Presidio informativo e di denuncia sulla situazione in Kurdistan e Turchia
Sabato 30 gennaio ore 17, Pordenone, Piazzetta Cavour
„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
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mercoledì 27 gennaio 2016
sabato 21 novembre 2015
Appello urgente alla solidarietà internazionale: Togliete l’assedio di Silvan
NOTIZIE...Appello urgente alla solidarietà internazionale: Togliete l’assedio di Silvan
Il governo turco ha abbandonato il processo di pace che aveva condotto ad almeno due anni durante i quali quasi nessuno è morto in scontri con le forze di sicurezza. Dopo una campagna per le elezioni generali di giugno, caratterizzata da 170 attacchi violenti agli uffici del HDP e bombardamenti degli uffici di Mersin e di Adana dell’HDP, 4 persone sono state uccise e molte ferite da una bomba alla manifestazione finale dell’HDP a Diyarbakır. Dopo che le elezioni hanno impedito la costituzione della maggioranza del partito AK in Parlamento la violenza è cresciuta moltissimo. 33 giovani in missione umanitaria a Kobane sono stati uccisi da una bomba a Suruc. Con l’aumento delle vittime alcune autorità locali in aree curde hanno dichiarato la “autonomia” per proteggere i propri abitanti. La risposta del governo turco è stata una serie di attacchi delle forze di sicurezza in queste areee. Sono state dichiarate 24 ore di coprifuoco e soldati e squadre di forze speciali hanno attaccato quartieri, mettendo cecchini sui tetti e sparando a chiunque apparisse in strada. Molti civili, incluse donne, bambini e anziani, sono stati uccisi.L’ultimo di questi attacchi è a Silvan.Dal 2 novembre i quartieri di Tekel, Mescit e Konak nella città di Silvan nella provincia di Diyarbakır nel sud est della Turchia sono stati sotto occupazione da parte delle forze speciali di polizia e dall’esercito turco. Coprifuoco di 24 ore. I civili non possono lasciare le loro case per necessità essenziali e neanche prendere I feriti per cure mediche o seppellire I morti. Le persone si nascondono nelle cantine mentra carri armati percorrono le strade rivolgendo il fuoco dei cannoni contro gli edifici. Carri armati hanno circondato le alture e stanno sparando contro questi quartieri residenziali. E sono stati usati elicotteri per far fuoco su quest’ area. Non si riesce a sapere esattamenti il numero dei morti e feriti, ma si ritiene che tra loro ci siano anche donne, vecchi, bambini.Ziya Pir, un deputato del HDP (partito democratico del popolo) eletto in quest’area, riferisce che ha cercato di intervenire presso un funzionario del Ministero degli interni e si è sentito dire: “Cancelleremo questi tre quartieri dalla mappa.”
Ziya Pir riferisce quanto segue: “Sparano in modo indiscriminato dappertutto. Soldati, polizia e persone assolutamente non registrate, che posso solo chiamare “cacciatori di teste”, stanno distruggendo gli edifici da cima a fondo con i cannoni. Carri armati sono stati posizionati per controllare queste zone. Noi non vi possiamo entrare.“Secondo le informazioni che abbiamo dall’interno le persone a gruppi di 10-15 si nascondono nelle cantine. Nessuno può uscire perché ci sono cecchini appostati sui tetti. Se vedono anche un’ombra dentro una casa o qualsiasi segno di vita aprono il fuoco. In operazioni precedenti solitamente c’era una interruzione di una due ore. Adesso si spara 24 ore su 24 senza interruzione.”Il 15-16 November la conferenza del G20 sarà ospitata dal Governo turco in Antalya. Nello stesso tempo in cui il governo è impegnato in massacri indiscriminati dei propri civili. Questi attacchi hanno avuto luogo nel corso della campagna per le recenti elezioni e continuano anche dopo. Sono prese di mira tutte le aree dove c’è stato un alto numero di voti per l’HDP.
L’incontro del G20 è per il governo turco un fatto di grande prestigio e purtroppo i governi europei sono adesso piuttosto morbidi nel criticare le violazioni dei diritti umani in Turchia, con la speranza che il Governo turco metta un limite al flusso dei profughi verso l’Europa. Il vostro intervento può fare la differenza.Vi preghiamo di esprimere la vostra preoccupazione relativamente ai recenti avvenimenti in Turchia.Per salvare vite umane, bisogna che le forze di sicurezza cessino le operazioni contro la popolazione civile e consentano l’accesso a queste aree a parlamentari e osservatori internazionali indipendenti.Mandate i vostri messaggi a:
Feridun Hadi Sinirlioğlu
Dr. Sadık Ahmet Cad. No:8 Balgat
Ankara,Turkeye inviate copia dei vostri messaggi a:
E Mail:barisbloku@gmail.comTwitter:@barisbloku
Facebook:/barisbloku
Appello alla mobilitazione: Libertà per Silvan, libertà per il Kurdistan
HDP : un’azione urgente per Silvan
Il DBP rilascia un appello urgente per Silvan
Appello da Silvan:Non rimanere in silenzio sulla brutalità
Jelpke: L’esercito turco bombarda la città curda di Silvan
Jihadisti stanno attaccando a Silvan a fianco delle forze dello stato turco?--UIKI Onlus
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venerdì 23 ottobre 2015
sabato 20 giugno 2015
Iniziative su Kurdistan e Turchia
A due anni dalla rivolta di Gezi Park a Istanbul e dopo la liberazione di Kobanê dall'assedio dell'IS da parte delle formazioni armate di autodifesa kurde, la situazione nella regione è tutt'altro che tranquilla e pacificata.
Kobanê è ancora isolata: la chiusura dei confini imposta dallo stato turco rende estremamente difficile il passaggio degli aiuti umanitari, fino a bloccare del tutto il trasporto di medicinali; nel contempo, le milizie dell'IS continuano ad avanzare in altre zone della Siria.
La situazione socio-politica della Turchia è sempre più esplosiva, con le forze di opposizione sociale sotto attacco sempre più violento da parte dello stato, affiancato dalle formazioni ultranazionaliste: continue aggressioni in piazza, restrizioni alla libertà di manifestare e alle libertà personali, arresti... Le morti, i ferimenti e gli attentati avvenuti durante la campagna elettorale ne sono una dimostrazione.
Nonostante tutte le difficoltà, nei cantoni della Rojava continua l'esperimento del confederalismo democratico, basato sulla partecipazione diretta attraverso le assemblee popolari, sull'ecologismo e sul femminismo e in Turchia le organizzazioni della sinistra rivoluzionaria, fra cui gli anarchici, continuano a scendere in piazza contro il regime di Erdogan.
Approfondiremo questi temi con Dario e Giacomo, due compagni che negli ultimi anni si sono recati più volte in quei territori.
Verrà proiettato il video di Giacomo Sini
"Her yer Kobanê, Her yer Direniş!
Ovunque Kobanê, Ovunque Resistenza!"
MERCOLEDI' 24 GIUGNO ALLE 20.30 al Prefabbrikato in via Pirandello 22 a Pordenone
GIOVEDI’ 25 GIUGNO ALLE 20.30 IN VIA DIAZ 22
nella zona pedonale antistante la libreria In der Tat
a Trieste (in caso di maltempo dentro la libreria)
Iniziativa Libertaria - Pordenone
Gruppo Anarchico Germinal-Trieste
martedì 3 febbraio 2015
Stiamo vincendo a Kobanê oggi e vinceremo in tutto il Kurdistan domani!
Oggi, le bande criminali che gli Stati avevano creato per i loro interessi si stanno ritirando da Kobanê lasciandosi alle spalle le rovine che hanno provocato. Mentre l'eco della vittoria della resistenza sale per le vie di Kobanê, si rafforza la convinzione della libertà al di sopra delle stesse rovine. Come ebbe a dire il compagno Durruti:"Non abbiamo paura delle rovine". Oggi e domani, a Kobanê ed in molti altri posti, sappiamo che una nuova vita nascerà tra quelle stesse rovine.
Sono stati 130 giorni in cui il cuore della Rivoluzione della Rojava ha continuato a pulsare per le strade di Kobanê.
Sono stati 130 giorni in cui il popolo ha resistito a costo della vita con la forza dell'auto-organizzazione e della volontà.
Sono stati 130 giorni in cui le donne sono state protagoniste nella lotta per la libertà.
Sono stati 130 giorni in cui non solo a Kobanê o a Suruç; ma ovunque nella regione c'è stata mobilitazione. Sono caduti i confini e la solidarietà ha unito tutti nella resistenza.
Sono stati 130 giorni in cui a Kobanê è cresciuta la speranza, non solo contro l'ISIS, ma anche contro gli Stati di Assad, dell'Unione Europea e della Turchia e contro i media che hanno alimentato il disfattismo dicendo che "Kobanê sarebbe caduta!", contro il capitalismo e contro lo Stato.
Sono stati 130 giorni in cui le persone che hanno resistito lo hanno fatto per conquistarsi la libertà.
Kobanê ha resistito per 130 giorni contro i confini che separavano le esistenze, contro gli assassini che distruggevano vite, contro le bande criminali create dagli Stati. Nei liberi territori di Kobanê è cresciuta la resistenza, è sbocciata la speranza, è iniziata una nuova vita.
Oggi, dopo mesi di battaglie, di innumerevoli vite perse a causa degli attacchi dello Stato e delle bande criminali, la vittoria della resistenza e la crescente rabbia contro gli assassini trova eco in tutta la regione. La vittoria della resistenza si espande oggi da Mistenur Hill a Mekteba Reş, da Memite a Kaniya Kurda.
Oggi, le bande criminali che gli Stati avevano creato per i loro interessi si stanno ritirando da Kobanê lasciandosi alle spalle le rovine che hanno provocato. Mentre l'eco della vittoria della resistenza sale per le vie di Kobanê, si rafforza la convinzione della libertà al di sopra delle stesse rovine. Come ebbe a dire il compagno Durruti:"Non abbiamo paura delle rovine". Oggi e domani, a Kobanê ed in molti altri posti, sappiamo che una nuova vita nascerà tra quelle stesse rovine.
Biji Serketina Kobane!
Lunga vita alla vittoria di Kobane!
DAF- Devrimci Anarşist Faaliyet
Link esterno: http://www.anarsistfaaliyet.org
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/FdCA - ufficio relazioni internazionali)
martedì 27 gennaio 2015
Kobane è libera ! Vittoria ! avanti per la liberazione della rojava .. del kurdistan e tutti gli angoli del mondo !
Dopo 134 giorni di eroica resistenza agli attacchi di ISIS, oggi finalmente le forze di difesa del popolo YPG/YPJ hanno annunciato che la città di Kobanê nel Kurdistan occidentale, Rojava, è stata completamente liberata dalle bande del cosiddetto Stato Islamico. La popolazione di Kobanê ha iniziato a festeggiare, così come in altre città curde.
Questo è il risultato dell’eroica resistenza che ha visto la partecipazione di tutta la popolazione curda, donne, giovani, vecchi, bambini, e di volontari giunti a dare il loro contributo da tutte le parti del mondo. Le YPG/YPJ, in collaborazione con Burkan Al Firat e un contingente di peshmerga, non ha arretrato di un passo nonostante la grande disparità di armi e rifornimenti che vedevano l’ISIS in vantaggio: questo dimostra che quando un popolo si difende per la propria vita e per quello in cui crede, non è possibile sconfiggerlo.
Salutiamo dunque questo bellissimo risultato che ridà speranza a tutta la regione, ricordando che l’esperienza dei cantoni e dell’autonomia democratica cui i curdi hanno dato vita è ancora sotto attacco; occorre quindi tenere alta l’attenzione per liberare tutte le altre aree ancora a rischio e per chiedere che finisca l’appoggio che molti stati – inclusa la Turchia – continuano a dare a questi terroristi che non rispettano l’umanità.
Come Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia chiediamo ora a tutte le forze politiche, sociali, sindacali, alle organizzazioni della società civile in Italia e a tutti i singoli e i gruppi che hanno simpatizzato con la resistenza di Kobane, di adoperarsi con tutti i mezzi e secondo le proprie possibilità per ricostruire insieme la città.
Ufficio di Informaizone del Kurdistan in Italia
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giovedì 27 novembre 2014
OVUNQUE KOBANE
Kobane è la città del Kurdistan siriano sotto attacco da parte delle milizie di ISIS.
A Kobane e nella regione del Rojava la popolazione ha dato vita, da più di due anni, a forme di sperimentazione più o meno ampie di autogoverno
territoriale e di superamento delle discriminazioni di genere. E' una regione del nord della Siria, abitata in prevalenza da gente di lingua curda ma anche assira, caldea, turca, armena, araba.
Si tratta di una zona da troppo tempo scenario di scontri di potere, tanto su base regionale quanto globale, che continuano a martoriare la popolazione.
Lo sanno bene gli uomini e le donne in armi che difendono la propria autonomia non solo dalle truppe dell’ISIS ma anche dalle pressioni degli Stati Uniti, che subordinano il proprio appoggio alla resistenza alla rinuncia all'esperienza di autogoverno popolare. Le frontiere con la Turchia restano serrate per i volontari e le armi dirette a Kobane sotto assedio, così come per chi è in fuga dalle zone occupate; l'esercito turco non si è fatto scrupolo a sparare sugli attivisti accorsi in aiuto dei profughi. Il passaggio però è garantito alle truppe del Kurdistan iracheno, regione controllata da vent’anni dal PDK, partito filo statunitense di Barzani. Il PDK nei mesi scorsi ha di fatto lasciato a ISIS campo libero, ritirandosi di fronte all'avanzata senza curarsi della popolazione civile, soccorsa – per quanto possibile - dalle milizie del PKK (turco) e del YPG (siriano). Il PDK ora tenta di accreditarsi come unico referente della resistenza in armi, marginalizzando le milizie di autodifesa popolare che concretamente da mesi resistono all'assedio, tra mille difficoltà e in condizione di inferiorità numerica e militare.
L’autogoverno del Rojava sta dimostrando sul campo la possibilità di un’alternativa alla spartizione del Medio Oriente, alla guerra fratricida, alla oppressione femminile, alla rapina delle risorse. Ma si trova stretto in una morsa di interessi contrapposti, assediato e minacciato quotidianamente nella sua stessa esistenza.
Di tutto questo, in Italia i media mainstream hanno parlato poco e male, quasi esclusivamente in una generica - e spesso razzializzante e quindi razzista - chiave anti-islamica. Nonostante ciò, molte sono state le iniziative dal basso che hanno cercato di raccontare, conoscere, capire. Una verità che, seppur parziale, tenta di dar voce a chi direttamente ogni giorno lotta e resiste.
OVUNQUE KOBANE
“autogoverno e resistenza popolare in Rojava”
PORDENONE Sabato 29 ore 18.00
via Pirandello, 22
sede E. ZAPATA
conferenza con Yilmaz Orkan
rapp. UIKI ~ Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia
organizza il
Coordinamento Libertario Regionale
www.info-action.net
venerdì 24 ottobre 2014
Intervista col comandante delle YPG: a Kobanê l'ISIS ha perso
Mehmûd Berxwedan – esponenente del Comando Generale delle YPG – è stato intervistato dal giornalista Ersin Çaksu per la testata turca filo-curda Özgür Gündem. Berxwedan ha dichiarato a Çaksu che tutti coloro i quali hanno detto che Kobanê ‘era caduta’ o che ‘sarebbe caduta’ si sono ritrovati smentiti, e che se venisse aperto un corridoio per la città, l'ISIS sarebbe completamente spazzato via dall'area. Di seguito l'intera intervista.
-Intanto vorrei ringraziare il comandate Berxwedan per aver trovato il tempo di rispondere ad alcune nostre domande in una simile situazione. Per prima cosa, perché Kobane è così importante per l'ISIS? Perché attaccano con forze ingenti?
In una nostra precedente intervista avevamo dedicato molto spazio al perchè Kobanê è diventata un obiettivo militare. Il 19 luglio 2012 segna la data in cui a Kobanê è iniziata la Rivoluzione della Rojava, facendo della città un simbolo di resistenza e di libertà. Kobanê è diventata così l'espressione della volontà del popolo curdo della Rojava. Da Kobanê la rivoluzione si è diffusa al resto della Rojava. Per questa ragione Kobanê non era prevista nei piani sia di certe potenze internazionali che di certe potenze regionali le quali non vogliono che i Curdi possano esprimere liberamente la loro volontà. Da quel giorno fino ad oggi queste potenze hanno fatto di tutto per spezzare e distruggere la volontà popolare dei Curdi. Non sono riusciti a raggiungere il loro fine, ma da più di un anno e mezzo hanno preso di mira Kobanê in particolare. Dunque perché proprio Kobanê? Perché Kobanê non ha nessuna via di comunicazione con le altre regioni, né col cantone di Cizîrê né con quello di Efrîn. La regione di Kobane è completamente circondata dalle bande dell'ISIS. Pensavano di poter distruggere Kobanê assediandola. Gli attacchi che hanno portato alla città per oltre un anno e messo dovevano servire a questo. Credevano di spezzare la resistenza di Kobanê e di far cadere la città in poco tempo. Ma non sono riusciti a raggiungere lo scopo. Alla fine si sono accorti che nonostante concentrassero qui tutta la loro forza, non sarebbero riusciti a realizzare i loro piani per Kobanê. Per questa ragione hanno ammassato forze provenienti da Derazor, da Rakka e da ancora più lontano in Iraq ed allo stesso tempo forze disponibili nella regione da Jerablus e Şêxler da utilizzare per la conquista di Kobane. Posso affermare che hanno schierato il 70% delle loro forze per prendere la città.
-C'è solo l'ISIS dietro questo piano?
Ovviamente ci sono anche certi Stati che non intendo menzionare, perché ben noti. Stati che vogliono spezzare la determinazione del popolo curdo che è emersa proprio qui. Se Kobanê cade, allora anche gli altri cantoni che sono stati istituiti, anche la volontà che è emersa, anche le YPG che stanno crescendo ovunque e che stanno assumendo in ruolo importante nella rivoluzione siriana subirebbero un colpo significativo. Perché questa è una realtà che può avere un ruolo guida e svilupparsi lungo direttrici democratiche. In particolare la Turchia ed altre potenze che sostengono l'ISIS hanno deliberatamente pianificato questo attacco. Volevano spezzare la nostra determinazione proprio qui. Volevano vincere qui. Se vincono qui, poi colpiranno le altre regioni una dopo l'altra e potranno colpire Cizîrê ed Efrîn. Agli inizi avevano cercato di sfondare a Jez’aa, a Rabia ed a Serêkaniyê, ma senza riuscirci. Perché lì avevano un certo numero di forze ma non riuscivano a soffocarci. Poi hanno ritenuto che potevano circondare Kobanê sui 4 lati per vincere la nostra resistenza. Sarebbe stato un successo per l'ISIS e per i suoi sostenitori. Volevano compensare qui le loro sconfitte in Iraq ed a Cizîrê. Volevano risollevarsi il morale prendendo Kobanê. Fino ad ora ci sono due forze che sono emerse con successo in Siria. Una siamo noi e l'altra è l'ISIS. Ora si tratta di vedere chi sconfigge chi. Le strade sono due. Una è quella delle gang degli invasori, l'altra è quella della democrazia. E' una sfida. Per questa ragione l'ISIS ha ammassato tutte le sue forze e coll'appoggio di stati stranieri hanno attaccato Kobanê con questa intensità.
-Questa dura battaglia si protrae da più di un mese. Cosa è successo nel corso di questo mese?Quali armi hanno usato contro di voi? Che tipo di battaglia è stata? E voi come avete risposto?
Questa battaglia che dura ormai da più di un mese non somiglia a nessun'altra battaglia. In termini di dimensioni, di intensità e forme di attacco è una battaglia ben diversa dalle altre. Loro hanno attaccato simultaneamente in forze da 4-5 direzioni. Hanno mobilitato reparti di attacco e reparti operativi portati da fuori. Hanno attaccato con le stesse forze con cui avevano preso intere città in poche ore e messo in ginocchio interi governi. E' stato con le stesse forze e con la stessa tattica che hanno aggredito Kobanê. Sono arrivati con carri armati, artiglieria, mortai ed armamenti pesanti sottratti all'esercito siriano, a quello iracheno ed al Libero Esercito di Siria. Hanno usato anche tattiche come i bombardamenti. Naturalmente pensavano che sarebbe andata come a Mosul ed in altre regioni che avevano conquistato e che quindi avrebbero preso Kobanê in solo due giorni. Infatti avevano pianificato che Kobanê avrebbe resistito solo una settimana. La Turchia ed altre potenze pure non ci avevano dato che una settimana. Abbiamo dovuto resistere con armi leggere ad attacchi portati con armi pesanti, perché finora nessuno ci ha aiutato.
-Quando dite nessuno…
Né le forze della coalizione, né una potenza straniera e nessun'altra potenza ci ha fornito un qualsiasi tipo di armi.
Il Primo Ministro della KRG (Kurdistan iracheno autonomo, ndt) Neçirvan Barzan ha rilasciato un comunicato in cui diceva che ci aveva inviato delle armi. Ma non ci è arrivato nessun aiuto, nemmeno dal governo del KRG. Niente armi da nessuno Stato e nemmeno da un governo curdo. No, nessuno ci ha dato delle armi. Abbiamo risposto all'attacco con le sole armi leggere che abbiamo e con mezzi preparati ricorrendo alle nostre risorse. Abbiamo dovuto condurre una battaglia sapiente sul piano tattico.
-Quale tipo di tattica?
L'ISIS aveva pianificato di distruggere la maggior parte delle nostre forze nei villaggi prima di avvicinarsi alla città. Pensavano di liquidare le nostre forze nei villaggi per poi entrare in città innalzando le armi. Noi abbiamo sviluppato delle tattiche che tenevano conto del loro piano. Non c'è stato un solo villaggio in cui non abbiamo combattuto. Abbiamo combattuto in ogni villaggio ed in ogni borgo proteggendoli con le nostre forze disponibili. Abbiamo subito perdite ed abbiamo avuto i nostri martiri. Ma siamo riusciti comunque a preservare le nostre forze. Così siamo riusciti a prolungare i giorni di resistenza, cosa che ci ha permesso di passare al contrattacco. Abbiamo assunto come principio cardine quello di preservare le nostre forze per poi contrattaccare. All'ISIS, che aveva pianificato di distruggere entro una settimana la maggior parte delle nostre forze nei villaggi, non abbiamo permesso di entrare in città per almeno 3 settimane. Abbiamo pianificato di usare la nostra vera forza dentro la città. Volevamo che il punto di svolta fosse questo.
-La vostra strategia vi faceva apparire come soccombenti, mentre in realtà a soccombere era l'ISIS con i suoi sostenitori.
Proprio così. Non abbiamo fatto quello che loro volevano facessimo. Non abbiamo radunato le nostre forze nei villaggi per mandarle al massacro. Abbiamo assunto come principio base quello di preservare le nostre forze e di contrattaccare. Abbiamo risposto adottando diverse tattiche. Per un periodo la battaglia si è sviluppata all'interno della città. Erano certi che la città sarebbe caduta, come lo era anche Erdoğan quando aveva detto che Kobanê “era caduta e cadrà”. Erano sicuri che avrebbero detto le preghiere per l'Eid (festa che conclude il Ramadan, ndt) nella città, che avrebbero preso la città e che vi avrebbero recitato le loro preghiere. Infatti molti Stati erano giunti alla conclusione che Kobanê sarebbe caduta. Tutti ne erano certi e nel frattempo noi stavamo battendo l'ISIS. E' passato un mese ed ora siamo nel secondo mese. Si tratta di una resistenza storica. Una nuova leggenda scritta con il sangue dei tanti eroi che sono caduti da martiri a Kobanê. Una leggenda che vive grazie alla resistenza dei tanti nostri amici che ora stanno combattendo al fronte. Si sono infranti i sogni e le speranze di coloro che dicevano che Kobanê sarebbe caduta. Negli ultimi 3 giorni non sono stati in grado di avanzare di un solo passo. Negli ultimi 3 giorni non stiamo più arretrando e riprendiamo terreno passo dopo passo. L'ISIS è finito. Sono stanchi. Ed indeboliti. La loro potenza è stata distrutta e la capacità operativa spezzata. Distrutte anche le forze che avevano addestrato. Non sto esagerando. In ogni strada di Kobanê ci sono i corpi dei miliziani dell'ISIS. Sotto le macerie di ogni casa distrutta c'è un miliziano dell'ISIS. Abbiamo raccolto centinaia di armi negli ultimi tre giorni. In questi 3 giorni l'ISIS è stato battuto a Kobanê. Nel primo mese abbiamo resistito e ci siamo mossi sul piano tattico. Nel secondo mese stiamo puntando a distruggere l'ISIS a Kobanê. Ora il nostro obiettivo non è solo la resistenza, ma la vittoria.
-Molti dei miliziani dell'ISIS che sono stati uccisi vengono descritti come abbastanza giovani, senza barba e senza capelli lunghi. Cosa significa?
Il 70% delle loro forze d'assalto più esperte è morto. Addestrano altre forze collocate nella regione. Non possiamo sapere se ne porteranno altre dall'Iraq, dal Pakistan, dall'Afghanistan o dall'Azerbaijan. Le forze che avevano addestrato in precedenza sono diminuite. Abbiamo visto molti ragazzini nelle cui mani avevano messo dei fucili. Di recente stanno addestrando unità femminili chiamate Ketibe-i Unsa. Ora vogliono ottenere dei risultati addestrando forze che vengono da lontano. Ma gli ultimi 3 giorni sono stati decisivi per spezzare il loro morale, la loro iniziativa e per fermare la loro avanzata. L'ISIS ha capito che non sarà facile conquistare la gran parte di Kobanê. Ovviamente noi non stiamo combattendo solo nella città. Combattiamo anche fuori della città. C'è voluta una grande resistenza per giungere a questa fase. Ecco perché l'ISIS ha capito che la sua strategia di arrivare e prendere qualsiasi località in 3-4 giorni non funzionerà con Kobanê. L'area intorno a Kobanê non è come quella intorno a Mosul, in Iraq e/o in altre zone della Siria. Kobanê non è come una base militare siriana che loro possono prendere in 3 giorni. Qui non funzionano né i loro camion-bomba né altre armi. Naturalmente questa è la nostra città. Ne conosciamo ogni strada, ogni via. Noi possiamo prevedere da quale direzione arriveranno ed andiamo a colpirli. Dopo un mese di resistenza ora stiamo avanzando. Fino a ieri gli abbiamo ripreso 5-6 quartieri. Infatti sul fronte occidentale stiamo combattendo fuori della città. E sarà così passo dopo passo fino alla vittoria.
Le unità femminili Ketibe-i Unsa. Come si muovono e quante sono?
Sono state addestrate per i bombardamenti. Hanno dato loro da fare il fottuto lavoro sporco. Sono state addestrate anche per tenere alto il morale e fare numero. Per dire: “vedi le nostre unità femminili sono qui”. Ma finora non hanno ottenuto nessun risultato col loro impiego.
-Recentemente i miliziani dell'ISIS sono stati visti bombardare a caso la città con mortai ed artiglieria ed attaccare con i camion-bomba. Come si può interpretare tutto questo?
Se l'ISIS sta lanciando camion-bomba a caso ed attacca a distanza con i mortai e nel frattempo diffonde notizie del tipo “vedete siamo qui e stanno arrivando altre numerose forze” vuol dire che sono in seria difficoltà. Questo è un loro tipico modo di fare. Quando non possono fare niente, fanno ricorso a tutti i metodi. Quando diffondono notizie in cui dicono che una milizia è arrivata da Rakka, un'altra da Minbic ed un'altra da un altro posto, vuol dire che l'ISIS non sta facendo passi avanti. Poi usano questi camion-bomba come forma di guerra psicologica. Naturalmente abbiamo preso le nostre precauzioni. Tante volte ci hanno attaccato in questo modo e nessuno dei nostri compagni ha perso neanche un dito. Cercano di stare in piedi ricorrendo a questi metodi. Ma allo stato attuale l'ISIS è stato sconfitto. Non hanno raggiunto i loro obiettivi nel tempo che avevano previsto. Dovevano prendere la città in una settimana, ma è passato un mese e non l'hanno presa. Chi aveva detto:“Kobanê è caduta e cadrà” è stato smentito. Fondamentalmente sono loro che hanno perso.
-Comandante Berxwedan, ieri l'ISIS ha colpito con un razzo un silos di grano della agenzia di stato turca TMO. Poi hanno sparato sulla Turchia colpi di mortaio. Che cosa significa tutto questo?
Se avessero sparato un solo colpo verso la Turchia, la Turchia avrebbe scatenato l'inferno. Le loro perdite sono in aumento. Non penso che volevano colpire scientemente la Turchia. Era solo un razzo. Una volta che l'hai lanciato non lo puoi più controllare. Con i mortai è la stessa cosa. Ma anche in questo caso, quando un territorio subisce un attacco c'è sempre una risposta. Invece la Turchia non ha fatto una piega. Mica hanno chiesto “perché mai i vostri mortai stanno colpendo il nostro territorio?” L'ISIS non avrebbe mai colpito scientemente il suo partner.
-Quanta parte della città è sotto il controllo dell'ISIS? C'è preoccupazione nella popolazione civile?
Di fatto a ovest sono fuori della città. A sud sono penetrati appena nelle ultime case, una zona che non è realmente parte della città, ma che fa parte del villaggio di Memîdê e non della città. A est invece sono entrati in città. Cioè circa il 30-35% della città.
-Parliamo delle incursioni aeree della coalizione contro l'ISIS. C'è qualche sorta di coordinamento tra voi e la coalizione? Quali sono gli effetti degli attacchi aerei sulla lotta contro l'ISIS?
La verità è che nei primi giorni dell'attacco alla città non c'è stato nessun aiuto. Se avessero dato il loro appoggio nei primi giorni come hanno fatto in seguito, l'ISIS non sarebbe arrivato in città. Per i primi 15-20 giorni non c'è stato nessun aiuto da parte della coalizione costituitasi per combattere l'ISIS. Ma negli ultimi 10 giorni hanno avuto un ruolo importante. Stanno svolgendo un lavoro importante in coordinamento con le YPG. Stanno operando con grande attenzione. Fino ad ora non c'è stata confusione o pasticci.
-Ma non ci sono stati casi di civili e di combattenti delle YPG colpiti dagli aerei della coalizione, come sostengono alcune fonti?
Quanto sostenuto da alcune fonti televisive riguardo ad un civile ucciso ed a combattenti delle YPG colpiti, non risulta corretto. Fino ad ora nessun civile è morto a causa dei bombardamenti aerei né ci sono stati nostri combattenti colpiti. In tutti gli attacchi aerei sono stati colpiti obiettivi ISIS con grande precisione e con grande livello di coordinamento. Di fatto nelle aree controllate dall'ISIS non ci sono più abitanti e quindi nemmeno morti tra i civili. Fino ad oggi gli aerei della coalizione hanno lavorato con grande cura e possiamo dire con successo. E li ringraziamo sia per la collaborazione con noi che per la grande attenzione che hanno dimostrato. Hanno dato un grosso colpo all'ISIS e tutto questo continua.
-E' dunque possibile cacciare l'ISIS da Kobanê solo con le operazioni aeree?
Fino ad un certo punto le operazioni aeree portano dei vantaggi. Loro sono stati colpiti duramente. Ma le forze che ottengono i risultati reali sono quelle di terra. Lo abbiamo detto fin dall'inizio. Se la coalizione che è stata formata contro l'ISIS vuole distruggerli occorre che fornisca armi alle forze che combattono sul terreno. E queste forze sul terreno sono le YPG e le YPJ. Occorre lavorare su questa possibilità. Dovrebbe essere possibile per noi ricevere rinforzi da fuori. Ma la Turchia non lo permette. Infatti siamo circondati. Occorre aprire un corridoio ufficiale per coloro che vogliono unirsi a noi nella lotta. Un corridoio dove possano passare armi e munizioni. Siamo noi che stiamo già combattendo. E non lo facciamo male. Ci sono anche alcuni gruppi del Libero Esercito di Siria che stanno operando con noi. Abbiamo insieme costituito il Burkan el-Firat, il centro operativo unitario. E l'ISIS ha perso 10 miliziani. Questa è una potenzialità per una forza comune di Arabi e Curdi. Ma comunque nessuno ci aiuta. Bisogna che la coalizione se ne renda conto. Non hanno fatto per noi quello che hanno fatto per i Peshmerga nel Kurdistan meridionale. Quando a sud sono iniziate le operazioni aeree, ci sono stati anche gli approvvigionamenti di armi. Per questa ragione hanno conquistato terreno. Noi continueremo a resistere con le nostre forze ma se si vuole davvero sconfiggere l'ISIS allora occorre che ci aiutino. Questa è una delle condizioni per sconfiggere l'ISIS. Bisogna aprire un corridoio. Bisogna fare pressioni sulla Turchia perché apra un corridoio ufficiale.
-C'è una data in cui potrete dire di aver buttato l'ISIS fuori da Kobanê?
Non ci siamo dati nessuna data ma la vittoria è vicina. Ora siamo passati ad una nuova fase. Stiamo indebolendo l'ISIS con diversi passaggi e con tattiche che li metteranno fuori combattimento. Kobanê non è come gli altri posti. Così come loro pensano di spezzare la nostra volontà a Kobanê noi avremo invece il nostro più grande successo. Qui proclameremo la vera libertà.
-E la resistenza iniziata lungo il confine nord? Quali conseguenze ha avuto la loro azione?
Quando 3-4 mesi fa iniziarono gli attacchi, il nostro popolo del Nord Kurdistan in particolare ha sopportato un grande sacrificio. Non solo hanno sostenuto il nostro morale ma ci hanno anche dato sostegno. Molti giovani del nord hanno scavalcato le recinzioni di confine per venire a Kobanê ed unirsi alla resistenza. Ed ora sono con noi. Ma più di recente l'intero popolo del nord ha dimostrato una resistenza ancora più grande. Anche le azioni nel sud e nell'est del Kurdistan ed in Europa sono stati un grande balsamo per il morale. Ci hanno fatto capire che non siamo soli. L'intero Kurdistan ha dimostrato ancora una volta di essere con noi. E questo veramente ci ha dato maggiore responsabilità. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno dato sostegno. Ancora una volta ci inchiniamo con rispetto verso coloro che sono morti da martiri nel nord e nella Rojhilat (est) durante le azioni del nostro popolo. Li rispettiamo per essere stati dei resistenti fino al martirio a Kobanê. Li consideriamo i nostri martiri della resistenza di Kobanê. Ringraziamo chiunque ci ha sostenuto ancora una volta ed affermiamo che questa resistenza ha bisogno di proseguire. Ogni giovane del Kurdistan del nord dovrebbe partecipare alla resistenza a Kobanê. Anche i giovani di Kobanê dovrebbero ritornare in città ed assumersi le responsabilità per la loro terra. Dovrebbero fare di tutto per ritornare qui a difendere Kobanê.
-Cosa aggiungere in conclusione?
Sappiano coloro i quali immaginano che noi abbandoneremo Kobanê, che noi non retrocederemo mai da Kobanê. Possa cascare il mondo e scomparire tutti noi, ma non abbandoneremo mai Kobanê.
(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali da http://rojavareport.wordpress.com/2014/10/17/interview-with-ypg-commander-isis-has-lost-in-kobane/)
martedì 14 ottobre 2014
PRESIDIO IN SOLIDARIETA' CON LA RESISTENZA KURDA, CONTRO I TERRORISTI DELL'ISIS!
VENERDI' 17 OTTOBRE
ORE 18.30 in P.tta Cavour a Pordenone
PRESIDIO IN SOLIDARIETA' CON LA RESISTENZA KURDA, CONTRO I TERRORISTI DELL'ISIS!
Da più di due anni il popolo del Rojava – regione a maggioranza curda nel nord della Siria – ha liberato il proprio territorio sperimentando una vera e propria rivoluzione sociale, fondata sulla partecipazione dal basso, l'uguaglianza tra uomini e donne e il rispetto dell'ambiente.
Proprio in queste ore, la "confederazione democratica" del Rojava è sotto attacco.
Le sue milizie di difesa del popolo (YPG) e delle donne (YPJ), con l'aiuto dei guerriglieri del PKK, stanno combattendo – in particolare nel cantone di Kobane – un'eroica e disperata resistenza contro i tagliagole dello “Stato islamico”.
L'autogoverno del Rojava sta dimostrando sul campo la possibilità di un' alternativa alla balcanizzazione del Medio oriente, alla guerra fratricida, alla rapina delle risorse...
Proprio per questo si trova isolato, censurato, strangolato, dalla politica ipocrita di tutte le forze statali e capitaliste (Turchia in testa), che sostengono di fatto l'avanzata dell'I.S., mentre pubblicamente fingono di opporvisi.
Proprio per questo, in ogni dove c’è chi sta riconoscendo come propria la resistenza degli uomini e delle donne di Rojava!
Spezziamo l'isolamento!
Sosteniamo la resistenza del Rojava!
INIZIATIVA LIBERTARIA - PORDENONE
giovedì 9 ottobre 2014
La Rivoluzione vincerà a Kobanê!
Comunicato del gruppo DAF
08/10/2014
La Rivoluzione vincerà a Kobanê!
I nostri Compagni nel villaggio di Boydê riportano:
È il ventiquattresimo giorno di attacchi dell’ISIS contro Kobanê. Mentre le forze che difendono la popolazione in ogni villaggio di confine sono gli “scudi umani” che fanno da sentinelle conro gli attacchi dell’ISIS, tutti, ovunque nella regione in cui viviamo, si sono sollevati per non lasciar cadere Kobanê.
Abbiamo partecipato allo scudo umano/sentinella per circa tre settimane nel villaggio di Boydê a ovest di Kobanê. Negli ultimi due giorni, le esplosioni ed i rumori degli scontri si sono intensificati nei distretti periferici e nel centro cittadino. In questo periodo di intensi scontri, le forze militari hanno aumentato i propri attacchi contro gli scudi umani/sentinelle presso i villaggi di confine. I soldati dello Stato turco hanno attaccato con bombe lacrimogene coloro che si avvicinavano al confine da entrambe le parti, incluso il villaggio in cui ci trovavamo, che è stato attaccato martedì.
I soldati hanno anche usato qualche volta proiettili mortali nei loro attacchi, ed hanno ferito alcune persone.
Questi attacchi contro i villaggi di confine ci mostrano in modo specifico come alle forze dell’ISIS sia permesso passare attraverso il confine. Il supporto della Repubblica di Turchia all’ISIS è chiaramente visibile qua come là. Ovviamente non è l’unica cosa ad essere chiara. Abbiamo saputo che uno dei leader dell’ISIS che comanda l’attacco su Kobanê è stato ucciso dalle forze YPJ/YPG. Intanto oggi gli scontri sono stati più intensi che negli scorsi giorni e sono continuati per tutta la giornata. I rumori degli scontri non si sono in gran parte mai fermati oggi. Comunque ora sappiamo che le esplosioni sono fatte dalle forze YPJ/YPG. È stato riportato che le forze YPJ/YPG hanno tatticamente svuotato le strade del centro di Kobanê, tendendo una trappola all’ISIS, neutralizzandoli con tattiche che hanno avuto successo.
Tutti sono eccitati dalle cose che vengono dette alle assemblee del villaggio; una di queste è la paura dell’ISIS per le donne guerrigliere. L’ISIS rappresenta lo stato, il terrore, il massacro e anche il patriarcato ovviamente. Poiché a causa del proprio credo non possono diventare i cosiddetti “martiri” quando sono uccisi dalla donne guerrigliere, le combattenti delle YPJ, hanno paura di incontrare le forze delle YPJ. Perché quando incontrano loro, le donne che combattono contro di loro non mostrano pietà per la sorte dell’ISIS. Questa è libertà contro il patriarcato creata dalle combattenti YPJ.
La ribellione che sorge in tutto il Kurdistan e in tutte le città dell’Anatolia negli ultimi due giorni, ci fa sentire l’invincibilità del popolo organizzato. Queste ribellioni aumentano la fiducia nella rivoluzione per tutti a Kobanê, nei villaggi al confine di Kobanê, e din tutta Rojava. Ogni volta che cade una sorella o un fratello, tuttavia noi sentiamo un dolore che intensifica la rabbia e la forza di ciascuno. Funerali che iniziano colpendo le ginocchia, gettandosi nella danza halay, colpendo con i piedi il terreno velocemente e con tanta forza da rompere la terra. Quindi il nostro dolore scoppia in rabbia, in modo veloce e forte.
Questo proprio quello di cui tutti hanno bisogno qui. Per la libertà e la rivoluzione
che è ardentemente desiderata, nonostante tutto.
Lunga vita alla Resistenza Popolare di Kobanê!
Lunga vita alla Rivoluzione Popolare di Rojava!
Lunga vita alla nostra Azione Anarchica Rivoluzionaria!
Azione Anarchica Rivoluzionaria – DAF ( Devrimci Anarşist Faaliyet)
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