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sabato 29 aprile 2017

VELENI A NORD-EST

UN AMARO AMARCORD TRA I MIASMI INQUINANTI DEL NORD-EST , RICORDI DI UN'EPOCA IN CUI, FORSE, SI POTEVA ANCORA IMPEDIRE LA CATASTROFE AMBIENTALE, STRISCIANTE O DILAGANTE...














SI SCRIVE MITENI, SI LEGGE RIMAR

(Gianni Sartori)

Avvertenza: questo non è, assolutamente, un articolo di informazione sull'inquinamento da PFASS che sta impregnando le acque e i corpi del Veneto. Soltanto un necrologio, un amaro amarcord condito di qualche considerazione su come funziona il capitalismo, quello del nord-est in particolare. Per gli aspetti tecnici potete attingere alle puntuali denunce pubblicate da qualche anno a questa parte su Quaderni Vicentini. In tempi non sospetti, quando invece un noto quotidiano locale ignorava o minimizzava la grave situazione che si andava delineando.
Non è nemmeno un invito a intervenire per rimediare. Da tempo ho la convinzione che cercare di fermare il degrado ambientale sia quasi impossibile. Nel Veneto senza “quasi”. Qui la catastrofe è ormai completa, per quanto subdola e inavvertita. Il territorio veneto e ancor più quello vicentino (un'autentica “poltiglia urbana diffusa” da manuale) hanno raggiunto livelli di contaminazione e cementificazione tali che soltanto un'apocalisse di ampia portata potrebbe, forse, porvi rimedio. Ripristinando in parte quell'ordine naturale che oggi come oggi appare irrimediabilmente stravolto.

Prendiamo atto comunque che se pur molto tardivamente, la questione PFASS ha assunto rilevanza non solo locale ma anche regionale (vedi la richiesta di analizzare l'acqua “potabile” nelle scuole in provincia di Rovigo). Ma per quanto riguarda la “sfilata degli ipocriti” (i sindaci vicentini che hanno manifestato a Lonigo contro l'inquinamento da PFASS) direi che si commenta da sola. Dov'erano le istituzioni in tutti questi decenni (almeno 4, dagli anni settanta) mentre la RIMAR prima e la MITENI (cambia il nome, ma l'azienda fisicamente è sempre la stessa) poi versavano schifezze direttamente nelle nostre acque e indirettamente nel nostro sangue?
Solo una facile “profezia”. E' probabile che tra una decina d'anni altri sindaci sfileranno nel Basso Vicentino (magari, azzardo, in quel di Albettone, uno dei tratti più riempiti da scarti di fonderia e altre schifezze) per esprimere una tardiva e altrettanto ipocrita indignazione per l'inquinamento prodotto dai rifiuti tossici (metalli pesanti) ammucchiati a tonnellate sotto la A31.
Non dovendo preoccuparmi di fornire numeri e dati sull'inquinamento prodotto dalla exRimar, ora Miteni (ampiamente disponibili in rete), attingo a qualche ricordo personale*riesumando speranze e delusioni di quando, ormai 40 anni fa, forse si sarebbe ancora potuto arginare la marea tossica non più strisciante, ma ora dilagante.

Un accenno soltanto all'apprezzabile richiesta (per quanto simbolica e fuori tempo massimo, a mio avviso) avanzata da qualche oppositore di “parametri certi sulla soglia di inquinanti presenti nelle acque con cui si abbeverano gli animali e si irrigano i campi, così come è doveroso da parte del Governo dare una risposta immediata per fare fronte alla crisi che per ovvie ragioni rischia di precipitare su chi lavora di agricoltura, soprattutto considerando il fatto che l’inquinamento da Pfass ha contaminato anche la catena alimentare, come risulta da una serie di prime analisi effettuate dall’Istituto Superiore di Sanità in alcune zone del Veneto. Sia sul siero umano che su alcuni alimenti come uova e pesci emerge infatti la presenza di contaminazione, come abbiamo sottolineato in una risoluzione indirizzata al Governo a dicembre.”

Una presa di posizione modesta, scontata, ma sempre meglio che niente.
D'altra parte: l'avete voluto il capitalismo? E allora godetevelo, cazzo!

AMARCORD
Metà anni settanta. Qualche anno prima avevo (coerentemente o sconsideratamente...non l'ho ancora capito) rinunciato al posto statale da insegnante elementare, pur avendo vinto il concorso. La scelta (comunque sofferta per un giovane proletario figlio di proletari, con scarse alternative) veniva dopo aver scoperto che l'assunzione comportava un giuramento (allo Stato delle stragi? Mai!). Ero quindi tornato allo scaricamento e stivaggio di camion alla Domenichelli, in notturna, alternando con saltuari lavori da operaio (tra le altre, la Veneta-Piombo di Alte-Ceccato: tutta salute!).
Finendo poi inchiodato per qualche anno alla fresa, nel “retrobottega” di una microazienda artigiana con orari prolungati.
Fu durante un breve periodo di transizione di circa 20 giorni (transitavo da operaio in una microazienda a commesso in una libreria) che tornai a scaricare con una delle due o tre famigerate “cooperative” **di facchinaggio esistenti in città. Questo mi consentiva, paradossalmente, di staccare dal lavoro in orari decenti (tra le cinque e le sei di sera), mentre prima in genere finivo verso le 19,30-20. Una possibilità per frequentare Radio Vicenza, all'epoca gestita da amici e compagni di area libertaria, in particolare Rino Refosco e Rosy. Doveva essere la fine del 1976 , mi pare. Lo deduco dal fatto che quasi ogni sera qualcuno dedicava una canzone (in particolare “Ma chi ha detto che non c'è?” di Manfredi) al compagno Claudio Muraro da poco arrestato (nel 1976) e ancora detenuto a Vicenza, prima di finire nel “circuito dei camosci” delle carceri speciali (a Pianosa, mi pare).
Dalla radio veniva denunciata con ostinazione la recente scoperta che la RIMAR (“Ricerche-Marzotto”) scaricava fetide sostanze nelle acque correnti dell'Alto Vicentino. In particolare quelle della Poscola, un nome a cui ero sentimentalmente legato. Nasceva infatti dall'omonima grotta situata a Priabona, un “aperitivo” prima del Buso della Rana.
Denuncia dopo denuncia, non mancarono velati consigli di “lasciar perdere, non mettersi contro qualcuno troppo grande per voi...”. Se non vere e proprie minacce, quasi.
Tutto qui, per quanto mi riguarda. Tornai quindi ai miei soliti orari e le mie frequentazioni calarono sensibilmente (o forse per scazzi personali e comunque “avevo altro da fare”).

E pensare che in anni non sospetti avevo avuto anche modo di visitarla, la RIMAR intendo. Doveva essere verso la fine del 1967 o l'inizio del 1968, sicuramente prima del 19 aprile e della storica rivolta operaia (a cui, casualmente, mi capitò di assistere, ma ve lo racconto un'altra volta, magari per il 50°) con abbattimento della statua del feudatario locale.
Mi capitava allora di andare qualche pomeriggio a Valdagno in autostop per frequentare la piscina comunale aperta in periodo invernale. Un tardo pomeriggio stavo giusto rientrando a Vicenza quando un macchinone si fermò in risposta al mio pollice levato. Salgo e il signore dopo un po' si presenta. Era uno dei fratelli Marzotto, nientemeno. Evidentemente metteva in pratica i principi paternalistici su cui si fondava la dinastia.
Il clima doveva già aver cominciato a surriscaldarsi (quello sociale, non si parlava ancora dei cambiamenti climatici) perché il borghese che gentilmente si prestava a farmi da autista commentò alcuni recenti episodi di contestazione al consumismo sostenendo (vado a memoria, sono passati 50 anni) che per la “felicità” della gente era indispensabile che tutti potessero godere di auto, frigoriferi e lavatrici. Poi, caso mai, si poteva pensare...non ricordo a cosa, sinceramente.
Dato che non dovevo sembrare molto convinto di questo elogio della merce, mi propose una visita alla sua fabbrica d'avanguardia che sorgeva lungo il percorso. Fu così che mi affidò a un tecnico per una visita guidata della RIMAR. Poco convinto il tecnico, poco convinto anch'io che temevo di non trovare un altro passaggio prima di notte, la visita fu alquanto frettolosa e mi rimase soltanto la sensazione di un leggero bruciore alle mucose respiratorie. Per chi non è del posto, segnalo che la già denominata Rimar oggi si chiama Miteni, dopo aver cambiato due-tre volte nome, consiglio di amministrazione e in parte proprietà.
Tutto qui.Ricordo solo che un'altra volta presi un passaggio dall'altro Marzotto, il fratello in politica nel PLI. Evidentemente ci tenevano a mostrarsi generosi con le masse popolari appiedate.
Ma dopo il 19 aprile le cose cambiarono, evidentemente e non mi capitò più l'onore di un autista chiamato Marzotto. In compenso, nel febbraio 1969 (all'epoca dell'occupazione della fabbrica) tornai a Vicenza con la grandissima compagna, partigiana e giornalista dell'Unità, Tina Merlin (ma questa è un'altra storia).

Gianni Sartori

* nota 1: “Preserva i tuoi ricordi, è tutto quello che ti resta” P. Simon (cito a memoria)

** nota 2 : “famigerate” perché, come scoprii a mie spese, oltre a praticare una forma mascherata di caporalato, non versavano mai alcun contributo, nonostante richiedessero la consegna del libretto di lavoro. Perché? In caso di incidente potevano sempre dire di averti assunto proprio quel giorno e di non aver ancora compilato le “carte”.
Una nota polemica anche per alcuni “compagni”. Ricordo benissimo che per gli amici di Potere Operaio la mia scelta era stata classificata da “lumpenproletariat”. Detto da loro, di estrazione medio e piccolo-borghese pareva un complimento. Questo nella prima metà degli anni settanta. Dopo, nella seconda metà dei settanta, quando erano già diventati quelli di AutOp, le cose cambiarono con la scoperta dell'”operaio sociale”. Addirittura a Scienze Politiche di Padova si organizzarono corsi e seminari sulle cooperative di facchinaggio. Ma non ne ricordo uno che fosse uno di costoro (devo far nomi?) che sia venuto una sola volta a scaricare camion. Avevo invece condiviso spesso tali attività ricreative con il già citato compagno anarchico Claudio Muraro (fratello della filosofa Luisa Muraro, quella dell'Erba Voglio e della Signora del gioco) sia alla Domenichelli che alla Olimpico-traslochi. 

 RIPRESO da http://www.anarkismo.net/article/30209

APPARSO anche su  http://www.ilpopoloveneto.it/rubriche/finis-terrae/2017/04/27/38191-si-scrive-miteni-si-legge-rimar

martedì 14 aprile 2015

L’ADRIATICO DEI POPOLI - discutere dei Piani petroliferi off-shore della Croazia

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO , MA DALLE ALTRE COSTE ADRIETICHE NESSUNO ??? VENETI ISONTINI GIULIANI ROMAGNOLI CONTATTATECI ! safigher@gmail.com ------------------------------------------------------------------------------ L’ADRIATICO DEI POPOLI Aperta la “consultazione transfrontaliera” per discutere dei Piani petroliferi off-shore della Croazia Il 26 febbraio 2015 il Governo Croato ha notificato all’Italia, in qualità di soggetto interessato, l’avvio delle consultazioni transfrontaliere e della procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) nell’ambito del “Piano e programma quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico”. Il Ministero ha successivamente provveduto ad avvisare le regioni interessate, ovvero, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia. Le osservazioni al suddetto piano dovranno essere inviate al Ministero dell’Ambiente entro il 20 Aprile 2015. Le consultazioni transfrontaliere sono obbligatorie, ai sensi della Convenzione di Espoo del 1991, laddove uno Stato ritenga che gli effetti del Programma promosso da un altro Stato possano avere forti ricadute nel proprio ambito territoriale. Il governo italiano, dopo aver fatto scadere il termine previsto dalla Croazia per poter prendere visione dei propri programmi in materia di trivellazioni off-shore, ha poi dovuto attivare la consultazione transfrontaliera a seguito delle pressioni esercitate dal movimento di associazioni e comitati contrari alle comuni politiche sulla ricerca del petrolio nel Mare Adriatico. Il procedimento avviato permetterebbe a tutti i soggetti coinvolti di rimettere in discussione scelte politiche ed economiche riguardanti entrambi i paesi. La VAS serve a raccogliere le osservazioni ambientali provenienti da soggetti istituzionali che rappresentano interessi collettivi coinvolti nel procedimento, permettendo alla politica di avere ulteriori dati per valutare il reale impatto di piani e programmi sull’ambiente circostante e non solo. La Puglia è ritenuta dal nostro Ministero dell’Ambiente soggetto interessato nel procedimento di VAS al pari di tutte le altre regioni che s’affacciano sull’Adriatico. Riteniamo che, nonostante il ristretto tempo a disposizione, la Regione Puglia possa essere tra i protagonisti di questo percorso, inviando al Ministero osservazioni pertinenti, redatte attraverso l’esperienza accumulata nel corso di questi anni, ma anche attraverso il coinvolgimento di altre realtà istituzionali, associazioni, comitati, coordinamenti attivi nella difesa da modelli di sviluppo tutt’altro che sostenibili. Molti di questi comitati possono disporre di ulteriori elementi di discussione, non per ultimo le cartografie degli ordigni inesplosi, e “sepolti” nel Mare Adriatico, che stanno rallentando i programmi petroliferi della Global Petroleum al largo delle coste pugliesi. Tuttavia, ci saremmo aspettati un atteggiamento più celere e rapido, e una maggiore sensibilità, da parte della Regione Puglia nel promuovere i meccanismi di coinvolgimento e partecipazione, non certo la scarna comunicazione apparsa giovedì 2 aprile sul sito istituzionale che invita a prendere visione dei documenti inviati dal governo croato. Un atteggiamento forte e deciso, in linea con il ricorso alla Corte Costituzionale avverso la parte sullo sviluppo delle politiche legate all’energia dello “Sblocca Italia”, potrebbe riaprire la discussione attorno all’uso non conflittuale del Mare Adriatico, sia esso effettuato dal governo italiano che da quello croato. Quanto accade riguarda anche Montenegro, Albania e Grecia che, a differenza della Slovenia, non hanno ancora ritenuto di dover far parte della consultazione transfrontaliera. Tutte queste realtà collettive e singole chiedono, sollecitano e sostengono una rapida e decisa presa di posizione da parte di tutte le regioni coinvolte dal Ministero dell’Ambiente, a partire dalla Puglia. I confini e i poteri degli Stati devono essere positivamente superati quando si tratta della tutela degli ecosistemi marini e costieri. Allargare il dibattito a tutti i paesi che s’affacciano sull’Adriatico significa ribadire che la “questione petrolio” non è circoscritta, ma coinvolge interi popoli che potrebbero vedersi privati dell’orizzonte del mare. Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili Coordinamento No Triv – Terra di Bari Comitato No Triv San Giovanni Rotondo Comitato Bonifica Molfetta Comitato per la Tutela del Mare del Gargano Rete No Triv Gargano Comitato Mediterraneo No Triv A.B.A.P. – Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi Associazione Mlapp Associazione Sinistra Euromediterranea – Messina Associazione Terra d’Egnazia Brindisi Bene Comune Centro Studi Torre di Nebbia – Comitati Alta Murgia CircoloArciTuglie Collettivo Agricolo Peppino Di Pasquale - Barletta Garganistan Gruppo Archeologico Garganico “S. Ferri” Rete della Conoscenza Puglia Associazione AltraPolis Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori /Area Valle d’Itria Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori /Monopoli Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori /Provincia di Brindisi

mercoledì 24 settembre 2014

ECONTHEVALLE(Y) SERATA BENEFIT NOTAV - MEL (BL)

ECONTHEVALLE(Y) SERATA BENEFIT NOTAV SABATO 27 SETTEMBRE A MEL (BL) PALAZZO DELLE CONTESSE ORE 20.00 (VIN, BIRA E PASTIN) SOUND BY: EFFETTO TOPATA & STRAGEMOTIVA ORGANIZZA IL B.A.S. DI MEL (BL) (BRIGATA ANARCHICA SBARDELLOTTO)

lunedì 23 settembre 2013

ILVA : LA NAZIONALIZZAZIONE COME SOLUZIONE?

Di fronte all'evolversi della tragedia ILVA, da più parti si invoca la nazionalizzazione come risposta alla strafottenza e all'arroganza della famiglia RIVA, una risposta radicale e di classe che tramite esproprio salverebbe capre e cavoli, letteralmente produzione e ambiente. Come quando a suo tempo si parlava di nazionalizzazione delle banche. Peccato che non sia così. Chi invoca lo Stato a garante della collettiità fa finta di non vedere che sulla questione ILVA (e non solo su questa) il ruolo dello Stato come garante è già stato esercitato in pieno, sia durante la passata nazionalizzazione in passato, dove sono state gettate le basi per il disastro di oggi, sia nei processi di inquinamento che nei ladrocini e in tutte le schifezze che conosciamo, sia nella fase di proprietà di RiVA, a maggior ragione oggi. E da che parte è schierato lo Stato lo sappiamo ben, lo Stato ha sempre continuato a svolgere il suo ruolo fondamentale di garante della finanza mondiale e dei suoi “contratti”e di custode della proprietà del capitale con quel che ne consegue, abbandonando da tempo ogni finzione di terzietà e di forme di inclusione dei lavoratori. Ma la questione è più generale e vale la pena approfondirla. Chi conosce la storia del movimento operaio che sulle collettivizzazioni si è innestato lo scontro tra l’organizzazione politica (partito) e organizzazione di resistenza (sindacato), sopratutto nei momenti più alti dello scontro di classe (salvo scomparire del tutto nelle società post- rivoluzionarie dove il sindacato esiste solo formalmente , il partito si fa stato e le istanze dei lavoratori scompaiono). Ma anche allora la scelta si è sempre posta tra controllo dei lavoratori sui processi di produzione, quindi sul modo di produzione capitalista sino ad attuarne una sua radicale trasformazione, oppure la statalizzazione che in nome degli stessi controlla le fabbriche e più in generale i luoghi di lavoro. Da un lato il protagonismo dei lavoratori dall’altro lo Stato per il quale i lavoratori sono soggetti da “educare”ben che vada. Quando nel 1910 in Inghilterra il partito laburista (unico esempio della storia di partito politico direttamente creato dal sindacato, e che rimane di fatto nelle mani del sindacato) propone la nazionalizzazione delle miniere di carbone i minatori del Galles del sud e la UNION che li organizza rispondono con uno sciopero durissimo, dove i lavoratori rispondono politicamente mettendo in circolazione un opuscolo contro la nazionalizzazione e le posizioni di politica sindacali definite ortodosse: ”lo stato è un nemico quanto i padroni i lavoratori devono essere in grado di assumere il controllo della loro industria e di dirigerla con un sistema completo di controllo operaio”. Ora la situazione è ben diversa, decenni di manovre per estromettere i lavoratori da tutti i processi decisionali, bloccandone qualsiasi intervento diretto, utilizzando tutto, compresa la divisione e l’impotenza delle organizzazioni di rappresentanza sindacale , i ricatti, approfondendo all'esasperazione la contraddizione fra ambiente e lavoro che si è determinata, spingendo i lavoratori del nord colpiti dalla serrata contro quelli del sud, mentre pezzi dello Stato si danno battaglia sopra di loro. Ma l'unico modo che hanno i lavoratori per uscire da tutto questo non può che passare per la ripresa di protagonismo da parte dei lavoratori: nessuna richiesta di tutela a uno Stato complice del disastro, nessuno sconto e nessuna sudditanza a Riva e ai suoi sgherri nelle fabbriche, ma occupare i 7 stabilimenti chiusi, autorganizzandosi per riprendere le produzioni, denunciando al contempo le insufficienze e le colpevoli omissioni sulla sicurezza ambientale e sul lavoro, costruire e “muovere”da una posizione di forza e di unità dei lavoratori, dal Piemente alla Puglia. E, intorno, chiedere e ottenere una rete di solidarietà attiva di protezione e di condivisione nei territori, da parte di tutti quei soggetti impegnati da tempo nel costruire forme di costruzione di alternativa economica e sociale. Solidarietà che non mancherà e non può mancare. CS FdCA, 22 settembre 2013

lunedì 13 maggio 2013

CORDENONS INQUINAMENTO DA METALLI PESANTI : QUALE TUTELA PER AMBIENTE E ABITANTI? giovedi 16 maggio 2013

Giovedì 16 maggio, ore 21.00


sala R. Appi - Centro Culturale ALDO MORO



CORDENONS

INQUINAMENTO DA METALLI PESANTI:

QUALE TUTELA PER AMBIENTE E ABITANTI?



ne discutiamo con

Giuseppe Rizzardo

Ass.ne L'Ambiente è Vita



Stefano Del Cont Bernard

Autore di uno studio sull’inquinamento da piombo nei poligoni militari

(”Dal militare al civile”, 2006 ed. Kappa Vu)



Il poligono militare dei magredi, che si estende su una vasta area nel comune di Cordenons, subisce un inquinamento massiccio in quanto storicamente adibito alle esercitazioni militari.

Recentemente è risultato sforare in più punti le soglie consentite con forti presenze di metalli pesanti di varia natura e tossicità. A che punto è l’iter di verifica e bonifica? E soprattutto quanto ne sappiamo noi cittadini delle conseguenze di questo inquinamento? E ancora, quali sono gli strumenti che possiamo adottare per salvaguardare i nostri territori e la nostra salute?

A queste ed altre domande cerchermo di dare una risposta con i relatori ospiti e quanti da anni sono attivi nelle lotte ecologiste.



Organizza

GRUPPO DI MUTUO SOCCORSO - CORDENONS

info@difesambientale.org

www.difesambientale.org

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)