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per giulio

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lunedì 13 aprile 2020

Solidarietà internazionale contro guerra e razzismo










Cinque anni dopo la cosiddetta “crisi dei rifugiati” e quasi quattro anni dopo l’accordo tra Unione Europea e Turchia, siamo ancora testimoni della violenza prodotta dalle politiche migratorie centrate sulla sicurezza. Dallo scorso giovedì (27.02.2020), migliaia di persone si sono mosse verso il confine tra Turchia e Grecia seguendo l’annuncio secondo il quale dalla Turchia non si sarebbe più messo un freno alla volontà di migranti di raggiungere l’Europa. L’annuncio da parte del governo turco è arrivato dopo la morte di 33 soldati nell’area di Idlib, dove l’acutizzarsi del conflitto ha fatto salire il numero delle vittime giorno dopo giorno, anche a causa della mirata distruzione di infrastrutture di base e strutture sanitarie. Il governo turco chiude i suoi confini con la Siria e non si fa scrupoli a spingere migliaia di migranti verso le porte d’Europa, all’interno di un limbo.
Migranti e richiedenti asilo dalla Siria, Afganistan, Pakistan e da diversi paesi africani hanno raggiunto l’area di confine di Edirne, Cannakkal e Izmir; alcuni sono stati condotti là da mezzi messi a disposizioni dalle municipalità, altri sono arrivati con taxi privati o camminando. Nell’area di Edirne, sono stati autorizzati dalle autorità turche a procedere verso la zona di confine, ma le forze di polizia greche hanno impedito loro di passare usando gas lacrimogeni e granate stordenti. Contemporaneamente, le autorità turche hanno impedito l’accesso ai giornalisti e ai reporter. Le persone bloccate nella zona grigia tra i due stati, sotto una forte pioggia e con scarse scorte di cibo, hanno gridato per l’apertura della frontiera. Ad alcuni di loro, raggiunto il confine terrestre, è stato detto dalle autorità di prendere la via del mare, nonostante le pericolose condizioni meteo.
In Grecia lo scenario va peggiorando. Il governo ha recentemente emanato una più stretta e inumana legge sui richiedenti asilo che prevede la detenzione all’arrivo sul territorio greco. Nei giorni scorsi, le comunità locali sulle isole di Chios e Lesbo si sono scontrate con la polizia, per opporsi all’istallazione di nuove strutture detentive. Pressati dalla cosiddetta “crisi dei rifugiati”, dopo l’accordo tra Europa e Turchia, hanno protestato contro il deterioramento delle loro condizioni di vita e di quelle dei richiedenti asilo. Ciò nonostante, la xenofobia e il razzismo non hanno smesso di infestare il discorso pubblico. In risposta agli ultimi eventi, i rappresentanti del governo greco hanno diffuso odio e paura, alimentando il mito di un’invasione di “illegali”, al comando del paese vicino.
Xenofobia, razzismo e la loro normalizzazione devono essere fronteggiate ovunque emergano, in Turchia, in Grecia o altrove. La strumentalizzazione delle vite dei migranti e dei richiedenti asilo e dei rifugiati ridotti a minaccia o a oggetti di scambio deve finire, sia nelle campagne elettorali interne ai singoli paesi che nelle relazioni fra il governo turco e l’Unione Europea. Le politiche securitarie che spingono migliaia di persone già sfollate all’interno di un limbo e i regimi di frontiera che provocano un infinito ciclo di violenze contro di loro devono finire.
Quello che chiediamo sono pace, diritti fondamentali e libertà di movimento per tutti.
I confine stanno uccidendo, aprite i confine!
Stop alla Guerra contro migranti e rifugiati!
Solidarietà transnazionale contro razzismo e guerra!
Per un mondo libero, senza confini, sfruttamento ed esilio.
Alternativa Libertaria/fdca aderisce all’appello internazionale di Crossborder

giovedì 7 settembre 2017

L’accordo in preparazione tra l’UE e la Libia è un crimine contro l’umanità!

Comunicato di DEFEND MEDITERRANEA*, rete mediterranea solidale ed antifascista contro la spedizione identitaria Defend Europe e contro il progetto di fortezza Europa
Un anno e mezzo dopo l’accordo disastroso tra l’Unione Europea e la Turchia, che ha portato alla moltiplicazione di campi terribili e insopportabili in Grecia e in Turchia, i leader del continente più ricco della Terra stanno per dare il peggio di sè.
Questa volta, sulle coste africane, è in corso il progetto Fortezza Europa, in collaborazione con il regime fantoccio libico e su iniziativa del presidente francese, in cambio di enormi risorse militari e di una grande somma di denaro che può essere tre volte superiore ai sei miliardi di dollari offerti al Dittatore Erdogan nel 2016.
Nell’ambito della preparazione del presente accordo, le navi militari italiane hanno aumentato il numero delle loro pattuglie verso il sud e la Libia, modificando in modo unilaterale i limiti delle acque territoriali da 12 a 70 miglia nautiche. Al tempo stesso, le autorità italiane hanno sequestrato un’imbarcazione di soccorso di una ONG e arrestato il suo equipaggio, mentre alcune miglia più a sud, al largo delle coste di Zuwarah, le guardie costiere libiche hanno sparato proiettili veri per respingere un’altra imbarcazione di soccorso.
Nel frattempo, una spedizione di miliziani fascisti navigava liberamente sul Mar Mediterraneo senza incontrare altri ostacoli che noi, attivisti antifascisti, che per diverse settimane, gli abbiamo causato problemi ed ogni possibile ostacolo: paure, cancellazioni, perdite, cambiamenti di rotta, guasti del motore, rendendoli un po’ ridicoli.
Diverse persone responsabili di questa nave anti-migranti sono state improvvisamente liberate dalla loro custodia nel nord di Cipro, territorio sotto il controllo di Erdogan, nonostante il fatto che le accuse contro di loro fossero molto gravi e l’inchiesta fosse stata prolungata. I richiedenti asilo Tamil che hanno denunciato la truffa sono stati deportati in Sri Lanka. Dopo, malgrado le dichiarazioni xenofobe, le minacce esplicite e il mancato rispetto dei regolamenti marittimi, questi fascisti non sono mai disturbati dalle autorità che hanno deciso evidentemente di far loro proseguire i loro progetti.
Molti ministri dell’Unione Europea hanno anche espresso la loro benevolenza nei confronti di questi miliziani fascisti di Defend Europe e persino il ministro degli Interni austriaco si è congratulato con loro.
 In risposta a questa violenza in corso, le navi delle ONG sono state costrette una dopo l’altra a lasciare la principale zona di ricerca e salvataggio, lasciando le imbarcazioni dei migranti nelle mani dei fascisti europei e della guardia costiera libica purtroppo ben nota per il suo racket, l’uso della tortura e la pratica dei sequestri. Mentre testimoniamo la morte di migliaia di migranti negli ultimi mesi (più di 2200 quest’anno e 4500 lo scorso anno), mentre tutte le navi di salvataggio erano ancora lì, è difficile immaginare la portata del disastro umanitario futuro per decine di migliaia di famiglie che continuano a fuggire dalla guerra, dalla  povertà e dalla repressione.
Infatti, finché la giustizia e l’uguaglianza non saranno stabiliti in questi paesi, nulla impedirà l’immigrazione umana. Fintanto che i neocolonialisti europei perseguiranno il loro progetto di far diventare l’Africa un vasto campo di rovine, nulla impedirà a queste famiglie di voler sfuggire alla guerra, alla morte e alla violenza. Niente respingerà gli oppositori politici e le minoranze etniche o religiose che fuggono dalle persecuzioni mentre il silenzio complice dei leader occidentali li circonda. Nulla è più spaventoso per intere popolazioni, e tra loro per donne e bambini, che essere picchiati, violentati, reclutati con forza in eserciti o costretti a lavorare nei campi (molti casi lo hanno riferito). Soprattutto, nessuno può negare che la storia umana sia stata modellata da viaggi, odissee e migrazioni.
Per quanto tempo ancora l’Europ continuerà a costruire muri e scudi di ferro?
In ogni modo, il prossimo accordo tra l’Unione Europea e la Libia è un crimine contro l’umanità, sia per gli individui che fuggono da una vita insopportabile che per gli individui che fuggono ad ogni costo, ma che muoiono su un percorso  pericoloso e difficile.
Nelle ultime settimane, abbiamo fatto del nostro meglio per impedire a questa nave fascista (o almeno rallentarli) di fermare le missioni di soccorso delle ONG e salvare i nostri fratelli e sorelle in mare aperto. Ma, nonostante le nostre azioni, affrontando forze colossali, testimoniando le  grottesche agitazioni di questi balordi, non pensiamo che otterremo molto.
Ecco perché, con questo comunicato, abbiamo deciso di avvertire il maggior numero possibile di persone perché è nostro dovere e nostra responsabilità, ovunque siamo, in Europa o in Africa, di opporsi contro questo nuovo muro tra di noi. Un muro fatto di lacrime e sangue. Ogni muro, è un muro di troppo.
Contro questo muro e coloro che governano per impaurirci e dividerci, agiamo insieme, attraverso il Mar Mediterraneo, da Parigi a Tunisi, da Tripoli a Roma e oltre.
La lotta continua!
*DEFEND MEDITERRANEA è una rete antifascista, antirazzista e solidale di attivisti del Mediterraneo che si sono impegnati nel bloccare la nave C-star a Suez, poi a Cipro e nell’impedirgli di fare scalo a Creta, in Sicilia ed in Tunisia.
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria – Ufficio Relazioni Internazionali)

martedì 1 marzo 2016

Venerdì 4/03 a Valle di Cadore "Human 3 - Accoglienza, diritti, futuro"



Prosegue, facendo tappa in Cadore, la serie di incontri dal titolo Human organizzata da Samarcanda in collaborazione con Radio Cooperativa di Padova.
Venerdì 4 marzo presso "La Tappa" Centro Polivalente a Valle di Cadore (Via Olivo 24), ore 20.30

incontro con Gianfranco Schiavone, vice-presidente ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), e Monica Argenta, operatrice della Cooperativa Cadore per parlare di tutela dei diritti dei migranti, diritto d'asilo, protezione internazionale e per conoscere i numeri del fenomeno migratorio e le pratiche di accoglienza, assistenza e integrazione dei richiedenti asilo.
La serata, che vede il patrocinio di Libera Cadore e del Consorzio Altromercato con la campagna "Insieme creiamo un altro vivere", vuole essere un momento di approfondimento e riflessione su un tema dove disinformazione e luoghi comuni limitano la capacità di messa in atto di politiche efficaci e concrete di intervento e alimentano paure, stereotipi e strumentalizzazioni politiche. I relatori:
Gianfranco Schiavone è uno dei maggiori esperti nazionali sui temi del diritto d'asilo, è anche fondatore e presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà e coordinatore nazionale della rete Europasilo.
Monica Argenta, bellunese, lavora da due anni per la Cooperativa Cadore e si occupa dell'organizzazione dei servizi di accoglienza e integrazione dei migranti richiedenti protezione internazionale.

Vi preghiamo di diffondere il più possibile l'iniziativa tra i vostri contatti.

1 marzo 2016: giornata transnazionale contro i confini e la precarizzazione in Europa

Perché una giornata transnazionale contro i confini e la precarizzazione in Europa?
Perché le politiche nazionali sul lavoro e il welfare sono inserite in una cornice europea, la precarietà è organizzata lungo catene transnazionali di produzione e sfruttamento e il lavoro migrante e la mobilità dei migranti stanno sfidando l’ordine europeo e il regime dell’austerity come mai prima d’ora. Mentre l’UE e i suoi Stati membri combattono per controllare e governare la mobilità in vista del profitto, noi dobbiamo sperimentare nuove forme di organizzazione e iniziativa transnazionale. Non vogliamo salvare quest’Europa, ma rifiutiamo l’idea che la sovranità nazionale sia la soluzione per conquistare la libertà contro lo sfruttamento. Non vogliamo salvare Schengen assicurando i confini esterni, vogliamo libertà di movimento per tutti. Per queste ragioni stiamo dalla parte dei migranti e rivendichiamo un permesso di soggiorno europeo senza condizioni.
Perché il primo marzo?
Perché il primo marzo 2010, dopo un appello partito dalla Francia per organizzare una giornata dei migranti con lo slogan «24 ore senza di noi», in Italia è stato organizzato da un’ampia coalizione di forze uno sciopero politico nazionale contro la legge sull’immigrazione. Da quel giorno, abbiamo assunto la forza del lavoro migrante e la sua capacità di essere il punto di connessione tra diversi luoghi e condizioni. Il primo marzo vogliamo riprendere l’idea di uno sciopero del lavoro migrante ed estenderlo a tutte le figure che oggi stanno subendo il regime dei confini e le misure di austerity, perché solo creando un vasto fronte sociale possiamo avere la forza di lottare per i nostri diritti.
Perché adesso?
Il ricatto contro la Grecia e la cosiddetta «crisi dei rifugiati» hanno scosso l’Europa: è questo il tempo di portare la voce dei migranti e il rifiuto di ogni tentativo di organizzare l’Europa attraverso un più rigido governo della mobilità, il regime dell’austerity e la precarizzazione di tutto il lavoro. Per farlo, è il momento di prendere posizione e superare i confini imposti dalle tradizionali forme di conflitto sul lavoro e di iniziativa politica, tra movimenti sociali e sindacati.
È solo un’altra giornata Europea di lotta come ne abbiamo viste in passato?
Non sarà una giornata di lotta come altre: sarà il primo esperimento di un più lungo processo verso uno sciopero sociale transnazionale in Europa unito da rivendicazioni comuni. Queste rivendicazioni riguardano un salario minimo europeo, un reddito di base e un sistema di welfare europei basati sulla residenza, un permesso di soggiorno europeo senza condizioni, indipendente dal contratto di lavoro e dai livelli di reddito.
Dove è organizzato il primo marzo?
Oggi più di 20 città in nove diversi paesi (Austria, Francia, Germania, Italia, Svezia, Inghilterra, Polonia, Scozia, Slovenia), hanno annunciato azioni e manifestazioni. La lista completa è riportata nel nostro sito. Useremo gli hashtag #1M e #TSS per connettere le diverse iniziative.
Che cos’è uno sciopero sociale transnazionale?
Lo sciopero è transnazionale e sociale quando è capace di attraversare i confini esistenti tra attivismo e sindacalismo, paesi e categorie, muovendosi tra la società e i posti di lavoro al di fuori delle forme tradizionali di organizzazione e aggredendo le condizioni politiche dello sfruttamento e le questioni sociali. Ciò che vogliamo è riprenderci lo sciopero come strumento di insubordinazione.
Che cos’è la Transnational Social Strike Platform?
La Transnational Social Strike Platform non è un collettivo né un coordinamento tra diversi gruppi, ma una piattaforma politica con lo scopo di coinvolgere sempre più organizzazioni e persone in Europa e non solo, verso l’obiettivo di uno sciopero sociale transnazionale. Non abbiamo né un’identità né un passato da difendere, ma solo un processo aperto per travolgere il presente.
Come si possono avere più informazioni o unirsi al processo?
La TSS platform ha un sito web e una pagina Facebook.

mercoledì 16 dicembre 2015

MIGRANTI E PROFUGHI - Comunicato 92° Consiglio dei Delegati di Alternativa Libertaria , Fano 13 dicembre 2015



E' vero, gli esseri umani si sono sempre spostati nella storia. Da soli o popoli interi, per fame di conoscenza, di cibo e di libertà. E se anche oggi si muovono  milioni di persone in marcia o condotte in luoghi di segregazione, questo rappresenta non la fine della storia ma solo la fine del sogno liberista, che pretende che i confini degli Stati consentano  la libera circolazione delle merci e del capitale ma tengano imprigionati gli uomini.

Oggi nel mondo  più di 50 milioni di persone sono in viaggio, (e molto spesso rinchiuse) alla ricerca di un luogo di sopravvivenza. Lo sfruttamento, lespropriazione delle ricchezze naturali, le guerre, sia quelle  combattute con le armi che quelle economiche, la devastazione ambientale, prodotti del sistema capitalistico hanno perennemente modificato intere regioni e paesi, rendendoli invivibili. Lo sviluppo diseguale del capitalismo,  e in particolare  le politiche quarantennali del liberismo,  hanno  accelerato e moltiplicato le dinamiche di un fenomeno fisiologico, essendo funzionale da sempre spostare la mano dopera necessaria alla propria accumulazione.

Gli immigrati ed i profughi che stanno cercando da mesi di attraversare i confini dellEuropa sono solamente una piccolissima parte di coloro che in tutto il mondo si sono messi in cammino.

Non sono le condizioni di partenza, se  in fuga dalla guerra piuttosto che dalla miseria o dalle dittature, ma la chiusura delle frontiere e il commercio infame che ne deriva, a trasformare i migranti, in quanto soggetti che vendono la loro forza lavoro, in profughi, persone che per sopravvivere sono costrette a rischiare tutto, compresa la loro vita,  per accedere ad un livello seppur minimo di sopravvivenza.

E il dramma che si consuma  sulla pelle dei profughi e dei migranti ha conseguenze dirette sulla vita di tutti.

La gradazione dei diritti fondamentali, resa fatto compiuto in questi anni di legislazione sulla cosidetta emergenza migratoria, anche quando emergenza non era, trova il suo compimento in questi mesi. All'interno di un'Europa che si propone ancora culla dei diritti universali convivono con noi persone cui sono negati i diritti elementari non solo dalle spietate leggi del mercato, superiori di rango a qualunque carta costituzionale, ma  da leggi speciali e ordinarie, persino da circolari ministeriali.

In Italia è  ormai evidente come decenni di legislazione scalcagnata, criminale e apparentemente dilettantesca, a partire dalla Bossi Fini,  sull'immigrazione, abbiano dato un contributo fondamentale a creare le condizioni dello smantellamento dei diritti e della precarizzazione esacerbata oggi imperante per tutti e tutte nel mondo del lavoro, mentre  il ricatto lavorativo legato al rinnovo dei permessi di soggiorno mostra in questo periodo di crisi tutta la sua violenza istituzionale, e viene utilizzato come arma di ricatto contro ogni forma di organizzazione e di lotta che parta o coinvolga lavoratori migranti.

E  il diritto sacrosanto dei profughi a muoversi, in ogni timido riconoscimento viene utilizzato, paradossalmente e in perenne e aperta violazione di ogni convenzione firmata dagli stati europei, per combattere ogni  migrazione economica, quasi sempre accompagnata invece da una ricerca di protezione, pace e giustizia.  E se dopo l'implosione della Libia il ruolo del gendarme ai confini dell'Europa viene affidato al macellaio Erdogan, ripagandolo in impunità e sostegno per le sue politiche antisociali e i suoi sporchi affari con l'Isis, l'equazione profughi immigrati terrorismo viene utilizzata, e non solo dalle destre, per limitare ancora una volta di più diritti di espressione ma anche di organizzazione e di dissenso. Le prime vittime della legislazione d'emergenza dopo gli attentati di Parigi sono stati non a caso i movimenti che contestavano la ritualità del vertice sul clima.

Ma, dato il soffiare sul fuoco delle destre ancor più  in questo  periodo di forte destrutturazione del mondo del lavoro, l'evitare il riprodursi di situazioni di conflitto etnico/religioso o di veri e propri pogrom sarà responsabilità  che le associazioni dei lavoratori si devono assumere, insieme a tutti i soggetti collettivi che non possono stare a guardare. Risiede nella nostra  forza e volontà la capacità di disinnescare le mine che si stanno disseminando, per contrattare la forza lavoro ed i diritti sociali almeno in ambito europeo senza farsi trascinare dalle miserie e dalle inconcludenti diatribe degli aspetti nazionali. La gestione di questo periodo di emergenza sociale si scontra infatti sempre di più con la criminalizzazione e la chiusura di ogni spazio di accoglienza e solidarietà  autogestita e dal basso, da quelli ai confini a quelli nelle nostre metropoli e nei punti di snodo dei percorsi migratori, dove le uniche risposte possibili sembrano  la militarizzazione e/o la gestione istituzionale, spesso in mano a mafie di ogni tipo.

Ma combattere la xenofobia, il razzismo il fascismo, il nazionalismo, proporre una società aperta ed inclusiva, trovare negli aspetti etici e nelle risposte storiche dellazione politica le soluzioni per gestire limmigrazione è base indispensabile, per  gestire l'oggi e per costruire il  futuro

E a questo serve l'impegno di tutti,  di chi semplicemente ed empaticamente  condivide le sofferenze e le aspirazioni di ogni uomo e di ogni donna  e riafferma un diritto che è quello alla vita contro i muri e i fili spinati, e  di chi a questa necessaria risposta di coscienza aggiunge lo sforzo per comprenderne le cause e gli effetti, senza sovrapporne i piani ma fondendoli  nella parte importante dellazione politica.

Un movimento sindacale europeo consapevole, inclusivo  e solidale e la mobilitazione degli antirazzisti sono tra gli elementi che devono costruire  una accettabile risposta allarrivo di milioni di persone in Europa, nel pretendere:

- Il rifiuto della gabbia europea, per quanto ci riguarda nostro spazio minimo  di azione politica, - l'abbattimento di tutti i muri e il rispetto del diritto di circolazione
l- a fine degli accordi di Dublino e di tutte le legislazioni securitarie di emergenza
- la costruzione di corridoi umanitari dalle aree di crisi per favorire l
arrivo di profughi, anche di quelli che per motivi di salute e/o economici non possono allontanarsi dai luoghi colpiti dalla catastrofe delle politiche guerresche e di distruzione del capitalismo liberista, - la chiusura dei centri di identificazione e l'immediata sospensione dei rientri forzati dei migranti economici
- una gestione aperta al territorio e ai comuni
 
dei centri di accoglienza, pubblici o appaltati a cooperative in cui sia garantita la trasparenza degli appalti e delle condizioni di lavoro degli operatori - il rispetto del diritto all'istruzione e all
inserimento scolastico, alla salute e alla cura di ogni persona comunque presente in Europa - il rispetto del diritto al lavoro, nel consentire a quanti potranno di lavorare, sia in settori privati che nel terzo settore,  sia in lavori di pubblica utilità, in cooperative sotto il controllo dei lavoratori - la tutela e la depenalizzazione  di ogni forma di autorganizzazione e di  solidarietà dal basso, unico vero antidoto alla deriva fascista in Europa, ben sapendo che milioni di anonimi e impauriti elettori saranno  spinti  a  legittimare una classe politica di approfittatori, razzista e fascista in tutti i paesi.

Nessuno potrà domani chiederci voi dove eravate, il nostro compito, il nostro dovere, è sempre quello di stare dalla parte di chi i torti li subisce,dalla parte degli sfruttati, degli ultimi della terra che così tanto stanno spaventando le certezze borghesi di un' Europa finita sugli scogli della paura alimentata da stregoni sanguinari, spaventati dallarrivo di milioni di persone che si volevano sottosviluppati e diversi, psichiatrizzati avrebbe detto Franz Fanon. Non sarà facile sorreggere il peso dello scontro, una nuova fase della lotta antimilitarista ed antifascista ci vedrà coinvolti come sempre, per linternazionalismo proletario contro il capitalismo e le sue sempre nuove, sempre vecchie, forme di sfruttamento e di violenza.

Alternativa Libertaria/fdca

92° Consiglio dei Delegati

Fano, 13 dicembre 2015

martedì 21 aprile 2015

VITTORIO VENETO SOLIDALE

Una nuova tragedia si è consumata nel Mediterraneo. Una tragedia che ci pone di fronte alla realtà. Migliaia di persone in fuga dalla fame, dalla povertà, dai conflitti che il nostro occidente ha contribuito ad alimentare. Migliaia di vite che potrebbero essere salvate e che vengono quotidianamente ignorate. Oggi dobbiamo guardarci dentro e trovare la forza di dire basta, di dimostrare nei fatti che non abbiamo perduto il nostro bene più prezioso, la nostra umanità. Per questo invitiamo tutti i cittadini a scendere nelle strade di Vittorio Veneto e ritrovarsi insieme in piazza, una piazza che al di là delle differenze etniche, culturali e religiose, ricordi queste vittime, e faccia riemergere da questo mare di indifferenza un nuovo sentimento di fratellanza e solidarietà. Mercoledì 22 aprile h 20.30 Piazza Flaminio dove faremo in modo di ricordare insieme, di fare memoria collettiva di pensare a cosa questo significhi. Esserci, per esprimere in pochi passi una solidarietà reale. Esserci, per non essere stranieri a noi stessi. Esserci, per rimanere umani. Mercoledì alle 20.30, Piazza Flaminio, Vittorio Veneto. Insieme

venerdì 23 gennaio 2015

Appello alla solidarietà - Pordenone

Appello Nell’assemblea svoltasi presso l’Associazione Immigrati di Pordenone il 17 gennaio scorso, i richiedenti asilo presenti nella nostra zona hanno discusso in merito alla loro situazione e all’urgenza di una soluzione ai loro problemi. Nella nostra provincia attualmente i richiedenti asilo sono 160, e in grande maggioranza stanno ricevendo esito negativo alla loro richiesta di permesso di soggiorno. Questo significa che sono in procinto di entrare in condizione di clandestinità, non hanno alcun documento, non possono muoversi né in Italia né in Europa, non hanno soldi, possono solamente tornare al loro paese dopo essere stati salvati nel Mediterraneo. I richiedenti asilo hanno raccontato e spiegato la loro situazione, e dopo ampio dibattito hanno avanzato alcune richieste compatibili con la situazione e comunque di possibile esito positivo. Le richieste sono le seguenti e formulate in ordine di importanza: 1. rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari della durata di almeno un anno dal momento della sua erogazione a tutti i richiedenti asilo che hanno avuto risposta negativa dalla Commissione di Gorizia. Avrebbe costi molto limitati e le persone potrebbero così muoversi e cercare soluzioni di vita e lavoro qui o altrove. Sono persone fuggite da conflitti, se non da guerre e comunque da contesti di violenza e povertà; 2. richiesta all’ente che percepisce i fondi per l’accoglienza nel nostro territorio, di presentare ricorso avverso l’eventuale rifiuto, da parte della Commissione competente di Gorizia, del permesso di soggiorno ai richiedenti asilo che ne avevano fatto richiesta. Attraverso l’istituto del gratuito patrocinio, i costi non sarebbero eccessivi; 3. nel caso si negasse nuovamente un permesso di soggiorno di rifugiato o di protezione sussidiaria, si richiede in subordine che venga rilasciato almeno un permesso di soggiorno per motivi umanitari della validità minima di un anno; 4. in qualsiasi caso, si richiede di non costringere le persone attualmente ospitate in zona ad andarsene prima della fine dell’inverno, non avendo a disposizione alcun luogo dove andare. Anche la circolare del Ministero dell’Interno del 17/12/2014, prevede infatti la prosecuzione dell’emergenza (anche extra SPRAR) per tutto il 2015, equiparando di fatto i servizi di accoglienza ordinari e quelli straordinari; 5. sollecitiamo inoltre l’approvazione di una Legge Regionale sull’Immigrazione, possibilmente simile alla precedente e ottima legge 5; in tal modo, anche la Regione FVG, ormai fra le ultime in Italia, avrebbe una legislazione che preveda la possibilità di organizzare e curare la regia di tutto il sistema di accoglienza e integrazione, di concerto con il territorio. Si deve prender atto che siamo non in una fase di ennesima emergenza, ma di cambiamento epocale, in cui l’accoglienza dovrà diventare una prospettiva stabile. Invitiamo a dare solidarietà e supporto alle richieste attraverso l’adesione al presente appello e a sostenere le iniziative che verranno decise per una soluzione il più possibile rapida. La condizione attuale dei richiedenti asilo è già di per sé pesante e in tempi brevi rischia di diventare drammatica. Invitiamo perciò tutte le realtà e i singoli a trovarsi il 29 gennaio alle ore 15 davanti al palazzo della Provincia in Corso Garibaldi a Pordenone, in occasione dell’incontro di una delegazione dei migranti con il Presidente della Provincia.

martedì 26 novembre 2013

Da Genova a Bologna - 22/23 novembre 2013

22/23 novembre 2013 I tranvieri di Genova hanno segnato un passaggio importante e guadagnato una posizione fondamentale: hanno bloccato la privatizzazione e non hanno accettato peggioramenti alla loro prestazione lavorativa e questo serve come riferimento al resto del paese. Se non sono i lavoratori dei servizi che si oppongono al disegno del capitale in merito allo stato sociale, non si va da nessuna parte. Resta il punto su come reperiranno le istituzioni i miliardi che occorrono, le linee che verranno appaltate, come evitare una privatizzazione mascherata. Non è finita, da qui fino alla fine del 2014 la partita è aperta, ma tutto questo non spetta ai soli tranvieri, non li si può lasciare soli. E almeno due sono i punti fondamentali: il primo è la ridefinizione della rappresentanza sindacale o la sua ricostruzione non su basi di sigle, ma su basi più aderenti alle necessità; il secondo è una rappresentanza sociale in città che esprima contenuti politici di mantenimento dello stato sociale contro le privatizzazioni, rappresentanza sociale dove i lavoratori siano presenti e determinanti. A Bologna per la dignità per i diritti. Sono state queste le semplici parole d'ordine stampate sul manifesto di convocazione della manifestazione dei facchini della logistica. La manifestazione riuscita di Bologna sta a indicare che la repressione dentro i luoghi di lavoro del settore della logistica fatta di ricatti, servilismi, licenziamenti di delegati e di attivisti sindacali, con l'aggiunta di denunce per i blocchi degli interporti che si esplicita in un attacco diretto alle lotte, non passa, non ha distrutto quello che in questo anno e mezzo di iniziative è stato costruito. La logistica è un settore fondamentale dello scontro/conflitto fra capitale e lavoro che possiamo definire strategico ed importante seguire, capire, per partecipare allo sviluppo delle lotte, delle forme organizzative di costruzione e ricostruzione che la classe mette in campo per rompere il dominio del capitale sulla prestazione lavorativa e la condizione di vita dei lavoratori. La strada sin qui seguita con la costruzione della rappresentanza nelle lotte che pone come punto iniziale la conquista del lavoro contrattato, che rompe la logica del mercato delle braccia e non solo gestito dai padroni, indica un percorso di classe che ci riporta ai fondamentali della organizzazione di resistenza che la stessa ha costruito o meglio costruisce. Pur non credendo ai facili entusiasmi, siamo impegnati e agiamo nella difficile e complessa azione politica di ricostruzione dei rapporti di forza, oggi distrutti. I segnali, quello che la classe ha messo in campo a Genova e Bologna nella settimana trascorsa, vanno con tutto il loro carico di difficoltà e incertezze in questa direzione. Commissione Sindacale Federazione dei Comunisti Anarchici 24 novembre 2013

venerdì 4 ottobre 2013

OMICIDIO DI MASSA , LUTTO IPOCRITA DEL GOVERNO E DI NAPOLITANO - presidio antirazzista a Verona

BASTA MORTI! BASTA IPOCRISIA! SOLIDARIETA' CON TUTTI I MIGRANTI. CONTRO LE LEGGI RAZZISTE CHE PROVOCANO QUESTE TRAGEDIE. Venerdi, 4 ottobre ore 18.30 a Verona, in Piazza Santa Toscana partecipa al presidio antirazzista. -------------------------------------------------------------------------- organizza il partito comunista dei lavoratori

Migranti: un’altra strage politica

Le centinaia di morti della strage di migranti che si è consumata oggi si aggiungono alle migliaia degli ultimi vent’anni. Nonostante il variare dei numeri, queste stragi sono diventate la norma da quando l’Europa di Schengen, mentre celebrava la libertà di movimento al suo interno, ha armonizzato il sistema dei permessi di soggiorno e scaricato sui paesi di frontiera l’onere di fare da ‘filtro’ ai movimenti dei migranti. Del resto, la posizione espressa dal Consiglio d’Europa poche ore prima dell’ennesima strage mostra il vero volto dell’area Schengen: in sostanza, si accusa l’Italia di essere stata troppo morbida e incerta nel gestire i migranti in arrivo. Un discorso che farà piacere alle molte destre europee e forse anche al presidente italiano Napolitano che, inebriato dal fatto che l’Italia ha un governo, pretende anche di governare le coste altrui. Il padre della legge che ha aperto la strada alla Bossi-Fini non si smentisce e neppure si smentisce la Lega, con il suo solito razzismo, né il M5S, che dopo essersi opposto allo ius soli riafferma il suo pensiero di Stato invocando l’intervento dell’Unione europea per garantirne i confini. Lontano dall’immagine di ogni ‘Fortezza Europa’ assediata, il regime di Schengen, che include la forza armata Frontex, ha significato per la quasi totalità degli abitanti del pianeta l’impossibilità di raggiungere l’Europa in modo regolare. Persino la possibilità di ‘soccorrere regolarmente’ i naufraghi è impedita dal reato di immigrazione clandestina. Era logico aspettarsi che ciò avrebbe reso più pericoloso ogni tentativo di raggiungere l’UE. Logico anche aspettarsi che nel mondo globalizzato lo scoppiare di rivoluzioni e conflitti avrebbe aumentato la voglia di libertà e prodotto movimenti maggiori: i migranti hanno il diritto di esercitare quella libertà di movimento che si sono conquistati, come successo dopo la rivoluzione tunisina, e di votare con i piedi contro guerre che non li riguardano, come successo in Libia e ora in Siria. Contro ogni pretesa di regolare questa libertà, quello che né l’Europa né l’Italia capiscono è che i movimenti dei migranti non dipendono da loro. Da loro dipendono tuttalpiù le condizioni nelle quali i migranti si muovono. Per questo, i paesi europei e le politiche sull’immigrazione condividono la colpa di quanto regolarmente accade. È bene che nessuno si presti più al gioco che vedrebbe nell’Europa un argine alla barbarie nostrana. Al contrario, i movimenti dei migranti mostrano che non può esserci una lotta che non sia su scala pienamente transnazionale. Di soluzioni forse non ce ne sono, come sostiene il ministro degli Esteri Bonino. Certamente, però, abolire Frontex e sancire la possibilità di raggiungere liberamente lo spazio Schengen renderebbero il servizio offerto dai cosiddetti scafisti meno esclusivo. In assenza di tale volontà politica, ci siano risparmiate espressioni di rammarico. Se nell’individuare i colpevoli siamo certi di trovare ampio accordo, l’ennesima strage ci spinge a ricordare non solo le vittime, ma tutti quei migranti che quotidianamente lottano e da anni si organizzano contro le leggi che governano i confini dello sfruttamento. Il cordoglio e la rabbia che si alzano contro questa ennesima strage impongono, ora più che mai, di riconoscere che sulla pelle dei migranti si gioca molto di più di quanto è reso visibile dalle stragi del mare e dalla sistematiche e speculari vittimizzazione e criminalizzazione politica e mediatica. Si giocano il tentativo di regolare e governare, su scala transnazionale, una nuova geopolitca e i movimenti della forza lavoro. Si gioca uno scontro politico globale e di classe. Dentro questo scontro i migranti sono parte attiva. E gli altri? Se si vuole continuare a scandalizzarsi ogni volta di nuovo, allora va bene continuare così. Altrimenti, bisognerebbe almeno smetterla di ostinarsi a considerare i migranti solo quando muoiono in mare o come portatori di istanze parziali, e accettare finalmente la sfida politica generale che essi pongono. Coordinamento Migranti http://coordinamentomigranti.org

giovedì 18 luglio 2013

Granarolo: raggiunto un accordo. Lotta contro sfruttamento e razzismo istituzionale prosegue

Dopo settimane di lotte, è stato da pochi minuti raggiunto un accordo che risolve le questioni più urgenti per i 41 lavoratori migranti licenziati dai magazzini di Granarolo. Il rispetto di questo accordo e la sua efficacia andranno verificate nelle prossime settimane. Dai primi dettagli che emergono, tuttavia, appare chiaro come con la loro determinazione i lavoratori coinvolti sono riusciti a ottenere condizioni che riconoscono l'arbitrarietà dei provvedimenti disciplinari presi nei loro confronti, il loro diritto a ricevere il salario perduto e a trovare una nuova occupazione.


Con il protrarsi della situazione d'incertezza, i lavoratori insieme al Coordinamento Migranti avevano deciso di prendere una iniziativa politica di fronte al concreto rischio che, oltre al salario, andasse perso anche il permesso di soggiorno. A causa del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, della legge Bossi-Fini e della discrezionalità amministrativa degli uffici competenti la perdita del lavoro o del salario diventano infatti per i lavoratori migranti un rischio ancora più grande. E' su questo ricatto che fanno leva i datori di lavoro, siano essi cooperative o meno, per costringere i lavoratori migranti ad accettare carichi di lavoro e condizioni contrattuali e salariali peggiori. La lotta dei migranti della Granarolo, insieme a quelle che coinvolgono molte altre cooperative del settore della logistica, fa paura perché rompe questo ricatto. Per i lavoratori migranti lottare contro lo sfruttamento vuol dire anche lottare contro questo ricatto.

I migranti della Granarolo, sostenuti dal sindacato SiCobas, hanno mostrato in queste settimane di rifiutare il ricatto anche dopo aver subito per rappresaglia il licenziamento, rifiutando soluzioni inaccettabili che facevano leva sul doppio ricatto del salario e del permesso di soggiorno, fino al raggiungimento dell'accordo di oggi.

Il Coordinamento Migranti continuerà a monitorare la situazione ed è pronto ad intraprendere nuove iniziative nel caso la situazione di questi lavoratori sia di nuovo messa in discussione. L'iniziativa s'inserisce nel quadro più allargato di lotta contro lo sfruttamento e il razzismo istituzionale passata per la manifestazione del 23 a Bologna e il sostegno delle lotte della logistica, che porterà il 28 settembre prossimo ad una grande manifestazione a Brescia contro la legge Bossi-Fini.



Per maggiori dettagli:


Bass 329 71 06 386

Mohammed (delegato Granarolo) 388 83 80 033

http://coordinamentomigranti.org/













IX Congresso Nazionale della FdCA

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1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)