L'infame governo messicano di Henrique Peña Nieto vuole portare avanti
una riforma neo-liberista assurda all'educazione, e contro di essa
gli insegnanti della CNTE assieme agli studenti e alla comunità di
Oaxaca, nel sud del Messico, hanno messo su un'ondata di mobilititazione
e resistenza,
con la lucida ribellione che caratterizza questa zona.
La risposta delle forze armate sotto espressa autorizazione dello Stato
è stata della represione brutale con il macabro saldo, fino ad ora, di 8
morti, 22 scomparsi, 45 feriti e 23 arrestati.
Nell'ultima settimana sono state realizzate grandi marce, blocchi
stradali, barricate... tutto per bloccare la privatizzazione della
scuola.
In un Messico dove il caso dei 43 studenti di Ayotzinapa scomparsi
(acronimo per "uccisi dalla polizia che ha occultato i corpi") non ha
avuto nessuna ritrattazione o condenzaione da parte dei responsabili,
cosa ci possiamo aspettare del conflitto che esplode a Oaxaca?
Per questo ora la solidarietà di classe internazionale è di estrema
importanza.
Il sangue versato in Messico è il nostro sangue, nessun passo indietro,
nessun minuto di silenzio in piu, nessun ditirro in meno, non
riusciranno a farci zitti!
SIAMO TUTTI E TUTTE OAXACA!!
*adattato da un comunicato della Federazione Anarchica Gaucha,
integrante della Coordinazione Anarchica Brasiliana
rassegna media sui fatti
http://www.radiondadurto.org/2016/06/21/messico-sale-a-10-il-bilancio-dei-maestri-uccisi-dalla-polizia-a-nochixtlan/
http://www.globalproject.info/it/mondi/lo-stato-messicano-dichiara-guerra-ai-maestri/20178
http://ilmanifesto.info/messico-la-polizia-spara-ai-maestri-dieci-morti/
http://www.dirittiglobali.it/2016/06/messico-la-polizia-spara-ai-maestri-dieci-morti/
„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
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giovedì 23 giugno 2016
martedì 23 febbraio 2016
YPG: Noi non c'entriamo niente con l'attentato di Ankara. La Turchia invece sta prerarando l'attacco di terra alla Rojava
Il Comando Generale delle YPG ha dichiarato che non esiste nessun legame tra loro e l'attentato, sottolineando come Davutoğlu abbia lanciato le sue accuse per preparare il terreno all'offensiva turca in Rojava ed in Siria. Il Comando Generale ha messo in evidenza che le YPG non sono impegnate da tempo in nessuna attività militare contro lo Stato turco nonostante gli attacchi e le provocazioni messe in essere da quest'ultimo. Qui di seguito il testo integrale del comunicato diffuso dal Comando Generale delle YPG:
"Come è noto al nostro popolo ed all'opinione pubblica, la rivoluzione in Rojava è entrata nel suo quarto anno di vita. Come forze delle YPG, stiamo proteggendo il nostro popolo nella regione della Rojava fin dal primo giorno della rivoluzione. In condizioni molto difficili, stiamo proteggendo il nostro popolo da bande barbariche come l'ISIS e Al-Nusra. Non si contano le dichiarazioni di Stati e di organi di stampa in cui è stato ripetutamente denunciato il sostegno che la Turchia ha fornito a questi gruppi terroristici. A parte contro questi gruppi terroristici che ci attaccano, le YPG non hanno in corso alcuna attività militare contro gli Stati vicini o contro altre forze. Nonostante tutti gli attacchi e le provocazioni subiti lungo il confine della Rojava, il nostro atteggiamento è stato di lungimirante responsabilità non dando mai luogo a ritorsioni contro la Turchia. Durante i 4 anni trascorsi, la Rojava è diventata l'area più sicura lungo il confine turco-siriano e non vi è stata nessuna azione militare condota dalle YPG per tutto questo tempo. Questa verità è ben nota ai militari turchi ed al governo dell'AKP. Che stanno deliberatamente distorcendo la verità scaricando su di noi la responsabilità per le esplosioni di Ankara.
Vorremmo che il nostro messaggio giungesse anche ai popoli della Turchia e del mondo intero: noi non abbiamo nulla a che fare con questo incidente. Non abbiamo nulla a che vedere con questo attentato specifico così come non siamo mai stati coinvolti in attacchi contro la Turchia. Lo stato turco non può provare in alcun modo nessun nostro coinvolgimento in qualsiasi attentato contro la Turchia, dato che non siamo mai stati coinvolti in azioni simili. Le accuse del Primo Ministro turco Davutoğlu secondo cui "L'attentato di Ankara è stato diretto dalle YPG" è una menzogna ed è quanto di più lontano dalla verità. Con le sue dichiarazioni, Davutoğlu intende spianare la strada ad un'offensiva turca in Siria ed in Rojava, per dissimulare le relazioni della Turchia con l'ISIS, che è cosa nota ormai a tutto il mondo.
Come Unità di Difesa Popolare-YPG, ribadiamo ancora una volta che non abbiamo nessun legame con le esplosioni in Ankara ed invitiamo tutti gli stati vicini ad avere rispetto per la rivoluzione della Rojava e per la volontà popolare". Fonte ANF.
KQ aggiunge che il Partito di Unione Democratica (PYD), a cui sono affiliate le YPG, ha dichiarato che sono "totalmente da respingere" le accuse di un suo coinvolgimento.
Anche Saleh Muslim, co-presidente del PYD, ha respinto le accuse contro le YPG dell'attentato in Turchia. "Le YPG non considerano la Turchia come un nemico" ha dichiarato all'agenzia Reuters.
Link esterno: http://kurdishquestion.com/index.php/kurdistan/west-kur....html
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali
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martedì 22 settembre 2015
LA SPADA, SIMBOLO DELL'ISIS
Il T – 34 e, successivamente, il Mig – 15 potrebbero essere considerati i veri simboli dello Stalinismo; così come i panzer e gli stukas lo erano del Nazismo. Questi simboli erano l'emblema di tutta la razionalità e l'irrazionalità peculiari di quei regimi totalitari, rappresentavano il loro modo di agire: il culto della potenza e della forza, il ruolo centrale del fuhrer o del dio-capo come personificazione di un paese e della sua unità al di là dell'Idea – la nuova religione. Infatti, la nuova religione prevalse, non solo grazie all'inganno ed alla repressione, ma soprattutto grazie alla sottomisssione ed all'accettazione di massa. Quei simboli avevano una duplice funzione: trasmettere il messaggio ideologico del regime e funzionare quali armi per imporsi, per conquistare, per raggiungere lo scopo finale: la conquista dell'intero universo per instaurarvi un impero imperituro, equivalente al teologico "regno di Dio". L'ISIS, insieme all'Islam politico, ha molte somiglianze col Nazismo e con lo Stalinismo. Si tratta di un movimento complesso, al tempo stesso rivoluzionario e reazionario, anticapitalista e ostile alla classe lavoratrice, antimperialista e aspirante imperialista. Al pari del fascismo occupa quello spazio dove le lotte sociali e politiche si arenano, dove le vecchie classi dirigenti non possono più governare, ma anche dove i movimenti popolari di base non riescono a rovesciare il sistema. Oltre alla tradizionale bandiera nera, l'ISIS rivendica l'essere erede del profeta Maometto ed assume la spada come vero simbolo del nuovo potere totalitario. Usano la spada nei loro video holywoodiani per sterminare i loro prigionieri, usano la spada nei canti e negli opuscoli di propaganda, come un simbolo del jihad, della determinazione e del terrore. Nella sua opera “Sorvegliare e punire” , Foucault notava come il capitalismo aveva “razionalizzato” la punizione, riducendola al minimo livello necessario per proteggere la proprietà privata ed i suoi assets. Ciò che l'ISIS sta cercando di fare è esattamente l'opposto, invertire questa tendenza e questo processo. Anche le camere a gas di Hitler ed ovviamente la bomba atomica, le uccisioni tramite i droni, il ricorso all'alta tecnologia per stermini di massa, ma più "umanitari", con minore teatralità e meno rituali spargimenti di sangue, fanno parte di questa tendenza a partire dal XVIII secolo, compresi i paesi arabi e musulmani colonizzati. La spada come simbolo ha una duplice funzione per i jihadisti : essa rappresenta un vecchio-nuovo, indipendente, simbolo di forza e di autorità, che si erge quale negazione della civiltà imperialista "occidentale" (quella capitalista) e dei suoi simboli, e come vecchia-nuova arma di terrore. Contrariamente al Nazismo ed allo Stalinismo, l'utopia jihadista non è futurista ma esiste in un passato che deve essere imitato pienamente in tutti i suoi aspetti, al fine di raggiungere gli stessi obiettivi che furono di Maometto: conquistare tutte le potenze imperialiste del suo tempo per costruirvi al loro posto il suo imperialismo. Per certi versi, questo era anche l'obiettivo dichiarato dei regimi "laici" pan-nazionalisti (vedi Nasser ed il Partito Baath a Damasco e prima ancora a Baghdad). L'ISIS non è che l'ultimo rigurgito del lunghissimo dibattito sulla arretratezza dell'Oriente, della sua debolezza e della sua manipolazione da parte delle potenze imperialiste occidentali. Questo dibattito ha sempre avuto due risvolti: come imitare l'Occidente allo scopo di competere con esso da una parte e, dall'altra, la necessità di starsene "per conto proprio" per lottare contro le potenze coloniali. L'ammirazione e l'odio verso l'Occidente colonialista non erano avvertiti solo dalle masse dell'Oriente colonizzato, ma anche dalle elite intellettuali e sociali locali. Il conflitto fra tradizionalismo ( conservatorismo) ed un modo più aperto di pensare non si è mai risolto. Sono pochissimi coloro che hanno proposto una totale negazione del passato per guardare a soluzioni future totalmente rivoluzionarie. La maggioranza ha preferito un certo compromesso tra passato e presente. Le critiche all'Islam non sono mai state portate fino in fondo. Persino i comunisti ed altri di sinistra -sotto la pressione delle loro società e del grande fratello in Unione Sovietica, la quale cercò di giocare la carta della liberazione nazionale contro i suoi rivali occidentali (la stessa cosa venne fatta dalle potenze occidentali che sostenevano l'ultra-reazionario regime dei Saud ed i jihadisti contro gli emissari locali dell'URSS e contro l'invasione russa dell'Afghanistan)- riuscivano sempre a trovare qualcosa di “progressista” nel Corano e negli insegnamenti degli accademici tradizionali. L'ISIS non nasce dal niente. Ciò che ha fatto è esattamente quello che facevano i suoi simili in Occidente ed in Oriente (Nazismo e Stalinismo), i quali portarono all'estremo l'irrazionalità delle loro società e delle loro classi governanti ed il livello di alienazione delle loro masse popolari. I liberali ricordano oggi la precedente attitudine al compromesso da parte dei comunisti nei confronti dell'Islam reazionario e dogmatico. Oggi, gran parte delle masse popolari sono sotto l'influenza dell'ISIS e dei suoi simili. Pensano che una vittoria dell'ISIS gli porterebbe l'emancipazione sia dall'Occidente coloniale che dalle "laiche" dittature locali. Per alcuni settori degli oppressi, aderire all'ISIS significa fare carriera nella gerarchia sociale. La classe media urbana è la fonte principale dello scetticismo e della resistenza contro l'ISIS. Anche se meglio organizzata e rappresentata, a questa classe mancano il coraggio e la determinazione che hanno invece le classi popolari. La classe media urbana resiste del tutto giustamente contro l'ISIS, ma dalla loro resistenza non ne deriverebbe una vittoria che porti ad una reale emancipazione delle masse, dato che loro vogliono difendere i loro privilegi percepiti ed il loro stile di vita meno rigido; ma non sono capaci di sconfiggere l'ISIS e non gliene importa nulla delle masse ignoranti ed arretrate. La comparsa dell'ISIS somiglia alla venuta di Khomeini. Entrambi rappresentano gli stessi poteri sociali e le stesse speranze popolari (leggi: illusioni) di emancipazione; che finiranno solo in un nuovo regime totalitario di tipo bolscevico. E' giunto il tempo per una critica più radicale dei dogma islamici. Ma le arrendevoli elite intellettuali non ne hanno il coraggio. Una critica radicale non deve colpire solo l'Islam, perchè significherebbe criticare un dogma a beneficio di un altro. Ci vuole più di una rivoluzione copernicana, ci vuole maggiore negazione, qualcosa che distrugga tutti gli idoli una volta per tutte. Una sorta di surrealista e dadaista liberazione della mente, del subconscio e dei desideri del corpo da ogni tabù e da ogni divieto. Non bisogna colpire solo la spada quale simbolo ed arma del terrore e della propaganda, bisogna colpire ogni terrore autoritario ed ogni dogma. Colpire lo stessi principio di autorità.
dal blog di Mohamed Mazen - anarchico siriano
https://mazenkamalmaz.wordpress.com
(traduzione a cura di Alternativa LIbertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)
martedì 1 settembre 2015
Erdogan assassino kurdistan libero ! Manifestazione in appoggio alla resistenza Kurda a Trieste /Trst
Ormai è provato che Erdogan è complice dell’ ISIS, ma l’Europa continua ad appoggiare la Turchia e a criminalizzare i Kurdi.
Lo Stato Turco fornisce sostegno economico, ma anche militare e politico, a ISIS.
L’Emiro dell’ISIS, Yasin Ebdileziz Egumi, catturato dalle forze di difesa YPG durante l’attacco di ISIS a Kobanè il 25 Giugno, ha confessato l’esistenza del sostegno da parte della Turchia affermando inoltre che il gruppo armato che ha attuato il massacro del 25 giugno è entrato dalla Turchia.
Anche per l’attentato che ha causato la morte di decine di giovani socialisti e anarchici a Suruç, il 20 luglio, stanno emergendo con sempre maggiore chiarezza le responsabilità del governo dell’AKP di Erdogan.
Dopo l’attentato di Suruç, la Turchia ha fatto finta di bombardare le postazioni dei massacratori e tagliagole dello “Stato Islamico”, ma in realtà ha colpito e continua a colpire i villaggi Kurdi; bombarda, spara, tortura, brucia le case, incendia le foreste e arresta perfino gli amministratori eletti nei Comuni Kurdi.
Nella Rojava la lotta per l'indipendenza si è sviluppata in una rivoluzione sociale. Attraverso quello che i Kurdi chiamano Confederalismo Democratico, che ha una chiara dimensione libertaria, femminista ed ecologista, non si vuole creare un nuovo Stato, ma una rete di comunità che si autogovernano nel pieno rispetto di tutte le popolazioni che vivono o vogliono vivere nel territorio.
Certamente oltre all'accanimento storico del governo turco contro i curdi e il progetto di un Kurdistan unito c'è oggi la necessità da parte di Erdogan e degli alleati NATO di bloccare questa esperienza che si sta consolidando e allargando alle regioni vicine.
Non dimentichiamoci, che la Turchia, oltre a far parte della NATO, è fortemente legata economicamente all’Europa e soprattutto alla Germania. A Trieste si sta costruendo una piattaforma offshore per i container di merci provenienti via mare dalla Turchia, da mandare poi, via rotaia, in Germania.
E allora come la mettiamo con le corresponsabilità occidentali, Italia compresa, verso il massacro delle popolazioni Kurde?
In appoggio alla Resistenza Kurda e alla carovana per Kobane del 15 settembre indiciamo una manifestazione/corteo a Trieste per Sabato 12 settembre in piazza della Borsa alle ore 16:00.
Si invitano apertamente tutte le forze sociali, politiche e sindacali che si riconoscono nella resistenza curda e nel progetto della Rojava a partecipare e ad aderire.
Coordinamento Libertario Regionale FVG
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