ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA
O SCEGLI NOI O SCEGLI LORO

campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

per giulio
Visualizzazione post con etichetta iniziativa libertaria pordenone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta iniziativa libertaria pordenone. Mostra tutti i post

lunedì 16 novembre 2020

APPELLO AL MUTUALISMO ! Brigata di Solidarietà per l'Emergenza - Mario "Spartaco" Betto - Pordenone

 Appello al mutualismo!


Fai la tua parte, unisciti alla Brigata di Solidarietà
per l’Emergenza Mario “Spartaco” Betto!
Ci rivolgiamo a tutte e tutti i pordenonesi.
Siamo nuovamente in emergenza e a rischio lockdown anche in FVG.
Migliaia di persone non possono più lavorare e avranno difficoltà economiche, altre
migliaia un lavoro già l’avevano perso, o non l'hanno mai avuto, e non potranno
trovarne un altro.
Gran parte di noi fatica a reggere l'urto di questa seconda ondata ma chi ha già pagato e
pagherà il costo più alto sono le fasce più vulnerabili, tantissimi anziani che avranno
difficoltà a fare la spesa, ad avere relazioni e contatti, a procurarsi medicinali, spesso
salvavita, e a curarsi; e ancora famiglie e persone fragili, con disabilità e altre difficoltà
materiali, umane e psicologiche.
L'emergenza sanitaria e socio-economica ci impone l'urgenza della solidarietà
attiva.
Per questo motivo abbiamo deciso di trovarci e di costituire una brigata di mutuo soccorso,
l'abbiamo voluta intitolare a un partigiano di Visinale di Pasiano di Pordenone che ai tempi
della terribile lotta la nazifascismo si sacrificò per una causa di libertà e giustizia.
Nasce la Brigata di Solidarietà per l'Emergenza “Mario “Spartaco” Betto.
Si tratta di un'unità operativa che in modo dinamico opererà su tutto il territorio

pordenonese cercando di coprire richieste dirette e indirette che altri enti e istituzio-
ni già attive negli aiuti non riescono a coprire.

Ci occuperemo di consegnare spese alimentari di prima necessità e medicinali alle
persone in quarantena e che si trovano in uno stato di forte difficoltà.
Porteremo la spesa a domicilio a persone anziane, immunodepresse, con disabilità
motorie, in quarantena - o chiunque ne abbia bisogno.
Prossimamente cercheremo di organizzare collette alimentari e “spese sospese” in tutta la
città per incrementare la capacità di rispondere ai bisogni primari della popolazione.

Ogni nuovo volontario e volontaria riceverà una formazione sanitaria in linea con l'espe-
rienza rodata e grandemente partecipata a Milano, dove nascono le Brigate per l'emer-
genza sanitaria, per operare in completa sicurezza per sé e per gli altri.

Saranno inoltre forniti Dispositivi di Protezione Individuali, un gilet con badge di riconosci-
mento e quanto necessario per la circolazione sul suolo comunale.

Contattaci al 339.6812954 (Lino) o 333.4866588 (Stefano)
oppure invia una mail a brigataspartacopn@gmail.com


Pordenone ha bisogno anche del tuo aiuto: “Ognuno di noi deve dare qualcosa in modo
che alcuni di noi non siano costretti a dare tutto."


Brigata Solidarietà per l'Emergenza Mario "Spartaco" Betto - Pordenone

 


 

giovedì 8 ottobre 2020

Ottobre/Novembre/Libertariamente! INAUGURAZIONE BIBLIOTECA LIBERTARIA "MAURO CANCIAN" DI PORDENONE E SEDE CIRCOLO ZAPATA

 



A partire da sabato 10 ottobre con una "ufficiale" INAUGURAZIONE della nostra nuova sede, ci si ritrova in P.zza "Migranti" (P.zza Risorgimento) con 

- una Mostra degli striscioni storici degli anarchici ed antimilitaristi pordenonesi, imperdibile! Si racconterà del circolo alla vigilia dei suoi 40 anni di attività

  • presente un banchetto con le novità librarie a carattere anarchico e libertario e con un anteprima live del cantautore Alessio lega, reduce dalla recente vittoria al Club Tenco come miglior interprete per l'album "Nella corte dell'Arbat"

  • dalle 19.00 circa si proseguirà in Via Ungaresca 3/B presso i nuovi locali del Circolo Zapata prima con un ricco buffet e infine godendosi il concerto di Alessio Lega con il suo nuovo lavoro su Bulat Okudžava.


Sabato 24 ottobre alle ore 18.00 sarà con noi Marcello Baraghini che ci racconterà dei "50 anni di stampa alternativa" (e i mitici millelire) e la nuova avventura editoriale con "Strade Bianche"!


Venerdì 30 ottobre sarà ospite nella nostre sede l'Osservatorio Antigone con il professore Giuseppe Mosconi dell'Università di Padova, parleremo delle torture ordinarie (che occasionalmente fanno scalpore per poi tornare nell'oblio) che subiscono i carcerati, come emerso con i casi di Piacenza e Torino, fino a cercare di avere una visione complessiva della situazione carceraria grazie al "XVI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione", affrontando Il carcere al tempo del Coronavirus. 


Infine con inizio novembre, esattamente sabato 7, dalle 18.00 presso la nostra sede avremo con noi Olmo Losca, poeta sociale, che ci presenterà il libro "Sentieri in Cammino". Un libro tascabile (100 pagine) di racconti sociali. Spazieremo con lui, grazie anche alla lettura dei suoi testi, su tematiche di che vanno dall'arte come attivismo all'antispecismo.

Dopo una pausa a base di ottima cucina vegana grazie alla collaborazione con "il Rifugio Bosco di Morgana" e "Vegrind", avremo sul palco gli "Anèdone", un originale rock d'autore con Francesco “Franz” Martinello (voce e chitarra), Francesca “Meggie” Covre (chitarra e voci) e Giacomo “Jacu” Iacuzzo (percussioni, drum-pads e campionamenti).

-------------------------------------------------

Saranno rispettati i distanziamenti e le protezioni individuali di prevenzione Covid.


Circolo Libertario “Emiliano Zapata” - Via Ungaresca, 3/B - Pordenone

venerdì 17 luglio 2020

Gian Maria Volonté politica e società - Pordenone


























infocaffèzapata + CINEFORUM
luglio/agosto 2020
ore 20.00/apertura ristoro
ore 21.00/inizio proiezionipresso la nuova sede di via Ungaresca, 3/B - Pordenone-------------------
Gian Maria Volonté
politica e società
-------------------
17 LUGLIO - SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA
/1972 diretto da Marco Bellocchio/
24 LUGLIO - SACCO E VANZETTI
/1971 diretto da Giuliano Montaldo/
31 LUGLIO - LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO
/1971 diretto da Elio Petri/
7 AGOSTO - OGRO
/1979 diretto da Gillo Pontecorvo/
--------------------
Circolo Libertario E. Zapata
Biblioteca Mauro Cancian
--------------------------
ENTRATA LIBERA
portarsi le mascherine, i posti seduti rispetteranno le distanze di sicurezza, all'ingresso ci sarà gel disinfettante per tutti



mercoledì 10 giugno 2020

Salute: la solidarietà non ha prezzo non eroi ma lavoratori

giovedì 11 giugno / ore 20.30
Collegati a https://meet.google.com/iyy-ytkw-mwd
e partecipa direttamente alla conferenza*:
-----------------------------------
Salute: la solidarietà non ha prezzo
non eroi ma lavoratori
----------------------
saranno con noi

Pierpaolo Brovedani
/ pediatra ospedaliero /

Adelina Zanella
/ delegata RSU sanità /

Segue dibattito
interventi liberi
---------------
Circolo Libertario E. Zapata
Biblioteca Mauro Cancian





mercoledì 27 maggio 2020

#8 #andavatuttomale, riflessioni sulla socialità ai tempi del Covid

Questa epidemia ha origine naturale, non è stata la prima della storia e probabilmente non sarà nemmeno l’ultima, ciò che la rende straordinaria è che si è manifestata nel pieno della globalizzazione neoliberista, nel quale l’essere umano ritiene “giusto” lo sfruttamento ambientale e tra le persone, aspettando dalla scienza soluzioni immediate e salvifiche di fronte a qualsiasi problematica, senza una partecipazione autogestita.
Da anni le organizzazioni mondiali che si occupano di sanità avevano avvertito sul pericolo di possibili contagi epidemici, gli esempi di Sars e Ebola alcuni dei più noti, ma i governi interessati ad una temporalità connessa alle elezioni e alla logica effimera e disumanizzante della produttività, non avevano programmato alcun piano emergenziale, ben consci di quanta oppressione autoritaria e speculatrice si può mettere in atto in tali momenti.
Siamo altresì consapevoli che a causa del nostro modello economico l’essere umano stia perdendo la sua connotazione di animale sociale, per divenire meramente egoistico ma in questo periodo ha dovuto riscoprire ne* altr* la sua unica possibilità di salvezza, ipocritamente questa solidarietà che spesso i media ci propinano è stata innescata dalla paura ansiogena e dall’incertezza al limite del paranoico.
Interessante è analizzare la tipologia e i contenuti che la comunicazione istituzionale ha manifestato, fin da subito (probabilmente consapevolmente), ha ritardato nel dare risposte il più possibili veritiere e coerenti, poco attenta dunque a non diffondere un’“infezione psichica” allarmistica visto che sappiamo bene quanto una massa presa dal panico sia più facilmente manovrabile.
Il destinatario dei messaggi, degli slogan, delle restrizioni liberticide e degli aiuti economici si riferisce pericolosamente ad un impersonale “cittadino medio”, specificatamente più al suo corpo che alla sua mente in una dimensione di biopotere, con lo scopo di azzerare le diversità, far accrescere o creare disuguaglianze in tutte le sue dimensioni senza considerare alcuna giustizia sociale, non permettere alcuna partecipazione attiva.
Il linguaggio dei mass media ha cercato di interpretare propagandisticamente la situazione, facendo abuso di riferimenti al mondo bellico, riuscendo come nessun altro a creare suggestioni emotive di odio, morte e a far vedere l’“altro” come nemico; in questo caso l’untore dapprima decodificato in colui che aveva tratti fisiognomici asiatici poi in quanti non solo si azzardavano ad uscire di casa, ma lo facevano senza indossare la tanto agognata mascherina, con tutta la sua caratura simbolica che ormai possiede; così facendo però ha fatto accrescere nella popolazione un profondo senso di smarrimento e paura, soprattutto per coloro che stanno passando un periodo di debolezza sia psichica che materiale.
I primi riferimenti valoriali messi in luce nella comunicazione propagandistica stanno riguardando la trilogia tipicamente fascista di dio, patria e famiglia, mutandoli ovviamente in una chiave post modernista e digitale, dimostrata dalle dirette via streaming delle messe e dei discorsi di Papa Francesco, dal patriottismo più becero del tricolore sui balconi, che fa perdere il senso globale dell’evento e per concludere dal rassicurante e ossessivo invito a “restare in casa”.
Facilmente riscontrabili poi altri orientamenti narrativi declinati in tutte le manifestazioni televisive o digitali: nella dicotomica percezione di senso di colpa e ammirazione eroica nei confronti di quant* perdono la vita operando all’interno delle strutture sanitarie; nell’ipocrisia della perdita di intere generazioni di “nonni”, prima troppo spesso dimenticati nelle case di riposo, o comunque attanagliati dalla solitudine; nell'immancabile miopia nel vedere nemica assoluta l’Europa e non il sistema neoliberista che ci domina; nella ritualità quotidiana sull’aggiornamento statistico dei contagi, e su quante denunce sono state redatte; nella diffusione di migliaia di raccolte fondi per l’acquisto di supporti sanitari, al fine di rendere le persone protagoniste senza criticare il sistema sanitario aziendalistico e privatizzato; nell’instillare collettivamente e ciecamente il mantra della riapertura delle aziende, permettendo alle persone di ritornare all’unica dimensione esistenziale del sistema a cui è interessata, cioè quella produttiva; nell’ottimistico giudizio dello strumento de l’e-learning che in realtà accresce disparità materiali e di apprendimento negli studenti.
Questa breve e approssimativa analisi non ha lo scopo di far emergere nuove considerazioni socio politiche, ma forse più di confermare quanto già sapevamo, ma che troppe volte abbiamo accettato con rassegnazione.
E’ arrivato il momento di una profonda rivoluzione culturale, che riesca a cambiare il nostro immaginario riguardo il futuro, accogliendo nuove alternative possibili; in un’ottica in cui la persona è posta nelle condizioni di sviluppare la propria individualità e di vivere una socialità vera, orizzontale e mutualistica; all’interno di una dimensione ecologica come parte della natura, dove il nostro unico possibile vaccino deve essere una dimensione anticapitalistica.

Iniziativa Libertaria - Pordenone
iniziativa libertaria Pordenone



venerdì 15 maggio 2020

#6 LA SCUOLA AL TEMPO DEL COVID-19

La pandemia che sta colpendo ormai il mondo intero è destinata a lasciare un segno profondo in tutti i settori della società, dalla sanità all’economia, ai rapporti sociali e non ultima l’istruzione. 
Le scuole sono state le prime a chiudere e con ogni probabilità saranno le ultime a riaprire. 

Il problema va visto da tre punti di vista, quello degli studenti, dei genitori e non ultimo da quello del corpo docente e da tutti i soggetti che nella scuola ci lavorano. L’improvvisa chiusura ha trovato tutti piuttosto impreparati ad affrontare il problema, ma la cosa che salta agli occhi è la totale assenza del Miur. 
Dapprima senza dare riferimenti di sorta circa l’eventuale riapertura delle scuole posticipandone di volta in volta la decisione ma facendo capire – fra le righe – che l’anno scolastico non sarebbe ripreso nella modalità classica. E questo si è visto anche nella scelta di riaprire o meno le attività produttive.

Con il decreto dell’ 8 aprile il governo dà indicazione che il personale docente, durante la sospensione delle attività didattiche per l’emergenza coronavirus, assicuri la continuità dei percorsi formativi degli studenti utilizzando mezzi informatici e collegamenti telefonici. La cosa più grave è la totale mancanza di ogni qualsivoglia indicazione. 
Ci si “dimentica” di dire come la didattica a distanza deve essere svolta, con quali mezzi con quali piattaforme, chi sosterrà i costi e se ne sottovaluta i rischi.

Se questa nuova modalità di didattica a distanza deve per forza di cose essere fatta, il Miur – che sembra una sorta di dilettanti allo sbaraglio – si è distinto per la sua assenza dimenticando problematiche fondamentali per poter affrontare la DaD - Didattica a Distanza.
Innanzi tutto si dà per scontato che il corpo docente metta a disposizione i propri mezzi informatici per poter svolgere la DaD, computer e collegamenti telefonici personali messi al servizio del sistema scolastico senza conseguente rimborso - è come se un operaio metalmeccanico fosse costretto a comprarsi la macchina con cui lavora!!. 
Senza contare che non tutti possono avere spazi domestici atti a tale attività. 
Ammesso e non concesso che tutti i docenti abbiano tali strumenti a disposizione.

Si potrà obiettare che i docenti hanno avuto nel corso degli ultimi anni il cosiddetto “Bonus Docenti”. Fino all’emergenza covid il bonus aveva forti limitazioni di spesa: si potevano comprare solo pc e programmi (l’emergenza covid ha dimostrato invece che serve ben altro: webcam, cuffie e microfono, stampante e scanner oltre a giga da utilizzare per i collegamenti e credito telefonico per gestire le innumerevoli telefonate, senza citare gli smartphone di ultima generazione che consentano l’installazione di un numero esponenziale di applicazioni… il perché di queste limitazioni? 
Molti hanno in passato esplicitamente dichiarato che i docenti se ne sarebbero approfittati per scopi personali, mentre era possibile spendere senza particolari difficoltà tutto il credito in spettacoli teatrali, editoria e corsi di formazione spesso di dubbio valore e - guarda caso - altrettanto spesso dal costo esattamente corrispondente all’intero budget assegnato dal MIUR.

Ma questo, lo vedremo successivamente, vale anche per gli studenti.

Come dicevamo il Miur e dirigenti scolastici non hanno dato nessuna indicazione di come la Dad dovesse essere svolta, con che orari, quale dovesse essere la durata delle lezioni in perfetta violazione del contratto di lavoro. Per non parlare della sicurezza sul lavoro: se gli strumenti utilizzati sono personali, non si applicano le tutele dei lavoratori. 

Le normative in tema di telelavoro prevedono pause che anche in questo caso non vengono minimamente citate – pause che devono essere sia per i docenti che per gli studenti. Non ultimo non si è considerata la formazione necessaria per svolgere la DaD. 

Non per scadere in luoghi comuni ma spesso il personale scolastico non ha adeguata preparazione per affrontare le nuove tecnologie digitali. 
Da anni si parla – in ogni settore della società – dell’importanza della formazione per affrontare la sfida della complessità di cui la società moderna necessita. 

A questo si aggiunga anche che il forte discredito che ormai da molti anni colpisce la categoria dei docenti, considerati dall’opinione pubblica poco preparati, arretrati nei metodi e nelle conoscenze, banalizzando approcci metodologici e scelta dei contenuti. 
Bistrattati a tal punto che quegli stessi genitori, che invocano la presenza virtuale degli insegnanti come panacea per gestire i figli pretendendo le videolezioni, si sentono poi in diritto di intervenire, interrompendo e correggendo gli insegnanti, invocando l’utilizzo di altre piattaforme, criticando il carico di compiti assegnati, esigendo egoisticamente attività individualizzate e personalizzate per ciascuno dei propri pargoli (anche e soprattutto in assenza di reali e documentate necessità) con tanto di personalizzazione di fascia oraria.

Di sicuro nell’immaginario collettivo la categoria degli insegnanti negli anni si è avvicinata più all’idea di quella di un precettore privato a servizio dell’utenza pagante, a maggior ragione ora che la scuola è entrata nelle case delle famiglie degli alunni...e questo tristemente è successo anche nei confronti della scuola pubblica, a fronte della pressoché totale assenza di presa di posizione da parte dei dirigenti scolastici che non hanno saputo o voluto tutelare la professionalità del corpo docente loro affidato.

La velocità con cui siamo stati travolti dagli eventi e che ha lasciato all’improvvisazione l’organizzazione della DaD ha fatto perdere di vista un altro problema: la questione “Privacy”. Non dimentichiamoci che quando parliamo di studenti parliamo per la maggior parte di minori che vanno tutelati. 

La mancanza di direttive precise ha fatto sì che singole scuole e singoli insegnanti utilizzassero piattaforme diverse (anche all’interno di una stessa scuola). Facciamo presente che le piattaforme più utilizzate sono fornite da enti privati che non garantiscono sicurezza digitale in termini di privacy. Sappiamo tutti come funziona il mondo digitale, i dati personali vengono “raccolti” ed utilizzati a scopo di profitto.

Stiamo assistendo anche adesso al dibatto sulla App che servirà a tracciare i contatti fra le persone contagiate e non è che con la scusa del contenimento della diffusione ci proiettano su una dimensione di controllo sociale stile “Grande fratello”.

Una buona parte dei genitori ha caldeggiato la DaD fin dall’inizio, preoccupata che i figli potessero perdere un anno scolastico, ma anche dal fatto che questi ragazzi fossero impegnati durante la giornata – una sorta di baby sitteraggio a distanza. 

Ovviamente ignari di tutta la problematica che consegue con questa attività. Problematiche che sono diverse a seconda del ciclo di studi dello studente: basti pensare il divario di età e di conseguenza di conoscenze fra uno studente della primaria ed uno delle superiori. 

Un bambino ha comunque sempre bisogno del supporto di un adulto durante la DaD, mentre già uno studente di seconda/terza media ha un grado forse maggiore di conoscenza tecnologica che potrebbe consentirgli forse una certa autonomia nel seguire le lezioni.

Siccome tutto ruota attorno alle tecnologie digitali ed alla loro padronanza si innesta un’altra problematica di carattere “tecnico” e cioè: non tutte le famiglie hanno un collegamento in fibra che garantisca una qualità della comunicazione. 

Senza contare che chi ha più di un figlio può trovarsi a non avere abbastanza computer in casa per garantire il collegamento simultaneo di più studenti/figli o webcam o cuffie e microfoni. Questo aspetto può determinare una divisione di “classe” (in senso sociale) fra studenti delle classi sociali più o meno abbienti. 

Chi può permettersi collegamenti con la fibra ed avere più device riesce a continuare gli studi. Appartenenti alle classi meno abbienti rischiano di essere esclusi da tale processo.
Questo aspetto è quello più grave della DaD e cioè di innescare un’esclusione sociale senza paragoni che incrementerà la distanza sociale, culturale ed economica fra le persone.

Ci stiamo preparando ad una graduale riapertura delle attività produttive e questo comporterà delle ricadute su milioni di famiglie. Basti pensare a tutti quei genitori di bambini in età scolastica che si dovranno organizzare per un rientro al lavoro e non avere la possibilità di lasciare i propri figli a casa da soli perché le scuole sono chiuse.

La riapertura delle fabbriche non può prescindere da quella delle scuole.
La chiusura delle scuole per la nostra regione ha avuto inizio con il prolungamento della breve vacanza di carnevale. 

Almeno, inizialmente sembrava solo un prolungamento di tale vacanza, ignari di quello che ci attendeva. Mentre studenti universitari hanno iniziato sin da subito con le lezioni a distanza gli altri gradi della scuola hanno avuto una partenza più titubante. 
Passato il primo stupore gli studenti hanno dovuto adeguarsi a questa nuova modalità di fare scuola. 

Passare 4/5 ore al giorno davanti ad uno schermo per seguire le lezioni non produce lo stesso effetto di quelle passate in presenza. Sono decisamente più pesanti. Si è da soli davanti ad un terminale senza un contatto fisico, si vedono gli amici/compagni di classe ma si perde tutta quella socialità che distingue l’animale umano e che contribuirà a formare il futuro adulto. Il rischio di crescere una generazione di disadattati sociali è enorme.

E che dire di tutti quei studenti che necessitano di un affiancamento o di un aiuto? 
Si va dai BES - Bisogni Educativi Speciali - ai DSA - Disturbi Specifici dell’Apprendimento -, che hanno bisogno di un percorso scolastico personalizzato, a chi purtroppo si trova in situazione di disabilità e che ha bisogno di personale docente ed educativo dedicato che li aiuti e supporti nel loro percorso di apprendimento. 
Tutti questi soggetti si sono trovati in grande difficoltà e spesso sono state le rispettive famiglie a doversi far carico di sopperire al disagio.

Cosa fare quindi? Se guardiamo al passato proprio qui in Friuli abbiamo avuto un caso simile nel 1976 in occasione del terremoto. Con il 6 maggio l’anno scolastico terminò e (come ovvio allora la tecnologia non permetteva la DaD) riprese in anticipo, a settembre (allora le scuole riaprivano il primo di ottobre) per recuperare le lezioni perse. 

Ed in che modo visto che molte scuole erano inagibili? Turnazioni e lezioni pomeridiane. Ora a quasi 50 anni di distanza ci sono sicuramente modi nuovi per riorganizzare la riapertura delle scuole ma il prossimo anno scolastico non dovrà essere svolto da casa ma in sicurezza nelle aule - sempre che ci siano le condizioni sanitarie che lo permettano.

Purtroppo anche l’istruzione come la sanità ha subito continui tagli di bilancio e mentre si favoriscono le scuole private l’istruzione pubblica va a rotoli, per non parlare dell’edilizia scolastica: quanti morti ci sono stati nelle italiche aule causate da crolli?
In nome del neoliberismo e del pareggio di bilancio nel corso degli anni governi di centrodestra e centrosinistra si sono prodigati a tagliare i bilanci in primo luogo a sanità e scuola. Ma quello che si toglieva con la mano destra si regalava con la mano sinistra ai privati che hanno visto incrementare i loro profitti.

E non dimentichiamo: il pericolo che con la scusa dell’emergenza scelte e provvedimenti provvisori diventino definitivi sulla pelle di studenti docenti e famiglie.
LA SCUOLA DEVE ABBATTERE NON COSTRUIRE BARRIERE SOCIALI!



venerdì 1 maggio 2020

sul primo maggio al tempo della quarantena da covid19 a Pordenone

Puntuale come un orologio svizzero è arrivata la diffida del questore nei nostri confronti. La seconda dopo quella del 25 aprile.
La pubblichiamo, così si sputtanano una volta per tutte gli spacciatori di fake news ovvero Telepordenone, il Gazzettino, il Sindaco Alessandro Ciriani e i loro fascio-fan club.
La diffida (risposta negativa) è l'atto formale con cui la questura risponde ad una notifica ovvero alla comunicazione da parte di un singolo o un gruppo di persone dell'intenzione di svolgere un evento su suolo pubblico.
Questo è l'unico documento esistente a firma nostra, il resto sono bufale. Se la nostra notifica non avesse avuto intoppi ci avrebbero rilasciato solo delle prescrizioni
Come scritto da subito e come era naturale che fosse nessuna denuncia, querela, segnalazione in questura era stata fatta riguardo al presidio dei commercianti, presidio concordato col Sindaco di Pordenone, di cui tutti avevano notizia, dalla stampa alla questura. 
La notifica conteneva, come detto da subito, tra i vari riferimenti anche il nulla osta alla manifestazione dei commercianti motivo per cui non avrebbero potuto impedirci di realizzare la nostra. 
Almeno così pensavamo.
Farebbe ridere assai l'idea che una manifestazione pubblica, già attuata in gran parte d'Italia e in corso dappertutto, annunciata ovunque avesse bisogno della segnalazione degli anarchici, farebbe ridere se non fosse che i faziosi della legalità, beccati in castagna, cercano invece in tutti i modi di scaricare su altri le proprie responsabilità ovvero aver garantito l'impunità ai commercianti esponendoli invece alla repressione.
La questura nel consegnarci la diffida ha sottolineato che tutti quelli che saranno individuati in manifestazione saranno sanzionati in violazione DPCM, per tanto visto il solito accanimento poliziesco non ce la sentiamo di mettere a repentaglio i redditi già martoriati in questo periodo di quarantena di operai, cassaintegrati, precari e disoccupati.
Se per sindaco e questore esistono lavoratori di serie A e altri di serie B, noi ribadiamo che solo una rinnovata coscienza di classe può farci uscire dalle secche di un capitalismo che tutto travolge, impoverendo e devastando.
Tutti debbono poter manifestare liberamente, senza discriminazioni, senza gerarchie.

 
Iniziativa Libertaria - Pordenone
 
 
 
 
 
 
 
 

lunedì 27 aprile 2020

#1 Sanità: la solidarietà non ha prezzo
















 --------------------------------------
In questo ultimo decennio, i sostenitori del neo-liberismo ci hanno riempito la testa sul “senso benefico” delle politiche di privatizzazione dei servizi sociali pubblici essenziali. In questa direzione sono andati tutti i tagli dei finanziamenti nei settori della sanità, della ricerca e della scuola, a favore di quelli privati, messi a bilancio dai diversi governi di centro-destra e centro-sinistra, tutti allineati ai diktat dello sviluppo neo-liberista.
L'emergenza, che la diffusione del virus Covid-19 ci ha imposto, mette a nudo i disastri del neo-liberismo, in particolare nel settore sanitario che è entrato, in questi tragici giorni, visibilmente in sofferenza. Lo stesso Noam Chomsky in una recente intervista al Manifesto dichiara che: «L’assalto neoliberista ha lasciato gli ospedali impreparati. Un esempio per tutti: sono stati tagliati i posti letto in nome dell’efficienza».
Non è un caso che tra gli obiettivi di contenimento del numero dei contagi ci sia stato quello di evitare un collasso del sistema sanitario nazionale (SSN) che ha visibilmente manifestato molte criticità (numero insufficienti di posti letto in terapia intensiva, mancanza di respiratori polmonari, ecc.).
Ma vediamo di fare il punto dello stato di “salute” del nostro complesso sanitario, settore strategico per garantire la sicurezza sociale, attraverso alcuni dati a noi disponibili.
Secondo il rapporto dell'Osservatorio GIMBE n.7/2019 sul de-finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, “nel decennio 2010-2019 tra tagli e de-finanziamenti al SSN sono stati sottratti circa € 37 miliardi”. Il Def 2019 ha ridotto progressivamente il rapporto spesa sanitaria/PIL dal 6,6% nel 2019-2020 al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022. Secondo i dati OCSE aggiornati al luglio 2019, l’Italia si posiziona sotto la media Ocse, sia per la spesa sanitaria totale pro capite ($3.428 vs $ 3.980), sia per quella pubblica pro-capite ($ 2.545 vs $3.038). Nel periodo 2009-2018 l’incremento percentuale della spesa sanitaria pubblica si è attestato al 10%, rispetto a una media OCSE del 37%.
Tra i paesi del G7 le differenze assolute sulla spesa pubblica sono ormai incolmabili: ad esempio, se nel 2009 la Germania investiva pro capite $ 1.167 (+50,6%) in più dell’Italia, nel 2018 la differenza è di $ 2.511 (+97,7%). Secondo lo studio Anao-Assomed del 4 febbraio 2020, il numero degli istituti di cura è passato da 1.165 (2010) ai 1.000 del 2017 (-14%) e il numero dei posti letto da 245.000 (2010) ai circa 210.000 del 2017. L’ISTAT ha stimato che il gap occupazionale con l’UE ammonta a quasi 1,5 milioni di addetti nel settore della sanità e dell’assistenza sociale.
Al calo del finanziamento pubblico è corrisposto un aumento del sostegno alla spesa sanitaria privata, soprattutto nelle regioni del Nord. In Lombardia su un totale di spesa sanitaria complessiva di 22,5 miliardi di euro, ben 7 miliardi vanno alla sanità privata (31,1%). I posti letto dei nosocomi privati rappresentano circa il 22% del totale. Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca l’Emilia-Romagna.
Come abbiamo potuto riscontare in questa fase acuta della diffusione del virus, gli esiti nefasti del processo di delocalizzazione che ha interessato anche l’industria biomedicale hanno prodotto scarsità e difficoltà nel reperimento di alcuni strumenti di fondamentale importanza come i respiratori polmonari e le mascherine, solo per citarne alcuni.
Questi dati ci danno la misura della riduzione delle risorse pubbliche che sono l'effetto delle politiche di austerità imposte con la crisi del 2008, ma che sono anche la conseguenza delle spinte alla privatizzazione e alla mercificazione della salute, dell'istruzione, della ricerca, della cultura e dell'ambiente, affermatesi a partire dagli anni ottanta e conosciute come “rivoluzione neoliberista”.
La storia del nostro SSN, che viene istituito con la legge n. 833 del 23 dicembre 1978, si amalgama con la trama delle lotte che presero avvio negli anni sessanta e che continuarono per tutti gli anni settanta. Una sinergia politica e culturale, tra conquiste operaie, rivendicazioni e mobilitazioni dei movimenti studentesco e femminista, che si affermò, attraverso una forte pressione dal basso e pratiche partecipative inedite, con lo scopo di riformulare in termini universalistici l'accesso ai servizi pubblici.
In questo momento tragico, segnato dalla diffusione della pandemia di Covid-19, ciò a cui assistiamo è l'emergere di due mondi separati e contrapposti: da una parte l'avidità di chi specula sulla pelle dei lavoratori e delle fasce sociali meno protette, di cui le attuali difficoltà del nostro sistema sanitario sono figlie; dall'altra la solidarietà diffusa, dove il ruolo di primi attori, ancora una volta, ce l'hanno tutti quei lavoratori, da quelli sanitari a quelli che garantiscono il primo approvvigionamento, che hanno messo in gioco la propria vita per garantire quella degli altri. A questa seconda metà vanno poi inserite la figura del medico di base, che responsabile della cura della persona, rappresenta il primo passo dell’accesso del cittadino al sistema sanitario e tutti quegli operatori del mondo della cooperazione sociale, del volontariato e dell’assistenza domiciliare che oggi sono lasciati nella totale solitudine ad affrontare questa emergenza sanitaria.
I tentativi di distruggere il nostro sistema sanitario nazionale non si manifesta solo con i tagli dei finanziamenti o mettendo a disposizione del settore privato pezzi di questo, significa distruggere quel senso di solidarietà che sta alla base di quel progetto di trasformazione sociale che ha preso avvio da quando l'ingiustizia e le diseguaglianze sono diventate i fondamenti del nostro vivere comune.
Fermare tutto questo dipenderà solo da noi, dalle nostre scelte politiche e sociali, dalla nostra capacità di re-immaginare i nessi tra libertà ed eguaglianza in ogni spazio quotidiano.
------------
Iniziativa Libertaria - Pordenone

#4 Contro i Virus del Capitalismo, per l'Ecologia Sociale
























------------------------------------------------
La situazione attuale caratterizzata da questa nuova pandemia mette definitivamente a nudo le responsabilità e l'insostenibilità del sistema dominante di produrre, consumare e governare la società umana e il pianeta: capitalismo consumistico e finanziario da una parte e democrazie e totalitarismi più o meno spinti dall'altra, in una stretta relazione che vede le seconde sempre più a servizio delle prime.
Cambiamenti climatici, distruzione degli ecosistemi per lasciare spazio a coltivazioni ed allevamenti intensivi, inquinamento di aria, acqua e suolo, desertificazione, consumo di risorse e produzione di rifiuti oltre la capacità di carico della terra, fame nei paesi poveri e malnutrizione nei paesi ricchi, sfruttamento, disoccupazione, impoverimento e diseguaglianze sociali che interessano fasce sempre più ampie di popolazione, sono la diretta conseguenze di un sistema economico orientato alla perenne ricerca di profitto, in una logica di crescita infinita dei consumi, e di azioni di governo che curano gli interessi di pochi capitalisti, spesso organizzati in società multinazionali a scapito dei cittadini e dell'ambiente in cui vivono.
Anche in riferimento alla pandemia che stiamo vivendo, è ormai da tempo dimostrata la stretta relazione tra la distruzione degli habitat naturali, dovuti all'indiscriminata espansione antropocentrica, per scopi agricoli, industriali ed urbani, e la diffusione di nuovi virus caratterizzati dal cosiddetto “spillover” o salto di specie, conseguenza di un contatto sempre più stretto con una fauna selvatica a cui sono stati tolti i propri spazi di sopravvivenza. L'epidemia di SARS del 2003 ne era già esempio.
La distruzione delle foreste pluviali, come quella Amazzonica, che da sola ospita il 10% delle specie animali esistenti e molte ancora sconosciute, per lasciare spazio alle monocolture di mais e soia, o la cattura e l'allevamento di animali selvatici da vendere vivi nei mercati in alcune zone della Cina, per soddisfare le credenze e il palato di un ceto benestante in forte espansione, sono solo due degli infiniti casi che recentemente hanno trovato l'attenzione dei media.
Inoltre, come dimostrano i report annuali di Lancet Countdown, un gruppo di ricerca interdisciplinare formato da oltre 120 ricercatori provenienti da tutti i continenti e il cui lavoro è coadiuvato da 35 tra università, enti di ricerca e agenzie delle Nazioni Unite, i cambiamenti climatici in atto, oltre alle note e gravi conseguenze ambientali e sociali condizioneranno pesantemente anche lo stato di salute degli esseri umani.
L'innalzamento della temperatura favorirà la diffusione di malattie infettive e microrganismi e aumenteranno i morti per esposizione a polveri sottili dovute all'inquinamento atmosferico, come riportato anche in uno studio redatto dall'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) che vede l’Italia, con 14.600 decessi, in prima posizione per morti precoci da biossido di azoto e seconda, con 58.000 decessi, per quelli causati dall’eccesso di particolato.
Queste non sono scoperte dell'ultimo minuto, e anche per il COVID-19, la comparsa di una nuova infezione su scala planetaria era già stata prevista da più studi scientifici a livello internazionale; già più di un anno fa alcuni scienziati cinesi lo ipotizzarono mettendo in rapporto le epidemie zoonotiche avvenute negli ultimi decenni e le cause da cui derivarono; nel 2018 un gruppo di ricerca dell'OMS avvisò dello sviluppo di una malattia X con le caratteristiche della pandemia in corso e il CSIS (Center for strategical and international studies) con sede a Washington, l'ottobre scorso, informò il governo statunitense del pericolo imminente, ricostruendone perfino una simulazione.
Ma, nonostante i ripetuti avvertimenti, i governi non hanno preso alcun provvedimento preventivo, men che meno in Italia, dove il sistema sanitario, smantellato dai tagli delle politiche neoliberiste, era già praticamente ridotto all'osso.
Eppure i piani pandemici erano stati redatti da tempo e prevedevano una lunga serie di interventi, tra i quali il monitoraggio delle strutture sanitarie a garanzia dell'accessibilità alle cure. Tuttavia le uniche misure adottate, in sostanza, hanno riguardato l'isolamento sociale (escluse le fabbriche del nord dove i lavoratori sono stati vergognosamente sacrificati al capitale con le conseguenze viste in Lombardia), e il conseguente stato di polizia, che rischia di fare da anticamera a derive autoritarie ed ad una gestione militarizzata della società, in un perpetuo stato di emergenza, vero o presunto che sia.
Comunque, i provvedimenti riguardanti la salute dei cittadini e la tutela dell'ambiente restano disattesi in ogni ambito. Sui luoghi di lavoro dove incidenti mortali, infortuni e malattie professionali continuano ad aumentare nonostante la normativa sulla sicurezza, che dopo decenni si dimostra un completo fallimento; nelle aree urbane ed industriali, abitate da più del 50% della popolazione mondiale, con picchi del 70-80% negli USA ed in Europa, condannata a vivere in un ambiente estremamente inquinato, contro il quale non viene presa alcuna misura che abbia un'efficacia strutturale e, tanto per restare in Italia, i drammatici rapporti annuali dell'ISPRA entrano i conflitto con gli accomodanti controlli effettuati dell'Arpa.
Stesso discorso per le aree rurali, con una agricoltura ad alto uso di concimi e pesticidi che, oltre ad inquinare le falde acquifere e desertificare il suolo, opera sempre più a ridosso delle aree abitate, vedi l'esempio del prosecco nel Veneto o delle mele in Trentino; anche nell'ambito agroalimentare, in mano a poche e potenti multinazionali, il cibo è trattato alla stregua di una merce, soggetta a logiche produttivistiche, consumistiche e speculative, a scapito della qualità e salubrità degli alimenti e in assenza di alcun programma di educazione alimentare. Per cui ciò che dovrebbe essere un diritto universale è trasformato in una delle maggiori fonti di profitto per pochi, con la complicità delle istituzioni. Come nel caso dell'EFSA, l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, che per le sue valutazioni utilizza i dati forniti dalle multinazionali stesse.
In merito alle periodiche Conferenze sul clima, le cosiddette COP n°, dal Protocollo di Kyoto del 1997 in poi sono risultate una serie di costosi, ipocriti ed inconcludenti congressi, come dimostra l'ultimo fallimento della COP25 di Madrid, in cui, sotto la pressione delle lobbies economiche, gli Stati non hanno trovato gli accordi sul mercato del carbonio.
Ma le gravi conseguenze ambientali dell'attuale modello di sviluppo, sono ormai innegabili e da tempo viene sostenuta da più parti la necessità di una conversione ecologica dell'economia. Le associazioni ambientaliste “istituzionali” (Legambiente, WWF, ecc.) lo propongono da decenni e il problema è stato riconosciuto ufficialmente a livello internazionale con la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, nel giugno 2012. 
Tuttavia, dagli indirizzi che governi e istituzioni hanno impartito alla cosiddetta “green economy,” risulta chiaro che non si tratta di una soluzione, ma di un intervento di politica neoliberale, interno al capitalismo, come risposta alla crisi finanziaria, con la generazione di nuovi mercati, che andrà a beneficio degli stessi che hanno generato il problema. 
Infatti lo sviluppo di tale economia è assegnato alle istituzioni finanziarie e al capitale privato che, in un ottica di mercificazione del capitale naturale e spartizione delle quote del carbonio, lascia in mano al mercato globalizzato il compito di realizzare la neorivoluzione verde. Questo, con la complicità di governi più o meno democratici e più o meno corrotti, incrementerà la privatizzazione di beni comuni come terra, acqua, cibo, risorse energetiche ed ambientali, seppellendo definitivamente i diritti umani ed ambientali dei popoli. 
La ”green economy” non può essere una soluzione perché non mette in discussione il modello economico dominante basato su un’irrazionale produzione di merci, conseguenza dell'idolatrata crescita economica infinita del capitalismo, assunta a dogma unico da ogni governo sulla terra.
Siamo tornati, dunque al punto di partenza.
Ora come non mai, è evidente che le crisi ambientali, economiche, sociali e politiche che imperversano sull'intero pianeta, sono in strettissima relazione tra loro e hanno un bisogno urgente di essere risolte. Ma non possiamo più fidarci di chi ha generato il problema, sarebbe come chiedere alla volpe di proteggere il pollaio.
Non possiamo chiederlo alle istituzioni ipocritamente democratiche o più o meno totalitarie che fanno gli interessi di un capitalismo sempre più predatorio di risorse ambientali ed umane. 
Non possiamo delegarlo ai sindacati di Stato, che da decenni perseguono istanze concertative del tutto favorevoli agli interessi dei padroni capitalisti, a scapito dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, delle condizioni di vita sui luoghi di lavoro e della tutela dell'ambiente.
Non possiamo nemmeno fidarci dell'ambientalismo istituzionale, incline da tempo a mediare le proprie istanze al fine di ottenere delle corsie preferenziali di finanziamento pubblico e delle poltrone negli apparati politico/istituzionali, non mettendo in discussione il sistema capitalista ma promuovendo una green economy ipocrita ed irrealizzabile.
Ora, in merito all'attuale crisi sanitaria globale dilaga il motto che “andrà tutto bene e tutto tornerà come prima”. Ebbene questa è l'ennesima balla che ci stanno raccontando per predisporci ad accettare le inevitabili conseguenze sociali ed economiche che peseranno ancora una volta su noi tutte e tutti, sulle classi più deboli e sullo sfruttamento dell'ambiente che dovrà essere sacrificato all'altare della ripresa economica.
Come nulla sarà come prima, diverse dovranno essere anche le nostre risposte, con lotte e rivendicazioni ancora più incisive e capillari, in ogni quartiere, su ogni territorio e nei luoghi di lavoro.
Dovranno essere diverse anche nelle modalità, organizzandole dal basso, rifiutando il verticismo gerarchico e la delega, in forme autogestite, con la creazione di reti di mutuo appoggio.
Diverse anche nei principi, riconoscendo una volta per tutte che la difesa dell'ambiente non si può disgiungere dalla lotta per una società equa e solidale e viceversa. 
L'ambientalismo è lotta di classe, degli e delle sfruttat* contro gli sfruttatori e le sfruttatrici. L'Ecologia Sociale dovrà essere il nostro principio ispiratore, contro il capitalismo e la falsa democrazia, per un mondo in cui dovrà sparire ogni forma di dominio: dell'uomo sull'uomo, dell’uomo sulla donna e dell'uomo/donna sulla natura.
Iniziativa Libertaria - Pordenone

#6 FILANTROPIA CAPITALISTA E BENEFICENZA GOVERNATIVA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

















Fare Del Bene Per Nascondere Il Male

Tra i fenomeni a cui stiamo assistendo in questi mesi di emergenza pandemica c’è anche un ricco parterre di “donazioni” di paesi “amici”, una sorta di gara a chi arriva prima nel dimostrare solidarietà con forniture mediche e paramediche, o di stanziamento di fondi di maggiore o minore entità. A volte sono governi altre volte imprese, più propriamente multinazionali, e, cercando di vederci meglio, più spesso è un misto mare con passaggi di mano dove privati, con il supporto di fondazioni o banche fanno passare le donazioni tramite canali istituzionali.
Un esempio lo abbiamo a inizio emergenza quando, in ritardo di un mese, il governo italiano decide di istituire la prima crisi epidemica con tanto di primo DPCM, e subito arrivano le prime donazioni da parte del governo cinese. Agenzie come ANSA, Adnkronos e varie testate giornalistiche, praticamente quasi tutti i quotidiani, ne danno notizia in modo semplicistico: un carico consistente di mascherine e di attrezzatura medica è stato donato dalla Cina con tanto di equipe medica in supporto ai nostri sanitari.
A raccontare con maggiore chiarezza di cosa si tratta ci pensa però Milano Finanza, spiegando come è stato in realtà Class Editori (che edita tra gli altri proprio Mf e Italia Oggi) a far scattare l’operazione facendo da collante tra “Farnesina, Protezione Civile, Intesa Sanpaolo, il professor Ricciardi e l’ambasciata a Pechino che ha cercato subito fornitori per acquistare 1.000 macchine per la respirazione artificiale perché era noto che c’erano stock disponibili nel Paese asiatico. Un numero comunque inferiore a quanto previsto dal gruppo bancario che ha stanziato fondi per almeno 2.500 ventilatori polmonari”.
L’unica altra testata che si occupa di rilanciare la notizia è Il Foglio di Giuliano Ferrara, e lo fa rimarcando altri aspetti tra cui un’altra donazione e cioè quella che scatta dopo “pochi giorni dalla sottoscrizione del “Patto di amicizia” tra Como e la città di Liyang”, dove “il sindaco Xu Huaqin ha inviato all’omologo italiano Mario Landriscina e ai cittadini di Como un primo stock di duemila mascherine protettive uguali a quelle usate a Wuhan”. 
Dopo questo primo “regalo”, vanno però aggiunte 30mila tute, 100mila mascherine e 50mila tamponi che rientrano nell’accordo siglato da Di Maio e da Wang Yi, ovvero l’anticipo di un grande acquisto da parte dell’Italia di materiale inutilizzato da Pechino per gestire l’emergenza coronavirus. Il ministro degli Esteri cinese assicura che il suo governo ha chiesto alle aziende di esportare in totale nel nostro Paese 2 milioni di mascherine mediche ordinarie. Pagando s’intende.
Appare evidente che si tratta di marketing, per quanto umanitario, per le successive commesse e su cui la Cina ad oggi investirà per prima creando tra i più grossi business in tempo di coronavirus.
Queste donazioni poi si sono diversificate, alcune effettivamente come aiuti diretti del governo cinese, altre come donazioni da parte di ricchi imprenditori cinesi di famosi brand asiatici. Tra questi il miliardario cinese e la Fondazione Alibaba hanno donato 1 milione di mascherine e 100mila tamponi per contrastare l’emergenza sanitaria Covid-19 già a fine marzo, ma lo stesso han fatto per Giappone, Corea del Sud, Stati Uniti, Spagna e Belgio. 
Per portare il materiale in Europa Jack Ma ha sfruttato l'hub Alibaba nell'aeroporto di Liegi. Il Belgio è stato infatti il primo Paese del Continente ad aderire alla Electronic World Trade Platform (eWTP), la piattaforma e-commerce globale lanciata nel 2016 in occasione del G20 ospitato dalla Cina, così nell'ambito dell'accordo con Bruxelles Alibaba ha preso in concessione un'area di 220 mila metri quadri nell'aeroporto di Liegi, con un investimento iniziale di 75 milioni di euro.
Oggi la Cina è la seconda economia per Pil e ricchezza (ben 12 trilioni di dollari) dopo gli Stati Uniti; nel 1979 Pechino promulgò la prima legge sulle joint venture sino-straniere, emanando per la prima volta articoli di diritto societario. Si daranno incentivi ai contadini per produrre di più svincolandosi dai prodotti statali e dalla separazione tra gestione e proprietà delle aziende di Stato. 
Per la prima volta e già da alcuni anni il numero di miliardari cinesi diventa più importante di quello americano (568 vs 535) e Pechino supera New York per numero di miliardari residenti.
Se prima si poteva azzardare, comunque in modo scorretto, a chiamarla secondo la definizione che fu di Lenin un paese a "capitalismo di stato", oggi si tratta di capitalismo di mercato in un regime di fatto. Su cosa significhi “regime” oggi invitiamo a leggere l’articolo di Byung-Chul Han, filosofo sud-coreano, “L’emergenza virale e il mondo di domani*”, in cui viene descritto il livello ormai distopico raggiunto attraverso una forma di totalitarismo tecnologico sugli individui.
Il fatto che grandi imprese e governo cinese siano spesso una sorta di doppia faccia della stessa medaglia non può stupire, il turbocapitalismo cinese è ormai un consolidato esempio di come il capitalismo non solo non disdegni regimi autoritari ma semmai possa goderne maggiormente, alla faccia dei teorici del connubio democrazia/capitalismo come vincolo indissolubile. D’altra parte a raccontarcelo c’hanno pensato da almeno 70 anni gli USA, i cosiddetti paladini del liberalismo, “esportatori di libertà e democrazia nel mondo”.
Migliaia di atti desecretati dallo stesso governo Stelle & Strisce hanno confermato il coinvolgimento americano come finanziatore, spesso occulto a volte palese, di golpe militari, guerre sotto traccia per destabilizzare aree e stati, guerre unilaterali con motivazioni false e strumentali per scopi geopolitici ed economici, sostegno a regimi e dittatori o democrature che garantissero agli States agevolazioni o immunità in politica estera.
Il Cile di Pinochet, col suo portato di omicidi e sparizioni di massa per tenere in pugno il paese e allo stesso tempo l’avvio di politiche liberiste sul piano economico, con tanto di sostegno diretto degli USA, è uno dei tanti esempi di come capitalismo e regime autoritario possano convivere amabilmente.
Marketing governativo tra ricatti e riposizionamenti globali
--------
Un altro esempio di questa filantropia governativa da Covid-19 l’abbiamo avuta dal Venezuela, dagli Emirati Arabi, dagli stessi USA, da Cuba, persino dall’Albania, dalla Germania ecc.
Certamente non è possibile equiparare gli aiuti di alcuni governi con altri, sia per ragioni politiche sia per entità degli stessi.
Fa però specie constatare come molti di questi Stati siano pienamente in linea con la politica della doppia faccia, mentre internamente inaspriscono le misure neoliberiste e autoritarie, peggiorando in molti casi le già gravi carenze sanitarie e sociali dei propri paesi, si mettano poi in gara con queste forme di pelosa solidarietà. 
Si pensi al disastro economico e sociale che la “finanza creativa” prima di Chavez e poi di Maduro hanno arrecato alle proprie popolazioni in Venezuela, favorendo multinazionali cinesi e russe, giocando con le royalties del petrolio e facendo venire la bava alla bocca al governo statunitense per la possibilità di rimettere al comando i propri “amici”.
O agli Emirati Arabi Uniti, considerati uno dei maggiori paradisi fiscali, monarchia assoluta dove Dubai “la disneyland” del deserto rappresenta un vero e proprio ecocidio!
Situata nel deserto e senz'acqua, ne consuma in maniera spropositata. L’acqua a Dubai costa più del petrolio, viene presa dal mare, desalinizzata con un enorme uso di energia e di emissioni di C02 e utilizzata non solo per bere ma per innaffiare il deserto, per alimentare uno dei campi da golf più grandi al mondo, il Tiger Woods Gold Course, che ha bisogno di circa 16 milioni di litri di acqua al giorno. E mentre il livello di oppressione civile è piuttosto alto ambasciatori degli Emirati non si sottraggono a partecipare ai primati in questa gara umanitaria pandemica, si leggono infatti dichiarazioni quali: “Gli Emirati si basano sui concetti di fratellanza, solidarietà e coesione umana senza condizioni e limiti” [...] “Ad esempio, gli Emirati Arabi Uniti sono il primo paese al mondo nelle donazioni umanitarie rispetto al prodotto interno lordo (Pil)”.
Le politiche di governi, come l’Italia, generosa anch’essa verso altri Stati colpiti dall’epidemia, che siano inseriti nell’Occidente liberale o nel novero dei neo socialismi nazionali, che caldeggino ambizioni sovraniste o iper liberiste, mostrano chiaramente la discrepanza tra le contraddizioni interne (privatizzazioni della sanità, smantellamento del welfare, controllo poliziesco e accanimento verso minoranze e dissidenti) e l'ipocrita generosità internazionale. Una diplomazia caritatevole a cui non dovremmo abboccare.

La carità dei padroni: come cancellare l’orizzonte oltre il capitalismo!
-------
Se per i governi il gioco riguarda crediti e interessi tra diplomazia e possibili nuove alleanze sul piano delle relazioni globali e consenso sul piano interno per le contese elettoralistiche o di condiscendenza da parte dei propri cittadini, diversa è la storia e il ruolo che le grandi imprese giocano in questo ruolo di filantropia stucchevole.
Va precisato però, e qui si rimanda alla prima parte, che tra le società, comprese quelle italiane, che sfruttano il sistema fiscale per eludere le tasse, come quello olandese, ci sono anche aziende controllate dallo Stato.
Si è calcolato che le norme europee che aiutano le politiche pro-elusione di Cipro, Malta, Olanda, Lussemburgo e Irlanda arrechino un danno da 35 miliardi l’anno alle quattro maggiori economie Ue, la sola Italia ne perde 6,5 miliardi all’anno. Una cifra che se reinvestita nel bilancio sanitario, avrebbe potuto portare a una riduzione fino al 18% della spesa medica pagata di tasca propria delle famiglie italiane al netto delle detrazioni.
Perché l’industria nazionale di elusione fiscale se ne intende; sì, proprio quella grande industria quotata in Borsa che fa la felicità degli azionisti (meno tasse, più utili, più dividendi). 
Perché tra le 15mila società più o meno di comodo create in terra olandese ci sono ad esempio la Exor, la finanziaria di casa Agnelli, la Fiat Chrysler Automobiles N.V. o più semplicemente FCA per restare in “famiglia”, la Ferrari già scorporata da FCA e dal 2015 quotata a Wall Street, l’Eni International B.V., una delle più importanti consociate della multinazionale italiana controllata dallo Stato tramite ministero dell’Economia e della Cassa Depositi e Prestiti, la SAIPEM la società di servizi petroliferi controllata al 30% dal cane a sei zampe, l’Enel Finance International N.V. (EFI), la sussidiaria di Enel S.p.A. che gestisce i servizi finanziari del gruppo, la CEMENTIR il colosso del costruttore ed editore romano Francesco Gaetano Caltagirone con una presenza diffusa in 18 Paesi, oltre 13 milioni di tonnellate di cemento prodotte ogni anno che si aggiungono a 10 milioni di tonnellate di aggregati e 5 milioni di metri cubi di calcestruzzo e poi Campari, Mediaset e la STMicroelectronics, il gigante italo-francese dei semiconduttori partecipata in parti uguali da Bpifrance Participations (organo di gestione delle partecipazioni statali francesi) e dal Ministero dell’Economia italiano.
I soldi sottratti al fisco italiano ammontano a tanti miliardi di euro impossibili persino da calcolare. Per le casse pubbliche italiane si traducono però in meno servizi sociali, meno pensioni, meno welfare state e ovviamente una maggiore imposizione fiscale. 
Per restare in tema pandemia vuol dire meno posti letto in ospedale, meno strutture di terapia intensiva, meno tamponi, meno medici, meno mascherine, meno reagenti chimici, meno soldi per la ricerca.
Ed ecco che queste stesse aziende poi annunciano milioni in donazioni, cioè sostanzialmente spiccioli paragonati a quelli che di fatto ci rubano ogni anno e alle conseguenze di tagli e peggioramento delle condizioni in cui viviamo.
L’Olanda e i vari paesi con vocazione da “paradiso” non consentono solo di risparmiare tasse alle società ma consentono anche un diritto societario snello e norme favorevoli agli azionisti di lungo periodo. 
“Libero mercato, libero mercato!” senti strillare gli strateghi della finanza liberista; peccato che poi grazie proprio a quelle opzioni societarie si consenta di esercitare un controllo totale sull’azienda anche con una quota di minoranza, mettendosi così al riparo dalle scalate, ovvero dal quel mercato che è libero sì, ma solo quando fa loro comodo.
Nel mondo di oggi sono poche le grandi aziende che non utilizzino qualche tipo di sussidiaria, holding o altra società controllata in modo da frazionare profitti e quindi ridurre la pressione fiscale.
Ma la filantropia in regime capitalista non ha nulla a che fare con la giustizia sociale.
Non per niente, infatti, il paese dove è più diffusa la filantropia, gli USA, è anche il paese dove la sperequazione sociale raggiunge livelli tra i più alti del mondo.
Sputare nel piatto in cui mangiamo? No, neppure grazie ed è ancora troppo poco!
-------------
“I migliori tra i poveri non sono mai riconoscenti [ai benefattori]. Sono scontenti, ingrati, disobbedienti e ribelli, e hanno ragione di esserlo. […] Perché dovrebbero essere grati delle briciole che cadono dalla mensa del ricco? Dovrebbero esser seduti intorno al tavolo con gli altri commensali condividendo la festa!”
Oscar Wilde
La filantropia non viene esercitata secondo i bisogni e le necessità dell’uguaglianza, ciò che dovrebbe essere un diritto di tutti al di là di cultura, fede, geografia, ma solo secondo la “bontà” o più propriamente gli “interessi” dei padroni.
Il denaro è il loro, loro decidono quanto, come e a chi!
Lo spirito è proprio quello della carità: quando sei in stato di bisogno, soprattutto nell’assoluta povertà o in piena emergenza sanitaria, una calamità naturale, un disastro ambientale, di certo non hai alcuna possibilità che accettare tutto ciò che ti viene dato, indipendentemente da chi e perché, non hai neanche la possibilità di pensare se quell’aiuto avrà delle conseguenze.
Quando sei in uno stato di disparità di potere sei di fatto in uno stato di ricatto, esattamente come quando per sopravvivere o dare da mangiare alla tua famiglia decidi di lavorare in nero, accettare condizioni di sfruttamento al limite o peggio lavorare a rischio della tua stessa vita. Pensiamo all’eterno ricatto tra lavoro e salute (ILVA docet!).
Tutto l’armamentario del filantrocapitalismo si basa su questo ricatto, travestito da benevolenza umanitaria, con l’unico scopo di ribadire, riaffermare e sentenziare che oltre al capitalismo non c’è nessun orizzonte possibile.
Il capitalismo può arrecare danni, diseguaglianze e tuttavia secondo i sostenitori del profitto ci penserà lo stesso capitalismo a risolvere le sue imperfezioni, grazie alla magnanimità dei padroni del vapore, alla lungimiranza dei ricchi miliardari, all'umanità delle loro innumerevoli fondazioni!
Baudelaire, in uno dei suoi racconti brevi, “La moneta falsa” si chiedeva giustamente: chi trae più vantaggio dagli aiuti di carità, il donatore o il destinatario?
Noi non abbiamo alcun dubbio, d'altra parte il numero delle fondazioni filantropiche negli USA si è duplicato nell’arco degli ultimi 15 anni, peccato che, secondo un rapporto dell’Università di Michigan, nello stesso periodo la povertà estrema si è ulteriormente aggravata.
Incredibile come proprio nel periodo storico in cui si registra un aumento della carità con donazioni multimilionarie senza precedenti si assiste anche all’aggravarsi di fatto delle disuguaglianze, in una crisi generalizzata del lavoro dove peggiorano le condizioni salariali e viene sempre meno il diritto a sindacalizzarsi, con una criminalizzazione generalizzata verso il sindacalismo conflittuale.
Noi sappiamo che il piatto dove mangiamo è frutto delle nostre fatiche e che corrisponde a nulla se paragonato al profitto che grazie agli sfruttati i padroni intascano, che buona parte di quello che c’è sul piatto ci viene sottratto; sappiamo che le briciole che spacciano per filantropia e che oggi viene declinata in “altruismo efficiente” cioè capace di coniugare benevolenza e profitto altro non è che un modo per continuare a giustificare un sistema iniquo, devastatore ed energivoro; sappiamo che ciò di cui abbiamo bisogno è riprenderci la ricchezza che produciamo, ridistribuendola secondo bisogni e possibilità, espropriando definitivamente i padroni che da troppo tempo hanno ridotto l'umanità in merce e la terra in una discarica.

Iniziativa Libertaria - Pordenone

Fattore Ciriani. Il 25 aprile e la crisi dell’antifascismo pordenonese

Partiamo da una domanda 



Nell’arco di pochi anni, dall’inizio del nuovo secolo, a Pordenone un gruppo di giovani dell’estrema destra di origine neofascista passa da un’aperta contestazione delle celebrazioni antifasciste del 25 aprile alla conquista di tutte le cariche del potere politico locale, dal Comune alla Provincia, fino alla Regione ed alla rappresentanza parlamentare del collegio. Due tra loro, i fratelli Alessandro e Luca Ciriani, sono assurti al ruolo di leader politici di importanza non più solo meramente locale: il primo come sindaco del capoluogo, formalmente eletto da indipendente 7 ; il secondo, come presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, appare ormai incombere nelle consultazioni televisive sulla segretaria del partito Giorgia Meloni. Tutto ciò a dispetto delle forti contestazioni che li avevano portati, nell’arco di pochi anni, a rinunciare alla sfida di piazza nei confronti degli antifascisti. Ora sono loro a rappresentare le istituzioni dal palco, esponendo le loro tesi revisioniste in veste ufficiale.  

Come è potuto accadere?

Stefano Raspa, uno dei principali esponenti dell’anarchismo locale, tempo fa liquidava la cosa sbrigativamente più o meno con questa argomentazione attivistica: «noi in piazza abbiamo vinto, siete voi ad aver perso nelle istituzioni» 8. Si tratta di una presa di posizione significativa, in primo luogo perché – tra le forze politiche - gli anarchici, dopo che le tendenze ad un tempo settarie ed elettoralistiche 9, oltre che personalistiche, hanno portato all’autodistruzione della sinistra di tendenza marxista, sono rimasti a Pordenone la principale forza antagonista, sul piano organizzativo e della capacità di mobilitazione, soprattutto tra i giovani. Inoltre, sono stati proprio gli anarchici pordenonesi l’anima delle contromanifestazioni che hanno sfidato in piazza i giovani di destra, guidati dall’attuale sindaco Alessandro Ciriani. Ma la battuta, a parte esprimere l’autoreferenziale spirito identitario che permea evidentemente anche i libertari, non spiega molto di un fenomeno complesso, che trova le sue radici indietro nel tempo.







 Continua a leggere aprendo il file .pdf.












FONTE  
http://www.storiastoriepn.it/fattore-ciriani-il-25-aprile-e-la-crisi-dellantifascismo-pordenonese/

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)