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martedì 11 maggio 2021

Viva il 1 Maggio Internazionalista

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Centotrentacinque anni sono veramente molti per continuare a celebrare un avvenimento accaduto negli USA, nella lontana Chicago là dove il primo maggio del 1886 i sindacati statunitensi avevano organizzato uno sciopero e un corteo per rivendicare la giornata lavorativa di otto ore, contro le inumane condizioni di lavoro vigenti nelle industrie americane dell’epoca.

Così descrivono la manifestazione gli storici Boyer e Morrais: “Il corteo si mosse e migliaia di persone incominciarono a sfilare…. In quella massa che sembrava non dovesse mai finire c’erano i “Cavalieri del Lavoro” e membri dell’American Federation of Labor, boemi, tedeschi, polacchi, russi, irlandesi, italiani, neri, cowboy che ora lavoravano in città. C’erano insieme cattolici, protestanti ed ebrei, anarchici e repubblicani, comunisti e democratici, socialisti, e persone semplici, tutti uniti e fermamente decisi per la giornata di 8 ore” (Richard O. Boyer e Herbert M. Morais, “Storia del movimento operaio americano”, De Donato 1977).

Due giorni dopo, il 3 maggio, la polizia caricò senza preavviso e ragione un raduno di scioperanti uccidendo due lavoratori.

Il successivo 4 maggio, a un comizio indetto in Haymarket Square per protestare contro le violenze omicide della polizia, esplose una bomba uccidendo un poliziotto: la polizia reagì sparando all’impazzata, uccidendo sette agenti, quattro manifestanti e ferendo decine di persone.

In un clima isterico, che non nascondeva un’evidente provocazione poliziesca, la repressione scattò implacabile e per i fatti furono arrestati e processati otto operai socialisti e anarchici.

Con una sentenza evidentemente precostituita nonostante la loro innocenza, gli immigrati tedeschi e sindacalisti anarchici August Spies, Adolph Fisscher, George Engel, Louis Lingg e il sindacalista anarchico statunitense Albert. R. Parsons furono condannati a morte e impiccati l’11 novembre del 1887 (Luis Lingg si suicidò in carcere il giorno prima della sentenza.).

Alle esequie dei “cinque martiri di Chicago”parteciparono oltre 200.000 persone.

Nonostante le esecuzioni e la dura repressione che seguì i “fatti di Chicago”, la classe lavoratrice statunitense non si piegò e avrebbe conquistato le otto ore di lavoro nel 1890.

Ma gli echi di quelle lotte sanguinose avrebbero varcato i confini degli USA coinvolgendo la classe operaia di tutto il mondo, e il primo maggio del 1890 milioni di lavoratrici e di lavoratori sarebbero scesi in piazza in numerosissimi paesi con una ferma volontà internazionalista per conquistare le otto ore di lavoro.

Dall’appello ai lavoratori della Gran Bretagna della Federazione nazionale delle organizzazioni operaie, 1° maggio 1890:

“Non si tratta di un problema di numero. Grande o piccola questa manifestazione del 1° maggio è l’affermazione del principio di solidarietà e di unione degli operai di tutti i paesi ed è questo che farà del 1° maggio una giornata unica nella storia del mondo”.

I “martiri di Chicago” erano lavoratori e che come altre e altri provenivano dagli USA, dall’Italia, dalla Germania, dall’Irlanda, dalla Russia, dalla Polonia e da molte altre nazioni, etnie, orientamenti politici, culture e religioni; sapevano che non parlavano per loro individualmente ma per le donne e gli uomini di una medesima classe, quella delle salariate e dei salariati di tutto il mondo.

Oggi il 1 maggio è divenuta una festa istituzionale, celebrata proprio da quei governi che in Europa e nel mondo si distinguono nell’aggredire storiche conquiste del movimento operaio, riportando le condizioni di lavoro a uno sfruttamento selvaggio per la salvaguardia del profitto capitalistico e della sua accumulazione, al fine di scaricare i costi delle crisi economiche, e anche della corrente pandemia,   sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulle classi sociali subalterne e più deboli, peggiorando e regredendo le loro condizioni di vita.

Le politiche concertative e di unità nazionale, perseguite dalle forze politiche parlamentari e di governo e anche da quei sindacati che nei paesi a capitalismo maturo hanno moderato le richieste sindacali subordinandole agli interessi dei rispettivi imperialismi, hanno finito per agevolare la gestione capitalistica delle crisi e il riemergere di forme violente di sfruttamento della forza lavoro manuale e intellettuale e l’emergere di forme diffuse di miseria sociale e con essa l’accrescersi delle disuguaglianze che opprimono ancor più le classi subalterne unitamente al perdurare dell’oppressione della donna nel lavoro e nella società.

Così è che si divaricano artatamente le divisioni di classe opponendo l’occupazione alla disoccupazione e al precariato; i giovani agli anziani. La medesima tendenziosa informazione tende poi a far considerare le immigrate e gli immigrati come nemici e non già come sorelle e fratelli di una medesima classe mondiale con interessi comuni, contribuendo al diffondersi del pregiudizio, dell’intolleranza contro ogni diversità,     fino  alla degenerazione della violenza razzista e fascista.

La devastazione ambientale conseguenza di un sistematico sfruttamento capitalistico del territorio e delle risorse naturali ha ormai raggiunto fasi di “non ritorno”, e diffusi e sanguinosi conflitti fomentati dalle potenze imperialistiche in lotta per il predominio nel mercato mondiale sorgono e risorgono nelle aree ritenute strategiche: tutto ciò provoca miseria crescente, fame, sottosviluppo, violenza e morte. E’ in questo quadro drammatico che si susseguono le grandi ristrutturazioni industriali con le deloca- lizzazioni e la conseguente disoccupazione; si sussegue il generalizzato attacco al salario e al contratto collettivo nazionale di lavoro; il dilagare del precariato in un rapporto diretto    azienda/dipendente che tende progressivamente a delegittimare la rappresentanza e sindacale e la sua organizzazione; l’attacco ai diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori; lo smantellamento costante e sistematico di ogni servizio pubblico per lasciare spazio alle privatizzazioni e alle ormai diffusissime forme del “welfare aziendale”.

Questa dolorosa e allarmante condizione che ormai caratterizza di ampi settori della nostra classe, che nel mondo ha ormai superato i tre miliardi di salariate e salariati, è aggravata dalla dilagante pandemia e dalle accorte regie che intendono scaricarne i costi sulle classi subalterne del mondo intero.

Ma la lotta per condizioni di lavoro più umane non si arresta in Cina, India e in Thailandia, nel sud est asiatico e in Myammar dove le donne sono in prima fila nelle mobilitazioni contro il recente colpo di stato militare.

Anche la temporanea sconfitta maturata dalle lavoratrici e dai lavoratori dello stabilimento Amazon di Bessemer in Alabama (USA) per la conquista dell’organizzazione sindacale in azienda, è stata preceduta dalla efficace  mobilitazione dei rider di Amazon in Italia che hanno dato vita al primo sciopero al mondo, per   altro riuscitissimo, di una intera filiera Amazon. Così è stato anche in Inghilterra,  Germania, Francia,                     India,           Cina laddove    si                     sono susseguite                scioperi  e mobilitazioni.

Tutto questo rimanda alle profetiche e insu- perate affermazioni del nostro compagno anarchico Albert R. Parsons, pronunciate di fronte alla giuria prima della sentenza di morte:

: ”… Secondo le ultime statistiche, ci sono negli Stati Uniti 16.200.000 operai. Sono questi che con il loro lavoro creano tutta la ricchezza del paese… L’operaio è colui che lavora per un salario e il cui unico mezzo di sussistenza è la vendita della propria forza lavoro quotidiana, ora per ora, settimana per settimana, anno per anno… Questa classe di persone – la classe operaia – che compie da sola tutto il lavoro utile e produttivo di questo paese è alla mercede e alla mercè della classe proprietaria. Come operaio ho condiviso quelle che mi appaiono le giuste rivendicazioni della classe operaia; ho difeso il suo diritto alla libertà, il suo diritto a disporre del proprio lavoro e dei suoi frutti… Questo è il mio delitto. Sono stato infedele e traditore verso le infamie dell’odierna società capitalistica. Se per voi questo è un delitto, confesso di essere colpevole”.

Le vicende del 1 maggio del 1886 e le lotte internazionaliste che seguirono per la giornata lavorativa di otto ore ci ricordano che l’attuale società capitalistica si basa ancora sulla produzione di merci e servizi prodotti dalla forza lavoro manuale e intellettuale, e che non esiste una sola umanità ma sfruttati e sfruttatori.

Ancora oggi i fenomeni migratori spingono masse sterminate di donne e di uomini alla ricerca di migliori condizioni di esistenza. Come ieri hanno a disposizione solamente la loro forza lavoro manuale e intellettuale che si è ormai internazionalizzata e che mette in comune capacità produttive e conoscenze e che dà luogo a una ricchezza sociale prodotta enorme la quale, anziché essere proficuamente impiegata per liberare l’umanità dal bisogno materiale, è concentrata in pochissime mani private.

Questa è la contraddizione che genera tutto il male del mondo.

“La storia del movimento operaio internazionale ci ha insegnato che il conflitto è l’unico strumento per acquisire ruolo e dignita”. Solo la capacita di difendere gli interessi immediati puo determinare condizioni migliori affinché altri e piu generali obiettivi possano essere raggiunti. “

Il percorso è irto di difficoltà ma è necessario procedere verso l’unità delle lotte del moderno proletariato mondiale in tutte le sue componenti di classe, di etnia, di genere e di cultura, recuperando e riproponendo gli insegnamenti del passato per superare le barriere nazionali in una dimensione autenticamente internazionalista.

Anche nel cuore dell’imperialismo europeo è oggi necessario e urgente superare le dimensioni nazionali rilanciando l’internazionalismo, perseguendo obiettivi concreti e unitari quali il salario ela riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione, la rappresentanza e l’organizzazione sindacale, iniziando a costruire l’unità delle lotte per i contratti e per il sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori d’Europa.

Per contribuire alla realizzazione di questa prospettiva “Alternativa Libertaria FdCA” si è fatta promotrice di una campagna per il salario e la riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione, da intraprendere e perseguire con le organizzazioni politiche comuniste anarchiche e comuniste libertarie d’Europa.

Ancora oggi “il primo Maggio è destinato a portare nel mondo la notizia che la classe lavoratrice sa di avere dei diritti da conquistare”.

Viva la lotta internazionalista del proletariato mondiale.

lunedì 10 maggio 2021

DICHIARAZIONE SULLA GIORNATA INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI 2021

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Primo maggio 1886, negli Stati Uniti iniziò un ampio sciopero che chiedeva una giornata lavorativa di otto ore. Lo slogan dello sciopero era “Otto ore di lavoro, Otto ore di svago, Otto ore di riposo”, propagandato dalla metà del XIX secolo e attraverso il quale il movimento operaio lottava per sottrarre il potere al Capitale e rivendicare il tempo dei lavoratori per la vita, la cultura e il divertimento.Per un 1 maggio di lotta con la classe lavoratrice

Lo sciopero fu preparato in anticipo. Il movimento operaio americano lo decise nel 1884. Per realizzarlo, si tennero centinaia di riunioni e raduni, si raccolsero fondi, in tempi in cui l’organizzazione sindacale era illegale. Furono diffusi manifesti e giornali che incoraggiavano i lavoratori ad aderire allo sciopero previsto.

Eppure la lotta per una giornata lavorativa di otto ore non era concepita come una semplice riforma. Era permeata dalla speranza di un domani migliore, una lotta che a sua volta si faceva strada verso un’altra, definitiva lotta per una società egualitaria, libera da ogni oppressione. Non fu intesa come lotta da realizzare attraverso il congresso, né attraverso i tribunali, ma piuttosto che avrebbe dovuto avere successo attraverso l’azione diretta delle masse popolari. La classe operaia diffidava di quelle istituzioni ingannevoli che significavano per loro una fonte di repressione e di fame.

Il primo maggio 1886, lo sciopero si rivelò massiccio, con manifestazioni in tutto il paese, con il suo nucleo nella popolosa città industriale di Chicago. Lì, la repressione della polizia si fece sentire fortemente, così come la resistenza degli operai; ci furono scontri che lasciarono diversi morti e feriti, tra cui un operaio che morì davanti allo stabilimento industriale McCormick, dove c’erano molti crumiri.

Sfidando la feroce repressione, i lavoratori indissero una manifestazione il 4 maggio a Haymarket Square. Durante la manifestazione, uno sconosciuto lanciò un ordigno esplosivo, in risposta alla repressione della polizia. Questo istigò la brutale risposta della polizia, che lanciò una campagna di persecuzione, imprigionamento e tortura contro i lavoratori, tra questi otto militanti sindacali anarchici più in vista furono schiacciati dal peso della giustizia borghese, dopo esser stati condannati per cospirazione.

Il processo fu una montatura contro la classe operaia, come solo pochi anni dopo lo sarebbe stato contro altri due noti anarchici, Sacco e Vanzetti. Testimonianze e prove furono fabbricate, facendo ricadere il risentimento della borghesia sulla militanza operaia. Anche lo stesso procuratore Julius Grinnell si espresse così: “La legge è sotto processo. L’anarchia è sotto processo… Signori della giuria, condannate questi uomini, fatene un esempio, impiccateli e salverete le nostre istituzioni, la nostra società”.

L’anno seguente, nel novembre 1887, la giustizia borghese condannò alcuni degli anarchici accusati a diversi anni di reclusione, e gli altri a morte per impiccagione. Davanti alla corte, Adolph Fischer dichiarò: “Se devo morire per il fatto di essere anarchico, per il mio amore per la libertà, la fraternità e l’uguaglianza, allora non mi opporrò. Se la morte è la pena per il nostro amore per la libertà del genere umano, allora dico apertamente che ho rinunciato alla mia vita; ma non sono un assassino”.

Da allora, il Primo Maggio è commemorato come la giornata internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici. Commemorato per la prima volta nel 1890, il Primo Maggio è celebrato come giorno di sciopero dei lavoratori contro il Capitale, come occasione per omaggiare i martiri di Haymarket e per lottare per la giornata lavorativa di 8 ore. Come risultato degli scioperi e della lotta tenace, la richiesta delle 8 ore è stata lentamente conquistata dalla classe operaia in diversi paesi, come nel caso dell’Uruguay e della Nuova Zelanda prima del 1915, o in Spagna con lo sciopero della Canadenca nel 1919.

Cosa significa oggi il Primo Maggio:

La giornata lavorativa di 8 ore è già stata conquistata come diritto in molti paesi, e il primo maggio è riconosciuto come giornata internazionale di commemorazione dal movimento dei lavoratori e delle lavoratrici in tutto il mondo. Tuttavia, oggi milioni di persone oppresse nel mondo lavorano ancora per lunghe ed estenuanti giornate lavorative in condizioni terribili, si verificano ancora incidenti nelle fabbriche e nelle officine, con conseguenti terribili tragedie, come abbiamo visto accadere in Bangladesh numerose volte. Il capitale transnazionale ha diffuso in modo spropositato la produzione su tutto il pianeta, impoverendo le condizioni di vita e di lavoro di intere popolazioni in regioni e paesi periferici, minacciando, inoltre, l’esistenza stessa del pianeta.

Pertanto, la rivendicazione delle 8 ore di lavoro è ancora attuale e valida. E, soprattutto, è più che mai valida la società sognata e combattuta dai Martiri di Chicago e da generazioni di militanti e lavoratori, che portavano nel cuore desideri di giustizia sociale per tutta l’umanità, sapendo che la lotta contro il capitalismo e lo Stato era decisiva, come lo è ancora oggi. Sapevano che gli oppressori e le loro istituzioni sono da una parte, e le classi oppresse dall’altra, coloro che sanguinano davanti alle macchine, che muoiono di fame, che sono disoccupati, che il sistema capitalista disprezza, ma che costruiranno un nuovo mondo giusto.

Come coloro che parteciparono agli scioperi di Chicago, noi oppressi e oppresse sappiamo oggi che la giustizia non può essere raggiunta all’interno del sistema, che l’attuale ordine sociale non porta nulla di buono a noi, che dipendiamo dal nostro lavoro quotidiano per vivere. Il capitalismo porta solo miseria, fame, violenza e morte. Questo è ciò che il sistema ci ha portato per secoli, eppure negli ultimi trent’anni è avanzato tecnologicamente in modo grottesco. Il capitalismo ha scatenato guerre per controllare le risorse, generando il caos nei paesi e trasformandoli in “stati falliti”, distruggendo i loro interi sistemi produttivi, e spostando le popolazioni, trasformandole in rifugiati o migranti economici alla disperata ricerca di lavoro e benessere. La lista delle catastrofi generate dall’ambizione incontrollata del Capitale nel suo assetto imperialista è lunga e complicata.

Sono le classi oppresse di tutto il mondo che soffrono le conseguenze della riproduzione del sistema capitalista e la sua necessità di sfruttare l’ambiente e il lavoro umano, siamo noi che dobbiamo tenere alte le bandiere di lotta dei Martiri di Chicago e i loro sogni di giustizia e libertà.

Che cosa deve fare l’anarchismo organizzato:

L’anarchismo, l’ideologia professata dai Martiri di Chicago, non è morto, né è scomparso, come molti appartenenti alle varie correnti ideologiche e politiche hanno sostenuto. Al contrario, l’anarchismo oggi ha la forza di dimostrare che la sua proposta è valida e utile per l’umanità, che il suo approccio sociale è valido per le lotte attuali e non una “reliquia del passato”. L’impegno anarchico, che mira a costruire una società in cui il potere, la proprietà e i mezzi di autosostentamento siano socializzati, e in cui la libertà collettiva sia una componente essenziale dell’ordine sociale, è attuale e valido oggi.

Questa proposta non può realizzarsi da un giorno all’altro, ci vuole pazienza, tenacia e determinazione per costruire una società diversa che promuova l’organizzazione del popolo e sostenga le lotte del popolo. Dobbiamo migliorare questa proposta giorno per giorno. Questo è possibile attraverso l’inserimento sociale nel cuore della società, nelle classi popolari e lavoratrici.

E’ di particolare interesse per l’anarchismo organizzato avere un’influenza sui segmenti della società dove gli oppressi e le oppresse lottano, in particolare sui lavoratori e le lavoratrici, rafforzando e sviluppando l’organizzazione sindacale, e la lotta per migliori salari e condizioni di lavoro. Inoltre, è interesse dell’anarchismo organizzato intrecciare queste lotte con quelle di altri popoli oppressi e costruire una strategia intorno alla realizzazione di un fronte degli oppressi, avanzando nella creazione di maggiori spazi di autogestione e indipendenza di classe, riguardo a ciò che noi chiamiamo la costruzione del potere popolare (o potere dal basso).

Tutti i diritti e i benefici che appartengono al popolo sono stati combattuti e conquistati attraverso la lotta. Le classi dominanti non danno niente gratis; solo la solidarietà e la lotta militante dell’organizzazione popolare unita ha garantito conquiste per gli oppressi e le oppresse. In questa lotta l’anarchismo organizzato ha un posto, con la nostra strategia, le nostre proposte e la nostra metodologia, che sottolinea la creazione del potere popolare e non quella di un partito politico, come spesso fanno gli avanguardisti.

Gli aneliti di giustizia e libertà dei martiri di Chicago scenderanno di nuovo nelle strade il prossimo Primo Maggio, insieme agli oppressi e alle oppresse del mondo, nella loro lotta per un futuro migliore. I loro sogni vivono nella lotta di tutte le donne e di tutti gli uomini, in tutto il mondo, per il pane e la dignità, ma anche per una società pienamente egualitaria e giusta.

LUNGA VITA AI MARTIRI DI CHICAGO!

VIVA LA GIORNATA INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI!

VIVA L’ANARCHISMO, VIVA LA RIVOLUZIONE!

RAFFORZIAMO L’ANARCHISMO ORGANIZZATO!

PER IL SOCIALISMO E LA LIBERTÀ!

VIVA LA CLASSE LAVORATRICE!

☆ Federación Anarquista Uruguaya – FAU (Uruguay)

☆ Federación Anarquista de Rosario – FAR (Argentina)

☆ Organización Anarquista de Tucumán – OAT (Argentina)

☆ Embat – Organització Llibertària de Catalunya (Catalogna)

☆ Devrimci Anarşist Federasyon – DAF (Turchia)

☆ Αναρχική Ομοσπονδία – Anarchist Federation (Grecia)

☆ Organización Anarquista de Córdoba – OAC (Argentina)

☆ Die Plattform – Anarchakommunistische Organisation (Germania)

☆ Federación Anarquista Santiago – FAS (Cile)

☆ Aotearoa Workers Solidarity Movement – AWSM (Aotearoa/Nuova Zelanda)

☆ Coordenação Anarquista Brasileira – CAB (Brasile)

☆ Libertäre Aktion (Svizzera)

☆ Zabalaza Anarchist Communist Front – ZACF (Sudafrica)

☆ Alternativa Libertaria – AL/fdca (Italia)

☆ Grupo Libertario Vía Libre (Colombia)

☆ Workers Solidarity Movement – WSM (Irlanda)

☆ Anarchist Communist Group – ACG (Gran Bretagna)

☆ Melbourne Anarchist Communist Group – MACG (Australia)

☆ Organisation Socialiste Libertaire – OSL (Svizzera)

☆ Union Communiste Libertaire (Francia)

venerdì 1 maggio 2020

Ogni tempo è di lotta

“Il primo maggio dovrebbe essere un simbolo di solidarietà internazionale, di solidarietà non limitata ai quadri dello Stato nazionale che corrisponde sempre agli interessi delle minoranze privilegiate del Paese. Tra i milioni di lavoratori che sopportano il giogo della schiavitù, c’è un’unità di interesse, indipendentemente dalla lingua che parlano e dalla condizione sotto la quale sono nati. Ma tra gli sfruttatori e gli sfruttati dello stesso Paese c’è una guerra ininterrotta che non può essere risolta da nessun principio di autorità e si radica negli interessi contraddittori delle varie classi. Tutto il nazionalismo è un travestimento ideologico di fatti veri: può in un dato momento trascinare le grandi masse di persone dietro suoi rappresentanti menzogneri, ma non è mai riuscito ad abolire la brutale realtà delle cose in questo mondo”( Rudolf Rocker, 1936 )
 



















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1.-Situazione globale
La pandemia COVID-19 scoppia in un momento di certo indebolimento dell’ultimo periodo della globalizzazione, con forti disfunzioni dei meccanismi di finanza, gestione e comunicazione del sistema capitalistico, una generale messa in discussione dei criteri di gestione del governo, e una crisi di egemonia imperialista con tensioni sempre più profonde tra i grandi blocchi geostrategici.
Nel periodo precedente la crisi sanitaria, i grandi movimenti popolari in alcune aree del mondo si stavano affermando contro il sistema e mettevano in discussione la gestione politica dei blocchi di classe dominanti in ogni formazione sociale insieme alle loro strategie operative. La crisi sanitaria ha colpito molto duramente il sistema di dominio. Questo, essendo un fattore esterno al funzionamento del sistema globale, rivela le prevedibili debolezze e carenze strutturali, strategiche e funzionali del capitalismo globalizzato e accelera il degrado della governance dei popoli.
Per questo motivo, diversi paesi hanno visto i governi, come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, ritrattare il loro piano iniziale: consentire la diffusione dell’infezione e delle morti di massa, al fine di raggiungere l’immunità di gruppo nella popolazione. Questa strategia, insieme al degrado dei sistemi sanitari pubblici e ai colpi più duri inferti ai settori più svantaggiati, avrebbe potuto diventare un vero e proprio genocidio sociale. Rinunciando a questo, si può considerare che le borghesie britanniche e statunitensi hanno fatto politicamente un passo indietro di fronte a ciò che avrebbe potuto provocare un certo grado di disordine sociale.
La crisi sanitaria agisce quindi come un fattore che espone e accresce le debolezze, gli squilibri e i fattori di collasso del sistema e allo stesso tempo costituisce una possibile innovazione sistemica, un nuovo fattore centrale di disfunzione e di blocco. Insomma, la pandemia approfondisce un ciclo di crisi economiche e sociali che stavano già per scoppiare, con una sequenza differenziata nella gestione e nell’uscita dalla crisi sanitaria.
La capacità dei vari blocchi geostrategici di affrontare la situazione e superare questo momento – che può portare alla paralisi dell’economia mondiale – sembra essere diversa. Infatti, l’accelerazione del confronto tra Cina e Stati Uniti e la configurazione del rapporto di forze all’interno del nuovo ciclo potrà portare un attacco senza precedenti, in tutto il pianeta, contro le condizioni di vita delle classi popolari, contro i loro diritti sociali e politici, contro tutti gli elementi di emancipazione che sono stati conquistati e rafforzati, o almeno conservati e mantenuti, durante l’ultimo periodo storico.
Gli interventi per sbloccare e rilanciare l’economia mondiale comportano un’enorme mobilitazione di risorse finanziarie che genererà debito, politiche di austerità, nuove offensive contro il servizio pubblico e un tentativo strategico di aumentare lo sfruttamento, il controllo e il dominio contro le classi popolari.
Va notato come il mercato globale sia chiaramente influenzato da questa crisi economica (sia sul piano materiale che ideologico) e non dobbiamo sorprenderci della regionalizzazione economica di vari Stati e potenze. Nonostante ciò, è necessario considerare che la globalizzazione continuerà ad essere un fattore importante nell’economia mondiale e che la radicalizzazione dello sfruttamento sarà un elemento decisivo della sua configurazione nel prossimo ciclo.
Per quanto riguarda il continente europeo, se si intravede da parte  dell’Eurogruppo un tentativo pur parziale  di allentare le rigidità di bilancio questo avviene all’interno  della cornice consueta, tramite l’aumento del debito e la socializzazione dei costi   (scoporando le spese sanitarie e quelle più direttamente legate all’emergenza COVID 19) per mitigare  gli effetti della crisi economica provocata da quella sanitaria con interventi a sostegno delle economie nazionali. Un intervento tutto all’interno del quadro capitalistico.
Bisognerà contrastare  il prevedibile attacco alle condizioni di vita, ai salari e al reddito delle classi popolari, con l’attuazione di modelli politici di controllo, inquadramento e restrizione degli spazi e modelli di azione degli apparati statali e degli apparati di comando capitalistici. Occorrerà anche contrastare derive autoritarie  e di controllo sociale che stanno pericolosamente avanzando sull’onda dell’emergenza sanitaria e che riducono gli spazi agli interventi sociali  e rivendicativi.
Come in altre parti del mondo, così in Turchia lo scoppio del coronavirus, contestualmente al funzionamento del sistema capitalista e alle errate politiche dello Stato, sta diventando una grave crisi. In questo periodo, in cui tutti i settori della vita sociale sono colpiti, lo Stato ignora coloro che sono a rischio e oppressi a causa dell’epidemia, mentre la sua “lotta” contro l’epidemia consta principalmente di misure indirizzate ai settori più privilegiati della società
A seguito della chiusura di aziende in quarantena e della cessazione delle attività economiche, centinaia di migliaia, milioni di persone vengono licenziate o collocate in ferie non pagate, come risultato della chiusura del commercio nell’ambito delle misure di lockdown e della discontinuità delle attività economiche.
La maggior parte dei lavoratori del mercato che continuano a lavorare durante  l’epidemia e gli operatori sanitari, che hanno un notevole carico di lavoro in questo periodo e devono affrontare la malattia in prima linea, non dispongono di sufficienti dispositivi medici di protezione.
Ancora una volta, ai poteri politici ed economici non importa se le sezioni impoverite sono in grado di soddisfare anche i loro bisogni più elementari. Le campagne lanciate dallo Stato per far sembrare che si preoccupi dei poveri sono finanziate dalle tasse pagate per anni da questi settori sociali. Naturalmente, il lavoro di “carità” non soddisfa i bisogni reali: serve per riprodurre e mantenere le relazioni di dipendenza piuttosto che per eliminare le ingiustizie economiche.
In tali condizioni, affrontando uno Stato ingombrante e ignorante, l’autorganizzazione popolare dal basso, dalle comunità locali, entra in gioco per soddisfare i bisogni vitali durante la crisi pandemica e combattere contro le politiche del governo.
Su scala globale, il livello di indebitamento è più del doppio della produzione mondiale. Questa crisi potrebbe anche servire a liquefare o a rinviare i debiti, o a ridisegnare il grande casinò finanziario internazionale.
L’America Latina sta attraversando una situazione particolare. Paesi con precedenti crisi economiche (come nel caso dell’Argentina), o con rivolte sociali come il Cile, e altri in cui si sono recentemente insediati nuovi governi di destra, come l’Uruguay, hanno tutti caratteristiche comuni. Esempi: l’aumento della precarietà, licenziamenti, domande di assicurazione contro la disoccupazione e la fame che affligge una parte significativa della popolazione. Il Cile e l’Argentina sono in totale quarantena e militarizzazione della vita sociale, così come il Perù e il Paraguay dove si applica il coprifuoco. In Uruguay si applica l’isolamento sociale, anche se non esiste una quarantena obbligatoria e a poco a poco si prevede di riprendere l’attività economica.
In Brasile la situazione si complica ogni giorno di più. Ci troviamo in uno scenario in cui, da un lato, le condizioni di vita diventano sempre più precarie, con la disoccupazione in aumento, il costo della vita in aumento e migliaia di lavoratori informali e autonomi che non possono garantire il loro sostentamento quotidiano e, dall’altro, un governo che si è attivato per rendere più flessibili le misure di isolamento sociale e mettere a rischio la vita di migliaia di lavoratori. Il motivo è che l’economia non può fermarsi, come in diversi paesi della regione.
La formula è semplice. Senza una politica di reddito minimo che garantisca veramente il sostentamento dei disoccupati, dei lavoratori informali e dei lavoratori autonomi in modo che tutti possano rimanere in isolamento sociale, Bolsonaro garantisce alle persone le condizioni per poter scegliere tra rischiare la propria salute o soffrire la fame. Così, è esente da ogni responsabilità, attacca i governatori che difendono la quarantena come misura per evitare il collasso del Sistema Sanitario Unico e crea lo scenario perfetto per continuare con il suo progetto conservatore ultra-liberale. Nella lotta di potere tra i vertici, Bolsonaro promuove il caos e la crisi come tecnica di governo. Per lui la salute e i diritti garantiti non contano neanche un po’, così come non conta il crollo del sistema sanitario pubblico. Non agisce per evitare una crisi sanitaria, sociale o economica, la promuove per governare in modo più efficace e imporre un progetto ultraliberale, conservatore e razzista.
In termini generali, questa crisi ha lasciato il posto a diverse misure populiste da parte di diversi governi, ma quasi tutti applicano una forte politica di destra di repressione e di controllo sociale. In generale, gli utili delle imprese non vengono toccati e inoltre vengono proposte misure che permettono alla borghesia di “riattivare” l’economia nella logica neoliberale. Il debito estero dei Paesi dell’America Latina è destinato ad aumentare, a cui si aggiunge il calo del prezzo internazionale del petrolio che sta colpendo diversi Paesi della regione, tra cui Venezuela, Ecuador, Colombia, Messico, Brasile, ecc. Alcuni di questi paesi hanno già fatto smantellare seriamente il loro settore petrolifero o stanno attraversando vari tipi di difficoltà. Ma in generale i prezzi delle materie prime scenderanno sul mercato mondiale e questo avrà un impatto negativo sulle economie latinoamericane e la crisi ricadrà sulle classi popolari.
D’altra parte, gli Stati Uniti, che con questa crisi hanno gravi problemi interni, non vogliono perdere il controllo del loro “cortile” e cercano di generare e mantenere una certa instabilità politica, economica e sociale nella regione per mantenere la coesione e il controllo sociale. Naturalmente, questo serve anche a diversi governi locali, per lo più allineati con gli Stati Uniti.
È importante osservare quanto sta accadendo in Asia, soprattutto nel caso della Cina e della Corea del Sud, dove vengono applicati meccanismi di controllo sociale estremo, basati sulla tecnologia. Queste società sono diventate immensi panottici, ma dove la sorveglianza è efficace e costante e dove la disciplina sociale è ricercata su larga scala. Questo modello di controllo sociale sembra essere “esportato” nel mondo sotto il titolo “sappiamo come contenere la pandemia”. In realtà, è una ricetta per contenere le popolazioni.
Questa offensiva diffusa è già in corso. Se si confermano elementi di socializzazione delle perdite, essa non potrebbe essere contenuta e regolata, ma più brutale e densa. Tuttavia, l’offensiva sarà dispiegata e con essa la lotta sociale sarà una delle possibili figure che determineranno la situazione. Molte cose dipendono da come il nucleo egemonico delle classi dirigenti valuta il rischio sistemico e le possibilità di esplosione sociale che esso può comportare.
2.-Le sinistre
All’interno di questo quadro prospettico, dobbiamo contemplare la complessità del momento per la sinistra e le possibilità di una certa regressione, sia riformista, sia di intenzione rivoluzionaria, o almeno di conseguenza radicale. Ma senza dubbio si possono aprire possibilità per lo sviluppo di una pratica combattiva militante con un tono liberatorio a livello sociale e una critica radicale del sistema.
Senza caricatura, le forze dominanti nell’ancora cosiddetto spettro della sinistra sono social-liberali / “progressiste”. Ciò non significa che siano semplicemente forze dirette di inquadramento e di intervento al servizio del capitale. Hanno un margine di manovra tattico (o di breve durata) combinato con un ruolo subordinato, con una sottomissione strategica ai movimenti delle classi dirigenti.
Queste forze sanno che se considerano di mantenere permanentemente l’integrazione all’interno dell’apparato statale, all’interno dei centri di potere, compresa la presenza del governo anche se subordinato al diritto, possono scomparire o diventare emarginati all’interno dello spettro politico. Questo è il dilemma della socialdemocrazia europea e dei progressisti latinoamericani, per esempio. Per questo motivo sono in costante accomodamento tra la loro subordinazione strategica e una breve ma obbligatoria sensibilità ai movimenti sociali e all’azione delle diverse forze che superano il social-liberalismo e il progressismo, comprese quelle che rappresentano un progetto di tipo più riformista, dato che intendono mantenere il loro elettorato.
Un’altra caratteristica centrale dell’equilibrio di potere in Europa è l’evoluzione generale della sinistra riformista, che era già in crisi o almeno in squilibrio, prima della comparsa del coronavirus. Queste forze, che vanno da Jeremy Corbyn del partito laburista nel Regno Unito a Pablo Iglesias del partito Podemos in Spagna, sono caratterizzate da un taglio culturale, politico e strategico di tipo statale e governativo. Hanno una concezione politica che vede i mezzi concentrati nell’apparato statale e le possibilità di azione elettorale pubblica come elemento centrale del contropotere contro i blocchi dominanti.
Già prima dell’emergenza COVID appare evidente  la  tendenza alla loro neutralizzazione, assorbimento e disintegrazione da parte dei nuclei del social-liberismo.
Queste sinistre hanno tra l’altro dimostrato di non essere in grado, né sostanzialmente  interessate, a contrastare le  varie formazioni di estrema destra e  il loro  sventurato avanzare nei consensi sociali, neanche da un punto di vista culturale. Non è una novità se si comprende che il fascismo è stato storicamente uno strumento del capitalismo per la sua perpetuazione in tempi di crisi. Per non parlare di proposte di opposizione al neo-liberismo, per non dire rivoluzionarie, completamente dimenticate dal campo di gioco, se non in rare occasioni. È nostro compito ricostruire questo spazio, sia a livello politico che sociale.al.
3.- Elementi di resistenza
Nella situazione attuale, c’è un campo di resistenza, che è complesso, ha forti contraddizioni interne e radici sociali, culturali e politiche diverse. Questo campo integra una diffusa resistenza popolare che sfugge all’apparato politico, sindacale o associativo, che a volte si stabilizza in nuove organizzazioni popolari, in processi di rivitalizzazione di organizzazioni di tradizioni precedenti. Il campo della resistenza comprende correnti e forze provenienti da orizzonti molto diversi da quella che potremmo definire una dinamica libertaria, basata sulla preminenza dell’azione politica popolare.
Il campo di resistenza che confina con la sinistra riformista – con tutte le ambiguità che questo comporta – comprende correnti e organizzazioni di matrice statalista il cui orientamento combattivo (a volte con una base autogestita, autoemancipativa, democratica) è tattico, fragile, e suscettibile di muoversi verso l’autoritarismo.
Siamo una forza di lotta nell’arcipelago delle resistenze e siamo, allo stesso tempo, un patrimonio significativo della proposta di potere popolare, di autogestione e di democrazia diretta, cioè del processo politico di avanzamento permanente verso il comunismo/socialismo libertario. In questa situazione, in cui convergiamo con altre forze in lotta, cerchiamo la costruzione e la dinamizzazione di processi di lavoro politico sempre a partire dalle basi sociali popolari nelle loro pratiche, nelle loro richieste e nelle loro aspirazioni.
Dalle organizzazioni popolari, in base alla nostra capacità di orientare la lotta, promuovendo tutto ciò che accumula l’indipendenza e l’autonomia di classe, costruiamo il potere emancipatorio e promuoviamo il potere popolare che sfugge agli apparati e alle strategie di tipo governativo e capitalistico.
4.- Assi di risposta
-Promuovere e rafforzare gli spazi di solidarietà e di sostegno reciproco delle classi popolari dal livello di vicinato agli spazi internazionali, per rompere la logica che lo Stato ci proteggerà e per generare organizzazione popolare.
-Ristabilire e rafforzare le alleanze strategiche e le lotte con altre organizzazioni politiche e anche a livello sociale. Soprattutto a quest’ultimo livello, con anarco-sindacalismo e sindacalismo alternativo e movimenti per la casa, per i servizi pubblici (salute, istruzione, servizi sociali), antirazzista, femminista, diritti dei migranti, ecologista.
-Preparare, con queste organizzazioni, piani di conflitto a favore delle classi popolari e piani per la lotta di classe  dopo la quarantena (lockdown). Nel frattempo, promuovere azioni che vanno dalle “caceroladas” agli scioperi degli affittuari e altri. Difendere gli spazi di agibilità politica e di autorganizzazione contro le derive autoritarie e liberticide portate avanti sull’onda dell’emergenza sanitaria
-Richiedere le massime condizioni di protezione sul lavoro, in particolare nei settori della salute, dell’alimentazione, dei trasporti e dei servizi pubblici, ecc. Procedere con la denuncia o la paralisi dell’attività.
-Contrastare i discorsi del potere criticando le loro decisioni sbagliate o contrarie alle libertà, ai diritti sociali e alla vita, e i tagli ai servizi pubblici (soprattutto alla salute) che ci rendono più vulnerabili al virus e ne aumentano la mortalità.
-Contrastare il discorso dell’odio delle forze dell’estrema destra, che cercano di dividere le classi popolari attraverso meccanismi di manipolazione di massa.
-Mettere in discussione lo sviluppo produttivista, la devastazione ecologica, il maltrattamento degli animali e l’agricoltura estensiva e industriale In breve, il sistema capitalista.
-Generalizzare il diritto all’astensione dal lavori  in caso di pericolo (oggi) sanitario, utilizzo del diritto di sciopero quando necessario
-Socializzazione dell’industria farmaceutica e del sistema sanitario e di tutti i servizi essenziali
-Riportare nell’orizzonte politico la riorganizzazione della produzione sotto il controllo dei lavoratori
-Rafforzare il coordinamento, il dibattito e il lavoro comune dell’anarchismo organizzato a livello politico, e attraverso il nostro inserimento sociale, promuovere il sindacalismo di classe e altri progetti rivoluzionari a livello internazionale.

PER LE CLASSI LAVORATRICI, TUTTI I TEMPI SONO TEMPI DI LOTTA!
CONTRO L’AUSTERITÀ, COSTRUIAMO POTERE POPOLARE!
PER IL COMUNISMO ANARCHICO, LA VITA E LA LIBERTÀ!

Coordenação Anarquista Brasileira – CAB Federación Anarquista Uruguaya – FAU Federación Anarquista Rosario – FAR (Argentina) Organización Anarquista de Córdoba – OAC (Argentina) Federación Anarquista Santiago – FAS (Cile) Grupo Libertario Vía Libre (Colombia) Union Communiste Libertaire (Francia) Embat – Organización Anarquista (Catalogna) Alternativa Libertaria – AL/fdca (Italia) Die Plattform – Anarchakommunistische Organisation (Germania) Devrimci Anarşist Faaliyet – DAF (Turchia) Organization Socialiste Libertaire – OSL (Svizzera) Libertaere Aktion (Svizzera) Melbourne Anarchist Communist Group – MACG (Australia) Aotearoa Workers Solidarity Movement – AWSM (Aotearoa / Nuova Zelanda) Zabalaza Anarchist Communist Front – ZACF (Sudafrica)

Buon Primo Maggio dall'Ateneo degli Imperfetti !



lunedì 27 aprile 2020

il Venerdì Libertario - Primo Maggio Internazionalista (Dentro le nostre radici)



















Venerdì 1 maggio 2020 ore 18,30 - Primo Maggio Internazionalista (Dentro le nostre radici)


Con Totò Caggese, Piero Castoro, Tonino D'Ambrosio, Nicola Ratano ed altri

Niente di più solenne: il Primo Maggio è ormai una data e non come il 14 luglio per la Francia il 20 settembre per l’Italia o altre date per altre nazioni.
E’ data universale.
Il fatto è nuovo e ritrae l’universalità del moto e del pensiero sociale. Quando all’anno avete aggiunto questa festa del mondo, che non è segnata nei calendari della chiesa e dello stato, non è segnata nelle memorie storiche di nessuna nazione, di nessun ateneo, di nessun istituto autorevole e antico, voi vi troverete in cospetto di un’Idea che si è sostituita ai vecchi poteri.
Voi potete scomunicarla con nome non suo, potete insidiarla e combatterla: ma essa è giunta a fissarsi in una data universale, è fissa come il destino.
Di primo maggio in primo maggio vi farà più pensosi: aumenterà proseliti; farà i conti ora per ora sulla classe dirigente; si gioverà delle scoperte, degli errori altrui, dei dolori propri; e, ragionando e ruggendo, salirà verso i tempi nuovi.
Giovanni Bovio, 1911.



il Venerdì Libertario


IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)