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campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

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mercoledì 10 giugno 2020

Salute: la solidarietà non ha prezzo non eroi ma lavoratori

giovedì 11 giugno / ore 20.30
Collegati a https://meet.google.com/iyy-ytkw-mwd
e partecipa direttamente alla conferenza*:
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Salute: la solidarietà non ha prezzo
non eroi ma lavoratori
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saranno con noi

Pierpaolo Brovedani
/ pediatra ospedaliero /

Adelina Zanella
/ delegata RSU sanità /

Segue dibattito
interventi liberi
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Circolo Libertario E. Zapata
Biblioteca Mauro Cancian





lunedì 13 aprile 2020

lotta di classe al tempo del corona virus

 

















L’italia con sessanta milioni di abitanti ed al vertice, insieme a Germania e Giappone, della classifica delle popolazioni più anziane, ha centocinquantamila posti letto nella sanità pubblica e quarantamila in quella privata.
Complessivamente fra le strutture pubbliche e le strutture private, cinquemila sono i posti letto abilitati per la terapia intensiva.
Oltre 3600 sono nelle strutture della sanità pubblica, mentre gli altri 1400 sono nelle strutture private convenzionate.
Lo sforzo e l’obiettivo che il governo nazionale insieme alle Regioni, come si sa titolari della sanità pubblica e convenzionata, stanno mettendo in campo è quello di arrivare per fine di questo mese a disporre di 6100 posti letto.
Se questi sono alcuni dati generali ciò che è necessario capire e su cui riflettere è per quale motivo ci stiamo tragicamente avvicinando a quel punto limite nel quale possono mancare posti letto di terapia intensiva.
Stiamo concretamente rischiando di arrivare a porsi il dilemma di dover sceglier chi salvare (intubare) e chi no.
Occorre ricordare inoltre che per ogni posto di terapia intensiva necessario a una persona in grave rischio di vita, bisogna avere, oltre alle attrezzature mediche, personale medico e infermieristico specializzato, secondo standard definiti di 12 medici e 24 infermieri per unità di 8 posti letto, oltre al personale non specializzato (OSS) e dei servizi generali .
La logica privatistica introdotta nella sanità pubblica, l’estensione del concetto della competitività con il corrispettivo allargamento di quella privata, ha portato ad una costante ed ineluttabile riduzione di posti letto complessivi.
Chiusure di Ospedali “minori” riduzione di presidi territoriali, applicazione alle ASL della stessa logica di centralizzazione e concentrazione del capitale privato manifatturiero, applicando alla sanità gli stessi approcci produttivistici come il just in time, la riduzione delle scorte, ecc.. come se la nostra salute fosse una merce qualsiasi.
Ciò ha determinato che abbiamo un posto di terapia intensiva ogni cirva 11870 abitanti mentre in Germania abbiamo un rapporto di un posto letto ogni 3000 abitanti, essendo i posti letto complessivi di terapia intensiva 28000, oltre cinque volte di più dell’italia pur non essendo affatto e la popolazione tedesca il quintuplo degli italiani.
Oltre a questa falcidia nel 2015 il Governo Renzi nel regolamento per gli standard ospedalieri definito con decreto (Decreto n70 del 02\04\2015) ha stabilito che un utilizzo medio dell’ 80/90 % dei posti letto durante l’anno deve essere ritenuto sufficiente.
I Reparti di rianimazione quindi, in assenza di corona virus, sono quasi al completo .
Ciò significa che dei circa 5000 posti letto nei Reparti di terapia intensiva quelli liberi per l’emergenza Covid-19 in realtà sono meno di un migliaglio a livello nazionale.
Quindi basta che i pazienti di Covid-19 raggiungano il 10/20 % dei posti letto di rianimazione a disposizione per saturare i Reparti.
Sappiamo che nei casi di corona virus rilevati, uno su cinque, sviluppa complicazioni polmonari serie o gravi e la metà deve essere ricoverato in terapia intensiva, pena una rapida morte per asfissia. Quindi uno su dieci ha bisogno di essere intubato.
Dunque, il punto di crisi, in condizioni normali, della sanità italiana è di circa cinquantamila.
Ipotizzando che il contagio da corona virus possa arrivare a cinquantamila (attualmente, mentre scriviamo queste note i dati disponibili dell’ infezione sono arrivati a oltre 20000) si saturerebbero completamente i posti letto disponibili e dopo questo numero chi dovesse avere un infarto, o un decorso post operatorio complesso rischierebbe di morire per assenza di trattamento idoneo.
Inoltre lo stato dell’arte della sanità italiana è caratterizzata dalla mancanza cronica di medici e infermieri.
In Italia mancano 10mila medici, 53mila infermieri e 70mila OSS e sono oltre 2mila tra medici e infermieri i contagiati durante le ore di servizio fino a questo momento.
Non possiamo accettare che le necessarie misure di contenimento della malattia ricadano sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori così come sulle nuove generazioni di precari e precarie, lavoratrici e lavoratori autonomi.
A fronte del divieto di mobilità, oramai sul tutto territorio nazionale ed alla chiusura delle attività commerciali ad esclusione delle filiere alimentari, non sono state fermate le fabbriche e gli altri posti di lavoro, non sono state organizzate al loro interno forme sufficienti di garanzia e protezione rispetto alla possibile epidemia del virus.
I Padroni, attraverso Confindustria, hanno fortemente condizionato il governo per non arrivare al blocco totale della produzione.
Questo ha determinato e sta determinando un crescendo di scioperi aziendali indetti da parte della maggioranza delle strutture sindacali tutte, dalla CGIL passando per la CISL e la UIL fino ai sindacati di base.
La richiesta minima di queste agitazioni, che in alcuni casi stanno subendo gravi intimidazioni e repressioni, è quella di dotarsi di DPI (dispositivi di protezione individuale) fino alla giusta richiesta di non perdere salario o il lavoro a causa del corona virus.
Lo stesso protocollo di sicurezza per i lavoratori siglato fra Confindustria e Organizzazioni Sindacali non rappresenta una soluzione effettiva in quanto il rispetto dello stesso protocollo viene demandato alle strutture aziendali. RSA, RSU ed RSL, non tenendo minimamente di conto, in maniera pilatesca, della situazione delle migliaia di picccole o piccolissime fabbriche e posti di lavoro non sindacalizzati o dove il ricatto padronale è forte o la dove queste realtà spesso lavorano dentro la fliera dell’aziende industriali più grandi e se noin si ferma la capofila non possono fermarsi nemmeno loro.
il diritto alla nostra salute viene prima del loro profitto
Occorre subito una forte assunzione di infermieri e Operatori Socio-Sanitari (OSS) e internalizzare stabilizzandoli, tutti i lavoratori precari della Sanità.
Fare un grosso piano di assunzioni con bandi rapidi e agevolati.
Occorre uno stanziamento di risorse straordinarie, anche attraverso una patrimoniale, per la garanzia dei posti di lavoro, compreso per i precari che lavorano negli appalti e per la copertura integrale del salario.
E’ altresì necessario contrastare il tentativo di promuovere un nuovo clima di “unità nazionale”.
Non è accettabile che in nome dell’ennesima emergenza si occulti le responsabilità della classe dominante e dei governi dei tagli e delle privatizzazioni alla sanità cosi come lo scadimento e la riduzione dei servizi.
Occorre promuovere e sostenere tutte le mobilitazioni dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati vei disoccupati che c’erano  e di quelli  nuovi creati dall’emergenza sanitaria, per il lavoro e il reddito.
Occorre trasformare questa gravissima e pericolosissima pandemia in un processo di unità e autonomia internazionale del movimemnto dei lavoratori nei confronti di tutti i governi, intenti esclusivamente a sostenere le classi dominanti e le rispettive borghesie nazionali preoccupate esclusivamente di non perdere quote di mercato rispetto ai competitori europei e/o mondiali.
La motivazione di non fermare totalmente le produzioni ad esclusione dei beni di prima necessità come i generi alimentari e quelli farmaceutici risponde esattamente a questa insaziabile sete di profitto a scapito della stessa salute dei propri operai, confermando vieppiù l’assioma della produzione capitalistica e la sua sostanziale irrazionalità e la necessità di una società comunista e libertaria per non sprofondare nella barbarie.
I militanti e le militanti di Alternativa Libertaria/FdCA sono all’unisono accanto ed a sostegno delle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori, dei loro bisogni, della loro capacità organizzativa.

venerdì 16 febbraio 2018

Solidarietà ai tre licenziati FCA da parte degli "STATO SOCIALE" dal teatro Ariston di Sanremo

Da Pomigliano a Sanremo, la lotta operaia non si processa: Mimmo, Antonio e Marco liberi subito!
Dopo più di 6 ore i tre operai FCA del SI Cobas sono ancora sequestrati in stato di fermo al commissariato di Polizia di Sanremo, con l'accusa di aver violato l'articolo 650 del codice penale in quanto "rei" di aver turbato le disposizioni di sicurezza previste dal Festival.
Evidentemente l'iniziativa dei musicisti dello Stato Sociale, che si sono esibiti dal palco dell'Ariston utilizzando i nomi dei 5 reintegrati di Pomigliano erigendoli a simbolo dell'odierna condizione di schiavitù in cui versano milioni di operai e di sfruttati, deve avere urtato la suscettibilità dei piani alti del potere economico e istituzionale...
Da quanto abbiamo appreso, sembrerebbe che nei confronti dei 3 operai sia stato emesso un foglio di via per tre anni dalla città di Sanremo: la stretta repressiva del Piano-Minniti continua a colpire in maniera implacabile contro il movimento operaio e le lotte sociali.
Il SI Cobas nazionale, nell'esprimere il massimo sostegno all'iniziativa degli operai FCA e al gesto de Lo Stato Sociale, chiede l'immediata liberazione di Mimmo, Antonio e Marco, e nei prossimi giorni intensificherà le iniziative di lotta e di denuncia contro il Piano-Marchionne e le ristrutturazioni negli stabilimenti FCA di Pomigliano, Melfi, Cassino, Termoli e Mirafiori che a breve porteranno a nuovi, pesanti tagli di organico. In queste settimane, su iniziativa del SI Cobas, gruppi di operai stanno iniziando a confrontarsi e ad agire unitariamente a prescindere dalle sigle sindacali d'appartenenza per dare una risposta compatta alle manovre aziendali.
Per questi motivi rilanciamo la mobilitazione verso la manifestazione nazionale del 24 febbraio a Roma che ci vedrà in piazza contro sfruttamento, razzismo e repressione e per la costruzione di un fronte anticapitalista di opposizione dal basso alle politiche padronali e al teatrino elettorale del 4 marzo.
SI Cobas nazionale

Di seguito il comunicato della band Lo Stato Sociale apparso su facebook

Come si chiama quella figura retorica tale per cui una parte vale per il tutto?
La storia di Domenico, Marco, Antonio, Massimo e Roberto è l'esatta trasformazione in realtà di questo artificio linguistico. Cinque operai che subiscono da anni una vessazione non accettata nemmeno dai tribunali a cui si sono rivolti, vincendo la causa contro il Golia chiamato FCA e che vengono tenuti lontani dalla fabbrica perché sgraditi.
Attraverso questo artificio abbiamo pensato di poter portare sul palco dell'Ariston le istanze di milioni di lavoratori, precari, disoccupati. Perché come ci ha detto Domenico: "le lotte funzionano solo dal basso verso l'alto e noi vorremmo che tutte le persone salissero sulla torre dei potenti per essere tutti uguali". Ci siamo conosciuti e raccontati davanti ad un caffé, lontani dalle telecamere e dai microfoni. Ci siamo presi del tempo per guardarci in faccia perché prima di ieri esistevamo reciprocamente solo nei racconti degli altri, nei filmati, negli articoli di giornale.
E quindi le canzoni possono far succedere delle cose? A quanto pare si e non si tratta del secondo posto al Festival, si tratta della possibilità di coprire le distanze e di prendersi sotto braccio, come faresti con un amico verso il bar o in una piazza piena come quella di ieri a Macerata. Nicola fa spesso questa domanda: "i luoghi sono di chi li possiede o di chi li abita?", a noi piace pensare che i luoghi siano di chi li abita, le città siano di chi le vive, i posti di lavoro di chi vuole condurre una vita gratificante anche in quella sede. Per troppo poco tempo abbiamo abitato quel palco e per troppo poco tempo abbiamo vissuto Sanremo assieme a Domenico, Marco, Antonio, Massimo e Roberto che sono venuti a trovarci per fare due chiacchiere e farci fare due risate rivelandoci il segreto della loro lotta: continuare a divertirsi malgrado tutto.
Ci siamo detti cose belle e importanti che terremo per noi: perché è giusto, perché per ognuno di noi hanno assunto sfumature differenti e queste righe non sono la sede per parlarne.
Sono arrivati con uno striscione e delle magliette stampate per l'occasione con la scritta: "Sanremo chiama, Pomigliano risponde". Sembra il titolo di un poliziesco anni '70 e invece è il riassunto di come dieci persone apparentemente distantissime possano trovare un percorso comune.
Come dice l'antico motto: together we stand, divided we fall.
P.S. apprendiamo solo ora che qualche minuto fa, cercando di portare la loro storia sul truck di Radio2, sono stati fermati e scortati in caserma. Non siamo esperti giuristi ma ci sentiamo di esprimere loro la nostra solidarietà, conoscendo la bontà delle loro intenzioni.

Lo Stato Sociale

lunedì 12 febbraio 2018

Amazon 18 o le catene del presente

I braccialetti brevettati da Amazon sono semplicemente l’evoluzione della specie.
La tecnologia del capitale, all’opera, che riduce a codice a barre, riconoscimento di qualsiasi merce e prodotto, pure il/i lavoratori e non può essere altrimenti,  risulta un dato fondamentale della prestazione lavorativa.
Non siamo in presenza di una stranezza consentita da cambi di leggi ma dal funzionamento stesso del capitale in un passaggio storico più e più volte sottolineato,  che viene segnato da cambiamenti/trasformazioni strutturali. I primi a farne le spese come sempre sono le/i lavoratori.
Il tutto,  come è sempre successo,  si riversa sull’intera società. E se i lavoratori in senso ampio non trovano le vie di uscita,  nella lotta di classe, il dominio del capitale, e l’egemonia culturale che esso esprime,  aumenta.
Questa premessa è  doverosa,  dato i riscontri dei vari giornalai ed esperti tuttologhi che si succedono,  con uscite al di fuori della decenza.
Amazon applica da sempre il controllo in remote sui lavoratori impiegati nei suoi magazzini,  sia che siano lavoratori somministrati da agenzie (precari), sia che siano lavoratori   assunti a tempo indeterminato,  con un protocollo che viene  applicato in tutte le realtà e in qualsiasi paese.
Pure la scoperta delle multinazionali e del loro modo di funzionare risulta indecente dato che da oltre 70 anni sono al centro, o meglio dovrebbero esserlo, di qualsiasi analisi sul/del capitale.
Il passaggio al capitalismo digitale, grazie alle potenzialità delle tecnologie attuali e in divenire,  permette per quello che riguarda il territorio del lavoro il controllo a distanza del lavoratore sui due punti esplicitati dal dominio: il controllo della produttività e il controllo disciplinare.
Bracciali, cellulari, badge, smartphone aziendali, tablet, tom tom traccianti ecc. producono la tracciatura sistemica anche dei comportamenti dei singoli lavoratori, che viene immagazzinata e registrata (nei server aziendali o nei cloud) . Così  i lavoratori possono essere prontamente o successivamente ripresi (sanzionati). 
Mai come ora la capacità di dominio invasiva e pervasiva sulla sfera personale del lavoratore viene messa e assogettata a trasparenza eliminando tutti gli spazi di “attività” autonoma.
Non entriamo nel merito e nell’analisi in questa sede, degli elementi che risultano neccessari per completare questo percorso, delle varie forme organizzative aziendali diverse ma non in contrapposizione fra loro ma solo funzionali al tipo di mission della stessa; cosi evitiamo per il medesimo motivo la descrizione delle varie forme e tecnologie applicate per lo scopo.
Amazon come gran parte delle aziende nel settore della distribuzione diventa un terreno di istituzione totale,  alla quale i lavoratori si devono assogettare. Molto simile ai sistemi, nel funzionamento, di reclusione ed esclusione dei panottici. Sottolineiamo che tale SISTEMA si espande velocemente a qualsiasi tipo di attivita e in qualsiasi perimetro di lavoro.
Segnaliamo due punti con enormi implicazioni.  Il primo l’isolamento del singolo lavoratore e la difficoltà di coalizione della classe; il secondo quello che viene correttamente definito tecno-stress e le ricadute sulla salute e la sicurezza degli stessi lavoratori .
LA VERTENZA AMAZON
E’ in corso una dura vertenza dura per la posizione dell’azienda e per la difficolta di organizzazione dei lavoratori. Un dato molto importante è quello che in AMAZON i sindacati del commercio, la FILCAMS-CGIL in particolare, sono riusciti ad organizzare scioperi su una piattaforma, approvata dai lavoratori, avviando per la prima volta dopo 10 anni un percorso contrattuale. Gli scioperi di dicembre sottolineano una fondamentale e non eludibile neccessità : quella di costruire una vertenza EUROPEA che coinvolga tutti i magazzini di Amazon. Gli scioperi del periodo natalizio,  massimo livello di vendite del settore dell’e-commerce, ha coinvolto magazzini in Germania, Francia e Italia. I rapporti tra i sindacati di settore di questi 3 paesi europei risultano importanti per iniziare ad affrontare una azione sindacale sovranazionale sul piano contrattuale/vertenziale tenendo presente le difficoltà che derivano da diversi fattori non da ultimo la presenza di ben 6 forme e modi di organizzazione sindacale in Europa.

domenica 11 febbraio 2018

GLAS MÜLLER SFRUTTA I LAVORATORI
E LICENZIA CHI SCIOPERA
Sembrano storie del secolo passato, narrate da Emile Zola nei suoi romanzi, quando scioperare poteva essere pericoloso ed esporre a gravi conseguenze per la vita di chi decideva di non abbassare la testa.
La realtà ci racconta che ancora oggi, in tutto il mondo, scegliere di lottare e pretendere condizioni di vita migliori o il rispetto dei propri diritti minimi e inalienabili, può portare a gravi contromisure da parte delle aziende presenti anche nei paesi a capitalismo avanzato come l'Italia. Se in Sudafrica, in Asia o America Latina scioperare può ancora comportare il rischio di rimanere uccisi dalla repressione, le forme repressive adottate nelle cosidette democrazie sono più sottili, “regolamentate” da una legislazione che permette ai padroni di fare il buono e cattivo tempo della vita dei lavoratori. Legislazione che negli ultimi anni, anche attraverso l'abolizione dell'articolo 18 ed alla precarizzazione del lavoro, ha contribuito a facilitare i licenziamenti.
Negli ultimi mesi è emerso che alla Glas Müller, una storica azienda presente nella ricca città di Bolzano, dopo il licenziamento di un operaio ed al successivo sciopero solidale che ne chiedeva il reintegro, altri due operai, poco prima di Natale 2017 sono stati licenziati. Ufficialmente per “motivi disciplinari” e “inadempienze”, in realtà perchè non hanno abbassato la testa di fronte ai diktat aziendali ed alle continue richieste di straordinari e flessibilità a senso unico. Si tratta di licenziamenti che rispecchiano quale sia l'aria che si respira in azienda, sempre più pesante in seguito al tentativo di mettere in discussione le decisioni di Christine Müller. La risposta della padrona prima del licenziamento si espresse inizialmente attraverso la sospensione dal lavoro e con il tentativo di isolare gli scioperanti all'interno della fabbrica, cercando di allontanare il resto degli operai da chi aveva alzato la testa, attraverso allusioni e velate intimidazioni.
Quello che emerge da questa vicenda è la profonda solitudine in cui settori sempre più ampi di lavoratori si trovano, lì dove il sindacato ormai non conosce più la parola lotta ma è ridotto ad uno sterile apparato burocratico: gli operai prima di organizzare lo sciopero si erano infatti rivolti alla Cgil, che poi nulla fece per difendere i lavoratori in lotta anzi, prese le distanze dallo sciopero contribuendo a facilitare il loro successivo licenziamento.
Libertà di pensiero, diritto di sciopero non sono un regalo concesso da qualche sovrano illuminato ma sono il risultato di una secolare lotta degli oppressi per liberarsi dalle catene di chi comanda. Questa storia dimostra che ancora oggi tutto questo, che molti danno per acquisito, deve essere riconquistato e difeso giorno dopo giorno. Soltanto la solidarietà fra i lavoratori e disoccupati ci può difendere da tali soprusi, che nella maggior parte dei casi vengono vissuti nel silenzio e nella solitudine.
Non solo sono stati licenziati degli operai per un fine evidentemente politico, ma le condizioni che sono state imposte agli operai della Glas Müller sono oltre ogni soglia tollerabile: oltre all'utilizzo spropositato di tirocinanti per risparmiare sulla manodopera, i lavoratori lavorano sotto telecamere che riprendono a 360° e sono costretti a firmare un foglio ogni volta che vanno in gabinetto.
Il minimo che possiamo fare è stare al fianco di chi ha deciso di uscire dal silenzio e lottare. Oggi il licenziamento ha toccato loro, ma domani può toccare a chiunque. Solo la lotta può garantirci che tali ingiustizie non si ripetano.
Oggi quando entri in Fiera pensa a quale realtà si cela dietro a un' “eccellenza” altoatesina. Fra una casa ecologicamente sostenibile e l'altra, ci sono ancora lavoratori che, dopo oltre 10 anni di lavoro, vengono cacciati solo per aver difeso i propri compagni di lavoro ingiustamente licenziati, mettendo così in discussione il dispotismo nel feudo di Christine Müller.
SOLIDARIETA' AGLI OPERAI LICENZIATI!
SE TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI

martedì 7 novembre 2017

27 ottobre e 10 novembre, lavoratrici e lavoratori in sciopero generale

In una realtà mediaticamente costruita per criminalizzare il diritto di sciopero, per raffreddare il conflitto sociale e sindacale all’interno di protocolli punitivi, per impedire l’esercizio del diritto di coalizione dei lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro, ogni indizione di sciopero assume il grande valore di restituire voce e protagonismo alle donne ed agli uomini, nativi ed immigrati, che vivono di lavoro salariato, di precariato, di pensioni insufficienti, di sussidi, di assistenza, di disoccupazione, spesso in condizioni di ricatto e di vessazione come nel settore della logistica.
Sono queste le voci e questi i protagonisti che il 27 ottobre ed il 10 novembre sciopereranno e manifesteranno per rivendicare la restituzione del maltolto in questi lunghi anni di crisi, la redistribuzione della ricchezza prodotta in un paese che si dice sia uscito dalla crisi, l’universalismo di diritti e tutele per poter vivere bene.
Ancora una volta sarà la generosità di lotta e la consapevolezza dei propri interessi di classe di migliaia di lavoratrici e lavoratori che daranno la cifra delle due giornate di sciopero.Sono questi i corpi, questi i sorrisi, questa la rabbia, questa la voglia di coalizzarsi e di contare che fanno di ogni sciopero un pezzetto della lunga storia della lotta di classe.
Avrebbe potuto essere una sola grande giornata di sciopero con tutte le sigle del sindacalismo alternativo unite nell’indizione, ma così non è stato nonostante tentativi di unità.
Tuttavia, sebbene la doppia indizione potrebbe far perdere in incidenza alle mobilitazioni previste, rimane attesa una significativa partecipazione a queste prime due date di sciopero, di manifestazione, di lotta e di autodeterminazione in una situazione di feroce ristrutturazione capitalistica ancora in atto dopo 9 anni di crisi.
Le piattaforme presentate per le due giornate di sciopero risuoneranno negli slogan, poi bisogna lavorare per l’unità dei lavoratori, per l’unità di classe.
Alternativa Libertaria sosterrà ove possibile le giornate del 27 ottobre e del 10 novembre.
Segreteria Nazionale
di Alternativa Libertaria/fdca
24 ottobre 2017

venerdì 20 gennaio 2017

il mondo della scuola sciopera


















Comunicato-stampa

Il governo-fotocopia e la ministra Fedeli varano 8 decreti attuativi della disastrosa legge 107 per chiudere definitivamente docenti, Ata e studenti nella gabbia della scuola-azienda.

Fermiamoli! Il 17 marzo sciopero generale della scuola per difendere l'istruzione pubblica

Facciamo appello agli altri sindacati che si oppongono alla 107 e alle deleghe affinché convochino anche essi lo sciopero per il 17 marzo

Incurante della amplissima opposizione alla cattiva scuola della legge 107/2015, che tanto ha pesato sulla sconfitta netta di Renzi nel referendum costituzionale, il governo-fotocopia di Gentiloni ha varato otto decreti applicativi di tale legge, ignorando ogni forma di dialogo con i protagonisti dell'istruzione pubblica e ogni revisione significativa della 107, al di là di caramellose promesse della ministra Fedeli di neo-concertazione con i Cinque sindacati "rappresentativi". Seppure tra fumi di ambiguità le otto deleghe aggravano il già disastroso panorama della107. Per il futuro reclutamento dei docenti non si riconoscono le abilitazioni già conseguite né il servizio prestato. Per i diversamente abili, si superano i limiti di studenti previsti dalla L. 517/78 (20 per classe) e si mira a ridurre il numero degli insegnanti di sostegno, introducendo corsi di "aggiornamento" improvvisati per tutti gli insegnanti, per delegare progressivamente tale attività all'intero personale docente. La delega sull'Istruzione professionale punta a parificarla alla Formazione professionale extra-scuola, prevedendo indirizzi di studio minimalisti e meramente esecutivi. Per gli alunni, si ribadisce la centralità dell'"alternanza scuola-lavoro", in una forma scoperta di apprendistato gratuito, con flessibilità fino al 40% del monte orario, con presenze pomeridiane vincolanti per docenti ed Ata, "contratti d'opera" offerti dalle imprese tramite loro "esperti", la  valutazione dello studente come "bilancio di competenze" in base ad una presunta "cultura del lavoro". E l'"alternanza" viene introdotta con una tesina all'esame di Maturità, per sostenere il quale è obbligatorio aver svolto gli assurdi quiz Invalsi, pur non inseriti nell'esame e  tolti da quello di Terza media, grazie alla nostra mobilitazione di questi anni. In quanto poi al 'sistema integrato 0-6 anni', unificando, sotto l'egida degli Enti Locali, asili-nido, scuole materne comunali e dell'Infanzia statali, abbassa notevolmente il livello della scuola dell'Infanzia pubblica (una delle migliori del mondo), con gravi rischi per i ruoli delle insegnanti, creando caos gestionali in scuole primarie già sovraccariche di pesi e di ruoli, visto che i "poli per l'infanzia" accoglierebbero in un unico plesso o in edifici vicini bambini/e fino a sei anni di età nel quadro di uno stesso percorso educativo. Non ci sarà la "generalizzazione della scuola dell'Infanzia", né la sua "statalizzazione", né la "gratuità" per le famiglie.
Insomma, queste deleghe aggravano le disastrose brutture della legge 107, dal famigerato "bonus" per i docenti "meritevoli" (i cui nomi i presidi tengono nascosti) allo strapotere dei presidi, dalla truffa di un "organico di potenziamento" utile solo a ingigantire la conflittualità tra docenti, ai ricatti pesanti sulla mobilità e sull'organico triennale, fino all'obbligo di "un'alternanza scuola-lavoro" che mescola l'apprendistato gratuito ed inutile e la cialtroneria di accordi con aziende "amiche". Il tutto provocando un'ulteriore, drammatica dequalificazione del lavoro degli insegnanti, sempre meno educatori e sempre più "operai intellettuali" flessibili e tuttofare, a drammatico compimento di un ventennio di  immiserimento materiale e culturale di una scuola che si vorrebbe "azienda" innovativa e che per lo più appare "bottegaccia" cialtrona, arruffona, gestita da presidi-padroni arroganti e incompetenti. Come docenti ed Ata, con il contributo di studenti e cittadini che hanno a cuore la scuola pubblica, abbiamo non più di tre mesi di tempo per respingere queste deleghe e nel contempo far cancellare almeno i punti più disastrosi della 107. Per questo ci assumiamo la responsabilità di convocare per il 17 marzo lo sciopero generale della scuola, facendo appello a tutti i sindacati che si oppongono alla legge 107 e alle deleghe affinché convochino anche essi lo sciopero nella stessa data, per avere un ampio fronte unitario che faccia saltare anche i nuovi "giochi di ruolo" concertativi tra i sindacati "rappresentativi" e la ministra Fedeli, il cui massimo titolo, che ne ha determinato la scalata al MIUR, appare proprio il suo passato ruolo di segretaria generale della Federazione dei Tessili CGIL. Stabiliremo nei prossimi giorni come manifesteremo nella giornata del 17 marzo.
Con lo sciopero del 17 marzo,oltre al ritiro delle deleghe, vogliamo che: 1)
la mobilità sia gestita con titolarità su scuola, eliminando gli incarichi triennali (anche non rinnovabili) decisi dal preside, e garantendo la continuità a tutti i docenti; 2) i fondi del sedicente "merito" , della Carta del docente e del Fondo di istituto siano destinati alla contrattazione nazionale per un aumento che, insieme a rilevanti fondi da stanziare per il contratto,  garantisca a docenti e Ata il recupero almeno di quel 20% di salario perso nel più lungo blocco contrattuale della storia della Repubblica; 3) venga cancellato il "welfare contrattuale", che destina parte degli aumenti a diritti sociali che devono essere garantiti dallo Stato; 4) siano assunti i precari - docenti ed ATA - con almeno 36 mesi di servizio su tutti i posti disponibili in organico di diritto e di fatto; 5) venga bloccata la manovra sulle "reti di scuole", ampliato l'organico ATA, re-internalizzati i servizi di pulizia, eliminato il divieto di nominare supplenti per gli amministrativi e tecnici anche per periodi prolungati, e nominati i supplenti per i collaboratori scolastici anche per i primi 7 giorni, resa giustizia agli ATA ex-Enti locali; 6) sia ridata alle scuole superiori la libertà di istituire o meno l'"alternanza scuola-lavoro" e di determinarne il numero di ore, cancellandone l'obbligo; 7) vengano eliminati i quiz Invalsi come strumento per valutare scuole, docenti e studenti; 8) sia restituito ai lavoratori/trici il diritto di partecipare ad assemblee indette da qualsiasi sindacato e applicato un sistema proporzionale di voto senza sbarramenti per l'accesso ai diritti sindacali, con un voto a livello di scuola e uno nazionale per determinare la rappresentatività dei sindacati ai due livelli.

Piero Bernocchi   portavoce nazionale Cobas
Stefano d'Errico   segretario nazionale Unicobas
19 gennaio 2017

LA TRASFORMAZIONE DEI CONTRATTI NAZIONALI DI LAVORO IN SIMULACRI
















Il rinnovo dei CCNL comporta una radicale trasformazione di questi in simulacri, dove tutti i contenuti vengono indirizzati e inviati verso le sedi aziendali o territoriali.
Si potrebbe fissare il punto di arrivo [temporaneo] del CCNL come cornice e smistamento in altre sedi: aziendali, territoriali, enti bilaterali o commissioni nazionali dei contenuti contrattuali.
I punti fondamentali:
– il salario: il suo NON aumento risulta collegato all’IPCA, il tutto stabilito in sede nazionale; il resto -quello reale- in sede aziendale legato alla produttività detassato e de-contribuito sotto varie forme;
– l’organizzazione del lavoro di pertinenza aziendale: orari e tutele, normativa
– il welfare aziendale (wa) che emerge come ruolo corporativo in una situazione di competizione tra le imprese; tra i lavoratori e dentro le stesse imprese [aziendalismo].
Esso riguarda anche i famigliari dei lavoratori: il tutto già ampiamente in funzione nelle grandi e medie imprese e nelle piccole con trend positivi [parti di filiere].
Sottolineiamo l’impatto negativo del welfare aziendale sulla sanità pubblica; così come di altri punti dello stesso wa.
Questa valutazione, già descritta a grandi linee in accadimenti precedenti, possiamo considerarla sindacalmente come un punto di assestamento di carattere generalizzato perseguito e raggiunto dai padroni dopo la vittoria sul campo.
E non necessita di particolari specifici approfondimenti, dato che tutti i contratti sin qui fatti sono d a considerarsi fotocopie [ non a caso].
L’unica eccezione riguarda il pubblico impiego, dove le linee contrattuali, già per altro delineate, appaiono confuse, ma sono da riprendere per PORTARLE in sede attuativa [ il ritardo è a seguito dell’incidente di percorso legato alle vicende del governo].
Quello che sinora non emerge
Due questioni:
1) l’istituzione dei Tavoli Interconfederali per la riscrittura delle relazioni sindacali che prevedono
il “rinnovo” dell’accordo interconfederale [l’ultimo è del luglio 1993] sulle relazioni sindacali oltre ai finora presenti tavoli in 4 settori: commercio (terziario di mercato), industria, artigiani, pubblico impiego.
Si assiste, dunque, ad un ritorno del ruolo delle confederazioni rispetto ad una ormai logora/logorata azione autonoma delle categorie.
Tra le confederazioni e le parti “datoriali” si affronta quella che viene definita dai padroni la nuova realtà, che ovviamente abbisogna di nuove relazioni sindacali, delineando la suddivisione in settori delle attività economiche con specifiche articolazioni.
Le stesse linee le ritroviamo nei contratti rinnovati quindi: i livelli contrattuali con le caratteristiche descritte,il welfare aziendale, enti bilaterali di settore nazionali, osservatorii ecc. e in aggiunta la misurazione della rappresentanza sia per le OO.SS sia per le associazioni datoriali [in sostanza l’estensione dell’accordo del gennaio 2014].
L’avvio di questi tavoli e dei conseguenti accordi e affidamenti, come nel casi del patto per la fabbrica oppure quello del commercio, hanno dato il via allo sblocco dei rinnovi contrattuali.
Se volessimo capire la posizione all’oggi, per concludere questo primo punto, siamo a metà tra un sistema di relazioni USA e quello applicato in Germania.
Viene definita la centralizzazione in capo ai soggetti “costruttori” del modello: cioè in base, ad esempio, a chi può sedersi al tavolo delle trattative.
2) la FIOM
L’attenzione sulla FIOM-CGIL ha tre aspetti introduttivi:
– il rapporto elevato che questa organizzazione ha tra l’alto numero degli iscritti e il numero dei rappresentanti nei luoghi di lavoro [la cosa la poniamo qui in senso numerico];
– la sua strategia contrattuale definita in modo autonomo che l’ha messa in conflitto con i vertici della confederazione negli ultimi 12 anni fino alla metà del 2015;
– la ricerca di rapporto con forme associative e movimenti.
Utilizziamo i primi due aspetti.
a) IL rinnovo dell’ultimo CCNL dicembre 2016 segna il definitivo cambio di strategia dell’organizzazione, considerato da NOI come un evento per molti versi scontato.
Avevamo individuato i due fattori di fondo come concause della messa fuori campo della strategia sindacale, connessi alle trasformazioni in atto e tutt’ora in fase di svolgimento [affermazione del modello esempio industria 4.0].
IL primo fattore sta nella violenta inedita ristrutturazione/ riorganizzazione della manifattura [meccanica ma non solo] con l’accelerazione a seguito del picco di crisi del 2008, lontana dall’essere in una fase di stabilizzazione. Ne conseguono:
– chiusure e ricatto occupazionale, riduzione di organici, l’introduzione massiccia di tecnologia riconducibile all’automazione in senso lato;
– cambio della forma organizzata dell’impresa e modifica della prestazione lavorativa.
Il secondo fattore: lo stato reale del ruolo della rappresentanza/partecipazione con la mancata assunzione dei contenuti peggiorativi della condizione lavorativa derivanti dalle ristrutturazioni, intesa come spinta dal basso sulla quale innestare l’azione rivendicativa sindacale [prevale su questo dentro i luoghi di lavoro il contenuto dei padroni anche ma non solo per paura].
Occorre considerare la difficoltà di comprendere i contenuti dei processi di trasformazione in essere.
b) Alla conclusione si arriva con un aumento progressivo della delega al gruppo dirigente che assume risvolti definitivi nel mandato della trattativa del CCNL.
Dopo 4 anni si modifica una strategia sindacale non più sostenibile.
Dato che non crediamo alle repliche, difficilmente avremo repliche del glorioso passato visto che il termine giusto è sconfitta.
La realtà della classe
Per i comunisti anarchici il sindacato va ricostruito avendo chiaro la realtà della classe, rimanendo dentro la classe, attraverso un’azione di presenza sul territorio con un lavoro costante non episodico con al centro i lavoratori.
Oggi le posizioni che insistono nel NON riconoscimento della sconfitta e si attardano nel “dagli al tradimento dei dirigenti”, sembrano presagire, di conseguenza, che la classe è pronta per una reazione su ampia scala.
Un tuffo nel passato.
96° Consiglio dei Delegati di AL/fdca
Fano, 7 gennaio 2017

IL GIUSTIFICATO MOTIVO OGGETTIVO


IL GIUSTIFICATO MOTIVO OGGETTIVO 
 
Il 7 dicembre 2016 la Corte di Cassazione stabilisce in una sentenza: “si può licenziare per fare più profitti”; il padrone, per aumentare efficienza e produttività, per meglio organizzare la produzione, può   procedere   ai licenziamenti monetizzando. Ovviamente versando al lavoratore il meno possibile.
Non si tratta quindi di una esigenza, come sottolineano sempre,   legata alla crisi dell’azienda, alla sua sopravvivenza, ma al semplice” il lavoratore non mi serve più”, viene sostituto con un robot,   con fornitori esterni più economici, la sua mansione entra in un’altra “organizzazione”.
Si tratta dell’applicazione della prima frase dell’ART. 41 della costituzione più bella del mondo – libertà di iniziativa economica- il resto è frutto della legge fornero e del jobs act ovvero la flessibilità in uscita.
Il diritto del lavoro è diventato inservibile: “nessuno”, nessuna dottrina giuridica, può” entrare” sostituendosi alle scelte organizzative dell’azienda.
Il mercato della forza lavoro compone l’altro tassello che mancava al sogno padronale: dopo aver imposto la massima flessibilità in entrata, la precarizzazione funziona da 20 anni, e l’uso del lavoro accessorio, i voucher.
La   falsa discussione in atto sui voucher, che punta a mantenerli, sul loro dilagare in tutti i settori, compresa la copertura all’altra parte -il lavoro in nero- e si potrebbe continuare, non fa emergere il punto fondamentale: sono lo strumento per la decontratualizzazione del lavoro e dell’affermazione del rapporto individuale lavoratore- padrone. L’uscita dallo schema classico del lavoro entra direttamente nella cultura sociale e nei comportamenti collettivi e dei singolo lavoratori.
Sempre più ampia la forbice tra lavoratori che pure senza diritti e tutele adeguate sono remunerati e svolgono lavoro di qualità e una larga fetta di classe che vive a stretto contatto con questa ma svolge lavoro precario e non pagato.
La Ferrari Auto distribuisce un premio a tutti i suoi dipendenti di 5000 € per aver lavorato forte e bene raggiungendo gli obiettivi stabiliti dall’azienda, la comunicazione è stata   fatta direttamente da Marchionne in assemblea. Ma il dipendente Ferrari inoltre ha la previdenza integrativa con contributi maggiorati,la sanità integrativa anche per i famigliari e altro welfare.
Il 30 dicembre 2016 la multi utility   IREN ha disdettato i 200   contratti aziendali delle varie sedi: nulla di nuovo, iniziò la FIAT nel 2009 e tanti altri.
I lavoratori di 2 false cooperative di facchinaggio, di Montese MO, sono stati licenziati con la solita consolidata procedura: i lavoratori hanno picchettato, il committente, la ditta Levoni, che smonta la carne per i supermercati, ha chiesto agibilità : cariche della polizia e lacrimogeni.
Possiamo continuare con Barilla che per ” favorire” 200 impiegate sposta il lavoro a domicilio: gli elogi si sprecano ma in particolare le lavoratrici si sentono più libere.
Oggi la classe viene scomposta, individualizzata, in competizione, si accetta di lavorare gratis perchè fa curriculum e ci si sente partecipi di qualcosa.
L’ultimo snodo: il lavoro sembra perdere il suo carattere di subordinazione creando una situazione dove segmenti di classe sembrano aderire ad una cultura sempre più egemonica: sostanzialmente individualista fatta di competitività e antisolidaristica; anche se inserito in strutture definite vivi il tuo lavoro in modo individuale come se fossi in una condizione di competitività costante.
E quest’ultima   parte dell’analisi critica dei rapporti di produzione, non più esterna ma tutta interna,  va indagata come parte del rapporto e costruzione del soggetto e della forma che definiamo di dominio sui lavoratori.
96° Consiglio dei Delegati
Alternativa Libertaria/FdCA

lunedì 19 dicembre 2016

AMIANTO: TUTTI ASSOLTI I 9 EX MANAGER PIRELLI. PER IL COMITATO “UN CHIARO SEGNALE POLITICO DEL TRIBUNALE”

da radio onda d'urto



















Sono stati tutti assolti  con formula piena i 9 ex manager di Pirelli.
Erano accusati di omicidio colposo e lesioni gravissime per i 28 casi di operai ammalati o morti  a causa dell’  dopo aver lavorato negli stabilimenti milanesi dell’azienda tra gli anni ’70 e ’80.
“Sono stati uccisi due volte” il commento dei familiari presenti in aula.  Di un chiaro segnale politico da parte del tribunale di parla invece in un comunicato  il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio che aggiunge ” il segnale politico che sta dando il tribunale è chiaro: questi processi non si devono più fare. Ma noi non ci fermeremo. Non accettiamo che la legge sia sempre con i padroni, noi continueremo a lottare perchè vogliamo giustizia, una giustizia vera che ci dica perchè e chi ha ucciso questi operai”. Ai nostri microfoni le considerazioni di  Michele Michelino Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio. Ascolta o scarica 

http://www.radiondadurto.org/2016/12/19/amianto-tutti-assolti-i-9-ex-manager-pirelli-per-il-comitato-un-chiaro-segnale-politico-del-tribunale/

mercoledì 8 giugno 2016

La modernità è il progresso sociale, non è la ‘loi travail’!” traduzione de CONTROLACRISI







Vi proponiamo la traduzione di un articolo che tutti i giornali francesi si son rifiutati di pubblicare. L’autore è il compagno Philippe Martinez, segretario generale della CGT, il principale sindacato francese. E’ stato pubblicato giovedì 26 maggio solo sul quotidiano del partito comunista francese L’Humanité. Gli altri giornali quel giorno non sono usciti in edicola a causa dello sciopero seguito al rifiuto di pubblicare proprio questo articolo. La CGT aveva chiesto a tutta la stampa nazionale di pubblicarlo gratuitamente per spiegare le ragioni di chi da mesi lotta contro il Jobs act di Hollande e Valls. Tutti i giornali hanno rifiutato tranne naturalmente … L’Humanitè. Il sindacato francese ha posto in maniera clamorosa il tema dell’orientamento filo-padronale e neoliberista dell’informazione. (M.A.)
Dopo l’annuncio del progetto della cosiddetta ‘loi travail’, il governo ha rifiutato ogni forma di concertazione con l’insieme delle organizzazioni sindacali e in particolare con la CGT. Una riunione su questioni molto ampie e poi… più niente!
Comunque, la prima versione di questo testo non è stata riportata prima alle organizzazioni sindacali, ma alla stampa.
La CGT denuncia un governo che impone degli arretramenti sociali successivi a causa della legge per le garanzie dell’occupazione o legge Macron.
La CGT denuncia un governo che si radicalizza calpestando dapprima la democrazia sociale, poi la democrazia politica con l’utilizzazione del 49-3 all’Assemblea nazionale.
La CGT denuncia un governo che si radicalizza dal momento che il 74 % dell’opinione pubblica si dice contraria al progetto della legge sul lavoro.
La CGT denuncia un governo che si radicalizza dal momento che un movimento sociale condotto da quattro organizzazioni sindacali di lavoratori e tre organizzazioni giovanili dura da più di due mesi. Senza considerare il fatto che un quinto sindacato di lavoratori contesta numerosi articoli del progetto di legge, di cui l’inversione della gerarchia delle norme.
Diversi ministri, tra i quali il primo ministro, rifiutano il dialogo e il dibattito di fondo e hanno fatto la scelta deliberata dell’invettiva e dell’autoritarismo prendendo di mira il primo sindacato della Francia, la CGT, e aprendo anche la strada al rilancio e agli insulti della destra e dell’estrema destra.
Il presidente della Repubblica, il primo ministro e il ministro dell’economia stanno dando la prova di essere ben impegnati in una lotta, ma una lotta lontana dalle realtà sociali del paese e dalle preoccupazioni dei cittadini, quella della candidatura alle elezioni presidenziali nel 2017.
Se la CGT saluta l’annuncio di misure specifiche per i giovani fatte da Matignon e ottenute grazie alle prime mobilitazioni unitarie, quando il governo fustigava e denigrava la gioventù accusata di non comprendere niente, non può che constatare che queste non hanno niente a che vedere con il progetto della legge del lavoro. La CGT sarà per tanto vigile per assicurarsi della corretta applicazione di queste misure.
Se la CGT saluta i progressi dentro un accordo firmato all’unanimità dai sindacati e dal patronato dei professionisti dello spettacolo sull’indennità di disoccupazione, anche lì ottenuti in seguito alle mobilitazioni, non può che condannare l’opposizione del Medef e il silenzio inquietante del governo.
La CGT denuncia un testo guida al ribasso del «costo» del lavoro che darà meno protezioni ai salariati e diminuirà la remunerazione. Così, bisognerebbe precarizzare e licenziare di più per assumere di più ?
La CGT non può accettare che, con questo testo, ogni datore di lavoro, come vorrà, potrà “fare la sua legge” nell’impresa. Il principio della deroga al diritto collettivo diventerà una regola.
È per queste ragioni che la CGT chiede il ritiro della legge del lavoro e l’apertura di reali negoziazioni per un nuovo codice del lavoro uguale per tutti, basato su:
La creazione di un nuovo statuto del lavoro salariato e della Sicurezza sociale professionale per rispondere alle sfide del mondo del lavoro di oggi e di domani. Cioè dei diritti (lavoro, carriera, riconoscimento delle qualifiche, formazione professionale, protezione sociale…) collegati alla persona, evolutivi e progressivi che impediscano un arretramento e trasferibili e opponibili ai datori di lavoro.
Nello stesso tempo, la CGT rivendica di lavorare meno, lavorare meglio e lavorare tutti al fine di conciliare creazione di lavoro e progresso sociale.
Perché sì, la modernità, è il progresso sociale, è più diritti e più garanzie per l’insieme dei lavoratori e dei cittadini. Non un ritorno al XIX secolo.
È per questa ragione che la CGT chiede il ritiro della ‘loi travail’ e chiede l’apertura di reali negoziati per un nuovo Codice del lavoro uguale per tutti.

*segretario generale della CGT

articolo originale: Philippe Martinez: «La modernité, c’est le progrès social, pas la loi travail!»
http://www.humanite.fr/philippe-martinez-la-modernite-cest-le-progres-social-pas-la-loi-travail-608065

traduzione di Laura Nanni
per aderire alla “brigata traduttori” mandare mail a traduttori@rifondazione.it

E' nato il Fronte di lotta No Austerity

 
 
 
 
 
 
Firenze, 28-29 maggio. E' nato il Fronte di lotta No Austerity: lo strumento che serve alle lotte per vincere!
Tanti delegati e delegate, provenienti da diverse regioni d'Italia - Toscana (Firenze e Lucca), Lombardia (Milano, Bergamo, Cremona), Piemonte (Pinerolo), Veneto (Vicenza), Emilia Romagna (Modena, Parma, Bologna), Lazio (Roma), Puglia (Bari e Bat), Campania (Salerno), Sicilia (Palermo, Catania, Caltanissetta) - hanno partecipato alla prima Conferenza nazionale di No Austerity. Tra loro importanti rappresentanti di realtà di lotta: dai ferrovieri - che pochi giorni prima avevano dato vita a un riuscitissimo sciopero che ha paralizzato la circolazione in Italia - agli operai di diversi stabilimenti e multinazionali; dagli operai e dalle operaie delle cooperative e della logistica, ai dipendenti della scuola, della sanità e del pubblico impiego. Presenti anche delegati di comitati di disoccupati e pensionati. Tanti gli attivisti sindacali che, nonostante la diversa collocazione - Cub, Si.Cobas, Usi, Slai Cobas, Fiom, Il Sindacato è un'altra cosa, Usb, ecc. - hanno espresso l'esigenza profonda di unire le lotte per sconfiggere i padroni e il governo. Tutti sono arrivati a Firenze a spese proprie, autofinanziandosi il viaggio e il pernottamento: in tanti e tante hanno percorso molte ore di viaggio per poter partecipare alla Conferenza. Tra loro, anche le combattive Donne in Lotta e operai immigrati.
Sono stati due giorni di partecipato dibattito, che ha visto il contributo attivo, oltre che di tanti attivisti sindacali, anche di associazioni e attivisti politici. Un filo rosso ha attraversato tutto il dibattito: la profonda esigenza di rafforzare No Austerity, di favorire il protagonismo della base, di anteporre l'unità di classe ai settarismi e all'autoreferenzialità.
La due giorni si è svolta in un clima di entusiasmo, che ha raggiunto il suo culmine con l'intervento di Emanuelle Bigot, del sindacato francese Solidaires (presente in rappresentanza anche della Rete sindacale internazionale di solidarietà e di lotta), che ha raccontato le straordinarie lotte delle lavoratrici e dei lavoratori francesi contro il Jobs Act di Hollande. Un intervento che è stato salutato con un lungo applauso in piedi. Sono arrivati anche i saluti di altri sindacati e organizzazioni di lotta della Rete sindacale internazionale: dalla Csp Conlutas del Brasile ai Co.Bas di Spagna, da No Austerity inglese al Movimento Donne in Lotta del Brasile.
La Conferenza si è articolata in vari momenti di discussione. Sabato si è discusso del bilancio del coordinamento No Austerity con l'indicazione delle possibili linee di sviluppo (relazione di Ivan Maddaluni, ferroviere) e si è presentata la Carta dei principi (relazione di Diego Bossi, operaio della Pirelli). Dopo questa prima parte del dibattito (conclusa da Fabiana Stefanoni, lavoratrice della scuola), c'è stato un importante e partecipato momento organizzato dalle Donne in Lotta sulla necessità di lottare contro sfruttamento e maschilismo (a coordinare il dibattito: Conny Fasciana, Patrizia Cammarata, Chiara Pannullo e Sabrina Volta); la sera si è infine conclusa con un dibattito sulla Palestina, con la presentazione del libro Gaza e l'industria israeliana della violenza (con la presenza di uno degli autori, Alfredo Tradardi). La giornata di domenica è stata dedicata all'importante tema della lotta contro il Jobs Act e contro l'accordo della vergogna (relazione di Giuseppe Martelli dell'Usi) e alla discussione sul regolamento e le questioni organizzative (relazione di Graziano Giusti, di No Austerity Bergamo). La giornata di domenica si è infine conclusa con la votazione unanime della Carta dei principi e del regolamento. Si è deciso anche di cambiare il nome di No Austerity, da "Coordinamento" a "Fronte di lotta", per rimarcare il passo in avanti che è stato compiuto. E' nato quindi il Fronte di lotta No Austerity: un importante strumento per il rafforzamento delle lotte in Italia.

domenica 10 aprile 2016

APPELLO A PARTECIPARE ALLA PRIMA CONFERENZA NAZIONALE DI NO AUSTERITY

 
Il coordinamento No Austerity organizza a fine maggio la prima Conferenza nazionale per delegati.
La conferenza è aperta a tutte e tutti i singoli o gruppi (sindacati, strutture sindacali, comitati di lotta, associazioni, assemblee territoriali) che pensano sia importante rafforzare l'unità delle lotte.
Proponiamo alla discussione di tutte le realtà che decideranno di partecipare a questo percorso una Carta dei Principi, che potete leggere sul sito.
Sul sito verrà aperta un'apposita sezione dove saranno pubblicati tutti i contributi delle realtà che decidono di partecipare al percorso.
Per ogni ulteriore informazione potete visitare il sito www.coordinamentonoausterity.org o scrivere a: info@coordinamentonoausterity.org
 
Sul sito di No Austerity trovate tutto il materiale per la
Conferenza nazionale del 28-29 maggio a Firenze:
l'appello per la Conferenza, il regolamento per parteciparvi, la Carta dei principi
Clicca qui:
  



 
 
 


L'appello per la Conferenza
NO AUSTERITY SI EVOLVEVerso la Prima Conferenza Nazionale
Firenze 28-29 Maggio 2016
 
No Austerity si evolve, estende e supera la funzione di coordinamento che in questi tre anni ha visto ladesione di tantissime realtà sindacali di lotta, organizzazioni, singoli attivisti, impegnati in tutto il Paese in battaglie coraggiose per diritti e tutele nel mondo del lavoro e contro lesclusione e lemarginazione sociale; battaglie che abbiamo sostenuto con convinzione, contro la violenza del sistema padronale e dei suoi alleati.
 
Abbiamo anche sviluppato solidarietà e collaborazione con le realtà di lotta di tutto il mondo oggi organizzate nella Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e di Lotta, denunciando le politiche di sfruttamento, speculazione e austerità volute dalle oligarchie economiche e finanziarie mondiali.
 
In questi anni non ci siamo fermati alla diffusione e al coordinamento delle vertenze ma abbiamo anche promosso, con grande riscontro e partecipazione, campagne specifiche per il diritto di sciopero e contro gli accordi vergogna sulla rappresentanza, contro la repressione del dissenso.
 
In No Austerity primeggia lattività specifica di difesa dei diritti e delle dignità delle donne, che ha aggregato una componente attiva di compagne, trovando una sintesi nella sua definizione Donne in Lotta. Ci siamo anche schierati al fianco degli immigrati e delle immigrate, sostenendo attivamente le loro battaglie e opponendoci a ogni forma di razzismo.
 
Eppure tutto ciò non basta più: pensiamo che per rafforzare questo percorso occorra un passaggio da coordinamento a soggetto di costruzione e unità della lotta!
 
Rivendichiamo la difesa dei diritti elementari dei lavoratori (salari dignitosi, diritto di sciopero, un equo contratto nazionale), un vero salario minimo garantito per i disoccupati, la difesa dei servizi pubblici (di qualità e accessibili a tutti), la tutela dei beni comuni, del territorio e dei diritti essenziali (casa, salute, scuola, mobilità), ci schieriamo con fermezza contro ogni forma di razzismo, xenofobia e maschilismo; favorendo la massima partecipazione democratica dei lavoratori e degli attivisti, per contribuire collegialmente alla definizione di strategie e obiettivi.
 
Il nostro scopo è la costruzione di un ampio fronte di lotta anticapitalista, per una società senza sfruttamento e ingiustizie sociali; non più dunque un coordinamento di realtà di lotta ma un organismo con propria soggettività e capacità di intervento in ambito sindacale, sociale, civile e politico.
 
In questo percorso il primo compito è la comunicazione: ci confronteremo nei prossimi mesi con lavoratori, studenti, disoccupati, discriminati, utenti, movimenti e organizzazioni, per ricostruire e diffondere la coscienza e lunità di classe, presupposti indispensabili per contrastare labuso sistemico di persone e risorse.
 
Continueremo a batterci per contrapporre lobiettivo fondamentale di unione delle lotte agli scontri egemonici che oggi pervadono il tessuto antagonista sia sindacale che politico, affermando il principio fondamentale che sindacati, partiti, organizzazioni, sono strumenti che devono operare per obiettivi di trasformazione sociale, perseguendo i bisogni primari delle persone, senza mai anteporre l'interesse autoreferenziale di organismi e strutture.
 
Con queste premesse affronteremo la Prima Conferenza Nazionale che si terrà il 28 e 29 Maggio 2016 a Firenze e definirà nel dettaglio obiettivi, modelli organizzativi e identità del nuovo percorso.
 

sabato 5 dicembre 2015

COMUNICATO STAMPA 28.11.15: AVVISO DI GARANZIA PER IL SEGRETARIO PROVINCIALE DELLA CIB UNICOBAS DI LIVORNO

COMUNICATO STAMPA 28/11/2015
 
AVVISO DI GARANZIA PER IL SEGRETARIO PROVINCIALE DELLA CIB UNICOBAS DI LIVORNO, CLAUDIO GALATOLO, PER AVER AFFERMATO CHE UN CONTRATTO-CAPESTRO CHE IMPONE LA REPERIBILITÀ E LICENZIA DOPO 3 RIFIUTI “…SE NON È SCHIAVITÙ, POCO CI MANCA”
 
Il Segretario provinciale della CIB-Unicobas Claudio Galatolo è indagato per diffamazione a mezzo stampa perché difendeva i lavoratori delle cooperative sociali. Infatti le cooperative sociali per l’assistenza agli anziani ‘Agape’, ‘Di Vittorio’ (sic!) e ‘Cuore’ hanno ritenuto diffamatorio il contenuto dell'articolo “Ispettori del lavoro a Pascoli e Villa Serena” apparso in cronaca di Livorno il 17/3/2015 su ‘Il Tirreno’ ed hanno presentato denuncia-querela nei confronti di Galatolo, ognuna per conto, pur facendo parte di un’unica ATI (Associazione Temporanea di Imprese). Quindi tre azioni legali a raffica prima dell'estate. E ad ottobre è pervenuto l'avviso di garanzia per la denuncia della Cooperativa Agape, in quanto indagato, a conclusione delle indagini preliminari, per il “delitto p. e p. dall'art. 595 co. 1 e 3 c. p.”.
La cosa ha origine dalla denuncia operata dall’Unicobas, entrato con molti iscritti nel ‘paradiso delle coop’, dove ha trovato un accordo-capestro, sottoscritto il 21.1.2015 tra Rsa dei sindacati ‘maggiormente rappresentativi’ e alcune cooperative che sembra pervenuto da un arcipelago Gulag. Il loro contratto regolare è stato trasformato in un part-time ridotto a 34 h. (invece che 38 come prevede il CCNL), ma senza retribuzione fissa, bensì oraria (8 euro). In più è prevista la reperibilità 24 h. su 24 NON REMUNERATA, ed anche, testualmente che: “in caso di 3 rifiuti, al rientro al lavoro…verrà valutata dalle parti l’esigenza di ridurre il contratto di lavoro individuale”, cosa commentata da Galatolo con la frase (altrettanto testuale): “Se questa non è riduzione in schiavitù, poco ci manca”.
In realtà, in quel che resta della Livorno ‘piddina’ (dopo la pesante sconfitta delle ultime elezioni comunali), a soffiare sulla magistratura sono Cgil, Cisl e Uil, che hanno sottoscritto quell’accordo. Ma costoro, oltre ad aver perso ‘il lume’ nella difesa dei lavoratori, hanno dimenticato anche il senso del ridicolo. Infatti, nel 2014 la Segretaria Cgil per il settore Coop. Sociali, - visti i fatti successivi, probabilmente solo per ‘farsi bella’ - è stata ritratta in una foto (che la difesa ha allegato agli atti) mentre capeggiava una manifestazione reggendo uno striscione che titolava (a caratteri cubitali): “SCHIAVE LAVORATRICI DELLE COOPERATIVE SOCIALI”! Peccato che il suo sindacato, con la firma su quell’accordo e con questa campagna anti-Unicobas oggi abbia cambiato idea. Anche questo capita nell’Italia renziana…
 
Confederazione Italiana di Base
UNICOBAS
Roma, Sede Nazionale: V. Casoria, 16. Tel. 0670302626, unicobas.rm@tiscali.it
Sede Provinciale: Via Pieroni 27 - 57123  LIVORNO - Tel./Segr. 0586 210116 Fax 0586 219664
Sito provinciale: www.unicobaslivorno.it        e-mail: info@unicobaslivorno.it

lunedì 9 novembre 2015

1915-2015: Joe Hill, il sindacalista rivoluzionario dell'Industrial Workers of the World

Cento anni fa, il 19 novembre del 1915 moriva per fucilazione Joe Hill.
Joe  era di origine svedese. Emigrò negli Stati Uniti nel 1902. Nel 1906 faceva il portuale a San Pedro in California e qui aderì agli Industrial Workers of the World, universalmente noti ancora oggi come IWW. 
L'IWW era un sindacato rivoluzionario simile ad altri sindacati suoi contemporanei nel mondo, come l'Unione Sindacale Italiana e la Confédération Generale du Travail in Francia, che organizzavano centinaia di migliaia di lavoratori.
Come sindacalista rivoluzionario, Joe Hill partecipò alla Rivoluzione Messicana del 1910 ed in Canada allo sciopero dei ferrovieri della linea Fraser River nel 1912 organizzato dall'IWW.
Joe Hill ha composto una dozzina di canti sindacali e di lotta -ancora oggi intonati in tutto il mondo-  ispirati dalle lotte a cui ebbe modo di partecipare in tutti gli Stati Uniti.
Il 19 novembre del 1915 venne condannato a morte a Salt Lake City per l'uccisione di un ex-poliziotto. Pur protestando la sua innocenza, Joe Hill era considerato un "sovversivo anarchico" e questo era più che sufficiente per mandarlo a morte senza uno straccio di prova.
Joe Hill era dunque un wobbly, un militante dell'IWW.
Come dice Richard Brazier, un vecchio wobbly canadese morto forse nel 1973 ed editore della prima raccolta di canti dell'IWW: “noi wobblies eravamo instancabili e siccome eravamo in gran parte lavoratori immigrati, ci spostavamo in continuazione...Alla maggior parte di noi importava solo del presente, molto raramente si parlava delle nostre origini e del passato di ciascuno di noi.” Pare che lo stesso nome "wobbly" provenga da una storpiatura in cinese del nome del sindacato.
Poche le fonti storiche su Joe Hill, per cui quello che la storia ci ha tramandato ha oggi a che fare per lo più con la leggenda Joe Hill. Se è vero che i miti possono suscitare in noi una certa passione militante, è anche vero che è necessario salvare la figura di Joe Hill da quella tradizione che nel corso di un  secolo lo ha trasceso come superman, come santo, come salvatore, come super-eroe del proletariato.
Queste caricature di Joe Hill come supremo organizzatore sindacale ne fanno una sorta di pastore delle masse, ruolo profondamente opposto ed estraneo alla prassi sindacale antiautoritaria  dell'IWW, compresa quella dello stesso Joe Hill. L'agiografia sorta intorno a Joe Hill è stata piuttosto il tentativo della tradizione culturale stalinista di inserire Joe Hill nel suo pantheon.
La vita di Joe Hill non è separabile da quella del suo sindacato. E se dopo la rivoluzione bolscevica, l'IWW venne criticata di stalinismo, la storiografia moderna ha restituito all'IWW la sua caratteristica peculiare di aver cercato di costruire una contro-cultura egemone della classe lavoratrice. 
Il percorso di vita di Joe Hill sta tutto dentro la cultura e l'impegno militante che fecero dell'IWW un'esperienza profondamente inserita nella tradizione radicale del paese e nella classe lavoratrice plasmatasi nel crogiuolo dell'immigrazione, in cui gli ideali democratici si intrecciavano con i socialismi europei, respingendo il dogmatismo che all'epoca prevaleva nella sinistra statunitense.
Nati
in un'epoca di espansione capitalistica e di acuto scontro di classe nelle polverose città industriali in cui la sola mediazione di uno stato sociale era considerata un sogno per fannulloni i Wobblies hanno sostenuto l'auto-organizzazione e l'azione diretta dei lavoratori contro lo sfruttamento del lavoro, per conquistarsi i mezzi per poter vivere dignitosamente.
Nei Wobblies non c'era divisione tra intellettuali ed attivisti: la teoria e l'esperienza si intrecciavano nello studio e nella lotta contro lo sfruttamento insito nel lavoro.
Tutti conoscono oggi l'IWW come un movimento sindacale rivoluzionario. Ma era molto di più: era un movimento sociale di classe, con le sue camere del lavoro in cui si poteva imparare e si poteva vivere come la cultura e la società possano essere trasformate una volta che il capitalismo venga abbattuto.
Una cultura che lasciava semi di organizzazione ovunque, nonostante i veloci ricambi di forza-lavoro, che spargeva politica alternativa in modo veloce come una sorta di virus.
L'IWW fece ampio uso delle tecniche sociali della classe lavoratrice dell'epoca e -più che tramite la propaganda ufficiale-  la sua filosofia di lotta di classe viaggiava lungo le linee ferroviarie migratorie che portavano i suoi militanti e centinaia di lavoratori nei circuiti del capitale: dai raccolti agricoli alle banchine dei porti, dalle officine ai servizi nelle città.
La pubblicistica dell'IWW ed i canti proletari di Joe Hill sono la voce della collera e dell'alienazione dei lavoratori, delle speranze anche romantiche che davano forza alle loro lotte ed alla critica della vita materiale che si conduceva. La propaganda silenziosa degli inizi, fatta di posters e di volantini, divenne poi fiume di oralità e di comizi fatti davanti alle fabbriche come nei campi, nei parchi come davanti ad ogni posto in cui ci fosse un picchetto di sciopero.
I Wobblies rifiutavano di pensarsi al di fuori della loro classe di appartenenza.
Una classe che, nella loro pubblicistica e nei canti, non era espressa in termini astratti e teorici, ma sempre tramite i suoi diversi aspetti e comportamenti tanto da creare una identificazione, una presa di coscienza ed ad un'adesione al progetto di liberazione portato avanti dall'IWW."Se i lavoratori prendono coscienza, in ogni miniera ed in ogni officina, al loro comando inizia la resistenza" - diceva una loro canzone.
Questa cultura utopistica così radicale ha fatto da incubatrice ed ha plasmato la linea antiautoritaria, orizzontale ed antigerarchica dell'IWW nella classe lavoratrice.
Ha alimentato un movimento che potrebbe oggi trovarsi ben  a suo agio nella situazione dei lavoratori del XXI secolo, laddove il vecchio sindacalismo categoriale non ha più niente da dire. Al punto di permettere anche oggi di esprimere quei sogni che vanno oltre la costrizione del lavoro e costruire organizzazioni rispondenti alle forme strutturali del lavoro così come le configura l'attuale attacco capitalista.
Joe Hill e l'IWW hanno espresso forme di organizzazione e di lotta di cui oggi sentiamo la mancanza, avevano messo a punto un modello di resistenza che avebbe molto da proporre e da opporre ad una contemporaneità fatta di servizi all'industria e di lavoro esternalizzato.
Nella sua breve vita, Joe Hill ha composto e cantato tutto questo.
Forse questo è il miglior omaggio da fare a Joe Hill, per evitare di cadere nella lacrimevole e nostalgica commemorazione della storia e per non limitarsi a sprecare fotocopie di odi dedicate a movimenti che non ci sono più.
Come diceva uno dei più famosi poster dell'IWW: "What time is it? It's time to organize!"
Alternativa Libertaria/fdca
19 novembre 2015

IX Congresso Nazionale della FdCA

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1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)