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venerdì 25 settembre 2020

il Cantiere aperiodico settembre 2020 a cura della Commissione Mondo del lavoro di Alternativa Libertaria

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Primo numero de “il Cantiere” raccolta di materiali di intervento dei comunisti anarchici nella lotta di classe

In questo numero si parla

-Riduzione orario lavorativo e aumento salariale

-Lotta di classe e crisi sanitaria

-Opposizione di classe in Bielorussia

-Ruolo antiecologista dello stato

PER SCARICARLO

venerdì 1 maggio 2020

"Gruppi Anarchici D'Azione Proletaria" di Franco Bertolucci.





















se non si vede CLICCARE QUI

Ogni tempo è di lotta

“Il primo maggio dovrebbe essere un simbolo di solidarietà internazionale, di solidarietà non limitata ai quadri dello Stato nazionale che corrisponde sempre agli interessi delle minoranze privilegiate del Paese. Tra i milioni di lavoratori che sopportano il giogo della schiavitù, c’è un’unità di interesse, indipendentemente dalla lingua che parlano e dalla condizione sotto la quale sono nati. Ma tra gli sfruttatori e gli sfruttati dello stesso Paese c’è una guerra ininterrotta che non può essere risolta da nessun principio di autorità e si radica negli interessi contraddittori delle varie classi. Tutto il nazionalismo è un travestimento ideologico di fatti veri: può in un dato momento trascinare le grandi masse di persone dietro suoi rappresentanti menzogneri, ma non è mai riuscito ad abolire la brutale realtà delle cose in questo mondo”( Rudolf Rocker, 1936 )
 



















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1.-Situazione globale
La pandemia COVID-19 scoppia in un momento di certo indebolimento dell’ultimo periodo della globalizzazione, con forti disfunzioni dei meccanismi di finanza, gestione e comunicazione del sistema capitalistico, una generale messa in discussione dei criteri di gestione del governo, e una crisi di egemonia imperialista con tensioni sempre più profonde tra i grandi blocchi geostrategici.
Nel periodo precedente la crisi sanitaria, i grandi movimenti popolari in alcune aree del mondo si stavano affermando contro il sistema e mettevano in discussione la gestione politica dei blocchi di classe dominanti in ogni formazione sociale insieme alle loro strategie operative. La crisi sanitaria ha colpito molto duramente il sistema di dominio. Questo, essendo un fattore esterno al funzionamento del sistema globale, rivela le prevedibili debolezze e carenze strutturali, strategiche e funzionali del capitalismo globalizzato e accelera il degrado della governance dei popoli.
Per questo motivo, diversi paesi hanno visto i governi, come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, ritrattare il loro piano iniziale: consentire la diffusione dell’infezione e delle morti di massa, al fine di raggiungere l’immunità di gruppo nella popolazione. Questa strategia, insieme al degrado dei sistemi sanitari pubblici e ai colpi più duri inferti ai settori più svantaggiati, avrebbe potuto diventare un vero e proprio genocidio sociale. Rinunciando a questo, si può considerare che le borghesie britanniche e statunitensi hanno fatto politicamente un passo indietro di fronte a ciò che avrebbe potuto provocare un certo grado di disordine sociale.
La crisi sanitaria agisce quindi come un fattore che espone e accresce le debolezze, gli squilibri e i fattori di collasso del sistema e allo stesso tempo costituisce una possibile innovazione sistemica, un nuovo fattore centrale di disfunzione e di blocco. Insomma, la pandemia approfondisce un ciclo di crisi economiche e sociali che stavano già per scoppiare, con una sequenza differenziata nella gestione e nell’uscita dalla crisi sanitaria.
La capacità dei vari blocchi geostrategici di affrontare la situazione e superare questo momento – che può portare alla paralisi dell’economia mondiale – sembra essere diversa. Infatti, l’accelerazione del confronto tra Cina e Stati Uniti e la configurazione del rapporto di forze all’interno del nuovo ciclo potrà portare un attacco senza precedenti, in tutto il pianeta, contro le condizioni di vita delle classi popolari, contro i loro diritti sociali e politici, contro tutti gli elementi di emancipazione che sono stati conquistati e rafforzati, o almeno conservati e mantenuti, durante l’ultimo periodo storico.
Gli interventi per sbloccare e rilanciare l’economia mondiale comportano un’enorme mobilitazione di risorse finanziarie che genererà debito, politiche di austerità, nuove offensive contro il servizio pubblico e un tentativo strategico di aumentare lo sfruttamento, il controllo e il dominio contro le classi popolari.
Va notato come il mercato globale sia chiaramente influenzato da questa crisi economica (sia sul piano materiale che ideologico) e non dobbiamo sorprenderci della regionalizzazione economica di vari Stati e potenze. Nonostante ciò, è necessario considerare che la globalizzazione continuerà ad essere un fattore importante nell’economia mondiale e che la radicalizzazione dello sfruttamento sarà un elemento decisivo della sua configurazione nel prossimo ciclo.
Per quanto riguarda il continente europeo, se si intravede da parte  dell’Eurogruppo un tentativo pur parziale  di allentare le rigidità di bilancio questo avviene all’interno  della cornice consueta, tramite l’aumento del debito e la socializzazione dei costi   (scoporando le spese sanitarie e quelle più direttamente legate all’emergenza COVID 19) per mitigare  gli effetti della crisi economica provocata da quella sanitaria con interventi a sostegno delle economie nazionali. Un intervento tutto all’interno del quadro capitalistico.
Bisognerà contrastare  il prevedibile attacco alle condizioni di vita, ai salari e al reddito delle classi popolari, con l’attuazione di modelli politici di controllo, inquadramento e restrizione degli spazi e modelli di azione degli apparati statali e degli apparati di comando capitalistici. Occorrerà anche contrastare derive autoritarie  e di controllo sociale che stanno pericolosamente avanzando sull’onda dell’emergenza sanitaria e che riducono gli spazi agli interventi sociali  e rivendicativi.
Come in altre parti del mondo, così in Turchia lo scoppio del coronavirus, contestualmente al funzionamento del sistema capitalista e alle errate politiche dello Stato, sta diventando una grave crisi. In questo periodo, in cui tutti i settori della vita sociale sono colpiti, lo Stato ignora coloro che sono a rischio e oppressi a causa dell’epidemia, mentre la sua “lotta” contro l’epidemia consta principalmente di misure indirizzate ai settori più privilegiati della società
A seguito della chiusura di aziende in quarantena e della cessazione delle attività economiche, centinaia di migliaia, milioni di persone vengono licenziate o collocate in ferie non pagate, come risultato della chiusura del commercio nell’ambito delle misure di lockdown e della discontinuità delle attività economiche.
La maggior parte dei lavoratori del mercato che continuano a lavorare durante  l’epidemia e gli operatori sanitari, che hanno un notevole carico di lavoro in questo periodo e devono affrontare la malattia in prima linea, non dispongono di sufficienti dispositivi medici di protezione.
Ancora una volta, ai poteri politici ed economici non importa se le sezioni impoverite sono in grado di soddisfare anche i loro bisogni più elementari. Le campagne lanciate dallo Stato per far sembrare che si preoccupi dei poveri sono finanziate dalle tasse pagate per anni da questi settori sociali. Naturalmente, il lavoro di “carità” non soddisfa i bisogni reali: serve per riprodurre e mantenere le relazioni di dipendenza piuttosto che per eliminare le ingiustizie economiche.
In tali condizioni, affrontando uno Stato ingombrante e ignorante, l’autorganizzazione popolare dal basso, dalle comunità locali, entra in gioco per soddisfare i bisogni vitali durante la crisi pandemica e combattere contro le politiche del governo.
Su scala globale, il livello di indebitamento è più del doppio della produzione mondiale. Questa crisi potrebbe anche servire a liquefare o a rinviare i debiti, o a ridisegnare il grande casinò finanziario internazionale.
L’America Latina sta attraversando una situazione particolare. Paesi con precedenti crisi economiche (come nel caso dell’Argentina), o con rivolte sociali come il Cile, e altri in cui si sono recentemente insediati nuovi governi di destra, come l’Uruguay, hanno tutti caratteristiche comuni. Esempi: l’aumento della precarietà, licenziamenti, domande di assicurazione contro la disoccupazione e la fame che affligge una parte significativa della popolazione. Il Cile e l’Argentina sono in totale quarantena e militarizzazione della vita sociale, così come il Perù e il Paraguay dove si applica il coprifuoco. In Uruguay si applica l’isolamento sociale, anche se non esiste una quarantena obbligatoria e a poco a poco si prevede di riprendere l’attività economica.
In Brasile la situazione si complica ogni giorno di più. Ci troviamo in uno scenario in cui, da un lato, le condizioni di vita diventano sempre più precarie, con la disoccupazione in aumento, il costo della vita in aumento e migliaia di lavoratori informali e autonomi che non possono garantire il loro sostentamento quotidiano e, dall’altro, un governo che si è attivato per rendere più flessibili le misure di isolamento sociale e mettere a rischio la vita di migliaia di lavoratori. Il motivo è che l’economia non può fermarsi, come in diversi paesi della regione.
La formula è semplice. Senza una politica di reddito minimo che garantisca veramente il sostentamento dei disoccupati, dei lavoratori informali e dei lavoratori autonomi in modo che tutti possano rimanere in isolamento sociale, Bolsonaro garantisce alle persone le condizioni per poter scegliere tra rischiare la propria salute o soffrire la fame. Così, è esente da ogni responsabilità, attacca i governatori che difendono la quarantena come misura per evitare il collasso del Sistema Sanitario Unico e crea lo scenario perfetto per continuare con il suo progetto conservatore ultra-liberale. Nella lotta di potere tra i vertici, Bolsonaro promuove il caos e la crisi come tecnica di governo. Per lui la salute e i diritti garantiti non contano neanche un po’, così come non conta il crollo del sistema sanitario pubblico. Non agisce per evitare una crisi sanitaria, sociale o economica, la promuove per governare in modo più efficace e imporre un progetto ultraliberale, conservatore e razzista.
In termini generali, questa crisi ha lasciato il posto a diverse misure populiste da parte di diversi governi, ma quasi tutti applicano una forte politica di destra di repressione e di controllo sociale. In generale, gli utili delle imprese non vengono toccati e inoltre vengono proposte misure che permettono alla borghesia di “riattivare” l’economia nella logica neoliberale. Il debito estero dei Paesi dell’America Latina è destinato ad aumentare, a cui si aggiunge il calo del prezzo internazionale del petrolio che sta colpendo diversi Paesi della regione, tra cui Venezuela, Ecuador, Colombia, Messico, Brasile, ecc. Alcuni di questi paesi hanno già fatto smantellare seriamente il loro settore petrolifero o stanno attraversando vari tipi di difficoltà. Ma in generale i prezzi delle materie prime scenderanno sul mercato mondiale e questo avrà un impatto negativo sulle economie latinoamericane e la crisi ricadrà sulle classi popolari.
D’altra parte, gli Stati Uniti, che con questa crisi hanno gravi problemi interni, non vogliono perdere il controllo del loro “cortile” e cercano di generare e mantenere una certa instabilità politica, economica e sociale nella regione per mantenere la coesione e il controllo sociale. Naturalmente, questo serve anche a diversi governi locali, per lo più allineati con gli Stati Uniti.
È importante osservare quanto sta accadendo in Asia, soprattutto nel caso della Cina e della Corea del Sud, dove vengono applicati meccanismi di controllo sociale estremo, basati sulla tecnologia. Queste società sono diventate immensi panottici, ma dove la sorveglianza è efficace e costante e dove la disciplina sociale è ricercata su larga scala. Questo modello di controllo sociale sembra essere “esportato” nel mondo sotto il titolo “sappiamo come contenere la pandemia”. In realtà, è una ricetta per contenere le popolazioni.
Questa offensiva diffusa è già in corso. Se si confermano elementi di socializzazione delle perdite, essa non potrebbe essere contenuta e regolata, ma più brutale e densa. Tuttavia, l’offensiva sarà dispiegata e con essa la lotta sociale sarà una delle possibili figure che determineranno la situazione. Molte cose dipendono da come il nucleo egemonico delle classi dirigenti valuta il rischio sistemico e le possibilità di esplosione sociale che esso può comportare.
2.-Le sinistre
All’interno di questo quadro prospettico, dobbiamo contemplare la complessità del momento per la sinistra e le possibilità di una certa regressione, sia riformista, sia di intenzione rivoluzionaria, o almeno di conseguenza radicale. Ma senza dubbio si possono aprire possibilità per lo sviluppo di una pratica combattiva militante con un tono liberatorio a livello sociale e una critica radicale del sistema.
Senza caricatura, le forze dominanti nell’ancora cosiddetto spettro della sinistra sono social-liberali / “progressiste”. Ciò non significa che siano semplicemente forze dirette di inquadramento e di intervento al servizio del capitale. Hanno un margine di manovra tattico (o di breve durata) combinato con un ruolo subordinato, con una sottomissione strategica ai movimenti delle classi dirigenti.
Queste forze sanno che se considerano di mantenere permanentemente l’integrazione all’interno dell’apparato statale, all’interno dei centri di potere, compresa la presenza del governo anche se subordinato al diritto, possono scomparire o diventare emarginati all’interno dello spettro politico. Questo è il dilemma della socialdemocrazia europea e dei progressisti latinoamericani, per esempio. Per questo motivo sono in costante accomodamento tra la loro subordinazione strategica e una breve ma obbligatoria sensibilità ai movimenti sociali e all’azione delle diverse forze che superano il social-liberalismo e il progressismo, comprese quelle che rappresentano un progetto di tipo più riformista, dato che intendono mantenere il loro elettorato.
Un’altra caratteristica centrale dell’equilibrio di potere in Europa è l’evoluzione generale della sinistra riformista, che era già in crisi o almeno in squilibrio, prima della comparsa del coronavirus. Queste forze, che vanno da Jeremy Corbyn del partito laburista nel Regno Unito a Pablo Iglesias del partito Podemos in Spagna, sono caratterizzate da un taglio culturale, politico e strategico di tipo statale e governativo. Hanno una concezione politica che vede i mezzi concentrati nell’apparato statale e le possibilità di azione elettorale pubblica come elemento centrale del contropotere contro i blocchi dominanti.
Già prima dell’emergenza COVID appare evidente  la  tendenza alla loro neutralizzazione, assorbimento e disintegrazione da parte dei nuclei del social-liberismo.
Queste sinistre hanno tra l’altro dimostrato di non essere in grado, né sostanzialmente  interessate, a contrastare le  varie formazioni di estrema destra e  il loro  sventurato avanzare nei consensi sociali, neanche da un punto di vista culturale. Non è una novità se si comprende che il fascismo è stato storicamente uno strumento del capitalismo per la sua perpetuazione in tempi di crisi. Per non parlare di proposte di opposizione al neo-liberismo, per non dire rivoluzionarie, completamente dimenticate dal campo di gioco, se non in rare occasioni. È nostro compito ricostruire questo spazio, sia a livello politico che sociale.al.
3.- Elementi di resistenza
Nella situazione attuale, c’è un campo di resistenza, che è complesso, ha forti contraddizioni interne e radici sociali, culturali e politiche diverse. Questo campo integra una diffusa resistenza popolare che sfugge all’apparato politico, sindacale o associativo, che a volte si stabilizza in nuove organizzazioni popolari, in processi di rivitalizzazione di organizzazioni di tradizioni precedenti. Il campo della resistenza comprende correnti e forze provenienti da orizzonti molto diversi da quella che potremmo definire una dinamica libertaria, basata sulla preminenza dell’azione politica popolare.
Il campo di resistenza che confina con la sinistra riformista – con tutte le ambiguità che questo comporta – comprende correnti e organizzazioni di matrice statalista il cui orientamento combattivo (a volte con una base autogestita, autoemancipativa, democratica) è tattico, fragile, e suscettibile di muoversi verso l’autoritarismo.
Siamo una forza di lotta nell’arcipelago delle resistenze e siamo, allo stesso tempo, un patrimonio significativo della proposta di potere popolare, di autogestione e di democrazia diretta, cioè del processo politico di avanzamento permanente verso il comunismo/socialismo libertario. In questa situazione, in cui convergiamo con altre forze in lotta, cerchiamo la costruzione e la dinamizzazione di processi di lavoro politico sempre a partire dalle basi sociali popolari nelle loro pratiche, nelle loro richieste e nelle loro aspirazioni.
Dalle organizzazioni popolari, in base alla nostra capacità di orientare la lotta, promuovendo tutto ciò che accumula l’indipendenza e l’autonomia di classe, costruiamo il potere emancipatorio e promuoviamo il potere popolare che sfugge agli apparati e alle strategie di tipo governativo e capitalistico.
4.- Assi di risposta
-Promuovere e rafforzare gli spazi di solidarietà e di sostegno reciproco delle classi popolari dal livello di vicinato agli spazi internazionali, per rompere la logica che lo Stato ci proteggerà e per generare organizzazione popolare.
-Ristabilire e rafforzare le alleanze strategiche e le lotte con altre organizzazioni politiche e anche a livello sociale. Soprattutto a quest’ultimo livello, con anarco-sindacalismo e sindacalismo alternativo e movimenti per la casa, per i servizi pubblici (salute, istruzione, servizi sociali), antirazzista, femminista, diritti dei migranti, ecologista.
-Preparare, con queste organizzazioni, piani di conflitto a favore delle classi popolari e piani per la lotta di classe  dopo la quarantena (lockdown). Nel frattempo, promuovere azioni che vanno dalle “caceroladas” agli scioperi degli affittuari e altri. Difendere gli spazi di agibilità politica e di autorganizzazione contro le derive autoritarie e liberticide portate avanti sull’onda dell’emergenza sanitaria
-Richiedere le massime condizioni di protezione sul lavoro, in particolare nei settori della salute, dell’alimentazione, dei trasporti e dei servizi pubblici, ecc. Procedere con la denuncia o la paralisi dell’attività.
-Contrastare i discorsi del potere criticando le loro decisioni sbagliate o contrarie alle libertà, ai diritti sociali e alla vita, e i tagli ai servizi pubblici (soprattutto alla salute) che ci rendono più vulnerabili al virus e ne aumentano la mortalità.
-Contrastare il discorso dell’odio delle forze dell’estrema destra, che cercano di dividere le classi popolari attraverso meccanismi di manipolazione di massa.
-Mettere in discussione lo sviluppo produttivista, la devastazione ecologica, il maltrattamento degli animali e l’agricoltura estensiva e industriale In breve, il sistema capitalista.
-Generalizzare il diritto all’astensione dal lavori  in caso di pericolo (oggi) sanitario, utilizzo del diritto di sciopero quando necessario
-Socializzazione dell’industria farmaceutica e del sistema sanitario e di tutti i servizi essenziali
-Riportare nell’orizzonte politico la riorganizzazione della produzione sotto il controllo dei lavoratori
-Rafforzare il coordinamento, il dibattito e il lavoro comune dell’anarchismo organizzato a livello politico, e attraverso il nostro inserimento sociale, promuovere il sindacalismo di classe e altri progetti rivoluzionari a livello internazionale.

PER LE CLASSI LAVORATRICI, TUTTI I TEMPI SONO TEMPI DI LOTTA!
CONTRO L’AUSTERITÀ, COSTRUIAMO POTERE POPOLARE!
PER IL COMUNISMO ANARCHICO, LA VITA E LA LIBERTÀ!

Coordenação Anarquista Brasileira – CAB Federación Anarquista Uruguaya – FAU Federación Anarquista Rosario – FAR (Argentina) Organización Anarquista de Córdoba – OAC (Argentina) Federación Anarquista Santiago – FAS (Cile) Grupo Libertario Vía Libre (Colombia) Union Communiste Libertaire (Francia) Embat – Organización Anarquista (Catalogna) Alternativa Libertaria – AL/fdca (Italia) Die Plattform – Anarchakommunistische Organisation (Germania) Devrimci Anarşist Faaliyet – DAF (Turchia) Organization Socialiste Libertaire – OSL (Svizzera) Libertaere Aktion (Svizzera) Melbourne Anarchist Communist Group – MACG (Australia) Aotearoa Workers Solidarity Movement – AWSM (Aotearoa / Nuova Zelanda) Zabalaza Anarchist Communist Front – ZACF (Sudafrica)

Dichiarazione di solidarietà con il Rojava di fronte alla guerra e alla pandemia globale!

COVID-19, che ha messo in quarantena un numero innumerevole di città e ha paralizzato interi settori economici, non ha ancora fermato la continua guerra sporca della Turchia e del suo alleato Daesh contro la popolazione della regione settentrionale della Siria, che ha dovuto continuare a difendersi senza alcuna tregua. In questo momento, l’assedio dormiente della Siria, promosso dalla Russia nel suo tentativo di essere egemone nella regione, è stato evidente, perché sta utilizzando questi territori come scenario di confronto contro l’imperialismo americano.
Attualmente, queste persone devono ora lottare contro la propagazione del nuovo coronavirus nei loro territori. L’amministrazione autonoma del Rojava affronta questo pericolo in uno stato di debolezza a causa della difficoltà di mantenere il suo sistema sanitario funzionante nonostante la guerra.
In questo momento tutte le organizzazioni popolari dovrebbero agire insieme per sfidare la guerra e aiutare il più possibile i popoli curdi, arabi e assiri, affinché la loro autonomia e il loro diritto all’autodeterminazione nei loro territori siano giustamente rispettati. Di fronte al silenzio cinico e ipocrita dello Stato e della borghesia, noi, anarchici del mondo, ribadiamo ancora una volta la nostra solidarietà internazionalista e dal basso con la rivoluzione del Rojava, così che essa trionfi sulla pandemia globale del coronavirus e sulla pandemia della guerra.
Di fatto, coloro che continuano a fare la guerra alle persone mentre i sistemi sanitari stanno crollando a causa di COVID-19 sono due volte più criminali.

Basta a  tutte le guerre!
PER LA VITA E LA LIBERTÀ! LUNGA VITA AL ROJAVA!

Alternativa Libertaria / Federazione dei Comunisti Anarchici – AL/fdca (Italia)
Aotearoa Workers Solidarity Movement – AWSM (Aotearoa / Nuova Zelanda)
Coordenação Anarquista Brasileira – CAB (Brasile)
Devrimci Anarşist Faaliyet – DAF (Turchia)
Die Plattform (Alemanya)
Embat, organització llibertària de Catalunya (Catalogna)
Federación Anarquista de Rosario – FAR (Argentina)
Federación Anarquista Santiago – FAS (Cile)
Federación Anarquista de Uruguay – fAu (Uruguay)
Grupo Libertario Vía Libre (Colombia)
Libertaere Aktion (Svizzera)
Melbourne Anarchist Communist Group – MACG (Australia)
Organización Anarquista de Córdoba – OAC (Argentina)
Organisation Socialiste Libertaire – OSL (Svizzera)
Union Communiste Libertaire – UCL (Francia)
Workers Solidarity Movement – WSM (Irlanda)



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lunedì 27 aprile 2020

il Venerdì Libertario - Primo Maggio Internazionalista (Dentro le nostre radici)



















Venerdì 1 maggio 2020 ore 18,30 - Primo Maggio Internazionalista (Dentro le nostre radici)


Con Totò Caggese, Piero Castoro, Tonino D'Ambrosio, Nicola Ratano ed altri

Niente di più solenne: il Primo Maggio è ormai una data e non come il 14 luglio per la Francia il 20 settembre per l’Italia o altre date per altre nazioni.
E’ data universale.
Il fatto è nuovo e ritrae l’universalità del moto e del pensiero sociale. Quando all’anno avete aggiunto questa festa del mondo, che non è segnata nei calendari della chiesa e dello stato, non è segnata nelle memorie storiche di nessuna nazione, di nessun ateneo, di nessun istituto autorevole e antico, voi vi troverete in cospetto di un’Idea che si è sostituita ai vecchi poteri.
Voi potete scomunicarla con nome non suo, potete insidiarla e combatterla: ma essa è giunta a fissarsi in una data universale, è fissa come il destino.
Di primo maggio in primo maggio vi farà più pensosi: aumenterà proseliti; farà i conti ora per ora sulla classe dirigente; si gioverà delle scoperte, degli errori altrui, dei dolori propri; e, ragionando e ruggendo, salirà verso i tempi nuovi.
Giovanni Bovio, 1911.



il Venerdì Libertario


EVENTI - INIZIATIVE DELLA FEDERAZIONE

                                                   

 

Venerdì Libertario - Storie d'antifascismo popolare mantovano














Mercoledì 29 aprile 2020 ore 18,30 -
Storie d'antifascismo popolare mantovano


Il Centro di Documentazione Franco Salomone in collaborazione con Alternativa LIbertaria, Movimento 13 gennaio,  Circolo Libertario Mantovano  organizza un webinar-incontro mercoledì 29 Aprile (dalle ore 18,30 alle ore 19,30 circa) di presentazione del volume  “Storie di antifascismo popolare mantovano: dalle giornate rosse alla guerra civile spagnola” (F.Angeli ed.) del prof. Giovanni Cattini - Università di Barcellona.

Molti italiani e tra essi decine di mantovan, negli anni dal 1936 al 1939, decisero di lasciare le famiglie per accorrere alla difesa della Repubblica Spagnola contro il Generale Francisco Franco e contro l’espansione nazi-fascista in Europa. Si è trattato di una anticipazione della resistenza partigiana europea portata avanti da socialisti, anarchici-libertari, comunisti, repubblicani ed antifascisti senza schieramento politico che sono morti o hanno messo a rischio la loro vita sul fronte dei combattimenti della guerra di Spagna. Purtroppo, di questi “partigiani” si è perduta la memoria e, spesso, si è dimenticato il sacrificio in difesa della democrazia, secondo le aspirazioni di uguaglianza, di solidarietà internazionale e per la nascita di un’Europa libera.


Per assistere/partecipare alle webconferenze basterà collegarsi dal computer o smartphone al sito  https://www.gotomeet.me/Movimento13gennaio a partire da 15 minuti prima dell’avvio per agevolare i collegamenti.

















domenica 8 marzo 2020

un otto marzo senza piazze ma non senza lotta

Ancora un 8 marzo di sciopero globale femminista che, se non vedrà le piazze riempirsi a causa dell’emergenza sanitaria, non per questo sarà silenzioso e inosservato.
Se lo sciopero delle donne sarebbe rimasto anche quest’anno comunque limitato nella copertura sindacale a pochi sindacati di base, comunque benemeriti, è ormai ripartita la lunga lotta delle donne per rivendicare e allargare diritti, autonomia e giustizia per tutte.
La consapevolezza dell’aggressività, mai sopita, qualche volta più subdola, del patriarcato è condivisa: siamo ancora immersi in una società patriarcale che vede le donne continuamente penalizzate nei luoghi di lavoro come nella vita familiare e in ogni ambito della vita sociale. Dove i femminicidi in aumento servono a vendere copie di giornale e narrazioni tossiche, e sono ostacolati tutti i tentativi di promuovere politiche di genere, che sarebbero necessari dalla scuola materna all’ospizio, sono colpiti e sfrattati tutti i luoghi di autorganizzazione o anche solo di tutela delle donne, sono rese invisibili e senza diritti le donne migranti.
Come se non bastasse l’emergenza COVID 19 si inserisce su una situazione di crisi economica e di impoverimento dei ceti mediobassi, crisi che vedrà, come sempre, le donne pagare il prezzo più alto. Donne che hanno perso il salario, costrette a casa ad accudire i bambini e/o gli anziani quali soggetti più fragili sottoposti al rischio del contagio, donne che come sempre sono titolari del dovere di cura, dovere che non dà alibi a chi non appartiene al genere maschile. Secoli di politiche scioviniste e sessiste ce lo impongono.
Ma la costruzione delle lotte, anche grazie al livello internazionale, sta facendo crescere la consapevolezza, la forza e la determinazione.
La lotta antipatriarcale contro un modello di dominio che usa genere, classe, razza, viene via via assunta da parti importanti di movimento e di opposizione. Si sta passando da una semplice enunciazione di principio alla costruzione, sempre difficile, di percorsi di trasformazione che da personali diventano politici, che promuovano modelli maschili in grado di contrastare dal di dentro secoli di mascolinità egemone e tossica con rapporti paritari di collaborazione, diserzione da ruoli stereotipati e una buona dose di ironia.
Il 9 marzo, e tutto l’anno, continueremo a contrastare la violenza patriarcale e la disparità di genere, unite in una sorellanza che è ancora più urgente respirare, sentire, palpare, perché laddove altri si girano altrove, noi dobbiamo esserci, strette in un abbraccio di solidarietà, forti del non essere sole, mani nelle mani, occhi negli occhi e cuori che battono all’unisono.
Solo così potremo vincere , quale che sia il giorno ancora non lo sappiamo ma sappiamo che è importante per noi, per le nostre figlie, per le donne di ogni terra nel globo, per coloro che nemmeno troppo distante subiscono violenze inaudite, lapidazioni, infabulazioni, stupri come arma di guerra, umiliazioni, abusi….
Continueremo a chiedere finanziamenti maggiori per i centri antiviolenza e le case delle donne, una sanità pubblica senza obiettori, tutela e permessi di soggiorno per le nostre sorelle immigrate e i loro figli, cittadinanza immediata per i loro bambini nati in italia, un welfare che sia davvero inclusivo, parità di salario, politiche di conciliazione che non siano solo il sancire il dovere di cura ma promuovano una condivisione di carichi. Nessuna donna dovra’ mai piu’ essere sfruttata, penalizzata e uccisa: faremo rete attorno a noi, faremo muro per respingere chi ci vuole sottomesse e mute.
Perché la libertà delle donne è il miglior antidoto al fascismo e al razzismo, e attraverso la libertà delle donne passa necessariamente la costruzione del mondo nuovo che vogliamo e che è sempre più necessario.
Alternativa libertaria/fdca
 8 marzo 2020

sabato 15 luglio 2017

Costruire solidarietà…, riconquistare spazi franchi di agibilità…, riguadagnare l’utopia….


Tre azioni che sembrano, in questo periodo storico, difficili, ardue e persino scoraggianti.
Siamo infatti in una realtà plasmata dalle paure e dal terrore, dalle guerre e dalla povertà, in cui lo scontro tra le minoritarie classi dominanti e le centinaia di milioni di proletari si inabissa duro ed implacabile nelle sofferenze dello sfruttamento inflitto a uomini e donne di ogni latitudine mentre si assiste all’opera di devastazione portata avanti dal capitalismo.
Le devastazioni portate dal capitalismo e dagli Stati
Una devastazione economica e finanziaria resettata come austerità e schiavitù dal debito, una devastazione ambientale riqualificata come valorizzazione dello scempio del territorio, una devastazione del mondo del lavoro ridefinita come subordinazione dei lavori e dei saperi, una devastazione dei diritti e delle libertà sindacali ridenominata come regolamentazione/repressione del conflitto all’interno di relazioni industriali dettate dall’impresa, una devastazione delle condizioni di vita sociale riciclata come aggiustamento strutturale sulla spesa pubblica, una devastazione delle relazioni sociali e personali, degli affetti, della cultura, dell’arte, della ricerca, sottoposte  -come fossero merce- alle leggi del mercato.
Un’opera di violenta distruzione e ricostruzione violenta, che dura, nella sua virulenza massima, da dieci anni e che punta a  rendere volatile qualsiasi opzione di cambiamento.
Votare per cambiare, cambiare per votare
Le classi dirigenti non hanno mai amato tanto il voto come in questi anni.
Le elezioni non sono più lo strumento per sancire la rappresentanza, truccata o meno, dei partiti in competizione, bensì il mezzo per adeguare continuamente le strutture e le leggi dello Stato e gli assetti del potere statuale alle necessità delle classi dirigenti nazionali ed europee.
Lo spostamento di sovranità su diversi aspetti politico-economici dagli stati-nazione all’Unione Europea offre la possibilità di usare le elezioni e la conquista dell’esecutivo per cambiare ruolo e compiti dello Stato, cambiando o usando le leggi elettorali vigenti per disfarsi degli avversari, per affermare un nuovo movimento che deve apparire….nuovo.
Questa mutazione in atto dello Stato finge di lagnarsi, ma in realtà non si cura degli alti tassi di astensionismo (nonostante la continua attesa che possa materializzarsi almeno in parte come opposizione sociale organizzata), nemmeno del successo parziale di formazioni politiche della sinistra europea.
La lotta tra le fazioni delle classi dominanti è per il potere, e la democrazia rappresentativa torna utile come legittimazione.
Ci attendono lunghi mesi in cui molte forze della sinistra italiana verranno risucchiate nel tentativo di costruire un soggetto politico alternativo al PD ed al M5S.
Molte energie verranno impiegate. C’è da augurarsi che tutto il loro affaccendarsi non si esaurisca lì. In Italia c’è bisogno di tanta sinistra, soprattutto nella società e nelle lotte sociali.
Si dirà che le ultime tornate elettorali in Europa hanno spazzato via gran parte delle forze di destra e di estrema destra.
Ma è ben magra consolazione.
Sconfitte le destre?
Ogni volta che la destra subisce una sconfitta, fosse anche elettorale, non c’è che esserne soddisfatti.
Tuttavia, la destra razzista e xenofoba, sovranista e nazionalista di questi anni si è diffusa in profondità nelle società europee ed in particolare in quella italiana, dove riesce ad inserirsi nella coalizione elettorale di centro-destra, a costringere il M5S a svelare il suo posizionamento a destra, a portare liste alle elezioni amministrative con qualche successo.
Questa destra non sarà mai messa fuori gioco solo a colpi di elezioni.
Occorre un lavoro capillare nei territori, di vigilanza e di recupero di valori di cultura della solidarietà che contrastino il razzismo in società sempre più ed inevitabilmente multietniche.
Occorre costruire reti antifasciste per porre ampi argini sociali nei quartieri e nelle città, in cui la destra deve sentirsi estranea, priva di sacche di reclutamento.
Il coraggio delle lavoratrici e dei lavoratori
In questa situazione di restaurazione del potere d’impresa ai danni dei lavoratori e delle loro organizzazioni di massa, emergono ancora una volta dal cuore dell’appartenza di classe il coraggio, la voglia di riscatto e di conflitto.
La manifestazione della CGIL a Roma del 17 giugno contro la truffa e la scellerataggine della legge sui vouchers, unitamente allo sciopero nei trasporti e nella logistica indetto da diverse organizzazioni sindacali di base il 16 giugno, dimostrano che ci sono le possibilità per riconquistare spazi di conflitto e di riscatto.
Le lotte sindacali, il cui strumento è il diritto di sciopero e la cui anima è la capacità di coalizione dei lavoratori nei luoghi di lavoro e nel territorio, sono da salutare sempre come una speranza ed una realtà insopprimibili.
La rivoluzione industriale 4.0 non ha archiviato lo sfruttamento e l’estrazione di plusvalore, nè la decurtazione dei salari e gli aumenti di orario ed i demansionamenti, nemmeno i licenziamenti ed i ricatti, la flessibilità ed il precariato: la lotta di classe 4.0 è dunque appena iniziata.
Se la CGIL, dopo la beffa subita dal governo Gentiloni, è sempre più costretta a rivedere il suo posizionamento per sedersi ad eventuali tavoli di contrattazione con rapporti di forza meno sfavorevoli, i sindacati di base sanno che stringe sempre di più il tempo per confederare le forze e non disperdere i risultati di un lavoro difficile di decenni.
Riguadagnare l’orizzonte di una società più giusta
E’ un orizzonte verso il quale si va tutti insieme o si allontanerà sempre di più.
E’ un orizzonte ancora visibile in ogni quartiere, in  ogni città, in ogni Paese.
Verso cui mettersi in cammino ogni volta che le forze sociali per una società più giusta e più ugualitaria riescono a fare coalizione, a federarsi, a costruire alternativa reale nei luoghi di vita, nel territorio, nei posti di lavoro; a rivendicare bisogni sociali fondamentali come il diritto alla mobilità, allo studio, al verde, agli spazi gratuiti in cui poter fare cultura, arte, meeting; a costruire esperienze di autogestione del lavoro e della produzione federate in ecoreti; ad aggregare situazioni di cooperazione con i migranti; a contrastare razzismo ed esclusione, emarginazione e precarietà.
Alle organizzazioni politiche anticapitaliste che hanno come orizzonte una società egualitaria fondata sulla libertà non sfuggirà la necessità sempre più pressante di costruire situazioni di cooperazione e di coordinamento per sostenere quelle forze sociali che sono il tessuto reale dell’alternativa di oggi e di domani.
Il comunismo, quello libertario, è sempre all’ordine del giorno. 98° Consiglio dei Delegati di Alternativa Libertaria
Fano, 24 giugno 2017



sabato 10 settembre 2016

Aprite quella porta Una passeggiata per promuovere l'accessibilità ai cittadini ai centri di salute mentale

VITTORIO VENETO - Una passeggiata e uno speaker's corner:  nuova iniziativa il 10 settembre a Vittorio Veneto promossa da Amici di Basaglia in collaborazione con A.P.S. Fuoritema, e Alternativa Libertaria NordEst a sostegno della campagna nazionale "E tu slegalo subito" per l'abolizione della contenzione nei luoghi di cura.

"Sentieri urbani" è una breve passeggiata per la salute psicofisica che partirà da Villa delle rose, dove il ritrovo sarà alle ore 10.00, e arriverà al parco Fenderl.  Lì  ci saranno interventi liberi per riflettere sulla salute mentale e sulla lotta allo stigma che fa di una persona affetta da disagio psichico un ammalato a vita e un pericolo per la società.
Obiettivo dell'iniziatva è promuovere la trasparenza e l'attraversabilità dei luoghi di cura permettendo l'accesso ai cittadini e alle associazioni.

venerdì 27 maggio 2016

Iris .. un sogno, un progetto, il futuro

Una Giornata in Cascina - 17a Edizione




Domenica 29 Maggio 2016


Ore 10.00 convegno


un Sogno, un Progetto, il Futuro
Andrea Baranes Presidente della Fondazione Culturale di Banca Etica

Monia Andreani Ricercatrice di Etica Applicata UNI Urbino

Ferruccio Nilia RES Rete di Economia Solidale - Sociologo

Modera Maurizio Gritta




Per una giornata conviviale

Troverete STAND E DIVERTIMENTO


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Musica e giochi

Parliamo di agricoltura biologica passeggiando fra siepi e filari nei campi coltivati da IRIS

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mercoledì 27 aprile 2016

70 anni di Resistenza, 70 anni di lotte sociali


25 aprile 2016, 1 Maggio 2016

70 anni di Resistenza, 70 anni di lotte sociali

 

Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamava l'insurrezione in tutti i territori italiani ancora occupati dai nazifascisti.

Nel giro di 6 giorni, quasi tutta l'Italia settentrionale era stata liberata dai partigiani.

Così il Primo Maggio si festeggiarono contemporaneamente la liberazione e la giornata internazionale dei lavoratori, soppressa dal fascismo da 24 anni.

Nella storia italiana, le due date sono dunque intrinsecamente unite dai tumultuosi eventi di quella primavera del 1945: la libertà riconquistata si inverava nel 1Maggio, nella giornata della memoria dei martiri di Chicago del 1886 e della riaffermazione del movimento dei lavoratori come protagonista della lotta anticapitalista ed antifascista.

Le due giornate furono poi proclamate feste nazionali nel 1946.

70 anni di lotte per la libertà e l'uguaglianza

Da allora le due giornate simbolo della resistenza antifascista e della resistenza operaia sono state prima osteggiate con la violenza padronale-statale-mafiosa (si pensi alla strage del 1 Maggio di Portella della Ginestra nel 1947), poi lentamente ricondotte alla ritualità del nuovo Stato sorto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, allo scopo di sottrarre ogni spazio di autonomia alla vigilanza popolare antifascista ed alle organizzazioni operaie.

Sono stati decenni in cui quel fascismo, sconfitto militarmente, è riuscito a inserirsi ed a riprodursi all'interno dello Stato e della criminalità organizzata, fino a compiere stragi di popolo per spargere il terrore necessario ad arrestare le lotte operaie e studentesche.

Sono stati decenni in cui il capitalismo italiano ha potuto riprendere l'accumulazione di profitti, imponendo al paese dure condizioni salariali e normative.

Ma l'operazione di riduzione a memorialistica e di depotenziamento del 25 aprile e del 1 Maggio, portata avanti dalle istituzioni statali e da organizzazioni sindacali collaborative e rinunciatarie, non è riuscita a distruggere l'antifascismo ed a falsificarne la memoria, non è riuscita a piegare le lotte dei lavoratori e la loro capacità organizzativa.

Sono stati 70 anni di lotte per la libertà e l'uguaglianza.

Il 25 aprile per contrastare il fascismo oggi

Oggi che il fascismo si esprime sempre più concretamente con le politiche securitarie di Stato e con i partiti politici a vocazione razzista, con la violenza di strada contro immigrati ed attivisti e con il controllo mafioso dell'economia, il 25 aprile assume significati politici inediti.

Nelle manifestazioni locali unitarie, occorre dunque portare i temi antirazzisti della cittadinanza per tutti e delle politiche di accoglienza; occorre portare la rivendicazione della indisponibilità di spazi pubblici e di sedi pubbliche per tutte le formazioni che si richiamano al nazifascismo; occorre vigilare per denunciare le collusioni delle istituzioni con i racket fascio-mafiosi.

Occorre rendere tutto questo parte di una consapevolezza diffusa e popolare, creando reti antirazziste nei quartieri e nelle città, in uno sforzo di unità delle forze antifasciste, degno della migliore tradizione anarchica, come tra il 1919 ed il 1922.

Questo il miglior omaggio che oggi si possa fare alla memoria dei proletari che tentarono di fermare   i fascisti ed alla memoria dei partigiani poi, che hanno combattuto e perso la vita per la libertà e per l'uguaglianza.

Il Primo Maggio per contrastare il capitalismo oggi

Anche il Primo Maggio, lungo la traiettoria storica che dalle origini di 130 anni fa conduce all'oggi, torna a riproporre il tema del riscatto del lavoro dallo sfruttamento e dal fascismo aziendale.

La soppressione di diritti, tutele e libertà sindacali, che caratterizza questa fase neoliberista del capitalismo internazionale, riguarda tutti i paesi.

La solidarietà di classe sembra   scomparsa, riemergono i nazionalismi, si fa strada il razzismo, crescono le guerre di religione, aumenta nel pianeta lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo....

   In questa situazione milioni di donne e uomini lottano contro ogni avversità, per i propri bisogni,   nella ricerca della propria dignità.

 Ed ovunque la prima risposta è quella di rivendicare il diritto di coalizione dei lavoratori nei luoghi di lavoro, il diritto di sciopero, il diritto alla sicurezza, mettere in discussione i profitti, respingere i licenziamenti ed applicare i contratti collettivi a tutti i lavoratori.

In ogni paese c'è un Jobs Act che cerca disperatamente di spezzare la capacità di lotta dei movimento dei lavoratori.

In tanti paesi le manifestazioni per il Primo Maggio vengono vietate e represse; in Italia usiamo il Primo Maggio per rilanciare organizzazione dal basso e speranza, conflittualità sindacale e fiducia.

Alternativa Libertaria/fdca

sabato 23 gennaio 2016

LA SVEGLIA DELLA LAICITÀ E DEL RISPETTO DELLE DIFFERENZE DI GENERE FINALMENTE SUONATA




Alternativa Libertaria/FdCA ha partecipato in molte delle 100 piazze d’Italia in cui il 23 gennaio 2016 ci si è chiamati a raccolta per valutare la forza reale della società civile nella battaglia per i diritti civili delle persone LGBT e delle persone “semplicemente” eterosessuali che vogliono un mondo in cui ci siano più opportunità a regolare in termini civili le relazioni d’amore e d’affetto. L’appuntamento è stato pensato dalle associazioni gay, lesbiche e trans per sostenere e soprattutto spingere il Parlamento a mostrare rispetto dei diritti umani (come richiesto dalla Corte Europea dei Diritti Umani) in relazione al disegno di legge sulle unioni civili (chiamato DDL Cirinnà). Ma la risposta delle piazze è andata oltre i propositi e le aspettative e circa un milione di persone in tutta Italia ma anche all’estero di fronte alle ambasciate, la maggioranza eterosessuali con figli e cani al seguito, hanno semplicemente chiesto l’accesso agli stessi diritti per tutte le persone e quindi, a gran voce, la fine dello strapotere filo-clericale nella gestione politica sia legislativa che amministrativa che giudiziaria. Le piazze sono state riempite da giovani, molti di loro precarie e precari, che di fronte alla libertà di amare, hanno superato timori e soggezioni, rischiando il tutto per tutto in un sistema capitalistico ancora pieno di discriminazioni sul lavoro, mettendo la loro faccia e la loro determinazione in piazza e prendendo una parola pubblica per dire che è ora di avere il coraggio di chiedere di più e di diventare protagonisti della propria vita. Il profondo senso politico di questa manifestazione sta nella presa di parola pubblica in termini di laicità e di rispetto delle differenze di genere, contro ogni discriminazione e contro un potere politico che rischia di sostenere silenzioso l’omofobia diffusa del patriarcato e del capitalismo. Le compagne anarchiche e i compagni anarchici di Alternativa Libertaria/FdCA, che da sempre sono in prima linea sulle questioni di laicità, di rispetto delle differenze di genere e di promozione dei diritti umani, hanno risposto con determinazione, perché nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà.

martedì 15 settembre 2015

Quel +0,7% di crescita che non arricchirà i lavoratori e non diminuirà lo sfruttamento

Alternativa Libertaria/FdCA 91° Consiglio dei Delegati Pordenone, 12 settembre 2015 presso Circolo Libertario Zapata Documento finale Quel +0,7% di crescita che non arricchirà i lavoratori e non diminuirà lo sfruttamento L'esultanza in ambiti governativi per il prodotto interno lordo italiano a +0,7% in aprile 2015, dopo tre anni di recessione, non ci deve contagiare. Noi lavoratori e lavoratrici, precar* e disoccupat* non abbiamo nulla da esultare, perchè si tratta di un risultato che non avrà nessuna conseguenza sull'andamento dei salari e dell'occupazione, in quanto esaurirà i suoi effetti nel contenimento del deficit pubblico e nella corsa a tappe forzate verso quel pareggio di bilancio previsto dalle politiche di austerità dell'Unione Europea. Non abbiamo nulla da esultare, perchè sappiamo quali sono stati in questi 7 anni i costi e le macerie sparse nel tessuto sociale del paese che stanno al di sotto di questo dato: tra il 2008 ed il 2014 un saldo di 1 milione di posti di lavoro persi; centinaia di migliaia di imprese chiuse; il numero di famiglie in difficoltà è raddoppiato; il crollo della capacità di acquisto dei redditi da lavoro; l'aumento brutale del saggio di sfruttamento. E sappiamo quali misure governative siano state prese contro i diritti dei lavoratori con la distruzione del contratto collettivo, con la flessibilità di mansione o di esercizio ed i controlli a distanza introdotti dal Jobs Act, con la approvazione della legge 107 sulla scuola a cui sta per aggiungersi quella sul Pubblico Impiego. Non possiamo esultare, perchè quel +0,7%, che il governo stima diventerà un +0,9% alla fine del 2015 e persino un +1,8% nel 2016 è una posta pesante nella partita che il governo intende giocarsi sullo sfruttamento e relativa valorizzazione capitalistica di interi pezzi del territorio, dei mari e delle coste per progetti di privatizzazione, controllo e commercializzazione di risorse energetiche autoctone ed estere. Non dobbiamo nemmeno farci trascinare nei se e nei ma altrui: troppe sono le incognite e le sfide internazionali che ci dicono incombono sulla nostra sorte. Dovremmo confidare nella Banca Centrale Europea affinchè stampi altri nostri 60 miliardi di euro per sostenere le banche (che poi non sostengono nessuno)? Che l'euro stia basso così le esportazioni europee vanno a gonfie vele? O dovremmo tifare per le svalutazioni anti-imperialiste della moneta della Repubblica Popolare Cinese? Oppure implorare che la Federal Reserve degli Stati Uniti non alzi i tassi d'interesse? Pregare che i mitici BRICS diano ancora ossigeno ai mercati? Sperare che si producano sempre più milioni di barili di petrolio al giorno, così il prezzo scende, ma senza che se ne vedano gli effetti nelle nostre sdrucite tasche? O non dovremmo piuttosto guardare ai 150 milioni di lavoratori scesi in sciopero in India per i loro diritti pochi giorni fa, ai durissimi scioperi operai ad esempio in Brasile ed in Cina? I numeri a saldo positivo del capitalismo non ci devono ingannare. La realtà che sta uscendo da lunghi anni di crisi non ci consente di rilassarci. I radicali mutamenti intervenuti ed ancora in corso nel mondo del lavoro ci inducono a prendere atto: che occorre impegnarsi nella vertenzialità nei luoghi di lavoro, la quale -se da un lato permette (ove possibile e sapendo costruire favorevoli rapporti di forza alla base) di vincere nei contratti aziendali, dall'altro non è più però sufficiente a dare forza globale all'organizzazione di massa dei lavoratori; che la crisi dei sindacati, tradizionali e/o alternativi, richiede comunque la nostra presenza ed il nostro presidio come iscritti, come delegati e come dirigenti eletti, per ri-costruire capacità di lotta e di rappresentanza dal basso nei posti di lavoro, nella pratica di vertenzialità; che nei territori è necessario ri-costruire tessuto sindacale e capacità di solidarietà sindacale a partire dalle esperienze conflittuali più avanzate di collettivi, centri sociali, coordinamenti; che occorre sostenere la capacità di costruire lavoro tramite la sperimentazione di cooperative autogestite all'interno di un progetto sociale alternativo. Le possibilità ed i soggetti di resilienza si esprimono oggi soprattutto nelle lotte nel territorio, dal diritto alla casa al diritto ad un ambiente sano, dall'opposizione alle grandi opere inutili alle mobilitazioni contro i progetti di sfruttamento scellerato di terre, acque e mari, dall'opposizione alla aziendalizzazione dell'istruzione alle mobilitazioni contro il razzismo; dall'accoglienza dei profughi alla sperimentazione di forme di produzione e distribuzione autogestite. In questi mesi, in queste lotte, in queste realtà il ruolo degli anarchici e dei libertari è quello di aprire i recinti, di sconfinare, di costruire ponti o trovare guadi, di collegare le realtà conflittuali, le soggettività sociali nella costruzione del potere popolare autogestionario, radicato negli interessi immediati e storici degli sfruttati. Alternativa Libertaria/fdca – 91° Consiglio dei Delegati Pordenone, 12 settembre 2015

martedì 5 maggio 2015

EXPO 2015: nutrire il capitalismo, energie per lo sfruttamento

1 Maggio manifestazione internazionale a Milano contro un’altra grande opera inutile, contro 6 mesi di menzogne e annichilimento dei diritti, per liberare l’agricoltura dal profitto e dallo spreco Abbiamo davanti a noi 6 mesi per denunciare tutte le nefandezze dell’Expo 2015 di Milano, per mobilitarci ancora in difesa dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori, per la diffusione di un progetto alternativo di agricoltura. Questo mostro finanziario ha già sputato truffe, affari, debiti, sfruttamento, repressione e fame camuffata da nobili scopi alimentari. La truffa: gli investimenti previsti si sono ridotti da 20 a 3 miliardi di euro, quelli sul sito prescelto, tra Milano e Rho, da 4 miliardi a 800 milioni. Sono scomparsi il canale e i campi coltivati….sono rimasti solo cemento e padiglioni temporanei. Gli affari: il sito di Expo, pari ad 1.000.000 mq, che come suolo agricolo era valutato 16 euro/mq, è stato venduto dai suoi proprietari a 164 euro/mq alla Arexpo, società pubblica fondata da Comune e Regione, che lo ha acquistato come terreno edificabile. Arexpo si è indebitata con le banche per oltre 300 milioni da restituire nel 2016. Affari anche per gli appalti da centinaia di milioni di euro sul sito Expo 3, sui trasporti (linea 5 della MM, la Bre-Be-Mi e altre autostrade); per la pletora di alti burocrati e consulenti mobilitati da società Expo, Comune, Regione, Alta Autorità anti-corruzione…, per spartirsi i fondi e controllarsi a vicenda. Affari postumi per gli speculatori immobiliari, quando tra 6 mesi metteranno le mani a basso prezzo, su un’area perfettamente attrezzata e infrastrutturata, pronta per costruirci l’ennesimo quartiere di case e uffici di lusso. I debiti: il Comune di Milano si è indebitato non solo per finanziare l’acquisto dell’Area Expo, ma anche per effettuare tutte le opere al servizio di Expo (strade, Linea 5 della MM,..) Questo debito verrà scaricato su aumenti di tasse locali, di tariffe e con tagli dei servizi. Lavoro non pagato e supersfruttato: Expo 2015 è un’occasione d’oro per sperimentare nuove forme di sfruttamento, basate sul lavoro semi-gratuito o gratuito, con orari senza fine e sotto il ricatto di norme anti-sciopero, perché qualsiasi tentativo di difesa dei lavoratori viene considerato criminale e anti-nazionale. Un accordo del luglio 2013 tra società Expo e sindacati confederali prevede di assumere solo per qualche mese 800 apprendisti e stagisti: cioè a paga ridotta o senza paga, con il solo rimborso spese. A cui aggiungere 18.500 “volontari”, che dovrebbero lavorare gratis, ciascuno per due settimane di 40 ore, per “accogliere” i visitatori, durante i sei mesi di Expo. La miriade di imprese di trasporto, ristorazione, logistica, spettacoli, ecc…, utilizzerà manodopera temporanea, appaltata da cooperative ed agenzie di lavoro interinale, oppure lavoratori in nero o assunti a termine grazie al Jobs Act. Altro che 200.000 posti di lavoro!! Controllo statale: installate 550 telecamere ed una nuova centrale della Polizia Locale; opereranno 2500 poliziotti, carabinieri e finanzieri in più di quelli presenti, più 600 militari per il controllo del sito; si prevede che la magistratura debba far fronte a 100 processi per direttissima in più al giorno. Il governatore Maroni ha richiesto di sospendere il trattato di Schengen (libera circolazione nello “spazio europeo”) durante i sei mesi di Expo. Nutrire il pianeta?: il “nobile” pretesto per Expo 2015 è una vera e propria menzogna; centinaia di milioni di esseri umani vivono nell’indigenza ed in uno stato di nociva e deprivata alimentazione, semplicemente perché le imprese agro-alimentari hanno a cuore solo i loro profitti, incuranti della qualità e dei prezzi del cibo, oltre a distruggere o prendere per fame ogni tentativo di costruire filiere alternative nella produzione e distribuzione di cibo. La lotta: dalla privatizzazione e cementificazione dell’ambiente alla corruzione affaristica, dal ricatto occupazionale avallato dagli accordi sindacali alle forme di repressione statale, dalla riproposizione di un modello di agricoltura che produce fame anziché combatterla alle menzogne mediatiche, la lotta contro Expo 2015 si configura come lotta politica globale, che va fatta su tutti i piani, partendo dal terreno fondamentale dei rapporti di classe, dalla difesa degli interessi proletari, con una prospettiva politica, anticapitalistica, antistatale e rivoluzionaria, sostenendo rivendicazioni sul piano locale (utilizzare il ricavato dell’Expo per finanziare un piano-casa sotto controllo popolare, per finanziare trasporti e servizi gratuiti), sfidando le norme anti-sciopero, sostenendo progetti di collettivizzazione della terra e della produzione agricola con una pianificazione condivisa da più soggetti sul territorio, quale reale alternativa per nutrire davvero il mondo. Alternativa Libertaria/Fdca 1 maggio 2015

martedì 21 aprile 2015

CAMBIO RECAPITI PER LA SEZIONE NORD EST DI ALTERNATIVA LIBERTARIA

ABBIAMO CAMBIATO LA MAIL PER LA SEZIONE NORD EST , QUESTA LA NUOVA CASELLA DI POSTA ELETTRONICA altlibnordest@fdca.it RINGRAZIAMO I COMPAGNI PORDENONESI CHE LA GESTISCONO

sabato 21 marzo 2015

Precarietà e lavoro al tempo di Expo - Pordenone

I recentissimi decreti applicativi del Jobs Act emanati dal governo italiano si aggiungono ad altre legislazioni anti-operaie approvate all'interno dell'Unione Europea (UE). I contratti individuali a tutele crescenti, la ridefinizione del lavoro subordinato, la flessibilità svincolata dalla contrattazione, la monetizzazione dei licenziamenti e dell'espulsione dal ciclo produttivo hanno lo scopo immediato di portare all'irrilevanza il diritto di coalizione dei lavoratori ed il ruolo dell'organizzazione sindacale dentro i luoghi di lavoro. Sabato 21 marzo 2015 ore 18:00 al Prefabbrikato / Villanova / Pordenone via Pirandello, 22 (dietro centro sociale "Gloria Lanza") Dibattito pubblico: "Precarietà e lavoro al tempo di Expo" introduce: Annibale Viappiani della commissione sindacale AL/FDCA e interverranno i rappresentanti dei sindacati di base USI/AIT e USB ore 20.30 cena sociale gradita la prenotazione Organizza: PnRebel e Collettivo Riff Raff

venerdì 13 marzo 2015

news da Anarkismo.net

Sud Africa Il Zabalaza Anarchist Communist Front analizza l'ultima novità nella politica del paese. La National Union of Metalworkers of South Africa (NUMSA) [sindacato nazionale dei metalmeccanici del Sud Africa, ndt], si stacca dal partito al governo, l'African National Congress (ANC). Come primo passo il NUMSA sta esplorando le possibilità di costituire un partito di massa dei lavoratori, che partecipi alle elezioni. Molte organizzazioni marxiste e di sinistra, ma anche quadri interni al NUMSA, si stanno quindi dando da fare con argomentazioni che dovrebbero suscitare interesse in questo progetto di partito. - cfr. http://www.anarkismo.net/article/27994 (en) Economia collettivista, confederalismo democratico e municipalismo libertario Bruno Lima Rocha esplora le possibilità dello sviluppo di una economia collettivista alla luce della sperimentazione del confederalismo democratico e delle indicazioni del municipalismo libertario - cfr. http://www.anarkismo.net/article/27987 (en) Grecia Sull'ultimo numero di Alternative LIbertaire, intervista ad un anarchico greco su Syriza ed il confronto tra il governo greco e l'UE - cfr.http://www.anarkismo.net/article/27974 (fr) Irlanda Josè Antonio Gutierrez (per chi lo conosce: "Pepe") analizza la repressione scatenata sul movimento contro la tassa sull'acqua, in un paese che aveva accettato con rassegnazione l'intero pacchetto di salvataggio imposto dalla troika, come una tendenza repressiva dell'intera Europa - cfr. http://www.anarkismo.net/article/27910 (ca) Italia materiale postato da Alternativa Libertaria/Fdca: Jobs Act figlio delle linee di ristrutturazione dell'industria in Europa: http://www.anarkismo.net/article/27960 Kobane, dalla resistenza alla ricostruzione: http://www.anarkismo.net/article/27961 Alternativa Libertaria di marzo: http://www.anarkismo.net/article/27962 Libera scuola in libero bonus: http://www.anarkismo.net/article/27966 Oslo, azione diretta contro il Forum dell'Energia: http://www.anarkismo.net/article/27969 Ponti tra anarchismo e confederalismo democratico: http://www.anarkismo.net/article/27970 8 marzo - Flora Tristan: http://www.anarkismo.net/article/27983

mercoledì 4 febbraio 2015

Nel nome di Giordano Bruno - je suis laïque

Anche quest’anno l’Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, in collaborazione con Roma Capitale, ricorderà il 17 febbraio a Roma in piazza Campo dei Fiori (ore 17.00), il grande filosofo Giordano Bruno, mandato al rogo dalla lucida follia della Santa Inquisizione il 17 febbraio del 1600. Il convegno, al titolo ormai tradizionale “Nel nome di Giordano Bruno” aggiunge quest’anno il sottotitolo "je suis laïque”, come omaggio anche ai liberi pensatori del Charie Hebdo che hanno pagato con la vita il coraggio della loro satira dissacratoria: proclama di non sottomissione a chi pretende che la religione sia al di fuori di ogni possibilità di analisi e critica. Dopo l’attentato di Parigi al Charlie Hebdo, per l’Europa e il mondo democratico, per chi lotta per la democrazia e i diritti, la questione della laicità assume ancor di più valore di baluardo sia in "casa nostra", che contro la furia di dominio teocratico dei cecchini e tagliatori di teste jiadisti che sognano un unico popolo di sottomessi a un unico libro in nome di un unico dio. Je suis laïque, è allora il grido di resistenza attiva nella rivendicazione orgogliosa delle radici occidentali della democrazia, nella volontà di difenderla da chi sta cercando d’imporre la massificazione integralista della sua guerra santa, e nella desertificazione della individualità cannibalizza ogni sentimento di amore e solidarietà elevando odio e rapina a sistema di potere. Je suis laïque è la forza della ragione nell’intransigenza della tutela del primario diritto umano alla libertà di pensiero, valore fondante della civiltà occidentale, dell’Europa dei diritti e della democrazia che nella scelta e nel dubbio ha le proprie radici laiche. Radici che continuano a sbocciare anche se il fideismo cerca di reciderle, come scriveva Giordano Bruno: «Sono amputate radici che germogliano, son cose antique che rivegnono, son veritadi occolte che si scuoprono: è un nuovo lume che dopo lunga notte spunta all’orizonte et emisfero della nostra cognizione, et a poco a poco s’avicina al meridiano della nostra intelligenza». Di Giordano Bruno e della sua filosofia libertaria e attualissima, baluardo di laicità, parleremo martedì 17 febbraio a partire dalle ore 17.00 sotto il monumento a Giordano Bruno in Piazza Campo de’ Fiori a Roma. Un convegno a cielo aperto, che col patrocinio di Roma Capitale e del Centro Internazionale di Studi Telesiani, Bruniani Campenelliani “Alain Segonds - Giovanni Aquilecchia”, dopo la cerimonia di deposizione delle corone e i saluti istituzionali del Comune di Roma e di Nola continuerà con le relazioni di Maria Mantello (Giordano Bruno, né dogmi – né padroni); Franco Ferrarotti (Giordano Bruno, la poesia della libertà); Carlo Bernardini (laicità, libertà e scienza). Partecipazione artistica del Centro studi Enrico Maria Salerno e delle musiciste Lucia Ianniello e Maria Giuditta Santori. Presenta la scrittrice Antonella Cristofaro. Maria Mantello, presidente della Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” Union Mondiale des Libres Penseurs - International Humanist and Ethical Union Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” Fondata nel 1906 www.periodicoliberopensiero.it Nel nome di Giordano Bruno je suis laïque http://www.periodicoliberopensiero.it/images/17-febbraio-2015/Locandina_17_febraio_2015.pdf Roma Piazza Campo de’ Fiori martedì 17 febbraio 2015 ore 17.00 C e r i m o n i a deposizione corone e saluti istituzionali Interventi musicali: Lucia Ianniello tromba - Maria Giuditta Santori percussioni C o n v e g n o Maria Mantello – Giordano Bruno, né dogmi, né padroni Franco Ferrarotti - Giordano Bruno, la poesia della libertà Carlo Bernardini – Laicità – Scienza - Libertà Partecipazione artistica del Centro Studi Enrico Maria Salerno Presenta Antonella Cristofaro

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)