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giovedì 25 febbraio 2016

1 Marzo 2016: sciopero sociale, contro l'Europa dei fili spinati che non vuole più immigrati

1 Marzo 2016: sciopero sociale, contro l'Europa dei fili spinati che non vuole più immigrati
L'Unione Europea inizia con un mandato chiaro: nel 1957 il Trattato di Roma intende eliminare, per i cittadini europei, gli ostacoli alla circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali.
La libert
à di movimento dei cittadini e delle cittadine europei/e è collegata e di fatto dipende dalla libertà delle merci.
Non diversamente il trattato di Maastricht nel 1992 e quello di Amsterdam del 1997, quindi Lo spazio "Schengen" non
è altro che il figlio della strategia iniziata nel 1957, lo spazio interno continua ad essere libero e tutelato mentre le frontiere esterne devono essere rafforzate.
La moneta unica nel 2002 e il fallimento della Costituzione Europea del 2004 fanno il paio con il Trattato di Lisbona del 2007 il quale recita la supremazia del diritto comunitario sulle questioni economiche e di mercato.
Tutto questo rende chiarissimo un fatto: le migrazioni in Europa sono state gestite in questi decenni secondo questa ottica, come funzionali alla gestione del capitale, per cui invece di parlare di flussi migratori
è più opportuni parlare di "dispositivo" delle migrazioni, che sono solo funzionali al potere economico capitalista.
Fino alla crisi del 2008, in Europa i migranti erano considerabili "wanted but not welcome", senza diritti ma ricercati per favorire i processi di flessibilizzazione del lavoro.
Ora con la crisi e con la flessibilizzazione compiuta, gli immigrati vengono trattati solo come un problema umanitario e si fa appello alle Convenzioni dei diritti umani solo per dividere gli immigrati e classificarli in diverse tipologie che vanno dall'accettabile al non desiderabile, il clandestino. Che
è clandestino solo in relazione al capitale.
Donne, uomini, lavoratrici e lavoratori che vengono repressi ogni volta che cercano di affermare il loro diritto ad un lavoro giusto e riconosciuto, alla lotta ed all'auto-organizzazione sociale e sindacale.
Anche quest'anno il primo marzo è lo sciopero dei migranti e di tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici che vorranno e potranno essere solidali nell'unità di classe, nell'unità della lotta e dei diritti in Italia e in Europa.
Con e per chi è qui per lavorare e si vende a giornata,

per chi è arrivata in Italia per essere più libera, e si è ritrovata a scegliere se essere puttana o schiava,
per chi costruisce il proprio futuro e quello dei suoi cari camminando senza casco su delle impalcature,
per chi sostituisce i figli di qualcuno, ma non ruba i bambini, cura i vecchi,
per chi ora sa che la povertà è il peggior peccato, quello per cui non c'è assoluzione,
per chi paga per le colpe di quelli che hanno il suo accento, anche se è innocente,
per chi è diverso, ed è per quello che è partito, e ora è diverso anche qui, e nessuno gli permette di dimenticarlo,
per chi è partito, e non è mai arrivato,
per chi non può urlare perché si è cucito le labbra,
per chi non può lottare perché non ha resistito,
per chi resiste, insiste, lotta, ancora,
per loro e per tutti noi, perché non ci siano più frontiere da attraversare, permessi per vivere, pane da mendicare,
ma libertà, giustizia e solidarietà
Alternativa Libertaria/fdca
1 marzo 2016

sciopero sociale 1 marzo

Nel 2015 centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini hanno attraversato i confini d’Europa scatenando una crisi politica e istituzionale senza precedenti. La risposta è stata tanto il più violento razzismo istituzionale, quanto una grandiosa solidarietà. I migranti hanno reso evidente che il regime dei confini e il governo della mobilità sono l’altra faccia delle politiche di austerity, una leva fondamentale attraverso cui precarizzare tutto il lavoro. Mentre le destre e i discorsi xenofobi soffiano sul vento della paura e della diffidenza, stare dalla parte dei migranti significa oggi lottare concretamente contro una precarietà e una riduzione degli spazi di libertà che riguarda tutti e tutte. Questo è il messaggio lanciato in Europa dalla piattaforma dello Sciopero Sociale Transnazionale, con la convocazione di una giornata di scioperi e azioni decentralizzate e coordinate il prossimo primo marzo, con lo slogan: «24 ore senza di noi contro i confini e la precarizzazione».
Insieme a diverse realtà che già si stanno mobilitando dalla Germania alla Polonia, dal Regno Unito ai Balcani, passando per la Svezia, la Francia e la Grecia, il primo marzo può essere anche in Italia una giornata in cui porre al centro le lotte dei migranti, per avviare nuovi percorsi di connessione e coalizione tra le diverse figure del lavoro. Il primo marzo può essere una giornata in cui dare visibilità e un volto pubblico a tutte quelle vertenze ed esperienze grandi e piccole che, pur presenti nei territori, faticano a trovare una reale forza politica espansiva. Un giorno nel quale prendere parte di fronte al tentativo di ridurre al silenzio i migranti e, insieme con loro, tutti quelli che cercano di sottrarsi allo sfruttamento e migliorare così la propria vita.
La chiamata transnazionale per il primo marzo apre la possibilità di avviare percorsi duraturi per rovesciare la frammentazione delle condizioni sociali e di lavoro in una forza collettiva da far pesare sul piano europeo, rilanciando lo sciopero come strumento di lotta contro le pratiche di sfruttamento costruite intorno al lavoro migrante, alla gestione della mobilità e all’accoglienza. Si tratta di avanzare rivendicazioni – come quella di un salario minimo, di un reddito e un welfare europei senza limitazioni legate alla cittadinanza e di un permesso di soggiorno europeo indipendente dal contratto di lavoro e dal reddito – che possono aprire, proprio per la loro scala europea, nuovi spazi di politicizzazione. Si tratta allo stesso tempo di valorizzare, rafforzare e diffondere le pratiche di accoglienza e mutualismo che si oppongono al governo della mobilità europeo aprendo spazi di libertà a livello locale.
Sappiamo che quella dello sciopero è una sfida difficile, perché difficili sono le attuali condizioni sociali e politiche. Pensiamo però che le questioni del lavoro migrante e del razzismo istituzionale, della precarizzazione diffusa, dell’attacco ai salari e al welfare, devono conquistare la scena nello spazio europeo. Anche se difficile, lo sciopero è un progetto concreto che può trovare nel prossimo primo marzo un momento di sperimentazione. «24 ore senza di noi» significano anche allargare lo spazio del «noi», creando le condizioni affinché tutti coloro che sono sfruttati e vivono in uno stato di precarietà a tempo indeterminato lottino insieme.
Facciamo appello ai migranti, ai precari e alle precarie; agli operai e le operaie che ai migranti sono legati nelle fabbriche e lungo le catene transnazionali dello sfruttamento; ai lavoratori pubblici e privati, del terzo settore, della logistica; ai lavoratori autonomi di seconda generazione e partite Iva; agli studenti e ricercatori che rifiutano i tagli e la mobilità; ai rifugiati e ai lavoratori e lavoratrici dell’accoglienza che negli ultimi mesi hanno lottato contro le politiche dell’emergenza e dell’esclusione e contro la propria quotidiana precarietà; gli insegnanti, che rifiutano la degradazione della scuola pubblica e le politiche di subordinazione e discriminazione dei migranti cui il governo li vuole obbligare; alle realtà impegnate in pratiche di mutualismo e accoglienza; al mondo dell’associazionismo impegnato contro le diverse forme del razzismo: tutte queste figure oggi frammentate possono trovare nel primo marzo un momento di convergenza inedito.
Facciamo appello per avviare percorsi territoriali di coordinamento, al fine di permettere, all’interno della cornice comune, una partecipazione diffusa e più ampia possibile alla giornata. Invitiamo a organizzare momenti di lotta che possano convergere in momenti comuni di piazza nel pomeriggio del primo marzo, in modo da dare a tutti e tutte, anche chi non potrà partecipare ad altre iniziative, la possibilità di prendere parte alla giornata.
Come affermato dalla piattaforma dello Sciopero Sociale Transnazionale nell’appello del primo marzo, «non abbiamo né un’identità né un passato da difendere, ma solo un processo aperto per tempestare il presente»!
Prime adesioni:
Strike Meeting
Acrobax – Roma
AdL Emilia Romagna
Assemblea Lavoratori dell’Accoglienza – Roma
Associazione Cross-Point – Brescia
Bios Lab – Padova
Centri Sociali Emilia Romagna
CLAP – Roma
Cobas empolese
Communia Network
Comunità in Resistenza/CSA Intifada – Empoli
Confederazione USI
 ∫connessioni Precarie
Coordinamento Collettivi Sapienza
Coordinamento Lavoratori Autoconvocati – Contro la crisi
Coordinamento Migranti Emilia Romagna
Cs. Astra/Laboratorio Puzzle – Roma
ESC – Roma
Exploit – Pisa
La Boje – Mantova
LUR – Libera Università Roma
Migranti Ex SET – Bari
Resistenze Meticce – Roma
Rimake – Milano
Sial Cobas – Milano
Solidaria – Bari
Zero81 – Napoli

mercoledì 24 febbraio 2016

Primo marzo: per i diritti dei migranti, contro la precarietà del lavoro, per il reddito di dignità, per la pace

La Fiom aderisce alla giornata transnazionale di mobilitazione del prossimo primo marzo convocata dalla Transnational Social Strike Platform e invita le strutture a favorire la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori alle iniziative che si svolgeranno nei vari territori.
Il progetto dello sciopero sociale pone al centro le lotte dei migranti e prova a realizzare connessioni e coalizioni tra le diverse figure del lavoro e le diverse vertenze presenti nello spazio europeo. Questo va nella direzione che la Fiom intende perseguire con la coalizione sociale, che ha l'obiettivo di riunificare e ricostruire i diritti di cittadinanza delle donne e degli uomini nel lavoro e nella vita, di ricucire lo strappo che si è creato nel tessuto sociale e quindi di rafforzare la democrazia.
La Fiom intende essere protagonista di una battaglia democratica di contrasto alla xenofobia e di accoglienza a migranti e rifugiati. Si deve tornare alle pratiche fondanti del sindacalismo per il quale accoglienza non è solo solidarietà ma è anche ricerca comune di giustizia sociale.
La Fiom parteciperà alla giornata di mobilitazione con le proprie rivendicazioni e le proprie proposte sui migranti:
- La legge Bossi-Fini va cancellata e con essa l'odioso reato di clandestinità;
- L'iter amministrativo verso la cittadinanza deve diventare trasparente ed avere tempi certi. Deve essere considerato come diritto e non come favore da elargire con tempistiche lunghe che non vengono mai rispettate, condizionate dalla discrezionalità della pubblica amministrazione.
- Lo Ius soli va modificato perché così com'è viola la Costituzione. I bambini nati e vissuti in Italia vengono distinti in base alla capacità economica delle loro famiglie, escludendo tutti i figli di cittadini stranieri regolarmente soggiornanti che non riescono a soddisfare il requisito di reddito richiesto per l’ottenimento del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.
- La tassa sul permesso di soggiorno deve essere ridotta drasticamente, come ci ha invitato a fare la Corte di giustizia dell'Unione europea
Sul tema della precarietà del lavoro e del reddito di dignità la Fiom è impegnata a portare avanti la campagna nazionale della Cgil per la carta dei diritti universali del lavoro, che ha l'obiettivo di estendere diritti a chi non ne ha e riscriverne di nuovi per tutti.
L'appuntamento del primo marzo è anche un appuntamento in cui ribadire la nostra contrarietà alla guerra e al terrorismo. La Fiom condanna la follia distruttiva della violenza e del terrore che attraversa il mediterraneo, l'Europa, il medio oriente e l'Africa.
Non vogliamo nuove spedizioni ed avventure militari. Vogliamo costruire la pace e fermare la spirale di violenza e di follia umana con il diritto, le libertà, il dialogo, la solidarietà, la cooperazione, la giustizia sociale, il lavoro dignitoso, il rispetto dell'ambiente, la costruzione di una difesa comune europea, a partire dalla difesa civile non armata e nonviolenta con l'istituzione dei corpi civili europei di pace. L'Italia non può e non deve essere coinvolta in nuove guerre, né essere promotrice di politiche di guerra.
 
Fiom Cgil Nazionale

IX Congresso Nazionale della FdCA

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1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)