„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
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domenica 26 novembre 2017
sabato 3 ottobre 2015
comitato cittadini villaggio san marco
Hai visto che hanno iniziato i lavori che
trasformeranno Via Sansovino in una
superstrada?
Nel 2002 la giunta di Centro Sinistra col sindaco Costa ed a seguire la Giunta Orsoni approvano
un piano regolatore che prevede fra il resto la costruzione di una strada, la Vallenari bis, che parte da
Via Sansovino, con un ponte supera l'Osellino, subito dopo il ponte si prevede la costruzione di
migliaia di abitazioni e quindi attraverserà Mestre passando a 15 metri dagli istituti scolastici,
incrociando la circonvallazione per poi giungere fino a Tessera eliminando una grande area verde.
Il giorno 11 Settembre abbiamo fatto un'assemblea in Piazza Canova a cui hanno partecipato
un centinaio di cittadini del Viale e dei numerosi politici invitati (ex-assessori, sindaco etc) abbiamo
visto Conte (il presidente del Consiglio di Quartiere) e Boraso (l'assessore alla Mobilità ed ai
trasporti).
Pubblicamente I politici intervenuti hanno detto che l'opera non è giustificata ma che non
possono fare nulla.
Alcuni cittadini che vivono vicino a dove sorgerà la strada hanno deciso di fare delle azioni
legali contro la strada.
Il nostro comitato del Villaggio San Marco, assieme ai cittadini presenti, ha deciso a grande
maggioranza che si tratta di un'opera inutile e dannosa e che porterebbe traffico, alluvioni ed infine
anche fenomeni di corruzione come quelli del Mose.
Non solo. A fronte del degrado del nostro quartiere (marciapiedi, illuminazione, inquinamento e
fognature) la decisione di spendere 20 milioni di euro per un'opera inutile e dannosa ci sembra
criminale.
Chiediamo quindi che i soldi pubblici destinati a questa inutile opera vengano destinati a opere
nei nostri quartieri quali:
- rifare le fognature dove necessario;
- finanziare se necessario le bonifiche;
- rifare i marciapiedi, i passaggi pedonali, rivedere illuminazione, campo da calcio, ex cinema
etc etc.
Insomma crediamo che la giunta debba investire nel rendere vivibile il nostro, come gli altri
quartieri, invece che buttare via i nostri soldi in un'opera inutile e dannosa.
Per questo motivo abbiamo organizzato un pranzo di autofinanziamento a 15 euro a testa (7
per studenti e disoccupati) per il giorno 3 Ottobre alle ore 12.00 in Piazza Canova per aiutare anche
economicamente i cittadini che hanno intenzione di percorrere le vie legali per fermare la Vallenari
bis. Tutti I cittadini del Villaggio sono invitati a dare una mano ed a partecipare. Prenotatevi
telefonando al 348-2616881 e scrivetendoci al comitatovsm@gmail.com.
Il comitato cittadini del Villaggio San Marco
fip Piazza Canova 15 Settembre 2015
venerdì 2 ottobre 2015
Fincantieri: perché è importante che lo sciopero del 2 ottobre riesca bene
Lavoratori e lavoratrici della Fincantieri e degli appalti,
domani, per la prima volta da anni, è indetto uno sciopero in tutti gli stabilimenti di Fincantieri in Italia. Noi del Comitato lo abbiamo richiesto per mesi e mesi perché la ripresa della lotta con l’unità tra tutti i cantieri è il solo mezzo che abbiamo per fermare l’attacco del padrone e costringerlo ad accettare le nostre rivendicazioni.
Abbiamo fatto in passato e possiamo ripetere qui tutte le nostre critiche ai dirigenti della FIOM per come stanno conducendo questa vertenza e per avere preso con ritardo questa decisione. Sappiamo bene che tra gli operai più combattivi c’è un giustificato malumore anche nei loro confronti, e non solo verso i dirigenti di FIM e UIL asserviti in tutto e per tutto all’azienda.
Ma la piena riuscita dello sciopero di domani non riguarda la FIOM, riguarda tutti noi, il nostro salario (tagliato di 1.500-2.500 euro l’anno), i nostri diritti, le “flessibilità” che Bono&C. pretendono da noi, il nostro futuro.
In questi mesi di tregua, noi lavoratori ci siamo fermati, ma l’azienda è andata avanti come un carroarmato arrivando, nel cantiere di Palermo, all’estremo ricatto: “se volete lavorare, dovete rinunciare per sempre a scioperare”. E con la sua arroganza ha incitato i padroni e padroncini degli appalti – a Marghera e ovunque – a fare i loro porci comodi: due mesi in media di ritardo nel pagare i salari, per giornate di lavoro di dodici ore, spesso sette giorni su sette!
In questa azienda crescono solo i bonus dei dirigenti e il numero dei capi e dei controllori! E così si va sempre più verso un sistema di lavoro neo-schiavistico: meno dipendenti diretti Fincantieri, esternalizzazione degli scafi, brutale super-sfruttamento del lavoro degli immigrati.
Dobbiamo fermare questa tendenza prima che sia troppo tardi! E dobbiamo farlo insieme i dipendenti Fincantieri dei diversi stabilimenti e gli operai degli appalti.
Per questo è importante che lo sciopero di domani riesca bene. Il padrone sta facendo di tutto per farlo fallire: richiami individuali, intimidazioni, minacce. Ma non può fare promesse, perché non ha alcuna intenzione di fare concessioni sul salario. La ‘voce’ messa in giro dai dirigenti FIM e FIM: cediamo sulle flessibilità, così l’azienda ci restituisce il premio di produzione, è totalmente falsa.
Macché! Come Marchionne alla Fiat, Bono&C. vogliono tutto: tagliare il salario, aumentare l’orario, azzerare il diritto all’organizzazione operaia in fabbrica (perché hanno smontato il palco in mensa?), abbassare il costo del lavoro negli appalti, controllarci con i chip nelle scarpe …
FERMIAMOLI, RICACCIAMOLI INDIETRO RIPRENDENDO CON FORZA LA LOTTA!
1 ottobre 2015
COMITATO DI SOSTEGNO AI LAVORATORI FINCANTIERI
Piazzale Radaelli, 3 – Marghera
comitatosostegno@gmail.com
martedì 16 giugno 2015
Da Marghera, sulla lotta alla Fincantieri
Da Marghera, sulla lotta alla Fincantieri
Care/i compagne/i,
da alcuni mesi vi inviamo periodici aggiornamenti sulla lotta alla Fincantieri convinti che quello in corso non è una semplice vertenza aziendale, ma uno scontro di portata molto più ampia. I vertici di Fincantieri, infatti, si sono dati il compito di importare il "metodo Marchionne" nel campo delle imprese di stato o controllate dallo stato, e di aprire la strada all'attacco che Federmeccanica ha in programma di fare in autunno quando si dovrebbe rinnovare il contratto dei metalmeccanici. Quello che si profila, infatti, è o la secca pretesa padronale di avere 30 mesi di "moratoria", come a dire l'annullamento del contratto nazionale per un "giro", o una sfilza di richieste di "restituzione" da parte dei padroni, a cominciare da un taglio ai salari di almeno 60 euro in media (con il risibile pretesto che nel triennio 2013-2015 l'inflazione effettiva è stata più alta di quella programmata).
Certi del significato politico di questa lotta, e coscienti di quanto sono limitate le nostre forze a fronte di quelle messe in campo da Fincantieri, abbiamo chiesto fin dall'inizio agli organismi, ai siti, ai singoli compagni e ai lavoratori impegnati nelle lotte un aiuto non solo e non tanto a diffondere i nostri testi, quanto a fare il possibile per ricostituire un collegamento tra gli operai dei diversi cantieri che è andato distrutto negli scorsi anni e per spezzare l'isolamento nel quale questa lotta si trova. Dal momento che stiamo entrando in un passaggio critico di essa e le difficoltà per gli operai stanno crescendo, anche per effetto dell'azione disfattista di Fim-Uilm e, in altre forme, della Fiom, rinnoviamo con forza questa richiesta.
Queste nuove note di aggiornamento sono state stese prima degli incontri tra azienda e sindacati dei giorni 7 e 8 giugno, ma prima di diffonderle abbiamo preferito attendere che fosse noto l'esito degli incontri che hanno, una volta di più, confermato la ferma volontà di Fincantieri di portare a termine un attacco a 360 gradi ai propri lavoratori e ai lavoratori degli appalti. Dunque non c'è stato bisogno di modificare in nulla ciò che avevamo scritto. Dopo l'incontro Fim e Uilm hanno ulteriormente accentuato il loro servilismo verso la Fincantieri, facendo finta di vedere nel "piano industriale" presentato da Bono & C. un "importante passo in avanti nella discussione". A sua volta la dirigenza della Fiom ha scoperto, con un'altrettanto incredibile "ingenuità", che l'azienda "rilancia gran parte dei concetti pregiudizievoli a un accordo e già giudicati irricevibili dai lavoratori", e risponde alla conferma dell'attacco padronale con... la predisposizione, forse, di "un'azione per comportamento antisindacale contro Fincantieri". Sai che paura per Bono e la sua banda!
Ci piacerebbe raccontarvi che reagendo all'oltranzismo padronale gli operai, a partire da Marghera, da sempre il cantiere più combattivo del gruppo, hanno spazzato via una volta e per tutte questi bonzi dandosi un'autonoma organizzazione di lotta capace di fronteggiare l'aggressione padronale e di rivolgersi all'intera classe lavoratrice. Dobbiamo invece dirvi delle accresciute difficoltà, e anche degli arretramenti, che la lotta operaia sta al momento incontrando. Lo facciamo sia perché il nostro terreno non può essere altro che il terreno della realtà, ma soprattutto per discutere insieme il modo più efficace di intervenire in queste difficoltà, proprie all'intera classe operaia, e di continuare ad incitare i lavoratori alla lotta e spingerla comunque in avanti, con il bello e il cattivo tempo.
Marghera, 11 giugno
La Fincantieri intensifica l'attacco.
Sta ai lavoratori intensificare la lotta,
se vogliono respingere il padrone.
Siamo entrati nel terzo mese della vertenza alla Fincantieri e continua ad esserci, purtroppo, uno scarto significativo tra l'alta intensità dell'attacco padronale e la risposta operaia che c'è (l'ultimo sciopero, riuscito, è stato giovedì 4 giugno ad Ancona), ma ha un carattere ancora scoordinato e, nonostante tutto, di modesta intensità.
Fincantieri si sente forte, ci va giù duro, e provoca in serie.
Sull'intensità e sulla determinazione dell'attacco padronale possono ormai avere dubbi, o far finta di averne, solo i bonzi sindacali, inclusi quelli della Fiom. Anche le più recenti affermazioni dell'a.d. Bono sono invece quanto mai esplicite: "Dobbiamo confrontarci con un mondo diverso dal passato (...); non possiamo restare con relazioni sindacali che sono state costruite negli anni '70"; "la produttività dei dipendenti diretti di Fincantieri è altamente insufficiente". Ancor più inequivocabili sono i fatti. Anzitutto il persistente rifiuto dell'azienda a discutere le due piattaforme presentate, separatamente, da Fim-Uilm e dalla Fiom, e l'imposizione a discutere (si fa per dire) solo la contro-piattaforma presentata dall'azienda. Che - ricordiamolo - contiene la pretesa di 104 ore annue di lavoro gratuite, la subordinazione integrale del premio di produzione ai livelli di profittabilità decisi da Fincantieri (non comunicati ai lavoratori, ma solo ai dirigenti sindacali), nuovi controlli personali sugli operai (un chip nelle scarpe o nel casco), la riduzione del costo della forza-lavoro negli appalti attraverso il ricorso sistematico alle agenzie interinali, dure sanzioni in caso di scioperi spontanei, etc.
A seguire, poi, c'è una sfilza di fatti accaduti nelle ultime settimane: 1) una decina di trasferimenti punitivi di impiegati e tecnici, tutti iscritti alla Fiom; 2) il divieto opposto alla Fiom di tenere un'assemblea a Trieste nella sede centrale; 3) l'attacco, con minaccia di esposto alla magistratura, al consiglio comunale di Ancona per essersi permesso di chiedere all'azienda di fare nuove assunzioni nel cantiere di Ancona a fronte di un grosso incremento degli ordini di lavoro, assorbendo una parte almeno dei 106 operai e impiegati della Isa Yachts in crisi anziché ricorrere, come sta facendo, al gonfiamento degli appalti e dei sub-appalti (nel cantieri di Ancona il rapporto è arrivato alla soglia di 1 dipendente diretto Fincantieri fino a 6 operai delle ditte esterne); 4) l'attacco alla questura di Venezia, definita "forza del disordine", per non avere manganellato gli operai che picchettavano gli ingressi del cantiere di Marghera il 14 maggio; 5) l'annullamento dell'incontro con i dirigenti sindacali previsto a metà maggio come segno di spregio verso la trattativa e i sindacati; 6) il provvedimento disciplinare (con velata minaccia di licenziamento) contro 2 delegati e 1 operaio di Marghera per una "violenza" inesistente ai danni di un semi-dirigente; 7) la decisione di pagare alcuni milioni di euro di bonus ai dirigenti e ai quadri tecnici proprio mentre ha tagliato la busta paga degli operai di almeno 70 euro al mese (fino a 200, e oltre); 8) la forte pressione sugli organi di stampa perché diano la massima amplificazione alle prese di posizione aziendali e ai successi dell'azienda, e il minimo spazio possibile alle lotte - come sta avvenendo in effetti.
Un altro test di questo atteggiamento aggressivo e provocatorio sono le dichiarazioni di Bono&C. in risposta alle deboli proteste dei dirigenti sindacali di Monfalcone contro la distribuzione dei premi ai dirigenti; dichiarazioni aggressive e provocatorie non solo e non tanto verso di loro, quanto verso i lavoratori e il loro diritto a scioperare contro i diktat padronali: "L'azienda vuole sapere quante navi hanno portato le Rsu in tutti questi anni e, soprattutto, si chiede, e chiede, chi sia a progettarle, pianificarne e seguirne la costruzione (...), e a consegnarle rispettando tempi e costi, nonostante ci sia chi faccia di tutto perché ciò non avvenga" ("Il piccolo", 29 maggio). In riunioni riservate tra la direzione centrale e le direzioni di stabilimento, tenutesi in tutti i cantieri, Bono&C. hanno espresso con una volgarità ancora più schifosa il loro disprezzo nei confronti degli operai. A stare a queste sanguisughe, la fortuna di Fincantieri sarebbe dovuta alle manovre finanziarie e alle sole attività di progettazione delle navi (neppure quella opera loro, peraltro) e di sorveglianza dei lavoratori; tutto il resto, l'enorme quantità di lavoro produttivo necessario a confezionare queste merci, è niente, o è merda.
I boss di Fincantieri si sentono forti. Oltre che dalle laute commesse arrivate dalla Carnival (con ordini di lavoro fino al 2019), Bono e la sua cricca sono stati ulteriormente rafforzati dalla decisione presa a inizio maggio dall'Occar (l'Organizzazione congiunta di cooperazione per gli armamenti) di assegnare a Finmeccanica e Fincantieri un ordine da 3.5 miliardi di euro per la produzione di 6 pattugliatori (più forse altri 4) e un'unità di supporto logistico nel quadro del programma pluriennale di rafforzamento della marina militare italiana. Il vertice di Fincantieri sta poi infittendo i suoi rapporti con la marina militare degli Stati Uniti (cfr. l'intervista del 18 maggio di Bono a "Defense News", Naval Work Booming at Fincantieri) e con la Camper & Nicholsons International, una impresa statunitense capofila nelle attività legate agli yacht e alla nautica di lusso, in vista anche di uno sbarco in Cina insieme a Carnival e China Cssc, finalizzato a produrre megayacht e navi da crociera per il mercato cinese. Ancora: pare imminente l'acquisizione dei Chantiers de l'Atlantique di Saint-Nazaire, più grandi del maggiore cantiere italiano, quello di Panzano-Monfalcone, dopo che il padronato francese ha fatto una chiara apertura al 'cavaliere bianco' italiano (v. "Les Echoes", giornale della Confindustria francese, del 2 marzo) che subentrerebbe alla coreana Stx in difficoltà finanziarie - al momento le sole perplessità o riserve vengono dal Front national della Le Pen, mentre il nuovo ministro dell'economia, Macron, è dato per favorevole.
Insomma, nonostante le difficoltà che Fincantieri incontra per effetto della secca riduzione degli ordini alla Vard, la controllata specializzata nella produzione di navi per la ricerca sottomarina di petrolio e di gas, Bono & C. proseguono nella strategia di "consolidamento europeo" e globale del gruppo finalizzata anche a fronteggiare la concorrenza della tedesca Meyer Werft, che ha da poco incorporato il cantiere finlandese di Turku, l'unico in Europa in grado di produrre navi Cruise da oltre 200.000 tonnellate. E lo fanno sapendo, naturalmente, di poter contare sui fondi statali (come hanno fatto in passato in modo sistematico per pagare, cioè: far pagare a noi lavoratori, anni di cassa integrazione). Nel caso specifico dell'acquisizione dei Chantiers de l'Atlantique ad intervenire, forse in collaborazione con un omologo istituto francese, sarebbe la Cassa depositi e prestiti, che controlla Fincantieri al 72%.
Gli operai rifiutano lo scambio diseguale.
Ma per piegare Fincantieri serve una lotta molto più determinata e unitaria.
Fincantieri sente di avere le spalle totalmente coperte dal governo Renzi che alle imprese, e in specie alla linea Marchionne, ha assicurato un appoggio incondizionato, tanto più se promettono di dare un minimo di corpo e di sostanza alla "ripresa". E Fincantieri è tra le non molte grandi imprese che possano farlo. Il suo punto di forza, infatti, è "offrire" ai propri dipendenti, operai e impiegati, in tempi di pesante disoccupazione e dilagante precarietà, il seguente scambio: lavoro garantito fino al 2020-2022 (o perfino al 2025) in cambio di un peggioramento generale della condizione operaia tanto in Fincantieri quanto negli appalti: più orario, più produttività e meno salario; più controlli e meno (o zero) conflitti. Si tratta di uno scambio diseguale in perfetto stile padronale. Gli scioperi di marzo, aprile e maggio provano che la grande maggioranza degli operai e dei lavoratori Fincantieri lo rifiuta. Il grosso problema, però, è che per respingere l'attacco padronale ben studiato e deciso, è necessaria una lotta molto più dura, determinata, unitaria di quella che c'è stata fino ad oggi, e una lotta capace di parlare all'insieme della classe lavoratrice, mentre per così come sono avvenuti finora, gli scioperi non sono riusciti a spostare Fincantieri dalla sua posizione di sfida frontale ai lavoratori e non sono riusciti ad uscire dai singoli cantieri.
Vediamone le ragioni, per meglio identificare il nostro "che fare".
1) Pesa anzitutto sui lavoratori Fincantieri, che non sono certo un mondo a parte, lo stato generale della classe operaia dell'industria che è ad oggi sostanzialmente ferma, disorientata, impaurita dalla minaccia della disoccupazione e dall'aggressività di padroni e governo - l'ultima manifestazione operaia di una certa consistenza è stata quella organizzata dalla Fiom il 28 marzo a Roma, non a caso di sabato, e senza grandi prospettive, mentre la stessa agitazione a Melfi contro i bestiali 20 turni di recente introdotti sembra, almeno momentaneamente, rientrata. Sicché all'oggi gli operai Fincantieri si trovano ad essere tra i pochissimi operai di un medio-grande stabilimento industriale in lotta in Italia. E il discorso si può allargare all'Europa, dove - al momento - i conflitti sindacali più accesi, come in Italia del resto (con la logistica), si stanno manifestando fuori dall'industria: vedi i macchinisti delle ferrovie, i piloti, le/i maestri d'asilo o i postali in Germania, i dipendenti della Carrefour in Francia.
2) Pesa altrettanto, in negativo, il fatto che il padrone-Fincantieri ha gettato sul piatto cinque, o più, anni di lavoro "sicuro" in un contesto di quasi generalizzata precarietà, che tocca anche le famiglie dei dipendenti Fincantieri, tanto al Sud quanto, sempre più, anche al Nord. Così come cominciano a far sentire il loro effetto da un lato il taglio dei salari iniziato ad aprile (-70 euro circa per tutti) a cui si è aggiunto il mancato pagamento di una rata del vecchio premio di produzione (circa 300 euro in meno), e dall'altro i provvedimenti disciplinari.
3) Gran parte degli operai non ha compreso o, almeno, non ha compreso fino in fondo che Bono & Co. vogliono realizzare una svolta, ottenendo subito un secco peggioramento delle loro condizioni di lavoro, di salario e della agibilità politica e sindacale dei lavoratori, e pensa invece che in un modo o nell'altro, "come sempre", un punto d'intesa, a mezza strada o quasi, si troverà, e gli scioperi sono utili ("senza esasperare la situazione") perché spingono verso un nuovo compromesso. Questo atteggiamento convive, spesso negli stessi lavoratori, con una certa sfiducia sia nelle burocrazie sindacali ma anche nelle proprie forze, che si esprime nel concetto: "tanto è già stato deciso tutto". Il risultato complessivo di questi fattori è, finora, una conflittualità operaia ad intensità medio-bassa. Qualche esempio per i cantieri più grandi: a Monfalcone si fa il "blocco delle portinerie", come all'ultimo sciopero unitario del 21 maggio, ma chi vuole, entra; e allora: che blocco è? A Marghera, dove il picchetto, invece, è vero e lo sciopero è riuscito finora al 99%, poi si permette di lavorare fino a sera tardi in cantiere, e al sabato non si fa un'azione adeguata capace di impedire i recuperi, lasciando soli i pochissimi delegati e lavoratori impegnati sistematicamente nel picchetto. Per il numero limitato di lavoratori presenti ai picchetti, non si riesce a presidiare tutte le portinerie e, come è accaduto il 30 maggio, finisce che entrano una trentina di dipendenti Fincantieri e alcune centinaia di operai degli appalti, sotto l'occhio vigile di polizia, carabinieri e digos, sempre più numerosi via via che gli scioperi vanno avanti, e pronti ad intervenire dopo il richiamo all'ordine del padrone.
4) Pesa, poi, la divisione tra i cantieri. Con gli scioperi degli ultimi 3 mesi qualche piccolo passo in direzione dell'unità è stato fatto, ma gli 8 cantieri italiani (9 se si considera la direzione centrale di Trieste con 200 impiegati, dove pure si è scioperato) restano tuttora divisi, senza un coordinamento tra loro. Divisi nei fatti, perché non si è mai potuto scioperare tutti i cantieri nello stesso giorno, con le stesse modalità - la nostra proposta di uno sciopero generale unitario di tutti i cantieri e di una manifestazione nazionale unitaria è stata sistematicamente bocciata come impraticabile anzitutto dai dirigenti sindacali ma pure da qualche delegato Rsu. Divisi anche in senso "psicologico", perché a Castellammare di Stabia (almeno finché è stata "assegnata" al cantiere la portaelicotteri Landing Helicopter Dock) e a Palermo continua a essere forte la preoccupazione di restare senza commesse, preoccupazione che, invece, è ormai quasi svanita nei cantieri del Nord. Oggi i cantieri sono meno in concorrenza tra loro di ieri quando, nel punto più acuto della crisi della cantieristica, anche all'interno della Fiom si prospettò di costituire il coordinamento dei cantieri adriatici (Monfalcone, Marghera, Ancona) in opposizione con quello dei cantieri liguri (Sestri, Muggiano, Riva Trigoso) - spettacolare esempio di una politica di classe, sia da parte dei promotori liguri, quelli di Lotta comunista (!?) in prima fila, sia di quelli adriatici! In questi mesi i diversi cantieri si sono un po' avvicinati tra loro, ma non hanno ancora ripreso un'azione comune, e non sono neppure vicini a riprenderla. Perché, come in altri settori, in questi ultimi decenni è avvenuta la federalizzazione di fatto della classe operaia, la penetrazione di una distruttiva logica aziendalista e localista, su cui continuano ad agire con una certa facilità le direzioni aziendali, utilizzando la reale diversità della struttura dei diversi cantieri (per grandezza, tipo di attività prevalente, livello di obsolescenza o rinnovamento degli impianti, etc.) allo scopo di mantenerli divisi.
5) Un altro fattore che impedisce alla lotta di prendere il necessario vigore è la perdurante divisione tra i lavoratori Fincantieri e i lavoratori degli appalti e sub-appalti. Intendiamoci: in questi mesi non c'è stata alcuna contrapposizione (salvo, forse, un rischio del genere ad Ancona). Gli operai degli appalti si fermano quasi sempre ai picchetti dei dipendenti diretti Fincantieri (non solo a Marghera), ma non c'è una convinta mobilitazione attiva degli operai degli appalti congiunta con quella degli operai Fincantieri: c'è un'oggettiva diversità di condizioni tra i dipendenti Fincantieri e i lavoratori degli appalti - basta pensare che il premio di produzione è pagato esclusivamente ai dipendenti diretti di Fincantieri, sebbene più della metà del lavoro di costruzione e allestimento delle navi è opera degli operai degli appalti. Nelle piattaforme sindacali non c'è nulla che riguardi davvero gli operai degli appalti. Le parti delle piattaforme di Fim, Uilm e Fiom relative agli operai degli appalti, per quando differenti tra loro, hanno questo in comune: che sono state scritte tanto per scrivere. Il solo cantiere in cui c'è stato un intervento rivolto direttamente a loro (e in alcune delle loro lingue madri) è stato purtroppo quello di Marghera, per iniziativa del nostro Comitato, che ha posto con chiarezza il tema dell'eguaglianza effettiva di trattamento tra lavoratori autoctoni e lavoratori immigrati (ci sono stati, qui, anche un paio di volantini Fiom, ma di contenuto quanto mai generico e fatti senza alcuna convinzione). C'è da dire poi che negli scorsi anni, a Marghera e altrove, è avvenuta una vera e propria polverizzazione delle ditte degli appalti che ha prodotto un crollo della sindacalizzazione tra gli operai degli appalti.
L'azione disfattista delle direzioni sindacali
L'ultimo fattore, strettamente collegato agli altri e influente su tutti gli altri, che ha impedito che la lotta prendesse (finora) la necessaria forza e unitarietà, è stata ed è l'azione delle direzioni sindacali.
Fim e Uilm, con un'azione particolarmente attiva della Uilm, si sono mosse fin dall'inizio perché - nonostante l'attacco padronale - ci fosse un conflitto a bassissima intensità. A Marghera ad esempio, hanno insistito perché gli scioperi si facessero sempre a fine turno (sono i più indolori) e da un certo momento in poi si sono totalmente smarcati dagli scioperi. La loro posizione, ora, è: sospendiamo ogni azione fino ai prossimi incontri con l'azienda che dovrebbero esserci, sempre che l'azienda non li disdica, l'8-9 giugno. Si è segnalato per la sua particolare aggressività filo-padronale il segretario Uilm di Genova, Apa, più aziendalista - se possibile - degli stessi vertici aziendali nel decantare il ruolo di Fincantieri nel mercato mondiale, la sicurezza dell'impiego in tutti i cantieri, la correttezza di Bono e della sua banda ("l'azienda si muove nell'ambito delle leggi vigenti e delle norme contrattuali"); più violento delle veline della questura nel tentativo di intimidire gli operai che a Genova lo hanno contestato il 29 aprile ("un manipolo di faziosi e facinorosi"); più esagerato dei giornali di destra nell'imputare alla Fiom e a Landini la volontà - inesistente! - di "fare di Fincantieri un laboratorio di scontro politico come è successo con la Fiat dal 2010 in poi" e di "rappresentare scenari nefasti per spaventare i lavoratori". Per costui l'azienda sta chiedendo soltanto di "realizzare nuove e più avanzate relazioni sindacali", più "avanzate" nel senso del servilismo verso le necessità del capitale.
Del resto più si è accentuato lo stallo della finta trattativa, più Fim e Uilm si sono dissociate in diversi cantieri dagli scioperi, lasciando sola la Fiom a indirli. Ai Cantieri navali di Palermo il 6 maggio Fim e Uilm hanno svolto un boicottaggio attivo, e non a caso questo è stato lo sciopero meno riuscito degli ultimi mesi. Non bastasse il sabotaggio di Fim e Uilm, a Palermo di traverso alle lotte si è messa anche la magistratura che alla metà di marzo, con tempismo alquanto sospetto, ha avviato il processo contro 40 operai (38 dei quali iscritti Fiom, rischiano fino a 5 anni di carcere) per i "danneggiamenti" prodotti nel corso della forte protesta operaia del 18 luglio 2011 contro la chiusura del cantiere. Nessuna sorpresa, poi, se le condizioni di lavoro nel cantiere siciliano sono tali da rendere possibili e ripetuti incidenti sul lavoro come quello che il 25 maggio scorso ha ferito in modo serio due operai degli appalti della ditta Picchiettini, mentre appena venti giorni prima era morto a Genova Luciano Stiffi, un operaio di 43 anni del cantiere di Muggiano (un feudo Uilm), con la scatola cranica fratturata da un tubo. Piccoli danni collaterali che le "relazioni sindacali più avanzate", diverse da "quelle degli anni settanta", moltiplicheranno...
Tra i lavoratori Fim e Uilm hanno sempre parlato di aspettare il momento buono per dare la spallata alla Fincantieri nel passaggio-chiave della trattativa. Fatto sta, però, che Fincantieri non ha aperto alcuna trattativa e, dopo anni di accordi separati con Fim e Uilm, sembra poco interessata a farne un altro. Punta più in alto, visto il crescente allontanamento della Fiom dalla stessa idea di sindacato conflittuale e l'isolamento in cui la lotta alla Fincantieri è. Punta ad imporre a tutti i sindacati, a tutte le Rsu, e ai lavoratori, la sua piattaforma magari limando un po' le singole pretese, ma con una vittoria inequivocabile sul punto essenziale: bisogna lavorare di più e in modo più intenso per un salario inferiore.
Da parte sua la Fiom continua ad indire azioni di sciopero, rigorosamente scoordinate tra i diversi cantieri, ma in quale prospettiva? Lo ha chiarito il coordinatore nazionale Fiom per la Fincantieri, Papignani, nella conferenza stampa del 15 maggio a Trieste. Per Papignani "l'azienda ha sbagliato l'impostazione della trattativa" (!!!) ed è "priva di fantasia" (!!!) perché continua a "ripetere come in pratica quando vi sono nuove commesse, si debba lavorare di più e prendere di meno". Ragione per cui Papignani e la Fiom hanno avuto l'idea veramente geniale e fantasiosa non di intensificare e centralizzare la lotta, non sia mai!, ma di andare fino a Trieste per farsi ascoltare da Bono&Co., alla disperata ricerca di "un pertugio", di una minima apertura del padrone-Fincantieri nella quale potersi infilare. In questa pietosa messa in scena tuttavia, ad aprire un primo pertugio è stata proprio la Fiom che ha ventilato una monetizzazione del 6x6 con la maggiorazione del salario al sabato. E nei giorni successivi ha diffuso tra i lavoratori e i delegati l'idea che si debba chiudere la vertenza, in un qualche modo, entro giugno. C'è perfino, tra i dirigenti Fiom, chi dice in modo esplicito che è scontato che l'azienda non prenderà neppure in considerazione la piattaforma della Fiom, e bisogna accettarlo... Come c'è, d'altra parte, tra i delegati Rsu e ai livelli provinciali, chi invece riconosce che per respingere gli attacchi sempre più provocatori di Fincantieri, sarebbe necessario organizzare una risposta di lotta più forte e unitaria, ma poi non sostiene questa posizione con la determinazione necessaria nelle sedi locali o davanti alle istanze superiori. Che, a cominciare da quelle nazionali, continuano a guardare da tutt'altra parte, verso le istituzioni statali, salvo restare sistematicamente con un pugno di mosche in mano.
L'appello al parlamento è finito con un'audizione davanti alla Commissione Lavoro della Camera (il 29 aprile) che si è limitata ad una distratta presa d'atto. L'appello a Renzi perché si dia da fare per far cambiare atteggiamento ai vertici di Fincantieri non avrà neppure questo tipo di risposta, sarà ignorato e basta. Così pure, se dovesse esserci, il ricorso alla magistratura contro la mancata proroga del contratto integrativo e il conseguente taglio dei salari. Coinvolgere i candidati alle elezioni regionali e locali, poi, è servito solo a gettare un altro po' di sedativo sulla lotta. Solo ad Ancona c'è stato un attimo di attrito tra l'azienda e le istituzioni locali, ma il "conflitto" si è risolto in gloria (per i vertici aziendali) con un incontro a Roma alla fine del quale il sindaco di Ancona V. Mancinelli si è abbandonata a dichiarazioni trionfalistiche sia sul futuro del cantiere che sull'azienda-Fincantieri in quanto tale. Anche gli incontri (con pochissimi operai) con i candidati alle elezioni comunali o regionali sono stati niente altro che fuffa - a meno che non si voglia considerare qualcosa di serio l'invito che la Paita ha rivolto a Bono, Mangoni, Sorrentino & C. a "riconsiderare" le misure disciplinari prese contro alcuni lavoratori dei cantieri liguri, salvo invitare tutti, e dunque anzitutto i lavoratori sotto attacco, a fare "fronte comune" con il padrone contro la concorrenza.
L'azione del nostro Comitato
In questa situazione l'obiettivo del nostro intervento (portato avanti con forze molto limitate) è stato quello di mettere a fuoco la svolta decisa dalla Fincantieri e il suo piano di attacco generale ai lavoratori, incitando alla lotta contro di esso, svincolandosi dalla tutela di Fim, Uilm e Fiom, e a contrapporre alle provocazioni padronali le necessità operaie di maggiore occupazione, aumenti salariali, parità di trattamento tra operai diretti e operai dei cantieri, difesa degli spazi di organizzazione operaia nei cantieri. Abbiamo proposto in modo ripetuto, sistematico, alcuni passi concreti da fare per rafforzare, unificare, ed estendere la lotta al di fuori dei cantieri, e abbiamo chiesto aiuto e collaborazione agli organismi e ai compagni che si sentono solidali con questa lotta e con il nostro intervento. Non ci sembra il caso, qui, di riproporre in modo analitico i temi della nostra attività di agitazione; chi non dispone dei nostri volantini e dei precedenti aggiornamenti può richiederli all'indirizzo del comitato (comitatosostegno@gmail.com) oppure consultare in rete il blog https://pungolorosso.wordpress.com
Quali i risultati del nostro intervento? Tutto ciò che possiamo dire, ad oggi, è di avere conquistato un serio ascolto tra i lavoratori più attivi in un paio di cantieri del gruppo e di avere avviato per la prima volta l'intervento a Monfalcone. Non sono risultati esaltanti, ma bisogna tener conto del dato di realtà che il settore di classe coinvolto, per l'esperienza di relativa stabilità del posto di lavoro accumulata nel tempo, ha "qualcosa da perdere" e si muove perciò, anche in questa lotta, con prudenza. Anche perché stenta a realizzare che è cambiata un'epoca, e che non si può respingere un attacco frontale come è quello messo in atto dal padrone-Fincantieri come se si trattasse di una semplice, 'normale' vertenza sindacale di trent'anni fa.
Gli scioperi sono quasi sempre ben riusciti - siamo ormai a diverse decine di ore di sciopero in ogni cantiere, il che significa alcune centinaia di euro in meno in busta paga, che si aggiungono a quelle sottratte da Fincantieri con la mancata proroga del vecchio integrativo -, ma un misto di attesa per le ipotetiche aperture aziendali, di sfiducia nelle proprie forze, e di paura per le rappresaglie del padrone, ha finora impedito alla lotta di diventare energica e unitaria come l'affondo padronale richiederebbe. La situazione è molto diversa, oggettivamente e soggettivamente diversa, da quella che si vive, per esempio, nella logistica. Lo è anche per la diversa attitudine dei diretti protagonisti che deriva da un contesto internazionale in cui lo stato d'animo dei proletari dei paesi imperialisti e quello dei proletari del "Sud" del mondo sono, al momento, molto differenti. I facchini immigrati della logistica organizzati con il SI-Cobas si sentono (e sono) parte di una sezione del proletariato mondiale, quella del "Sud" del mondo, che ascende, in tutti i sensi; gli operai e i lavoratori della Fincantieri si sentono (e sono) parte di una sezione del proletariato mondiale, quella del "Nord" del mondo, che invece discende da una precedente condizione di relativo "privilegio" all'interno dell'universo della schiavitù salariata. I primi sono più gagliardi e decisi nell'esprimere con i fatti la volontà di non essere più trattati da paria; i secondi sono più esitanti e disorientati perché temono di poter perdere qualcosa o più di qualcosa, e nello stesso tempo perché sperano che attraverso dei piccoli cedimenti si possa però salvare il salvabile. Ma la rinascita del movimento di classe ha assoluto bisogno della forza congiunta di entrambe queste sezioni ad oggi molto spaiate della classe lavoratrice a livello mondiale, così come nel territorio nazionale.
Per questo il nostro Comitato, da quando è nato (nel giugno 2013), si sta impegnando nell'azione di sostegno alle lotte della logistica non meno che nell'intervento tra i lavoratori navalmeccanici, sia qui a Marghera e in altri cantieri del gruppo, sia a livello più ampio - con i primi contatti stabiliti a livello internazionale con i Chantiers de l'Atlantique di Saint-Nazaire, che sono alle prese da anni con problemi simili a quelli dei cantieri italiani (e con la complicazione in più di un intervento strutturato, e ascoltato, del Front national lepenista) e con la raccolta di una prima documentazione sul cantiere di Tulcea in Romania, "un vero e proprio inferno per chi ci lavora" (come afferma su un blog un giovane operaio rumeno).
Per quanto ci riguarda, quindi, insistiamo nella nostra agitazione contro il piano anti-operaio di Fincantieri e contro la funzione smobilitante svolta da Fim-Uilm da un lato, dalla Fiom dall'altro, ferreamente convinti che:
1) per i proletari di Fincantieri e degli appalti Fincantieri, come per tutti, l'esperienza insegna, e la lotta è in ogni caso la migliore "scuola";
2) in un contesto di crisi globale irrisolta, l'intensificazione dello sfruttamento in tutti i luoghi di lavoro, la precarizzazione dilagante in specie tra i giovani (fino al passaggio dal lavoro saltuario al lavoro gratuito, di cui l'Expo è l'emblema) e la polarizzazione sociale sempre più esasperata stanno gettando le basi per l'inversione della tendenza all'arretramento dei lavoratori che ha segnato gli ultimi decenni - si avvicina il momento in cui si dovrà manifestare una forte risposta di massa al padronato e al governo;
3) questi stessi processi stanno erodendo con crescente velocità gli spazi di manovra dei sindacati collaborazionisti, sempre più incapaci di ottenere per i salariati e i precari vantaggi tangibili di un qualsiasi tipo, come pure dei sindacatini opportunisti, e stanno aprendo grandi spazi per un intervento politico di segno anticapitalista, classista - quali che siano all'immediato i risultati che si riesce a portare a casa;
4) si vanno creando, per ora a livello molecolare, le condizioni per una maggiore autonomia dei lavoratori Fincantieri dalla "propria" azienda e dalle politiche collaborazioniste/disfattiste di Fim, Uilm e Fiom, e, in prospettiva, per la nascita in diversi settori del mondo del lavoro salariato di nuovi organismi capaci di esprimere la necessità di una politica di classe, di una difensiva di classe che prepari finalmente il terreno a un'offensiva di classe.
giugno 2015
Comitato di sostegno ai lavoratori della Fincantieri
Piazzale Radaelli, 3 - Marghera
comitatosostegno@gmail.com
https://pungolorosso.wordpress.com
martedì 9 giugno 2015
Fincantieri continua ad attaccare e provocare.
Fincantieri continua ad attaccare e provocare.
I dirigenti sindacali fanno finta di non capire.
Sta ai lavoratori dare a Bono & Co. la risposta che meritano.
Lavoratori e lavoratrici di Marghera e di Monfalcone,
l'azienda continua a provocare, e alla grande.
Prima taglia i salari a operai e impiegati di 70 euro (e più) al mese, poi distribuisce milioni di euro di premi ai dirigenti. A Marghera manda un tizio a spintonare i lavoratori al picchetto, poi spedisce contestazioni disciplinari a tre lavoratori con una velata minaccia di licenziamento. Da mesi è una catena di aggressioni e di provocazioni. 104 ore l'anno di lavoro in più gratis. Taglio o azzeramento del premio di produzione. Chip nelle scarpe o nel casco degli operai. Riduzione dei costi (cioè dei salari e delle misure di sicurezza) per gli operai degli appalti. Taglio delle indennità dei trasfertisti. Punizioni speciali per gli scioperi spontanei. Trasferimenti punitivi per 10 impiegati e tecnici. Esplicita richiesta alla polizia di spezzare i picchetti. Violenta pressione sui capi per spingerli a intimidire gli operai e scoraggiare la partecipazione agli scioperi.
Davanti a questo attacco a tutto campo i dirigenti sindacali fanno finta di non capire. "Così non si va da nessuna parte", dice Turus della Fim di Trieste. Ma è chiarissimo, invece, dove vuole arrivare Fincantieri: a un peggioramento radicale della condizione operaia, degli operai Fincantieri e degli operai degli appalti (ma ce n'è anche per gli impiegati esecutivi). "Si tratta di schermaglie che non servono", dice Apa della Uilm di Genova. Ma quali schermaglie, queste sono legnate! Ora ci rivolgeremo al governo "che deve riceverci e ascoltarci", dice il coordinatore della Fiom Papignani. Il governo Renzi!? Ma è proprio quello che, con il Jobs Act e con cento altre misure anti-operaie, sta spingendo i padroni ad andare all'assalto dei lavoratori! È quello che abbraccia Marchionne, e vuole un sindacato unico al totale servizio delle imprese!
I dirigenti sindacali fanno finta di non capire perché non vogliono prendere atto che Fincantieri intende passare come uno schiacciasassi sui salari, i bisogni, la salute, i diritti dei lavoratori. Perché non vogliono dare al padrone-Fincantieri la sola risposta che può fermarlo e costringerlo ad arretrare: passare da una lotta spezzettata e disarticolata cantiere per cantiere e morbida, che non fa paura alla direzione, ad una lotta dura, unitaria tra tutti i cantieri, unitaria tra lavoratori Fincantieri e lavoratori degli appalti. Una lotta rivolta a tutti gli altri lavoratori e ai giovani fuori dai cantieri, dicendo loro:
«È vero, Fincantieri ha ricevuto ordini di lavoro per anni; li ha ricevuti per effetto del nostro lavoro, della nostra fatica, del nostro sudore, dei tanti infortuni e morti sul lavoro nei propri cantieri. E ora non solo nega il valore del nostro lavoro, ma vuole imporci di lavorare di più, di essere pagati di meno e controllati come carcerati, vuole peggiorare ulteriormente la condizione di lavoro e di sicurezza degli operai degli appalti, e vietare ogni vera attività sindacale nei cantieri. Invece noi vogliamo consolidare e aumentare i nostri salari per noi e per le nostre famiglie, aumentare l'occupazione con nuove assunzioni (e non gli orari di lavoro), migliorare la condizione di lavoro e di sicurezza degli operai degli appalti, facendo rispettare i contratti nazionali, stroncando il lavoro nero, i sottosalari, le presenze mafiose; noi difendiamo il diritto all'auto-organizzazione operaia nei cantieri. Non lo facciamo solo per noi, lo facciamo per tutti quelli che sono anche più precari e schiacciati di noi, per i licenziati, per i disoccupati, perché è venuto il momento per l'intera classe lavoratrice di dire basta! Basta ingoiare veleno! Basta indietreggiare! Basta accettare ogni tipo di sacrificio, mentre banche, grandi imprese e loro manager scoppiano di profitti e di bonus milionari! Basta con il super-sfruttamento e l'impoverimento dei lavoratori! Basta con lo strapotere padronale nei luoghi di lavoro! Basta con la precarietà del lavoro e della vita! Uniamoci in un fronte di lotta compatto contro i padroni e il governo, e niente potrà fermarci!».
Nulla di tutto ciò sarà fatto dai dirigenti sindacali compromessi con il padronato, o incoerenti. Ora è agli operai e ai lavoratori più combattivi e coscienti degli interessi di classe che spetta prendere l'iniziativa!
3 giugno 2015 (cicl. in prop.)
Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri
Piazzale Radaelli 3, Marghera – comitatosostegno@gmail.com
https://pungolorosso.wordpress.com
giovedì 14 maggio 2015
La “Repubblica dei Matti”
sabato 16 Maggio 2015 ore 17,30
All’Ateneo degli Imperfetti
In collaborazione con “Storia Mestre” presentazione del libro:
La “Repubblica dei Matti”
John Foot, docente di Storia contemporanea italiana Università di Bristol
e con
Christian G. De Vito
Research Associate Università di Leicester
«Fu un “no” collettivo. E questo “no” cambiò il mondo. Era inaccettabile che degli esseri umani venissero trattati in quel modo –privati dei diritti, dell’autonomia, della possibilità di mangiare con le posate, dei capelli, di qualsiasi controllo sulla propria terapia, della libertà. Erano inammissibili le scosse elettriche, gli interventi al cervello, gli anni in contenzione. I 100.000 internati nei manicomi erano stati cancellati dalla storia»
Ateneo degli Imperfetti
Via Bottenigo, 209
30175 Marghera (VE)
tel. 327.5341096
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giovedì 5 marzo 2015
LE MANI SULLA CITTA’
LE MANI SULLA CITTA’
un comune' devastato
dalla corruzione VeneziA,
Da quell'oscuro patto fra i politici locali
(sindaco, giunta ed opposizione) e gli imprenditori.
Lasciano una città in macerie, senza occupazione, indebitata fino al collo
e con i dipendenti comunali ed i servizi sociali a rischio.
Il comune di Venezia è sull’orlo della banca rotta nonostante spenni i turisti
in una delle mete più visitate al mondo.
Arrivano le elezioni e questi delinquenti presenteranno "facce nuove”
come Casson, Pellicani, Zaccariotto e Brugnaro
per continuare a toglierci il diritto a vivere!
Senza auto-organizzazione, senza comitati in ogni quartiere,
senza la gente in piazza avranno vita facile.
No dobbiamo
RASSEGNARCi
Mobilitiamoci!!!!!
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martedì 27 gennaio 2015
Etnografia del quotidiano
sabato 31 gennaio 2015 ore 17,30
Ateneo degli Imperfetti Via Bottenigo 209 / Marghera VE
presentazione del libro
etnografia del quotidiano
uno sguardo antropologico sull’Italia che cambia
elèuthera editrice, Milano 2014
ne discutiamo con l’autore
Marco Aime
Docente di Antropologia culturale Università di Genova
L’Italia appare come una società frammentata che di conseguenza agisce in modo disordinato, cosa che impedisce il nascere di una coscienza collettiva. Da qui deriva anche la criticità del rapporto tra cittadino e Stato, un’istituzione che nel nostro paese conserva i tratti tipici dei regimi autoritari, sebbene celati nelle pieghe della legalità.
Ateneo degli Imperfetti
Via Bottenigo, 209
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giovedì 18 settembre 2014
TU SEI MALEDETTA .Convegno di studi, Venezia 20-21 Settembre 2014
Convegno di studi, Venezia 20-21 Settembre 2014
Tu sei maledetta
Uomini e donne contro la guerra: Italia, 1914-19181914-
In occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale, il Centro studi libertari – Archivio G. Pinelli di Milano e l’Ateneo degli Imperfetti di Marghera promuovono due giornate di studio sulle diverse forme di opposizione, disobbedienza, protesta, nonviolenza e dissenso che si verificarono nel primo conflitto mondiale in Italia, alla luce di analoghe esperienze europee e non solo.
Il convegno si terrà presso la Sala San Leonardo.
Campo San Leonardo, Cannaregio 1584 VE
Inizio lavori: Sabato ore 14:30
Domenica ore 9:30
Eventi correlati:
· * rassegna cinematografica per tutto il mese di Settembre
· * mostra fotografica
· * cena (su prenotazione) sui ricettari di difesa alimentare durante la prima guerra ispirata alla ricerca di Andrea Perin
· * recital …e il ritorno per molti non fu
Per il programma dettagliato consultare il volantino
Informiamo tutti i compagni, amici, frequentatori dell’Ateneo degli Imperfetti che il sito www.ateneoimperfetti.it è aggiornato sempre con le nuove iniziative e contiene l’archivio di tutte le attività finora svolte.
Inoltre è disponibile l’”attestato originale di imperfezione” con un contributo di 20€ per sostenere le attività dell’Ateneo.
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martedì 26 agosto 2014
presentazione de "il compressore"
Pubblico · Organizzato da Questacasa Nonèunalbergo.
Opuscolo in cui si svela se sia più veloce il Tav o la devastazione dei territori che esso collega
Se la storia sia una cassetta degli attrezzi o solo un incubo da cui destarsi
Se a terrorizzare sia lo Stato o chi gli si oppone
Se sia più giudizioso battersi per vivere o dimenarsi per sopravvivere
Se sia lecito insulta...re politici magistrati e giornalisti, e se questo serva
Se sia morale distruggere le macchine che ci distruggono, e se questo basti.
Una riflessione sul sabotaggio, sulla lotta No Tav e sul terrorismo. Ne parliamo con gli autori de "Il compressore".
Dalle ore 18.00 all' Ex Ospizio Occupato.
A seguire cena a buffet benefit arrestati No Tav.
FRA LUCIO GRAZIANO
CHIARA CLAUDIO MATTIA NICO
GIOBBE PAOLO FORGI
LIBERI TUTTI LIBERI SUBITO!
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mercoledì 4 giugno 2014
La grande abbuffata del Mo.SE - InfoAut l'informazione di parte
da www.infoaut.org
Trentacinque arresti bipartisan da Pd a Forza Italia e un centinaio di indagati a vario titolo per concussione, corruzione e riciclaggio di denaro: questo è quanto emerge dall’inchiesta sul Mo.SE di Venezia. Correva il 2011 quando è stata annunciata la costruzione del Mo.S.E. (Modulo Sperimentale Elettromeccanico) per la difesa della laguna veneziana con un fondo di 630 milioni di euro.
L’indagine è iniziata nel febbraio 2013 e ha portato all’arresto di Nicolò Buson e Giorgio Baita, ex-manager della Mantovani (gruppo che fa parte della Cav e coinvolto anche nell’Expo2015), oggi, il consiglieri regionale Pd Giampiero Marchese, il sindaco Pd Giorgio Orsoni (ai domiciliari) e l’assessore regionale alle Infrastrutture Forza Italia Renato Chisso sono stati tratti in arresto insieme ad altre 32 persone. Nell’occhio del ciclone è finito anche l’ex governatore, ex ministro e attualmente senatore e presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera, Giancarlo Galan, per il quale la Procura ha chiesto alla Camera il via libera per procedere con l’arresto. Le tangenti, cumulate con l’ormai classico meccanismo dei fondi neri che venivano depositati nelle banche estere sui conti dei politici, mettono in evidenza il sistema integrato tra regione e città che, seppur di colore diverso, sono in sinergia e perfettamente unite dalla spartizione dei bottini. Il progetto del Mo.SE aveva come concessionario unico il Consorzio Venezia Nuova (Cav), il quale tramite anche il project financing, pilotava gli appalti per la realizzazione dell’opera tra 70% a Venezia e 30% a Roma.
Un ruolo non secondario hanno avuto i servizi segreti e le questure locali che hanno fornito informazioni riservate riguardo alle indagini. Coinvolto anche l’ex generale della Guardia di Finanza, Emilio Spaziante, il quale, in quanto, commissario governativo inviato, è stato strettamente legato alla cricca romana. L’impasto tra politica e imprese è palese in quanto la magistratura alle acque di Venezia è un ramo del Ministero dei trasporti e il Pd è uno dei partiti maggiormente coinvolto: il progetto del Mo.SE ha visto il maggior contributo nel 2006, proprio quando De Pietro rivestiva la carica di questo ministero.
Lo scandalo di oggi esemplifica in maniera chiara come le grandi opere siano un bancomat per i partiti, dalla Valsusa al Mo.SE, passando per l’Expo2015. Se inizialmente, in maniera populista qualcuno riteneva che fosse un atteggiamento tipico della destra, gli indagati del Mo.SE dimostrano che non c’è alcuna differenza tra destra e sinistra, ma si tratta di un unicum territoriale e nazionale che non vede l’ora di spartirsi il bottino delle tangenti.
Abbiamo commentato la vicenda con Massimo, un compagno veneziano che da anni segue e combatte le peripezie del Mo.S.E.
martedì 3 giugno 2014
IL NEGAZIONISMO . Un problema storico e filosofico
Il Negazionismo
Un problema storico e filosofico
incontro con
Antonio Celotta
docente di Storia e Filosofia
Liceo “E. Curiel” di Padova
«In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti e crederà a noi, che negheremo tutto, e non a voi.
SABATO 07 Giugno 2014 alle ore 17:30
All’Ateneo degli Imperfetti
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sabato 17 maggio 2014
Bakunin a venezia
in occasione dei 200 anni dalla nascita
incontro e dibattito
sulla figura e il pensiero di Michail Bakunin
(1814-1876)
Interverranno:
nico berti
Il pensiero politico di Bakunin
pietro adamo
Bakunin e la critica della scienza
lorenzo pezzica
Bakunin in Italia
francesco codello
L’istruzione integrale contro la meritocrazia
SABATO 17 Maggio 2014 alle ore 14:30 All’Ateneo degli Imperfetti
Ateneo degli Imperfetti Via Bottenigo, 209 30175 Marghera (VE) tel. 327.5341096 www.ateneoimperfetti.i
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martedì 6 maggio 2014
PRIMAVERE ROSA - rivoluzioni e donne in Medio Oriente
conversazione con
Anna Vanzan
iranista e islamologa docente di cultura araba all’Università di Milano
“Primavere rosa” si propone di esplorare, al di là degli stereotipi “orientalisti”, alcune
caratteristiche della partecipazione femminile a questo momento storico cruciale per le
società musulmane, soprattutto per quelle affacciate sul Mediterraneo, nonché i possibili sviluppi che coinvolgeranno le donne dell’Islam nel prossimo futuro
SABATO 10 Maggio 2014 alle ore 17:30
All’Ateneo degli Imperfetti
Ateneo degli Imperfetti
Via Bottenigo, 209
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