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martedì 28 giugno 2016

Ballottaggi e sballottamenti

Avanti un altro, avanti un’altra, voti alla mano
 
Il passaggio elettorale amministrativo di questa primavera si è finalmente concluso.
In numerose città c’è stato così un ribaltamento dei risultati del primo turno, grazie allo spostamento di decine di migliaia di voti da destra o da M5S a favore del candidato opposto a quello del PD.
In un contesto di città già pesantemente devastate dalla crisi economica e dalle misure di austerità, dalla disoccupazione e dalle politiche di emarginazione, dalla corruzione e dalla criminalità organizzata, le elezioni sono state usate per manifestare indifferenza, per punire il partito di potere ancorchè democratico, per premiare facce nuove e presentabili, per voltare le spalle al centro-destra che fu.
Chi aveva promesso anni fa un milione di posti di lavoro ha finito inesorabilmente per perdere milioni di voti.
Chi da pochi anni è al governo con un programma di austerità e di contro-riforme imposte a forza riesce a perdere contro tutti gli altri coalizzati per caso e per quel detto che dice che il nemico del mio nemico è sempre mio amico.
Chi voleva mandare tutti a casa sta trovando casa nei municipi al grido di onestà, onestà.
M5S
Basterà l’onestà ad aprire una stagione di cambiamento che contrasti e inverta la lunga stagione di voracità capitalistica sui territori e sulle città?
Basteranno l’onestà sbandierata da M5S e la sconfitta del PD ad aprire un varco alla reale democrazia diretta praticata da esperienze di organizzazione dal basso nei quartieri metropolitani?
Esiste e si aprirà davvero questo varco più volte auspicato dai movimenti dal basso che lottano contro il Patto di Stabilità che strangola i bilanci comunali, che impedisce politiche sociali ed abitative alternative a quelle repressive in atto?
Temiamo di no. Non bastano le facce nuove a capo dei municipi. Lo sviluppo del potere popolare non passa per i palazzi di città.
Quel dannato Patto di Stabilità
E’ un vincolo talmente costrittivo che metterà a dura prova le nuove amministrazioni ed eventuali programmi espansivi nella spesa sociale, ma è al tempo stesso il banco di prova per chi ha vinto le elezioni puntando a sconfiggere proprio il partito che lo ha partorito: il PD.
Gestire il bilancio comunale (a saldo non negativo!!), andando oltre le ristrettezze dei trasferimenti statali senza tagliare la spesa sociale e senza mettere sul mercato immobili pubblici e pezzi di città, sarà la vera sfida per i neo-sindaci e le neo-sindache, che vorranno fare politiche sociali, abitative, di accoglienza e di sostegno al reddito. Qui il M5S si gioca moltissimo. E andrà incalzato come si è fatto con qualsiasi altro partito che governa le città compatibilmente con l’ordine capitalistico.
La Destra
Nonostante i suoi voti in libera uscita (non sapremo mai come sarebbe andata a Roma con un centro-destra omogeneo, ma sappiamo dove sono andati a finire nei ballottaggi), la destra estrema e quella berlusconiana riescono ancora a prendersi qualche piccola città.
Conosciamo le loro politiche: chiusura di spazi sociali, razzismo, svendita di quartieri interi. Qui, ancor di più, sarà necessario (ri)costruire alleanze sociali in grado di contrastare il mix di affarismo e fascismo che si annuncia..
Il carro del vincitore
Certa sociologia elettorale vede nel voto delle periferie metropolitane (Roma,Torino, Napoli) l’ennesimo segnale del loro rivoltarsi e del cambiamento, secondo uno schema puntualmente applicato altre volte, come nella Torino della vittoria del centro-destra 23 anni fa o nella Roma della vittoria di Alemanno e così via.
In realtà, il carro del vincitore è già stato prenotato da élite imprenditoriali e commerciali ansiose di aprirsi il proprio varco sulla scia del nuovo auriga, così presentabile, così compatibile.
Se la lotta di classe non si vince per procura, è presumibile che anche laddove l’odiato PD non governa più, occorrerà continuare a sviluppare tanta vertenzialità sociale e contemporaneamente tanta sperimentazione solidale ed autogestionaria, per salvare le città dalla fame di profitti del capitalismo e della criminalità.
Sartre nel 1973
Così scriveva Jean-Paul Sartre in “Les Temps Moderns”: “(…) tornare alla democrazia diretta, quella del popolo in lotta contro il sistema, quella degli uomini concreti contro la serializzazione che li trasforma in cose, perché non cominciare da qui? Votare, non votare è lo stesso. Astenersi, in effetti, è confermare la nuova maggioranza, quale essa sia. Qualunque cosa si faccia a questo proposito, non si sarà fatto niente se non si lotta nello stesso tempo, questo vuol dire fin da oggi, contro il sistema della democrazia indiretta che ci riduce deliberatamente all’impotenza, tentando, ciascuno secondo le sue risorse, di organizzare il vasto movimento antigerarchico che contesta dappertutto le istituzioni.”
Alternativa Libertaria/fdca
giugno 2016

mercoledì 1 giugno 2016

Elezioni amministrative 2016. Per cosa si vota? Per chi votare?

NON OCCORRONO SINDACI PER UNA GESTIONE DIRETTA

Elezioni amministrative 2016. Per cosa si vota? Per chi votare?


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Si vota per un sindaco ed una giunta che applichino la Legge di Stabilità

2016.

Si vota per un sindaco ed una giunta che siano in grado di gestire le città

ed i paesi in maniera tale che il bilancio del loro Comune sia a saldo non

negativo, a costo di vendere il patrimonio pubblico, a costo di far costruire

ovunque, a costo di sfratti e sgomberi.

Questo è il programma elettorale di tutti i candidati sindaci d'Italia.

Questa è la libertà di voto concessa dai vincoli di bilancio nazionali ed

europei.

Noi, invece, abbiamo un altro programma e vogliamo un'altra libertà.


Costruire l'alternativa libertaria nelle città, quartiere per quartiere, facendo

della solidarietà la forza per risolvere i bisogni quotidiani, restituendo

rappresentanza e potere alle istanze dal basso, rivendicando il diritto a

vivere la città con la garanzia di servizi e di assistenza, di abitazioni e di



accoglienza, per riappropriarci della città e del territorio, di spazi e

ambienti, sottratti alla speculazione capitalistica e restituiti alla socialità

popolare.

Per tutto questo, non occorrono sindaci di sorta.

Alternativa Libertaria - 5 giugno 2016

 
 
 
 
 
 
 
 
La nuova Legge di Stabilità: Comuni a pareggio di bilancio... non negativo


A ridosso delle elezioni amministrative, il governo vara la Legge di Stabilità che sembra

introdurre un alleggerimento del ventennale Patto di Stabilità e rinviare l'applicazione del Fiscal

Compact, ma solo per quest'anno.

Il pareggio di bilancio viene sostituito con il saldo... non negativo tra entrate finali e spese

finali! Dice che così i Comuni potranno utilizzare le risorse vincolate.

In realtà, le amministrazioni comunali non potranno assolutamente avere la possibilità di
svincolare le proprie risorse se non entro i limiti stringenti di quello che rimane un pareggio di

bilancio. Infatti viene consentito, per il solo anno 2016, di poter utilizzare le risorse già accantonate


(per esempio un avanzo di bilancio) messe a finanziamento di spese programmate.

A fine anno 2016 sarà obbligo per i Comuni, anche con meno di 1000 abitanti (prima esclusi

dal Patto), certificare il pareggio di bilancio (come per il Patto) ma a saldo negativo (quindi le

entrate finali devono essere pari o superiori alle spese finali).

Chi non rispetterà l'obiettivo sarà sanzionato.
Nonostante le roboanti dichiarazioni del Governo e dell'ANCI sulla fine del Patto di Stabilità,

siamo invece di fronte alla solita logica di limitare le possibilità di spesa degli enti locali, anche

se questi ultimi dispongono di avanzo di amministrazione e di liquidità di cassa.
Il saccheggio del territorio


Dove trovare i soldi per i Comuni, una volta privati dell'autorità impositiva?

La Legge di Stabilità autorizza l'uso del 100% delle entrate da oneri di urbanizzazione per

finanziare alcune spese correnti.

Ma gli oneri di urbanizzazione sono entrate aleatorie, per loro natura straordinarie e molto

variabili, su cui non si può contare per dare continuità alle spese correnti.

E soprattutto, favorire il ricorso agli oneri di urbanizzazione significa, di fatto, incentivare il

consumo del territorio, il suo saccheggio, la sua riduzione a produttore di entrate, alimentando quei

processi di espropriazione e riconversione dei centrali quartieri operai, in abitazioni per la classe

media (gentrificazione) che per riqualificazione intendono solo valorizzazione capitalistica e

certezza di profitti.

In questa direzione va anche la vendita di immobili di proprietà comunale, spesso già

occupati da centri sociali, associazioni culturali e comitati di inquilini che hanno occupato e

rivitalizzato edifici fatiscenti, su cui si abbatte la scure della repressione, degli sgomberi e della
distruzione di reti di solidarietà incompatibili con la legge del profitto.


tutto iniziò col Patto di Stabilità ed il Fiscal Compact
Dal 1999 è in vigore il Patto di Stabilità interno ai Comuni: una vera e propria mannaia che


incombe sui bilanci locali, obbligando a vincolare fondi che invece potrebbero essere utilizzati per

garantire servizi essenziali sui territori (opere pubbliche, strade, miglioramento dei trasporti,
dellilluminazione pubblica, gestione rifiuti, servizi per le scuole e sociali, ...).


Tra il 2011ed il 2012 -prima con il governo Monti e poi con il governo Letta, su esplicita

richiesta del Consiglio Europeo di Bruxelles- viene istituito il Fiscal Compact (in Italia è la Legge

43/2012), che limita per i Comuni la possibilità di indebitarsi ulteriormente, imponendo il pareggio

di bilancio.

Un colpo durissimo per i Comuni in grave sofferenza economica.

Sono stati anni di drammatico peggioramento delle condizioni di vita per le classe popolari delle

città, costrette a sottostare alle leggi dell'austerity imposte dai governi italiani e dalla Unione

Europea.

I provvedimenti che obbligano alla riduzione della spesa per il personale, che bloccano il

rinnovo dei contratti di lavoro negli enti locali, che alimentano le esternalizzazioni e le

privatizzazioni dei servizi sono infatti figli del Patto di Stabilità.

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)