„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
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sabato 21 marzo 2015
Precarietà e lavoro al tempo di Expo - Pordenone
I recentissimi decreti applicativi del Jobs Act emanati dal governo italiano si aggiungono ad altre legislazioni anti-operaie approvate all'interno dell'Unione Europea (UE). I contratti individuali a tutele crescenti, la ridefinizione del lavoro subordinato, la flessibilità svincolata dalla contrattazione, la monetizzazione dei licenziamenti e dell'espulsione dal ciclo produttivo hanno lo scopo immediato di portare all'irrilevanza il diritto di coalizione dei lavoratori ed il ruolo dell'organizzazione sindacale dentro i luoghi di lavoro.
Sabato 21 marzo 2015 ore 18:00
al Prefabbrikato / Villanova / Pordenone
via Pirandello, 22 (dietro centro sociale "Gloria Lanza")
Dibattito pubblico:
"Precarietà e lavoro al tempo di Expo"
introduce:
Annibale Viappiani
della commissione sindacale AL/FDCA
e interverranno i rappresentanti dei sindacati di base USI/AIT e USB
ore 20.30 cena sociale gradita la prenotazione
Organizza: PnRebel e Collettivo Riff Raff
martedì 17 marzo 2015
18 marzo azione transnazionale contro l’inaugurazione della BCE - Pordenone
18 marzo azione transnazionale contro l’inaugurazione della BCE
Oggi abbiamo simbolicamente chiuso la sede della Banca d'Italia, parte
integrante dal 1998 del sistema europeo delle banche centrali, per
collegarci alla varietà di manifestazioni, blocchi e altre forme di
azione diretta transnazionale contro l'inaugurazione della nuova sede
della Banca Centrale Europea (BCE), costata 1.300 milioni di euro e
annunciata per mercoledì 18 marzo alla presenza di diversi capi di Stato
europei e dell’oligarchia della finanza.
La BCE gioca un ruolo importante dell’infame Troika, responsabile dei
duri tagli ai servizi, la crescente disoccupazione, e anche il tracollo
dell’assistenza sanitaria nei paesi dell’Unione Europea. Accanto alla
Commissione Europea e al Consiglio Europeo, la BCE ha promosso
austerità, privatizzazione e precarietà.
Per noi, attivisti dei movimenti sociali, altermondialisti, migranti,
disoccupati, precari e operai, membri dei sindacati e molti altri non
c’è niente da celebrare nell’austerità e nell’impoverimento!
Migliaia di persone arrabbiate e attivisti determinati da tutta Europa
bloccheranno quindi le strade attorno alla BCE e interromperanno la
celebrazione del potere e del capitale, in concomitanza con il 144esimo
anniversario della Comune di Parigi.
Ci prenderemo la loro festa e la trasformeremo nell’articolazione della
resistenza transnazionale contro l’Europa delle politiche della crisi e
le sue conseguenze catastrofiche.
Collettivo Riff Raff
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giovedì 5 febbraio 2015
Realizzare le speranze nate dalle lotte, disfarsi delle illusioni
In pochi giorni l'Unione Europea è stata scossa da due fatti senza precedenti.
Il primo: l'emissione di 1140 mld di euro di Quantitative Easing (QE) da parte della Banca Centrale Europea (BCE).
Il secondo: la vittoria della coalizione di sinistra Syriza nelle elezioni greche.
Nel mirino del “bazooka” di Draghi
La BCE non è un istituto di beneficenza ed è affatto interessata alle sorti delle classi lavoratrici europee.
Infatti, questa imponente emissione di liquidità verso i mercati finanziari, tramite le banche centrali degli Stati, punta a far risalire il tasso d'inflazione verso quella soglia del 2% ritenuta virtuosa per l'eurozona. Riducendo gli oneri per i debiti sovrani, dovrebbero liberarsi risorse a favore della crescita; nella speranza che le banche immettano, in prestiti e mutui a imprese e famiglie, i ricavi dalla vendita dei titoli di stato, dovrebbe beneficiarne la domanda aggregata e quindi le vendite, la produzione, le assunzioni.
Il tutto in un contesto di generalizzata depressione salariale, di contrazione dei diritti dei lavoratori (vedi la Reforma Laboral in Spagna o il Jobs Act in Italia), di indebolimento indotto della capacità di rappresentanza delle organizzazioni dei lavoratori nelle politiche nazionali e nei posti di lavoro.
Ma, siccome la BCE non fa regali, il “bazooka” non sembra tanto puntato sui mercati, quanto nei confronti dei paesi con debiti sovrani più esposti, come tutta l'area mediterranea della UE.
Il QE, infatti, fluisce solo verso quegli Stati con “investment grade”, cioè con una valutazione dei loro bond superiore a “titoli spazzatura”, così come stabilito dalle criminogene agenzie di rating internazionali.
Da questo punto di vista, la Grecia non dovrebbe usufruirne per i prossimi 6 mesi e l'Italia è appena sopra la soglia di “bond spazzatura”.
Inoltre, in caso di bancarotta/default di uno Stato, i costi sarebbero ripartiti solo per il 20% tra gli Stati membri dell'UE, mentre il restante 80% darebbe luogo ad un intervento di salvataggio da parte della BCE col programma OMT (Outright Monetary Transactions). Il che spingerebbe indirettamente su politiche di spesa sociale e del lavoro sempre più antiproletarie.
Germania & sodali strepitano, ma non ignorano gli effetti benefici che avrebbe un euro debole ed una ripresa della domanda europea sulle loro esportazioni.
Non è un caso che da Davos, i premier di Finlandia (falco) ed Irlanda (uscita a costo di lacrime&sangue dal programma di aiuti europei) avevano lanciato messaggi di disponibilità su modifiche alle condizioni del famigerato “memorandum” imposto alla Grecia, alla luce dell'intento di Syriza di alleggerire il fardello del debito greco (175% del PIL).
Bella Ciao Syriza!!
La resistenza del proletariato greco ha per ora portato alla vittoria di Syriza nelle elezioni per il parlamento.
Dopo il calo delle mobilitazioni contro la troika nel corso degli ultimi anni, Syriza rappresenta al tempo stesso sia una speranza per la Grecia (e non solo) sia una pericolosa illusione.
Inevitabilmente, l'ottuso perseguimento di una stabilità finanziaria e di bilancio sulla base delle politiche di austerità ha prodotto un fattore di instabilità all'interno del sistema UE, proprio in quel paese che è stato per anni criminalizzato e punito ed infine intimidito dalle istituzioni europee fino a pochi giorni dal voto.
Sarebbe illusorio pensare che la coalizione Syriza possa compiere miracoli anticapitalistici andando allo scontro frontale con l'UE, ma intanto è riuscita a dare rappresentanza a parte della disperazione e della resistenza greca ed a tenere a bada la temibile destra nazista di Alba Dorata, peraltro già sparita dalle strade grazie soprattutto all'azione di vigilanza e di prevenzione della comunità anarchica greca.
Conosciamo bene i limiti e la sterilità delle politiche elettorali e parlamentari nel rappresentare e garantire gli interessi delle classi lavoratrici, tuttavia assumiamo materialisticamente questo passaggio elettorale greco come una seria contraddizione che si apre nel fianco orientale dell'UE nonché un punto di riferimento per aggregazioni della sinistra anticapitalista in altri paesi, non necessariamente solo a scopi elettorali, come nel caso di Podemos in Spagna.
Costruire reti e fronti sociali anticapitalisti e libertari
In Italia, non si sono mai avute in questi 7 anni di ristrutturazione capitalistica né le condizioni per la nascita di movimenti come quello degli indignados spagnoli o di “occupy”, né le condizioni per il costituirsi di coalizioni elettorali paragonabili per nascita e sviluppi a Syriza e Podemos.
E sarebbe meglio evitare imitazioni, dato negli ultimi anni la scelta elettoralista si è dimostrata disastrosa per chi oggi guarda alla Grecia come qualcosa da emulare.
Le realtà sociali e politiche che oggi in Italia lottano per il diritto alla casa, per i diritti dei profughi e degli immigrati, per contrastare le punitive politiche del lavoro previste dal Jobs Act, per contrastare il razzismo ed il neofascismo nei nostri territori, per fermare il sacco del paese attraverso le grandi opere e gli EXPO a lavoro gratuito, sono le uniche in grado di costruire un progetto alternativo a carattere solidale ed anticapitalista.
Perciò solo un conflitto sociale diffuso e reticolare, sistematico e costante, in grado di esprimere crescente radicalità dal basso, indirizzata verso la riappropriazione e l'autogestione di risorse comuni, patrimoniali e ambientali, culturali ed economiche, può proporsi come elemento esogeno di rottura democratica e libertaria di netto segno anticapitalista, nei territori e nel paese.
A noi comunisti anarchici e libertari il compito storico e sempre attuale di saper federare queste realtà in reti di mutuo appoggio, in fronti di lotta che perseguono un progetto di sinistra comunista e libertaria.
Alternativa Libertaria/FdCA
89° Consiglio dei Delegati
Fano, 1 febbraio 2015
martedì 20 gennaio 2015
Le elezioni in Grecia fanno paura all'Unione Europea?
Le elezioni ed i parlamenti come è noto non sono -per il loro carattere interclassista- strumenti in grado di rappresentare gli interessi della classe lavoratrice e degli sfruttati. E se mai si dovesse paventare che l'esito delle urne possa spostare un po' gli equilibri politici a sfavore degli interessi capitalistici internazionali o di quel singolo Stato, può persino accadere che le elezioni diventino un pericoloso momento di partecipazione e di democrazia da scongiurare.
E' ciò che sembra stia accadendo per la scadenza elettorale in Grecia. Nella vicenda elettorale greca, infatti, con la possibilità che Syriza, formazione eterogenea della sinistra greca guidata da Alexis Tsipras, possa vincere le elezioni per il parlamento di Atene, stanno emergendo e si rendono trasparenti i fattori del dominio capitalistico. Il 25 gennaio, data delle elezioni politiche in Grecia, potrebbe assumere un'importanza emblematica per i popoli europei sottoposti alla dittatura del mercato finanziario.
Non è una scoperta recente che il grande capitale sia l’artefice della formazione dei gruppi dirigenti in tutti i paesi di Europa, tuttavia stavolta la piccola forza della sinistra greca sembra aver colpito nel segno con il suo apparentemente pur minimo programma elettorale. Chiedere di rinegoziare il debito all'interno delle rigidità finanziarie della UE assume una radicale prospettiva storica, quella di fermare il saccheggio delle società del debito da parte del grande capitale. Sono proposte che aprono contraddizioni nei fattori di dominio del capitale stesso.
Ricontrattare il debito pubblico significa, infatti, rendere palese la grande manovra internazionale della ristrutturazione dei debiti privati, gestiti dal sistema finanziario e industriale e riversati abilmente dalla cricca al potere sui deficit pubblici, impossibili da ridimensionare e per questo strozzati dai calcoli contabili della finanza mondiale.
Che il potere reale risieda nei portafogli dei grandi gruppi finanziari non è cosa nuova, è inedito invece l'attacco esplicito e preventivo come quello scatenato contro Syriza dai dittatori del libero mercato. Per l'UE, la pur limitata democrazia parlamentare può diventare addirittura nemica del processo di ristrutturazione in atto ed accusando gli “estremisti” di questa sinistra greca di ribellione alle scelte dei banchieri e della alta finanza, infligge ad un intero popolo il ricatto del rifinanziamento del debito. Così come accadde quando nel 2011 il governo greco dovette annullare il referendum sul piano di salvataggio della Troika.
JP Morgan alcuni anni fa aveva avvisato l’Europa: le Costituzioni europee nate dalla Resistenza e dal contratto sociale che si era imposto in tanti paesi dell’Europa non erano più tollerabili, ostacolavano nei fatti l’espansione del capitale. Bisognava dunque cercare di impedire agli sfruttati ed ai ceti meno abbienti -quelli che la cosiddetta crisi la devono pagare- di poter rivendicare le loro scelte politiche. Lo si è fatto e lo si sta facendo con due mosse: con la repressione quotidiana in tutta Europa della capacità autonoma di opposizione e delle lotte per la giustizia sociale da un lato e con la disincentivazione alla partecipazione alle scelte politiche dall'altro.
Chi invece va blaterando di uscita dall’euro come se questo fosse un toccasana, si dimostra essere un inquinatore di coscienze, scambia gli effetti con le cause del disastro sociale, non coglie i meccanismi del dominio, fa esattamente il gioco dei poteri forti della UE, le destre europee che, da quella francese in poi stanno infatti utilizzando la battaglia contro il “diabolico Euro” per riaffermare un dominio di classe interno ai propri confini, pensando che tutti si siano dimenticati di come erano le condizioni dei lavoratori e dei ceti popolari rinchiusi nei secolari confini di asfissianti patrie.
La vicenda greca mette in evidenza anche il mutamento di rapporto tra democrazia, rappresentanza e costruzione di coalizioni politiche che si è alimentato di una certa partecipazione diretta dei protagonisti. I durissimi anni di lotte e di opposizione sociale alle politiche della BCE e del fondo salva-stati hanno determinato posizioni chiare sulle lotte e sulle risultanti politiche, che ora si esprimono in parte anche con la anomalia Syriza.
Noi come comunisti anarchici e libertari che non abbiamo passione alcuna per le elezioni, non possiamo tuttavia ignorare quanto sta accadendo e distinguere tra le elezioni in quanto strumento di consenso e la libertà di associarsi politicamente. L'attacco a Syriza è oggi un attacco alle condizioni di vita di milioni di persone che non necessariamente sono rinchiuse nei confini dello Stato di Atene. L’attacco al diritto di associazione e di coalizione, alla partecipazione attraverso la democrazia, anche quella elettorale, sferrato dalla dittatura del mercato finanziario non ci può lasciare indifferenti.
Un tempo si diceva che se con le democrazie parlamentari si fosse cambiato il mondo queste sarebbero state abolite, ebbene oggi il dominio della finanza internazionale non abolirà il simulacro della democrazia parlamentare, ma non permetterà che attraverso di essa si possano organizzare forze della sinistra solidale e di classe.
Il ricatto del rifinanziamento del debito oggi si è sostituito allegramente al colpo di Stato militare e fascista di alcuni decenni fa.
Alternativa Libertaria/Fdca
gennaio 2015
venerdì 31 maggio 2013
BLOCKUPY FRANKFURT: PRIMA GIORNATA DI BLOCCHI CONTRO LA BCE.
L’austerity
continua a colpire, in Italia ma non solo. La disoccupazione
nell’Eurozona ha toccato ad aprile il livello più alto mai raggiunto dal
1995: il 12,2% contro l’11,2 dell’aprile 2012. Stessa cosa per quella
giovanile, arrivata a quota 24,4%. L’Italia, con il suo 40,5% di giovani
disoccupati, è al quarto posto dopo Grecia, Spagna e Portogallo. In
termini assoluti, l”esercitò dei disoccupati dell’Eurozona è arrivato a
contare lo scorso mese 19,3 milioni di persone (26,5 nell’insieme
dell’Ue), 95mila in più rispetto a marzo e 1,6 milioni in più rispetto a
dodici mesi or sono. I Paesi con i tassi più bassi sono Austria (4,9%),
Germania (5,4) e Lussemburgo (5,6). Quelli in cima alla classifica dei
disoccupati sono Grecia (27%), Spagna (26,8) e Portogallo (17,8). Nel
complesso dell’Ue e rispetto a un anno fa, sono 18 i Paesi che hanno
registrato una crescita dei senza lavoro, mentre in 9 c’é stata una
flessione.
Proprio contro le politiche che
alimentano, più che contribuire a risolvere, l’eurocrisi, è iniziato
oggi all’alba il primo dei due giorni di blocchi organizzati dai 3mila
manifestanti provenienti da tutto il continente e arrivati a Francoforte, cuore finanziario di Germania e d’Europa, che intendono protestare contro le politiche di austerity della Bce e della Troika nell’ambito della coalizione “Blockupy Frankurt”
Fin dall’alba, muovendo dal campeggio di Blockupy, le varie coalizioni internazionali hanno raggiunto il cuore di Francoforte. Partiti da diversi concentramenti, sono iniziati i blocchi. Impossibile per chi lavora alla BCE raggiungere gli uffici perchè nonostante l’intervento della polizia con idranti e spray al peperoncino, i manifestanti si sono spostati continuamente dando vita a sei differenti blocchi. Le proteste andranno avanti anche oggi e domani, con il corteo generale.
Anche l’anno scorso le mobilitazioni contro la Bce avevano portato in piazza numerosi manifestanti. La sensazione generale, però, è che quest’anno la mobilitazione e l’attenzione attorno alle proteste siano cresciute. Ad essere cambiato, in primis, è il contesto sociale e politico: se un anno fa le politiche di austerity, imposte a tutta Europa, erano un dogma indiscusso e indiscutibile, oggi le voci critiche non sono più isolate, anche nel cuore della Germania che si prepara ad andare al voto nel prossimo autunno per le politiche.
Più articolata anche la composizione di compagne e compagni. Decine di gruppi e organizzazioni, a partire dai movimenti autonomi che si ritrovano nel “blocco anticapitalista” fino a partiti più tradizionali come Die Linke, passando per il sindacato indipendente Ver.Di. e associazioni come Attac.
Se la massa critica di Blockupy è formata da realtà tedesche, a Francoforte sono presenti realtà da Spagna, Belgio, Olanda, Danimarca e Francia, oltre a circa duecento attivisti di ventotto Centri sociali italiani che si sono coalizzati per partecipare a Blockupy.
Fin dall’alba, muovendo dal campeggio di Blockupy, le varie coalizioni internazionali hanno raggiunto il cuore di Francoforte. Partiti da diversi concentramenti, sono iniziati i blocchi. Impossibile per chi lavora alla BCE raggiungere gli uffici perchè nonostante l’intervento della polizia con idranti e spray al peperoncino, i manifestanti si sono spostati continuamente dando vita a sei differenti blocchi. Le proteste andranno avanti anche oggi e domani, con il corteo generale.
Anche l’anno scorso le mobilitazioni contro la Bce avevano portato in piazza numerosi manifestanti. La sensazione generale, però, è che quest’anno la mobilitazione e l’attenzione attorno alle proteste siano cresciute. Ad essere cambiato, in primis, è il contesto sociale e politico: se un anno fa le politiche di austerity, imposte a tutta Europa, erano un dogma indiscusso e indiscutibile, oggi le voci critiche non sono più isolate, anche nel cuore della Germania che si prepara ad andare al voto nel prossimo autunno per le politiche.
Più articolata anche la composizione di compagne e compagni. Decine di gruppi e organizzazioni, a partire dai movimenti autonomi che si ritrovano nel “blocco anticapitalista” fino a partiti più tradizionali come Die Linke, passando per il sindacato indipendente Ver.Di. e associazioni come Attac.
Se la massa critica di Blockupy è formata da realtà tedesche, a Francoforte sono presenti realtà da Spagna, Belgio, Olanda, Danimarca e Francia, oltre a circa duecento attivisti di ventotto Centri sociali italiani che si sono coalizzati per partecipare a Blockupy.
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