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domenica 30 aprile 2017

primo maggio anarchico a Piove di Sacco (PD)


1 MAGGIO 2017, PER UNA TRASFORMAZIONE AUTOGESTIONARIA DELLA VITA SOCIALE

Quando, l’1 Maggio 1886, la Federazione dei Lavoratori di USA e Canada proclamò lo sciopero generale per le 8 ore di lavoro, la prima reazione delle/gli anarchici di Chicago fu quella di giudicare lo sciopero generale come insufficiente. Ma si resero successivamente conto della necessità di sostenere lo sciopero, in quanto furono capaci di vedere nella lotta per le otto ore non solo una semplice riforma, ma una profonda discontinuità col sistema capitalistico.
Gli slogan che si riferivano a 8 ore di lavoro, 8 ore per il riposo e 8 ore di tempo libero, coinvolgevano in quest’ottica il bisogno di coloro che lottano per farsi carico della propria vita, di scegliere qual è il senso del tempo, il senso del lavoro e della vita sociale in generale. Per questo nella campagna dei primi mesi del 1886, furono gli anarchici che pronunciarono i più ardenti discorsi contro l’ordine costituito e per la costruzione di una società di uguali, davanti a migliaia di scioperanti che si erano mobilitati negli Stati Uniti.
La feroce repressione e la persecuzione da parte dello Stato cadde su proprio su coloro che si erano mobilitati in quei giorni lasciando diversi morti e imprigionando quelli che in seguito divennero noti come i martiri di Chicago.
In oltre 130 anni di dominio da quel 1 Maggio 1886, il capitalismo ha raggiunto una globalizzazione senza precedenti. Ha esteso la sua politica neoliberista su gran parte del pianeta. Le sue organizzazioni internazionali agiscono con coerenza travolgente a beneficio di un piccolo gruppo di potenti, e per la frammentazione di ogni forma di resistenza. Distruggono il mondo del lavoro, i legami di solidarietà, la vita sociale, incrementano lo sfruttamento e peggiorano le condizioni di lavoro, creano enormi masse di povertà e di indigenza in tutto il mondo, reprimono le lotte sindacali e disincentivano la creazione di sindacati nei posti di lavoro.
In questa fase di grande difficoltà per milioni di lavoratori e lavoratrici perseguitati dalle guerre guerreggiate e dalla devastante ristrutturazione capitalistica in atto da 10 anni, dobbiamo costruire una strategia di rottura con il sistema di dominio. Per fare questo abbiamo bisogno di organizzare, in tutte le sfere della vita sociale una trasformazione radicale. In questo senso la costruzione di una forza capace di autogestione sociale è indispensabile se vogliamo sconfiggere le classi dominanti, per difenderci dai meccanismi economici e dalle istituzioni che ci opprimono con le politiche securitarie nonchè rafforzando le gerarchie sociali di comando e obbedienza.
E’ necessario costruire e partecipare in tutto il mondo a organizzazioni di classe che si oppongono al neoliberismo, che lottano contro la precarizzazione e le forme di distruzione della vita sociale: non bastano improbabili riforme bensì occorre un ribaltamento della prospettiva di vita e di organizzazione sociale in nome della solidarietà, della partecipazione, della soggettività individuale e collettiva che è in costante conflitto con il sistema capitalistico.
Il comunismo anarchico è la prassi storica degli oppressi, che si traduce nella costruzione di un progetto sociale che propone il primato della autogestione a tutti i livelli della vita sociale: questo è il percorso che abbiamo scelto per costruire un mondo senza dominio, per costruire questo orizzonte di libertà e, come i martiri di Chicago, come i tanti compagni e le tante compagne che nella nostra storia hanno dedicato la loro vita a questo, ora spetta a noi trovare il modo di impegnarci e lottare per questa causa.
Qui ed ora.

mercoledì 27 aprile 2016

70 anni di Resistenza, 70 anni di lotte sociali


25 aprile 2016, 1 Maggio 2016

70 anni di Resistenza, 70 anni di lotte sociali

 

Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamava l'insurrezione in tutti i territori italiani ancora occupati dai nazifascisti.

Nel giro di 6 giorni, quasi tutta l'Italia settentrionale era stata liberata dai partigiani.

Così il Primo Maggio si festeggiarono contemporaneamente la liberazione e la giornata internazionale dei lavoratori, soppressa dal fascismo da 24 anni.

Nella storia italiana, le due date sono dunque intrinsecamente unite dai tumultuosi eventi di quella primavera del 1945: la libertà riconquistata si inverava nel 1Maggio, nella giornata della memoria dei martiri di Chicago del 1886 e della riaffermazione del movimento dei lavoratori come protagonista della lotta anticapitalista ed antifascista.

Le due giornate furono poi proclamate feste nazionali nel 1946.

70 anni di lotte per la libertà e l'uguaglianza

Da allora le due giornate simbolo della resistenza antifascista e della resistenza operaia sono state prima osteggiate con la violenza padronale-statale-mafiosa (si pensi alla strage del 1 Maggio di Portella della Ginestra nel 1947), poi lentamente ricondotte alla ritualità del nuovo Stato sorto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, allo scopo di sottrarre ogni spazio di autonomia alla vigilanza popolare antifascista ed alle organizzazioni operaie.

Sono stati decenni in cui quel fascismo, sconfitto militarmente, è riuscito a inserirsi ed a riprodursi all'interno dello Stato e della criminalità organizzata, fino a compiere stragi di popolo per spargere il terrore necessario ad arrestare le lotte operaie e studentesche.

Sono stati decenni in cui il capitalismo italiano ha potuto riprendere l'accumulazione di profitti, imponendo al paese dure condizioni salariali e normative.

Ma l'operazione di riduzione a memorialistica e di depotenziamento del 25 aprile e del 1 Maggio, portata avanti dalle istituzioni statali e da organizzazioni sindacali collaborative e rinunciatarie, non è riuscita a distruggere l'antifascismo ed a falsificarne la memoria, non è riuscita a piegare le lotte dei lavoratori e la loro capacità organizzativa.

Sono stati 70 anni di lotte per la libertà e l'uguaglianza.

Il 25 aprile per contrastare il fascismo oggi

Oggi che il fascismo si esprime sempre più concretamente con le politiche securitarie di Stato e con i partiti politici a vocazione razzista, con la violenza di strada contro immigrati ed attivisti e con il controllo mafioso dell'economia, il 25 aprile assume significati politici inediti.

Nelle manifestazioni locali unitarie, occorre dunque portare i temi antirazzisti della cittadinanza per tutti e delle politiche di accoglienza; occorre portare la rivendicazione della indisponibilità di spazi pubblici e di sedi pubbliche per tutte le formazioni che si richiamano al nazifascismo; occorre vigilare per denunciare le collusioni delle istituzioni con i racket fascio-mafiosi.

Occorre rendere tutto questo parte di una consapevolezza diffusa e popolare, creando reti antirazziste nei quartieri e nelle città, in uno sforzo di unità delle forze antifasciste, degno della migliore tradizione anarchica, come tra il 1919 ed il 1922.

Questo il miglior omaggio che oggi si possa fare alla memoria dei proletari che tentarono di fermare   i fascisti ed alla memoria dei partigiani poi, che hanno combattuto e perso la vita per la libertà e per l'uguaglianza.

Il Primo Maggio per contrastare il capitalismo oggi

Anche il Primo Maggio, lungo la traiettoria storica che dalle origini di 130 anni fa conduce all'oggi, torna a riproporre il tema del riscatto del lavoro dallo sfruttamento e dal fascismo aziendale.

La soppressione di diritti, tutele e libertà sindacali, che caratterizza questa fase neoliberista del capitalismo internazionale, riguarda tutti i paesi.

La solidarietà di classe sembra   scomparsa, riemergono i nazionalismi, si fa strada il razzismo, crescono le guerre di religione, aumenta nel pianeta lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo....

   In questa situazione milioni di donne e uomini lottano contro ogni avversità, per i propri bisogni,   nella ricerca della propria dignità.

 Ed ovunque la prima risposta è quella di rivendicare il diritto di coalizione dei lavoratori nei luoghi di lavoro, il diritto di sciopero, il diritto alla sicurezza, mettere in discussione i profitti, respingere i licenziamenti ed applicare i contratti collettivi a tutti i lavoratori.

In ogni paese c'è un Jobs Act che cerca disperatamente di spezzare la capacità di lotta dei movimento dei lavoratori.

In tanti paesi le manifestazioni per il Primo Maggio vengono vietate e represse; in Italia usiamo il Primo Maggio per rilanciare organizzazione dal basso e speranza, conflittualità sindacale e fiducia.

Alternativa Libertaria/fdca

1° Maggio anarchico a Noventa Padovana


  I° MAGGIO 2016

         Un appuntamento che si rinnova.

 

 

PIC NIC autogestito (ognuno porta qualcosa da condividere con gli altri)

 

Dalle ore 12:00 fino alle ore 20:00 presso:

  

EX FORNACE DI NOVENTA PADOVANA

in via Noventana 181, Noventa Padovana PD (vedi mappa)  

 

 

Dalle ore 15: si potrà ascoltare musica e canzoni con:

-      BERRETTO FRIGIO (canti di lotta e di resistenza)

-      B. MOVIE BAND (R&B Music)

-      Altri gruppi che intendono unirsi alla festa

 

 

Bancarella dei libri sull’Anarchia e non solo

 

Saranno a disposizione: VINO, PANE, SALAME, FORMAGGIO, BIBITE

Offerti dall’”Ateneo degli Imperfetti 

 

 

Partecipazione alle spese: ALMENO 5(a persona), sono gradite anche partecipazioni più cospicue.

 

 

 

Ateneo degli Imperfetti

www.ateneoimperfetti.it   

mercoledì 24 febbraio 2016

Primo marzo: per i diritti dei migranti, contro la precarietà del lavoro, per il reddito di dignità, per la pace

La Fiom aderisce alla giornata transnazionale di mobilitazione del prossimo primo marzo convocata dalla Transnational Social Strike Platform e invita le strutture a favorire la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori alle iniziative che si svolgeranno nei vari territori.
Il progetto dello sciopero sociale pone al centro le lotte dei migranti e prova a realizzare connessioni e coalizioni tra le diverse figure del lavoro e le diverse vertenze presenti nello spazio europeo. Questo va nella direzione che la Fiom intende perseguire con la coalizione sociale, che ha l'obiettivo di riunificare e ricostruire i diritti di cittadinanza delle donne e degli uomini nel lavoro e nella vita, di ricucire lo strappo che si è creato nel tessuto sociale e quindi di rafforzare la democrazia.
La Fiom intende essere protagonista di una battaglia democratica di contrasto alla xenofobia e di accoglienza a migranti e rifugiati. Si deve tornare alle pratiche fondanti del sindacalismo per il quale accoglienza non è solo solidarietà ma è anche ricerca comune di giustizia sociale.
La Fiom parteciperà alla giornata di mobilitazione con le proprie rivendicazioni e le proprie proposte sui migranti:
- La legge Bossi-Fini va cancellata e con essa l'odioso reato di clandestinità;
- L'iter amministrativo verso la cittadinanza deve diventare trasparente ed avere tempi certi. Deve essere considerato come diritto e non come favore da elargire con tempistiche lunghe che non vengono mai rispettate, condizionate dalla discrezionalità della pubblica amministrazione.
- Lo Ius soli va modificato perché così com'è viola la Costituzione. I bambini nati e vissuti in Italia vengono distinti in base alla capacità economica delle loro famiglie, escludendo tutti i figli di cittadini stranieri regolarmente soggiornanti che non riescono a soddisfare il requisito di reddito richiesto per l’ottenimento del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.
- La tassa sul permesso di soggiorno deve essere ridotta drasticamente, come ci ha invitato a fare la Corte di giustizia dell'Unione europea
Sul tema della precarietà del lavoro e del reddito di dignità la Fiom è impegnata a portare avanti la campagna nazionale della Cgil per la carta dei diritti universali del lavoro, che ha l'obiettivo di estendere diritti a chi non ne ha e riscriverne di nuovi per tutti.
L'appuntamento del primo marzo è anche un appuntamento in cui ribadire la nostra contrarietà alla guerra e al terrorismo. La Fiom condanna la follia distruttiva della violenza e del terrore che attraversa il mediterraneo, l'Europa, il medio oriente e l'Africa.
Non vogliamo nuove spedizioni ed avventure militari. Vogliamo costruire la pace e fermare la spirale di violenza e di follia umana con il diritto, le libertà, il dialogo, la solidarietà, la cooperazione, la giustizia sociale, il lavoro dignitoso, il rispetto dell'ambiente, la costruzione di una difesa comune europea, a partire dalla difesa civile non armata e nonviolenta con l'istituzione dei corpi civili europei di pace. L'Italia non può e non deve essere coinvolta in nuove guerre, né essere promotrice di politiche di guerra.
 
Fiom Cgil Nazionale

giovedì 7 maggio 2015

Alla ricerca di un (reale) conflitto sociale di Thomas Müntzer - Communianet.org

Alla Mayday milanese si è mostrata in piazza una parte importante, determinata e determinante delle soggettività politiche e sociali che si oppongono alle politiche del governo Renzi e alle narrazioni sulle "magnifiche sorti e progressive" che si aprirebbero davanti al nostro paese grazie alla “politica del fare”. Trentamila persone, dipinte dal Presidente del Consiglio e da media compiacenti come “gufi” fuori e contro la storia, come un pittoresco residuo che non riesce a intendere il cambiamento in atto. Al contrario i trentamila in piazza hanno compreso bene la direzione del "cambiamento" imposta da questo Governo. E hanno compreso bene come l'evento Expo – per certi versi episodio "marginale" di fronte a quanto succede nel mondo – sia al tempo stesso simbolo e acceleratore (sul piano politico, economico e ideologico) di tali politiche. La rete milanese NoExpo da sette anni lavora, con tenacia e intelligenza, per demistificare l'evento, rendere chiaro quale sia il suo significato e quali conseguenze sta producendo. Un lavoro che ha prodotto riflessioni, analisi, denunce e che ha provato anche a far circolare proposte alternative, non all'evento in sé, quanto alla narrazione e alle politiche che accelera. Non si può non vedere però che questo lavoro non è bastato a produrre un allargamento significativo della superficie di contatto con i soggetti colpiti da quelle politiche e che in diversi modi avremmo dovuto coinvolgere in maniera diretta e comprensibile: promuovendo pratiche di opposizione e strumenti per l'autorganizzazione e la partecipazione su obiettivi specifici. Un po’ sul modello di quello che abbiamo visto in Brasile per le mobilitazioni contro le politiche prodotte dal Mondiale di calcio. Ma la dimensione dell’autorganizzazione dei soggetti è stata del tutto assente, o quasi. È questo il primo problema che tutti ci dovremmo porre, antecedente alla dinamica fuoriuscita dalla piazza e che in parte ne spiega anche la difficoltà: come si radica socialmente la lotta contro Expo? Il corteo – anche uno importante come questo della Mayday – non è mai il momento principale e nemmeno il più importante in cui si pratica il conflitto, ma deve essere un piccolo evento capace di parlare non solo a chi vi partecipa ma anche, in questo caso, di svelare alla città la realtà nascosta dietro la campagna martellante dei media. Per poter poi rilanciare il conflitto e l’autorganizzazione contro le politiche di precarizzazione, cementificazione e debito imposte da Expo. Tale rilancio dalla may day è stato evidentemente reso più difficile dalle scelte di una soggettività politica organizzata che ha voluto fare di quel corteo un momento di estetica del riot, imponendo una pratica di piazza dentro e contro la volontà della maggior parte delle donne e degli uomini che partecipavano. Non prendiamoci in giro. Ciò che si è visto a Milano non è stata una rivolta spontanea di un conflitto reale, ma la semplice rappresentazione scenica della rivolta, la manifestazione di una forza organizzata che ha voluto spezzare il ritmo e il consenso che in questi anni la rete NoExpo ha cercato di costruire in maniera aperta alle diverse soggettività. Un modo come un altro per mettere il “cappello” ad una manifestazione, in maniera ormai piuttosto vecchia e scontata. Noiosa. Si, noiosa, perché i riot visti a Milano non hanno nulla a che vedere con quanto accade a Baltimora. Un conto è l’espressione di una rabbia diretta, autorganizzata e rivolta direttamente contro ciò che si contesta, altro è una pratica organizzata da una precisa soggettività politica, per di più senza un obiettivo comprensibile. Non ci interessa alcun discorso moralista sentito in questi giorni, né l’idea di dover educare a una presunta "giusta pratica rivoluzionaria". Così come non ci interessano le tante sciocchezze sentite riguardo a infiltrazioni di vario tipo. A noi interessa l’autorganizzazione dei soggetti sociali, e la democrazia dei movimenti, e sono proprio queste le dinamiche del tutto assenti nei fatti della may day. L’autorganizzazione non si organizza, produce le sue forme nelle dinamiche del conflitto, ma in una fase in cui il conflitto reale va ancora costruito le soggettività sociali e politiche devono sapersi coalizzare, mettersi in rete rispettandosi e arricchendosi l’un l’altra. Specie in una fase ben diversa da quella di 10 o 15 anni fa, in cui qualche soggetto, partito o area politica poteva dirsi egemone rispetto ad altre. Non ci interessa separare i buoni dai cattivi, questo giochino lo lasciamo ad altri. A noi interessa avere corrette relazioni nel movimento in grado di rispettarne l’eterogeneità, unico modo in questa fase per costruire reti di opposizione sociale e politiche più larghe e inclusive, in grado di saper allargare la partecipazione conflittuale. Intendiamoci. La scelta della stampa di concentrare tutta l'attenzione sugli eventi e gli "scontri" – già presa nei giorni precedenti inventando inesistenti “assalti” a banche e ritrovamenti di fantasiosi armamentari – è volutamente strabica. Parlare di una città "devastata" e di Milano a “ferro e fuoco” per danni limitati ad un triangolo di vie, fa parte della narrazione tossica che volevano cucire sopra i no Expo, fomentando un’indignazione del tutto sproporzionata e fuori luogo sulla città “violata”. La manifestazione organizzata da PD e maggioranza arancione ha messo in campo un proposta moralistica del tutto ipocrita. Si fomenta l’indignazione per danni economici circoscritti e contenuti nei costi, senza aver provato invece la minima indignazione per i miliardi di euro sprecati da Expo, per quelli finiti in tangenti e corruzione, e senza aver sprecato nemmeno un commento per chi è morto nel cantiere dell’Expo lavorando in condizioni infernali pur di renderlo “fruibile” il primo maggio. Un’ipocrisia che serve solo a contrapporre una presunta "Milano città aperta e solidale" alla possibilità del dissenso, presentandosi di fatto come il solo cambiamento possibile. Così come ci fanno venire l’orticaria le richieste di "condanne esemplari" e l’insistenza sul reato di "devastazione e saccheggio" (con pene che arrivano fino a 15 anni!), dispositivo letale reintrodotto per reprimere i fatti di Genova 2001 e da allora sventolato ad ogni manifestazione con scontri di piazza per criminalizzare il movimento intero, colpendo singole persone e tentando di affrontare una questione politica e sociale sul piano penale. Noi rivendichiamo fino in fondo di aver partecipato all'organizzazione della Mayday e la nostra internità alla rete Attitudine No Expo (che è chiamata ad una difficile e importante discussione, che comincia con il comunicato uscito ieri). Rivendichiamo la scelta di stare in un corteo difficile, per il quale segnali di possibili episodi che non avremmo condiviso c'erano tutti, ma pensiamo sia stata sbagliata la scelta di alcuni di porsi fuori, di subire il ricatto delle possibili "violenze", di non tentare e inventare pratiche autonome, democratiche ed efficaci. Oggi però si impone una riflessione sulle pratiche e sulla capacità di proteggerne il senso collettivo e la possibilità reale di raggiungere gli obiettivi che ci si è dati collettivamente – senza cadere nella scorciatoia (peraltro impossibile da realizzare) della costruzione di servizi d'ordine capaci di risolvere le questioni sul piano "militare". La questione è politica e politicamente va risolta. Una riflessione sulle pratiche che investa i modi con cui si esprime conflitto in un corteo, ma che sappia andare anche al di là interrogando la quotidianità dell'impegno sociale e politico, fatta di riappropriazione, percorsi politici capaci di essere credibili e aperti, relazioni dal basso e conflitto – per radicare socialmente le lotte e ottenere risultati, pur in un contesto non facile. Per questo vogliamo valorizzare quanto la rete ha fatto in questi giorni, oltre al corteo. Stiamo parlando del nostro contributo alla realizzazione della "tavolata popolare" davanti Eataly, insieme allo spazio Fuorimercato e Genuino Clandestino – momento che ha mostrato le alternative che esistono e che vanno costruite ogni giorno. Parliamo delle iniziative della e alla RiMaflow. Parliamo della nostra presenza nella rete NoExpoPride e così via... Pratiche volte a promuovere, salvaguardare e consolidare percorsi sociali, con l'obiettivo di una politicizzazione collettiva. Ogni "coalizione sociale" può essere un terreno dove sperimentare e costruire questa politicizzazione collettiva, se è capace di produrre iniziativa e di includere conflitti, vertenze, pratiche dal basso. I prossimi sei mesi la sfida sarà riuscire a manifestare la nostra opposizione a Expo e a quello che rappresenta oltre la forma corteo e oltre la risposta ad ogni evento. E' la sfida di saper costruire un conflitto sociale reale. Quello che vogliamo e dobbiamo fare è consolidare le reti esistenti, allargare la superficie di contatto con chi è colpito dalle politiche renziane, costruendo spazi per la loro autorganizzazione e insieme capire davvero come quelle politiche incidono sulle nostre vite. Expo esiste e continuerà a esprimere narrazione tossica, ideologia, circuiti di relazioni per il rilancio dei profitti. Noi dobbiamo essere in grado non solo di costruire una diversa narrazione, ma di saperla comunicare; non solo di costruire spazi di riappropriazione, ma di saperli aprire e rendere attraversabili; non solo denunciare le nuove schiavitù e sfruttamento del lavoro, ma di intercettare i soggetti reali favorendone l’autorganizzazione realmente conflittuale.

Lettera aperta ai funzionari e alle funzionarie dello Spettacolo dopo il primo maggio a Milano di Andrea Zappa

Lettera aperta ai funzionari e alle funzionarie dello Spettacolo dopo il primo maggio a Milano http://video.repubblica.it/dossier/expo-milano-2015/noexpo-un-manifestante-a-tgcom24-giusto-spaccare-tutto/199573/198622 http://video.repubblica.it/dossier/expo-milano-2015/parla-lo-studente-che-giustificava-gli-scontri-chiedo-scusa-pronto-a-pulire-la-citta/199621/198670 Cari funzionari e care funzionarie dello Spettacolo, voi avete preso la vita di un ragazzo di provincia e l'avete messa in esposizione nel giorno inaugurale della grande festa autocelebrativa del Tutto e del Nulla. Voi avete preso la vita di questo ragazzo, l'avete messa sul palcoscenico e ne avete fatto la prima Merce in esposizione della grande fiera unidimensionale dell'Impero. In un giornata in cui decine di migliaia di persone protestavano consapevolmente, lucidamente e con un lungo elenco di motivazioni inattaccabili contro la Grande Fiera delle Sorti Progressive di cui voi siete gli entusiasti menestrelli, voi avete reso pubblica, sulle vostre oscene pagine virtuali, solamente la penosa storia di questo ragazzo, usandolo scientemente con l'intenzione di denigrare, ridurre e demolire ogni opposizione ragionata. Ma ciò di cui forse non vi siete resi conto, cari funzionari e care funzionarie dello Spettacolo, è che la vita di questo ragazzo, il vuoto che sta dietro le sue parole, il suo sguardo allucinato sono la denuncia più grande che potevate fare ad Expo perché essi non sono altro che il principale prodotto di Expo, di un Mondo che si fa prima Merce e poi Esposizione, voglioso di mettere in mostra sé in quanto Merce e il proprio mettersi in mostra in quanto Spettacolo. La Merce si fa Spettacolo e lo Spettacolo diventa l'unica vera Merce. Il suo vuoto è il vostro vuoto, è il vuoto in Expo(sizione) della vostra Società (per azioni s'intende) da difendere. Le motivazioni di questo ragazzo, che voi pretendete denigrare, la sua fragilità, che voi avete triturato come un pulcino nel grande Macello della Disinformazione, sono un sotto prodotto di decenni di inebetimento televisivo e di quindici anni di Virtualismo acritico. Questo ragazzo, che verrà presto trascinato in gita scolaresca ad Expo dagli zelanti funzionari e funzionarie del Ministero della Distruzione incaricati del suo indottrinamento, si è sentito finalmente vivo in mezzo al "disastro". Dopo lunghi anni di apprendistato da spettatore o da giocatore virtuale si è sentito per la prima volta attore, parte dello Spettacolo da voi scenografato, al centro di una scena incredibilmente più grande di lui. E ha provato piacere nel prendere parte alla distruzione. E ha provato piacere a raccontervelo, ancora sotto adrenalina, salvo poi chiedere scusa per le parolacce e fare Repubblica ammenda per il padre "incazzato" davanti alle vostre esclusive e viscide telecamere che dopo averlo condannato all'imbecillità gli hanno offerto una pelosa redenzione trasformandolo in figlio di papà che ha sbagliato condendo il tutto con un po' di italiano familismo da sceneggiato. Voi, che siete poi gli stessi che con altre facce, altri abiti e soprattutto altri mandati dai vostri direttori editoriali (c'è un pubblico per ogni manipolazione, quello colto e impegnato che predilige i piatti più raffinati, e quello più becero che si nutre di sensazioni a buon mercato), richiedete interviste all'affascinante anarco-contadino Genuino Clandestino, voi e la vostra Esposizione Universale avete vinto da tempo, e lo sapete fin troppo bene. Ma di una cosa forse potreste continuare ad avere paura. Del fatto che nella vita di questo ragazzo, quegli attimi di distruzione resteranno, forse isolati, come qualcosa di vero, di vivo e di autentico in mezzo a un mare di falsità, di non senso e di alienazione. Ecco, forse questo ricordo incastonato lì nella sua memoria, anche se diventerà il più diligente dei funzionari, resterà sempre una piccola ma inquietante spina nel vostro fianco. Magari. Andrea Zappa

martedì 5 maggio 2015

EXPO 2015: nutrire il capitalismo, energie per lo sfruttamento

1 Maggio manifestazione internazionale a Milano contro un’altra grande opera inutile, contro 6 mesi di menzogne e annichilimento dei diritti, per liberare l’agricoltura dal profitto e dallo spreco Abbiamo davanti a noi 6 mesi per denunciare tutte le nefandezze dell’Expo 2015 di Milano, per mobilitarci ancora in difesa dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori, per la diffusione di un progetto alternativo di agricoltura. Questo mostro finanziario ha già sputato truffe, affari, debiti, sfruttamento, repressione e fame camuffata da nobili scopi alimentari. La truffa: gli investimenti previsti si sono ridotti da 20 a 3 miliardi di euro, quelli sul sito prescelto, tra Milano e Rho, da 4 miliardi a 800 milioni. Sono scomparsi il canale e i campi coltivati….sono rimasti solo cemento e padiglioni temporanei. Gli affari: il sito di Expo, pari ad 1.000.000 mq, che come suolo agricolo era valutato 16 euro/mq, è stato venduto dai suoi proprietari a 164 euro/mq alla Arexpo, società pubblica fondata da Comune e Regione, che lo ha acquistato come terreno edificabile. Arexpo si è indebitata con le banche per oltre 300 milioni da restituire nel 2016. Affari anche per gli appalti da centinaia di milioni di euro sul sito Expo 3, sui trasporti (linea 5 della MM, la Bre-Be-Mi e altre autostrade); per la pletora di alti burocrati e consulenti mobilitati da società Expo, Comune, Regione, Alta Autorità anti-corruzione…, per spartirsi i fondi e controllarsi a vicenda. Affari postumi per gli speculatori immobiliari, quando tra 6 mesi metteranno le mani a basso prezzo, su un’area perfettamente attrezzata e infrastrutturata, pronta per costruirci l’ennesimo quartiere di case e uffici di lusso. I debiti: il Comune di Milano si è indebitato non solo per finanziare l’acquisto dell’Area Expo, ma anche per effettuare tutte le opere al servizio di Expo (strade, Linea 5 della MM,..) Questo debito verrà scaricato su aumenti di tasse locali, di tariffe e con tagli dei servizi. Lavoro non pagato e supersfruttato: Expo 2015 è un’occasione d’oro per sperimentare nuove forme di sfruttamento, basate sul lavoro semi-gratuito o gratuito, con orari senza fine e sotto il ricatto di norme anti-sciopero, perché qualsiasi tentativo di difesa dei lavoratori viene considerato criminale e anti-nazionale. Un accordo del luglio 2013 tra società Expo e sindacati confederali prevede di assumere solo per qualche mese 800 apprendisti e stagisti: cioè a paga ridotta o senza paga, con il solo rimborso spese. A cui aggiungere 18.500 “volontari”, che dovrebbero lavorare gratis, ciascuno per due settimane di 40 ore, per “accogliere” i visitatori, durante i sei mesi di Expo. La miriade di imprese di trasporto, ristorazione, logistica, spettacoli, ecc…, utilizzerà manodopera temporanea, appaltata da cooperative ed agenzie di lavoro interinale, oppure lavoratori in nero o assunti a termine grazie al Jobs Act. Altro che 200.000 posti di lavoro!! Controllo statale: installate 550 telecamere ed una nuova centrale della Polizia Locale; opereranno 2500 poliziotti, carabinieri e finanzieri in più di quelli presenti, più 600 militari per il controllo del sito; si prevede che la magistratura debba far fronte a 100 processi per direttissima in più al giorno. Il governatore Maroni ha richiesto di sospendere il trattato di Schengen (libera circolazione nello “spazio europeo”) durante i sei mesi di Expo. Nutrire il pianeta?: il “nobile” pretesto per Expo 2015 è una vera e propria menzogna; centinaia di milioni di esseri umani vivono nell’indigenza ed in uno stato di nociva e deprivata alimentazione, semplicemente perché le imprese agro-alimentari hanno a cuore solo i loro profitti, incuranti della qualità e dei prezzi del cibo, oltre a distruggere o prendere per fame ogni tentativo di costruire filiere alternative nella produzione e distribuzione di cibo. La lotta: dalla privatizzazione e cementificazione dell’ambiente alla corruzione affaristica, dal ricatto occupazionale avallato dagli accordi sindacali alle forme di repressione statale, dalla riproposizione di un modello di agricoltura che produce fame anziché combatterla alle menzogne mediatiche, la lotta contro Expo 2015 si configura come lotta politica globale, che va fatta su tutti i piani, partendo dal terreno fondamentale dei rapporti di classe, dalla difesa degli interessi proletari, con una prospettiva politica, anticapitalistica, antistatale e rivoluzionaria, sostenendo rivendicazioni sul piano locale (utilizzare il ricavato dell’Expo per finanziare un piano-casa sotto controllo popolare, per finanziare trasporti e servizi gratuiti), sfidando le norme anti-sciopero, sostenendo progetti di collettivizzazione della terra e della produzione agricola con una pianificazione condivisa da più soggetti sul territorio, quale reale alternativa per nutrire davvero il mondo. Alternativa Libertaria/Fdca 1 maggio 2015

1 maggio: cronologia

XIX secolo 1840: USA – 10h per i dipendenti pubblici 1847: Inghilterra – Ten Hours Act 1856: Australia, 8h per alcune categorie a Melbourne (8 ore di lavoro, 8 ore di ricreazione, 8 ore di riposo) 1861: guerra civile in USA 1865: Boston, Lega per le 8 ore 1866: USA - National Labor Union con rivendicazione centrale le 8 ore 1866: Ginevra, congresso della Prima Internazionale, indicazione delle 8 ore come limite legale 1867: Illinois – legge sulle 8 ore in marzo in vigore dal 1 maggio (anche NY e Connecticut) – data legata forse ad inizio lavori edilizia, scadenza contratti di affitto, stasi agricola (William Adelman storico), motivazioni religiose e tradizioni popolari (vedi antropologi come James Frazer, Vladimir Propp, Mircea Eliade e Alfonso Di Nola) – 8 ore come rinnovamento generale del mondo del lavoro 1867: Chicago- 1 maggio Anni ’70: crisi economica e debolezza del movimento operaio – legislazione disattesa 1881: FOTLU (Fed of Organised Trade and Labour Unions) riprende agitazioni in USA 1884: FOTLU lancia movimento per imporre le 8 ore da 1 maggio 1886 1886: 1 maggio – 400.000 scioperanti – 80.000 solo a Chicago con socialisti, sindacalisti, anarchici e Knights of Labour 1886: USA -2 maggio – altre manifestazioni 1886: USA - 3 maggio – sciopero alla McCormick – la polizia spara e uccide 1886: USA - 4 maggio - comizio di protesta ad Haymarket Square tenuto dall’anarchico August Spies con Albert Parson, Samuel Fielden – bomba tra la polizia che stava caricando (furono arrestati 8 anarchici i 3 + Adolph Fischer, Gorge Engel, Michael Schwab, Louis Lingg, Oscar Neebe) 1886: USA - 21 giugno –a processo gli 8 – giuria non estratta ma selezionata da un funzionario nominato dal giudice – nessuna prova per lancio della bomba, nessuna prova per incitamento alla violenza 1886: USA - 19 agosto la sentenza a morte per 7, 15 anni per Neebe – parte movimento internazionale di protesta: Schwabb e Fielden commutati in ergastolo, Lingg si suicida 1887: USA - 11 novembre Parson, Engel, Spies e Fischer impiccati 1888: AFL – American Federation of Labour riprende agitazioni 1888: St.Louis – in dicembre AFL a congresso ripropone la giornata dell’ 1 maggio nel 1890 quale data ultima per 8 ore - 8 hours, firm, peaceable and positive) 1888. Bordeaux – congresso della Federation Nationale del Syndicats per le 8 ore 1889: Francia – in febbraio movimento delle delegazioni operaie che vanno a chiedere le 8 ore nei municipi e prefetture 1889: Parigi – luglio, 2 congressi operai internazionali (uno marxista pro-partito e uno possibilista pro-indipendenza ed autonomia sindacati); il primo dà vita a 1 maggio per 1890 in sintonia con AFL che con leader Samuel Gompers si allontana dal socialismo. – Anarchici dissentono su scelta socialista quale data fissa e legalitaria, mantengono l’11 novembre, ma non si separeranno mai dall’1 maggio per il significato che ha per il proletariato. Richard Sorge restituisce ai fatti del 1886 l’origine dell’1maggio internazionalista 1891: Bruxelles – in agosto 2° congresso dell’Internazionale (nascita della Seconda Internazionale) decide di rendere permanente la ricorrenza– decenni conclusivi dibattito su 1 maggio nazionale o internazionale, con o senza sciopero, 1 o prima domenica di maggio, data fissa come allontanamento dalla rivendicazione originale specifica (Hobsbawn) 1891: Italia – in gennaio congresso del PSAR per adesione a 1 maggio con sciopero 1891: Italia – in aprile a Milano convegno internazionale in cui l’anarchico Luigi Galleani presenta un odg per 1 maggio 1891: Italia -1 Maggio con comizio di anarchico Amilcare Cipriani a Roma con incidenti e centinaia di arresti – anche a Firenze, Milano, Bologna, Sampierdarena, Ravenna, Cervia (aderisce il municipio), Cremona (conferenza dedicata all’Organizzazione dei Lavoratori promossa dall’unione operaia e gr. Socialista) 1891: 15 maggio – Vaticano vara enciclica Rerum Novarum (dottrina sulla questione operaia) 1893: USA - 26 giugno: Neebe, Fielden e Schwabb liberati perchè innocenti 1898: Italia – moti per il pane (3 morti a Minervino) – manifestazioni a Firenze e Sesto F. dove la polizia spara alle spalle – Milano cannonate di Bava Beccaris (salario di 18 cent l’ora, 40 x 1 kg di pane) 1898: 6 maggio/9 maggio – rivolta a Milano repressa da Bava Beccaris XX secolo 1906: Francia – 1 maggio ispirato alla memoria di Chicago organizzato dalla CGT 1GM 1919: 1° maggio con conquista di 8 ore per metallurgici e altre categorie 1921: il fascismo sposta la festa al 21 aprile (Natali di Roma) e l’1 maggio diviene festa sovversiva 1933: Germania – 1 maggio incorporato nel rituale nazista come festa del lavoro nazionale con plauso dei dirigenti riformisti – ovvio arresto dei sindacalisti 2GM 1945: Italia – 1 maggio di festa spontanea (in primis Bari ed altri centri pugliesi) prima ancora dell'annuncio definitivo del 3 maggio 1945 della cessazione delle operazioni militari da parte del generale Alexander, comandante supremo delle forze alleate per il Mediterraneo 1946: Italia – governo DC-PCI-PSI decreta 25 aprile e 1 maggio feste nazionali 1947: Italia – Portella della Ginestra – strage del bandito Giuliano

mercoledì 8 aprile 2015

CORTEO INTERNAZIONALE DEL PRIMO MAGGIO A MILANO - Partenza da Pordenone

Stringono i tempi per organizzare una corriera dal nord-est per manifestare il primo maggio a Milano contro Expo. Invitiamo tutti gli interessati di contattarci ai seguenti numeri di cellulare: 3396812954 (Lino) oppure 3425622991 (Michele) La quota indicativa da pagare a persona é di: - 30 euro mentre per i lavoratori - 15 euro per gli studenti, i precari e disoccupati La società di trasporti ci ha concesso ancora una settimana di tempo, sollecitiamo gli interessati a comunicare nel più breve tempo possibile la propria disponibilità al fine di valutare l'adesione numerica e confermare il noleggio della corriera. Alleghiamo testo appello e programma manifestazione. ------------------------------------------------------------------------------- CORTEO INTERNAZIONALE DEL PRIMO MAGGIO A MILANO / STREET DEMO ON INTERNATIONAL WORKERS’ DAY IN MILAN Da Milano all’Europa: primo maggio 2015 tutt@ a Milano, capitale della crisi Al settimo anno di crisi, l’orgoglio precario si è tramutato in rabbia e indignazione per la disoccupazione dilagante e l’immiserimento crescente che le politiche di austerità, dettate da BCE, Fmi e tutta l’eurocrazia, hanno imposto alla maggioranza della popolazione, particolarmente in Italia, Grecia e nel resto dell’Europa Latina. Massacro sociale, saccheggio di ricchezza e beni comuni, fine della città pubblica, sono i tratti comuni delle soluzioni imposte per rispondere alla crisi. L’intero spazio urbano è oggi fulcro di tensioni non controllabili, dominato dalla rendita e dalla spirale speculativa, dal consumo di suolo e dalla formula della città vetrina, in cui il brand territoriale è tutto e i bisogni degli abitanti nulla: dalla distruzione del territorio e la militarizzazione della vita dei suoi abitanti, come succede in Val Susa, fino all’attacco ai quartieri popolari delle nostre città. Anche l’Italia subisce sulla pelle viva della popolazione la precarizzazione delle vite, la repressione e la chiusura degli spazi di attivismo e critica politica, la devastazione e lo sfruttamento dei territori e di tutte le forme senzienti che li rendono vivi. In linea con i suoi omologhi europei e con i suoi predecessori, Renzi ha definitivamente dichiarato guerra agli abitanti delle città e dei territori. Il sigillo di questo attacco è la sospensione del Primo Maggio, a beneficio dell’uno maggio inaugurale di Expo 2015, l’Esposizione Universale figlia di questi processi e poteri, che proprio il 1° maggio si autocelebreranno a Milano alla faccia di tutte e tutti quelli che vengono quotidianamente sfruttati con condizioni di lavoro e di vita degradanti e umiliati con il free job. Le scelte e le azioni della governance di Expo e della crisi sono aggressioni violente verso i giovani, i migranti, i lavoratori e i poveri. A questo si aggiunge una narrazione tossica, che ricicla sponsor imbarazzanti (CocaCola, Nestlè, McDonald’s), e legittima con la loro presenza governi dittatoriali e stati come Israele e le sue politiche contro il popolo palestinese. Così come nocivo e specista è il modello di sostenibilità e alimentazione che Expo propone, distruttivo per l’eco-sistema e basato sul dominio umano sulle altre specie viventi. Respingiamo questo clima, rimandiamo questi attacchi al mittente. Costruiamo una convergenza di blocchi sociali uniti dalla volontà di smettere di subire e tornare a contrattaccare. Per questi motivi, in contemporanea con l’apertura dei cancelli di Expo2015, la rete metrolombarda Attitudine NoExpo e l’opposizione sociale italiana lanciano questo appello. Dal 2001 il Primo Maggio a Milano è MayDay Parade, parade delle precarie e dei precari insorgenti e queer. Ma il 1° maggio 2015 sarà anche di più: un corteo internazionale gioiosamente e lucidamente incazzato, ribelle, popolare che attraversi il centro di Milano, capitale della crisi e della precarietà, vetrina per Expo, ribadendo che ExpoFaMale e che noi lo sciopereremo, che gratis non si lavora, che le ricette di Renzi e della Trojka non ci piacciono, solidali coi lavoratori della Scala sotto ricatto per la Turandot e con le migliaia di persone che il 1° maggio 2015 saranno costrette a lavorare, in barba a ogni norma e sentenza. Chiediamo a tutte le studentesse e gli studenti, a tutte le precarie e i precari, a tutte le disoccupate e i disoccupati, a tutte le migranti e a tutti i migranti, ai lavoratori e alle lavoratrici, agli artisti e alle artiste di strada, a tutte le attiviste e attivisti d’Europa e del Mondo, di unirsi a noi in un gigantesco corteo e di partecipare alle iniziative che abbiamo previsto a Milano dal 29 aprile al 3 maggio con il seguente programma: 29 APRILE MILANO SI OPPONE ALLA MARCIA FASCISTA- coordinamento Fascisti e Razzisti No Grazie 30 APRILE: CORTEO STUDENTESCO NAZIONALE- INIZIO CAMPEGGIO INTERNAZIONALE NOEXPO che durerà fino al 3 maggio con dibattiti e workshop 1 MAGGIO: #NOEXPOMAYDAY 2 MAGGIO: MOBILITAZIONI DIFFUSE CONTRO EXPO 3 MAGGIO: ASSEMBLEA PLENARIA GENERALE di lancio della mobilitazione per i 6 mesi di Expo e DAL 3 MAGGIO IN AVANTI: 6 MESI DI #ALTEREXPO! conflitto, incontro e alternativa contro il modello Expo e oltre i grandi eventi IL PRIMO MAGGIO 2015 TUTTI/⁠E A MILANO #NOEXPOMAYDAY MAYDAY, MAYDAY! 1 maggio 2015 @ 14:00 – 15:00 Piazza XXIV Maggio Milano Da Milano ad Atene, da Istanbul a Kobane, da Berlino a Madrid, da New York a Melbourne since 1886, the Workers’ World Expo I compagni e le compagne della Rete Attitudine Noexpo

martedì 6 maggio 2014

Ancora sul Primo Maggio: costruire un nuovo movimento dei lavoratori e delle lavoratrici

Comunicato anarchico internazionalista Breve storia del Primo Maggio Il Primo Maggio ricorda i martiri di Haymarket a Chicago. 127 anni fa questi anarchici di Chicago, che erano influenti organizzatori, portavoce e pubblicisti all'interno del movimento operaio di Chicago, contribuirono alle lotte del periodo, non solo per le 8 ore, ma anche per l'emancipazione sociale da tutte le forme di oppressione. Le origini del Primo Maggio risalgono al 4 maggio 1886 in cui avvenne il massacro dell'Haymarket. Quella giornata iniziò con una memorabile manifestazione di lavoratori in sciopero che chiedevano le 8 ore, si esacerbò per una bomba lanciata da uno sconosciuto mentre la polizia disperdeva i pacifici manifestanti. Ci furono scontri a fuoco che portarono alla morte di 7 poliziotti e di 4 persone con un certo numero di feriti. Otto anarchici vennero accusati di cospirazione nel corso del processo che seguì. Sebbene non ci fossero prove fondate che qualcuno degli 8 accusati avesse lanciato la bomba, sette di loro vennero condannati a morte ed uno a 15 anni di prigione. La condanna a morte di due dei condannati venne commutata in ergastolo ed un altro si suicidò prima dell'impiccagione. Gli altri 4 vennero impiccati l'11 novembre 1887. Nel 1893, il nuovo governatore dell'Illinois diede la grazia ai condannati rimasti e criticò l'infondatezza delle prove usate nel corso del processo. Da allora, ricordiamo tutti coloro che hanno lottato, che si sono sacrificati e che sono morti per la difesa e per la vittoria della classe lavoratrice. Non solo i martiri dell'Haymarket, ma tutti coloro che sono venuti dopo. Le condizioni attuali Col sangue, il sudore, le lacrime e con dure battaglie, la classe lavoratrice ha continuato a lottare riuscendo a sfidare il capitalismo e lo Stato. Nonostante questi sforzi collettivi, le nostre piccole conquiste duramente ottenute sono sotto continui attacchi. Il peggioramento delle condizioni di lavoro, la crescente precarietà ed il lavoro sottopagato, la deindustrializzazione e la marginalità sono diventati la normalità. I governi, col pretesto della crisi hanno imposto, manovra dopo manovra, misure sociali di austerità in cui i tagli alla spesa pubblica ed ai servizi colpiscono i lavoratori e le famiglie mentre i più ricchi possono continuare a trarre profitti dal frutto del nostro lavoro. Con l'emergere della xenofobia tramite la carta dei valori del Parti Québécois, i recenti successi del Front National in Francia, di Alba Dorata in Grecia fino all'emergere del fascismo in Ucraina, non ci deve sorprendere che in questi tempi di crisi, quando le fondamenta del capitalismo sono messe a dura prova, vengano fuori formazioni di destra per mistificare, confondere e dividere. In aggiunta alla disperazione ed alla confusione, lo Stato ed i capitalisti coinvolgono i lavoratori in nuove guerre imperialiste nel Medio Oriente e nell'Europa Orientale, mentre prosegue inarrestabile una irresponsabile estrazione di risorse e di devastazione ambientale. Le lotte di oggi e quelle di domani Sebbene stiamo assistendo al continuo espandersi del capitalismo globale e dei suoi alleati fascisti, ogni giorno siamo testimoni di molteplici esempi di lotta che incoraggiano i lavoratori. In tutto il Nord America, vediamo studenti e lavoratori che sperimentano nuove forme di lotta, di organizzazione e di militanza. I popoli indigeni del Nord America sono impegnati in molteplici lotte e prendono posizione contro lo sviluppo capitalistico sulle loro terre. I clandestini negli USA sono protagonisti di azioni dirette per fermare le deportazioni e gli sgomberi. Nei quartieri di Seattle sono stati boicottati con successo i test aziendali obbligatori. Attraverso reti di solidarietà e centri di lavoratori, questi in molteplici città stanno prendendo posizione e reagendo al rampante furto del salario. A livello internazionale, in Bosnia-Erzegovina, stiamo assistendo a lavoratori che, seppur tradizionalmente divisi dalla violenza settaria, si mettono insieme come classe per lottare contro l'austerità e la corruzione, usando la democrazia diretta e tattiche combattive per radunare tutti i segmenti della classe lavoratrice contro i suoi nemici. In tutta Europa, vediamo come l'antifascismo stia affrontando l'ondata di razzismo nelle strade. Negli ultimi giorni, in Cina ci sono lavoratori che stanno partecipando al più grande sciopero generale nella storia del paese. La Spagna, la Francia, la Grecia ed altri paesi europei sono attraversati dalle proteste contro l'austerity. In Bangladesh i lavoratori tessili con salari da fame stanno scioperando e contrastando la repressione per ottenere miglioramenti salariali. Per un nuovo movimento dei lavoratori e delle lavoratrici Per troppo tempo i maggiori segmenti della classe lavoratrice se ne sono stati dormienti nell'illusione che il mutamento potesse essere delegato ad organizzazioni esterne o ai partiti. Quando le nostre lotte cadono vittime delle burocrazie e vengono delegate ad altri, noi ne perdiamo la titolarità ed il controllo con la conseguente perdita di molte conquiste ottenute tramite esse. Una vittoria della classe lavoratrice è possibile solo se è la nostra classe a guidare le lotte alla vittoria. Dalla battaglia per le 8 ore alle lotte degli ultimi anni sale forte la necessità di organizzarsi per contrastare la guerra scatenata contro i lavoratori in ogni paese. In queste lotte possiamo iniziare a scorgere un futuro alternativo e le sperimentazioni per giungervi. Un nuovo movimento dei lavoratori/trici deve essere organizzato su linee di classe, un movimento che non attende più che la soluzione alle disuguaglianze ed all'oppressione possa giungere dai politici e dai burocrati. Un movimento di lavoratori/trici organizzato autonomamente in organizzazioni sindacali e di territorio democratiche e conflittuali che sostituiscano le forme statali di sindacalismo e di lobbysmo socialdemocratico che hanno dominato e compromesso gran parte delle lotte degli ultimi decenni. Questo nuovo movimento di lavoratori e lavoratrici dovrebbe allearsi con i movimenti di sostegni, quali quelli contro i tagli ai servizi sociali ed all'istruzione, quelli che cercano di proteggere l'ambiente e quei movimenti contro tutte le forme di oppressione e di disuguaglianza. Vediamo l'interconnessione di varie forme di oppressione quando facciamo queste lotte, insieme alla lotte contro l'espandersi della brutalità delle forze di polizia e delle incarcerazioni, la criminalizzazione dei poveri e dei clandestini, ed i continui attacchi alla libertà di riproduzione. Le lotte contro l'oppressione non hanno futuro senza la forza della classe lavoratrice e le lotte della classe lavoratrice non hanno futuro senza il riconoscimento che una ferita inferta ad uno è una ferita inferta a tutti e con il superamento all'interno della nostra classe di tutte le idee e le pratiche reazionarie. Nonostante quanto tutto questo possa sembrare ancora in embrione o di piccole dimensioni, le lotte recenti hanno dimostrato che la vittoria della classe lavoratrice risiede nelle lotte gestite e controllate dai lavoratori stessi al di fuori dei partiti socialdemocratici o delle verticistiche attività di lobby, nei movimenti sociali di base autonomi ed autogestiti. Portiamo un nuovo mondo In quanto anarchici cerchiamo di portare avanti la battaglia delle idee e della sperimentazione di nuove forme di lotta. Dobbiamo anche stare all'interno dei movimenti di massa dei lavoratori, democratici, conflittuali ed autonomi, e laddove questi movimenti non ci siano, dobbiamo cercare di organizzarli. Impegnandoci in queste lotte, costruiamo la necessaria esperienza, diamo inizio ai dibattiti necessari ed affrontiamo l'attuale austerità imposta dalle classi dominanti in barba alla legislazione civile ed a quella sul lavoro. Attraverso queste lotte, costruiamo ed accumuliamo la forza necessaria per difendere la nostra classe oggi mentre erigiamo le fondamenta del futuro. Attraverso la lotta, noi in quanto classe, iniziamo ad immaginare e ad organizzarci per una società senza classe, a costruire una società senza il potere, senza il profitto ed il privilegio, in cui le persone nei luoghi di lavoro e nei quartieri possano decidere cosa e come lavorare. Questo Primo Maggio, come tutti gli altri, è un appello a tutti i lavoratori per organizzarsi contro lo sfruttamento quotidiano imposto dal capitalismo. Nello spirito di coloro che hanno lottato perla giornata di 8 ore, continuiamo a combattere per l'avanzamento ed il miglioramento delle condizioni della nostra classe mentre prepariamo e costruiamo la battaglia finale. Per un movimento di lavoratori e lavoratrici autonomo e conflittuale! 1 Maggio 2014 Prairie Struggle Organization (Canada) Workers Solidarity Movement (Irlanda) Zabalaza Anarchist Communist Front (Sud Africa) Organisation Socialiste Libertaire (Svizzera) Federazione dei Comunisti Anarchici (Italia) Workers Solidarity Alliance (USA) Melbourne Anarchist Communist Group (Australia) Collectif Communiste Libertaire-Bienne (Svizzera)

lunedì 14 aprile 2014

Per un Primo Maggio del Mutuo Soccorso

Quali sono le cause della crisi? Prendiamo la ricchezza prodotta in Italia. Poniamo che vengano prodotti 100 euro. Di questo 100 euro 30 finiscono alle rendite, alle grandi imprese, alle banche, ai miliardari e 20 vanno ai lavoratori, agli artigiani ai piccoli commercianti. I 50 euro rimanenti vanno in tasse. Ma dove finiscono queste tasse? 20 di questi euro finiscono ai burocrati/ politici dello stato, della regione e del comune, 20 vanno ancora alle imprese appaltatrici in forma di rendite/ tangenti e solo 10 in servizi reali. Un esempio reale in Viale San Marco Immaginiamo che vengano pagati 50 milioni di euro in tasse che servirebbero per le bonifiche e per il rifacimento della fognatura in viale San Marco. Di questi 50 milioni alla fine solo 10 andranno al rifacimento della fognatura sebbene Veritas ne abbia ricevuti 18. Infatti Veritas riceve 18 milioni dal Comune e 8 se li mangia per consulenze. E Veritas e' solo l'ultimo dei mangiatori. Prima c'e' lo Stato, la Regione ed il Comune. Che fare Il comune finora non ha fatto nulla se non promesse e incontri inutili, con buona pace di chi ancora crede che le istituzioni e i suoi indegni rappresentanti possano o vogliano fare qualcosa per Viale San Marco. Illuminazione pubblica, riqualificazione del manto stradale, fognature e bonifiche sono rimaste sulla carta mentre la cartamoneta che doveva servire per i lavori in quartiere è stata destinata alle ex aree ENI di Porto Marghera. Il comune devasta il centro di Mestre con il buco dell'ospedale, con progetti insensati come l'M9 e si dimentica di un intero quartiere. Noi dobbiamo mobilitarci in prima persona, nel nostro quartiere, qui in Viale San Marco per obbligare l'organizzazione a delinquere che governa questo territorio (la giunta comunale) a tirare fuori i soldi che si è rubato negli ultimi 50 anni e fare i lavori non ulteriormente prorogabili (bonifiche e fognature). Come obbligarli dobbiamo deciderlo insieme. Sicuramente attraverso la partecipazione, tramite il Mutuo Soccorso, dandoci una mano a vicenda ed essendo uniti! Assemblea Pubblica Giovedi Primo Maggio alle h. 17.00 con alcuni del Comitato di Viale San Marco. A seguire aperitivo fip Via Fusinato 25 10 maggio 2014

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)