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per giulio

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giovedì 1 febbraio 2018

Non lasciamo solo il popolo di Afrin













Afrîn appartiene al popolo di Afrîn. La gente che vive nel cantone di Afrîn è nata  in questa terra e vuole morire su di essa. Vivere lì non ha nulla a che fare con nessun piano o programma. Gli abitanti di Afrîn non  vivono nel cantone di Afrîn per motivi strategici. Afrîn, per loro, è l'acqua, il pane, il cibo, il gioco, la storia, l'amicizia, la solidarietà, l'amore, la strada, la casa, il vicinato. Ma per lo Stato non è che un pezzo di una strategia. Una strategia che non si preoccupa certo della terra di Afrîn o della sua gente. 

L’aggressione militare contro il cantone di Afrîn è inserito nella strategia della guerra dell'Energia,   che risulta dallo smantellamento della Siria e che  porterà allo smantellamento di altri  Stati della regione. Gli Stati creano l'illusione di fare queste guerre per "i loro cittadini".  Costruiscono una propaganda nazionalista  conservatrice per convincere i loro abitanti di false credenze.  Per gli Stati questo è un bisogno ineludibile sia sul fronte interno che su quello esterno. Sono menzogne necessarie per il fronte elettorale all'interno, e utili per i tavoli dii negoziato sul fronte estero.  I dirigenti che prendono parte ai processi commerciali, in particolare l'estrazione, il trasporto e la commercializzazione delle risorse energetiche  utilizzano ogni possibile risorsa per accrescere i loro profitti.
In queste discussioni, in cui il numero di fucili, di tanks e di aerei da guerra  è importante, il numero dei soldati ha un suo posto fondamentale. Un soldato non è differente da una merce. Ecco dunque che serve l'illusione nazionalista conservatrice. 
Chi si unirebbe a una guerra in cui solo qualcun altro ci guadagna? Chi combattebbe per il petrolio, che è sempre venduto dagli Stati o dalle Compagnie petrolifere, ma  di cui una goccia costa più del pane? Noi, quelli che vivono sulla propria pelle la montata crescente dei prezzi causata dall'aumento del prezzo del petrolio, noi che perdiamo comunque, perchè dovremmo combattere per chi ci guadagna comunque? E infatti, nessuno di noi  combatterebbe per loro. Per questo hanno bisogno del nazionalismo e del conservatorismo.  
E oggi, loro urlano dai giornali e dai canali televisivi lo slogal nell'illusione: "La Nazione, la Nazione, la Nazione". Volontà nazionale, unità nazionale. Non potranno mai dire chiaramente " Vi stiamo derubando" , oppure "Combattete,  così vi venderemo del petrolio , e chissà cos' altro. Noi continueremo a farvi produrre, a farvi consumare, a sfruttarvi". Ecco il piano, il programma, la strategia, la guerra degli Stati. Noi, quelli che stanno in basso, forzatamente  cittadini e cittadine degli Stati, possiamo però cambiare tutto. Oggi, gli abitanti di Afrîn vivono liberamente perchè sono riusciti a cambiare tutto. Così come nel cantone di Kobanê,  nel cantone di Cizere o nel Chiapas Zapatista. Ed è lì la differenza cruciale tra la guerra popolare  e la guerra degli Stati. Nelle loro guerre, gli Stati attaccano e brutalizzano senza rispettare nessuna regola, per accrescere i profitti. Bombardano con tutti i loro tank e i loro aerei. Feriscono, uccidono, assassinano e sarebbero contenti di fare prigioniera ogni forma di vita. Mentre nella guerra popolare c'è la libertà. 
Nel corso degli ultimi giorni, ognuna delle bombe lanciate su Afrîn, ogni proiettile, è stato un attacco alla libertà. Lo stato Turco, a cui piacerebbe aumentare la propria fetta di torta, ha lanciato la sua offensiva sul cantone di Afrîn. E' una strategia fondata sul nazionalismo, sul conservatorismo e basata su menzogne. E' una strategia elettorale. E' una strategia completamente commerciale. La guerra di Stato è una strategia. Ma la guerra popolare è la libertà. E nessuno Stato può sconfiggere chi lotta per la libertà. 
Afrîn vincerà. 

Action Anarchiste Révolutionnaire (DAF) – Turchia

giovedì 7 settembre 2017

Appello di solidarietà dal Sudafrica– I ‘quattro di Boiketlong’ e la criminalizzazione della povertà e della protesta: Libertà per Dinah e Sipho, giustizia per Papi!

Quattro attivisti di Boiketlong in the Vaal, a sud di Johannesburg, sono stati condannati a 16 anni di carcere per quanto avvenuto durante una protesta per il diritto alla casa e lo sviluppo della township, sulla base di una legge dell’apartheid del 1973 nota come “proposito comune”. Anche senza alcuna evidenza che collegasse i quattro agli atti accaduti (l’attacco al consigliere locale dell’ANC e l’incendio della sua abitazione) senza testimoni che potessero collocarli sulla scena al momento dei fatti, tutti e quattro sono stati giudicati colpevoli semplicemente per il loro ruolo di leaders della comunità. Un anno dopo i fatti, nel 2016, è scomparso in circostanze misteriose anche Papi Tobias, un importante testimone che poteva dimostrare che almeno una di loro, Dinah Makhetha, non era neanche presente in quella protesta.
Papi, padre di tre figli, è stato un attivista comunitario della lotta per la casa e per lo sviluppo della township,  spesso alla guida delle proteste per l’ottenimento dei servizi pubblici.
Membro del comitato per la raccolta fondi per le spese legali dei 4 di Boiketlong, sei giorni prima della sua scomparsa, aveva lanciato pesanti accuse contro il comitato stesso, per un cattivo uso dei soldi raccolti per la difesa dei 4 di Boiketlong e accusando il comitato di non essere autonomo ma controllato dall’ANC, ribadendo la sua disponibilità a testimoniare che Dinah non era presente nei pressi dell’abitazione del consigliere quando fu appiccato il fuoco, e che lei e gli altri 3 furono accusati ingiustamente.
Si suppone che uno dei membri del comitato sospettato del cattivo uso dei fondi, un leader locale dell’ANC e membro del Boiketlong Concern Group, dominato dall’ANC, sia dietro la scomparsa di Papi insieme a al brigadiere Scheepers (ultimo ad avere visto vivo Papi) e al sindaco della municipalità locale di Emfuleni, Simon Mofokeng.
Poco prima della sua scomparsa, il cane di Papi fu ucciso e un membro del Boiketlong Concern Group disse che circolavano delle voci sul fatto che la vita di Papi fosse in pericolo.
Papi è ormai scomparso da più di un anno e si crede che sia morto. La sua scomparsa e la sua sospetta morte hanno quasi certamente una motivazione politica e sono collegati al suo ruolo nelle lotte per i servizi pubblici, la casa e lo sviluppo della township, e per la dichiarazione circa la presunta corruzione o un cattivo uso del denaro raccolto per le spese legali dei 4 di Boiketlong, da parte del sindaco e dei membri del comitato per la raccolta fondi.
Gli investigatori che seguono il caso sembrano aver fatto pochi sforzi per stabilire il destino di Papi o la sua ubicazione, e nessuna indagine sembra essere in corso. A tutt’oggi nessuno è stato arrestato o accusato in relazione alla scomparsa di Papi.
Rilasciati su cauzione dopo 9 mesi di carcere, a giugno 2017 due degli accusati, Dinah e Sipho Manganye sono dovuti tornare in cella durante il processo di appello, (Pulane Mahlangu non si è presentato all’udienza ed è attualmente latitante mentre Dan Sekuti Molefe, già sofferente prima dell’arresto, non ha retto alle ingiuste accuse e si è suicidato).
Parliamo quindi di attivisti impegnati nella protesta della comunità per il diritto alla casa, lo sviluppo della township e per quello che il governo dell’ANC ha promesso loro (e alla classe lavoratrice nera del Sud Africa) per oltre 20 anni. L’essere poveri e il combattere per cambiare la loro condizione e risollevare loro stessi e la loro comunità è il loro solo crimine.
Si pensa che essi siano stati oggetto di una manovra politica dello stato, su richiesta della locale sezione dell’ANC, per sopprimere e criminalizzare le loro attività, a causa del loro ruolo di opposizione alle politiche contro i poveri, implementate dal governo neoliberale dell’ANC, e per aver evidenziato e combattuto la corruzione della classe politica locale.
Non sono criminali, sono prigionieri politici della lotta di classe.
Sono stati accusati ingiustamente a causa del loro ruolo nella proteste comunitarie, causate da un trattamento ingiusto, corruzione e malgoverno. La classe lavoratrice nera in Sud Africa ha sofferto abbastanza il peso della povertà e della disuguaglianza, ma quando scendiamo in strada per protestare, soffriamo la potente repressione dello stato e la brutalità della polizia. I politici, che si suppone siano al potere al servizio della comunità, presto se lo dimenticano a causa del fatto che iniziano a vivere nel lusso.
Così come molte townships, aree rurali e comunità povere in tutto il Sud Africa, la classe lavoratrice nera e povera della comunità di Boiketlong ha per molto tempo sofferto per le promesse non mantenute dal governo dell’ANC. Fin dalle prime elezioni multirazziali del 1994, l’ANC è stato ripetutamente rieletto sulla base di vuote promesse di creazione di lavoro, servizi e sviluppo e ristrutturazione delle townships e delle altre aree degradate, che hanno per lungo tempo sofferto dell’assenza di adeguati e accessibili servizi igienici, acqua, elettricità e abitazioni, così come di educazione, salute, ecc., parte dell’eredità del colonialismo e di capitalismo e apartheid.
Dovendo affrontare il crescente malcontento e la protesta in risposta alla mancanza di volontà politica e inadeguatezza, a causa delle politiche neoliberali adottate, senza neanche intraprendere il tentativo di rispettare le proprie promesse e implementare uno sviluppo su larga scala, la ristrutturazione delle townships, la riforma agraria, la creazione di lavoro e servizi, il governo dell’ANC sta costantemente rispondendo con la criminalizzazione della protesta e dei poveri, al fine di sopprimere e contenere le lotte sociali e la resistenza della classe lavoratrice.
Questo a causa dei due processi in cui la classe politica è coinvolta: usare lo Stato per accumulare ricchezza privata, e far rispettare le politiche neoliberali di redistribuzione verso l’alto della ricchezza, dalla classe lavoratrice nera verso la classe dominante, fatta di bianchi, e ora neri, capitalisti privati così come politici e dirigenti pubblici.
In questo modo è possibile recuperare e mantenere i profitti trasferendo i costi della crisi economica sulla classe lavoratrice, in particolare sui neri. Questo viene fatto mediante la commercializzazione e la privatizzazione, la flessibilità del lavoro, le politiche di austerità e i tagli sulla spesa pubblica, l’esternalizzazione e le aggressive misure di recupero dei costi.
A livello locale, l’esternalizzazione ha portato a contratti e gare per l’edilizia, i servizi e lo sviluppo di infrastrutture dispensati a individui e proprietari di società, politicamente connessi in particolare alla nuova BEE (Black Economic Empowerment) élite che ha prodotto nepotismo, corruzione e clientelismo su larga scala. Al fine di fare quanto più profitto possibile attraverso questi contratti, questa nuova élite economica nera abbatte i costi attraverso lo sfruttamento dei lavoratori, usando materiali più a buon mercato e risparmiando su sicurezza e standards. Questo è il motivo del perché tante case presentano lesioni e cadono a pezzi, e i servizi nelle townships sono così terribili.
La classe politica a livello locale, provinciale e nazionale, sia dell’ANC che, in alcune aree, della DA (ndt Alleanza democratica, principale forza di opposizione), usa il controllo e l’accesso alle risorse statali al fine di accumulare ricchezza privata e consolidare il proprio potere e controllo dello stato e delle sue risorse. Questo è il significato di “corruzione”, e viene fatto a spese della classe lavoratrice nera e dei poveri, che non ottengono niente al di là di abitazioni e servizi di qualità scadente e repressione statale, qualora si ribellino.
Questo può finire solo tramite una coerente e indipendente lotta di classe e resistenza ed è ciò che la classe dominante teme, e il motivo per cui lo Stato e l’élite politica che lo controlla stanno costantemente ricorrendo alla criminalizzazione della povertà e della protesta, al fine di sopprimere la resistenza della classe lavoratrice.
Il governo dell’ANC vuole, tramite l’esempio dei quattro di Boiketlong, lanciare un forte messaggio ai poveri, ai disoccupati e alla gioventù emarginata che guida e partecipa alle proteste per la terra e la casa, per il lavoro e i servizi.
Il messaggio è che se osi organizzare o partecipare alle lotte sociali per i tuoi diritti, esporti in prima persona o semplicemente prendere posizione contro la crescente corruzione dell’élite politica, sarai colpito rapidamente e duramente. Le pesanti sentenze comminate ai quattro di Boiketlong, nonchè il rifiuto della scarcerazione su cauzione e del permesso all’appello, sono tutti finalizzati a intimidire e scoraggiare altri dalla resistenza e dalla protesta indipendente della classe lavoratrice.
E’ quindi di estrema importanza che i/le militanti della lotta di classe facciano qualsiasi cosa, compatibilmente con i loro mezzi, per sostenere la compagna per la revoca della condanna e della sentenza, perché se non lo facciamo, lo Stato sudafricano userà questo caso come un precedente al fine di criminalizzare ulteriormente la povertà e la protesta, e altre persone saranno trascinate in prigione sulla base di presunte accuse e colpite con dure sentenze per il fatto di protestare contro la loro povertà e combattere per i loro diritti.
Facciamo appello ai nostri compagni e alle nostre compagne, alleati e alleate, e a tutte le persone che nel mondo amano la libertà e la giustizia affinché si dimostrino solidali con Sipho e Dinah e chiedano giustizia sia per loro che per Papi.
LIBERTÀ PER DINAH AND SIPHO! GIUSTIZIA PER PAPI!
STOP ALLA CRIMINALIZZAZIONE DELLA POVERTÀ E DELLA PROTESTA!
DIFENDIAMO IL NOSTRO DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E PROTESTA!
Cosa si può fare:
  • Diffondere quest’appello di solidarietà sui social media e nelle vostre organizzazioni, reti e movimenti;
  • Scrivere lettere e articoli sul caso e pubblicarli sulla stampa alternativa e, dove possibile, sui principali quotidiani, riviste, ecc.;
  • Discutere del caso e dell’appello di solidarietà su podcasts e radio comunitarie, durante incontri comunitari, studenteschi e di lavoratori e lavoratrici;
  • Fare foto delle attività e delle azioni di solidarietà, o di voi stessi o della vostra organizzazione con manifesti e cartelli, recanti messaggi di supporto o di richiesta di scarcerazione di Sipho e Dinah e di revoca della loro condanna, e pubblicatele sui social media con i sottostanti hashtags e handles;
  • Scrivere lettere di supporto a Dinah, Sipho e/o alla famiglia di Papi, e scrivere mails agli indirizzi zacf@riseup.net e orangefarmadvicecentre@gmail.com, da cui poi verranno loro trasmesse;
  • Fare pressione sul Legal Aid SA affinché venga data priorità al caso, tramite telefonate, inviando loro emails e fax;
  • Far sapere al governo del Sud Africa che il caso è giunto alla ribalta internazionale, telefonando, scrivendo emails e fax alla Presidenza e al Dipartimento di Giustizia e Sviluppo Costituzionale, per chiedere che la loro condanna venga revocata, le accuse ritirate e affinché venga effettuata un’indagine sul destino di Papi Tobias.
Sui social media usa gli hashtags #Boiketlong4Solidarity #Boiketlong4 #FreedomforDinahandSipho #JusticeforPapiTobias
Su Twitter usa gli handles @PresidencyZA @GovernmentZA @EmfuleniLM @DOJCD_ZA @LegalAidSA1 @ZabalazaNews
INDIRIZZI UTILI
Presidenza della Repubblica Sudafricana
Tel: +27 12 300 5200
Fax: +27 12 323 8246
Email: president@presidency.gov.za
Ufficio del Vicepresidente Cyril Ramaphosa
Tel: +27 12 308 5316
E-mail: Deputypresident@presidency.gov.za
Ministro della Giustizia e dei Servizi di correzione
Tel: +27 12 406 4669
Fax: +27 12 406 4680
E-mail: ministry@justice.gov.za
Viceministro per la Giustizia e lo Sviluppo Costituzionale
7Tel: +27 12 406 4854
Fax: +27 12 406 4878
E-mail: deputyminister@justice.gov.za
Sede centrale del Legal Aid South Africa
Tel: +27 11 877 2000
Centro di Giustizia di Pretoria del Legal Aid SA
Tel: +27 12 401 9200
Fax: +27 12 324 1950
Centro di Giustizia di Vereeniging del Legal Aid SA
Tel: +27 16 421 3527
Fax: +27 16 421 4287

L’accordo in preparazione tra l’UE e la Libia è un crimine contro l’umanità!

Comunicato di DEFEND MEDITERRANEA*, rete mediterranea solidale ed antifascista contro la spedizione identitaria Defend Europe e contro il progetto di fortezza Europa
Un anno e mezzo dopo l’accordo disastroso tra l’Unione Europea e la Turchia, che ha portato alla moltiplicazione di campi terribili e insopportabili in Grecia e in Turchia, i leader del continente più ricco della Terra stanno per dare il peggio di sè.
Questa volta, sulle coste africane, è in corso il progetto Fortezza Europa, in collaborazione con il regime fantoccio libico e su iniziativa del presidente francese, in cambio di enormi risorse militari e di una grande somma di denaro che può essere tre volte superiore ai sei miliardi di dollari offerti al Dittatore Erdogan nel 2016.
Nell’ambito della preparazione del presente accordo, le navi militari italiane hanno aumentato il numero delle loro pattuglie verso il sud e la Libia, modificando in modo unilaterale i limiti delle acque territoriali da 12 a 70 miglia nautiche. Al tempo stesso, le autorità italiane hanno sequestrato un’imbarcazione di soccorso di una ONG e arrestato il suo equipaggio, mentre alcune miglia più a sud, al largo delle coste di Zuwarah, le guardie costiere libiche hanno sparato proiettili veri per respingere un’altra imbarcazione di soccorso.
Nel frattempo, una spedizione di miliziani fascisti navigava liberamente sul Mar Mediterraneo senza incontrare altri ostacoli che noi, attivisti antifascisti, che per diverse settimane, gli abbiamo causato problemi ed ogni possibile ostacolo: paure, cancellazioni, perdite, cambiamenti di rotta, guasti del motore, rendendoli un po’ ridicoli.
Diverse persone responsabili di questa nave anti-migranti sono state improvvisamente liberate dalla loro custodia nel nord di Cipro, territorio sotto il controllo di Erdogan, nonostante il fatto che le accuse contro di loro fossero molto gravi e l’inchiesta fosse stata prolungata. I richiedenti asilo Tamil che hanno denunciato la truffa sono stati deportati in Sri Lanka. Dopo, malgrado le dichiarazioni xenofobe, le minacce esplicite e il mancato rispetto dei regolamenti marittimi, questi fascisti non sono mai disturbati dalle autorità che hanno deciso evidentemente di far loro proseguire i loro progetti.
Molti ministri dell’Unione Europea hanno anche espresso la loro benevolenza nei confronti di questi miliziani fascisti di Defend Europe e persino il ministro degli Interni austriaco si è congratulato con loro.
 In risposta a questa violenza in corso, le navi delle ONG sono state costrette una dopo l’altra a lasciare la principale zona di ricerca e salvataggio, lasciando le imbarcazioni dei migranti nelle mani dei fascisti europei e della guardia costiera libica purtroppo ben nota per il suo racket, l’uso della tortura e la pratica dei sequestri. Mentre testimoniamo la morte di migliaia di migranti negli ultimi mesi (più di 2200 quest’anno e 4500 lo scorso anno), mentre tutte le navi di salvataggio erano ancora lì, è difficile immaginare la portata del disastro umanitario futuro per decine di migliaia di famiglie che continuano a fuggire dalla guerra, dalla  povertà e dalla repressione.
Infatti, finché la giustizia e l’uguaglianza non saranno stabiliti in questi paesi, nulla impedirà l’immigrazione umana. Fintanto che i neocolonialisti europei perseguiranno il loro progetto di far diventare l’Africa un vasto campo di rovine, nulla impedirà a queste famiglie di voler sfuggire alla guerra, alla morte e alla violenza. Niente respingerà gli oppositori politici e le minoranze etniche o religiose che fuggono dalle persecuzioni mentre il silenzio complice dei leader occidentali li circonda. Nulla è più spaventoso per intere popolazioni, e tra loro per donne e bambini, che essere picchiati, violentati, reclutati con forza in eserciti o costretti a lavorare nei campi (molti casi lo hanno riferito). Soprattutto, nessuno può negare che la storia umana sia stata modellata da viaggi, odissee e migrazioni.
Per quanto tempo ancora l’Europ continuerà a costruire muri e scudi di ferro?
In ogni modo, il prossimo accordo tra l’Unione Europea e la Libia è un crimine contro l’umanità, sia per gli individui che fuggono da una vita insopportabile che per gli individui che fuggono ad ogni costo, ma che muoiono su un percorso  pericoloso e difficile.
Nelle ultime settimane, abbiamo fatto del nostro meglio per impedire a questa nave fascista (o almeno rallentarli) di fermare le missioni di soccorso delle ONG e salvare i nostri fratelli e sorelle in mare aperto. Ma, nonostante le nostre azioni, affrontando forze colossali, testimoniando le  grottesche agitazioni di questi balordi, non pensiamo che otterremo molto.
Ecco perché, con questo comunicato, abbiamo deciso di avvertire il maggior numero possibile di persone perché è nostro dovere e nostra responsabilità, ovunque siamo, in Europa o in Africa, di opporsi contro questo nuovo muro tra di noi. Un muro fatto di lacrime e sangue. Ogni muro, è un muro di troppo.
Contro questo muro e coloro che governano per impaurirci e dividerci, agiamo insieme, attraverso il Mar Mediterraneo, da Parigi a Tunisi, da Tripoli a Roma e oltre.
La lotta continua!
*DEFEND MEDITERRANEA è una rete antifascista, antirazzista e solidale di attivisti del Mediterraneo che si sono impegnati nel bloccare la nave C-star a Suez, poi a Cipro e nell’impedirgli di fare scalo a Creta, in Sicilia ed in Tunisia.
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria – Ufficio Relazioni Internazionali)

giovedì 17 agosto 2017

“PIANGERE I MORTI, LOTTARE COME L’INFERNO PER I VIVI – dichiarazione su Charlottesville della Black Rose Anarchist Federation

Black Rose Anarchist Federation  ha ricevuto notizie relative all’aggressione commessa dai fascisti-suprematisti bianchi-oggi a Charlottesville, NC. Oggi ci dirigiamo al pubblico dal nostro convegno nazionale, mentre sentiamo una profonda tristezza e il dolore delle vittime si fa nostro. I nostri cuori e sentimenti rimangono con loro e con i famigliari.
In questo momento abbiamo saputo che membri dell’IWW e de Socialisti Democratici dell’America (DSA) sono stati feriti; dettagli ancora devono arrivare – nell’insieme della massa di informazioni contraddittorie – su nuove lesioni e, almeno, un morto in questo attacco (bilancio purtoppo aumentato nei giorni seguenti – ndt).
Non possiamo rimanere a braccia incrociate e permettere che questo tipo di violenza si perpetui contro le nostre comunità. Per questo manifestiamo la nostra solidarietà con gli/le attivist* antirazzist*, le loro famiglie, l’IWW e i membri della DSA presenti a Charlottesville oggi, e a tutt* le persone coinvolte nella lotta contro la crescente onda di fascismo nel mondo
Insieme, non ci fermeranno, né ci fermeremo
“Piangere i morti, lottare come l’inferno per i vivi”
-Mother Jones
http://blackrosefed.org/charlottesville-statement/ 

sabato 29 luglio 2017

FIAT/FCA Serbia cronaca di una lotta

comunicato del 12 luglio della Confederazione dei Sindacati Autonomi di Serbia
http://sindikat.rs/ENG/news.html#
Kragujevac, il più grande sciopero nella storia recente di FIAT

FIAT Serbia  è definitivamente entrata in una fase di turbolenza con uno dei più grandi scioperi nella recente storia dell'impresa che va avanti da più di 2 settimane. Da sedici giorni di fila 2500 operai della più grande fabbrica di auto della Serbia stanno resistendo all'indifferenza dell'azienda ed ai tentativi del governo di farli tornare al lavoro. L'azione sindacale ha già causato serie perdite per tutti: la produzione si è ridotta di almeno 5000 veicoli, il salario che gli operai percepiranno dopo lo sciopero sarà ben inferiore al minimo necessario a loro ed alle loro famiglie per sopravvivere, l'immagine della Serbia, così cara ad un governo pronto ad attrarre investimenti esteri dipingendo il paese come "un posto con la forza lavoro meno cara e più disciplinata che ci sia", ha perso parte della sua credibilità...Eppure, fatta eccezione per gli operai e per i loro sindacati, nessuno ha fatto uno sforzo visibile per trovare una soluzione al conflitto. Sembra che FIAT sia attaccata al suo principio di non negoziare durante lo sciopero, mentre il governo non ha alcuna forza per convincere FIAT a fare diversamente.
L'origine del conflitto sta nell'abolizione del terzo turno introdotta l'anno scorso. Più di 800 operai vennero licenziati ed il loro lavoro distribuito tra gli altri rimasti. Il carico di lavoro è cresciuto notevolmente, costringendo spesso i lavoratori a correre da una postazione all'altra per realizzare le necessarie operazioni. I carrelli elevatori che secondo le regole FIAT non possono mai superare la velocità di 5 km/h ora stanno già funzionando a 14 km/h! Altri problemi sono il trasporto di coloro che lavorano nel turno serale (che non sono in grado di prendere gli ultimi autobus notturni) e il pagamento di bonus di efficienza. E, naturalmente, salari molto bassi (poco più di 300 euro) che sono inferiori alla media nazionale del settore metalmeccanico (i lavoratori hanno chiesto solo un aumento di 50-60 euro). Qui bisogna tener conto dell'assurdità del fatto che i salari dei lavoratori durante tutto l'anno vengono pagati dal bilancio serbo, che consente a FIAT di ottenere un profitto extra! La colpa di tutto ciò è di uno dei precedenti governi, che - soprattutto per ragioni politiche - era troppo ansioso di firmare un contratto che privava la Serbia di una parte della sua ricchezza e limitava la sua sovranità.
E questo è esattamente il caso, dato che per il suo rigido rigetto della contrattazione collettiva, la gestione aziendale è in netta violazione non solo della Convenzione ILO 144 sulle consultazioni trilaterali, ma anche della legislazione serba (la nostra legge del lavoro vede il dialogo durante il periodo di sciopero non come questione di libera scelta, ma come obbligo di entrambe le parti sociali). Inoltre, FIAT ha rifiutato per due volte di rispettare le decisioni dell'Ispettorato del Lavoro che la obbligava a iniziare i negoziati - un terzo rifiuto potrebbe condurre, almeno in teoria, alla chiusura dell'azienda). Sembra che il governo si stia impegnando a spingere verso una convergenza fra le due parti: c'è un'idea di pubblicare un decreto che permetterebbe il "congelamento" dello sciopero per un giorno (venerdì). I lavoratori andrebbero a lavorare proprio quel giorno, permettendo alla direzione di rispettare il principio di non negoziare durante gli scioperi, cosa che potrebbe aiutare a trovare una soluzione valida. Poi, domenica sera, l'assemblea generale dei lavoratori voterebbe per la cessazione o la continuazione dello sciopero.
Il clima tra gli scioperanti è "caldo" e sono ben pochi quelli pronti ad accettare la sospensione della lotta.  Si teme la lotta possa radicalizzarsi nel corso delle previste manifestazioni di protesta dalla fabbrica alla sede del municipio e ci sono segnali che lo sciopero potrebbe diffondersi ad altre aziende del settore metalmeccanico. Sembra che la Serbia si stia svegliando dal sogno neoliberista e dalle idee dell'armonia naturale tra le parti sociali. Questi sono i Balcani e qui la situazione è diversa da quella in Europa occidentale. Lottando per la democrazia negli anni '90 abbiamo ottenuto il capitalismo e ora siamo costretti ad affrontare una delle sue forme più barbariche e disumane. L'unico modo per cambiarlo è essere fermi e uniti. Il forte sostegno di tutte le fabbriche FIAT in Europa e nel mondo ha dato ai lavoratori serbi una motivazione aggiuntiva per continuare con la loro azione e vincere.
(traduzione a cura di AL-Ufficio Relazioni Internazionali)

18 luglio: lo sciopero alla FIAT continua http://sindikat.rs/ENG/news.html#
In conferenza stampa, Zoran Markovic, Presidente del sindacato CATUS in FCA e Presidente del Comitato di Sciopero ha annunciato che lo sciopero sarebbe continuato. Al tempo stesso ha invitato l'intera forza lavoro serba a venire a Kragujevac il 19 luglio alle ore 11.00 per partecipare alla grande manifestazione davanti al municipio. Nella consultazione del 17 luglio su entrambi i turni gli operai hanno votato per il proseguimento dello sciopero. Nel primo turno la decisione è passata col 97% e nel secondo turno col 98%.
Praticamente, ciò significa che circa 2000 operai su 2500  ha deciso di non fermare la protesta finchè i dirigenti FIAT non si esprimono sulle rivendicazioni operaie. E cioè un aumento del salario lordo dagli attuali 38.500 dinari (circa 320 euro) a 50.000 dinari (416 euro), riorganizzazione del lavoro, pagamento dei bonus di efficienza e rifinanziamento del fondo per le spese di trasporto dei pendolari al di fuori dell'orario di lavoro.


19 luglio: sciopero sospeso http://sindikat.rs/ENG/news.html#

La scorsa notte il primo ministro serbo Ana Brnabić ha raggiunto un accordo con gli operai FIAT di Kragujevac sull'interruzione dello sciopero e l'inizio del negoziato.
All'incontro tenutosi nel municipio di Kragujevac, a cui ha preso parte anche il presidente del CATUS Ljubisav Orbovic, si è convenuto che il negoziato sarebbe iniziato a mezzodì.
In conferenza stampa Ana Brnabić ha ringraziato gli operai per la riuscita della riunione ed ha annunciato che avrebbe presenziato al negoziato perchè era estremamente importante per lei mantenere la promessa data agli operai ed ai loro sindacati.
Non posso dare garanzie sugli esiti perchè il Governo è un partner minore”, ha precisato il Primo Ministro.
Ad ogni modo, quello che può garantire è di stare a fianco degli operai per tutto il tempo e negoziare insieme, con il sostegno del Governo.
Brnabić ha dichiarato che insieme al suo team ed al ministro dell'economia Goran Knezevic, avrebbe insistito perchè venissero accolte gran parte delle richieste sindacali. 
Secondo quanto ella dice, molti problemi hanno a che fare col processo di produzione e si possono risolvere con i quadri intermedi. Dopo essere stata ampiamente informata sui problemi interni allo stabilimento FIAT, lei ha dichiarato che il Governo dovrebbe essere regolarmente informato su quanto succede in FIAT.
Il presidente del comitato di sciopero della FIAT Zoran Marković ha detto che la protesta è stata revocata ed ha invitato gli operai a tornare al lavoro il 19 luglio. Ha aggiunto che dopo l'incontro col primo ministro Ana Brnabic, il sindacato ed il comitato di sciopero hanno deciso di interrompere lo sciopero per continuare le trattative con i rappreentanti della FCA e col governo serbo. 
Vorrei informare tutti i lavoratori che questa non è una sconfitta, anche perchè saranno in molti a presentarvela così. Il fine non è che FIAT se ne vada, bensì il miglioramento delle nostre condizioni di lavoro e salariali, espresse nelle nostre 4 rivendicazioni”, ha dichiarato Marković.
Che si aspetta un negoziato risolutivo, rapido e preciso.
(traduzione a cura di AL-Ufficio Relazioni Internazionali)

comunicato della Confederazione dei Sindacati Autonomi di Serbia del 24 luglio 2017 cfr.http://sindikat.rs/ENG/news.html#429

I dirigenti FIAT hanno preso visione delle richieste operaie ed hanno offerto un aumento salariale del 9.54%, come comunicato dalla Radio Televisione Serba.
L'offerta proposta ai rappresentanti degli operai stabilisce che i salari aumenteranno del 9.54%, il che significa che il salario lordo di base passerà da 38.500 dinari (circa 320 euro) a 42.000 dinari (350 euros). L'aumento sarà corrisposto in due tranche: il 3.15% in agosto ed il 6.39% a febbraio 2018. Anche il bonus di efficienza verrà rifinanziato, come pure il fondo per le spese di trasporto. Sulla richiesta operaia di migliorare le condizioni di lavoro nellaa fabbrica di Kragujevac, verrà istituita una commissione speciale con lo scopo di determinare  le postazioni in cui gli operai prestano operazioni multiple e fissare i problemi. Il Presidente del sindacato, Zoran Markovic, ha dichiarato che l'assemblea dei sindacati ha autorizzato i rappresentanti degli operai a proseguire il negoziato.

(traduzione a cura di AL-Ufficio Relazioni Internazionali)

martedì 11 aprile 2017

(Bielorussia) Libertà immediata per il nostro compagno Mikola Dziadok!



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Revolución Internacional / World Revolution

Mikola Dziadok è un giovane militante libertario, avvocato e scrittore che vive Bielorussia. Fa parte della alleanza "Revolución Internacional / World Revolution - Прамень 'Pramen'" con cui  collabora traducendo testi e saggi in russo e bielorusso sull'autogoverno, sui processi di comunità e sui movimenti sociali nel mondo. ma anche di storia, scienze sociali e pensiero critico, tematiche che dall'America Latina hanno suscitato l'interesse di molte organizzazioni e molti compagni in Europa.

Insieme a centinaia di persone, è stato arrestato e picchiato brutalmente il 25 marzo in una protesta di massa contro il regime di Aleksandr Lukashenko, "l'ultimo dittatore d'Europa" - che ha trascorso 24 anni al timone di uno Stato corrotto e assassino erede di una tradizione autoritaria post-sovietica. Lo hanno "sequestrato" ed è stato picchiato in un camion della polizia causandogli una commozione cerebrale che ha provocato un trauma clinico, tanto da rendere necessario il ricovero  urgente in ospedale.
Per quattro giorni in ospedale è stato sottoposto ad una continua sorveglianza della polizia, che gli ha impedito di ricevere visite da parenti e compagni. Dopo essere stato dimesso il 29 marzo, è stato immediatamente portato in tribunale presso la Corte Federale di Minsk.
Il suo processo è stato crivellato di irregolarità e assurdità. La corte ha mostrato un documento di polizia in cui si afferma che Mikola è stato arrestato un paio d'ore prima del processo, cioè sulla strada dall'ospedale in tribunale, invalidando i precedenti quattro giorni in cui era stato ricoverato.
La condanna a suo carico è stata di due settimane di carcere (una per aver partecipato a una "manifestazione non autorizzata" e un'altra per "resistenza all'arresto della polizia"), ma si prevede di aumentare il numero di giorni della pena a causa della sua militanza libertaria e della partecipazione a vari movimenti sociali.
Egli è un militante impegnato nell'elaborazione teorica e nell'azione di trasformazione radicale della società. Si è laureato come avvocato nella "Belarusian State University College" lavorando come agente giuridico per una società privata. Nel 2009 entra a far parte della "European Humanities University (Vilnius)" laureandosi in Scienze Politiche e Studi Europei.
Il 3 settembre 2010 venne stato arrestato con la falsa accusa costruita dallo Stato Bielorusso di "aver partecipato ad un attacco contro l'ambasciata russa," a cui è stata aggiunta un paio di giorni dopo l'accusa di "aver violentemente attaccato la sede della Federazione Sindacale". Entrambe le accuse non sono mai state sostenute da prove per dimostrare la sua partecipazione, mentre gran parte del movimento studentesco e della società bielorussa aveva costruito una campagna per la sua liberazione.
Ma, il 27 maggio 2011, venne "riconosciuto colpevole" e condannato a 5 anni di carcere. E' stato scarcerato il 22 agosto del 2015.

Da allora, si è dedicato a scrivere un libro sulla sua esperienza nelle prigioni federali, che ha presentato in varie università del paese facendo conoscere i processi di comunità noti principalmente in America Latina e in Asia.
FERMARE IL TERRORISMO DI STATO CONTRO CHI LOTTA PER L'AUTONOMIA E PER LA RIVOLUZIONE!

SOLIDARIETA' INTERNAZIONALE COL POPOLO BIELORUSSO IN LOTTA  E CON TUTTI GLI ARRESTATI NELLA GUERRA SOCIALE MONDIALE!

Pubblicato il 9 aprile 2017 su:

http://rupturacolectiva.com/libertad-inmediata-a-nuestr...adok/

(traduzione a cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

giovedì 9 marzo 2017

NON UNA DI MENO - UNA MINACCIA CONSERVATRICE CREA NUOVE OPPORTUNITÀ PER UN FEMMINISMO DI CLASSE

UNA MINACCIA CONSERVATRICE CREA NUOVE OPPORTUNITÀ PER UN FEMMINISMO DI CLASSE
Nota delle autrici: questo articolo è stato redatto da Romina Akemi e Bree Busk per Solidaridad, il giornale della organizzazione cilena Solidaridad-Federación Comunista Libertaria. Per questo motivo, alcuni concetti e fatti storici che risultano familiari ai lettori statunitensi vengono spiegati più dettagliatamente.

Nella prima settimana di presidenza di Donald Trump hanno avuto luogo due importanti mobilitazioni, espressione di due visioni radicalmente distinte sui diritti riproduttivi.
La marcia delle donne a Washington nel giorno seguente all'insediamento di Trump è stata una delle manifestazioni più partecipate nella storia degli Stati Uniti. Quello che è cominciato come una chiamata spontanea è cresciuta rapidamente fino a diventare un movimento rappresentativo della crescente preoccupazione nei confronti del programma del nuovo governo. La marcia ha riunito circa 500.000 persone a Washington D.C, con manifestazioni parallele in tutto il paese e nel resto del mondo. Una settimana dopo, ha avuto luogo una mobilitazione molto diversa: la marcia annuale per la vita.
Nonostante questa sia stata considerabilmente minore, ha riunito comunque un buon numero di persone, inclusi personaggi noti del governo Trump. Rompendo il protocollo politico tradizionale, il vicepresidente Mike Pence, un ex-cattolico convertito al cristianesimo evangelico, ha parlato durante la manifestazione dichiarando: "La vita sta vincendo di nuovo negli Stati Uniti".
Negli Stati Uniti, la legalità dell'aborto è affidata alla Roe. v. Wade, una sentenza del 1973 che può essere riconosciuta solo da una nuova decisione della Corte Suprema. Attualmente vi è un vuoto legislativo che il presidente Obama non è stato in grado di riempire nel suo mandato. Durante la sua campagna elettorale il candidato successore Donald Trump aveva espresso l'intenzione di nominare un giudice antiabortista, promessa che è stata ripetuta da Pence e finalmente realizzata il 30 di gennaio con la nomina di Neil Gorsuch. Se verrà confermato il rapporto pubblicato recentemente sulle vicende che hanno portato all'elezione del giudice Gorsuch, la direzione sarà quella di una svolta conservatrice, "votando per limitare i diritti degli omosessuali, mantenere restrizioni sull'aborto e invalidare i programmi di azione positiva (affirmative action)".
Nonostante sia legale, l'accesso all'aborto continua ad esser precario e discontinuo negli Stati Uniti, specialmente per gli abitanti delle comunità rurali. Questo è dovuto in parte al successo del movimento antiabortista, che si è servito di metodi legali o dal basso per ridurre l'accesso all'aborto. Questa tendenza è divenuta particolarmente evidente negli anni '90, quando organizzazioni evangeliche di destra come Operation Rescue, Moral Majority, and the Family Research Council hanno acquisito maggiore importanza. Queste organizzazioni hanno cavalcato la reazione conservatrice di fronte alla rivoluzione culturale degli anni '60, esigendo che si pregasse nelle scuole pubbliche, opponendosi all'educazione sessuale e chiudendo le cliniche per donne. Questo periodo di opposizione tra il conservatorismo religioso e i valori progressisti secolari è chiamato la "Guerra culturale" ("The cultural wars"). In quell'epoca il movimento femminista nordamericano della terza onda era già completamente istituzionalizzato dentro al Partito democratico, e non è stato possibile difendere le conquiste già fatte di fronte ad una tale opposizione.
La marcia delle donne è stata la dimostrazione pubblica in difesa dei diritti riproduttivi più importante nella storia recente. Essa rappresenta la prima chiamata ad un'azione capace di unire trasversalmente donne di ogni razza, classe e tendenza politica dalla sconfitta dell'emendamento sulla legge paritaria (Equal Rights Amendment) della fine degli anni '70. Durante l'ultima decade, le politiche di sinistra negli Stati Uniti sono state dominate dalla politica dell'identità: una teoria politica che enfatizza l'identità razziale, sessuale e di genere a discapito della classe sociale. Le politiche dell'identità inizialmente contribuirono all'analisi e alla decontrazione delle manifestazioni di supremazia bianca e di patriarcato all'interno di organizzazioni e movimenti di sinistra, ma furono adottate presto dai giovani progressisti in ambito accademico. All'interno di questa analisi, il concetto di classe s'intende come un'identità in più, soggetta ad essere discriminata però non sulla base della sua relazione con i mezzi di produzione.
Ciò che era inizialmente uno strumento utile per l'analisi dei disequilibri del potere finì per trasformarsi in una posizione ideologica caratterizzata dalla disunione, dal separatismo e da un localismo estremo. Questi comportamenti politici hanno influenzato fortemente le sinistre istituzionali e rivoluzionarie negli Stati Uniti, bloccando la crescita di movimenti sociali ad ampia base.
Il problema della natura frammentaria della politica dell'identità è stato affrontato mediante l'applicazione del concetto di intersezionalità, una pratica teorica che contiene l'analisi delle identità sociali sovrapposte e dei loro corrispondenti sistemi di oppressione, dominio o di discriminazione. L'intersezionalità è stata pensata per preparare un modello che promuovesse una cooperazione orizzontale e inclusiva all'interno dei movimenti e delle organizzazioni tra le diverse identità. Senza dubbio nella pratica gli attivisti finirono per seguire l'interpretazione secondo la quale tutte le identità e tutte le oppressioni sono collocabili sullo stesso piano, e non si richiede nessun giudizio particolare al capitalismo o allo Stato per completare l'analisi. Come dimostrato nella recenti elezioni negli Stati Uniti, la maggior parte delle persone reagisce alle minacce contro la sua realtà materiale e non in base a considerazioni puramente ideologiche sulla propria collocazione nella complessa gerarchia delle identità oppresse…risulta ironico che la politica "dall'alto" condotta da Trump abbia finito per costringere la sinistra statunitense ad incontrare un'unità che, appena un mese fa, brillava per la sua assenza.
In questo momento non esiste alcuna certezza che la marcia delle donne si possa trasformare in un movimento sociale legittimo. In tutto il paese, i microfoni sono stati monopolizzati dai politici democratici e da celebrità liberali, mettendo l'accento sulla resistenza istituzionale. Questo contrasta con la diversità politica dei partecipanti alla marcia: alcuni esigono riforme, mentre altri chiamano alla rivoluzione. Il fattore unificante è il desiderio collettivo di iniziare una resistenza nelle strade di fronte alla regressione sociale che si sta annunciando. Le femministe rivoluzionarie hanno appena iniziato ad inserirsi in questi spazi politici e il ruolo che ricopriranno non è ancora chiaro. Ciò che risulta chiaro è che la marcia delle donne rappresenta un'opportunità politica per ricostruire un movimento femminista libertario (insieme ad altre lotte che si stanno sviluppando) che ponga domande finalizzate a migliorare la vita dei lavoratori e che si opponga al carattere liberale e capitalista del movimento femminista attuale. Esiste una chiara opportunità per riportare l'attenzione sulle domande classiche di giustizia riproduttiva, uguaglianza economica e fine della violenza patriarcale, e per porre nuove domande con una forza maggiore rispetto ai decenni passati. I nostri sforzi necessiteranno degli elementi migliori dell'analisi intersezionale per impedire che si sviluppino di nuovo le gerarchie che cerchiamo di abolire, però questo è solo il principio. Dobbiamo riconoscere la realtà materiale di coloro che vengono direttamente impattati dal capitalismo patriarcale, e lasciare che questa prospettiva ci guidi nel movimento rivoluzionario che vogliamo costruire.

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

venerdì 20 gennaio 2017

39° giorno di sciopero della fame in carcere per il rivoluzionario anarchico Umut Fırat Süvarioğulları

Compagno Umut Fırat non sei da solo
In un tempo in cui le lacrime non si sono asciugate e  la rabbia non si è ancora placata per le città distrutte dai carri armati e dai bombardamenti, per le centinaia di persone uccise, per le migliaia di vecchi, bambini, donne ed uomini feriti e sfollati, vivono nella nostra memoria le immagini dei colpevoli che si ricoprono di medaglie; in un tempo in cui i carri armati e gli aerei che hanno distrutto città ed ucciso le persone prendono di mira Ankara ed Istanbul lo scorso 15 luglio, gli eroi vengono accusati di tradimento nel giro di una notte. Migliaia di persone vengono stipate nelle carceri, decine di migliaia hanno perso il loro posto di lavoro.
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"La pratica del colpo di stato reciproco che è una manifestazione della lotta di potere ai vertici dello Stato, ne ha rivelato la parte più oscura: quelle relazioni tra gangs, clero, sette che sono organizzati dentro lo Stato con i loro soldati, la polizia, magistrati apparentemente indipendenti della Suprema Corte e delle Cancellerie, procuratori generali e burocrati, ed il governo razzista, nazionalista, fondamendalista e settario che li usa per il suo potere da 15 anni. Il governo ha iniziato ad organizzare il suo contro-golpe per cementare il suo potere nonostante sia responsabile di tutto quello che abbiamo vissuto, ha aperto il processo di assegnazione dei guardiani nelle imprese per cambiarne il capitale, nei giornali e nelle TV per cambiarne le idee, nelle municipalità e nei partiti per cambiarne la politica, ed ha aumentato la sua repressione su tutta l'opposizione sociale. Mentre governa a colpi di decreti, manovra le masse che manipola con corni di guerra, e sta per cambiare tutta questa geografia in un mare di sangue per il suo potere, le sue ambizioni e per la sua follia.

In quanto essere umano, anarchico rivoluzionario, obiettore totale di coscienza, come individuo che ha passato 23 anni in una cella illuminata sotto il buio di una prigione, io vedo tutte le entità della struttura di potere capitalista, statalista, nazionalista, fondamentalista, settaria e patriarcale quali responsabili di tutto quello che sta succedendo. Inizio lo sciopero della fame per portare l'attenzione su tutto questo, sul prima e sul dopo, per dire che occorre organizzare nuove forme di lotta e di opposizione sociale e perchè si rifletta sulle mie scelte politiche, etiche e di coscienza."

Umut Fırat Suvariogullari, il rivoluzionario anarchico in carcere, già redattore del giornale anarchico Meydan, "trasferito per esilio" dal carcere di Izmir Buca  a quello di Izmir Yenisakran T Type  numero 4, è al suo 39° giorno di sciopero della fame.

Considerando cosa succede in un luogo di oppressione e crudeltà quale è la prigione, i cambiamenti e gli eventi durante lo stato d'emergenza non costituiscono una sorpresa. Il rivoluzionario anarchico Umut Fırat è stato denudato durante le procedure di immatricolazione, ha opposto resistenza perchè il suo corpo veniva toccato senza la sua volontà, ha subito come punizione una restrizione nei colloqui per le visite. Inoltre, la sua identità di anarchico rivoluzionario è stata del tutto ignorata, è stato messo con altri 19 detenuti in una cella che ne può contenere 14, costretto a dormire su letti sporchi di sangue, costretto a stare per anni nelle celle di detenzione dei commissariati.

I rivoluzionari in carcere continuano a vivere in condizioni di restrizioni burocratiche e di deprivazione a causa del nuovo stato d'emergenza, che ha creato una prigione nella prigione, in cui le visite sono possibili due volte al mese per  45-50 minuti, in cui le petizioni vengono ignorate, in cui la repressione e la tortura sono continue.

Le condizioni carcerarie in cui si trova oggi il rivoluzionario anarchico Umut Fırat Suvariogullari sono le condizioni imposte a tutti i rivoluzionari incarcerati durante lo stato d'emergenza. Umut Fırat Suvariogullari, che è al suo 39° giorno di sciopero della fame per difendere la sua identità di rivoluzionario anarchico e per ottenere condizioni di vita sostenibili, sta continuando la lotta contro queste condizioni, per tornare ad essere libero con la sua lotta.

Solidali con la sua lotta!
I cuori rivoluzionari distruggeranno le prigioni!
Compagno Umut Fırat non sei da solo!

DAF - Devrimci Anarşist Faaliyet (Azione Rivoluzionaria Anarchica)
Link esterno: http://anarsistfaaliyet.org/english/comrade-umut-firat-...lone/
(traduzione a cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

sabato 7 gennaio 2017

Santos, Nobel per la pace: uno schiaffo in faccia alle vittime dei falsi positivi

Alla fine Santos ha ottenuto ciò che desiderava: il premio Nobel per la pace. Naturalmente, la firma dell'accordo di Cartagena del 26 settembre era stato premeditatamente fissato in concomitanza, guarda caso, con la candidatura al Nobel. È che Santos non punta mai su nulla senza avere un scopo, e ancora una volta, come per la sua rielezione a presidente, le FARC-EP lo hanno aiutato a realizzare un sogno. Non il sogno di pace in Colombia, ma il suo sogno personale, al quale sono state finalizzate tutte le sue azioni -anche cose minime, come la scelta delle date per i momenti chiave del processo di pace. Sfortunatamente per le FARC, Santos neanche le ha riconosciute se non di sfuggita ed in modo implicito nel corso della cerimonia per il cessate-il-fuoco. Perché? Se questo premio Nobel dimostra ancora una volta che la pace che si sta costruendo è quella di Santos e che gli insorgenti sono i cattivi del film, allora il rospo può anche essere inghiottito, ma senza concedergli nessun tipo di riconoscimento.



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Coloro che ancora sostengono che si tratta di una pace senza vincitori o vinti, di una pace tra due parti uguali, equivalenti, dove regna il  bilateralismo, ecc, non si sono accorti di nulla o non capiscono niente. La comunità internazionale è parte di questa narrazione che si sta forgiando per il post-conflitto: Santos viene considerato con quella stessa ammirazione con cui i bambini nel circo guardano il domatore di leoni. Santos così diventa metà domatore e metà pacificatore. Nelle sue fasi più benevoli, gli piace presentarsi come il padre del figliol prodigo, quello che accetta il ritorno del figlio ribelle nel quadro della società borghese. La dichiarazione del comitato per il Nobel dà l'impressione che Santos sia riuscito come un incantatore di fiere a portare  le FARC-EP a parlare di pace. Così il premio è tutto per lui solo, e per  nessun altro.

La sua vanità ed il suo ego devono essere alle stelle e si starà godendo quel sogno che segue all'aver realizzato tutti gli obiettivi della sua vita. Cioè entrare nel pantheon degli eroi nazionali, al fianco di Bolivar, Santander, Nunez Reyes, come il Presidente della pace in Colombia. Uno di quegli eroi polivalenti che si collocano al di sopra del bene e del male, della destra e della sinistra, come riferimento per l'intera nazione. La sua impopolarità in Colombia, però, gli impedisce al momento di ergersi ad eroe. Per il momento, può condividere il pantheon di personaggi famosi per la comunità internazionale (che, senza dubbio, lo tiene in considerazione più dei colombiani). E diventa così il secondo colombiano a vincere un Nobel dopo Garcia Marquez, quest'ultimo sì ben meritato. Si unisce ad altri personaggi onorati dall'Accademia del Nobel per i loro presunti servizi per la pace nel mondo. Tra cui presidenti degli Stati Uniti come Theodore Roosevelt (sì, lo stesso che ha strappato  Panama alla Colombia e che inaugurò la "diplomazia delle cannoniere"), come Barack Obama (colui che ha rafforzato i programmi nucleari, che è stato attivamente dietro la guerra in Siria e Libia, che ha aumentato la forza delle truppe in Afghanistan e che, essendo il primo presidente nero, ha presieduto l'amministrazione che ha registrato più violenza che mai contro i neri negli ultimi decenni). Da non dimenticare l'eminente diplomatico Henry Kissinger, uno degli ideologi della politica di sterminio in Vietnam. Così, Santos si aggiunge a questi Nobel per la pace le cui mani sono alquanto macchiate di sangue.

Una cosa è riconoscere che Santos - dal suo punto di vista egoistico e dal punto di vista degli interessi comuni del settore oligarchico che egli rappresenta, interessato ad ulteriori investimenti nei territori- ha aperto il tavolo delle trattative con le FARC-EP. Un'altra cosa è dimenticarsi che Santos era ministro stellato della difesa del presidente Uribe nel pieno dello scandalo delle intercettazioni e della parapolítica. Oppure dimenticarsi che è stato lui che ha guidato il bombardamento del territorio ecuadoriano nel 2008, che nella sua campagna si vantava di essere orgoglioso del fatto che la Colombia è visto come l'Israele dell'America Latina e che, come presidente, ha pianto di gioia quando uccise a tradimento al tavolo per l'apertura dei  negoziati, l'indifeso comandante delle FARC-EP Alfonso Cano. Un crimine efferato, che aveva messo a repentaglio la possibilità di far avanzare il processo di pace.


Ma il peggior crimine di cui è stato direttamente responsabile fu la vile e perversa uccisione di migliaia di giovani colombiani nello scandalo dei cosiddetti "falsi positivi" [assassinio di civili innocenti fatti passare per guerriglieri uccisi in combattimento, ndt]. Fu lui che, tramite il macabro conteggio dei morti imposto alla soldataglia quale prova del "successo" [in cambio di benefici,ndt], risultò essere direttamente responsabile per il rapimento e l'uccisione di questi giovani, dando luogo alla catena di menzogne usate per giustificarne la morte, ostacolando la giustizia in migliaia di casi. Non credo che questo Nobel, celebrato dal mondo politico colombiano, sia oggetto di altrettanta celebrazione da parte delle madri di Soacha e delle migliaia di persone che piangono la morte di una persona cara in questo scandalo, che Santos ha sistematicamente ignorato.

Mentre i media hanno sottolineato il discorso di Timoshenko [comandante in capo delle FARC, ndt] a Cartagena solo quando si è scusato, Santos non sente il bisogno di chiedere scusa a nessuno, nemmeno alle vittime di questo crimine contro l'umanità di cui è stato direttamente responsabile. Qui non esiste bilateralismo e tutte le istituzioni stanno cercando di rafforzare l'immagine che l'insurrezione è stata sconfitta militarmente (la paura dei caccia aerei Kfir e le roboanti dichiarazioni dei generali), politicamente (si interpreta esclusivamente ed erroneamente il successo del NO al referendum come un voto di rifiuto verso le FARC-EP) e moralmente (sono loro che devono chiedere scusa, nessun altro). Il premio Nobel per la pace ha appena finito la quadratura del cerchio, come si suol dire. Questo è il trionfo di Santos, della pace di Santos, che è riuscito a pacificare una delle "guerriglie più sanguinarie del mondo", come scrive la rivista Semana [1].

Santos ha detto che questo premio è per tutte le vittime, delle quali  parla in modo neutrale, come se non avesse niente a che fare con esse. Sarebbe meglio che Santos compia un atto di umiltà nella sua vita, che vada a  Soacha a visitare quelle madri che lui ha rifiutato di incontrare e che hanno buttato fuori le sue guardie del corpo con le loro azioni, e chieda perdono tramite loro, a tutte le vittime dei falsi positivi. Che vada a trovare  donne come Alfamir Castillo, il cui figlio è stato ucciso in un falso positivo e che è stata deportata ed esiliata non una ma più volte, solo perchè chiedeva giustizia. E approfittando del momento,  che sta spingendo perchè le FARC-EP dichiarino i loro beni per risarcire le vittime, è il caso di fare in modo che gli 850.000 euro appena consegnati insieme al premio, siano dati a risarcimento delle vittime dei falsi positivi. Perchè loro ne han bisosgno, e non Santos che appartiene ad una delle famiglie aristocratiche più opulente. E 'che l'oligarchia colombiana è avara anche in questo: il denaro per le vittime viene preso dai contribuenti. Cioè, dagli stessi poveri.

Che insulto è questo Nobel per le vittime in Colombia, in particolare per i falsi positivi, così come per migliaia di persone che hanno rischiato la loro vita per chiedere una soluzione negoziata del conflitto, quando Santos andava ripetendo i mantra della sicurezza democratica. Anche in questo caso è chiaro che la popolarità di Santos è inversamente proporzionale tra l'estero e la Colombia. Più è applaudito all'estero, più è impopolare nel suo paese.

José Antonio Gutiérrez D.
7 ottobre 2016


(traduzione a cura di ALternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)


[1] http://www.semana.com/nacion/articulo/firma-de-la-paz-e...95636

sabato 31 dicembre 2016

Turchia: condannato a pena detentiva l'editore responsabile del giornale anarchico Meydan

L'inchiesta era partita dall'ufficio del procuratore in capo di Istanbul in relazione al contenuto degli articoli  "Lo Stato non fa che diffondere ed usare la paura", "Proibito fino a nuovo ordine" e "Ricreando la vita" all'interno del n°30 del nostro giornale pubblicato nel dicembre 2015 col titolo "Proibire tutto". Alla sentenza si è giunti dopo quasi un anno di indagini e di udienze.

Con giudizio sommario, ieri il tribunale ha condannato l'editore responsabile del nostro giornale Hüseyin Civan a 1 anno e 3 mesi di prigione con l'accusa di "procurata propaganda dei metodi di un'organizzazione terroristica fondati sulla coercizione, sulla violenza e su minacce tramite la legittimazione o l'apologia o l'istigazione all'uso di tali metodi".

Come mettevamo in rilievo negli articoli messi sotto accusa "Lo Stato non riuscirà mai a mettere in gabbia la passione per la libertà ed il convincimento della libertà nelle persone".
Come giornale anarchico sappiamo che la vita libera in cui crediamo si può conquistare solo tramite la lotta, ecco perchè non smetteremo mai di scrivere ciò in cui crediamo e di farne diffusione. Continueremo a resistere, ad agire ed a scrivere contro l'oppressione, contro la repressione, la carcerazione e gli arresti.
(traduzione a cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

lunedì 5 dicembre 2016

Murray Bookchin— Anarchismo senza classe lavoratrice

Murray Bookchin— Anarchismo senza classe lavoratrice

category north america / mexico | anarchist movement | debate author Thursday December 03, 2015 13:40author by Wayne Priceauthor email drwdprice at aol dot com Segnalare questo messaggio alla redazione
L'Anarchismo ha bisogno della rivoluzione della classe lavoratrice
Murray Bookchin è stato un prolifico autore ed un influente teorico anarchico. Recentemente il suo lavoro è tornato alla ribalta. Se da un lato si possono apprezzare  i suoi significativi contributi, dall'altro egli commise un grave errore nel rifiutare il ruolo della classe lavoratrice quale importante componente all'interno della rivoluzione anarchica. In questo articolo si mette a fuoco il percorso teorico di Bookchin al riguardo e -di converso- si dimostra come la classe lavoratrice debba essere considerata quale forza decisiva perchè la rivoluzione anarchica abbia successo.
Murray
          Bookchin in 1989
Murray Bookchin nel 1989

L'Anarchismo ha bisogno della rivoluzione della classe lavoratrice

Sebbene sia morto nel 2006, di Murray Bookchin se ne parla ancora oggi.  Compassati giornali borghesi scrivono, con apparente sorpresa, che parte del movimento rivoluzionario nazionale curdo è stato influenzato dalle idee di Murray Bookchin, un anarchico statunitense (Enzinna 2015).  Ad ogni modo, non è di questi sviluppi che intendo parlare. Quanto segue non si occupa di come la filosofia politica di Bookchin si possa essere applicare ai Curdi della Rojava (cosa per altro importante), bensì di come si potrebbe applicare agli USA e ad altri paesi industrializzati o in via di industrializzazione.

Non è mio scopo nemmeno ripercorrere l'intero percorso della vita e dell'opera di Bookchin (vedi White 2008).   Bookchin ha dato un enorme contributo all'anarchismo, specialmente -ma non solo- per aver correlato l'ecologia all'anarchismo. Al tempo stesso, secondo me, la sua opera risente fortemente della sua scelta di negare alla classe lavoratrice il ruolo di soggetto principale nella transizione dal capitalismo al socialismo anti-autoritario. Al pare di altri rivoluzionari del secondo dopo-guerra, egli rimase colpito dalle sconfitte subite dalla classe lavoratrice mondiale tra gli anni '30 e '40, mentre guardava impressionato alla prosperità ed alla stabilità del mondo occidentale all'indomani della Seconda Guerra Mondiale. Dopo essere stato comunista e poi trotskyista, abbracciò infine una versione dell'anarchismo che non prevedeva una rivoluzione ad opera della classe lavoratrice. 

Il che era invece la visione storicamente dominante nell'anarchismo.  Bakunin, Kropotkin, Malatesta, Makhno, la Goldman, Durruti,  gli anarcosindacalisti ed i comunisti-anarchici ritenevano che  “l'anarchismo è una forma di socialismo libertario, rivoluzionario, internazionalista basato sulla lotta di classe... Il sindacalismo rivoluzionario era una sorta di anarchismo di massa…e venne fatto proprio dalla grande maggioranza degli anarchici.” (cfr. Schmidt & van der Walt 2009; pag.170)  Per loro la “più ampia tradizione anarchica” era “‘anarchismo fondato sulla 'lotta di classe', a volta definito come comunismo anarchico rivoluzionario...” (19)

Tuttavia, nel suo lavoro del 1969, “Listen, Marxist!” (ripubblicato in Bookchin 1986; 195—242), Bookchin denunciava “il mito del proletariato.”  Così scriveva: "Abbiamo visto la classe lavoratrice neutralizzata quale "agente del mutamento rivoluzionario',  benchè lottasse ancora all'interno del sistema borghese per aumenti salariali [e] riduzioni dell'orario di lavoro ….La lotta di classe... è [stata]…co-optata all'interno del capitalismo…. " (202). Nell'ultima raccolta di suoi scritti egli torna a ripetere la sua convinzione “…La Seconda Guerra Mondiale…ha portato alla fine di tutta l'era del socialismo rivoluzionario e proletario…che aveva fatto la sua comparsa nel giugno del 1848” (Bookchin 2015; 127). Rispetto all' “era del socialismo rivoluzionario proletario” egli non menziona che c'erano state rivoluzioni vinte dai lavoratori, ma solo che c'erano stati movimenti di massa di lavoratori (socialisti, comunisti ed anarchici), ed un certo numero di tentativi rivoluzionari.

Scriveva Bookchin: “…L'operaio [è] dominato dalla gerarchia di fabbrica, dalla routine industriale, e dall'etica del lavoro….In ogni giornata lavorativa, la produzione capitalista rinnova non solo le relazioni sociali del capitalismo...ma anche la psiche, i valori e l'ideologia del capitalismo” (Bookchin 1986; 203 & 206). (Sul perchè questi stessi effetti mortali della produzione industriale capitalista non abbiano impedito l'esistenza di un movimento per "il socialismo rivoluzionario proletario" per "tutta un'era" dal 1848 alla Seconda Guerra Mondiale, Bookchin non dava alcuna spiegazione).

Bookchin non negava che c'erano ancora lotte per miglioramenti salariali e riduzione dell'orario di lavoro, ma non vedeva più in questo conflitto di bassa intensità un potenziale significativo per una rivoluzione operaia. Non negava nemmeno che i lavoratori potessero diventare rivoluzionari, ma solo a condizione -sosteneva- che essi smettessero di pensarsi come lavoratori, concentrati solo su questioni relative al loro lavoro quotidiano, per considerarsi invece "cittadini" e non più classe.

Comunalismo versus Anarchismo & Marxismo

Prima di addentrarci nelle ragioni per cui Bookchin non prendeva in considerazione una rivoluzione ad opera della classe lavoratrice —e nelle ragioni per le quali io credo che egli avesse torto- è opportuno dare menzione di un un altro sviluppo della sua teoria.  Dopo essersi definito per 40 anni come anarchico, Bookchin decise di accantonare questa definizione. Infatti ridefinì il suo programma come “comunalismo” (pur continuando a mantenere le definizioni correlate di "municipalismo libertario" e di "ecologia sociale").  Nella sua ultima opera (Bookchin 2015), compaiono suoi saggi (scritti nel 2002) che spiegano il suo pensiero.

Trovo questa sua scelta alquanto strana, dal momento che egli continuò ad opporsi allo Stato (quale organizzazione burocratico-militare al di sopra del resto della società), respingendo l'idea marxista di Stato "di transizione" o di Stato "operaio". Continuava ad opporsi al capitalismo ed al mercato. Ed a tutte le altre forme di dominazione, di oppressione e di gerarchia (sessismo, razzismo, omofobia, imperialismo e così via). Francamente, l'opporsi allo Stato, al capitalismo ed a tutti gli altri aspetti di oppressione è proprio ciò che caratterizza la mia definizione di anarchico.  

Col “comunalismo” Bookchin intendeva una “confederazione” (una federazione decentralizzata) di quartieri e territori ecologicamente bilanciati. In cui sia l'economia che l'ordinamento politico (“governo” senza Stato) sarebbero gestiti dalle assemblee dei cittadini a democrazia diretta, dal popolo auto-organizzato.  In qualunque modo si voglia definire questa impostazione (Bookchin non prevedeva assemblee di lavoratori nei luoghi di lavoro, nemmeno sotto la direzione generale da parte dell'assemblea comunale), si tratta di una possibilità prevista dall'anarchismo.  (Per una esaustiva esposizione del suo programma politico ed economico, cfr. Biehl 1998.)

Bookchin si lasciava così alle spalle sia l'anarchismo che il marxismo, sostenendo che il comunalismo incorporava il meglio di entrambi ma andava ben oltre.  In realtà, nel compiere questo passo, egli tendeva a dividere l'anarchismo in due categorie: l'anarchismo propriamente detto ed il sindacalismo rivoluzionario. Questa seconda accezione comprendeva apparentemente tutte le possibilità di anarchismo basato sulla lotta di classe e non solo l'anarcosindacalismo. Ma se togliamo tutti gli aspetti di classe dall'anarchismo (cancellando la grande tradizione anarchica), tutto quello che ci rimane è un "anarchismo" di tipo individualista, personalista, estremista ma senza essere rivoluzionario, un anarchismo anti-organizzatore, "come stile di vita" ed irresponsabile. Cioè proprio le cose che lo stesso Bookchin aveva sempre criticato come sbagliate nell'anarchismo! Bookchin ha sempre denunciato nell'anarchismo queste correnti riformiste, alternativo-istituzionali, cosiddette "da stile di vita", salvo avere in comune con esse il rifiuto per la rivoluzione ad opera della classe lavoratrice.

La stessa cosa vale per il marxismo. Se togliamo la classe lavoratrice dal marxismo di Marx -se abbandoniamo "L'emancipazione della classe lavoratrice sarà opera della classe lavoratrice stessa"- allora del marxismo non rimangono che il centralismo, il determinismo, lo scientismo e lo statalismo. Cioè restano solo le basi per il totalitarismo stalinista.

Il concetto principale che Bookchin trasse dal marxismo fu l'analisi del capitalismo come sistema di produzione di merci che deve espandersi se non vuole morire. Sotto la pressione della competizione, ogni fabbrica, tutte le fabbriche, devono produrre sempre di più, vendere di più, fare più profitti, crescere sempre di più, accumulare ed accumulare. Bookchin vedeva come la tendenza fondamentale assunta dal capitalismo avrebbe inevitabilmente minacciato la necessità di un equilibrio dei limiti ecologici mondiali. (Egli ne scrisse ben prima che l'attuale generazione di studiosi marxisti ecologisti iniziasse a pubblicare le loro teorie)

Purtroppo, egli non capì che parlare della tendenza del capitalismo ad accumulare significa parlare della sua necessità di sfruttare i lavoratori. Nella sua essenza il capitalismo non è altro che la relazione capitale/lavoro, mentre esso considera la natura come priva di valore. L'accumulazione di merci e di denaro proviene dal lavoro umano e dal fatto che i lavoratori ricevono un salario inferiore al valore di ciò che producono. Nell'economia delle merci del capitalismo, anche la capacità di lavoro dei lavoratori (la loro "forza-lavoro") è una merce, che deve essere acquistata dai capitalisti ad un prezzo inferiore di quello che possono produrre. 

Questo non comporta necessariamente che i lavoratori diventino più poveri (vedi la supposta teoria dell' "immiserimento").  Dal momento che i beni vengono prodotti sempre più a buon mercato, risultano più accessibili ai lavoratori, che però continuano ad avere meno del totale che essi producono. E' questo plusvalore (il profitto), che i lavoratori producono ma non ricevono, che viene accumulato. Il plusvalore consente il ciclo infinito della crescita. Comunque la pensi Bookchin, la classe lavoratrice rimane essenziale e centrale per il capitalismo. E dunque essa deve essere essenziale e centrale in ogni rovesciamento del capitalismo.

Quando il plusvalore decresce (a causa dei monopoli, della sovraproduzione, della caduta tendenziale del saggio di profitto, dell'aumento dei costi per l'accesso alle risorse naturali, ecc.), allora le imprese cercano di fare maggiori profitti.  Così attaccano i lavoratori per cercare di ridurre la loro quota nella produzione. Così è andata quando -verso il 1970- vennero meno le condizioni che avevano permesso i 30 anni di prosperità nel secondo dopoguerra. Bookchin (e con lui la maggior parte dei teorici di sinistra degli anni '50 e '60) non si aspettavano la fine della prosperità post-bellica, così come facevano i teorici liberali e conservatori. Bookchin scrisse anche: “…Il capitalismo mondiale uscito dalla Seconda Guerra Mondiale non è mai stato così forte in tutta la sua storia….[C'era] un'assenza di ‘crisi generale' del capitalismo….” (2015; 128).

Bookchin respingeva l'approccio sia della Luxemburg che di Lenin (nonchè della "ultra-sinistra" marxista-libertaria che era politicamente vicina all'anarchismo) i quali sulla 1 Guerrra Mondiale dicevano che iI “…capitalismo era passato da una fase progressista ad una in gran parte reazionaria….” (Bookchin 2015; 124) Invece secondo Bookchin: “Gli ultimi 50 anni ci hanno dimostrato che quell'unico periodo di rivoluzioni tra il 1917 ed il 1939 non era la prova di un capitalismo molle ed in declino, come Lenin [e altri!—nda] sostenevano. Piuttosto quello fu un periodo di transizione sociale, [con l']…emergere di nuove questioni che si spingevano ben al di là delle analisi in chiave operaista care alla sinistra classica” (149). Negando che il capitalismo avesse attraversato una fase di reazione e di declino, Bookchin era certo che la prosperità post-bellica fosse non temporanea, che la prosperità e la forza del capitalismo mondiale non sarebbero finite, che non ci sarebbe stata la ricomparsa di una fase di crisi generale del capitalismo. Egli non si aspettava un nuovo attacco capitalista contro i lavoratori, non credeva ad una nuova guerra di classe portata dall'alto verso il basso. (Questi temi sono stati affrontati da Price nel 2013).

Perchè Bookchin non credeva più nel ruolo della classe lavoratrice

Contrariamente alle aspettative di Marx, la classe operaia industriale è numericamente in calo e sta inesorabilmente perdendo la sua tradizionale identità in quanto classe….La cultura odierna [ed]…i modi di produzione…hanno fatto del proletariato in gran parte uno strato della piccola borghesia...Il proletario …sarà completamente sostituito da mezzi di produzione automatizzati e persino miniaturizzati….Le categorie di classe sono ora mescolate a categorie gerarchiche basate sulla razza, sul genere, sulle preferenze sessuali e certamente sulle differenze nazionali o regionali.” (Bookchin 2015; 5)

Queste affermazioni di Bookchin dimostrano diverse incomprensioni della prospettiva della classe lavoratrice. Nè il marxismo e certamente nemmeno l'anarco-sindacalismo hanno definito il "proletariato" entro i limiti della "classe operaia industriale". Coloro i quali vendono la loro forza-lavoro ai padroni, in cambio di paghe o salari, partecipando alla produzione di merci e soprattutto alla produzione del plus-valore, sono i lavoratori del capitalismo. (La “classe lavoratrice” è una categoria più ampia rispetto a quella dei lavoratori dipendenti.  La classe include anche coloro che dipendono dal lavoro salariato —i loro figli e le casalinghe—come pure i lavoratori in pensione, quelli attualmente senza lavoro, la maggior parte degli studenti universitari in quanto lavoratori futuri e così via).

La grande maggioranza degli Americani fa parte della classe lavoratrice. Sono lavoratori qualificati e non qualificati, nell'industria manifatturiera e nei servizi, uomini e donne di tutte le razze.… Sono camionisti, sono operatori davanti ad un computer, utilizzano macchinari, fanno i camerieri, ordinano e consegnano la posta, lavorano sulle linee di assemblaggio, stanno tutto il giorno in piedi dietro gli sportelli bancari, fanno migliaia di lavori in ogni settore dell'economia. Per quanto diversificato sia il lavoro, chi fa parte della classe lavoratrice ha con tutti gli altri un ruolo in comune all'interno della produzione, quello di avere ben poco controllo relativo sul ritmo e sul contenuto del loro lavoro e quello di non essere i padroni di nessun altro. Sono loro che producono la ricchezza delle nazioni, ma di questa ricchezza ricevono solo quella parte che possono acquistare col [loro] salario….Quando li mettiamo tutti insieme, essi rappresentano oltre il 60% della forza lavoro [degli Stati Uniti]” (Zweig 2000; 3).

Una delle ragioni del declino del nucleo della classe lavoratrice industriale negli USA è stata l'espandersi della delocalizzazione della produzione da parte delle imprese statunitensi. Per quanto ciò possa aver avuto effetti sugli USA, ha causato d'altra parte un rilevante aumento numerico della classe lavoratrice internazionale, in Asia ed in altre regoni più povere (“il Terzo Mondo”). Il che non si può certo dire sia una prova contro una prospettiva di classe!  Bookchin ha usato anche gli esempi della rivoluzione russa e della rivoluzione spagnola degli anni '30. Da queste esperienze ha ricavato la convinzione che le classi lavoratrici più rivoluzionarie siano quelle composte da molti nuovi lavoratori, giunti dalle campagne. “Generalmente il ‘proletariato’ si è dimostrato più rivoluzionario nei periodi di transizione, quando.... i lavoratori venivano sradicati da un ambiente contadino….” (Bookchin 1986; 211). Presumibilmente questa deve essere stata un'altra ragione per ritenere i lavoratori statunitensi quali conservatori. Ma, per quanto questo possa essere vero,  implica al tempo stesso che ci si può aspettare che le nuove classi lavoratrici in espansione nelle nazioni oppresse siano militanti e radicali. (In Bookchin 2015, c'è un capitolo sul nazionalismo e sull'internazionalismo, in cui nulla si dice sulla classe lavoratrice internazionale o sulla sua attuale espansione.)

L'argomento principale a sostegno della visione anti-proletaria di Bookchin sta nel fatto empirico che i lavoratori statunitensi sono un insieme che al presente non si riconosce nell'anarchismo, nemmeno nel socialismo, nel comunismo o nella rivoluzione e che non si identifica neanche con la classe più ampia di cui fanno parte (“stanno inesorabilmente perdendo la loro tradizionale identità in quanto classe”). Nè vi è attualmente una pur significativa minoranza che possa ritenersi in qualche modo radicale. Infatti, molti lavoratori bianchi sono abbastanza conservatori.

Tuttavia, un orientamento di classe non pone come fatto inevitabile che i lavoratori—o spezzoni di essi—svilupperanno una coscienza di classe per diventare socialisti (anarchici, comunisti) rivoluzionari. Ci sono forze che spingono i lavoratori verso la radicalizzazione: la concentrazione di lavoratori nelle fabbriche e nei posti di lavoro (e, sì, nelle città), laddove sperimentano cos'è lo sfruttamento, l'alienazione, la povertà, la repressione, la disoccupazione, come pure i mali apparentemente "non-di classe" del capitalismo, quali le guerre e la distruzione dell'ambiente. Ma ci sono anche forze che li allontanano dalla radicalizzazione: il razzismo, il sessismo, il patriottismo, la maggior parte delle religioni, l'ignoranza, ecc. I lavoratori meglio pagati (la presunta "aristocrazia operaia”) stanno bene e non vogliono mettere a repentaglio le conquiste ottenute. I lavoratori peggio pagati si sentono demoralizzati e sopraffatti. Alcune delle questioni che Bookchin ha sollevato, quali i possibili effetti conservatori derivanti dal lavorare in condizioni di autoritarismo come in una fabbrica, potrebbero anche essere prese in considerazione in quanto parte delle forze che portano alla de-radicalizzazione.

Ci si augura che nel corso del tempo le forze che fanno crescere la coscienza di classe ce la faranno, ma questo non è un esito assicurato - non necessariamente in tempo per impedire una crisi economica, una guerra mondiale e/o una catastrofe ambientale. Non siamo davanti ad un processo meccanico ma di fronte ad una questione di scelte che coinvolge un grande numero di persone. "Definire il proletariato come classe rivoluzionaria è un condensato di più significati: quello del proletariato come classe che ha il potenziale storico di fare la rivoluzione, quello di etichetta per un orientamento sociale, ma non quello della descrizione degli eventi in corso".  (Draper 1978; 51).

Come lo stesso Bookchin ammette, c'è stata  “tutta un'era di socialismo proletario rivoluzionario.” Decine di milioni di operai (e contadini ed altri) hanno partecipato ai movimenti di massa che si sono richiamati ad un un qualche tipo di socialismo. Persino gli USA hanno avuto in passato grandi lotte operaie, in genere influenzate da una minoranza rivoluzionaria. Dubito che ci sia stato un tale cambiamento nella tecnologia senza che un nuovo periodo di crisi capitalista provocasse un nuovo effetto di radicalizzazione.

…La classe operaia, in quanto strato più basso nel sistema di classe, non può muoversi senza dotarsi oggettivamente di un programma, anche quando coscientemente ne farebbe a meno: si tratta della assunzione di responsabilità sociale da parte di un popolo democraticamente organizzato…un programma che, in concreto, preveda l'abolizione del capitalismo...La questione non è come il proletariato, al pari di ogni altra classe, possa essere ingannato, tradito, sedotto, corrotto, deviato o manipolato dalle forze dominanti della società. Il punto fondamentale sta nel fatto che è il proletariato che è decisivo per ingannare, sedurre e via dicendo.” (Draper 1978; 47-48)

Tali correnti trasversali nella coscienza dei lavoratori ed altri mi inducono a concordare con Bookchin sulla necessità di  “…un corpo organizzato di rivoluzionari….” (2015; 54). Le rivoluzioni sono fallite a causa della mancanza di “un affidabile, revocabile, gruppo di militanti confederati che esplicitamente sfidasse tutte le organizzazioni stataliste in quanto tali” (Bookchin 1996; 10). A differenza di Bookchin, io vorrei un'organizzazione con una programma di classe anarchico globale. Un'organizzazione di rivoluzionari anarchici che non sarebbero un partito in quanto non cercherebbero di "prendere il potere" per se stessi impadronendosi dello Stato (sia di quello esistente che di uno Stato nuovo e rivoluzionario). Tale organizzazione esisterebbe solo per mettere insieme la minoranza dei rivoluziori socialisti libertari, al fine di incoraggiare la formazione popolare di assemblee radicalmente democratiche e di lottare contro i partiti autoritari dei leninisti, dei liberali, dei social-democratici e persino del fascisti.  Questa organizzazione non dovrebbe essere separata dall'autorganizzazione della classe lavoratrice ma essere parte integrante nel processo rivoluzionario.

Bookchin ha ragione quando sostiene che "le categorie di classe sono ora mescolate con categorie gerarchiche basate sulla razza, sul sesso, sull'orientamento sessuale ...." In realtà la classe è sempre stata mescolata con questi aspetti  "non-di-classe", non solo "ora", ma anche durante "l'era del socialismo proletario". Ci sono state alcune "vulgate marxiste" e  alcuni  sindacalisti testoni che a torto hanno considerato la classe come l'unico aspetto. Ma non c'è nulla di inerente ad un orientamento di classe globale che richieda di ignorare queste questioni vitali. La classe interagisce con, e si sovrappone a razza, sesso, orientamento sessuale, oppressione nazionale, ecologia, imperialismo, e così via. (Come già detto, per esempio, la crisi ecologica può sembrare un problema trasversale di classe, dal momento che riguarda tutti. Ma essa è causata dalla tendenza del capitalismo ad accumulare, cosa che affonda le sue radici nello sfruttamento da parte del capitalismo della classe operaia). Schmidt & van der Walt (2009) esplorano la storia degli anarchici che si sono occupati di sesso, razza, oppressione nazionale e altri problemi, attraverso l'organizzazione sul territorio, costituendo scuole, e in generale integrando la liberazione della classe operaia con tutte le altre lotte di liberazione.

In nessuno dei suoi lavori Bookchin trova una ragione decisiva per guardare alla classe operaia (vale a dire, alle persone in quanto lavoratori). E' una scelta strategica. Come lavoratori, le persone hanno un enorme potere potenziale. Oltre ad avere i numeri (essendo la maggior parte della popolazione nazionale), i lavoratori hanno nelle loro mani i mezzi di produzione, di trasporto, di comunicazione, dei servizi sociali e delle transazioni commerciali. La classe lavoratrice potrebbe fermare tutto per ricominciare in un modo nuovo, se solo scegliesse di farlo. L'unico potere paragonabile di cui dispongono i capitalisti  è il controllo statale della polizia e dei militari (ma nelle fila dei militari ci sono per lo più i figli e le figlie della classe lavoratrice a cui fare appello in caso di una ribellione della classe operaia). Come "cittadini", invece, le persone non hanno tale potere potenziale.

Uno dei contributi di Bookchin sono i suoi studi storici sulle rivoluzioni (vedi Bookchin 1996). Leggiamone un passo: "Dalle guerre di gran parte dei contadini medievali durante la Riforma del XVI secolo fino alle rivolte moderne di operai e contadini, i popoli oppressi hanno creato le proprie forme popolari di associazione sul territorio-potenzialmente l'infrastruttura popolare di una nuova società ... .Durante il corso delle rivoluzioni, queste associazioni hanno preso la forma istituzionale di assemblee locali ... o consigli rappresentativi dei delegati con mandato revocabile "(1996, 4). Questa è la base del programma rivoluzionario anarchico. L'attenzione di Bookchin andava alle assemblee ed ai consigli di città e dei quartieri popolari. Eppure, nelle società industrializzate, a partire dall'inizio del 20° secolo, la forma dominante di tali assemblee e consigli è stata quella dei comitati di fabbrica e sul posto di lavoro. Ripetutamente, gli operai hanno preso il controllo dei loro posti di lavoro ed hanno creato assemblee democratiche con capacità di gestione, associate in senso orizzontale. Dopo la rivoluzione russa d'ottobre, i bolscevichi riuscirono a consolidare il loro potere quando sconfissero i consigli di fabbrica scontrandosi con l'opposizione di anarchici e comunisti di sinistra (vedi Brinton 2004). Tuttavia, Bookchin ha dichiarato soltanto che non era contrario a consigli di fabbrica temporanei, a condizione che "i consigli [operai]  fossero alla fine assimilati in un'assemblea popolare ...." (1986, 168).

La strategia di Murray Bookchin

Nel fare a meno della classe lavoratrice, Bookchin deve guardare ad altre forze sociali in grado di produrre un mutamento — un altro soggetto rivoluzionario. Nel 1970 (nella sua prima “Introduzione” a Bookchin 1986), egli guardava “al mondo della controcultura e della rivolta giovanile (32), agli “hippie[s]” (27), ed al “tribalismo” (25). “Lo stile di vita è indispensabile nel preservare l'integrità dei rivoluzionari….” (18). Ma in occasione della sua seconda (1985) “Introduzione”, egli si dimostrava  disilluso rispetto al mondo della “controcultura”. E si stava muovendo in una direzione che lo portò a denunciare lo "stile-di-vita", per guardare ai "fenomeni trasversali alle classi - al riemergere del 'Popolo’….” (1986; 41)

Nei suoi ultimi scritti, Bookchin ha rielaborato  il suo punto di vista per cui le persone non dovrebbero organizzarsi sulla base dei loro propri interessi materiali o bisogni, ma come "cittadini" senza -classe, sulla base di appelli morali. "... I lavoratori di diversi settori avrebbe posto nelle assemblee popolari non come lavoratori - siano essi tipografi, idraulici, operai di fonderia  e simili ... -bensì come cittadini, la cui preoccupazione principale sarebbe l'interesse generale della società in cui vivono. I cittadini devono essere liberati della loro identità particolaristica ... .e dei loro interessi particolari"(Bookchin 2015; 20). Questa è la "trasformazione dei lavoratori da meri esseri di classe in semplici  cittadini" (21). Naturalmente, questa trasformazione "transclassista" non si limita ai lavoratori, ma comprende anche i manager, i capitalisti, politici e generali. Presumibilmente, anche loro sarebbero da trasformare da "esseri di classe in semplici cittadini", in questo Fronte Popolare comunalista.

Negli anni '80, Ellen Meiksins Wood scrisse una brillante critica rivolta ai dirigenti marxisti britannici e francesi che si accingevano ad abbandonare la classe lavoratrice per ragioni molto simili a quelle di Bookchin (anche loro erano stati influenzati dalla lunga prosperità e stabilità seguita alla 2GM). Leggiamone un passo:

"[Queste teorie] comportano  che le condizioni di sfruttamento capitalistico non sono più consequenziali nel determinare la situazione di vita e l'esperienza dei lavoratori rispetto a tutte le altre condizioni ed imprevisti che possono toccare le loro vite ... .L'implicazione è che i lavoratori non sono sfruttati dal capitalismo più di quanto lo siano tutti gli altri esseri umani che non sono essi stessi oggetto diretto di sfruttamento. Ciò implica anche che i capitalisti non trarrebbero alcun vantaggio fondamentale dallo sfruttamento dei lavoratori, che i lavoratori non subirebbero alcun svantaggio fondamentale dal loro sfruttamento da parte del capitale, che i lavoratori non trarrebbero alcun vantaggio fondamentale dal cessare di essere sfruttati, che la condizione di essere sfruttati non comporterebbe un 'interesse' alla cessazione dello sfruttamento di classe, che le relazioni tra capitale e lavoro non hanno conseguenze fondamentali per l'intera struttura di potere sociale e politico, e che gli interessi in conflitto tra capitale e lavoro sono tutti negli occhi degli spettatori. (Non importa che tutto ciò renda assurda ...  l'intera storia delle lotte operaie contro il capitale) "(Wood 1998; 61).

Gli anarchici hanno a lungo criticato il marxismo per la sua mancanza di un aspetto morale. Marx stesso era certamente motivato da passioni morali, ma non entravano nel suo sistema. Come sistema, il marxismo sembrava dire che i lavoratori avrebbero combattuto per il socialismo, in virtù del divenire del processo storico. Da nessuna parte Marx ha scritto che i lavoratori e altri avrebbero dovuto essere a favore del socialismo, in quanto moralmente giusto. Tuttavia la critica anarchica al determinismo marxista ed al suo non-moralismo non significa che non dobbiamo guardare verso l'auto-interesse dei lavoratori. E' nel loro interesse fermare lo sfruttamento e  creare una società  libera e senza classi, che sono tutti obiettivi morali. I cittadini di Bookchin, come parte del Popolo, non hanno motivo di opporsi al capitalismo se non che è moralmente giusto  farlo. Né hanno alcun potere strategico per fermare il capitalismo, come fanno i lavoratori in sciopero. Non vi è apparentemente alcun motivo in più per una lavoratrice afro-americana di essere a favore delle assemblee dei cittadini di Bookchin di quanti ne abbia un top manager di una grande società o di un agente di polizia. Fanno tutti parte dei "fenomeni transclassisti" del "popolo".

Bookchin aveva elaborato una strategia per raggiungere l'obiettivo del comunalismo (Biehl 1998). Strategia basata sulla sua analisi che il conflitto fondamentale nella società capitalista non è tra la classe operaia e il capitale, ma tra la comunità locale e l'opprimente Stato centralizzato. Egli non ha mai sostenuto quelle rivolte che vomitano assemblee rivoluzionarie, come nell'esempio da egli citato spesso della rivoluzione francese. Invece, ha proposto che i cittadini creassero  pacificamente e legalmente assemblee di massa a livello di villaggi, di piccole città e di quartieri delle città. Con l'obiettivo di rendere queste assemblee ufficiali, gli epigoni di Bookchin si sarebbero candidati alle elezioni locali. Nel tentativo di prendere in carico Comuni e organismi analoghi. Essi avrebbero cercato di cambiare gli statuti di città e comuni, al fine di sostituire i governi delle città, dei paesi, dei villaggi e dei quartieri con assemblee popolari. Per quanto possibile, avrebbero cercato di prendere in consegna le imprese locali e le industrie, per "municipalizzare" l'economia. Ciò presumibilmente per porre le basi di un comunismo libertario (con la "c" minuscola).

Mano a mano che ogni località si trasforma in assemblee comunali, si dovrebbero presumibilmente associare tra loro, cominciando a formare una confederazione generale. (Tuttavia, tali organismi  non avrebbero cercato di prendersi lo Stato o il governo nazionale tramite le elezioni; Bookchin ha respinto tale possibilità come riformismo statalista.) Questi diffusione di entità comunali dovrebbero minare lo stato e il capitalismo. Ad un certo punto, lo Stato e la classe dei capitalisti avrebbero cercato di fermare il processo. Ci sarebbe stato uno scontro, non violento o violento, a seconda delle circostanze. Se la confederazione comunale fosse risultata vincitrice, sarebbe stata  una rivoluzione!

Con tutto il rispetto per le idee e gli insegnamenti di Murray Bookchin, considero tutto questo come una bizzarra fantasia. L'idea di costruire assemblee e associazioni locali è una possibilità di organizzazione della comunità, a cui gli anarchici sono favorevoli. Ma il governo municipale è parte dello Stato; il farsi eleggere ad un tale governo municipale pone gli stessi problemi che gli anarchici hanno sempre sollevato rispetto agli sforzi di marxisti ed altri a farsi eleggere a qualsiasi livello di governo. Per dirla con Kropotkin, "... Gli anarchici si rifiutano di essere parte delle esistenti organizzazioni statali ... .Essi non cercano di costituire, ed invitano gli operai a non costituire, partiti politici nei parlamenti ... Gli anarchici hanno cercato di promuovere direttamente le loro idee tra le organizzazioni sindacali e di indurre i sindacati a una lotta diretta contro il capitale, senza porre alcuna fiducia nella legislazione parlamentare "(Kropotkin 2002; 287).

Anche se può essere più facile per i rivoluzionari assumere il controllo dei governi locali, questi  hanno anche la minor quantità di potere rispetto ai governi statali e nazionali. Se una città adotta un programma anticapitalista, il mondo d'affari sia locale che nazionale se ne tirerà fuori, sabotando l'economia locale. Nel frattempo le città ed i paesi sono legalmente regolamentati dal governo dello stato e sono ufficialmente creature di quel governo. Se il governo locale diventa troppo radicale, il governo dello Stato  prenderà il sopravvento. Nella mia esperienza, ho visto  il bilancio di New York essere rilevato da una speciale agenzia di Stato presumibilmente a causa di problemi finanziari. In questo momento, i sistemi scolastici e le amministrazioni cittadine sono sotto sequestro di tribunali e governi statali. L'idea che la gente possa votare in condizioni di  municipalismo libertario a livello locale è una scelta riformista come l'idea impraticabile che si possa votare per il socialismo a livello nazionale. (prendere in considerazione l'esempio attuale di Syriza in Grecia).

I tentativi di Bookchin e dei suoi epigoni nel mettere in pratica questa strategia sono falliti (i Curdi nel Rojava sembrano usare una strategia differente; di nuovo, nulla in questo saggio ha a che fare con la situazione in Rojava). Neanche il mondo anarchico, con tutti i i suoi problemi, ha fatto proprio il municipalismo libertario. Può essere questa la ragione per cui alla fine Bookchin ha dichiarato di non essere più anarchico. Per essere onesti, va anche detto che nemmeno l'anarchismo di classe può vantare dei successi recenti. Tuttavia l'anarchismo di classe ha una grande storia alle sue spalle e sembra essere in ripresa a livello internazionale.

Conclusioni

Murray Bookchin è stato un teorico prolifico ed con una certa influenza. Ha compiuto un'importante integrazione tra anarchismo e pensiero ecologista, oltre che con gli aspetti del marxismo. Egli ha dimostrato che la crisi ecologica è radicata nella tendenza del capitalismo alla accumulazione. Ha sviluppato un modello di una società post-capitalista che dovrebbe essere studiato e pensato, non come una cianografia o una nuova ortodossia, ma come raccolta di idee su come il socialismo libertario potrebbe funzionare. Ci ha dato altri contributi, come ad esempio gli studi storici sulle rivoluzioni. In questo saggio, ho appena toccato il vasto corpo del suo lavoro. Ma non sono d'accordo con l'affermazione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan che Bookchin "è stato il più grande scienziato sociale del 20° secolo" (Enzinna 2015; 46).

Bookchin ha commesso un errore fondamentale nel rinunciare alla classe lavoraatrice come almeno una delle principali forze nel fare una rivoluzione. Non ha capito la centralità dei lavoratori nel capitalismo, e quindi il loro interesse a porvi fine,  il loro potere potenziale per farlo, in alleanza con tutti i popoli oppressi. Oltre a  questo, ha travisato la natura del periodo. Ha visto il boom del dopoguerra come una nuova fase dello sviluppo capitalistico, piuttosto che come una stabilizzazione temporanea di un sistema profondamente in crisi. La sua analisi della crisi ecologica avrebbe dovuto dimostrare proprio questo. Rinunciando alla classe operaia, ha cercato la non-classe, la classe trasversale, le forze di immaginari ed  astratti, "cittadini", motivati solo da preoccupazioni immaginarie, astratte, morali. Con questa strategia, avrebbero cambiato il capitalismo facendosi eleggere nei governi locali. Una tale prospettiva non può creare un movimento e tanto meno una rivoluzione.
Wayne Price
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)



Bibliografia

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Bookchin, Murray (1996). The Third Revolution; Vol. 1: Popular Movements in the Revolutionary Era. London/NY: Cassell.
Bookchin, Murray (2015).  The Next Revolution: Popular Assemblies and the Promise of Direct Democracy; Essays by Murray Bookchin (Ed.: Debbie Bookchin & Blair Taylor).  London/NY:  Verso Books.
Brinton, Maurice (2004). “The Bolsheviks and Workers’ Control, 1917—1921: The State and Counter-Revolution.” In For Workers’ Power; The Selected Writings of Maurice Brinton (ed.: David Goodway). Oakland CA/Edinburgh UK: AK Press. Pp. 293—378.
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Enzinna, Wes (12/29/2015). “The Rojava Experiment.” The New York Times Magazine. Pp. 38—45.
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Price, Wayne (2013). The Value of Radical Theory; An Anarchist Introduction to Marx’s Critique of Political Economy. Oakland CA: AK Press.
Schmidt, Michael & van der Walt, Lucien (2009).  Black Flame:  The Revolutionary Class Politics of Anarchism and Syndicalism; Vol. 1.  Oakland:  AK Press.
White, Damien F. (2008). Bookchin: A Critical Appraisal. London: Pluto Press.
Wood, Ellen Meiksins (1998). The Retreat from Class; A New ‘True’ Socialism. London/NY: Verso.
Zweig, Michael (2000). The Working Class Majority: America’s Best Kept Secret. Ithaca NY/London UK: Cornell University Press/ILR Press.

IX Congresso Nazionale della FdCA

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