„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
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martedì 18 febbraio 2014
COMUNICATO DE IL SINDACATO È UN'ALTRA COSA: INAUDITA AGGRESSIONE A MILANO. CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DI SUSANNA CAMUSSO
Condanniamo la gravissima aggressione subita dal compagno Giorgio Cremaschi e da altre compagne e compagni aderenti al documento congressuale "Il sindacato è un'altra cosa" a Milano, nel corso di un'assemblea CGIL con la presenza di Susanna Camusso.
L'assemblea era già di per sé un fatto inusuale, in quanto erano convocate solo categorie con i gruppi dirigenti favorevoli all'accordo del 10 gennaio ed esclusa la FIOM, che aveva protestato pubblicamente.
Un gruppo di compagne e compagni aderenti al documento alternativo, tra cui delegati delle categorie formalmente presenti in assemblea e Giorgio Cremaschi, primo firmatario del documento, si è quindi presentato all'incontro. Lo scopo era distribuire un volantino contro l'intesa sulla rappresentanza, che ricordava la singolare coincidenza tra l'assemblea per il si al testo unico sulla rappresentanza ed il 14 febbraio 1984, giorno del Decreto Craxi per il taglio alla Scala Mobile dei salari. Inoltre si volevano esercitare i diritti della minoranza con un intervento nel l'assemblea.
I compagni indossavano anche cartelli con il no all'accordo.
Il primo problema con il servizio d'ordine è sorto in quanto si voleva impedire ai compagni, che ne avevano pieno diritto, di accedere all'assemblea. Già lì il servizio d'ordine ha esercitato pesanti pressioni. Alla fine ai delegati è stato concesso di entrare purché lasciassero i cartelli. Solo Cremaschi ha potuto conservare il cartello che diceva no all'accordo.
Una volta in sala i nostri compagni hanno seguito in assoluto silenzio la relazione e all'apertura del dibattito Nico Vox,delegato della funzione pubblica, ha chiesto di poter intervenire come unico intervento di dissenso tra i tanti già programmati.
Subito tutto il gruppo di delegati dissenzienti è stato circondato dal servizio d'ordine che impediva a Nico Vox di avvicinarsi alla presidenza. Susanna Camusso si avvicinava al gruppo e anche a lei veniva rivolta la richiesta che Nico potesse parlare, senza ricevere risposta. Si rispondeva invece dal palco dicendo che si poteva parlare in altre sedi. Alle proteste del gruppo di delegati seguiva una violentissima aggressione da parte del servizio d'ordine. I compagni venivano brutalmente spintonati, insultati minacciati. Giorgio Cremaschi veniva gettato nelle scale e solo per fortuna non ha riportato danni mentre Nico Vox doveva ricorrere all'ospedale.
Quello avvenuto è un atto senza precedenti nella vita della CGIL, dove i più aspri dissensi non sono mai stati affrontati con la violenza fisica e le minacce personali. Il senso profondamente antidemocratico dell'accordo sulla rappresentanza inquina già tutta la vita interna della CGIL, ma è evidente che qui si è passato il segno.
L'esecutivo nazionale de "Il sindacato è un'altra cosa" esprime piena condivisione e solidarietà verso i compagni Giorgio Cremaschi, Nico Vox e verso tutti gli aggrediti. I compagni colpiti verranno tutelati in tutte le sedi, ma è chiaro che la responsabilità politica della segretaria generale della CGIL è enorme.
Al direttivo della CGIL convocato per il 26 febbraio verrà presentata una mozione di sfiducia verso Susanna Camusso che si è rivelata incapace di tutelare i diritti e le libertà degli iscritti alla CGIL e per questo deve dimettersi.
mercoledì 4 dicembre 2013
La Cgil alle primarie? No grazie! di Giorgio Cremaschi
La mail di sostegno a Cuperlo che gira nelle sedi dello SPI, il sindacato pensionati che organizza la metà di tutti gli iscritti alla CGIL, non è solo un goffo infortunio, ma un segno chiaro della crisi del primo sindacato italiano. La CGIL, per il bene suo e di chi rappresenta, farebbe bene tagliare il cordone ombelicale che lega i suoi gruppi dirigenti al PD. Come fa un leader della CGIL ad essere credibile nella critica all'austerità, quando ci sono questi legami con il principale partito dei governi dell'austerità? Il collateralismo con i partiti e i governi è sempre stato un male per il sindacato. Non a caso questo termine è stato inventato nella CISL, quella di una volta che sentiva il bisogno di allontanarsi dalla DC, non quella di oggi collaterale a tutto.
Questa mail non è l'errore di qualche funzionario troppo solerte, ma la prova che anche in CGIL il rapporto con la politica oggi è malato e deve cambiare radicalmente. Certo che la CGIL deve fare politica, ma lo deve fare attraverso le sue piattaforme, le sue lotte, il suo punto di vista. Il sindacato fa politica partendo dai bisogni di chi rappresenta, ma i suoi dirigenti non fanno i politici.
Cinquanta anni fa il dirigente sindacale che diventava improvvisamente assessore o parlamentare poteva anche rappresentare un successo dei lavoratori, oggi non è così. E a maggior ragione, oggi come ieri, il dirigente sindacale che diventa manager d'impresa fa pensare che questo nuovo incarico sia stato costruito mentre si esercitava il vecchio.
L'indipendenza dei sindacalisti è oggi fondamentale e sono necessarie regole di trasparenza sul possibile conflitto di interessi tra dirigenti sindacali, partiti, imprese.
Si potrebbe cominciare con una piccola semplice regola: i dirigenti della CGIL, dalla fine dell'incarico, non possono passare a direzioni aziendali pubbliche o private per cinque anni e non possono entrare nelle istituzioni politiche per almeno un anno. Altrimenti pagano forti penali al sindacato che danneggiano.
Perché deve essere chiaro che il primo danneggiato dalla scarsa autonomia dei dirigenti sindacali è il sindacato stesso.
Questa misura non impedirebbe certo che i dirigenti della CGIL tornino in un posto di lavoro o facciano militanza nei partiti, semplicemente eviterebbe che si usi il sindacato per altre carriere.
Questo però non basta perché tutti questi episodi di collateralismo e di conflitto di interessi non possono essere affrontati solo con l'appello alla autoriforma sindacale. Si sa come vanno le cose quando si chiede alle burocrazie di cambiarsi da sole. Per questo è urgente una legge che affronti il tema della rappresentanza e della democrazia sindacale.
Così come va cancellato il finanziamento pubblico dei partiti, così i sindacati devono vivere solo con le tessere volontarie e rinnovabili degli iscritti. E basta. I lavoratori in libere elezioni debbono poter scegliere chi li rappresenta senza privilegi per nessuno e gli accordi vanno approvato per referendum dagli interessati. Tre semplici regole che a parole nessuno osteggia, ma che nella pratica non si sono mai realizzate.
Mai come in questo momenti di crisi il mondo del lavoro ha bisogno di un sindacalismo forte e indipendente dai conflitti di interesse.
PS: Queste semplici proposte sono contenute nel documento di minoranza che abbiamo presentato al congresso CGIL., che significativamente si intitola " Il sindacato è un'altra cosa". Il documento di maggioranza, sostenuto da tutto il gruppo dirigente, da Susanna Camusso a Maurizio Landini, ignora completamente il tema.
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