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mercoledì 8 giugno 2016

Così i curdi siriani hanno abbandonato Marx per mio padre

da La Stampa

22/04/2016

CLAUDIO GALLO

http://www.lastampa.it/2016/04/22/cultura/cos-i-curdi-siriani-hanno-abbandonato-marx-per-mio-padre-WOVS5lxc8XH7Iyt75hx9DN/pagina.html


Debbie non è solo la figlia di Murray Bookchin, il teorico del comunalismo. Scrittrice e giornalista, ha pubblicato un libro scottante sul vaccino anti-polio americano infettato da un virus potenzialmente cancerogeno, tra gli Anni 60 e 80. Ma, certo, è anche la figlia di suo padre, appassionata curatrice dell’eredità intellettuale del filosofo, figlio di ebrei russi emigrati in America.

Dal leader del Pkk Abdullah Öcalan ai curdi di Kobane, tutti hanno abbandonato Marx per suo padre: che cos’è il comunalismo?


«Il comunalismo è l’idea che la democrazia funzioni meglio quando i cittadini decidono insieme in assemblee locali. Si guardano in faccia e discutono di argomenti importanti per la comunità, inviano delegati revocabili ai consigli regionali. Il potere resta a livello locale e non è mai trasferito allo Stato-nazione. Mio padre vedeva nelle assemblee la possibilità di formare un senso di cittadinanza sempre più illuminato. La gente dovrebbe reclamare la politica come qualcosa che si pratica invece di votare per qualcuno e sperare in bene. Il comunalismo comprende ciò che mio padre chiamava una "economia morale", in cui la gente decide insieme sull’uso delle risorse naturali per la produzione economica, avendo in mente l’impatto ambientale».

Una visione senza denaro né mercato: com’è possibile?


«Oggi diamo il capitalismo per scontato, ma non è un comandamento di Dio. Nella maggior parte della storia le società hanno funzionato senza. Come mio padre ha sottolineato per la prima volta negli Anni 60, la rotta di collisione del capitalismo con la natura minaccia la sopravvivenza della nostra specie. La sua logica "cresci o muori" impone un incessante sfruttamento delle risorse naturali. La crescita rapace e l’individualismo, a cui ha dato vita, hanno portato al riscaldamento globale che rischia di rendere il pianeta inabitabile per i nostri nipoti. Per ciò che riguarda il denaro, ci sono molti esempi nella storia di persone che hanno lavorato insieme per il bene della società senza doverlo usare: dalle società primitive ai grandi kibbutz israeliani. Il comunalismo crede che, in una società libera, ognuno contribuisca al benessere della società con le sue differenti abilità, interessi e desideri».

Com’è arrivato il comunalismo tra i curdi?


«Quando Abdullah Öcalan fu condannato all’ergastolo, l’avvocato gli portò in prigione molti libri, tra cui alcuni di mio padre tradotti in turco, come L’ecologia della libertà e From Urbanization to Cities (Dall’urbanizzazione alle città).



Öcalan era diventato scettico sul marxismo-leninismo che aveva portato a trent’anni di guerra con lo stato turco. Così si convinse che, abbracciando le idee di mio padre, i curdi avrebbero potuto raggiungere l’autogoverno e una vera democrazia, anche dentro ai confini turchi. Con il concetto di confederalismo democratico, Öcalan ha incorporato il pensiero di mio padre, ma poi ha aggiunto idee originali, specialmente l’enfasi sul ruolo delle donne».

Cosa rimproverava suo padre a Marx?


«Mio padre aveva un enorme rispetto per Marx, ma per lui il marxismo contemporaneo viveva nel passato. La "analisi di classe" e le tattiche impiegate dai rivoluzionari negli Anni 30 andavano superate. Bisognava capire perché i lavoratori non avevano fatto la rivoluzione. Respingeva la visione del proletariato come "classe egemonica". Per lui il cambiamento sociale poteva avvenire soltanto appellandosi alla gente, ai cittadini in quanto parte di comunità che non cercano solo l’eguaglianza economica ma anche aria e acqua pulite, cibo sano, e la fine di tutte le forme di gerarchia e oppressione: razza, etnia, genere... Aveva visto che in Europa Orientale il socialismo non aveva portato la libertà. Credeva che il potere dovesse essere decentralizzato e portato a livello municipale, non consegnato a un partito centralizzato».

Perché i curdi sarebbero così importanti?


«Nel Rojava (l’area curda della Siria ndr) è stata creata una società dove le donne e gli uomini di qualsiasi etnia o religione lavorano insieme per tracciare il futuro delle comunità. La pianificazione economica è attenta all’ecologia, si pratica la forma più democratica di governo esistente, pur in condizioni di guerra. Un esempio affascinante».

Nel 2015, i curdi siriani sono stati accusati da Amnesty si aver demolito le case degli arabi..


«Seguire i progressi del progetto sociale nel Rojava è entusiasmante, tuttavia in condizioni di guerra si compiono errori, che vanno riconosciuti e corretti. Le prove raccolte sollevarono però alcuni dubbi, tra cui la veracità di certe interviste e alcuni aneddoti che non furono confermati. Molti pensano che quei fatti indeboliscano la credibilità del rapporto».

Curdi comunalisti e Washington insieme contro l’Isis: non è una strana alleanza?


«Dovrebbe essere una coalizione naturale, visto che gli Usa e la Ue si presentano come campioni della democrazia. L’Occidente riconosce che i curdi sono i suoi migliori alleati contro l’Isis, teme però che la Turchia spalanchi le porte agli emigranti verso l’Europa. Così si è piegato ai turchi e ha escluso i rappresentanti del Rajava dai colloqui di Ginevra sul futuro della Siria. Hanno chiuso un occhio sul sostegno di Ankara all’Isis e sui bombardamenti turchi delle città curde del Sud-Est, dove, con la pretesa di cercare i terroristi del Pkk, i militari hanno ucciso centinaia di civili innocenti, compresi bambini. Se credessero davvero alla democrazia, americani ed europei dovrebbero invitare i rappresentanti del Rojava a Ginevra e incoraggiare l’espansione del suo modello in Siria. Sarebbe un modo per favorire una soluzione pacifica e democratica che permetta alla gente di rimanere a casa invece di dover fuggire».

Un Rojava autonomo dovrà fare i conti con la Turchia: ci sarà una nuova guerra?


«Sono una giornalista, non un’analista mediorientale, non so predire se ci sarà una guerra. La mia impressione è che la gente abbia ragione a temere la svolta autoritaria di Erdogan. Un regime autoritario porterà più disordini e instabilità. Una cosa negativa per la gente della regione, che mina i nostri sforzi per sconfiggere l’Isis. Spero che i leader occidentali vorranno usare tutto il loro peso per fermare la violenza di Erdogan contro il popolo curdo e insistere per un ritorno al negoziato. È chiaro che la "questione curda" non può essere risolta militarmente. Prima Erdogan riprenderà i negoziati, meglio sarà per la società turca e per il mondo intero».

mercoledì 1 giugno 2016

Elezioni amministrative 2016. Per cosa si vota? Per chi votare?

NON OCCORRONO SINDACI PER UNA GESTIONE DIRETTA

Elezioni amministrative 2016. Per cosa si vota? Per chi votare?


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Si vota per un sindaco ed una giunta che applichino la Legge di Stabilità

2016.

Si vota per un sindaco ed una giunta che siano in grado di gestire le città

ed i paesi in maniera tale che il bilancio del loro Comune sia a saldo non

negativo, a costo di vendere il patrimonio pubblico, a costo di far costruire

ovunque, a costo di sfratti e sgomberi.

Questo è il programma elettorale di tutti i candidati sindaci d'Italia.

Questa è la libertà di voto concessa dai vincoli di bilancio nazionali ed

europei.

Noi, invece, abbiamo un altro programma e vogliamo un'altra libertà.


Costruire l'alternativa libertaria nelle città, quartiere per quartiere, facendo

della solidarietà la forza per risolvere i bisogni quotidiani, restituendo

rappresentanza e potere alle istanze dal basso, rivendicando il diritto a

vivere la città con la garanzia di servizi e di assistenza, di abitazioni e di



accoglienza, per riappropriarci della città e del territorio, di spazi e

ambienti, sottratti alla speculazione capitalistica e restituiti alla socialità

popolare.

Per tutto questo, non occorrono sindaci di sorta.

Alternativa Libertaria - 5 giugno 2016

 
 
 
 
 
 
 
 
La nuova Legge di Stabilità: Comuni a pareggio di bilancio... non negativo


A ridosso delle elezioni amministrative, il governo vara la Legge di Stabilità che sembra

introdurre un alleggerimento del ventennale Patto di Stabilità e rinviare l'applicazione del Fiscal

Compact, ma solo per quest'anno.

Il pareggio di bilancio viene sostituito con il saldo... non negativo tra entrate finali e spese

finali! Dice che così i Comuni potranno utilizzare le risorse vincolate.

In realtà, le amministrazioni comunali non potranno assolutamente avere la possibilità di
svincolare le proprie risorse se non entro i limiti stringenti di quello che rimane un pareggio di

bilancio. Infatti viene consentito, per il solo anno 2016, di poter utilizzare le risorse già accantonate


(per esempio un avanzo di bilancio) messe a finanziamento di spese programmate.

A fine anno 2016 sarà obbligo per i Comuni, anche con meno di 1000 abitanti (prima esclusi

dal Patto), certificare il pareggio di bilancio (come per il Patto) ma a saldo negativo (quindi le

entrate finali devono essere pari o superiori alle spese finali).

Chi non rispetterà l'obiettivo sarà sanzionato.
Nonostante le roboanti dichiarazioni del Governo e dell'ANCI sulla fine del Patto di Stabilità,

siamo invece di fronte alla solita logica di limitare le possibilità di spesa degli enti locali, anche

se questi ultimi dispongono di avanzo di amministrazione e di liquidità di cassa.
Il saccheggio del territorio


Dove trovare i soldi per i Comuni, una volta privati dell'autorità impositiva?

La Legge di Stabilità autorizza l'uso del 100% delle entrate da oneri di urbanizzazione per

finanziare alcune spese correnti.

Ma gli oneri di urbanizzazione sono entrate aleatorie, per loro natura straordinarie e molto

variabili, su cui non si può contare per dare continuità alle spese correnti.

E soprattutto, favorire il ricorso agli oneri di urbanizzazione significa, di fatto, incentivare il

consumo del territorio, il suo saccheggio, la sua riduzione a produttore di entrate, alimentando quei

processi di espropriazione e riconversione dei centrali quartieri operai, in abitazioni per la classe

media (gentrificazione) che per riqualificazione intendono solo valorizzazione capitalistica e

certezza di profitti.

In questa direzione va anche la vendita di immobili di proprietà comunale, spesso già

occupati da centri sociali, associazioni culturali e comitati di inquilini che hanno occupato e

rivitalizzato edifici fatiscenti, su cui si abbatte la scure della repressione, degli sgomberi e della
distruzione di reti di solidarietà incompatibili con la legge del profitto.


tutto iniziò col Patto di Stabilità ed il Fiscal Compact
Dal 1999 è in vigore il Patto di Stabilità interno ai Comuni: una vera e propria mannaia che


incombe sui bilanci locali, obbligando a vincolare fondi che invece potrebbero essere utilizzati per

garantire servizi essenziali sui territori (opere pubbliche, strade, miglioramento dei trasporti,
dellilluminazione pubblica, gestione rifiuti, servizi per le scuole e sociali, ...).


Tra il 2011ed il 2012 -prima con il governo Monti e poi con il governo Letta, su esplicita

richiesta del Consiglio Europeo di Bruxelles- viene istituito il Fiscal Compact (in Italia è la Legge

43/2012), che limita per i Comuni la possibilità di indebitarsi ulteriormente, imponendo il pareggio

di bilancio.

Un colpo durissimo per i Comuni in grave sofferenza economica.

Sono stati anni di drammatico peggioramento delle condizioni di vita per le classe popolari delle

città, costrette a sottostare alle leggi dell'austerity imposte dai governi italiani e dalla Unione

Europea.

I provvedimenti che obbligano alla riduzione della spesa per il personale, che bloccano il

rinnovo dei contratti di lavoro negli enti locali, che alimentano le esternalizzazioni e le

privatizzazioni dei servizi sono infatti figli del Patto di Stabilità.

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)