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venerdì 10 marzo 2017

Precisazioni circa Makhno, Contropiano e le solite calunnie


Stimati compagni della redazione di “Contropiano”,
non ci stupisce né ci indigna che il presidente della Commissione esteri del Senato russo veicoli via Facebook (e dove, altrimenti?) antiche calunnie bolsceviche e liberali circa il compagno Nestor Ivanovic Machno, riprese poi da tal Fabrizio Poggi nel suo articolo “La fede ucraina tra Stepan Bandera e Nestor Makhnò”. Più concretamente ci interessa ristabilire i termini della verità storica, mille volte mistificata dalla storiografia liberale, socialdemocratica e bolscevica.
Il compagno anarchico Nestor Ivanovic Machno era un rivoluzionario internazionalista che combattè, in nome dell’emancipazione dei lavoratori, contro le armate bianche che dilagarono in Ukraina fin dal 1918.  Lo fece a fianco dell’Armata Rossa, con successo e lealtà per quella rivoluzione proletaria che sempre difese: dalle armate controrivoluzionarie e dalle bande di briganti fino all’aggressione sanguinosa da parte del maresciallo Trotzkj che non poteva acconsentire all’autogoverno del proletariato d’Uckraina la cui sanguinosa sconfitta, da parte dell’esercito del nuovo stato sovietico precedeva, nel 1921,  l’insurrezione de Kronstadt contro il super lavoro e il super sfruttamento, il ripristino dei privilegi di classe abbattuti, la fame, la miseria e la morte per la patria socialista”. 
 Queste vicende anticipavano la tragedia del proletariato russo soccombente di fronte all’insorgente capitalismo di stato sovietico e nella sua successiva configurazione imperialistica, alla cui edificazione il bolscevismo non può dirsi estraneo.
saluti libertari

Alternativa Libertaria/FdCA




martedì 26 agosto 2014

Per la comprensione della guerra civile in Ucraina

Il conflitto ucraino, come la maggior parte dei fenomeni politici, è multidimensionale ed altamente complesso. La sua comprensione richiede un approccio olistico -dialettico se volete. Ma a sentire i portavoce americani e della NATO ed i loro mezzi di comunicazione, vi è un solo fattore decisivo che spiegherebbe tutto: l'imperialismo russo e la determinazione di Putin nel voler dominare e quindi smembrare l'Ucraina quale passaggio interno al suo piano di restaurazione dell'impero sovietico. Secondo questa semplicistica visione, l'Ucraina, col benevolo sostegno dell'Occidente, sarebbe abbastanza in grado di gestire i suoi problemi per avviarsi rapidamente sulla strada di diventare una prosperosa democrazia in stile occidentale. La mia opinione è del tutto opposta: le radici del conflitto ucraino sono interne e sono profonde; l'intervento esterno, per quanto significativo, è un fattore secondario. Per ragioni di spazio mi limiterò, dunque,a mettere a fuoco la situazione interna, non senza aver tratteggiato più brevemente la dimensione internazionale del conflitto. Il che è doveroso visto che il governo canadese si è dimostrato particolarmente zelante nel dare il suo appoggio al governo ucraino ed a condannare la Russia quale unico responsabile. Lo scopo è quello di offrire uno schema che possa aiutare a capire ed a valutare l'informazione di massa sul conflitto che proviene dai governi e dai media. Una società profondamente divisa L'Ucraina è un paese profondamente diviso lungo faglie linguistiche, culturali, di identità storica, etniche, religiose, diviso da come rapportarsi alla Russia, come pure dagli interessi economici reali e percepiti. Dopo che l'Ucraina divenne indipendente nel 1991, queste divisioni sono state strumentalizzate ed alimentare dalle corrotte elite politiche ed economiche con lo scopo di distrarre la popolazione dalle loro attività criminali e di trarre vantaggio nella competizione tra le stesse elite. Questa manipolazione, in un contesto di una diffusa povertà e di insicurezza economica, ha impedito che le forze popolari si mobilitassero contro la classe dominante, i cosiddetti "oligarchi", che hanno gestito l'economia reale in modo da arricchirsi in modo incredibile. Dopo l'indipendenza, l'Ucraina ha perso oltre il 13% della sua popolazione, oggi sotto i 45 milioni. Diversi milioni di ucraini sono andati a lavorare all'estero, fornendo manodopera a buon mercato in Russia e nella UE. Quasi la metà della popolazione ucraina parla tutti i giorni l'ucraino; l'altra metà parla il russo; e comunque tutti se la cavano abbastanza bene con entrambe le lingue. Le tre regioni occidentali, a maggioranza ucrainofona, si sono unite al resto dell'Ucraina negli anni '40 dopo due secoli di dominazione oppressiva prima austro-ungarica, poi polacca. Le regioni meridionali ed orientali divennero parte dell'Ucraina alla fine della guerra civile russsa nel 1920. Fino al 1991, l'Ucraina non è mai esistita come stato, tranne che per un breve periodo durante la guerra civile. La popolazione delle regioni occidentali è profondamente nazionalistica; ed al centro di questo nazionalismo vi è oggi una profonda paura, mista ad odio, per la Russia ed, in vari gradi, per i Russi. Le regioni orientali e meridionali, per lo più russofone, hanno forti affinità etno-culturali, al pari delle simpatie politiche e dei legami economici con la Russia. Nelle regioni centrali la situazione è mista. La memoria storica ha un grande ruolo nelle divisioni: gli eroi dell'ovest collaborarono con l'occupazione tedesca nella 2GM e si resero complici dei crimini nazisti; gli eroi dell'est e del sud combatterono contro il fascismo a fianco dell'Unione Sovietica. Infatti, non è facile trovare un evento o un personaggio storico nel corso dei secoli su cui i due poli possano trovarsi d'accordo. Ci sono anche gli interessi economici: l'est è più industrializzato ed integrato nell'economia della Russia, da molto tempo il maggior partner commerciale dell'Ucraina; l'ovest è composto da piccole città ad economia agricola. Queste differenze si ritrovano nelle opposte posizioni politiche, in cui le paure irrazionali svolgono un ruolo significativo. La popolazione dell'ovest, con qualche supporto al centro, si è dimostrata in genere più attiva politicamente ed ha cercato di imporre la sua cultura, quella veramente ucraina, sul resto del paese. Le proteste di Maidan erano alimentate in modo sproporzionato dalle genti delle regioni occidentali. Alcune inchieste mostrano in modo consistente come la popolazione ucraina tende a dividersi sulle grandi questioni tra est ed ovest, sebbene la maggioranza della popolazione abbia percepito i governi succedutisi come corrotti e dominati dagli oligarchi. La questione che più divideva era la legittimazione del governo centrale. Quello formatosi dopo la caduta di Victor Yanukovych aveva il forte supporto dell'ovest e per certi versi anche del centro, cosa che è stata vista come un'insurrezione nazionalistica; la popolazione dell'est e del sud invece ha ampiamente disapprovato e temuto questo governo, considerato illegittimo. Cosa è stata Maidan? Lo scopo iniziale della protesta di Maidan era il destino di un accordo economico che l'allora presidente Yanukovych stava negoziando con l'Unione Europea. Yanukovych, che veniva identificato con i russofoni dell'est e del sud, aveva deciso (secondo me saggiamente) di sospendere i negoziati e di accettare l'offerta della Russia di un prestito di $15 miliardi. Ma quando scelse la strada della repressione contro i manifestanti, la protesta si diresse contro il governo, contro la sua natura repressiva e corrotta. L'aumento di elementi neo-fascisti armati dell'ovest tra i manifestanti portò alla radicalizzazione della protesta, con attacchi alla polizia, occupazione di edifici governativi, spingendo alla fine Yanukovych a dimettersi il 21 febbraio. Venne formato un governo provvisorio ma senza un passaggio costituzionale. Era fatto esclusivamente da politici identificabili con le regioni occidentali nazionaliste ed aveva al suo interno parecchi neo-fascisti. I politici identificati con l'occidente, tra cui alcuni oligarchi, vennero messi sotto accusa nelle regioni orientali, la cui popolazione vedeva il nuovo governo come del tutto ostile. L'insurrezione di Donbass Imitando le proteste di Maidan e le prime azioni nelle regioni occidentali che erano dirette contro il governo di Yanukovych, gruppi di cittadini di Donbass già in febbraio avevano iniziato ad occupare edifici governativi, chiedendo un referendum per l'autonomia della regione e per una possibile secessione ed annessione alla Russia. Questi gruppi erano inizialmente disarmati e per la maggior parte nemmeno separatisti. Come i loro compatrioti avevano fatto ad ovest all'inizio contro Yanukovych, qui si reclamava autonomia locale come misura di protezione contro un governo centrale ostile. La reazione di Kiev non faceva che confermare le peggiori paure ed i pregiudizi della popolazione di Donbass. Sotto l'impressione della annessione russa della Crimea ed in preda ad un fervente nazionalismo, il nuovo governo di Kiev non fece nessun vero sforzo per aprire un contatto con le popolazioni dell'est. Invece, quasi immediatamente partì l'accusa di terrorismo e venne lanciata un'operazione anti-terrorismo contro di loro. Non c'era nessuna vera intenzione di negoziare, ma solo di ricorrere alle armi. E dal momento che l'esercito ucraino era in difficoltà e non aveva grande voglia di combattere contro altri ucraini, il governo creò la Guardia Nazionale, composta da volontari scarsamente addestrati, tra cui ultra-nazionalisti e neo-fascisti. Come se non bastasse a confermare le paure nelle regioni orientali, 45 manifestanti anti-governativi venivano massacrati ad Odessa il 2 maggio, un crimine per il quale Kiev ha biasimato gli stessi manifestanti insieme a non identificati provocatori russi. Non è cambiato granchè dopo le elezioni presidenziali dei primi di maggio. Il presidente Petro Poroshenko non ha fatto niente per negoziare una fine del conflitto. I bombardamenti indiscriminati su centri civili di Donbass da parte del governo ha solo confermato la sua natura illegittima ed aliena agli occhi della popolazione locale. Non c'è niente di certo -per quanto ne so- sulle relazioni tra la popolazione locale e gli insorti armati a Donbass. Inoltre, queste relazioni si sono senza dubbio evolute nel tempo. Ma è chiaro che gli insorti erano, ed ancora sono, per la maggior parte gente del posto e che, almeno fino a poco tempo fa, godevano per certi versi delle simpatie della popolazione, la quale per la maggior parte non voleva la separazione ma solo una forma di auto-governo. Immagino che oggi non chiedano altro che la fine dei combattimenti e provvedimenti per la loro sicurezza fisica. L'insurrezione stessa si è radicalizzata nel tempo, specialmente con l'arrivo dalla Russia dei nazionalisti russi. In ogni caso, sebbene il governo di Kiev abbia offerto un'amnistia per coloro che non hanno commesso gravi crimini, i miliziani temono evidentemente il peggio se dovessero arrendersi. Il governo centrale Il regime politico ucraino differisce da quello russo nel fatto che in Ucraina gli oligarchi controllano lo stato ed i mezzi di comunicazione. In Russia c'è un regime "bonapartista", vale a dire che è l'elite politica a dominare sugli oligarchi, anche se ne fanno gli interessi. Questo è essenziale per capire perchè c'è stato più pluralismo politico in Ucraina. Se di questo ha beneficiato la classe lavoratrice ucraina è un'altra questione. La situazione economica e sociale in Ucraina è simile a quella russa, ma senza petrolio e gas. La carriera politica del presidente Poroshenko, miliardario proprietario di un impero alimentare ed automobilistico, ci dà l'idea nella natura del regime. Poroshenko è stato membro fondatore del Partito delle Regioni nel 2000, la macchina politica che aveva portato al potere Yanukovych nel 2010. Ma dopo un anno, Poroshenko lasciò il partito per diventare un influente sostenitore finanziario di Nostra Ucraina, un partito assimilabile alle regioni ovest ed al nazionalismo ucraino. Ha sostenuto la cosiddetta Rivoluzione Arancione alla fine del 2004 che portò al potere Viktor Yushchenko, un fervente nazionalista ucraino filo-occidentale. Poroshenko divenne ministro degli esteri, chiedendo di entrare nella NATO (cosa rifiutata dalla stragrande maggioranza della popolazione). Ma perse l'incarico nel 2010 quando Yanukovych vinse le elezioni presidenziali. Poroshenko tuttavia ritornò nel 2012 per fare il ministro del commercio e dello sviluppo nel governo Yanukovych. Ma dopo 8 mesi lasciò l'incarico per tornare ad essere un parlamentare come indipendente. In breve, si tratta della carriera di un inveterato opportunista politico, che, come gli altri della sua classe, ha fatto suo il proverbio russo: “Il mio cuore sta là dove stanno le mie fortune” Poroshenko, fin dall'inizio, non fa parte dell'ala estrema del nazionalismo ucraino, sebbene egli abbia definito gli insorti di Donbass come “gang di animali”. (Il Primo Ministro Yatsenyuk, amato dai governi occidentali, li ha definiti “subumani.”) Ma in ogni caso, Poroshenko divide il potere con un governo ed un parlamento che include elementi di estrema destra. Ed a causa della debolezza dell'esercito, ha dovuto affidarsi alle forze paramilitari degli ultra-nazionalisti per proseguire la guerra. Per esempio, il cessate-il-fuoco sottoscritto il 21 giugno e che voleva apparentemente prolungare mentre si negoziava, è finito subito dopo una manifestazione del cosiddetto battaglione dei "volontari", reclutati in gran parte tra gli ultra-nazionalisti ed elementi di estrema destra. Allora c'erano persone come il multi-miliardario governatore della regione di Dnepropetrovsk, Igor Kolomoiskii, che si era fatto il suo esercito personale, il Battaglione Dnipro; o anche il popolare deputato di estrema destra, Oleg Lyashko, che si era messo personalmente al comando di battaglioni di volontari a Donbass. Poroshenko ha anche considerato l'insorgere di sentimenti nazionalisti nel momento dell'annessione della Crimea alla Russia, alimentando anche una massiccia propaganda anti-russa sui media controllati dagli oligarchi con toni che andavano ben oltre i tipici elementi nazionalisti della società ucraina. Infine, la guerra e l'emergenza nazionale sono necessari per distrarre l'attenzione popolare dalla dure misure di austerità che sono solo al loro primo stadio. La dimensione internazionale Sebbene il conflitto sia fondamentalmente una guerra civile, le forze esterne hanno svolto un ruolo significativo. L'Occidente (USA, EU, NATO) ha una pesante responsabilità per il suo incessante sostegno ed incoraggiamento al governo ucraino per un orientamento politico ed economico esclusivamente filo-occidentale. Alla luce delle profonde divisioni interne nel paese, una tale politica è stata letale per l'integrità dello stato e per lo sviluppo pacifico. Inoltre, nel momento in cui queste divisioni interne hanno assunto la forma dello scontro armato, l'Occidente ha incessantemente supportato sia le azioni che la propaganda del governo di Kiev. Una propaganda che dipinge il governo russo come l'unico responsabile del conflitto e che tace sull'intransigenza di Kiev, sui crimini di guerra commessi contro la popolazione non combattente a Donbass nonchè le gravi sofferenze economiche inflitte all'intera popolazione. Una analisi degli interessi e delle motivazioni occidentali va al di là degli scopi di questo scritto. Ma è abbastanza ovvio che dopo la caduta dell'URSS, gli Stati Uniti, con il sostegno più o meno attivo dell'Europa, hanno seguito un percorso finalizzato a limitare al massimo l'influenza geopolitica della Russia ed a circondarla di stati non amici. Nonostante le solenni promesse fatte a Mikhail Gorbachev, questi stati sono stati integrati nella NATO, alleanza da cui la Russia è esclusa. Laddove l'integrazione nella NATO non è stata possibile o desiderabile, sono stati perseguiti cambi di regime. Questa è stata la politica dell'Occidente in Ucraina. La proposta di associarsi alla UE, che era all'origine della crisi e che conteneva clausole pertinenti la politica di difesa, ha forzato le divisioni nel paese verso una scelta tra Europa o Russia. (Un'indagine nazionale del dicembre 2013 fece emergere che il 48% era d'accordo con la decisione di Yanukovych di non firmare e che il 35% non era d'accordo. (Nell'Ucraina occidentale, tuttavia ben l'82% non era d'accordo) Il governo russo vide questo aperto ed attivo sostegno alle proteste di Maidan e poi al governo provvisorio ed alle sue politiche come un proseguimento della politica occidentale del "contenimento". La annessione della Crimea, che non sembra fosse pianificata, è stata almeno in parte, un messaggio rivolto all'Occidente: ora basta! Nonostante le dichiarazioni degli Ucraini e dell'Occidente, Putin non vuole un ulteriore sembramento dell'Ucraina, nè sta pianificando di ricostituire l'impero sovietico. Anche se la cosa non gli piace, Putin è pronto ad accettare la neutralità dell'Ucraina con legami economici anche più stretti con l'Europa. Quello che non vuole è un'Ucraina ostile ed esclusivamente orientata ad Occidente. La Russia europea che è il cuore della popolazione e dell'industria, condivide con l'Ucraina 2500 chilometri di confine. Alla luce della storia del XX secolo, la sensibilità della Russia alla questione non dovrebbe essere così difficile da capire, anche senza tenere in considerazione i profondi legami storici, culturali, etnici, familiari ed economici tra le due società. Ma anche la Russia non è senza responsabilità in questo conflitto. Faccio riferimento a quella sinistra (inclusa la sinistra russa), che ha sostenuto l'annessione della Crimea ed il coinvolgimento russo nella guerra civile come politica anti-imperialista del tutto giustificata. Intanto, altri a sinistra hanno assunto la posizione opposta, facendo propria però essenzialmente la versione che Kiev dava del conflitto. Va da sè che la condanna dell'annessione della Crimea da parte occidentale suona profondamente ipocrita alla luce della lunga storia di aggressioni imperialiste dell'occidente senza riguardo per le norme internazionali. Basti pensare al distacco del Kosovo dalla Serbia e all'invasione dell'Iraq, per citare solo due esempi recenti. Non c'è dubbio inoltre che grande maggioranza della popolazione in Crimea, che non si è mai sentita ucraina, fosse felice, molti addirittura entusiasti, per l'annessione. Fin dal 1992 i governi della Crimea non volevano altro che ritornare con la Russia. In ogni elezione nazionale, i partiti filo-russi ottenevano sempre la maggioranza. In quanto cittadino canadese, paese membro della NATO con un governo di destra che è stato zelante alleato di Kiev, ammetto che d'istinto mi sentivo di sostenere Putin che agiva per la difesa degli interessi nazionali del suo paese contro l'aggressione occidentale. Ma questa è una posizione sbagliata. Se l'annessione della Crimea non fa parte di un grande piano di restaurazione dell'impero sovietico, non è nemmeno una ragione primaria per legittimare una preoccupazione per gli interessi nazionali russi. Infatti, ci sarebbe da chiedersi cosa potrebbe costituire interesse nazionale in una società divisa in classi in cui la maggior parte della ricchezza è nelle mani di pochi, dominata da un governo autoritario e corrotto. In ogni caso, Putin stesso non ha spiegato l'annessione in termini di interessi geopolitici. Nel suo discorso in marzo dedicato alla Crimea ed in un altro in luglio al ministero degli affari esteri, ha fatto piuttosto riferimento al dovere di proteggere la popolazione russa al di fuori dei confini russi. E' un vero e proprio appello al nazionalismo etnico. Che (come nel caso delle guerre contro la Cecenia e la Georgia prima) ha avuto un grande successo nel far accrescere la popolarità di Putin, restringendo ancora di più i già limitati spazi di opposizione al regime. Ma anche da un punto di vista di interesse geopolitico, l'annessione della Crimea sembra incredibilmente una scelta miope e dannosa per la Russia. Questa annessione, secondo la giustificazione data da Putin, non ha fatto altro che alimentare la paranoia nazionalista anti-russa in Ucraina. Al tempo stesso, ha incoraggiato la resistenza armata a Donbass contro Kiev. Così mentre la Russia, credo sinceramente, ha seriamente chiesto un cessate-il-fuoco ed un accordo negoziato, l'annessione, nei fatti, ha alimentato il conflitto armato. E la Russia sta contribuendo anche direttamente al conflitto, dal momento che i radicati sentimenti nazionalisti in Russia spingono Putin a pernettere un ufficioso flusso limitato di combattenti e di armi verso Donbass, anche se Putin ha intenzione di intervenire in forze per liberare la milizia. (posso sbagliarmi, ma ne dubito.) E così invece di proteggere la popolazione russa di Donbass, Putin ha nei fatti contribuito al deterioramento della stessa situazione ed ha minato la possibilità della Russia di difendere effettivamente i suoi interessi. Ma l'annessione ha anche procurato danno all'immagine della Russia nel mondo. Fornendo un grande pretesto al nazionalismo anti-russo ed al governo di Kiev, Putin ha fatto sì che l'Ucraina rinforzasse fermamente la sua posizione in campo occidentale ed ostlile alla Russia. Egli ha anche aiutato a cristallizzare la NATO come un'alleanza ostile che punta a contenere un supposto espansionismo russo. E così facendo ha privato la Russia di ciò che era un suo argomento fondamentale contro l'aggressione USA e NATO: il rispetto per le norme internazionali del non-intervento negli affari interni di altri stati e per la loro integrità territoriale. C'è chi sostiene che Putin doveva salvaguardare la base navale russa di Sebastopoli. Ma si trattava di una minaccia solo potenziale -sebbene per anni gli ufficiali ucraini avevano parlato di prestarla alla NATO – e la sua messa in sicurezza ripaga ben poco il danno geopolitico in cui la Russia è incorsa con l'annessione. (Putin sembra non aver ben calcolato le reazioni europee, specialmente la supposta volontà della Germania di seguire gli USA in una crociata contro la Russia). Inoltre se Sebastopoli fosse stata veramente minacciata, la base poteva essere spostata nel porto russo di Novorosiisk nel Mar Nero. Il costo dello spostamento non sarebbe stato probabilmente più oneroso delle perdite provocate dalle sanzioni occidentali. Conclusione La soluzione, fin dall'inizio, è sempre stata evidente: un cessate-il-fuoco monitorato da osservatori internazionali, seguito da negoziati, con la sola condizione dell'accettazione dell'integrità territoriale dell'Ucraina. L'argomento del negoziato sarebbe stato la delega del potere a governi eletti su base regionale e locale. Questo è il famoso “federalismo,” sostenuto dalla Russia e dalla maggior parte della popolazione di Donbass ma respinta da Kiev e dall'Occidente, che sostengono trattarsi solo di un trucco per sancire una separazione dell'est dall'Ucraina con sua annessione alla Russia. Ma in una società così profondamente divisa, il federalismo può nei fatti essere una misura efficace contro il separatismo. (Se il Canada non fosse uno stato federale, il Quebec si sarebbe separato anni fa). Ma le cose potrebbero essere andate già troppo in là. Kiev, con l'appoggio dell'Occidente, non vorrà sentir parlare di cessate-il-fuoco. Vuole una piena resa o una vittoria militare sul campo. E, sebbene non sia tanto probabile, delle pressioni interne potrebbero convincere Putin ad un intervento diretto. In ogni caso il futuro non appare così luminoso per uno stato ucraino unificato. (traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali) Link esterno: http://www.socialistproject.ca/bullet/1025.php#continue

Intervista agli anarchici ucraini della RKAS

http://www.anarkismo.net/article/27241 intervista di un compagno russo di Autonomous Action a Samurai un anarchico ucraino di Donetsk, militante di una delle più famose organizzazioni anarchiche dell'era post-sovietica, la RKAS (Confederazione Rivoluzionaria AnarcoSindacalista). La RKAS, essenzialmente piattaformista, è lentamente scomparsa di scena. In questa intervista il compagno ucraino ne spiega le ragioni e dà la sua analisi sulla situazione nel paese. Qual è la situazione? Siamo davanti ad una rivoluzione politica nazionale borghese, sullo sfondo di una guerra civile e dello sviluppo di un nemmeno tanto celato intervento esterno russo. La situazione è molto difficile e sarà così per almeno un paio d'anni. Quando avevo previsto tutto questo lo scorso inverno nelle interviste radio fatte con voi e su Radio RKAS Libertaria, c'erano quelli che mi ridevano dietro, ora la divisione del paese e la guerra civile sono fatti. Tutto si è fatto più complicato per ragioni che hanno a che fare con la geopolitica, col nazionalismo, con l'economia e col sociale, senza dimenticare il puro accendersi delle passioni. Come ti muovi in questa fase? Per ragioni di sicurezza non ne voglio parlare. Per quanto riguarda la RKAS – N.I. Makhno, ufficialmente ma senza tanto chiasso non esiste più ed il suo nucleo militante agisce in clandestinità. Tutto questo è successo perchè nella sua forma più recente la RKAS era del tutto inadeguata alle necessità della fase. Lo stesso vale per tutto il movimento anarchico russo ed ucraino. La RKAS in quanto parte di questo movimento non ha saputo superare quei limiti che mettono il movimento anarchico attualmente fuori gioco. In tutti questi anni abbiamo cercato di costruire un progetto efficace nel medio termine che si è rivelato inadeguato. Questo progetto era la RKAS. Il tempo ha dimostrato la totale inutilità dei nostri tentativi. Perchè dico questo? Ci sono tre ragioni principali per spiegare perchè il movimento anarchico nella sua attuale forma non ha nessun futuro. La prima è l'infantilismo della stragrande maggioranza di coloro che aderiscono al movimento. Non c'entra niente l'età, anche se la maggioranza di coloro che si dichiarano anarchici sono dei ragazzi. Per infantilismo intendo quell'abitudine mentale tipica dei bambini nell'affrontare le cose serie e quelle fondamentali, quella mancanza di serietà nella percezione delle cose serie. E che colpisce la maggioranza degli anarchici, che abbiano 14, 18, 25 anni o di più. Un atteggiamento naif ed una inefficienza tipicamente infantile. Ma sono questi oggi che formano il movimento e ne configurano l'esistenza. La seconda ragione sta nei tratti subculturali del movimento. La prova di quello che dico è contenuta in questo passaggio di un'intervista rilasciata da uno di questi anarchici sul sito di Avtonomnoje Deistviye (Autonomous Action). Alla domanda se ci sono gruppi anarchici a Donbass viene data questa risposta: “Di anarchici ce ne sono pochi e poco attivi. La loro influenza sulla situazione politica è inesistente. Ci sono dei gruppi non organizzati a Donetsk, Avdeevka, Kramatorsk, Gorlovka, Mariupol, Yasinovataya. Ogni gruppo ha circa 10 membri… Organizzano partite di calcetto a 5, concerti, atttaccano adesivi, fanno scritte, ma senza nessuna sistematicità. Sono compagnie di amici”. Non c'è molto da aggiungere. Mi chiedo perchè questi gruppi che si dichiarano anarchici non si uniscono in una sola organizzazione. La domanda è retorica e la risposta èovvia: l'infantilismo degli anarchici e la totale assenza della minima capacità di visione strategica dei leaders di questi gruppi che non riescono ad andare oltre l'azione fine a se stessa ed oltre il loro proprio ego (leggi infantilismo) per pensare ad unirsi in una sola organizzazione e fare lavoro politico. Ne è un esempio la campagna anti-elettorale di uno dei gruppi uscito dalla RKAS, la cosiddetta Mezhdunarodnyj Souz Anarkhistov (MSA, International Union of Anarchists) a Donetsk. Quando sono usciti dall'organizzazione dicevano che il supposto autoritarismo della RKAS non gli dava la possibilità di realizzarsi, che ogni loro iniziativa veniva castrata. Una volta che si sono liberati della "dittatura degli organismi dirigenti della RKAS”, che li mandava a volantinare davanti alle miniere ed alle fabbriche ed a diffondere il giornale, ad intervenire nei sindacati e e nelle cooperative ed a costruire un disciplinato "servizio d'ordine", una volta dunque che si sono liberati delle decisioni congressuali della RKAS che parlavano di compiti socio-politici, questi anarchici "anti-autoritari" si sono costituiti in MSA ed hanno dimostrato la loro capacità strategico-tattica attaccando in tutta la città tatze-bao con scritto "Non votate - diventate vegetariani"! E dove sono ora queste unità anti-autoritarie che hanno sistematicamente indebolito la RKAS e fatto a pezzi il movimento anarchico fin dalla loro comparsa impedendo che potesse organizzarsi una forte organizzazione politica di massa? Attaccano ancora adesivi, fanno scritte di cui non frega niente a nessuno, giocano a pallone e vanno ai concerti? Mangiano verdure e non vanno e votare? E per tutto questo hanno distrutto tutto quello che c'era di costruttivo nel movimento dicendo che non erano forme "rispettabili per il vero anarchismo"? Questo è il modo di comportarsi dei bambini monelli, che fanno giochi di disobbedienza e di scontri per bearsi di se stessi. Terza ragione, l'anarchismo degli anarchici. Ormai gli anarchici sono diventati il maggiore ostacolo sulla strada dell'anarchia. Uso apposta questa tautologia per porre l'attenzione sula vecchia malattia di essere anti-organizzatori, distruttivi ed irresponsabili, di restare ad un livello di purezza che mina ogni lavoro costruttivo.A causa di questi errori gli anarchici non sono riusciti a fare l'organizzazione. E tutti i tentativi di provarci nella struttura offerta dalla RKAS hanno dato luogo ad una vera e propria crociata contro "l'autoritarismo e l'estremismo". Sia nel febbraio del 2013 che nella fase attuale, è emerso chiaramente questo anarchismo infantile, sub-culturale, senza speranza, qualunque sigla assumesse. Sul futuro della RKAS, posso dire che la sua scomparsa è un passaggio tattico. Forse la RKAS riemergerà con nuove capacità, imparando dagli errori ed adeguandosi alla situazione attuale: forse avremo un nuovo nome o un paio di varianti. Ma con lo stesso spirito e la stessa idea di anarchismo che la RKAS ha cercato di mettere in pratica per più di 20 anni. Per ora, ci siamo sciolti nel tempo e nello spazio. Giusto per poco. Quale è la composizione sociale delle proteste nel sud-est ed a Maidan? Chi sono i capi e cosa fa la gente comune? Non c’è molta differenza tra i separatisti del sud-est e quelli a Maidan. In entrambi queste rivoluzioni sono coinvolti gli intellettuali del paese, imprenditori, cittadini, popolazione rurale, studenti, sottoproletariato ed ex-militari. Questa guerra fratricida è tra persone che hanno interessi comuni, ma la manipolazione politica ha fatto di questo paese una sorta di ostaggio e di burattino per gli interessi di clan economici e di famiglie feudali. Invece di rivolgere le armi contro gli oligarchi ed i loro imperi, la gente comune a Maidan ha portato al potere nuovi oligarchi mentre la gente comune del sud-est porta avanti gli interessi della famiglia del rimosso presidente Yanukovych e del suo padrone a Mosca. Tutta questa retorica che sa di nazionalismo e sciovinismo e tutte queste lacrime versate per gli interessi dell’est o dell’ovest sono solo pantomime per gli interessi delle famiglie oligarchiche e per le istituzioni statali sottomesse alla loro volontà. Il fatto è che si tratta di pantomime di sangue. Il popolo ucraino è intrappolato in questo crudele “gioco del trono”. Le persone di qua e di là della barricata dovrebbero capire che sono state ingannate, che si stanno combattendo per una mitologia ma che in realtà stanno uccidendo se stesse, perché si tratta dello stesso unico corpo. I lavoratori scagliati gli uni contro gli altri come cani da combattimento e che continuano a soffrire per le ferite e per il dolore, dovrebbero capire che il nemico si trova al Cremino ed a Palazzo Mariinsky, al Capitol ed al Bundestag. Per quanto riguarda i capi, a Maidan si tratta degli elementi estremisti della borghesia nazionale. E lo stesso vale per i capi dei separatisti. A est terrorizzano la gente con il Pravyj Sektor (“Settore di destra”) ed invitano a combattere contro il fascismo- ma si tratta di gente che proviene dai partiti e dai movimenti fascisti russi, che condividono l’idea imperial-fascista del nazionalismo russo. I sostenitori di Barkashov, Zhirinovsky, Dugin e Limonov invitano a combattere contro il fascismo, no? Ma è un nonsense. Perchè l’aspetto più triste di questa faccenda è che i fascisti ed i nazionalisti russi, insieme alle masse che loro stanno prendendo in giro, intendono per fascisti tutti gli ucraini, tutto il popolo ucraino come tale. Agli ucraini viene negata la loro storia, la loro lingua, lo stesso nome ed il diritto ad esistere. Secondo questa logica, a Donetsk, hai solo una scelta: essere russo o essere fascista. Se sei ucraino e non ne vuoi sapere del nazionalismo e del fascismo, allora non conti nulla. Se dici: “Io sono ucraino” e lo dici in ucraino, rischi di essere pestato o ucciso. Questa è la logica del “nazional-fascismo” imperiale russo. Questo fantasma si è impossessato non solo della destra filo-russa a Donetsk , ma anche di strati interi della popolazione. Persino della cosiddetta sinistra del sud-est. La manipolazione ha vinto la guerra. Ha violentato la coscienza delle masse e si vive nell’assurdo. Questo è ciò che è successo a Maidan e che sta ora accadendo nel sud-est. Che razza di organizzazioni sono Rabochiy Front e Lava? Quanto contano? Lava è solo un gruppo di minatori di Donetsk che, nelle prime giornate dei moti si presentò davanti alla sede della amministrazione regionale con una bandiera nera con scritto su la parola Lava. Non è un’organizzazione politica ma solo un gruppo di persone. La bandiera è rimasta sul balcone della Regione per alcuni giorni e poi è sparita, come pure il gruppo di minatori. Nessun legame con l’anarchismo. Sono cose che succedono quando ci sono moti popolari. La gente è presa dalla fregola di fare qualcosa, qualcosa che poi non avrà nessuna conseguenza. Rabochiy Front è un gruppo uscito dal sindacato Ukrainian Workers Union molto prima dei fatti di Maidan. Sono operai di orientamento comunista filo-sovietico. Agli inizi dei moti a Donetsk, si misero a protezione di una statua di Lenin. Poi hanno preso parte alla conquista della sede della Regione. In generale, c’è stata una massiccia ed attiva partecipazione dei sostenitori del Partito Comunista Ucraino e di tutti i gruppi filo-sovietici all’interno del movimento separatista. Persino il partito Borot’ba ha un ruolo attivo nei fatti del sud-est. Molti vedono la Russia come l’erede dell’Unione Sovietica e si immaginano una restaurazione dell'URSS. Può sembrare ridicolo ed illogico ma la psicosi di massa è un fenomeno complesso. Basta leggersi Le Bon, Reich e Moscovici. Ora capisco come potè il Nazismo conquistare i tedeschi. Oggi nell'era del post-modernismo non funziona più nessuno degli schemi classici della visione mondiale. Per cui puoi vedere un comunista ed un fascista spalla a spalla, un imperialista ed un consiliarista alleati, come pure un anarchico ed un nazionalista. Nell'anniversario della vittoria sul fascismo, il 9 maggio, a Donetsk, durante la manifestazione antifa, mio fratello che è un sostenitore dei separatisti venne salutato col saluto antifascista “Heil Hitler”, da un suo sodale membro del novimento che devastò la sede del servizio di sicurezza di Donetsk. Di fronte al mio commento sarcastico, mio fratello non potè fare altro che mugugnare timidamente. Potresti dirci qualcosa sul referendum dell'11 maggio? Un altro esempio della società dello spettacolo. Impossibile verificare, impossibile rifiutare. Finti sondaggi, finti seggi senza osservatori e sotto la sorveglianza di gente a volto coperto. Io stesso ho visto un ragazzo con una pistola in mostra che "proteggeva" il mio seggio. Il referendum è stato una farsa. Mr. Barkashov si era assicurato che l'esito uffciale sarebbe stato del 90% per poi vedere la reazione dei Khokhols (nome dispregiativo dato agli ucraini). Anzi meglio: è stato uno degli elementi dentro una strategia più ampia. Prima creare una Repubblica Popolare Indipendente e poi chiedere l'adesione alla Federazione Russa. Lo scenario della Crimea ha funzionato ovunque, a Donetsk ed a Lugansk. Infatti, solo poche ore dopo la proclamazione della Repubblica Popolare di Donetsk, veniva chiesta l'adesione alla Federazione Russa. Non so immaginarmi come la retorica anti-oligarchica e socialista dei separatisti potrà combinarsi con l'amore per le oligarchie, per lo stato imperiale autoritario e con il mega-oligarca Putin, possessore di diversi miliardi. Un'altra tragicommedia. Lo schema usato in Crimea non ha funzionato a Donbass, con la mancata veloce annessione. Circostanze diverse. Ma non credo che a Putin interessasse più di tanto. Della regione di Lugansk non saprei dire. Ma a Donetsk molta gente non sosteneva la Repubblica Indipendente ed era a favore dell'unità ucraina. I separatisti sono meglio organizzati e più attrezzati col sostegno della Russia, ma la popolazione è divisa con una maggioranza che si oppone alla Repubblica Popolare. Cosa sai dell'incendio a Odessa il 2 maggio? Chi furono i responsabili? Ecco un altro caso di manipolazione su vasta scala di cui è difficile parlare, perchè poi si specula sul sangue e sul dolore, come del resto tutto quello che succede oggi nel paese. Basta ricordare la brutale uccisione dei sostenitori dell'Ucraina a Gorlovka, le uccisioni ed i pestaggi nelle manifestazioni in difesa dell'unità ucraina a Donetsk, i pestaggi e le torture ad opera dei separatisti e degli agenti imperialisti. La NKVD ha la sua sede a Donetsk, nell'edificio della Regione, che è il quartier generale dei separatisti e la sede del governo della Repubblica Popolare. E' lo stesso posto in cui i ribelli filo-Russi portano gli oppositori o gli scontenti e li picchiano e li torturano, tenendoli in condizioni disumane per mesi. Potremmo ricordare dozzine di casi. Questa è la logica della guerra civile. Le vittime da entrambe le parti sono inevitabili. I fatti di Odessa stanno dentro questa cornice. Potevano accadere in qualsiasi città e colpire gli attivisti di entrambi gli schieramenti. La tragedia di Odessa fa parte della grande manipolazione, della conta già prevista di vittime civili. Lo ripeto, la tragedia non sta in chi uccide chi ed in quale numero, ma nella strage di gente comune che muore per gli interessi di chi sta al potere. Sia i morti sotto la bandiera ucraina che i morti sotto la bandiera russa sono vittime del Moloch del potere mondiale nel suo più ampio senso. Questa non è una guerra degli oppressi contro gli oppressori, ma è la guerra dei signori feudali, che recluta morti, mentre lorsignori se ne puliscono le mani. La vera rivoluzione inizia quando i plebei si uniscono contro i patrizi, ma non si uccidono tra di loro per gli interessi dei ricchi. Tornando ad Odessa, non sapremo mai la verità. Uno dei separatisti mi ha detto una volta: “Certo si mente da entrambe le parti, ma tu devi scegliere le menzogne che sei pronto a difendere. Perchè poi non abbia da vergognarti della tua scelta”. Ecco come funziona la logica della guerra civile. Ma io che non voglio scegliere tra due tipi di menzogne, scelgo la verità, e la verità è quando il popolo lotta contro i suoi oppressori e non contro se stesso. Cosa ne pensi di Avtonomnyj Opir, di Borot’ba e di altri gruppi di sinistra che sono impegnati nelle manifestazioni tanto ad ovest quanto ad est? Sai qualcosa della costituzione della Guardia Nera Ucraina? Guardo ad Avtonomnyj Opir con interesse, dal momento che penso che al movimento anarchico manchi uno studio rigoroso sulla questione nazionale così come gli manca un approccio al patriottismo nella sua forma puramente popolare, quale si può riscontrare in molti movimenti anarchici del passato, da Hristo Botev a Nestor Makhno. Nel movimento anarchico odierno domina l'essere cosmopoliti, una posizione che rifiuta le radici e mette ai margini il popolo, mentre ha perso posizioni l'internazionalismo -inteso come interesse nazionale ed internazionale che richiama l'amore per il proprio paese senza nessuna componente politica. Queste due posizioni sono sempre state presenti nell'anarchismo. L'anarchismo internazionalista corrisponde di più al mio modo di pensare. Dobbiamo ritornare alle radici dell'anarchismo classico e lavorare su questa questione. Altrimenti rischiamo di ri-commettere i vecchi errori e di restare un movimento marginale. Guardo al partito comunista Borot’ba con prudenza, dato che loro sono in competizione con gli anarchici. E questo vuol dire che sono nostri oppositori. Il progetto Borot’ba è molto vicino al Partito Comunista Ucraino (KPU) ed è stato creato per essere il futuro sostituto del morente KPU. Si tratta di una giovane, contemporanea e moderna versione del Partito Comunista. Vedremo presto deputati di Borot’ba sedere nel parlamento ucraino. Si stanno già preparando. In termini ideologici, “Borot’ba” è l'erede del vecchio movimento comunista che si fa carico della sua lunga storia. A cominciare dallo scontro tra Marx e Bakunin nell'Internazionale fino alla dittatura bolscevica di Lenin e Trotsky ed alla distruzione della Makhnovshchina da parte loro, da Stalin e dall'Unione Sovietica fino a Petr Simonenko, Victor Ampilov ed a Gennady Zyuganov oggi. Ecco perchè non deve meravigliare perchè i militanti di Borot’ba hanno aderito con entusiasmo al movimento separatista nel sud-est dell'Ucraina a fianco delle forze imperialiste e perchè le loro bandiere rosse sventolano a fianco del tricolore imperiale. Ci sono anche delle pagine eroiche in questa storia, ma i comunisti statalisti resteranno sempre nemici degli anarchici, indipendentemente dalla maschera che indossano: fosse quella dell'antipatico Simonenko o del seducente Vallejo. Prima o poi ci ritroveremo faccia a faccia con loro e combatteremo contro Borot’ba, così come i bolscevichi ed i sostenitori del Makhnovismo lottarono gli uni contro gli altri al loro tempo. E' inevitabile. So poco del progetto "Guardia Nera Ucraina" - e per ora resto alquanto scettico, alla luce delle critiche da me esposte sul movimento anarchico ucraino. Ma sarei felice di sbagliarmi. Secondo te ci sono esperti russi nel sud-est? Ma no?! Ce ne sono molti in una base di addestramento a Donetsk e nella regione di Lugansk, dove gruppi di 400-500 persone del posto e volontari russi si addestrano sotto la guida di istruttori militari. Ce ne sono nel battaglione “Vostok” (“Est”), diverse dozzine di professionisti dell'esercito russo. C'è Girkin col suo gruppo a Slovyansk, c'è Bezler a Gorlovka e molti altri. Ovviamente la maggior parte delle persone che combattono sotto le bandiere dei separatisti sono del posto, lavoratori comuni o veterani dell'esercito o agenti di sicurezza, veterani della guerra in Afghanistan, ex-poliziotti ed esperti delle Forze Speciali. Ma un significativo ed autorevole gruppo di miliziani, a parte i volontari russi come i Cosacchi del Don e quelli di varie organizzazioni nazionaliste russe, sono i sabotatori russi, militari specialisti, che organizzano tutto. Il rifornimento di munizioni, di equipaggiamento speciale, di armi e di soldi viene dalla Russia tramite la potente lobby della Duma. La gente vicina a Putin avverte i funzionari della Repubblica Popolare di Donetsk, persone come Glazjev, per esempio, o altre odiose figure come Zhirinovsky, Dugin e Barkashov. Inoltre, l'attuale capo del governo della cosiddetta "Repubblica Popolare" di Donetsk è Boroday, un famoso stratega politico di Mosca, nominato dal Cremlino; è al comando del battaglione separatista “Vostok” ai cui punti di arruolamento arrivano volontari/mercenari da tutta la Russia. Un intervento che si poggia ampiamente sul movimento locale di protesta e sulla elite locale. E' possibile che le proteste in Ucraina evolvano verso una rivoluzione sociale? Al momento è uno scenario improbabile. Credo fermamente che qualsiasi rivoluzione sociale è possibile solo in presenza di 2 fattori. E cioè: il primo,una mobilitazione pubblica e di massa che rivendichi un cambiamento radicale e, secondo, una organizzazione politica degli anarchici rivoluzionari, che sia in grado di organizzare ed orientare il processo di cambiamento per consolidarne i risultati. Se oggi il primo fattore è più o meno presente e la mobilitazione popolare cresce, risulta però ancora assente il fattore soggettivo. Siamo di fronte ad un rivoluzione politica, da cui le forze politiche e gli esponenti della grande borghesia -o con un termine moderno, gli oligarchi- ne trarranno tutti i vantaggi. Ma se parliamo di rivoluzione sociale, oggi non ce n'è traccia, ed il popolo, anche se vede dei cambiamenti, vede solo quelli dentro uno schema puramente politico. Ed anche se ci sono stati timidi accenni rivoluzionari anti-autoritari, ma senza il supporto di una forte organizzazione rivoluzionaria anti-autoritaria, li vedremo presto schiantarsi contro l'agenda politica imposta dalla borghesia e dai partiti nazionalisti. Il vero problema per un movimento anarchico moderno, nonchè causa del suo collasso a fronte degli sviluppi in corso, è la mancanza di un'organizzazione anarchica. Le cose che stanno succedendo ora in Ucraina ed il fatto che gli anarchici non siano stati capaci di sfruttare la situazione a causa dell'aver perso il buon senso per anni per farsi trascinare del tutto in illusioni di carattere subculturale ed anti-organizzatore, è oggi oggetto di auto-analisi. E questo conferma tutte le conclusioni e gli sforzi a cui erano giunti i sostenitori del progetto “RKAS - N.I. Makhno”. Il fallimento di questo progetto la dice lunga e fornisce una risposta alla seguente domanda: “E' possibile per gli anarchici sperare ora di far evolvere le mobilitazioni di massa sul piano della rivoluzione sociale?”. L'organizzazione è un mezzo molto importante per l'esistenza delle idee. E' un'incubatrice, una scuola, una società di mutuo appoggio ed una piattaforma che produce idee e progetti; ma ancora di più, è uno strumento per realizzare quelle idee, è uno strumento di influenza ed uno strumento di lotta. Che non può essere sostituito con i gruppi di affinità. Si leggano Makhno, Arshinov, Volin, Bookchin ed alla fine tutto diventa chiaro. Come nel 1917, anche ora gli anarchici hanno perso un'occasione unica per guidare il processo. Quali sono al momento le prospettive esistenti per gli anarchici? Per ora nessuna. E temo anche per il futuro se le cose restano come sono e se la rivoluzione non scoppia nella testa di coloro che si dichiarano anarchici. Occorrono dei contenitori. Il progetto RKAS era una sorta di contenitore, che non solo è stato rifiutato, ma addirittura perseguitato. Chiedete agli anarchici ucraini cosa pensano della RKAS e sentirete uscire dalle loro parole veleno, bile, rabbia e menzogne. Perchè mai? Perchè noi siamo stati i soli a non dare spazio nè ai sostenitori della subcultura nè ai caotici (quelli che credono l'anarchia sia un movimento che vuole il caos) e siamo stati i soli che hanno parlato di necessità di unità, di disciplina e di responsabilità. Gli unici a parlare apertamente in faccia a chiunque della inanità ed a castigare i vizi del movimento. Ed i soli che hanno sempre agito contro “le regole”. A differenza degli altri anarchici noi eravamo "quelli della RKAS", quelli dell'anarchismo piattaformista di Makhno. Verso la RKAS gli anarchici hanno solo due atteggiamenti: rispetto oppure odio. Ma non c'è indifferenza. Per cui siamo sulla strada giusta. La nostra battaglia per l'organizzazione è la battaglia per la messa in pratica delle idee anarchiche. Ora è tempo di riflessioni. Ma temo che tutto resterà com'è nel movimento. Gli anarchici hanno una peculiarità unica nelle masse: non imparano mai. Preferiscono ripetere gli stessi errori e coloro che cercano di correggere gli errori vengono bollati come "non anarchici". Come nel caso della RKAS. Io penso che la RKAS sia stata un fenomeno unico dell'anarchismo post-sovietico, è esistita per più di 20 anni svolgendo un ruolo di primo piano. Molti gruppi che sono apparsi dopo sono solo dei cloni della RKAS, delle parodie della matrice originaria, una volta persa l'essenza originaria. Ed ogni anarchico appena consapevole di sè cosa fa? Certamente si metterà a creare la sua nuova organizzazione, sempre rifacendosi alla RKAS ma dichiarando che questo atto di creazione di una copia è un atto di ribellione anti-autoritaria ed una nuova voce nell'anarchismo.Tutto ciò è ridicolo. E sarebbe anche divertente se non fosse molto triste. Perchè si tratta di un'infinita ambiziosa scissione del movimento fatta in nome dell'anti-autoritarismo ma in realtà fatta in nome di un'idiota vanità e della propria auto-affermazione personale. E non so se ne verremo mai a capo.. Makhno ne scrisse almeno 100 anni fa. Bookchin - almeno 40 anni fa. Io ne scrivo oggi. Ma non se ne esce. Che altro dire? (traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali) Link esterno: https://avtonom.info

martedì 6 maggio 2014

Solidarietà internazionalista anarchica contro la repressione di Stato in Russia

Comunicato anarchico internazionalista All'indomani dei giochi olimpici di Sochi, durante i quali il dittatoriale governo russo ha concesso alle multinazionali ed altri Stati di dare sfogo alla loro cupidigia capitalista tacitando le opposizioni e vietando le manifestazioni, continua senza soste la repressione ai danni di attivisti anticapitalisti, degli anarchici, degli attivisti sindacali, dei movimenti femministi e contro l'omofobia. Il 24 febbraio, 7 oppositori al regime sono stati condannati per aver preso parte ad una manifestazione contro Putin nel 2012, una protesta che voleva denunciare le elezioni presidenziali. Sono stati condannati a 4 anni di detenzione in un lager per aver "procurato disordini" e "violenza contro le forze della legge e dell'ordine". Questo processo politico è stato criticatissimo dall'opposizione che aveva indetto una partecipata manifestazione davanti al tribunale per protestare contro l'autoritarismo e la repressione messi in campo dallo stato russo. Per tutta risposta, tra le 200 e le 400 persone sono state arrestate e condannate a sentenze similari. Fra loro ci sono molti compagni anarchici, come pure anticapitalisti, femministe ed antifascisti. La situazione sta diventando sempre più difficile per i nostri compagni in Russia, specialmente da quando lo stato russo, oltre ad imporsi sistematicamente con la violenza della polizia e con la repressione sia politica che giudiziaria contro gli elementi "più selvaggi", ha iniziato ad incoraggiare i movimenti di estrema destra, legittimando le loro azioni. Non abbiamo dimenticato la vicenda del nostro compagno antifascista Ivan Khutorskoi, ucciso a casa sua nel 2009 dai neo-nazisti. Gli anti-fascisti, gli immigrati, le femministe, i gay, le lesbiche ed i transessuali sono vittime di omicidi, violenza ed intimidazioni da parte dei fascisti e dello Stato. Il che non deve sorprendere se si pensa che, ad esempio, la persecuzione degli omosessuali è del tutto legittima in Russia (grazie alla legislazione contro la "propaganda omosessuale"). Ma gli anarchici non si faranno intimidire. Lo scorso 9 aprile, alcuni anarchici che avevano organizzato una manifestazione a Petrozavodsk contro la guerra in Ucraina, sono stati sequestrati, picchiati e sottoposti ad abusi da uomini mascherati. Queste persone, vestiti come i poliziotti, non hanno esitato a minacciare di morte gli attivisti. Le manifestazioni contro la guerra sono state filmate ed infiltrate dalle forze di Stato, dalla polizia e da forze paramilitari. Mentre l'imperialismo russo colpisce in Ucraina ed in Crimea per salvaguardare i suoi interessi economici e politici nella regione, le manifestazioni dell'opposizione sono diventate quasi impossibili oppure permesse ma a costo di violenze, incarcerazioni e rischio di morte. Gli Stati occidentali preferiscono lambiccarsi su un intervento in Ucraina, giusto per prendersi la loro parte contro il gigante russo. Ma il loro silenzio fa rumore quando si tratta della violazione dei diritti umani in Russia, in particolare quelli concernenti gli omosessuali, denunciati dagli organismi internazionali. Contro il terrorismo di stato, portiamo il nostro sostegno ai compagni anarchici russi, agli anticapitalisti, alle femministe, a chi lotta contro l'omofobia, agli antifascisti ed agli attivisti sindacali. Sosteniamo le loro lotte e le iniziative auto-organizzate che riescono a promuovere. Denunciamo la repressione dei movimenti sociali in Russia, la repressione e l'espulsione della "popolazione sgradita" (immigrati, gay, lesbiche, bisessuali, transessuali...). La solidarietà internazionale è la nostra forza per combattere lo Stato, le sue leggi liberticide, la violenza dei gruppi fascisti al suo servizio. La rete Anarkismo, che comprende circa trenta organizzazioni in tutto il mondo, chiede la fine della repressione in Russia, l'abrogazione delle leggi contro gli omosessuali, come pure di tutte le leggi che impediscono la libertà d'espressione, Chiediamo la liberazione di tutti i prigionieri politici. Contro la repressione e l'autoritarismo, autodifesa ed auto-organizzazione internazionale e popolare! Anarkismo.net Alternative Libertaire (Francia) Federazione dei Comunisti Anarchici (Italia) Libertære Socialister (Danimarca) Melbourne Anarchist Communist Group (Australia) Prairie Struggle Organization (Canada) Organisation Socialiste Libertaire (Svizzera) Collectif Communiste Libertaire Bienne (Svizzera)

venerdì 7 marzo 2014

Ucraina dopo Yanukovich . 50 sfumature di bruno

Il rovesciamento del regime autoritario non significa in nessun senso per noi la fine della nostra lotta. Nuovi dittatori sono pronti a prendere il posto del Partito delle Regioni. Essi non si faranno scrupolo nell'impiegare non solo le indebolite forze di sicurezza, ma anche i militanti di estrema destra. Il regime di polizia e di arbitrarietà giudiziaria ha meritato senza dubbio di essere rovesciato, ma adesso potrebbe essere giunto il tempo per un nuovo terrore che giustificherà ideologicamente la propria legittimità. Al momento, il potere centrale è concentrato nelle mani del partito dell'opposizione “Batkivshchyna” (Patria), che ha tentato di riunire una parte sostanziale della classe dirigente. Il suo leader, rilasciato recentemente di prigione, Yulia Tymoshenko, ha ovvie ambizioni presidenziali. Va ricordato tuttavia, che quando è stata pronunciata la sentenza contro Yulia Tymoshenko, la manifestazione in suo sostegno a Kiev ha riunito non più di cinquemila persone, e in tutte le manifestazioni di massa organizzate da questo partio le piazze sono state riempite pagando persone esterne al partito stesso. “Batkivshchyna”, come anche il Partito delle Regioni, non ha, nella pratica, alcun serio supporto nella società né una base di attivisti, ma ha risorse materiali abbastanza vaste. Al fine di restare al potere, la squadra di Yulia Tymoshenko dovrà placare gli estremisti di destra, in particolare il “Pravy Sektor” (Settore di Destra). Due di questi tentativi sono già stati fatti – i fascisti che erano incarcerati per casi non legati ai fatti di Maidan erano stati rilasciati dopo il varo della relativa legge in Parlamento. Il nuovo Ministro dell'Interno Arsen Avakov ha promesso di inserire rappresentanti del “Pravy Sektor” nel suo ministero. Ora potremo chiamare gli sbirri “nazisti” con buona ragione. Ma “Batkivshchyna” è chiaramente terrorizzato dalla presenza nelle strutture di potere di un tale elemento fanatico e incontrollabile. Essi tenteranno allora di tenere l'estrema destra sotto controllo, non solo comprandoli ma anche compromettendoli in fatti di sangue. Infatti “Pravy Sektor” sogna di regolare vecchi conti con gli antifascisti e la loro sottocultura, per questo sono stati attentamente riforniti di fascicoli del Servizio di Sicurezza e della polizia contenenti dati personali. Probabilmente nel prossimo futuro le autorità chiuderanno i propri occhi di fronte alla violenza contro la sinistra o agli attacchi razzisti, ma se ne ricorderanno un paio di mesi dopo, quando avranno bisogno di una scusa per tenere in riga gli alleati scomodi. “Pravy Sektor” fa il proprio gioco, e lo ha fatto abbastanza a lungo. Oggi il suo leader Dmitry Jarosh reclama un posto nei più alti livelli del potere, come vice primo ministro per le agenzie di pubblica sicurezza. Allo stesso tempo, come è stato riportato dal giornalista Mustafa Nayem, in base alle registrazioni trovate nella Amministrazione Presidenziale, Yarosh era in comunicazione con Yanukovich o con i suoi rappresentanti in 20 Febbraio. Anche prima di allora, il 28 gennaio le negoziazioni tra “Pravy Sektor” ed il Servizio di Sicurezza / Ministero degli Affari Interni era stato annunciato ufficialmente. Un giorno dopo i rappresentanti della destra si lasciarono sfuggire questo fatto, dichiarando “il desiderio di prendere parte al processo di negoziazione”. Probabilmente tali negoziazioni hanno in realtà avuto luogo già da molto prima, specialmente quando si considera il background di tutte quelle organizzazioni che erano parte di “Paravy Sektor”: “Tryzub” (Tridente), come anche SNA, e come “Bely Molot” (Martello Bianco) hanno in varie forme interagito attivamente con politici appartenenti ad entrambe le parti del sistema, e con le forze di sicurezza si dagli anni '90/2000. Il Partito “Svoboda” (Libertà) è allo stesso modo in concorrenza sia con “Batkivshchyna” che con “Pravy Sektor”. Quest'ultimo interverrà direttamente sull'elettorato di “Svoboda” e con il tempo delle elezioni la tensione tra queste due forze politiche aumenterà. Adesso svoboda ha una presidenza nell'ufficio della pubblica accusa. È simbolica, perché la polizia ed il pubblico ministero lavorano sempre a stretto contatto ed allo stesso tempo si odiano l'un l'altro; i loro interessi sono molto simili, ma di tanto in tanto entrano in conflitto. Questo è il tipo di rapporto che esiste tra “Svoboda” e “Pravy Sektor”. Il Servizio di Sicurezza è guidato da Nalivaychenko, che già deteneva il posto sotto il Presidente Yushenko. L'ufficiale capo della sicurezza del paese è famoso non solo per il procedimento postumo contro Joseph Stalin (che sembrava uno scherzo particolarmente macabro) per l'Holodomor, il genocidio ucraino, ma anche per la lotta contro “l'organizzazione terrorista Antifa finanziata dal Cremlino”. Dopo aver perso il proprio posto di lavoro, Nalivaychenko ha lavorato con l'estrema destra (incluso Eugene Karas, che sarebbe poi diventato attivista di “Svoboda”, conosciuto con lo pseudonimo “Vortex”), cercando di creare un movimento “Otpor”, ma questo progetto non ha avuto successo. Allo stesso tempo, le regioni che non sono ancora sottomesse al nuovo governo, ma che rifiutano Yanukovych, stanno maturando propri sentimenti fascisti. I rappresentanti del Partito delle Regioni, che hanno fallito nel tentativo di unirsi alla maggioranza parlamentare, hanno fatto blocco con estremisti di destra pro-Russia e stalinisti. Imperialisti e stalinisti, Cosacchi e fanatici ortodossi - tutti insieme combattono contro dei Banderoviti (soldati di Stepan Bandera, capo militare e politico collaborazionista durante l'occupazione nazista) spesso immaginari, mentre reprimono giornalisti e attivisti per i diritti umani. Il centro bruno si trova a confrontarsi con regioni quantomeno altrettanto brune. La sola differenza è la tradizione storica a cui si richiamano. Tutti questi si concentrano sul proprio “combattere per i valori tradizionali”, facendo appello alla solidarietà sociale e allo stesso tempo tagliando drasticamente la spesa sociale. Noi non prendiamo parte nel conflitto tra i nazionalisti Ucraini e i nazionalisti Russi. Ma molti che avevano manifestato contro il potere di Yanukovich resteranno insoddisfatti sia dalle politiche rapaci di “Batkivshchyna”, che colpirà le tasche dei lavoratori, e la “rivoluzione nazionale” del “Pravy Sektor” e di “Svoboda”, che cercheranno di eliminare quel che resta di diritti umani e libertà. Queste persone che sono indifferenti all'ultra destra e critiche nei confronti del sistema dell'opposizione, i “membri delusi di Maidan”, che possono presto riempire le file della sinistra e degli anarchici. AST-Kiev, 24.02.2014 Автономна Спілка Трудящих / Unione Autonoma dei Lavoratori Link esterno: http://avtonomia.net/

Comunicato dell'AST-Kiev sull'intervento russo

Il 27 Febbraio 2014, gli sciovinisti pro-Russi di Crimea, supportati dalla polizia antisommossa Berkut e dalla Flotta Russa del Mar Nero, hanno messo a segno un colpo di stato militare in Crimea. Fin da ora è ovvio che il governo del movimento “Unità Russa” guidato da Aksionov non è niente di più che una marionetta del regime del Cremlino. Non ci riguarda l'integrità territoriale dell'Ucraina e l'iviolabilità dei suoi confini come valore, noi siamo contro la violenta “pacificazione” della Crimea, ma pensiamo che lo status della Crimea debba essere definito tenendo conto dell'opinione della minoranza Tatara di Crimea. Gli ultimi eventi mostrano che Putin non si limiterà all'annessione della Crimea. L'obiettivo del regime imperialista del Cremlino è estendere le pratiche russe a tutto il territorio dell'Ucraina. In questo modo il regime Russo dà prova di essere la principale minaccia agli interessi del proletariato nell'area post-sovietica. Noi siamo oppositori della guerra e del militarismo. Ma pensiamo che in questa situazione i proletari coscienti non possono contare su nessuno, se non su loro stessi. Non è neanche in discussione aspettare il “soccorso” della NATO. I politici nazionalisti ucraini possono solo organizzare la difesa di una parte di territorio al massimo. La guerra potrà essere evitata solo se i proletari di tutti i paesi, primi e innanzitutto Ucraini e Russi, insieme fanno fronte contro il regime criminale di Putin. L'azione unita del proletariato Ucraino e Russo e di tutte le forze democratiche che metteranno fine al regime di Putin, significherà anche la fine dell'attuale regime neoliberista e nazionalista in Ucraina. Mentre per la sinistra e gli anarchici occidentali è venuto davvero il momento di tagliare i legami con il cosiddetto “anti-imperialismo” che arriva a supportare il regime di Putin contro gli Stati Uniti. Nessuna guerra tra le nazioni, nessuna pace tra le classi! Автономна Спілка Трудящих - ACT / Unione Autonoma dei Lavoratori, Kiev

Tra l'incudine russa e il martello occidentale

La crisi in Ucraina assomiglia troppo a quella che negli anni novanta devastò la Jugoslavia. In Jugoslavia l'ultimo atto della guerra venne rappresentato dall'"operazione tempesta" nella Krajina croata e vide l'espulsione in massa della popolazione serba che abitava quelle regioni da secoli. Analogia nel nome, questione etimologica si, ma che cela la sostanza delle vicende comuni ad una zona appunto di frontiera, Ucraina come Krajina hanno lo stesso significato, terra di confine, frontiera. Da sempre terre e popoli facili preda di nazionalismi e di una etnicizzazione dirompente nei rapporti sociali, paradosso di una storia che in Europa come negli USA si vorrebbe passata. La visuale eurocentrica non aiuta a comprendere quanto accade e quanto è accaduto in passato nelle terre di confine. Qualche nostalgico neofascista ha voluto farci credere che l'abbattimento delle statue di Lenin o in Croazia di Tito aprissero al mondo strade nuove e felici ai popoli coinvolti, ma così non è stato, mai. La crisi Ucraina nasce in un paese che non è mai stato uno Stato-nazione, da sempre attraversato da lingue, culture e popoli diversi, ed ora attraversato letteralmente da oleodotti e metanodotti che portano nella EU gli idrocarburi russi. Contrariamente a quanto vogliono far credere i seguaci del "complottismo", sempre pronti a cercare le cause delle rivolte sociali nelle influenze esterne, l'esplosione di rivolte a cui partecipano ampie fette di popolazione hanno sempre delle cause interne di varia natura economica, sociale e politica, su cui inoltre si innescano rivendicazioni etniche e/o religiose. Su queste poi cercano di far leva gli interessi politici ed economici delle classi borghesi nazionali e gli interessi economici e strategico-politici degli Stati imperialisti, che cercano di utilizzare gli eventi a loro favore. In Ucraina si scontrano le differenze economiche ed etniche di due settori geo-politici: quello occidentale e centrale a prevalenza etnica ucraina, caratterizzato da una bassa industrializzazione e da un enorme bacino agricolo sotto sfruttato, storicamente più legato alle Nazioni che confinano ad occidente (e quindi più tendenzialmente all'Europa), e quello orientale e meridionale, a prevalenza etnica russa, caratterizzato da una più forte, anche se obsoleta, industrializzazione, storicamente ed economicamente più legato alla grande madre Russia. La rivolta esplode nel settore centro occidentale ed assume, per le peculiarità sopra esposte, caratteristiche anti-Russe. Ha origini politiche, prevalentemente nelle classi medie e negli studenti che si ribellano contro la corruzione dell'apparato statale del filo russo Yanukovich, e origini socio-economiche in seguito alle illusioni delle classi lavoratrici, tradite dalle oligarchie dirigenti susseguitesi dopo la caduta del muro di Berlino e tradite dagli effetti dell'ultima crisi capitalista. In questo scenario si inseriscono, come spesso accade a queste longitudini, i tentativi delle organizzazioni di estrema destra e fasciste di aumentare la loro influenza attraverso l'acquisizione di fette di potere politico; è la strada che stanno percorrendo organizzazioni del settore centro-occidentale, fasciste e nazionaliste, come i partiti Svoboda, Batkivshchyna e Pravy Sektor, spesso in concorrenza tra loro. Ma le organizzazioni fasciste sono proprie anche del blocco antagonista filo-russo, dove estremisti di destra, stalinisti, Cosacchi e fanatici ortodossi, combattono tutti insieme contro i Banderoviti (soldati di Stepan Bandera, capo militare e politico collaborazionista durante l'occupazione nazista). La sola differenza è la tradizione storica a cui si richiamano. Ed in questo scenario si innescano anche le mire politico-economiche dei potentati oligarchici locali, in concorrenza tra loro, come quelli rappresentati dalla famiglia Yanukovich o da Yulia Tymoshenko, personaggio falsamente descritto dalla propaganda mediatica occidentale come un'eroina della libertà, quando in realtà è una sorta di Berlusconi ucraina, immischiata in diverse faccende finanziarie. Ed in questo scenario, e non poteva essere altrimenti, si inseriscono gli interessi degli Stati imperialisti. Interessi che sono strategici, addirittura vitali, come quelli russi che in Crimea hanno una loro fondamentale base militare; politici come quelli nord-americani, che cercano di sfruttare il conflitto per far perdere terreno alla Russia o perlomeno di ostacolare un probabile avvicinamento di interessi tra questa e la UE. Ci sono gli interessi politici ed energetici dell'Europa, visto che l'Ucraina è, come dicevamo sopra, terra di attraversamento di importanti corridoi energetici che trasportano gli idrocarburi russi in territorio europeo. Ed infine ci sono gli interessi economici cinesi, indifferenti alla forma politica dello Stato ucraino, ma profondamente interessati alle potenzialità agricole dello stesso. Che il conflitto, o la spartizione del paese per evitarlo, sia quindi inevitabile è quasi un dato di fatto: da un lato nazisti galiziani e nazionalisti confusi appoggiati dalla Unione Europea a caccia di mercati e di manodopera a basso costo, con a fianco l'amico/rivale Stati Uniti desideroso di spostare ad Est il fronte NATO, dall'altro la Russia che non è disposta ad essere spodestata dalla propria influenza su territori vitali. Tutto questo impone una riflessione su quanto sta avvenendo. È fondamentale, a partire dagli strumenti analitici in possesso della prassi antiautoritaria e antimperialista, fare il possibile affinché la classe lavoratrice non sia preda dell'influenza nefasta dell'uno o dell'altro potentato interno e dell'uno o dell'altro polo imperialista. Perché troppo spesso si assiste a fatidici antimperialisti che si schierano con Putin e la Russia, oppure a parte della sinistra "per bene" che si trova a fianco dell'imperialismo americano ed europeo, a rappresentanze politiche che stanno zitte o balbettano confuse, ai seguaci della caduta tendenziale del tasso di profitto e della "comunistizzazione" subito che si perdono in analisi tanto fantasmagoriche quanto inutili. È importante innanzitutto fare chiarezza sul fatto che il proletariato ucraino non ha governi amici, che siano di colore bruno o arancione, e che il proletariato internazionale non ha Stati amici, che siano borghesi o presunti operai. E che non esistono scorciatoie nazionaliste: l'unica strada percorribile, a corto e a lungo termine, è l'autonomia e l'autodeterminazione delle classi sfruttate a tutte le latitudini e le longitudini. Fare chiarezza su questo aspetto, in questo periodo di grande confusione, è il primo obiettivo, senza il quale non sarà possibile costruire, così come auspichiamo, una ricomposizione del fronte di classe internazionalista. L'assenza di guerra non è pace, ma ora come ora che per evitare che il maggior numero di proletari rimangano coinvolti in una guerra fratricida, che almeno la ridisegnazione dei confini e degli assetti avvenga senza ulteriori spargimenti di sangue. Segreteria Nazionale Federazione dei Comunisti Anarchici 5 marzo 2014 Link esterno: http://www.fdca.it

sabato 8 febbraio 2014

Ucraina: novità sull'EuroMaidan

Le leggi che sono state approvate il 16 gennaio dimostrano come la fazione della classe dominante che ora controlla il governo è pronta ad instaurare una dittatura borghese e reazionaria sul modello dei regimi latinoamericani degli anni '70. Le "leggi dittatoriali" criminalizzano ogni protesta e limitano la libertà di parola; inoltre introducono il reato di "estremismo". In Parlamento, i portavoce della dittatura di classe della burocrazia corrotta e della borghesia monopolista sono il Partito delle Regioni ed il cosiddetto Partito "Comunista" d'Ucraina che da molto tempo è diventato una forza al servizio degli interessi del capitale. Il sistema repressivo ucraino si appoggia sull'apparato di polizia e sulle bande di strada degli assaltatori filo-governativi. A volte queste strutture paramilitari sono comandate da ufficiali di polizia in pensione. Ci sono anche gli squadroni della morte. Secondo fonti attendibili, due persone sono state rapite da un ospedale e sottoposte a tortura. Una di queste è stata trovata morta in una foresta. Le forze speciali usano puntatori di precisione contro i manifestanti e non solo armi traumatizzanti. Uno degli uccisi, in base ad una foto del suo corpo, era stato colpito al cuore. In base a tutti gli elementi disponibili risulta che è stato colpito da un cecchino. La mattina del 23 gennaio, il numero degli uccisi andava da 5 a 7 persone. Ma non conosciamo il reale bilancio della violenza. L'ideologia del regime al governo è un misto di nazionalismo stile-Putin, di teorie della cospirazione e di autoconvinzione di essere nel giusto nel governare, come elite, su una popolazione di stupidi. I gruppi di supporto alla Berkut (la principale forza anti-sommossa della polizia) sui social networks sono pieni di articoli antisemiti secondo i quali i dirigenti dell'opposizione sono ebrei che vogliono traviare il popolo legalizzando i matrimoni tra omosessuali. In questo non c'è nessuna differenza con la retorica della destra radicale ucraina. Negli ultimi giorni non è solo la destra estrema a scontrarsi col governo, ma anche popolazione con opinioni più moderate. E sono la maggioranza dei manifestanti. Molti di loro sono indifferenti o negativamente predisposti verso il nazionalismo. Molti di loro non sono per l'integrazione nella UE. Le persone scendono in strada per protestare contro la violenza della polizia. Ed una parte significativa non è entusiasta ed è persino scettica sulle azioni in Via Grushevskogo. Spesso si sente dire che gli estremisti di destra sono il "cavallo di troia" di Yanukovych e dei servizi speciali, col compito di gettare discredito sulla protesta. Certamente ci sarebbero molti più abitanti di Kiev a partecipare alle manifestazioni se ci fosse un modo per buttare fuori dalle strade questi idioti utili al governo. In cima alle loro richieste c'è un posto di lavoro nel Servizio di Sicurezza Ucraino all'indomani della "vittoriosa rivoluzione". Gli anarchici dovrebbero partecipare alle manifestazioni ed ai picchetti che sono predisposti per difendere il diritto alla libertà abolito dalle leggi del 16 gennaio. E' necessario attivarsi sul proprio posto di lavoro e nei quartieri per contribuire al sabotaggio delle decisioni dittatoriali. Non ha molto senso partecipare alle azioni in Via Grushevskogo, che non hanno mai avuto nessuna significatività già dall'inizio. Queste azioni fanno solo fare bella figura al governo in televisione e gli permettono di identificare gli elementi più radicali attraverso i cellulari e le telecamere. Nel caso di una vittoria dell'opposizione, come pure nel caso di una vittoria del governo, dovremo comunque affrontare una lunga e dura lotta contro l'uno o l'altro regime. Questo dovrebbe essere chiaro. E' necessario radunare le forze allo scopo di iniziare a dettare il nostro programma libertario e proletario nella politica ucraina. Nè dio, nè padroni! Nè nazioni, nè confini! Sindacato dei Lavoratori Autonomi, sezione di Kiev 23 gennaio 2014 (traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)