„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
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martedì 3 giugno 2014
Ho prenotato un seggio a Bruxelles
La globale crisi economico-finanziaria, giunta ormai al suo sesto anno consecutivo plasma e modella le elezioni europee e di rimando gli scenari nazionali.
Sul 25 maggio si sono concentrate e scaricate le tensioni, le aspirazioni e le barbarie che in ogni paese della UE sono state alimentate dai processi economici in corso. Così, le misure anti-proletarie di austerity (dal nodo scorsoio dei piani di salvataggio fino ai recenti fiscal compact e pareggio di bilancio) -appena mitigate dalla tardiva azione della BCE (taglio dei tassi, iniezioni di liquidità)- hanno dettato le campagne elettorali di partiti e movimenti euro-popolari ed euro-populisti, euro-post/socialdemocratici ed euro-neoriformisti, euro-scettici ed euro-nazisti, tutti alla ricerca di un posto al sole nel parlamento europeo, ancorchè vittime, consapevoli o meno, di un clamoroso equivoco.
Non è il parlamento europeo infatti a decidere le politiche economiche della UE, ma organismi quali la Commissione ed il Consiglio. La UE non funziona infatti come entità sovranazionale, ma come entità intergovernativa. Per cui, curiosamente, più che i seggi a Bruxelles, contano le coalizioni che -in ogni stato della UE- governano quel poco che il capitalismo globale ha lasciato nelle mani delle singole nazioni.
La bagarre si è dunque scatenata all'interno dei singoli stati con gli esiti che sono sotto gli occhi di tutti e che indicano direzioni obbligate all'interno delle compatibilità capitalistiche.
L'affermazione del PD in Italia, giunta alla fine di un quinquennio di faticosi aggiustamenti nel progetto originario, ne è la conferma eclatante.
Se possiamo accogliere con qualche sospiro la mancata affermazione di una destra europea razzista, omofoba e neo-nazista, restiamo convinti che attualmente non saranno gli eletti nelle liste di Tsipras ad essere una spina nel fianco di Renzi, del PPE o del PSE, ma esattamente il contrario.
Va da sè che la democrazia rappresentativa, quale forma politica del capitalismo, non cessa di esercitare quell'attrazione fatale a cui non si sottraggono nemmeno i più acerrimi nemici dell'euro o i più duri contestatori delle politiche economiche subordinate alla dittatura del debito.
In questa situazione di grave attacco alle condizioni di vita dei lavoratori europei, si è dovuta registrare l'assenza e impraticabilità di un movimento europeo di opposizione dal basso, proletario e unito da interessi comuni anticapitalisti, con radici nei luoghi di lavoro e nei territori, in grado di esprimere propria rappresentanza al di fuori delle gabbie istituzionali.
Nostro compito era e rimane proprio questo: ricomporre le forze di opposizione: sia quelle sociali, conflittuali, ed anticapitalistiche quanto quelle politiche, a tendenza e vocazione comunista e libertaria.
Ooccore costruire in Europa e nei singoli Stati la possibilità di lottare per un'alternativa concreta e praticabile al dominio delle politiche di sfruttamento ed impoverimento delle classi lavoratrici, un'alternativa concreta alla politiche di arruolamento nella dimensione delle compatibilità europee.
Sia le reti anarchiche esistenti che le reti del sindacalismo conflittuale, rivoluzionario ed anarcosindacalista sono chiamate ad un impegno organizzativo e politico che sapppia trasformare astensionismo e radicalismo in un progetto rivoluzionario sociale globale per cambiare questa dimensione europea a somiglianza del capitalismo globale in uno spazio sociale europeo di solidarietà e di alternativa sociale che abbatta le disuguaglianze e le discriminazioni e promuova l'autogestione delle risorse e delle comunità federate.
Maggio 2014
Federazione dei Comunisti Anarchici
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CHI SONO I NON VOTANTI ?
da www.asloperaicontro oc telematico
Caro Operai Contro,
ho trovato in rete dei dati molto interessanti sull’astensionismo nelle recenti elezioni europei.
La rilevazione, fatta dall’agenzia SD-MB, parte dalla constatazione che l’astensionismo è cresciuto dell’8%, portando i non votanti a 23.595.650. Una percentuale del 48% dei non votanti rispetto agli aventi diritto.
Dopodiché – e qui sta la novità di questa indagine a campione – la rilevazione individua gli strati sociali dell’astensionismo.
A fare la parte del leone sono gli operai, come precisa la stessa agenzia SD-MB, presentando le percentuali di astensionisti per fascia sociale.
51,25% operai e nuclei famigliari operai
12,04% operai disoccupati
16,11% operai in pensione
79,40% totale astensionismo operaio
20,60% fasce di piccola borghesia e suoi nuclei famigliari impoveriti o rovinati dalla crisi: artigiani, padroncini, piccoli contadini e figure intermedie decadute.
Queste percentuali a campione, applicate a tutto l’astensionismo dicono quante sono le persone che non hanno votato e gli strati sociali a cui appartengono.
11.992.272 operai e nuclei famigliari operai.
2.843.207 operai disoccupati.
3.978.867 operai in pensione
18.814.346 totale astensione operaia
4.881.304 totale astensione fasce di piccola borghesia e suoi nuclei famigliari.
23.595.650 totale astensionismo complessivo.
Politici, tivù e giornali tacciono su questo fondamentale aspetto dell’astensionismo, semplicemente ignorandolo, o liquidandolo come un fenomeno qualunquistico. Ma non è così. Cercano di occultare il fatto che dietro l’astensionismo c’è per il 79,40% la rabbia operaia e per il 20,6% quella di fasce della piccola borghesia impoverita.
Per andare oltre il malcontento e la protesta dell’astensionismo, lavoriamo per il Partito Operaio.
Saluti da un affezionato lettore
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Elezioni. Il muro del 40%, la fuga dal voto, la stecca del (programma radio annares su radio blackout)
Elezioni. Il muro del 40%, la fuga dal voto, la stecca del
Grillo, il flop del Cavaliere
Erano decenni che un partito, da solo, non riusciva a spezzare il muro del
40%.
La netta affermazione del Partito Democratico alle elezioni europee ha
sopreso chi si era fidato dei sondaggi che negli ultimi giorni erano
giunti e preconizzare persino un testa a testa sulla soglia del 30% tra PD
e movimento 5S.
Eppure. Eppure gli ingredienti per una netta affermazione del partito
guidato da Matteo Renzi c'erano tutti.
Una punta di concretezza immediata con taglio dell'irpef e 80 euro in
busta paga, una classe dirigente completamente innovata, una campagna
elettorale giocata all'attacco, senza gli inutili ammiccamenti bersaniani
a Grillo, la capacità di tenere insieme il vecchio blocco di potere delle
cooperative rosse e del sindacato di riferimento con una nuova attenzione
alla generazione precaria. Non appaia un paradosso, perché i ceti post
fordisti creati anche dalle politiche del PD degli ultimi vent'anni, hanno
fatto propria una narrazione di se e delle relazioni sociali tale da
considerare parassitari i dipendenti pubblici, lo stesso sindacato,
l'insieme di chi mantiene diritti, lavoratori più anziani, meno dinamici e
flessibili, irrimediabilmente novecenteschi.
Un blocco elettorale complesso al punto che Rosi Bindi, già ammoniva Renzi
sulle difficoltà di mantenerlo unito.
L'analisi del voto di domenica, inevitabilmente un voto "italiano",
nonostante la cornice europea, sembrerebbe ri-portare indietro le lancette
dell'orologio, perché il paragone più immediato è con la grande Balena
Bianca di un altro toscano, l'aretino Amintore Fanfani.
Ma, al di là delle suggestioni di un paragone inevitabile di fronte ad un
presidente del consiglio e segretario del partito erede del PCI
belingueriano, che ha le sue origini tra i boy scaut più che nelle sezioni
di partito, oggi il processo della politica post ideologica è giunto a
compimento, la rottamazione vera, quella del partito di massa
novecentesco, è un fatto. La lunga transizione si è consumata da tempo: i
vecchi comunisti del PD esistevano solo nella astuta propaganda dell'ex
Cavaliere dalle mille trovate.
I dati elettorali ci offrono anche altri spunti di riflessione. I quattro
milioni di italiani che, rispetto alle europee del 2009, hanno deciso di
non votare sono il segno di una disaffezione dalla politica istituzionale,
che non trova più espressione nel movimento Cinque Stelle. La compagine
guidata da Grillo e Casaleggio, pur mantenendo un più che rispettabile
21%, perde due milioni e rotto di voti rispetto alle politiche dello
scorso anno, mentre il PD, nonostante la crescita dell'astensionismo, ne
prende tre milioni in più.
Grillo viene doppiato dal PD, mentre la Lega, data per morta, si riprende
parte dei voti presi da Grillo nel 2013.
La Lega Nord, stante il risultato modesto di Fratelli d'Italia, si candida
in modo secco al ruolo di formazione di destra radicale, con una
proiezione europea garantita dall'asse con il Front National di Marine Le
Pen.
Ne abbiamo parlato con Massimo Varengo, un compagno con il quale abbiamo
provato a fare un primo percorso analitico sulla consultazione elettorale
di domenica scorsa.
Ascolta qui la diretta:
http://anarresinfo.noblogs.org/2014/05/27/elezioni-il-muro-del-40-la-fuga-dal-voto-la-stecca-del-grillo/
lunedì 19 maggio 2014
Oltre le elezioni
Serviranno a poco, da un punto di vista istituzionale e di rappresentanza. Eppure queste elezioni europee saranno un test importante soprattutto sulle scomposizioni politiche in atto, per quanto così impregnate dal tentativo estremo di trovare ancora una volta la sicurezza economica ai candidati. E se questo è uno degli aspetti vistosi di questa campagna elettorale costruita dai media abilmente, che come sempre polarizzano lo scontro mediatico su temi pretestuosi in modo da offuscarne l'essenza politica vera, di fatto come sempre ci si adopera per togliere ogni spazio alle risposte oppositrici de processo autoritario in corso.
Ne è una prova ad esempio l'intento di non favorire qualsiasi aggregazione (vedi la lista Tsipras) che esprima una critica ai processi del debito in modo non fascista. La destra sta avendo dalla sua i media e il consenso costruito in tutta Europa dagli esperimenti autoritari dell'est europeo, basti pensare alla fascistissima Ungheria ed al suo ottimo rapporto con l'aggregazione Euro-Europea. Chi ancora pensasse che una risposta di destra possa mettere in discussione l'impianto del potere finanziario europeo dovrebbe ricredersi. Come sempre, la destra esercita sulla forma nazione il suo criminale progetto di controllo sociale: non mette in discussione i livelli di accumulazione per esproprio sanciti dalla troika europea, per colpire così come sempre immigrati e lavoratori, per scaricare sui ceti subalterni gli oneri del pareggio di bilancio. E qualora quest'ultimo fosse contabilizzato in una moneta differente dall'euro e fosse gestito da una nuova sovranità monetaria, non smetterebbe i propri effetti nefasti in un nuovo ciclo inflazionistico.
La corsa a destra è evidente anche in Italia. La diaspora berlusconiana ha moltiplicato i centri elettorali; il PD renziano sta collezionando sostegno ed incoraggiamento proprio da quella destra che solamente gli stolti hanno colto come alternativa alla politica di Matteo Renzi. Garantiti gli impegni europei per il rientro del debito ed il pareggio di bilancio, le politiche sociali si abbattono come una scure nel pieno dell'azione politica nazionale su lavoratori e disoccupati.
Dal canto suo il M5S, fa sempre attenzione a che nella sua protesta contro il malaffare qualunque non entri la questione di classe, tenuta scientemente fuori dalla porta come indesiderata. Pretestuosa e ben servita dai media, il M5S funge così da stampella della italica destra impegnata a sottomettere i lavoratori in un confuso antieuropeismo da spendere sul terreno nazionale, coltivando la pericolosa illusione di un passato buono e vigoroso dell'economia italiana e della politica di questo paese.
Ora, al di la della pericolosità ai richiami nazionali che ricordano gli anni trenta, è abbastanza chiaro il quadro dell'espressione elettorale che si sta delineando: una grande destra, da quella liberale a quella fascista passando per il neopopulismo pentastellato, sta chiudendo il cerchio espellendo di fatto, grazie al concorso dei media e della disinformazione di regime, ogni tipo di alternativa di sinistra e socialista di rappresentanza politica. Ecco il vero colpo di stato di banche e governi.
Il futuro esiste quindi, e definito senza il nostro contributo. E non sarà sicuramente quanto abbiamo desiderato in questi anni di ristrutturazione capitalistica che ci hanno visto combattere e resistere tra le fila della nostra classe di appartenenza.
Compito arduo, che nessuno ci ha imposto per altro ma che ci siamo scelti: un modo teorico e pratico di star dalla parte degli oppressi e dei ceti subalterni, avendo chiaro sempre quale è la posta in gioco attraverso l'analisi materialista della società, nei suoi aspetti peculiari e nelle sue ricadute sociali.
Aspettiamo queste elezioni senza trepidazione, ma prepariamoci al dopo con la volontà ed il rigore che la situazione sociale ci imporrà. Discutiamo di alleanza e di politica, di partecipazione politica, di costruzione di esperienze politiche. Accettiamo fino in fondo di stare nelle contraddizioni del presente con le nostre proposte e le nostre pratiche. E' evidente che percorsi politici comuni avranno da essere condivisi ed applicati su tutti i territori e dovranno essere espressione europea dell'alternativa politica e sociale a ogni liberismo e a ogni fascismo. Costruire assemblee che esprimano potere popolare e di classe, con il nostro contributo.
Il pareggio di bilancio ci imporrà delle scelte.
Ma per uscire dai fallimenti di quella che fu la sinistra collusa con l'impianto generale del capitale, una delle scelte che ormai si pone è quella dell'organizzazione politica come mezzo necessario alla costruzione di una alternativa di classe alla crisi in atto. Riconoscendo nello spazio europeo il livello minimo di intervento politico e sociale, occorre oggi la costruzione ed il rafforzamento di organizzazioni politiche dalle caratteristiche comuniste e libertarie.
Per noi, per la classe lavoratrice.
Segreteria Nazionale
Federazione dei Comunisti Anarchici
15 maggio 2014
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