„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
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venerdì 6 maggio 2016
LA STRATEGIA DI DAVIDE TRAFIGGE IL TTIP !
ROMA 7 MAGGIO - LA "STRATEGIA DI DRACULA" TRAFIGGE IL TTIP!
SVELATO IL SUO SEGRETO, SI CONFERMA UN GRANDE IMBROGLIO AI DANNI DEI LAVORATORI ED ORA VA FATTO A PEZZI!
Le rivelazioni di questi giorni trafiggono il TTIP come se fosse un vampiro esposto alla luce! Sta emergendo quello che già sospettavamo: con iI Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) tra Stati Uniti ed Unione Europea, alle società americane saranno concessi poteri senza precedenti su tutte lenuove normative per la salute o la assistenzapubblica. Se qualche governo europeoavesse il coraggio di legiferare per miglioraregli standard sociali o ambientali, TTIPconcedebbe agli investitori degli Stati Uniti il diritto di citarli in giudizio per la perdita di profitti in base alla legislazione aziendale vigente negli USA.
Le rivelazioni emerse potrebbero segnare l'inizio della fine per l'odiato accordo commerciale UE-USA e per coloro i quali hanno finora negoziato, senza alcun mandato popolare e con fanatica segretezza,minacciando chiunque avesse osato divulgare il contenuto del trattato.
Ora, per la prima volta, i cittadini europeipossono vedere da soli di cosa è stata capacela Commissione Europea, senza alcuna trasparenza.
Chi accusava il movimento STOP TTIP di allarmismo e sosteneva che l'UE non avrebbe mai permesso che ciò accadesse, è stato clamorosamente sbugiardato.
La Commissione Europea si preparava ad aprire l'economia europea alla concorrenza sleale delle gigantesche corporations USA, incurante delle pur note disastrose conseguenze per i paesi europei e per i livelli di protezione e di tutele che in Europa sono di gran lunga superiori rispetto agli Stati Uniti.
Secondo le statistiche ufficiali, si perderebbero da uno a due milioni di posti di lavoro come conseguenza diretta dell'applicazione del TTIP. Eppure, i negoziatori dell'Unione Europea si stanno preparando a consegnare nel meccanismo infernale del TTIP interi settori delle economie dei paesi europei, senza avere alcun interesse per le conseguenze sulle persone e sui lavoratori.
La Commissione europea voleva un divieto di 30 anni sull'accesso pubblico ai testi negoziali del TTIP, ora la "strategia di Dracula" imposta da movimento internazionale STOP TTIP ha esposto il vampiro alla luce del sole. Che muoia!
Infatti c'è già qualcuno che inizia a prendere le distanze da un affare sempre più velenoso: la Francia vuole mettere un veto a qualsiasi accordo TTIP che potrebbe mettere in pericolo il suo settore agricolo. La Germania dice che ilTTIP è al collasso, e ha puntato il dito contro l'intransigenza degli Stati Uniti.
Almeno 6 ragioni per dire NO e fermare il TTIP
La prima. Il TTIP prevede che il sistema sanitario, il sistema educativo e l'acqua pubblica siano accessibili al business delle imprese statunitensi.
La seconda. Il TTIP prevede che la legislazione europea in merito a cibo ed ambiente converga con quella in vigore negli USA, dove è consentito l'uso di cibi OGM e sono laschi i divieti sull'uso di sostanze tossiche. Infatti negli USA si possono usare sostanze tossiche nell'ambiente finchè non venga provata la loro tossicità.
La terza. E' previsto un allentamento delle regole per le attività delle banche, dopo le restrizioni loro imposte all'indomani della crisi del 2008.
La quarta. Un attacco alla tutela dei dati personali e della privacy individuale nella navigazione in internet.
La quinta. La disoccupazione per milioni di lavoratori europei, danneggiati dal fatto che negli USA il diritto del lavoro è più lasco ed i sindacati sono meno forti. Come è accaduto in 12 anni di applicazione del NAFTA, l'accordo tra USA, Canada e Messico che è costato il posto di lavoro ad un milione di lavoratori statunitensi.
La sesta. Un pericolo per la democrazia. Il TTIP prevede l'istituzione dell'Investor-State Dispute Settlements (ISDS), una sorta di tribunale internazionale privato presso cui le imprese possono denunciare i paesi le cui legislazioni possono comportare una perdita per i loro profitti. Lo stesso istituto è già in vigore nel TPP (Trans Pacific Partnership).
E' più che sufficiente per dire oggi ad USA ed Unione Europea: NO TTIP! STOP TTIP!
Ed un minuto dopo per dire forte ai capitalisti europei: giù le mani dalla sanità, dalla scuola, dall'acqua, dai diritti dei lavoratori, dai nostri soldi, dalle nostre libertà!
Alternativa Libertaria/fdca
maggio 2016
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martedì 20 ottobre 2015
STOP TTIP !!!
STOP TTIP!!
La firma del TPP (Trans-Pacific Partnership) tra USA, Giappone ed altri 10 stati dell'area (esclusa la Cina), avvenuta lo scorso 5 ottobre centra un...o degli attuali obiettivi della politica internazionale degli USA in tema di integrazione e libertà commerciale a livello planetario.
Il secondo obiettivo dell'entusiasta Obama è la firma del TTIP (Transatlantic Trade & Investment Partnership) con l'Unione Europea per abbattere ogni barriera tariffaria e regolamentare che possa ostacolare la libertà di movimento delle merci e degli investimenti, travolgendo qualsiasi legislazione a tutela di beni comuni (risorse naturali) ed attività di carattere ambientale, agricolo, sanitario, energetico, sociale (trasporti, comunicazioni, formazione),....
Nonostante gli entusiasmi europei possano segnare un certo raffreddamento (almeno nel governo tedesco) in seguito allo scontro sulla questione VolksWagen tra USA e Germania, il negoziato sul TTIP potrebbe compiere passi in avanti incorporando una delle istituzioni previste dal TPP con poteri extra-territoriali.
Si tratta della costituzione di corti arbitrali denominate Investor-State Settlement di cui fanno parte magistrati rappresentanti delle imprese, magistrati rappresentanti degli Stati ed avvocati esperti in commercio internazionale.
Questi tribunali vigileranno e commineranno sanzioni su ogni ostacolo interposto alla circolazione di merci ed investimenti, puntando all'adeguamento e subordinazione delle legislazioni dei singoli paesi agli interessi della valorizzazione capitalistica in tutti i campi in cui dovessere sorgere conflitti e contrapposizioni tra imprese multinazionali e interessi nazionali.
Un'applicazione di tale potere sanzionatorio è già in uso all'interno del NAFTA (North American Free Trade Agreement, il trattato tra USA, CAnada e Messico stupulato nel 1994), come nel caso dello Stato del Quebec (Canada) portato a giudizio nei primi mesi del 2015 per aver votato una moratoria contro l'estrazione di shale-gas in quanto pericolosa ed inquinante!
La reciproca convenienza tra USA, UE e singoli governi europei a sottoscrivere il TTIP deve comunque superare una serie di fattori di opposizione e di contrasto che vanno dalla legislazione europea fin qui acquisita in campo di principio di precauzione alle legislazioni nazionali di tutela dei beni, delle risorse e dei prodotti locali.
Lo stesso movimento STOP TTIP è fortemente cresciuto negli ultimi 2 anni fino alla recente grande manifestazione di Berlino.
Il punto è che non possiamo fidarci dei governi (basti pensare all'entusiasta sottosegretario al TTIP Calenda nel governo Renzi) e dei magistrati che rappresentano gli Stati europei e la stessa UE, direttamente coinvolti a tutela delle imprese nazionali ed europee (se non già globali, come la FCA di Marchionne) nell'illusione di poter penetrare un lasco mercato statunitense in quanto a divieti e precauzioni.
Dobbiamo necessariamente mobilitare dal basso tutta la nostra capacità di constrasto, di denuncia, di controinformazione popolare per respingere quella che si annuncia come un'altra dittatura economico-giuridica sulle nostre vite dopo le politiche di austerity della UE.
La firma del TPP (Trans-Pacific Partnership) tra USA, Giappone ed altri 10 stati dell'area (esclusa la Cina), avvenuta lo scorso 5 ottobre centra un...o degli attuali obiettivi della politica internazionale degli USA in tema di integrazione e libertà commerciale a livello planetario.
Il secondo obiettivo dell'entusiasta Obama è la firma del TTIP (Transatlantic Trade & Investment Partnership) con l'Unione Europea per abbattere ogni barriera tariffaria e regolamentare che possa ostacolare la libertà di movimento delle merci e degli investimenti, travolgendo qualsiasi legislazione a tutela di beni comuni (risorse naturali) ed attività di carattere ambientale, agricolo, sanitario, energetico, sociale (trasporti, comunicazioni, formazione),....
Nonostante gli entusiasmi europei possano segnare un certo raffreddamento (almeno nel governo tedesco) in seguito allo scontro sulla questione VolksWagen tra USA e Germania, il negoziato sul TTIP potrebbe compiere passi in avanti incorporando una delle istituzioni previste dal TPP con poteri extra-territoriali.
Si tratta della costituzione di corti arbitrali denominate Investor-State Settlement di cui fanno parte magistrati rappresentanti delle imprese, magistrati rappresentanti degli Stati ed avvocati esperti in commercio internazionale.
Questi tribunali vigileranno e commineranno sanzioni su ogni ostacolo interposto alla circolazione di merci ed investimenti, puntando all'adeguamento e subordinazione delle legislazioni dei singoli paesi agli interessi della valorizzazione capitalistica in tutti i campi in cui dovessere sorgere conflitti e contrapposizioni tra imprese multinazionali e interessi nazionali.
Un'applicazione di tale potere sanzionatorio è già in uso all'interno del NAFTA (North American Free Trade Agreement, il trattato tra USA, CAnada e Messico stupulato nel 1994), come nel caso dello Stato del Quebec (Canada) portato a giudizio nei primi mesi del 2015 per aver votato una moratoria contro l'estrazione di shale-gas in quanto pericolosa ed inquinante!
La reciproca convenienza tra USA, UE e singoli governi europei a sottoscrivere il TTIP deve comunque superare una serie di fattori di opposizione e di contrasto che vanno dalla legislazione europea fin qui acquisita in campo di principio di precauzione alle legislazioni nazionali di tutela dei beni, delle risorse e dei prodotti locali.
Lo stesso movimento STOP TTIP è fortemente cresciuto negli ultimi 2 anni fino alla recente grande manifestazione di Berlino.
Il punto è che non possiamo fidarci dei governi (basti pensare all'entusiasta sottosegretario al TTIP Calenda nel governo Renzi) e dei magistrati che rappresentano gli Stati europei e la stessa UE, direttamente coinvolti a tutela delle imprese nazionali ed europee (se non già globali, come la FCA di Marchionne) nell'illusione di poter penetrare un lasco mercato statunitense in quanto a divieti e precauzioni.
Dobbiamo necessariamente mobilitare dal basso tutta la nostra capacità di constrasto, di denuncia, di controinformazione popolare per respingere quella che si annuncia come un'altra dittatura economico-giuridica sulle nostre vite dopo le politiche di austerity della UE.
sabato 8 febbraio 2014
Quale mercato, quale democrazia, quale uscita dalla crisi? - NO TTIP !!
E' sotto gli occhi di tutti noi il risultato di anni di politiche economiche basate sulla de-regolamentazione senza regole, che per anni abbiamo chiamato globalizzazione per semplicità.
L'impoverimento, il dumping sociale, l'estrazione di risorse hanno concentrato ricchezze e privilegi, rubando ai poveri per dare ai ricchi e riducendo ogni spazio di opposizione sociale e politica.
Il Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip), il trattato in corso di ratifica che vorrebbe creare tra Usa e Ue la più consistente area di libero scambio mai tentata nel pianeta (coprirebbe circa il 60% delle economie mondiali) sta per essere ratificato in questi giorni. Come al solito se ne sa poco, perché il testo è segreto anche per il Parlamento Europeo e il Congresso statunitense e è stato negoziato da un pugno di esperti tra la Commissione Ue e il Ministero del Commercio Usa, ma deciderà delle nostre vite.
L’accordo dovrebbe chiudersi entro il 2014 e rappresenta il nuovo e ancor più massiccio attacco ai diritti sociali e del lavoro, ai beni comuni e alla democrazia, dopo i tentativi già portati avanti con l’accordo multilaterale sugli investimenti (Mai) negli anni ’90 e con la direttiva Bolkestein nello scorso decennio, contro i quali si era costruita una fortissima ed efficace mobilitazione sociale.
Presentato come una delle poche risposte alla caduta libera dell’economia globale, punta ad abbattere non tanto le tasse doganali tra Usa e Ue – già mediamente appiattite intorno al 4% - ma le cosiddette Barriere Non Tariffarie, cioè i divieti di importazione e tasse specifiche che, anche grazie alle grandi battaglie contro la carne agli ormoni, il pollo lavato col cloro, gli ftalati nei giocattoli, i residui di pesticidi nel cibo, gli Ogm e così via permettono ai singoli paesi di decidere e mantenere regolamenti cautelativi nella circolazione delle merci.
E nessuno oggi è in grado di stimare quanto ci costeranno, in termini di diritti e di qualità sociale e ambientale, la liberalizzazione prevista dei servizi essenziali – principalmente acqua, energia e trasporti –, di quelli finanziari, la stretta sul finanziamento delle imprese a partecipazione statale e sulla proprietà intellettuale.
Per fare un esempio concreto, se il governo italiano dovesse approvare la legge d’iniziativa popolare del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, riconoscendo finalmente l’esito del voto referendario del 2011, ad accordo vigente potrebbe trovarsi sanzionato per aver impedito, con la ripubblicizzazione del servizio idrico, futuri profitti alle multinazionali del settore.
Siamo di fronte ad una vera e propria guerra alla società, giocata con l’alibi della crisi e con il tentativo di rendere strutturali le politiche di austerità, riducendo il lavoro, i beni comuni, la natura e l’intera vita delle persone a fattori per la valorizzazione dei grandi capitali finanziari.
Così come facemmo contro il Mai e contro la Bolkestein, occorre attivare al più presto una forte mobilitazione politica e sociale su entrambe le sponde dell’Atlantico, per dire tutte e tutti assieme che è un’altra la via di uscita dalla crisi. E passa esattamente per l’abbandono di un modello che è contro la vita e il futuro.
8 febbraio 2014
Alternativa Libertaria/FdCA - Fano/Pesaro
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