„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“
Luigi Fabbri
Nel centenario della nascita di Murray Bookchin (New York, 14 gennaio 1921 – Burlington, 30 luglio 2006 ) il Centro Studi Libertari / Archivio Giuseppe Pinelli, in collaborazione con elèuthera editrice, presenta il documentario biografico "Oltre il dominio e la gerarchia, pratiche libertarie per una società ecologica", realizzato da Alex Pasco con le voci narranti di Moreno Agnella e Gianluca Paciucci.
Nato in una famiglia di immigrati russi di origine ebraica emigrata per sfuggire alla persecuzione religiosa, alla povertà estrema e alla repressione zarista, Murray Bookchin diventerà uno degli intellettuali libertari più significativi del ventesimo secolo, lasciandoci in eredità la sua possente visione ecolibertaria, fatta di pensiero e azione, di lucidità critica e immaginazione prefigurativa.
La 'Rapsodia in blu' di George Gershwin era una delle composizioni preferite di Bookchin, quella che a suo avviso aveva espresso più compiutamente lo spirito dei tempi nei decenni precedenti la seconda guerra mondiale, e per questo motivo è stata inserita nella colonna sonora del filmato.
Collezione digitale dedicata a Murray Bookchin:
https://centrostudilibertari.it/it/mu...
Nestor Machno, la rivoluzione anarchica in Ucraina
(VHS, colore, 60 minuti, 14,00 Euro)
di Hélène Châtelain
edizione italiana a cura del Centro studi libertari/Archivio Pinelli
Nestor
Ivanovic Machno (1889-1934) è stato il personaggio centrale di una
rivoluzione libertaria in Ucraina schiacciata nel sangue. Hélène
Châtelain (regista teatrale e cinematografica, di famiglia
russo-ucraina) ha riesumato dopo oltre settant'anni di silenzio testi,
immagini e documenti che tracciano la vita straordinaria di Machno,
morto poverissimo in un infimo alberghetto di Parigi. Poverissimo come
era nato, in una famiglia di contadini.
Ma dal 1917 al 1921 Machno è
il leader di un movimento anarchico contadino che spazza una regione
grande più di metà dell'Italia, coinvolgendo milioni di uomini e donne
in un grande esperimento di autogestione libertaria. L'armata
machnovista, costituita per lo più da contadini, supera nel 1919, al
culmine dell'insurrezione, i 50.000 effettivi… Nelle storie ufficiali
dell'URSS di tutto questo non se ne trova traccia. Neanche una parola.
Se non per una breve e brutale condanna, assoluta come il silenzio. Dopo
la sconfitta militare da parte dell'Armata Rossa, Machno è costretto a
lasciare l'Ucraina e nel 1925 si rifugia infine a Parigi. Lo insegue una
domanda di estradizione, da parte di Mosca, per "tradimento della
patria, omicidio e saccheggio".
Con la fine del regime sovietico,
Hélène Châtelain è potuta tornare nei luoghi della machnovitchina e
ricostruire, anche attraverso testimonianze originali, la storia
dell'epopea machnovista. SITO UFFICIALE DEL PROGETTO
Roberto Ambrosoli (Milano, 1942 - Torino, 2020), docente di
Microbiologia agraria presso l'Università di Torino, ha iniziato la sua
militanza anarchica alla fine degli anni Cinquanta insieme ad Amedeo
Bertolo, con il quale fonda negli anni Sessanta i Gruppi Giovanili
Anarchici Federati, poi diventati Gruppi Anarchici Federati. Sempre
insieme a Bertolo partecipa a varie iniziative editoriali –
“Materialismo e libertà”, “A rivista anarchica”, “Interrogations“,
“Volontà”, edizioni Antistato – ed è tra i fondatori del Centro studi
libertari / Archivio Giuseppe Pinelli. Maestro karateka, era un
vignettista instancabile e soprattutto il creatore del celebre Anarchik,
il nemico dello Stato, un personaggio ripreso dalla vignettistica
anarchica a livello internazionale. Instancabile traduttore per le
edizioni elèuthera – sue le traduzioni di testi di Chomsky, Bookchin,
Ward, Scott ecc. – ha inoltre scritto numerosi saggi apparsi sulla
stampa anarchica, in particolare su “A” e “Volontà”. Negli ultimi anni
aveva ripreso, dopo alcuni decenni di silenzio, a disegnare vignette di
Anarchik, che nel frattempo era invecchiato come il suo autore.
Roberto Ambrosoli ricorda l'Incontro internazionale anarchico di Venezia 1984 e riflette sul significato della militanza anarchica. "Venezia '84" per lui è stato uno degli apici di un certo mondo anarchico e di un determinato modo di intendere la militanza, cose che si sono inevitabilmente modificate e trasformate nel corso degli anni.
Intervista girata il 12 ottobre 2019 a Torino.
Ambrosoli Roberto - L'anarchismo di tutti i giorni
Il
movimento anarchico contemporaneo soffre di una difficoltà di
trasmissione culturale: gli anarchici si preoccupano di trasmettere il
proprio progetto di trasformazione sociale ma non sono in grado di
trasmettere le "ragioni" dell'adesione ad esso. Ciò è dovuto al fatto
che il progetto di trasformazione sociale viene offerto come tale
all'apprezzamento dei possibili interlocutori, senza il "completamento"
di una weltanschaung approfondita e coerente cioè senza un'immagine
generale dell'esistenza e dei rapporti umani nella quale le persone
possano trovare un'identità armonica con l'idea di una società "di
liberi ed uguali". Il compito di inserire il progetto anarchico in una
adeguata concezione esistenziale viene lasciato tutto all'iniziativa
personale dei singoli individui, che devono trovare "da soli" il modo di
liberarsi dal condizionamento antilibertario dell'immaginario
dominante. Di conseguenza, all'interno del numero esiguo di coloro cui
riesce una simile operazione, risulta presente una molteplicità di
interpretazioni diverse, non necessariamente antitetiche fra loro, ma
neppure consapevolmente derivate da un principio informatore comune.
Gli
anarchici, dunque, non hanno ancora una filosofia esistenziale
veramente originale. Questo significa che l'identità individuale viene
ancora trovata, in gran parte, all'interno dell'immaginario dominante.
Il riferimento, come molti fanno, alla militanza come fonte di identità
risolve solo parzialmente il problema, in quanto la militanza (anche
quella, particolarissima, degli anarchici) non riesce ad assorbire in sè
tutti gli aspetti dell'esistenza e lascia "scoperti" numerosi settori
della personalità, sui quali continuano ad agire le influenze
dell'immaginario dominante. L'essere militante non è sufficiente ad
esprimere totalmente l'essere anarchico.
Tale
situazione postula la necessità di uno sforzo collettivo di
approfondimento e riflessione per elaborare una filosofia esistenziale
anarchica che non sia solo "una delle tante possibili", ma che sappia
individuare i principi generali di un "modo di vedere la realtà" (e
quindi di vivere) coerente con la scelta libertaria di organizzazione
sociale.