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campagna contro la contenzione meccanica

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venerdì 27 maggio 2016

Livorno: Il confederalismo democratico del popolo curdo ha bisogno del sostegno internazionalista



 
 





Contro le logiche spartitorie dell'imperialismo alla base di ogni guerra
Contro il terrorismo reazionario dell'ISIS
Il confederalismo democratico del popolo curdo ha bisogno del

sostegno internazionalista
Incontro/riflessioni con:
Khader Musallam
Alternativa Libertaria/FdCA
SABATO 11 GIUGNO ORE 18:00
PRESSO LA LIBRERIA - CAFFE' LETTERARIO
LE CICALE OPEROSE
CORSO AMEDEO, 101

LIVORNO
E' impossibile conoscere in anticipo il futuro della rivoluzione curda.

Nel mezzo di una guerra atroce nella quale si confrontano le grandi potenze

imperialiste, feroci dittature regionali e gruppi terroristici oscurantisti, sarà molto

difficile che la rivoluzione sopravviva ad una distruzione così enorme.

I recenti attacchi della Turchia e dell'ISIS possono essere degli esempi di ciò che

riserva il futuro immediato.
In ogni caso ciò che il popolo curdo in armi sta compiendo è sufficiente per

provocare il migliore entusiasmo, la più grande ammirazione, la più ampia solidarietà in

ogni angolo del mondo degli oppressi.
Il tentativo originale di sperimentare un modello di organizzazione sociale

emancipato dalle paludi dello statalismo, dal mercato capitalista e dalla cultura

patriarcale merita tutta la nostra attenzione e tutto il nostro appoggio per la sua

divulgazione.
Comunitarismo, autogestione, popolo in armi organizzato in battaglioni popolari,

ruolo di spicco delle donne in tutti gli ambiti e a tutti i livelli dell'azione collettiva;

autogoverno con ampia partecipazione e il fatto che tutto questo avvenga durante

un guerra non può che riportarci con la memoria alla rivoluzione spagnola, ed al grido di

Buenaventura Durruti durante la difesa di Madrid:
“ portiamo dentro di noi un mondo nuovo e quel mondo

sta crescendo in questo istante.”
f.i.p. Maggio 2016

sabato 5 dicembre 2015

COMUNICATO STAMPA 28.11.15: AVVISO DI GARANZIA PER IL SEGRETARIO PROVINCIALE DELLA CIB UNICOBAS DI LIVORNO

COMUNICATO STAMPA 28/11/2015
 
AVVISO DI GARANZIA PER IL SEGRETARIO PROVINCIALE DELLA CIB UNICOBAS DI LIVORNO, CLAUDIO GALATOLO, PER AVER AFFERMATO CHE UN CONTRATTO-CAPESTRO CHE IMPONE LA REPERIBILITÀ E LICENZIA DOPO 3 RIFIUTI “…SE NON È SCHIAVITÙ, POCO CI MANCA”
 
Il Segretario provinciale della CIB-Unicobas Claudio Galatolo è indagato per diffamazione a mezzo stampa perché difendeva i lavoratori delle cooperative sociali. Infatti le cooperative sociali per l’assistenza agli anziani ‘Agape’, ‘Di Vittorio’ (sic!) e ‘Cuore’ hanno ritenuto diffamatorio il contenuto dell'articolo “Ispettori del lavoro a Pascoli e Villa Serena” apparso in cronaca di Livorno il 17/3/2015 su ‘Il Tirreno’ ed hanno presentato denuncia-querela nei confronti di Galatolo, ognuna per conto, pur facendo parte di un’unica ATI (Associazione Temporanea di Imprese). Quindi tre azioni legali a raffica prima dell'estate. E ad ottobre è pervenuto l'avviso di garanzia per la denuncia della Cooperativa Agape, in quanto indagato, a conclusione delle indagini preliminari, per il “delitto p. e p. dall'art. 595 co. 1 e 3 c. p.”.
La cosa ha origine dalla denuncia operata dall’Unicobas, entrato con molti iscritti nel ‘paradiso delle coop’, dove ha trovato un accordo-capestro, sottoscritto il 21.1.2015 tra Rsa dei sindacati ‘maggiormente rappresentativi’ e alcune cooperative che sembra pervenuto da un arcipelago Gulag. Il loro contratto regolare è stato trasformato in un part-time ridotto a 34 h. (invece che 38 come prevede il CCNL), ma senza retribuzione fissa, bensì oraria (8 euro). In più è prevista la reperibilità 24 h. su 24 NON REMUNERATA, ed anche, testualmente che: “in caso di 3 rifiuti, al rientro al lavoro…verrà valutata dalle parti l’esigenza di ridurre il contratto di lavoro individuale”, cosa commentata da Galatolo con la frase (altrettanto testuale): “Se questa non è riduzione in schiavitù, poco ci manca”.
In realtà, in quel che resta della Livorno ‘piddina’ (dopo la pesante sconfitta delle ultime elezioni comunali), a soffiare sulla magistratura sono Cgil, Cisl e Uil, che hanno sottoscritto quell’accordo. Ma costoro, oltre ad aver perso ‘il lume’ nella difesa dei lavoratori, hanno dimenticato anche il senso del ridicolo. Infatti, nel 2014 la Segretaria Cgil per il settore Coop. Sociali, - visti i fatti successivi, probabilmente solo per ‘farsi bella’ - è stata ritratta in una foto (che la difesa ha allegato agli atti) mentre capeggiava una manifestazione reggendo uno striscione che titolava (a caratteri cubitali): “SCHIAVE LAVORATRICI DELLE COOPERATIVE SOCIALI”! Peccato che il suo sindacato, con la firma su quell’accordo e con questa campagna anti-Unicobas oggi abbia cambiato idea. Anche questo capita nell’Italia renziana…
 
Confederazione Italiana di Base
UNICOBAS
Roma, Sede Nazionale: V. Casoria, 16. Tel. 0670302626, unicobas.rm@tiscali.it
Sede Provinciale: Via Pieroni 27 - 57123  LIVORNO - Tel./Segr. 0586 210116 Fax 0586 219664
Sito provinciale: www.unicobaslivorno.it        e-mail: info@unicobaslivorno.it

sabato 21 novembre 2015

Livorno, comunicato sulla sentenza per i fatti della prefettura

  COMUNICATO STAMPA
con richiesta di pubblicazione


Il processo per i presidi e le manifestazioni del 30 novembre, 1° e 2 dicembre 2012 si è concluso con una serie di condanne, di poco alleggerite rispetto alle richieste del Pubblico Ministero, che assommano complessivamente a 34 anni per 21 imputati. Una sentenza che non stupisce, data la conduzione del processo basata su pretestuose ricostruzioni dei fatti, su prove, riconoscimenti e testimonianze quanto meno discutibili. Una sentenza prevedibile per un processo che si proponeva di “dare una lezione” ai settori politicamente più attivi della città.
Nel corso del dibattimento la difesa ha efficacemente smontato le accuse nei confronti dei singoli imputati, e anche il teorema dell'azione preordinata su tre giorni. E' stata messa in risalto la responsabilità delle forze dell'ordine in relazione ai fatti e segnalate le numerose irregolarità che nella conduzione del processo vi sono state. Il collegio giudicante ha dovuto prendere atto di quanto prodotto e ridurre le richieste del PM. Siamo certi che nel procedimento di secondo grado le motivazioni della difesa verranno definitivamente accolte, il Comitato continuerà il suo impegno per l'assoluzione per tutti.
Il Comitato “Livorno non si piega” ringrazia tutti coloro che hanno sostenuto gli imputati e che si sono mobilitati in ogni occasione perchè la verità dei fatti fosse affermata: la verità è quella della violenza poliziesca che in quei giorni si scatenò a servizio dei poteri forti locali; la verità è quella di una risposta cittadina ferma e compatta contro queste violenze, una risposta che non è mai cessata. La città non ha mai fatto mancare il proprio sostegno agli imputati e a distanza di tre anni ancora c'è una forte rete di solidarietà, che la repressione non ha intaccato, come non ha intaccato l'attività politica, sociale, sindacale, culturale dei settori più combattivi, che questo processo non ha certo liquidato.
La mobilitazione di solidarietà continua. Il prossimo 30 novembre, alle ore 21 ci sarà un'assemblea cittadina presso la mensa autogestita di via dei Mulini, nella quale verranno decise le prossime iniziative per riaffermare la libertà di manifestare e la ripresa delle lotte cittadine, mentre mercoledì 2 alle 17 ci sarà un presidio solidale in piazza Cavour.

Comitato di solidarietà “Livorno non si piega”!

Livorno, 19 novembre 2015

martedì 26 agosto 2014

Gli anarchici livornesi e Gaza

Abbiamo assistito con orrore all'aggressione delle forze armate israeliane a Gaza, con il seguito di stragi fra i civili. Questa aggressione, tra le altre cose, è diventata occasione di polemica nella sonnolenta politica livornese agostana. Durante “Effetto Venezia” è stato esposto, sul muro dell'ex-carcere dei Domenicani, uno striscione con scritto “Fermare il genocidio a Gaza, Israele vero terrorista”; questa esposizione ha provocato numerose prese di posizione, fra cui quella del presidente della Comunità ebraica livornese, Vittorio Mosseri, e quella dell'ambasciatore dello stato d'Israele in Italia. La lettera di Mosseri, indirizzata al sindaco di Livorno, ha espresso i soliti luoghi comuni della propaganda del governo Netanyahu a giustificazione della propria politica di aggressione e di sterminio della popolazione di Gaza, attribuendo posizioni antisemite a chiunque critichi le scelte dello stato di Israele, e trasformando in sostenitore di Hamas chiunque conservi un minimo di umanità e provi sdegno per le stragi compiute a Gaza. La lettera si concludeva facendo appello al sindaco “per una presa di posizione che elimini qualunque voce di odio e conflittualità”. Abbiamo rilevato come siapericolosa la pretesa che il potere politico operi per eliminare ogni voce conflittuale: la società in cui viviamo è conflittuale, per questo gli anarchici operano per cambiarla. Tentare di soffocare le voci conflittuali non elimina il conflitto ma, come in Palestina, rende solo più violenta la sua manifestazione. E' inoltre difficile da comprendere perché il presidente di una comunità religiosa si sia sentito di dover difendere degli amministratori politici, espressione di una destra becera ed estrema come quella che sta governando lo stato di Israele, protagonisti e colpevoli delle stragi che si compiono a Gaza. In tutto il mondo sono moltissime le voci di protesta contro questa guerra unilaterale, portate avanti anche dagli stessi cittadini israeliani, come dimostrano, oltre ad Anarchici contro il Muro e ad altri gruppi di attivisti, i numerosi refusnik, come dimostrano le migliaia di partecipanti alla manifestazione di Tel-Aviv, contrari alle politiche di sterminio di massa di quel governo. La lettera dell'ambasciatore israeliano in Italia, ha ripetuto, ovviamente, sia pur con toni diversi, le considerazioni di Mosseri. Resta comunque il fatto, che noi riteniamo irrituale, di un rappresentante di uno Stato estero che interviene direttamente e pesantemente nel dibattito politico cittadino, rivolgendosi al sindaco. Il sindaco di Livorno, dopo aver risposto in un primo tempo, alla lettera del presidente della Comunità ebraica chiedendo che questa “si unisse convintamente al nostro appello per una tregua”, ha goffamente cambiato registro, arrivando addirittura a definire “violento” il messaggio contenuto nello striscione. Un'accusa, quella di violenza, sempre più diffusa da parte delle istituzioni e dei maggiori organi d'informazione nei confronti di chi non condivide la propaganda istituzionale e addirittura ha l'ardire di esprimere il proprio pensiero. Un'accusa, quella di violenza, che viene da chi usa il manganello per risolvere i problemi sociali, l'emergenza ambientale e imporre la devastazione e il saccheggio dei territori. Nogarin ha fatto presto ad adeguarsi allo stile dei politici più navigati. Dopo un'iniziale soprassalto di sdegno di fronte alle stragi di civili, le varie componenti del ceto politico istituzionale locale, delle associazioni politiche, culturali e sindacali ad esso collegate si ricompattano attorno ad una “equidistanza” fra le parti in conflitto, ed una sostanziale accettazione dell'impostazione del presidente della comunità ebraica e dell'ambasciatore israeliano, mascherata da un generico e impotente appello alla pace. Abbiamo seguito con attenzione l'evolversi sia dell'aggressione israeliana nei confronti della popolazione di Gaza, sia della politica internazionale, sia della politica locale. L'ennesima aggressione israeliana contro Gaza si concluderà probabilmente quando le forze armate israeliane avranno esaurito la scorta di munizioni, senza un nulla di fatto, perché Hamas continuerà a governare la Striscia, e il governo israeliano sarà pronto a rispondere con crudeli rappresaglie ad ogni uscita offensiva dei palestinesi; ci sarà “solo” qualche migliaio di civili assassinati in più, quelli che le gerarchie militari chiamano “danni collaterali”. Quanto è avvenuto in questi anni a Gaza dimostra che la soluzione “ due popoli, due stati” non elimina la minaccia di guerra. Ogni Stato non è che l'organizzazione della classe privilegiata per mantenere soggetta, tramite il monopolio della forza, la popolazione, per sfruttarla e costringerla a fare ciò che vuole chi controlla lo Stato. E un nuovo Stato palestinese non sfuggirebbe a questa logica, come ha dimostrato tutta la storia dell'OLP. Non solo: i due stati troverebbero la loro ragion d'essere nel mantenimento di una tensione reciproca, che periodicamente sfocerebbe in conflitti armati. L'abolizione degli stati è la premessa indispensabile della pace: lo stato di Israele, con il suo spropositato apparato militare e repressivo, va quindi abolito, così come l'Autorità Nazionale Palestinese, e sostituiti entrambi da una federazione di comunità disarmate. La situazione politica in Palestina non è più quella degli anni '70 del secolo scorso, quando la presenza di componenti di sinistra dell'Olp alimentava la speranza che una vittoria della lotta di liberazione palestinese potesse portare ad un'evoluzione in senso socialista; oggi questa evoluzione è possibile solo col rovesciamento della dirigenza dell'Olp e di Hamas, che può venire solo dalla sconfitta militare, cosi' come solo la sconfitta militare può portare al rovesciamento dell'attuale governo israeliano. La situazione del resto è chiara: Hamas e' sostenuta dal Qatar, dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Turchia, tutti e tre alleati o membri della NATO; la partita che si sta giocando oggi in Medio Oriente e' quindi evidentemente truccata. La nostra posizione non è di neutralità o indifferenza tra i due contendenti: la pace può essere veramente una soluzione, ma per raggiungerla c'è bisogno di sconfiggere quelle classi dirigenti, palestinesi e israeliane, che della prosecuzione della guerra fanno la base del proprio potere; il pacifismo assoluto degli anarchici si accompagna all'internazionalismo proletario e al disfattismo rivoluzionario, cioè a quella pratica concreta di azioni in contrasto della guerra, pratica che nasce dal rifiuto di ogni patriottismo e di ogni gerarchia statale e militare. La ricerca di soluzioni per le popolazioni del settore mediorientale e di altri contesti internazionali tormentati dalle guerre deve comunque necessariamente tradursi anche in concrete iniziative per la pace da condurre in Italia, per contrastare in senso antimilitarista ed internazionalista quelle misure del governo che si inseriscono, come in un gigantesco puzzle, nel controllo imperialistico del Medio Oriente: l'operazione “Mare Nostrum”, la base MUOS di Niscemi, l'acquisto degli F-35, la vendita di armi alle forze armate israeliane sono occasioni per una lotta concreta contro la guerra e contro l'impegno militare del governo italiano. Federazione Anarchica Livornese

IX Congresso Nazionale della FdCA

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1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)