prospettando è una nuova configurazione delle destre italiane, con l’assunzione da parte del partito di Salvini di un ruolo di riferimento per lo stesso neofascismo. A tale scopo, la Lega ha anche costituito l’associazione Patriae, entro cui, proprio in questi mesi, sta pilotando la confluenza di militanti e spezzoni in libera uscita dell’estremismo nero. Un momento non secondario di verifica sarà rappresentato dalla manifestazione milanese del 18 ottobre, dove accanto alle camicie verdi sfileranno i rappresentanti di alcune delle sigle più note a cavallo tra neofascismo e neonazismo, da Lealtà azione a Destra per Milano, da gruppi fuoriusciti da Forza nuova a Progetto nazionale, una delle sigle di copertura del Veneto fronte skinheads. L’IDEA DELLA SPALLATA Per la “nuova” Lega, a tutti gli effetti ormai il vero partito della destra radicale italiana (tra le sue proposte anche l’abrogazione della legge Mancino che punisce l’istigazione all’odio razziale, etnico e religioso), decisivi saranno i prossimi mesi, quelli autunnali. Punterà a ritagliarsi, autonomamente dal centro-destra, un proprio spazio (posponendo i tempi per eventuali accordi elettorali con Forza Italia) e cercherà di crescere nei consensi attraverso un mix di contenuti razzisti, velleità separatiste (sosterrà sia il referendum indipendentista veneto sia quello lombardo in favore dello statuto speciale), proteste fiscali e sociali a tutto campo (ha già depositato le firme per un referendum abrogativo della legge Fornero), anche nel centro e nel sud d’Italia, favorendo la costituzione in quelle regioni di nuovi soggetti politici con cui federarsi. Quasi un tentativo di spallata da destra, da non sottovalutare.

martedì 26 agosto 2014

Verona vs 99 Posse!! Chi può suonare in città lo decide il sindaco amico dei fasci?

Se non ci fosse la Giunta di Flavio Tosi (infarcita di ogni tipo di fascisti, razzisti, xenofobi ed integralisti) uno potrebbe pensare di trovarsi in una città come le altre… ma Verona non è una città come le altre! Verona è la città dove per il compleanno dell’Hellas Verona si permette a due gruppi dichiaratamente neonazisti (Sumbu Brothers e 1903) di esibirsi dal palcoscenico dell’Arena di Verona (concesso gratuitamente dal Comune). Verona è la città dove gli ex squadristi picchiatori fanno carriera politica: Nicola Pasetto e Luca Bajona (che nei primi anni ’80, da militanti del Fronte della Gioventù, spaccarono la testa con un crick ad un antifascista) diventarono, rispettivamente, deputato e vicesindaco. Andrea Miglioranzi (ex componente della band nazirock Gesta Bellica, militante del Veneto Fronte Skinheads) è divenuto presidente dell’Azienda Municipalizzata Igiene Ambientale. Marcello Ruffo (CasaPound Italia, che l’anno scorso festeggiò la laurea con una “caccia ai rossi” a mano armata in giro per i locali di Veronetta) è presidente della Commissione Cultura della III Circoscrizione, eletto con la lista civica del sindaco. Verona è la città dove il sindaco sfila alla testa di un corteo organizzato da gruppi di estrema destra come Forza Nuova (fondato da Roberto Fiore, ex terrorista di Terza Posizione) e quando l’anno dopo alcuni militanti proprio di quel gruppo politico aggrediscono ed uccidono un ragazzo in pieno centro storico lo stesso sindaco dichiara ai giornali che “è un caso su un milione, poteva capitare a chiunque” (ipse dixit). Verona è la città dove l’unica voce autenticamente resistente (il CSOA La Chimica) viene letteralmente demolita, rasa al suolo, polverizzata per volere del sindaco Flavio Tosi (condannato in via definitiva per “propaganda ed istigazione all’odio razziale”) neanche tre mesi dopo essere stato eletto. Verona è la città dove si organizzano incontri istituzionali contro la violenza politica e chi li organizza è un consigliere di circoscrizione con due processi a carico per aggressione a mano armata ai danni di chi la pensava diversamente da lui. Verona è la città dove nel 1995 furono approvate le tristemente famose mozioni omofobe in Consiglio Comunale (per rispondere all’Unione Europea che chiedeva uguali diritti per tutt*, gay/etero/trans che fossero) e dove nel 2014 ne è stata approvata un’ulteriore che impegna il Comune a “vigilare sui libri di testo in cui si parla di identità di genere”. In mezzo a questi due episodi una valanga di aggressioni a sfondo razzista ed omofobo. L’ultima capitata giusto un paio di settimane fa in un paese della provincia. Verona è la città dove il Comune sceglie, per rappresentarlo all’interno dell’Istituto per la Storia della Resistenza (già, proprio la Resistenza Antifascista), un appartenente alla destra estrema. E a Verona succede anche che i 99 Posse, gruppo napoletano con una ventennale storia di militanza antifascista, vengano tacciati di “istigare alla violenza” nel classico tentativo mistificatorio di fare un unico grande calderone di ogni avvenimento senza minimamente cercare di discernere tra chi durante la Resistenza ha agito per la libertà e chi invece per toglierla. Il 25 aprile 2015 sarà il 70° anniversario della Liberazione dal Nazifascismo. Una nuova, grande mobilitazione servirà per cancellare i rigurgiti di quella violenza fascista che, sconfitta dagli eventi, deve essere per sempre consegnata alle pagine più nere dei libri di storia. CONTRO IL FASCISMO E LA SUA VIOLENZA ORA E SEMPRE RESISTENZA! Kollettivo Autonomo Antifascista Verona

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)