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venerdì 8 gennaio 2021

Il movimento libertario negli Stati Uniti - Gianni Cimbalo ucadi.org

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La pantomima che ha fatto seguito alle elezioni negli USA si avvia alla fine e la squadra di Biden prende forma, dovendo tenere conto delle diverse componenti dell’alleanza che hanno portato alla vittoria il candidato democratico. La coalizione che si è creata spazia dai centristi che fanno capo ai tradizionali elettori del partito democratico e si irrobustisce via via che ci si sposta a sinistra verso gli attivisti di Sanders e non solo. Non abbiamo spazio e strumenti sufficienti per analizzare la composizione delle diverse componenti e perciò focalizzeremo la nostra attenzione su quella libertaria e di classe cercando di tratteggiarne sviluppo, struttura e dare conto della sua influenza sulle posizioni che oggi assume la sinistra in USA.

Alle origini delle organizzazioni di classe negli USA

La presenza di una componente di sinistra libertaria negli Stati Uniti, contrariamente a quando si crede, non è nuova ed è anzi interconnessa con la storia e lo sviluppo del movimento operaio in questo paese. Una storia spesso ignorata, ma tuttavia molto importante per lo sviluppo del sindacato e delle forze politiche della sinistra. Bisogna tenere conto che negli Stati Uniti della seconda metà dell’800 l’industria ebbe un formidabile sviluppo; ciò portò anche alla nascita di un forte movimento operaio. Ben presto il conflitto tra capitale e lavoro assunse forme radicali di scontro.
Nel corso di una manifestazione operaia di sostegno a uno sciopero, svoltasi in piazza Haymarket (Chicago Illinois) il 1º maggio 1886 uno sconosciuto lanciò una bomba su un gruppo di agenti di polizia, uccidendone uno. In risposta la polizia sparò uccidendo quattro cittadini e sette poliziotti e ferendo moltissime persone. Per questi fatti vennero condannati a morte per impiccagione otto lavoratori anarchici di origine tedesca, in seguito riconosciuti innocenti. In ricordo dell’evento il Congresso Internazionale di Parigi del 1889, che diede vita alla Seconda Internazionale, proclamò il 1º maggio festa internazionale dei lavoratori.
Negli anni successivi il movimento operaio (e quello anarchico) si svilupparono negli Stati Uniti e il 27 giugno 1905 durante il “Continental Congress of the Working Class” (Chicago, USA), venne fondato un sindacato di orientamento anarcosindacalista e rivoluzionario su posizioni di classe che ha sviluppato le sue lotte senza distinzioni
etniche, sessuali o di genere, in opposizione alle politiche sindacali corporative allora prevalenti: l’Industrial Workers of the Word.
Nel suo manifesto costitutivo è scritto:
«La classe lavoratrice e quella capitalista non hanno nulla in comune. Non vi può essere pace mentre la fame e la povertà regnano fra i milioni di lavoratori ed i pochi, che compongono la classe padronale, hanno tutte le ricchezze della vita. Fra queste due classi la lotta dovrà svolgersi finché tutti i lavoratori non si riuniranno sul campo politico, come su quello economico, per prendere e tenere quello che essi hanno prodotto con il loro lavoro, attraverso una organizzazione economica dei produttori senza affiliazioni con qualsiasi partito politico. L’accentrarsi sempre crescente
della ricchezza e del controllo delle industrie in un numero sempre minore di mani, rende i sindacati di mestiere inabili ad affrontare la potenza crescente del capitalismo, poiché le unioni di mestiere permettono uno stato di cose in cui un gruppo di lavoratori possono essere posti contro un altro gruppo di lavoratori della medesima industria, apportando così la disfatta nelle lotte del lavoro. Le unioni di mestiere aiutano anche la classe padronale ad inculcare nei lavoratori la falsa credenza che la classe operaia ha degli interessi in comune con la classe padronale. Queste condizioni disagevoli possono essere cambiate e gli interessi della classe lavoratrice ben difesi solamente da un’organizzazione formata in tal modo che tutti i suoi membri di una data industria, ed anche in tutte le industrie se necessario, possano abbandonare il lavoro quando esiste uno sciopero o serrata in un dipartimento di essa, facendo si che un’offesa fatta ad uno diventi un’offesa fatta a tutti
Dopo un durissimo ciclo di lotte che si sviluppò per tutto il primo ventennio del ‘900 questo sindacato venne militarmente sconfitto e represso con l’uso della Guardia Nazionale, i suoi militanti, in molti emigrati negli USA, vennero espulsi andando a fecondare con la loro militanza di classe i movimenti rivoluzionari in tutto il mondo, soprattutto in Russia.

La lotta contro il fascismo e il nazismo

Nel ventennio che precede la seconda guerra mondiale il movimento anarchico e le organizzazioni rivoluzionarie negli Stati uniti subiscono una dura repressione che culminò nell’emblematico processo a Sacco e Vanzetti e nella loro condanna a morte. Dalle manifestazioni di solidarietà per i due anarchici nacque una mobilitazione a livello mondiale che coinvolse molta parte dell’opinione pubblica americana Intanto accanto alla componente di classe dell’anarchismo crebbe e si sviluppò una frazione dell’anarchismo su posizioni interclassiste e antiorganizzatrici che finirà per prevalere
nell’immaginario collettivo come prototipo dell’anarchismo in USA. L’anarchismo entra in crisi sotto l’attacco concentrico di fascismo e nazismo e dei partiti comunisti della II internazionale.

La rinascita del movimento libertario USA negli anni ’70 e ‘80

L’anarchismo statunitense come tutta la sinistra in USA entra quindi in un sonno catatonico dal quale inizia a riemergere solo alla metà degli anni ’60. Nell’autunno del 1964 il movimento libertario e anarchico ricompare negli Stati Uniti nella rivolta esplosa all’Università di Berkeley. Gli studenti scendono in sciopero per protestare contro il divieto dell’Università di fare politica, chiedono la libertà di parola e si oppongono alla guerra in Vietnam e alla coscrizione obbligatoria. La ricerca della libertà e l’antimilitarismo, tipiche parole d’ordine dell’anarchismo, reclutano molti consensi
tra i giovani rafforzati dalle teorizzazioni innovative di orientamento libertario della scuola di Francoforte (Marcuse, Horkheimer) e contribuiscono a sviluppare e orientare le lotte studentesche in tutte le Università e il costume dei giovani. È l’inizio del ’68. Il diffondersi di idee libertarie nei comportamenti sociali la liberalizzazione sessuale, contribuiscono a trasformare il sentire sociale. Già alla fine degli anni ’70 viene creata nel nordest del paese dal Movement for a New Society (MNS), un gruppo con sede a Philadelphia, la principale organizzazione di ispirazione anarchica per l’attività antinucleare, “guidata” da un attivista per i diritti dei gay George Lakey, che, come molti altri membri del gruppo, era un anarchico quacchero. Egli utilizza un metodo libertario nella gestione dell’organizzazione e agisce da facilitatore nel dibattito per promuovere la partecipazione e la crescita collettiva: nascono per la prima volta dai corsi di formazione MNS a Philadelphia e Boston. L’esperienza del MNS ha reso popolare il processo decisionale basato sul consenso di tutti gli associati, ha introdotto il metodo di organizzazione del consiglio dei portavoce che costruiscono dal basso strutture di
partecipazione, diffondono le tecniche di de-programmazione per poter disimparare comportamenti oppressivi e formare gli attivisti e i militanti politici, propongono la creazione di imprese di proprietà cooperativa teorizzando la cosiddetta politica prefigurativa.
Negli anni ’80 l’anarchismo negli Usa si lega agli squat «occupare senza averne diritto» e ai centri sociali ABC No Rio o C-Squata New York City [1]. Viene costituito l’Institute for Anarchist Studies, un’organizzazione senza scopo di lucro fondata da Chuck W. Morse per sviluppare le elaborazioni politiche su posizioni comuniste anarchiche, per assistere
[1] Nel 1980 si tiene a Portland, Oregon, il primo simposio internazionale sull’anarchismo e nel 1986 a Chicago la conferenza Haymarket Remembered per celebrare il centenario della rivolta di Haymarket. Seguono i convegni continentali annuali a Minneapolis (1987), Toronto (1988) e San Francisco (1989) che costituiscono una rinascita degli ideali anarchici negli Stati Uniti gli scrittori anarchici e stimolare gli studi sulla soria dell’anarchismo di classe.. Nel 1984 viene fondata la Workers
Solidarity Alliance (WSA) organizzazione politica anarco-sindacalista che pubblicava Ideas & Action (dal 1 ° maggio 2010, la WSA ha rilanciato la pubblicazione Ideas and Action in formato rivista elettronica) affiliata alla International Workers Association (IWA-AIT), la federazione internazionale di sindacati e gruppi anarco-sindacalisti che opera anche attualmente. La WSA sostiene che occorre costruire nuova società e un mondo migliore basato sui principi di “solidarietà e autogestione”, e “che una tale società sarà realizzata solo dai lavoratori attraverso proprie organizzazioni di massa autogestite, partendo da zero” e lottando contro la disuguaglianza di genere, il razzismo strutturale, l’oppressione delle persone come parte della più ampia lotta per la liberazione sociale e l’autogestione. Per la WSA sia il capitalismo che il socialismo di stato sono basati sulla sottomissione e sullo sfruttamento della classe lavoratrice. Pertanto i lavoratori
devono prendere il controllo delle aziende per le quali lavorano e costruire istituzioni basate sulla democrazia partecipativa delle assemblee sul posto di lavoro e di quartiere e smantellare le gerarchie statali, in modo che la maggior parte delle persone prenda il controllo degli affari pubblici. Queste idee vengono propagandate e diffuse negli ambienti progressisti e nella classe operaia statunitense e guadagnano consensi.

Dall’anarchismo degli anni ’90 ad oggi

L’anarchismo USA solo negli anni ’90 sposta l’attenzione dall’oppressione di classe a tutte le forme di sfruttamento e inizia ad affrontare seriamente il problema del razzismo con gli anarchici neri Lorens Ervin e Kwasi Balagoon, pubblicando la rivista Race Travor. Altre organizzazioni come Love and Rage, Anarchist People of Color,
Black Autonomy e Bring the Ruckus concorrono all’organizzazione del movimento. Mentre la WSA continua la sua attività in coincidenza con l’esplosione del movimento Occupy Wall Street (2011) nel quale la presenza anarchica è stata rilevante si attivarono accanto alla Worker Solidarity Alliance diverse nuove organizzazioni libertarie.[2] Viene costituito nel 2011 il gruppo May First Anarchist Alliance con membri in Michigan e Minnesota che ha come punto di riferimento la classe operaia e che promuove un anarchismo non dottrinario che include varie componenti dell’anarchismo. Da alcuni singoli membri della Worker Solidarity Alliance viene costituita un’organizzazione separata per iniziative internazionaliste a sostegno del Cile della quale fanno parte Nrcocomunisti anarcosindacalismi, comunisti anarchici e
piattaformisti per coordinare nel 2014 il tour “Lottare per vincere: anarchici che costruiscono il potere popolare in Cile.”
Dalla risposta alla svolta di destra che caratterizza il paese durante la presidenza Tump e dalla manifestazione Unite the Right, sono sorti numerosi gruppi antifascisti in tutta la nazione. Questo crescita di organizzazioni antifasciste ha portato molti militanti nelle organizzazioni anarchiche e numerosi gruppi si sono riorganizzati come antirazzisti, in
collaborazione con il movimento Black Lives Matter. Molti gruppi anarchici hanno preso parte alle proteste contro l’assassinio di George Floyd e hanno partecipato alle lotte per l’abolizione della polizia contribuendo a far crescere un movimento di massa della sinistra che è sceso in campo contro le organizzazioni sovraniste e neofasciste.
È stato quasi un fatto naturale che in un momento politico di polarizzazione della popolazione del paese e di forte caratterizzazione delle sue componenti politiche il movimento anarchico contribuisse in modo rilevante a caratterizzare e orientare con rivendicazioni sull’ambiente e le libertà civili la componente più radicale di coloro che hanno votato Biden, con l’intento di evitare una deriva fascista e razzista del paese.

L’amministrazione Biden e lo sviluppo della lotta di classe in USA

Gli anarchici e i libertari statunitensi sanno bene che Biden si trova attualmente fra due forze che perseguono distinte politiche, entrambe rivelatesi fondamentali per la sua vittoria alle elezioni ed “è schiacciato tra l’establishment del partito, i clintoniani che poco differiscono dai repubblicani moderati e gli attivisti che hanno galvanizzato la base
spingendola a votare per lui”. Sanno però che per cambiare bisogna continuare a lottare e non si può delegare, perché il potere, è sempre nelle mani dei governanti: qualunque sia il governo, repubblicano o democratico.
Donald Trump ha saputo estrarre i veleni radicati nella cultura e nella storia americana: razzismo, suprematismo bianco, xenofobia, misoginia e li ha amplificati, dando al rancore contro le élite motivazioni razionali e populiste, ha denunciato le élite, pur lavorando per loro. Essi sanno che ora la gente avverte la necessità del cambiamento della propria vita quotidiana e vuole che ciò avvenga. Anche se molti di loro hanno votato per Biden come male minore sono consapevoli che la strategia politica suggerisce di votare e poi tornare a fare pressione, affinché si vada nella direzione
giusta, perché è solo attraverso le lotte e la mobilitazione che si può ottenere il cambiamento. Forte di questa consapevolezza il movimento anarchico negli USA, nelle sue pur diverse componenti, cerca di svolgere un ruolo di orientamento dei comportamenti sociali ben più ampio del numero di militanti di cui dispone, cercando di educare alla partecipazione, alla mobilitazione e alla lotta per cambiare la società.

[2] Viene organizzata dalla Worker Solidarity Allance una serie di conferenze ad invito denominate Class Struggle Anarchist Conference, alle quali si uniscono di volta in volta altre organizzazioni che vogliono federare un certo numero di organizzazioni
anarchiche locali e regionali. Nel 2013 viene costituita da un certo numero di gruppi locali e regionali, tra cui Common Struggle, precedentemente noto come Northeastern Federation of Anarchist Communists (NEFAC), dalla Four Star Anarchist Organization in Chicago, dalla Miami Autonomy and Solidarity, dalla Rochester Red and Black e dal Wild Rose Collective con sede a Iowa Cityè la Black Rose Anarchist Federation,

Gianni Cimbalo

martedì 12 maggio 2020

Gruppi Anarchici D'Azione Proletaria con Franco Bertolucci - video conferenza

Venerdì 15 maggio 2020 ore 18,30 - Gruppi Anarchici D'Azione Proletaria con Franco Bertolucci


evento FB





























Tra il 1949 e il 1957 si consuma all’interno dell’anarchismo italiano una profonda frattura, figlia della sua crisi politica e ideologica maturata dalla sconfitta degli anni Venti e Trenta. Una delle esperienze forse meno conosciute di quel periodo storico sono stati i Gruppi anarchici d’azione proletaria. La scelta del gruppo di militanti che si aggregarono intorno a Pier Carlo Masini, il principale ispiratore e responsabile della nascita dei gaap, è stata quella di voler costruire un’organizzazione politica di «quadri», un «partito» libertario con una prospettiva internazionalista/libertaria, classista e consiliarista. La loro parabola si chiuderà dopo il fatidico 1956 (Rivolta d’Ungheria) quando questa esperienza si fonderà con quella dei Gruppi d’azione comunista – movimento dissidente comunista ispirato da Giulio Seniga – formando il Movimento della Sinistra comunista.
L’opera si compone di tre tomi, i primi due contengono gli atti e i documenti dell’organizzazione selezionati attraverso il riordinamento dell’archivio dell’organizzazione – conservato oggi dalla Biblioteca F. Serantini –, il terzo le biografie dei militanti e simpatizzanti che formarono il nucleo di questo “ardito” esperimento politico. Si vuole offrire con questo lavoro per la prima volta in forma integrale agli studiosi e ai lettori il principale corpus documentale dell’organizzazione, uno strumento per colmare un vuoto di documentazione su questa pagina di storia dell’anarchismo del ’900 non sempre adeguatamente indagata e conosciuta.

mercoledì 2 novembre 2016

1986-2016: 30° anniversario di Alternativa Libertaria/fdca









Trent'anni di vita non sono pochi per una organizzazione politica, che pur essendo assai minoritaria nell'ambito della sinistra rivoluzionaria, si è resa protagonista di iniziative, campagne e lavoro quotidiano, sociale e sindacale, che l'hanno resa comunque un punto di riferimento nei territori in cui essa è presente e nelle mobilitazioni nazionali a cui ha partecipato.
E' nel divenire soggettivo e nella temperie delle lotte di questi tre decenni che questa organizzazione si è storicamente prodotta ed è giunta oggi ad alcuni traguardi importanti:
  • esser riuscita a compiere il ricambio generazionale necessario ad attraversare il tempo, superando e ricomponendo divisioni, a favore di un condiviso progetto collettivo, politico ed organizzativo, capace di aggregare militanti provenienti da diverse esperienze politiche e di lotta;
  • esser riuscita a valorizzare con intelligenza e senza fondamentalismi le tradizioni storico-politiche su cui è nata (quella "piattaformista", quella comunista libertaria di Georges Fontenis, quella de Los Amigos di [Buenaventura] Durruti, quella del comunismo anarchico italiano) per trarne basi teoriche stabili, un progetto strategico ed un'azione politica e programmatica concreta, utile, all'interno della società.
In questi 30 anni AL/fdca ha quindi cercato costantemente di agire e proporsi come organizzazione politica coesa e responsabile i/le cui militanti siano parte naturale degli organismi di massa, del sindacato, dei movimenti, dello sperimentare alternative possibili per essere al loro interno volano ed orientamento delle idee, organizzatori dal basso della forza collettiva di lotta e della solidarietà.
Un'organizzazione con un orizzonte internazionalista, composta da militanti protagonisti politici delle lotte, loro componente riconosciuta e riconoscibile, che vincono la timidezza dell'essere minoranza per proporsi come lievito di organizzazione antiburocratica, antigerarchica, ostile ad ogni opportunismo di matrice post-leninista, ad ogni spontaneismo velleitario e ad ogni ideologismo settario. Un'organizzazione capace di saper leggere nei mutamenti le indicazioni per l'aggiornamento e l'ampliamento dell'orizzonte di lotta e di lavoro politico.
Eppure, tutto questo non sarebbe stato possibile, non sarebbe durato così tanto, non avrebbe portato a nuove generazioni di militanti, se in AL/FdCA non si fossero inverati, tanto nelle relazioni politiche e personali dei suoi militanti quanto nella pratica politica, due aspetti fondamentali: il concetto e la prassi dell'unità, il concetto e la prassi della solidarietà.
Questi concetti si sono talmente radicati nel tessuto organizzativo e transazionale di AL/FdCA, da esserne diventati cuore e sguardo, cervello e azione della nostra vita politica.
Oggi, Alternativa Libertaria/FdCA, quale organizzazione politica dei militanti dell'anarchismo di classe e dei rivoluzionari libertari in Italia, colloca ed orienta il suo agire politico nelle classi sfruttate e nella società, secondo valori e coordinate quali:
  • la dimensione di classe, e cioè la capacità di saper esser soggetto di lotta e di relazione con gli organismi e le lotte di massa alla luce di una analisi materialistica dei rapporti di sfruttamento e di potere;
  • la pratica dell'azione diretta, e cioè la costruzione dei rapporti di forza e del conflitto alla base dei soggetti in lotta, in seno alla coscienza di classe collettiva espressa dai partecipanti alla lotta;
  • la pratica dell'auto-organizzazione, e cioè la rivendicazione dell'autonomia dei soggetti in lotta, impedendo ad interessi esterni alla coscienza collettiva di base di condizionarne l'orientamento o di imporle un ceto dirigente;
  • la prassi del dualismo organizzativo, e cioè la corretta relazione con tutte le espressioni organizzate di massa (sindacati, organismi di base, movimenti, comitati, reti e cooperative autogestionarie,...) al fine di combattere ogni collateralismo, ogni cinghia di trasmissione, ogni ideologismo e spontaneismo, per favorire invece un processo di osmosi e di arricchimento reciproco nell'autonomia dei ruoli e delle finalità politiche e sociali.
 




Il  ruolo di Alternativa Libertaria/FdCA, quale organizzazione politica rivoluzionaria è, quindi, quello
  • di costituirsi come funzione politica necessaria allo sviluppo della coscienza di classe quale speranza e prassi per la trasformazione ugualitaria e libertaria della società;
  • di mediazione fra le soggettività militanti che la compongono, alla ricerca continua dell'unità e dell'omogeneità necessarie a saper fare politica alternativa, elaborare strategia alternativa e vivere il e nel cambiamento;
  • di mediazione fra il progetto anarchico ed i soggetti della lotta di classe, perché propria dei militanti rivoluzionari libertari è la funzione di memoria storica degli interessi storici del proletariato, di riportare l'anarchismo al centro delle lotte di classe ed ai soggetti di queste lotte, di "mostrare" la coerenza delle lotte per l'uguaglianza e la libertà col progetto anarchico;
  • di mediazione tra il gradualismo rivoluzionario anarchico e conquiste graduali:
    1. per aprire sempre maggiori spazi di libertà e di contropotere nella società civile;
    2. su obiettivi programmatici anticapitalistici ed antiautoritari.
L'azione politica di Alternativa Libertaria/FdCA si sviluppa incessantemente per
  • il diritto all'alternativa sociale ed alla sperimentazione;
  • la lotta sul terreno dell'allargamento e conquiste di spazi di partecipazione contro l'esclusione sociale e contro la repressione delle lotte;
  • la lotta sindacale a favore della giustizia sociale (salario, diritti, servizi, ecc.);
  • rivendicazioni sulla qualità della vita, habitat, consumi ed autoproduzioni, solidarietà internazionale;
  • la costruzione di un tessuto di sinistra sociale che prenda forza dalla pratica e dalle proposte con mezzi, per noi, coerenti col fine e che possa eventualmente costituirsi ed agire come fronte anticapitalista rivoluzionario ed antiautoritario;
  • costruire sinergie per la politica libertaria (coordinamenti, reti, alleanze, poli multipli e pluralisti, fronti anticapitalisti rivoluzionari ed antiautoritari).
Nel breve periodo Alternativa Libertaria/FdCA intende
  • contribuire alla difesa, sviluppo ed estensione del movimento di classe dei lavoratori/trici, sostenendo tutte le forme di lotta  in cui l'autonomia dei lavoratori/trici si esprime con rivendicazioni che rompano con le compatibilità della ristrutturazione capitalistica in corso e con la legislazione lesiva delle libertà sindacali, contribuendo a processi di riaggregazione nel territorio e nei luoghi di lavoro;
  • contribuire allo sviluppo e radicamento dei movimenti sociali contro la guerra ed il militarismo, contro il liberismo, contro lo sfruttamento e la mercificazione di persone e risorse, contro il razzismo e la riduzione in schiavitù di donne e uomini, contro le discriminazioni sessiste ed il patriarcato, portandovi prassi e contenuti a carattere anticapitalistico, antiautoritario ed antifascista; 
  • contribuire - nei modi e nei contenuti caratteristici dei rivoluzionari comunisti anarchici - alla ricostruzione di un composito movimento di opposizione ai governi della ristrutturazione capitalistica in Italia ed in Europa, perché la sconfitta delle politiche dell'austerity avvenga nelle piazze, nelle strade e nei luoghi di lavoro senza cadere nelle illusioni elettorali;
  • contribuire allo sviluppo del movimento anarchico internazionale, sostenendo la rete Anarkismo, le sue organizzazioni ed i suoi progetti politici; partecipando alle forme di solidarietà internazionale a favore delle lotte sociali nel mondo;
  • contribuire allo sviluppo in Italia di un fronte libertario per la diffusione del progetto sociale anarchico;
  • contribuire alla costruzione di un fronte sociale delle forze di opposizione e rivendicative per accumulare capacità di lotta, di contropotere e di progettualità edificatrice dell'alternativa libertaria.
Alternativa Libertaria/FdCA
1 novembre 2016

venerdì 15 gennaio 2016

CENTO ANNI DI STORIA OPERAIA: LA CAMERA DEL LAVORO DI SESTRI PONENTE E L'UNIONE SINDACALE ITALIANA di GUIDO BARROERO.

Una storia d'altri tempi, una storia di cui abbiamo perso la memoria. La
storia della Camera del Lavoro di Sestri, roccaforte del sindacalismo
rivoluzionario fino all'avvento del fascismo, è stata dimenticata (o
rimossa) per troppi anni. L'ultimo lavoro di Guido Barroero la riporta a
noi, per restituirci quei momenti e quei lavoratori che, con loro
continuo impegno, seppero costruire un sogno.


Con questa breve introduzione è stata presentata nel genovesato la ricerca storica , ultima fatica , di un sindacalista di base , militante anarchico e compagno conosciuto per il suo duplice lavoro di storico e sindacalista , Guido Barroero . Il volume fu pensato come contributo specifico all'interno di quelle pubblicazioni previste per il centenario del Unione Sindacale Italiana (aderente all'Associazione Internazionale dei Lavoratori/AIT) . Come "Almanaco di Guerra di Classe" e "Le Figure storiche dell'U.S.I." oppure "Il sindacalismo rivoluzionario in Puglia dalle origini alla settimana rossa"
 
Il lavoro sulla camera del lavoro di Sestri Ponente come focus sulla provincia italiana operaia e il suo protagonismo nella storia dimenticata di questo paese , la storia fatta dagli oppressi contro le classi dominanti , la storia della loro emancipazione  . Un lavoro bello perchè utile sia per la testimonianza che per la caparbietà a non voler rinunciare a metodi e prassi da sempre connaturali alle classi subalterne , il mutualismo e la lotta di classe autogestionaria.
Si racconta la storia per trarne una morale come nel classico pedagogismo e questa storia è storia di uomini e donne che non vollero chinare il capo o togliersi il cappello ma che per un giorno , per un solo giorno cercarono di rovesciare i termini della situazione sociale e della loro condizione .
" Cento anni di storia operaia "       
  
è in distribuzione presso Arti e Mestieri USI AiT, il libro costa 15,oo euro compreso di spedizione.
il libro va richiesto tramite e-mail inviata a rivoltalibera@libero.it


 
 
 
Post Scriptum
 
 
Da sempre gli scritti di Barroero , siano essi articoli o saggi si sono contraddistinti per meticolosa  grammatura e posatura , dando spessore alla sua militanza , purtroppo va constato la cattiva scelta da parte dell'editore e committente della stampa , ovvero il sindacato Arti e Mestieri Usi Ait , nel introdurre nell'opera dispense oltre che prefazione orientate ad rinverdire recenti polemiche interne legate alla fine della segreteria dello stesso Barroero  e alla vita associativa . Detto ciò la ricerca di Barroero , recentemente scomparso , riamane valida , cosi come non c'era bisogno di aggiungere altro sulla antipatica vicenda della scissione di "arti e mestieri" dal resto dell'USI AIT
 

 
 


lunedì 14 dicembre 2015

Storia: Francia 1900 (da AL)

traduzione di articolo apparso sul periodico dell'omonima organizzazione Alternative Libertaire a cura di Massimo Cardellini

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Settembre 1900: La fusione tra l'anarchismo e la sinistra socialista

Il 19 settembre 1900, in nome delle leggi anti-anarchiche del 1894, il governo francese proibisce il congresso internazionale antiparlamentare convocato a Parigi. Senza saperlo, ha portato il colpo di grazie a una strategia di riavvicinamento tra l'anarchismo e la sinistra socialista europea, iniziato sette anni prima. Un preludio sconosciuto all'emergere del sindacalismo rivoluzionario.

Nel settembre 1900, Parigi è al contempo la capitale del mondo borghese e del movimento operaio internazionale. L'Esposizione universale attirerà 50 milioni di visitatori e, approfittando dell'avvenimento, la CGT e la Federazione delle borse di lavoro (Fédération des bourses du travail) hanno annunciato che avrebbero organizzato ognuna il loro congresso nazionale e un congresso internazionale in questa data a Parigi. La II Internazionale ha scelto anch'essa il 1900 per tenere un congresso a Parigi e il quadro è completo con gli anarchici che, per la volta dal 1889, vi organizzeranno dei convegni internazionali. Di quest'ultimi, la Storia ricorda soprattutto che erano stati proibiti dal governo francese, e che i delegati venuti a decine erano stati dispersi.

Di fatto, si deve sapere che questi convegni dovevano essere il culmine di una strategia di convergenza tra l'anarchismo e la sinistra del socialismo iniziata sette anni prima, e che dovevano far nascere un'internazionale socialista anti-autoritaria opposta alla II Internazionale. L'episodio non doveva tuttavia restare senza futuro. In Francia, rappresentò il preludio dell'emergere del sindacalismo rivoluzionario.



Zurigo 1893: ribellione nel socialismo



L'idea di una ricomposizione possibile tra l'anarchismo e la sinistra socialista trova il suo punto di partenza nell'avvicinamento osservato al congresso socialista internazionale di Zurigo, nell'agosto del 1893. All'epoca, la II Internazionale è ancora relativamente eterogenea, e non ancora del tutto allineata sulla potente socialdemocrazia tedesca. Nelle delegazioni, ritroviamo tutta la gamma del socialismo, dal più moderato al più radicale, incarnato dagli anarchici. Ora, durante questo congresso, la delegazione tedesca ha fatto scandalo espellendo dalla sala gli “indipendenti” di Gustav Landauer, una frazione tedesca dissidente che rifiuta il parlamentarismo e il riformismo. Indignati da quest'atto di intolleranza, circa 50 delegati su 500 solidarizzarono con gli esclusi abbandonando la sala. Tra di loro, il francese Jean Allemane. Questo vecchio comunardo è il porta parola di quel che era allora la principale organizzazione socialista francese, il Partito operaio socialista rivoluzionario (POSR), che presenta forti tendenze antiparlamentari, anche se partecipa alle elezioni a scopo propagandistico. Gli allemanisti, che aborriscono l'integrazione nelle istituzioni repubblicane, cercano cercano di collocare la lotta anticapitaliste tra le mani degli stessi lavoratori e lavoratrici. Essi fanno dunque del sindacalismo uno strumento primario e promuovono lo sciopero generale. In questo si oppongono agli epigoni francesi della socialdemocrazia tedesca: i “guesdisti”, militanti, militanti del Partito operaio francese (POF) di Jules Guesde. Questa questione dello sciopero generale non è aneddotica: negli anni 90 del XIX secolo, è il pomo della discordia del socialismo, almeno in Francia. Condiziona due visioni concorrenti: una in cui l'emancipazione dei lavoratori è affidata allo Stato e ai politici; l'altra in cui essa è affidata all'intervento diretto dei lavoratori stessi [1].

A partire dall'11 agosto, i dissidenti del congresso di Zurigo tengono delle sedute separate nella sala del Plattengarten. Vi si ritrovano riuniti degli anarchici inglesi, italiani o francesi (Fernand Pelloutier), la maggioranza dei socialisti olandesi (insieme a Domela Nieuwenhuis e Christian Cornélissen), ma anche dei socialisti francesi di tendenza antiparlamentare, come Jean Allemane. È al Plattengarten che Domela Nieuwenhuis formula per la prima volta che “la fusione di tutti gli elementi rivoluzionari è possibile” [2].



L'idea di una fusione con gli anarchici



Questa assemblea al Plattengarten, che sarà a volte considerata come “il primo congresso anarchico internazionale” [3], stimolerà l'immaginazione di alcuni militanti tra i quali Bernard Lazare. Alcuni giorni dopo Zurigo, questo militante francese lancia un appello su La Revue anarchiste [4], per la costituzione di un “grande partito rivoluzionario internazionale antiparlamentare e anti-stato” in cui si unirebbero da una parte i socialisti antiparlamentari tedeschi, olandesi, francesi e inglesi che si sono evidenziati a Zurigo, e dall'altra parte gli anarchici francesi, spagnoli, americani, italiani e ebrei d'Inghilterra. L'idea seduce gli Indipendenti tedeschi e gli Olandesi. Lazare inizia a redigere anche, insieme all'anarchico italiano Malatesta, un appello alla costituzione di questo “Grande partito internazionale” [5], ma il progetto non viene realizzato a causa dell'ondata repressiva dovuta alla “ravacholite”, che obbliga i militanti a rifugiarsi all'estero [6].

In Francia, questa convergenza tra allemanisti e anarchici malgrado tutto compirà dei progressi, spostandosi dal terreno politico al terreno sindacale.

A Nantes, nel settembre del 1894, deve infatti svolgersi un congresso unitario che riunisce le corse di lavoro e le federazioni di sindacati. Alla Federazione delle borse, Fernand Pelloutier pensa di poter utilizzare l'antiguesdismo in aumento negli ambienti sindacali per eliminare i politici, l'obiettivo sarebbe stato fuori di portata – ma del sindacalismo. Il congresso di Nantes si conclude infatti con la loro completa sconfitta: l'obiettivo dello sciopero generale è proclamato e i guesdisti, delusi, abbandonano la sala in massa. Presto, il congresso programma, per l'anno successivo, la fondazione di una nuova formazione operaia. Indipendente da ogni partito politico: sarà la Confédération générale du travail (Confederazione generale del Lavoro), (CGT).

Alcuni mesi dopo, Fernand Pelloutier svela la sua visione strategica sul settimanale anarchico Les Temps nouveaux. Per lui, il socialismo è alla vigilia di una ricomposizione generale che porrà in evidenza due campi: da una parte il socialismo anti-autoritario (anarchici, allemanisti, sindacalisti), dall'altra, il socialismo autoritario (guesdisti, riformisti, blanquisti, “indipendentisti” tipo Jaurès, Millerand, Viviani…) [7]. Nell'attesa, è possibile spingere il vantaggio ottenuto al congresso di Nantes, e portare a scala internazionale i divorzio tra socialismo parlamentare e sindacalismo.


Londra 1896: la socialdemocrazia travolta


Questa nuova battaglia sarà scatenata al congresso socialista internazionale di Londra, nell'agosto del 1896. La lezione di Zurigo è stata assimilata: questa volta gli anarchici, allemanisti e loro corrispondenti internazionali metteranno in piedi una vera operazione politica.

Nei mesi che precedono il congresso di Londra, Una vera “corsa ai mandati” si scatena tra una parte gli anarchici e allemanisti e dall'altra i guesdisti e blanquisti. Per ogni campo, si tratta di radunarne il più possibile per avere la maggioranza all'interno della delegazione francese a Londra. Ma poiché gli anarchici sono proscritti dalla II Internazionale da Zurigo, la ventina di militanti libertari che andranno a Londra saranno coperti da dei mandati di sindacati sostenenti lo sciopero generale e anche delle sezioni del POSR.

Questo serie di espedienti con i mandati può sembrare meschina. Ma è irrisoria in confronto alle manovre dei guesdisti e dei socialdemocratici tedeschi e inglesi.

Perché una volta a Londra, il fatto che la delegazione francese sia – per due mandati! - composta in maggioranza da allemanisti e da anarchici provocherà un vero psicodramma che paralizzerà quasi il congresso... Per espellere gli anarchici, i socialdemocratici saranno costretti ad espellere, dallo stesso movimento, i sindacati, dando piena soddisfazione a Fernand Pelloutier e ai suoi amici. Esasperati da questo settarismo, una parte dei delegati socialisti andranno a collocarsi a fianco dei libertari in assemblee e conferenze antiparlamentari tenute parallelamente al congresso. L'Internazionale socialista si divide, il polo anti-autoritario si profila. Gli anarchici hanno dunque tratto quanto di meglio potevano da una situazione minoritaria: hanno paralizzato la socialdemocrazia impantanata nel suo settarismo; hanno accentuato la separazione tra socialismo parlamentare e sindacalismo; hanno fatto fronte comune con la sinistra del socialismo europeo.


Esaurimento di una strategia


La seguente tappa sarà decisiva. Dopo Zurigo, Nantes e Londra, che sono stati dei congressi di delimitazione, si tratta a presente di fondare una internazionale antiparlamentare che raccolga anarchici e socialisti di sinistra. Durante l'autunno del 1898, l'Olandese Domela Nieuwenhuis, Émile Pouget e Fernand Pelloutier firmano congiuntamente un appello per svolgere un congresso nel settembre del 1900 [8]. E sin da marzo 1899, Émile Pouget, in Le Journal du peuple – un quotidiano dreyfusardo libertario – fa la promozione pubblica di questo congresso che deve scalzare la pretesa dei “socialisti parlamentari di atteggiarsi, come portaparola del movimento socialista mondiale” [9].

Tuttavia, nell'intervallo di quattro anni che separa Londra da Parigi, la strategia del riavvicinamento tra anarchici e socialisti antiparlamentari, che era stata così fruttuosa tra 1893 e 1896, si esaurirà. Infine, il divieto del congresso del 1900 non farà che portargli il colpo di grazia. Quali ne sono le ragioni?

Delle ragioni ideologiche dottrinali innanzitutto: le correnti comuniste anarchiche e socialiste rivoluzionarie non sono riuscite ad accordarsi sul piano teorico, malgrado i tentativi di elaborazione di un progetto comune con Bernard Lazare, Malaesta, Merlino et Cornélissen [10]. Anarchici e socialisti antiparlamentari non giungono dunque ad operare una sintesi programmatica al di là del loro rifiuto della socialdemocrazia. Prima difficoltà.

Seconda difficoltà: il piccolo gruppo di militanti uniti che ha orchestrato questa strategia dal 1893 di disgrega: Merlino si allinea all'elettoralismo, seguito presto da Bernard Lazare; Hamon è attaccato da Jean Grave per il suo antisemitismo; Fernand Pelloutier è sempre più malato e non può assecondare efficacemente Pouget nell'organizzazione del congresso.

La terza difficoltà – e la principale – risiede nel riassorbimento delle correnti socialiste antiparlamentari europee. Nei Paesi Bassi e in Germania, esse si disgregano e lasciano che delle frazioni passate nettamente all'anarchismo. In Gran Bretagna, è l'evoluzione rivoluzionaria e antiparlamentare di una parte del socialismo e delle trade-union che non ha avuto luogo. In Francia, il POSR ha iniziato, all'indomani del congresso di Londra, un vero declino, dilaniato tra una strategia dello sciopero generale che ha portato gli allemanisti a svolgere un ruolo motore nel sindacalismo, e una pratica elettorale che non gli ha occasionato che delle delusioni. Balcanizzato, il POSR ha tenuto, nel settembre del 1897, il suo ultimo congresso. Nel 1900, Allemane, sentendosi obbligato a salvare ciò che resta del suo partito, si volge piuttosto verso l'unità socialista che verso l'anarchismo. Il POSR sostiene per la forma il congresso internazionale antiparlamentare, ma non vi partecipa che da lontano.


Parigi 1900: fallimento e posterità


Malgrado tutto, il congresso antiparlamentare beneficia di un'innegabile infatuazione: 58 contributi (212 pagine) vengono redatte da 10 paesi. Sin dai primi mesi di preparazione, Christian Cornelissen consegna un testo che propone di formare “un'intesa durevole tra i gruppi anarchici e comunisti rivoluzionari”. La vigilia dell'apertura, si contano a Parigi dei delegati di 12 nazionalità, una cosa mai vista nel movimento libertario internazionale. Ma, all'ultimo momento, lo Stato francese proibisce il congresso. Gli organizzatori tentano in extremis di trovare delle sale aperte, ma tutte sono bloccate dalla polizia. Soltanto un piccolo gruppo di delegati riescono a riunirsi per discutere della creazione di una “intesa internazionale” [11]... che resterà lettera morta. E ognuno deve rientrare a casa sua, a mani vuote.

Nel settembre 1900, è dunque finita con il tentativo di creare un'internazionale anti-autoritaria alternativa alla II Internazionale. Il vento è cambiato. Si deve far evolvere la strategia, spostare il soggetto. Tanto peggio per il polo socialista anti-autoritario. Tanto peggio per il POSR moribondo, quel che fa il valore degli allemanisti – la loro fede nell'azione operaia e sindacale, il loro sciopero generale – sopravviverà loro nella CGT. Gli anarchici prenderanno la loro rilevanza come forza motrice del sindacalismo. Quest'episodio di riavvicinamento non sarà dunque stato improduttivo per il movimento operaio.

Il “grande partito” antiparlamentare internazionale non vedrà la luce. Ma in Francia, i militanti anarchici tenteranno di fare assumere questo ruolo alla CGT. Il sindacalismo rivoluzionario – o per riprendere un'espressione di Hubert Lagardelle, il “socialismo operaio” - diventerà allora l'alternativa al socialismo di Stato.


Guilum Davrnch (AL 93)


NOTE


[1] A questo proposito, leggere Miguel Chueca, Déposséder les possédants. La grève générale aux “temps héroïques” du syndicalisme révolutionnaire (1895-1906), Agone, 2008.

[2] Le Temps, 12 août 1893.

[3] Arianne Miéville, Maurizio Antonioli, Anarchisme & Syndicalisme. Le congrès international d’Amsterdam (1907), Nautilus / Le Monde libertaire, 1997.

[4] Bernard Lazare, “L’entente possible et l’entente impossible”, La Revue anarchiste n° 1, 15-31 agosto 1893.

[5] Una tale esperienza aveva avuto luogo due anni prima in Italia quando, durante il congresso di Capolago, Malatesta, Merlino e Molinari avevano cofondato un Partito socialista anarchico rivoluzionario (PSAR), che riuniva anarchici e socialisti rivoluzionari antiparlamentari. Lo PSAR era stato smantellato dalla repressione in capo a sei mesi.

[6] Philippe Oriol, Bernard Lazare, Stock, 2003.

[7] Fernand Pelloutier, “La situation actuelle du socialisme”, Les Temps nouveaux, 6 luglio 1895.

[8] Le Père Peinard, 16-30 aprile 1899.

[9] Émile Pouget, “Les congrès de 1900”, Le Journal du peuple, 8 mars 1899.

[10] Anthony Lorry, “Une lettre inédite de Fernand Pelloutier à propos du Congrès de Londres (1896)”, Les Temps maudits n° 11, ottobre 2001.

[11] Circolare del comitato d'organizzazione del “Congresso operaio rivoluzionario internazionale”, (Musée social, Paris 7e).

venerdì 23 ottobre 2015

Giù le mani da Corridoni !



Giù le mani da Corridoni!
Trieste & FVG
8SedutoTra le varie ricorrenze di quella orrenda mattanza che fu la prima guerra mondiale ricorre oggi (23 ottobre) il centenario della morte di Filippo Corridoni. Morte orribile che a chi ora lo esalta probabilmente non piace ricordare. Il corpo del sindacalista marchigiano non fu mai ritrovato. Di certo ridotto a pezzi da qualche bomba o granata e poi marcito tra il fango e le rocce sgretolate del Carso, ma anche tra il sangue, i liquidi corporei, le ossa di commilitoni e nemici come lui accoppati in una guerra imperialista e orrendamente cruenta e barbara.
Diverse organizzazioni ricordano, rivendicano e tentano di appropriarsi della figura di Corridoni celebrando esclusivamente il suo ultimo anno di vita, che lo ha visto impegnato nel campo dell’interventismo, non riflettendo su tutta una vita di attivissimo agitatore sindacale rivoluzionario.
La storia è materia complessa, va maneggiata con cura per evitare banalizzazioni ed errori. Il “nostro” Corridoni attraversa da protagonista anche le lotte operaie di inizio '900, gli scioperi agrari come quello di Parma, l’uscita dalla CGdL riformista per fondare l’Unione Sindacale Italiana, periodi detentivi, ecc. Del resto, è noto che non tutti gli interventisti nella prima guerra mondiale furono nazionalisti e patriottardi, ma, a nostro avviso sbagliando drammaticamente, ci furono coloro i quali diedero alla guerra un valore di possibile sviluppo rivoluzionario. Corridoni fu tra questi, e fu proprio questa sua posizione a far sì che venisse allontanato dalla nostra organizzazione.
Ulteriore importante considerazione che ci ha mosso alla stesura di queste righe è l’appropriazione del “mito” Corridoni operata dai fascisti di ieri e di oggi, che è un vero e proprio oltraggio storico: non solo perchè egli morì evidentemente ignaro del regime di Mussolini (quest'ultimo già nel 1914 additato a nemico del popolo da parte del nostro), ma proprio per la sua vicenda politica Filippo Corridoni appartiene, con tante luci e la grossa ombra dell’ultimo anno di vita, alla storia del proletariato e alle sue lotte, di cui fu una delle figure più significative nell'Italia dell'epoca. Ricordiamo ancora come la Camera del Lavoro parmigiana nel 1922 in mano a sindacalisti 'corridoniani' insieme ad arditi, anarchici e tutti gli antifascisti costrinsero alla fuga le squadracce di Italo Balbo che avevano occupato la città emiliana.
Il fatto che fascisti, post-fascisti o neofascisti si possano appropriare senza colpo ferire di questa figura è insostenibile non solo per la scorrettezza storica, ma anche perché a farlo sono soggetti che nulla hanno a che fare con la pratica di Corridoni e del sindacalismo rivoluzionario.
 
Unione Sindacale Italiana – sezione di Gorizia-Monfalcone
Monfalcone: fb@usi-ait.org




martedì 20 ottobre 2015

utopia e azione

sabato 24 Ottobre 2015 ore 17,30
All’Ateneo degli Imperfetti 
presentazione del libro di Antonio Senta
utopia e azione
per una storia dell’anarchismo in Italia (1848-1984)
elèuthera editrice, Milano 2015
 
Dai moti del 1848 al neo-anarchismo post-’68, Senta delinea un’originale storia dell’anarchismo

italiano che intreccia la grande Storia con le innumerevoli piccole storie di donne e uomini che hanno dato consistenza reale a quel cocktail unico di libertà e uguaglianza che è l’idea anarchica.

Ateneo degli Imperfetti
Via Bottenigo, 20930175 Marghera (VE)
tel. 327.5341096

martedì 5 maggio 2015

FONTENIS: LUCI E OMBRE (PARTE I e II) tratto da opinionefranchi

La vulgata vorrebbe i comunisti anarchici, alias “piattaformisti”, alias cripto-marxisti infiltrati, come immutabili nel tempo e nello spazio, assolutamente fedeli al sacro verbo della “Piattaforma Organizzativa dell'Unione Generale degli Anarchici” elaborata nel 1926. Ovviamente la cosa è destituita di ogni fondamento poiché nei decenni successivi sono stati scritti decine di documenti teorici e pratici che arrivano fino ai giorni nostri, in tal senso l'America Latina è una vera e propria fucina. Fra i documenti “piattaformisti” più controversi, ma allo stesso tempo brillanti ed originali, troviamo l'opera di George Fontenis “Manifesto del Comunismo Libertario”. Documento elaborato nel 1953, quindi figlio ideale di quella cosiddetta IV ondata rivoluzionaria del comunismo anarchico (giusto per usare la periodizzazione di Michael Schmidt) da cui nacquero in Italia i famosi (si fa per dire) Gruppi Anarchici di Azione Proletaria. L'opera è stata editata nel 2011 dal Centro Documentazione Franco Salomone con il titolo “Manifesto del Comunismo Libertario. George Fontenis e il movimento anarchico francese”. L'opera presenta oltre al vero e proprio manifesto di Fontenis, una pregevole introduzione del militante cileno José Antonio Gutiérrez, ed una corposa appendice formata da ben cinque contributi su cui mi riprometto di tornare con un contributo a parte in quanto occupano ben la metà del testo. Quello che invece mi interessa è porre in rilievo gli elementi peculiari del manifesto vero e proprio. Si tenga bene a mente che senza la “Piattaforma Organizzativa dell'Unione Generale degli Anarchici” non sarebbe stata possibile l'elaborazione del “Manifesto del Comunismo Libertario” di George Fontenis, senza quest'ultimo non sarebbero state possibili le moderne teorizzazioni che oggi hanno nell'America Latina il loro laboratorio precipuo: lo stesso militante cileno José Antonio Gutiérrez che ha curato la prefazione alla traduzione italiana pone l'accento sull'influenza del pensiero di Fontenis in America Latina. Alla fine del secondo conflitto mondiale il confronto fra sostenitori dell'organizzazione specifica e quelli dell'organizzazione di sintesi era molto aspro ed il discorso di Fontenis è come benzina sul fuoco poiché va dritto al sodo e parla senza reticenza di: - Avanguardia: da intendersi non in senso leninista, ossia minoranza che dirige di fatto la massa dall'alto di una coscienza / conoscenza vera o presunta, bensì come elemento che agisce in senso orientativo (termine usato anche nella celebre Piattaforma del 1926 e tradotta per ripicche puerili da Volin con direzione n.d.a.). L'avanguardia in senso comunista anarchico non impone niente a nessuno, ma propone una via operando all'interno di quei canali ritenuti tatticamente paganti. Anche in caso di vittoria l'avanguardia continua ad operare trasversalmente nella società vigilando su possibili processi involutivi; - Potere politico: quasi una bestemmia per alcuni “puristi” per lo più arroccati su posizioni etiche ed anti-politiche che non considerano debitamente i fatti storici oggettivi dall'Ucraina 1917 – 1921 alla Spagna 1936 – 1939. Mi pare abbastanza scontato che un atto politico impone sempre l'esercizio della forza, se così non fosse vorrebbe dire che esiste l'unanimità totale. Fontenis per spiegare il potere politico come inteso dai comunisti anarchici mutua un pensiero di Camillo Berneri risalente al 1936: “Gli anarchici ammettono l'uso di un potere politico da parte del proletariato ma tale potere politico lo intendono come l'insieme di sistemi di gestione comunista, di organismi corporativi, di istituzioni comunali, regionali e nazionali liberamente costituite fuori e contro il monopolio politico di un partito e miranti al minimo accentramento amministrativo” Questi elementi peculiari portarono anche la Federazione Comunista Libertaria a provare la tattica elettorale alla fine del secondo dopoguerra. La mossa fu successivamente definita da Fontenis “spregiudica” ma “realistica”; spregiudicata di sicuro, realistica ho dei seri dubbi. Il trattato, a mio modesto parere, ha anche alcuni punti che tradiscono posizioni del tutto soggettive ed in parte errate come la trattazione relativa all'evoluzione del capitalismo anche se Gutiérrez la vede diversamente: ritenere che il capitalismo liberale possa essere considerato una variante di quello di stato non regge, in alcun modo, gli anni '70 ed il passaggio progressivo dal capitalismo industriale a quello finanziario hanno reso la cosa ancora più evidente. Inoltre a sentire il nostro il capitalismo, nel momento in cui scriveva il manifesto, era in “crisi” ed a punto di svolta, ma a conti fatti Fontenis è sotto terra ed il capitalismo invece è vivo, vegeto e pure vittorioso. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Come dicevo la seconda parte del libro è occupata da una corposa appendice con ben 5 contributi. Il primo contributo è la traduzione della comunicazione che ufficializza al grande pubblico la costituzione dell'Internazionale Comunista Libertaria dopo il congresso di Parigi del giugno 1954; a seguire il documento programmatico sui principi dell'Internazionale in cui è ravvisabile l'influenza del periodo: gli anni '50 sono quelli della decolonizzazione, quindi è evidente che che l'I.C.L. presti un certo interesse al fenomeno imperialista. Fin dalla prima lettura, anche superficiale, si evince una certa influenza del marxismo se non altro a livello semantico anche se a livello prettamente ideologico sono chiari, evidenti e lampanti i riferimenti al Manifesto del Comunismo Libertario di Fontenis. Quindi è plausibile che l'I.C.L. sia nata in seguito ad un preciso stimolo di rinnovamento portate dalla teorizzazioni del transalpino: la “liquidazione dello stato”, l'importanza del sindacalismo, l'unità teorica e tattica, ecc. . Purtroppo l'I.C.L. ebbe vita breve: dal 1954 al 1958. Se non altro non si può accusare i comunisti anarchici di allora di aver voluto tenere in vita un inutile contenitore basandosi su inutili e negativi sentimentalismi. Il secondo contributo è un breve scritto di Fontenis intitolato “Cos'era l'Internazionale Comunista Libertaria? (giugno 1954 – luglio 1958)”. da questo contributo cosa emerge: a) nelle intenzioni di Fontenis dei “piattaformisti” l'Internazionale Comunista Libertaria era la naturale prosecuzione della vecchia AIT; b) i “piattaformisti” francesi non sono nati dal nulla, ma furono una risposta all'immobilismo politico dell'anarchismo di sintesi all'interno della Federazione Anarchica (francese n.d.r.). La corrente comunista anarchica arrivò ad essere una maggioranza schiacciante all'interno della F.A., da qui la scissione che porterà alla nascita della Federazione Comunista Libertaria. c) la tendenza in atto in Francia non era inedita poiché pulsioni simili erano ravvisabili in altri paesi europei, ecco spiegata la necessità di uno strumento di collegamento internazionale; d) similmente agli italiani G.A.A.P. si fa strada la necessità di aprire un dialogo con le forze comuniste dissidenti rispetto alla linea stalinista; e) l'esperienza dell'Internazionale Comunista Libertaria è franata per una serie di errori della federazione francese che a conti fatti erano il vero punto di riferimento. L'esperienza è terminata non per mancanza di volontà ma un errore tattico imperdonabile: ritenere che i francesi potessero sobbarcarsi per intero il peso della struttura internazionale. Il terzo contributo è la cronistoria del movimento comunista anarchico transalpino dal 1945 al 2011. Contributo senz'altro apprezzabile per contestualizzare l'opera di Fontenis e lo sperimentalismo del comunismo anarchico sempre attivo su due direttrici: il movimento politico in senso stretto e l'azione sindacale. Salta subito all'occhio il dedalo di sigle proposte, realtà specifiche che raccoglievano alcune decine di militanti, molto compatte e coese: di norma la divisione all'interno del movimento comunista anarchico non è mai avvenuto in base a personalismi, bensì su questioni di merito circa la corretta applicazione delle linee teoriche. Il quarto contributo è un intervista rilasciata da Fontenis quando già si era ritirato a vita privata. Uno spaccato delle dinamiche occorse nel movimento comunista anarchico viste attraverso gli occhi dell'intervistato: il periodo della clandestinità e l'impegno sindacale durante l'occupazione nazista, la ricostituzione della struttura dell'anarchismo sociale, la divisione fra sostenitori della struttura di sintesi e della struttura specifica. Forse l'intervista sarebbe stata più utile se si fosse focalizzata soprattutto sugli errori commessi. Historia magistra vitae. Il quinto contributo è una biografia di George Fontenis, dal 1920 al 2010. Forse sarebbe stato più appropriato mettere la nota biografica come primo contributo d'appendice: non tutti, anzi pochi se non pochissimi sanno chi era George Fontenis . Detto ciò il libro è ottimo e spero di poter presto leggere in italiano le opere di questo brillante attivista politico anarchico.Pubblicato da Giorgio Franchi

mercoledì 18 marzo 2015

MALATESTA: LO SCIOPERO ARMATO

Dopo i primi due volumi editi delle Opere complete di Errico Malatesta, curate da Davide Turcato - 'Un lavoro lungo e paziente': Il socialismo anarchico dell'Agitazione (1897-1898), e 'Verso l'anarchia': Malatesta in America (1899-1900) - è ora uscito, sempre per Zero in Condotta e La Fiaccola LO SCIOPERO ARMATO Il lungo esilio londinese (1900-1913) con un saggio introduttivo di Carl Levy, studioso dell'anarchismo e fra i massimi esperti di Malatesta. L’alba del ventesimo secolo, che si apre con l’uccisione di Umberto I da parte di Gaetano Bresci, segna anche l’inizio del più lungo periodo di ininterrotta assenza di Malatesta dal suolo italiano. Sulle colonne della Rivoluzione Sociale, così come in tante altre pubblicazioni e nei discorsi, egli riafferma e sviluppa con coerenza in questi anni i due pilastri fondamentali della sua tattica: il movimento operaio come base irrinunciabile dell’anarchismo; e l’insurrezione come ineludibile passo, a cui è necessario prepararsi, verso l’emancipazione. Mentre nel decennio precedente era stato sul primo punto che Malatesta aveva dovuto insistere, l’ascesa del sindacalismo rivoluzionario, con la sua affermazione dell’autosufficienza del movimento operaio, rende ora necessario accentuare il secondo punto. In contrapposizione al concetto dello sciopero generale come arma rivoluzionaria, Malatesta compendia efficacemente la sua tattica nel concetto di «sciopero armato». In questa fase di estraniamento dal movimento anarchico in patria, da una parte Malatesta elabora le idee-guida che informeranno i suoi successivi ritorni in Italia, e dall’altra si afferma indiscutibilmente come la figura di maggior spicco del movimento anarchico internazionale, sia, suo malgrado, agli occhi della stampa mondiale, che lo bersaglia di interviste ad ogni evento di cronaca che abbia a che fare con l’anarchismo, sia soprattutto all’interno del movimento, con lo storico congresso di Amsterdam del 1907. Il volume, di 320 pagine, costa 25 euro e può essere richiesto a: Associazione culturale 'Zero in condotta' Casella Postale 17127 - MI 67, 20128 Milano cell. 3471455118 Conto corrente postale n. 98985831 intestato a Zero in Condotta, Milano zic@zeroincondotta.org www.zeroincondotta.org oppure a Associazione Culturale 'Sicilia Punto L' via Garibaldi 2/A 4, 97100 Ragusa sezione La Fiaccola via Tommaso Fazello 133, 96017 Noto (SR) tel. 0931 894033 Conto corrente postale n. 10167971 intestato a Giuseppe Gurrieri, vico Leonardo Imposa 4 – 97100 Ragusa info@sicilialibertaria.it www.sicilialibertaria.it Errico Malatesta nasce a S. Maria Capua Vetere il 4 dicembre 1853. Internazionalista anarchico dal 1871, partecipa al Congresso di St. Imier del 1872, atto di nascita del movimento anarchico. È protagonista dei momenti di più intensa lotta sociale del successivo mezzo secolo in Italia: l’insurrezione del Matese del 1877, i moti del pane del 1898, la Settimana Rossa del 1914, il biennio rosso del 1919-20. Vive la maggior parte della vita adulta all’estero da esule e lavoratore manuale, in paesi di forte emigrazione italiana e presenza anarchica: Francia, Belgio, Svizzera ed Egitto (1878-82), Argentina (1885-89), Stati Uniti (1899-1900), Inghilterra (1889-97, 1900-13, 1914-19). Amato dai compagni, rispettato dagli avversari e temuto dai nemici, contribuisce al movimento anarchico con l’azione e col pensiero. Opuscoli di propaganda come Fra Contadini, L’Anarchia e Al Caffè hanno avuto innumerevoli ristampe. Tuttavia il suo pensiero è soprattutto affidato alla miriade di articoli disseminati nella stampa anarchica. Periodici da lui redatti come L'Associazione, L'Agitazione, Volontà, Umanità Nova e Pensiero e Volontà sono tra i più significativi della storia del pensiero anarchico. Malatesta muore a Roma il 22 luglio 1932.

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)