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lunedì 14 settembre 2020

Il modello svedese

Solo pochi mesi fa, analizzando la situazione sociale determinatasi in seguito alla pandemia da Coronavirus, riaffermavamo la necessità del superamento di questo sistema economico e sociale poichè, unico nella storia dell’umanità, la distruzione di merci, di tutte le merci, compreso la forza lavoro, rappresenta paradossalmente l’unica possibilità di rigenerarsi e di risolvere le endemiche crisi che periodicamente manifesta (DS n°53 Aprile 2020 “Campione di resistenza”).

Financial Times/Bloomberg (GDP - Gross Domestic Product - Prodotto Interno Lordo)

Financial Times/Bloomberg (GDP – Gross Domestic Product – Prodotto Interno Lordo)

Esplicitare tale verità ha sempre creato grande ribrezzo e una infinita tristezza, in quanto è tale la barbarie che il solo affermarla come semplice ipotesi di scuola diventa pesante e profondamente tragico.

Ma a confermare questa triste verità, come una ulteriore conferma, (oltre alle guerre guerreggiate che lo scontro interimperialistico ha scatenato nel secolo scorso; ben due guerre mondiali, per arrivare alle odierne guerre di procura, come l’attuale scontro nella Libia), ci viene dalle accurate e dotte analisi del Financial Times, prestigioso giornale economico finanziario del Regno Unito ( “Swedish companies reap benefits of country’s Covid-19 approach” Financial Time  27 luglio 2020. Richard Milne, Nordic and Baltic Correspondent) . Affrontando l’andamento dell’economia nella stagione del coronavirus, con il realismo cinico tipico della classe dominante, e senza far trapelare alcun imbarazzo, l’articolosta si interroga se nella civilissima Svezia, l’aver lasciato morire, per ora, circa 6000 persone, non avendo messo in pratica nessuna o scarse manovre di prevenzione contro la diffusione del corona virus, abbia in realtà, salvato l’economia di questo paese.

La Svezia ha affrontato l’ondata di epidemia senza nemmeno un giorno di lockdown, di fatto ponendo in essere un approccio sanitario basato sul principio dell’immunità di gregge.

Proprio grazie all’assenza totale di lockdown, l’economia svedese sta già oggi mostrando chiari sintomi di miglioramento e di netto “outperforming” (sovraprestazione) rispetto a tutte le controparti europee.

A confermare il trend sono stati i dati delle trimestrali presentate nelle scorse settimane delle principali aziende del Paese, da giganti come Ericsson ed Electrolux, passando per le banche come Handelsbanken e protagonisti della componentistica come Assa Abloy.

Tutti hanno vantato profitti ben al di sopra delle aspettative di mercato, anche se in alcuni casi questo trend si sia limitato e sostanziato in un calo più contenuto delle attese.

Infine, si fa notare come la Svezia abbia beneficiato grandemente anche dai buoni rapporti commerciali e politici che intrattiene a livello bipartisan sia con Cina che con gli Usa.

La prima – destinataria di export svedese, soprattutto legato al comparto industriale e alimentare – è stata infatti la nazione avanguardia della ripresa economica, avendo patito per prima il lockdown più duro.

I secondi, di fatto, rimasti operativi in modalità “business as usual” (affari come al ssolito) fino a primavera inoltrata, quando la pandemia ha colpito duramente New York e imposto il lockdown a varie parti del Paese.

E ora, con nuovi focolai in mezza Europa e della tanto temuta seconda ondata, che fare?

Seguire l’esempio svedese o, di fatto, operare con cautela massima, come sembra fare il governo italiano con la sua scelta di prolungamento dello stato di emergenza?

Preso atto che normalmente la via migliore risiede nel mezzo, il problema appare decisamente in testa alla lista delle preoccupazioni degli analisti economici.

“Qual è il grado di probabilità di andare incontro a nuovi regimi di lockdown? Qual è il grado di probabilità che sussiste rispetto a quello che possiamo definire un fattore di paura collettiva? Questa e solo questa è la grande questione che incombe sul grado di velocità che riusciremo a imprimere alla ripresa economica europea. Ora è tutto basato sulla psicologia, è tutto incentrato sulla gente e la sua reazione“, afferma Alrik Danielson chief executive del marchio manifatturiero SKF, produttore svedese di cuscinetti a sfera.

Le stime economiche sulla crescita del PIL svedese , in realtà sono piuttosto ballerine.

Capital Economics, una società di consulenza macro, ha riferito a luglio di prevedere per quest’anno una sorprendente crescita del 1,5 % mentre per Danimarca e Norvegia stima un -3 % annuale.

I grandi organismi internazionali sono iìnvece più pessimisti. L’OCSE nel suo ultimo Outlook colloca le previsioi di crescita del Pil della Svezia tra – 8% e – 6,7% a seconda della gravità di una potenziale seconda ondata. E pone la Danimarca leggermente avanti con una forchetta compresa fra -7,1% e -5,8%.

La Commisssione Europea vede leggermente meno nero e stima un -5,3% per la Svezia contro il -8,7 % dell’Eurozona e ul -5,25 % della Danimarca.

La Riksbank , la banca centrale svedese, ha aggiornato le previsioni a luglio prospettando un range tra -4% e -5,7 % di crescita del PIL , cioè un 2020 nettamente meno brutto degli altri paesi avanzati.

Fin qui le diverse previsioni e le diverse stime sull’andamento futuro dei mercati.

Tuttavia il numero dei contagi e dei morti in Svezia è stato alto, specie in rapporto alla popolazione. Attualmente i casi di coronavirus in Svezia sono sopra le 80.000 unità e i morti superano la quota di 5.700 con punte elevate nella popolazione anziana.

Il bilancio è molto più alto di quello degli altri paeso scandinavi. La Svezia che ha 10 milioni di abitanti ha registrato più contagi e più morti di Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda che insieme contano 17 milioni di abitanti.

In totoale infatti questi quatro paesi contano attualmente oltre 32.000 contagiati e circa 1.200 decessi.

Come si vede nessuna reale preoccupazione per il numero dei morti, nessuna seria riflessione sulle possibili strategie di prevenzione contro questa pandemia, visto che la stessa OMS Organizzazione Mondiale della Sanità, con tutta la sua opacità e condizionabilità, l’aveva comunque preannunciata e prevista.

Nessun serio ragionamento sulla necessità di rimodulare i sistemi sanitari nazionali nel senso di una loro maggiore universalità e di una necessaria e maggiore capacità di spesa ed atttenzione nella prevenzione, insufficienza che tragicamente si è palesata ad inizio pandemia, dove non si trovavano a sufficienza le banali mascherine chirurgiche o di protezione respitatoria, confermando che dove non c’è guadagno il capitale non investe.

I morti vengono sì conteggiati, ma solo ed esclusivamente come mero dato statistico; la massima se non unica importanza è data alla necessità di ” imprimere la ripresa economica”, sfruttando magari mercati, come quello Cinese, che avendo già superato la fase apicale della pandemia da Coronavirus, oggi sono in condizioni migliori per lo sbocco delle merci svedesi, rispetto ad altri mercati internazionali.

La barbarie è reale.

“La borghesia se realmente desidera rendere un estremo servizio all’umanità, se è sincero il suo amore per la libertà vera, universale, completa, uguale per tutti, se essa in una parola vuol cessare di essere la reazione, non le resta che una cosa da fare: morire con grazia ed al più presto possibile …..morire come corpo politico e sociale economicamente distinto dalla classe operaia” (M. Bakunin)

“… La classe operaia è divenuta oggi l’unica rappresentante della grande, della santa causa dell’Umanità. L’avvenire appartiene ai lavoratori dei campi , ai lavoratori delle fabbriche e delle città.
Tutte le classi che sono al di sopra, gli eterni sfruttatori del lavoro delle masse popolari, la nobiltà., il clero, la borghesia e tutta quella pleiaide di funzionari militari e civili che rappresentano l’iniquità e la melefica potenza dello Stato, sono delle classi corrotte, incapaci oramai di comprendere e di volere il bene e potenti solo per il male.” ( M. Bakunin)

mercoledì 22 aprile 2020

I padroni delle mascherine





                                                           
Il Covid-19 ha portato la morte, ma ha anche portato il blocco economico di tanti Paesi. Più durerà la crisi
Covid e più l’Italia, la Spagna, la Francia, il Regno Unito, la Germania, la Svezia e ancora e ancora saranno
in ginocchio. E con loro le imprese. Anche le più ricche e virtuose.
Non ne siete convinti?
Non avete ancora afferrato quale potere ha in questo momento la triade della finanza?
I maggiori produttori mondiali di tessuto soffiato a fusione sono:
La Atex, Cina. Principali azionisti: BlackRock, Vanguard, State Street.
La Exxon Corporation, Stati Uniti. Principali azionisti: Vanguard, BlackRock, State Street.
La Shanghai Yuanqin Purification Technology, Cina. Principali azionisti: il governo cinese.
La Du Pont De Nemours and Company, Stati Uniti. Principali azionisti: Vanguard, BlackRock.
La Harkrishan Medicals, India. Imprenditori indiani con partner cinesi.
La Dow Chemical Company, Stati Uniti. Principali azionisti: BlackRock, Vanguard.
La Kimberly-Clark Corporation, Stati Uniti. Principali azionisti: Vanguard, BlackRock.
La Fiberweb, India. Principali azionisti: imprenditori indiani con partner cinesi.
La Berry Plastics, Stati Uniti. Principali azionisti: Vanguard, BlackRock.
Mentre il principale produttore di maschere sanitarie è un’azienda cinese: la Byd. Acronimo di «Build Your Dreams» («costruisci i tuoi sogni»).
La Byd è il settimo costruttore automobilistico cinese, oltre che di cellulari di fascia alta. In soli tre mesi è
diventato il più grande produttore al mondo di mascherine protettive contro il Coronavirus.
La Byd è arrivata a produrre fino a 25 milioni di maschere al giorno. Grazie agli elevati standard per stampi,
apparecchiature automatizzate, processi di produzione e altro ancora. «L’equipaggiamento di cui già
disponiamo offre precisione e qualità molto superiori a quelle comunemente richieste per produrre
maschere», si vantano quelli della Byd.
La sede della Byd è a Shenzen, in Cina. Eppure i principali azionisti sono, nell’ordine: il finanziere
miliardario Warren Buffet, Vanguard e BlackRock. Insomma, è una società statunitense. Anzi, in mano a
Wall Street, alla triade della finanza.
Gli altri grandi produttori di maschere sanitarie sono:
La statunitense Honeywell. Principali azionisti: Vanguard e BlackRock.
La statunitense 3M. Principali azionisti: Vanguard e BlackRock.
La taiwanese Makrite. Di proprietà del governo taiwanese.
La britannica Benehal. Principali azionisti: Del Vecchio, Bolloré e BlackRock.
La cinese Shanghai Dasheng Health Products Manufacture Company. Di proprieta del governo cinese.
La taiwanese Aero Pro Company. Principali azionisti: State Street, Vanguard e BlackRock.
La cinese Shanghai Gangkai Purifying Products Company. Di proprieta del governo cinese.
Più chiaro adesso?
Il segretario generale della filiale dei dispositivi medici della China Pharmaceutical Materials Association ha
ammesso, secondo quanto scritto dall’agenzia di stampa ufficiale cinese “Xinhua”: «Le forniture mediche
chiave come le maschere sono gestite e assegnate in modo uniforme dal governo. Non sono gestite dal
mercato».
Un alto funzionario della Casa Bianca ha rivelato sotto forma anonima al “Washington Post”: «Altro che
libero mercato. Sarà il Presidente a decidere a chi e quante mascherine vendere».
E Vanguard e BlackRock? Pe loro, meno Paesi riceveranno le maschere che richiedono e meglio sarà, per
loro.
Intanto, i nostri sanitari continuano ad ammalarsi. E ammalandosi rendono ancora più precario lo stato di
efficienza del nostro sistema sanitario.
Intanto, i prezzi delle maschere FP2 ed FP3 che riescono a raggiungere l’Italia sono triplicati, rendendo
ancora più costoso il già costoso piano di salvataggio economico del nostro Paese.
Insomma, dove non arriverà il coronavirus arriveranno le maschere...

link originale e articolo intero

FONTE: indygraf.com

martedì 21 aprile 2020

Noam Chomsky: “Supereremo la crisi del coronavirus, ma abbiamo davanti a noi crisi più gravi”



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Noam Chomsky, noto linguista e analista politico americano di 91 anni, ha parlato con Srećko Horvat su DiEM25 TV dall’Arizona, USA, dove si trova in autoisolamento a causa della pandemia. Chomsky ha sottolineato che la crisi sanitaria del coronavirus è molto grave e avrà gravi conseguenze, ma sarà temporanea, mentre ci sono altri due gravi orrori per l’umanità, la guerra nucleare e il riscaldamento globale. La sua analisi sottolinea che tutte queste minacce sono intensificate dalle politiche neoliberali, e dopo la fine di questa crisi le opzioni saranno o stati più autoritari, brutali o una ricostruzione radicale della società in termini più umani.
Secondo Chomsky è scioccante che in questo momento cruciale sia in testa Donald Trump, che descrive come un buffone sociopatico. “Il coronavirus è già abbastanza grave, ma vale la pena ricordare che si stanno avvicinando due minacce molto più grandi, molto peggiori di qualsiasi cosa sia accaduta nella storia dell’umanità: una è la crescente minaccia di una guerra nucleare e l’altra, naturalmente, è la crescente minaccia del riscaldamento globale. Il Coronavirus è orribile e può avere conseguenze terrificanti, ma ci sarà una ripresa. Mentre se gli altri non saranno recuperati, è finita”.
Il potere degli Stati Uniti è travolgente. È l’unico Paese che, quando impone sanzioni ad altri Stati come Iran e Cuba, obbliga tutti gli altri a seguirli. Anche l’Europa segue il maestro, sostiene Chomsky. Questi Paesi soffrono per le sanzioni degli Stati Uniti, tuttavia “uno degli elementi più ironici dell’attuale crisi del virus è che Cuba sta aiutando l’Europa”. La Germania non può aiutare la Grecia, ma Cuba può aiutare i Paesi europei”. Aggiungendo le morti di migliaia di immigrati e rifugiati nel Mediterraneo, Chomsky pensa che la crisi dellla civiltà dell’Occidente a questo punto sia devastante.
La retorica di oggi che si riferisce alla guerra ha un certo significato, secondo Chomsky. Se vogliamo affrontare questa crisi dobbiamo passare a qualcosa di simile alla mobilitazione bellica. Per esempio la mobilitazione finanziaria degli Stati Uniti per la seconda guerra mondiale, che ha portato il paese a un debito molto maggiore, ha quadruplicato il settore manifatturiero statunitense e ha portato alla crescita. Abbiamo bisogno di questa mentalità, ora, per superare questa crisi a breve termine, che può essere affrontata dai paesi ricchi. “In un mondo civilizzato, i paesi ricchi darebbero assistenza a chi ne ha bisogno, invece di strangolarlo”. “La crisi del coronavirus potrebbe portare la gente a pensare a che tipo di mondo vogliamo“.
Chomsky ritiene che le origini di questa crisi siano state un colossale fallimento del mercato e delle politiche neoliberali che hanno intensificato i profondi problemi socio-economici. “Si sapeva da tempo che era molto probabile che si  verificassero delle pandemie e si era capito molto bene che delle leggere modifiche dell’epidemia di SARS dovute alla pandemia di coronavirus erano probabili. Avrebbero potuto lavorare sui vaccini, sullo sviluppo di una protezione per potenziali pandemie da coronavirus, e con lievi modifiche avremmo potuto avere i vaccini disponibili oggi”. Per quanto riguarda Big Pharma, una le tirannie private al punto che è impossibile per il governo intervenire, è più redditizio fare nuove creme per il corpo che trovare un vaccino che protegga la gente dalla distruzione totale. La minaccia della polio si è conclusa con il vaccino Salk fornito da un’istituzione governativa, senza brevetti, a disposizione di tutti. “Questa volta si sarebbe potuto fare, ma la peste neoliberale l’ha bloccato”.
Le informazioni c’erano, ma non abbiamo prestato attenzione.
“Nell’ottobre 2019 c’è stata una simulazione su larga scala di una possibile pandemia di questo tipo negli Stati Uniti, ma non è stato fatto nulla. Non abbiamo prestato attenzione alle informazioni. Il 31 dicembre la Cina ha informato l’Organizzazione Mondiale della Sanità della polmonite, una settimana dopo alcuni scienziati cinesi hanno identificato l’agente patogeno come coronavirus e hanno dato l’informazione al mondo. I Paesi della zona, Cina, Corea del Sud, Taiwan, hanno cominciato a fare qualcosa e sembra siano riusciti a contenere almeno la prima ondata di crisi. Anche in Europa, in una certa misura, è successo questo. La Germania, che si era mossa appena in tempo, ha un buon sistema ospedaliero e ha agito in modo altamente egoistico, senza aiutare gli altri, ma almeno ha attuato per se stessa un ragionevole contenimento. Altri Paesi l’hanno semplicemente ignorato, come il peggiore di loro, il Regno Unito. Ma il peggiore di tutti sono stati gli Stati Uniti”.
Nel momento in cui supereremo, in qualche modo, questa crisi, le opzioni andranno dall’installazione di Stati brutali altamente autoritari fino alla ricostruzione radicale della società in termini più umani, preoccupati dei bisogni umani invece che del profitto privato. “C’è la possibilità che la gente si organizzi, si impegni, come molti stanno facendo, e porti a un mondo molto migliore, che affronti anche gli enormi problemi che stiamo affrontando lungo la strada, i problemi della guerra nucleare, più vicina di quanto sia mai stata, e i problemi della catastrofe ambientale da cui non ci sarà ripresa una volta che saremo arrivati a quella fase, e che non è lontana, a meno che non agiamo con decisione”.
“Quindi ci troviamo in un momento critico della storia umana e non solo a causa del coronavirus. Questo dovrebbe portarci alla consapevolezza dei profondi difetti del mondo, delle profonde e disfunzionali caratteristiche dell’intero sistema socio-economico, che deve cambiare se vogliamo sopravvivere nel futuro. Quindi questo potrebbe essere un segnale d’allarme e una lezione per affrontarlo oggi o per evitare che esploda. Ma è necessario pensare alle sue radici e a come queste radici porteranno ad altre crisi, peggiori di questa”.
A proposito della situazione di quarantena che oggi più di 2 miliardi di persone sul pianeta affrontano, Chomsky sottolinea che una forma di isolamento sociale esiste da anni ed è molto dannosa.
Ci troviamo ora in una situazione di vero e proprio isolamento sociale. Deve essere superata ricreando i legami sociali in qualsiasi modo si possa fare, in qualsiasi modo si possano aiutare le persone in difficoltà: contattandoli, sviluppando organizzazioni, espandendo l’analisi, e prima di farli diventare funzionali e operativi, fare progetti per il futuro, riunire le persone come si può nell’era di internet, unirsi, consultarsi deliberatamente per trovare risposte ai problemi che si devono affrontare e lavorare su di essi. Si può fare. La comunicazione faccia a faccia non è essenziale per gli esseri umani. Anche se ne saranno privati per un po’ di tempo, la si può mettere in attesa”.
Noam Chomsky conclude dicendo: “Trova altre strade e continua, anzi, amplia e approfondisci le attività svolte“. Si può fare. Non sarà facile, ma gli esseri umani hanno affrontato problemi in passato”.


lunedì 13 aprile 2020

lotta di classe al tempo del corona virus

 

















L’italia con sessanta milioni di abitanti ed al vertice, insieme a Germania e Giappone, della classifica delle popolazioni più anziane, ha centocinquantamila posti letto nella sanità pubblica e quarantamila in quella privata.
Complessivamente fra le strutture pubbliche e le strutture private, cinquemila sono i posti letto abilitati per la terapia intensiva.
Oltre 3600 sono nelle strutture della sanità pubblica, mentre gli altri 1400 sono nelle strutture private convenzionate.
Lo sforzo e l’obiettivo che il governo nazionale insieme alle Regioni, come si sa titolari della sanità pubblica e convenzionata, stanno mettendo in campo è quello di arrivare per fine di questo mese a disporre di 6100 posti letto.
Se questi sono alcuni dati generali ciò che è necessario capire e su cui riflettere è per quale motivo ci stiamo tragicamente avvicinando a quel punto limite nel quale possono mancare posti letto di terapia intensiva.
Stiamo concretamente rischiando di arrivare a porsi il dilemma di dover sceglier chi salvare (intubare) e chi no.
Occorre ricordare inoltre che per ogni posto di terapia intensiva necessario a una persona in grave rischio di vita, bisogna avere, oltre alle attrezzature mediche, personale medico e infermieristico specializzato, secondo standard definiti di 12 medici e 24 infermieri per unità di 8 posti letto, oltre al personale non specializzato (OSS) e dei servizi generali .
La logica privatistica introdotta nella sanità pubblica, l’estensione del concetto della competitività con il corrispettivo allargamento di quella privata, ha portato ad una costante ed ineluttabile riduzione di posti letto complessivi.
Chiusure di Ospedali “minori” riduzione di presidi territoriali, applicazione alle ASL della stessa logica di centralizzazione e concentrazione del capitale privato manifatturiero, applicando alla sanità gli stessi approcci produttivistici come il just in time, la riduzione delle scorte, ecc.. come se la nostra salute fosse una merce qualsiasi.
Ciò ha determinato che abbiamo un posto di terapia intensiva ogni cirva 11870 abitanti mentre in Germania abbiamo un rapporto di un posto letto ogni 3000 abitanti, essendo i posti letto complessivi di terapia intensiva 28000, oltre cinque volte di più dell’italia pur non essendo affatto e la popolazione tedesca il quintuplo degli italiani.
Oltre a questa falcidia nel 2015 il Governo Renzi nel regolamento per gli standard ospedalieri definito con decreto (Decreto n70 del 02\04\2015) ha stabilito che un utilizzo medio dell’ 80/90 % dei posti letto durante l’anno deve essere ritenuto sufficiente.
I Reparti di rianimazione quindi, in assenza di corona virus, sono quasi al completo .
Ciò significa che dei circa 5000 posti letto nei Reparti di terapia intensiva quelli liberi per l’emergenza Covid-19 in realtà sono meno di un migliaglio a livello nazionale.
Quindi basta che i pazienti di Covid-19 raggiungano il 10/20 % dei posti letto di rianimazione a disposizione per saturare i Reparti.
Sappiamo che nei casi di corona virus rilevati, uno su cinque, sviluppa complicazioni polmonari serie o gravi e la metà deve essere ricoverato in terapia intensiva, pena una rapida morte per asfissia. Quindi uno su dieci ha bisogno di essere intubato.
Dunque, il punto di crisi, in condizioni normali, della sanità italiana è di circa cinquantamila.
Ipotizzando che il contagio da corona virus possa arrivare a cinquantamila (attualmente, mentre scriviamo queste note i dati disponibili dell’ infezione sono arrivati a oltre 20000) si saturerebbero completamente i posti letto disponibili e dopo questo numero chi dovesse avere un infarto, o un decorso post operatorio complesso rischierebbe di morire per assenza di trattamento idoneo.
Inoltre lo stato dell’arte della sanità italiana è caratterizzata dalla mancanza cronica di medici e infermieri.
In Italia mancano 10mila medici, 53mila infermieri e 70mila OSS e sono oltre 2mila tra medici e infermieri i contagiati durante le ore di servizio fino a questo momento.
Non possiamo accettare che le necessarie misure di contenimento della malattia ricadano sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori così come sulle nuove generazioni di precari e precarie, lavoratrici e lavoratori autonomi.
A fronte del divieto di mobilità, oramai sul tutto territorio nazionale ed alla chiusura delle attività commerciali ad esclusione delle filiere alimentari, non sono state fermate le fabbriche e gli altri posti di lavoro, non sono state organizzate al loro interno forme sufficienti di garanzia e protezione rispetto alla possibile epidemia del virus.
I Padroni, attraverso Confindustria, hanno fortemente condizionato il governo per non arrivare al blocco totale della produzione.
Questo ha determinato e sta determinando un crescendo di scioperi aziendali indetti da parte della maggioranza delle strutture sindacali tutte, dalla CGIL passando per la CISL e la UIL fino ai sindacati di base.
La richiesta minima di queste agitazioni, che in alcuni casi stanno subendo gravi intimidazioni e repressioni, è quella di dotarsi di DPI (dispositivi di protezione individuale) fino alla giusta richiesta di non perdere salario o il lavoro a causa del corona virus.
Lo stesso protocollo di sicurezza per i lavoratori siglato fra Confindustria e Organizzazioni Sindacali non rappresenta una soluzione effettiva in quanto il rispetto dello stesso protocollo viene demandato alle strutture aziendali. RSA, RSU ed RSL, non tenendo minimamente di conto, in maniera pilatesca, della situazione delle migliaia di picccole o piccolissime fabbriche e posti di lavoro non sindacalizzati o dove il ricatto padronale è forte o la dove queste realtà spesso lavorano dentro la fliera dell’aziende industriali più grandi e se noin si ferma la capofila non possono fermarsi nemmeno loro.
il diritto alla nostra salute viene prima del loro profitto
Occorre subito una forte assunzione di infermieri e Operatori Socio-Sanitari (OSS) e internalizzare stabilizzandoli, tutti i lavoratori precari della Sanità.
Fare un grosso piano di assunzioni con bandi rapidi e agevolati.
Occorre uno stanziamento di risorse straordinarie, anche attraverso una patrimoniale, per la garanzia dei posti di lavoro, compreso per i precari che lavorano negli appalti e per la copertura integrale del salario.
E’ altresì necessario contrastare il tentativo di promuovere un nuovo clima di “unità nazionale”.
Non è accettabile che in nome dell’ennesima emergenza si occulti le responsabilità della classe dominante e dei governi dei tagli e delle privatizzazioni alla sanità cosi come lo scadimento e la riduzione dei servizi.
Occorre promuovere e sostenere tutte le mobilitazioni dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati vei disoccupati che c’erano  e di quelli  nuovi creati dall’emergenza sanitaria, per il lavoro e il reddito.
Occorre trasformare questa gravissima e pericolosissima pandemia in un processo di unità e autonomia internazionale del movimemnto dei lavoratori nei confronti di tutti i governi, intenti esclusivamente a sostenere le classi dominanti e le rispettive borghesie nazionali preoccupate esclusivamente di non perdere quote di mercato rispetto ai competitori europei e/o mondiali.
La motivazione di non fermare totalmente le produzioni ad esclusione dei beni di prima necessità come i generi alimentari e quelli farmaceutici risponde esattamente a questa insaziabile sete di profitto a scapito della stessa salute dei propri operai, confermando vieppiù l’assioma della produzione capitalistica e la sua sostanziale irrazionalità e la necessità di una società comunista e libertaria per non sprofondare nella barbarie.
I militanti e le militanti di Alternativa Libertaria/FdCA sono all’unisono accanto ed a sostegno delle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori, dei loro bisogni, della loro capacità organizzativa.

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)