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per giulio

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lunedì 13 aprile 2020

lotta di classe al tempo del corona virus

 

















L’italia con sessanta milioni di abitanti ed al vertice, insieme a Germania e Giappone, della classifica delle popolazioni più anziane, ha centocinquantamila posti letto nella sanità pubblica e quarantamila in quella privata.
Complessivamente fra le strutture pubbliche e le strutture private, cinquemila sono i posti letto abilitati per la terapia intensiva.
Oltre 3600 sono nelle strutture della sanità pubblica, mentre gli altri 1400 sono nelle strutture private convenzionate.
Lo sforzo e l’obiettivo che il governo nazionale insieme alle Regioni, come si sa titolari della sanità pubblica e convenzionata, stanno mettendo in campo è quello di arrivare per fine di questo mese a disporre di 6100 posti letto.
Se questi sono alcuni dati generali ciò che è necessario capire e su cui riflettere è per quale motivo ci stiamo tragicamente avvicinando a quel punto limite nel quale possono mancare posti letto di terapia intensiva.
Stiamo concretamente rischiando di arrivare a porsi il dilemma di dover sceglier chi salvare (intubare) e chi no.
Occorre ricordare inoltre che per ogni posto di terapia intensiva necessario a una persona in grave rischio di vita, bisogna avere, oltre alle attrezzature mediche, personale medico e infermieristico specializzato, secondo standard definiti di 12 medici e 24 infermieri per unità di 8 posti letto, oltre al personale non specializzato (OSS) e dei servizi generali .
La logica privatistica introdotta nella sanità pubblica, l’estensione del concetto della competitività con il corrispettivo allargamento di quella privata, ha portato ad una costante ed ineluttabile riduzione di posti letto complessivi.
Chiusure di Ospedali “minori” riduzione di presidi territoriali, applicazione alle ASL della stessa logica di centralizzazione e concentrazione del capitale privato manifatturiero, applicando alla sanità gli stessi approcci produttivistici come il just in time, la riduzione delle scorte, ecc.. come se la nostra salute fosse una merce qualsiasi.
Ciò ha determinato che abbiamo un posto di terapia intensiva ogni cirva 11870 abitanti mentre in Germania abbiamo un rapporto di un posto letto ogni 3000 abitanti, essendo i posti letto complessivi di terapia intensiva 28000, oltre cinque volte di più dell’italia pur non essendo affatto e la popolazione tedesca il quintuplo degli italiani.
Oltre a questa falcidia nel 2015 il Governo Renzi nel regolamento per gli standard ospedalieri definito con decreto (Decreto n70 del 02\04\2015) ha stabilito che un utilizzo medio dell’ 80/90 % dei posti letto durante l’anno deve essere ritenuto sufficiente.
I Reparti di rianimazione quindi, in assenza di corona virus, sono quasi al completo .
Ciò significa che dei circa 5000 posti letto nei Reparti di terapia intensiva quelli liberi per l’emergenza Covid-19 in realtà sono meno di un migliaglio a livello nazionale.
Quindi basta che i pazienti di Covid-19 raggiungano il 10/20 % dei posti letto di rianimazione a disposizione per saturare i Reparti.
Sappiamo che nei casi di corona virus rilevati, uno su cinque, sviluppa complicazioni polmonari serie o gravi e la metà deve essere ricoverato in terapia intensiva, pena una rapida morte per asfissia. Quindi uno su dieci ha bisogno di essere intubato.
Dunque, il punto di crisi, in condizioni normali, della sanità italiana è di circa cinquantamila.
Ipotizzando che il contagio da corona virus possa arrivare a cinquantamila (attualmente, mentre scriviamo queste note i dati disponibili dell’ infezione sono arrivati a oltre 20000) si saturerebbero completamente i posti letto disponibili e dopo questo numero chi dovesse avere un infarto, o un decorso post operatorio complesso rischierebbe di morire per assenza di trattamento idoneo.
Inoltre lo stato dell’arte della sanità italiana è caratterizzata dalla mancanza cronica di medici e infermieri.
In Italia mancano 10mila medici, 53mila infermieri e 70mila OSS e sono oltre 2mila tra medici e infermieri i contagiati durante le ore di servizio fino a questo momento.
Non possiamo accettare che le necessarie misure di contenimento della malattia ricadano sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori così come sulle nuove generazioni di precari e precarie, lavoratrici e lavoratori autonomi.
A fronte del divieto di mobilità, oramai sul tutto territorio nazionale ed alla chiusura delle attività commerciali ad esclusione delle filiere alimentari, non sono state fermate le fabbriche e gli altri posti di lavoro, non sono state organizzate al loro interno forme sufficienti di garanzia e protezione rispetto alla possibile epidemia del virus.
I Padroni, attraverso Confindustria, hanno fortemente condizionato il governo per non arrivare al blocco totale della produzione.
Questo ha determinato e sta determinando un crescendo di scioperi aziendali indetti da parte della maggioranza delle strutture sindacali tutte, dalla CGIL passando per la CISL e la UIL fino ai sindacati di base.
La richiesta minima di queste agitazioni, che in alcuni casi stanno subendo gravi intimidazioni e repressioni, è quella di dotarsi di DPI (dispositivi di protezione individuale) fino alla giusta richiesta di non perdere salario o il lavoro a causa del corona virus.
Lo stesso protocollo di sicurezza per i lavoratori siglato fra Confindustria e Organizzazioni Sindacali non rappresenta una soluzione effettiva in quanto il rispetto dello stesso protocollo viene demandato alle strutture aziendali. RSA, RSU ed RSL, non tenendo minimamente di conto, in maniera pilatesca, della situazione delle migliaia di picccole o piccolissime fabbriche e posti di lavoro non sindacalizzati o dove il ricatto padronale è forte o la dove queste realtà spesso lavorano dentro la fliera dell’aziende industriali più grandi e se noin si ferma la capofila non possono fermarsi nemmeno loro.
il diritto alla nostra salute viene prima del loro profitto
Occorre subito una forte assunzione di infermieri e Operatori Socio-Sanitari (OSS) e internalizzare stabilizzandoli, tutti i lavoratori precari della Sanità.
Fare un grosso piano di assunzioni con bandi rapidi e agevolati.
Occorre uno stanziamento di risorse straordinarie, anche attraverso una patrimoniale, per la garanzia dei posti di lavoro, compreso per i precari che lavorano negli appalti e per la copertura integrale del salario.
E’ altresì necessario contrastare il tentativo di promuovere un nuovo clima di “unità nazionale”.
Non è accettabile che in nome dell’ennesima emergenza si occulti le responsabilità della classe dominante e dei governi dei tagli e delle privatizzazioni alla sanità cosi come lo scadimento e la riduzione dei servizi.
Occorre promuovere e sostenere tutte le mobilitazioni dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati vei disoccupati che c’erano  e di quelli  nuovi creati dall’emergenza sanitaria, per il lavoro e il reddito.
Occorre trasformare questa gravissima e pericolosissima pandemia in un processo di unità e autonomia internazionale del movimemnto dei lavoratori nei confronti di tutti i governi, intenti esclusivamente a sostenere le classi dominanti e le rispettive borghesie nazionali preoccupate esclusivamente di non perdere quote di mercato rispetto ai competitori europei e/o mondiali.
La motivazione di non fermare totalmente le produzioni ad esclusione dei beni di prima necessità come i generi alimentari e quelli farmaceutici risponde esattamente a questa insaziabile sete di profitto a scapito della stessa salute dei propri operai, confermando vieppiù l’assioma della produzione capitalistica e la sua sostanziale irrazionalità e la necessità di una società comunista e libertaria per non sprofondare nella barbarie.
I militanti e le militanti di Alternativa Libertaria/FdCA sono all’unisono accanto ed a sostegno delle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori, dei loro bisogni, della loro capacità organizzativa.

domenica 8 novembre 2015

Quella fabbrica a Casale Monferrato

Quella fabbrica a Casale Monferrato
                                  Storia e storie di una tragedia ancora in corso

Una leggera nebbia circonda Casale Monferrato.
Si attraversa il lungo ponte sul Pò e ci si trova in un agglomerato medievale.
"La città più importante dopo Torino all'epoca del regno di Savoia" ci precisa l'assessore all'ambiente di Casale con una punta d'orgoglio.
"La capitale del cemento", soggiunge il compagno Nicola Pondrano, alla fine 
del '800.
Ci dirigiamo verso il quartiere dove sorgeva la fabbrica Eternit; ha un volto inquietante,forse perchè fra le sue macerie inneggiano i nomi di migliaia di morti.
Nel  1906 Adolfo Mazza acquista il brevetto di Ludwig Hatschek( miscela di acqua ,cemento e amianto) denominata eternit,dal latino aeternitas(eternità) e realizza lo stabilimento di Casale dove l'anno successivo avvierà la produzione della miscela per la realizzazione di coperture ondulate,lastre e tubi.
Un ruolo di rilevante importanza a Casale ( oltre il fiume e il gran numero di fabbriche di cemento) lo gioca la ferrovia per il trasporto delle materie prime(amianto) proveniente da Africa,Russia,Canada e Brasile tramite il porto di Genova, sia per il trasporto dei prodotti finiti.
L'amianto è un minerale molto resistente al fuoco,all'attrito e agli acidi;esso è
costituito da un insieme di fibre/filamenti di forma longitudinale,all'apparenza innocue  perchè di dimensioni microscopiche( 335000 fibre in un cm) ma  realtà molto pericolose se inalate perchè raggiungono le vie respiratorie in profondità provocando il mesotelioma(tumore maligno che colpisce la pleure,fibrosi polmonari(asbetosi),tumori polmonari. 
La latenza di queste patologie,soprattutto per il mesotelioma,vede trascorrere da circa 15 anni fino a molti decenni dal periodo di esposizione all'insorgenza del tumore.
Tra il 1950 e il 1960  Eternit  divenne lo stabilimento di cemento-amianto più grande d'Europa e al suo interno contava circa 2000 dipendenti.
L'azienda rappresentava un futuro di benessere stabile e duraturo per se e per i propri figli non più costretti a spezzarsi la schiena ,come braccianti nei campi.
La fabbrica a Casale è il progresso e il futuro;tutto quello che offriva Eternit era buono:lo stipendio,i prodotti lavorati usati nelle case e nei luoghi pubblici e dati molte volte ai lavoratori e al comune gratuitamente,l'asilo,la befana  e le borse di studio per i figli dei lavoratori ,un ritrovo per il dopo-lavoro ,etc. Questo era motivo di vanto e di orgoglio per i lavoratori a tal punto che per essere assunti "pagavano" ben 3 mensilità.
Ma qualcosa di strano accadeva ai lavoratori di quella fabbrica:morivano!
Ovviamente tutti dobbiamo morire ,ma i lavoratori dell' Eternit morivano prima di raggiungere la pensione ed tutti soffrivano di una forma di disturbo  respiratorio.
Si sapeva che l'ambiente all'interno della fabbrica era saturo di polvere bianca e per questo  che i lavoratori percepivano un compenso copioso d' indennità polvere .
Nel 1961 ci fu in azienda un agitazione sindacale basata sulla questione ambiente di lavoro ma fu subito repressa dalla polizia con scontri e arresti.
Solo negli anni 70 con la conquista dello statuto dei lavoratori,la costituzione dei consigli di fabbrica e le commissioni ambientali nelle aziende che iniziarono la battaglie contro l'amianto  e si acquisì  la consapevolezza che l'amianto fosse cancerogeno e che provocava un terribile tumore dall'esito infausto:il mesotelioma.
L'allarme arriva da 2 sindacalisti,Bruno Pesce e Nicola Pondrano , da un prete operaio padre Bernardino Zanella  che avviò un indagine conoscitiva interna alla fabbrica ,sulle condizioni di vita dei lavoratori tramite la compilazione di un questionario e dall'operaio Mario Pavesi scomparso nel'82 causa il mesotelioma,stessa fine riservata più avanti alla figlia,alla sorella,al nipote e al cognato di quest'ultimo.
Nicola,eletto nel consiglio di fabbrica nel '75 ,accorgendosi che all'entrata della porta di continuo apparivano annunci funebri di colleghi deceduti decise di passare dalla tendenza di monetizzazione di ogni disagio individuato ,alla richiesta di rimozione di tali situazioni ritenute pericolose. Cominciarono all'interno della fabbrica assemblee nei reparti e scioperi  per la tutela della salute a fronte della constatazione delle malattie polmonari che i lavoratori contraevano,anche se allora si parlava soltanto di polvere nei polmoni.
L'Eternit come risposta minacciò di togliere l'indennità polvere,allora di 24000 Lire,  creò il SIL(servizio di salute ,igiene,lavoro)con lo scopo di fornire informazioni false ai lavoratori,incentivò i lavoratori con latte di olio extra-vergine di oliva,promosse licenziamenti e vessazioni ai delegati sindacali CGIL.
"Quando mi presentai in assemblea con 700-800 persone che vi partecipavano,ho rischiato il linciaggio dai lavoratori" ci dice Nicola.
"L'azienda era riuscita a creare fra i lavoratori pregiudizi anti-sindacali,anti-operai e anti-comunisti .A Casale dalla nostra parte solo qualche medico e compagni ambientalisti" ci dice Bruno .
Bruno Pesce segretario della camera di lavoro del comprensorio di Casale,grazie alla sua autonomia non solo rispetto alle linee nazionali CGIL ma anche a quelle provinciali riuscì a tramutare in azione politica e lotta sindacale ,obbiettivi noti e chiari a chi viveva in contatto con l'eternit.
Pondano viene chiamato da Pesce in distacco sindacale e nominato direttore Inca con l'obbiettivo di rendere più forte l'impegno del sindacato nella battaglia per la tutela dei lavoratori. Ma la vera svolta avviene nel 1981 quando Nicola viene a sapere  che l'Eternit avrebbe licenziato 120 dipendenti con le dimissioni incentivate,bastava l'impegno di questi lavoratori  di rinunciare di presentare all'Inail la domanda di ricoscimento di indennità di chi ha avuto a che fare con la polvere di amianto.
"Non potevano farla franca" ci dice Bruno ,"soprattutto perchè   promuovendo licenziamenti ,con la minaccia occupazionale non avrebbe investito sulla tutela e la sicurezza dei lavoratori.
I due sindacalisti riuscirono a convincere più della metà dei lavoratori licenziati ad avviare contenziosi con l'Inail ;riuscirono ad informare l'opinione pubblica e nel 1982 portando alla luce  le statistiche di centinaia malattie polmonari e i decessi conducibili all'esalazione di amianto.Dati che un paio di anni dopo sarebbero apparsi sui quotidiani nazionali.Quelli che decisero di affiancarli in quella campagna donchisciottesca erano pochi e utilizzavano ogni assemblea pubblica per dire che di amianto si moriva.Nicola e Bruno decisero poi di organizzare un pullman per Roma per portare la loro protesta fin sotto le finestre della direzione dell'Inail con 36 malati di asbetosi e 200 firme di lavoratori con gravi problemi d'insufficienza respiratoria.La direzione dei sindacati confederali corse a Roma per cercar una mediazione fra le parti ,ma i casalesi non vollero sentir ragione.Questa iniziativa destò grande attenzione nell'opinione pubblica a tal punto che venne promossa un indagine dall'istituto di medicina del lavoro dell'università di Pavia dove nonostante i macchinari della fabbrica furono fermati dall'azienda e i reparti furono rimessi a lucido,il rapporto finale confermò che la presenza di fibre d' amianto era ovunque e il livello di pericolosità era tale da costringere il medico a trasmettere gli atti della sua indagine alla procura della repubblica.In più in un altra ricerca si stabilì che le polveri venivano spazzate dai venti e portate a spasso nella città.
QUINDI SI MORIVA DENTRO E FUORI DALLA FABBRICA.
Non c'era caseggiato in cui non vi fosse un malato di mesotelioma.Forte la testimonianza di due malati che con l'Eternit non avevano nessun rapporto,ma vivevano a Casale.
Si stima che a Casale siano morte 2000 persone causa amianto e i mesotelioma ancora in crescita, 50 a Casale ogni anno  e dove si prevede  un picco di decessi per mesotelioma nel 2020 e 1500 in Italia.
Chiusa nel 1986 su istanza fallimentare,l'Eternit si sbarazzò del limone ormai spremuto:350 lavoratori disoccupati e abbandonò lo stabilimento e le aree circostanti un centinaio di tonnellate di amianto sparse ai quattro venti.
Il resto è cronaca giudiziaria conclusa il 23 febbraio 2015 con la prescrizione dei reato do disastro ambientale e la cancellazione dei risarcimenti alle parti civili.
Qualche info riguardo l'ultimo proprietario di Eternit: Stephan Schmidheimy oggi è rappresentante dell'ONU per lo sviluppo sostenibile,azionista di Nestlè è uno degli uomini più ricchi del pianeta.

Alternativa Libertaria/Federazione dei Comunisti Anarchici
Trento

IX Congresso Nazionale della FdCA

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1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)