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venerdì 21 ottobre 2016

Referendum costituzionale e lotta di classe










Nel giro di circa 20 anni, siamo al quarto tentativo di modificare la Carta costituzionale.
Si cominciò nel 1997 con la Bicamerale di D’Alema, poi il referendum dell’ottobre 2001 sul Titolo V della Costituzione, poi quello del 25-26 giugno 2006 sull’intero ordinamento della Repubblica, ora quello previsto il 4 dicembre 2016 sulla Legge Boschi approvata dal Parlamento lo scorso aprile.
Ciò che era scaturito dalla lotta partigiana e antifascista per la libertà e l’uguaglianza, benché poi sancito in una Carta di equilibrio (o mediazione) tra i rapporti di forza in campo nel 1946-47, continua ad essere oggetto di picconate.
Ma la posta in gioco per i lavoratori e gli sfruttati oggi non è tanto la difesa della Costituzione in sé, quanto il contrastare la strategia che sta alle spalle delle leggi di modifica e le conseguenze che potrà avere.
Una strategia che
  • è funzionale al maggior profitto del capitale;
  • rafforza il controllo sociale;
  • concentra il potere politico in un solo partito;
  • alimenta le disuguaglianze e riduce la libertà.
Quanto raggiunto dal Governo Renzi sulle modifiche alla Costituzione, dunque, è l’esito finale di un percorso che ha tentato ed ha messo mano più volte alla Carta Costituzionale, sempre accompagnato da modifiche sostanziali del sistema di voto, con lo scopo evidente di ridurre o abolire la rappresentanza politica istituzionale di interi ceti sociali e di parte importante della popolazione.
Anche in questo caso, il cosiddetto Italicum è strettamente legato alla Legge Boschi ed all’esito del referendum.
Il sistema di rappresentanza che esso prefigura riflette nei suoi aspetti essenziali logiche di dominio che nulla hanno a che vedere con forme di democrazia, anche delegate.
Il potere finanziario detta le regole del gioco, ed anche in Italia il governo non esita ad applicare i dettami dell’oligarchia finanziaria, che non ha bisogno di nessun passaggio democratico per esplicitare il proprio ruolo di potere reale.
Come vuole il capitalismo
E’ il caso di ricordare come si espresse l’agenzia finanziaria JP Morgan il 28 maggio 2013 in un comunicato inviato ai governi europei:
I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo.
I sistemi politici e costituzionali del sud presentano tipicamente le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo.”
Evidentemente, il processo di trasformazione autoritaria delle istituzioni repubblicane in Italia corrisponde a certe precise esigenze del capitale finanziario internazionale (ed italiano): incrementare lo sfruttamento della classe lavoratrice su cui scaricare tutte le conseguenze delle crisi economiche; eliminare ogni impedimento al massimo profitto; favorire le privatizzazioni e speculare sul colossale debito pubblico italiano.
Culla della Repubblica autoritaria
L’obiettivo della Legge Boschi e del voto SI al referendun è, perciò, un governo stabile e con forti poteri concentrati nelle mani del Presidente del Consiglio.
Un governo capace di imporre – senza mediazioni parlamentari – le politiche necessarie a controllare i lavoratori e le masse popolari, di approvare rapidamente le leggi necessarie a soddisfare gli interessi del capitale italiano ed internazionale.
In tal modo il governo Renzi e le forze economiche e politiche nazionali e internazionali che lo supportano, punta a spostare defintivamente i rapporti di classe a favore del grande capitale, a liquidare i diritti democratici e smantellare le istituzioni sorte dalla lotta antifascista per immobilizzare e disorganizzare il movimento dei lavoratori e le loro organizzazioni sindacali; attribuendo rango costituzionale al potere che di fatto oggi l’esecutivo già esercita.
Dopo il cambiamento della seconda parte della Costituzione, vi sarà l’attacco inevitabile alla prima parte, che già procede sul terreno politico concreto, come nel caso del Jobs Act.
Le modifiche al Titolo V riporterebbero al governo il potere su materie precedentemente attribuite alle Regioni, ovvero concorrenti, come su energia e infrastrutture.
Con lo scopo principale di riconfigurare gli assetti istituzionali per favorire la maggiore discrezionalità decisionale possibile dell’esecutivo all’interno dell’unica Camera prevista, sottraendo così potere ed autonomia alle amministrazioni decentrate su materie decisive quali il controllo e la privatizzazione del territorio (sanità, grandi opere, accordi ed arbitrati internazionali, corridoi energetici…).
La posta in gioco
La mancanza di dibattito sui temi costituzionali, surrogata da battute da bar, con slogan semplici quanto ingannevoli, propagati a più mani dai membri del governo ( ed anche da certe opposizioni), dimostra che la posta in gioco è alta.
Il sistema informativo in Italia assomiglia sempre più a quello di un paese dittatoriale (77° posto nel mondo sulla libertà di informazione) e questo deve spingere a mettere al centro della discussione questo grande spartiacque politico, che segnerà profondamente gli equilibri politici in Europa.
Le modifiche alla Costituzione hanno alla propria base la volontà esplicita di adeguare il sistema politico e la sua rappresentanza alla legge di mercato, per questo serve meno democrazia, meno partecipazione dei cittadini.
La violenza del mercato non vuole corpi intermedi e di mediazione sociale per poter espandere la propria sfera d’influenza su quel che ancora ci ostiniamo a chiamare società.
Nei “trattati economici di libero scambio” che cercano di avvenire segretamente e senza coinvolgere minimamente le popolazioni interessate, si sta decidendo di privatizzare ulteriormente la vita dei cittadini: salute, ospedali, pensione, servizi, devono essere messi sul “mercato”.
Questa è una delle ragioni fondamentali per cui in questa riorganizzazione globale si prevede un esecutivo forte, senza il coinvolgimento dei cittadini, in modo particolare di tutti noi che ne faremo la spesa amaramente in termini di qualità della vita.
Per contrastare questo disegno eversivo
votare NO è utile ma non sufficiente:
occorre difendere i territori in cui viviamo dalle privatizzazioni e dal centralismo statale
rafforzare i movimenti contro le grandi opere e andare oltre la dfesa della Costituzione per costruire l’autogoverno libertario del territorio

Alternativa Libertaria/fdca
95° Consiglio dei Delegati
Fano, 1 ottobre 2016

sciopero generale sindacalismo di base e No Renzi day

21 E 22 OTTOBRE NO ALLA CONTRORIFORMA 
E AL GOVERNO RENZI 

Venerdì 21 SCIOPERO GENERALE  
e dalle ore 16.00 accampata di lotta a piazza San Giovanni

Sabato 22 ore 14.00 CORTEO da piazza San Giovanni

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Pullman USB per la manifestazione di Roma. 
Partenza da Padova dal teatro Geox di Corso Australia  alle 6.00 del 22 ottobre. 
Per prenotare telefonare dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18 
(dal lunedì al venerdì) al numero 049 680538
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Il 21 ottobre SCIOPERO GENERALE per la difesa dei diritti del lavoro e dello stato sociale, per difendere ed applicare la Costituzione del 1948, per dire basta al governo Renzi e al massacro sociale.

Il 22 ottobre NO RENZI DAY, manifestazione nazionale a Roma per dire NO alla Controriforma Costituzionale ed a tutti i suoi autori

VOGLIAMO
  • L’applicazione dei principi e dei diritti della costituzione del1948.
  • Il lavoro, la formazione e la scuola pubblica, la casa, il reddito, lo stato sociale e i beni comuni in mano pubblica, l’ambiente e la democrazia, la sicurezza e la democrazia sui luoghi di lavoro.
  • La libertà e la sovranità democratica del popolo italiano, oggi sottoposta ad un vergognoso attacco da parte dei governi degli USA e della Germania e dalla burocrazia della UE.

DICIAMO NO
  • Alla controriforma costituzionale del governo, della confindustria, delle banche e dell’Unione Europea.
  • Al jobsact, alla precarietà sociale, alla buona scuola, alla legge fornero, al decreto madia, alla TAV alle grandi opere, alla persecuzione dei migranti, alla distruzione dello stato sociale, alle privatizzazioni, ai tagli alla sanità, agli interventi sulle pensioni a favore delle banche, al TTIP e al CETA.
  • Alla guerra, alla Nato, alle spese e alle missioni militari.
  • Alla repressione padronale, poliziesca e giudiziaria.

Coordinamento per NO Sociale alla Controriforma Costituzionale
Per informazioni, adesioni e contatti: coordinamentonosociale@gmail.com


Prime adesioni: USB, UNICOBAS, USI, CUB Trasporti Lazio, Piattaforma Sociale Eurostop, Movimento No TAV Val di Susa, Forum Diritti Lavoro, Contropiano, Carovana delle periferie Roma, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Noi Restiamo, Militant Roma, CONUP (pensionati), Centro Sociale 28 Maggio Brescia, USI Cons, Rossa, Rete dei Comunisti, Sinistra Anticapitalista, Partito Comunista Italiano, FGCI, Partito della rifondazione Comunista, Giovani Comunisti, L’Altra Europa con Tsipras, Sinistra No Euro, CARC, Circolo Agorà Pisa, Centro internazionale Crocevia, Rete NOWAR, Per un’altra città – Laboratorio Politico Firenze, Fronte Popolare Milano, Partito Comunista dei Lavoratori, P101, Economia Per I Cittadini, Comitato per il No di Roma, Coord. Per la Democrazia Costituzionale (comitato per il NO) Napoli, Comitato della Franciacorta per il NO, ATTAC Italia, Partigiani della Scuola Pubblica, MGA (associazione avvocati), Collettivo Comunista (M-L) Nuoro, Coord. Nazionale ATA ex Enti Locali, Collettivo Genova City Strike, Sinistra per Roma, Giuristi democratici, centro sociale Zona 22 (San Vito Ch), Osservatorio sulla repressione, Controlacrisi

Lidia Menapace partigiana Bruna, Umberto Lorenzoni partigiano Eros, Paolo Maddalena, Luigi De Magistris, Nicoletta Dosio, Moni Ovadia, Valerio Evangelisti, Dino Greco, Pino Marziale, Antonio Distasi, Mimmo Mignano, Stefano Fassina, Franco Russo, Giorgio Cremaschi, Fabrizio Tomaselli, Luciano Vasapollo, Carlo Formenti, Ernesto Screpanti, Sergio Cararo, Manuela Palermi, Mauro Casadio, Paolo Leonardi, Giovanni Russo Spena, Emiddia Papi, Paola Palmieri, Guido Lutrario, Eleonora Forenza, Claudia Candeloro, Carlo Guglielmi, Franco Turigliatto, Moreno Pasquinelli, Stefano d’Errico, Fabio Frati, Marco Bersani, Paolo Ferrero, Maurizio Acerbo, Andrea Ferroni, Roberta Fantozzi, Rosa Rinaldi, Laura Di Lucia Coletti, Ciccio Auletta, Roberto Musacchio, Cesare Antetomaso, Massimo Rossi, Italo Di Sabato, Haidi Giuliani, Francesco Caruso, Emilio Molinari

Ai sensi Decreto legislativo del 30 giugno 2003, n. 196,  precisiamo che questo indirizzo e-mail è stato da noi reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso un messaggio ricevuto da noi o da militanti della Rete dei Comunisti. Se non sei interessato a ricevere informazioni, materiali e documenti della Rete dei Comunisti, ti preghiamo di segnalarcelo spendendoci una mail, avendo cura di precisare l’indirizzo che vuoi venga rimosso dalla lista. Grazie.

IX Congresso Nazionale della FdCA

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1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)