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per giulio

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mercoledì 13 aprile 2016

Referendum sociali e lotta di classe.

Mentre è in dirittura d'arrivo la campagna per un auspicabile SI' al referendum abrogativo del 17 aprile per fermare le trivellazioni nel Mar Adriatico entro le 12 miglia, è partita il 9 aprile una composita campagna referendaria che durerà tre mesi, promossa da un comitato promotore nazionale plurale che punta a raggiungere l'ambizioso obiettivo di raccogliere oltre 500.000 firme per la richiesta di referendum abrogativi che riguardano norme della legge 107/2015 sulla scuola, della legge 9/1991 sulle attività di prospezione ricerca e coltivazione di idrocarburi in alcune acque territoriali, della legge 133/2014 sui nuovi e vecchi inceneritori. 
Contemporaneamente è partita la raccolta di firme della CGIL per l'abrogazione di norme del Jobs Act e del Coordinamento Democrazia Costituzionale per l'abrogazione di norme della legge 52/2015 nota come Italicum.
Si aggiunge una petizione popolare per legiferare in materia di diritto all'acqua e di gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico integrato.
In tre mesi, dunque, si dispiegherà una capillare ed intensa attività dal basso e dai territori, che coinvolgerà migliaia di attivisti sindacali e politici, ambientalisti, difensori della Costituzione,  finalizzata al raggiungimento del numero di firme necessarie a promuovere i referendum abrogativi richiesto.















La scuola
L'obiettivo è abrogare quattro norme della legge 107/2015. Un poderoso movimento sindacale, tra il 2014 ed il 2015, si era battuto per il ritiro e/o per profonde modifiche alla Legge proposta dal governo Renzi col nome ingannevole di "Buona Scuola". Nonostante alcune modifiche ottenute solo per via parlamentare, l'impianto autoritario e neoliberista della legge 107 è rimasto intatto con grave pregiudizio per la libertà d'insegnamento, per la democrazia  e per l'azione sindacale all'interno delle scuole.  Un ampio fronte di sindacati di categoria (di base e CGIL) e di associazioni di genitori e studenti, è giunto attraverso una serie di assemblee nazionali alla decisione di puntare sulla rischiosa carta di presentare quattro quesiti abrogativi che puntano ad eliminare i superpoteri concessi ai dirigenti scolatici (dalla chiamata nominale dei docenti alla possibilità di distribuire aumenti salariali agli insegnanti, per un presunto “merito”, a propria discrezione), a cancellare l’obbligo alla “alternanza scuola-lavoro” per almeno 400 ore ai tecnici/professionali e 200 ore ai licei, nonché le donazioni private, detratte dalla fiscalità, a singole scuole.
Il mare e le trivellazioni
La recente sensibilità maturata nei confronti dei beni comuni e nella protezione del proprio ambiente di vita di fronte alla rapina mafiosa-capitalistica ha fatto maturare l'iniziativa referendaria contro una legge di 25 anni fa.  Contro l'art.4 della Legge 9/1991, il quesito abrogativo punta ad eliminare la norma che prevede attività di ricerca e trivellazione di idrocarburi nelle acque del Golfo di Napoli, del Golfo di Salerno e delle Isole Egadi, nonchè nelle acque del Golfo di Venezia e nel tratto di mare tra la foce del fiume Tagliamento ed il ramo di Goro della foce del Po. L'obiettivo è estendere l'eventuale effetto abrogativo delle norme che permettono le trivellazioni in Mar Adriatico entro le 12 miglia, qualora il referendum del 17 aprile desse come esito la auspicabile vittoria dei SI', per bloccare tutti i nuovi progetti di perforazione e estrazione, ridurre devastazioni e problemi di salute connessi a progetti petroliferi sempre meno convenienti persino per il capitalismo energetico.
Il territorio ed i rifiuti
Ugualmente, la sensibilità popolare maturata nei confronti dell'inquinamento del proprio territorio, causato da una politica mafioso-capitalistica della gestione dei rifiuti, ha portato all'iniziativa referendaria contro l'art.35 della Legge 133/2014. Il quesito abrogativo punta ad eliminare la norma che prevede che gli inceneritori siano infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale; che sia il governo a decidere localizzazione e capacità specifica di 15 nuovi impianti e possa  commissariare le Regioni inottemperanti; l’obbligatorietà di potenziamento al massimo del carico termico e di riclassificazione a recupero energetico degli inceneritori esistenti; la possibilità di produrre rifiuti in una Regione e incenerirli in un’altra; il dimezzamento dei termini di espropriazione per pubblica utilità e la riduzione dei tempi per la Valutazione di Impatto Ambientale.
L'Italicum
In anticipo sul referendum istituzionale previsto per il prossimo autunno, confermativo della nuova legge elettorale n°52/2015 nota come "Italicum", è partita un'altra campagna referendaria che punta alla abrogazione di due norme di tale legge: quella che dà alle segreterie dei partiti competitori il potere di definire i capi-lista e la loro candidatura plurima e di stabilire i nominativi degli eleggibili; quella che assegna il 54% dei seggi della Camera alla lista che esce vincitrice dal ballottaggio. La lunga e complessa evoluzione delle democrazie post-belliche verso assetti che assegnano un potere sempre maggiore all'esecutivo comporta da un lato il  relegare il Parlamento ad un ruolo di mera certificazione e dall'altro costringere con le buone e le cattive le rappresentanze della società civile ad un ruolo di audizione senza alcun potere di interdizione, di negoziazione e di mobilitazione dal basso. In quest'ultimo caso la risposta prevista è solo una: repressione e criminalizzazione.
Jobs Act (Legge 183/2014)
Dopo una tormentata decisione interna, la CGIL ha lanciato in solitudine la sua campagna referendaria (oltre a quella sulla scuola in alleanza coi sindacati di base) per l'abolizione del Jobs Act per quanto riguarda la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo; per la cancellazione del lavoro accessorio (voucher); per la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti. Anche in questo caso, siamo in presenza del tentativo di utilizzare lo strumento referendario per ottenere tramite consultazione popolare quello che non si era riusciti ad ottenere attraverso la mobilitazione di massa, vuoi per incapacità di gestire lo scontro, vuoi per incapacità di gestire le contraddizioni tra ceto dirigente PD dentro la CGIL e ceto PD al governo.
Sbornia referendaria o partecipazione dal basso?
Le novità che emergono subito dalla composizione dei temi e dei comitati promotori sono essenzialmente due: si tratta di una campagna referendaria che riguarda  un vasto arco di tematiche sociali antiliberiste; si tratta di una campagna  fondata non su partiti o strutture istituzionali ma su una grande alleanza di movimenti, organizzazioni e reti sociali.
La vastità e la peculiarità  dei temi affrontati non ha precedenti. Non è nemmeno paragonabile ad alcune campagne referendarie degli anni scorsi promosse da questo o quel partito o di schieramenti istituzionali.
Il movimento per la scuola pubblica, il movimento per l’acqua e contro gli inceneritori e le trivelle hanno deciso di lanciare insieme, autonomamente dal basso  e del tutto indipendentemente da partiti o coalizioni istituzionali, una mirata campagna di referendum sociali che punta a cancellare alcuni tra i più devastanti provvedimenti della legge 107 per la scuola e a cambiare le politiche ambientali, a partire dallo stop definitivo alle trivellazioni petrolifere e all’eliminazione degli inceneritori.
Si aggiungano gli altri due movimenti referendari: quello sul Jobs Act e quello sull'Italicum.
Questa campagna referendaria potrebbe rafforzare e unificare la mobilitazione sociale ed estendere il coinvolgimento diretto delle persone, al fine di disegnare un modello di partecipazione e di  autodeterminazione sempre più ampio.
I temi sono di rilevante importanza per gli interessi delle classi popolari. La privatizzazione della scuola pubblica e dell'ambiente, la totale precarizzazione del rapporto di lavoro, la svolta autoritaria del sistema elettorale sono tasselli di un medesimo processo di riduzione delle classi lavoratrici e popolari a meri subordinati senza diritti, a clienti del mercato della formazione, ad elettori senza scelta, a residenti di un territorio che gli è stato espropriato.
Nessun potere pare debba essere lasciato all'iniziativa di coalizione, di aggregazione, di lotta delle classi popolari. Nessuna loro rappresentanza deve poter  avere speranza di opposizione sociale, di negoziazione, di alternativa all'interno di un modello e di uno schema che non prevede variabili fuori controllo, che non prevede soggetti popolari dotati di una loro autonomia progettuale di classe e di liberazione.
Opposizione referendaria o docilità istituzionale?
Questa campagna referendaria nasce da movimenti, organizzazioni sindacali, associazioni di base, realtà popolari che hanno tentato in tutti i modi caratteristici della partecipazione popolare contemporanea di ostacolare la recente stagione di serrata istituzional/legislativa messa in atto dal governo Renzi.
Dal 2014 ad oggi abbiamo assistito ad una capacità di riorganizzazione su territorio di realtà di base che nel mondo del lavoro come nella scuola, nei territori per la difesa dei beni comuni come nella progettualità di alternative di convivenza e di produzione, hanno tentato di de-istituzionalizzarsi contestando proprio quelle istituzioni -dallo Stato alle amministrazioni locali, dalle centrali sindacali in cattività a partiti-movimento falsamente innovatori- che hanno agito inevitabilmente come agenzie di cattura del consenso ad un modello neoliberista non contestabile.
Le conseguenze di una crisi economico-finanziaria endemica sono state devastanti sul piano dei redditi e dell'occupazione, sulla ridefinizione del modello produttivo e sul controllo e sul depotenziamento della forza-lavoro organizzata. Era facilmente prevedibile che ci sarebbero state conseguenze anche sulla capacità di ricostruire forme di opposizione sociale e politica dal basso.
Fare uso di uno strumento previsto dallo Stato per abrogare sue proprie leggi (almeno finchè il governo Renzi -o altri- non renderà operative le modifiche anche su questo istituto) forse non è oggi una dimostrazione di docilità istituzionale, come potrebbe apparire ai "benaltristi". 
Bensì della presa di coscienza che, sulla lunga distanza che attende il faticoso percorso di ricostruzione di una  soggettività di classe forte di autonomia e di contro-potere, questo protagonismo dal basso, queste alleanze pragmatiche di oggi possano essere segnali di una tendenza utile e necessaria.
In questa contigenza storica, ALternativa Libertaria impegna le sue sezioni, le/i suoi/e militanti a stare nella dimensione sociale e di classe, popolare e di movimento in cui ci siamo sempre collocati  ed a  agire quale narratori e propulsori di lotte per la libertà, per l'uguaglianza e per la democrazia dal basso, contro gli unici e soli nemici di sempre: il capitalismo e lo Stato.
Alternativa Libertaria/fdca
aprile 2016  





giovedì 24 marzo 2016

Si salvi chi può! Prima le banche e le imprese.A spese di lavoratori, migranti, profughi.


Si salvi chi può! Prima le banche e le imprese.

 

Il bazooka per salvare l'Europa dei profitti

Da tempo la BCE si sforza nel tentativo di stimolare la declinante economia dell'area-euro e di impedire l'affermarsi della deflazione. Già  un anno fa  dava inizio al suo cospicuo programma di alleggerimento finanziario dei rischi delle banche,  tramite quantitative easing, (QE), acquistando 60 miliardi di euro di titoli  al mese,  programma  che aveva avuto una proroga di 6 mesi, fino al marzo 2017, ed ha aumentato la quota di QE  a80 miliardi al mese da aprile.

E' questa la misura più vistosa, certo non risolutiva, presa dalla BCE il 10 marzo. Inoltre i tassi dei depositi bancari presso la BCE, già divenuti negativi (da -0,2% a -0,3% in dicembre 2015) sono stati ulteriormente abbassati al -0.4%, mentre i tassi sui finanziamenti sono scesi dal già ridicolo 0,05% a zero. Fino ad ora, gli acquisti di assets riguardavano i titoli di Stato, insieme a titoli assicurativi emessi dalle banche. Ora entrano nel carrello di spesa della BCE anche le obbligazioni societarie. La BCE condurrà anche quattro nuove operazioni di finanziamento, tra giugno e marzo 2017, ciascuno con una durata di quattro anni, volte a rafforzare il credito al settore privato, fornendo finanziamenti a condizioni estremamente favorevoli.

Sono misure che cercano di rispondere alle mancate attese. Tutte le previsioni vengono riviste al ribasso.  Le previsioni per il 2016 sono dell'1,4% (invece dell'1,7% atteso), mentre i prezzi al consumo nel 2016 aumenteranno solo dello 0,1% (invece dell'1,0%).

Sebbene i tassi negativi sui depositi non entusiasmino le banche, le 4 operazioni di finanziamento di prestiti della BCE ridaranno ossigeno alle stesse banche, mentre l'acquisto di obbligazioni emesse dalle imprese, by-passando le banche, inietta liquidità direttamente nei bilanci del capitale industriale europeo.

E come  accaduto per tutte le precedenti misure “di stimolo” prese dalla BCE (LTRO, QE), finiranno per salvare profitti finanziari delle banche (ed ora anche delle imprese) senza “stimolare” in nessun modo il lavoro, l'occupazione, il reddito, i salari, la domanda.

Ma se le condizioni di milioni di persone della classe lavoratrice europea sono agli ultimi posti delle priorità dei governi della UE, c'è almeno un altro milione di persone che si trova proprio in fondo alle preoccupazioni dei governi europei e della UE. Sono i profughi.

 Le cui sorti vengono ben dopo gli effetti speciali di Draghi, ben dopo le preoccupazioni per gli 86 miliardi di euro che la Grecia deve garantire, ben dopo il conflitto in Ucraina orientale, ben dopo  le ansie per il referendum britannico sulla permanenza nella UE. E comunque in attesa delle elezioni del 2017 in Germania.

Per profughi di guerra e migranti nessuna salvezza

La primavera è vicina e propizia per ulteriori arrivi di migliaia di profughi, ma l'Europa si chiude a fortezza con un effetto domino di confini sigillati per impedirne il passaggio. Se le rotte balcaniche dovessero risultare interdette, i flussi migratori potrebbero spostarsi in paesi come la Bosnia e la Romania, tornare ad attraversare l'Adriatico verso l'Italia, concentrarsi in Grecia.

Lo sgombero delle “giungle” di Ventimiglia e di Calais, le carovane di prifughi trasbordati da autobus in autobus lungo frontiere mai attraversabili dimostrano una volontà politica repressiva e respingente, ma senza alcun futuro se non la violenza ed il terrore come soluzione. Si aprono concrete possibilità per una recrudescenza dei nazionalismi e del razzismo, per la costruzione di lager di contenimento e di detenzione in tutto il continente.

Ma non servirà.

Dieci anni fa l'agenzia ONU contava 38 milioni di profughi. Oggi siamo a 60 milioni. Tra questi, fiumi di umanità che si spostano verso l'Europa dal Medio Oriente, dall'Africa e da ancora più lontano.

Cosa li spinge? La guerra. La disoccupazione. La miseria. La fame.

Arriveranno i Siriani. Sono già 5 milioni i Siriani rifugiati nei paesi circostanti, dove non hanno il permesso di lavorare, dove aiuti alimentari e fondi dell'ONU non arrivano più.

Arriveranno i Curdi, perseguitati dalla guerra scatenatagli contro dalla Turchia di Erdogan, pronto a incassare 6 miliardi di euro per mettere i profughi -che l'Europa non vuole-  in enormi campi di concentramento.

Arriveranno gli Afghani da un paese dove la guerra non è mai finita dal lontano 2001. Come dall'Iraq dove la guerra non è mai finita dal 2003.

Arriveranno dallo Yemen, il più povero paese arabo, da cui sono fuggiti già 1 milione di Yemeniti.

E poi arriveranno dall'Africa, in fuga dai conflitti nel Sahel, in Somalia, nell'area de Grandi Laghi, dalla Libia.

A tentare la fortuna attraverso il Mediterraneo.

A passare per i Balcani prima che la Turchia chiuda i cancelli.

No border!

L'Europa deve aprire le sue frontiere accogliendo profughi direttamente dalla Turchia, dalla Giordania, dal Libano,  ridistribuendo lavoratori e famiglie profughe su tutto il suo territorio, provvedendo ad alloggi, assistenza sanitaria, accesso al mercato del lavoro, diritto all'istruzione per tutti, chiudendo tutti i centri di detenzione e respingimento.

Questo il programma per un grande movimento europeo solidale, internazionalista, di classe, attraverso i confini perchè non ci sia più nessun confine.

Alternativa Libertaria/fdca

93° Consiglio dei Delegati

Fano, 19 marzo 2016

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)