„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
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lunedì 30 marzo 2015
Ultime riflessioni sul massacro di Charlie Hebdo
L'attacco a Charlie Hebdo dello scorso gennaio era stato attentamente concepito per dare il massimo vantaggio allo Stato Islamico, ma ne ha tratto vantaggio anche la classe dominante del mondo a capitalismo avanzato. Non si cercava di punire l'atteggiamento satirico di Charlie Hebdo verso ciò che ISIS considera "sacro", bensì di punire quei milioni di musulmani che avevano accettato tale atteggiamento in silenzio, specialmente quei musulmani che vivono in Francia e in occidente. L'ISIS, come chiunque altro, sapeva benissimo che i musulmani in Europa ed in Occidente avrebbero subito fortissime pressioni dopo un attentato del genere. L'ISIS ha così offerto ai musulmani un solo modo per difendersi: quello di accettare la sua versione fondamentalista ed iper-dogmatica dell'Islam, di entrare nei suoi ranghi per perseguire il martirio ed il paradiso tramite l'assassinio ed i bombardamenti suicidi. Il messaggio di ISIS era chiaro: la libertà di coscienza e di espressione non hanno mai fatto parte dell'identità dei musulmani, pe cui essa deve essere rifiutata, negata e combattuta. Sia l'ISIS che le classi dirigenti occidentali hanno accettato tutto questo come un "fatto". Le classi dirigenti occidentali hanno usato questo stesso messaggio per sostenere che solo i bianchi europei possono capire e praticare la libertà di coscienza e di espressione, che si suppone costituisca l'identità della costruzione politica all'interno delle società occidentali a capitalismo avanzato. La guerra al terrore e la Crociata contro l'Islam sono solo le due facce della stessa moneta.
Ora, io non sono un esperto di media, ma la rivista Charlie Hebdo non è di quelle che tirano. E naturalmente, non è nemmeno il Pentagono o Wall Street. Credo anche che le loro critiche verso i dogmi dell'Islam siano alquanto differenti da quelle tipiche dell'orientalismo. Il che significa che l'ISIS aveva scelto bene il suo obiettivo, dato che in realtà volevano attaccare la pratica ed il concetto vero e proprio di libertà di espressione. Questa ambivalente strumentalizzazione dell'attacco da parte dell'ISIS e delle classi dirigenti occidentali si è reso evidente sui media (sia quelli occidentali che arabi): l'attenzione era sempre su come avevano reagito gli anziani accademici, i jihadisti o i politici corrotti... Questa è una falsa guerra, combattuta sulla questione sbagliata. E' completamente vero che dovrebbero essere i Musulmani ad essere difesi dall'intensificarsi del razzismo nei loro confronti, ma non i dogmi dell'Islam. Il piano dell'ISIS è ben differente: è quello di "difendere" l'Islam e non i Musulmani (infatti, l'obiettivo è quello di esporre i musulmani a maggiore razzismo e maggiore repressione, non il contrario), di modo che sempre più Musulmani si avvicinino a quegli stereotipi orientalisti che mettano in contrasto i bianchi europei illuminati con i musulmani arretrati, cosa che fa il gioco sia dell'ISIS che della classe dirigente occidentale.
La libertà di espressione e di coscienza deve essere difesa senza esitazione. Questa libertà non fa parte della costruzione capitalista in occidente - ma è stata conquistata da generazioni di rivoluzionari e dalle masse. Non è stata concessa da nessun governante e da nessuna classe dominante; è ancora oggi un passo verso un mondo diverso, in cui non esistano nè schiavi nè padroni, ma solo persone libere ed eguali.
Mazen Kamalmaz
l'autore è un anarchico siriano
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/Fdca - Ufficio Relazioni internazionali)
domenica 25 gennaio 2015
Pericolose idiozie terzomondiste
tratto da
https://photostream.noblogs.org/2015/01/pericolose-idiozie-terzomondiste/
autore Iorcon
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Pericolose idiozie terzomondiste
Lasciano l’amaro in bocca le reazioni di una parte consistente del movimento, italiano e non, ai fatti parigini. Ma le posizioni assunte dall’area post-autonoma e anche da parte del movimento anarchico, sopratutto americano ma anche parte di quello europeo, sono la logica conseguenza di un’errata impostazione di base e di tatticismi di terzo rango, che rivelano il completo vuoto strategico e programmatico di certi soggetti politici. Dalla lettura degli articoli apparsi su Quartier Libres, tradotti e rilanciati in italiano da Infoaut e da Contropiano e dall’osservazione di svariati articoli apparsi su portali anarchici presenti sui social media emerge una totale incapacità di lettura della realtà. I giochi di parole in politichese dei post autonomi rivelano che i soggetti politici coagulati intorno ad Infoaut e Contropiano soffrono di sudditanza intellettuale verso un terzomondismo fuori tempo massimo e completamente dimentico delle profonde modifiche della geopolitica internazionale dalla fine del bipolarismo USA-URSS e dell’unipolarismo statunitense. E rivelano anche una totale dimenticanza, o forse una volontà di nascondere, della storia della lotta sociale e di classe in Europa negli ultimi trecento anni.
Senza troppi giri di parole Infoaut afferma, con un’ardito esercizio di relativismo culturale, che la libertà di parola sarebbe una caratteristica della civiltà occidentale. Ora: al di là del fatto che la netta distinzione occidente-oriente è già stata messa in crisi da decenni di post-colonial studies e che forse certi personaggi farebbero meglio a rileggersi testi fondamentali come Orientalismo di E. Said, la libertà di parola non è un a priori della “cultura occidentale”. È una conquista sociale che si è
Un fiero rappresentante dei valori della “cultura occidentale”: Roman Ungern von Sternberg. Mica Diderot.
affermata tramite le due grandi rivoluzioni di fine settecento, quella americana e quella francese, tramite i moti del 1848, tramite le successive battaglie del movimento dei lavoratori e tramite l’azione di pezzi della borghesia liberale. È una libertà che è stata conquista con il sangue e che è stata difesa con il sangue dall’azione di quelle frazioni più retrive della borghesia che hanno tentata di cancellarla durante il periodo controrivoluzionaro seguente alla prima guerra mondiale e dei moti rivoluzionari della fine degli anni dieci.
È una delle conquiste più importanti della lotta sociale ed è un bastione da difendere a qualsiasi costo perchè, banalmente, è quello che permette il mantenimento di spazi di manovra politici ai movimenti rivoluzionari e a tutte le voci critiche.
Mettere in discussione questa gigantesca conquista dandola come valore assodato dell’occidente significa semplicemente tirarsi la zappa sui piedi e dimenticare il sacrificio di decine di migliaia di compagni.
Leggere nell’articolo “Guerra sporca (di ritorno)”, apparso su Infoaut il 7 gennaio, un passaggio come “Per come l’intendiamo noi, il cuore della satira è di dar fastidio a chi comanda. Esprimersi ironicamente in una vignetta non esenta da un giudizio di valore sul messaggio veicolato. Puntare il dito contro gruppi minoritari e discriminati a causa di precise responsabilità storiche non equivale a mettere alla berlina il potere religioso e culturale egemonico nel proprio paese” da il senso si come chi ha scritto questo pezzo abbia completamente perso la bussola dell’analisi, se non il senno.
Intanto chiariamo una cosa, che dovrebbe essere scontata: la satira serve a dar fastidio a tutti. Ed è quello che faceva la satira di Charlie Hebdo. Se non ne siete convinti andate a vedervi qualche video di Carlin o leggetevi il Male.
Secondariamente: in Francia, come in tutta Europa, il discrimine non è tra essere musulmani o essere cristiani. È tra essere proprietari dei mezzi di produzione o tra essere degli sfruttati. È tra l’avere accesso a determinate garanzie sociali ed esservi esclusi. Se pensate che essere musulmani sia di per se’ un discrimine andate a farvi un giro nelle boutique degli Champs Elisee o nella city di Londra e fate il conto di quanti musulmanissimi rappresentati delle petromonarchie del golfo vanno e vengono senza che nessuno si sogni di discriminarli.
E magari non farebbe male andarsi a rivedere il ruolo da pompieri assunto dalle moschee in tutti le rivolte delle periferie francesi (o inglesi). Magari studiatevi il ruolo avuto dall’associazionismo di stampo religioso nel cooptare fette di popolazione immigrata nei giochi politici. Tipo tutto l’associazionismo musulmano legato al PD in Italia, tanto per non andare lontano.
Forse gli estensori di tali perle gauchistes si sono dimenticati di un dato che davamo per assodato già con la Prima Internazionale: la religione, le religioni, sono uno strumento di controllo del proletariato. Se ne volete ulteriore conferma chiedete ai lavoratori di Port Said o di Alessandria, repressi sia dal militarismo egiziano che dalla Fratellanza Musulmana. O chiedetelo ai Cabili, ai Kurdi di Kobane in lotta contro l’IS o ai lavoratori dei campi petroliferi irakeni e iraniani. O, per uscire dal mondo mediorientale, andate a farvi un giro in posti come l’Ohio, massacrato dalla deindustrializzazione e con la maggior presenza di milizie suprematiste cristiane.
Nelle banlieus francesi sono presenti delle fette di potere in mano in modo specifico a componenti religiose, più o meno moderato. Sono quelle componenti che fanno opera di mediazione tra i bisogni che emergono dal proletariato e dal sottoproletariato e lo stato francese, ivi comprese le forme di accesso al welfare. Stiamo parlando insomma di una frazione dominata di classe dominante, ma forse questo concetto è un po’ difficile da capire per chi opera una divisione manichea del mondo tra il grande satana atlantista e il resto. Siamo di fronte, insomma, ad una declinazione della logica delirante dello “scontro di civiltà”.
E ora veniamo a quei settori di movimento anarchico in preda alla sindrome del “politically correct anarchist lifestyle”. È una sindrome molto grave, compagni, ma siamo certi che con un paio di approfondite immersioni nella realtà avrete delle ottime speranze di guarigione.
Intanto bisogna capire una cosa: l’antirazzismo è una questione di classe, ovvero di rapporti sociali, non di rappresentazione mediatica. Accusare un giornale come Charlie Hebdo e compagni come Cabu, Tignous e Wolinsky di razzismo è indicativo del livello di delirio e di confusione portato dalle concezioni lifestyle nel movimento anarchico. Per dirla in maniera brutale: l’antirazzismo da salotto e da borghesi bianchi pentiti non ci interessa. La Capanna dello Zio Tom è stata scritta 150 anni fa e ha fatto il suo tempo.
Chi accusa la satira antireligiosa, e vorrei qua ricordare che la lotta antireligiosa è stata ed è una delle più importanti lotte portate avanti dal movimento anarchico e dai suoi compagni di strada del Libero Pensiero, di essere funzionale a un disegno neocoloniale non capisce nulla né di religione né di neocolonialismo né di questioni sociali in genere. Chi porta avanti una posizione simile è il vero portare di una visione neocoloniale che pretende di mettere gli “orientali” (sempre ammesso che questo termine abbia senso, cosa di cui dubitiamo) sotto la propria tutela. Il messaggio che viene lanciato è “poveri negretti ignoranti e minorati, ci siamo noi a difendervi, dall’alto del nostro essere moralmente buoni”. E questo significa dimenticare che sarà il proletariato ad emancipare sé stesso e non delle avanguardie morali o politiche. Significa ignorare completamente la storia delle insorgenze sociali dell’Irak post prima guerra del golfo, represse dalla frazione dominata di classe dominante filo iraniana e dal nazionalismo kurdo del partito di Barzani, lo stesso che pochi anni dopo permetterà all’esercito turco di sconfinare nel Kurdistan Irakeno per reprimere il PKK.
Queste prese di posizione “anarchiche” vengono giustificate con un malinteso intersezionismo delle lotte. Ma l’intersezione delle lotte significa riconoscere il dominio ovunque esso si applica: e le religioni del libro nella loro storicizzazione, tolti casi molto particolari, sono costituzionalmente portatrici di una visione autoritaria e dominatrice. L’islam è la religione che viene usata nel mondo mediorientale per fornire una giustificazione teologica al dominio patriarcale, religioso, di classe ed etnico.
Pensare di applicare l’intersezionismo fino alla palizzata del proprio cortile e non a tutte le lotte ovunque esse si svolgano è semplicemente folle.
E forse si dovrebbe ragionare sul fatto che il coordinamento delle comunità autonome del Kurdistan ha dichiarato pubblicamente e in modo chiaro, netto e deciso, che i morti di Parigi sono come coloro che muoiono combattendo contro le milizie islamiste dell’IS nella difesa del Rojava.
Chi ha esteso queste posizioni, quelle degli stantii leninisti italiani o degli anarchici talmente anarchici da potersi permettere di sputare sui cadaveri ancora caldi dei vignettisti di Charlie Hebdo, è un pericolo per la tenuta e l’ampliamento delle lotte sociali.
Occorre fare chiarezza immediata e affermare con forza, con le parole e con i fatti, che queste posizioni non possono e non devono avere legittimità nel nostro campo.
lorcon
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martedì 20 gennaio 2015
La strage della redazione di Charlie Hebdo e le contraddizioni del sistema internazionale di fronte alla rivoluzione della Rojava
La barbarie commessa il 7 gennaio 2015 contro i giornalisti e fumettisti della pubblicazione francese Charlie Hebdo mostra quanto la presenza di Daesh (Stato islamico, IS o ISIL) sia dannosa per essere tollerata come parte negoziale persino all'interno della crudeltà del Sistema internazionale. In questo breve articolo presento alcune contraddizioni dei membri della NATO sulla scena mondiale nel conflitto. Estendo le mie osservazioni critiche alla copertura mediatica internazionale, concentrandomi sul network della CNN, purtroppo la TV che meglio copre il pianeta. Per disinformare sulla Rojava, sul PYD e sul TEV-Dem, i media di potere operano come portavoce non ufficiali per l'amministrazione Obama e per la sua doppiezza politica nella regione.
Stéphanne Charbonnier, noto come Charb, ha pubblicato un articolo in cui sostiene che i Curdi ci rappresentano contro il fondamentalismo ed i regimi totalitari - alleati dell'Occidente o meno - nella regione più tormentata del pianeta.
Contraddizione 1) Il costo della presenza dei jihadisti internazionali, molti dei quali reclutati su Internet, si materializza come demenza continua. Giovani delle incandescenti periferie di Parigi sono rapiti dalla follia di Daesh come prima lo erano da Al-Qaeda. Pertanto, la destra francese, quella stessa che ha sostenuto il vergognoso regime di Vichy (che aveva fornito il supporto per l'occupazione nazista), reitera i suoi discorsi omofobi e razzisti intrisi di fondamentalismo cattolico. Del resto anche il Partito Socialista francese e il suo momentaneo alleato PCF, quegli stessi partiti che erano nel Fronte Popolare degli anni '30 e che chiusero all'epoca le frontiere ai libertari spagnoli per poi metterli nei campi di concentramento, si trovano oggi ad affrontare il mostro. Anche se sono mutati i tempi ed i contesti, sono d'accordo con l'antropologo inglese David Graeber , sia nella comparazione dei processi, sia nel rilevare il doppio gioco delle democrazie liberali, allora di fronte al fantasma del fascismo con Franco ed ora in Siria con Daesh. Contro il fascismo, compreso quello religioso, solo il pensiero e l'azione dei libertari possono offrire delle soluzioni. In questo caso, l'unica vera speranza contro il fondamentalismo è l'autonomia e l'indipendenza della Rojava
Contraddizione 2) La libertà di espressione, di comunicazione e di informazione costituisce un insieme di beni e valori non negoziabili. I media ipocriti dell'Occidente hanno chiuso gli occhi quando il governo di Recep Erdogan (leader islamista e al tempo stesso del filo-occidentale AKP) ha arrestato più di 20 giornalisti di un giornale di opposizione (la pubblicazione Zaman), ed esegue la stessa procedura contro le stampa collegata con la sinistra curda. Sembra che nulla stia accadendo al confine turco, ma non è così. Gli alleati di Erdogan lasciano la Siria ed entrano nell'Unione Europea tramite la stessa Turchia, corridoio di passaggio dei fondamentalisti. Due di questi dementi sono ritornati in Francia sotto la barba di un paese membro della NATO per portarvi il flusso del jihadismo sunnita. L'Iran si è dichiarato contro l'attacco, ma non fa nulla con i suoi alleati - il governo Assad ed Hezbollah - lasciando che il regime di Damasco si rafforzi, non attaccando Daesh, anzi lasciando che questo gruppo totalitario porti la guerra contro la Rojava.
Contraddizione 3) Siamo al cospetto della logica della geopolitica che dà il peggio della sua crudeltà. La Francia è intervenuta con atteggiamento imperialista nel Mali (ottobre 2012), affermando di essere lì per evitare che una frazione di Al-Qaeda spaccase il paese in due. Inoltre, sempre la Francia ha preso parte agli attacchi aerei della coalizione contro le postazioni Daesh in Siria e in Iraq. Allo stesso tempo, non fa nulla affinchè la Casa Bianca tolga il marchio di terrorista al PKK ed ai partiti alleati. E 'ovvio che la redazione di Charlie Hebdo appoggiava il Kurdistan ed il suo percorso libertario. Ed ha pagato il prezzo per l'ipocrita tolleranza dell'Occidente verso la politica assurda della Turchia nella lotta contro la sinistra curda.
Contraddizione 4) Mentre i fondamentalisti commettono barbarie contro i giornalisti francesi, lo Stato turco, un membro della NATO, commette crimini di terrorismo di stato sostenendo che il PKK è un gruppo terroristico. Il governo di Erdogan ed i suoi generali kemalisti sostengono Daesh e il Fronte Al-Nusra in barba agli USA, eppure non succede nulla. Curiosa contraddizione. L'ONU denuncia la mancanza di sostegno umanitario e che le missioni USA non diano conto del volume di aiuti umanitari per le aree sotto il controllo delle varie fazioni non allineate con il blocco composto dal governo di Assad+ Hezbollah e Iran, con il sostegno della Russia. Molti di questi problemi potrebbero essere risolti se la Turchia chiudesse letteralmente il confine alla libera circolazione dello Stato Islamico (che io preferisco chiamare Daesh) e del Fronte Al-Nusra e, allo stesso tempo, permettesse il flusso di beni e di aiuti per il Territorio Libero della Rojava. Semplice no, considerando che lo Stato turco è un membro a pieno titolo della NATO, quindi sarebbe passibile di pressioni occidentali, giusto?
L'unica via d'uscita è il protagonismo delle persone tramite la democrazia partecipativa curda.
Più gli sceicchi sauditi, yemeniti, del Bahrein, dell'Oman & co. inviano denaro a Daesh ed agli affiliati di al-Qaeda, più donne combattenti vanno a difendere i loro diritti fondamentali con tutti i mezzi necessari. Avanzano le forze delle YPG / YPJ. Kobanê sarà liberata senza la presenza di truppe occidentali e nonostante tutto il sabotaggio della Turchia. Di fronte al comune nemico - le forze curde ed universali con valori socialisti e democratici - il fondamentalismo sunnita e sciita si alleano. Pare proprio che il mondo arabo e islamico proverà finalmente la lotta tra jihadisti e socialisti. E' dalla Prima Intifada non si vedono così tante possibilità di una nuova società nella regione.
Questa volta credo che quest'ultimo attacco porterà quello che rimane della sinistra occidentale a rendersi conto che il fronte della Rojava è l'unica via d'uscita per un modello di società nella regione. Ma questo modello di società è minacciato dal possibile intervento dei poteri che fanno parte della NATO e che hanno interessi strategici nel tenere i prezzi del petrolio più bassi, quindi, non interromperanno un rapporto di fiducia con gli oscurantisti stati monarchici della Lega Araba. I tempi sono maturi per fare salire la pressione nelle società occidentali, come pure in quelle periferiche, come ad esempio l'America Latina
Nessuno vuole cambiare la messa a fuoco e si continua a nascondere l'ovvio. La Turchia continua a facilitare l'ingresso e la libera circolazione dei criminali dell'ISIS. La coalizione guidata dagli Stati Uniti è fatta di solo carta. Tutti i regimi islamici - duri o moderati - stanno favorendo lo jihadismo. Né l'Iran fa nulla e non ne ha la volontà. L'unica via d'uscita per la Rojava è la solidarietà internazionale per costringere la Turchia ad almeno consentire la consegna di aiuti umanitari ed a fermare i fanatici dementi che amano tagliare le teste agli "infedeli". Quanto più informiamo sul processo di liberazione del Kurdistan, più siamo animati ed impegnati nel nostro compito.
Bruno Lima Rocha
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/FdCA -Ufficio Relazioni Internazionali)
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domenica 18 gennaio 2015
No al fascismo, nazionalista o religioso che sia
Noi condanniamo le uccisioni pepetrate il 7 gennaio nei locali della rivista Charlie Hebdo. Niente permette di giustificare un tale crimine fascista.
Non lo sono di meno la cattura di ostaggi e le uccisioni antisemite che si sono verificate in un negozio di alimentari kasher venerdì 10 gennaio.
Condanniamo anche le aggressioni fasciste rivolte contro luoghi di culto musulmani o contro persone musulmane o designate come tali.
vedi link sul sito di Paris Luttes Infos : http://paris-luttes.info/deferlante-raciste-et-islamoph...-2397).
Questi attacchi si inscrivono in una crescita generale del fascismo, di quel fascismo che avanza dietro lo slogan della "difesa della nazione", di quello che vuole una "civiltà" essenzializzata [1], o di quello di matrice religiosa qualunque sia. Certo gli esponenti di tali fascismi concordano tra loro ideologicamente, ognuno cercando di mobilitare i propri adepti poter finanziare il loro progetto: quello del mito essenzialista dello "scontro di civiltà" con le sue conseguenze sanguinose per le classi lavoratrici.
Attentati strumentali al sistema razzista
Se, con la pretesa di fare dell'umorismo, Charlie Hebdo ha riprodotto stereotipi razzisti e ha partecipato alla stigmatizzazione della minoranza musulmana, pur scagionandosi da qualsiasi intento razzista, questa constatazione non deve farci perdere di vista l'essenziale: prendere come bersaglio un giornale identificato / etichettato come "di sinistra", significa voler sviluppare l'islamofobia nella sinistra e distruggere le ultime forme di solidarietà anti-razzista che esistono con la minoranza nazionale musulmana. E così aprire la strada a una nuova ondata razzista, i cui recenti attacchi islamofobici sono i primi passi.
A livello internazionale, vuol dire anche voler mettere a tacere qualsiasi critica all'ideologia religiosa, in nome della "blasfemia", in una strategia di intimidazione e di uccisione di giornalisti ad opera dei cosiddeti takfiri [2], come in Tunisia e in Turchia .
L'attacco antisemita, nel frattempo, si inserisce in una visione razzista del mondo portata avanti dall'ideologia takfiri, ma anche nella lunga storia dell'antisemitismo europeo diffuso dal potere coloniale nelle colonie francesi, all'interno della logica del "divide et impera", opponendo tra di loro ebrei e musulmani per preservare il potere coloniale.
(Si veda il comunicato federale del CGA sul tema: www.cga.org/content/contre-lantisemitisme-autodefense-antifasciste-et-luttes-populaires).
Lo scopo di questi atti in Europa è anche quello di innescare un'ondata di islamofobia, spingere la minoranza musulmana nel fascismo religioso che si presenta come il suo protettore, mentre contribuisce al contrario al rafforzamento del sistema razzista.
Nei paesi a maggioranza musulmana, dove costoro possono permettersi di presentarsi nelle vesti di oppositori dell'imperialismo, e dove i takfiri agiscono nella repressione del movimento operaio, le loro vittime sono in maggior parte musulmani.
Convergenze di correnti fasciste
Il fascismo di tendenza nazionalista, nel frattempo, partecipa alla stessa dinamica: per presentarsi come protettore della "nazione", dell' "occidente bianco e cristiano" cavalcando l'onda degli attentati e moltiplicando da par suo gli attacchi di islamofobia per accentuare la frattura tra musulmani e non musulmani, e quindi portare l'assalto al potere. Per quanto apparentemente opposte, queste due correnti del fascismo perseguono invece lo stesso progetto politico: diffondere il razzismo, il sessismo, l'omofobia, la lesbofobia, la transfobia, la repressione anti-operaia, la guerra del "tutti contro tutti", la sottomissione all'ordine dominante.
I fascisti religiosi takfiri, come i nazionalisti francesi o europei, chiedono di essere scelti come versioni alternative gli uni agli altri, ma in realtà sono due versioni convergenti del fascismo.
Questa ascesa del fascismo nelle sue varie forme è una manna dal cielo per la borghesia, poichè sostituisce lo scontro di classe, la messa in discussione del sistema capitalistico, imperialista, razzista e patriarcale, per scatenare la guerra di "tutti contro tutti".
L'impasse della sacra unione
Lo Stato, nel frattempo, e quasi tutte le formazioni politiche borghesi, hanno chiamato il popolo all'unità nazionale: il "popolo" che si prende per mano, gli sfruttati con gli sfruttatori, gli oppressi con gli oppressori contro gli nemico comune, per lo scontro di civiltà. E 'anche probabile che le nuove misure di sicurezza vengano prese in nome della lotta contro il terrorismo, approfittando dello shock emotivo, pur di limitare di nuovo le nostre libertà e aumentare la repressione della protesta popolare.
Per un'alternativa: per l'unità popolare!
Di fronte a tutto questo, ci rifiutiamo di essere incastrati nel fuoco incrociato tra il patriottismo da un lato e i fascisti dall'altra, siano nazionalisti o religiosi, che stanno cercando di reclutare la maggioranza nazionale e le minoranze nazionali. Rifiutiamo le due facce della stessa medaglia: il nazionalismo e il suo progetto imperialista e razzista così come il fascismo religioso. Per sviluppare invece la solidarietà popolare anti-razzista e la lotta contro i nostri sfruttatori, come parte del movimento operaio rivoluzionario internazionale.
Prendiamo esempio dalla resistenza curda a Kobanê, ma anche dai rivoluzionari, in Siria o altrove, che hanno dimostrato il modo per spezzare questo circolo vizioso, nella lotta contro l'imperialismo e contro i fascisti religiosi.
Groupe de Lyon de la Coordination des Groupes Anarchistes
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali)
Note:
[1] Ridurre un individuo ad una sola entità, ad una sola delle sue dimensioni.
[2] Il takfirismo è una corrente politico-religiosa violenta che difende un'interpretazione letterale e reazionaria della religione musulmana e ritiene che tutte le persone che si oppongono alla loro idelogia, comprese anche persone musulmane, siano da considerare come obiettivi da colpire militarmente. E' una corrente fascista della religione musulmana.
lunedì 12 gennaio 2015
Anche noi siamo Charlie, no al fascismo islamico ed a chi lo finanzia, no a chi costruisce un futuro di odio
Anche noi siamo Charlie, ma a modo nostro.
Difendiamo come anarchici e libertari il diritto alla satira ed all’irriverenza di qualsiasi presupposta verità religiosa, rivendichiamo il diritto di tutti a professare la propria fede religiosa od il proprio ateismo in pieno giorno e senza paure, rifiutiamo di ammantarci di un relativismo scadente che serve solamente a celare il colonialismo e la pretesa superiorità europea della cultura e soprattutto delle armi, lottiamo in tutto il mondo per affermare dignità e diritti delle classi oppresse, al di là dell’appartenenza etnica e religiosa.
Siamo Charlie e non accettiamo che in nome della libertà le religioni riprendano il loro ruolo mortifero nella società. Non potremo mai allearci con fascisti ed imperialisti, con razzisti e mestatori di coscienze. Noi abbiamo il coraggio di affermare che i diritti siano universali, di tutti e per tutti, e nella nostra lotta anticapitalista non saremo mai al fianco di fascisti e nazionalisti di ogni risma, islamici od ebrei, cattolici od ortodossi. Troppe sono le crepe prodotte dall’imperialismo del capitale per l’egemonia per farci trascinare da una parte o dall’altra. Il nostro compito, come sempre, è quello di stare dalla nostra parte e di combattere per la nostra classe di appartenenza, che non ha religione nè nazione.
Denunciamo quindi ogni fascismo, anche quello islamico, ma non dimentichiamo il cinismo con il quale si è armata la mano degli assassini dei redattori di Charlie Hebdo, assassini che sono all’opera nei territori curdi, a Kobane, armati dall’Occidente liberale e dagli Stati del Golfo come dalla Turchia, oppure nelle guerre che hanno distrutto l’Afghanistan e l’Iraq, alla mai volutamente risolta questione palestinese, alla distruzione della Siria e della Libia, alla fame imposta in Somalia, in Nigeria, in Mali, in Ciad, al ruolo controrivoluzionario avuto nelle cosiddette rivolte arabe. Intere aree del pianeta sono distrutte e cacciate in un caos sistemico utile solo al grande capitale. I paesi europei, gli USA ed i paesi periferici dell’area medio orientale, in primis l’Arabia Saudita, da quaranta anni finanziano il fascismo islamico, addestrano i militari e favoriscono la guerra contro le componenti laiche e socialiste impedendo il contributo alla ricostruzione sociale basata su diritti universali, propinandoci il loro relativismo culturale pur di non riconoscere tali diritti.
Quanto accaduto pone una seria ipoteca alle lotte sociali in corso in tutta Europa. L’etnicizzazione dei fenomeni sociali e sindacali subirà un ulteriore incremento. I proletari islamici d'Europa e i migranti che tentano a costo della propria vita di scappare magari proprio dai fondamentalismi saranno le vittime più colpite da quanto è successo. Intere generazioni di lavoratori e lavoratrici, di studenti, di uomini e donne che cercano come noi di costruire una vita migliore e più libera, saranno inchiodati alle proprie origini etniche e culturali, vissuti come nemici e guardati con sospetto dai propri vicini di casa, dagli insegnanti dei propri figli, dai propri compagni di lavoro.
E invece le lotte future avranno bisogno di tutti. Occorrre evitare ogni etnicizzazione dei conflitti, è indispensabile ricostruire il fronte di classe fuori da paradigmi religiosi ed etnici, dovremo compiere uno sforzo mostruoso per evitare che si scateni in termini drammatici la lotta tra poveri. Tutto è predisposto per spostare milioni di europei su posizioni reazionarie con grande gioia del capitale, la crisi ed i fenomeni di ristrutturazione in atto sono mine disseminate in una società troppo liquida.
Noi continueremo la nostra lotta internazionalista a difesa degli interessi della nostra classe, per una società che vogliamo comunista e libertaria, laica, dove la religione sia racchiusa nell’intimità di ogni individuo che abbia fede e che non diventi il motivo trainante delle nefandezze odierne e future, combatteremo sempre la religione come marchio identitario, a conferma che la libertà passa per una società laica e plurale.
Alternativa Libertaria/Fdca
gennaio 2015
sabato 10 gennaio 2015
Charlie Hebdo , la tristezza e la collera
Charlie Hebdo, la tristezza e la collera
Il massacro
perpetrato stamattina nei locali di Charlie Hebdo, è un atto ignobile da condannare senza riserve.
Siamo sotto choc e il nostro pensiero va in primo luogo ai parenti delle vittime.
Se questo massacro si confermerà essere opera di clerico-fascisti, occorrerà per l'ennesima volta denunciare le illusioni mortifere dei fanatici che sognano di assoggettare la società alla religione. Noi continueremo a lottare contro tutti i fascismi che indossino le vesti della religione musulmana, di quella ebraica, di quella cristiana o quella che sia. Ma al tempo stesso siamo pronti a condannare sin da ora ogni atto di violenza islamofobica che dovesse essere commesso a titolo di "rappresaglia".
La tristezza e la collera sono ancora più forti perchè sappiamo chi approfitterà di questo crimine. Questo esecrabile evento va ad appesantire il clima razzista che già avvelena la società francese, porta acqua al mulino dei reazionari siano essi dei politici o degli intellettuali, i quali già dissertano senza sosta sul presunto "scontro di civiltà" e vomitano quotidianamente il loro odio per i musulmani e per gli stranieri.
Alternative Libertaire è da sempre impegnata nella lotta contro tutte le forze reazionarie. Ma questa lotta non può essere portata avanti in un contesto di "unità nazionale" fittizia, con dei responsabili politici i quali, a destra come a sinistra, hanno attizzato l'odio e sono in parte responsabili del caos attuale: perchè hanno armato e sostenuto lo sviluppo di forze militari islamiche per diversi interessi geostrategici a partire dagli anni '80; perchè hanno messo in atto o sostenuto interventi militari disastrosi in Africa ed in Medio Oriente per ragioni imperialistiche; perchè chiudono le frontiere agli uomini ed alle donne che cercano di scappare dall'inferno attraversando il Mediterraneo; perchè rafforzano la stigmatizzazione dei lavoratori immigrati e dei loro figli, in particolare se di supposta origine musulmana; perchè approfittando del legittimo sconcerto nella popolazione, inaspriranno le leggi liberticide con la scusa dell'antiterrorismo.
Alternative Libertaire, 7 gennaio 2015 (traduzione a cura di Alternativa Libertaria/Fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)
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