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lunedì 14 settembre 2020

La classe operaia contro Lukashenko

 


Il 9 agosto, il presidente uscente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, è stato “ufficialmente rieletto”, con “oltre l’80% dei voti” per il suo sesto mandato in un’elezione rozzamente truccata. Ma dopo l’annuncio di questi risultati, noti in anticipo, si sono diffuse manifestazioni e scioperi.

Per 26 anni, Lukashenko ha governato questo paese della sfera ex sovietica con il pugno di ferro, mantenendo il sistema economico e burocratico derivante dall’organizzazione sovietica, con la sua repressione politica permanente attraverso uno stato di polizia onnipresente, perseguitando gli oppositori e reprimendo duramente ogni protesta. Tuttavia, questa ennesima elezione con un risultato noto in anticipo sembra aver spinto al limite le classi popolari bielorusse. Dalla sera del 9 agosto il Paese è scosso da enormi manifestazioni popolari, amplificate da un’ondata di scioperi senza precedenti nel Paese.

Nonostante le intimidazioni alla principale concorrente alle elezioni, che è stata costretta a lasciare il Paese, e nonostante la violentissima repressione della polizia e gli arresti massicci (quasi 7.000 persone arrestate in pochi giorni, diverse centinaia di feriti e ufficialmente due morti), nulla sembra indebolire la determinazione della maggioranza dei bielorussi a volere un cambiamento politico radicale, nemmeno la minaccia agitata da Lukashenko di un intervento del vicino russo.

Abbasso gli imperialismi!

In effetti, la Bielorussia, vicina della Russia, è in virtù della sua posizione, un polo strategico per gli imperialismi occidentali e russi. Se per il momento nessuno dei due schieramenti è intervenuto se non con mezzi diplomatici, è certo che un inasprimento o un ampliamento del movimento popolare potrebbe portare a interventi esterni che sarebbero per esso necessariamente negativi. Proprio come in Ucraina nel 2011, durante gli eventi di Maidan, gli interventi imperialisti dirotterebbe le legittime richieste dei manifestanti, che per il momento sono concentrate sulla partenza del presidente e su un cambio di regime politico.

Nel contesto attuale, è quindi responsabilità delle organizzazioni rivoluzionarie, e più in generale progressiste, in Francia e in Europa, fornire il necessario sostegno politico e materiale, in particolare denunciando qualsiasi interferenza straniera nel processo in corso, e lavorando per sostenere direttamente il movimento popolare bielorusso.
Respingiamo quindi il ricatto che può essere agitato da una certa “sinistra” quando denuncia in questo movimento una presunta volontà di fare il gioco delle potenze occidentali.  Lukashenko non è né un antimperialista né un anticapitalista.
Le sue politiche non sono state altro che il rattoppare un’economia capitalista di stato per mantenere i privilegi della burocrazia che la controlla. Questa situazione non ha impedito in alcun modo una precarietà permanente dei salariati come in qualsiasi altro regime capitalista. È il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici, attraverso la sua organizzazione nello sciopero, che avrà la forza di ottenere rivendicazioni democratiche; e creare le condizioni per il cambiamento sociale diverso dal neoliberismo senza ripristinare il capitalismo.

 

La classe operaia entra in azione

Da lunedì 11 agosto la protesta ha preso una nuova svolta. In molte fabbriche sono iniziate massicce e spontanee interruzioni del lavoro. Gli appelli per uno sciopero generale sono stati lanciati e trovano eco in fabbriche come BelAz (macchine minerarie e trasporto merci) o MTZ (automobile), che da sole riuniscono decine di migliaia di dipendenti. Questa ondata di scioperi sembra dilagare e, se riguarda principalmente il settore industriale e le grandi imprese statali, non sembra limitarsi ad esso.

Si tengono assemblee generali, si creano collegamenti tra le varie fabbriche mobilitate e gli scioperanti si uniscono alle manifestazioni nei cortei. Per il momento non sembra che dal movimento dello sciopero stiano emergendo rivendicazioni sociali, lo slogan principale è chiaramente la partenza di Lukashenko. Ma la spontaneità di questi scioperi e le loro tendenze all’auto-organizzazione danno loro un potenziale politico incredibilmente prezioso. Se la maggior parte dei sindacati è sottomessa allo stato e al potere, ci sono ancora piccoli sindacati indipendenti nonostante l’estrema repressione e il diritto di sciopero molto limitato.

È il caso del Congresso bielorusso dei sindacati democratici (BKDP), che chiede “l’immediata creazione di comitati di sciopero nelle aziende” e “la creazione di un comitato nazionale di sciopero”. Lunedì 24 agosto, diversi delegati di questi comitati sono stati arrestati.
D’altro lato , i dirigenti delle fabbriche così come i sindacati legati al governo stanno aumentando gli appelli alla “pace civile”  e al ritorno al lavoro, anche se , a fronte della rabbia popolare, sono obbligati a condannare la violenza della polizia e gli arresti di massa.

In alcune aziende, i lavoratori e le lavoratrici hanno chiesto posizioni chiare a questi sindacati e alcune sezioni hanno già sbattuto la porta! Questa azione della classe lavoratrice merita tutta la nostra attenzione e il nostro sostegno, forse porta con sé i semi di una più ampia rottura politica, anticapitalista e antiautoritaria.

Solidarietà internazionale!

Sappiamo che i nostri compagni rivoluzionari anarchici hanno un ruolo importante nel movimento attuale, sebbene questa parte sia largamente oscurata dai media occidentali. Per anni sono stati repressi senza alcuna concessione dal potere in atto. Esprimiamo così tutta la nostra solidarietà ad Alexander Frantskevich e Akihiro Khanada, due compagni anarchici arrestati il 12 agosto per aver partecipato al movimento in corso, e passibili di pesanti condanne nelle carceri del regime dove gli oppositori vengono regolarmente torturati e rischiano morte[1]. Chiediamo il loro rilascio immediato, così come quello di tutti i prigionieri del movimento popolare bielorusso.

 

Lunga vita all’auto-organizzazione dei popoli e dei lavoratori, Solidarietà alla protesta bielorussa!

 

traduzione da parte della Commizione internazionale del comunicato dell’Union Comuniste Libertaire 25/08/2020

lunedì 13 aprile 2020

Per la proclamazione dello sciopero generale nazionale

















A fronte del divieto di mobilità esteso oramai su tutto il territorio nazionale, ed alla chiusura delle attività commerciali ad esclusione delle filiere alimentari, non sono state fermate tutte le fabbriche e gli altri posti di lavoro non essenziali e non sono state organizzate ancora oggi al loro interno forme sufficienti di garanzia e protezione rispetto alla possibile epidemia del virus.
Lo stesso decreto del Presidente del Consiglio del 22/03/2020 che dispone la chiusura delle fabbriche e delle lavorazioni non essenziali è largamente insufficiente a garantire la salute e la incolumità dei lavoratori.
L’elenco delle attività economiche allegato al decreto (codici ATECO), dove si prevede e garantisce la continuità delle lavorazioni, ha subito sotto la pressione di Confindustria un ampliamento fino ad arrivare a settori niente affatto indispensabili e necessari.
Siamo arrivati all’ emanazione di questo ennesimo decreto anche per effetto della spinta dei lavoratori e delle lavoratrici che che in diverse realtà produttive, hanno incrociato le braccia scavalando gli stessi sindacati e lo stesso „protocollo di sicurezza per i lavoratori“, siglato fra Confindustria e Organizzazioni Sindacali, solo 9 giorni fa, il 14 marzo scorso, il quale non rappresentava e non rappresenta una soluzione effettiva.
Di fronte alla tracotanza padronale, che non tollera che le proprie esigenze di profitto possano essere messe momentaneamente in secondo piano, (neppure nei confronti di una emergenza sanitaria così aggressiva come in Covid-19 che al momento che scriviamo ha causato già ben oltre i 5mila morti) e rispetto alla scelta complice del governo Conte, CGIL CISL e UIL hanno risposto con toni formalmente “vibranti” non escludendo la possibilità di scioperi, ma nella sostanza si è ripetuto lo stesso clichè ed atteggiamento pilatesco avuto a seguito del protocollo di intesa.
Nel nostro comunicato nazionale del 15 marzo denunciavamo: ” Si demanda alle strutture aziendali, la possibilità di indire scioperi non tenendo minimamente di conto, in maniera pilatesca, della situazione delle migliaia di picccole o piccolissime fabbriche e posti di lavoro non sindacalizzati o dove il ricatto padronale è forte o laddove queste realtà spesso lavorano dentro la filiera dell’aziende industriali più grandi e se non si ferma la capofila non possono fermarsi nemmeno loro.”
Ciò che oggi occorre è rivedere prontamente la lista ATECO ma soprattutto formalizzare uno sciopero generale nazionale, che ci aspettiamo fortemente unitario tra tutte le realtà sindacali, in tutti quei settori realmente non necessari ed indispensabili rispetto alla emergenza sanitaria e sociale che stiamo vivendo. Rivendicando e esigendo non solo la pronta attivazione di tutte le forme di ammortizzazione sociale già previste ma anche forme di sostegno al reddito per tutti le lavoratrici e i lavoratori precari, atipici e tutti coloro attualmente esclusi dalle coperture contrattuali. Per rilanciare, in prospettiva, le lotte per rivedere la relazione tra lavoro e salute, dei lavoratori e di tutti.
23 marzo 2020
Commisssione Mondo del Lavoro Alternativa Libertaria/FdCA

martedì 7 novembre 2017

27 ottobre e 10 novembre, lavoratrici e lavoratori in sciopero generale

In una realtà mediaticamente costruita per criminalizzare il diritto di sciopero, per raffreddare il conflitto sociale e sindacale all’interno di protocolli punitivi, per impedire l’esercizio del diritto di coalizione dei lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro, ogni indizione di sciopero assume il grande valore di restituire voce e protagonismo alle donne ed agli uomini, nativi ed immigrati, che vivono di lavoro salariato, di precariato, di pensioni insufficienti, di sussidi, di assistenza, di disoccupazione, spesso in condizioni di ricatto e di vessazione come nel settore della logistica.
Sono queste le voci e questi i protagonisti che il 27 ottobre ed il 10 novembre sciopereranno e manifesteranno per rivendicare la restituzione del maltolto in questi lunghi anni di crisi, la redistribuzione della ricchezza prodotta in un paese che si dice sia uscito dalla crisi, l’universalismo di diritti e tutele per poter vivere bene.
Ancora una volta sarà la generosità di lotta e la consapevolezza dei propri interessi di classe di migliaia di lavoratrici e lavoratori che daranno la cifra delle due giornate di sciopero.Sono questi i corpi, questi i sorrisi, questa la rabbia, questa la voglia di coalizzarsi e di contare che fanno di ogni sciopero un pezzetto della lunga storia della lotta di classe.
Avrebbe potuto essere una sola grande giornata di sciopero con tutte le sigle del sindacalismo alternativo unite nell’indizione, ma così non è stato nonostante tentativi di unità.
Tuttavia, sebbene la doppia indizione potrebbe far perdere in incidenza alle mobilitazioni previste, rimane attesa una significativa partecipazione a queste prime due date di sciopero, di manifestazione, di lotta e di autodeterminazione in una situazione di feroce ristrutturazione capitalistica ancora in atto dopo 9 anni di crisi.
Le piattaforme presentate per le due giornate di sciopero risuoneranno negli slogan, poi bisogna lavorare per l’unità dei lavoratori, per l’unità di classe.
Alternativa Libertaria sosterrà ove possibile le giornate del 27 ottobre e del 10 novembre.
Segreteria Nazionale
di Alternativa Libertaria/fdca
24 ottobre 2017

venerdì 21 ottobre 2016

sciopero generale sindacalismo di base e No Renzi day

21 E 22 OTTOBRE NO ALLA CONTRORIFORMA 
E AL GOVERNO RENZI 

Venerdì 21 SCIOPERO GENERALE  
e dalle ore 16.00 accampata di lotta a piazza San Giovanni

Sabato 22 ore 14.00 CORTEO da piazza San Giovanni

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Pullman USB per la manifestazione di Roma. 
Partenza da Padova dal teatro Geox di Corso Australia  alle 6.00 del 22 ottobre. 
Per prenotare telefonare dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18 
(dal lunedì al venerdì) al numero 049 680538
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Il 21 ottobre SCIOPERO GENERALE per la difesa dei diritti del lavoro e dello stato sociale, per difendere ed applicare la Costituzione del 1948, per dire basta al governo Renzi e al massacro sociale.

Il 22 ottobre NO RENZI DAY, manifestazione nazionale a Roma per dire NO alla Controriforma Costituzionale ed a tutti i suoi autori

VOGLIAMO
  • L’applicazione dei principi e dei diritti della costituzione del1948.
  • Il lavoro, la formazione e la scuola pubblica, la casa, il reddito, lo stato sociale e i beni comuni in mano pubblica, l’ambiente e la democrazia, la sicurezza e la democrazia sui luoghi di lavoro.
  • La libertà e la sovranità democratica del popolo italiano, oggi sottoposta ad un vergognoso attacco da parte dei governi degli USA e della Germania e dalla burocrazia della UE.

DICIAMO NO
  • Alla controriforma costituzionale del governo, della confindustria, delle banche e dell’Unione Europea.
  • Al jobsact, alla precarietà sociale, alla buona scuola, alla legge fornero, al decreto madia, alla TAV alle grandi opere, alla persecuzione dei migranti, alla distruzione dello stato sociale, alle privatizzazioni, ai tagli alla sanità, agli interventi sulle pensioni a favore delle banche, al TTIP e al CETA.
  • Alla guerra, alla Nato, alle spese e alle missioni militari.
  • Alla repressione padronale, poliziesca e giudiziaria.

Coordinamento per NO Sociale alla Controriforma Costituzionale
Per informazioni, adesioni e contatti: coordinamentonosociale@gmail.com


Prime adesioni: USB, UNICOBAS, USI, CUB Trasporti Lazio, Piattaforma Sociale Eurostop, Movimento No TAV Val di Susa, Forum Diritti Lavoro, Contropiano, Carovana delle periferie Roma, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Noi Restiamo, Militant Roma, CONUP (pensionati), Centro Sociale 28 Maggio Brescia, USI Cons, Rossa, Rete dei Comunisti, Sinistra Anticapitalista, Partito Comunista Italiano, FGCI, Partito della rifondazione Comunista, Giovani Comunisti, L’Altra Europa con Tsipras, Sinistra No Euro, CARC, Circolo Agorà Pisa, Centro internazionale Crocevia, Rete NOWAR, Per un’altra città – Laboratorio Politico Firenze, Fronte Popolare Milano, Partito Comunista dei Lavoratori, P101, Economia Per I Cittadini, Comitato per il No di Roma, Coord. Per la Democrazia Costituzionale (comitato per il NO) Napoli, Comitato della Franciacorta per il NO, ATTAC Italia, Partigiani della Scuola Pubblica, MGA (associazione avvocati), Collettivo Comunista (M-L) Nuoro, Coord. Nazionale ATA ex Enti Locali, Collettivo Genova City Strike, Sinistra per Roma, Giuristi democratici, centro sociale Zona 22 (San Vito Ch), Osservatorio sulla repressione, Controlacrisi

Lidia Menapace partigiana Bruna, Umberto Lorenzoni partigiano Eros, Paolo Maddalena, Luigi De Magistris, Nicoletta Dosio, Moni Ovadia, Valerio Evangelisti, Dino Greco, Pino Marziale, Antonio Distasi, Mimmo Mignano, Stefano Fassina, Franco Russo, Giorgio Cremaschi, Fabrizio Tomaselli, Luciano Vasapollo, Carlo Formenti, Ernesto Screpanti, Sergio Cararo, Manuela Palermi, Mauro Casadio, Paolo Leonardi, Giovanni Russo Spena, Emiddia Papi, Paola Palmieri, Guido Lutrario, Eleonora Forenza, Claudia Candeloro, Carlo Guglielmi, Franco Turigliatto, Moreno Pasquinelli, Stefano d’Errico, Fabio Frati, Marco Bersani, Paolo Ferrero, Maurizio Acerbo, Andrea Ferroni, Roberta Fantozzi, Rosa Rinaldi, Laura Di Lucia Coletti, Ciccio Auletta, Roberto Musacchio, Cesare Antetomaso, Massimo Rossi, Italo Di Sabato, Haidi Giuliani, Francesco Caruso, Emilio Molinari

Ai sensi Decreto legislativo del 30 giugno 2003, n. 196,  precisiamo che questo indirizzo e-mail è stato da noi reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso un messaggio ricevuto da noi o da militanti della Rete dei Comunisti. Se non sei interessato a ricevere informazioni, materiali e documenti della Rete dei Comunisti, ti preghiamo di segnalarcelo spendendoci una mail, avendo cura di precisare l’indirizzo che vuoi venga rimosso dalla lista. Grazie.

venerdì 27 maggio 2016

Francia : e ora bloccare tutto!

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
I sindacalisti dell'appello « On bloque tout ! » hanno tenuto il loro meeting giovedì 19 maggio, nella serata di una nuova giornata di sciopero. Nella grande sala Croizat della Borsa del Lavoro di Parigi, c'erano 200 militanti, riunitisi per discutere sulle mobilitazioni in corso.

Lanciato lo scorso 22 marzo,  l’appello sindacale « On bloque tout ! » ha incontestabilmente coinvolto ad oggi il movimento sociale in corso con più di 1500 firmatari....di oltre 100 strutture sindacali (per la maggior parte della CGT, della CNT, della CNT-SO, di SUD-Solidaires).

Con un sito ed una pagina Facebook molto attivi, con l'invio di migliaia di adesivi ai quattro angoli del paese, con i contributi regolari del Collettivo promotore che hanno cadenzato le notizie sulle lotte in corso (sulla repressione, sul proseguimento degli scioperi…), l’appello è oggi un filo conduttore che collega centinaia di realtà sindacali al di là delle sigle di appartenenza.

In alcune città (Marsiglia, Nantes…) sono nati dei collettivi composti da militanti della CGT, della CNT, della CNT-SO, della FSU e di SUD-Solidaires. Si può dunque ritenere che l'appello ha contribuito a definire la prospettiva del blocco dell'economia quale condizione per un movimento vincente. E' questo che più o meno ha sollevato grande interesse per questo incontro di mobilitazione del 19 maggio.

Hanno aperto il meeting due interventi "tematici", uno sulla repressione contro il movimento, l'altro sui collegamenti intercategoriali a partire dall'esempio di Saint-Denis (93). E' seguita una serie di interventi sullo stato della mobilitazione da parte di sindacalisti di SUD e della CGT di diverse categorie — ferrovie, Poste, trasporti aerei, scuola, studenti, commercio — che hanno permesso di cogliere meglio le difficoltà...ma anche la volontà di lottare!

Hanno preso la parola anche la CNT, la CNT-SO, la tendenza intersindacale Émancipation e l’Union syndicale Solidaires. Infine, ad una rapida sintesi della proposte emerse sono seguiti interventi che hanno sottolineato la necessità di costruire la convergenza degli scioperi e di bloccare l'economia.

Quali indicazioni sono uscite da questo incontro?

Prima questione, sensibile, la resistenza alla repressione che rimane di grande attualità: nel corso della riunione è stato comunicato l'arresto di cinque compagni studenti di Solidaires, la perquisizione dei locali di Solidaires a  Ille-et-Vilaine, e, cosa più grave, la carcerazione preventiva di un compagno dalla CGT Valenciennes. Dobbiamo organizzare sempre più la necessaria solidarietà  inter-sindacale.
Tra gli annunci della serata, il blocco delle raffinerie ha suscitato gli applausi di tutta la sala. Considerato che i blocchi dell'economia in numerose città fanno ormai parte integrante dello spettro delle mobilitazioni, la strategia proposta dall'appello « On bloque tout ! » si integra pienamente nella realtà della lotta.

Resta la questione dello sciopero. Pochi interventi hanno chiesto un appello per l'indizione dello sciopero generale da parte delle "direzioni" sindacali, visto che lo sciopero "a comando" non è uno scenario possibile (nè auspicabile)....semplicemente perchè occorre convincere la base sindacale -e nei posti di lavoro- di smettere di lavorare anche solo per un paio d'ore!

Tuttavia, tutti hanno dichiarato che lo sciopero generale non sia una tappa che si possa scartare. Si tratta semplicemente di fare il più possibile nella realtà delle mobilitazioni nei nostri luoghi di lavoro e di articolare scioperi, blocchi di massa ed esperienze di auto-organizzazione.

Théo Roumier (collettivo promotore dell'appello « On bloque tout ! »)
(traduzione a cura di ALternativa LIbertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

domenica 13 marzo 2016

18 marzo sciopero generale contro la guerra e l'autoritarismo del mondo del lavororo





 
 
 
 
 
Il SI Cobas, La Cub e l’USI-Ait hanno indetto per l’intera giornata di Venerdì 18 Marzo uno Sciopero Generale Nazionale, che vedrà i due cortei principali snodarsi tra le vie di Milano e Napoli.

 

Con questo sciopero ci opponiamo

·           alle legislazioni degli ultimi decenni e in particolare al Jobs Act che hanno cancellato diritti conquistati con la lotta, liberalizzato i licenziamenti, reso precari tutti i contratti di lavoro esistenti,

·           agli accordi tra padroni e sindacati venduti che espellono la democrazia e il dissenso dai luoghi di lavoro.

 

Nello stesso tempo lo sciopero si propone di  unificare le lotte, diffuse ma frastagliate, di quei settori che si oppongono alla brutale offensiva del grande capitale e del suo governo e in molti casi riescono a strappare miglioramenti,(vedi accordi della logistica) per generalizzarle agli altri settori e creare un fronte di classe.

All’offensiva interna contro i lavoratori corrisponde un’offensiva esterna degli Stati imperialisti per imporre e spartire il loro dominio sul mondo. Per questo la nostra lotta è tutt’uno con la lotta contro tutte le guerre di oppressione che alimentano il terrorismo  e minacciano esperienze   rivoluzionarie dal basso (es. a Kobane nel Rojava).

Quindi un forte NO A OGNI INTERVENTO MILITARE ITALIANO, in Libia o altrove!

Chiediamo la cancellazione delle pessime riforme sulla scuola che hanno sottratto risorse a quella pubblica per privilegiare le private e che l’hanno sottomessa agli interessi speculativi delle aziende, regalandovi manodopera gratuita con l’alternanza scuola-lavoro.

Rivendichiamo una sanità gratuita e di qualità, un reddito dignitoso per disoccupati e precari, un aumento delle pensioni e l’uguaglianza per gli immigrati.

Lottiamo contro inquinamento e devastazione ambientale, commessi in funzione degli interessi del capitalismo, per la difesa della salute.

Lottiamo per il  diritto all’abitare, negato dalle politiche antipopolari dei governi che, per favorire la speculazione edilizia, svendono le case popolari ai privati e criminalizzano gli occupanti in stato di necessità con minacce e sgomberi militarizzati.

 

Contro questo crescendo di macelleria sociale ai danni dei lavoratori, degli studenti, dei pensionati, dei disoccupati, degli inquilini è necessario unirci e lottare.

giovedì 4 dicembre 2014

VERSO LO SCIOPERO GENERALE E SOCIALE DEL12 DICEMBRE

Renzi è per la prima volta in difficoltà, la sua politica degli annunci non regge più sotto la spinta delle mobilitazioni e della condizione sociale che precipita. Questo è anche il risultato delle lotte di questi mesi contro il Jobs Act e la legge di stabilità. Persino Squinzi, presidente di Confindustria non si aspettava tanti regali dal governo tutti insieme! Riduzione Irap alle imprese, libertà assoluta licenziamento, demansionamento e spionaggio sui lavoratori aumento tassazione tfr e previdenza complementare. Anziché sostenere salari e pensioni e combattere la precarietà il governo in continuità con quelli precedenti non ha fatto altro che precarizzare e impoverire ancora di più il lavoro mettendo al centro l’impresa e i suoi bisogni. Così la crisi non finisce mai! In questi anni ci hanno raccontato che per il debito dovevamo sacrificare tutto: pensioni, salari, lavoro stabile, vita dignitosa, sanità e scuola pubblica. Poi sarebbe venuto il momento del benessere. La verità è che le loro politiche sono responsabili della crisi e la usano come pretesto il debito per cancellare ogni diritto e conquista sociale del lavoro. Bisogna cambiare pagina! La Cgil ha proclamato sciopero generale per il 12 dicembre. È in colpevole ritardo rispetto alla battaglia contro l’approvazione del Jobs Act. La piazza del 25 ottobre e il crescendo di mobilitazioni di questi mesi contro il governo Renzi meritavano ben più determinazione. Ma siamo ancora in tempo per provare a cambiare pagina. Bisogna però rompere con le politiche di queste anni, abbandonare ogni illusione concertativa e costruire un sindacato che sia davvero conflittuale, nella pratica e non soltanto nei proclami in televisione. Continuare le lotte, fino a imporre politiche diverse Bisogna dire basta alla moderazione e alla cosiddetta responsabilità grazie alle quali la Cgil non ha combattuto davvero l’aggressione al mondo del lavoro! Bisogna rompere con il sistema delle deroghe al CCNL e con il modello del 10 gennaio che impedisce le lotte. Abbiamo bisogno di un sindacato democratico, conflittuale e indipendente. Basta con i sindacalisti che cambiano casacca e da onorevoli votano contro il loro sindacato! Il voto di Epifani a favore del Jobs Act è una vergogna che può essere sanata solo se la Cgil rompe con Epifani e tutto il Pd. Serve un sindacato che sappia dire NO alle richieste delle aziende di ridurre salari e diritti! Bisogna dare continuità alle lotte, fermarsi darebbe il segnale di una resa che non vogliamo. Costruiamo una mobilitazione senza precedenti, radicale e prolungata, che punti davvero a bloccare il paese e a rompere con le politiche d’austerità che pretendono la cancellazione del nostro modello sociale. A cominciare dal 3 dicembre, con il presidio sotto il Senato per contestare il voto sul Jobs Act. Mandiamo a casa il governo Renzi! OPPOSIZIONE CGIL

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)