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giovedì 25 febbraio 2016

Mestre (VE) Rete contro guerra e militarismo : Diciamo NO all’intervento militare in Libia


Diciamo NO all’intervento militare in Libia

 

Che si tratti di giorni o qualche settimana, una cosa è certa: si stanno scaldando i motori per un nuovo intervento militare in Libia.  Forze speciali sono già sul posto per preparare l’arrivo di un contingente di oltre 6000 militari europei, italiani compresi, e statunitensi. L’Italia, che si candida a guidare questa nuova missione militare, ha già inviato 4 cacciabombardieri AMX del 51° Stormo di Istrana (Tv) presso la base di Trapani Birgi in Sicilia.

Dobbiamo sin da ora dire no a questa nuova aggressione al popolo libico.

Diciamo NO perché, da che mondo è mondo, chi è causa di problemi non può ergersi a soluzione degli stessi. E le potenze imperialiste occidentali, con la NATO, hanno provocato l’esplosione della situazione libica con l’intervento militare del 2011, lasciando poi che il vuoto politico creato venisse riempito da fazioni, bande, tribù in conflitto tra loro e con le potenze straniere.

Diciamo NO perché le guerre non portano la pace, come sostengono vertici militari e  governi: le guerre provocano lutti, dolore, devastazione, odio e violenza infinita.

L’intervento militare in Libia, con la scusa di stroncare l’ISIS e stabilizzare il paese, servirà solo ai fabbricanti e ai commercianti di armi per arricchirsi con l’apertura di un nuovo “mercato”; servirà solo a soddisfare le mire espansioniste delle grandi potenze e, innanzitutto, dello Stato italiano, che già in passato ha martoriato quella terra con 30 anni di occupazione  macchiandosi di crimini ignobili verso il popolo libico.

Questa guerra, fortemente voluta dagli USA, dall’Unione Europea e dalla NATO, provocherà inevitabili reazioni, trasformando anche il territorio italiano in obiettivo di attentati e atti di ritorsione, e andrà ad alimentare quella spirale bellica, infame e senza fine, che dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Siria all’Ucraina, dallo Yemen all’Africa sub-sahariana, sta coinvolgendo l’intero pianeta avvicinandoci sempre più ad un nuovo disastroso conflitto mondiale.

Con la scusa di aiutare il popolo libico, questa guerra in realtà garantirà solo gli interessi delle multinazionali del petrolio e gli equilibri del terrore nel Mediterraneo, ormai trasformato in una area super militarizzata, chiusa ai profughi e i migranti, ma aperta ai mercanti di morte e alle avventure delle potenze imperialiste.

Pretendiamo - e lottiamo - per un Mediterraneo smilitarizzato, per la chiusura di tutte le basi militari e delle fabbriche di armi, perché siano i popoli, oggi sottomessi, a liberarsi dai loro oppressori, con il supporto solidale e internazionalista di tutti coloro che sono impegnati a costruire una società libera dalle guerre, dal razzismo, dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla donna, dell’uomo sull’ambiente.

La vera minaccia alla pace proviene dall’interventismo dei nostri governanti e delle classi dominanti per la difesa dei loro interessi, dalla militarizzazione della nostra terra, dagli enormi investimenti in strutture e strumenti di guerra a scapito del lavoro, dei servizi sociali, del benessere collettivo, della salvaguardia del territorio.

Invitiamo chi condivide le nostre idee a mobilitarsi, ovunque e come meglio crede, contro l’intervento militare in Libia; facciamo sentire alta la protesta; costruiamo un forte movimento di opposizione alle politiche avventuriere e imperialiste di cui il governo Renzi è protagonista e complice.

 

Rete contro guerra e militarismo

sabato 3 ottobre 2015

10 anni di TUTTINPIEDI


comitato cittadini villaggio san marco

Hai visto che hanno iniziato i lavori che trasformeranno Via Sansovino in una superstrada? Nel 2002 la giunta di Centro Sinistra col sindaco Costa ed a seguire la Giunta Orsoni approvano un piano regolatore che prevede fra il resto la costruzione di una strada, la Vallenari bis, che parte da Via Sansovino, con un ponte supera l'Osellino, subito dopo il ponte si prevede la costruzione di migliaia di abitazioni e quindi attraverserà Mestre passando a 15 metri dagli istituti scolastici, incrociando la circonvallazione per poi giungere fino a Tessera eliminando una grande area verde. Il giorno 11 Settembre abbiamo fatto un'assemblea in Piazza Canova a cui hanno partecipato un centinaio di cittadini del Viale e dei numerosi politici invitati (ex-assessori, sindaco etc) abbiamo visto Conte (il presidente del Consiglio di Quartiere) e Boraso (l'assessore alla Mobilità ed ai trasporti). Pubblicamente I politici intervenuti hanno detto che l'opera non è giustificata ma che non possono fare nulla. Alcuni cittadini che vivono vicino a dove sorgerà la strada hanno deciso di fare delle azioni legali contro la strada. Il nostro comitato del Villaggio San Marco, assieme ai cittadini presenti, ha deciso a grande maggioranza che si tratta di un'opera inutile e dannosa e che porterebbe traffico, alluvioni ed infine anche fenomeni di corruzione come quelli del Mose. Non solo. A fronte del degrado del nostro quartiere (marciapiedi, illuminazione, inquinamento e fognature) la decisione di spendere 20 milioni di euro per un'opera inutile e dannosa ci sembra criminale. Chiediamo quindi che i soldi pubblici destinati a questa inutile opera vengano destinati a opere nei nostri quartieri quali: - rifare le fognature dove necessario; - finanziare se necessario le bonifiche; - rifare i marciapiedi, i passaggi pedonali, rivedere illuminazione, campo da calcio, ex cinema etc etc. Insomma crediamo che la giunta debba investire nel rendere vivibile il nostro, come gli altri quartieri, invece che buttare via i nostri soldi in un'opera inutile e dannosa. Per questo motivo abbiamo organizzato un pranzo di autofinanziamento a 15 euro a testa (7 per studenti e disoccupati) per il giorno 3 Ottobre alle ore 12.00 in Piazza Canova per aiutare anche economicamente i cittadini che hanno intenzione di percorrere le vie legali per fermare la Vallenari bis. Tutti I cittadini del Villaggio sono invitati a dare una mano ed a partecipare. Prenotatevi telefonando al 348-2616881 e scrivetendoci al comitatovsm@gmail.com. Il comitato cittadini del Villaggio San Marco fip Piazza Canova 15 Settembre 2015

martedì 16 giugno 2015

Da Marghera, sulla lotta alla Fincantieri

Da Marghera, sulla lotta alla Fincantieri Care/i compagne/i, da alcuni mesi vi inviamo periodici aggiornamenti sulla lotta alla Fincantieri convinti che quello in corso non è una semplice vertenza aziendale, ma uno scontro di portata molto più ampia. I vertici di Fincantieri, infatti, si sono dati il compito di importare il "metodo Marchionne" nel campo delle imprese di stato o controllate dallo stato, e di aprire la strada all'attacco che Federmeccanica ha in programma di fare in autunno quando si dovrebbe rinnovare il contratto dei metalmeccanici. Quello che si profila, infatti, è o la secca pretesa padronale di avere 30 mesi di "moratoria", come a dire l'annullamento del contratto nazionale per un "giro", o una sfilza di richieste di "restituzione" da parte dei padroni, a cominciare da un taglio ai salari di almeno 60 euro in media (con il risibile pretesto che nel triennio 2013-2015 l'inflazione effettiva è stata più alta di quella programmata). Certi del significato politico di questa lotta, e coscienti di quanto sono limitate le nostre forze a fronte di quelle messe in campo da Fincantieri, abbiamo chiesto fin dall'inizio agli organismi, ai siti, ai singoli compagni e ai lavoratori impegnati nelle lotte un aiuto non solo e non tanto a diffondere i nostri testi, quanto a fare il possibile per ricostituire un collegamento tra gli operai dei diversi cantieri che è andato distrutto negli scorsi anni e per spezzare l'isolamento nel quale questa lotta si trova. Dal momento che stiamo entrando in un passaggio critico di essa e le difficoltà per gli operai stanno crescendo, anche per effetto dell'azione disfattista di Fim-Uilm e, in altre forme, della Fiom, rinnoviamo con forza questa richiesta. Queste nuove note di aggiornamento sono state stese prima degli incontri tra azienda e sindacati dei giorni 7 e 8 giugno, ma prima di diffonderle abbiamo preferito attendere che fosse noto l'esito degli incontri che hanno, una volta di più, confermato la ferma volontà di Fincantieri di portare a termine un attacco a 360 gradi ai propri lavoratori e ai lavoratori degli appalti. Dunque non c'è stato bisogno di modificare in nulla ciò che avevamo scritto. Dopo l'incontro Fim e Uilm hanno ulteriormente accentuato il loro servilismo verso la Fincantieri, facendo finta di vedere nel "piano industriale" presentato da Bono & C. un "importante passo in avanti nella discussione". A sua volta la dirigenza della Fiom ha scoperto, con un'altrettanto incredibile "ingenuità", che l'azienda "rilancia gran parte dei concetti pregiudizievoli a un accordo e già giudicati irricevibili dai lavoratori", e risponde alla conferma dell'attacco padronale con... la predisposizione, forse, di "un'azione per comportamento antisindacale contro Fincantieri". Sai che paura per Bono e la sua banda! Ci piacerebbe raccontarvi che reagendo all'oltranzismo padronale gli operai, a partire da Marghera, da sempre il cantiere più combattivo del gruppo, hanno spazzato via una volta e per tutte questi bonzi dandosi un'autonoma organizzazione di lotta capace di fronteggiare l'aggressione padronale e di rivolgersi all'intera classe lavoratrice. Dobbiamo invece dirvi delle accresciute difficoltà, e anche degli arretramenti, che la lotta operaia sta al momento incontrando. Lo facciamo sia perché il nostro terreno non può essere altro che il terreno della realtà, ma soprattutto per discutere insieme il modo più efficace di intervenire in queste difficoltà, proprie all'intera classe operaia, e di continuare ad incitare i lavoratori alla lotta e spingerla comunque in avanti, con il bello e il cattivo tempo. Marghera, 11 giugno La Fincantieri intensifica l'attacco. Sta ai lavoratori intensificare la lotta, se vogliono respingere il padrone. Siamo entrati nel terzo mese della vertenza alla Fincantieri e continua ad esserci, purtroppo, uno scarto significativo tra l'alta intensità dell'attacco padronale e la risposta operaia che c'è (l'ultimo sciopero, riuscito, è stato giovedì 4 giugno ad Ancona), ma ha un carattere ancora scoordinato e, nonostante tutto, di modesta intensità. Fincantieri si sente forte, ci va giù duro, e provoca in serie. Sull'intensità e sulla determinazione dell'attacco padronale possono ormai avere dubbi, o far finta di averne, solo i bonzi sindacali, inclusi quelli della Fiom. Anche le più recenti affermazioni dell'a.d. Bono sono invece quanto mai esplicite: "Dobbiamo confrontarci con un mondo diverso dal passato (...); non possiamo restare con relazioni sindacali che sono state costruite negli anni '70"; "la produttività dei dipendenti diretti di Fincantieri è altamente insufficiente". Ancor più inequivocabili sono i fatti. Anzitutto il persistente rifiuto dell'azienda a discutere le due piattaforme presentate, separatamente, da Fim-Uilm e dalla Fiom, e l'imposizione a discutere (si fa per dire) solo la contro-piattaforma presentata dall'azienda. Che - ricordiamolo - contiene la pretesa di 104 ore annue di lavoro gratuite, la subordinazione integrale del premio di produzione ai livelli di profittabilità decisi da Fincantieri (non comunicati ai lavoratori, ma solo ai dirigenti sindacali), nuovi controlli personali sugli operai (un chip nelle scarpe o nel casco), la riduzione del costo della forza-lavoro negli appalti attraverso il ricorso sistematico alle agenzie interinali, dure sanzioni in caso di scioperi spontanei, etc. A seguire, poi, c'è una sfilza di fatti accaduti nelle ultime settimane: 1) una decina di trasferimenti punitivi di impiegati e tecnici, tutti iscritti alla Fiom; 2) il divieto opposto alla Fiom di tenere un'assemblea a Trieste nella sede centrale; 3) l'attacco, con minaccia di esposto alla magistratura, al consiglio comunale di Ancona per essersi permesso di chiedere all'azienda di fare nuove assunzioni nel cantiere di Ancona a fronte di un grosso incremento degli ordini di lavoro, assorbendo una parte almeno dei 106 operai e impiegati della Isa Yachts in crisi anziché ricorrere, come sta facendo, al gonfiamento degli appalti e dei sub-appalti (nel cantieri di Ancona il rapporto è arrivato alla soglia di 1 dipendente diretto Fincantieri fino a 6 operai delle ditte esterne); 4) l'attacco alla questura di Venezia, definita "forza del disordine", per non avere manganellato gli operai che picchettavano gli ingressi del cantiere di Marghera il 14 maggio; 5) l'annullamento dell'incontro con i dirigenti sindacali previsto a metà maggio come segno di spregio verso la trattativa e i sindacati; 6) il provvedimento disciplinare (con velata minaccia di licenziamento) contro 2 delegati e 1 operaio di Marghera per una "violenza" inesistente ai danni di un semi-dirigente; 7) la decisione di pagare alcuni milioni di euro di bonus ai dirigenti e ai quadri tecnici proprio mentre ha tagliato la busta paga degli operai di almeno 70 euro al mese (fino a 200, e oltre); 8) la forte pressione sugli organi di stampa perché diano la massima amplificazione alle prese di posizione aziendali e ai successi dell'azienda, e il minimo spazio possibile alle lotte - come sta avvenendo in effetti. Un altro test di questo atteggiamento aggressivo e provocatorio sono le dichiarazioni di Bono&C. in risposta alle deboli proteste dei dirigenti sindacali di Monfalcone contro la distribuzione dei premi ai dirigenti; dichiarazioni aggressive e provocatorie non solo e non tanto verso di loro, quanto verso i lavoratori e il loro diritto a scioperare contro i diktat padronali: "L'azienda vuole sapere quante navi hanno portato le Rsu in tutti questi anni e, soprattutto, si chiede, e chiede, chi sia a progettarle, pianificarne e seguirne la costruzione (...), e a consegnarle rispettando tempi e costi, nonostante ci sia chi faccia di tutto perché ciò non avvenga" ("Il piccolo", 29 maggio). In riunioni riservate tra la direzione centrale e le direzioni di stabilimento, tenutesi in tutti i cantieri, Bono&C. hanno espresso con una volgarità ancora più schifosa il loro disprezzo nei confronti degli operai. A stare a queste sanguisughe, la fortuna di Fincantieri sarebbe dovuta alle manovre finanziarie e alle sole attività di progettazione delle navi (neppure quella opera loro, peraltro) e di sorveglianza dei lavoratori; tutto il resto, l'enorme quantità di lavoro produttivo necessario a confezionare queste merci, è niente, o è merda. I boss di Fincantieri si sentono forti. Oltre che dalle laute commesse arrivate dalla Carnival (con ordini di lavoro fino al 2019), Bono e la sua cricca sono stati ulteriormente rafforzati dalla decisione presa a inizio maggio dall'Occar (l'Organizzazione congiunta di cooperazione per gli armamenti) di assegnare a Finmeccanica e Fincantieri un ordine da 3.5 miliardi di euro per la produzione di 6 pattugliatori (più forse altri 4) e un'unità di supporto logistico nel quadro del programma pluriennale di rafforzamento della marina militare italiana. Il vertice di Fincantieri sta poi infittendo i suoi rapporti con la marina militare degli Stati Uniti (cfr. l'intervista del 18 maggio di Bono a "Defense News", Naval Work Booming at Fincantieri) e con la Camper & Nicholsons International, una impresa statunitense capofila nelle attività legate agli yacht e alla nautica di lusso, in vista anche di uno sbarco in Cina insieme a Carnival e China Cssc, finalizzato a produrre megayacht e navi da crociera per il mercato cinese. Ancora: pare imminente l'acquisizione dei Chantiers de l'Atlantique di Saint-Nazaire, più grandi del maggiore cantiere italiano, quello di Panzano-Monfalcone, dopo che il padronato francese ha fatto una chiara apertura al 'cavaliere bianco' italiano (v. "Les Echoes", giornale della Confindustria francese, del 2 marzo) che subentrerebbe alla coreana Stx in difficoltà finanziarie - al momento le sole perplessità o riserve vengono dal Front national della Le Pen, mentre il nuovo ministro dell'economia, Macron, è dato per favorevole. Insomma, nonostante le difficoltà che Fincantieri incontra per effetto della secca riduzione degli ordini alla Vard, la controllata specializzata nella produzione di navi per la ricerca sottomarina di petrolio e di gas, Bono & C. proseguono nella strategia di "consolidamento europeo" e globale del gruppo finalizzata anche a fronteggiare la concorrenza della tedesca Meyer Werft, che ha da poco incorporato il cantiere finlandese di Turku, l'unico in Europa in grado di produrre navi Cruise da oltre 200.000 tonnellate. E lo fanno sapendo, naturalmente, di poter contare sui fondi statali (come hanno fatto in passato in modo sistematico per pagare, cioè: far pagare a noi lavoratori, anni di cassa integrazione). Nel caso specifico dell'acquisizione dei Chantiers de l'Atlantique ad intervenire, forse in collaborazione con un omologo istituto francese, sarebbe la Cassa depositi e prestiti, che controlla Fincantieri al 72%. Gli operai rifiutano lo scambio diseguale. Ma per piegare Fincantieri serve una lotta molto più determinata e unitaria. Fincantieri sente di avere le spalle totalmente coperte dal governo Renzi che alle imprese, e in specie alla linea Marchionne, ha assicurato un appoggio incondizionato, tanto più se promettono di dare un minimo di corpo e di sostanza alla "ripresa". E Fincantieri è tra le non molte grandi imprese che possano farlo. Il suo punto di forza, infatti, è "offrire" ai propri dipendenti, operai e impiegati, in tempi di pesante disoccupazione e dilagante precarietà, il seguente scambio: lavoro garantito fino al 2020-2022 (o perfino al 2025) in cambio di un peggioramento generale della condizione operaia tanto in Fincantieri quanto negli appalti: più orario, più produttività e meno salario; più controlli e meno (o zero) conflitti. Si tratta di uno scambio diseguale in perfetto stile padronale. Gli scioperi di marzo, aprile e maggio provano che la grande maggioranza degli operai e dei lavoratori Fincantieri lo rifiuta. Il grosso problema, però, è che per respingere l'attacco padronale ben studiato e deciso, è necessaria una lotta molto più dura, determinata, unitaria di quella che c'è stata fino ad oggi, e una lotta capace di parlare all'insieme della classe lavoratrice, mentre per così come sono avvenuti finora, gli scioperi non sono riusciti a spostare Fincantieri dalla sua posizione di sfida frontale ai lavoratori e non sono riusciti ad uscire dai singoli cantieri. Vediamone le ragioni, per meglio identificare il nostro "che fare". 1) Pesa anzitutto sui lavoratori Fincantieri, che non sono certo un mondo a parte, lo stato generale della classe operaia dell'industria che è ad oggi sostanzialmente ferma, disorientata, impaurita dalla minaccia della disoccupazione e dall'aggressività di padroni e governo - l'ultima manifestazione operaia di una certa consistenza è stata quella organizzata dalla Fiom il 28 marzo a Roma, non a caso di sabato, e senza grandi prospettive, mentre la stessa agitazione a Melfi contro i bestiali 20 turni di recente introdotti sembra, almeno momentaneamente, rientrata. Sicché all'oggi gli operai Fincantieri si trovano ad essere tra i pochissimi operai di un medio-grande stabilimento industriale in lotta in Italia. E il discorso si può allargare all'Europa, dove - al momento - i conflitti sindacali più accesi, come in Italia del resto (con la logistica), si stanno manifestando fuori dall'industria: vedi i macchinisti delle ferrovie, i piloti, le/i maestri d'asilo o i postali in Germania, i dipendenti della Carrefour in Francia. 2) Pesa altrettanto, in negativo, il fatto che il padrone-Fincantieri ha gettato sul piatto cinque, o più, anni di lavoro "sicuro" in un contesto di quasi generalizzata precarietà, che tocca anche le famiglie dei dipendenti Fincantieri, tanto al Sud quanto, sempre più, anche al Nord. Così come cominciano a far sentire il loro effetto da un lato il taglio dei salari iniziato ad aprile (-70 euro circa per tutti) a cui si è aggiunto il mancato pagamento di una rata del vecchio premio di produzione (circa 300 euro in meno), e dall'altro i provvedimenti disciplinari. 3) Gran parte degli operai non ha compreso o, almeno, non ha compreso fino in fondo che Bono & Co. vogliono realizzare una svolta, ottenendo subito un secco peggioramento delle loro condizioni di lavoro, di salario e della agibilità politica e sindacale dei lavoratori, e pensa invece che in un modo o nell'altro, "come sempre", un punto d'intesa, a mezza strada o quasi, si troverà, e gli scioperi sono utili ("senza esasperare la situazione") perché spingono verso un nuovo compromesso. Questo atteggiamento convive, spesso negli stessi lavoratori, con una certa sfiducia sia nelle burocrazie sindacali ma anche nelle proprie forze, che si esprime nel concetto: "tanto è già stato deciso tutto". Il risultato complessivo di questi fattori è, finora, una conflittualità operaia ad intensità medio-bassa. Qualche esempio per i cantieri più grandi: a Monfalcone si fa il "blocco delle portinerie", come all'ultimo sciopero unitario del 21 maggio, ma chi vuole, entra; e allora: che blocco è? A Marghera, dove il picchetto, invece, è vero e lo sciopero è riuscito finora al 99%, poi si permette di lavorare fino a sera tardi in cantiere, e al sabato non si fa un'azione adeguata capace di impedire i recuperi, lasciando soli i pochissimi delegati e lavoratori impegnati sistematicamente nel picchetto. Per il numero limitato di lavoratori presenti ai picchetti, non si riesce a presidiare tutte le portinerie e, come è accaduto il 30 maggio, finisce che entrano una trentina di dipendenti Fincantieri e alcune centinaia di operai degli appalti, sotto l'occhio vigile di polizia, carabinieri e digos, sempre più numerosi via via che gli scioperi vanno avanti, e pronti ad intervenire dopo il richiamo all'ordine del padrone. 4) Pesa, poi, la divisione tra i cantieri. Con gli scioperi degli ultimi 3 mesi qualche piccolo passo in direzione dell'unità è stato fatto, ma gli 8 cantieri italiani (9 se si considera la direzione centrale di Trieste con 200 impiegati, dove pure si è scioperato) restano tuttora divisi, senza un coordinamento tra loro. Divisi nei fatti, perché non si è mai potuto scioperare tutti i cantieri nello stesso giorno, con le stesse modalità - la nostra proposta di uno sciopero generale unitario di tutti i cantieri e di una manifestazione nazionale unitaria è stata sistematicamente bocciata come impraticabile anzitutto dai dirigenti sindacali ma pure da qualche delegato Rsu. Divisi anche in senso "psicologico", perché a Castellammare di Stabia (almeno finché è stata "assegnata" al cantiere la portaelicotteri Landing Helicopter Dock) e a Palermo continua a essere forte la preoccupazione di restare senza commesse, preoccupazione che, invece, è ormai quasi svanita nei cantieri del Nord. Oggi i cantieri sono meno in concorrenza tra loro di ieri quando, nel punto più acuto della crisi della cantieristica, anche all'interno della Fiom si prospettò di costituire il coordinamento dei cantieri adriatici (Monfalcone, Marghera, Ancona) in opposizione con quello dei cantieri liguri (Sestri, Muggiano, Riva Trigoso) - spettacolare esempio di una politica di classe, sia da parte dei promotori liguri, quelli di Lotta comunista (!?) in prima fila, sia di quelli adriatici! In questi mesi i diversi cantieri si sono un po' avvicinati tra loro, ma non hanno ancora ripreso un'azione comune, e non sono neppure vicini a riprenderla. Perché, come in altri settori, in questi ultimi decenni è avvenuta la federalizzazione di fatto della classe operaia, la penetrazione di una distruttiva logica aziendalista e localista, su cui continuano ad agire con una certa facilità le direzioni aziendali, utilizzando la reale diversità della struttura dei diversi cantieri (per grandezza, tipo di attività prevalente, livello di obsolescenza o rinnovamento degli impianti, etc.) allo scopo di mantenerli divisi. 5) Un altro fattore che impedisce alla lotta di prendere il necessario vigore è la perdurante divisione tra i lavoratori Fincantieri e i lavoratori degli appalti e sub-appalti. Intendiamoci: in questi mesi non c'è stata alcuna contrapposizione (salvo, forse, un rischio del genere ad Ancona). Gli operai degli appalti si fermano quasi sempre ai picchetti dei dipendenti diretti Fincantieri (non solo a Marghera), ma non c'è una convinta mobilitazione attiva degli operai degli appalti congiunta con quella degli operai Fincantieri: c'è un'oggettiva diversità di condizioni tra i dipendenti Fincantieri e i lavoratori degli appalti - basta pensare che il premio di produzione è pagato esclusivamente ai dipendenti diretti di Fincantieri, sebbene più della metà del lavoro di costruzione e allestimento delle navi è opera degli operai degli appalti. Nelle piattaforme sindacali non c'è nulla che riguardi davvero gli operai degli appalti. Le parti delle piattaforme di Fim, Uilm e Fiom relative agli operai degli appalti, per quando differenti tra loro, hanno questo in comune: che sono state scritte tanto per scrivere. Il solo cantiere in cui c'è stato un intervento rivolto direttamente a loro (e in alcune delle loro lingue madri) è stato purtroppo quello di Marghera, per iniziativa del nostro Comitato, che ha posto con chiarezza il tema dell'eguaglianza effettiva di trattamento tra lavoratori autoctoni e lavoratori immigrati (ci sono stati, qui, anche un paio di volantini Fiom, ma di contenuto quanto mai generico e fatti senza alcuna convinzione). C'è da dire poi che negli scorsi anni, a Marghera e altrove, è avvenuta una vera e propria polverizzazione delle ditte degli appalti che ha prodotto un crollo della sindacalizzazione tra gli operai degli appalti. L'azione disfattista delle direzioni sindacali L'ultimo fattore, strettamente collegato agli altri e influente su tutti gli altri, che ha impedito che la lotta prendesse (finora) la necessaria forza e unitarietà, è stata ed è l'azione delle direzioni sindacali. Fim e Uilm, con un'azione particolarmente attiva della Uilm, si sono mosse fin dall'inizio perché - nonostante l'attacco padronale - ci fosse un conflitto a bassissima intensità. A Marghera ad esempio, hanno insistito perché gli scioperi si facessero sempre a fine turno (sono i più indolori) e da un certo momento in poi si sono totalmente smarcati dagli scioperi. La loro posizione, ora, è: sospendiamo ogni azione fino ai prossimi incontri con l'azienda che dovrebbero esserci, sempre che l'azienda non li disdica, l'8-9 giugno. Si è segnalato per la sua particolare aggressività filo-padronale il segretario Uilm di Genova, Apa, più aziendalista - se possibile - degli stessi vertici aziendali nel decantare il ruolo di Fincantieri nel mercato mondiale, la sicurezza dell'impiego in tutti i cantieri, la correttezza di Bono e della sua banda ("l'azienda si muove nell'ambito delle leggi vigenti e delle norme contrattuali"); più violento delle veline della questura nel tentativo di intimidire gli operai che a Genova lo hanno contestato il 29 aprile ("un manipolo di faziosi e facinorosi"); più esagerato dei giornali di destra nell'imputare alla Fiom e a Landini la volontà - inesistente! - di "fare di Fincantieri un laboratorio di scontro politico come è successo con la Fiat dal 2010 in poi" e di "rappresentare scenari nefasti per spaventare i lavoratori". Per costui l'azienda sta chiedendo soltanto di "realizzare nuove e più avanzate relazioni sindacali", più "avanzate" nel senso del servilismo verso le necessità del capitale. Del resto più si è accentuato lo stallo della finta trattativa, più Fim e Uilm si sono dissociate in diversi cantieri dagli scioperi, lasciando sola la Fiom a indirli. Ai Cantieri navali di Palermo il 6 maggio Fim e Uilm hanno svolto un boicottaggio attivo, e non a caso questo è stato lo sciopero meno riuscito degli ultimi mesi. Non bastasse il sabotaggio di Fim e Uilm, a Palermo di traverso alle lotte si è messa anche la magistratura che alla metà di marzo, con tempismo alquanto sospetto, ha avviato il processo contro 40 operai (38 dei quali iscritti Fiom, rischiano fino a 5 anni di carcere) per i "danneggiamenti" prodotti nel corso della forte protesta operaia del 18 luglio 2011 contro la chiusura del cantiere. Nessuna sorpresa, poi, se le condizioni di lavoro nel cantiere siciliano sono tali da rendere possibili e ripetuti incidenti sul lavoro come quello che il 25 maggio scorso ha ferito in modo serio due operai degli appalti della ditta Picchiettini, mentre appena venti giorni prima era morto a Genova Luciano Stiffi, un operaio di 43 anni del cantiere di Muggiano (un feudo Uilm), con la scatola cranica fratturata da un tubo. Piccoli danni collaterali che le "relazioni sindacali più avanzate", diverse da "quelle degli anni settanta", moltiplicheranno... Tra i lavoratori Fim e Uilm hanno sempre parlato di aspettare il momento buono per dare la spallata alla Fincantieri nel passaggio-chiave della trattativa. Fatto sta, però, che Fincantieri non ha aperto alcuna trattativa e, dopo anni di accordi separati con Fim e Uilm, sembra poco interessata a farne un altro. Punta più in alto, visto il crescente allontanamento della Fiom dalla stessa idea di sindacato conflittuale e l'isolamento in cui la lotta alla Fincantieri è. Punta ad imporre a tutti i sindacati, a tutte le Rsu, e ai lavoratori, la sua piattaforma magari limando un po' le singole pretese, ma con una vittoria inequivocabile sul punto essenziale: bisogna lavorare di più e in modo più intenso per un salario inferiore. Da parte sua la Fiom continua ad indire azioni di sciopero, rigorosamente scoordinate tra i diversi cantieri, ma in quale prospettiva? Lo ha chiarito il coordinatore nazionale Fiom per la Fincantieri, Papignani, nella conferenza stampa del 15 maggio a Trieste. Per Papignani "l'azienda ha sbagliato l'impostazione della trattativa" (!!!) ed è "priva di fantasia" (!!!) perché continua a "ripetere come in pratica quando vi sono nuove commesse, si debba lavorare di più e prendere di meno". Ragione per cui Papignani e la Fiom hanno avuto l'idea veramente geniale e fantasiosa non di intensificare e centralizzare la lotta, non sia mai!, ma di andare fino a Trieste per farsi ascoltare da Bono&Co., alla disperata ricerca di "un pertugio", di una minima apertura del padrone-Fincantieri nella quale potersi infilare. In questa pietosa messa in scena tuttavia, ad aprire un primo pertugio è stata proprio la Fiom che ha ventilato una monetizzazione del 6x6 con la maggiorazione del salario al sabato. E nei giorni successivi ha diffuso tra i lavoratori e i delegati l'idea che si debba chiudere la vertenza, in un qualche modo, entro giugno. C'è perfino, tra i dirigenti Fiom, chi dice in modo esplicito che è scontato che l'azienda non prenderà neppure in considerazione la piattaforma della Fiom, e bisogna accettarlo... Come c'è, d'altra parte, tra i delegati Rsu e ai livelli provinciali, chi invece riconosce che per respingere gli attacchi sempre più provocatori di Fincantieri, sarebbe necessario organizzare una risposta di lotta più forte e unitaria, ma poi non sostiene questa posizione con la determinazione necessaria nelle sedi locali o davanti alle istanze superiori. Che, a cominciare da quelle nazionali, continuano a guardare da tutt'altra parte, verso le istituzioni statali, salvo restare sistematicamente con un pugno di mosche in mano. L'appello al parlamento è finito con un'audizione davanti alla Commissione Lavoro della Camera (il 29 aprile) che si è limitata ad una distratta presa d'atto. L'appello a Renzi perché si dia da fare per far cambiare atteggiamento ai vertici di Fincantieri non avrà neppure questo tipo di risposta, sarà ignorato e basta. Così pure, se dovesse esserci, il ricorso alla magistratura contro la mancata proroga del contratto integrativo e il conseguente taglio dei salari. Coinvolgere i candidati alle elezioni regionali e locali, poi, è servito solo a gettare un altro po' di sedativo sulla lotta. Solo ad Ancona c'è stato un attimo di attrito tra l'azienda e le istituzioni locali, ma il "conflitto" si è risolto in gloria (per i vertici aziendali) con un incontro a Roma alla fine del quale il sindaco di Ancona V. Mancinelli si è abbandonata a dichiarazioni trionfalistiche sia sul futuro del cantiere che sull'azienda-Fincantieri in quanto tale. Anche gli incontri (con pochissimi operai) con i candidati alle elezioni comunali o regionali sono stati niente altro che fuffa - a meno che non si voglia considerare qualcosa di serio l'invito che la Paita ha rivolto a Bono, Mangoni, Sorrentino & C. a "riconsiderare" le misure disciplinari prese contro alcuni lavoratori dei cantieri liguri, salvo invitare tutti, e dunque anzitutto i lavoratori sotto attacco, a fare "fronte comune" con il padrone contro la concorrenza. L'azione del nostro Comitato In questa situazione l'obiettivo del nostro intervento (portato avanti con forze molto limitate) è stato quello di mettere a fuoco la svolta decisa dalla Fincantieri e il suo piano di attacco generale ai lavoratori, incitando alla lotta contro di esso, svincolandosi dalla tutela di Fim, Uilm e Fiom, e a contrapporre alle provocazioni padronali le necessità operaie di maggiore occupazione, aumenti salariali, parità di trattamento tra operai diretti e operai dei cantieri, difesa degli spazi di organizzazione operaia nei cantieri. Abbiamo proposto in modo ripetuto, sistematico, alcuni passi concreti da fare per rafforzare, unificare, ed estendere la lotta al di fuori dei cantieri, e abbiamo chiesto aiuto e collaborazione agli organismi e ai compagni che si sentono solidali con questa lotta e con il nostro intervento. Non ci sembra il caso, qui, di riproporre in modo analitico i temi della nostra attività di agitazione; chi non dispone dei nostri volantini e dei precedenti aggiornamenti può richiederli all'indirizzo del comitato (comitatosostegno@gmail.com) oppure consultare in rete il blog https://pungolorosso.wordpress.com Quali i risultati del nostro intervento? Tutto ciò che possiamo dire, ad oggi, è di avere conquistato un serio ascolto tra i lavoratori più attivi in un paio di cantieri del gruppo e di avere avviato per la prima volta l'intervento a Monfalcone. Non sono risultati esaltanti, ma bisogna tener conto del dato di realtà che il settore di classe coinvolto, per l'esperienza di relativa stabilità del posto di lavoro accumulata nel tempo, ha "qualcosa da perdere" e si muove perciò, anche in questa lotta, con prudenza. Anche perché stenta a realizzare che è cambiata un'epoca, e che non si può respingere un attacco frontale come è quello messo in atto dal padrone-Fincantieri come se si trattasse di una semplice, 'normale' vertenza sindacale di trent'anni fa. Gli scioperi sono quasi sempre ben riusciti - siamo ormai a diverse decine di ore di sciopero in ogni cantiere, il che significa alcune centinaia di euro in meno in busta paga, che si aggiungono a quelle sottratte da Fincantieri con la mancata proroga del vecchio integrativo -, ma un misto di attesa per le ipotetiche aperture aziendali, di sfiducia nelle proprie forze, e di paura per le rappresaglie del padrone, ha finora impedito alla lotta di diventare energica e unitaria come l'affondo padronale richiederebbe. La situazione è molto diversa, oggettivamente e soggettivamente diversa, da quella che si vive, per esempio, nella logistica. Lo è anche per la diversa attitudine dei diretti protagonisti che deriva da un contesto internazionale in cui lo stato d'animo dei proletari dei paesi imperialisti e quello dei proletari del "Sud" del mondo sono, al momento, molto differenti. I facchini immigrati della logistica organizzati con il SI-Cobas si sentono (e sono) parte di una sezione del proletariato mondiale, quella del "Sud" del mondo, che ascende, in tutti i sensi; gli operai e i lavoratori della Fincantieri si sentono (e sono) parte di una sezione del proletariato mondiale, quella del "Nord" del mondo, che invece discende da una precedente condizione di relativo "privilegio" all'interno dell'universo della schiavitù salariata. I primi sono più gagliardi e decisi nell'esprimere con i fatti la volontà di non essere più trattati da paria; i secondi sono più esitanti e disorientati perché temono di poter perdere qualcosa o più di qualcosa, e nello stesso tempo perché sperano che attraverso dei piccoli cedimenti si possa però salvare il salvabile. Ma la rinascita del movimento di classe ha assoluto bisogno della forza congiunta di entrambe queste sezioni ad oggi molto spaiate della classe lavoratrice a livello mondiale, così come nel territorio nazionale. Per questo il nostro Comitato, da quando è nato (nel giugno 2013), si sta impegnando nell'azione di sostegno alle lotte della logistica non meno che nell'intervento tra i lavoratori navalmeccanici, sia qui a Marghera e in altri cantieri del gruppo, sia a livello più ampio - con i primi contatti stabiliti a livello internazionale con i Chantiers de l'Atlantique di Saint-Nazaire, che sono alle prese da anni con problemi simili a quelli dei cantieri italiani (e con la complicazione in più di un intervento strutturato, e ascoltato, del Front national lepenista) e con la raccolta di una prima documentazione sul cantiere di Tulcea in Romania, "un vero e proprio inferno per chi ci lavora" (come afferma su un blog un giovane operaio rumeno). Per quanto ci riguarda, quindi, insistiamo nella nostra agitazione contro il piano anti-operaio di Fincantieri e contro la funzione smobilitante svolta da Fim-Uilm da un lato, dalla Fiom dall'altro, ferreamente convinti che: 1) per i proletari di Fincantieri e degli appalti Fincantieri, come per tutti, l'esperienza insegna, e la lotta è in ogni caso la migliore "scuola"; 2) in un contesto di crisi globale irrisolta, l'intensificazione dello sfruttamento in tutti i luoghi di lavoro, la precarizzazione dilagante in specie tra i giovani (fino al passaggio dal lavoro saltuario al lavoro gratuito, di cui l'Expo è l'emblema) e la polarizzazione sociale sempre più esasperata stanno gettando le basi per l'inversione della tendenza all'arretramento dei lavoratori che ha segnato gli ultimi decenni - si avvicina il momento in cui si dovrà manifestare una forte risposta di massa al padronato e al governo; 3) questi stessi processi stanno erodendo con crescente velocità gli spazi di manovra dei sindacati collaborazionisti, sempre più incapaci di ottenere per i salariati e i precari vantaggi tangibili di un qualsiasi tipo, come pure dei sindacatini opportunisti, e stanno aprendo grandi spazi per un intervento politico di segno anticapitalista, classista - quali che siano all'immediato i risultati che si riesce a portare a casa; 4) si vanno creando, per ora a livello molecolare, le condizioni per una maggiore autonomia dei lavoratori Fincantieri dalla "propria" azienda e dalle politiche collaborazioniste/disfattiste di Fim, Uilm e Fiom, e, in prospettiva, per la nascita in diversi settori del mondo del lavoro salariato di nuovi organismi capaci di esprimere la necessità di una politica di classe, di una difensiva di classe che prepari finalmente il terreno a un'offensiva di classe. giugno 2015 Comitato di sostegno ai lavoratori della Fincantieri Piazzale Radaelli, 3 - Marghera comitatosostegno@gmail.com https://pungolorosso.wordpress.com

giovedì 5 marzo 2015

LE MANI SULLA CITTA’

LE MANI SULLA CITTA’ un comune' devastato dalla corruzione VeneziA, Da quell'oscuro patto fra i politici locali (sindaco, giunta ed opposizione) e gli imprenditori. Lasciano una città in macerie, senza occupazione, indebitata fino al collo e con i dipendenti comunali ed i servizi sociali a rischio. Il comune di Venezia è sull’orlo della banca rotta nonostante spenni i turisti in una delle mete più visitate al mondo. Arrivano le elezioni e questi delinquenti presenteranno "facce nuove” come Casson, Pellicani, Zaccariotto e Brugnaro per continuare a toglierci il diritto a vivere! Senza auto-organizzazione, senza comitati in ogni quartiere, senza la gente in piazza avranno vita facile. No dobbiamo RASSEGNARCi Mobilitiamoci!!!!! tuttinpiedi@gmail.com

martedì 27 gennaio 2015

Etnografia del quotidiano

sabato 31 gennaio 2015 ore 17,30 Ateneo degli Imperfetti Via Bottenigo 209 / Marghera VE presentazione del libro etnografia del quotidiano uno sguardo antropologico sull’Italia che cambia elèuthera editrice, Milano 2014 ne discutiamo con l’autore Marco Aime Docente di Antropologia culturale Università di Genova L’Italia appare come una società frammentata che di conseguenza agisce in modo disordinato, cosa che impedisce il nascere di una coscienza collettiva. Da qui deriva anche la criticità del rapporto tra cittadino e Stato, un’istituzione che nel nostro paese conserva i tratti tipici dei regimi autoritari, sebbene celati nelle pieghe della legalità. Ateneo degli Imperfetti Via Bottenigo, 209 30175 Marghera (VE) tel. 327.5341096 www.ateneoimperfetti.it

martedì 14 ottobre 2014

homo comfort

homo comfort il superamento tecnologico della fatica e le sue conseguenze ne discutiamo con l’autore Stefano Boni docente di Antropologia culturale e Antropologia politica La vita comoda piace a tutti, ma è proprio questa accettazione generale e acritica che va interrogata per comprendere i cambiamenti epocali indotti dall’imperante ipertecnologia Prepotentemente entrata nella nostra routine quotidiana, la comodità si configura dunque come un fatto sociale totale che ha dato vita a una forma inedita di umanità: l’Homo comfort SABATO 18 Ottobre 2014 alle ore 17:30 All’Ateneo degli Imperfetti Stefano Boni (Roma,1970) si è dottorato a Oxford in Social Anthropology e ha svolto ricerche sul campo in Ghana, Venezuela e Italia. Attualmente insegna Antropologia culturale e Antropologia politica presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Con elèuthera ha già pubblicato Vivere senza padroni (2006) e Culture e poteri (2011). “Siamo sempre più dipendenti da protesi e trattamenti che ci tengono in vita, ma che riducono le nostre capacità di goderla”. Serge Latouche La vita comoda piace a tutti, ma è proprio questa accettazione generale e acritica che va interrogata per comprendere i cambiamenti epocali indotti dall’imperante ipertecnologia. Prepotentemente entrata nella nostra routine quotidiana, la comodità è diventata non solo uno stile di vita ma anche un modo di conoscere che ha plasmato la cultura materiale e gli stessi modelli valutativi. Si configura dunque come un fatto sociale totale che ci consente di indagare la cesura antropologica che ha dato vita a una forma inedita di umanità: l’Homo comfort. Un’umanità che va liberandosi dalla fatica e dal dolore, ma che al contempo perde facoltà sensoriali e abilità conoscitive costruite nel corso dei secoli, diventando sempre più dipendente da una tecnologia che usa ma non conosce. Si delinea così un nuovo modo di stare-nelmondo che risulta si comodo, ma anche funzionale al mantenimento dell’ ordine stabilito. Informiamo tutti i compagni, amici, frequentatori dell’Ateneo degli Imperfetti che il sito www.ateneoimperfetti.it è aggiornato sempre con le nuove iniziative e contiene l’archivio di tutte le attività finora svolte. Inoltre è disponibile l’”attestato originale di imperfezione” con un contributo di 20€ per sostenere le attività dell’Ateneo. Come d’abitudine la convivialità post conferenza si regge sulla condivisione del cibo e del bere: è pertanto auspicabile che tutte le persone contribuiscano a rendere ricca e appetitosa la nostra mensa Ateneo degli Imperfetti Via Bottenigo 209 / Marghera VE www.ateneoimperfetti.it

mercoledì 24 settembre 2014

BASTAAAAA!!!

Non ne possiamo più! Non ne possiamo più di avere l'assistenza domiciliare tagliata, le rette degli asili nido alzate, i tagli alle attività culturali e sportive, vedere I parchi della città senza manutenzione del verde, un quartiere intero come Villaggio San Marco con problemi di salute per i veleni del sottosuolo, di avere scarafaggi in casa, pantegane che si aggirano per le strade, fognature senza manutenzione! Non ne possiamo più dei tagli agli stipendi ai comunali ed ai lavoratori! Non ne possiamo più di pagare tasse sulla prima casa, non ne possiamo più di pagare la Veritas, di pagare bollette che non ci permettono di arrivare alla fine del mese! Non ne possiamo più neppure di vedere le stesse facce della politica degli ultimi 20 anni, del centro sinistra e del centro destra, che ancora vanno in giro per la città. Loro, i responsabili del degrado, loro che si sono arricchiti, che adesso ci dicono che risolveranno I problemi. Loro che li hanno creati I problemi: con le tangenti del MOSE (un MILIARDO di euro), con le assunzioni di dirigenti ex-sindacalisti ed ex-politici nelle aziende del comune o direttamente in Comune. Un sindaco arrestato, una giunta inquisita, i vertici del PD e del PDL in galera e noi ne paghiamo le conseguenze. Non ne possiamo più neppure dei giornali che lasciano spazio ai responsabili del degrado, intervistandoli come se fossero delle persone perbene. I giornali ieri mettevano in prima pagina Chisso e Orsoni, ora mettono in prima pagina i tirapiedi di Chisso, Orsoni che si candidano come futuri sindaci. Questi tirapiedi vogliono fare i sindaci per mettere le mani sui soldi che arriveranno per la gestione del MOSE e per proteggere I loro padrini politici. Questi sono una banda di criminali. Non possiamo pagare noi lavoratori, disoccupati, pensionati, artigiani e piccoli commercianti per questi delinquenti. Devono essere loro (I politici che hanno governato Venezia negli ultimi 20 anni) a pagare restituendo I soldi che hanno rubato col MOSE e con la gestione di Venezia negli ultimi 20 anni. Vogliamo i servizi. Nessun taglio ai salari! Assieme possiamo vincere e difendere i nostri diritti. Organizziamoci insieme in un comitato popolare per la difesa dei servizi e dei salari. Scriveteci a tuttinpiedi@gmail.com Venite alla riunione del lunedi sera alle 21.00 in Piazza Canova 1 Mestre-Laterale Viale San Marco. Collettivo Tuttinpiedi

martedì 3 giugno 2014

IL NEGAZIONISMO . Un problema storico e filosofico

Il Negazionismo Un problema storico e filosofico incontro con Antonio Celotta docente di Storia e Filosofia Liceo “E. Curiel” di Padova «In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti e crederà a noi, che negheremo tutto, e non a voi. SABATO 07 Giugno 2014 alle ore 17:30 All’Ateneo degli Imperfetti Ateneo degli Imperfetti Via Bottenigo, 209 30175 Marghera (VE) tel. 327.5341096 www.ateneoimperfetti.it

sabato 17 maggio 2014

Bakunin a venezia

in occasione dei 200 anni dalla nascita incontro e dibattito sulla figura e il pensiero di Michail Bakunin (1814-1876) Interverranno: nico berti Il pensiero politico di Bakunin pietro adamo Bakunin e la critica della scienza lorenzo pezzica Bakunin in Italia francesco codello L’istruzione integrale contro la meritocrazia SABATO 17 Maggio 2014 alle ore 14:30 All’Ateneo degli Imperfetti Ateneo degli Imperfetti Via Bottenigo, 209 30175 Marghera (VE) tel. 327.5341096 www.ateneoimperfetti.i

martedì 6 maggio 2014

TU SEI MALEDETTA !

Venerdì 9 maggio ore 17.30 Biblioteca di Marghera In occasione del centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale inaugurazione TU SEI MALEDETTA! mostra delle opere di Elis Fraccaro fabbro e scultore

PRIMAVERE ROSA - rivoluzioni e donne in Medio Oriente

conversazione con Anna Vanzan iranista e islamologa docente di cultura araba all’Università di Milano “Primavere rosa” si propone di esplorare, al di là degli stereotipi “orientalisti”, alcune caratteristiche della partecipazione femminile a questo momento storico cruciale per le società musulmane, soprattutto per quelle affacciate sul Mediterraneo, nonché i possibili sviluppi che coinvolgeranno le donne dell’Islam nel prossimo futuro SABATO 10 Maggio 2014 alle ore 17:30 All’Ateneo degli Imperfetti Ateneo degli Imperfetti Via Bottenigo, 209 30175 Marghera (VE) tel. 327.5341096 www.ateneoimperfetti.it

lunedì 14 aprile 2014

Per un Primo Maggio del Mutuo Soccorso

Quali sono le cause della crisi? Prendiamo la ricchezza prodotta in Italia. Poniamo che vengano prodotti 100 euro. Di questo 100 euro 30 finiscono alle rendite, alle grandi imprese, alle banche, ai miliardari e 20 vanno ai lavoratori, agli artigiani ai piccoli commercianti. I 50 euro rimanenti vanno in tasse. Ma dove finiscono queste tasse? 20 di questi euro finiscono ai burocrati/ politici dello stato, della regione e del comune, 20 vanno ancora alle imprese appaltatrici in forma di rendite/ tangenti e solo 10 in servizi reali. Un esempio reale in Viale San Marco Immaginiamo che vengano pagati 50 milioni di euro in tasse che servirebbero per le bonifiche e per il rifacimento della fognatura in viale San Marco. Di questi 50 milioni alla fine solo 10 andranno al rifacimento della fognatura sebbene Veritas ne abbia ricevuti 18. Infatti Veritas riceve 18 milioni dal Comune e 8 se li mangia per consulenze. E Veritas e' solo l'ultimo dei mangiatori. Prima c'e' lo Stato, la Regione ed il Comune. Che fare Il comune finora non ha fatto nulla se non promesse e incontri inutili, con buona pace di chi ancora crede che le istituzioni e i suoi indegni rappresentanti possano o vogliano fare qualcosa per Viale San Marco. Illuminazione pubblica, riqualificazione del manto stradale, fognature e bonifiche sono rimaste sulla carta mentre la cartamoneta che doveva servire per i lavori in quartiere è stata destinata alle ex aree ENI di Porto Marghera. Il comune devasta il centro di Mestre con il buco dell'ospedale, con progetti insensati come l'M9 e si dimentica di un intero quartiere. Noi dobbiamo mobilitarci in prima persona, nel nostro quartiere, qui in Viale San Marco per obbligare l'organizzazione a delinquere che governa questo territorio (la giunta comunale) a tirare fuori i soldi che si è rubato negli ultimi 50 anni e fare i lavori non ulteriormente prorogabili (bonifiche e fognature). Come obbligarli dobbiamo deciderlo insieme. Sicuramente attraverso la partecipazione, tramite il Mutuo Soccorso, dandoci una mano a vicenda ed essendo uniti! Assemblea Pubblica Giovedi Primo Maggio alle h. 17.00 con alcuni del Comitato di Viale San Marco. A seguire aperitivo fip Via Fusinato 25 10 maggio 2014

venerdì 7 marzo 2014

Luce Irigaray: amare la propria differenza sessuale per amare l’altro/a

Amare la propria differenza sessuale per amare l’altro/a: questo è il presupposto per la creazione di un mondo migliore, felice, mai neutro; perché solo il rispetto dei “primi altri”, gli altri “di genere", rappresenta la chiave per il rispetto di tutte le differenze (culturali, religiose, linguistiche, ecc.). ne discutiamo con: Grace Spinazzi, insegnante presso la Freie Waldorf SchuleMeran e Laura Candiotto, dottore di ricerca in filosofia Due studiose condivideranno parole, pensieri e punti salienti della filosofa francese Luce Irigaray, una delle più grandi figure femminili del ventesimo secolo. Sabato 8 marzo ore 17.30 all'Ateneo degli Imperfetti via Bottenigo, 209 - Marghera Venezia info@ateneoimperfetti

giovedì 27 febbraio 2014

LA DISATTESA DEL POTERE FRA INFANZIA E FILOSOFIA

Nella prospettiva di Kohan l’infanzia viene intesa non tanto in senso anagrafico, come un momento della vita da superare o addirittura da negare, quanto piuttosto in una luce costantemente generativa. Filosofia e infanzia si incontrano e non necessariamente il loro rapporto mostra direzioni e confini univoci, la loro relazione si apre al non previsto, all’impensato, persino all’impensabile. incontro con Walter Omar Kohan SABATO 01 Marzo 2014 alle ore 17:30 All’Ateneo degli Imperfetti Come d’abitudine la convivialità post conferenza si regge sulla condivisione del cibo e del bere: è pertanto auspicabile che tutte le persone contribuiscano a rendere ricca e appetitosa la nostra mensa Ateneo degli Imperfetti Diego www.ateneoimperfetti.it

sabato 8 febbraio 2014

“IL SOLE FA OMBRA SOLO ALLE SPALLE” - narrazione teatrale

“IL SOLE FA OMBRA SOLO ALLE SPALLE” narrazione teatrale di e con Moira Mion musiche a cura di Davide Drusian e Cocco Marinoni “Il sole fa ombra solo alle spalle” è - dice Moira – un pensiero assoluto, dove il passato è la luce che proietta la direzione da seguire nel futuro, ma è anche un adagio conosciuto dai partigiani per non farsi scoprire dalla propria ombra mentre ci si avvicina al nemico. SABATO 15 Febbraio 2014 alle ore 17:30 All’Ateneo degli Imperfetti Come d’abitudine la convivialità post conferenza si regge sulla condivisione del cibo e del bere: è pertanto auspicabile che tutte le persone contribuiscano a rendere ricca e appetitosa la nostra mensa Diego Ateneo degli Imperfetti Via Bottenigo, 209 30175 Marghera (VE) tel. 327.5341096 www.ateneoimperfetti.it

Radiazione.info al Tuttinpiedi

Sab 8/2 h.18 TIP Presenta radiazione.info. h.20 Cenabenefit Salamedecasada, Carbonara cicchetti fagioli polenta frittatacipollesalsiccia. Prenota a 3493579247

martedì 14 gennaio 2014

presentazione al tittinpiedi de : Agustín Guillamón, I Comitati di Difesa della Cnt a Barcellona (1933-1938

Sabato18 gennaio, ore 18, Mestre, Circolo Tuttinpiedi, piazzetta Canova 1, presentazione del libro: Agustín Guillamón, I Comitati di Difesa della Cnt a Barcellona (1933-1938). Dai Quadri di difesa ai Comitati rivoluzionari di quartiere le Pattuglie di Controllo e le Milizie Popolari, In Appendice: Gilles Dauvé, Quando muoiono le insurrezioni, All’Insegna del Gatto Rosso, Milano, 2013

giovedì 9 gennaio 2014

la fabbrica della cura mentale - diario di uno psichiatra riluttante . Presentazione presso ateneo degli imperfetti di Marghera

la fabbrica della cura mentale diario di uno psichiatra riluttante presentazione del libro ne discutiamo con l’autore: Piero Cipriano sabato 18 gennaio 2014 ore 17.30 Via Bottenigo 209 Marghera Venezia Piero Cipriano (1968), medico psichiatra psicoterapeuta, di formazione cognitivista ed etnopsichiatrica, lavora da dodici anni come psichiatra dirigente nei dipartimenti di salute mentale. Ha lavorato in Friuli, in Campania, e da qualche anno a Roma, in un SPDC. A trentacinque anni dall’approvazione della legge 180, che avrebbe dovuto favorire il superamento definitivo della barbarie del manicomio, Piero Cipriano ci racconta cos’è un SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura). Attraverso lo sguardo impietoso di questo psichiatra riluttante, infiltrato tra i “clandestini della follia” di casa nostra, scopriamo che proprio quei luoghi, che avrebbero dovuto garantire la gestione umana ed efficace della crisi psichiatrica, si sono troppo spesso trasformati nelle roccaforti di una rinnovata cultura manicomiale, ancora maggioritaria tra i professionisti della psichiatria, luoghi in cui il motto “chi non ha non è”, tanto caro a Franco Basaglia, non ha mai smesso di essere attuale. Con ricchezza di dati, ma anche attraverso una carrellata di personaggi (la fredda, la iena, il fatalista, lo psicanalista, la melanconiosa, la suorina, la disillusa, ecc.) Cipriano ci racconta come, all’interno di un moderno SPDC, il potere del sano sul malato venga ancora gestito in maniera totalmente arbitraria; tutto ciò determinando, spesso, un totale ribaltamento dei ruoli, in forza del quale i socialmente pericolosi diventano proprio coloro che, per legge, dovrebbero garantire l’accoglimento umano e responsabile di tutte quelle situazioni di sofferenza che rendono necessario un ricovero psichiatrico. ne discutiamo con l’autore Piero Cipriano medico psichiatra psicoterapeuta introduce Elis Fraccaro Laboratorio Libertario Ateneo degli Imperfetti Via Bottenigo, 209 30175 Marghera (VE) tel. 327.5341096 www.ateneoimperfetti.it

giovedì 12 dicembre 2013

14 dicembre al Tuttinpiedi

Sabato 14 dicembre h. 18 video Tutti sotto un tetto (occupazioni di case 1972) h.20.00 buffet solidale cucina araba!

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)