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mercoledì 14 dicembre 2016

La caduta di Aleppo Est

Polat Can*
13 dicembre 2016
Aleppo Est è caduta oggi, ma guardando alle ragioni che hanno portato a questa caduta ci si accorgerebbe che essa non era inevitabile a causa della maggiore forza dell'esercito del Baath e dei suoi alleati rispetto alle fazioni islamiste, bensì in ragione di decine di fattori che dalla prima caduta nel 2012 hanno portato a questa seconda caduta della città oggi.
La prima caduta avvenne velocemente, presto ed in modo disorganizzato, mentre questa seconda caduta è giunta tardi, è stata dolorosa e distruttiva; in altre parole: la prima caduta è stata propedeutica alla seconda.
Primo: occorre ricordare che i rivoluzionari criticavano gli abitanti di Aleppo per la loro non partecipazione alla rivoluzione contro il regime Baath, senza riuscire a capire che Aleppo è città di commercio e di industria che necessita di sicurezza, stabilità e di vie di comunicazione aperte.
Secondo: Aleppo è divisa in due distretti; Aleppo est ed Aleppo ovest che non è solo una divisione geografica ma anche sociale e culturale. Aleppo Est è la città dei poveri, dei devoti e pii Sunniti, dei Curdi che vengono dai villaggi di Kobane e Afreen e anche dei Turchi. Uno spezzone di classe lavoratrice povera impiegata nel settore edile e tessile. Dall'altra parte, Aleppo Ovest è la città della classe media e dei dipendenti pubblici, dei ricchi e dei proprietari terrieri che non hanno interesse alcuno per gli slogan politici, vogliono solo la stabilità per prosperare con i loro affari.
Terzo: ad Aleppo ci sono distretti a maggioranza cristiana (Armeni, Assiri, …ecc.) che non hanno mai nutrito simpatia per gli slogan islamisti che hanno deviato la rivoluzione fin dal 2012 e inoltre sono sempre stati diffidenti verso i rivoluzionari che venivano dai villaggi.
Quarto: ci sono i distretti a maggioranza curda, specialmente  Al Ashrafia e Boustan Al Pasha che sono stati i primi a combattere e ad espellere le forze del regime ed i loro teppisti “Shabeeha” nella primavera del 2012 ma che però erano diffidenti verso gli slogan ultra-nazionalisti e sciovinisti dell'opposizione e dei suoi alleati armati supportati dal nemico storico dei Curdi: la Turchia.
Quinto: la caduta di Aleppo Est nel 2012 non fu dovuta a dinamiche interne o a moti autonomi, fu invece l'esito dell'occupazione di forze provenienti da villaggi a nord di Aleppo  (Andan, Hritan, Azaz and Hian)
Sesto: le fazioni islamiche attaccarono e distrussero importanti famiglie e tribù di Aleppo Est con la conseguenza che molti abitanti preferirono allearsi con il regime.
Settimo: una volta che le fazioni islamiche ebbero preso il controllo di Aleppo est, rubarono e saccheggiarono tutto per portarlo in Turchia e rivenderlo a prezzi stracciati, provocando così la distruzione dell'economia e delle opportunità di lavoro su cui gli abitanti contavano per la loro esistenza.
Ottavo: l'opposizione armata era divisa in tante fazioni in conflitto tra di loro per accaparrarsi le spoglie dei saccheggi e dei furti nelle industrie. Queste fazioni erano sparpagliate in base alla loro identità ideologica, politica, geografica o religiosa, oltre che in base alla loro lealtà verso alcuni Stati, verso alcuni partiti politici o verso specifici personaggi.
Nono: la penetrazione di queste fazioni islamiche all'interno di Aleppo e nel corpo dell'opposizione armata impose un nuovo stile di vita agli abitanti ed alle altre fazioni. Il controllo assunto da “Ahrar Al Sham” e da “Al Nusra” ha dato al regime di Assad ed ai Russi l'opportunità e la legittimazione per distruggere la città ed uccidere i suoi abitanti.
Come già detto, la seconda caduta di Aleppo Est ha degli aspetti comuni con la prima caduta. Ma come mai Aleppo è caduta nonostante la presenza di decine se non di centinaia di fazioni con tonnellate di armi provenienti dalla Turchia nonchè finanziate dai Sauditi e dal Qatar e con una propaganda mediatica sulla costituzione di una comune centrale operativa di tutte le fazioni accompagnata da minacce e promesse, insomma perchè Aleppo è caduta?
Primo: per le divisioni tra le diverse fazioni basate sul quale Stato sponsor e sugli interessi di certi Stati nella guerra.
Secondo: perchè il controllo assunto dalle fazioni estremiste islamiche, specialmente da al Quada, aveva appannato l'immagine della resistenza armata globale specialmente in Occidente.
Terzo: Venditori ambulanti, mercanti di pecore e di orzo sono diventati strateghi militari che decidevano i piani militari e comandavano le spedizioni tattiche e strategiche e in seguito sono diventati signori della guerra e dell'autorità locale sottratta ai loro sottomessi.
Quarto: queste fazioni islamiche non combattevano contro il regime, ma per 4 anni hanno fatto guerra contro i Curdi su “Sheikh Maksoud” (Monti Sida) assediando centinaia di migliaia di Curdi ed Arabi, bombardandoli con ordigni chimici e gas, impedendo i rifornimenti di cibo e di medicinali. Secondo me questa è stata la causa più importante della caduta dell'opposizione armata come pure della caduta di Aleppo Est.
Quinto: la resistenza armata era diventata de facto un'agenzia dei servizi segreti turchi che prendeva ordini da questi padroni e la stessa guerra dei Monti Sida fu fatta su ordine della Turchia.
Sesto: le fazioni dell'opposizione hanno iniziato a combattersi l'un l'altra commettendo atrocità contro i civili, tra di loro e contro i Curdi ed i cristiani, al pari di quello che aveva fatto l'ISIS. Hanno massacrato ed ucciso i civili nelle strade, fatto rapimenti e distrutto chiese, preso di mira i Curdi.
Settimo:  a causa delle lotte intestine tra queste fazioni armate, il regime è stato in grado di conquistare “Al Nobel” e “Zahraa” per disconnettere Aleppo da “Azzaz” e dai villaggi settentrionali ed orientali legati alla Turchia.
Ottavo: Molte fazioni della resistenza armata hanno abbandonato le loro posizioni verso il regime dopo il memorandum di intesa russo-turco, per cui il regime ha potuto assediare ed attaccare Aleppo Est.
Nono: la Turchia e l'opposizione siriana in Turchia hanno ingannato la resistenza armata facendole credere un sostegno incondizionato della Turchia nella guerra contro il regime ed un supporto nei negoziati col regime che significava vittoria. La resistenza armata ha creduto a queste bugie ed è rimasta sotto gli isterici bombardamenti russi e del regime senza fare alcun passo avanti sul terreno.
Decimo: i servizi segreti turchi hanno usato la resistenza armata per i loro interessi e l'hanno sostenuta per impossessarsi dell'Accademia Militare  “Ramosa” e della Via per Damasco prima della visita prevista di Erdogan in Russia in modo da metterlo in una posizione di forza nei negoziati con Putin, ma dopo l'incontro Erdogan ha ordinato la fine delle operazioni militari turche ad  Aleppo.
Undicesimo: nel periodo in cui l'opposizione armata stava guadagnando posizioni in Aleppo Ovest, tagliando la Via per Damasco, Erdogan ordinò loro di laciare Aleppo per dirigersi verso Jerablus. Questa manovra è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso portando alla loro sconfitta ed alla vittoria del regime.
Dodicesimo: invece di dirigersi verso Damasco e far cadere il regime di Assad, le migliaia della resistenza armata si diressero verso Sheikh Maksoud, Afreen, Jerablus ed Al Bab per combattere contro il Libero Esercito di Siria e contro i Curdi, obbedendo agli ordini della Turchia.
Tredicesimo: un paio di anni fa, si tenne un incontro tra decine di fazioni che portò all'abbandono dei loro campi di battaglia per dirigersi contro le città curde per occuparle, ma l'esito fu la loro sconfitta a Sere Kaniye, Ramaylan, Qamishlo, Gre Spi a Afrin.
Non solo Aleppo Est è caduta, ma è completamente distrutta. L'economia del maggiore centro economico del Medio Oriente ed uno dei più antichi nel mondo è del tutto distrutta. La caduta di Aleppo Est è la fine del progetto della resistenza armata e dei loro sostenitori turchi, è la caduta dell'Islam politico e della Fratellanza Musulmana, è la caduta delle manovre dello Stato turco e dei suoi mercenari, è la caduta di tutte le forze che hanno attaccato il popolo curdo. L'ho detto e lo ripeto “nessuno riuscirà ad opporsi ed a combattere contro il popolo curdo”.
Infine, l'unico progetto perseguibile è il vero progetto laico e patriottico del popolo curdo, il progetto delle Forze Democratiche Siriane e delle Unità di Difesa del Popolo. Solo un progetto democratico e federalista può ergersi contro l'ISIS e contro i tutti i dittatori per assicurare libertà al Kurdistan ed alla Siria.
(traduzione a cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)
*Polat Can è uno dei membri fondatori delle YPG e addetto alle pubbliche relazioni con i media occidentali per anni.

venerdì 18 luglio 2014

Illegittima la richiesta dell'esercito israeliano di far evacuare un ospedale di riabilitazione a Gaza

L'agenza B’Tselem ha scoperto che l'esercito israeliano ha incluso l'ospedale di riabilitazione al-Wafaa nel quartiere di a-Shuja’iyeh fra le richieste di evacuazione emesse nei confronti dei residenti di a-Shuja’iyeh e a-Zeitun nella gornata del 16 luglio 2014 alle ore 8.00. Il direttore dell'ospedale Basman al-‘Ashi ha dichiarato a B’Tselem per telefono che l'ospedale ha ricevuto un messaggio registrato la scorsa notte verso le 23.00 in cui si diceva che i residenti dell'area di a-Shuja’iyeh dovevano lasciare le loro case ed andare a nord del centro città. Mezz'ora dopo, l'ospedale ha ricevuto una telefonata in cui una persona dichiaratasi appartenente all'esercito ripeteva la richiesta di evacuazione dell'ospedale in maniera specifica. Secondo il direttore al-‘Ashi, nell'ospedale ci sono attualmente 17 ricoverati, tra i 14 ed i 95 anni, tutti con patologie di paralisi di diversa entità. Ci sono anche circa 30 operatori nell'ospedale ed un certo numero di attivisti internazionali. Il direttore Al-‘Ashi ha chiarito che non c'è nessuna intenzione di evacuare l'ospedale, dato anche che si tratta dell'unico ospedale a Gaza specializzato nei trattamenti di riabilitazione per pazienti colpiti da paralisi. La richiesta militare di evacuare l'ospedale è del tutto illegittima. Un ospedale non è un obiettivo militare e l'esercito non può trattarlo come un bersaglio se fosse evacuato. L'agenzia di informazioni B’Tselem riferisce che l'ordine di evacuazione dell'ospedale fa parte della più ampia operazione di evacuazione dell'intero quartiere, senza nessun riguardo per il fatto che evacuare un istituto di riabilitazione è una faccenda complicata che mette a rischio la vita dei pazienti. Non c'è nessuna altra struttura di riabilitazione nell'area che possa ospitare questi pazienti, per i quali sono previsti trattamenti speciali che non sono riproducibili altrove. Un trasferimento dei pazienti dall'ospedale è una faccenda complicata e nel migliore dei casi anche pericolosa. E nelle attuali condizioni in cui si trova Gaza, il pericolo può significare morte. (traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

venerdì 7 marzo 2014

Tra l'incudine russa e il martello occidentale

La crisi in Ucraina assomiglia troppo a quella che negli anni novanta devastò la Jugoslavia. In Jugoslavia l'ultimo atto della guerra venne rappresentato dall'"operazione tempesta" nella Krajina croata e vide l'espulsione in massa della popolazione serba che abitava quelle regioni da secoli. Analogia nel nome, questione etimologica si, ma che cela la sostanza delle vicende comuni ad una zona appunto di frontiera, Ucraina come Krajina hanno lo stesso significato, terra di confine, frontiera. Da sempre terre e popoli facili preda di nazionalismi e di una etnicizzazione dirompente nei rapporti sociali, paradosso di una storia che in Europa come negli USA si vorrebbe passata. La visuale eurocentrica non aiuta a comprendere quanto accade e quanto è accaduto in passato nelle terre di confine. Qualche nostalgico neofascista ha voluto farci credere che l'abbattimento delle statue di Lenin o in Croazia di Tito aprissero al mondo strade nuove e felici ai popoli coinvolti, ma così non è stato, mai. La crisi Ucraina nasce in un paese che non è mai stato uno Stato-nazione, da sempre attraversato da lingue, culture e popoli diversi, ed ora attraversato letteralmente da oleodotti e metanodotti che portano nella EU gli idrocarburi russi. Contrariamente a quanto vogliono far credere i seguaci del "complottismo", sempre pronti a cercare le cause delle rivolte sociali nelle influenze esterne, l'esplosione di rivolte a cui partecipano ampie fette di popolazione hanno sempre delle cause interne di varia natura economica, sociale e politica, su cui inoltre si innescano rivendicazioni etniche e/o religiose. Su queste poi cercano di far leva gli interessi politici ed economici delle classi borghesi nazionali e gli interessi economici e strategico-politici degli Stati imperialisti, che cercano di utilizzare gli eventi a loro favore. In Ucraina si scontrano le differenze economiche ed etniche di due settori geo-politici: quello occidentale e centrale a prevalenza etnica ucraina, caratterizzato da una bassa industrializzazione e da un enorme bacino agricolo sotto sfruttato, storicamente più legato alle Nazioni che confinano ad occidente (e quindi più tendenzialmente all'Europa), e quello orientale e meridionale, a prevalenza etnica russa, caratterizzato da una più forte, anche se obsoleta, industrializzazione, storicamente ed economicamente più legato alla grande madre Russia. La rivolta esplode nel settore centro occidentale ed assume, per le peculiarità sopra esposte, caratteristiche anti-Russe. Ha origini politiche, prevalentemente nelle classi medie e negli studenti che si ribellano contro la corruzione dell'apparato statale del filo russo Yanukovich, e origini socio-economiche in seguito alle illusioni delle classi lavoratrici, tradite dalle oligarchie dirigenti susseguitesi dopo la caduta del muro di Berlino e tradite dagli effetti dell'ultima crisi capitalista. In questo scenario si inseriscono, come spesso accade a queste longitudini, i tentativi delle organizzazioni di estrema destra e fasciste di aumentare la loro influenza attraverso l'acquisizione di fette di potere politico; è la strada che stanno percorrendo organizzazioni del settore centro-occidentale, fasciste e nazionaliste, come i partiti Svoboda, Batkivshchyna e Pravy Sektor, spesso in concorrenza tra loro. Ma le organizzazioni fasciste sono proprie anche del blocco antagonista filo-russo, dove estremisti di destra, stalinisti, Cosacchi e fanatici ortodossi, combattono tutti insieme contro i Banderoviti (soldati di Stepan Bandera, capo militare e politico collaborazionista durante l'occupazione nazista). La sola differenza è la tradizione storica a cui si richiamano. Ed in questo scenario si innescano anche le mire politico-economiche dei potentati oligarchici locali, in concorrenza tra loro, come quelli rappresentati dalla famiglia Yanukovich o da Yulia Tymoshenko, personaggio falsamente descritto dalla propaganda mediatica occidentale come un'eroina della libertà, quando in realtà è una sorta di Berlusconi ucraina, immischiata in diverse faccende finanziarie. Ed in questo scenario, e non poteva essere altrimenti, si inseriscono gli interessi degli Stati imperialisti. Interessi che sono strategici, addirittura vitali, come quelli russi che in Crimea hanno una loro fondamentale base militare; politici come quelli nord-americani, che cercano di sfruttare il conflitto per far perdere terreno alla Russia o perlomeno di ostacolare un probabile avvicinamento di interessi tra questa e la UE. Ci sono gli interessi politici ed energetici dell'Europa, visto che l'Ucraina è, come dicevamo sopra, terra di attraversamento di importanti corridoi energetici che trasportano gli idrocarburi russi in territorio europeo. Ed infine ci sono gli interessi economici cinesi, indifferenti alla forma politica dello Stato ucraino, ma profondamente interessati alle potenzialità agricole dello stesso. Che il conflitto, o la spartizione del paese per evitarlo, sia quindi inevitabile è quasi un dato di fatto: da un lato nazisti galiziani e nazionalisti confusi appoggiati dalla Unione Europea a caccia di mercati e di manodopera a basso costo, con a fianco l'amico/rivale Stati Uniti desideroso di spostare ad Est il fronte NATO, dall'altro la Russia che non è disposta ad essere spodestata dalla propria influenza su territori vitali. Tutto questo impone una riflessione su quanto sta avvenendo. È fondamentale, a partire dagli strumenti analitici in possesso della prassi antiautoritaria e antimperialista, fare il possibile affinché la classe lavoratrice non sia preda dell'influenza nefasta dell'uno o dell'altro potentato interno e dell'uno o dell'altro polo imperialista. Perché troppo spesso si assiste a fatidici antimperialisti che si schierano con Putin e la Russia, oppure a parte della sinistra "per bene" che si trova a fianco dell'imperialismo americano ed europeo, a rappresentanze politiche che stanno zitte o balbettano confuse, ai seguaci della caduta tendenziale del tasso di profitto e della "comunistizzazione" subito che si perdono in analisi tanto fantasmagoriche quanto inutili. È importante innanzitutto fare chiarezza sul fatto che il proletariato ucraino non ha governi amici, che siano di colore bruno o arancione, e che il proletariato internazionale non ha Stati amici, che siano borghesi o presunti operai. E che non esistono scorciatoie nazionaliste: l'unica strada percorribile, a corto e a lungo termine, è l'autonomia e l'autodeterminazione delle classi sfruttate a tutte le latitudini e le longitudini. Fare chiarezza su questo aspetto, in questo periodo di grande confusione, è il primo obiettivo, senza il quale non sarà possibile costruire, così come auspichiamo, una ricomposizione del fronte di classe internazionalista. L'assenza di guerra non è pace, ma ora come ora che per evitare che il maggior numero di proletari rimangano coinvolti in una guerra fratricida, che almeno la ridisegnazione dei confini e degli assetti avvenga senza ulteriori spargimenti di sangue. Segreteria Nazionale Federazione dei Comunisti Anarchici 5 marzo 2014 Link esterno: http://www.fdca.it

mercoledì 2 ottobre 2013

Siria , rivoluzione o reazione ? dibattito al tuttinpiedi di mestre

sabato 5 ottobre ore 18 al Tuttinpiedi Dibattito Siria: rivoluzione o reazione? guerra civile o guerra mondiale? circolo Tuttinpiedi - P.zza Canova 1 Mestre (VE) - laterale viale san marco di fornte negozio A&S

martedì 17 settembre 2013

Stati e forze reazionarie: giù le mani dalla rivoluzione siriana

A partire dal marzo 2011, è in corso in Siria un processo rivoluzionario. Il popolo è insorto contro il sanguinario regime fascista di Bashar al-Assad e contro il Partito Ba'ath. Non essendo nè un "complotto imperialista", nè un "complotto islamista" e nemmeno un "complotto sionista", questa rivoluzione popolare sta dentro quella più globale rivolta contro il capitalismo, per la giustizia e la libertà, che si è sviluppata tra gli oppressi e gli sfruttati dall'Egitto alla Cina, dalla Russia alla Turchia, dall'Europa al Brasile, dalla Tunisia alla Siria. La brutale repressione da parte del "laico" regime fascista Questa rivolta è stata affrontata con una brutale repressione da un regime che ha scelto di giocare la carta del settarismo religioso mentre si autorappresentava ipocritamente come "protettore delle minoranze", un regime che massacrava i suoi oppositori, fossero adulti o bambini. Questo regime è stato sostenuto dal regime clerico-fascista dell'Iran e dall'imperialismo russo. La repressione ha portato una rivolta che inizialmente era pacifica alla scelta di militarizzarsi, per necessità di autodifesa. Le strumentalizzazioni delle potenze imperialiste in competizione Come in ogni processo rivoluzionario, alcune forze, estranee agli scopi rivoluzionari, hanno cercato di strumentalizzare gli eventi allo scopo di far emergere obiettivi che non hanno nulla a che vedere con quella libertà e quella uguaglianza, così tanto perseguite dal popolo siriano insorto. Al momento della sua militarizzazione, il processo rivoluzionario si è trovato a dover far fronte ad una contro-rivoluzione interna: alcuni movimenti reazionari e clerico-fascisti, finanziati, armati e sostenuti dalla Arabia Saudita, dal Qatar e dalla Turchia ma anche dai miliardari sauditi, hanno cercato fortemente di far deviare il processo rivoluzionario allo scopo di trascinarlo nella regionale contesa politico-religiosa tra fascismo religioso sciita e fascismo religioso sunnita. Questi movimenti hanno un vantaggio militare sulla laica rivoluzione siriana grazie al loro ruolo quali emanazioni e clienti dei regimi fascisti e dell'imperialismo occidentali, un vantaggio militare che viene usato per soffocare la dinamica rivoluzionaria. Agendo da veri feudali signori della guerra che controllano le loro aree tramite il terrore, queste forze non esitano a spianare la strada all'esercito del regime dietro pagamento in contanti. Tali forze svolgono anche il ruolo di braccio armato della Turchia contro il movimento curdo, massacrando e stuprando su commissione, all'interno della guerra regionale contro il popolo curdo. Contro-rivoluzione esterna ed interna: Stati e religiosi fascisti uniti contro il popolo curdo ed arabo Nell'area curda della Siria, nel frattempo, è in corso uno specifico processo rivoluzionario, all'interno della battaglia del movimento popolare curdo per l'autonomia regionale, che si oppone al regime, ma che si rifiuta di sacrificare la causa curda sull'altare del nazionalismo arabo delle ideologie nazionaliste siriane. Questo desiderio di autonomia ha portato i Curdi a doversi scontrare sia col regime che con i reazionari nazionalisti ed islamisti, entrambi oppositori di una terza via per ragioni tra loro diverse. La Francia ha mantenuto per lungo tempo stretti rapporti col regime siriano. Insieme agli Stati Uniti ed ai loro alleati regionali, Arabia Saudita, Qatar ed Israele, è finita per sostenere la contro-rivoluzione clerico-fascista. Il movimento popolar-rivoluzionario siriano, del tutto laico in sè, si trova invece ad essere deliberatamente isolato da tutte queste forze: il suo obiettivo, l'autodeterminazione del popolo siriano, è una questione di fatto totalmente estranea agli interessi imperialisti in competizione che si stanno affrontando in suolo siriano. Sia i clerico-fascisti che il regime sono super-armati: il popolo è disarmato Il flusso delle armi scorre verso i reazionari religiosi e verso i clienti dei fantocci del Consiglio Nazionale Siriano, tramite l'Occidente, la Turchia, l'Arabia Saudita ed il Qatar. Ma le armi arrivano anche al regime grazie all'Iran, alla Cina ed alla Russia. Il popolo siriano ed i rivoluzionari laici sono i soli, intanto, ad essere senza armi, poichè l'incubo peggiore per entrambi i blocchi imperialisti in competizione è che il popolo possa difendersi da sè, sia contro il regime che contro i clerico-fascisti ed i predatori imperialisti che stanno cercando di scippare la rivoluzione al popolo siriano. Un intervento contro-rivoluzionario I recenti successi militari del regime, favoriti da questa devastante politica attuata dai reazionari e dai clerico-fascisti takfiristi, strumenti del Qatar e dell' Arabia Saudita, nonchè degli Stati Occidentali, che sono dovuti al sostegno iraniano e russo, hanno spinto gli Stati Occidentali ed i loro alleati in Medio Oriente a prendere in considerazione un intervento militare: il cui scopo non ha nulla a che vedere col "proteggere il popolo siriano", come essi dicono, quanto piuttosto ha molto a che fare con la loro strumentalizzazione del conflitto all'interno della contesa regionale. Questo intervento sarebbe un nuovo passo nel tentativo di riprendere il controllo sul processo rivoluzionario e di strumentalizzarlo all'interno della partita geopolitica regionale. Il popolo siriano che vuole la libertà si trova tra l'incudine ed il martello. Fin dall'inizio del processo rivoluzionario la grande maggioranza del popolo siriano ha dovuto opporsi a qualsiasi intervento esterno, chiedendo solo i mezzi per autodifendersi. Questi mezzi gli sono stati sempre megati, con la scusa che "non si sapeva in quali mani le armi sarebbero finite". Tuttavia, i clerico-fascisti sono pieni di armi, come pure i soldati del regime. E qui sta l'ipocrisia dei regimi occidentali, dato che il destino del popolo siriano è l'ultima delle loro preoccupazioni. Dalla nostra parte, dalla parte del popolo, dalla parte della libertà contro tutti gli Stati Sostenere il movimento popolare siriano, rifiutare tutti gli interventi e la contro-rivoluzione clerico-fascista: questo è l'enorme compito che grava sui lavoratori, soprattutto negli Stati che stanno guidando la contro-rivoluzione, sia sostenendo il regime sia sostenendo le forze reazionarie che puntano ad instaurare una nuova dominazione a spese del popolo. In Francia, in Russia, in Iran, negli Stati Uniti, in Turchia ed in Israele, deve sentirsi forte la nostra voce: Tenete le vostre mani sanguinarie lontane dalla rivoluzione siriana! No al clerico-fascismo, no al fascismo "laico": Sostenere le rivoluzioni laiche, degli Arabi e dei Curdi. No ai bombardamenti. Armi per l'auto-difesa popolare del popolo siriano! Segreteria per le Relazioni Internazionali Coordination des Groupes Anarchistes, Francia (traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali) Link esterno: http://www.c-g-a.org

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)