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per giulio

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sabato 20 giugno 2015

Iniziative su Kurdistan e Turchia

A due anni dalla rivolta di Gezi Park a Istanbul e dopo la liberazione di Kobanê dall'assedio dell'IS da parte delle formazioni armate di autodifesa kurde, la situazione nella regione è tutt'altro che tranquilla e pacificata. Kobanê è ancora isolata: la chiusura dei confini imposta dallo stato turco rende estremamente difficile il passaggio degli aiuti umanitari, fino a bloccare del tutto il trasporto di medicinali; nel contempo, le milizie dell'IS continuano ad avanzare in altre zone della Siria. La situazione socio-politica della Turchia è sempre più esplosiva, con le forze di opposizione sociale sotto attacco sempre più violento da parte dello stato, affiancato dalle formazioni ultranazionaliste: continue aggressioni in piazza, restrizioni alla libertà di manifestare e alle libertà personali, arresti... Le morti, i ferimenti e gli attentati avvenuti durante la campagna elettorale ne sono una dimostrazione. Nonostante tutte le difficoltà, nei cantoni della Rojava continua l'esperimento del confederalismo democratico, basato sulla partecipazione diretta attraverso le assemblee popolari, sull'ecologismo e sul femminismo e in Turchia le organizzazioni della sinistra rivoluzionaria, fra cui gli anarchici, continuano a scendere in piazza contro il regime di Erdogan. Approfondiremo questi temi con Dario e Giacomo, due compagni che negli ultimi anni si sono recati più volte in quei territori. Verrà proiettato il video di Giacomo Sini "Her yer Kobanê, Her yer Direniş! Ovunque Kobanê, Ovunque Resistenza!" MERCOLEDI' 24 GIUGNO ALLE 20.30 al Prefabbrikato in via Pirandello 22 a Pordenone GIOVEDI’ 25 GIUGNO ALLE 20.30 IN VIA DIAZ 22 nella zona pedonale antistante la libreria In der Tat a Trieste (in caso di maltempo dentro la libreria) Iniziativa Libertaria - Pordenone Gruppo Anarchico Germinal-Trieste

mercoledì 4 marzo 2015

Kobane: seconda fase, quella della resistenza e della ricostruzione

Dopo 134 giorni di fiera resistenza e di strenua difesa, le donne e gli uomini combattenti di Kobane sono riusciti finalmente a sconfiggere il feroce attacco di ISIS grazie anche al sostegno ricevuto da milioni di persone in tutto il mondo. Non è solo una sconfitta per l'ISIS e per il suo sogno di instaurare un Califfato Islamico. Ma si tratta anche della vanificazione del sogno dell'alleato dell'ISIS, il governo turco, di far risorgere l'impero ottomano. L'attacco a Kobane è stato una guerra per procura portato dall'ISIS in nome dei regimi della regione contro il coraggio del popolo di Kobane e contro l'Autonomia Democratica. Questa guerra ha avuto grandi conseguenze sul popolo di Kobane sia a livello sociale che psicologico, provocando un esodo di popolazione dalla città per rifugiarsi nelle regioni vicine. Ma la guerra non è ancora finita. L'ISIS costituisce ancora una minaccia ed un pericolo per i villaggi intorno a Kobane, con la sua propaganda e le sue azioni terroristiche. Ovviamente, la minaccia dell'ISIS resterà tale fino a quando non sarà sradicato dalla regione. Ora ci troviamo in una seconda fase della resistenza, all'indomani della guerra. Bisogna bonificare la terra da mine, ordigni inesplosi ed esplosivi vari. Chiaramente, questa operazione non può essere svolta da popolo di Kobane. Occorrono supporto tecnico e conoscenze esperte. Come ricostruire Kobane: la popolazione di questa città ha bisogno della più grande solidarietà internazionale per poter salvare l'Autonomia Democratica. Questa è l'unica strada per proteggere la rivoluzione. Ma la migliore opzione per ricostruire la città non è certo quella di chiedere finanziamenti agli organismi internazionali o alle grandi imprese. Come ci insegna la storia, tale approccio porterebbe alla distruzione della rivoluzione. Alcune indicazioni per la solidarietà internazionale finalizzata alla ricostruzione della Rojava: - Formare comitati ed associazioni per la raccolta di fondi, di materiale edile e di bonifica dell'ambiente specialmente per la città di Kobane . - Aprire conti bancari per donazioni e contributi sotto il controllo dei gruppi di solidarietà per la Rojava nelle città e nei vari paesi. - Formare diversi gruppi e comitati, nelle città e nei paesi dove è possibile, per fare raccolta di qualsiasi bene e di qualsiasi materiale che possa essere necessario alla Rojava per la ricostruzione. Assicurarsi che ogni somma ed ogni bene raccolto venga trasferito rapidamente ed in sicurezza verso la Rojava. Implementare magazzini lungo i confini del Kurdistan con l'Iraq, l'Iran e la Turchia ed aprire corridoi umanitari per veicolare gli aiuti verso la Rojava. - Raccogliere medicinali e strumentazione ospedaliera per tutti e 3 i cantoni della Rojava: Jazeera, Kobane ed Efrin - Costruire scuole, ospedali, campi da gioco e strutture speciali per la riabilitazione ed il sostegno psicologico alle vittime della guerra ed ai rifugiati. - Stabilire linee telefoniche e connessioni internet indipendenti per tutti e 3 i Cantoni: Efrin, Jazerra e Kobane, non affidandosi più alla rete dei paesi vicini, affinchè le linee e la connessione internet siano fuori dal loro controllo. - Favorire l'invio di volontari che possano fisicamente e mentalmente essere in grado di partecipare direttamente agli aiuti ed alla ricostruzione di Kobane e del resto della Rojava. - Favorire l'invio di volontari che abbiano competenze nel campo dell'energia, dell'agricoltura, dell'industria e dell'edilizia per partecipare alla ricostruzione per quanto possono. - Qualsiasi iniziativa deve essere concertata con la popolazione locale della Rojava coinvolgendo le Comunità e gli altri gruppi locali in coordinamento con i responsabili dell'Autonomia Democratica, che sono i decisori in ultima istanza. - Riteniamo che partecipare alla solidarietà verso la Rojava rientri tra i doveri naturali degli anarchici. Speriamo che le indicazioni di cui sopra e non solo possano essere messe in pratica. Crediamo che tale impegno concreto non debba essere realizzato solo per la Rojava, bensì per tutte le realtà nel mondo che sono state distrutte da una guerra. E' la dimostrazione del fatto che gli anarchici lavorano per la ricostruzione della società in ogni suo aspetto vitale. Ritieniamo che nulla sia perfetto ed immune da critiche, quindi nemmeno le nostre indicazioni. Speriamo di poter suscitare così dibattito e confronto tra tutti i compagni anarchici. Ci piace sottolineare che le nostre indicazioni valgono per Kobane e la Rojava così come per qualsiasi altro posto nel futuro immediato. Kurdistan Anarchist Forum (KAF) 4 febbraio 2015 (traduzione a cura di Alternativa Libertaria/Fdca - Ufficio Relazioni Internazionali) Link esterno: https://anarkistan.wordpress.com/

giovedì 27 novembre 2014

OVUNQUE KOBANE

Kobane è la città del Kurdistan siriano sotto attacco da parte delle milizie di ISIS. A Kobane e nella regione del Rojava la popolazione ha dato vita, da più di due anni, a forme di sperimentazione più o meno ampie di autogoverno territoriale e di superamento delle discriminazioni di genere. E' una regione del nord della Siria, abitata in prevalenza da gente di lingua curda ma anche assira, caldea, turca, armena, araba. Si tratta di una zona da troppo tempo scenario di scontri di potere, tanto su base regionale quanto globale, che continuano a martoriare la popolazione. Lo sanno bene gli uomini e le donne in armi che difendono la propria autonomia non solo dalle truppe dell’ISIS ma anche dalle pressioni degli Stati Uniti, che subordinano il proprio appoggio alla resistenza alla rinuncia all'esperienza di autogoverno popolare. Le frontiere con la Turchia restano serrate per i volontari e le armi dirette a Kobane sotto assedio, così come per chi è in fuga dalle zone occupate; l'esercito turco non si è fatto scrupolo a sparare sugli attivisti accorsi in aiuto dei profughi. Il passaggio però è garantito alle truppe del Kurdistan iracheno, regione controllata da vent’anni dal PDK, partito filo statunitense di Barzani. Il PDK nei mesi scorsi ha di fatto lasciato a ISIS campo libero, ritirandosi di fronte all'avanzata senza curarsi della popolazione civile, soccorsa – per quanto possibile - dalle milizie del PKK (turco) e del YPG (siriano). Il PDK ora tenta di accreditarsi come unico referente della resistenza in armi, marginalizzando le milizie di autodifesa popolare che concretamente da mesi resistono all'assedio, tra mille difficoltà e in condizione di inferiorità numerica e militare. L’autogoverno del Rojava sta dimostrando sul campo la possibilità di un’alternativa alla spartizione del Medio Oriente, alla guerra fratricida, alla oppressione femminile, alla rapina delle risorse. Ma si trova stretto in una morsa di interessi contrapposti, assediato e minacciato quotidianamente nella sua stessa esistenza. Di tutto questo, in Italia i media mainstream hanno parlato poco e male, quasi esclusivamente in una generica - e spesso razzializzante e quindi razzista - chiave anti-islamica. Nonostante ciò, molte sono state le iniziative dal basso che hanno cercato di raccontare, conoscere, capire. Una verità che, seppur parziale, tenta di dar voce a chi direttamente ogni giorno lotta e resiste. OVUNQUE KOBANE “autogoverno e resistenza popolare in Rojava” PORDENONE Sabato 29 ore 18.00 via Pirandello, 22 sede E. ZAPATA conferenza con Yilmaz Orkan rapp. UIKI ~ Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia organizza il Coordinamento Libertario Regionale www.info-action.net

martedì 11 novembre 2014

Rojava: Fantasie e realtà

dal sito http://www.servetdusmani.org/, Piattaforma di dibattito comunista libertario Zafer Onat La resistenza a Kobane che dura da oltre 45 giorni ha spostato l'attenzione dei rivoluzionari di tutto il mondo sulla Rojava. Grazie al lavoro svolto da Azione Rivoluzionaria Anarchica (DAF, Turchia, ndt)), i compagni anarchici di varie parti del mondo hanno inviato messaggi di solidarietà alla resistenza di Kobane (1). Questa posizione internazionalista è di grande importanza per il popolo che resiste a Kobane. Tuttavia, se non analizziamo cosa sta accadendo veramente e se invece facciamo del romanticismo, i nostri sogni potrebbero essere delusi in un breve lasso di tempo. Inoltre, se vogliamo costruire un'alternativa rivoluzionaria mondiale che appare sempre più urgente, dobbiamo avere la mente lucida ed essere realisti nonchè fare delle valutazioni che siano fondate. Segnaliamo di passaggio che questi messaggi di solidarietà inviati alla resistenza di Kobane dimostrano come sia urgente mettersi all'opera per costruire un'associazione internazionale in cui i rivoluzionari anarchici ed i comunisti libertari possano discutere questioni locali e globali e costruire solidarietà durante le lotte. Si è sentita la mancanza di una internazionale come questa proprio negli ultimi 4 anni quando ci sono state numerose rivolte sociali in molte parti del mondo e, in Turchia, ne abbiamo avvertito la mancanza durante la rivolta del giugno 2013. Oggi, comunque, dobbiamo discutere sulla Rojava senza illusioni e porre la nostra analisi sugli assi corretti. Non è per niente facile per chiunque valutare gli sviluppi degli eventi osservandoli dall'interno o mentre accadono. E' evidente che valutazioni inficiate dai sentimenti che nascono in condizioni di disperazione e di messa all'angolo possono rendere ancora più difficile giungere a risposte lucide. Oggi in nessuna parte del mondo esiste un reale movimento rivoluzionario nel nostro senso del termine o in termini di forte movimento di classe che possa fare da precursore. Le lotte che pure emergono si dissolvono o per la violenta repressione che subiscono o perchè riassorbite dal sistema. In ragione di ciò, sembra che proprio come è successo a parte significativa dei marxisti e degli anarchici in Turchia, anche in varie parti del mondo ci sono organizzazioni rivoluzionarie ed individualità che stanno attribuendo alla struttura che è emersa nella Rojava un significato che va oltre la sua realtà. Prima di tutto, non è giusto da parte nostra caricare il peso della nostra incapacità di creare un'alternativa rivoluzionaria nei luoghi in cui viviamo e il fatto che l'opposizione sociale è in gran parte cooptata nel sistema, sulle spalle delle persone che lottano in Rojava . Quella Rojava, dove l'economia è in gran parte agricola, e che è circondata da blocchi imperialisti guidati da un lato dalla Russia e d'altra parte dagli Stati Uniti d'America insieme ai regimi repressivi e reazionari collaboratori nella zona nonchè dalle organizzazioni jihadiste brutali come l'ISIS che hanno potuto prosperare in questo ambiente. In questo senso, è altrettanto problematico attribuire alla Rojava una missione che va oltre ciò che è o ciò che potrebbe essere oppure biasimare queste persone impegnate in una lotta per la vita o per la morte perchè si aspettano un sostegno da parte delle forze della coalizione o perchè non stanno realizzando "una rivoluzione di nostro gradimento ". Prima di tutto dobbiamo riconoscere che il processo nella Rojava ha caratteristiche progressiste, come i passi importanti nella direzione della liberazione della donna, come il tentativo di costruire una giustizia laica e pro-sociale insieme ad una struttura democratica pluralista mentre ad ad altri gruppi etnici e religiosi viene data una rappresentanza nella amministrazione. Tuttavia, il fatto che la struttura che sembra emergere non miri alla eliminazione della proprietà privata e quindi alla abolizione delle classi e che il sistema tribale rimanga con i leader tribali che partecipano all'amministrazione, mostra che l'obiettivo non è la rimozione delle relazioni feudali o dei rapporti capitalistici di produzione, ma è invece come emerge dalle loro parole "la costruzione di una nazione democratica". Dobbiamo anche ricordare che il PYD fa parte della struttura politica guidata da Abdullah Ocalan da 35 anni, che punta alla liberazione nazionale e che soffre delle limitazioni politiche di tutti i movimenti orientati su base nazionale a cui il PYD non sfugge. Inoltre, l'influenza di elementi che appartengono alla classe dominante all'interno del movimento curdo è in costante aumento a causa del "processo di soluzione" (patto tra PKK e governo turco, ndt), soprattutto in Turchia. Su questo punto, è utile esaminare il contratto sociale che definisce il confederalismo democratico che è alla base del sistema politico in Rojava (2.) Alcuni punti della introduzione scritta da Ocalan meritano la nostra attenzione: Anche se le foto delle due donne armate di fucile corrispondono per somiglianza nel senso che si tratta di donne in lotta per le loro libertà, è chiaro che le persone che combattono contro l'ISIS nella Rojava non hanno in questo momento gli stessi obiettivi e gli stessi ideali degli operai e dei contadini poveri che combattevano nelle fila della CNT-FAI (in Spagna nel 1936-39, ndt) allo scopo di eliminare lo Stato e la proprietà privata in un colpo solo. “Questo sistema dovrà tenere conto delle differenze etniche, religiose e di classe nella società.” (..) “Nel Kurdistan saranno applicati tre sistemi di diritto: le leggi della UE, le leggi dello stato unitario e le leggi del sistema confederale democratico”. In sintesi, si afferma che la società di classe rimarrà e che ci sarà un sistema politico federale, compatibile con il sistema globale e lo stato nazionale. In accordo con questo, l'articolo 8 della Costituzione, dal titolo "diritti politici e libertà della persona" difende la proprietà privata e la sezione C dell'articolo 10 intitolato "Responsabilità fondamentali" definisce la base costituzionale del servizio militare obbligatorio in quanto afferma che "Nel caso di una guerra di legittima difesa, come requisito di patriottismo, vi è la responsabilità di partecipare attivamente alla difesa della patria, dei diritti e delle libertà fondamentali ". Anche se la Costituzione prevede che l'obiettivo non è il potere politico, comprendiamo anche che l'obiettivo non è la distruzione dell'apparato statale, bensì l'autonomia all'interno degli Stati nazionali esistenti. Quando la Carta Costituzionale viene analizzata nella sua globalità, l'obiettivo che emerge è quello che non si va al di là di un sistema democratico borghese, che si chiama confederalismo democratico. In sintesi, anche se le foto delle due donne che portano il fucile (una scattata nella guerra civile spagnola, l'altra fatta nella Rojava) che hanno fatto il giro dei social media, corrispondono per somiglianza nel senso che si tratta di donne che lottano per la loro libertà, è chiaro che le persone che combattono l'ISIS nella Rojava non lo fanno in questo momento per gli stessi obiettivi e ideali degli operai e dei contadini poveri che hanno combattuto all'interno della CNT-FAI al fine di rimuovere lo stato e la proprietà privata del tutto. Inoltre, ci sono profonde differenze tra i due processi in termini di condizioni di emergenza, di posizioni di classe dei loro soggetti, di linee politiche di coloro che gestiscono il processo e di forza del movimento rivoluzionario in tutto il mondo. In questa situazione, non dobbiamo essere sorpresi, nè biasimare il PYD se sono costretti ad abbandonare anche la loro posizione attuale, al fine di fondare un alleanza con le potenze regionali e globali per rompere l'assedio dell'ISIS. Non possiamo aspettarci che le persone che lottano in Kobane possano abolire l'egemonia su scala mondiale del capitalismo o che possano resistere a questa egemonia a lungo. Questo compito può essere realizzato solo da un forte movimento di classe e di alternativa rivoluzionaria in tutto il mondo. Il capitalismo è in crisi a livello globale e gli imperialisti che stanno cercando di superare questa crisi esportando la guerra in ogni angolo del mondo, insieme alle politiche dei regimi repressivi della regione, hanno trasformato la Siria e l'Iraq in un inferno. In queste condizioni in cui non c'è un'alternativa rivoluzionaria in atto, la rivolta sociale che era emersa in Ucraina contro il corrotto governo filo-russo ha portato al potere le forze pro-UE sostenute dai fascisti, mentre la guerra tra i due campi imperialisti continua. Il razzismo e il fascismo sono in rapida crescita nei paesi europei. In Turchia, si susseguono le crisi politiche e le divisioni etniche e settarie nella società si stanno approfondendo. In queste circostanze, in cui la Rojava può apparire come un'ancora di salvezza a cui aggrapparsi, dobbiamo considerare che oltre l'assedio militare di ISIS, la Rojava è anche sotto l'assedio politico di forze come la Turchia, di Barzani e dell'Esercito Siriano Libero. Fino a quando la Rojava non sarà sostenuta da un'alternativa rivoluzionaria in tutto il mondo su cui contare, pare proprio che non sarà facile per la Rojava mantenere la sua attuale posizione nel lungo periodo. Il percorso per difendere la Rojava non solo fisicamente e politicamente ma anche per andare oltre, sta nella creazione delle condizioni di classe per l'organizzazione e per la lotta, insieme ad un forte ed organizzato progetto di alternativa rivoluzionaria. Lo stesso vale per prevenire l'atmosfera di conflitto etnico, religioso e settario che segna i popoli della regione sempre di più per ogni giorno che passa, e per prevenire che i lavoratori scivolino nel radicalismo di destra di fronte alla crisi di livello mondiale del capitalismo. La solidarietà con Kobane, se da un lato è importante è però insufficiente. Al di là di questo, abbiamo bisogno di discutere su cosa deve essere fatto per creare un processo rivoluzionario, che necessita di organizzazione a livello internazionale ovunque siamo e che è indispensabile non solo per coloro che resistono in Kobane ma per milioni di lavoratori in tutto il mondo. Zafer Onat (traduzione a cura di Alternativa Libertaria/Fdca -Ufficio Relazioni Internazionali) (1) http://meydangazetesi.org/gundem/2014/10/dunya-anarsistlerinden-kobane-dayanismasi/ (2) http://tr.wikisource.org/wiki/KCK_S%C3%B6zle%C5%9Fmesi

venerdì 24 ottobre 2014

La Costituzione dei Cantoni della Rojava

Preambolo Noi, popoli delle Regioni Autonome Democratiche di Afrin, Jazira e Kobane, una confederazione di Curdi, Arabi, Siriaci, Aramaici, Turkmeni, Armeni, e Ceceni, liberamente e solennemente approviamo ed adottiamo questa Carta. Nel perseguimento della libertà, della giustizia, della dignità e della democrazia ed ispirata dai principi di uguaglianza e sostenibilità ambientale, la Carta proclama un nuovo contratto sociale, fondato sulla mutua e pacifica coesistenza e sull'intesa tra tutte le componenti della società. La Carta tutela le libertà ed i diritti umani fondamentali e ribadisce il diritto dei popoli alla autodeterminazione. Nel nome di questa Carta, noi, popoli delle Regioni Autonome, ci uniamo nello spirito della riconciliazione, del pluralismo e della partecipazione democratica afinchè tutti possano esprimersi liberamente nella vita pubblica. Nella costruzione di una società libera dall'autoritarismo, dal militarismo, dal centralismo e dall'intervento delle autorità religiose nelle questioni pubbiche, la Carta riconosce l'integrità territoriale della Siria ed aspira a mantenere la pace tanto a livello nazionale che internazionale. Nell'approvare tale Carta, noi adottiamo un sistema politico ed amministrativo civile basato su un contratto sociale che riconcili il ricco mosaico della Siria attraverso una fase di transizione che dalla dittatura, dalla guerra civile e dalle distruzioni porti ad una nuova società democratica in cui siano preservate la vita civile e la giustizia sociale. I Principi Generali Articolo 1 La Carta delle Regioni Autonome di Afrin, Jazira, e Kobane, [d'ora in poi "la Carta"], è un nuovo contratto sociale tra i popoli delle Regioni Autonome. Il Preambolo è parte integrante della Carta. Articolo 2 a- L'autorità è prerogativa ed emanazione dei popoli delle Regioni Autonome. Essa viene esercitata da consigli di governo e da istituzioni pubbliche eletti con voto popolare. b- Il popolo costituisce l'unica fonte di legittimazione di tutti i consigli di governo e di tutte le istituzioni pubbliche, le quali sono fondate sui principi democratici propri di una società libera. Articolo 3 a – La Siria è uno stato libero, sovrano e democratico, governato da un sistema parlamentare fondato su principi di decentramento e pluralismo. b –Le Regioni Autonome sono composte dai tre cantoni di Afrin, Jazira e Kobane, che sono parte integrante del territorio siriano. I centri amministrativi di ogni Cantone sono: la città di Afrin per il Cantone di Afrin; la città di Qamishli per il Cantone di Jazira; la città di Kobane per il Cantone di Kobane. c – Il Cantone di Jazira è diversificato dal punto di vista etnico e religioso essendo popolato da comunità di Curdi, Arabi, Siriaci, Ceceni, Armeni, Musulmani, Cristiani e Yazidi che coesistono pacificamente e fraternamente. L'Assemblea Legislativa elettiva rappresenta tutti e tre i Cantoni delle Regioni Autonome. La struttura di governo nelle Regioni Autonome Articolo 4 1- Assemblea Legislativa 2 – Consigli Esecutivi 3 – Alta Commissione Elettorale 4 – Suprema Corte Costituzionale 5 – Consigli Municipali/Provinciali Articolo 5 I centri amministrativi di ogni Cantone sono: La città di Qamishli per il Cantone di Jazira; LA città di Afrin, per il cantone di Afrin; La città di Kobane per il cantone di Kobane. Articolo 6 Tutte le persone e le comunità sono uguali di fronte alla legge in diritti e responsabilità. Articolo 7 Tutte i centri, le città ed i villaggi siriani che aderiscono a questa Carta possono costituire Cantoni entrando a far parte delle Regioni Autonome. Articolo 8 Tutti i Cantoni nelle Regioni Autonome si fondano sul principio dell'autogoverno. I Cantoni possono liberamente eleggere i loro rappresesentanti ed i loro organismi rappresentativi, e possono perseguire i loro diritti purchè non siano in contraddizione con gli articoli di questa Carta. Articolo 9 Le lingue ufficiali del Cantone di Jazira sono il curdo, l'arabo ed il siriaco. Tutte le comunità hanno il diritto di insegnare ed imparare le loro lingue native. Articolo 10 Le Regioni Autonome non interferiranno negli affari interni degli altri paesi ed avranno cura delle loro relazioni con gli Stati vicini, risolvendo ogni conflitto in forma pacifica. Articolo 11 Le Regioni Autonome hanno il diritto di essere rappresentate con la loro propria bandiera, i loro emblemi ed il loro inno. Tali simboli saranno definiti per legge. Articolo 12 Le Regioni Autonome costituiscono parte integrante della Siria. Si pongono come modello per un futuro sistema decentralizzato di governo federale della Siria. II Principi fondamentali Articolo 13 E' prevista una separazione di poteri tra quello legislativo, esecutivo e giudiziario. Articolo 14 Le Regioni Autonome cercheranno di implementare una struttura giudiziaria transitoria. Verranno fatti passi per modificare l'eredità delle politiche stataliste scioviniste e discriminatorie, prevedendo il pagamento di una indennità alle vittime, siano individui o collettività, nelle Regioni Autonome. Articolo 15 Le Unità di Protezione Popolare (YPG) sono la sola forza militare dei tre Cantoni, col mandato di proteggere e difendere la sicurezza delle Regioni Autonome e dei loro abitanti, contro minacce sia interne che esterne. Le Unità di Protezione Popolare agiscono in coerenza con l'intrinseco e riconosciuto diritto alla autodifesa. L'autorità di comando nel rispetto delle Unità di Protezione Popolare risiede nell'Organo di Difesa tramite il suo Comando Centrale. Il rapporto di tale organismo con le forze armate del governo centrale verrà definito dalla Assemblea Legislativa con legge speciale. Alle forze di sicurezza (Asayish) sono affidate le funzioni di polizia civile nelle Regioni Autonome. Articolo 16 Se un tribunale o un altro organismo pubblico ritiene che una disposizione sia in conflitto con una disposizione di una legge fondamentale e con una disposizione di qualsiasi altro statuto di rango superiore, o che non si sia tenuto conto della procedura prescritta nell'introduzione di quella norma, tale disposizione deve essere annullata. Articolo 17 La Carta garantisce il diritto dei giovani a partecipare attivamente e pubblicamente alla vita politica. Articolo 18 Atti ed omissioni illeciti e le relative sanzioni appropriate sono definiti dal codice penale e civile. Articolo 19 Il sistema di tassazione ed altri regolamenti fiscali sono definiti per legge. Articolo 20 La Carta considera inviolabili le libertà ed i diritti fondamentali stabiliti dai trattati, convenzioni e dichiarazioni internazionali sui diritti umani. III Diritti e Libertà Articolo 21 La Carta incorpora la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, come pure altri accordi sui diritti umani riconosciuti a livello internazionale. Articolo 22 Sono garantiti tutti i diritti e le responsabilità di carattere civile, politico, culturale ed economico. Articolo 23 a – Ogni individuo ha il diritto di esprimersi in base alle sue prerogative etniche, culturali, linguistiche e di genere. b – Ogni individuo ha il diritto di vivere in un ambiente sano, grazie al perseguimento di un equilibrio ecologico. Articolo 24 Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione; inclusa la libertà di avere proprie opinioni senza interferenza alcuna e di cercare, ricevere e diffondere informazioni ed idee tramite qualsiasi mezzo di comunicazione senza limiti di frontiere. La libertà di espressione e di informazione può subire restrizioni per ragioni di sicurezza delle Regioni Autonome, per ragioni di ordine publico, per tutelare l'integrità degli individui, per tutelare la riservatezza della vita privata, o per la prevenzione e l'azione giudiziaria contro il crimine. Articolo 25 a- Ogni individuo ha il diritto alla libertà ed alla sicurezza della propria persona. b- Tutte le persone private della loro libertà saranno trattate con umanità e con rispetto per l'intrinseca dignità della persona umana. Nessuno potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti crudeli, disumani o degradanti. c- I prigionieri hanno il diritto a umane condizioni di detenzione, a protezione della loro intrinseca dignità. Le carceri devono perseguire gli obiettivi fondamentali del recupero, della rieducazione e della riabilitazione sociale dei detenuti. Articolo 26 Ogni essere umano ha il diritto intrinseco alla vita. All'interno della giurisdizione delle Regioni Autonome a nessuno verrà applicata la pena di morte. Articolo 27 Le donne hanno il diritto inviolabile a prendere parte alla vita politica, sociale economica e culturale. Articolo 28 Gli uomini e le donne sono uguali davanti alla legge. La Carta garantisce l'effettiva realizzazione dell'uguaglianza delle donne e dà mandato alle pubbliche istituzioni di agire per l'eliminazione delle discriminazioni di genere. Articolo 29 La Carta garantisce i diritti dell'infanzia. In particolare i bambini non dovranno essere sottoposti a sfruttamento economico, nè avviati al lavoro minorile, nè subire tortura o trattamenti e punizioni crudeli, disumane o degradanti, e non potranno essere sposati prima di raggiungere la maggiore età. Articolo 30 Tutte le persone hanno il diritto 1. alla sicurezza personale in una società pacifica e stabile. 2. alla libera ed obbligatoria istruzione primaria e secondaria. 3. al lavoro, alla sicurezza sociale, alla salute, ad un'abitazione adeguata. 4. a proteggere la maternità e l'assistenza materna e pediatrica. 5. ad adeguare la sanità e l'assistenza sociale per i disabili, per gli anziani e per i portatori di bisogni speciali. Articolo 31 Ogni individuo ha il diritto alla libertà di culto, a praticare la sua propria religione sia individualmemte che in associazione con altri. Nessuno potrà essere soggetto a persecuzioni sulla base della sue credenze religiose. Articolo 32 a)- Ogni individuo ha il diritto alla libertà di associazione con altri, incluso il diritto a liberamente istituire o aderire a partiti politici, associazioni, sindacati e/o civiche assemblee. b) – Nell'esercizio del diritto alla libertà di associazione, è protetta l'espressione economica e culturale di tutte le comunità. Allo scopo di proteggere la ricchezza e la diversità delle tradizioni dei popoli delle Regioni Autonome. c) – La religione degli Yazidi è religione riconosciuta ed è esplicitamente protetto il diritto dei suoi fedeli alla libertà di associazione e di espressione. La tutela della vita religiosa, sociale e culturale degli Yazidi può essere garantita tramite passaggio normativo da parte dalla Assemblea Legislativa. Articolo 33 Ogni individuo ha il diritto di ottenere, ricevere e far circolare informazioni e di comunicare idee, opinioni ed emozioni, tanto oralmente che in scritti ed in rappresentazioni pittoriche, o in altro modo. Articolo 34 Ogni individuo ha il diritto di riunione pacifica, compreso il diritto di pacifica protezione, di manifestazione e di sciopero. Articolo 35 Ogni individuo ha il diritto di vivere liberamente e contribuire a espressioni e creazioni accademiche, scientifiche, artistiche e culturali, attraverso la pratica individuale o congiunta, di averne accesso e godimento, e di diffondere le proprie espressioni e creazioni. Articolo 36 Ogni individuo ha il diritto di voto e di candidarsi a cariche pubbliche, nell'ambito delle leggi. Articolo 37 Ogni individuo ha il diritto di chiedere asilo politico. Le persone possono essere espulse solo a seguito di una decisione di un organo giudiziario competente, imparziale e regolarmente costituito, in cui abbiano avuto tutti diritto al giusto processo. Articolo 38 Tutte le persone sono uguali davanti alla legge ed hanno titolo ad eguali opportunità nella vita pubblica e professionale. Articolo 39 Le risorse naturali, che si trovano sopra e sotto terra, sono la ricchezza pubblica della società. Processi estrattivi, gestione, concessione di licenze e altri accordi contrattuali connessi a tali risorse devono essere regolati dalla legge. Articolo 40 Tutti gli edifici ed i terreni nelle Regioni Autonome sono di proprietà dall'amministrazione transitoria e sono di proprietà pubblica. Il loro uso e distribuzione sono determinati per legge. Articolo 41 Ogni individuo ha diritto all'utilizzo ed al godimento della sua proprietà privata. Nessuno può essere privato della sua proprietà se non dietro pagamento di un giusto indennizzo, per motivi di pubblica utilità o di interesse sociale, e nei casi e secondo le forme stabilite dalla legge. Articolo 42 Il sistema economico nelle province deve essere indirizzato a fornire il benessere generale e in particolare a garantire il finanziamento delle scienze e delle tecnologie. Esso è finalizzato a garantire le esigenze quotidiane delle persone per assicurare una vita dignitosa. Il monopolio è vietato dalla legge. Sono tutelati i diritti del lavoro e lo sviluppo sostenibile. Articolo 43 Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e alla libertà di scegliere la propria residenza all'interno delle Regioni Autonome. Articolo 44 L'enumerazione dei diritti e delle libertà stabiliti nella Sezione III non è esaustiva. Il Progetto della Amministrazione Democratica Autogovernata IV Assemblea Legislativa Articolo 45 L'Assemblea Legislativa della Regione Autonoma è eletta dal popolo con voto diretto e segreto, e la durata della legislatura è di quattro (4) anni. Articolo 46 La prima riunione dell'Assemblea Legislativa si terrà entro e non oltre il 16 ° giorno dopo l'annuncio dei risultati definitivi delle elezioni in tutte le Regioni Autonome. Tali risultati saranno certificati e annunciati dall'Alta Commissione per le elezioni. Il Presidente del Consiglio Esecutivo di transizione convocherà la prima seduta dell'Assemblea Legislativa. Se per motivi validi la sua prima seduta non può essere tenuta, il Presidente del Consiglio Esecutivo di transizione determinerà un'altra data da stabilirsi nell'arco di quindici giorni. Il quorum viene raggiunto col cinquanta + uno (50 + 1%) per cento sul totale degli aventi diritto. La prima riunione della Assemblea Legislativa in cui verrà eletto il Co-Presidente ed il Consiglio Esecutivo verrà presieduta dal membro più anziano dell'Assemblea Legislativa. Le sessioni dell'Assemblea Legislativa sono pubbliche salvo necessità che richiedano il contrario. I lavori dell'Assemblea Legislativa in sessione a porte chiuse sono disciplinati dal regolamento di procedura. Articolo 47 Ci sarà un membro del Consiglio Supremo della Legislatura per ogni quindici mila (15.000) elettori registrati residenti all'interno della Regione Autonoma. L'Assemblea legislativa deve essere composta da almeno il quaranta per cento (40%), di entrambi i sessi secondo le leggi elettorali. La rappresentanza della comunità siriaca, così come la rappresentanza dei giovani nelle liste elettorali, è stabilita dalle leggi elettorali. Articolo 48 1- Nessun membro dell'Assemblea legislativa può restare in carica per più di due mandati consecutivi. 2 – Il termine di scadenza dell'Assemblea Legislativa può essere prorogato, in casi eccezionali, su richiesta di un quarto (¼) dei suoi membri o su richiesta dell'Ufficio della Presidenza del Consiglio, con il consenso dei due terzi (⅔) dei membri del Consiglio. Tale proroga non potrà superare i sei (6) mesi. Articolo 49 Ogni persona che ha raggiunto l'età di diciotto (18) anni acquisisce il diritto di voto. I candidati per l'Assemblea legislativa devono aver raggiunto l'età di ventidue (22) anni. Le condizioni per la candidatura e l'elezione sono stabiliti dalla legge elettorale. I membri dell'Assemblea Legislativa godono dell'immunità per gli atti e le omissioni effettuate nella funzione dei doveri d'ufficio. Eventuali azioni penali richiedono l'autorizzazione dell'Assemblea Legislativa, salvo il caso di reato flagrante. Alla prima occasione, l'Ufficio del Presidente del Consiglio è informato di tutti i procedimenti penali pendenti. Articolo 51 A nessun membro dell'Assemblea Legislativa, nel corso del suo mandato, è consentito di svolgere qualsiasi altro incarico pubblico, privato, o altra professione. Ogni altro incarico viene sospeso una volta adempiuto al giuramento costituzionale. Egli ha il diritto di tornare al suo lavoro, con tutti i suoi diritti e benefici, una volta che il suo mandato legislativo ha termine. Articolo 52 I Consigli Locali in ogni provincia della Regione Autonoma vengono formati attraverso elezioni dirette. Articolo 53 Le funzioni della Assemblea Legislativa sono quelle di: - Stabilire norme e procedure che disciplinano i lavori dell'Assemblea Legislativa. - Emanare leggi e regolamenti proposti per i Consigli locali e le altre istituzioni, comprese le commissioni permanenti e ad hoc, di sua competenza. - Esercitare il controllo sugli organi amministrativi ed esecutivi, compreso l'uso dei poteri di revisione. - Ratificare trattati ed accordi internazionali. - Delegare i propri poteri al Consiglio Direttivo o ad uno dei suoi membri e, successivamente, revocare tale delega. - Dichiarare lo stato di guerra e la pace. - Ratificare la nomina dei membri della Suprema Corte Costituzionale. - Adottare la legge finanziaria. - Stabilire la politica generale ed i piani di sviluppo. - Approvare e promulgare l'amnistia. - Adottare i decreti promulgati dal Consiglio Esecutivo; ed - Adottare leggi per il governo comune dei Consigli Provinciali delle Regioni Autonome. Parte V Il Consiglio Esecutivo Articolo 54 Premier cantonale A- Al Premier cantonale, insieme al Consiglio Direttivo delle Regioni Autonome, compete il potere esecutivo come stabilito nella presente Carta. B- Il candidato al posto di Premier cantonale deve 1- Avere più di 35 anni d'età; 2- Essere un cittadino siriano ed essere residente nel cantone; e 3- Non avere in corso procedimenti penali o cauzioni. C- Procedura per la candidatura ed elezione a Premier cantonale: 1- Entro 30 giorni dalla prima sessione della Assemblea Legislativa, il suo Presidente deve indire l'elezione dei Premier cantonali. 2- Le richieste di candidatura per l'incarico di Premier cantonale devono essere avanzate, per iscritto, alla Suprema Corte che le esaminerà e le accetterà o le respingerà in non meno di 10 giorni dalla chiusura dei termini di scadenza per la candidatura. 3- L'Assemblea Legislativa eleggerà il Premier cantonale a maggioranza semplice. 4- Se nessun candidato ricevesse la maggioranza semplice richiesta, si passa ad una seconda votazione in cui viene eletto il candidato che riceve il numero più alto di voti. 5- L'incarico di Premier cantonale ha la durata di quattro (4) anni dal giorno di assunzione del giuramento d'ufficio; 6- Il Premier cantonale presta giuramento d'ufficio davanti alla Assemblea Legislativa prima di assumere i suoi doveri ufficiali. 7- Il Premier cantonale nomina uno o più Deputati, con l'approvazione della Assemblea Legislativa. I Deputati prestano giuramento d'ufficio davanti al Premier cantonale, dopo che gli sono state delegate le funzioni specifiche. 8- Nel caso il Premier cantonale non fosse in grado di adempiere al suo incarico, uno dei suoi Deputati potrà prenderne il posto. Laddove per qualsiasi ragione il Premier cantonale ed i Deputati non siano in grado di portare avanti i loro doveri, i compiti di Premier cantonale saranno assunti dal Presidente della Assemblea Legislativa; e 9- Il Governatore deve consegnare una lettera di dimissioni alla Assemblea Legislativa. D- Poteri e funzioni del Premier cantonale: 1- Il Premier cantonale garantisce il rispetto per la Carta e per la protezione dell'unità e sovranità nazionale, ed esplica le sue funzioni al meglio delle sue capacità e della sua coscienza. 2- Il Premier cantonale nomina il Presidente del Consiglio Esecutivo. 3- Il Premier cantonale applica le leggi approvate dalla Assemblea Legislativa ed emette decisioni, ordinanze e decreti in coerenza con codeste leggi. 4- Il Premier cantonale deve invitare la neoeletta Assemblea Legislativa a convocarsi entro quindici (15) giorni dalla proclamazione dei risultati elettorali; 5- Il Premier cantonale può concedere medaglie. 6- Il Premier cantonale può emettere amnistie su eventuale richiesta del Presidente del Consiglio Esecutivo. E- Il Premier cantonale è responsabile nei confronti del popolo tramite i suoi rappresentanti in seno alla Assemblea Legislativa. La Assemblea Legislativa ha il diritto di portarlo davanti alla Corte Suprema per accuse di tradimento ed altre forme di sedizione. Il Consiglio Esecutivo: Il Consiglio Esecutivo è il più alto organismo esecutivo ed amministrativo nelle Regioni Autonome. Esso è responsabile della applicazione delle leggi, delle risoluzioni e dei decreti approvati dalla Assemblea Legislativa e dalle istituzioni giudiziarie. Coordina le istituzioni delle Regioni Autonome. Articolo 55 Il Consiglio Esecutivo è composto da un Presidente, dai rappresentanti e dalle commissioni. Articolo 56 Il partito o la coalizione che ottiene la maggioranza dei seggi in seno alla Assemblea Legislativa darà vita al Consiglio Esecutivo entro un mese dall'incarico, con la approvazione della maggioranza semplice (51%) dei membri della Assemblea Legislativa. Articolo 57 Il Capo del Consiglio Esecutivo potrà ricoprire tale incarico per non più di due mandati consecutivi, ciascuno della durata di quattro (4) anni. Articolo 58 Il Capo del Consiglio Esecutivo può scegliere dei consiglieri tra i membri neoeletti del Consiglio Legislativo. Articolo 59 Ogni consigliere avrà l'incarico di responsabile di uno degli organi del Consiglio Esecutivo. Articolo 60 Il lavoro del Consiglio Esecutivo, compresi i Dipartimenti, nonchè le relazioni con altre istituzioni/commissioni sono regolati per legge. Articolo 61 Dopo la formazione e l'approvazione del Consiglio Esecutivo, esso emetterà la sua prospettiva di Programma di Governo. Dopo il suo passaggio attraverso l'Assemblea legislativa, il Consiglio Esecutivo è tenuto ad attuare il programma di governo durante quella legislatura. Articolo 62 Le nomine degli alti funzionari e rappresentanti dei Dipartimenti sono prerogativa del Consiglio Esecutivo ed approvate dal Consiglio Legislativo. I Consigli Amministrativi Provinciali [Consigli Municipali]: 1- I Cantoni delle Regioni Autonome sono composti di Consigli Amministrativi Provinciali [Consigli Municipali] e sono gestiti dal Consiglio Esecutivo pertinente che mantiene il potere di modificare le sue funzioni ed i regolamenti; 2- I poteri ed i doveri dei Consigli Amministrativi Provinciali [Consigli Municipali] sono fondati in adesione alla politica di decentramento. La supervisione cantonale dell'autorità dei Consigli amministrativi provinciali [Consigli Municipali], compresi il bilancio e le finanze, i servizi pubblici e le elezioni di sindaco, è regolata dalla legge. 3- I Consigli Amministrativi Provinciali [Consigli Municipali] sono eletti direttamente dal popolo con voto segreto. Part VI Il Consiglio di Giustizia: Articolo 63 L'indipendenza della giustizia è principio fondante dello Stato di diritto, che assicura una disposizione giusta ed efficace dei casi da parte dei giudici competenti e imparziali. Articolo 64 Ogni individuo accusato di un reato è innocente presunto fino a quando e a meno che non sia dimostrata la sua colpevolezza da un tribunale competente e imparziale. Articolo 65 Tutte le istituzioni del Consiglio di Giustizia devono essere composte da almeno il quaranta per cento (40%) di entrambi i sessi. Articolo 66 Il diritto alla difesa è sacro e inviolabile in tutte le fasi di un'indagine e di un processo. Articolo 67 La rimozione di un magistrato dal suo ufficio avviene su decisione del Consiglio di Giustizia. Articolo 68 Le sentenze e le decisioni giudiziarie sono emesse in nome del popolo. Articolo 69 La mancata esecuzione di un sentenza e di ordinanze giudiziarie costituisce violazione della legge. Articolo 70 Nessun civile potrà essere processato da un tribunale militare o da un tribunale speciale ad hoc. Articolo 71 Ricerche di case e di altre proprietà private devono essere effettuate in conformità con un mandato correttamente eseguito, rilasciato da un'autorità giudiziaria. Articolo 72 Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, ai fini della determinazione dei suoi diritti ed obblighi e di ogni accusa penale contro di lui. Articolo 73 Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato o detenuto. Nessuno può essere privato della propria libertà, se non per i motivi e in conformità con tale procedura previsti dalla legge. Articolo 74 Chiunque sia stato vittima di arresto o detenzione illegali o abbia subito danni e sofferenze in conseguenza degli atti e delle omissioni delle autorità pubbliche ha diritto ad un risarcimento. Articolo 75 Il Consiglio di Giustizia è stabilito per legge. VII L'Alta Commissione Elettorale Articolo 76 L'Alta Commissione Elettorale è un organismo indipendente, competente per vigilare ed espletare il processo elettorale. E 'composto da 18 membri, in rappresentanza di tutti i cantoni, che sono nominati dall'Assemblea legislativa. 1. Le decisioni in seno all'Alta Commissione Elettorale sono prese con una maggioranza qualificata di undici (11) voti. 2. I componenti della Alta Commissione Elettorale non possono assumere incarichi nella Assemblea Legislativa. 3. L'Alta Commissione Elettorale determina la data delle votazioni, dell'annuncio dei risultati elettorali e riceve le candidature dei candati eleggibili per l'Assemblea Legislativa. 4. In base all'Articolo 51, l'Alta Commissione Elettorale verifica l'eleggibilità dei candidati che ambiscono ad essere eletti nell'Assemblea Legislativa. L'Alta Commissione Elettorale è l'unico organismo competente a ricevere accuse di brogli elettorali, intimidazioni degli elettori o interferenze illecite con il processo elettorale. 5. L'Alta Commissione Elettorale è monitorata dalla Corte Suprema e può essere monitorata da osservatori delle Nazioni Unite e da organizzazioni della società civile. 6. L'Alta Commissione Elettorale insieme al Consiglio di Giustizia, convoca tutti i candidati in gara per l'elezione alla Assemblea Legislativa per annunciare i nomi del candidati eleggibili. VIII La Suprema Corte Costituzionale Articolo 77 a)- La Suprema Corte Costituzionale è composta da sette (7) membri, tutti nominati dalla Assemblea Legislativa. I suoi membri possono essere giudici, giuristi e avvocati, i quali devono avere non meno di quindici (15) anni di esperienza professionale. b)- Nessun membro della Suprema Corte Costituzionale potrà essere eletto nel Consiglio Esecutivo o nella Assemblea Legislativa od avere uffici e posizioni retibuiti, come definito per legge. c)- Il mandato di ogni membro ha la durata di quattro (4) anni. Nessun membro può fare più di due mandati. Le funzioni della Suprema Corte Costituzionale Articolo 78 1. Interpretare gli articoli ed i sottostanti principi della Carta. 2. Stabilire la costituzionalità delle leggi emesse dalla Assemblea Legislativa e delle decisioni prese dal Consiglio Esecutivo. 3. Rivedere giuridicamente atti legislativi e decisioni esecutive, laddove tali atti e decisioni possano essere in conflitto con la lettera e lo spirito della Carta e della Costituzione. 4. I Premier cantonali, i membri della Assemblea Legislativa e del Consiglio Esecutivo possono comparire davanti alla Suprema Corte Costituzionale, qualora siano accusati di aver agito in violazione della Carta. 5. Le sue decisioni sono prese con voto a maggioranza semplice. Articolo 79 Un membro della Suprema Corte Costituzionale non può essere rimosso dal suo incarico se non per verificata cattiva condotta ed incapacità. Le disposizioni e le procedure che disciplinano il lavoro della Suprema Corte Costituzionale sono stabiliti con legge speciale. Articolo 80 Procedura per la determinazione della costituzionalità di una legge: 1- La decisione di non-costituzionalità di una legge avviene come segue: a)- Qualora, prima della promulgazione di una legge, oltre il venti per cento (20%) dell'Assemblea Legislativa si oppone alla sua costituzionalità, la Corte Costituzionale Suprema è investita della questione e pronuncia la sua sentenza entro quindici (15) giorni; se la legge deve essere emanata con urgenza, una sentenza deve essere emessa entro sette (7) giorni. b)-Qualora, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale Suprema, oltre il venti per cento (20%) dell'Assemblea Legislativa obietti ancora sulla sua costituzionalità, può essere presentato. appello. c)- Se, in sede di appello, la Corte Costituzionale Suprema sentenzia che la legge deve essere ritenuta come incostituzionale, la legge è considerata nulla e non valida. 2. Se in un tirbunale viene sollevata una obiezione di legittimità costituzionale di una legge si procede come segue: a)- Se le parti in causa sollevano una obiezione di costituzionalità ad una legge e il giudice la ritiene ammissibile, la questione è sospesa e deferita alla Corte Costituzionale Suprema b)- La Corte costituzionale Suprema deve pronunciare la sua sentenza entro trenta (30) giorni. Articolo 81 La Carta si applica all'interno delle Regioni Autonome. Essa può essere modificata solo da una maggioranza qualificata di due terzi (⅔) dell'Assemblea Legislativa. Articolo 82 La Carta deve essere presentata alla Assemblea Legislativa transitoria per la revisione e la ratifica. Articolo 83 I cittadini siriani in possesso di doppia cittadinanza non possono assumere posizioni di rilievo presso l'Ufficio del Premier cantonale, nel Consiglio Provinciale, e nella Corte Costituzionale Suprema Articolo 84 La Carta definisce il quadro normativo attraverso il quale le leggi, i decreti, e gli stati di emergenza sono attuati formalmente. Articolo 85 Le elezioni per formare l'Assemblea Legislativa si svolgono entro quattro (4) mesi dalla ratifica della Carta da parte della Assemblea Legislativa transitoria. La Assemblea Legislativa transitoria si riserva il diritto di prorogare tale lasso di tempo in caso di circostanze eccezionali. Articolo 86 Giuramento d'ufficio pronunciato dai membri della Assemblea Legislativa "Giuro solennemente, in nome di Dio Onnipotente, di rispettare la Carta e le leggi delle Regioni Autonome, per difendere la libertà e gli interessi del popolo, per garantire la sicurezza delle Regioni Autonome, per tutelare i diritti di legittima auto-difesa e di lottare per la giustizia sociale, nel rispetto dei principi delle regole democratiche sancite nel presente documento.” Articolo 87 Tutti gli organi direttivi, istituzioni e commisioni sono composti da almeno il quaranta per cento (40%), di entrambi i sessi. Articolo 88 Il Codice Penale e Civile siriano è applicato nelle Regioni Autonome tranne quando in contraddizione con le disposizioni della Carta. Articolo 89 In caso di conflitto tra le leggi approvate dall'Assemblea Legislativa e quelle emesse dal governo centrale, la Suprema Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legge applicabile, sulla base del miglior interesse per le Regioni Autonome. Articolo 90 La Carta garantisce la tutela dell'ambiente e considera lo sviluppo sostenibile degli ecosistemi naturali come scelta etica e sacro dovere nazionale. Articolo 91 Il sistema di istruzione delle Regioni Autonome si basa sui valori della riconciliazione, della dignità e del pluralismo. Si tratta di una marcata presa di distanza dalle politiche educative precedenti fondate su principi razzisti e sciovinisti. L'educazione nelle Regioni Autonome respinge le politiche di istruzione precedenti basate su principi razzisti e sciovinisti. Essa si fonda iinvece sui valori della riconciliazione, dignità, e pluralismo. a)- Il nuovo curriculum formativo dei Cantoni membri riconosce la ricca storia, la cultura e il patrimonio dei popoli delle Regioni Autonome. b)-Il sistema di istruzione, i canali del servizio pubblico e le istituzioni accademiche devono promuovere i diritti umani e la democrazia. Articolo 92 a)- La Carta sancisce il principio della separazione tra religione e Stato. b)-La libertà di religione è protetta. Devono essere rispettate tutte le religioni e le fedi nelle Regioni Autonome. Il diritto di esercitare le credenze religiose deve essere garantito, in quanto non influisce negativamente sul bene pubblico. Articolo 93 a)- La promozione del progresso culturale, sociale ed economico dalle istituzioni amministrative assicura la stabilità e il benessere pubblico all'interno delle Regioni Autonome. b)- Non vi è alcuna legittimità per l'autorità che contraddice questa carta. Articolo 94 La legge marziale può essere invocata e revocata da una maggioranza qualificata di due terzi (⅔) del Consiglio Esecutivo, in una sessione speciale presieduta dal Premier cantonale. La decisione deve poi essere presentata e approvata all'unanimità dall'Assemblea Legislativa, con proprie disposizioni contenute in una legge speciale. Gli Organi del Consiglio Esecutivo Articolo 95 1. Organo per le Relazioni Estere 2. Organo per la Difesa 3. Organo per gli Affari Interni 4. Organo di Giustizia 5. Organo dei Consigli Cantonali e Municipali affiliato al Comitato di Pianificazione e Censimento 6. Organo per le Finanze, affiliato al a)-Comitato per i Regolamenti Bancari. b)- Comitato delle Dogane e delle Accise. 7. Organo per gli Affari Sociali 8. Organo per l'Istruzione 9. Organo per l'Agricoltura 10. Organo per l'Energia 11. Organo per la Sanità 12. Organo per la Cooperazione Commerciale ed Economica 13. Organo per i Martiri e per le questioni dei Veterani 14. Organo per la Cultura 15. Organo per i Trasporti 16. Organo per la Gioventù e lo Sport 17. Organo per l'Ambiente, il Turismo ed i reperti storici 18. Organo per gli Affari Religiosi 19. Organo per la Famiglia e l'Uguaglianza di Genere 20. Organo per i Diritti Umani 21. Organo per le Comunicazioni 22. Organo per il Cibo 23. Organo per la Sicurezza Articolo 96 La Carta verrà pubblicata sui mezzi di di comunicazione e sulla stampa. (traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali) Link esterno: http://kurdishquestion.com/kurdistan/west-kurdistan/the....html

mercoledì 22 ottobre 2014

Comunicato internazionale socialista-libertario in solidarietà con la resistenza curda

Comunicato internazionale socialista-libertario in solidarietà con la resistenza curda La rivoluzione iniziata dai nostri compagni nella Rojava, in quanto parte di un più vasto movimento di liberazione del popolo curdo e, tramite quest'ultimo, di tutti i popoli del Medio Oriente, è fonte di ispirazione per tutti coloro che anelano ad un mondo libero, uguale e giusto senza dominatori e dominati. Siamo di fronte ad una esperienza di democrazia diretta in cui ci sono le basi per un socialismo libero ed autogestito che rispetti l'ambiente e l'autonomia dei popoli. I socialisti libertari di tutto il mondo sentono che questa rivoluzione è la loro rivoluzione. Oggi questa rivoluzione viene aggredita da una triplice minaccia costituita dall'imperialismo, dall'autoritarismo statalista e dalla reazione oscurantista, fanatica ed ultra-conservatrice che nasce dalle viscere della decomposizione creata dall'occupazione e dall'invasione delle terre dei popoli del Medio Oriente. Mentre la reazione oscurantista colpisce con le armi ottenute grazie all'imperialismo, le forze armate turche stanno erigendo una barriera militare di carri armati e cannoni allo scopo di schiacciare la popolazione curda, come tra l'incudine ed il martello. I/le nostr* compagn* nella Rojava stanno combattendo, armi in pugno, quale parte di una ampia mobilitazione di tutto il popolo contro questa triplice minaccia ed un perverso assedio, per difendere ciò che hanno conquistato con la loro lotta: la loro autonomia e la loro libertà. Ma non sono soli in questa battaglia. Sono con loro milioni di uomini e donne dallo spirito libero che gli si stringono intorno, sostenendoli e tenendo loro le mani nella lotta per il mondo nuovo che sta crescendo nei nostri cuori. L'eroica resistenza di oggi nella città di Kobanê è l'erede della lunga storia di lotte di popoli che hanno detto "No Pasarán!" Da diverse parti del mondo, vogliamo dichiarare che la vostra lotta è anche la nostra. Noi siamo con voi, disposti a fare la nostra parte nella lotta per la trasformazione sociale universale, ora più necessaria che mai. Esigiamo la fine della repressione, il rilascio dei prigionieri politici e dei prigionieri di guerra, incluso Abdullah Öcalan, la fine della criminalizzazione internazionale dei rivoluzionari curdi ed il rispetto per l'autonomia delle comunità che stanno tenendo le redini del loro destino nelle loro mani. Siamo uniti nella lotta per la liberazione da tutte le forme di oppressione e di sfruttamento, per la costruzione di una nuova società libera ed uguale. Sosteniamo la vostra lotta per la società rivoluzionaria con tutti i mezzi necessari a mettere fine alla violenza dello Stato, del capitalismo, dell'imperialismo e del patriarcato. Solidarietà rivoluzionaria e libertaria Periódico Solidaridad (Chile) Frente de Trabajadores Ernesto Miranda – FTEM (Chile) Workers Solidarity Movement (Ireland) Federazione dei Comunisti Anarchici – FdCA (Italy) Organisation Socialiste Libertaire – OSL (Switzerland) Collectif Communiste Libertaire Bienne – CCLBienne (Switzerland) Alternative Libertaire (France) Melbourne Anarchist Communist Group (Australia) Federação Anarquista Gaúcha (Brazil) Acción Libertaria Estudiantil (Colombia) Militantes Sindicales y Sociales por una Corriente Libertaria (Buenos Aires, CABA, La Plata - Argentina) Melissa Sepúlveda, President of the Federation of Students of University of Chile – Fech (Chile)

giovedì 9 ottobre 2014

presidio di solidarietà con il popolo kurdo

Trieste: presidio solidale con Kobane che resiste Scritto da Germinal Martedì 07 Ottobre 2014 20:04 Trieste. Oggi, martedì 7 ottobre, su iniziativa di alcune individualità, si è svolto un presidio improvvisato in solidarietà a coloro che nella città di Kobane continuano a resistere all'avanzata delle milizie dell'Isis. Nonostante il poco preavviso una 50ina di persone si è ritrovata in piazza Unità sotto il palazzo che ospita il consolato onorario della Turchia. Era presente anche un buon gruppo di cittadini curdi e turchi che hanno fatto interventi al megafono e urlato slogan per tutta la durata del presidio. Si è urlata non solo la nostra solidarietà a chi resiste ma si è anche denunciata l'ipocrisia dei governi della area (e dei loro alleati occidentali ma non solo) e in particolare della Turchia che a parole si è schierata contro l'Isis ma nei fatti ha continuato a permettere il passaggio dalla sua frontiera di rifornimenti per il califfato ostacolando invece per giorni l'entrata dei profughi curdi nel paese (che sono invece aiutati da numerosi attivisti turchi fra cui gli anarchici). E' stato anche ricordato che tutti sono di fatto alleati nel mettere fine all'esperienza del confederalismo democratico (diretto figlio delle idee di ecologia sociale di Murray Bookchin) che da alcuni anni si sta sviluppando nelle zone del Kurdistan e che rappresenta un speranza per tutto il medio oriente.

La Rivoluzione vincerà a Kobanê!

Comunicato del gruppo DAF 08/10/2014 La Rivoluzione vincerà a Kobanê! I nostri Compagni nel villaggio di Boydê riportano: È il ventiquattresimo giorno di attacchi dell’ISIS contro Kobanê. Mentre le forze che difendono la popolazione in ogni villaggio di confine sono gli “scudi umani” che fanno da sentinelle conro gli attacchi dell’ISIS, tutti, ovunque nella regione in cui viviamo, si sono sollevati per non lasciar cadere Kobanê. Abbiamo partecipato allo scudo umano/sentinella per circa tre settimane nel villaggio di Boydê a ovest di Kobanê. Negli ultimi due giorni, le esplosioni ed i rumori degli scontri si sono intensificati nei distretti periferici e nel centro cittadino. In questo periodo di intensi scontri, le forze militari hanno aumentato i propri attacchi contro gli scudi umani/sentinelle presso i villaggi di confine. I soldati dello Stato turco hanno attaccato con bombe lacrimogene coloro che si avvicinavano al confine da entrambe le parti, incluso il villaggio in cui ci trovavamo, che è stato attaccato martedì. I soldati hanno anche usato qualche volta proiettili mortali nei loro attacchi, ed hanno ferito alcune persone. Questi attacchi contro i villaggi di confine ci mostrano in modo specifico come alle forze dell’ISIS sia permesso passare attraverso il confine. Il supporto della Repubblica di Turchia all’ISIS è chiaramente visibile qua come là. Ovviamente non è l’unica cosa ad essere chiara. Abbiamo saputo che uno dei leader dell’ISIS che comanda l’attacco su Kobanê è stato ucciso dalle forze YPJ/YPG. Intanto oggi gli scontri sono stati più intensi che negli scorsi giorni e sono continuati per tutta la giornata. I rumori degli scontri non si sono in gran parte mai fermati oggi. Comunque ora sappiamo che le esplosioni sono fatte dalle forze YPJ/YPG. È stato riportato che le forze YPJ/YPG hanno tatticamente svuotato le strade del centro di Kobanê, tendendo una trappola all’ISIS, neutralizzandoli con tattiche che hanno avuto successo. Tutti sono eccitati dalle cose che vengono dette alle assemblee del villaggio; una di queste è la paura dell’ISIS per le donne guerrigliere. L’ISIS rappresenta lo stato, il terrore, il massacro e anche il patriarcato ovviamente. Poiché a causa del proprio credo non possono diventare i cosiddetti “martiri” quando sono uccisi dalla donne guerrigliere, le combattenti delle YPJ, hanno paura di incontrare le forze delle YPJ. Perché quando incontrano loro, le donne che combattono contro di loro non mostrano pietà per la sorte dell’ISIS. Questa è libertà contro il patriarcato creata dalle combattenti YPJ. La ribellione che sorge in tutto il Kurdistan e in tutte le città dell’Anatolia negli ultimi due giorni, ci fa sentire l’invincibilità del popolo organizzato. Queste ribellioni aumentano la fiducia nella rivoluzione per tutti a Kobanê, nei villaggi al confine di Kobanê, e din tutta Rojava. Ogni volta che cade una sorella o un fratello, tuttavia noi sentiamo un dolore che intensifica la rabbia e la forza di ciascuno. Funerali che iniziano colpendo le ginocchia, gettandosi nella danza halay, colpendo con i piedi il terreno velocemente e con tanta forza da rompere la terra. Quindi il nostro dolore scoppia in rabbia, in modo veloce e forte. Questo proprio quello di cui tutti hanno bisogno qui. Per la libertà e la rivoluzione che è ardentemente desiderata, nonostante tutto. Lunga vita alla Resistenza Popolare di Kobanê! Lunga vita alla Rivoluzione Popolare di Rojava! Lunga vita alla nostra Azione Anarchica Rivoluzionaria! Azione Anarchica Rivoluzionaria – DAF ( Devrimci Anarşist Faaliyet)

giovedì 26 giugno 2014

Sulla crisi in Iraq

La crisi in Iraq risale al regime di Saddam Hussein ed è proseguita con “l'attuale regime democratico" dopo l'invasione del 2003. Non c'era libertà, nè giustizia sociale; nessuna uguaglianza e pochissime opportunità per coloro che erano indipendenti dai partiti al potere. Oltre alle violenze ed alle discriminazioni contro le donne e la gente comune si è creata una forbice enorme tra i ricchi ed i poveri, con i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri. La crisi in corso non è molto dissimile da quella pecedente. Infatti non è che il protrarsi della stessa situazione degli ultimi decenni. La sola differenza sta nei nomi e nella forza dei partiti al potere. I politici ed i mass-media amano dire che gli scontri in corso sono la continuazione di antiche lotte e conflitti tra le principali correnti islamiche: gli Sciiti ed i Sunniti e che queste si portano dietro una scia di sangue dagli inizi della religione islamica. Se guardiamo alla storia delle nazioni, dei paesi e dei popoli, troviamo sempre conflitti tra i dominatori ed i dominati, tra gli sfruttatori e gli sfruttati, tra gli occupanti ed i popoli che subiscono l'occupazione, tra gli invasori e chi lotta contro il dominio, contro le autorità e contro gli Stati. Per farla breve una guerra per maggiore accumulazione e maggiori profitti. Ciò che sta avvenendo in Iraq con "lo Stato Islamico di Iraq e Levante (Siria), Isis” non è ciò che viene dipinto dai media. Questi sono i fatti: 1. l'avanzata di Isis è opera di una piccola minoranza aiutata dalle fazioni sunnite deluse dal governo sciita a Baghdad: si tratta dei capi tribali sunniti, di esponenti del partito Ba’ath, di ufficiali del vecchio esercito e di fazioni dell'insurrezione precedente, tutti insieme per vedere come dare scacco al primo ministro iracheno Nouri al-Maliki . Quando Isis si è messo in marcia verso Mosul, conquistando la terza città del paese, non erano che meno di 2000, mentre in città c'erano almeno 60.000 uomini tra poliziotti, soldati delle forze di intelligence e di sicurezza. Una forza molto ben equipaggiata con aerei da combattimento, carri armati e diversi tipi di armi speciali, ma questo esercito è collassato e si è volatilizzato di fronte all'Isis offrendo una scarsa se non nessuna resistenza. 2. quello che sta accadendo è molto probabilmente un piano messo a punto da Turchia, paesi del Golfo e Governo della Regione Curda “K.R.G”, un piano noto anche a Stati Uniti e Regno Unito. 3. E' molto difficile sapere cosa accadrà poi alla fine, dato che nella maggior parte dei casi questo dipende dagli interessi statunitensi e dei paesi occidentali, i quali valutanto ogni insurrezione ed ogni movimento in base ai vantaggi o danni per i loro interessi. Fino ad ora USA&Regno Unito hanno insistito perchè il popolo iracheno fosse unito e vivesse all'interno dello stesso sistema. Ma se dovessero vedere che i loro interessi vengono minacciati non avrebbero nessuno scrupolo a dividere l'Iraq in 3 mezzi-Stati tra Curdi, Sunniti e Sciiti. 4. Questa situazione ha spinto l'Iraq sull'orlo di una guerra settaria, specialmente dopo la fatwa emessa dall'Ayatollah Ali Al-Sistani, uno dei più riveriti esponenti del clero sciita, per l'armamento dei cittadini e l'arruolamento nell'esercito. 5. Per noi uno degli scopi di questa guerra è quella di contenere e strangolare il movimento democratico di massa del popolo curdo che vive nel Kurdistan occidentale (cioè in territorio siriano) e la sua amministrazione locale. Un movimento di massa che ha dimostrato come ci sia un'alternativa allo stato-nazione, al vecchio e nuovo liberismo ed al suo governo. Un movimento che ha dimostrato che non è necessario seguire le "Primavere Arabe" che hanno portato all'insediarsi di governi islamici. Inoltre questo movimento ha dimostrato che un popolo può insorgere senza il sostegno degli USA, della UE e dei loro agenti. Ha dimostrato che la rivoluzione sociale deve iniziare dal basso e non dall'alto e questo può essere raggiunto costruendo realtà locali che prendono le loro decisioni in autonomia. Questo movimento non è evidentemente utile agli interessi dei politici e del neo-liberismo, per cui la prossima mossa sarà l'attacco al Kurdistan occidentale ed al movimento di massa dei Curdi. In base a quanto detto finora il KAF denuncia come questa guerra è stata scatenata ed imposta al popolo iracheno, crediamo che sia necessario organizzarsi al di fuori dei partiti politici, al di fuori dei sostenitori della guerra, delle istituzioni statali e dei governi; è necessario organizzarsi nei posti di lavoro, nei quartieri, nelle scuole, nelle università e nelle strade per essere uniti e contrastare la guerra, l'ingiustizia, la povertà, la fame, le disuguaglianze e la repressone che viene imposta tramite questo brutale sistema fatto di Stati, imprese capitalistiche, istituzioni finanziarie, mass media neoliberisti e servizi di spionaggio. Kurdistan Anarchist’s Forum 18.06.2014 Link esterno: http://www.anarchistan.tk (traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

IX Congresso Nazionale della FdCA

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1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)