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mercoledì 15 febbraio 2017

FUORI DA TUNNEL , viaggio antropologico nella val susa

sabato 18 Febbraio 2017 ore 17,30
                 All’Ateneo degli Imperfetti

presentazione del libro:
Fuori dal tunnel
Viaggio antropologico nella val di Susa
Meltemi editore, Milano 2016

ne discutiamo con l’autore
Marco Aime
docente di Antropologia culturale
presso l’Università di Genova

Non un saggio contro i treni ad alta velocità, ma un lavoro di osservazione partecipante che racconta l’incontro con la popolazione locale e con i militanti arrivati da tutta Europa per dire che la val di Susa non si tocca.

Ateneo degli Imperfetti
Via Bottenigo, 209
30175 Marghera (VE)

tel. 327.5341096
 

martedì 22 settembre 2015

SORVEGLIANZA SPECIALE - il caso di Massimo Possamai TRENTO

Giovedì 10 settembre, si è svolta a Trento l'udienza sulla sorveglianza speciale contro Massimo. La sentenza ci sarà nei prossimi giorni o settimane. In attesa di un resoconto sul presidio-corteo di stamane, diffondiamo la dichiarazione che Massimo ha fatto in un'aula gremita di solidali. Dichiarazione all'udienza per la sorveglianza speciale I governi passano, ma gli articoli del codice penale restano. Leggendo alcuni libri di storia sulle lotte rivoluzionarie in questo Paese mi sono imbattuto nell'applicazione dell'"ammonizione" - che coincideva di fatto con l'attuale sorveglianza speciale e che si accompagnava spesso con l'imposizione del domicilio coatto - fin dal 1877. A farne le spese nella primavera di quell'anno furono i membri delle sezioni italiane dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori di cui il governo aveva decretato lo scioglimento. A differenza di altri Paesi, l'Internazionale era nata in Italia su posizioni socialiste antiautoritarie e federaliste, in una parola anarchiche. La propaganda di Bakunin e, soprattutto, l'eco gigantesca che aveva avuto la Comune di Parigi, massacrata nel sangue dalla Repubblica di Thiers, avevano portato al pieno sviluppo le idee più radicali presenti nel Risorgimento italiano, quelle di Carlo Pisacane. E per ironia della sorte, ad applicare l'ammonizione contro gli anarchici nella primavera del 1877 era stato il ministro degli Interni Giovanni Nicotera, tra i pochi sopravvissuti alla spedizione pisacaniana di Sapri. Il 25 giugno del 1857 erano partiti in trenta da Genova e, liberati trecento prigionieri dalle carceri di Ponza, erano sbarcati nel Cilento il 28 giugno allo scopo di far insorgere le plebi del Mezzogiorno contro il governo borbonico e contro i proprietari terrieri. Quell'"accozzaglia di inceppati e di galerati" (così li definiva la stampa locale borbonica) fu in buona parte uccisa e i corpi degli insorti, fra cui quello di Pisacane, arsi in un rogo il 1° luglio. Vent'anni dopo, un insorto diventato ministro degli Interni arrestava, ammoniva, mandava al domicilio coatto decine di anarchici colpevoli di voler ancora insorgere, ma questa volta contro la monarchia sabauda e i proprietari terrieri. Nel richiedere la misura della sorveglianza speciale contro di me, i Pubblici Ministeri Amato e Ognibene, per conto della Questura, sostengono che il mio comportamento "offende e mette in pericolo la tranquillità pubblica". Anche questa formula è tutt'altro che recente. Si trova anticipata quasi alla lettera dall'art. 426 di un vecchio codice penale, articolo votato nel 1879 sempre contro l'Associazione Internazionale dei Lavoratori, definita "associazione di malfattori". Si può dire tuttavia che il codice Zanardelli e poi il codice Rocco erano decisamente più "onesti" nel colpire anarchici, socialisti e comunisti, non nascondendo la natura politica della repressione. Il comma usato dalla democrazia, nell'anno 2015, dichiara invece di colpire con la sorveglianza speciale "coloro che per il loro comportamento debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l'integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica". Il legislatore monarchico e fascista tirava in ballo l'incitamento all'odio fra le classi sociali o il proponimento di sovvertire l'ordine costituito, e non affastellava nello stesso elenco i minori, la sanità e la tranquillità pubblica. Visto che, bontà loro, i PM non mi accusano di molestare minorenni, con l'uso tipicamente questurino della congiunzione "o" (che permette di inserire in un elenco tutto e il contrario di tutto) mi si vorrebbe sottoporre per due anni alla sorveglianza speciale e all'obbligo di soggiorno per aver messo in pericolo una alquanto generica "tranquillità pubblica". Si potrebbe facilmente dimostrare che la cosiddetta tranquillità pubblica - a meno che non si voglia restringere la "sfera pubblica" al dominio esclusivo di ricchi, industriali, politici, dirigenti e questori - è messa in pericolo più dalla paura di non riuscire a pagare l'affitto e dalle condizioni di lavoro ogni giorno più precarie che non dall'azione degli anarchici. Ma non si tratta certo di una svista del legislatore. Essendo volutamente fumoso il fine di queste misure, i criteri per la loro applicazione sono a dir poco discrezionali. Nella stessa richiesta di sorveglianza, infatti, si può leggere: "ai fini della legittima applicazione di una misura di prevenzione non sono richieste le prove necessarie per la condanna e neppure gli indizi "gravi" richiesti in materia ... , mentre sono sufficienti semplici indizi (...) in ordine al coinvolgimento del proposto nelle attività illecite che legittimano l'adozione dei provvedimenti di interesse". E infine una perla che avrebbe fatto inorgoglire i dottori dell'Inquisizione: "Anche dalla sentenza di assoluzione possono essere ricavati elementi indiziari certi utilizzabili ai fini della prevenzione". Alla Procura di Trento piace vincere facile. Prima mi fa arrestare all'interno di un'operazione definita "Zecche" (ah! che grottesco usare il latino "Ixodidae" per nascondere un linguaggio così smaccatamente mussoliniano...), poi, utilizzando quel castello di carte già crollato in tribunale, prova a mettermi in freezer per due anni senza bisogno di prove né di "indizi gravi". E infatti nei verbali della Digos usati nel fascicolo per la richiesta della sorveglianza speciale ritorna come se niente fosse il "GAIT (Gruppo Anarchico Insurrezionalista Trentino)", nome inventato dalla polizia politica per sostenere l'accusa di "associazione sovversiva con finalità di terrorismo" caduta nel corso del processo. La Procura sarebbe stata più coerente se avesse fatto un passo ulteriore: chiedere la sorveglianza speciale come risarcimento per l'impiego di mezzi e uomini dispiegato nella fallita operazione "Zecche". Non è forse riuscita a scrivere, nella richiesta di sorveglianza speciale, che "l'occupazione insistita di immobili è condotta che attenta la sicurezza e la tranquillità pubblica, ove si consideri, a tacer d'altro, dell'impegno (uomini e mezzi) impiegato per lo sgombero"? Convengo che bloccare un intero isolato con più di cento agenti, distruggere il tetto di un immobile e caricare occupanti e solidali abbiano scosso, a tacer d'altro, la tranquillità pubblica molto più dell'occupazione di un edificio vuoto da quindici anni. Ma far pagare - penalmente e, come vorrebbe il questore, anche economicamente - agli sgomberati le operazioni di sgombero è logica squisitamente torquemadesca. Giunto a conclusioni anarchiche verso i sedici anni, ho deciso di dedicare la mia vita a cambiare radicalmente questa società ingiusta e insensata. Ho tracciato la mia esistenza in tal senso e le numerose condanne elencate dalla Procura testimoniano che non ho mai cambiato idea. Che sono rimasto, proprio come diceva la polizia politica durante il fascismo per legittimare la misura dell'ammonizione o del confino, "insuscettibile di ravvedimento". E mi inorgoglisce il fatto di meritare, agli occhi di Questura e Procura, lo stesso provvedimento riservato dalla polizia sabauda e dall'Ovra a compagni ben più coraggiosi e combattivi di me. Se cercare di mettere in pratica i princìpi dell'etica più alta che per me l'umanità abbia finora concepito - il sogno di un mondo senza servi né padroni, la fine di ogni privilegio economico e di ogni dominio politico attraverso la rivoluzione sociale - significa essere un "delinquente abituale" (in altra epoca si sarebbe detto "malfattore"), allora, sì, sono un delinquente abituale. I cosiddetti onesti cittadini che mai infrangono le leggi sono gli stessi che stavano a guardare quando in questo Paese si deportavano gli ebrei e si fucilavano i partigiani. Perché anche allora a resistere, a disertare, a insorgere fu una minoranza, per lunghi anni guardata con sospetto, denunciata, confinata in una dolorosa quanto fiera solitudine morale. D'altronde che l'ammonizione fascista coincidesse in tutto e per tutto con la democratica sorveglianza speciale non l'ho imparato dai libri, ma ascoltando il mio amico e compagno Lionello Buffatto, comunista indomito, partigiano, antifascista della prima ora. Quando mi spiegava in cosa consistesse l'ammonizione che lo aveva colpito nel 1938, ho potuto notare che le restrizioni cui era stato sottoposto erano le stesse che il codice prevede anche oggi, con la sola eccezione che lui e gli altri ammoniti non potevano nemmeno, in quanto "cittadini indegni", camminare sul marciapiede. Lionello, morto a novantasei anni in una stanza della casa di riposo in cui al posto della televisione c'era una kefiah palestinese attorcigliata, era stato raggiunto dalla misura dell'ammonizione per aver partecipato alla famosa riunione cospirativa svoltasi al bosco della città di Rovereto. Temendo che l'ammonizione si trasformasse in confino o in carcere prese la via dell'esilio con la moglie Gina e il piccolo Uliano. Dopo essersi unito al maquis francese, rientrò nella città della Quercia nel maggio del 1945. E poiché la Procura, nella richiesta di sorveglianza speciale nei miei confronti, insiste, oltre che sulla mia partecipazione alla lotta contro il TAV in Valsusa, anche sulle recenti occupazioni di case e stabili abbandonati a Trento, vorrei raccontare qualcos'altro di Lionello. Tornato a Rovereto, egli fu nominato "commissario politico agli alloggi". In quanto tale, decise di requisire una casa vuota in via Setaioli di proprietà dei Costa (arricchitisi ben bene durante il Ventennio) per alloggiarvi una famiglia di povera gente. L'allora comandante in capo delle truppe alleate a Rovereto, un certo colonnello Somer, convocò Lionello in commissariato per dirgli che quella casa doveva essere restituita ai legittimi proprietari, nel frattempo alleatisi con la nuova classe dirigente. Alla risposta di Lionello che non era tornato in Italia per accettare ordini fascisti, il colonnello Somer lo fece arrestare. Poiché le carceri di via Prati erano state bombardate nel gennaio del 1945, Buffatto fu rinchiuso in una segreta del palazzo di Piazza Podestà dove oggi c'è la caserma della Finanza. (Tra l'altro in quei luoghi aveva operato la famigerata "banda Carità", detta anche dei toscanini, feroci seviziatori e torturatori al soldo dei nazisti, assolti tutti negli anni Cinquanta per aver agito "in stato di costrizione"...). Lionello fu liberato qualche giorno dopo grazie allo sciopero scoppiato in solidarietà con lui alla Manifattura Tabacchi. Vedete, signori giudici, la vita è una questione di occasioni e di prospettiva. Essendo nato e cresciuto in un'epoca piuttosto grama di slanci generosi e di coerenza, ho cercato i miei maestri fra i tanti morti e i pochi vivi che non hanno mai piegato la testa. Quello che sono riuscito a fare in tutti questi anni non è stato gran che, ma ho imparato una cosa importante. Ho imparato che ogni volta che mi sono battuto per ciò che consideravo giusto ho assaporato la gioia di essere a fianco degli onesti "malfattori" del passato e del presente; mentre ogni volta che ho ceduto mi sono sentito infelice e solo. Per questo vorrei dirvi, con meno retorica possibile, che non ho alcuna intenzione di cambiare condotta e che non esiste misura che possa tenermi lontano dai miei compagni e dalle lotte. Trento, 10 settembre 2015 Massimo Passamani

martedì 24 febbraio 2015

Solidarietà con la lotta NO TAV - Basta con le grandi opere inutili e con la repressione degli attivisti!

Solidarietà con la lotta NO TAV Basta con le grandi opere inutili e con la repressione degli attivisti! Da più di 20 anni, i residenti della Val di Susa, la gente comune e gli attivisti si oppongono alla costruzione di una ferrovia ad alta velocità per collegare Torino a Lione. Questa inutile infrastruttura provocherebbe una catastrofe ambientale letale per la natura e per l'equilibrio del sistema ecologico. Lo scavo di alcune delle gallerie previste provocherà la produzione di polveri di uranio e di amianto che si diffonderanno in tutta la valle. Sono altresì previsti molti espropri, in particolare di terreni agricoli, per facilitare la costruzione della ferrovia. E' stato dimostrato che i lavori per il TAV costeranno una fortuna per le popolazioni locali, mentre le linee attualmente in funzione potrebbero essere rese più funzionali e meglio utilizzate, soprattutto per il trasporto delle merci, che attualmente avviene su gomma, con grave inquinamento ambientale. Ogni metro di TAV costa 158.000 euro! Si tratta di risorse pubbliche sottratte ad opere ed a servizi socialmente utili per consegnarle nelle mani di mafie ed affaristi. Fin dall'inizio del progetto ci sono state forti proteste che non si sono mai interrotte, coinvolgendo migliaia di manifestanti che hanno occupato la Val di Susa e si sono resi protagonisti di diversi atti di resistenza e di sabotaggio nei cantieri imposti alla popolazione locale. Questo movimento è riuscito ad creare unità di lotta tra gli attivisti della Valle, persone di ogni parte d'Italia ed anche collettivi francesi, diventando in questi 20 anni un punto di riferimento per i movimenti sociali italiani. Lo Stato italiano ha usato la mano pesante della repressione. Per anni, gli attivisti NO TAV sono stati colpiti da provvedimenti giudiziari, emessi con rabbioso zelo dalla magistratura italiana. Anche se recentemente è caduta l'accusa di terrorismo, lo Stato italiano continua a colpire indiscriminatamente il movimento NO TAV, criminalizzando ogni manifestazione. Una vera e propria strategia tesa a colpire gli attivisti politici, sindacali e sociali in Italia, che si sta diffondendo in tutta Europa e nel mondo. Recentemente 48 militanti NO TAV sono stati condannati a oltre 140 anni complessivi di galera e ad un risarcimento di oltre 100.000 euro per le manifestazioni tenutesi tra il 27 giugno ed il 3luglio 2011. Si è trattato di una condanna politica costruita con intimidazioni e forzature. In tutto il mondo stanno sorgendo movimenti popolari contro le grandi opere inutili come la Testet TAZ, i progetti per dighe, aereoporti, centrali nucleari e molti altri finalizzati ad una società industrial-produttivistica che gli Stati ed il capitalismo ci stanno imponendo. Poco tempo fa, un compagno ha perso la vita, ucciso da una granata lanciata dalla polizia. Questo compagno poteva essere uno di noi. Rémi è stato assassinato mentre difendeva una zona che sarebbe stata trasformata in diga per garantire gli interessi dell'industria agricola nel Testet; una prova eloquente di quanto lo Stato e le maggiori imprese capitalistiche abbiano poca considerazione per la vita umana, per non parlare della natura. Fermare l'inutile progetto di alta velocità tra Torino e Lione significa fermare le sue mortali conseguenze sull'ambiente e sulla natura. Occorre fermare tutte le grandi opere inutili. Bisogna fermare il sacco dei territori! Bisogna riprendere il controllo popolare sui territori! Per tutto questo, il 21 febbraio grande manifestazione unitaria del movimento NO TAV a Torino. Solidarietà internazionale! Alternativa Libertaria/FdCA (Italia) Alternative Libertaire (Francia) Organisation Socialiste Libertaire (Svizzera) Collectif Communiste Libertaire Bienne (Svizzera) Libertarian Communist Group (Galles) Workers Solidarity Movement (Irlanda) Melbourne Anarchist Communist Group (Australia) Zabalaza Anarchist Communist Front (Sud Africa)

NO TAV SI SALUTE

Ogni metro di TAV costa 158.000 euro! 158000:1200 = 131 giornate di ricovero ospedaliero (la prestazione sanitaria più costosa) e chissà quante altre azioni per la prevenzione o di assistenza alla cronicità, si potrebbero fare.... NO TAV SI SALUTE solidarietà alla popolazione della Val di Susa ade

mercoledì 24 settembre 2014

ECONTHEVALLE(Y) SERATA BENEFIT NOTAV - MEL (BL)

ECONTHEVALLE(Y) SERATA BENEFIT NOTAV SABATO 27 SETTEMBRE A MEL (BL) PALAZZO DELLE CONTESSE ORE 20.00 (VIN, BIRA E PASTIN) SOUND BY: EFFETTO TOPATA & STRAGEMOTIVA ORGANIZZA IL B.A.S. DI MEL (BL) (BRIGATA ANARCHICA SBARDELLOTTO)

venerdì 18 luglio 2014

NOTAV: la tratta della Venezia-Trieste rimandata ad altra epoca

SEGNALAZIONE DA REDAZIONE INFO-ACTION DI TRIESTE Dal piccolo 2014-07-13, 20 Regione RIVOLUZIONE SUI BINARI A MILANO IN TRE ORE di Giovanni Tomasin wTRIESTE Ferrovie dello Stato conta entro il 2016 di ridurre a un’ora e 15 minuti il tempo di percorrenza fra Trieste e Venezia e a tre ore e 6 minuti (14 in caso di più fermate) quello fra il capoluogo regionale e Milano. Sarebbe una autentica rivoluzione, l’uscita per Trieste e la regione da uno status di marginalità e di penalizzazione. Il risultato sarebbe raggiungibile essenzialmente con due manovre: entro il 2016 il tratto lombardo della Tav dovrebbe essere completato, con quanto consegue rispetto alla velocità dei convogli; con una serie di lavori mirati a sanare i “colli di bottiglia”, le pendenze e i raggi di curvatura, e con nuove tecnologie per il controllo del traffico ferroviario nella tratta veneta e friul-giuliana sarebbero poi recuperate altre decine di minuti sugli attuali tempi di percorrenza. E il secondo capitolo di lavori – non parliamo dunque dei cantieri Tav – sarebbe spesabile con investimenti sostenibili anche in tempi di grave penuria di risorse pubbliche. Insomma, non saremmo di fronte all’ennesimo libro dei sogni. L’aveva annunciato nei giorni scorsi la presidente della Regione, Debora Serracchiani, in seguito a un summit romano con i vertici e i tecnici di Fs. Una rassicurazione importante, visto che i collegamenti ferroviari del Friuli Venezia Giulia con il resto d’Italia sono un tasto dolente da diversi anni. Ora un documento della Rete ferroviaria italiana (Rfi fa parte del gruppo Fs) illustra come la società intenda raggiungere questo risultato. E siamo in grado di anticiparlo. Quattro fasi d’intervento Va da zero a tre la scansione degli interventi che Fs intende mettere in campo. L’ultimo, la fase 3, riguarda la possibilità di introdurre l’alta velocità in regione e, sebbene il ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi abbia ribadito di recente la «priorità dell’opera per il governo», resta per il momento sospesa agli interrogativi di opportunità, tempi e finanziamenti. Le fasi comprese fra 0 e 2, però, sono quelle che dovrebbero giungere a compimento entro un paio d’anni: Serracchiani qualche giorno fa ha annunciato al top managment di Allianz Italia, riunito a Trieste, l’impegno da parte di Fs a investire 50 milioni di euro per la velocizzazione della linea. Il documento di Rfi qualifica le prime tre fasi come «interventi finanziati per 30 milioni di euro nel Dl Fare». La fase zero Il primo passaggio contempla interventi sul tratto di ferrovia compreso fra Venezia e Quarto d’Altino (dal km 4 al km 16). Come tutti quelli successivi, prevede modifiche agli impianti tecnologici Te ed Is; l’adeguamento del tracciato con la modifica delle geometrie delle curve; interventi di opere civili nell’ambito di Quarto d’Altino e dell’ex fermata di Gaggio; l’inserimento del “blocco automatico banalizzato a correnti codificate” (Bab cc), un dispositivo che regola in modo automatico il distanziamento dei treni. Il recupero di tempi stimati è di un minuto per i treni di rango C (la maggior parte dei treni destinati al trasporto passeggeri) e di un minuto e mezzo per i treni di rango P (la classe di treni che si sposta a velocità superiori al rango C). La fase uno Il secondo passaggio prevede interventi generici sulla tratta compresa fra Quarto d’Altino e Portogruaro (dal km 18 al km 58), con modifiche di geometria del binario, opere civili e interventi Te ed Is. Il recupero nel minutaggio calcolato per questa fase è di 2,5 minuti per il rango C e di 4 minuti per il rango P (3,5 minuti per il rango C e 5,5 minuti per il rango P nel complesso). Secondo le previsioni i treni di ultimo modello potrebbero raggiungere i 200 chilometri orari in questo tratto. La fase due Il terzo momento della velocizzazione si interessa della parte di tracciato compresa fra Latisana e il bivio di San Polo a Monfalcone (dal km 75 al km 109,5). Verrà attuato l’adeguamento del tracciato con interventi sulle curve da Latisana a Cervignano. Piccole varianti di tracciato verranno realizzate fino a al km 99 (poco prima di Cervignano), con ulteriori modifiche alle curve e piccoli interventi nei chilometri rimanenti. Previste anche in questo caso le modifiche agli impianti tecnologici. I recuperi stimati in questo caso sono di 2,5 minuti per il rango C e di 3,5 minuti per il rango P. I tempi di percorrenza La relazione di Rete ferroviaria italiana si conclude con una coppia di tabelle che riassume i guadagni di minutaggio previsti alla fine degli interventi: non soltanto quelli appena descritti sulla linea Venezia-Trieste, ma anche quelli di carattere organizzativo generale e sul resto del tracciato fino a Milano. Secondo Rfi i treni di rango C a lavori ultimati (nel 2016) impiegheranno tre ore e sei minuti (o 14 in caso di più fermate) da Trieste a Milano, un’ora in meno rispetto al collegamento più rapido attuale (e si tratta di un treno in andata e uno al ritorno da Milano, particolarmente veloce solo perché ferma esclusivamente a Verona e a Mestre). Quanto ai tempi di percorrenza da Trieste a Mestre saranno di un’ora e un quarto rispetto all’ora e mezza odierna (ma in effetti i “Frecciabianca” non impiegano mai meno di un’ora e 45 minuti). Per il rango P i tempi previsti sono di due ore e 54/46 minuti da Trieste a Milano e di un’ora e otto minuti per la Trieste-Mestre. La fase tre L’ultima fase delineata da Rfi è la Tav e, come titola un celebre film dei comici britannici Monty Python, è «qualcosa di completamente diverso»: costo previsto di un miliardo e ottocento milioni di euro, decine di chilometri di varianti di tracciato, alta velocità prevista su quasi tutto il tracciato con una forte decelerazione dopo Monfalcone. Ma se e come questo debba tradursi in pratica è ancora tutto da vedere 014-07-15, 17 LA RIVOLUZIONE SUI BINARI INCASSA IL SÌ DI LEGAMBIENTE TRIESTE Via libera alla velocizzazione della linea ferroviaria del Friuli Venezia Giulia che consentirà di unire Trieste a Milano in poco più di tre ore e a Venezia in soli 68 minuti. E che intonerà le campane a morte all’aborrita Tav. Legambiente non ha dubbi e brinda alla “rivoluzione” sui binari: «Nonostante la presidente Debora Serracchiani non se la senta di dichiarare morta e sepolta la Tav, è del tutto evidente che a quel progetto faraonico, che andava contro il parere di tutte le amministrazioni locali e che portava con sè un costo esorbitante, non ci crede più nessuno». L’associazione ambientalista apprezza invece che gli interventi di velocizzazione sulla rete esistente, «quelli che la nostra associazione caldeggiava già più di dieci anni fa», stiano finalmente prendendo forma. Nel dettaglio Legambiente cita la “velocizzazione e aumento di capacità della attuale linea Trieste–Venezia sul tratto Latisana–Pieris compresa l’eliminazione dei passaggi a livello”, gli “interventi di miglioramento funzionale e tecnologico del nodo di Monfalcone e delle connessioni con Porto e Fincantieri”, la cancellazione di «una serie di interventi dannosi e obsoleti sulle infrastrutture di mobilità come ad esempio il collegamento autostradale A23 – A27». E aggiunge: «Con questi interventi, che consentiranno di portare la velocità dei treni a 200 Km/h, si vedrà realizzato quanto indicato dall’Unione europea, che stabiliva chiaramente che l’alta velocità è costituita anche da “linee specialmente ristrutturate per l’alta velocità, attrezzate per velocità pari a circa 200 km/h”». Legambiente esprime invece le perplessità sugli interventi (necessari) di modernizzazione del Bivio San Polo «in assenza di una progettazione specifica svincolata dall’attuale progetto preliminare della Tav» e sulla realizzazione del Polo intermodale di Ronchi dei Legionari perché «la nuova stazione di Ronchi aeroporto sembra sarà costituita da una modesta fermata “passante” in evidente contraddizione con le esigenze dei passeggeri provenienti dall’aeroporto e con le enormi dimensioni del parcheggio».

sabato 5 aprile 2014

5 aprile serata No Tav al Tuttinpiedi

Sabato 5 Aprile alle 17.30 al tuttinpiedi proiezione del video degli avvocati degli arrestati NOTAV. La verita' sugli arresti. A seguire cene benefit. Antipasti un primo favoloso, polenta e soppressa con formaggio. 14 euro lavoratori e 7 euro per i disoccupati e gli studenti Prenotare al 348-2616881

sabato 8 febbraio 2014

URGENTE - SOSTEGNO ECONOMICO AI NO TAV

Hanno 10 giorni di tempo per pagare... ACCELERATA la raccolta fondi. Ad oggi sono stati raccolti euro 121.625,67 COMUNICAZIONE APPENA GIUNTA DA ALBERTO PERINO. MASSIMA CIRCOLAZIONE, MASSIMA URGENZA. Questa sera, ai nostri avvocati, è arrivato il fax dell'avvocato Mittone (LTF) con la richiesta del pagamento di quanto stabilito dalla giudicia del tribunale di Torino, sezione distaccata di Susa. Ci danno 10 giorni di tempo per pagare e così. en passant hanno pure provato a farci su la cresta tentando di fregarci 5.107, 73 euro dell'IVA (che non è dovuta in quanto LTF la scarica). In totale con tutti gli ammennicoli vari ci hanno richiesto 215.043,82 euro dieci giorni di tempo per pagare e poi se li vengono a prendere. Grazie di quanto si riuscirà a fare in questi dieci giorni. Fate girare. Grazie. Alberto anche per gli altri tartassati. PER DONAZIONI VIA BONIFICO BANCARIO: c/c BANCOPOSTA n. 1004906838 intestato a DAVY PIETRO e CEBRARI MARIA CHIARA IBAN IT22L0760101000001004906838 BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX PER DONAZIONI VIA PAYPAL: Pulsante in alto a destra sul sito http://www.laboratoriocivico.org/ Causale: Contributo per copertura spese legali del Movimento No Tav Queste sono le nuove forme di repressione messe in atto per colpire chi ha la responsabilità di aver difeso la propria terra, l'ambiente e la salute dalle speculazioni affaristiche che stanno dietro al TAV e a tutte le così dette grandi opere! Qui la solidarietà si dimostra mettendo mano al portafogli. In fondo all'appello trovate l'IBAN del ccb su qui fare i nostri versamenti. Speriamo di essere in tanti per poter salvare questi Cittadini con la "C" maiuscola! Siamo già a buon punto! Diffondete e versate! --

mercoledì 16 ottobre 2013

INCONTRO PUBBLICO SUL TAV - MARGHERA TUTTINPIEDI sabato 26 otobre 2013

Sabato 26 Ottobre alle ore 18.00 incontro pubblico sul TAV. Interverranno compagni veneti. Alle 20.00 spettacolo teatrale Jacob Project La vera storia di Arsenio Lupin A seguire buffet benefit.

lunedì 14 ottobre 2013

19 ottobre 2013 tutti a Roma !

In vista del prossimo ottobre, e la settimana dal 12 al 19 dove convergeranno le lotte e iniziative (il 12 ottobre la giornata di lotta per difendere i territori dalle devastazioni ambientali, il 15 la mobilitazione internazionale “è tempo di sciopero sociale”, il 18 lo sciopero generale del sindacalismo conflittuale e il 19 la manifestazione a Roma), Radio Onda d’ Urto vi propone una serie di analisi e commenti delle realtà che promuovono e parteciperanno attivamente alla mobilitazione. Partendo dall’assemblea generale di Roma dello scorso 28 settembre vogliamo confrontarci, anche attraverso le quotidiane notizie e dati che confermano quanto sia più che mai necessario ribellarsi allo stato di cose presenti, nei contenuti di quella che sarà la giornata di lotta nazionale contro crisi e austerity, per il blocco immediato degli sfratti e la ricomposizione delle lotte. Ascolta il confronto tra Paolo Di Vetta, dei Blocchi precari metropolitani di Roma, e Michele, del centro sociale Magazzino47 di Brescia Il confronto tra Luca Fagiano, del coordinamento cittadino di lotta per la casa di Roma, e Gianluca, del centro sociale Askatasuna di Torino. Mercoledi 9 ottobre a Roma conferenza stampa di presentazione. Paolo di Vetta, blocchi precari metropolitani e del movimento di lotta per la casa. Ascolta Nello stesso giorno azione di protesta a Bologna nei confronti di ferrovie dello stato. Occupati gli uffici delle Fs nel capoluogo emiliano da parte di un gruppo di compagni e compagne per protestare contro l’atteggiamento di Trenitalia che ha negato la possibilità di raggiungere Roma con un treno speciale,pretendendo che si utilizzino i treni di linea pagando prezzi esorbitanti. Da Bologna Fulvio di Infoaut Bologna. Ascolta Giovedì 10 ottobre invece abbiamo realizzato un confronto tra Piero Bernocchi, della Confederazione Cobas, e Simone Oggionni, dei Giovani Comunisti. Ascolta o scarica il contributo Un altro confronto che vi proponiamo è particolare rispetto agli altri proposti: si tratta infatti di un dibattito tra Filippo Miraglia, dell’ARCI che aderisce alla manifestazione del 12 Ottobre “Costituzione la via maestra”, e Luca Fagiano di Abitare nella crisi, rete di realtà che lottano per il diritto alla casa che ha lanciato la data dell’assedio del 19 Ottobre. Ascolta. TUTTO SU RADIO ONDA D'URTO http://www.radiondadurto.org/2013/10/05/verso-la-sollevazione-del-19-ottobre-analisi-e-commenti/

giovedì 25 luglio 2013

Con i NO TAV - Di Giorgio Cremaschi

Tutta la grande informazione ha seguito con trepidazione e simpatia la mobilitazione popolare in Turchia. Quel grande movimento democratico è esploso attorno alla protesta di centinaia di giovani che volevano impedire l'abbattimento di alcuni alberi in Gezi Park, un parco di Istambul destinato ad essere cancellato per far posto a qualche grande opera.


In Valle Susa sinora sono stati abbattuti oltre 5000 alberi, molti secolari, in uno scempio di cui ho personalmente potuto rendermi conto prima che tutta quell'area venisse chiusa al mondo diventando così una zona rossa, un'altro di quei buchi neri che da Genova in poi ingoiano la nostra democrazia.

Contro quella devastazione e contro l'opera che la ispira ancora una volta si sono mobilitati i militanti del movimento Notav, cercando giustamente di provare a fermarle, come i giovani turchi di Gezi Park. Ma nella grande informazione sono apparsi subito come violenti, fiancheggiatori del terrorismo, nemici del bene comune.

Contro quella mobilitazione si sono scatenate azioni che ricordano quelle alla Diaz a Genova. A Torino è in corso un procedimento giudiziario nei confronti di decine di attivisti costruito come se gli imputati fossero mafiosi o terroristi.

Leggi e regole speciali, l'occupazione militare del territorio si applicano sempre più spesso in una Valle dove il consenso popolare alla lotta contro la Tav non è mai, mai venuto meno. Ma il rifiuto persistente e generalizzato dell'opera non provoca assolutamente una riflessione, un ripensamento nel palazzo e nella informazione di regime.

Le ragioni di mercato dell'opera non esistono oramai nemmeno negli imbrogli più sfacciati. La Francia sta liquidando la sua parte di opera inutile, i convogli delle merci, diradati e ridotti per la crisi, passano altrove. Il buco in Valle Susa è un devastante e costosissimo percorso verso il nulla, ma bisogna farlo comunque. Come con gli F 35, bisogna spendere a vuoto decine di miliardi perché così si è deciso, punto e basta.

Bisogna farlo perché il potere deve dimostrare la sua forza di fronte a chi lo contesta. Non si cede alla piazza. Non si può ammettere che i Notav abbiano ragione, sarebbe un precedente pericolosissimo che potrebbe dar luogo ad un contagio democratico tra tutte e tutti coloro che oggi non ne possono più. La democrazia è diventata un bene di esportazione, non è che dobbiamo averla anche noi qui.

E così si continuano ad abbattere alberi e diritti, a sprecare montagne di soldi perché indietro non si può tornare, tutto il palazzo ci perderebbe la faccia.

Se qualcuno vuole comprendere perché il Partito Democratico sia diventato artefice della distruzione dei valori della sinistra in questo paese e con quali affinità governi oggi con Berlusconi, vada in Valle Susa, parli con quei pericolosi terroristi che sono i NoTav e capirà tutto.

Torniamo tutti in Valle alla marcia popolare sabato prossimo. E cominciamo a far sì che quei luoghi diventino il Gezi Park del popolo italiano.


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Newsletter di del sito Rete28aprile.it

mercoledì 10 luglio 2013

NOMUOS E NOTAV IN REGIONE - FVG

Da INfo-action.net

 Questa settimana due importanti appuntamenti di confronto e scambio con due esperienze di lotte popolari molto lontane da noi ma allo stesso tempo vicine nella volontà di opporsi alla devastazione ambientale e alla sopraffazione statale e militarista.



Venerdì 12 Luglio a Udine  
Ore 20.00 
Piazza Libertà 



Sabato 13 Luglio a Trieste 
Ore 20.30
                                                                      Piazza Hortis

mercoledì 10 aprile 2013

“Torino-Lione da cancellare, esperimento di democrazia diretta”. Intervista a Francesco Aucone a cura di PrismaNews

 L’ultimo feedback in ordine di tempo sul TAV della Valle di Susa ci è giunto dalla visita che parlamentari e cittadini hanno fatto a Chiomonte, luogo del tunnel che serve come pre-opera in vista della galleria definitiva che collegherà Italia e Francia.

La circostanza ha posto in rilievo una ‘amabile’ contraddizione. E cioè che fino al giorno prima delle elezioni chi si fosse voluto recare sul cantiere e sindacare in merito all’opera sarebbe stato bollato come eversivo o reazionario e forse anche manganellato; 48 ore dopo il voto, invece, quel cittadino ha raggiunto il pieno diritto non solo di recarsi in zona ma addirittura di sindacare a piani polmoni contro la inutilità e la dannosità della linea-merci Torino-Lione, ovviamente evitandosi qualsiasi aggettivo punitivo. Mistero del calendario!
Francesco Aucone, romano, geologo indipendente: posso chiederle un giudizio su questa mia riflessione? Ma non mi dica che la colpa è tutta del calendario! “D’accordo. Faccio leva allora sul dato economico e finanziario: siamo arrivati finalmente a prendere coscienza che si tratta di un’opera di impatto finanziario elevatissimo e insostenibile. Diciamo che quello che è andato in onda di recente in Valle è stato forse un modo ‘onorevole’ di prenderne atto e di uscirne… D’altra parte è vero sì che il Movimento5Stelle nel suo programma dice da sempre che la Torino-Lione è da cancellare e io credo che lo stesso esperimento della democrazia diretta sia un fenomeno da sottolineare, in quanto denota da parte della popolazione italiana chiari segnali in tal senso, ed è pur vero che ora in Parlamento vi è una rappresentanza diretta dei cittadini che adesso hanno il potere di dire NO alla Tav, ma non dimentichiamoci i venti anni di azione diretta dei valligiani, senza la quale non sarebbe pensabile alcuna conquista”.
Visto che parliamo di Val di Susa, che contatto ha lei con questa zona? “Non è un contatto recente bensì datato. Negli Anni ’90 lavoravo al cantiere per l’autostrada A32 del Frejus. Stavo lì e facevo analisi del terreno, ero un giovane alle prime armi, timoroso dei grandi dirigenti che vedevo in giro. Di certo posso dire questo: le trivellazioni fatte in Valle di recente non hanno scoperto nulla che già non si sapesse. Proprio in concomitanza con i lavori dell’autostrada si fecero sondaggi e studi. Le conoscenze ci sono tutte: stupisce quindi che si sia continuato a scavare. Invece non credo sia una notizia sapere che alcuni dei dirigenti dell’epoca ebbero in seguito diversi guai con la giustizia…”.
Nel reportage dedicato da Prismanews al Tav e alla Valle piemontese, fra Susa e dintorni abbiamo incontrato chi ci ha parlato del danno ambientale prodotto dall’opera, con riferimento al milione di litri di acqua che uscirà dalle falde sotterranee. Cosa ci dice lei in proposito? “Che vi sarà, se l’opera verrà portata a compimento, un enorme impatto idro-geologico. La geologia della valle è molto complessa, inizia circa 15-30 milioni di anni fa, con il sollevamento dell’intera area in seguito ad una fase dell’orogenesi alpina; contemporaneamente e successivamente al sollevamento entrano in gioco gli agenti erosivi, rappresentati specialmente dall’azione dei ghiacciai prima e dei corsi d’acqua poi, con conseguente doppia azione erosiva e di deposito, fino a dare alla valle la conformazione che ha oggi. Una testimonianza dell’azione dei ghiacciai è rappresentata ad esempio dalle parti di Avigliana, dove vi sono imponenti formazioni moreniche risalenti all’epoca dei ghiacciai…

Tutti questi sedimenti ospitano oggi una falda di importanza regionale utilizzata anche per scopi agricoli nonché potabili; l’opera prevista, stando agli ultimi piani di fattibilità, interagisce direttamente con questa falda attraversandola longitudinalmente e spesso ‘bucandola’ trasversalmente, con pesanti ed inevitabili ripercussioni sul suo bilancio idrico, mettendo in discussione i livelli dei pozzi, le portate delle sorgenti e quelle dei corsi d’acqua, ecc.”.
Fra l’altro è venuta fuori la storia dell’Uranio e dell’Amianto come materiali di risulta ad alto impatto. “Verissimo. Il riferimento è sempre alla geologia della valle; le rocce sono composte o da litologie cristalline tipo i graniti (chi scava qui trova l’Uranio) o da rocce metamorfiche tipo i serpentini e le anfiboliti (e qui viene fuori l’Amianto). Mi ricollego a quanto ho detto a proposito degli scavi effettuati negli Anni ’90: all’epoca la posizione della scienza ufficiale era che tutto fosse noto visto che si era già proceduto alla costruzione di tunnel del genere in altre parti del mondo. Invece io sostengo che le informazioni che si hanno sono alquanto scarse e ciò impedisce di avere una mappatura completa circa la composizione delle rocce. Aggiunto: la stessa ARPA Piemonte aveva dei dati sperimentali che contraddicevano la scienza ufficiale”.
In che senso dati contradditori? Ci aiuti a capire. “I rilevamenti, effettuati nell’estate dello scorso anno, avevano a oggetto la cittadina di Sauce d’Oulx. Si era misurata la quantità di amianto nell’aria e si era scoperto come essa fosse superiore alla norma. L’Arpa aveva rilevato che bastava addirittura una banalissima gara di mountain-bike - attenzione: biciclette, mica moto! - per sollevare pulviscolo contenente amianto; ciò perché è la natura del territorio ad essere particolare… immagini cosa accade quando i camion del movimento-terra vanno avanti e indietro lungo la Valle. Ecco, questo è un altro aspetto che non viene mai preso sufficientemente in esame. Per la scienza, infine, sei tipi di minerali sono considerati ‘amianti’: e in Val di Susa nel sottosuolo ne sono presenti ben tre”.
Ci sarebbe anche da chiedersi il come e il perché circa la gestione delle Grandi Opere in Italia, ma è argomento che esula dalla sue competenze, così come esula il fatto che i ¾ del costo del Tav siano a carico italiano nonostante i ¾ del tunnel siano in territorio francese. Invece vorrei domandarle cosa dicano le sue ricerche su quanto si dovrebbe realizzare - ma speriamo di no - in zona. “Personalmente non ho dati specifici. Ma questo non mi impedisce di affermare che neppure coloro che sono impegnati a vario titolo nel cantiere ne abbiano; e la cosa che più mi mette addosso ansia è che costoro si facciano forti di parametri parziali proprio per portare la verità dalla propria parte e per smentire chi la pensa in modo diverso! Di inquinamento si dovrebbe parlare ad esempio tenendo conto delle resine colloidali che serviranno per consolidare il terreno e renderlo impermeabile. Altro esempio: l’Uranio.
Uno dei prodotti del decadimento di tale elemento radioattivo è il Radon: quello presente nell’aria non è nocivo perché si disperde rapidamente ma quello che si sprigiona al chiuso no… Pensi a chi lavora dentro la galleria: alcuni esperti hanno stimato che, anche in presenza di modeste quantità di Uranio nella roccia, le concentrazioni di Radon che si formerebbero in galleria sarebbero talmente elevate, che per evitare danni alla salute si debba depurare l’aria ogni sessanta minuti!” .
A volte - accetti la mia provocazione - sarebbe quasi meglio che i soldi venissero regalati: girerebbero comunque, qualcuno si arricchirebbe sì ma almeno ma non si farebbe scempio né della Natura nè della salute dei cittadini! “Ritorno agli sconvolgimenti di natura idro-geologica con cui abbiamo avviato la chiacchierata. Chi sta in Valle ha ragioni sacrosante, confermate da quanto accaduto tra Firenze e Bologna per la Variante di Valico. Lì vi sono state trasformazioni imponenti, decine tra corsi d’acqua, sorgenti, pozzi e acquedotti si sono prosciugati arrecando danno non solo alla bio-diversità del luogo ma anche all’economia. In Val di Susa c’è una falda acquifera, che se sarà sconvolta, si danneggerà anche irrimediabilmente il corso del fiume Dora.
Anche perché il tunnel della Torino-Lione, come abbiamo già visto, passa al di sotto della falda, e nei pressi di Susa, secondo le ultime ipotesi di tracciato, addirittura la ‘buca’ trasversalmente. In questi termini non è difficile prevedere quali saranno le conseguenze disastrose sulle risorse idriche della valle…”.

grazie a Prisma News
 http://www.prismanews.net/ambiente/torino-lione-da-cancellare-esperimento-di-democrazia-diretta-francesco-aucone.html

lunedì 11 marzo 2013

I movimenti dell'acqua al fianco delle mobilitazioni NOMUOS, NOTAV, NOPONTE

I movimenti NOMUOS, NOTAV, NOPONTE manifesteranno in tre differenti fine settimana nel mese di Marzo. Lo fanno, però, unendo simbolicamente le tre battaglie perchè, seppur territori differenti, le dinamiche di sfruttamento del territorio, di speculazione per creare profitti e di messa in discussione della democrazia, sono esattamente le stesse.


Perchè i nessi della finanziarizzazione e della rottura democratica sono quelli che uniscono moltissime battaglie in diversi territori in tutta Italia e che possono essere ritrovati e riallacciati, come un filo rosso. Non solo si oppone una tenace e profonda resistenza ma si pone un'alternativa.

Quella basata sul rispetto dei beni comuni, della loro gestione e tutela con una partecipazione diretta dei cittadini, con l'esclusione dal mercato e dalla speculazione, con la priorità del benessere collettivo.
Per questo motivo, il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, esprime il suo massimo sostegno e parteciperà, con i comitati territoriali, alle singole mobilitazioni.

Perchè è ora di riappropriarci dei beni comuni, perchè è necessario riprenderci il futuro.


Forum Italiano dei Movimenti dell'Acqua


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Ancora una volta scendono insieme in piazza i movimenti che lottano per la difesa della salute e del territorio contro le grandi opere inutili , dannose ed imposte ai cittadini:

•il 16 MARZO a MESSINA per chiudere definitivamente la partita del Ponte sullo Stretto e continuare le lotte per la Rinascita del Territorio, ribadendo la necessità di sopprimere la Stretto di Messina Spa, il recesso dal contratto con Eurolink(General Contractor per la progettazione e costruzione del Ponte), il non riconoscimento di alcuna penale e alcun debito.

•il 23 MARZO in VALSUSA per impedire che una nuova linea TAV devasti inutilmente una valle. Mentre un intero sistema di trasporto pubblico è al collasso le grandi lobby guardano alle linee di alta velocità come al più grande business del secolo: impedire lo scempio e smascherare le complicità del forte intreccio politica/mafia è possibile e più che mai urgente.

•il 30 MARZO a NISCEMI per revocare ed impedire la costruzione del Muos, il sistema d’antenne satellitari ad alto inquinamento elettromagnetico pensato per governare le guerre planetarie del terzo millennio (quelle degli aerei senza pilota, della guerra automatizzata), per smantellare le 46 micidiali antenne già installate , per la smilitarizzazione dei nostri territori .

Un mese di mobilitazione in cui faremo sentire le nostre voci all’unisono, in cui ricorderemo nuovamente che le lotte contro il ponte sullo stretto, contro il TAV in Val di Susa, e contro il MUOS in Sicilia si intrecciano naturalmente in un’unica battaglia per la difesa dei beni comuni. Diverse sono le specificità delle nostre lotte ma un filo rosso le unisce nei comuni obiettivi di fondo e nelle forme di una protesta la cui forza è continuamente alimentata da un’ampia partecipazione popolare.

Le nostre lotte hanno un forte legame con quelle per il lavoro e per la difesa dei diritti, unite purtroppo anche dalla stessa dura repressione, mentre rimane inascoltata la domanda sempre più urgente di una democrazia in cui cittadini possano decidere del loro futuro.

Una democrazia incompatibile con le grandi opere che devastano territori e utili solo ad alimentare il grande business del malaffare sottraendo risorse pubbliche alla sanità, alle pensioni, alla scuola, alla cultura, alla messa in sicurezza del territorio e degli edifici; una democrazia che rifiuta l’occupazione militare di vaste aree del nostro paese per preparare nuove micidiali guerre in tutto il mondo.

Difendiamo la nostra terra, e difendiamo il nostro futuro!

Facciamo appello a tutte le realtà che lottano contro le grandi opere inutili a mobilitarsi con noi promuovendo iniziative nel proprio territorio

Movimento NoPonte

Movimento NoTav

Coordinamento regionale dei comitati NoMuos

http://www.nomuos.info/appello-nomuos-noponte-notav/







venerdì 2 marzo 2012

SIAMO TUTTI/E NO TAV , Numero di Marzo di alternativa Libertaria

E che la TAV s’abbia da fare l’abbiamo capito da tempo che non è un argomento
tecnico.
Ma se di soldi non ce ne sono perché spenderli per opere dannose, faraoniche
e inutili? Non è la TAV che rilancerà l’economia, ne adesso né tra
20 anni, se tra vent’anni saranno riusciti a costruirla passando sui nostri
corpi.
Siccome non è bastata la denigrazione attraverso media e giornali di regime,
ad etichettare chi ha partecipato alla lotta, con le solite panzane sui
“black bloc”, per di screditare un movimento reale di resistenza popolare
che ha ormai da tempo varcato le soglie del localismo, e siccome non sono
bastati i manganelli ed i lacrimogeni ad altezza d’uomo, ecco che la repressione
della resistenza valsusina acquista un nuovo e più alto livello.
Lo Stato cerca il morto, non gli basta dipingerci come criminali.
Devono cercare di metterla in ginocchio questa valle, espropriare illegalmente
i terreni, difendere i cantieri con i militari. Se ne fregano dello sviluppo
vero, quello creato da chi in Val di Susa ci abita, ci vive, ci lavora. E
vuole dire la sua sul suo territorio, non piangerne i morti.
La lotta contro la TAV è un esempio pericoloso di autogestione e autodeterminazione
popolare ed allora il messaggio dello Stato è molto chiaro:
nessuno può mettere in discussione le decisioni delle oligarchie capitaliste
tecniche o politiche che siano, destre o pseudosinistre che siano.
Di fronte a questo ennesimo attacco la nostra risposta è e sarà sempre la
stessa.
Continueremo a lottare per difendere i nostri territori dalle mire devastatrici
del Capitale, per una società senza sfruttamento, autogestita e orizzontale.
Resisti Luca, la Valle resiste. In tutta Italia.
(numero di marzo di Alternativa libertaria)
www.fdca.it

ATTENTI AL LUPO

E' il "cattivo ragazzo" che da della "pecorella" al poliziotto armato finoai denti e con maschera antigas indosso.

Chi è Marco? E' un padre di famiglia di un magnifico bimbo di 2 anni, unlavoratore che non si risparmia e un no tav valsusino da sempre.

Martedì al posto di mangiarsi un panino nella pausa pranzo è corsoinsieme a tanti a Chianocco per tentare di resistere al migliaio e piùdi forze dell'ordine che sgomberavano l'autostrada.

La rabbia è tanta ma Marco non perde la testa, non fa gesti inconsulti,scarica solo verso chi in quel momento sta calpestando per l'ennesimavolta la dignità di una popolazione, invadendo in modo violento la Valledove Marco è nato e cresciuto.

E' un attimo, le Tv riprendono e la vittima diventa il poliziotto armatoe a volto coperto e il carnefice il manifestante a volto scoperto edisarmato.

Che i meccanismi dei media siano perversi già lo sapevamo, ma nonriusciamo ancora ad abituarci a tali livelli di mistificazione emanipolazione.

L'unico spezzone trasmesso è quello della sacrosanta rabbia, poi però Marco parla per dieci minuti con l'uomo armato in modo tranquillo epacato, fino a quando lo saluta poichè deve tornare a lavoro (a stomacovuoto) dicendogli ".comununque vi voglio bene lo stesso".

Questo però nessuna Tv l'ha fatto vedere.
Cosi finisce Marco la sua "violenta protesta", "vi voglio bene lo stesso".

Credo che non ci siano altri commenti da fare, specie dopo la violenza diquesta sera compiuta dagli uomini in divisa.

Che ognuno risponda alla propria coscienza

comitato no tav spinta dal bass - Takuma

ADESSO BASTA , IL NO TAV NON è IL BABAU

Riceviamo e volentieri pubblichiamo , a chiosa della disinformazione privata e pubblica sui fatti della Val di Susa , nello specifico l'attribuzione dei disservizi criminali deella rete e mezzi ferroviari

Di infamie contro la lotta no tav in questi giorni ne stiamo leggendo e sentendo tante, troppe. Dagli insulti a Luca Abbà – ancora più infami date le condizioni in cui versa – alla criminalizzazione di donne e uomini che lottano per la difesa della Valsusa contro mafie e nocività.Ma evidentemente non basta: su tutti i quotidiani di oggi si attribuisce alla lotta No Tav la responsabilità della perdita di una porta da un treno in corsa. Eppure sono anni che i ferrovieri denunciano le "porte assassine" e la mancanza di dispositivi di sicurezza sui treni delle ferrovie italiane. E vengono pure licenziati di conseguenza, come Dante De Angelis.Bene, per una minima controinformazione in questo paese di pennivendoli, segue una lista di link da far girare.
ciao, Nic

http://www.macchinistisicuri.info/ms/docusicur/archivio/portevetture/segnalazioni.phphttp://www.inmarcia.it/notizie-aim/archivio-2007/42-ferrovie-i-delegati-sui-treni-porte-assassine

http://www.macchinistisicuri.info/ms/archinews/2007/

http://www.cub.it/article/?c=convegni-e-manifestazioni&id=3941

http://www.lottaunita.org/index.php?view=article&catid=32%3Acapitalelavoro&id=103%3Atrenitalia-porte-assassine&format=pdf&option=com_content&Itemid=47

martedì 28 febbraio 2012

OVUNQUE NO TAV !

Di seguito il volantino distribuito a Benevento in merito ai recenti fatti della Val Susa

OVUNQUE NO TAV!

Dopo il partecipatissimo corteo di sabato 25 febbraio, che ha visto sfilare da Bussoleno a Susa più di 75 mila persone, riprende la guerra dello Stato italiano contro i valsusini e tutto il popolo No Tav.

Delusi dal non aver potuto manganellare le migliaia di persone presenti sabato in piazza, non si sono accontentati delle “cariche di alleggerimento” effettuate nella stazione di Torino Porta Nuova ai danni dei compagni che, di ritorno dal corteo, stavano prendendo il treno per Milano.

Alle 8 di Lunedì 27 Febbraio infatti, la polizia in assetto anti-sommossa è uscita dalle recinzioni del cantiere per la costruzione del tunnel geognostico ed ha circondato la Baita Clarea, dove c’è il presidio permanente dei No Tav, intimando ai pochi presenti in quel momento di andarsene.

Un’assemblea popolare tenutasi la sera prima aveva riconfermato la volontà di resistere in ogni caso allo sgombero del presidio e all’esproprio dei terreni che circondano il perimetro dell’attuale cantiere (che però, previsti per lunedì sera/martedì, sono stati evidentemente anticipati). Le truppe di occupazione dello Stato hanno a questo punto proceduto di forza. Un compagno, Luca, si è arrampicato su un traliccio e costretto a spingersi verso la cima dai poliziotti che volevano tirarlo giù, dopo essere stato folgorato da una scarica elettrica, è precipitato a terra dall’altezza di 10 metri.

La polizia non ha permesso agli altri compagni presenti sul posto di avvicinarsi e solo dopo 45 minuti dall’accaduto Luca è stato elitrasportato al CTO di Torino (è in coma farmacologico).

Tutto ciò accade dopo le dichiarazioni a raffica della scorsa settimana, strombazzate dalla stampa asservita al potere, di Piero Fassino, sindaco di Torino, che metteva in guardia dalla radicalizzazione di “certi movimenti” soprattutto in periodo di crisi; di Massimo D’Alema, che come capo del Copasir (Comitato parlamentare di sicurezza della Repubblica) approfitta dell’audizione da Monti per snocciolare allusioni in merito a presunte “minacce alla sicurezza nazionale”; del piagnucolone magistrato Caselli, che abituato al trionfo del silenzio che fino a qualche tempo fa ha caratterizzato il paese, si lamenta, dopo aver fatto arrestare 26 compagni per le battaglie dello scorso luglio in val susa, di non poter parlare in pubblico senza essere duramente contestato, e accusa i suoi contestatori di essere mafiosi chi semplicemente perché gli ricordano il lavoro che svolge: il “boia”; e del capo della polizia Antonio Manganelli, che come suo solito, alla vigilia di importanti appuntamenti di piazza, tende ad intimorire la gente, con una criminalizzazione preventiva, sproloquiando soprattutto sugli anarchici (è un affezionato!) e accusandoli di star preparando omicidi.

Come dimostrano i fatti, chi, non solo vuole il morto, ma manda anche i suoi solerti servi per portarselo a casa, sono Manganelli e chi gli paga lo stipendio.

Lo Stato continua ad attaccare, intimorito da chi, in tempi di crisi, rappresenta un esempio nella lotta, e una prospettiva di un futuro presente che si realizza nella lotta stessa; di chi si mette in mezzo sulla strada del Dominio, scegliendo da se i luoghi e i tempi; di chi non delega a nessuno, soprattutto a chi gioca anche oggi il walzer delle poltrone sulla pelle di tutti; di chi pratica autonomia, partecipazione, libertà.

In Val Susa, non si tratta di una “semplice” battaglia contro la devastazione di una valle, ma della costruzione di uno spazio altro di vita che attacca chi lucra sulle vite di noi tutti.

Lo Stato e la sua repressione ci assalgono senza sosta.

La Resistenza e la Gioia non avranno confini.

Solidarietà per la Valle che resiste. Libertà per gli arrestati del 26 gennaio che ancora marciscono in galera.

Gruppo Anarchico “Senza Patria” – Benevento
http://gaa.noblogs.org

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)